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stephenie meyer breaking dawn breaking dawn 2008 questo libro è dedicato alla mia agente-ninja jodi reamer grazie per avermi tenuta lontana dai guai e grazie anche alla mia band preferita i muse come si sono assai puntualmente chiamati per aver fornito una valida ispirazione alla saga libro primo bella l infanzia non va dalla nascita a una certa età quell età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili l infanzia è il regno in cui nessuno muore edna st vincent millay prefazione già troppe volte avevo sfiorato la morte ma non poteva diventare un abitudine eppure affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile come fossi davvero destinata alla catastrofe le sfuggivo ogni volta ma tornava sempre a cercarmi questa però era una circostanza molto diversa dalle altre È facile scappare da qualcuno di cui hai paura o tentare di combattere qualcuno che odi sapevo reagire nel modo giusto a un genere preciso di assassini i mostri i nemici ma se ami chi ti sta uccidendo non hai alternative come puoi scappare come puoi combattere se così feriresti il tuo adorato se la vita è tutto ciò che hai da offrirgli come fai a negargliela se è qualcuno che ami davvero 1 fidanzata

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nessuno ti guarda giurai a me stessa davvero nessuno ti guarda nessuno ti guarda però siccome non riuscivo a mentire bene neanche a me stessa decisi di controllare mentre aspettavo che uno dei tre semafori della città diventasse verde sbirciai alla mia destra sul suo furgoncino la signora weber era voltata verso di me mi lanciava uno sguardo penetrante che mi fece trasalire che sfrontata perché non abbassava gli occhi era ancora maleducazione guardar fisso qualcuno o con me si poteva fare un eccezione poi ricordai che i miei finestrini erano talmente scuri da impedirle di vedermi figuriamoci riconoscermi o rendersi conto che mi ero accorta di lei cercai di consolarmi pensando che l oggetto della sua curiosità forse non ero io ma soltanto l auto la mia auto uffa diedi un occhiata a sinistra e brontolai due pedoni erano impietriti sul marciapiede e anziché attraversare guardavano me alle loro spalle il signor marshall sbirciava attonito dalla parete a vetro del suo negozietto di souvenir almeno non schiacciava il naso contro il vetro non ancora scattò il verde e nella fretta di fuggire affondai il piede sull acceleratore senza pensarci come avrei fatto al volante del mio decrepito chevy mentre il motore ringhiava come una pantera a caccia l auto schizzò in avanti così veloce che mi ritrovai incollata al sedile di pelle nera con lo stomaco schiacciato sulla spina dorsale «accidenti» ansimai mentre annaspavo alla ricerca del freno recuperata la calma mi limitai a sfiorare il pedale uno scossone e l auto tornò perfettamente immobile non osai controllare le reazioni intorno a me a quel punto non c erano più dubbi su chi fosse al volante con la punta della scarpa abbassai il pedale dell acceleratore di mezzo millimetro e di nuovo la macchina scattò in avanti riuscii a raggiungere il traguardo la stazione di servizio se non fossi stata in riserva non mi sarei nemmeno azzardata a tornare in città ormai pur di non apparire in pubblico facevo a meno di parecchie cose compresi biscotti e stringhe delle scarpe come fossi al gran premio in pochi secondi aprii lo sportello svitai il tappo strisciai la carta di credito e infilai la pompa nel serbatoio ovviamente non potevo far nulla perché i numeri sul display accelerassero il passo ticchettavano pigri quasi lo facessero apposta per infastidirmi.

