Carie di città

 

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di Nicolas Alejandro Cunial

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© 2013 Nicolas Alejandro Cunial © 2013 Edizioni La Gru Tutti i diritti riservati Edizioni La Gru via S. Caboto, 26 35136 - Padova www.edizionilagru.com Prima edizione in “Scintille” luglio 2013 ISBN: 978-88-97092-68-1 Progetto grafico: Omnibus

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Nicolas Alejandro Cunial Carie di città stracci di grattacieli corrosi da poesie empiriche

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PARTE PRIMA LA CITTÀ E LE SUE STORIE

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SONO UN POETA D’ASSALTO (TIPO UN’INTRODUZIONE) Intanto non è affatto giusto che io sia nato con il conto in rosso, che se chi guadagna è un privato, ma il debito è pubblico, grazie al cazzo che son povero. (sì è vero, è un po’ qualunquista questa terzina, però mi piaceva come suonava) (L’altro giorno ho parlato con gli ossimori che ho scritto e mi hanno preso per il culo.) Sarà che per questo decennio saremo solo dei ventenni ma ti giuro che il futuro non lo vedi andando avanti con gl’anni. E mi dicono anche che non scrivo, ma sfogo la rabbia. Credetemi, ormai m’è passata anche quella. Sarà la noia dei miei tempi, la crisi economica o ‘sta città grigia, ma la mia generazione s’è fottuta da sola. Annegando nell’ignoranza, massacrandosi di speranza per un Reality. La mia è una generazione senza alibi. (SopraTutto ci butto un velo pietoso, pietoso nel senso che è bucato (non appena lavato, no...).).).) Parentesi stai buona.) Se urli la ragione fino ad avere il fiato corto automaticamente hai torto. Il mondo è strano se ne frega del contenuto e da peso al modo. Ah, volevo dirti una cosa seria: lo so che la mia è ‘na poesia [9]

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strana, ma sai che me ne frega, l’importante non è che piaccia, ma che faccia la cosa per cui è nata: generare se stessa, perciò se qualcuno leggendo questi versi avesse voglia di scriverne altrettanti, bene. In caso contrario: amen SONO UN POETA D’ASSALTO E LA POESIA È UNA GUERRA MORIRÒ IN PACE SUL CAMPO BRUCIANDO OGNI VERSO [10]

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SARACINESCHE A NORDEST È una mentalità serrata, diffusa un po’ ovunque eppure sono più i centri urbani che le aree rurali. Se metti il naso fuori nelle ore più oscure troverai le barricate, saracinesche a prova di vite (sociali). MezzaNotte, tutto tace tranne per chi ha il tempo di parlare senza considerare l’utile del suo dire e ha il portafoglio gonfio del sudore d’altre mani, d’altre fronti, ma tu: lavora! lavora! lavora! lavora! lavora! oppure studia fino a diventare gobbo come Leopardi e pessimista senza storia. Pugnali e coltelli a colazione, pistole nelle tempie, crani sui binari e a cena non si giunge, siamo noi il piatto forte. Sembra di stare in apnea costante, è una marea di pugni ogni sabato notte tra piazze di lamiere e valli deturpate [11]

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dal grigiore industriale: emblema della corsa al capitale. Se mi vivisezionassi l’anima a puntate, scorgeresti poche serate tra rari amici e bottiglie vuote che lasciano cicatrici. Questo è il Nordest in cui arrivai un giorno, con le sue periferie di contorno, dove il centro è un cerchio e pare morto tra il dolce e l’amaro. Il dolce era il tuo sguardo gaio nell’origliare il suono delle serrande chiudersi sul mondo. Scappammo, veloci, lasciandoci alle spalle fuochi chimici che esplosero nel cielo per festeggiare il suo compleanno. Ci illuminarono quella parte del capo che non si vede nemmeno con l’uso d’uno specchio. Corremmo forte, lasciandoci alle spalle lucciole artificiali senza ali, immobili pali. Fuggiaschi i nostri sguardi riflessi al finestrino. Le luci ci illuminarono il volto, salutando freddamente il nostro treno vagabondo. Costretti a tornare, sconfitti, dannammo i fucili di ferro che muovono palazzi quando sono ancora a pezzi. Omettemmo ogni formalità e l’amaro era il gusto portato in grembo, anche se la nebbia, sul visto, non ci apportò alcun timbro. [12]

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Sfreghiamoci le mani col gesso dei non luoghi a procedere verso frammenti e paesaggi interamente immaginati come i loghi dell’Io perché Dio è pazzo ad averci messo in mezzo. Se correrai lungo viali e stretti con il cuore in gola, ti presterò io le mie mani, tu prestami le tue, compare, e strozziamoci con cura, diamo al Nordest da lavorare. [13]

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Urla che fa bene e! non cercare di rispondere a domande moribonde con risposte vuote a monosillabi «sì» o «no» né sì né no. [corpi appesi ai pali della luce coi fili del telefono a far gli equilibristi, ma sembra cadano per scelta sporcandosi di verbi complessi senza coniugarli] cosa? se sia un «sì» o «no», io ancora non lo so, ma indichi campane silenti il culto di dogmi stagnanti se dentro stai rigurgitando odio mentre il freddo acciaio ti colpisce l’occhio nudo aperto a nuovi sguardi sarà il caso che vomiti il sangue senza lacerarti, che i cerotti saranno corrotti e corretti con la complicità dei falsi liquidi formaldeide per pensieri della notte prima non esiste ancora, quindi portati una penna a letto, prima che il cuscino ingurgiti ogni ingegno e lo trasformi in sogno da dimenticare sotto il materasso tra la polvere che raccogli con respiri spesso inconsapevoli mentre cucini pensi ai fucili che sparano e sperano di non lasciare prove o tracce tu taci o le prendi, non sono minacce ma promesse facili URLA! Urla! che fa bene e non cercare di rispondere a domande moribonde con risposte vuote a monosillabi «sì» o «no» né sì né no. [corpi appesi ai pali della luce coi fili del telefono a far gli equilibristi, ma sembra cadano per scelta MASSIMIZZARE [14]

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sporcandosi di verbi complessi senza coniugarli] cosa? se sia un «sì» o «no», io ancora non lo so, ma indichi campane silenti il culto di dogmi stagnanti se dentro stai rigurgitando odio mentre il freddo acciaio ti colpisce l’occhio nudo aperto a nuovi sguardi sarà il caso che vomiti il sangue senza lacerarti, che i cerotti saranno corrotti e corretti con la complicità dei falsi liquidi formaldeide per pensieri della notte prima non esiste ancora, quindi portati una penna a letto, prima che il cuscino ingurgiti ogni ingegno e lo trasformi in sogno da dimenticare sotto il materasso tra la polvere che raccogli con respiri spesso inconsapevoli mentre cucini pensi ai fucili che sparano e sperano di non lasciare prove o tracce tu taci o le prendi, non sono minacce ma promesse facili URLA! [15]

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