Il Martino n.14 anno 1

 

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quindicinale di informazione

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17 Agosto 2015 - n. 14 anno 1 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste “LA ROSA BLU” PROGETTO PILOTA A EXPO 2015 2€ LA MALATTIA DEL XXI SECOLO di Maria Giulia Mecozzi A detta degli esperti, la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) nota anche come Sindrome » continua, Pag. 7 da Ipersensibilità multipla, ha tutti i numeri per diventare la malattia del XXI secolo. » continua, Pag. 11 TRANSIBERIANA D’ABRUZZO: BOOM DI PRENOTAZIONI di Ilenia Laurenzi non è affatto mutato è il ritardo che questi portano, atavico e radicato . La realizzazione di nuove reti ferroviarie, adatte ai nuovi treni, hanno fatto sì che tanti percorsi venissero, man mano , abbandonati cosi’ come le “vecchie” strade ferrate che attraversavano, fino a 50 anni fa, paesi lontani e sperduti, L’alta velocità, e un mutato montagne e colline . modo di viaggiare, hanno trasformato in maniera radi- Negli ultimi anni, grazie anche cale gli spostamenti in treno. all’apporto della Fondazione ferQuello che ,invece, malgrado rovie dello Stato, si è cercato di l’alta tecnologia e il progresso, ridare nuova vita alle vecchie C’era una volta un modo di viaggiare in cui la lentezza era la regola, in cui i treni percorrevano l’intero stivale, tra sbuffi di fumo e un dolce dondolìo, e sfilavano davanti agli occhi dei viaggiatori paesaggi, armenti, pastori e realtà- lette o immaginate solo sui libri. ALESSANDRA BUCCI di Noris Cretone » continua, Pag. 10 MALATTIA DEL XXI SECOLO......11 “DONNE” DI INDICE PREVENZIONE........................ 2 LAMENTO?............................... 3 MIGRANTI................................ 3 VILLA FRANCHI A/TRAVERSO. 4-5 “DONNE” DI A. BUCCI...........8-9 TRANSIBERIANA D’ABRUZZO.. 10 MARTINSICURO A EXPO..............7 PESCA ECO-SOSTENIBILE.......6 LA POESIA DI ALE....................13 MART. CALCIO....................14-15 DOLORES, GIULIA, Livia, Ottavia, Irma, Carmen ed Emma, sette donne, sette storie legate, le une alle altre, da un sottile filo. Sette come i giorni della creazione e della.. » continua, Pag. 8-9

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2 PREVENZIONE E PREVISIONE   Etciù! Salute di Redazione terra per almeno 10-15 minuti. Se puoi, tira su i piedi. Reidratati. Bevi molti liquidi, specialmente se il tuo corpo ha perso acqua perché hai sudato o ti trovi in un ambiente caldo. La temperatura può essere una causa dello svenimento. Mangia qualcosa di salato. I cibi salati alzano la pressione, per questo i dottori consigliano a chi ha avuto uno svenimento di assumere cibi o bevande salate (come i cracker, le olive, o le bevande per sportivi) Se sei a rischio di pressione alta, parla con il tuo medico prima di aumentare la tua dose giornaliera di sale. Muoviti lentamente. Prenditi un giorno di vacanza. Non saltare in piedi e non fare cose stancanti fino a che non ti senti a posto al 100%. Mangia quello che puoi, bevi molti liquidi e riposati. Se i sintomi continuano, chiama il 118. Uno svenimento dovrebbe durare pochi secondi, al massimo un minuto. Se resti svenuto più a lungo, devi essere portato in ospedale. CONSIGLIO: SE TROVI un pavimento freddo, come quello di un bagno o di una cucina, togliti la maglietta e stai disteso con la schiena nuda. Il caldo potrebbe essere la causa dello svenimento. Uno svenimento può fare molta paura, specialmente se non sai cosa ti succede né come comportarti. Ecco come agire per te (o per qualcun altro) se ti capiterà in futuro. Fai attenzione ai sintomi: vedi buio, ti gira la testa e percepisci suoni come ovattati. Stenditi. Il pericolo dello svenimenti è nella caduta, metti i piedi su un cuscino, in modo che siano più in alto del cuore. Questo riporta il flusso del sangue al cuore e quindi al cervello. Se ti è possibile, avverti qualcuno che stai per perdere conoscenza. A volte svenire può essere pericoloso, meglio cercare aiuto prima di andare sotto. Se stai per svenire e sei in piedi, ma non c’è nessuno che ti possa sorreggere, avvicinati a un muro. Scivolare lungo un muro è molto meglio che cadere di faccia. Se sei su una scalinata, avvicinati al corrimano interno, quello più vicino al muro per capirci. Aggrappati al corrimano e segui la sua direzione. Quando cadrai, ti sposterai di poco. Quando è passato Se sei solo, fai un bel respiro. Controlla se hai delle ferite, ma non ti alzare subito. Stai a Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MIGRANTI: “PERCHÉ NON LI ACCOGLI A CASA TUA?” di Federica Bucci LAMENTO? di Marco Capriotti   3 Sembra lo sport preferito del momento, il lamento, il “mi lagno”. Anche il sottoscritto ha avuto in questo periodo un po’ di disavventure. Il bollo auto pagato regolarmente che non risulta pagato ( dove sono andati i miei soldi???), problemi con la compagnia telefonica per il telefono fisso( sto ancora aspettando il tecnico…). Altri disguidi fortunatamente, grazie a persone competenti, risolti. Già a marzo abbiamo raccontato il disagio di rimanere senza acqua nelle nostre case e nelle nostre attività commerciali. Niente doccia, niente caloriferi, una situazione paradossale, quando fa troppo freddo e piove e quando fa troppo caldo. Il problema riguarda sempre noi residenti e purtroppo colpisce anche i nostri amici villeggianti. E’ giusto lamentarsi