Il Martino cartaceo n.1 anno 2

 

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quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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27 Gennaio 2016 - n. 01 anno 2 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1€ MARTINSICURO NEL CUORE L’UOMO ATERMICO di Angelo Andrea Pisani L’uomo atermico non è un gran nome, per un supereroe, sebbene molti preferiscano attribuirgli i crismi del superuomo che quelli del freak...ti ...che lo ricordano » continua, Pag. 6-7 LE FOTO DELL’EVENTO INDICE CANONE RAI........................... 2 LA GRANDE TRIBU’............... 3 M.SICURO NEL CUORE....4-5 AMARCORD ROSSOBLU........... 6 RANDAGISMO........................7 MISTERI TRUENTINI.........................8 BOMBER PIGLIACELLI di Giorgio Basile Ho scelto il Martinsicuro poiché sono stato piacevolmente sorpreso dalla serietà e, soprattutto, dalla coesione e dall’entusiasmo della società che ho potuto » continua, Pag. 3 RACCONTI.....................................9 NUTRIZIONE................................ 1O SANT’ANONIO........................... 11 POETI NASCOSTI................ 12-13 CALCIO.......................................14TALENT SCOUT.........................15 GUS........................................16-17 NINO TORQUATI.......................18 L’UOMO ATERMICO.................19

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2   CANONE RAI Quest’anno il canone ordinario è stato ridotto a 100 euro, dai 113,50 del 2015. «Troppo elevato» secondo l’Unione Consumatori perché «per mantenere il gettito invariato l’abbonamento sarebbe dovuto essere di 77 euro, 83 se restasse un’evasione del 7%». Solamente per il 2016, il primo addebito del canone avverrà nella prima fattura elettrica successiva al 1 luglio 2016 e comprenderà le rate scadute, ossia da gennaio a luglio. Non si può più chiedere il suggellamento del televisore, la manovra ha eliminato questa possibilità. Non che fosse una pratica diffusa, considerato che sarebbero dovuti venire in casa vostra e mettere la TV in un sacco. Il limite di reddito per il diritto all’esenzione per gli “over 75” ( le persone con più di 75 anni)  è stato elevato a 8.000 euro annui. Se avete una seconda abitazione dove vi è un televisore, non dovete pagare un secondo abbonamento. Idem se avete più televisori. Il canone è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti «nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica». L’UNC, per concludere, consiglia di non fare autocertificazioni anticipate, ossia prima che vi arrivi la richiesta indebita del pagamento del canone. La dichiarazione di non detenere apparecchi, infatti, deve essere resa nelle forme previste dalla legge, con modalità da definirsi con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. Ci si espone a responsabilità penali nel caso di dichiarazioni false. Per info: www.consumatori.it Il vademecum di Marco Capriotti Vi proponiamo i consigli dell’Unione Nazionale dei Consumatori sulle novità del canone Rai per il 2016. Il pagamento del canone Rai avviene mediante addebito nella fattura per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica. Paga chi possiede la TV. Il canone deve pagarlo chiunque detiene un apparecchio atto od adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive. Fin qui nessun cambiamento. La novità è che si presume la detenzione dell’apparecchio nel caso in cui esista «un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica». Se non è vero, per superare questa presunzione, dovrete presentare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate - Direzione Provinciale I di Torino. La dichiarazione «ha validità per l’anno in cui è stata presentata». Ossia bisogna ripresentarla ogni anno. Ricordate di inviare la disdetta in tempo utile. Continuano a dover essere comunicate le variazioni intervenute che eravate obbligati a trasmettere anche in passato, come il cambio di residenza. Se avete ceduto a terzi tutti gli apparecchi televisivi in vostro possesso dovete inviare la disdetta, dando esatta comunicazione delle generalità e indirizzo del nuovo possessore. Se non avete più alcun televisore dovete inviare la disdetta, fornendo adeguata documentazione. Se lo avete portato in discarica, ad esempio, è bene allegare la ricevuta di rottamazione. Nel caso di furto, la denuncia. In caso di morte del titolare, l’erede già abbonato deve richiedere l’annullamento dell’abbonamento intestato al defunto comunicando la data ed il luogo del decesso. Una “Grande Tribù” made in Piceno Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti, Angelo Pisani, Luigi Tommolini, Emanuela di Teodoro, Simona Borghese, Andrea Cosenza, Gino Bucci, Angelo Pisani SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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UNA GRANDE TRIBU’ MADE IN PICENO provenienti da ogni genere di esperienza musicale, si consolida fino ad arrivare all’attuale formazione. Grazie ad un’inarrestabile attività live, in giro tra Marche e Abruzzo, La Tribù si afferma rapidamente sul territorio, attraverso concerti pieni di entusiasmo e calore che avvolgono il pubblico: archi, fiati, corde, tamburi e percussioni, non possono fare a meno di trascinarti in un sound coinvolgente che, in modo contagioso, si trasmette di concerto in concerto. É un bel traguardo, per gli artisti della Tribù, essere riusciti a far crescere, nella propria terra, un progetto musicale così particolare, rendendolo sempre più rico noscibile e apprezzato. In breve tempo il loro stile, sapientemente miscelato tra tradizione e modernità, li ha consacrati come una valida e peculiare realtà folk del Piceno. Formano davvero una grande e vivace tribù, i musicisti della band marchigiana La Grande Tribù che con il loro New Folk animano da anni, in modo sempre coinvolgente, i palchi tra Marche e Abruzzo. Grande sinergia e passione sono senza dubbio gli elementi che hanno permesso alla Tribù di coltivare un progetto che dal 2002 li vede protagonisti in numerosi contesti musicali, dove si propongono con un vasto repertorio che coniuga musica folk, d’autore e rock. Il progetto di La Grande Tribù, infatti, nasce nel marzo del 2002 nella fascia di terra fra le Marche e l’Abruzzo e continua, ancora oggi, con proposte che trovano un bel riscontro positivo nel pubblico. L’idea che sostiene il gruppo è stata da subito quella di esprimere in musica tutte quelle emozioni, sia di carattere sociale o culturale