Il martino cartaceo n.22 anno 1

 

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Quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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7 DICEMBRE 2015 - n. 22 anno 1 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1978 “IL TRIANGOLO DELL’ADRIATICO” 2€ LA VERITA’ SUGLI AVVISTAMENTI ALIENI A MARTINSICURO LA STORIA DEL SILVER MOON di Ilenia Laurenzi E’ una calda giornata di settembre, e le ruspe sono al lavoro . Le tenaglie impietose, » continua, Pag. 8-9 stanno demolendo uno stabile. E fin qui, niente di strano, se non fosse che, proprio .... » continua, Pag.10-11 di Gino Bucci Il tennis, storicamente, è lo sport della nobiltà. Dalla pallacorda medievale fino ai “legni” della metà del secolo scorso, soltanto i ricchi - con i loro guanti bianchi - potevano aver accesso al “court”. Per giocare a calcio bastavano dei piedi ed un pallone, per il tennis servivano indumenti decorosi, racchette, palline e campi adatti. Il “coupe de foudre” non era contemplato: una nobildonna non poteva cedere alle sortite galanti d’uno squattrinato. Da qualche DOVE NON VINCE IL DEGRADO: CIRCOLO TENNIS MARTINSICURO tempo, la situazione pare essere cambiata. Martinsicuro, in effetti, non ha mai avuto sentori di nobiltà. Paese di artigiani e marinai, dove la salsedine odora più dell’erba e la vita scorre lenta e regolare. Paese di calci e calciatori, se vogliamo. La racchetta, qui, ha la parvenza del battipanni. Cionondimeno - ad oggi - i soci del circolo tennis locale sono più di 100, i prezzi sono popolari e la partecipazione (anche giovanile) è coGLI EREMI IN ABRUZZO..........6 POETRY SLAM... ........................7 TRIANGOLO DELL’ADRIATICO.......8-9 STORIA SILVER MOON....10-11 stante. Incastonati nel “Tempo libero” - parco pubblico dalla fama quantomeno sospetta - i due campi in terra rossa rappresentano un’oasi nello scarno menù delle attrattive... DANIELE COCCIA di Giorgio Basile Il mister ci ha dato un’impronta ben precisa all’interno dello spogliatoio… ci ripete spesso di guardare partita per partita. Poi, sinceramente, la guardi la classifica… alla fine è bello ridere e scherzare con... » continua, Pag. 14-15 » continua, Pag. 4 INDICE PREVENZIONE........................ 2 STORIE....................................... 3 CIRCOLO TENNIS................... 4 I PUPAZZI................................. 5 CULTURA................. ....... 12-13 MART. CALCIO....................14-15

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2 PREVENZIONE E PREVISIONE   Etciù! Salute di Redazione terra per almeno 10-15 minuti. Se puoi, tira su i piedi. Reidratati. Bevi molti liquidi, specialmente se il tuo corpo ha perso acqua perché hai sudato o ti trovi in un ambiente caldo. La temperatura può essere una causa dello svenimento. Mangia qualcosa di salato. I cibi salati alzano la pressione, per questo i dottori consigliano a chi ha avuto uno svenimento di assumere cibi o bevande salate (come i cracker, le olive, o le bevande per sportivi) Se sei a rischio di pressione alta, parla con il tuo medico prima di aumentare la tua dose giornaliera di sale. Muoviti lentamente. Prenditi un giorno di vacanza. Non saltare in piedi e non fare cose stancanti fino a che non ti senti a posto al 100%. Mangia quello che puoi, bevi molti liquidi e riposati. Se i sintomi continuano, chiama il 118. Uno svenimento dovrebbe durare pochi secondi, al massimo un minuto. Se resti svenuto più a lungo, devi essere portato in ospedale. CONSIGLIO: SE TROVI un pavimento freddo, come quello di un bagno o di una cucina, togliti la maglietta e stai disteso con la schiena nuda. Il caldo potrebbe essere la causa dello svenimento. Uno svenimento può fare molta paura, specialmente se non sai cosa ti succede né come comportarti. Ecco come agire per te (o per qualcun altro) se ti capiterà in futuro. Fai attenzione ai sintomi: vedi buio, ti gira la testa e percepisci suoni come ovattati. Stenditi. Il pericolo dello svenimenti è nella caduta, metti i piedi su un cuscino, in modo che siano più in alto del cuore. Questo riporta il flusso del sangue al cuore e quindi al cervello. Se ti è possibile, avverti qualcuno che stai per perdere conoscenza. A volte svenire può essere pericoloso, meglio cercare aiuto prima di andare sotto. Se stai per svenire e sei in piedi, ma non c’è nessuno che ti possa sorreggere, avvicinati a un muro. Scivolare lungo un muro è molto meglio che cadere di faccia. Se sei su una scalinata, avvicinati al corrimano interno, quello più vicino al muro per capirci. Aggrappati al corrimano e segui la sua direzione. Quando cadrai, ti sposterai di poco. Quando è passato Se sei solo, fai un bel respiro. Controlla se hai delle ferite, ma non ti alzare subito. Stai a Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Giusy Valori, Giorgio Basile, Simona Borghese. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MARTINSICURO: GLI ANZIANI RACCONTANO   3 di Federica Bucci Scrivere la storia di Martinsicuro attraverso le storie dei nostri anziani. Ricordare i momenti che hanno segnato la nostra comunità; come vivevano i nostri padri, i nostri nonni. Quali tradizioni si sono perse e quali invece ancora resistono. Con l’aiuto di voi lettori vorremmo provare a ricordare, a rac contare ai ragazzi del 2015, ai cosiddetti “nativi digitali”, quelle storie che nessuno smartphone potrà mai raccontare loro. Vorremmo cercare di far alzare loro la testa dal quel picco lo schermo verso il quale è costantemente piegata per fargli sapere da dove vengono, come vivevano i loro nonni, come si guadagnavano da vivere, com’era tanti anni fa il paese dove adesso vivono. La piazza era più bella o più brutta di adesso? e la chiesa? chi è stato il primo sindaco? e il primo parroco? Ci piacerebbe apprendere l’o rigine dei curiosi soprannomi delle famiglie locali, quei nomi che una volta era necessario conoscere se si voleva imme diatamente identificare una persona. Non bastava il nome o il cognome, bisognava aggiunge re questo eccentrico dato “quasi anagrafico”, altrimenti nessuno avrebbe saputo indicare dove abitava tizio o caio. Alcuni di questi nomi sono così curiosi che li ricordo perfettamente pur non avendoli mai usati: Frac chiò, Pacchiò, Barvò, Lu Nir, Cllar, Ntccò, Rzzir (per i tanti