ma ritengo importante ricordare sempre che scegliamo noi chi ci ha amministrato e chi ci amministra. Fortunatamente ci sono anche delle realtà che “sorridono” nel nostro territorio, come leggerete anche su questo numero de “Il Martino” e annuncio, per la gioia dell’editore che si trova in vacanza, delle simpatiche iniziative che in modalità “on line” e in quella cartacea ci riguarderanno nei prossimi mesi. Volevo pubblicamente ringraziare tutti quelli che in questi mesi hanno collaborato con articoli e interventi al nostro periodico. Un lavoro che coinvolge numerose persone e che ci rende contenti e felici di aver iniziato qualche tempo fa questa avventura. Troppo spesso nel nostro paese ha detto “io non sono razzista, per me si devono accogliere l’arrivo di migranti e rifugiati è tutti, ma perché proprio qui? Io ho fatto un mutuo per comprare percepito come una vera e pro - l’appartamento.” pria invasione. Frasi che lasciano interdetti e senza parole. Frasi come “aiutiamoli a casa Ma la frase che risulta più utilizzata da coloro che quando vedono loro”, oppure la variante xeno - “nero” sono peggio dei tori che vedono “rosso” è la seguente: foba “restino a casa loro”, o “perché non li porti a casa tua questi profughi?”. ancora “i rifugiati li accogliamo Vorrei, con queste due righe, rispondere al meglio a questa ma i clandestini devono essere domanda fatidica. respinti”, oltre ad essere un minestrone di luoghi comuni è E’ necessario che la risposta sia argomentata il meglio possibile anche lo squallido bagaglio di perché chi fa la domanda (alquanto stupida) è spesso convinto argomenti che molti politici uti- di aver fatto la “domanda del secolo”, di aver detto una cosa lizzano al solo scopo di attrarre furbissima, insomma di aver messo all’angolo l’interlocutore, consensi (o, più banalmente, per quasi sempre definito “buonista” o addirittura “finto buonista”, che prendere più voti!). sicuramente non saprà cosa rispondere. Conseguenza di quest’atteg giamento irresponsabile dei politici “acchiappavoti” sono poi episodi come quello accaduto alcuni giorni or sono a Quinto di Treviso dove alcuni residenti di un quartiere “bene”, temendo che i loro appartamenti perdessero di valore per la presenza di poche decine di immigrati, hanno inscenato proteste sfociate in veri e propri atti di violenza, come incendiare tutte le suppellettili degli appartamenti dati in uso temporaneo ai migranti. Il comportamento migliore a dire il vero, quando si ascoltano simili frasi, sarebbe quello di non rispondere; vuoi per fastidio nei confronti della sciocchezza aggressiva di chi fa la domanda, vuoi per rispetto di se stessi, vuoi perché chi fa la domanda di solito neanche la vuole una risposta, vuole solo sentirsi molto in gamba e guardarsi intorno fiero con l’aria di “hai visto che j’ho detto?”. Ma diamola una risposta. “Non li prendo a casa mia perché casa mia non è un rifugio adeguato per queste persone, che hanno bisogno di strutture organizzate e in grado di fronteggiare le loro necessità (salute, prosecuzione del viaggio, integrazione etc etc).” Se incontriamo un malato lo portiamo a casa nostra? E un senzatetto? O chi ha perso la casa a causa di qualche disastro naturale? No, non li portiamo a casa nostra, ma li portiamo in centri speSe ci fate caso, alle doman - cializzati –ospedali, centri di accoglienza- che noi cittadini conde dei giornalisti sul perché tribuiamo a costruire tramite il pagamento di tasse. di quest’atteggiamento ostile, coloro che protestano utilizza- Lo stesso vale per queste persone, e siamo noi italiani a dover no come premessa alla rispo - pretendere che uno stato civile crei centri adeguati per garantire sta la solita frase ”io non sono loro una vita dignitosa, in nome di quell’ideale di humanitas tanto razzista, ma…”, che è la frase caro ai nostri antenati latini, che noi spesso sembriamo aver più razzista che ci possa essere. dimenticato. Mi è capitato di ascoltare alcune di queste interviste, la migliore risposta è stata quella di una © RIPRODUZIONE RISERVATA signora di Quinto di Treviso che © RIPRODUZIONE RISERVATA

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4   ARTE E TERRITORIO di Ilenia Laurenzi Le regate tra imbarcazioni a remi si possono “Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’ apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare. »  (Keith Haring) Queste le parole del pittore e writer statunitense Keith Haring che, ai musei, preferiva “esporre” le sue opere sui muri delle città, sotto le metropolitane, a disposizione di tutti coloro che avessero voglia, curiosità e sensibilità per avvicinarsi ad un mondo, quello dell’arte, per troppo tempo considerato appannaggio di pochi, di un èlite circoscritta , di sicuro non “materia di universale fruibilità”. I tempi sono cambiati, il concetto di “arte” si è fatto sempre piu’ cosmopolita, arricchendosi di contaminazioni, avvicinandosi al vasto pubblico, valicando i luoghi in cui era stato destinato e aprendosi ad ogni interpretazione. Ma, soprattutto, instaurando una stretta connessione con lo spazio, con i luoghi in cui veniva ospitata e, talora, in cui veniva ideata: partendo da questo presupposto, un gruppo di giovani ha tentato, riuscendoci, di coniugare l’esigenza e il desiderio di “fare arte” con il proprio territorio di appartenenza. Attraverso la riscoperta del genius loci, lo spirito del luogo, si è andati alla ricerca