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fuori non c era un raggio di sole il solito giorno piovigginoso di forks ma continuavo ad avere la sensazione di portarmi dietro un riflettore puntato sul delicato anello che brillava sulla mia mano sinistra in momenti come quello quando percepivo degli sguardi alle mie spalle sentivo l anello lampeggiare a mo d insegna «guardatemi guardatemi» era stupido essere tanto imbarazzata e lo sapevo esclusi papà e mamma importava davvero ciò che la gente diceva del mio fidanzamento della mia nuova auto della mia misteriosa ammissione a un college d élite della carta di credito nera e lucida che proprio in quel momento mi sentivo scottare nella tasca posteriore «già chi se ne importa di quello che pensano» mormorai a mezza voce «ehm signorina?» disse una voce maschile mi voltai e me ne pentii all istante due uomini stavano accanto a un suv ultimo modello con un paio di kayak nuovi nuovi fissati al tetto nessuno dei due guardava me erano ipnotizzati dall auto personalmente non riuscivo a capirli del resto per me era già tanto saper distinguere fra i marchi toyota ford e chevrolet l auto era nera metallizzata bella tirata a lucido ma per me restava una semplice automobile «scusi se la disturbo ma potrebbe dirmi che macchina è?» domandò il più alto dei due «ehm una mercedes giusto?» «si» rispose cortese l uomo mentre quello più basso alzava gli occhi al cielo «lo so ma mi chiedevo è davvero una mercedes guardian?» ne scandì il nome con deferenza avevo la sensazione che un tipo del genere sarebbe andato d accordo con edward cullen il mio fidanzato impossibile svicolare da quel dato di fatto a pochi giorni dal matrimonio «in europa non è ancora sul mercato» aggiunse l uomo «figuriamoci qui» mentre con lo sguardo percorreva il profilo della mia auto non mi sembrava tanto diversa da una qualsiasi mercedes ma che ne sapevo io considerai brevemente le mie difficoltà con parole come fidanzato matrimonio marito eccetera faticavo a tenerle tutte insieme nella testa d altra parte mi avevano insegnato a rabbrividire di fronte all idea di un abito bianco vaporoso con strascico e bouquet soprattutto però non riuscivo a conciliare un concetto serio rispettabile e noioso come quello di marito con il mio concetto di edward era come far recitare a un ar-

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cangelo la parte di un ragioniere non potevo immaginarlo in un ruolo tanto banale come sempre non appena iniziai a pensare a edward fui rapita da un vortice di fantasie lo sconosciuto dovette schiarirsi la gola per attirare la mia attenzione si aspettava qualcosa di più preciso sul conto dell automobile «non lo so» risposi sincera «le dispiace se faccio una foto?» mi ci volle qualche secondo per capire «sul serio vuole fare una foto con la macchina?» «certo se non ho le prove non mi crederà nessuno» «ehm okay va bene» riposi svelta la pompa e sgusciai a nascondermi sul sedile anteriore mentre l ammiratore estraeva dallo zaino un enorme macchina fotografica professionale a turno lui e l amico si misero in posa davanti al cofano e poi accanto alla coda «quanto mi manca il mio pick-up» brontolai con tempismo davvero perfetto anzi fin troppo il pick-up aveva esalato l ultimo respiro poche settimane dopo che io ed edward avevamo raggiunto il nostro compromesso zoppicante una clausola del quale gli concedeva di sostituire il mio automezzo in caso di dipartita dello stesso secondo edward avremmo dovuto aspettarcelo infatti il chevy giunto al termine di una vita lunga e piena era morto di vecchiaia questo a detta di edward naturalmente mi era impossibile verificare la sua versione o cercare di resuscitare da sola il pick-up il mio meccanico preferito subito bloccai quel pensiero decisa a non spingermi oltre meglio ascoltare le voci dei due uomini attutite dalle pareti dell abitacolo « in rete il video del tizio che l attacca con il lanciafiamme e non fa nemmeno un graffio alla vernice» «certo che no potresti passarci sopra con un carro armato un bel po fuori mercato qui da noi no È fatta per i diplomatici in medio oriente i mercanti d armi e i narcotrafficanti soprattutto» «secondo te lei è » domandò il più basso sottovoce abbassai la testa le guance in fiamme l altro abbozzò una risposta «forse non riesco a immaginare che bisogno ci sia di vetri antimissile e due tonnellate di blindatura da queste parti probabilmente sta andando in qualche posto più pericoloso» blindatura due tonnellate di blindatura e i vetri antimissile bello.