altri che non ricordo, aspettiamo le vostre e-mail). Scriveteci e raccontateci, abbiamo tutti fame di storie, felici o tristi che siano, che hanno lasciato un segno nei martinsicuresi tutti. Come primo episodio da rac contare abbiamo scelto forse il più triste, il più drammatico, il bombardamento del 14 ottobre 1943, durante il quale persero la vita 20 nostri concittadini, 5 dei quali minori di 16 anni. Per questo luttuoso evento il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 15 settembre del 2005 ha conferito la medaglia di bronzo al valor civile al gonfalone del nostro comune con la seguente motivazione:”Centro strategicamente importante, situato sulla linea “Gustav”, fu sottoposta a violenti bombardamenti che causarono la morte di numerosi concittadini, tra cui alcuni bambini in tenerissima età, donne e anziani. Nobile esempio di spirito di sacrificio e amor patrio. Nel pomeriggio di quella data funesta, il 14 ottobre 1943, uno schieramento particolarmente numeroso di aerei alleati, forse nel tentativo di far saltare in aria il ponte stradale e quello ferroviario sul fiume Tronto, bombardò a tappeto il territorio del nostro comune. Probabilmente a causa di un errore dei piloti (sbagliano mira le moderne cosiddette “bombe intelligenti” figuriamoci quelle di 70 anni fa; ma forse la verità è che le bombe sono tutte “stupide”!), l’area maggiormente colpita fu quella ove oggi sorge la lapide commemorativa, cioè l’incrocio tra l’attuale via Battisti e via Piave, a quei tempi zona prettamente di campagna, ove si trovavano molti contadini al lavoro nei campi. Contadini che, abituati al rombo degli aerei che continuamente sorvolavano i nostri cieli ma senza colpo ferire, non si erano riparati nei rifugi antiaereo e improvvisamente si trovarono sotto una pioggia di bombe, alcuni addirittura con i loro piccoli in braccio. Ho chiesto ad alcune signore, bambine all’epoca dei fatti, un ricordo di quei momenti. Marisa, una simpatica e gentile martinsicurese doc, mi ha raccontato un episodio strappalacrime. Nel 1943 aveva 9 anni; stava giocherellando con i ferri per fare una maglia alla sua bambola costruita con una pannocchia. All’improvviso il rombo assordante degli aerei carichi di bombe riempì l’aria. La madre la prese per una mano e insieme si misero a correre verso un posto sicuro. Quando si accorse di aver perso la bambola, l’amica dei suoi giochi di bambina, che con tanto amore aveva costruito e che con altrettanto amore accudiva quasi fosse una figlia in carne ed ossa, si staccò dalla madre e tornò indietro a cercarla. Se oggi è ancora tra noi e può raccontarci questo episodio, lo deve proprio alla sua bambola, perché una bombe esplose pro prio dove si sarebbe trovata se non fosse tornata indietro. Ha conservato la bambola che le ha salvato la vita per tanti anni e ancora oggi quando rac conta questo episodio gli occhi tradiscono commozione.   Chissà quante altre storie come questa gli anziani di Martinsicuro potrebbero raccontarci. Cominciate a scavare nella vostra memoria, vogliamo che ce le raccontiate tutte, anzi, attraverso di noi, che le raccontiate a tutti i martinsicuresi.

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4   DOVE NON VINCE IL DEGRADO Circolo tennis Martinsicuro di Gino Bucci La struttura truentina avamposto di aggregazione e speranza in una zona complessa del paese. Il tennis, storicamente, è lo sport della nobiltà. Dalla pallacorda medievale fino ai “legni” della metà del secolo scorso, soltanto i ricchi - con i loro guanti bianchi - potevano aver accesso al “court”. Per giocare a calcio bastavano dei piedi ed un pallone, per il tennis servivano indumenti decorosi, racchette, palline e campi adatti. Il “coupe de foudre” non era contemplato: una nobildonna non poteva cedere alle sortite galanti d’uno squattrinato. Da qualche tempo, la situazione pare essere cambiata. Martinsicuro, in effetti, non ha mai avuto sentori di nobiltà. Paese di artigiani e marinai, dove la salsedine odora più dell’erba e la vita scorre lenta e regolare. Paese di calci e calciatori, se vogliamo. La racchetta, qui, ha la parvenza del battipanni. Cionondimeno - ad oggi - i soci del circolo tennis locale sono più di 100, i prezzi sono popolari e la partecipazione (anche giovanile) è costante. Incastonati nel “Tempo libero” - parco pubblico dalla fama quantomeno sospetta - i due campi in terra rossa rappresentano un’oasi nello scarno menù delle attrattive truentine. Con la convivialità e la voglia dei giovani custodi (Lorenzo e Roberto), con la disponibilità e la bravura dei maestri (Celestini, Brunozzi, Ripani), con la presenza instancabile del DS Ciarrocchi e di tutto il direttivo sotto la supervisione del presidente Tommolini, con la freschezza gioiosa della scuola tennis, con i tornei, le sfide, le feste, il circolo martinsicurese - per dirla con Rino Tommasi - è un “circoletto rosso”: un bel colpo all’incrocio delle righe per la microcriminalità della zona. Una zona non semplice. Sovente teatro di spaccio e risse di vario genere, specialmente notturne. Il pallone pressostatico - calda copertura per il campo centrale nei mesi invernali - è stato un’ulteriore manna. La presenza di giocatori e custodi durante l’inverno - nell’oscurità, nella pioggia, finanche nella neve - rappresenta uno spauracchio per chi, alla racchetta, preferisce “la spada”. La bonifica del parco - e del quartiere Tronto in toto - è ancora lungi dall’essere terminata, ma la strada è quella giusta. L’attività tennistica è in perenne crescita. Accanto al torneo sociale ed ai tornei di doppio, quest’anno per la prima volta si sta svolgendo un “Torneo sociale invernale” che promette scintille. A livello agonistico, la squadra locale con tre promozioni consecutive è riuscita nell’impresa storica di raggiungere la serie C; categoria mantenuta poi con discreto agio. Non dovranno mancare le migliorie: la struttura può e deve essere ampliata, i servizi logistici migliorati ed altri piccoli accorgimenti applicati per far avanzare ulteriormente questi piccola - ma importante realtà. Uno gioco nobile che diventa popolare. Un miraggio che sa mutarsi in speranza: la speranza di chi scorge terra (rossa) anche in pieno oceano, di chi non si abitua al degrado ma lo combatte - ça va sans dire - a suon di ace.