del “senso” originario di un territorio, sempre piu’ smarrito a causa della frenesia del quotidiano, della repentina mutevolezza delle cose, della concezione di “uso e consumo” che si è insediata irrimediabilmente nelle abitudini di ognuno. E’ stata questa riflessione che ha spinto Valeria, una delle organizzatrici dell’evento “A/traverso Villa Franchi” , a progettare la sua tesi di laurea, prima ed, in seguito, un’associazione culturale con il medesimo nome , formata da giovani artisti locali e non. Il passo successivo è stata la creazione e la realizzazione di un evento vero e proprio in cui, i locali dello storico edificio truentino, venivano eccezionalmente aperti al pubblico, per ospitare opere, allestimenti e performances. © RIPRODUZIONE RISERVATA In occasione del vernissage, noi del Martino abbiamo incontrato Valeria Iezzi, laureanda in scenografia presso l’Accademia di belle Arti di Urbino, presidentessa dell’Associazione e portavoce dei ragazzi del collettivo che ci ha raccontato di questo ambizioso progetto. “ L’Associazione “A/traverso” è il risultato di un collettivo di artisti locali e non, che hanno ideato un progetto denominato “A/traverso Villa Franchi”. L’idea era quella di realizzare una “residenza d’artista”, attraverso la riqualificazione di un luogo per mezzo di opere d’arte. Come è noto, Villa Franchi è uno degli edifici storici di Villa Rosa, quello che, addirittura dà il nome alla frazione truentina, ed è stato l’immobile che meglio corrispondeva alle caratteristiche storico\ culturali dello spazio espositivo che stavamo cercando. Villa Franchi presenta, al suo interno, stili architettonici diversi, che spaziano dall’Art Noveau al Bauhaus e, proprio per questa sua peculiarità, è perfetta ad ospitare eventi culturali e artistici. Inoltre, l’idea originaria era quella di ridonare all’edificio il suo ruolo rappresentativo e simbolico che ha assunto, nel tempo, nel paese, tornando a relazionarsi con l’ambiente cittadino anche, e soprattutto, come spazio espositivo di idee e progetti. Grazie al signor Di Nicola, della ditta “Globo”, che ci ha messo a disposizione l’intero immobile, siamo riusciti a creare questo evento ma, soprattutto, a realizzare una forma d’arte particolare, denominata “Site specific”, ovvero una forma d’arte che viene creata e sviluppata specificatamente per quel determinato luogo e per nessun altro. Perché, in questo modo, le opere d’arte stringono una relazione profonda con il luogo in cui vengono ospitate, avviene una connessione tra la residenza storica con il territorio che la ospita. In questo senso, lo spirito del luogo viene riascoltato nei termini in cui l’artista sviluppa, con il suo estro e il suo modo di proporsi, due ambiti celati in questo territorio: nello specifico, quello del luogo eclissato dal suo contesto urbano ( Villa Fran-

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VILLA FRANCHI OSPITA LE OPERE DEL COLLETTIVO “A/TRAVERSO” chi, in questo senso) e anche l’aspetto artistico, che non sempre viene riconosciuto. Questi due aspetti convergono in questo progetto al fine di sviluppare quella che è la nostra passione: l’arte nelle sue molteplici forme. Molteplici perché questo è un progetto trasversale e attraversa vari ambiti quali fotografico, multimediale, installativo, performativo. Il collettivo, con quest’iniziativa, intende promuovere un qualcosa di ampio respiro, in collaborazione con il comune di Martinsicuro, al fine di costituire un eventuale richiamo turistico estivo”. Quali saranno gli artisti che esporranno? “Innanzitutto i curatori della mostra, Valeria Iezzi, Giorgio Di Tullio ed Elisa Lupi . E poi Alessandro Giovannetti, Ambra Lorito, Anthony Di Furia, Claudio Romano, Elisa Crostella, Flavio Sciolè, Guido Ballatori, Gessica Pelucchini, Marika Ricchi, Nicolo’ Lorenzi, Noa Pane, Stefano Boffi , Valentina Sammaciccia. Questi artisti sono professionisti, semiprofessionisti, e provengono sia dall’Accademia di Belle Arti ma sono anche free lance”. Iniziative di questo genere sono destinate a rimanere eventi “di nicchia”? C’è la possibilità che riescano a raggiungere una fruizione piu’ vasta? “Io penso di sì. Questa è un’operazione senza volontà di definizione. Posso definirla positiva perché, penso, possa lasciare un segno e, allo stesso modo, un’operazione negativa perché il rischio di fraintendimento o svilimento è alto. Allo stesso modo, però, vogliamo sdoganare il concetto secondo il quale un territorio periferico non è adatto ad iniziative di questo genere. Siamo stati appoggiati da molte persone e questo ci incoraggia ad andare avanti nel nostro percorso. Vogliamo ricordare che l’esposizione resterà aperta fino al 13 agosto”.   5