e dare loro un colore ben definito, con l’uso di strumenti come fiati, corde, tamburi percussioni...che hanno caratterizzato la musica fin dai tempi più antichi, interpretando il tutto con una chiave di lettura contemporanea. La loro musica può definirsi popolare ma allo stesso tempo moderna, una sorta di New-Folk, dove ritmi moderni trovano il giusto connubio con atmosfere d’altri tempi, dove i valori della canzone si conservano e si miscelano con melodie rurali, che profumano di un passato legato alla terra, e con sonorità particolari, arricchendo il tutto con contaminazioni di vario genere. La loro avventura, intrapresa nel 2002, inizia a prendere forma e, pian piano con l’avvicendarsi di musicisti I musicisti della Tribù, in questi anni, sono riusciti a convincere il pubblico con la loro proposta musicale, molto apprezzata a livello locale. I loro testi e il loro sound, impreziosito dall’uso di strumenti popolari, simbolo di una tradizione che sembrava ormai perduta, suscitano immagini permeate da suoni particolari che riportano alla mente le lontane tradizioni rurali, gli odori, i colori della vendemmia, tutte memorie di un tempo che la società contemporanea sembrava aver spazzato via. La Tribù è in continuo movimento, non facendo distinzione tra palchi e strade. Prende parte anche a diverse manifestazioni canore, l’ultima delle quali risale al settembre 2015: la band partecipa al “The Rabbit’s Hole Fest” di Monteprandone, un grande evento musicale, organizzato dall’associazione culturale “Pink Rabbits”, che rivolge l’attenzione alla musica indipendente, emergente. Per quanto riguarda le produzioni, la band ha all’attivo due album. É del 2003 il primo mini-cd autoprodotto, La Grande Tribù; poi a distanza di un anno segue il primo album Sogni di una notte da 1/2 litro, con l’etichetta indipendente Ideasuoni. Nel 2008 dopo un periodo di produttiva riflessione, la band torna alla ribalta con l’ultima fatica: Abracadabra, album ricco in cui passato e presente si abbracciano. Il disco, infatti, carico di emozioni, suoni e sensazioni, affonda certamente le radici nel passato ma allo stesso tempo si apre al futuro, segnando ufficialmente una nuova stagione musicale per La Grande Tribù. In La festa di paese, uno dei brani più rappresentativi dell’album, si viaggia nel tempo attraverso un sound che riporta alla memoria le notti d’estate, durante le lunghe feste di paese, quelle atmosfere, spesso dimenticate e tipiche delle tradizioni popolari. Nell’album però non mancano testi che affrontano i malesseri della società attuale: in Raccomandati, ad esempio, si punta il dito contro la raccomandazione, in un mondo, come canta La Tribù, fatto spesso di “Eroi senza pazienza e un po’ raccomandati”.   3 di Simona Borghese

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4   MARTINSICURO NEL CUORE: di Maurizio Lindner

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BUONA LA TERZA!   5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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6   AMARCORD ROSSOBLU: NICOLA RIPA di Luigi Tommolini L’anno successivo, per due stagioni, si trasferisce a Benevento in serie C1 e chiude la carriera calcistica a Giulianova in serie C2 nel 1982/83. Complessivamente ha giocato otto stagioni in rossoblù collezionando 196 presenze e 12 goal (158 presenze e 9 goal nei 5 campionati con la “SamBergamasco”). Nicola Ripa ha realizzato la sua prima rete in rossoblù il 10 ottobre 1971 in Serie C, siglando a due minuti dal termine della gara la rete decisiva contro l’Ancona, 1-0. Dei dodici goal realizzati, 9 li ha segnati in casa contro Ancona, Olbia (2 volte nel 1971/72 e nel 1973/74), Rimini, Ravenna, Torres Sassari in serie C e REGGIANA, BRESCIA, AVELLINO in serie B mentre 3 li ha realizzati in trasferta ad Olbia e Riccione in serie C e a Genova contro la SAMPDORIA in B. Nativo di Porto S.Elpidio ma sambenedettese a tutti gli effetti, genero di Pietro Cosignani grande portiere della Samb degli anni 30-40. Indimenticabile talento calcistico. NICOLA RIPA, ala destra, nasce a Porto Sant’Elpidio il 17 gennaio 1951. E’ stato il “giocoliere”, il “7 bello”, la “foca” della Sambenedettese e un grande interprete dell’”orchestra della SamBergamasco”.  Cresce nelle giovanili del San Crispino di Porto Sant’Elpidio dove nel 1966/67, in IV serie, attuale serie D, a soli 16 anni esordisce in prima squadra e realizza 2 reti in 5 gare. L’anno successivo arriva a San Benedetto. Con la casacca della Samb ha esordito in serie C, a 17 anni e 2 mesi, il 17 marzo 1968 a Cesena mandato in campo dal talent-scout Alberto Eliani. Quell’anno disputa due gare e l’anno successivo passa in prestito al Quarrata in serie D, 27 presenze e due reti. Sempre in prestito nell’estate 1969 va alla Fiorentina, neo campione d’Italia, senza però giocare in prima squadra. L’anno seguente torna a vestire la maglia rossoblù della Samb, in serie C, per sei stagioni di seguito: le prime 4 in C e le ultime due in B per poi esordire in serie A con il Foggia. Con i “satanelli” rossoneri disputa 29 gare nella “massima serie” nel 1976/77 e 1977/78  e realizza un goal il 5 dicembre 1976 a Firenze, 1-4. Dopo essere sceso in serie B con i pugliesi, torna in casacca rossoblù nell’ottobre del 1979, richiamato da mister Marino Bergamasco, nello sfortunato torneo della retrocessione in serie C1, ultimo campionato della “SamBergamasco” e di Nicola Ripa in rossoblù. IN ROSSOBLU: TORNEI: 8 (3 in B, 1974/75, 1975/76 e 1979/80 da ottobre, e 5 in C, 1967/68 e dal 1970/71 al 1973/74). ESORDIO: 17 marzo 1968, Serie C, Cesena-Samb 4-0 (16’pt e 36’pt Buglioni, 35’st Carniglia, 41’st Buglioni). ULTIMA GARA: 8 giugno 1980, Serie B, Pisa-Samb 1-0 (35’st Cantarutti). PRIMA RETE: 10 ottobre 1971, serie C, Samb-Ancona 1-0 (43’st RIPA). ULTIMA RETE: 6 gennaio 1980, serie B, Sampdoria-Samb 1-1 (7’st RIPA, 11’st Romei) TOTALE GARE: 196 (99 in B, 97 in C). TOTALE RETI: 12 (4 in B, 8 in C). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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RANDAGISMO E ABBANDONO SUL NOSTRO TERRITORIO   7 di Emanuela DI Teodoro documentabili e certificate dal veterinario curante, o per misure urgenti e solo temporanee di sicurezza; il secondo consente l’accesso di animali al seguito del proprietario o detentore nelle strutture ospedaliere pubbliche e private regionali accreditate dal Servizio sanitario regionale. Sono due aspetti rilevanti in quanto siamo la seconda regione italiana, dopo l’Emilia Romagna, a prevedere tali misure che rappresentano un ulteriore passo in avanti nel rapporto di civiltà tra esseri umani e animali. Nel comune di Martinsicuro il più significativo provvedimento preso in merito a questo fenomeno è stato sancito dall’amministrazione del 2004,  che in quell’anno  ha promosso l’iniziativa, piuttosto originale, di riconoscere come piccolo incentivo, pari a 120 euro, a coloro che avessero voluto adottare un cane abbandonato. Il piccolo sostegno economico rientrava nel quadro di una campagna di informazione e di sensibilizzazione rispetto al problema del Ogni anno in Italia vengono abcativo. Anche se ha la medaglietta, è importante randagismo, che crea ancora oggi più di una bandonati circa 135 mila animali chiamare la Polizia Locale, l’Asl o l’Enpa (Ente preoccupazione sul territorio. Tra il 2002 e il (45 mila cani e 90 mila gatti), di Nazionale Protezione Animali) e farlo venire a questi l’80 % muore di malattia o prendere, per poi portarlo in un canile convenzio- 2004, secondo dati precisi, il randagismo a per incidenti, la regione Marche nato, e dopo dieci giorni, se non sarà intervenuto Martinsicuro sembrava essere aumentato e dunque il Comune aveva deciso di studiare nella zona del centro Italia si il proprietario, verrà reso disponibile per l’adozioalcune iniziative per combattere la probledistingue positivamente relatine. Se si trova un animale ferito occorre subito matica, comune a parecchi altri centri. La vamente a tale fenomeno con chiamare il Servizio Veterinario dell’Asl di comproblematica del randagismo interessa tutti una media annua di 2 mila cani petenza territoriale, che ha l’obbligo, per legge, noi in prima persona, non solo come proprieabbandonati (contro i 60 mila di assistenza 24 ore su 24. Sul territorio abruzdel Lazio). Il periodo dell’anno in zese un grande passo in avanti è stato fatto nel tari di animali, nella maggioranza dei casi, ma prima di tutto come cittadini, per questo cui si concentra maggiormente dicembre del 2013, anno in cui è passata una motivo è necessario non rimanere indifferenti questo gesto di pura inciviltà nuova e importante legge sul randagismo, che di fronte ad un gesto tanto crudele. è quello estivo, nel quale avha definito il ruolo dei comuni e dei servizi vetevengono circa il 25-30% degli rinari delle Asl, introducendo un nuovo sistema abbandoni soprattutto in seguito sanzionatorio, che destina i proventi delle sanalle partenze degli Italiani. Rozioni amministrative direttamente ai comuni, che berto Pani, docente di psicologia sono obbligati a utilizzarli esclusivamente per le presso l’università di Bologna, attività connesse alla legge. Il provvedimento ha ha riscontrato che il fenomeno ,così, disciplinato  la complessa materia della dell’abbandono è riconciliabile salute dei cani partendo dal corretto rapporto con il senso di indegnità che uomo-animale al fine di tutelare,nell’ordine, saluè preponderante in coloro che te pubblica, ambiente e benessere degli animali. compiono tale atto, i quali incon- In definitiva tramite questa legislazione, anche sciamente tentano di negare gli sul nostro territorio, è iniziata ad esserci un’ataffetti, i sentimenti e le emozioni. tenzione per le varie esigenze degli animali e dei E’ dovere comune intervenire loro padroni: dalla registrazione delle nascite alle prontamente nel caso in cui ci cure veterinarie, dal ricovero nei canili alla presi avvicini un animale per strada venzione delle malattie. Inoltre con questa nuova senza un padrone; la “Lega nalegge è stata riorganizzata  l’anagrafe canina zionale per la difesa del cane” si con il conseguente controllo delle nascite, i cittaesprime a riguardo consigliando dini sono stati educati alla conoscenza dei propri prima di tutto di avvicinare il doveri, sono state fissate le responsabilità di vecane cercando di conquistare la terinari, ASL e Comuni, sono state riorganizzate sua fiducia, offrirgli dell’acqua o le strutture nelle quali gli animali sono ricoverati del cibo e allontanarlo dalla stra- rendendole più civili ed accoglienti. Due sono i da per evitare eventuali inciden- principali punti da evidenziare di tale normativa: ti. In seguito bisogna cercare di il primo sancisce il divieto, per il detentore, di uticapire se l’animale ha una melizzare la catena o qualunque altro strumento di daglietta o un tatuaggio identifi© RIPRODUZIONE RISERVATA contenzione similare, salvo per ragioni sanitarie,

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8   MARTINSICURO 1978, IL MISTERO DELLA SCOMPARSA DEI FRATELLI DE FULGENTIIS di Noris Cretone su mastodontiche navi che solcavano i mari spingendosi fino alle coste libiche. Tornati a Martinsicuro per un periodo di riposo, decisero di sistemare una piccola imbarcazione, sia per trascorre qualche ora spensierata al largo delle coste abruzzesi, sia per affinare la pratica della pesca che speravano potesse diventare il loro futuro lavoro, così da poter tornare definitivamente in Italia. I due fratelli, infatti, avevano rilevato uno chalet e con l’attività di pescatori avrebbero creato un sodalizio perfetto, trasformando la loro passione per il mare un’attività professionale a tutto tondo. il pretore e il maresciallo Ceneri dei carabinieri di San Benedetto del Tronto che non diedero molto peso alle voci dei cittadini e soprattutto dei pescatori, che dichiararono subito che qualcosa di strano era accaduto all’alba di quel terribile giorno. Tanti, troppi erano stati gli avvistamenti ufo e due giovani pescatori con una mare così calmo e placido, non potevano aver perso la vita senza una valida spiegazione! “Perché le autorità non seguirono la pista degli avvistamenti?” . In fin dei conti anche la capitaneria di porto di Pescara fu protagonista di strani fenomeni che misero fuori uso le apparecchiature delle loro motovedette e gli stessi ufficiali dichiararono di aver visto, in più di una occasione, strane luci sfrecciare dagli abissi verso il cielo. Altre piste furono battute e secondo la signora Luisa da noi raggiunta telefonicamente, erano le più plausibili. Probabilmente i due fratelli furono vittime inconsapevoli di spregiudicati pescatori di frodo che effettuando una delle loro fugaci retate in mare, utilizzando la tecnica della “pesca a coppia”, avevano capovolto la piccola imbarcazione, facendo cadere i due uomini in acqua e provocandone l’annegamento. Vero è che il signor Vittorio, fratello minore, non essendo ancora molto bravo a nuotare