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I PUPAZZI: I RE DELLA PUZZLE MUSIC   5 di Simona Borghese I Pupazzi, nota band marchigiana, dal nome che lascia già intuire la filosofia e l’impronta stilistica che la contraddistingue da sempre, nasce ufficialmente nell’aprile del 1999 in occasione dello svolgimento di un concorso locale. Dopo aver ricevuto il premio della critica, i Pupazzi evidenziano da subito, oltre alle indiscusse capacità tecniche, la volontà di fare della musica un mezzo per divertirsi e, nello stesso tempo, divertire e trasmettere allegria al pubblico, dosando, con grande brio, ingredienti quali simpatia e autoironia. Ognuno dei pupazzi proviene da esperienze musicali pluriennali e molto diverse tra loro: dal jazz, dal rock, dal pop che rappresentano gli ingredienti sapientemente dosati che contribuiscono al successo della band e al suo essere molto gettonata non solo nelle Marche e Abruzzo, ma un po’ in tutto il centro Italia. Gli attuali membri della band “I Pupazzi”sono: Stefano D’Angelo (Settebello) front-man, alla chitarra; Andrea Galosi (Amnesia) alle chitarre e microfono aggiuntivo; Marco primavera( Spring), al piano, pianole e microfono aggiuntivo; Stefano Lelii ( L’oracolo random), al basso e Salvatore Palmisio ( Experience) alla batteria. Pionieri della “Puzzle Music”, I Pupazzi riescono a trasformare ogni serata in un momento di assoluto divertimento, coinvolgendo il pubblico di tutte le età. Vantano un repertorio che spazia dai più grandi successi del passato mescolati con quelli più contemporanei, il tutto proposto sempre in maniera simpatica e scherzosa. L’esperienza maturata nelle esibizioni nelle piazze, discoteche e live club, ha permesso loro di sviluppare una maestria e una capacità di gestire e adattare musicalmente ogni serata, di volta in volta, anche in base al tipo di pubblico presente. Assistere ad un loro live è come ritrovarsi improvvisamente su una dance floor, dove si possono intrecciare molteplici generi musicali. Si spazia dal Pop, dalla musica leggera, dance, revival, rock, R&B fino alle amatissime sigle televisive dei cartoni animati e dei telefilm degli anni ‘70 e ’80, il tutto condito da una spiccata autoironia e una capacità di coinvolgere il pubblico, senza però mai eccedere. Non mancano, nel repertorio, brani italiani e stranieri dagli anni ‘60 ad oggi raggruppati in spumeggianti medley dance per le divertenti serate danzanti animate da questo gruppo così briosamente “pupazzato”! Nel 2001, incidono il primo CD ufficiale “Apprezzo il mio attrezzo” venduto nei negozi di San Benedetto del Tronto e zone limitrofe. Alcuni brani tratti dal CD verranno poi inseriti in una compilation di musica in vernacolo di varie provenienze dell’area marchigiana, con tiratura nazionale dal titolo “Marca demente”. Il 2004 è l’anno dei cambiamenti e riassestamenti per la band, in seguito all’uscita di due componenti, sostituiti dagli attuali Sergio Tancredi  alle tastiere e Stefano Lelii  al basso. Il 2008 vede l’uscita di scena del batterista storico  Salvatore Palmisio (Experience) e il ritorno nuovamente nel 2011, anno che segna l’uscita del primo CD ufficiale “PUPPUZLE”, confermando in questo modo 12 anni di intensa attività. Il 2014 segna l’uscita del secondo CD ufficiale “ALLA CONSOLLE”. La band, in tanti anni di musica e live, soprattutto nel centro Italia, vanta diverse collaborazioni con artisti e strutture di spettacolo di fama nazionale tra le quali spiccano: -2004 Band del Radio 105 Live Tour, per accompagnare Attilio Fontana, Max De Angelis, Ulivieri ed Alessio Caraturo e, nel 2006 la Tournee nazionale con Lighea. Attualmente “ i Pupazzi” proseguono la loro piena attività, dividendosi tra Marche, Abruzzo e tutto il centro Italia e, siamo certi che continueranno a divertirci e coinvolgerci con la loro “Puzzle Music” . © RIPRODUZIONE RISERVATA

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6   Dove la storia e la spiritualità si incontrano: Gli eremi in Abruzzo di Ilenia Laurenzi roccia che iniziano dal santuario di epoca romana dedicato ad Ercole Curino, posto più a valle. La fatica viene ripagata dai meravigliosi affreschi trecenteschi tra cui spicca il ritratto dello stesso Celestino V. Si possono visitare anche la cella, la Grotta del santo e la terrazza panoramica che si affaccia sul Gran Sasso e sul Sirente. Sopra Serramonacesca, sempre in territorio pescarese, s’innalza l’abbazia di San Liberatore, edificata tra il 1000 e il 1300, dal quale l’eremo di Sant’Onofrio era dipendente. Custoditi dall’inaccessibilità della roccia, si ergono gli eremi di San Giovanni e Sant’Onofrio all’Orfento. Sulle alture del Monte Porrara, vicino a Palena, è situato il Monastero della Madonna dell’Altare , anch’esso edificato per volere di Celestino V. Molti eremi abruzzesi sono stati consacrati a San Michele, l’arcangelo guerriero che combatte contro il maligno, singolare accostamento in quanto chiamato a protezione degli eremiti contro le tentazioni del mondo. A tal proposito citiamo la Grotta di Sant’Angelo a Palombaro, raggiungibile con un mezzo di trasporto che conduce nella valle della località omonima. Sui Monti della Laga, in territorio teramano, tra la Montagna dei fiori e di Campli, lungo le gole del Salinello, vi sono numerose grotte utilizzate in passato, dagli eremiti, come luoghi di preghiera e raccoglimento. L’amenità e la difficile raggiungibilità del posto sono state condizioni perfette affinchè venissero edificati eremi ed abbazie, come quelli di Sant’Angelo dei Ripe, San Francesco alle Scalelle, Santa Maria Scalena, Sant’Angelo in Volturino e Santa Maria Maddalena. Al culto di fra Nicola , sul Gran Sasso, erano dedicati l’eremo di Santa Maria a Pagliara e Santa Colomba. Sopra Assergi è possibile visitare l’eremo di San Franco e quello di San Michele a Bominiaco, considerati di grande importanza per le sorgenti d’acqua presenti legati ai luoghi di culto. Altre sedi di eremiti si trovano lungo la Valle Roveto, la Grotta di Sant’Angelo a Balsorano e San Giovanni su Bisegna e, lungo la piana del Fucino, è possibile ammirare la Grotta di San Benedetto a Massa d’Albe e, a Villalago, gli eremi di San Domenico e Sant’Angelo, protagonisti di racconti religiosi legati alla loro spiritualità. La montagna abruzzese è uno scrigno infinito di tesori inestimabili, di esperienze forti e intense. Scarpe da trekking ai piedi, grande riserva di fiato e via a scalare pendii scoscesi e pareti di roccia. creando un’unione perfetta tra uomo e natura, tra opera umana e paesaggio. Quest’eremo è di facile raggiungibilità: ci si arriva in auto, evitando scarpinate lungo le pareti rocciose delle montagne circostanti. L’entrata principale dell’eremo conduce verso la chiesetta e le sue stanze, mentre percorrendo un tunnel ci si trova in altri ambienti denominati “Casa del principe”. Alla fine della Scala Santa c’è una cappella. Le montagne abruzzesi hanno ospitato, in 2000 anni Sempre lungo la Valle dell’Orfento, di Cristianesimo, eremiti e nel cuore del versante nord mistici che, proprio tra le loro occidentale della Majella, si grotte, hanno stabilito la propria può raggiungere l’eremo di San residenza per sfuggire dal mondo Bartolomeo in Legio, incastonato terreno e trovare conforto nella tra gole impervie che hanno spiritualità, con l’obiettivo di preservato, intatto, il suo fascino ristabilire un rapporto intimo ed ascetico. Per avervi