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6   PER UNA PESCA ECO-SOSTENIBILE di Maria Giulia Mecozzi Ad oggi sono 5 gli anni che ci separano da quando fu istituita l’Area Marina Protetta (AMP) del Cerrano e per quanto riguarda la possibilità di pescarvi all’interno sembrava essersi formato un clima ideale tra le parti e che la strada fosse tutta in discesa. Almeno così pensava il Co.Ge. Vo. Abruzzo ed il suo Presidente Giovanni Di Mattia, che da anni si batte per una pesca ecosostenibile ed eco-compatibile all’interno dell’AMP. In tal proposito dice: “Nonostante negli anni, siamo stati danneggiati notevolmente dalla perdita di 7 Km di costa su 60 Km, il Co.Ge. Vo. non ha mai detto No tout court all’Area Maria Protetta del Cerrano. Infatti, in questo periodo abbiamo cercato di percorrere tutte le strade possibili per trovare una soluzione al bilanciamento degli interessi coinvolti: quello ambientale e quello della tutela del lavoro”. Il Co.Ge.Vo. Abruzzo in questi anni infatti, ha sempre chiesto con forza la possibilità di condividere quell’area, visto che alle attività di piccola pesca di Silvi e Pineto è consentito pescarvi all’interno. Dopo le proposte naufragate del 2010, nella quale si chiedeva l’apertura di una zona D che consentisse la pesca della vongola, e 2013 che proponeva una riperimetrazione del parco con un restringimento di 1,5 Km a Nord e 1,5 Km a Sud; il Co.Ge. Vo. Abruzzo in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico, nel 2014 ha coraggiosamente avanzato una nuova richiesta che sembrava aver messo d’accordo tutti. Essa chiedeva la possibilità di pescare all’interno dell’AMP aprendo la zona ad un numero limitato di imbarcazioni, solo nel periodo invernale ed utilizzando esclusivamente un nuovo tipo di draga senza turbosoffianti; dunque eco-sostenibile ed a minor impatto ambientale. Ad oggi, come precisa il Presidente Di Mattia “l’unica cosa di concerto che abbiamo ottenuto è la delibera N° 148/C della Giunta Regionale precedente, che annullava il parere Regionale sullo schema di regolamento di disciplina sulle attività consentite all’interno dell’AMP (2005) perché illegittimo”. La richiesta da parte del Co.Ge.Vo. è stata sempre finalizzata ad una condivisione della AMP assieme alla piccola pesca, albergatori, balneatori e i Comuni di Silvi e Pineto. Eppure nonostante gli anni la pesca della vongola è stata sempre esclusa da questa possibilità. Ovvio dunque chiedersi: “Come mai le attività svolte dagli altri operatori - dice Di Mattia - sono compatibili con l’AMP mentre le nostre no? Perché, nonostante gli studi fatti assieme allo zooprofilattico per costruire un nuovo attrezzo artigianale eco-compatibile, che consenta la pesca della vongola in quell’area, ancora tutti sono pronti a puntare il dito contro di Noi ed a riservarci risposte negative?”. Ora, si attende l’esito della riformulazione e preso atto dell’impegno dell’Assessore Regionale Dino Pepe, il presidente del Co.Ge.Vo. Abruzzo, è sicuro che “questa vicenda non potrà concludersi con un nulla di fatto, perché in mancanza di risposte alle nostre richieste, saremo pronti a combattere come leoni fino all’ultimo respiro, pur di salvare le nostre imprese e le nostre famiglie”. E continua: “Tengo a precisare che i primi ambientalisti siamo Noi. Siamo noi i primi a voler difendere il territorio, l’ambiente e il mare, tutelando la risorsa. Non è vero - dice il Presidente - che il pescatore è mosso solo dal bieco interesse mercantile e la tutela dell’ambiente non si attua esclusivamente mummificandolo ma armonizzandolo con tutte le attività umane in maniera saggia ed ecocompatibile”. Inoltre, è con orgoglio che vogliamo ricordare, come fa anche il Presidente di Mattia, che il Co.Ge.Vo. Abruzzo è l’unico consorzio in Italia che pratica la raccolta differenziata in mare proprio perché, precisa Di Mattia, “tale pratica risulta essere un primo passo importante verso una possibile conversione o meglio un connubio tra pesca e difesa dell’ambiente”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Bellezza Etica ed eccellenze: presentato all’ EXPO, Milano2015, il Progetto pilota “La Rosa Blu”   7 di Marco Capriotti Grande successo all’EXPO, Milano 2015, per la presentazione del Progetto per la realizzazione di uno stabilimento balneare pilota “Adriatico Handisport 2000”, portato avanti dell’Associazione Anffas Onlus di Martinsicuro (TE), che va concretizzandosi proprio in questi giorni e che verrà ufficialmente inaugurato il 19 agosto. La presentazione del Progetto si è svolta nell’ambito dell’incontro “Bellezza Etica”, tenutasi mercoledì 5 agosto all’interno dello spazio ME and WE – Women for Expo, in occasione della settimana dedicata alla presenza dell’Orto della Bellezza Italiana. L’incontro ha visto la partecipazione di illustri esponenti del mondo attivo femminile appositamente coinvolti dall’artista topylabrys, intervenuti riguardo le tematiche suggerite dall’Orto della Bellezza Italiana esprimendo il proprio punto di vista sulla “Bellezza Etica”. Tutte “donne di carattere”, capaci di influenzare positivamente la ricerca e la sperimentazione artistica di topylabrys e del Movimento “Arte da mangiare-mangiare Arte”. Hanno illustrato il Progetto per uno stabilimento balneare pilota la Prof.ssa Danila Corsi, Presi- dente di Anffas Onlus Martinsicuro, e la Dott.ssa Marta Viola, autrice di un racconto fotografico dell’iter di costruzione della struttura. Entrambe sono state coinvolte dall’artista Monica Scardecchia, che ha così voluto rispondere all’invito, da parte del Direttore Artistico di “Arte da mangiare-mangiare Arte”, Ornella Piluso, ad operare un confronto sul tema “Bellezza Etica” e sul ruolo dell’Arte come “ambasciatrice” di valori etici e sociali, nel segno della tradizione dell’Associazione e Movimento “Arte da mangiare-mangiare Arte” che da 20 anni promuove progetti fra Arte e Alimentazione per nutrire prima di tutto il Pensiero e la Sensibilità. Nello specifico il Progetto prevede la realizzazione dello stabilimento balneare “La Rosa Blu”, una struttura ad elevata accessibilità, nella quale è stato predisposto