Il Martino n.11 anno 1

 

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6 Luglio 2015 - n. 11 anno 1 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste QUARTIERE CAMPOCASONE: 2€ IL “POLMONE VERDE” DI MARTINSICURO FAMILY DAY di Noris Cretone ...molte famiglie anche di Martinsicuro, San Benedetto del Tronto, Porto d’Ascoli, Grottammare sono giunte a » continua, Pag. 6-7 Roma, per manifestare contro l’insegnamento gender. In modo particolare, contro... » continua, Pag. 4-5 IL BIOTOPO COSTIERO DI MARTINSICURO di Angelo Bruni “Spiagge …di ritmo sotto il sole e belle donne nell’Adriatico” cantava Fiorello agli albori degli anni ’90. Ma la spiaggia può essere anche altro che sole e belle donne, che comunque non vanno mai disdegnate, sia chiaro….. In alcuni luoghi misteriosi esistono ancora tratti di spiaggia che nascondono tesori che nessuno si aspetterebbe di trovare neanche lì dove finisce l’arcobaleno. E, sorpresa delle sorprese, una di queste spiagge si trova proprio a Martinsicuro, perlomeno fin quando nessun nuovo eventuale stabilimento balneare arriverà a rovinare tutto. Stiamo parlando del famoso biotopo (accento sulla prima “o”, qui i topi non c’entrano nulla) costiero di cui molti hanno sentito parlare, ignorando cosa sia esattamente se non, appunto, una zona della spiaggia senza ombrelloni. » continua, Pag. 4-5 QUARTIERE CAMPOCASONE.... 6-7 “LAUDATO SÌ”.......................... 8 BIOTOPO COSTIERO......10-11 LETTERA DI MAMMA.........13 TOSSINFEZIONI ALIMENTARI.14-15 TOSSINFEZIONI ALIMENTARI di Emilio Mercattili Circa un terzo degli episodi di tossinfezione alimentari si verifica in ambiente domestico. Nonostante tutto la problematica è molto sottovalutata: meno del 10% delle persone è consapevole delle condizioni di rischio. » continua, Pag. 14-15 INDICE PREVENZIONE........................ 2 GIOVANI E ALCOL ................ 3 PROBLEMI ATTIVITÀ ESTIVE.... 4 FAMILY DAY......................... 4-5 SAPEVI CHE...........................16 GIOCO DEL MARTINO.......16 I BORGHI TERAMANI..........16 LA POESIA DI ALE...............17 MART. CALCIO............... 18-19

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2 PREVENZIONE E PREVISIONE   Etciù! Salute di Redazione terra per almeno 10-15 minuti. Se puoi, tira su i piedi. Reidratati. Bevi molti liquidi, specialmente se il tuo corpo ha perso acqua perché hai sudato o ti trovi in un ambiente caldo. La temperatura può essere una causa dello svenimento. Mangia qualcosa di salato. I cibi salati alzano la pressione, per questo i dottori consigliano a chi ha avuto uno svenimento di assumere cibi o bevande salate (come i cracker, le olive, o le bevande per sportivi) Se sei a rischio di pressione alta, parla con il tuo medico prima di aumentare la tua dose giornaliera di sale. Muoviti lentamente. Pren diti un giorno di vacanza. Non saltare in piedi e non fare cose stancanti fino a che non ti senti a posto al 100%. Mangia quello che puoi, bevi molti liquidi e riposati. Se i sintomi continuano, chiama il 118. Uno svenimento dovrebbe durare pochi secondi, al massimo un minuto. Se resti svenuto più a lungo, devi essere portato in ospedale. CONSIGLIO: SE TROVI un pavimento freddo, come quello di un bagno o di una cucina, togliti la maglietta e stai disteso con la schiena nuda. Il caldo potrebbe essere la causa dello svenimento. Uno svenimento può fare molta paura, specialmente se non sai cosa ti succede né come comportarti. Ecco come agire per te (o per qualcun altro) se ti capiterà in futuro. Fai attenzione ai sintomi: vedi buio, ti gira la testa e percepisci suoni come ovattati. Stenditi. Il pericolo dello svenimenti è nella caduta, metti i piedi su un cuscino, in modo che siano più in alto del cuore. Questo riporta il flusso del sangue al cuore e quindi al cervello. Se ti è possibile, avverti qualcuno che stai per perdere conoscenza. A volte svenire può essere pericoloso, meglio cercare aiuto prima di andare sotto. Se stai per svenire e sei in piedi, ma non c’è nessuno che ti possa sorreggere, avvicinati a un muro. Scivolare lungo un muro è molto meglio che cadere di faccia. Se sei su una scalinata, avvicinati al corrimano interno, quello più vicino al muro per capirci. Aggrappati al corrimano e segui la sua direzione. Quando cadrai, ti sposterai di poco. Quando è passato Se sei solo, fai un bel respiro. Controlla se hai delle ferite, ma non ti alzare subito. Stai a Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Emilio Mercatili, Marco Capriotti, Maurizio Lindner, Giulia Rizzardi. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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TEENAGERS E ABUSO DI ALCOLICI   di Federica Bucci 3 cambiamento di modelli hanno esposto i giovani all’acquisizione di comportamenti non salutari. Da un rapporto condotto dall’Istat, si evince che nel 2011 il numero di persone di 14 anni e più che bevono alcolici è pari al 66,9%. A seguito del cambiamento di modello di consumo appare in netto calo il consumo giornaliero di alcol (da 34,8% nel 2001 al 26,7% nel 2011), mentre aumenta la quota di chi dichiara di bere alcolici fuori pasto: nel 2011 raggiunge il 27,7% registrando un incremento del 24,9%, rispetto al 2001. Per quanto riguarda gli adolescenti, se nel 2001 consumava alcolici fuori pasto il 15,5% dei 14-17enni, nel 2011 la quota si assesta intorno al 18,8%, con una crescita più evidente tra i maschi. I comportamenti a rischiosi sono più diffusi tra i giovani di 18-24 anni (il 22,8% dei maschi e l’8,4% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l’8,4% delle femmine). Sono età complesse che determinano l’evoluzione e lo sviluppo futuro del giovane. La dispersione di energie e il calo dell’attenzione dovute a quella che spesso diventa – senza che il consumatore se ne renda conto – una dipendenza, sono fattori problematici, che costituiscono un rischio per l’intera società. Una vita sana, supportata da figure genitoriali comprensive e presenti, aperte ad affrontare i disagi dovuti alla crescita, assieme ad una buona dose di educazione e di amor proprio, potrebbero ridurre considerevolmente il consumo soprattutto tra i minori, che verrebbero così tutelati e proiettati verso un futuro più cosciente, responsabile e produttivo. Negli ultimi anni le problematiche legate all’eccessivo consumo di alcool e stupefacenti tra i giovani – la cui età varia dai 13 ai 18 anni – si sono molto acuite: è mutata radicalmente la concezione stessa del bere. Dall’antichità gli amanti di Bacco erano soliti usufruire di bevande alcoliche, molte delle quali ritenute afrodisiache, al fine di aumentare la convivialità: grandi tavole in cui il vino stimolava la conversazione, che verteva sui temi più disincantati, come la poesia, la società e, soprattutto, l’amore. Nel nuovo millennio l’utilizzo