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che fine avevano fatto i cari vecchi vetri antiproiettile be tutto questo aveva senso se possedevi un perverso senso dell umorismo non è che non mi aspettassi che edward avrebbe sfruttato il patto a suo vantaggio e colto al volo l occasione di darmi molto più di quanto avrebbe ricevuto gli avevo concesso di sostituire il pick-up se mai ce ne fosse stato bisogno ovviamente senza prevedere che quel momento sarebbe arrivato quasi subito quando ero stata costretta ad ammettere che il pick-up era diventato poco più che la natura morta di un classico chevy parcheggiato sul marciapiede sapevo che la sua idea di sostituzione mi avrebbe creato un certo imbarazzo e trasformata nell oggetto di sguardi e sussurri ci avevo azzeccato ma nemmeno nelle mie previsioni più nere avrei pensato di ricevere due auto quella del prima e quella del dopo aveva spiegato vedendomi imbufalita questa era l auto del prima mi aveva detto che era in prestito e che aveva promesso di restituirla dopo il matrimonio non ne avevo capito il senso fino a quel momento ah ah dal momento che ero così fragile e umana così portata a cacciarmi nei guai così vittima della mia pericolosa sfortuna a quanto pareva mi serviva un auto a prova di carro armato divertente chissà che belle risate si erano fatti alle mie spalle lui e i suoi fratelli oppure forse sussurrò una vocina nella mia testa non è uno scherzo sciocca forse è davvero preoccupato per te non sarebbe la prima volta che esagera nel tentativo di proteggerti mah l auto del dopo non l avevo ancora vista era nascosta sotto un telo nell angolo più buio del garage di casa cullen magari tanti altri avrebbero cercato di sbirciare io invece non ne volevo proprio sapere probabilmente non era blindata perché non ne avrei avuto bisogno dopo la luna di miele l essere praticamente indistruttibile era uno dei tanti bonus che non vedevo l ora di ricevere la parte migliore del diventare una cullen non erano né le auto di lusso né le carte di credito appariscenti «ehi» disse lo spilungone tenendo le mani a coppa sul vetro per cercare di sbirciare all interno «abbiamo finito molte grazie!» «prego» risposi e la tensione tornò quando accesi il motore e schiacciai con grande delicatezza l acceleratore per quanto abituata a percorrere la strada di casa ancora non riuscivo a

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ignorare i fogli sbiaditi dalla pioggia incollati a un palo del telefono o attaccati a un cartello stradale ogni volta erano uno schiaffo un meritatissimo schiaffo in faccia la mia mente fu risucchiata dal pensiero interrotto poco prima con tanta prontezza non potevo evitarlo su quella strada non se le foto del mio meccanico preferito sfilavano a intervalli regolari il mio migliore amico il mio jacob non era stato il padre di jacob a inventarsi i volantini con la scritta «ragazzo scomparso» era stato charlie mio padre a stamparli e a diffonderli in tutta la città e non soltanto a forks ma anche a port angeles sequim hoquiam aberdeen e in ogni altra cittadina della penisola olimpica aveva anche fatto in modo che la foto comparisse nella bacheca di tutte le stazioni di polizia dello stato di washington nella sua un intero pannello di sughero era stato dedicato alla ricerca di jacob pannello quasi totalmente vuoto e fonte di grande delusione e frustrazione a deludere papà non era tanto l assenza di risposte la delusione più grande veniva da billy il padre di jacob nonché il miglior amico di charlie il fatto era che billy non s impegnava molto nella ricerca del fuggitivo sedicenne e si rifiutava di affiggere i volantini a la push la riserva sulla costa in cui jacob era cresciuto billy sembrava rassegnato alla scomparsa del figlio come se non potesse farci nulla e diceva «ormai jacob è un adulto tornerà a casa se ne ha voglia» la frustrazione invece era dovuta a me perché stavo dalla parte di billy anch io mi ero rifiutata di affiggere i volantini sia io che billy sapevamo dov era jacob almeno a grandi linee e sapevamo perché nessuno avesse visto il ragazzo i manifestini mi provocarono il solito pesante groppo in gola le solite lacrime pungenti agli occhi e fui lieta che edward quel sabato fosse uscito a caccia se avesse visto come reagivo avrei trascinato giù anche lui ovviamente il sabato aveva le sue controindicazioni mentre svoltavo lentamente e con cautela nella via vidi l auto della polizia di mio padre parcheggiata sul vialetto di casa per l ennesima volta aveva saltato la battuta di pesca aveva ancora il broncio per via del matrimonio perciò era impossibile usare il telefono di casa ma dovevo chiamare parcheggiai sul marciapiede dietro la scultura del chevy e dal portaoggetti sfilai il cellulare che edward mi aveva lasciato per le emergenze composi il numero e lasciai squillare il telefono con il dito pronto a chiu-