l’abbattimento di ogni tipo di barriera: architettonica, visiva e sociale. “La struttura non ha barriere architettoniche e visive, apposite passerelle consentono l’accesso al litorale e, intorno agli ombrelloni utilizzati da persone su sedie a ruote, ci sono apposite piazzole. L’accesso in acqua è reso possibile dall’utilizzo di speciali sedie a ruote in alluminio che si spostano facilmente sulla sabbia e sono utilizzabili anche nell’acqua”, spiega la prof.ssa Danila Corsi, Presidente di Anffas Onlus Martinsicuro. Inoltre, “ Nella struttura è presente personale che interviene in aiuto delle persone con disabilità, e delle loro famiglie, per rendere serena la permanenza sulla spiaggia.” La struttura sarà aperta a tutti e prevede un programma di inclusione lavorativa di giovani persone con disabilità che hanno competenze nel campo dell’accoglienza turistica e della ristorazione. Si tratta di un unicum nell’intero bacino adriatico, sia sul versante italiano che sul versante balcanico, un’eccellenza tutta made in Abruzzo, fortemente voluta grazie alla caparbietà dell’Associazione Anffas Onlus di Martinsicuro e che non ha avuto vita facile, dal momento che l’iter per la realizzazione è stato intrapreso a partire dal 2000 ed ha subito non poche battute d’arresto dovute a problematiche di diverso ordine. Ma ciò che veramente conta sono i risultati. Ed il grande risultato sta per arrivare: uno stabilimento balneare accessibile a tutti, dalle persone con disabilità, ai loro familiari, passan- do per i loro accompagnatori e all’interno del quale anche chi ha “abilità diverse” potrà esprimerle in una attività lavorativa e sentirsi gratificato. Perché, in fondo, anche il mondo della disabilità esprime profonda bellezza, che è la bellezza dell’anima. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8   “DONNE” DI ALESSANDRA BUCCI: di Noris Cretone Sette donne capaci di vedere oltre l’orizzonte del passato, a volte timorose, a volte creative, a volte irriverenti, anche quando scelgono di chinare la testa. Alessandra Bucci le racconta nel momento in cui si accingono a superare un passaggio cruciale: nell’età in cui si annoda un legame che durerà per la vita, nel gesto coraggioso che fa spazio al desiderio, nel sorriso che illumina anche la più impegnativa relazione sentimentale. Prendere tra le mani un libro, sfogliarlo, chiudere fuori dalla porta tutta la folle frenesia di un’ordinaria giornata, credo sia assolutamente il modo migliore per avvicinare il cuore a noi stessi. Senza ansie, paure, un libro può solo proiettarci verso l’infinito della nostra anima, lasciandoci rapiti, stupiti, innamorati. Quando ho avuto tra le mani il libro di Alessandra Bucci ho fatto quello che, generalmente, faccio con tutti gli scritti che sono in procinto di leggere, vado all’ultima pagina e leggo l’ultima frase. E’ un gesto sciocco, forse infantile, precipitoso come di chi vuole scoprire subito il nome dell’assassino o capire, da un’unica frase, tutto il senso di un intero racconto. Come una bambina capricciosa, che apre di colpo il sipario e svela maldestramente un frammento infinitesimale di una complessa e articolata trama, lasciando attori, comparse e pubblico, con mille interrogativi. “Forse basta non perdere mai la speranza”. Il libro “Donne”, si conclude con queste parole così vere, terribilmente difficili da fare proprie, piene di un profondo ottimismo e carmica saggezza, che racchiudono perfettamente l’essenza dell’opera di Alessandra Bucci. La scrittrice ci regala sette storie, sette donne, le cui vite si intrecciano a formare un unico disegno, complesso ma allo stesso tempo meravigliosamente realistico e ben cadenzato. Alessandra si trasforma in un Nawashi (artista della corda: ossia colui che nell’antica pratica orientale dello Shibari, esegue la legatura delle corde), unendo tra loro le corde del destino di ognuna di queste donne, che vedono modificato il loro futuro, proprio grazie all’incrocio di altre vite. Impossibile non trovare il riflesso di se stessi in una delle protagoniste: Dolores imprigionata dentro il bozzolo di un crudele passato; Giulia, che grazie a Livia, scoprirà come la vita può sorprendere e riservare improvvisi e meravigliosi doni che tornano da lontano; Livia, mistica, sensitiva, in grado di “leggere” tra le pieghe dell’anima delle persone, capirà quanto sia difficile affrontare la realtà dei propri sentimenti; Ottavia, sorella di Livia, troverà il coraggio per cercare finalmente stabilità nella sua vita, dopo uno strano e coinvolgente incontro; Irma, fragile e immatura, capirà quanto la bellezza, la vera bellezza, sia da ricercare nelle cose semplici della vita; Carmen, posata e sobria insegnate, sorprenderà se stessa e il lettore, nel momento in cui lascerà andare la passionale crisalide che custodiva in lei ed infine Emma, dolce e amorevole, che assaporerà quanto la vita ci possa sorprendere e far gioire inaspettatamente dopo anni duri e dolorosi. Squarci di una stessa anima, quindi, che uniti formano un’unica sfinge, come diceva Oscar Wilde, misteriosa, fragile, coraggiosa, caparbia, arrendevole, in una sola parola “donna”. In questo affascinante viaggio Alessandra Bucci, riesce indirettamente a rivalutare ed elevare anche la figura maschile che, nonostante le sue fragilità e insicurezze, spesso generatrice di profondi dolori per le nostre protagoniste, mostra finalmente il suo lato più dolce e arrendevole.