di bevande alcoliche ha assunto tutt’altra funzione: non più un modo per unire, bensì uno stratagemma per sentirsi parte di qualcosa, senza però esserci realmente. Difatti il giovane che beve grandi quantità (piuttosto che grandi qualità) di alcol, è solito farlo per riuscire ad integrarsi, per rompere il muro tra la sua personalità e quella di chi lo circonda, per alleviare il senso di inadeguatezza che caratterizza i teenagers moderni. Perciò le bevande alcoliche piuttosto che avvicinare i consumatori, tendono a creare una distanza tra ciò che si è, e come si decide di apparire: c’è un grande dislivello tra il dentro e il fuori, e l’alcool in quest’ottica porta ad identificarsi esclusivamente con l’esterno, mettendo da parte quelle che sono le particolarità del carattere, le piccole cose importanti per il singolo e malgiudicate dal gruppo. Si è inoltre diffusa una tendenza che, all’interno del gruppo di amici, porta ad identificare il giovane consumatore con l’intraprendente, colui che sa darsi un tono, che riesce ad affermarsi attraverso azioni spesso sconsiderate. Per un lungo periodo sui social network si è svolta una specie di gara, che consisteva nel filmarsi mentre si beveva un intero bicchiere di vino, birra o superalcolico, per postare il video nella rete e sfidare altri amici nella bevuta. Risulta chiaro come questo meccanismo porti a considerare il consumo di alcolici come mezzo per affermarsi. I giovani rientrano in un target estremamente vulnerabile, particolarmente esposto ai rischi legati al consumo di bevande alcoliche. Negli ultimi decenni si è assistito infatti, ad un aumento graduale del consumo di alcol da parte di adolescenti e pre-adolescenti; l’eccessivo consumo è influenzato dalle numerose pressioni sociali, mediatiche e pubblicitarie, sempre più considerevoli e incalzanti. Accanto alle pressioni mediatiche di social network e spot pubblicitari (si stima che vengono investiti circa 65 milioni di euro per la pubblicità di bevande alcoliche sul web), anche l’aumento dell’offerta e il © RIPRODUZIONE RISERVATA

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4 Voce cittadina   MARTINSICURO E “FAMILY DAY”: QUANDO IL CO di Noris Cretone di Ilenia Laurenzi Luca Tommolini, titolare dello chalet “Il Brigantino” Continua il nostro viaggio tra le attività turistiche di Martinsicuro per ascoltare la Voce degli esercenti e di chi “vive” di turismo. Oggi è la volta del titolare di una struttura storica di Villa Rosa: lo stabilimento balneare “Il Brigantino”, 38 anni di attività all’attivo, Luca Tommolini. “Purtroppo non mi sento di spendere parole lusinghiere per come viene gestito il nostro territorio. A differenza delle nostre vicine, Alba Adriatica e San Benedetto del Tronto, noi siamo rimasti indietro di almeno 30 anni. L’urbanistica versa in un profondo degrado e, per una località turistica, l’assetto urbano è il primo biglietto da visita. Il decoro è carente, la pista ciclabile è discontinua e, a tratti, addirittura sconnessa. Martinsicuro sud è abbandonato a se stesso: non si organizzano eventi, il territorio è il regno degli extracomunitari e dei rom, il lassismo da parte delle autorità non giova a riqualificare l’area. Ambulanti che spadroneggiano in spiaggia senza autorizzazioni, forti della carenza dei controlli. E poi l’onnipresente problema dell’erosione costiera, i pochi metri di spiaggia di cui disponiamo non sono sufficienti. Purtroppo stiamo subendo l’esito di politiche disastrose sul ripascimento che si sono susseguite negli anni. Io riporto la voce dei turisti che frequentano i nostri luoghi”. Intervista a “Il termine femminicidio, nella sua accezione contemporanea, è un neologismo semantico che identifica tutti quei casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere…” “Il genere”, questo termine da diversi giorni spunta ossessivamente da giornali, televisioni ma a cosa andiamo incontro se non comprendiamo bene di cosa stiamo parlando? E’ davvero questa la strada da percorrere per tutelare e proteggere le nostre famiglie oppure rischiamo di essere travolti, attraverso un diritto alla vita mistificato, in un turbinio di deliranti affermazioni che non portano di certo alla crescita umana dei nostri figli che un giorno diventeranno adulti, forse più fragili di noi! © RIPRODUZIONE RISERVATA In buona sostanza, come spiega Sara Garbagnoli sulla rivista AG About Gender, la teoria del gender è un’invenzione polemica, un’espressione coniata sul finire degli anni ’90 e i primi 2000. Ha avuto una diffusione virale quando, in particolare negli ultimi due-tre anni, è entrata La diffusione dell’ideologia negli slogan di migliaia di manigender nelle scuole, secondo festanti, soprattutto in Francia e ProVita onlus, l’Associazione in Italia, contrari all’adozione di italiana genitori, l’Associazione riforme auspicate per ridurre le genitori delle scuole cattoliche, discriminazioni subite dalle perGiuristi per la vita e Movimento sone non eterosessuali. per la Vita, è una vera emergenza educativa. Ma cos’è la Sabato 20 giugno al Family teoria/ideologia gender? Day, l’incontro promosso dal La teoria del gender non esicomitato “Difendiamo i nostri ste! Nessuno, in ambito acfigli”, di cui è stato portavoce il Essere donna è così affasci- cademico, parla di teoria del neuropsichiatra Massimo Gannante. È un’avventura che gender. “Non ha alcun senso dolfini, e a cui hanno aderito richiede un tale coraggio, una quindi parlare di teoria del gen- alcune associazioni cattoliche sfida che non annoia mai”. der e men che meno di ideolo- tra cui tantissime comunità del Quando cerco una scrittura gia del gender”, sostiene Laura cammino neocatecumenale, torrenziale e ironica sul signi- Scarmoncin, che studia Storia con l’intervento anche di espoficato dell’essere femminile, delle donne e di genere alla nenti di altre religioni, come non ho dubbi su quale libro South Florida University. il rappresentante dei cristiani prendere in mano. Mi affido evangelici italiani, il rabbino alle parole di Oriana Fallaci capo della comunità ebraica di “È un’arma retorica per strucercando, tra le pieghe del Roma, l’imam della moschea mentalizzare i gender studies suo reportage – “Il sesso inutile”, dal quale ho estrapolato questa frase, di capire la lotta che noi donne viviamo in una quotidianità che ci vuole silenziose e soprattutto attente a non deturpare una società creata a misura d’uomo. Non solo, negli ultimi giorni noi donne siamo state chiamate anche a trasformaci in madri guerriere, pronte ad armarci per difendere i nostri figli, da una nuova e indefinita minaccia “l’insegnamento di genere!”. che, nati a cavallo tra gli anni 70/80, affondano le loro radici nella cultura femminista che ha portato il sapere creato dai movimenti sociali all’interno delle accademie.