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dere la comunicazione per non correre rischi «pronto?» rispose seth clearwater e io tirai un sospiro di sollievo ero tanto troppo codarda per parlare con leah sua sorella maggiore quando si parlava di lei l espressione «mi avrebbe staccato la testa a morsi» non era esattamente una metafora «ciao seth sono bella» «ehi ciao bella come stai?» soffoco avevo un disperato bisogno di conforto «bene» «vuoi un aggiornamento?» «mi leggi nel pensiero» «niente affatto non sono mica alice È solo che sei prevedibile» scherzò nel branco dei quileute di la push seth era l unico che non si facesse problemi a chiamare per nome i cullen oltre a scherzare su argomenti come la mia quasi onnisciente futura cognata «lo so» esitai qualche istante «come sta?» seth sospirò «come al solito non spiccica parola ma senz altro ci ascolta cerca di non pensare da umano capisci in che senso segue solo l istinto» «sai dov è adesso?» «da qualche parte nel canada del nord non so in quale provincia non bada molto ai confini» «ha dato qualche segno di » «non è intenzionato a tornare a casa bella mi dispiace» deglutii «tranquillo seth lo sapevo già ma non riesco a non sperarci» «già è così per tutti noi» «grazie che mi dai notizie seth immagino che gli altri te lo stiano facendo pesare» «non sono certo tuoi fan accaniti» confermò lui allegro «reazione idiota direi jacob ha fatto le sue scelte tu le tue neanche jake approva il loro atteggiamento ovvio sapere che chiedi di lui non lo fa saltare di gioia» restai a bocca aperta «credevo che non vi parlasse» «per quanto si sforzi non può nasconderci tutto» quindi jacob sapeva che ero preoccupata chissà se era un bene o un male se non altro sapeva che non ero sparita dall orizzonte dimenticandolo del tutto forse mi aveva ritenuta capace di farlo.

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«immagino che ci vedremo al matrimonio» dissi cacciando con sforzo quella parola fuori dai denti «sì ci verrò con la mamma È fico che ci abbiate invitati» sorrisi del suo tono entusiasta invitare i clearwater era stata un idea di edward ed ero lieta che ci avesse pensato la presenza di seth mi faceva piacere era pur sempre un tenue legame con il mio testimone assente «non sarebbe lo stesso senza di voi» «salutami edward okay?» «certamente» scossi la testa l amicizia nata fra edward e seth continuava a lasciarmi senza parole però era la dimostrazione che le cose non sarebbero dovute andare così che i vampiri e i licantropi potevano andare d accordo se decidevano di farlo e tanti saluti non tutti gradivano l idea «ah» esclamò seth salendo di un ottava con la voce «ehm è tornata leah» «oh ciao!» cadde la linea lasciai il telefono sul sedile e mi preparai mentalmente a entrare in casa dove mi aspettava charlie in quel periodo il mio povero papà era alle prese con un sacco di problemi jacob il fuggitivo era soltanto uno dei fardelli che rischiavano di spezzargli la schiena era quasi altrettanto preoccupato per me la figlia appena maggiorenne che nel giro di pochi giorni sarebbe diventata signora m incamminai lenta sotto la pioggia leggera persa nel ricordo della sera in cui gliel avevamo detto quando il rumore dell auto della polizia aveva annunciato il ritorno di charlie l anello che portavo al dito aveva iniziato improvvisamente a pesare cento chili avrei voluto infilare la mano sinistra nella tasca o sedermici sopra ma la stretta forte e fredda di edward la teneva fra di noi in bella vista «smettila di agitarti bella per favore cerca di ricordare che non sei qui per confessare un omicidio» «facile dirlo per te» sentii il suono minaccioso degli stivali di mio padre sul marciapiede la chiave sferragliò nella porta già aperta il suo rumore mi ricordò la scena dei film horror in cui la vittima si accorge di aver dimenticato di chiudere