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sette protagoniste, sette storie, un unico segreto… “non perdere mai la speranza!”.   9 Terminata la lettura e giunta nuovamente alla frase conclusiva, il fil rouge di questo testo mi ha rapita, illuminata, profondamente e visceralmente stimolata per il suo contributo alla descrizione della psiche femminile, in particolare quella più naturale, istintiva e ancestrale. Non ho potuto quindi far a meno di accostare Alessandra Bucci a Clarissa Pinkola Estés, analista junghiana, che nel saggio “Donne che corrono con i lupi” enuclea una serie di archetipi di tipologie femminili, attraverso un’interessante interpretazione psicoanalitica, che ogni donna - anche “digiuna” di psicoanalisi - può comprendere e apprezzare attingendo ad un’antichissima memoria che la spinge a reagire e a riprender vita. La forza del libro “Donne” sta nelle sue storie ma anche nel linguaggio schietto, pulito dell’autrice, volto a maneggiare semplice e pura energia, generata solo dal desiderio recondito delle protagoniste di tornare a vivere…perché a volte “basta solo non perdere la speranza!”. La presentazione del libro, edito dalla Intermedia Edizioni e già in vendita nelle librerie della zona, sarà organizzata dall’associazione culturale Martinbook con il patrocinio del comune e si terrà il 4 settembre, alle ore 21, presso il salone consiliare di Martinsicuro. Non mancate! Presentazione dell’Autrice Dolores, Giulia, Livia, Ottavia, Irma, Carmen ed Emma, sette donne, sette storie legate, le une alle altre, da un sottile filo. Sette come i giorni della creazione e della settimana, i colori dell’arcobaleno, le note del pentagramma e i chakra. Sette racconti che invitano a riflettere, che non ci danno risposte bensì ci spronano a cercarle per scrutare nell’animo femminile e capire meglio i meccanismi che mettono in atto certi processi. Il numero sette non è stato scelto a caso, esso rappresenta l’universalità e la completezza. Sin dall’antichità è stato considerato un numero magico, il numero della perfezione che congiunge il ternario, divino, con il quaternario terrestre e, in quanto tale, mediazione tra cielo e terra. Per gli Egizi simboleggiava la vita, per i pitagorici era associato al cerchio e alla perfezione ciclica. Era lo spirito e l’anima di ogni cosa che rappresenta ogni forma di conoscenza e la capacità di “realizzare” il magico nella quotidianità. Affiancato alla figura femminile, da sempre generatrice di vita e, a sua volta, con i suoi cicli mensili influenzati dalla luna, spesso accostata all’astro notturno, tende a dare l’idea del compiuto, del concluso, tanto più che l’ultima storia, delle sette presenti nel libro, si ricollega alla prima come a chiudere un cerchio perfetto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10   TRANSIBERIANA D’ABRUZZO: BOOM DI PRENOTAZIONI di Ilenia Laurenzi C’era una volta un modo di viaggiare in cui la lentezza era la regola, in cui i treni percorrevano l’intero stivale, tra sbuffi di fumo e un dolce dondolìo, e sfilavano davanti agli occhi dei viaggiato ri paesaggi, armenti, pastori e realtà- lette o immaginate solo sui libri. conosciuta in tutto il mondo che, da Sulmona, arriva ad Isernia, nel vicino Molise, percorrendo 128,7 km, attraversando montagne innevate e riserve boschive, Parchi nazionali, piccole stazioni ferroviarie e paesi semisconosciuti dove i tempi sono dilatati e la lentezza regna a dispetto della frenesia e della fretta di questa nostra società. I treni sono ancora quelli del secolo scorso, le carrozze sono interamente rivestite in legno con 10 porte per fiancata, costruite a cavallo tra le due guerre. Il nome “Transiberiana” lo L’alta velocità, e un mutato modo si deve al fatto che è la seconda ferrovia piu’ alta d’Italia che, di viaggiare, hanno trasforma- con i suoi 1268 metri s.l.m. raggiunti nella stazione di Rivisonto in maniera radicale gli spo - doli-Pescocostanzo, è seconda solo a quella del Brennero. stamenti in treno. Quello che ,invece, malgrado l’alta tecnolo - Questa linea, chiusa da tempo al traffico, è stata da qualche gia e il progresso, non è affatto anno riattivata a scopo turistico da un gruppo di appassionati mutato è il ritardo che questi di vecchi treni ma, soprattutto, dalle Associazioni, Transita portano, atavico e radicato . Onlus e Le Rotaie su tutti, in cui giovani ottimisti e propositivi La realizzazione di nuove reti hanno visto in questo progetto un rilancio turistico per le loro ferroviarie, adatte ai nuovi treni, zone, un po’ fuori dai tracciati turistici “canonici”. hanno fatto sì che tanti percorsi venissero, man mano , abban- Sono stati promossi appuntamenti periodici, eventi programdonati cosi’ come le “vecchie” mati, occasioni speciali in cui la Transiberiana torna a sferrastrade ferrate che attraversa- gliare, con il suo carico di viaggiatori, e attraversa le stazioni vano, fino a 50 anni fa, paesi storiche dell’antica tratta, quella che percorreva prima della lontani e sperduti, montagne e soppressione, Carovilli, Roccasicura, San Pietro Avellana, colline . Capracotta, Castel di Sangro, Alfedena, Scontrone, Rivisondoli, Pescocostanzo, Palena, Campo di Giove, Monte Maiella Negli ultimi anni, grazie anche e Sulmona. In ogni fermata è possibile assaggiare e farsi all’apporto della Fondazione raccontare i prodotti tipici, riscoprire ( o scoprire) tradizioni ferrovie dello Stato, si è cercato dimenticate, essere accolti dalla banda del paese che suona di ridare nuova vita alle vecchie musica tradizionale, riappropriarsi di una dimensione piu’ tratte , creando percorsi turistici “umana” e vivibile, meno spersonalizzante. e storici vòlti alla riscoperta e alla valorizzazione di paesi e E questo modo di “viaggiare con lentezza” ha prodotto i suoi realtà “fuori mano”, di località risultati: sold out di prenotazioni nelle