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ONFINE FRA AMORE E MISTIFICAZIONE DI ESSO NON ESISTE PIÙ! di Centocelle a Roma, molte famiglie anche di Martinsicuro, San Benedetto del Tronto, Porto d’Ascoli, Grottammare sono giunte a Roma, per manifestare contro l’insegnamento gender. In modo particolare, contro progetti di legge che vorrebbero introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, a partire dalle classi della materna. Educazione, secondo le nuove teorie del Gender, in base alle quali non esistono soltanto maschi e femmine ma ben 56 tipi di identità sessuali, tra cui omosessualità e transessualità. Tali insegnamenti, rivolti soprattutto ai piccolissimi, secondo alcuni illustrerebbero come la famiglia naturale non sia sempre formata da una mamma, un papà e dai figli ma affermerebbero che ognuno nel corso della vita può cambiare il proprio orientamento sessuale in qualsiasi momento voglia e che potrebbero anche esserci bambini, magari adottati, di due mamme insieme o di due papà, che hanno avuto il loro figlio tramite la fecondazione assistita in laboratorio e poi tenuto in pancia in un utero in affitto.   5 desiderose solo di difendere la fanciullezza dei loro figli! E Irina? Che non potrà più lottare, manifestare, sognare a torto o a ragione per le sue adorate figlie, come si sentirà? Non si può mistificare l’amore solo per giustificare la follia, la paura di camminare soli non può portare a negare la vita al prossimo. Figlie, mogli, DONNE a cui è stata negata la vita perché colpevoli di aver detto no ad un amore malato! Ci armiamo di coraggio e convinzioni per difendere le nostre famiglie, perché nessuno in quella piazza ha levato la sua voce per difendere mamma Irina e tutte le donne uccise, assassinate. In un uggioso, quanto mai improbabile pomeriggio di giugno, nella capitale, si sono mescolati scampoli di legittima ragione a pericolose schegge di una verità distorta…i figli di oggi che saranno i genitori di domani, devono prima di tutto essere educati al rispetto di se stessi e del prossimo, questo dovrebbe essere Fin qui nulla di strano…anche se i comitati accademici continuano a ripetere che la teoria gender non esiste, se le famiglie il primo punto sul quale alzare la voce! sentono la legittima necessità di obiettare e manifestare pacificamente contro l’eventualità che nelle scuole si insegni l’educazione sessuale in una forma più diretta, è più che lecito. La commovente partecipazione di mamme, papà, nonni ha assunto una dimensione molto diversa e alquanto imbarazzante, nel momento in cui la piazza si è velata di un silenzio irreale, © RIPRODUZIONE RISERVATA non dovuto alla pioggia e al cielo cupo ma bensì all’intervento di Kiko Arguello che nel suo vibrante intervento ad un certo punto tuona: “Il femminicidio? Colpa delle mogli che non amano più i mariti”. Questa, in sintesi, la teoria di Kiko Arguello, iniziatore del cammino neocatecumenale, riferendosi in particolare della vicenda di Matthias Schepp, l’uomo che nel 2011 in Svizzera, dopo la separazione, rapì le figlie e poi si uccise. “Un marito –sostiene Arguello- si nutre dell’amore della moglie, quando la moglie lo abbandona il primo moto è quello di ucciderla perché sperimenta il non essere amato e il non amore è come sprofondare all’inferno”. Pensando che fosse solo un modo per boicottare la manifestazione, da parte di alcune testate giornalistiche, ho ascoltato attentamente le parole pronunciate Arguello. Non potevo credere che un uomo nominato nel 1992 da Papa Giovanni Paolo II consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, nomina che è stata riconfermata da Papa Benedetto XVI, potesse dare una spiegazione del genere del femminicidio. Con mia grande sorpresa però ho potuto constatare che non vi era errore o distorsione da parte dei media, le sue parole sono state chiare… “senza amore l’uomo non può vivere e se negatogli egli sprofonda in un oblio senza fine, la cui vera e unica carnefice è colei che gli nega l’amore, pertanto la sua reazione è di assoluta e totale violenza!”. Vi siete chiesti cosa avrà pensato Irina Lucidi la moglie di Matthias Schepp, al quale fa riferimento Arguello nel suo discorso? Cosa avrà provato nel sentirsi etichettata come colei che ha aperto le porte del dolore alle sue adorate gemelline! Diversa, molto diversa, da quelle mamme presenti in piazza

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6   QUARTIERE CAMPOCASONE di Ilenia Laurenzi Campo Casone deve il suo nome all’ultimo periodo bellico in cui i terreni, compresi tra le vie Balbo, Baracca e Filzi, erano stati confiscati ai contadini per realizzarvi un campo di aviazione. Ancora oggi si possono osservare i ruderi della contraerea ingoiata dalla rigogliosa vegetazione che cresce lungo gli argini del fiume Vibrata e non è infrequente che qualche contadino, nel disossare il suo terreno, riporti alla luce reperti bellici sepolti da oltre settant’anni. Oggi Campo Casone è un quartiere di Villa Rosa, relativamente tranquillo, in cui ancora si respira un’atmosfera un po’ bucolica, quasi ferma nel tempo e dove la campagna si alterna a nuove costruzioni figlie dello sviluppo edilizio degli anni passati, ma che non hanno deturpato ancora in maniera significativa il paesaggio. In un caldo pomeriggio di giugno, noi de “Il Martino”, abbiamo incontrato il presidente del comitato Campo Casone, Guerino Ritrovati, il simpatico ed istrionico titolare dell’omonima azienda agricola , con cui abbiamo fatto una piacevole chiacchierata sul suo quartiere . Ciao Guerino. Come si vive a Campocasone? “Possiamo dire di vivere ancora in una zona relativamente tranquilla in cui non si registrano grosse problematiche all’interno del territorio, malgrado che negli ultimi anni siano aumentati gli insediamenti di extracomunitari e nomadi. Nonostante ciò, si è comunque raggiunto un giusto equilibrio e una civile convivenza. Campo Casone, negli ultimi vent’anni, è stato protagonista di una notevole espansione edilizia: questo ha fatto sì che tanta gente nuova è venuta a vivere in un posto in cui ci si conosceva tutti, nuove famiglie si sono insediate in un territorio in cui, come una grande famiglia, ci si chiama ancora per ‘casate’, in cui vivevano, e vivono tuttora, moltissimi dei discendenti dei vecchi proprietari terrieri che, per primi, si sono insediati in questa zona”. Si svolgono eventi, manifestazioni durante l’anno? “Noi siamo i maggiori promotori del Carnevale martinsicurese. Sentiamo tantissimo l’evento, tanto che la preparazione del carro allegorico è, oltre che un bel momento aggregativo, anche un motivo di orgoglio e di impegno da parte degli abitanti del quartiere. Quest’anno, purtroppo, non ci saremo a causa di problemi logistici. Un altro evento di cui il nostro quartiere è protagonista, è la favata che si svolge a maggio. E’ un bellissimo momento aggregativo: ci riuniamo nella Sala Buon Pastore, presso la parrocchia San Gabriele e ognuno di noi porta qualcosa.