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la serratura «calmati bella» sussurrò edward intento ad ascoltare i battiti accelerati del mio cuore la porta si chiuse sbattendo e io sobbalzai come per una scossa elettrica «ciao charlie» salutò edward del tutto a proprio agio «no!» protestai a mezza voce «che c è?» sussurrò lui «aspetta almeno che appenda la pistola!» edward ridacchiò e si passò una mano nella massa arruffata dei capelli color bronzo charlie sbucò da dietro l angolo ancora in uniforme ancora armato e cercò di non fare smorfie quando ci scorse seduti l uno accanto all altra sul divanetto da qualche tempo si era messo d impegno a farsi piacere edward ovviamente quanto gli avremmo rivelato di lì a poco stava per cancellare di colpo ogni suo sforzo «ciao ragazzi come va?» «abbiamo una cosa da dirti» rispose edward sereno «buone notizie» in un secondo l espressione di charlie passò dalla cordialità artificiosa al sospetto più fosco «buone notizie?» ringhiò guardandomi dritto negli occhi «siediti papà» alzò un sopracciglio mi fissò per cinque secondi si avvicinò a grandi passi alla poltrona reclinabile e si appollaiò sul bordo la schiena dritta come un fuso «non scaldarti papà» dissi dopo un momento di silenzio sovraccarico «È tutto okay» edward fece una smorfia un evidente obiezione alla parola «okay» probabilmente lui avrebbe utilizzato qualcosa di più simile a meraviglioso perfetto o magnifico «certo che sì bella certo che sì se tutto va così alla grande perché sei sudata fradicia?» «non sto sudando» mentii mi sottrassi al suo sguardo torvo stringendomi contro edward e istintivamente mi passai il dorso della mano destra sulla fronte per cancellare le prove «sei incinta!» esplose charlie «sei incinta vero?» benché la domanda fosse chiaramente indirizzata a me si rivolse a edward e potrei giurare di aver visto la sua mano scattare verso la pistola.

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«no certo che no!» avrei voluto dare una gomitata nelle costole a edward ma sapevo che la mossa mi sarebbe costata un livido gliel avevo detto che tutti sarebbero subito saltati a una conclusione del genere quale altra ragione poteva spingere due diciottenni sani di mente a sposarsi la sua risposta mi lasciò basita «l amore» bravo lo sguardo di charlie si fece meno torvo di solito mi si leggeva in faccia se dicevo la verità e in quel caso lui si fidò «ah scusa» «scuse accettate» calò un lungo silenzio e a un certo punto mi resi conto che entrambi si aspettavano che io dicessi qualcosa in preda al panico alzai lo sguardo verso edward non riuscivo proprio a tirare fuori le parole lui sorrise drizzò le spalle e si rivolse a mio padre «charlie mi rendo conto di aver affrontato la questione nel modo sbagliato secondo la tradizione avrei dovuto chiederlo a te per primo non voglio mancarti di rispetto ma dal momento che bella ha già detto di sì non voglio sminuire il valore della sua scelta e anziché chiederti la sua mano chiedo la tua benedizione ci sposiamo charlie la amo più di ogni cosa al mondo più della mia stessa vita e grazie a chissà quale miracolo lei mi ricambia in tutto ci darai la tua benedizione?» sembrava così sereno così calmo per un breve istante mentre ascoltavo la sicurezza assoluta che trapelava dalla sua voce ebbi un eccezionale intuizione e in un lampo capii come il mondo apparisse ai suoi occhi per lo spazio di un battito la notizia assunse un senso pieno ma poi mi accorsi dell espressione sul viso di charlie del suo sguardo fisso sull anello trattenni il fiato mentre la sua faccia cambiava colore da rosa a rosso da rosso a viola da viola a blu feci per alzarmi senza un idea precisa in testa forse volevo praticare la manovra di heimlich per accertarmi che non stesse soffocando ma edward mi strinse la mano e senza farsi sentire da charlie mormorò «aspetta un minuto» il silenzio che seguì fu molto più lungo poi a poco a poco una sfumatura dopo l altra la carnagione di charlie tornò normale arricciò le labbra e aggrottò le sopracciglia riconobbi la sua espressione di quand era assorto nei pensieri ci studiò per qualche istante interminabile mentre sentivo al mio fianco che edward si rilassava «tutto sommato non sono così sorpreso» brontolò charlie «sapevo che prima o poi avrei dovuto fare i conti con qualcosa del genere» ripresi fiato.