ebbe difficoltà a riemergere e il signor Gianfranco tentò, immergendosi più e più volte di riportarlo in superficie, fino a che le forze non lo abbandonarono. A detta dei familiari delle due vittime, molti furono i testimoni ma ben presto, dinanzi alle autorità, ritrattarono intimoriti da chi o da cosa nessuno ancora oggi lo sa! Il caso fu archiviato e nonostante la dedizione da parte del maresciallo Ceneri non si venne a capo di nulla. A distanza di più di trent’anni i due poveri fratelli non hanno ancora avuto giustizia, tutto sembra essere caduto nel dimenticatoio per omertà dei testimoni o per volontà delle autorità? Speriamo che la verità emerga…perché se la presenza degli ufo resta avvolta nel mistero, la morte di Gianfranco e Vittorio è cosa certa, come è certo che esistono dei responsabili ad oggi impuniti! C ontinua il nostro viaggio per cercare di comprendere e capire meglio se realmente gli avvistamenti ufo, nel famoso triangolo dell’Adriatico sul finire del ’78, furono generate da una sorta di psicosi collettiva o se le autorità smentirono tali eventi per celare sapientemente una verità scomoda! Il caso della morte dei fratelli De Fulgentiis avvenne proprio in quei giorni e tutt’oggi resta un caso ancora aperto e pieno di domande. Gli anni ’80 erano alle porte e già si respirava aria di cambiamento. Il pensiero delle persone stava lentamente mutando e ci si preparava ad un decennio di grandi trasformazioni sociali, intellettuali e spirituali. Nell’autunno del 1978, si registrarono numerosissimi avvistamenti lungo la costa adriatica, tra Ancona e Pescara, di luci che emergevano fulminee dai fondali per proiettarsi e svanire nel cielo, facendo impazzire le apparecchiature dei pescherecci e della stessa capitaneria di porto. Le teorie e le ipotesi in merito furono molte. I cittadini di Martinsicuro e non solo, furono coinvolti e probabilmente suggestionati da tali avvenimenti al punto tale da accostare ad essi anche situazioni non propriamente pertinenti, leggendoli sotto un’ottica decisamente misteriosa. Ciò che accadde anche al caso dei due fratelli De Fulgentiis ritrovati privi di vita al largo di Martinsicuro. I due fratelli lavoravano come operatori per una azienda petrolifera e trascorrevano molto tempo imbarcati Quella mattina il mare era una tavola e nulla faceva presagire che per i due fratelli quel giorno sarebbe stato l’ultimo. Limpido, cristallino, nonostante il 12 ottobre. il mare sembrava voler bene accogliere i due fratelli che portatisi al largo, gettarono le reti. Le ore passavano e a casa le giovani mogli, Luisa e Franca, attendevano il loro ritorno. Luisa, moglie del signor Gianfranco, preoccupata prese la bici e si recò fino al punto in cui generalmente il marito e il cognato entravano in mare con la loro piccola imbarcazione e tentò di scrutare l’orizzonte, alzandosi sulle punte dei piedi come farebbe una bambina, pronta a dimenare energicamente le braccia se li avesse visti… ma nulla! Un conoscente che passa di lì vide la giovane donna in uno stato di evidente agitazione e si affrettò a rassicurarla, dicendole di stare calma che non doveva preoccuparsi. Il mare era assolutamente innocuo quel giorno, non poteva accadere nulla di brutto. “Probabilmente avranno deciso di fare un giro più lungo, torneranno tra poco , vedrai Luisa!”, disse l’uomo. Rassicurata da tali parole, tornò a casa ma di lì a poche ore quella fugace consolazione fu interrotta! Le autorità comunicarono a lei e alla cognata che i due uomini erano stati ritrovati privi di vita a largo. Come era potuto accadere? Cosa era successo? Poteva essere archiviato come un incidente, in fin dei conti i due fratelli erano annegati! Non fu però definito un “normale annegamento”. I due fratelli furono ritrovati accanto alla loro imbarcazione a circa venti metri di profondità. I soccorritori dissero che la barca era in rotta di navigazione come se qualcuno vi avesse versato acqua dall’alto. Sulla vicenda, a quel tempo indagò © RIPRODUZIONE RISERVATA

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GLI ANZIANI RACCONTANO: NAUFRAGI Il mare ha dato tanto al nostro paese, ma ha anche strappato alle proprie famiglie tante vite umane. Vogliamo raccontare oggi quanto avvenne nei lontani anni 70, quando a breve distanza l’una dall’altra, due tragedie colpirono gravemente la marineria locale. La prima avvenne esattamente 45 anni fa, nella notte tra il 23 e il 24 dicembre del 1970. La nave da pesca oceanica “Il Rodi”, dopo un lungo periodo di pesca in alto mare, era rimasta per alcuni giorni in un bacino di carenaggio a Venezia allo scopo di effettuare dei lavori di manutenzione ordinaria, dopodiché era ripartita alla volta del porto di San Benedetto del Tronto dove le famiglie non vedevano l’ora di riabbracciare i loro cari dopo i lunghi mesi di lontananza. Purtroppo questo abbraccio non c’è mai stato: la nave non raggiunse mai la sua destinazione. Le condizioni meteorologiche non erano delle migliori, il mare forza 8 rallentava notevolmente la navigazione, al punto che il comandante pensò bene di avvisare via radio l’armatore per annunciargli il notevole ritardo sull’orario di arrivo previsto. Quello tra il comandante e l’armatore fu l’ultimo contatto tra “Il Rodi” e la terraferma, dopodiché il silenzio. Il Rodi naufragò all’alba della vigilia di Natale del 1970 proprio, ironia della sorte, a poche miglia dall’approdo finale, il porto di San Benedetto, e trascinò con se sul fondo del mare i dieci componenti l’equipaggio di cui ricordiamo i nomi: Di Felice Agostino (comandante della nave e nostro concittadino), Miarelli Domenico, Liberati Giovanni, Mengoni Ivo, Ciarrocchi Marcello, Alessandrini Antonio, Palestini Alteo, Falaschetti Silvano (appena sedicenne), Palumbo Giovanni (che avrebbe compiuto 18 anni il giorno dopo), Pignati Francesco (19 anni). I ritardi nei soccorsi causarono un’autentica rivolta da parte dei colleghi delle vittime. Le strade in prossimità della stazione e le vie più importanti tra San Benedetto e Martinsicuro furono bloccate con dei tronchi d’albero. Quando finalmente lo scafo fu tirato fuori dall’acqua, il 29 dicembre, era ormai arrivato addirittura a Ortona. A bordo furono trovati solo i corpi di quattro componenti dell’equipaggio. Tutta la città si strinse attorno al dolore dei familiari, con una messa celebrata nella Chiesa dei padri Sacramentini dal Vescovo Radicioni alla quale parteciparono circa 10000 persone tra cui parlamentari, autorità regionali, provinciali