accesso, esclusivo con Dio. bisogna entrare attraverso un Per gli appassionati di montagna buco nel terreno. Lungo l’impervio tragitto che porta all’eremo di San e di trekking, gli itinerari degli Bartolomeo, è possibile imbattersi eremi abruzzesi sono una nei cosiddetti “tholos”, capanne stupefacente scoperta. In di origine pastorale costruite con Abruzzo, infatti, gli eremi e pietre a secco, molto simili ai le abbazie sono numerosi, tradizionali trulli pugliesi. tutti accomunati dal senso di raccoglimento e silenzio che solo L’eremo di San Bartolomeo vanta le alte vette possono donare una devozione tutta particolare, al viaggiatore che sceglie di tra le popolazioni della vallata, in inerpicarvisi. quanto, proprio alla statua lignea Per lo più difficili da raggiungere, raffigurante il santo, sono stati attribuiti innumerevoli prodigi e situati in zone impervie e miracoli. La stessa acqua piovana inaccessibili, lungo gole e raccolta nell’invaso di pietra paesaggi incontaminati spesso fuori dall’eremo, viene ritenuta la loro collocazione fisica crea miracolosa dalla tradizione non poche difficoltà e problemi locale. Tuttora, ogni 25 agosto, la a coloro che intendono visitarli, ma la suggestione del paesaggio statua del Santo viene portata in processione da schiere di fedeli che si dispiega agli occhi del che salgono la scalinata del tempio viaggiatore che se lo trova dinanzi, ripaga di tutte le difficoltà. in ginocchio, strofinando contro la roccia le parti doloranti del corpo, Il più noto ed importante si sperando nella guarigione. trova vicino a Roccamorice, nel Per poter raggiungere gli eremi pescarese, alle pendici della di San Bartolomeo e Santo Majella. E’ l’eremo che ospitò Spirito bisognerà prendere l’A\24 il santo eremita, quel Celestino A24/A25 RM-PE uscita AlannoV che Dante relegò nel girone degli ignavi, dopo la sua rinuncia Scafa, proseguire in direzione Caramanico/Roccamorice. al soglio di Pietro. Santo Spirito a Majella è un eremo che si Celestino V volle edificare un altro fonde in maniera perfetta con eremo. Sant’Onofrio al Morrone, il paesaggio circostante, le cui situato in prossimità dell’omonimo origini risalgono al lontano 1244. monte. Difficile il tragitto che porta E’ un gioiello architettonico la al luogo santo: bisogna infatti cui struttura si sposa in maniera salire per circa mezz’ora una serie superba con la parete rocciosa, di scoscesi gradini costruiti nella © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Martinsicuro: grande successo per la prima edizione del7 Martin Poetry Slam di Maria Giulia Mecozzi   Per la serie “c’è sempre una prima volta”, domenica 29 Novembre, è approdata a Martinsicuro, presso il Gala Caffè, il Poetry Slam, l’importante gara poetica valida per il campionato nazionale indetto Slam Italia con sede centrale a Torino. L’evento è stato organizzato e condotto dalla poetessa, nonché Mcs di Slam Italia per l’Abruzzo, Maria Giulia Mecozzi. Per chi non lo sapesse, il Poetry Slam è una gara poetica con giuria popolare nella quale i poeti si sfidano fino a decretare il vincitore finale. La competizione si basa sulla partecipazione di tutto il pubblico, in quanto lo slam è un modo per condividere la poesia per valorizzarne l’aspetto ludico e democratico, per vivere assieme l’esperienza della poesia, diffonderla, e stimolare lo spirito critico dei presenti. Ospite d’onore della serata, un volto noto del panorama poetico contemporaneo: l’argentino Carlos Sanchez. Bartolomeo Smaldone, invece, che per problemi di salute non è potuto essere presente, ha fatto comunque parte della serata facendoci recapitare un pensiero scritto proprio per l’occasione. E non solo poesia. Infatti, hanno contribuito a regalare alla serata un intenso momento musicale i due componenti della famosa Crew TDS: Morso (Emanuele Piattoni), che si è esibito in uno dei suoi pezzi più strepitosi, intitolato “Via Lattea”; e Morbo (Louis Russo), il quale, in qualità di campione italiano di Tecniche Perfette, la più importante gara di freestyle a livello nazionale nel panorama rap underground, ha scaldato e divertito il pubblico del Gala Caffè in una strepitosa performance sfornando rime sugli oggetti che i presenti estraevano sul momento da tasche e borse. Quindici sono stati i poeti selezionati per la gara e che si sono sfidati a colpi di versi presentando brevi brani poetici dalla loro produzione, come previsto dallo slam, della durata non superiore ai 3 minuti, senza accompagnamento musicale o costumi di scena, cercando di abbinare il miglior testo alla migliore performances. Ecco i loro nomi: Alessandra Bucci Carlotta Gismondi, Diana Corsi, Domenico Parlamenti, Ennio Monachesi, Fabrizio Cipollini Franco Cucco, Giovanni Leanza, Giulia Trobbiani, Luna Ambra (Luigina Iannetti), Melita Gianandrea, Miriam Pasquali, Patricia Vena, PiergiorgioTroilo e Valdo Scolastra. Una gara davvero emozionante che ha visto una finale tutta al femminile, tra le due poetesse Giulia Trobbiani e Alessandra Bucci. Proprio quest’ultima si è aggiudicata il secondo posto e ve la presentiamo. Alessandra nasce a San Benedetto del Tronto (AP) nel 1972. Laureata in Lettere e in Scienze della formazione e gestione delle risorse umane, vive a Martinsicuro (TE), sulla costa adriatica. Ha due figli, un maschio e una femmina, e insegna lettere presso la Scuola Secondaria di Primo grado del suo paese. Fa parte di un’associazione, il Martinbook, che promuove la cultura nel territorio e collabora con Il Martino, un quindicinale locale. Ad ottobre 2014 ha pubblicato un libro di poesie I sentieri dell’anima e ad agosto 2015 un libro di racconti introspettivi intitolato Donne. Sette racconti, un’unica storia. Di Lei dice: “Scrivo, dipingo e amo fare lunghe corse sulla spiaggia per placare la mia inquietudine”. Ad aggiudicarsi il primo posto in questa prima edizione del Martin Poetry Slam è stata, invece, Giulia Trobbiani, di Macerata, classe 1990. Giulia si laurea in Filosofia nell’Università della sua città. Nell’inverno 2013-2014 ha trascorso un intenso periodo di studi alla Freie Universität di Berlino, nel quale ha approfondito il proprio dire poetico ancor nebuloso e scalpitante. Questo è ciò che dice di lei: “Organizzo, in collaborazione con librerie e associazioni del territorio, eventi volti alla riabilitazioni di poetesse e poeti obliati dalla storia ed alla demolizione di sovrastrutture e gabbie sociali abbruttite e abbruttenti. La poesia mi ha sempre salvata”. Ora, ad attenderla, la finale nazionale in programma a Torino che si terrà a giugno 2016. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8 1978-2015 “IL TRIANGOLO DELL’ADRIATICO”   di Noris Cretone Il “Triangolo dell’Adriatico”. Le sigle SBT e GS indicano, rispettivamente, San Benedetto del Tronto ed il Gran Sasso (fonte: C.Paglialunga, Alla scoperta della Terra Cava, Macro Edizioni, 2010). Nel precedente articolo abbiamo presentato il signor Vittorio d’Ascanio, un appassionato di fisica e tecnologia aliena residente a Martinsicuro che ci ha portato nel suo mondo fatto di studi approfonditi e rigorosamente scientifici, da semplice autodidatta, per cercare di comprendere la vita aliena. Abbiamo quindi voluto cavalcare le sue interessanti ricerche, per affrontare preparati un importante reportage che vi illustreremo a partire da questo numero! Cercheremo di fare luce su uno dei misteri più inquietanti della nostra storia contemporanea, la presenza aliena nel territorio abruzzese ed in particolare nella fascia costiera che comprende anche la cittadina di Martinsicuro! Ci avvarremo anche della consulenza di importanti associazioni come il “Gruppo ricerche interferenze aliene” di Savona che ci metterà in contatto con Gaspare de Lama! Tutto iniziò a Pescara nell’ Aprile del 1956 nella casa di  Bruno Sammaciccia, dove lo stesso Bruno e altri 2 amici cioè Giulio e Giancarlo si incontrarono per esaminare una pergamena  che sta ad indicare l’anno dell’accaduto cioè il 56” mentre la W indica la Vittoria. In realtà il loro vero nome è Acrij che in  Sanscrito sta a significare proprio: I Saggi. E’ molto bello  e raro perfino per i nostri giorni sentire che già nel 1956 ci sia stato un scambio di idee, una prima apertura mentale per l’uomo terrestre.....un contatto tra razze planetarie differenti e che  si possa identificare in  questo caso con il nome  “Amicizia”. “Il caso Amicizia” che comprende e racchiude tutti i cinque anni di contatti fu portato avanti dallo stesso Bruno Sammaciccia e Gaspare de Lama, quest’ultimo pittore e artista emerito conoscitore della razza aliena W56 e non solo. Nei diversi incontri, le due creature riferirono di  vivere in basi sotterranee temporanee che erano state create aprendo letteralmente il terreno. Il sito in cui erano attualmente appostati abbracciava il territorio tra Ortona ed Ancona. Era la base più grande d’Europa situata nell’ Adriatico, con 300 km di lunghezza e 150 km di larghezza. Anche tra gli alieni esiste il bene ed esiste il male, gli antagonisti dei W56 sono i CTR, entità artificiali Il primo incontro con questi esseri negative per l’uomo; l’acronimo CTR fu  anch’esso durò circa un’ ora e mezza, ma gli dato dagli stessi amici che sintetizza la parola amici non sapevano che quello Contrari. sarebbe stato il primo di tanti altri. I W56 raccontarono che avevano creato i Contrari, Superato il momento di stupore questi però erano riusciti a sfuggire   al loro controllo ma mossi dalla curiosità come per operare proprio contro i propri creatori, allo per chiunque, si sviscerarono scopo di influenzare lo sviluppo umano in Italia in argomenti di ogni genere. Queste una direzione totalmente tecnologica tralasciando entità riferirono di provenire da un quello etico e morale, non a caso dissero che in Italia pianeta che orbitava intorno ad si sarebbe verificato un potente scontro tra i W56 e gli una stella della nostra galassia con Esseri  CTR. una vita ampiamente più longeva di quella terrestre. Esse potevano Nel 1978 gli alieni furono attaccati e la loro vivere dai 2000 ai 2100 anni, base distrutta dai Contrari, il fatto provocò anche una vera eternità per noi umani! delle vittime tra i terrestri .....in questo caso purtroppo Le creature furono chiamate con i Contrari ebbero la meglio quindi  i W56 si trovarono l’acronimo W 56,questa sigla o qualunque modo si vuole chiamarla costretti ad abbandonare il Pianeta. un loro amico aveva trovato in fondo ad un baule. Nonostante la pergamena fosse invecchiata, era  abbastanza chiaro il contenuto, essa era una vera e propria mappa che li portò a recarsi al grande Castello di Rocca Pia, situato ad Ascoli Piceno. L’incontro con gli esseri non terrestri si verificò proprio vicino ad alcune mura esterne della struttura, in un sentiero sempre all’interno di questa fortezza. Stando alle descrizioni date dagli amici che vissero questa splendida esperienza, questi due esseri erano molto diversi dall’uomo terrestre esclusivamente dal punto di vista dell’altezza, ed identici  per tutto il resto dei caratteri fisici. Il più alto misurava 2,50-3,00 metri, l’altro era alto solo 1,00.

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la verità sugli avvistamenti alieni che interessarono martinsicuro Nel 1978 il “Triangolo dell’Adriatico”, una zona triangolare di mare tra Ancona, il Gran Sasso e Pescara fece parlare di sé mezzo mondo. Dalle acque del mare, come raccontavano gli stessi pescatori, vennero fuori colonne d’acqua dal diametro di una decina di metri. Il mare ribolliva in alcuni tratti, in particolare a nord di Martinsicuro e ci furono segnalazioni di corpi luminosi tra le onde. I marinai parlavano di bussole impazzite, di nebbie improvvise, di radar di bordo che localizzavano oggetti sconosciuti e tutte queste avarie rientravano nel momento in cui i fenomeni si esaurivano. Secondo quanto descritto finora tali fenomeni erano in realtà la fuga dei W56 dalle basi terrestri collocate proprio nel Triangolo dell’Adriatico. Fuga che avrebbe mietuto anche delle vittime umane. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre del 1978 si consumò infatti una tragedia in mare, rimasta ancora oggi avvolta nel mistero al largo di San Benedetto del Tronto, quando morirono nel naufragio del loro peschereccio, due fratelli di Martinsicuro. “Una morte strana, troppo strana”, a detta degli altri marittimi! Il loro motopeschereccio ”Francesco Padre” affondò nelle acque di S. Benedetto. Uno dei giovani fu ritrovato con il volto spaventato e senz’acqua nei polmoni. Da escludere quindi la morte per annegamento, come riferirono alcuni colleghi del posto che assieme ai familiari non hanno mai creduto che la causa di morte dei propri cari, fosse dovuta a circostanze “naturali”. Di questo ne è convinto ancora oggi il sig. Antonio Pallesca, uno dei pescatori che a suo tempo fu “seguito in mare” da misteriose luci rosse. Anche qui torna a farsi sentire la presenza e testimonianza d’epoca di personaggi militari, o comunque adibiti alla pubblica sicurezza, che furono piuttosto solidali (certamente responsabilizzati, talvolta testimoni) e preoccupati per le sorti del Mare Adriatico e dei suoi “ospiti”. Inizialmente pensarono (o misero a credere) potesse trattarsi di qualche sottomarino–spia: ipotesi saltata per via del fondo troppo basso del Mar Adriatico. Poi, formularono problemi collegati alla Nato. Immancabile l’intervento della Capitaneria di Porto di Pescara. Ma anch’essa rimase coinvolta in un avvistamento. Il 9 novembre del 1978, poco prima delle 21 sempre in mare cinque uomini, compreso il Comandante Nello Di Valentino riferirono di aver scorto a bordo della motovedetta “CP 2018” e durante una delle uscite di perlustrazione (proprio in cerca di eventuali risposte agli enigmi capitati in quei giorni) una luce luminosa di colore rosso, «simile ad un razzo», senza che i radar scorgessero alcuna presenza fisica nelle vicinanze. Le conclusioni furono per alcuni il silenzio, per altri il negazionismo, per altri ancora “solo bolle di gas”. Secondo alcuni ufologi esisterebbe una specie di rotta degli ufo che sorvola il Gran Sasso e si dirige verso l’Adriatico, e in uno dei vertici del triangolo, il Conero ad Ancora, gli avvistamenti di ufo sono e sono stati sempre centinaia. Dopo tanti anni, il Mistero del Triangolo dell’Adriatico continua ad affascinare e ad alimentare il dibattito. L’Abruzzo venne portato alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali. Chi ha vissuto quegli anni, racconta, ad esempio, di una diretta fiume da Pescara, da parte di Emilio Fede, allora in RAI. E i pescatori ricordano nitidamente quei mesi, in cui, raccontano, aveva timore a uscire in mare. Il mistero comunque resta.   