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«siete sicuri?» domandò lanciandomi un occhiataccia «di edward sono sicura al cento per cento» risposi senza esitare «ma perché sposarsi che fretta avete?» mi rivolse l ennesimo sguardo sospettoso la fretta nasceva dal fatto che uno schifo di giorno dopo l altro mi stavo avvicinando al mio diciannovesimo compleanno mentre edward restava sospeso nella sua perfezione di diciassettenne come ormai accadeva da più di novant anni nel mio modo di vedere le cose ciò non portava per forza al matrimonio ma sposarci era indispensabile a causa del fragile e cervellotico compromesso che io ed edward avevamo trovato pur di giungere a quel punto la mia prossima trasformazione da mortale a immortale ma non era proprio il caso di raccontarlo a charlie «andremo a dartmouth insieme quest autunno charlie» puntualizzò edward «ecco ci terrei a fare le cose per bene fa parte della mia educazione» si strinse nelle spalle non stava esagerando la moralità vecchio stampo andava forte durante la prima guerra mondiale charlie storse la bocca cercava l appiglio giusto per mettersi a discutere ma cosa poteva dire preferisco che prima viviate nel peccato era un padre aveva le mani legate «sapevo che sarebbe successo» mormorò fra sé accigliato poi all improvviso tornò perfettamente serio e composto «papà?» domandai ansiosa diedi un occhiata a edward ma non riuscii a leggere la sua espressione concentrato com era su mio padre «ah!» esplose charlie saltai sulla sedia «ah ah ah!» lo osservai incredula mentre si piegava in due per le risate tanto da tremare dalla testa ai piedi guardai edward per una spiegazione ma serrava le labbra come a trattenere una risata «okay perfetto» tossì charlie «sposatevi» e un altra scossa d ilarità lo travolse «però » «però cosa?» domandai «però devi dirlo tu a tua madre io non ne farò parola con renée è tutta tua!» e si lasciò andare ad altre risate fragorose mi fermai sorridente con la mano sulla maniglia certo all epoca la richiesta di charlie mi aveva terrorizzata il destino più crudele dirlo a renée sulla sua lista nera sposarsi da giovani veniva prima di bollire cuc-

