Il Martino n.6 anno 1

 

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25 Aprile 2015 - n. 06 anno 1 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste SISMA DELL’AQUILA, SEI LUNGHI ANNI DI VERITÀ NASCOSTE! 2€ NESSUNO TOCCHI I BAMBINI ! “FACCIAMO CENTRO” DALL’EX CINEMA AMBRA » continua, Pag. 4-5 DECRETATI I VINCITORI DEL CONCORSO PER IL MIGLIOR PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE di Federica Bucci Venerdì 10 aprile alle ore 18, te della Regione Luciano di sistemazione dell’intera presso la sala consiliare del D’Alfonso, accompagnato area del centro cittadino ... comune di Martinsicuro, si dagli assessori regionaè svolta la premiazione del li Dino Pepe e Donato Di » continua, Pag. 10-11 concorso di idee “Facciamo Matteo, dal presidente della centro”. Provincia Renzo Di Sabatino e da quello della fondazione Tercas Mario Nuzzo. Tale concorso è stato indetto allo scopo di trovare la miglior soluzione per la ri- In una nota emanata dall’amqualificazione dell’ex cinema ministrazione comunale, si Ambra. Oltre 200 persone legge che il concorso è stato hanno assistito alla premia- fortemente voluto dalla mezione. Numerose le perso- desima e finalizzato a racnalità presenti in sala, prima cogliere proposte e idee che fra tutte quella del presiden- potessero prevedere lavori di Maria Giulia Mecozzi Date ai vostri figli un foglio bianco, una matita, dei pastelli colorati e provate a pensare a cosa potrebbero disegnare... » continua, Pag. 8 CONSERVE ALIMENTARI: CORRETTA PREPARAZIONE di Emilio Mercatili La preparazione domestica delle conserve è una tradizione consolidata in tutte le regioni italiane. Ricette secolari tramandate da diverse generazioni... » continua, Pag. 13 INDICE PREVENZIONE........................ 2 LA SIGNORA DELL’EROS ... 3 GENTE DI MARE..................... 3 GEO CLEMENTONI................ 4 SISMA DELL’ACQUILA...... 4-5 DISTURBI ALIMENTARI.... 6-7 NON TOCCARE I BAMBINI .8 FACCIAMO CENTRO.... 10-11 CONSERVE ALIMENTARI..13 SAPEVI CHE...........................14 GIOCO DEL MARTINO.......14 COME VEDO LA CITTÀ......14 LA POESIA DI ALE...............15 MART. CALCIO............... 16-17

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2 PREVENZIONE E PREVISIONE   Etciù! Salute di Redazione Fare ginnastica cercando di non esagerare, camminare, ballare o andare in bicicletta, serve a mantenersi attivi, e anche con poco si puo’ fare molto. Non solo le malattie del cuore e dei polmoni, ma anche l’incontinenza urinaria, affrontata con lo sport, si attenuano. Infine una buona tecnica per cancellare tanti piccoli disturbi che si accumulano negli anni senza farsi notare e che sembrano esplodere con sadico piacere durante la menopausa e’ quella di scegliere di smettere di fumare. Farlo in questo periodo porta dei grandi vantaggi a tutto l’organismo, anche se psicologicamente e’ molto piu’ difficile che non da giovani o da anziani. Quando si parla di menopausa una parte delle donne pensa a un periodo nero, che deve per forza farci soffrire e stare male, ma per molte donne non e’ affatto cosi’. In quasi la meta’ delle donne che hanno superato la menopausa rimane un bel ricordo, un periodo sereno.Le donne in menopausa possono scegliere di adottare delle strategie intelligenti, che partono dalle abitudini di vita quotidiana. Prima fra tutte quella alimentare. Limitarsi nel consumo di caffe’, alcoolici, cibi grassi e salati, ad esempio, serve a ridurre l’effetto delle vampate di calore, diminuendo le sudorazioni e rendendo meno odoroso il sudore stesso. Mangiare tanto pesce, frutta e verdura invece aiuta a prevenire la ospetoporosi, e quindi serve per affrontare con un apparato osseo-muscolare forte l’eta’ verde: per questo cominciare a pensarci da giovani, alla menopausa, va molto bene. Fare attenzione a certi tipi di integratori naturali, come ad esempio isoflavoni, germogli di grano e soia, aiuta a assumere estrogeno naturale: unire alla soia il noto Omega tre, con la Vitamina D e gli integratori a base di calcio, se sotto controllo medico, puo’ essere un buon rimedio per i disturbi cardiovascolari e ossei causati dalla menopausa. Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Emilio Mercatili, Marco Capriotti, Maurizio Lindner. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. TAVOLETTI GENTINO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita.RISERVATA © RIPRODUZIONE Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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ANTONELLA AIGLE: INTERVISTA ALLA SIGNORA DELL’EROS di Ilenia Laurenzi ad esempio, di ispirarmi a fotografie, nella creazione dei miei personaggi o anche a situazioni banali, generate dalle azioni quotidiane, ma quello che metto sempre in risalto, negli attori dei miei romanzi, è la connotazione psicologica, le sfumature degli stati d’animo. Basta una scintilla per dar vita all’intreccio di un romanzo, che puo’ arrivare da qualunque cosa, da qualunque situazione, anche la piu’ “normale”. Ti sei dedicata ad un genere letterario molto particolare. Perché proprio questa scelta? Parlare di eros, credo sia molto importante. Per quanto si creda che sia ormai una tematica sdoganata, in realtà i pregiudizi ci sono ancora, e ne sono molti. Per me l’eros è una componente imprescindibile nella vita di una persona. Non si puo’ raccontare una storia d’amore, tralasciando la parte sensuale. Ovviamente si può decidere la modalità nel trattare questo argomento, se in maniera più o meno esplicita. Io ho preferito lasciare ampio spazio ai sentimenti perché mi piacerebbe che un mio lettore, arrivato alle ultime righe del romanzo, sentenzi ”Si, è un romanzo erotico, ma c’è di sicuro dell’altro”. E’ questo a cui tengo piu’ di tutto.. Oggi c’è una sovraesposizione nei confronti del sesso…. Si, anche se i pregiudizi continuano ad esistere. Parlare di sesso o di sessualità , soprattutto in un piccolo paese, non è semplice. La mia scelta non è stata sicuramente condivisa da tutti e questo, all’inizio, per me non è stato facile per quanto fossi certa di essere immune da pregiudizio. Però non potevo tradire me stessa, le mie convinzioni, il mio pensiero: non posso far finta che il sesso non sia importante. Attraverso l’eros, il corpo riesce ad esprimere quello che non si esprime con le parole. Il corpo non mente mai, a differenza delle parole, anche quando la morale urla che è sbagliato, il corpo agisce per suo conto. Inoltre sono del parere che, quando c’è reale consapevolezza, consenso vero e responsabile, si possa fare tutto senza limiti. Non si dovrebbe giudicare, in quanto i nostri bisogni sono li, vividi, non ce li possiamo inventare. Bisognerebbe nutrirli e non reprimerli altrimenti finisce che i nostri bisogni