9 Vittorio d’Ascanio interpellato ci tiene a sottolineare che sono tanti i protagonisti di questa vicenda su uno scacchiere troppo ampio per far pensare ad una semplice serie di casi fortuiti e che, finora, le spiegazioni scientifiche possono bastarci perché “i militari tengono tutto per loro e fa comodo che le gente si convinca che siano solo fenomeni naturali spiegabili”. Allora gli chiedo: “ Se sono semplicemente fenomeni naturali spiegabili perché tutto questo mistero?” Lui al telefono fa una piccola pausa, ride e dice: “forse è meglio parlarne di persona…!” © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10SILVER MOON: RICORDI E NOSTALGIA DI UNA DISCOTECA   CHE HA FATTO LA STORIA DI MARTINSICURO di Ilenia Laurenzi me, fece la fortuna del Silver è stata proprio la sua struttura. Tre piste da ballo, effetti di luce che non si vedevano facilmente, qua intorno: vennero usati gli effetti laser, ed in zona non erano molte le discoteche che disponevano di queste apparecchiature, la musica era ‘unica’, veniva trasmessa solo al Silver ed era difficile poterla sentire in radio. In seguito venne ‘Silver radio’, la radio in FM che trasmetteva le dirette della domenica pomeriggio e del sabato sera. Io ho ancora tutte le musicassette con la musica dell’epoca! Dalla metà degli anni ‘80 i gesto ri del Silver iniziarono a fare selezione all’ingresso, e questo fece sì che la discoteca perdesse un po’ della patina degli inizi. Furono ‘bandite’ tutte quelle persone che non erano vestite in maniera ‘adeguata’, quando con questo termine si indicava lo stop a look trasandati e sciatti. Basta con i punk, quindi e con abbigliamento ‘border’. Affissero addirittura un cartello in cui si ricordava la selezione all’ingresso a quei clienti che non rispettavano il diktat imposto dalla nuova gestione. Quel periodo coincise anche con un cambio radicale della musica fino ad allora trasmessa. Quella che oggi viene chiamata ‘dance’ ma, all’epoca veniva definita ‘disco music’, prese il posto dell’afro e del funky. I tempi cambiavano, e di conseguenza anche gli stili. I deejay, che nel decennio successivo sarebbero diventati vere e proprie star, all’epoca erano solo quelli che ‘mettevano’ i dischi. Protetti dal vetro della loro cabina personale, erano circondati da ragazzetti come me che li osservavano con la speranza di ‘rubare’ i trucchi del mestiere e imparare ‘a fare il deejay’. All’epoca non esistevano i computers, e i dischi venivano messi sul piatto e fatti girare.” Domeniche pomeriggio in fila per entrare. Sabati sera in cui la discoteca era appuntamen- E’ una calda giornata di settembre, e le ruspe sono al lavoro . Le tenaglie impietose, stanno demolendo uno stabile. E fin qui, niente di strano, se non fosse che, proprio quello stabile, fino a pochi lustri fa era una discoteca. No, mi sono sbagliata, non era “una “discoteca, bensì era “la” Discoteca di Martinsicuro, il mitico Silver Moon. Ed ora che sta cadendo a pezzi, per far posto ad un nuovo ( ennesimo) complesso commerciale, tra la polvere e i calcinacci rimangono, sfilacciati, i sogni e i ricordi di una generazione che, sulle sue tre piste, ha ballato, si è innamorata, ha sognato al ritmo di musica, stili e miti diversi. Il locale, unico nella zona per scenografia ed effetti specia li, era meta di svago di ragazzi che lo raggiungevano anche dalle regioni limitrofe. Dal 1979, anno della sua apertura, al 1999, quando cambiò nome e gestione, le mura del Silver ospitarono deejay anche di fama nazionale, oltre ai “resident” che, negli anni, divennero veri e propri idoli per coloro che, in discoteca, andavano soprattutto per sentire musica diversa da quella che proponeva le radio. E mentre le ruspe continuano nel loro triste lavoro di demolizione, noi de Il Martino incontriamo Enrico Virgili che, con gli occhi carichi di malinconia, ci racconta del ‘suo’ Silver Moon. “A 13 anni è normale che tutto sia bello, entusiasmante, eccitante. Nel 1980 io avevo proprio quell’età e non passava domenica pomeriggio senza che fossi a ballare al Silver Moon. Erano gli anni delle grandi comitive quando si andava in discoteca con il motorino, anche in inverno. Molti ragazzi raggiungevano il locale persino in pullman e, quelli più fortunati che avevano un amico maggiorenne, si facevano dare un passaggio in auto. Ma l’appuntamento era lì, davanti all’ingresso, alle 15 in punto. Quelli che venivano da San Benedetto arrivavano al Silver dieci minuti prima che la saracinesca si alzasse: quello era il segnale che la discoteca apriva i battenti. Quando, alle 19 scattava il ‘coprifuoco’ per noi ragazzi più piccoli, ci sembrava che il tempo fosse cristallizzato, come se fossero passati solo pochi minuti da quando varcavamo la soglia del locale. La concezione di tempo si annullava all’ingresso, sulle piste, persa tra le note della musica che il deejay ‘sparava’ a tutto volume. Forse si parla sempre in questi termini quando si ricorda un tempo che non tornerà più, però davvero erano anni bellissimi. La musica funky e afro , che sentivi solo lì, il look curato nei minimi dettagli , il tipo che stava alla cassa a fare i biglietti che faceva sempre storie sulla nostra età, provando a vietarci l’ingresso. Come fai a dimenticare queste cose?” Che atmosfera si respirava? Erano anni particolari, gli anni ‘80, le droghe avevano fatto il loro tragico ingresso fra i gio vani…. “Bhè, io non ho mai visto nulla di ciò. Non escludo che, magari, tra i ragazzi più grandi ci fosse qualcuno che facesse uso di sostanze, ma noi non abbiamo mai visto nulla. L’atmosfera era fantastica. Era l’epoca del punk, che si evinceva dal look di molti ragazzi che frequentavano il locale. L’attenzione al look da discoteca era maniacale. Ricordo le ragazze che scendevano dai pullman vestite in un certo modo, per poi uscire dai bagni del Silver completamente trasformate.” Il Silver Moon non è stata la prima discoteca di Martinsicuro “No, al tempo, e parliamo del periodo a cavallo tra i Settanti e gli Ottanta, di discoteca ce n’erano diverse. A Martinsicuro, ad esempio, c’era il “Polvere di Stelle, che poi diventò il “Wild Cherry”, poi quelle della Riviera: “Charlie” a Porto d’Ascoli, “Tiffany” a Grottammare, “l’Atlantide” di San Benedetto del Tronto. Erano locali di richiamo, ma con l’apertura del Silver Moon molti di essi chiusero i battenti. Il nostro paese era noto per questo, perché ospitava la discoteca e non una qualsiasi, bensì una delle più grandi. Quello che, secondo

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  to fisso. Ma nessuno si è mai lamentato? “Come no! I residenti della zona costituirono addirittura un comitato ‘No Silver’, dove quel ‘No’ stava ad indicare il rifiuto e la contestazione ai rumori molesti che facevano i clienti, sia all’entrata che, soprattutto, all’uscita dalla discoteca. Poteva capitare che qualcuno, all’interno, avesse alzato un po’ troppo il gomito e questo faceva sì che, fuori, ci fossero schiamazzi e urla, a notte inoltrata. Poi c’erano i ragazzi che raggiungevano il Silver in Vespa o in auto e anche questo recava fastidio agli abitanti della zona. Malgrado gli innumerevoli esposti e le richieste dei residenti, la saracinesca della discoteca ha continuato a rimanere sollevata e, puntualmente, ogni fine settimana si ripeteva la stessa storia”. Tu, all’epoca, eri un ragazzino. Immagino frequentassi il locale solo la domenica pomeriggio…. “In realtà, con la mia comitiva, stazionavo davanti al Silver anche il sabato sera. Non potendo entrare per ragioni “economiche”, mi accontentavo di restare ad osservare le persone che andavano a ballare. All’epoca il biglietto d’ingresso costava 4000 lire ed io, per poterlo comprare, rinunciavo per tutta la settimana alla merenda. Con i soldi risparmiati, entravo in discoteca. Dovevo però scegliere se andare il sabato oppure la domenica, non avendo disponibilità per entrambi i giorni. Molti di noi, addirittura, facevano la ‘colletta’, fuori, chiedendo qualche spicciolo agli altri ragazzi pur di racimolare la cifra esatta che permettesse l’ingresso.” Sono bei ricordi… “Sì, sono bei ricordi, legati ad un tempo e ad un’atmosfera che non tornerà mai più. Adesso tutto è diverso, noi stessi siamo diversi. E le rovine del mitico Silver Moon lo stanno a testimoniare”. FINE PRIMA PUNTATA 11 COME ERAVAMO... © RIPRODUZIONE RISERVATA