date di agosto. Complice lontane dai tragitti “soliti”. il caldo torrido e l’estrema esigenza di refrigerio, unita ad una voglia di ri-scoperta di antichi borghi e territori al di fuori Un caso a noi vicino è la rea- delle canoniche rotte turistiche, hanno fatto sì che moltissilizzazione della “Transiberiana mi turisti prenotassero quello che, una volta, era chiamato d’Italia”, una tratta ferroviaria semplicemente “il Trenino della Valle”. Attualmente è ancora disponibile la data del 23 agosto, per chi volesse regalarsi questa fantastica esperienza attraverso le foreste e i vecchi borghi abruzzesi e molisani. Per info e prenotazioni ci si puo’ rivolgere all’Associazione “Le rotaie”, promotrice di questa iniziativa, al numero 340\0906221. Magari la crisi si supera anche in questo modo, investendo in risorse pre esistenti, rivalutando e valorizzando un territorio che ha tantissimo da offrire, riscoprendo un passato che ha ancora tanto da insegnare. Forse il rilancio dell’economia turistica abruzzese, passa anche attraverso le rotaie di vecchie linee abbandonate ma che hanno ancora tanto da dire. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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SENSIBILITÀ CHIMICA MULTIPLA: LA MALATTIA DEL XXI A detta degli esperti, la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) nota anche come Sindrome da Ipersensibilità multipla, ha tutti i numeri per diventare la malattia del XXI secolo. Sicuramente vi starete domandando cosa sia e perché. Innanzitutto dobbiamo dire che, secondo le stime delle associazioni, i malati di MCS in Italia sono 50 mila di cui 5 mila gravi e nonostante ciò essa, a differenza di tutti gli altri paesi industrializzati, non è ancora riconosciuta dal sistema sanitario italiano, nonostante i disegni di legge tutti chiusi in un cassetto del nostro Parlamento. E come se non bastasse non vi sono centri specializzati destinati alla cura di questa patologia. L’unico che la studia e che tenta di ritagliale un posto nella sanità pubblica italiana, è il Dottor Giuseppe Genovesi che lavora nel reparto di Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I di Roma. Nello specifico, la MCS è una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale, causando pro blemi all’apparato respiratorio, gastrointestinale e cardiaco. E’ una condizione cronica causata da agenti tossici e ambientali che provoca una reazione fisio logica a diverse sostanze chimiche e ambientali che si trovano in deodoranti, profumi, saponi ma anche cibo e prodotti agricoli. Nonostante sia una delle malattie più gravi ed invalidanti al mondo (implica un’invalidità al 100%) e chi ne è affetto è costretto ad isolarsi dal mondo e a rinunciare a qualsiasi rap porto e contatto sociale, la MCS rischia di cadere nel silenzio e nell’indifferenza, restando un grido muto nell’animo di chi la vive. Ciò che più inqueta è che ad essa non esistono cure che possano favorire un ritorno ad uno stadio di tolleranza degli agenti chimici. Infatti con le cure disintossicanti, che tra le altre cose si effettuano solo a Londra e a Dallas in Texas, si può favorire una stabilizzazione   di Maria Giulia Mecozzi 11 della MCS e limitane l’avanzamento a stadi più gravi, ma non lamento forzato dalla civiltà ma la guarigione totale. soprattutto da quella normalità che contraddistingue ognuno di Nel nostro Paese, come detto precedentemente, la MCS oltre noi. a non essere riconosciuta dal sistema sanitario, è anche poco studiata e dunque poco capita, tanto che in molti sostengono l’origine esclusivamente psicologica etichettandola come © RIPRODUZIONE RISERVATA malattia psicosomatica. Peccato che gli studi rivelano tutt’altro. Un personale medico poco informato, che non conosce la malattia e che la sottovaluta, rischia di prescrivere una cura farmacologica che per un paziente malato di MCS potrebbe essere letale. Anche ricevere cure un in comune ospedale, in quanto ambiente non bonificato dai prodotti chimici ed aperto al pubblico, potrebbe risultare mortale: la MCS non perdona. I sintomi, secondo il grado di avanzamento della malattia, possono essere lievi ma anche invalidanti e possono essere: mal di testa, affaticamento, problemi nella concentrazione, nausea, diarrea, dolore muscolare e articolare, vertigini, difficoltà respiratorie, aritmia cardiaca e convulsioni. Nei bambini si può manifestare con arrossamento delle guance e orecchie, occhiaie scure, iperattività e disturbi del comportamento e dell’apprendimento. I sintomi possono comparire o immediatamente all’esposizione diretta alle sostanze chimiche verso cui si è ipersensibili ma anche dopo qualche giorno e possono durare da pochi secondi a settimane o mesi. Tuttavia è con orgoglio che possiamo dire che la Regione Abruzzo è l’unica, assieme alle Marche ed il Lazio, ad avere inserito la MCS tra le malattie rare, garantendone l’esenzione dalla spesa sanitaria. Purtroppo però, senza un riconoscimento da parte del Ministero della Salute, a cui spetta il compito di erogare i fondi necessari, ciò che viene stipulato dalla Regione rischia di rimanere un contenitore vuoto. Ci sono i riconoscimenti ma non ci sono le risorse finanziarie. Il compito di erogare fondi alla Regione spetterebbe alla commissione LEA (livelli essenziali di assistenza). Ad oggi, un malato di MCS si trova costretto a rimanere lontano da persone e luoghi pubblici per evitare le sostanze chimiche. Inoltre, ad uno stadio molto grave, si è impossibilitati anche a lavorare e di conseguenza costretti a vivere un iso -

