Piano Nazionale Scuola Digitale

 

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Il PNSD

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Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca www.istruzione.it #pianoscuoladigitale

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SCUOLA facciamo crescere il paese la buona

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CHE COSA RAPPRESENTA QUESTO DOCUMENTO DA DOVE PARTIAMO 2.1 La Storia del PNSD e dei suoi investimenti 2.2 Lo stato della scuola digitale in Italia, in sintesi 2.3 La Buona Scuola digitale esiste già INDICE DOVE VOGLIAMO ARRIVARE E PERCHÉ COME ARRIVARCI: gli ambiti 4.1 Strumenti 4.2 Competenze e Contenuti 4.3 Formazione 4.4 Accompagnare la scuola nella sfida dell’innovazione RISORSE QUANDO SUCCEDE ELENCO DELLE AZIONI

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CHE COSA RAPPRESENTA QUESTO DOCUMENTO 5

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Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale. È un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione, vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale. 6

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NON È IL LIBRO DEI DESIDERI Questo Piano ha valenza pluriennale e indirizza concretamente l’attività di tutta l’Amministrazione, con azioni già finanziate che saranno prese in carico dalle singole Direzioni del Ministero per l’attuazione; contribuisce a “catalizzare” l’impiego di più fonti di risorse a favore dell’innovazione digitale, a partire dalle risorse dei Fondi Strutturali Europei (PON Istruzione 2014-2020) e dai fondi della legge 107/2015 (La Buona Scuola). UN PIANO CHE GENERA OPPORTUNITÀ ISTITUZIONALI DIFFUSE Il Piano genera spontaneamente connessioni e margini di collaborazione tra le risorse e le progettualità impegnate e condotte dal MIUR e quelle di altri Ministeri e altri uffici governativi, di Regioni ed enti locali. PER TUTTO IL PAESE A fronte di una lettura critica e razionale del percorso condotto finora dal Ministero e del patrimonio di esperienze della scuola italiana, il Piano, attraverso i suoi indirizzi e investimenti, intende produrre un impatto percepibile in tutto il Paese, da Nord a Sud, in città e in provincia. UN PIANO PER L’EDUCAZIONE NELL’ERA DIGITALE Parlare solo di digitalizzazione, nonostante certi ritardi, non è più sufficiente. Perchè rischierebbe di concentrare i nostri sforzi sulla dimensione tecnologica invece che su quella epistemologica e culturale. Questo Piano non è un semplice dispiegamento di tecnologia: nessun passaggio educativo può infatti prescindere da un’interazione intensiva docentediscente e la tecnologia non può distrarsi da questo fondamentale “rapporto umano”. L’OCSE lo ha ricordato recentemente. Questo Piano risponde alla chiamata per la costruzione di una visione di Educazione nell’era digitale, attraverso un processo che, per la scuola, sia correlato alle sfide che la società tutta affronta nell’interpretare e sostenere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (life-long) e in tutti contesti della vita, formali e non formali (life-wide). Questo ci è confermato dalla High Level Conference della Commissione Europea del Dicembre 2014, da diverse pubblicazioni del Centre for Educational Research and Innovation dell’OCSE, dal New Vision for Education Report del World Economic Forum, e da ricerche come “L’Educazione per il 21mo secolo” del think tank Ambrosetti. 7

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UN’AZIONE CULTURALE E DI SISTEMA Cosa intendiamo per educazione nell’era digitale sarà chiarito, a partire dal Capitolo 3, dall’organizzazione stessa di questo documento. Ma si tratta prima di tutto di un’azione culturale, che parte da un’idea rinnovata di scuola, intesa come spazio aperto per l’apprendimento e non unicamente luogo fisico, e come piattaforma che metta gli studenti nelle condizioni di sviluppare le competenze per la vita. In questo paradigma, le tecnologie diventano abilitanti, quotidiane, ordinarie, al servizio dell’attività scolastica, in primis le attività orientate alla formazione e all’apprendimento, ma anche l’amministrazione, contaminando - e di fatto ricongiungendoli - tutti gli ambienti della scuola: classi, ambienti comuni, spazi laboratoriali, spazi individuali e spazi informali. Con ricadute estese al territorio. Gli obiettivi non cambiano, sono quelli del sistema educativo: le competenze degli studenti, i loro apprendimenti, i loro risultati, e l’impatto che avranno nella società come individui, cittadini e professionisti. Questi obiettivi saranno aggiornati nei contenuti e nei modi, per rispondere alle sfide di un mondo che cambia rapidamente, che richiede sempre di più agilità mentale, 8 competenze trasversali e un ruolo attivo dei giovani. Per questo servirà - e qui vi è l’investimento culturale e umano più grande - che tutto il personale scolastico, non solo i docenti, si metta in gioco, e sia sostenuto, per abbracciare le necessarie sfide dell’innovazione: sfide metodologico-didattiche, per i docenti, e sfide organizzative, per i dirigenti scolastici e il personale amministrativo. Gli strumenti per vincerle, e quanto meno accompagnarne il percorso, sono contenuti in questo Piano, e probabilmente non si esauriranno con esso. UN’ALLEANZA PER L’INNOVAZIONE DELLA SCUOLA Il Piano è, attraverso le sue azioni, una richiesta di sforzo collettivo. Non solo a tutti coloro che già realizzano ogni giorno una scuola più innovativa, orientata al futuro e aderente alle esigenze degli studenti. Ma anche a tutti quei mondi che, avvicinati dalle sfide che essa vive - didattiche, organizzative, di apprendimento e di miglioramento - costruiscono o intendono costruire con la scuola esperienze importanti. Lavoreremo perchè a margine di questo documento e della sua immediata traduzione in