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12   POESIA E MUSICA: NOTE E PAROLE di Giusy Valori “Le note prendono in egual modo di come prendano le parole. Per presentare un altro artista che il nostro paese è orgoglioso di avere vorrei citare Montale, la cui poesia è ricchissima di contenuti e riferimenti musicali. Le prime poesie di Eugenio Montale, le liriche pubblicate nel 1922 con il titolo di “Accordi” dedicate ognuna ad uno strumento musicale diverso, ne sono la testimonianza. Si possono ritrovare prove di interesse anche fra lavori a lungo inediti: Musica silenziosa o Suonatina di pianoforte, Minstrels o Musica sognata. Disse in un’intervista : “ Grazie alla musica ho scoperto la poesia”. Montale è stato un poeta che prima di tutto amava la musica. Per lui ogni rumore era suono: lo scrosciare dell’acqua, il soffiare del vento , il fruscio delle foglie. Quando nel 1975 Giorgio Zampa gli rivolge la domanda: “ Riconosci alla musica, in senso tecnico, l’importanza della tua poesia?”, egli rispose: “ Probabilmente sì. Credo che la mia poesia sia stata la più musicale del mio tempo ( e di anche prima). Molto più di Pascoli e di Gabriele. Non pretendo con questo di aver fatto di più e di meglio”. Il primo Montale scrisse quindi poesie con il preciso intento di imitare il suono degli strumenti musicali o gruppi di strumenti da cuo prendono il titolo: violini, violoncello, contrabasso , ecc. Montale è un’artista completo, un Nobel meritato così come lo è Giacinto Cistola,musicista ed insegnante residente a Martinsicuro. La musicalità che sprigiona la poesia di Montale ha la stessa potenza di quella che sprigiona la musica di Giacinto. Tutti conoscono questo artista come musicista ma io vorrei scrivere di lui come uomo-poeta, gran conoscitore di parole che tanti non conoscono. Tra i due artisti esiste una similarità di intenti: creare un’atmosfera fatta di immagini, suoni,profumi, ed ognuno di loro utilizza l’espressione artistica che meglio conosce: l’uno la poesia, l’altro la musica. L’esito è lo stesso. Giacinto suona e quando lo fa trasmette sensazioni e stati d’animo che evocano Poesia. Io ho conosciuto Giacinto, prima di tutto come scrittore, attraverso un libro che mi è stato regalato: Monk My Dear. “ Larte - scive Giacinto- può essere un ponte fra l’uomo e Dio. Bisogna vivere assecondando le proprie inclinazioni (inseguendo le proprie passioni, cercando di vivere i propri sogni). Questo è essere creativi e soddisfare la necessità d’arte che è nella vita di ogni uomo”. Voglio soffermarmi su questo suo lavoro perchè è espressione di pura poesia. Scrive ancora: “ Continuai a camminare lungo la spiaggia, all’orizzonte un timido chiarore annunciava l’alba, mentre il mare irrealmente calmo creava contrasto con il cielo che carico di nubi prometteva pioggia (...). Mi fermai, chiusi gli occhi e restai così fermo ad ascoltare il mare. Volevo assaporare quell’istante, volevo sentire la vita che mi scorreva dentro, sentire il mio cuore pulsare, i miei polmoni dilatarsi mentre quasi con ingordigia inspiravo l’aria fredda del mattino”. Le sue sono note e parole al tempo stesso. Entrambe provocano un brivido forte . Sono nate per emozionare. D’altronde la parola è suono molto prima che segno. Lessi una volta che la musica la si potrebbe definire: “ Poesia di suoni” e la poesia: “ Musica delle parole”. Sono due espressioni d’arte che interagiscono fra loro e l’una sostiene l’altra. Entrambe ci fanno sognare, godere di note che si confondono con le parole e viceversa. Il linguaggio poetico evoca, allude, dice tacendo. Ecco perchè la musica di Giacinto interrompe il silenzio e al silenzio riconduce. Le sue parole mi hanno fatto pensare ad alcuni versi di Baudelaire, immensi: “ Spesso la musica mi porta via come fa il mare. Sotto una volta di bruma o in un vasto etere metto vela verso la mia pallida stella. Petto in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta dei flutti accavallati che la notte mi nasconde; sento vibrare in me tutte le passioni d’un vascello che dolora, il vento gagliardo , la tempesta e si suoi moti convulsi sull’immenso abisso mi cullano”. E quando la passione è dirompente il linguaggio della musica e dell’arte poetica si fondono in un unico racconto che arriva diritto al cuore. De Andrè diceva che “ la poesia è la musica dell’anima. I poeti altri non sono che dei musicisti che suonano le melodie che provengono dal cuore. Uomini che sanno trarre dalle cose un significato profondo, un afflato sensibile solo a pochi, non percepibile da tutti e lo trasformano in parole”. Scrive ancora Giacinto: “ Monk mi stava parlando e lo faceva con il linguaggio universale della musica. Mi parlava dell’arte e del bisogno che ne ha l’uomo . Di come godere di essa , di come l’arte non voglia

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CULTURA - I NOSTRI TALENTI che comunicare l’anima dell’uomo, di come sia terapeutica, di come può farci sognare, e di come per ogni uomo essa ne percorra l’intera vita”. La sensibilità e l’attenzione ai suoni e alle parole si presentano per questi artisti come una necsessità che li spoglia del superfluo, un atto estremo che li rende spesso suscettibili nei confronti del rumore del mondo esterno. L’importanza della poesia nella musica è fondamentale per il nostro artista. La prima è un’esperienza solitaria. La seconda è un’esperienza di gruppo. Entrambe emergono da una spiccata sensibilità artistica. I suoni migliori del maestro Cistola iniziano con le sue parole e continuano con la sua musica. E quando un musicista riesce a combinare bene le due passioni ci troviamo di fronte ad uno “ scambio geniale” di creatività. Per lui le forme di poesia sono due: la poesia stessa e la musica. E la musica in quanto tale si nutre di entrambe. In essa le parole s’incontrano, si riconoscono, si possono vedere, prendono forma e vita fino ad arrivare a noi sotto forma di emozioni. Il libro di Giacinto Cistola termina con questa frase: “ I miei pensieri fluivano in perfetta armonia con la musica. Chiusi gli occhi”. E cominciò il sogno. Per lui. Per tutti noi.   13 Sempre così E continuo a camminare stanca ma forte e decisa, con preziosi sorrisi in tasca messi da parte con cura per chi li merita davvero, ferita da maschere  fredde e compiacenti  che tramano dietro  espressioni di plastica. Senza pelle il mio volto, senza filtri il mio cuore, mostro al mondo i miei nudi pensieri. Da morire soffro ma so gioire di più. Alessandra Bucci © RIPRODUZIONE RISERVATA