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CULTURA - I NOSTRI TALENTI Alessandra Bucci embra quasi un gioco quello che ci propone Alessandra Bucci, insegnante di lettere presso la scuola secondaria di primo grado di Martinsicuro, un gioco di luci e ombre, di spensieratezza e consapevolezza, di sogni e di limiti, di presente e passato, di contrasti profondi che danno sapore alla vita, una vita che rifiuta le scialbe sfumature della monotonia quotidiana. Molte volte, per chi ama la poesia, un libro così argomentato e passionale offre una moltitudine di emozioni oltreché spunti per il modo di vedere le cose e specialmente di guardare la vita e i piaceri che essa offre. Un libro come “I sentieri dell’anima” di Alessandra Bucci diventa spesso materiale fondamentale per gli appassionati ma anche per chi della poesia non ne ha mai fatto un suo cavallo di battaglia. Alessandra Bucci è un’autrice con un gran futuro, perché le sue creazioni poetiche risultano sempre ricche di risvolti interiori che lasciano nel lettore una punta di piacevole soddisfazione nel seguirne le trame, dipinte di amore e di sensibilità. Un libro che si addentra letteralmente nei sentieri dell’anima, percorrendo singolarità di vita vissuta dentro le emozioni e con le emozioni. Il libro si presenta con una grafica d’impatto, semplice e introduttivo con il titolo che davvero dice tutto. Si può acquistare a Martinsicuro presso “L’angolo delle fate” in P.zza Cavour e a San Benedetto del Tronto presso “La Bibliofila” in via Ugo Bassi. Per ulteriori informazioni e per chi vuole continuare a seguire l’evoluzione spirituale e poetica di Alessandra Bucci può seguirla sulla sua pagina Ufficiale Facebook: Il mondo di Alessandra B.   13 POESIA S Come pittore impazzito Solo uno sguardo e sulle tue labbra proibite la mia ragione s’è spenta. Ossessione del corpo che l’anima ha invaso come una malattia dalla quale non so guarire. Come pittore impazzito cento volte ricopro il tuo volto con pennellate d’orgoglio e mille volte tra le pieghe dell’anima lo vedo riaffiorare. Analfabeta di speranza vago senza meta in attesa che il tempo plachi la mia fame e la mia sete di te. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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14   Martinsicuro di Ilenia Laurenzi IL MARTINSICURO CALCIO PRESENTA IL SUO TEAM AI TIFOSI Nella cornice dell’Anfiteatro, nell’omonimo quartiere, mercoledì 13 agosto, il Martinsicuro calcio è stato presentato ai suoi tifosi. Dirigenza e staff tecnico sono stati invitati a salire sul palco dalla presentatrice Tiziana Smargiassi. Numeroso il pubblico presente, che ha potuto conoscere ed applaudire i tecnici e la nuova rosa della prossima stagione 2015-2016. Il team, quest’anno, si è arricchito di nuove professionalità, come la psicologa e l’insegnante doposcuola, che seguiranno la squadra e il settore giovanile. “Quest’anno puntiamo a salvarci. Non mi va di fare proclami , perché è giusto lasciar lavorare serenamente il mister Guido Di Fabio e tutto lo staff, ma vogliamo anche divertirci! ” , le parole del presidente Luigi Di Egidio, che incita il pubblico a venire allo stadio. E proprio la presenza di mister Guido Di Fabio sulla panchina biancoceleste è stata una graditissima novità. Il presidente e tutto lo staff tecnico, inoltre, tengono a ringraziare quanti lavorano, con costanza, impegno ed entusiasmo, “dietro alle quinte” : Adriana Micozzi, Geo Clementoni, Ettore Accadia, Giovanni Paolini, Sandro Di Stanislao “Rondas” , veri e propri pilastri della grande macchina organizzativa della società biancoceleste.

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CALCIO NEWS AMICHEVOLI, MARTINSICURO-MONTICELLI 2-0   15 09 Agosto 2015 Dopo due pareggi, con Folgore Verega e Grottammare, il Martinsicuro supera in amichevole al Tommolini il Monticelli, formazione neo ripescata in serie D. I locali mantengono degnamente testa agli avversari e vanno subito in gol con Alessio Di Giorgio. A metà del primo tempo il raddoppio siglato dallo Junior, classe ’96, Alessandroni che di testa insacca una punizione dalla destra di Carbone. Bravo in alcune situazioni il portiere Facibeni. Nella ripresa penetrazione di Loris Di Giorgio, classe ’98, che dal limite fa la barba all’incrocio dei pali. Mercoledì altra amichevole, al Tommolini scenderà l’Atletico Colli, neo promosso nella promozione marchigiana dove giocano gli ex biancazzurri Luca Perozzi e Mattia D’Alonzo. Tra le file del Monticelli l’ex portiere del Martinsicuro Gianluca Cinquegrana. IL TABELLINO: MARTINSICURO-MONTICELLI 2-0 (2-0) MARTINSICURO 1^ Tempo: Facibeni, Lanzano, Piunti, Alesssandroni, Cucco, Di Giorgio A., Carboni, Farinelli, Coccia ( Evangelisti ), Picciola, Mastrojanni. Nella ripresa sono entrati: Piemontese, De Cesaris, Di Giorgio L., Fini, Vagnoni, Pietropaolo, Misuraca, Mezzetti, Cresti. Allenatore: Di Fabio Reti: 4′ pt Di Giorgio A. (MA), 21 pt Alessandroni (MA) Arbitro: Micozzi ACCORDO RAGGIUNTO CON RICCARDO VAGNONI 06 Agosto 2015 ASD Martinsicuro è lieta di comunicare di essersi assicurata le prestazioni sportive del calciatore Riccardo Vagnoni, classe 1996, nell’ultima stagione al Monticelli. Il calciatore piceno ha ben figurato in questo inizio di preparazione e mister Di Fabio ha deciso di metterlo “sotto contratto” con la società biancazzurra. Esterno d’attacco, le sue doti sono la forza fisica e un mix di potenza e tecnica. 06 Agosto 2015 Un buon test amichevole quello disputato a Grottammare tra la locale formazione militante nell’Eccellenza marchigiana e il Martinsicuro che termina in parità (1-1). Al Vantaggio locale risponde allo scadere Antonio Pietropaolo. Un buon Martinsicuro che non molla allo svantaggio nonostante i pesanti carichi di lavoro si facciano sentire sulle gambe dei calciatori di mister Di Fabio. E’ stata anche una gradita occasione per salutare calorosamente il tecnico del Grottammare Roberto Vagnoni autore della vittoria del campionato di Promozione proprio in riva al Tronto nel campionato 2013-2014 e i vari ex Veccia, Di Natale, Gregori, Valentini. BUON PARI A GROTTAMMARE (1-1)

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