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azioni concrete, nasca uno “Stakeholder Club per la scuola digitale”, un partenariato permanente che renda la nostra scuola capace di sostenere il cambiamento e l’innovazione. La scuola è, potenzialmente, il più grande generatore di domanda di innovazione, e quindi di digitale, ed è anche in quest’ottica che deve essere letto questo Piano. Siamo consapevoli che dire tutto ciò allarghi non di poco il raggio d’azione e, con esso, i fabbisogni e le aspettative del Paese, ma troviamo fondamentale ragionare d’insieme. Del resto, la “scuola digitale” non è un’altra scuola. È più concretamente la sfida dell’innovazione della scuola. Allo stesso tempo, dobbiamo collocarci sulle giuste traiettorie di innovazione, per utilizzare meglio le risorse disponibili, per attrarne di nuove, e per non fare errori di scelta che potremmo pagare negli anni. E infine, per dare ai nostri studenti le chiavi di lettura del futuro. Per scrivere tutti insieme una “via italiana” alla scuola digitale. 9

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DA DOVE PARTIAMO 11

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Nel 2007 si è discusso per la prima volta di un Piano Nazionale per la Scuola Digitale che aveva l’obiettivo principale di modificare gli ambienti di apprendimento e promuovere l’innovazione digitale nella Scuola. La Storia del PNSD e dei suoi investimenti COSA È STATO FATTO DAL 2008 AL 2012? Azione LIM Promossa per la prima volta nel 2008, prevedeva la diffusione capillare della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) nella didattica in classe. La LIM era vista come un oggetto dalle sembianze simili alla lavagna di ardesia che doveva entrare nelle classi, senza stravolgerle e consentendo una graduale familiarizzazione dei docenti con le tecnologie. Con questa azione sono state assegnate 35.114 LIM grazie ad uno stanziamento complessivo di 93.354.571 euro, di cui 80.937.600 euro per l’acquisto di LIM e 12.416.971 euro per la formazione di 72.357 docenti all’uso sia tecnico che didattico delle LIM stesse. Azione Cl@ssi 2.0 Caratterizzata dallo slogan “non più la classe in laboratorio, ma il laboratorio in classe” aveva l’obiettivo di stimolare l’ideazione e la realizzazione di ambienti di apprendimento innovativi. Il progetto ha riguardato, dal 2009 e nei 3 anni successivi, 416 classi di ogni ordine e grado, per un finanziamento complessivo di euro 8.580.000 per l’acquisto delle dotazioni 12

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tecnologiche e di euro 1.944.857 per supporto e formazione. Azione Scuol@ 2.0 Avviata nel 2011 con uno stanziamento di euro 4.500.000 ha consentito a 14 istituti scolastici di percorrere una linea di innovazione molto avanzata, attraverso strategie che coniugassero l’innovazione nella programmazione didattica con nuovi modelli di organizzazione delle risorse umane ed infrastrutturali dell’istituzione scolastica. Azione Editoria digitale scolastica Avviata nel 2010 e finalizzata alla produzione di contenuti digitali in 20 istituti scolastici, ripartiti tra i vari ordini e gradi di scuola con un finanziamento di circa 4.400.000 euro. Accordi MIUR – Regioni Per accompagnare il processo di innovazione digitale in maniera più capillare sul territorio sono nati gli accordi MIUR – Regioni, in grado di garantire una maggiore sinergia e collaborazione tra il livello centrale e quello regionale. Tali accordi, sottoscritti il 18 settembre 2012 per investimenti ulteriori di 33 milioni di euro, hanno consentito di assegnare ulteriori 1.931 LIM, formare 905 Cl@ssi 2.0 e 23 Scuole 2.0. Azione Centri Scolastici Digitali (CSD) Nata per soddisfare esigenze di scuole situate in territori particolarmente disagiati dal punto di vista geografico (decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179), ha permesso di attivare 45 iniziative di sostegno a scuole situate nelle piccole isole o nelle zone montane, dotandole di infrastrutture tecnologiche e collegandole a scuole in centri urbani. In sintesi, la strategia degli investimenti 20082012 ha inteso portare il digitale in classe per rivolgersi a un numero elevato di studenti, indipendentemente dalle discipline trattate. 13