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IL “POLMONE VERDE” DI MARTINSICURO Quest’anno, però, devo considerare, con un po’ di rammarico, che c’è stata poca partecipazione a differenza delle scorse edizioni. Aggregazione, partecipazione, unione…sembrerebbe quasi che ‘Campocasone sia il ‘quartiere delle meraviglie’… “Non è proprio così. Anche da noi ci sono i problemi, così come in altre zone del paese. Quello sicuramente più evidente e, in un certo qual senso, fastidioso è la prostituzione. In inverno, così come in estate, non è raro vedere queste ‘signorine’ stazionare nei pressi di via Delfico, via Taormina, sul lungomare nell’intento di adescare i clienti. Questa situazione, oltre che attentare al decoro dell’intero paese, va a scapito degli abitanti che non si sentono affatto sicuri neanche nel fare una semplice passeggiata. Ovviamente la nostra richiesta sta in un controllo più incisivo da parte delle autorità competente. Ma, a mio avviso, il problema andrebbe combattuto all’origine, negli affitti indiscriminati, nell’assenza di controllo, nel lassismo con cui, spesso, si affronta questo tipo di situazione. Tengo a precisare e sottolineare che, nonostante ciò, il nostro continua ad essere un quartiere assolutamente vivibile e ancora tranquillo. Altra problematica, comune a tanti altri quartieri di Martinsicuro, è l’assenza di aree aggregative e la trascuratezza in cui versano i (pochi) parchi pubblici presenti sul territorio. Giochi fatiscenti e obsoleti, spesso al limite stesso della sicurezza, con cui giocano i nostri bambini e che avrebbero urgente bisogno di manutenzione e messa a norma. Faccio l’esempio del parchetto sul lungomare, quello di fronte allo chalet ‘Maria’, per intenderci, che versa in condizioni veramente tristi. Inoltre si avverte l’esigenza di un maggior controllo nei confronti dei cani e, in special modo, dei loro padroni che spesso, in maniera totalmente incivile, non provvedono a pulire laddove i loro amici a quattro zampe sporcano. Colgo l’occasione per segnalare la scarsa manutenzione, per cio’ che riguarda la pulizia degli argini del fiume Vibrata e degli spazi adiacenti, da parte degli enti preposti. Spesso e volentieri, la pulizia viene eseguita dagli abitanti stessi!” Gli abitanti di Campocasone sono molto attivi per il loro quartiere… Sì, senza ombra di dubbio. “Durante il mio primo anno da presidente di quartiere ho coinvolto i membri del comitato e qualche abitante a ripulire la pineta di fronte all’hotel Galf che versava in condizioni di totale incuria e abbandono. Nel giugno 2013 abbiamo partecipato alla giornata ‘Ripuliamo il nostro quartiere’: in quell’occasione c’è stata un’adesione massiccia ed entusiasta da parte degli abitanti di Campocasone. La mia elezione risale al 2011 e, da quel momento in poi, ho cercato di portare avanti il mio mandato sempre nel pieno interesse del mio quartiere e dei suoi abitanti. Concordemente al Comitato, abbiamo deciso di non presentare alcuna   7 domanda al fine di conseguire i fondi strutturali messi a disposizione dall’Amministrazione per i quartieri di Martinsicuro, in quanto abbiamo ritenuto che la manutenzione del nostro territorio debba essere svolta dagli operai addetti del comune. Torno a ribadire la necessità di un posto aggregativo nel quartiere, in modo particolare se situato al centro di Campocasone, tra le vie Roma, Pellico, de Pinedo. A questo proposito mi viene da pensare a due strutture che si presterebbero magnificamente allo scopo ma che, per motivi vari, non sono disponibili: l’ex Casa cantoniera chiusa e la vecchia Scuola elementare. Purtroppo per la Casa cantoniera, la competenza appartiene all’Anas e per ciò che riguarda l’ex scuola Casone, essa è stata in passato restaurata e trasformata in casa di accoglienza, peccato però che è ancora chiusa e nessuno l’ha mai attivata! Infatti, malgrado sia stata ristrutturata, l’agibilità non è stata ancora concessa. Fortunatamente, devo registrare che qualcosa, negli ultimi tempi si sta muovendo per ciò che concerne la Casa Cantoniera. C’è stato, nei giorni passati, un incontro in comune tra il Comitato di quartiere e la Società di salvamento per la distribuzione dello spazio prospiciente la Casa cantoniera. C’è in progetto l’organizzazione di un’area da adibire a parchetto per bambini e centro di aggregazione e incontro per quanti ne vorranno usufruire. Abbiamo bisogno di spazi da adibire a questo scopo, e quest’esigenza l’abbiamo fatta presente all’Amministrazione. Gli anziani, i bambini non hanno un posto dove riunirsi e questo, per un quartiere, rappresenta un forte disagio. La vecchia scuola sarebbe stata perfetta!”