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14   Martinsicuro DANIELE COCCIA: IL LEADER BIANCAZZURRO Come ho detto precedentemente, hai vissuto un mese straordinario: goal importantissimi contro Sambuceto, Celano e Val di Sangro e due assist bellissimi: uno in scivolata per Di Giorgio e l’altro per Kala dopo uno splendido pallone recuperato grazie alla caparbietà che ti contraddistingue. Che voto dai a questo tuo novembre? Guarda, io il voto lo do a tutta la squadra, perché senza di loro non sarei nessuno… come non sarei nessuno se non mi impegnassi al 100% durante ogni allenamento. Penso che la squadra da inizio campionato, anche quando abbiamo perso con Vastese e Paterno, un 9 se lo merita tutto. Bisogna considerare, però, che ancora non abbiamo fatto niente… l’obiettivo è lontano. A proposito di questo: l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione dal mister e dal presidente era Ciao Daniele, congratulazioni per l’avvio di stagione e, soprattutto, per il fantastico mese di novembre da te disputato. Grazie ai tre goal e ai due assist realizzati, sei stato eletto MVP del Martinsicuro del mese di novembre. Non solamente tu, ma la squadra in generale sta attraversando un periodo di forma straordinario. Pensavi che il Martinsicuro si potesse trovare al terzo posto in classifica dopo 14 giornate di campionato? C’è qualche rimpianto per non esser più riuscito a vestire la maglia bianconera e per non aver giocato più a livelli così alti? Guarda, ti dico la verità. Un po’ ho sbagliato io perché ho fatto delle scelte sbagliate e un po’ si mise di mezzo la sfortuna. Ad Ascoli ebbi un infortunio abbastanza grave, e non mi diedero nemmeno la possibilità di rimettermi. Il giorno dopo l’infortunio mi chiamarono e, invece di chiedermi come stavo, mi diedero il ben servito. Non nascondo che ci rimasi molto male per questo. Novembre è il mese dei morti… non c’era mese più azzeccato per Come ti ho detto prima, ho fatto me (ride, ndr). A parte gli scherzi, anche delle scelte sbagliate... ti dico la verità: ad inizio stagione i sono stato troppo buono con certe presupposti per fare bene c’erano persone, e purtroppo nel calcio già tutti. Quando ero vicino ad se non sei un po’ figlio di “buona un accordo con il Martinsicuro donna” non vai da nessuna parte. mi chiamò il capitano, Carboni, Quindi la colpa è solo la mia. con il quale ho fatto il mio esordio ad Ascoli e che conoscevo Infatti poi per nove anni hai già da quando eravamo due navigato tra Serie D e Serie C2, bambini. Quindi le basi per fare realizzando anche un goal tra i bene c’erano, conoscevo tutti professionisti con la maglia del benissimo e sapevo che persone Montichiari. Successivamente, sarei andato a trovare. Poi all’età di 27 anni, hai deciso sapendo che persona è mister Di di scendere di categoria e di Fabio, che conosco da quando ho andare a giocare nel campionato 12 anni e che per me è sempre di Eccellenza con il Montorio. stato un punto di riferimento, non Come mai questa decisione? ci ho messo tanto a capire che si Come hai detto tu, navigavo poteva e che si potrà fare molto sempre tra Serie C e D. Ho giocato bene. sempre in squadre del nord perché ero fidanzato con una ragazza, poi A proposito del tuo esordio. nel momento in cui ci siamo lasciati Come ricordi quel giorno? ho deciso di tornare dai miei Scendere in campo con genitori a Martinsicuro, che è il mio la maglia dell’Ascoli nel paese natio. Lì ho incontrato degli campionato di Serie B a 17 anni amici, che ringrazio tantissimo, non è da tutti. i quali mi hanno fatto tornare Sì è vero, non è da tutti, però ad la voglia di rimettermi in gioco. essere sinceri ho un ricordo un Da quando sono tornato sono po’ sfocato a causa delle tante cambiato sia a livello caratteriale emozioni provate quel giorno. Una che come calciatore… sentendomi cosa che mi ricordo è che il DG una pedina fondamentale delle Paolini ha ancora la maglia del squadre in cui mi sono trovato, ho mio esordio, quella con il numero giocato con maggior tranquillità, 86. Non ricordo molto, però ho maggior sicurezza e, infatti, ho tanti ritagli di giornali del giorno sempre realizzato da 4 goal in su… dopo che mio padre custodisce prima non ci ero mai riuscito. Ecco, gelosamente, guai a chi glieli devo tanto al mio ritorno a casa. tocca.

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CALCIO quello di raggiungere una “salvezza tranquilla”, ma dopo 14 giornate la classifica dice che vi trovate al terzo posto, a -5 dalle capoliste Vastese e Paterno. Il Mister e i tuoi compagni già intervistati dicono di non guardare la classifica, ma possiamo affermare che ormai il vostro vero obiettivo è quello di raggiungere i play-off e, perché no, sognare addirittura più in grande? Il mister ci ha dato un’impronta ben precisa all’interno dello spogliatoio… ci ripete spesso di guardare partita per partita. Poi, sinceramente, la guardi la classifica… alla fine è bello ridere e scherzare con i compagni il lunedì leggendo le pagelle e i voti. Nonostante questo, bisogna rimanere concentrati e guardare giorno per giorno e domenica per domenica perché potresti trovare lo sgambetto dietro l’angolo e ci potresti rimanere male. A Martinsicuro hai trovato un allenatore esperto come Guido Di Fabio, e prima hai detto che lo conosci da quando eri un ragazzino, giusto? Sì, da quando ero piccolissimo. La prima volta che lo conobbi ci trovavamo in uno chalet di Martinsicuro e lui stava giocando a beach volley. Gli mancava un ragazzo per completare le squadre e senza sapere chi fossi, mi chiamò e mi disse di venire a giocare con lui. Da lì iniziai subito a vederlo come un idolo, capii subito che persona fosse, soprattutto a livello umano.   15 di Giorgio Basile Guarda, i miei compagni quando vanno a fare la doccia devono sempre stare attenti perché appena si distraggono gli arrivano un po’ di schiaffi sul culo… faccio rosicare un sacco di gente e “le bestemmie volano” (ride, ndr). Grazie mille Daniele, buon proseguimento di stagione e in bocca al lupo! Grazie a voi, a dire la verità ricevere il premio di miglior Oltre a Di Fabio, hai trovato giocatore del mese non mi un presidente super esigente come Di Egidio. Com’è il vostro era mai capitato, quindi grazie rapporto? davvero. Crepi il lupo e un Guarda, a dire la verità mi sono abbraccio a tutti voi!! trovato subito benissimo in quest’ambiente, e gran parte del merito è del presidente. Nonostante sia entrato un po’ in “punta di piedi” poiché avevo saltato parte della preparazione atletica a causa dell’operazione al menisco, Di Egidio mi ha sempre dato tanta fiducia e tanta stima… devo tanto a lui e alla società. Fino a questo momento abbiamo intervistato quattro dei tuoi compagni. Quando abbiamo chiesto chi fosse il più simpatico nello spogliatoio abbiamo avuto risposte differenti: Mastrojanni ci ha detto che secondo lui il più divertente è il capitano Carboni, Facibeni pensa, invece, che sia Cucco, mentre Lanzano ritiene che sia Piunti. Alessio Di Giorgio, tuo ex-compagno anche a Montorio, ha detto che sei tu il più simpatico. Concordi con qualcuno di loro oppure hai un tuo preferito? Ti dico solo che nello spogliatoio tra risate, scherzi e prese in giro è un macello, un casino (ride, ndr). L’ho detto anche a loro, da quando gioco a calcio un gruppo così non l’avevo mai visto… non c’è rivalità, non c’è invidia, ci si aiuta l’uno con l’altro. Una cosa del genere non l’avevo mai trovata. C’è qualche aneddoto curioso o simpatico che vuoi raccontare ai lettori de “Il Martino”?

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