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cioli vivi chi avrebbe mai potuto prevedere la sua reazione non io e di sicuro nemmeno charlie forse alice ma non avevo pensato a chiederglielo «ecco bella» aveva detto renée dopo avermi sentita balbettare in un rantolo le parole impossibili mamma mi sposo con edward «mi scoccia un po che tu abbia aspettato così tanto prima di dirmelo il biglietto aereo mi costerà più del previsto oh» aggiunse afflitta «pensi che phil farà in tempo a togliersi il gesso rovinerà le foto se non riesce a indossare lo smo » «fermati un secondo mamma» avevo sbottato «cosa vuol dire aspettato così tanto mi sono f-fi » sul serio non riuscivo a pronunciare la parola fidanzata «ho sistemato le cose soltanto oggi» «oggi davvero questa sì che è una sorpresa davo per scontato » «cosa davi per scontato quando l hai dato per scontato?» «be quando siete venuti a trovarmi in aprile sembrava che fosse tutto sistemato se capisci cosa intendo non è difficile leggerti dentro tesoro ma non ho detto niente perché sapevo che non sarebbe servito sei tale e quale a charlie» aveva detto con tono rassegnato «una volta che decidi con te è impossibile ragionare e ovviamente proprio come charlie non torni mai sulle tue decisioni» e a quel punto renée aveva pronunciato le ultime parole che mi sarei mai aspettata di sentire da mia madre «non stai ripetendo i miei errori bella mi sembri spaventata a morte e credo che sia perché hai paura di me» e aveva aggiunto con una risatina nervosa «della mia opinione so di aver straparlato di matrimonio e stupidità e non intendo rimangiarmi una parola ma spero che tu capisca che mi riferivo esclusivamente a me come persona tu sei diversissima anche tu fai i tuoi errori e sono sicura che nella vita ti ritroverai con la tua parte di rimorsi ma la fedeltà agli impegni non è mai stata un problema per te piccola hai molte più probabilità di farcela tu che la maggior parte dei quarantenni che conosco» un altra risata «la mia bambina di mezz età per fortuna sembra che tu abbia trovato un altra anima antica» «non sei furiosa non pensi che stia facendo un errore colossale?» «be certo mi piacerebbe che aspettassi ancora qualche anno voglio dire ti sembro così vecchia da essere una suocera non rispondere non è di me che stiamo parlando È di te sei felice?» «non lo so in questo momento sto avendo un esperienza extracorporea».

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renée ridacchiò ancora «ne sei felice bella?» «sì ma » «pensi che desidererai mai qualcun altro?» «no ma » «ma cosa?» «ma non dirai che somiglio esattamente a una qualsiasi adolescente innamorata da che mondo è mondo?» «tu non sei mai stata adolescente tesoro sai bene cos è meglio per te» e nelle ultime settimane renée si era sorprendentemente immersa nei preparativi per il matrimonio ogni giorno passava ore al telefono con esme la madre di edward nessun problema di compatibilità fra consuocere renée adorava esme ma tutto sommato dubitavo che chiunque altro avrebbe reagito diversamente alla mia adorabile quasi-suocera così ero fuori dai guai la famiglia di edward e la mia si adoperavano insieme per le nozze senza che io dovessi fare o sapere nulla neppure sforzarmi di pensarci troppo charlie naturalmente era furioso ma la cosa divertente era che non ce l aveva con me si sentiva tradito da renée era sicuro che ci sarebbe andata pesante cosa poteva fare ora che la sua minaccia definitiva dirlo a mamma si era dimostrata un fallimento totale non aveva niente in mano e lo sapeva perciò si aggirava per casa brontolando e lamentandosi di quanto non ci si dovesse fidare del prossimo «papà?» dissi mentre aprivo la porta d ingresso «sono a casa» «aspetta bells resta lì» «cosa?» domandai fermandomi all istante «dammi un secondo ahi mi hai preso alice» alice «scusa charlie» rispose la sua voce squillante «fatto male?» «sanguina» «tutto bene non ti ho bucato la pelle fidati» «che succede?» domandai ancora sulla soglia di casa «trenta secondi per favore bella» disse alice «la tua pazienza verrà ricompensata» charlie confermò con un grugnito tamburellai con il piede contando i colpi prima del trentesimo udii alice «okay bella entra pure!» muovendomi con cautela girai l angolo che mi separava dal salotto «oh» sospirai «oh papà sai che sembri proprio ».