e comunali. Poco tempo dopo la tragedia del Rodi, un’altra sciagura colpì la nostra marineria: al largo delle coste della Sardegna –presumibilmente il 27 maggio 1973- affondò, in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite, il motopeschereccio Martinsicuro II. Persero la vita cinque marinai, il capopesca Domenico Di Felice e il motorista Bruno Ferretti (entrambi martinsicuresi) , il capitano Nazzareno Massi e i marinai Vittorio Croci e Francesco Mignini. Intorno a questo naufragio si è creato un fitto alone di mistero. Le condizioni del mare erano ottimali e la nave in perfetto stato; cosa possa essere successo nessuno lo ha mai chiarito. Il 31 maggio del 1973, quattro giorni dopo l’ultimo contatto con il Martinsicuro II, la capitaneria di porto di Cagliari fu informata   9 di Federica Bucci dal capitano del Martinsicuro III (una nave gemella che stava pescando nella stessa zona) che della suddetta nave non si avevano più notizie, nonostante i due comandanti avessero concordato di mantenere i contatti e di rientrare in porto il 29 maggio. Immediatamente si attivarono i soccorsi che disposero delle ricerche ad ampio raggio, arrivando persino al confine con Algeria e Tunisia, senza portare ad alcun risultato. A rendere il tutto ancora più misterioso è proprio il mancato ritrovamento del relitto e dei corpi dei marinai. Soltanto alcuni anni dopo un corpo è venuto a galla , seppur irriconoscibile a causa del lungo tempo passato in acqua. Ma la moglie, grazie ad una catenina, lo riconobbe e oggi il corpo di Bruno Ferretti, il motorista del Martinsicuro II, riposa nel nostro cimitero e purtroppo è rimasto l’unico corpo che ha avuto la possibilità di riposare in un cimitero; gli altri 4 non sono mai stati ritrovati. Intorno a questa vicenda, proprio in virtù del fatto che nessuna traccia dell’imbarcazione è mai venuta a galla, sono nate molte leggende, sia riguardo un carico misterioso che sarebbe stato trasportato, sia riguardo una possibile esplosione che si sarebbe verificata a bordo; addirittura ci fu chi disse che la nave era stata avvistata in Libia, facendo riferimento ad un probabile sequestro da parte delle autorità libiche. L’ipotesi più accreditata rimane comunque quella dello speronamento da parte di qualche nave container dalle mastodontiche dimensioni che incrociano spesso quel tratto di mare. La verità purtroppo è destinata a rimanere sconosciuta anche per la scomparsa , dovuta agli anni che passano implacabili, di tutti coloro che avrebbero potuto far luce sulla vicenda. Altre tristi vicende simili hanno funestato la nostra comunità, ricordiamo l’affondamento del Rita Evelyn che causò la morte del nostro concittadino Luigi Luchetti e di altri due marinai e quello del Vito Padre dove perirono Luigi Marini e l’eroico comandante Salvatore Calise. Questa volta, al contrario delle altre, vogliamo chiudere con l’augurio di non dover più raccontare storie simili e che il mare continui a portare esclusivamente lavoro e divertimento ai nostri concittadini.

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10   NUTRIZIONE: PAROLA ALLA DOTTR.SSA FRANCESCA PAGLIARINI di M.Giulia Mecozzi vità all’aria aperta (se non abbiamo la possibilità di andare in palestra), - bere tanta acqua oligominerale e abolire gli alcolici (di cui probabilmente abbiamo abusato), - dare la preferenza a cibi di origine vegetale (verdura, legumi, frutta) e proteine animali magre (pesce, no crostacei né molluschi), - cercare di mangiare a orari regolari facendo pasti piccoli e due spuntini leggeri”. Dopo aver appreso e fatto nostri questi importantissimi consigli però, per tutti quelli che avessero proprio esagerato, chiediamo se, almeno nella prima settimana, ci sarebbero dei cibi da evitare. Su questo la nostra nutrizio nista è molto chiara: “Non esistono cibi vietati però, senza dubbio, eliminando i dolci (soprattutto pandori, panettoni, dolci alle creme) e gli alcolici, facciamo già un grande favore alla nostra salute e cominciamo a depurarci. E ancora: “Bisognerebbe limitare poi i carboidrati raffinati complessi (pasta, pane, pizza, risotti ecc.) e le ricette molto elaborate (paste ripiene, cannelloni, lasagne, timballi etc.). Mi raccomando poi, pochissima carne, soprattutto se parliamo di manzo e di maiale grasso, come ad esempio gli insaccati. Inoltre, occhio ai formaggi; perché di davvero magri non ce ne sono”. Purtroppo però, anche dopo le feste, è spesso difficile non cedere nella tentazione del dolce. Dunque, se dovessimo averne voglia e per non cadere facilmente nella trappola di panettoni, pandori e torroni avanzati; chiediamo come possiamo, facendo le dovute sostituzioni, soddisfare ugualmente il nostro bisogno di zuccheri. “La cosa è semplice – dice la Dottoressa – basta sostituire con: - una mela o una pera cotte spolverizzate con un po’ di zucchero di canna e cannella - rondelle di banana con yogurt bianco dolce - un cucchiaio di ricotta con cacao e poco zucchero (o dolcificante) - uno yogurt cremoso (ma senza aggiunta di crema di latte) ai gusti più golosi come caffè o alla vaniglia - uno scacco di cioccolato fondente nero - un budino vegetale (di soia) al gusto cacao o vaniglia”. Durante le festività si sa, i pasti non conoscono orari. Il benessere però, come sappiamo, deriva anche da una giusta regolarità dei pasti e secondo la nostra nutrizionista sarebbe bene seguire “la regola generale che prevede di fare almeno 5 pasti al giorno. Una colazione dignitosa, un buon pranzo, una cena modesta e due piccoli spuntini, uno a metà mattina, l’altro metà pomeriggio. Chiaramente il numero dei pasti è personalizzabile a seconda delle esigenze fisiologiche ed eventualmente patologiche”. Molti nutrizionisti ed esperti dell’alimentazione consigliano spesso, in queste situazioni, cibi integrali. A tal proposito la Pagliarini si eleva a voce fuori dal coro quando afferma che: “Innanzitutto dobbiamo dire che l’integrale non è tutto uguale. La maggior parte di questi alimenti, infatti, è costituito da farina bianca con addizione di crusca e in questo caso il valore nutrizionale delle fibre è scadente. Inoltre, non sempre è preferibile mangiare cibi integrali. Esistono situazioni, come malattie croniche intestinali, colite, allergia al nichel etc., in cui è altamente sconsigliato mangiarli. Proprio per questi motivi, il mio consiglio ricade su cereali interi o prodotti costituiti da farine ottenute direttamente dalla macinazione di cereali interi”. Molto spesso le