inizieranno a divorarci. GENTE DI MARE di Marco Capriotti Cari lettori,   3 la nostra comunità vive al mare. Buona parte dei nostri lavori sono legati al mare. I nostri genitori, i nostri nonni, i nostri avi hanno vissuto il mare. A Martinsicuro possiamo definirci Gente di Mare. Chi ha girato l’Italia, chi ha valicato le Colonne d’Ercole, se abbiamo un gemellaggio con le Isole Canarie è anche per questo. I nostri marinai ed i marinai spagnoli insieme nei mari. Persone di più regioni (marchigiani, abruzzesi, toscani, pugliesi, siculi) e di diverse nazioni ( spagnoli, greci, marocchini, tunisini), tutti insieme sulle barche ed i motopescherecci, nella gioia del lavoro ed a volte anche nella morte. La gente di mare è aperta alle novità, allo scambio, alle innovazioni. Credenza popolare è quella che la gente di mare è mentalmente più aperta di quella che vive nelle colline e nelle montagne. Il nostro mare è una risorsa. Le autostrade del mare dovevano essere un’innovazione per i nostri trasporti. Le rotte marine adesso vengono utilizzate sfortunatamente per fini criminali. Da anni esperti del settore, con i quali ho parlato, mi hanno segnalato il pericolo che la criminalità organizzata utilizzi quelle tratte non solo per trasportare sigarette, droga o armi. Ne parleremo in altre occasioni. Lo stesso mare è inquinato con carichi di materiale tossico affondato per ordine delle mafie. Ho avuto modo a Vienna di conoscere un giovane afgano scappato dalla sua terra, sempre in guerra, con il rischio quotidiano di morire. Probabilmente avrei fatto anche io lo stesso; oppure, dove possibile, avrei lottato per la libertà, quella libertà, venuta anche dal mare, che abbiamo ottenuto nel nostro paese settant’anni fa. Antonella “Ricci” Aigle Incontro Antonella Aigle, al secolo Ricci, davanti ad un caffè in un’assolata mattina di inizio aprile. Non so molto di lei, se non che, da 18 mesi a questa parte, ha scritto la bellezza di quattro romanzi, l’ultimo presentato pochi giorni fa in Sala Consigliare, e di cui, il primo, pubblicato a maggio del 2013, si è collocato ai primi posti della classifica Amazon. Il genere letterario a cui si dedica la signora Aigle è un po’ “fuori dagli schemi”, anche se di grande tendenza, negli ultimi tempi: letteratura erotica. La prima cosa che mi colpisce di questa prolissa autrice è la vitalità e la genuinità nei gesti e nelle parole accompagnate da una carica di energia che ti contagia. Come è cambiata la tua vita dall’uscita del tuo primo roman- L’eros, quindi, fa paura? zo? Si, nei secoli l’eros è sempre stato uno strumento di controlDi sicuro, ho molti piu’ impegni, lo. La morale, la religione e la società hanno visto sempre ma non è cambiata di molto. La in maniera negativa le donne che si prendono il proprio mia grande forza arriva dalla piacere. Le donne cosiddette “emancipate”, consapevoli, mia famiglia, che mi appoggia non sono sempre accettate di buon grado. Io sono dell’idea in tutto e per tutto. Di sicuro, che una donna consapevole ha il dovere assoluto di essere rispetto a prima, adesso sono soddisfatta. Oggi le donne hanno una consapevolezza di molto piu’ sicura di me. se stesse mai avuta prima e non hanno paura di chiedere e Per la connotazione e la cre- di presentare i propri bisogni. Questo ha fatto si che iniziasazione dei tuoi personaggi, se un processo di sdoganamento dalla cultura imperante prendi spunto dalla realtà? maschilista che è ancora in corso e che, aimè, è ancori Non ho una strategia precisa. lungi dall’essere pienamente accettata. Quando inizio a scrivere mi faccio portare dall’estro, non decido a tavolino. Mi è capitato, © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA

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4 SISMA DELL’AQUILA, SEI LUNGHI ANNI Voce cittadina DI VERITÀ NASCOSTE! di Ilenia Laurenzi   di Noris Cretone Geo Clementoni Cosa non va a Martinsicuro? Lo abbiamo chiesto a Geo Clementoni “Io ho girato il mondo e ho visto tanti paesi. Ero imbarcato sui grandi pescherecci, quando i martinsicuresi solcavano i mari di tutto il mondo. Sono arrivato persino in Russia, quando era un paese sconosciuto ai più. Però devo affermare una cosa : io, il mio paese, non lo cambierei con nessun altro, malgrado i problemi e i disagi con cui si convive quotidianamente. Anni fa Martinsicuro veniva scelto dai “forestieri” per trascorrere gli anni della pensione, in un paese dal clima e dal tenore di vita ideale. C’era sicurezza per le strade e ancora quel senso di fiducia e genuinità tra gli abitanti che oggi, aimè, viene un po’ a mancare. Purtroppo il paese che c’era prima, oggi non lo riconosco più. I valori sono cambiati e la sicurezza oramai, non è quella di una volta, anche se sono speranzoso verso i giovani. Volontà e presa di coscienza : ecco gli ingredienti per poter tornare ad essere quello che eravamo tanti anni fa. In foto Irina, allieva della scuola per stranieri organizzata dal centro Eda di Nereto. Resta solo un profondo dolore nel cuore dei parenti delle vittime che in questi sei anni hanno cercato e sperato invano di carpire, da parte delle autorità, un cenno di pentimento. Poteva essere fatto davvero qualcosa per salvare quelle vite? Cosa è stato nascosto o negato? Il dolore violato di Sergio Bianchi, un padre che cerca risposte per la morte prematura di suo figlio Nicola. Migliaia di persone, molti giovani, stretti gli uni accanto agli altri come in quella terribile notte, nella quale il freddo toccava i volti, i corpi ma soprattutto il cuore! Partecipata e sentita anche la Santa Messa seguita al corteo, celebrata nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, dall’arcivescovo Giuseppe Petrocchi: “Gli aquilani siano comunità unita e siano protagonisti della ricostruzione non delegando alle istituzioni”, ha spiegato nel corso dell’omelia. “La posta in palio è molto 6 aprile 2015 il cuore degli aquilani e non solo si è ferma- importante, nel decennio 2009to nuovamente, un lungo cor- 2019 si decideranno i prossimi 50 anni della città, quindi la vita teo animato da circa 10mila della nuove generazioni” ha persone ha sfilato in silenzio concluso commosso l’arcivee con le fiaccole in mano raggiungendo piazza Duomo, scovo. il centro storico dell’Aquila, ancora ferito dal sisma. Qui, Il dolore incessante e condiviso il momento più toccante e do- di quella notte, ha trovato però, loroso, con la lettura dei nomi ancora un appiglio per ferire delle 309 vittime del terremoto brutalmente gli aquilani. Nei del 6 aprile 2009. giorni che hanno preceduto la commorazione infatti, il capo della Protezione civile Franco In loro memoria le campane Gabrielli, ha inviato un vero e della chiesa di Santa Maria del Suffragio, nota come “del- proprio “atto di messa in mora le Anime Sante”, ha risuonato e intimazione di pagamento” ai familiari delle vittime. 