Finché saremo di porcellana

 

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Description

di Barbara Pregnolato

Popular Pages


p. 1

A Gilia, mia nonna.

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© 2013 Barbara Pregnolato © 2013 Edizioni La Gru Tutti i diritti riservati Edizioni La Gru via S. Caboto, 26 35136 - Padova www.edizionilagru.com Prima edizione in “Scintille” gennaio 2013 ISBN: 978-88-97092-49-0 Progetto grafico: Omnibus

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Barbara Pregnolato Finché saremo di porcellana {poesie}

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p. 7

C’È UN PUNTO DI NON RITORNO C’è un punto di non ritorno, in ogni alba. L’affermazione di un unico giorno mai uguale a se stesso. Allo stesso modo, i randagi vivono. Come se, nulla gli appartenga. Nulla, possa essere uguale mai. 7

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p. 8

BASHÈRTE (persona destina a qualcuno) Era lo scricchiolio del tuo capo l’agitarsi mosso della pioggia, l’amore che facevano le nostre mani nell’intreccio della notte ed eri tu. Era sguardo vagamente orientale di baci lenti sulle guance e mani gelide come Iceberg nell’estate quando le tenevo tra le mie per scaldarle e ripetevi: con te sono sereno. Bashèrte - pensavo - non a me sei destinato. E il tuo domani era specchio sulla mia vita. Aspettavo un altro giorno che non è arrivato. Che sorpresa concede l’amore quando si mostra e scompare quando, nell’amarezza, riassapora baci trafugati. 8

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DI POLVERE GIALLA Era zafferano il sorriso che hai rivolto all'incrocio con il mio sguardo posando occhi senza azzurro intrecciati in lontananza e senza futuro. Avevi capelli lunghi di terra toscana e guance rosse, quando stringendomi con lo sguardo le spalle mi dicevi sono uno zingaro senza cuore ed io sapevo che l'amore mi era scappato lontano e tu, non l'avresti sostituito ma, sapevo anche che due dolori s'incontrano in un punto difficile da riconciliare e insieme, a volte, percorrono tratti di strada impolverata ed arsa dal sole. Cantavamo Bob Dylan senza chitarre e masticando poco inglese ma le nostre risate erano autentiche. M'insegnavi a dipingere parole sulle mani ed io a salvare cimici capovolte. Dormivamo insieme, 9

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qualche volta tenendoci con i piedi Ti darò dolore, non so amare ripetevi e nella lontananza faticavo a trovare parole che non fossero d'accusa mentre imponevi palazzi di cemento armato ai tuoi sentimenti. È l’illusione di un giorno a farci sentire vivi. Non la guerra delle rinunce. 10

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p. 11

TU, PIÙ Faccio una cosa da uomo: mi denudo e butto lo sperma delle mie parole dove la ruota gira. Assecondo la voragine dei tuoi pieni che fanno di me isola e cantone. Procedendo a piedi sulla tua pelle scalzo le tracce delle tue vene e ingoio le parti piene che lasci di te. Abituarmi al tremare del corpo, al piegare della carne a una nuova ruga. Mischiamoci le mani, le braccia e i piedi nell’intreccio vago della penombra a ricondurci [corpi nel tatto, affinità nel grembo. Il tuo seme sulla mia pancia, il calore dove la lingua indaga, l’universo dello scardarsi dentro a un letto, 11

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la prigionia del tuo cercare. Moltiplichi i respiri in una camera d’albergo e incornici la mia volontà nel crescere della tua carne. Segugio con un doppio cuore. L’amore è un alterco Il cuore un violino, la riva, un posto da dove cercare il profumo, l’essenza di un dire che è moltitudine. Pietanza del giorno I tuoi gemiti nella notte vestono le braccia. 12

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p. 13

GLI DISSI mi manchi e lo feci con una lingua adulta che lui non comprese. Gli dissi 13

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p. 14

DA PARTE Se riuscissi a camminare in linea retta sarebbe comunque un oscillare. Metterei parole in un vaso di marmellata per chiuderle, svelta, perché possano restare in uno spazio piccolo. Sceglierei con cura un coperchio che le tenga al riparo e soffierei dentro un po’ del tuo fiato così da trovare compagnia quando di te non avranno notizie. Rimesterei ogni pensiero per conservalo vicino a quel vaso. E poi prenderei parole e ne farei marmellata. Le spalmerei su un foglio di carta Per far nascere un nuovo racconto. Nel guardarmi sorprese mi direbbe: «Dove andremo mai?» «Dove vi porterà la vita.» È nell’attendere che viviamo. 14

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SONO UN UOMO DI PIETRA Ho pensato schiaccerò il mio cuore per farti restare dove sei: nella tua casa, nelle tue cose che ogni giorno ti guardano. Sono un uomo di pietra, ho pensato di non volerti solo perché ho avuto paura di cambiare l’abitudine con l’amore. Ho pensato: mi passerà. Ma non è passata. Ho pensato: è un'altra che amo. Ma io sono un uomo di pietra. Non vedo. Non sento. Non tocco. Tengo la mia quotidianità come fosse l’unica possibile perché ho avuto paura l’infinito in un pezzo andato perso. 15 di dirtelo che, sei più grande di me, ami più di me, mi fai sentire più di quello che sono:

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