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8 “LAUDATO SÌ”: PER UN UMANESIMO VERDE   di Maria Giulia Mecozzi Non doveva e non poteva passare inosservata. Eppure, tra la situazione greca da una parte e la perenne diatriba tra le coppie gay e di fatto è stata messa in un angolo quasi fosse d’impiccio. E fu così che le 200 pagine pungenti dell’Enciclica di Papa Bergoglio finirono in un cassetto. Ma noi de “Il Martino”, nonostante il piccolo posto che occupiamo nel mondo dell’informazione, vogliamo affrontare l’argomento che tutta la stampa, nazionale ed internazionale, ha volontariamente evitato ed aggirato, banalizzando con piccoli focus ed editoriali le scomode ma importanti tematiche che il testo, “Laudato sì”, affronta. Questo è il titolo che Papa Francesco ha deciso di dare a questa nuova enciclica, riprendendo il più bell’elogio “alla nostra madre Terra”, composto da San Francesco d’Assisi. Duecento pagine che denunciano, senza giri di parole, il degrado in cui versa la nostra “casa comune” e sulle quali si preferisce sorvolare o quantomeno ridurne la portata perché sconvolgenti. Il fatto che, appelli e denunce riguardanti questioni legate all’ambiente e alla conseguente disumanizzazione causata da un mondo globalizzato e cieco di fronte alle vere necessità dell’umano, finiscono sempre nel tritacarne dell’indifferenza, può essere definito come un paradosso, che porta con se’ una domanda profonda: perché l’uomo rimane indifferente di fronte al grave stato di cose che circonda il luogo in cui da sempre è? Eppure, prima di qualsiasi scelta politica e prima di qualsiasi questione economica, l’uomo dovrebbe essere a conoscenza del fatto che “Egli non si salva se prima non salva il Pianeta”, se di esso non ha cura. Per questo l’Enciclica, prima di essere una denuncia dei maltrattamenti a cui l’uomo sottopone la nostra casa comune, deve essere considerata come una vera e propria presa di coscienza che l’uomo deve avere di se stesso e del suo posto nel mondo. E per far ciò la parola d’ordine proposta da Papa Francesco è una: “conversione ecologica”. Condividiamo perfettamente la riflessione che Leonardo Becchetti fa in un suo editoriale, pubblicato sul quotidiano Avvenire il 19 Giugno 2015. Dice il giornalista: “Da una parte, c’è la sua caricatura, il superuomo inebriato dalle conquiste del pensiero raziocinante che usa tecnologia e finanza per sfruttare e dominare ciò che lo circonda. Dall’altra la persona che si rende conto di vivere in un ambiente fatto di interdipendenze e reti di relazioni (con Dio, con gli esseri umani, con la natura come ecosistema e come insieme di specie animali e vegeta- li) e di essere legato ad una catena di interdipendenze nel tempo con le generazioni passate e future”. Da questo particolare punto di vista, risultano chiare le differenze a cui portano i due differenti modelli antropologici proposti. Se dal primo, infatti, si avrà un sistema economico che si basa sullo squilibrio tra di pochi sfruttatori e molti sfruttati, è solo tramite il secondo modello che sarà possibile pervenire all’edificazione di un mondo inclusivo e solidale, volto al raggiungimento del bene comune. Ed è proprio quest’ultimo che l’enciclica di Bergoglio propone proprio. Queste duecento pagine, vanno oltre l’idea di “ambiente” come semplice tutela delle specie animali e vegetali che popolano la Terra. Infatti, alla base si respira soprattutto la prefigurazione di un modello economico, civile e sociale in grado di creare valore economico sia ambientalmente che finanziariamente sostenibile, affinché si generi una rivalorizzazione della persona umana e si riponga al centro la necessità del bene comune; proprio perché, come si evince dalle prime pagine, la salvaguardia dell’ambiente non può essere separata dalla giustizia verso i poveri. Un nuovo sistema economico e sociale che grida alla fraternità e all’armonia, e cancella quello attuale nel quale è l’uomo a trovarsi al servizio dell’economia e non l’economia a servizio dell’uomo. Importantissimo risulta l’appello che Papa Francesco rivolge, affinché si realizzi tutto ciò, non solo alla politica e alle istituzioni ma anche e soprattutto ai cittadini. Solo il ripristino di un tipo di cittadinanza attiva sarà fautore di un cambiamento vero, nel senso dell’equità, della sostenibilità e del rispetto, proprio perché, come si evince dalle prime pagine, la salvaguardia dell’ambiente non può essere separata dalla giustizia verso i poveri e della soluzione dei problemi strutturali di un’economia, per la quale esiste una sola parola d’ordine: profitto. Per questo, “Laudato sì” non può essere considerata solo ed esclusivamente una presa d’atto dei risultati a cui la scienza è pervenuta rispetto ai cambiamenti climatici o una denuncia nei confronti di un mondo globalizzato neo-mercatistico o di un’economia che non rispetta l’uomo e di una politica asservita allo strapotere finanziario. Essa, infatti, si propone, anche e soprattutto, come programma educativo nei confronti delle nuove generazioni per la costruzione di una nuova umanità: l’umanesimo verde appunto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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  9 Non ci dimentichiamo delle promesse fatte! Da oggi siamo il vostro megafono. “Dillo al Martino” e dall’edizione numero 15 del nostro giornale cartaceo vi dedicheremo una pagina, pubblicando i vostri messaggi: lamentele, amici, amori e tutto ciò che vogliate esprimere pubblicamente (con nickname, Nome e Cognome, oppure con anonimo) Avete qualche notizia da fornirci? Inviateci un SMS, messaggio whatsapp, Facebook, Twitter oppure Youtube e noi pubblicheremo la vostra notizia come Redazione, garantendo il vostro anonimato. ATTENZIONE: non verranno pubblicati contenuti offensivi o che possano recare danno all’immagine di terzi e contenuti pubblicitari. Cosa aspetti? DILLO AL MARTINO!