309 volte. Rintocchi ripetuti Due pagine in cui viene chiesta alle 3 e 32, orario del sisma. Nonostante il freddo pungen- la restituzione dei soldi delle provvisionali, decise dal giudite e la concomitanza con la ce dopo la condanna in primo ricorrenza della Pasqua, il grado dei sette membri della sesto anniversario del terrecommissione Grandi Rischi, moto, ha visto una notevole per aver rassicurato la popolapartecipazione. zione nella riunione all’Aquila del 31 marzo 2009, una settimana prima del sisma, e che, adesso, alla luce della sentenza di assoluzione della Corte d’Appello, i terremotati sono chiamati a dare indietro con tanto di interessi legali maturati fin d’ora. Come se non bastasse il presidente della Corte d’Appello Stefano Schirò, rivolgendosi ai familiari delle vittime del terremoto e ai cittadini, ha dichiarato come fossero inopportune le loro polemiche in merito. Vincenzo Vittorini, consigliere comunale dell’Aquila che nel sisma del 6 aprile 2009 ha perso la moglie e una figlia ed è stato a capo dell’Associazione 309 martiri, commenta così le parole con cui il magistrato ha aperto l’anno giudiziario, bollando le contestazioni in piazza, dopo la sentenza di appello del processo alla Commissione Grandi Rischi: “Mi sembra che la magistratura sia forte con i deboli e non riesca a essere forte con i forti.” L’esponente di ‘L’Aquila che vogliamo’ torna poi alla sentenza di primo grado del 22 ottobre 2012. “Allora, da parte della stessa magistratura, non ho visto una presa di posizione altrettanto © RIPRODUZIONE RISERVATA

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forte nei confronti di tutti quelli che, mi riferisco alle più alte cariche dello Stato, contestarono il giudice monocratico Marco Billi - ricorda - che fu oggetto di attacchi da parte dei presidenti di Senato e Camera, dei capi della Protezione civile e dell’Ingv, di scienziati e quant’altro.” Dello stesso parere è il Presidente dell’Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 aprile 2009 (A.V.U.S. 6 Aprile 2009) Sergio Bianchi padre di Nicola Bianchi, universitario deceduto nel crollo della casa presa in affitto per gli studi, che abbiamo raggiunto al telefono. La sua testimonianza ci lascia senza fiato, come un fiume in piena ci racconta di come siano stati difficili e continuino ad esserlo, gli ultimi sei anni per i familiari delle vittime. “Al dolore per la perdita prematura di un figlio si sommano problemi di carattere economico”, ci confida “che per un semplice operaio come me sembrano essere insormontabili…oltre cinquantamila euro di spese legali, perché non vivendo con la mia famiglia nella cosiddetta zona rossa della città dell’Aquila, non abbiamo diritto a nessun risarcimento!”. L’Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 aprile 2009 infatti, raccoglie le famiglie di studenti universitari fuori sede vittime del terremoto. A L’Aquila nei crolli susseguenti al sisma perirono 55 studenti fuori sede, cioè non Aquilani, che occupavano temporaneamente, per seguire gli studi universitari, abitazioni private prese in regolare locazione. amici e parenti dei ragazzi morti assieme a mio figlio. Ho assistito giorno dopo giorno allo straziante percorso di ricostruzione di un equilibrio affettivo che continua incessante a scavare solchi nelle anime di tutti noi! Mia figlia ad esempio ancora non riesce ad accettare la scomparsa del fratello…e nessuno ci ha aiutati in questo! Con quale coraggio un tribunale nella persona di un illustre magistrato, in un paese cosiddetto civile, decide di chiedere indietro dei soldi ai familiari delle vittime. Molte famiglie con quei soldi stanno pagando attualmente costosissime cure mediche, per tutte quelle persone che quella notte non sono decedute ma hanno subito irrimediabili lesioni fisiche. Come se non bastasse nessuno ha il coraggio di chinare il capo e dire: Io dovevo intervenire, io dovevo assicurarmi che una struttura pubblica come la “casa dello studente” che dovrebbe proteggere e accogliere i nostri figli, il nostro futuro, sia idonea e sicura ma che lo fossero anche le abitazioni private prese in locazione dagli studenti fuori sede! Invece pochi mesi dopo il terremoto i legali di persone indagate nell’inchiesta, hanno contattato il mio avvocato proponendogli “un accordo”, grazie al quale forse avrei avuto un risarcimento e tutto sarebbe stato messo a tacere!”.   5 Con la voce rotta mi dice di non aver paura di scrivere queste cose, perché tutti devono sapere quanto le vittime del terremoto La prima operazione concreta dell’A.V.U.S. per dare corpo dell’Aquila siano state uccise due volte… “Mio figlio non tornerà agli scopi è stata la realizzazione e pubblicazione del libro più, i suoi sogni non torneranno più, io no potrò più crescere “Macerie dentro e fuori”. Il libro raccoglie i ricordi dei ragazzi, con lui, non vedrò i suoi traguardi e i suoi figli, i miei nipoti. scritti di pugno dai più stretti familiari, e le testimonianze dirette Siamo stati spogliati di tutto e ora hanno il coraggio di trattarci degli stessi familiari intervistati dal giornalista della sede RAI di come se fossimo di troppo, inopportuni. Pescara Umberto Braccili corredate da una serie di documenti ufficiali a riscontro delle tesi argomentate. Siamo numeri, non contiamo nulla…ma io farò sentire la mia voce perché è la voce di chi non può più parlare. Non ho avuto A seguire la Cerimonia del Premio “AVUS 6 aprile 2009” svol- paura di scontrarmi con l’ex capo della Protezione Civile Bertotasi in Campidoglio il 26 marzo scorso e conferito a Francesca laso, come non avrò paura di scontrarmi con tutto il potere corPallone, 26enne di Roccasecca in provincia di Frosinone, per rotto che ci rema contro!: il suo studio sull’innesco di frane causate da forti terremoti dal titolo “Analisi di sismoinduzione di frane in alcuni comuni del Lazio Meridionale” che ha visto toccati temi come la pericolo- Subito dopo il terremoto mi recai personalmente a l’Aquila non sità sismica del nostro territorio, la riduzione del rischio con un avendo notizie di mio figlio e dopo il primo concitato giorno alla ricerca di Nicola ho dovuto, con il solo supporto dei miei familiari nuovo approccio alla costruzione degli edifici, il ricordo delle vittime di quella notte e soprattutto testimonianza di chi ce l’ha riportalo “a casa” ed una volta tornato, sono stato inghiottito dal silenzio e dallo stesso vuoto che ha portato via mio figlio. Non fatta. ho avuto contatti con le Istituzioni, nessuno si è più preoccupato di farmi avere notizie ulteriori in merito, neppure la proprietaria La cerimonia ebbe un grande riscontro mediatico, tanti