pubblicità televisive sponsorizzano tisane ed infusi disintossicati. Se invece volessimo evitarli, dato che, come anche affermato dalla nutrizionista, spesso “tisane ed infusi si rivelano essere specchietto per le allodole”, dobbiamo cercare di bere acqua. “Tanta acqua oligominerale a basso contenuto di sodio, assieme alla messa in pratica dei precedenti consigli”. Importantissima è, non solo in questo frangente, anche l’attività fisica. Purtroppo però, non tutti hanno la possibilità di andare in palestra. Ma c’è una cosa che possiamo fare e che è alla portata di tutti: camminare. “A seconda della fascia di età – dice la Dottor.ssa, è possibile variare intensità e durata. In linea di massima per una persona di mezza età ed in salute è sufficiente camminare 40 minuti (fino ad un’ora) tutti i giorni, a passo sostenuto. La cosa più importante è la costanza”. I n fondo lo dice anche il proverbio: “L’Epifania tutte le feste porta via”. Ecco appunto, le feste. Non i chili di troppo messi su durante questo periodo. Dobbiamo, quindi, armarci di forza e coraggio se vogliamo tornare in forma e soprattutto ritrovare il benessere e l’equilibrio di una vita sana che il clima festivo ci aveva costretto ad accantonare. Ma qual è il modo migliore per farlo senza che questo non si trasformi in un incubo? Per questo, cari lettori, abbiamo chiesto aiuto alla Dottor. ssa e nutrizionista presso lo Studio Associato C. Tormenti di Martinsicuro, Francesca Pagliarini. Sarà Lei a fornirci qualche consiglio utile per riabbracciare il benessere psico-fisico senza troppi sforzi e costrizioni. Innanzitutto la domanda obbligatoria che dopo il 6 gennaio risuona nella testa di tutti come fosse un disco rotto, è: come possiamo rimetterci in forma dopo le feste? A tal proposito la Dottor.ssa Pagliarini afferma che: “Rimettersi in forma dopo il periodo natalizio è difficile soprattutto perché subentra la pigrizia. Ferie e riposo a volte sono un’arma a doppio taglio perché ci rilassiamo così tanto che poi facciamo fatica a ritrovare il ritmo e la vitalità di sempre”. “Purtroppo – dice l’esperta - non esiste una formula segreta ma, di certo, la scelta più saggia è tornare ad avere uno stile di vita sano: - svegliarsi presto la mattina, - organizzare la giornata evitando di trascinarsi - essere dinamici e propositivi, nelle attività domestiche (se non siamo rientrati al lavoro) e nelle atti- © RIPRODUZIONE RISERVATA

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ABRUZZO, LE FESTIVITÀ IN ONORE DI “SAND’ANDONJIE D’ JENNAR”   11 di Ilenia Laurenzi P rofondamente radicato in Abruzzo, soprattutto nelle zone rurali e di montagna, è il culto di Sant’Antonio Abate, che la tradizione vuole a protettore degli animali e dei lavori agricoli, in genere. Un culto profondamente “vissuto”, che ha valicato il tempo e il cambiamento, la secolarizzazione e la modernità e che continua ad essere sentito e celebrato in moltissimi paesi e borghi della regione. Invocato per proteggere la salute di animali e persone, dal “fuoco di San’Antonio”, al Santo di gennaio vengono tributati festeggiamenti e falò in suo onore, alla riscoperta di antichi canti e gastronomia tradizionale. Anticamente, in campagna, in ogni stalla campeggiava l’effigie del santo, a proteggere e allontanare il male ed i pericoli dagli animali, fonte primaria di economia e sostentamento. Oggi l’Abruzzo celebra il Santo con eventi e feste popolari in cui il fuoco è, ancora una volta, elemento primitivo e catartico. Attraverso l’accensione di grandi falò, si celebra nuovamente la purificazione, la contrapposizione tra bene e male, tra luce e tenebre, attraverso le fiamme dei “fuochi di © RIPRODUZIONE RISERVATA Sant’Antonio”, si onora colui che, vincendo la tentazione, sconfisse il male e l’inferno. A Casacanditella, centro rurale in provincia di Chieti, si accendono le Ferchie”; grandi mucchi di fascine che rischiarano la notte del 16 gennaio, nell’attesa dell’alba del giorno dopo, festa del santo. Stessa tradizione viene celebrata a Fara Filiorum Petri, sempre nel chietino, dove ogni contrada costruisce enormi torri di legna e sterpaglie, indicate con lo stesso nome delle fascine di Casacanditella, alte a volte più di 10 metri, e che vengono fatte bruciare durante la notte. Nella Marsica, in cui le festività legate al santo sono particolarmente sentite, c’è l’usanza di preparare pietanze a base di chicchi di granoturco bolliti, le “panette di sandandonjie”,che verranno dapprima benedette e poi offerte a parenti e amici, in un antico rituale di solidarietà e fratellanza. Usanza simile è vissuta, tradizionalmente, anche nel comune di Villavallelonga, nell’aquilano, in cui con la denominazione “panarde” si indica una ricchissima cena devozionale, che alcune famiglie del paese allestisce, per celebrare il santo e che dura dalla sera del 16 gennaio, fino all’alba del giorno dopo. Nella giornata del 17 gennaio vengono ancora oggi, portate le bestie sul sagrato della chiesa per la rituale benedizione in cui il sacerdote, invoca il Santo affinchè liberi gli animali ab omni malo. Secondo un antica credenza, infatti, la notte del 16 gennaio, Sant’Antonio visita le stalle chiedendo agli animali se siano stati benedetti dai loro padroni, diversamente morte e sciagure cadrà sulla casa. La parte “profana” delle celebrazioni in onore del santo vede canti di questua, balli folkloristici e stand gastronomici ad allietare la festa. Nel piccolo paese montano di Cermignano, in provincia di Teramo, i festeggiamenti durano tre giorni. Lungo le vie del borgo e nelle piazze si riversano gruppi di frati questuanti e gruppi itineranti che, già dal giorno prima, allietano gli abitanti con canti tipici e con le rievocazioni delle gesta e delle tentazioni subite dal santo. Nella serata, gruppi musicali e stand gastronomici contribuiscono alla riuscita di un evento che, quest’anno, compie 24 anni e che vede un’affluenza sempre crescente di turisti e curiosi. Preparazione tipica del Sant’Antonio di Cermignano sono “li cillitte”, dolcetti cosparsi di mosto cotto e vin brulè che, da soli, valgono il viaggio nel caratteristico borgo. Festeggiamenti simili, sempre nel teramano, vengono vissuti nel comune di Montorio al Vomano e in quello di Atri dove, anche qui, gruppi di giovani cantori girano per il paese cantando strofe in cui vengono celebrate le gesta del santo , accompagnati da vino e vino cotto, mentre si aprono dispense e madie ad offrire formaggi, prosciutti e dolci della tradizione.