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10 IL BIOTOPO COSTIERO DI MARTINSICURO   di Angelo Bruni “Spiagge …di ritmo sotto il sole e belle donne nell’Adriatico” cantava Fiorello agli albori degli anni ’90. Ma la spiaggia può essere anche altro che sole e belle donne, che comunque non vanno mai disdegnate, sia chiaro….. In alcuni luoghi misteriosi esistono ancora tratti di spiaggia che nascondono tesori che nessuno si aspetterebbe di trovare neanche lì dove finisce l’arcobaleno. E, sorpresa delle sorprese, una di queste spiagge si trova proprio a Martinsicuro, perlomeno fin quando nessun nuovo eventuale stabilimento balneare arriverà a rovinare tutto. Stiamo parlando del famoso biotopo (accento sulla prima “o”, qui i topi non c’entrano nulla) costiero di cui molti hanno sentito parlare, ignorando cosa sia esattamente se non, appunto, una zona della spiaggia senza ombrelloni. Dal punto di vista semantico, il termine proviene dall’unione di due parole greche, bios e topos, che letteralmente danno il significato di ”luogo della vita”, ma non si intende la vita balneare! Ci torneremo comunque fra poco, dopo aver dato un inquadramento di tipo fisiografico. Questo tratto è ampio circa due ettari e, secondo caratteristica tipica delle coste del teramano è costituito da spiagge basse e sabbiose. La caratteristica che però lo rende diverso e in qualche modo speciale è un’importante presenza di vegetazione, ormai più unica che rara. Questo perché nelle spiagge più simili a quelle cantate da Fiorello viene a mancare un elemento fondamentale per la crescita e la sopravvivenza delle specie vegetali: la presenza di dune sabbiose. possono successivamente unirsi tra loro per dar luogo a lunghi cordoni paralleli alla linea di costa. L’importanza di questi corpi sabbiosi è di varia natura; innanzitutto costituiscono un’importante riserva di sabbia in momenti critici di erosione costiera, problema ben noto qui nei nostri lidi; ciò avviene ad esempio durante eventi di tempesta, quando le onde, le stesse responsabili dell’azione erosiva, in presenza di dune rielaborano la loro sabbia e la ridistribuiscono fino a formare nuovi profili di spiaggia; Solitamente queste sono associate secondo questi processi possiamo affermare che le a luoghi più esotici come i deserti dune rappresentano a tutti gli effetti un’alternativa africani, ma a scale ovviamente più naturale ai ben più artificiali e costosi ripascimenti che ridotte sono presenti anche nelle ogni stagione molte amministrazioni sono costrette ad nostre aree, poiché gli ingredienti operare. necessari per la loro costruzione ci sono tutti: sabbia, vento ed ostacoli Un altro vantaggio recatoci dalla presenza di dune è naturali; una volta sviluppatesi la protezione che esse garantiscono agli ecosistemi

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UN MONDO DA SCOPRIRE   11 delle aree più interne, intercettando sia le cospicue dispersioni di sabbia ad opera di venti particolarmente potenti, sia gli stessi venti di provenienza marina, ricchi di salsedine potenzialmente dannosa per gli ecosistemi stessi. Ma non è tutto qui. Dobbiamo ancora spiegare l’importanza delle dune per il “luogo della vita”, ma facciamo prima un passo indietro, rimarcando come non sia sufficiente semplicemente una manciata di sabbia svolazzante per dar origine ad una duna; come già accennato all’inizio, è infatti necessaria la presenza di un mezzo che ne ostacoli il percorso, permettendo quindi quell’iniziale accumulo che si evolverà in seguito in una duna vera e propria. Questo ostacolo può essere costituito da detriti rocciosi, di dimensioni variabili, o spesso anche da forme di vita vegetali che andremo a definire “pioniere”, sempre che una struttura balneare o un eccessivo calpestio umano non ne abbia compromesso la sopravvivenza, infausto destino che si verifica nella stragrande maggioranza delle spiagge italiane. Queste pioniere sono quindi le prime, in ordine di apparizione sulla spiaggia, di una ricca famiglia di specie vegetali che, nel loro insieme, prendono il nome di “piante psammofile”. Anche questo termine è di derivazione greca, unione di psammos e filos, e ci suggerisce che queste piante sono vere e proprie “amiche della sabbia”; si tratta infatti di specie vegetali che nascono e si sviluppano spontaneamente solo ed esclusivamente in ambienti costieri e sabbiosi. Proprio in relazione a questa loro estrema specializzazione ambientale, queste specie presentano una serie peculiare di caratteristiche che ne testimoniano la loro capacità di resistenza in condizioni avverse da un punto di vista sia fisico che chimico. Per capire meglio queste difficoltà, cerchiamo di immedesimarci in una di loro, immaginandoci piantati nella sabbia; la prima consapevolezza che acquisiremo sarà la presenza delle ormai famose dune, costruite grazie alla presenza delle prime specie pioniere e piazzate lì a proteggerci dall’azione (a noi) nociva delle onde del mare, sia da un punto di vista meccanico che strettamente chimico (l’acqua salata non fa bene a nessuna pianta). Tornando al discorso delle difficoltà del vivere in spiaggia, una di queste, soprattutto in estate, sarà il dover affrontare temperature elevate in un ambiente che sappiamo già essere arido e quindi povero di acqua dolce. Inoltre il vento costiero, oltre a bombardarci di granuli di sabbia a tale velocità da essere abrasivi, rischia costantemente di spazzarci via dal punto in cui ci siamo appartati. Insomma è una vita difficile quella della pianta psammofila! Ma per ogni difficoltà la natura dota le sue creature di ogni mezzo efficace per la sopravvivenza: c’è chi assume posizioni prostrate, quasi schiacciate, per eludere la potenza minacciosa del vento; c’è chi invece si pianta bene sul terreno grazie ad un apparato radicale profondo, che permette inoltre di attingere all’acqua piovana assorbita in profondità dalla sabbia, porosa per sua natura; c’è poi chi sviluppa fusti e foglie carnosi, ricche di acqua al loro interno, o chi l’acqua della propria traspirazione la trattiene per mezzo della minuta e folta peluria delle loro stesse foglie. In sintesi, le piante psammofile la sanno lunga e non dimentichiamoci che hanno inoltre la man forte delle dune, strutture che esse stesse hanno contribuito a formare: seppellita dalla prima iniziale quantità di sabbia, la vegetazione risponde con una velocità di crescita tale riemergere e aumentare ulteriormente l’altezza della duna che continuerà a crescere; è quasi una gara di velocità tra duna e vegetazione, che si concluderà quando la duna sarà matura e si accorperà alle altre sviluppatesi nelle vicinanze, fino a formare lunghi e continui cordoni sabbiosi. Una gara che vede come vincitrice la bellezza di un luogo d’importante interesse botanico ed ambientale, la cui rarità dovrebbe alimentare la volontà di preservarlo, come un patrimonio di cui dobbiamo andar fieri. www.scuolablu.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