furono della casa che, compreso il corrente mese, ha sempre riscosso i Sindaci intervenuti per rendere omaggio ai loro giovani conl’affitto. cittadini scomparsi, i politici ed il mondo accademico, con tanto di doverosa lettura dei messaggi di commossa partecipazione, Come se non bastasse è mancato il rispetto per le salme, una fatti pervenire dal Premier Renzi e dal Ministro dell’Istruzione volta portate presso l’obitorio allestito nella caserma scuola Giannini. allievi della guardia di finanza, sono state frettolosamente adagiate con tutti i calcinacci, senza ripulirle nelle bare e sempre Il punto è che dinanzi ad eventi come questo tutti sono disposti frettolosamente sigillate, senza dare il giusto tempo ai familiari ad intervenire facendo trasparire tutta la loro comprensiva e di salutarle per l’ultima volta. Ed infine, cosa da evidenziare, il commovente solidarietà ma spenti i riflettori il dolore si accom- tutto è stato deciso e organizzato da una unica impresa funepagna solo a vergognosi paradossi giudiziari! bre!”. Si conceda da noi ringraziandoci per l’attenzione e scusandosi Sergio Bianchi per questo è diventato amaramente il padre per averci trattenuto troppo tempo al telefono, con orgoglio ci riputativo di interi nuclei familiari, che combattono quotidianapete il suo nome: “Sono Sergio Bianchi padre di Nicola, la 244° mente non solo con l’arroganza burocratica ma anche contro vittima di quella tragedia che forse grazie al buon senso poteva un’arroganza vergognosa di chi vuole scrollarsi di dosso ogni essere evitata!.” responsabilità! “Conosco uno ad uno i genitori, fratelli, sorelle, © RIPRODUZIONE RISERVATA

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6 L’ABRUZZO “NON PARLA DI CIBO. PARLA DI TE.”   di Maria Giulia Mecozzi “Non parliamo di cibo. Parliamo di te”. È questo lo slogan della campagna informativa, per la lotta contro i disturbi del comportamento alimentare, scelto dalla Regione Abruzzo. Sintetico, efficace e sicuramente di grande impatto. Ma quanto sappiamo in merito a questo disturbo, caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo e che si alimenta dietro il silenzio di chi ne è affetto? Ad aprirci le porte, questa volta, è stato il Reparto di Fisiopatologia della Nutrizione presso l’ospedale civile di Giulianova che, da circa un anno, ha dato vita ad un Centro per la cura dei DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) la cui Responsabile è la Dott.ssa Maria Giovanna Nespoli. A riceverci nel reparto troviamo la Dott.ssa Lina Ferrante, psicologa e psicoterapeuta. Ci fa strada lungo il corridoio che, come ogni giovedì, si popola di uomini e donne di qualunque età in cura presso il Centro di Giulianova e che attendono di effettuare il loro controllo settimanale. “Il Centro - ci spiega la Dottoressa Ferrante - lavora in maniera multidisciplinare”. Ciò significa che, la sua figura di psicoterapeuta, che cura la sfera psicologica del paziente o meglio “l’anima del paziente”- tende a specificare la Ferrante, essendo una junghiana di ferro - è inserita all’interno di un’ équipe che conta altre quattro figure: uno psichiatra, un nutrizionista e due dietiste. Questo tipo di approccio è volto sia a “ristabilire il benessere psico-fisico del paziente”, sia a “cercare di capire da dove proviene questo malessere dell’anima”. Dunque il cibo diviene un mezzo attraverso il quale la persona sente di poter colmare un vuoto a cui non è sempre facile dare un nome. Per questo, chi è affetto da un DCA ha bisogno soprattutto di un supporto psicologico, affinché possa effettuare un percorso di conoscenza di quella parte del Sé che si alimenta in una zona d’ombra e che provoca così tanto dolore da portare la persona, in maniera inconscia, ad un annullamento sia del corpo sia della mente. Una sorta d’inconsapevole vivere nella morte. A confermare questa nostra riflessione è una ragazza (la chiameremo Laura) che avevamo precedentemente intravisto in corridoio. Si è offerta, gentilmente di parlare con Noi, sempre sotto la presenza della psicologa, per raccontarci la sua esperienza e far luce su un disturbo che purtroppo, ancora alle orecchie di molti, rimane silenzioso. Non vogliamo imporgli alcun tipo di scaletta, dunque la lasciamo parlare a ruota libera. Accetteremo e ascolteremo qualunque cosa si sentirà di rivelarci in merito al sintomo, senza in alcun modo penetrare la sua sfera personale, su cui sta effettuando un percorso molto delicato. d’aiuto”. Da ciò capiamo benissimo quanto sia difficile, per un’anoressica, riconoscere di aver bisogno di qualcuno, dato che, il sintomo tende proprio ad annullare l’aver bisogno di tutto ciò che è esterno. Ecco il perché del rifiuto di un corpo che alla vista diventa inaccettabile e del cibo, la cui assunzione metterebbe in discussione l’iper-controllo che si ha su quel corpo. “Intorno a te si costruisce un mondo in cui fallimenti, debolezze e soprattutto il bisogno dell’Altro non sono ammessi”. Ecco che, “la bestia silenziosa” - come la chiama Laura – comincia a colmare quei vuoti dell’anima in maniera così efficace, da non aver bisogno di nulla. Si è totalmente sottomessi al sintomo. Dunque rifiuto del cibo, isolamento, forti sbalzi di umore sono tutti segnali del fatto che “la bestia silenziosa ha messo le catene alle tue ali”. Il paradosso di questa malattia, sta nel fatto che la persona, pur versando in un precario stato psicofisico, percepisce il sintomo come qualcosa di positivo, che stimola e dà pienezza alla vita. “In realtà, chi è affetto da un DCA, non si rende conto che sta morendo pian piano e che vive in uno stato di totale e assoluta apatia”, ci spiega la Dottoressa Ferrante. Chiediamo a Laura se quello di Giulianova è il primo Centro a cui ha chiesto aiuto o se ha precedentemente intrapreso altri percorsi di guarigione. La nostra amica ci confessa che la malattia va avanti, tra alti e bassi, da circa sette anni. “Il percorso che sto effettuando presso questa struttura non è stato l’unico. Purtroppo ce ne sono stati altri, ma se sono qui è perché non sono andati a buon fine. Il primo l’ho intrapreso quattro anni fa affidandomi al Centro per la cura dei DCA presso l’Ospedale di Atri. Purtroppo però, il loro metodo metteva in primo piano il cibo relegando o meglio annullando l’aspetto psicologico che, invece, in un processo di guarigione, deve essere portato avanti in maniera parallela. Dunque, imbottendomi di cibo come fossi un tacchino mi fecero riprendere peso ma, nonostante ciò, la mia anima sanguinava ancora. Mi dissero che ero guarita perché il mio BMI (indice di massa corporea) era tornato nella norma. In realtà, sapevo che ciò non era vero, perché solo io potevo percepire cosa provavo quando vedevo quel corpo riflesso