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12   I POETI NASCOSTI di Giusy Valori poetessa Wislawa Szymborska , “ seduti al tavolo con lo sguardo puntato sul muro o sul soffitto”. Farli uscire dalla loro tana signifi cherebbe violare la loro natura. La loro ispirazione nasce da questo profondo senso di abbandono a se stessi. E non hanno bisogno di una laurea o di un attestato per essere definiti poeti. Sono sufficienti i loro fogli di carta gremiti di versi eccellenti. Antonio Camaioni è uno di questi. E’ un poeta dotato di una spiccata sensibilità , molto più di un “ poeta maledetto” . Ha un suo proprio linguaggio lontano da ogni conformismo. Le sue, spesso non semplici poesie, sono scritte con la consapevolezza di chi vuole dire non una , ma tante verità su se stesso e sulla vita, invitando il lettore a capire chi è e per cosa si vive. Attraverso la poesia succede a volte di correre il rischio di tradirsi perchè quanto s’intendeva esprimere viene frainteso dai versi che non coincidono sempre col pensiero del poeta. Ma , dopo aver letto la sua raccolta di versi e pur non conoscendo bene la storia della sua vita , posso dire che Antonio è uno dei pochi poeti eletti che riesce a non tradire i versi che lo rappresentano. Il suo modo di scrivere, di arrivare dritto al fondo delle cose e di riportarle in superficie è un rivelarsi autentico al lettore , anche se egli rimane nascosto. C’è un’atra sua poesia che amo in modo particolare. Ne cito i versi iniziali: “ Ci sono parole/ parole che rodono e rodono il cuore/ che a pascere incubi/ inghiottono sogni/ e covano...e covano. In questi versi l’autore si carica non solo del peso della sua vita ma anche di quello dell’intera umanità. E, se per qualcuno, può sembrare che egli usi un linguaggio poco comprensibile è perchè ama vivere fuori dagli schemi, ai margini di ogni retorica. Non accetta il linguaggio comune, ma ne crea uno tutto suo, autentico, fuori dal comune, lontano da ogni menzogna. Il suo modo di poetare permette al lettore di arrivare a quella nascosta verità più di qualsiasi altro poeta. Il libro ha ricevuto un notevole riscontro di critica come scrive il giornalista Matteo Bianchini su Riviera Oggi. L’articolo del giornalista Bianchini continua sottolineando il fatto che esso è “ la rielaborazione delle precedenti sillogi scritte negli anni novanta. Una sorta di Opera Omnia che , oltre alla prefazione di Valeria Di Felice e alla postfazione di Davide Argnani, contiene le lettere inedite e note di alcuni importanti poeti e critici italiani , quali Andrea Zanzotto, Attilio Lolini, Massimo Raffaeli, Gianni D’ Elia,Giorgio Barberi Squarotti, Flavio Santi. Il poeta nascosto è come quello di cui parlò anche Wislawa Szymborska al suo conferimento del Nobel. “ E’ un poeta contemporaneo scettico e diffida perfino, o meglio, soprattutto di se stesso. A malavo glia confessa di essere poeta, come se si trattasse di qualcosa di cui vergognarsi . In questi tempi chiassosi è più facile ammettere i propri vizi , cosa che di solito si tramuta in una sortita ad effetto; molto più difficile è riconoscere le virtù, visto che queste sono poste molto più in profondità e perfino noi stessi crediamo in loro con una certa fatica”. In Antonio Camaioni vita e poesia sono indissolubili , strettamente legati come segno del destino. La sua poesia si proietta sulla vita e aspira alla rivelazione dell’ignoto, che solo la poesia può cogliere e svelare. Ecco perchè egli, con il suo linguaggio, si avvicina molto più alla verità di tanti altri stimati poeti. Vita e poesia si svolgono al di fuori di tutte le convenzioni e negano ogni schema borghese, lo rifiutano e lo fuggono , cercando di cogliere l’autentico significato di entrambe. Le sue poesie presentano i tratti di una autobiografia con i quali distrugge le apparenze a favore di un mondo più vero e di una poesia oggettiva. Non c’è dubbio. Antonio é uno dei pochi poeti che possiede veramente la parola. E’ una persona riservata ma, come scrissi una volta, quelli che hanno sempre l’ultima parola da dire, in realtà non ne posseggono E dal ramo scabro vedi la gemma aprirsi, a tenerezze carezze d’astri e lune vedi i sepolcri irosi dei roveti farsi grembi, nidi nuziali per ogni spina ricamarti un’ala; ora il silenzio non si piomba a tonfi, non si strazia a schianti: sentile, nel silenzio, le arie armoniche di primavera che scrosciano luce e anche il tuo sangue, sarà la cupa macchia del tuo sangue, sarà porpora di campo. Questi splendidi versi fanno parte di una raccolta di poesie del poeta martinsicurese Antonio Camaioni e che porta il titolo : “ Dei corvi e delle spighe” Collana -Il Gabbiere - Di Felice Edizioni. Ho conosciuto per la prima volta Antonio Camaioni questa estate, nel corso di un evento culturale che si è tenuto a Martinsicuro. Il nostro incontro è stato breve, ma lo scambio di parole è stato per me intenso e ricco di emozioni. Un breve momento, uno scorcio di tempo dove le sue parole sono rimaste fedeli al suo pensiero poetico. Avevo letto il suo libro e volevo conoscerlo. E quando gli ho stretto la mano , sono riuscita a dire solo poche parole in modo goffo , cosa che mi succede spesso quando mi trovo di fronte ad un grande poeta. Mi sentivo a disagio. Mi è successo con due persone. Una è Antonio. L’altra non fa più parte della mia vita. Entrambi mi hanno insegnato cosa significhi veramente la passione per la poesia e per l’arte in genere. Mi sono presentata ad Antonio dicendo che anche io scrivevo poesie , ma non mi sentivo di paragonarmi al suo genio. Ed egli, con la semplicità e umiltà che contraddistinguono i poeti ha risposto: “ E meno male. L’importante è fare poesia”. Antonio Camaioni è per me fra i più grandi poeti contemporanei. Io lo chiamo il “ poeta nascosto”. Quando un poeta si nasconde non lo fa per vigliaccheria oppure per pigrizia. Il poeta nascosto è colui che trae la propria ispirazione da questa sua solitudine che rifiuta il mondo chiassoso della parola abusata. Egli si rifugia nella sua malinconia con lo sguardo fisso puntando solo verso il foglio, e tenta dei versi che lo difendono dal mondo e dai propri vizi. Conosco tanti poeti ma sono in pochi quelli che riescono a diventare un tutt’uno con la Poesia. Si fondono con essa tanto che separarli sarebbe come amputarli di una parte del corpo. Sono in perenne letargo, chiusi in se stessi. E allora si prova ad immaginarli, come scrive la u d I s r l c n

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ANTONIO CAMAIONI - I NOSTRI TALENTI L’angolo della poesia   13 una. Egli ha saputo trovare una lingua universale, una parola libera dalle costrizioni restituendola a se stessa. Il poeta Antonio Camaioni è il poeta nascosto per eccellenza , ma se si ha la fortuna d’incontrarlo anche se per un breve attimo , ci si rende conto che la sua poesia è come una cura fisica e psichica con la quale si entra subito in relazione . Essa può essere considerata come il paradigma della conoscenza poetica. E senza la conoscenza non c’è Poesia. Se Solo Se solo ti piegassi a me lievemente e guardassi il mondo coi miei occhi, anche solo il tempo d’un sorriso, t’avvolgerei col fuoco dei miei colori più intimi, soffierei sulle tue ferite, i miei no si scioglierebbero al vento e ci regaleremmo un brivido fugace che sotto la cenere del tempo continuerebbe a scaldarci in eterno. © RIPRODUZIONE RISERVATA Alessandra Bucci