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COSA È STATO FATTO NEGLI ANNI 2013 E 2014? Azione wi-fi L’articolo 11 del decreto-legge n. 104 del 2013 ha stanziato 15 milioni di euro per la connettività wireless nelle scuole. In particolare, sono stati stanziati 5 milioni di euro per il 2013 e 10 milioni di euro per il 2014 che hanno consentito di finanziare complessivamente 1.554 progetti (avviso Miur n. 2800 del 12 novembre 2013). Azione Poli Formativi Sono state individuate alcune istituzioni scolastiche (c.d. Poli formativi) per l’organizzazione e la gestione di corsi di formazione sul digitale rivolti ai docenti. Nello specifico, a seguito di apposito avviso pubblico le scuole interessate (sia come singole che organizzate in rete) sono state invitate a presentare i propri progetti formativi, rispetto ai quali quelli migliori sono stati selezionati per svolgere il ruolo di c.d. Poli formativi e, pertanto, hanno avuto il compito di organizzare e gestire la formazione dei docenti così come descritta nel progetto selezionato. Per le attività di formazione i Poli formativi si avvalgono di docenti competenti in materia individuati sulla base di elenchi provinciali (selezione del 2013) o regionali (selezione del 2014) predisposti dai rispettivi Uffici scolastici regionali a seguito della presentazione di candidature volontarie da parte di docenti interessati. Si tratta, infatti, di un’attività di formazione tra pari. Per il funzionamento dei poli formativi, sono stati stanziati 600.000 euro per l’anno 2013 (decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 11 ottobre 2013, n. 821) che hanno consentito la creazione di 38 poli formativi interprovinciali e 1 milione di euro per l’anno 2014 (decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 2 ottobre 2014, n, 762, in attuazione dell’articolo 16, comma 1, lett. f) del decreto-legge n. 104 del 2013), che 14 ha consentito la costituzione di 18 poli formativi regionali. Sono state registrate 25.056 richieste da parte di docenti, mentre, si sono autocandidati quali formatori 2.473 tutor, scelti tra docenti di ogni ordine e grado. Il processo di digitalizzazione si è sviluppato anche attraverso risorse stanziate a livello europeo con la Programmazione operativa nazionale (PON Istruzione) 2007-2013 che ha coinvolto tuttavia le sole quattro regioni obiettivo convergenza (Campania, Calabria, Sicilia, Puglia).

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PON ISTRUZIONE 2007-2013 Investimenti per gli ambienti digitali nelle scuole: N. scuole coinvolte 3.600 Numero progetti realizzati 14.983 Importo investito € 494.000.000,00 Investimenti sulla formazione del personale docente sulle nuove tecnologie: Importo ammesso a finanziamento Progetti realizzati Scuole raggiunte (media per anno) 495 Docenti coinvolti D) Accrescere la diffusione, l’accesso e l’uso dell’informazione nella scuola D.1 - interventi formativi rivolti ai docenti e al personale della scuola, sulle nuove tecnologie della comunicazione; D.4 – iniziative per lo sviluppo della società dell’informazione attraverso i centri polifunzionali di servizio; D.5 - Progetti Nazionali TOTALE 45.628.737,81 5.557 128.618 5.483.532,00 218 495 15.078 7.072.776,84 8 495 147 58.185.046,65 5.803 495 143.843 Nel corso della programmazione 2007-2013, sono stati promossi progetti Didatec Base e Avanzato e le scuole coinvolte come sede/presidio di corsi sono state circa 480. DIDATEC BASE DOCENTI FORMATI COSTO DEL PROGETTO 2.700 1.260.000,00 DIDATEC AVANZATO 3.800 1.300.000.00 Per i progetti Didatec Base ed Avanzato sono state prodotte 20 unità didattiche: 15 materiali dedicati alla scuola dell’infanzia sull’uso delle tecnologie per la didattica e all’educazione ai media digitali, più 5 materiali di documentazione di esperienze relative al coding. 15

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