nello specchio. Solo io conoscevo le mani fredde del panico che si stringevano attorno al mio collo durante i momenti successivi al pasto. Fu da lì che ripresi a non mangiare quasi del tutto e qualche mese più tardi, mi ritrovai nel reparto di terapia intensiva del Salesi di Ancona con un corpo di 30 Kg e un sondino naso-gastrico che mi alimentava. Ci vollero mesi, prima di ricominciare ad alimentarmi autonomamente. Non ricordavo nemmeno come si impugnava una forchetta e l’assaporare il gusto di un cibo, anche un semplice pezzo di frutta, mi spaventava. Il Centro di Ancona mi ha dato una grossa mano a rimettermi in carreggiata, anche se sapevo che sarebbe stato un aiuto temporaneo e di prima emergenza. Infatti, una volta dimessa, avrei dovuto trovare fuori un supporto multidisciplinare per poter cominciare un percorso di guarigione. E dunque, mi sono rivolta alla mia Regione ed ho scoperto il Centro per la cura dei DCA di Giulianova”. Innanzitutto, Laura, tiene a precisare che: “essere affetti da un DCA, non è come avere una semplice influenza”. La guarigione da questo sintomo non avviene grazie a colpi di chimica, bensì richiede tempi molto più lunghi e un impegno non indifferente da parte del paziente, che deve predisporsi al cambiamento, sempre “Qui a Giulianova, Laura sta lavorando molto bene, sia dal punto sotto la guida di figure competenti. “Innanzitutto – ci dice - il primo di vista della riabilitazione nutrizionale che dal punto di vista psipasso, sta nel riconoscere che si è malati e che si ha bisogno cologico”, ci spiega la Dott.ssa Ferrante. Naturalmente il percorso

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di guarigione è ancora lungo e c’è sempre il rischio che il paziente possa avere delle ricadute nel bel mezzo del percorso psicologico, in quanto esso mira a far luce su quella parte dell’anima che vuole nascondersi, negasi e annullarsi. Molti non reggono e fuggono preferendo riaprire le porte al sintomo, mentre altri resistono ed affrontano il dolore, riuscendo a dargli un nome e lasciando andare pian piano la malattia con tutti i suoi fallaci meccanismi ossessivi. Ma questa è solo la prima battaglia. Per guarire bisogna vincere la guerra e ciò lo si farà solo se si impara ad accettarsi e mostrarsi, senza alcun timore, sia nel corpo che nello spirito. “Questa è la parte più complessa del percorso, perché rappresenta la fase in cui la persona dovrà riuscire a staccarsi del tutto dal sintomo” per far luce su di sé e dare un nome al suo soffrire. Tutto sta nell’accettare quella parte di sé che prima si negava ed in quanto tale doveva rimanere oscura non solo a sé stessi ma soprattutto agli Altri. Se la si accetta, invece, e le si dà respiro, allora non vi sarà più bisogno del sintomo per riempire la propria vita. Se, invece, si preferirà metterla a tacere, il sintomo tornerà ad acutizzarsi e a renderti di nuovo schiavo.   in un profondo che ha bisogno di essere illuminato. Rimanere nel silenzio significherebbe soltanto nutrire il sintomo. 7 Prima di lasciare il reparto vogliamo chiedere a Laura come sta affrontando questo nuovo percorso di cura. “Lo sto affrontando abbastanza bene. Dico abbastanza, perché ci sono alti e bassi ma questa è la normalità. A volte far luce su se stessi fa paura ma le paure vanno affrontate senza timore. Lo devo fare per me stessa, affinché possa tornare a godermi ogni istante di me, lontana dal bisogno di una malattia che non ha fatto altro che incatenare le ali della mia vita. Rimanere attaccati al sintomo vorrebbe dire negare se stessi e a se stessi la possibilità di vivere”. Uscendo ripensiamo alle ultime dichiarazioni di Laura e notiamo che non hanno fatto alcun rifermento al cibo. Un moto di speranza nei confronti della Asl Abruzzese ci percuote. Allora non era un semplice slogan pubblicitario-promozionale il “Non parliamo di cibo. Parliamo di Te” stampato sul volantino informativo. Laura sta davvero imparando a parlare di Sé. E se parlare di Sé vuol Come ci conferma anche Laura “Nel pieno dell’anoressia – improv- dire conoscersi e imparare ad amarsi, allora la nostra amica forse visamente un sorriso le riempie il volto magro e pallido perché, per sta guarendo. la prima volta, dopo sette anni, è riuscita a chiamare la malattia © RIPRODUZIONE RISERVATA con il proprio nome – si è convinti di essere invincibili e di avere il pieno controllo su tutto, tanto da illuderti di essere totalmente libero da tutto. In realtà, ciò è solo una mera illusione. Di anoressia prima si diventa schiavi, poi si muore” dice Laura. Chiediamo alla Dott.ssa Ferrante se questo Centro prevede la possibilità di effettuare ricoveri ospedalieri. “Innanzitutto, c’è da dire che la realtà di Giulianova è molto giovane ed ha bisogno di crescere. Dunque ciò che per ora offre è un’assistenza esclusivamente ambulatoriale con 1 o 2 controlli settimanali, a seconda del bisogno del paziente, che constano di: una seduta psicoterapica, visita medica con valutazione nutrizionale, visita psichiatrica, riabilitazione e counseling nutrizionale”. Rimaniamo interdetti. Chiediamo, infatti, come sarà possibile far crescere questa realtà se si continua ad effettuare tagli sulla Sanità, specie su quella abruzzese, che di fatto è stata commissariata. La Dott.ssa Ferrante concorda pienamente con il nostro punto di vista e ci spiega che: “dopo i tagli che sono stati effettuati risulterà sempre più complicato offrire ai pazienti che si rivolgono al Centro un servizio totale, che consti, nei casi più gravi, anche di un ricovero ospedaliero. Pensate che ora non sarà più possibile appoggiarsi ad altri ambiti che non siano all’interno della Regione Abruzzo e questo è davvero un peccato, dato che si potrebbero costruire ponti con le strutture di tutta Italia per aprire nuove collaborazioni. Ad esempio, in Umbria precisamente a Todi, c’è una Clinica per la cura dei DCA molto buona e che funziona egregiamente. Hanno un buon metodo di lavoro ed i risultati sono eccellenti. Sarebbe importante poter creare un contatto con questa struttura ed eventualmente, in caso di necessità, poter offrire al paziente l’opportunità di curarsi in un ambito clinico. Ma le risorse sono ridotte all’osso, per cui possiamo far riferimento, in caso si presentasse un’urgenza, solo alle strutture presenti in Regione e dunque alla Casa di Cura Villa Pini d’Abruzzo che, purtroppo, non ha un protocollo terapeutico ben strutturato come Todi. Il metodo utilizzato da Villa Pini può andare bene in casi di urgenza ma, per effettuare un vero percorso riabilitativo, c’è bisogno di un protocollo meglio strutturato che non faccia leva solo ed esclusivamente sull’aspetto del cibo, proprio perché l’anoressia è prima di tutto una malattia dell’anima”. Dunque, appare chiaro come il desiderio di magrezza del corpo assieme al rifiuto del cibo, sia solo un modo di gridare e assieme manifestare un dolore che non riesce a farsi detto e che risiede