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«un cretino?» m interruppe charlie «stavo per dire a tuo agio» charlie arrossì alice lo prese per il braccio e lo aiutò a girarsi lentamente per mostrare il suo smoking grigio pallido «diamoci un taglio alice sembro un idiota» «nessuno sembra un idiota se indossa un mio abito» «ha ragione papà stai benissimo cosa si festeggia?» alice alzò gli occhi al cielo «È l ultima prova del vestito per tutti e due» per la prima volta distolsi lo sguardo da un charlie singolarmente elegante e vidi la bianca sacca per abiti che tanto temevo stesa con cura sul divano «aaah» «torna nel tuo rifugio felice bella non ci vorrà molto» facendo un bel respiro chiusi gli occhi e arrancai sulle scale fino alla mia stanza mi spogliai e con la sola biancheria addosso allungai le braccia davanti a me «non sto per infilarti schegge di bambù sotto le unghie» mormorò alice che mi aveva seguita non le prestai attenzione ero nel mio rifugio felice nel mio rifugio felice tutto il casino del matrimonio era finito concluso già alle mie spalle rimosso e dimenticato eravamo soli soltanto io ed edward lo sfondo era confuso e in perenne cambiamento dalle nebbie della foresta si trasformava in una città coperta di nubi e poi nella notte artica perché edward voleva tenermi nascosta la meta della nostra luna di miele che doveva essere una sorpresa ma non era il dove a riempire i miei pensieri stavo con edward dopo aver rispettato dalla prima all ultima le clausole del nostro compromesso lo avevo sposato era la parte più importante inoltre avevo accettato i suoi regali esorbitanti e mi ero iscritta per futile che fosse ai corsi di dartmouth ora toccava a lui prima di trasformarmi in una vampira il più importante dei suoi obblighi doveva attenersi a un altra clausola edward si preoccupava fino all ossessione delle gioie umane alle quali stavo per rinunciare le esperienze di cui non voleva privarmi ma la maggior parte per esempio il ballo di fine anno mi apparivano sciocche ce n era soltanto una che non volevo perdermi ovviamente era l unica di cui nei suoi desideri avrei dovuto dimenticarmi del tutto.

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invece era proprio questo il punto sapevo poco di ciò che sarei diventata dopo la trasformazione avevo visto con i miei occhi i vampiri neonati e ascoltato i racconti dei miei futuri parenti riguardo ai primi giorni fuori da ogni controllo per molti anni il tratto principale della mia personalità sarebbe stata la sete ci avrei messo tanto tempo prima di tornare me stessa e anche una volta riacquistato il controllo non mi sarei mai più sentita come in questo istante umana e appassionatamente innamorata volevo godermi l esperienza completa prima di cedere il mio corpo caldo fragile zeppo di feromoni in cambio di qualcosa di bellissimo forte e sconosciuto volevo una vera luna di miele con edward e malgrado il pericolo a cui temeva di espormi lui aveva accettato di provare mi accorsi appena di alice e della carezza della seta sulla pelle per il momento non m interessava che la città intera parlasse di me non pensavo allo spettacolo del quale di lì a poco sarei stata protagonista non mi preoccupavo di inciampare nello strascico di scoppiare a ridere nel momento sbagliato di essere troppo giovane degli sguardi di tutti i presenti fissi su di me e nemmeno del posto vuoto lasciato dal mio migliore amico stavo con edward nel mio rifugio felice 2 lunga notte «già mi manchi» «non sono obbligato ad andarmene posso restare» «mmm» per qualche istante tacemmo e rimasero soltanto il battito del mio cuore il ritmo spezzato dei nostri respiri agitati e il mormorio delle labbra che si muovevano in sincrono a volte era così facile dimenticare che baciavo un vampiro non perché il suo aspetto fosse comune o umano nemmeno per un secondo riuscivo a dimenticare che fra le braccia stringevo qualcuno che era più un angelo che un uomo ma perché edward trasformava in una cosa da nulla il fatto che le sue labbra fossero sulle mie sul mio viso e sul mio collo diceva che il mio sangue ormai non era più una tentazione che il timore di perdermi aveva neutralizzato ogni brama eppure sapevo che l odore del mio sangue lo faceva ancora soffrire gli bruciava ancora la gola come se respirasse fuoco.

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