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NASCERE E RI...NASCERE GRAZIE ALL’ADOZIONE! 13   di Giulia Rizzardi I figli sono pezzi del nostro cuore, questo è certo, e sicuramente “sono” di chi li cresce con affetto vero e dedizione totale. Quel sentimento che va oltre i legami di sangue e la genetica. Grazie al parto della madre naturale c’è la nascita fisica e nell’adozione la rinascita interiore. Gesti di grande generosità, il cui filo conduttore è, senza dubbio, l’amore incondizionato che si concretizza giorno dopo giorno in un rapporto esclusivo che legherà genitori e figli per il resto della vita. Se i figli sono “piezz e core”, i genitori sono le ali e le radici. Loro ci danno gli strumenti morali e materiali per realizzare i nostri sogni e raggiungere i traguardi più importanti. Ma sono anche il porto sicuro a cui approdare quando tutt’intorno è tempesta e le nostre inquietudini sono in cerca di un posto fidato dove trovar conforto. Le radici del cuore sono quelle più forti, linfa vitale dell’esistenza di ogni individuo. Quell’affetto che in nessun altra parte troveremo tanto puro e sincero. Far pace con se stessi nel calore di un abbraccio, nella dolcezza di un sorriso, in una carezza o in uno sguardo senza eguali perché gli occhi di chi ci ha donato la vita sanno andare oltre le parole. Tutti gli affanni sono dimezzati e le gioie moltiplicate nelle protettive attenzioni di una madre e di un padre. Quello tra genitori e figli è certo il legame più significativo se non altro perché lascerà sulla strada della nostra esistenza, un’impronta indelebile. Non importa se il sangue è lo stesso o se per un caso fortuito i genitori che ci hanno dato la vita, non sono gli stessi che ci hanno cresciuto. La genetica non è essenziale perché il filo conduttore che muove certi rapporti è l’amore incondizionato. Per i figli, si sa, si fa qualsiasi cosa ed è tutto così speciale perché non esiste sacrificio che possa dirsi tale se a ripagarlo è la felicità di chi amiamo di più! Poi ci sono angeli che fanno anche di più, gesti importanti che aggiungono valore all’esistenza di ognuno di noi perché salvano la vita ad un bambino sfortunato, abbandonato alla nascita, magari con un’evidente menomazione fisica. Persone che decidono di adottare un bambino per curarlo e custodirne la vita, donandogli una seconda possibilità. Perché se è vero che un abbandono pesa come un macigno nell’intimo di un essere umano, è altrettanto vero che quella ferita si può rimarginare con immenso amore; si partorisce a fatica per arrivare ad una gioia che è più forte di qualsiasi dolore fisico, così l’adozione passa attraverso un travaglio personale per raggiungere la felicità di una seconda dolcissima rinascita. © Biondissimo con grandi occhi celesti mentre i fratelli erano tutti mori con occhi castani. Ho chiesto timidamente alla signora del negozio chi fossero quei piccoli, erano i suoi nipotini e con gli occhi pieni di orgoglio mi ha spiegato che sua figlia, già madre naturale di un maschio e due femminucce, aveva deciso, insieme al marito, di allargare la famiglia. RIPRODUZIONE RISERVATA ali che oggi gli hanno regalato i suoi genitori adottivi non si sarebbero mai schiuse al futuro ed un occasione di vita perduta, sarebbe stato un fallimento per tutti. Questo è il vero senso dell’adozione: mettere al centro d’ogni scelta, le esigenze di un minore in difficoltà. Non c’è egoismo, non c’è pretesa ma una profonda maturità interiore che non si concentra nel diritto di chi adotta ma di chi Nel lungo iter che prevede merita un’esistenza dignitosa l’adozione, hanno conosciuto e va protetto ad ogni costo. I questo bimbo che per ovvi bambini sono i nostri fiori e se motivi di privacy chiameremo sbocceranno in tutta la loro “Dimitri” di origine Russa(nazionalità non reale) e bellezza e sapranno dare al mondo nuove straordinarie se ne sono innamorati. sfumature sarà anche perché noi adulti, gli abbiamo Così, appena è maturato il insegnato che la vita è un tempo, sono volati laggiù, valore da tutelare, sempre e per portarlo definitivamente con ogni mezzo! in Italia. Un’anima innocente, destinata a morte certa perché nato senza un pezzo di volto e trovato abbandonato in un campo. Ora tutti insieme si sentono al completo e anche se le operazioni di ricostruzione facciale sono tante e complicate, il piccolo si sta riprendendo alla grande. Quando sarà adulto Dimitri conoscerà la sua storia; sarà la gratitudine a legarlo ai suoi genitori adottivi ma molto di più avrà fatto l’amore che queste persone gli avranno donato nei momenti più importanti della sua crescita. Ho rincontrato un giorno entrambi i nonni che portavano a spasso il nipotino col passeggino e mi si è stretto un nodo in gola quando ho guardato negli occhi Dimitri. A tal proposito, ho conosciuto la storia di una famiglia Uno sguardo innocente e abruzzese che ho incontrato per puro caso. Un giorno, fiero in cui ho riconosciuto entrando in un negozio di biancheria per bambini, il mio la speranza, perché ogni sguardo si è posato su una foto di famiglia. Immortalato nello scatto, spiccava il volto sfigurato di un bambino biondo, avvolto vita salvata con coraggio e determinazione è un segno nell’abbraccio protettivo e “geloso” dei suoi tre fratelli. forte che ti tocca nel profondo. Quelle braccia fraterne, intrecciate tra loro, racchiudevano un mondo, il piccolo mondo di una famiglia speciale. Il vero senso della vita in un’immagine che smuoveva la coscienza e parlava al cuore. Questo è quello che ho percepito quando mi sono accorta che quel bimbo sfortunato aveva tratti somatici completamente diversi dagli altri. E’ la certezza che possiamo migliorare il mondo con un’azione: se questo piccolo non avesse trovato una famiglia disposta ad amarlo, le