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8   NESSUNO TOCCHI I BAMBINI ! dell’Is, durante un periodo di prigionia, è rimasta incinta e rischia di non sopravvivere al parto. A confermarlo sono i medici che l’hanno visitata dopo il rilascio da parte delle truppe dei miliziani che, assieme a Lei, avevano sequestrato un centinaio di ragazzine. Yarmouk passano le loro giornate schivando i proiettili dei cecchini e guardando partite di calcio nelle quali, la testa di qualcuno appena decapitato, si improvvisa pallone o a godersi l’ennesima puntata de “la decapitazione di piazza”, quasi fosse una serie televisiva. fuorché un’arma? Saresti in grado di stringere tra le tue manine una matita? Sapresti che cosa farne di un foglio di carta? J.K. Rowling, famosa scrittrice della saga di Herry Potter, disse: “Mi ricordo benissimo dei miei 11 anni: a quell’età si è del tutto impotenti. Ma i bambini hanno un mondo segreto che per gli adulti sarà sempre impenetrabile”. Purtroppo, a questi bambini, quel “mondo” di cui parla la scrittrice inglese, pare non sia rimasto del tutto “impenetrabile” ed un semplice foglio di carta ed una matita ne sono la prova. A quei bimbi nigeriani è bastato un semplice matita per raccontare tutto l’orrore e il dolore di abusi fisici e morali. È incredibile come oggetti simbolo di libertà, creatività e spensieratezza, a volte, si trasformino in armi che possono far più male di proiettili sparati in pieno petto. di Maria Giulia Mecozzi Date ai vostri figli un foglio bianco, una matita, dei pastelli colorati e provate a pensare a cosa potrebbero disegnare. Con ogni probabilità le loro manine riusciranno a far danzare matite e colori a suon di cieli azzurri, fiori, case e soli gialli che sorridono e si dissetano con una nota bibita marrone. Mal che vada, vi diranno che di disegnare non hanno voglia. Vi sfileranno dalla mano il vostro smartphone e cominceranno a fare selfie all’impazzata, immortalandosi in buffe pose facciali. Domanda. Se donassimo un foglio di carta ed una matita a Stessa domanda. Come quella ragazzina di 9 anni, cosa utilizzerebbero quei 3.500 ne farebbe? bambini un foglio bianco e delle matite colorate? Probabilmente, delle matite Disegnare è la modalità colorate non saprebbero per eccellenza che, in età cosa farne, visto che la loro infantile, si ha per esprimersi. Rappresentare le immagini su conoscenza dei colori si Sapete, invece, cos’è limita al nero della morte e qualcosa che inizialmente è successo quando i volontari al rosso del sangue. Con il vuoto, ti da la possibilità di far dell’UNICEF che operano volare sempre più in alto quella foglio bianco, probabilmente, in Nigeria, hanno messo in tenterebbero di coprire i loro fantasia che nel fanciullo non mano matite e fogli bianchi ai ha né limiti né barriere. Ma ciò occhi ormai stanchi, sfiniti ed bambini vittime delle atrocità accecati da quell’oscurità che non vale per la bimba yazida. del terrorismo e della guerra? li circonda. Sarebbe l’unica A Lei, non è stata concessa Le loro mani, su quei fogli, maniera che avrebbero per l’opportunità di volare con la di certo non danzavano. mente. A Lei sono state tagliate assaporare il gusto della La grafite della matita non purezza e del candore di le ali della fantasia. È stata solleticava quella carta una luce che non hanno mai fatta prigioniera in un inferno immacolata, bensì la graffiava di abusi e torture che, non conosciuto e di una tranquillità a suon di teste mozzate e superano la fantasia, ma sono che non è concessa loro uomini armati, sangue e vivere. la cruda e pura realtà. A Lei è morte. stato negato il diritto di vivere l’infanzia e di conseguenza, Tuttavia, prigionieri dell’inferno non potrà mai assaporare la Ognuno di loro, su quel lo si è anche quando, a soli libertà di trovarsi davanti ad un 11 anni, ti addestrano a pezzo di carta immacolato, foglio bianco e far atterrare le ha calcato la sua rabbia e il diventare carnefice. Se invece immagini che le volano nella suo dolore; tutte le atrocità di insegnarti ad andare in mente. Le sole visioni che può bicicletta ti costringono ad che i miliziani jihadisti di Boko Haram li hanno costretti conoscere sono le facce dei odiare l’Altro e a desiderarne suoi carnefici e l’orrore di una e li costringono a vivere la morte. Se invece di guerra senza alcun senso che indossare jeans e t-shirt, ti ogni giorno, come fossero protagonisti di un film intitolato la tengono inchiodata ad una vestono con una tuta mimetica Terra maledetta, senza alcuna violando così il tuo diritto, “L’eterno ritorno”. possibilità di fuga. non solo ad essere ciò che sei ma anche a ciò che potrai Questo è solo uno dei tanti Tuttavia, esiste anche un altro diventare, in modo tale che episodi che ogni giorno la tua anima si assopisca in avvengono e che purtroppo ci inferno e questa volta non è potenza senza la possibilità segnalano una vera e propria solo metafisico. Si chiama di farsi mai in atto. Se invece Yarmouk, il campo profughi emergenza che riguarda il di metterti in mano delle palestinese situato nella mondo dell’infanzia in tutti matite colorate per disegnare, periferia di Damasco, in Libia. quelle Terre che stanno ti costringono a premere il Questo campo conta 18.000 vivendo il dolore inferto dal grilletto di una pistola mirando abitanti. Dal 1 Aprile lo Stato terrorismo fondamentalista. Islamico ha occupato il campo alla fronte di un altro essere e 3.500 bambini sono bloccati umano, come fosse un gioco Proviamo a metterci nei qualunque. panni dei genitori della bimba all’interno senza né cibo, né acqua, né medicine. yazida che, a soli 9 anni, Cosa potresti disegnare Tu, dopo essere stata stuprata che non hai impugnato nulla da un gruppo di dieci miliziani I piccoli abitanti dell’inferno © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10 “FACCIAMO CENTRO”: DECRETATI I VINCITORI DEL CONCORSO PER IL MIGLIOR PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELL’EX CINEMA   di Federica Bucci Venerdì 10 aprile alle ore 18, presso la sala consiliare del comune di Martinsicuro, si è svolta la premiazione del concorso di idee “Facciamo centro”. Tale concorso è stato indetto allo scopo di trovare la miglior soluzione per la riqualificazione dell’ex cinema Ambra. Oltre 200 persone hanno assistito alla premiazione. Numerose le personalità presenti in sala, prima fra tutte quella del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, accompagnato dagli assessori regionali Dino Pepe e Donato Di Matteo, dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino e da quello della fondazione Tercas Mario Nuzzo. In una nota emanata dall’amministrazione comunale, si legge che il concorso è stato fortemente voluto dalla medesima e finalizzato a raccogliere proposte e idee che potessero prevedere lavori di sistemazione dell’intera area del centro cittadino comprendendo all’interno la realizzazione di una struttura polivalente in grado di ospitare un teatro, una sala convegni, una biblioteca e altri spazi da utilizzare a fini cittadini e sociali. Tale struttura si colloca nello spazio ove oggi è situato l’ex cinema Ambra. Come abbiamo avuto modo di scrivere in precedenti articoli, molte sono state le polemiche sollevate dal problema dell’immobile situato in piazza Cavour. Ad esempio, l’ex assessore ai lavori pubblici Massimo Vagnoni ebbe a dichiarare, in una lunga nota pubblicata sulla stampa locale alcuni giorni fa, che nella vicenda dell’ex cinema Ambra si poteva ravvisare tutta l’essenza operativa dell’amministrazione comunale. “Il solito mix di arroganza e demagogia tendente a giustificare i quasi tre anni passati ad assistere all’esecuzione di opere pubbliche programmate e/o finanziate da altri (e cita un elenco di opere con i relativi stanziamenti già previsti prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione: tre milioni di euro per l’erosione, 750 mila euro per la realizzazione del sottopasso ferroviario di via Colombo, i fondi per il biotopo costiero, i fondi per il museo archeologico, i fondi per le piste ciclabili, i fondi per l’efficientamento energetico della scuola elementare di via Battisti e infine i 450 mila euro della fondazione Tercas per il cinema Ambra). La critica principale alla gestione municipale è quella di “ aver utilizato i soldi stanziati per l’ex cinema per altre opere, come l’ampliamento dell’asilo nido di Villa Rosa, la rimozione dell’amianto e la sostituzione della copertura della scuola secondaria di primo grado, l’adeguamento alle norme antincendio dell’Antiquarium Castrum Truentum, il rifacimento della copertura del palazzetto dello sport e infine la realizzazione del parco giochi della zona anfiteatro. In definitiva di non essere capace di attirare finanziamenti statali e privati per intervenire in maniera strutturale sulle priorità del nostro territorio.” Anche Elisa Foglia, segretaria del PD cittadino non ha risparmiato critiche alle mosse degli amministratori locali. La Foglia ha ricordato che già nel 2012 fu presentato un progetto di riqualificazione del vecchio cinema, conclusosi con un clamoroso nulla di fatto. Tante volte, a suo dire, sono stati elargiti soldi pubblici per progetti che non hanno portato a niente. In linea di massima il PD non è contrario al concorso di idee purché questo sia finalizzato alla realizzazione di una sala polivalente, mentre l’impressione è che le cose non stiano come l’organizzazione municipale vuole far apparire e che questo concorso sia una ennesima esercitazione a spese dei cittadini. Tant’è vero, continua la Foglia che “il mutuo acceso per la riqualificazione del cinema Ambra è stato dirottato verso altre azioni, quali la ristrutturazione di edifici sportivi e la rimozione dell’amianto nelle scuole”. Questo, a suo parere, equivale a dichiarare con molta franchezza la fine del progetto di ristrutturazione del vecchio immobile che ora sembra stia diventando per l’attuale amministrazione questione di continua campagna elettorale. Detto delle numerose critiche, torniamo alla manifestazione del 10 aprile e alla premiazione dei progetti vincitori che tutti noi martinsicuresi speriamo possano presto tramutarsi da

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progetti sulla carta a opere reali. Nel presentare la serata il sindaco Camaioni ha ribadito che “diversi sono stati i progetti realizzati nel corso degli anni senza poi intervenire concretamente, alcuni in quanto mol- Anche a noi de Il Martino il progetto vincitore è molto piaciuto to difficili da portare a termine ed altri poiché già superati e vogliamo chiudere con l’auspicio che, quello che abbiamo in termine di immagine e criteri costruttivi al momento della avuto modo di apprezzare, presto possa essere motivo di vanto per la nostra città. presentazione. Avendo già la nostra città pagato un enorme prezzo alla speculazione edilizia, l’intenzione della nostra amministrazione è quella di aprire una nuova fase. Prossimo passo sarà quello di redigere un bando che porti alla realizzazione di un progetto definitivo. Progetto che dovrà essere sottoposto anche agli enti sovracomunali, al fine di ottenere fondi su cui riteniamo di poter contare in quanto Martinsicuro rappresenta la porta nord dell’Abruzzo, anche se la cosa sembra © RIPRODUZIONE RISERVATA essere passata in secondo piano negli anni, per cui merita un’attenzione particolare” Prodigo di complimenti è stato l’intervento del governatore Luciano D’Alfonso, il quale ha avuto parole di elogio verso l’amministrazione perché indicendo questo concorso ha voluto far “emergere il meglio, e il meglio deve riguardare anche i luoghi e solo attraverso la competizione sana e onesta si può arrivare a dare il meglio ai cittadini”. Il governatore ha premiato personalmente i vincitori, un gruppo di architetti/ingegneri guidati da Emanuele Pedicone e composto da Sara Cipolletti, Daria Di Pietro, Angelo Figliola, Luca Di Lorenzo, Ramona Feriozzi e Mauro Forlini con la seguente motivazione: “La soluzione proposta presenta un carattere fortemente riconoscibile come polo attrattore di servizi pubblici. Il disegno dell’involucro dato dalla mappatura storica e infrastrutturale della rete idrica prevista per la bonifica del territorio di Martinsicuro presenta elementi di congiunzione, tra la memoria storica del comune e la nuova proposta architettonica da cui risulta un’architettura contemporanea ma dalla forte identità. La scelta della soluzione architettonica, l’articolazione degli spazi interni riflette un’organizzazione di funzioni corrette e versatile ben studiate in rapporto con la piazza e il contesto urbano, apprezzabili le soluzioni riferite ad interventi sostenibili”.   11

