I fiori del Kosovo

 

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di Francesca Masotti

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a Boiken, zëmra ime (il mio cuore). Per la tua libertà sempre hai lottato, la libertà hai guadagnato, mai ti sei inginocchiato, la libertà hai guadagnato con sangue e coraggio, perché i nemici te la prendono con sotterfugio o tradimento, Kosovo schiavizzato, vorrei avere i tuoi occhi, troveremo la strada per il nostro futuroShaip Spahiu

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14° PIANO VOLUME 36° L’intellettuale è uno che non capisce niente, però con grande autorità e competenza. - Leo Longanesi -

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In copertina: Lost child © Omnibus

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Francesca Masotti I fiori del Kosovo {romanzo} EDIZIONI LA GRU

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© 2015 Francesca Masotti © 2015 Edizioni La Gru Tutti i diritti riservati Edizioni La Gru Via Campo Soriano, 9 04010 - Sonnino www.edizionilagru.com Prima edizione in 14° Piano marzo 2015 ISBN: 978-88-99291-02-0 Questo romanzo è frutto dell’immaginazione. Persone e fatti reali sono trasfigurati dallo sguardo del Narratore.

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I FIORI DEL KOSOVO FRANCESCA MASOTTI

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Nel Kosovo è storicamente provata, sin dai tempi degli Illiri, la presenza albanese. Secondo il parere di molti storici accreditati, gli albanesi sono da considerarsi i diretti discendenti degli Illiri. Gli stessi suggeriscono che la lingua albanese sia l’unica sopravvissuta del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-orientale dell’Europa. Dal XII al XIV secolo il popolo slavo occupa progressivamente queste regioni senza espellere la popolazione autoctona. Nel 1389, quando la Serbia viene sconfitta dagli Ottomani nella battaglia di Kosovo Polje, ha al suo fianco albanesi. Durante i cinque secoli di dominio ottomano, il Kosovo è una delle quattro unità amministrative albanesi. Il processo di islamizzazione durerà fino al XVIII secolo. Durante la metà del 1400 iniziano le prime migrazioni albanesi verso il Sud Italia. Nel 1878 il neo costituito Stato della Serbia costringe gli abitanti albanesi di 700 villaggi fra Prokuplje e Nish ad emigrare in Turchia. Nello stesso anno a Prizren, nel sud del Kosovo, si riuniscono i capi di tutte le regioni albanesi e viene fondata la Lega di Prizren, con l’obiettivo della libera-

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zione nazionale di tutti gli albanesi. Nel 1880 la Lega di Prizren rivendica uno stato autonomo e si dichiara governo provvisorio dell’Albania, contro llando anche il Kosovo e la Macedonia occidentale. Un anno dopo, il governo ottomano riconquista i territori autonomi e vieta l’attività della Lega che, però, continua in forma illegale. Tra il 1909 e il 1912 il movimento nazionale albanese riesce a controllare tutto il Kosovo e a occupare Skopje, ma all’inizio della guerra dei Balcani l’esercito serbo occupa tutto il Kosovo. Il 28 novembre 1912 a Vlora, Albania, viene proclamata l’indipendenza dell’Albania dall’Impero ottomano. Durante la prima guerra mondiale il Kosovo viene occupato temporaneamente e spartito tra esercito austro-ungarico e bulgaro, poi viene riconquistato dalle truppe serbe. Nel 1919, con l’accordo di Versailles, il Kosovo e la Macedonia vengono assegnate al Regno jugoslavo senza interpellare in nessun modo le popolazioni, in maggioranza albanesi e macedoni. Tra il 1919 e il 1940 trecentomila albanesi vengono forzatamente trasferiti in Turchia. Susseguono espropri, violenza e distruzione di interi villaggi nel Kosovo. Il gruppo etnico albanese, a differenza di altri, non gode di nessun diritto di minoranza. Negli anni 1941-43 il Kosovo e la Macedonia occidentale vengono occupate dall’Italia e unite all’Albania, viene istituito il protettorato italiano e vengono create scuole in lingua albanese. A cavallo tra ’43 e ’44 una conferenza dei comunisti alba-

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nesi del Kosovo e dell’Albania si riunisce a Bujane e si pr onuncia favorevole all’autodeterminazione del Kosovo e alla riunificazione con l’Albania alla fine della guerra. Nel 1945 nel Kosovo viene proclamato lo stato di assedio; dopo le vittorie delle unità titoiste sul fronte nazionalista albanese, Balli Kombëtar, il Kosovo viene di nuovo occupato e inglobato nella Jugoslavia. Tra il ‘46 e il ‘66 gli albanesi del Kosovo vivono un periodo di dura repressione per opera della polizia jugoslava comandata dal ministro degli interni Alexander Ranković; molti vengono uccisi, numerosi intellettuali deportati, più di 400.000 albanesi sono costretti ad emigrare in Turchia. Nel 1970 viene fondata l’università di Prishtina. Nel 1972 si svolge a Tirana il Congresso ortografico cui partecipano anche i delegati del Kosovo. Nel corso dello stesso si decide di mantenere un regime unificato di lingua albanese standard in tutti i territori abitati da albanesi. Nel 1974 viene approvata la nuova costituzione della Jugoslavia: al Kosovo, in quanto provincia autonoma, vengono riconosciuti una propria costituzione, un proprio governo, parlamento, magistratura, sistema scolastico ed altre istituzioni indipendenti da quelle serbe, pur restando parte della Repubblica serba. Nel 1981 si susseguono manifestazioni studentesche a Prishtina e in altre città del Kosovo in cui viene rivendicata la “Repubblica del Kosovo”, durante le quali vengono ucc ise undici persone. Dopo questi avvenimenti, a numerosi studenti e intellettuali albanesi vengono inflitte severe pene, licenziamenti e purghe. Nel 1987 Milošević prende il potere a Belgrado.

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1. In una località alle porte di Prishtina, novembre 1988 Faceva più freddo del solito quel novembre, il cielo era bianco e Leda era sicura che di lì a poco sarebbe cascato qualche fiocco di neve. Una leggera brina si era già depositata sui campi e l’erba scintillava luminosa. A Leda piaceva la neve. Adorava trascorrere le serate intorno alla stufa con la sua famiglia, mentre fuori il candore ricopriva ogni cosa. Ascoltava, rapita, i suoi genitori parlare dei grandi guerrieri del passato e delle leggende del loro paese; ma i suoi racconti preferiti erano quelli della nonna, lei ne conosceva davvero di belli, come quello dell’eroe coraggioso e intraprendente che aveva salvato la principessa di cui era innamorato. Le storie, però, non erano l’unico motivo per cui Leda amava la neve; le piaceva da matti anche perché poteva passare intere giornate a giocare con la sua amica del cuore, Nina. Che risate si facevano quando si lanciavano le palle di neve o quando facevano pupazzi o altre costruzioni [15]

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