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14   TOSSINFEZIONI ALIMENTARI di Emilio Mercattili Circa un terzo degli episodi di tossinfezione alimentari si verifica in ambiente domestico. Nonostante tutto la problematica è molto sottovalutata: meno del 10% delle persone è consapevole delle condizioni di rischio. Per ridurre la frequenza delle intossicazioni alimentari bisogna conoscere i meccanismi della contaminazione: chi sono i responsabili del processo, come si sviluppano e, di conseguenza, quali norme igieniche applicare. Le malattie di origine alimentare derivano dall’ingestione di alimenti contaminati. La contaminazione può essere chimica, fisica o microbica. Nelle contaminazioni microbiche si distinguono le intossicazioni dalle tossinfezioni; nel primo caso mangiamo alimenti contenenti tossine batteriche (sostanze tossiche prodotte dai batteri), nel secondo ingeriamo batteri vivi e attivi. I batteri sono microrganismi che possono vivere in qualsiasi ambiente; si riproducono e si diffondono a seconda della temperatura, del nutrimento, della presenza o meno di ossigeno, dell’umidità e dell’acidità dell’alimento. Alcuni – come gli esseri umani - preferiscono ambienti con l’ossigeno (batteri aerobi), per altri l’ossigeno è dannoso (batteri anaerobi), altri infine sono sia aerobi sia anaerobi. Gli alimenti preferiti dai batteri sono quelli dove trovano acqua e proteine: le carni, il pollame, le uova, il latte. L’acqua è fondamentale per il metabolismo batterico; molti sistemi di conservazione sfruttano proprio la riduzione dell’acqua per mantenere integro un alimento (ad es. le marmellate e le salagioni).Tuttavia per la corretta prassi gestionale degli alimenti in ambiente domestico, soprattutto a tutela dei soggetti più fragili quali i bambini e gli anziani, sono sufficienti pochi concetti pratici di buona prassi igienica. prima a temperatura elevata. • Cuocere nel più breve tempo possibile i cibi scongelati (particolarmente se si impiega il forno a microonde). • Cuocere gli alimenti, particolarmente le uova e derivati e quelli in grosse pezzature (come alcune preparazioni di carne o pollame) a temperature interne sufficienti (se non si possiede la sonda digitale si verifica dalla colorazione della carne al cuore del prodotto stesso). • Cuocere i molluschi per alcuni minuti dopo l’apertura delle valve. • Mantenere gli alimenti caldi, in attesa di esse• Porre rapidamente (entro 2 re serviti. ore dall’acquisto o dalla preparazio• Durante picnic o escursioni utilizzare soltanto ne) i cibi deperibili in frigo ad una alimenti che possono essere tenuti ad una temperatutemperatura non superiore a +4°C ra sicura (alimenti freddi a 4-5°C). lasciando spazi adeguati tra i proAttenzione alla pulizia e alla prevenzione deldotti per una corretta ventilazione. • le contaminazioni, lavarsi le mani con acqua calda e • Gli alimenti caldi vanno sapone prima e dopo la preparazione degli alimenti, o inizialmente fatti raffreddare più raquando si cambia tipo di preparazione, e dopo l’utilizpidamente possibile a bagnomaria zo della toilette. freddo (es. immergere la pentola a • Asciugarsi accuratamente con asciugamani 2/3 in acqua nel lavello della cucipuliti o con salviette a perdere. na) e collocati in frigorifero sempre • Usare guanti protettivi in caso di ferite alle entro le 2 ore. mani. • Non preparare gli alimenti troppo in anticipo rispetto al momento del consumo; in caso contrario vanno previsti un rapido raffreddamento e la conservazione in frigorifero a non più di 4-5°C, seguiti, per i cibi cotti, da riscaldamento a temperatura elevata subito prima del consumo (tecnica che deve essere eseguita solo una volta!). • Non far sostare il cibo cotto inutilizzato (avanzi) a temperatura ambiente per più di due ore, in caso contrario conservare in frigorifero e servire sempre riscaldandolo

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IN AMBITO DOMESTICO • Per i taglieri e le superfici con residui di cibo non facilmente asportabili, aiutarsi con igienizzante periodicamente superfici, taglieri, spugne, stracci, spazzole • Usare superfici di lavoro diverse per i prodotti da preparare (es. carni crude) e per i prodotti pronti per il consumo, evitando anche la promiscuità degli utensili. • Coltelli, taglieri e superfici di preparazione degli alimenti dovrebbero essere lavati con acqua bollente e sapone dopo contatto con carne, pollame e prodotti della pesca crudi. • Evitare che si producano sgocciolature nei cibi posti in frigo, riponendo gli alimenti in appositi e adatti contenitori. • Tenere separate dagli altri cibi la frutta e le verdura fresche non lavate; lavarle in acqua corrente prima di procedere al taglio e ad altre operazioni di preparazione. • Lavare comunque sempre la frutta e la verdura prima del consumo. • Eliminare gli alimenti deperibili lasciati fuori dal forno caldo o dal frigorifero per più di due ore (o per più di un’ora nel caso in cui la temperatura ambiente fosse superiore a 30°C). • Porre particolare attenzione nella preparazione, conservazione e consumo di uova crude o alimenti a base di uova crude: utilizzare uova ben cotte e, nelle preparazioni non destinate a cottura, prodotti d’uovo pastorizzati. • Sottoporre a bollitura prima del consumo il latte non pastorizzato e prestare particolare attenzione nel consumo di formaggi freschi prodotti con latte non pastorizzato. • Porre particolare attenzione nel consumo di prodotti della pesca (inclusi i molluschi) crudi o poco cotti. • Tenere gli animali domestici lontano dalle aree di pre-   15 parazione degli alimenti • Abituatevi alla pulizia lavatevi le mani prima di manipolare gli alimenti e rilavatevele spesso mentre lavorate in cucina. Lavatevi le mani dopo essere stati al bagno Lavate e disinfettate tutte le superfici da lavoro e i materiali che entrano in contatto con gli alimenti • Tenete lontano gli insetti, i roditori, e gli altri animali dagli alimenti e dalla cucina • Separati gli alimenti crudi dai cotti • Tenete carne, pollame ed pesce crudo separati da altri cibi • Usate attrezzature e utensili (come coltelli e taglieri) separati per manipolare prodotti crudi • Conservate gli alimenti in contenitori idonei per prevenire il contatto tra cibi crudi e cibi preparati • Fate cuocere bene gli alimenti • Cuocete completamente gli alimenti, soprattutto carne rossa, pollame, uova e pesce • Portate ad ebollizione alimenti quali zuppe e stufati. • Per carni rosse e pollame assicuratevi che il siero di cottura sia chiaro e non rosso o rosato. Non lasciate i cibi cotti a temperatura ambiente per più di due ore • Non conservate troppo a lungo gli alimenti, anche se in frigorifero • Non scongelate i prodotti a temperatura • Lavate frutta e ortaggi, specialmente se da consumare crudi • Non utilizzate alimenti la cui data di scadenza è superata © RIPRODUZIONE RISERVATA

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