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14   Martinsicuro Calcio massimo. Ciao Gianluca, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Durante la sessione di mercato invernale sei stato l’oggetto del desiderio di molte squadre del campionato di Eccellenza, ma alla fine hai deciso di venire qui a Martinsicuro. Cosa ti ha colpito maggiormente di questa squadra? Perché hai scelto proprio la società del presidente Di Egidio? Ho scelto il Martinsicuro poiché sono stato piacevolmente sorpreso dalla serietà e, soprattutto, dalla coesione e dall’entusiasmo della società che ho potuto riscontrare fin dal primo incontro. GIANLUCA PIGLIACELLI: IL BOMBER DI OGGI di Giorgio Basile preferito è tra questi quattro oppure ci offri un Più giocatori ci hanno raccontato nome nuovo? di aver trovato a Martinsicuro un Ce ne sono diversi simpatici. Sicuramente avremo tempo per conoscerci meglio e così saprò risponderti. gruppo fantastico. Com’è stato il primo impatto con i tuoi nuovi compagni? Grazie mille per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa seconda parte di stagione! Sicuramente positivo: mi hanno accolto da subito come se facessi Grazie mille a voi e crepi il lupo! parte da tempo del gruppo. Il Martinsicuro è la sorpresa di questo campionato di Eccellenza, e gran parte del merito è del mister Guido Di Fabio. Com’è il vostro rapporto? Direi che è molto buono, ho molta stima di lui sia come allenatore che come persona. Nella rosa biancazzurra ci sono dei giovani molto promettenti, qual è quello che ti ha impressionato maggiormente? E che sensazione provi sapendo di giocare con un giocatore, Lanzano, che ha ben 15 anni in meno di te? I fuoriquota sono tutti molto validi; vedere ragazzi molto più giovani di me, se da una parte fa un po’ strano, dall’altra non può che trasmettermi entusiasmo. Per concludere, c’è qualche aneddoto curioso o simpatico che vuoi raccontare ai lettori de “Il Martino”? Guarda, ti dico solo che ce ne sono tanti di episodi divertenti che rendono il lavoro settimanale più leggero e piacevole. Dopo 40 goal in due stagioni alla Torrese, durante la scorsa estate sei passato al Pineto, ma questa esperienza è durata solo pochi mesi. Come te lo spieghi? Cosa non ha funzionato? Le motivazioni di tale scelta possono essere date solo dalla società del Pineto; dal canto mio posso dire che forse non ho dimostrato quello che si aspettavano. A Martinsicuro sei chiamato a prendere il posto di Saverio Mastrojanni, che ha realizzato dei gol molto importanti in questi mesi con la maglia biancazzurra. Nonostante ciò il presidente Di Egidio, dopo la notizia del tuo acquisto, ha dichiarato: “Abbiamo preso Gianluca e tenere anche Saverio Mastrojanni era impensabile. Abbiamo preferito Pigliacelli per lo score”. Il presidente ti ha affidato una responsabilità molto importante. Cosa ne pensi? Fino a questo momento, abbiamo intervistato cinque dei tuoi compagni. Quando abbiamo chiesto chi fosse il più simpatico nello spogliatoio abbiamo avuto Ringrazio il Presidente e tutta sempre risposte differenti. la società per l’opportunità e I “nominati” sono capitan cercherò di tenere fede al compito Carboni, Roberto Cucco,Daniele affidatomi dando sempre il Coccia e Roberto Piunti. Il tuo

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Talent Scout   15 ANDREA CAPOCASA: CENTROCAMPISTA CLASSE ‘96 ALBA ADRIATICA- Si chiama Andrea Capocasa il ruolo posso esprimere al meglio le mie capacità. Il passaggio in centrocampista classe ‘98 dell’Alba Adriatica, squadra prima squadra non è stato particolarmente difficoltoso visto che è che milita nel campionato di Eccellenza Abruzzo. dall’anno scorso che mi alleno con loro. Ma soprattutto è grazie Dotato di un fisico atletico ( 1,81 x 74 Kg. ), Capocasa ai miei compagni di squadra che mi trovo bene, siamo un gruppo è un destro naturale con una innata dote ad adattarsi molto unito. Per quanto riguarda la domenica è veramente bello in quasi tutte le posizioni del campo, come dimostrano ipensare che fino a 2 anni fa stavo lì sugli spalti a sostenere la vari ruoli ricoperti fino ad ora. mia città e invece ora posso giocarci realmente e lottare per il suo bene!” In bocca al lupo! GLI INIZI. E’ stato abbastanza facile ricostruire la carriera del calciatore, perché il ragazzo ha indossato da sempre solo la maglia dell’Alba Adriatica. Un po’ meno facile però è stato ricostruire tutti i ruoli ricoperti nel corso degli anni. Nella stagione 2013/2014 nella categoria Allievi, Capocasa gioca come attaccante realizzando la bellezza di 20 gol. L’anno successivo cambio di ruolo radicale: difensore centrale. Date le spiccate qualità del ragazzo la società albense decide di portarlo con la Juniores d’Elite, affidandogli però le chiavi dell’attacco: 15 gol. Il ragazzo nella stagione 2014/2015 gioca la Domenica con gli Allievi nella posizione di difensore centrale, mentre il lunedì è lui l’attaccante della Juniores. Nella stagione 2015/2016 inizia a giocare con costanza in Prima Squadra realizzando già 3 gol solo nella prima parte del campionato Eccellenza: niente male per un classe ‘98. CARATTERISTICHE TECNICHE. Nato inizialmente come attaccante, in seguito ha arretrato il proprio raggio d’azione al centrocampo per via delle sue doti atletiche e fisiche. È considerato tra i centrocampisti più interessanti del campionato Eccellenza . È forte fisicamente, dotato di resistenza e velocità che gli permettono di interpretare il ruolo nel miglior modo possibile. I suoi punti di forza sono la resistenza, la capacità di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo ed il recupero. Centrocampista moderno con il vizio del gol grazie alla sua capacità di inserirsi e di andare a rete, retaggio dei suoi trascorsi giovanili da attaccante. Sfruttando le sue diverse qualità tecniche, è stato utilizzato con buoni risultati anche in diverse posizioni del campo, sia più avanzate come attaccante, sia più arretrate come difensore centrale. Riguardo le qualità da migliorare troviamo sicuramente la gestione della palla in fase di costruzione, ma il ragazzo è un classe ‘98 e ha ancora molto tempo per lavorare e migliorarsi. A TU PER TU. Incuriositi dalle molteplici posizioni ricoperte dal ragazzo lo abbiamo intervistato e riguardo la questione ruolo e su come è stato il passaggio dalla Juniores all’Eccellenza per un ragazzo classe ‘98 risponde così :”Ricoprire tutti questi ruoli sicuramente è un arma sia a mio favore che a favore del mister, poiché in caso di necessità posso essere utile alla causa. Inoltre ciò mi ha permesso di capire in quale di Andrea Cosenza

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