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LA CORRETTA PREPARAZIONE DELLE CONSERVE ALIMENTARI IN AMBITO DOMESTICO 13   di Emilio Mercatili La preparazione domestica delle conserve è una tradizione consolidata in tutte le regioni italiane. Ricette secolari tramandate da diverse generazioni, molti di noi amano sperimentare nuove proposte (bio su tutte), anche elaborate, spesso mirate a trasformare un piatto deperibile in un prodotto a lunga conservazione. In questo senso, la produzione delle conserve casalinghe è diventata un’attività di massa, una sorta di organizzazione sociale, che unisce giovani e anziani, poveri e ricchi, donne e uomini. Purtroppo alcune procedure di conservazione proposte in rete, alla televisione o alla radio, non forniscono sufficiente garanzia di sterilità o di stabilità per la conserva, che rischia di alterarsi o diventare pericolosa per la nostra salute. Per questo motivo il Ministero della Salute ha realizzato le Linee guida sulla corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico, un utile vademecum per chiunque voglia essere informato sulla materia (http://www.salute. gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2176_allegato.pdf). La preparazione di conserve casalinghe, se non effettuata correttamente, può rappresentare un serio rischio per la salute del consumatore, in quanto possibile fonte di sviluppo di germi patogeni. Per preparare le stesse sono necessarie conoscenze specifiche, non si deve improvvisare. Il botulismo alimentare è una grave malattia causata dalla ingestione di alimenti contenenti una tossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum. La tossina botulinica è una delle tossine più potenti che si conoscano: ne basta una dose piccolissima per causare la malattia. La tossina botulinica può essere presente in cibi inscatolati o conservati, soprattutto di produzione domestica ma anche, in qualche caso, di produzione industriale. Le conserve preparate in casa (ad es., la verdura sott’olio) sono uno dei prodotti in cui più facilmente si può riscontrare la presenza di tossina botulinica. In generale, tutti i cibi conservati consumati senza ulteriore cottura e che hanno un basso grado di acidità, possono costituire un ambiente adatto alla crescita del botulino. La tossina botulinica è stata ritrovata in alimenti molto diversi come mais in scatola, peperoni, fagiolini, melanzane, barbabietole, funghi, spinaci, olive, tonno, paté, affettati sotto vuoto, pesce conservato, mascarpone e passati di verdura pronti al consumo. L’acidità e il contenuto in sale contribuiscono a controllare lo sviluppo del batterio riducendo quindi la possibilità della produzione della tossina. E’ consigliabile far bollire le verdure per pochi minuti in una soluzione fatta al 50% da acqua e 50% da aceto. Scolarle e lasciarle asciugare avvolte in un canovaccio pulito. Successivamente invasare e ricoprire di olio, lasciando uno spazio vuoto tra il coperchio e il livello dell’olio di un paio di centimetri. E’ importante che le verdure siano completamente coperte dall’olio. Per quanto riguarda le conserve in salamoia, bisogna usare una soluzione acquosa contenente almeno il 15% di sale (150 g di sale ogni litro di acqua). Ad elevate concentrazioni anche lo zucchero inibisce la crescita del botulino; infatti le marmellate preparate seguendo le ricette tradizionali che prevedono l’utilizzo di un uguale quantitativo di zucchero e frutta non presentano il rischio di botulismo. Il piano di lavoro deve essere sempre accuratamente pulito prima, durante e dopo la preparazione delle conserve. È una buona norma generale lavare accuratamente con acqua calda e sapone i contenitori ed evitare di riutilizzare i tappi. Utilizzare contenitori piccoli (max 300-500 ml), che devono essere pre-sterilizzati facendoli bollire chiusi con coperchio per almeno 10 minuti. Tutti gli alimenti che non possono essere trattati con aceto, sale o zucchero, e non sono naturalmente acidi devono essere sottoposti a sterilizzazione dopo invasamento. (fonti di attinenza di alcuni dati scientifici ASL Città di Milano – Dipartimento di Prevenzione-) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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14   CURIOSITÀ Redazione SAPEVI CHE La parola “cimitero” deriva dal greco “koimetirion” che significa “luogo per dormire”. M B A M L O A V N I N M I E C N T I I E M T P O P C E A T N A N D E P L O L A S U R O O A L R L A O D E A C M A O N E M T N O O R I L O I I O B C I N I A L V S M L I I L M E S E G M A U M C M B E L I E H T T O U A A T E M M F O M A B O F O G R C S U U D T Q T T T E S A L R M I V A N C V G I T T O N U N I T M I A O C R A H O E L A N E O E I E I A N O O S A C V A L E N G I R G I A L L U L F I T R C C C A F E G P I E E L I A A O R A A E R E R M O A G L A F N A Z N O A Trova la soluzione cerchiando le lettere che comporranno la parola A C rimanenti identificativa dell’immagine sovrastante. T D ______________ CIBO DATE FANTASIA MALANNI PRIMAVERA © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA AQUILA COLOMBO DCA FARMACIE OLIO PROGETTO ARROGANZA CONSERVARE DOLORE ISTITUTO PALLONE SISMA

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CULTURA - I NOSTRI TALENTI Alessandra Bucci embra quasi un gioco quello che ci propone Alessandra Bucci, insegnante di lettere presso la scuola secondaria di primo grado di Martinsicuro, un gioco di luci e ombre, di spensieratezza e consapevolezza, di sogni e di limiti, di presente e passato, di contrasti profondi che danno sapore alla vita, una vita che rifiuta le scialbe sfumature della monotonia quotidiana. Molte volte, per chi ama la poesia, un libro così argomentato e passionale offre una moltitudine di emozioni oltreché spunti per il modo di vedere le cose e specialmente di guardare la vita e i piaceri che essa offre. Un libro come “I sentieri dell’anima” di Alessandra Bucci diventa spesso materiale fondamentale per gli appassionati ma anche per chi della poesia non ne ha mai fatto un suo cavallo di battaglia. Alessandra Bucci è un’autrice con un gran futuro, perché le sue creazioni poetiche risultano sempre ricche di risvolti interiori che lasciano nel lettore una punta di piacevole soddisfazione nel seguirne le trame, dipinte di amore e di sensibilità. Un libro che si addentra letteralmente nei sentieri dell’anima, percorrendo singolarità di vita vissuta dentro le emozioni e con le emozioni. Il libro si presenta con una grafica d’impatto, semplice e introduttivo con il titolo che davvero dice tutto. Si può acquistare a Martinsicuro presso “L’angolo delle fate” in P.zza Cavour e a San Benedetto del Tronto presso “La Bibliofila” in via Ugo Bassi. Per ulteriori informazioni e per chi vuole continuare a seguire l’evoluzione spirituale e poetica di Alessandra Bucci può seguirla sulla sua pagina Ufficiale Facebook: Il mondo di Alessandra B.   15 POESIA S Note in frantumi Raccolgo note in frantumi sul pavimento nudo della mia profonda stanza per ricomporre il puzzle e cogliere la vera natura della melodia infranta. Musica d’altri tempi confusa per amore? Sintomo inarrestabile di un ritornello che muore? Basterebbe un tuo sorriso riemerso fra le briciole per fare dei miei dubbi un piccolo falò. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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