Il Martino cartaceo n.23 anno 1

 

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Quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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21 DICEMBRE 2015 - n. 23 anno 1 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste IDEE PER LA CENA DELLA VIGILIA E IL PRANZO DI NATALE I MENU’ ABRUZZESI PER LE FESTE 2€ STORIA DI UN CAPODANNO AL SILVER MOON di Ilenia Laurenzi » continua, Pag. 8-9 di Simona Borghese The Blue Voices Gospel Choir nasce in Val Vibrata (TE) nel 2000 e rappresenta una consolidata e valida realtà Gospel nel panorama musicale italiano. Da diversi anni promotori della diffusione della musica afroamericana e del messaggio religioso in essa contenuto, I Blue Voices partecipano a importanti eventi Gospel sul territorio nazionale, riscuotendo ogni volta ampio consenso da parte del pubblico e della THE BLUE VOICES GOSPER CHOIR: UN’ECCELLENZA MUSICALE ABRUZZESE critica. Un progetto musicale in continuo fermento che portano avanti con dedizione e professionalità. Un gruppo che ha fatto dell’amore per il canto, della passione e dell’unione, uno dei punti di forza che, da sempre, li contraddistingue. Incontro il Direttore del Coro, il Maestro Rita Grue accompagnata da due componenti del gruppo, il Soprano Maria Laura Iachetti e il Tenore Antonio Gorgoretti. Grazie per aver accettato il nostro invito. La prima domanda la rivolgo a Lei Direttore. Cosa l’ha spinta nella sua vasta esperienza nel campo musicale, ad .... Erano anni edonisti, anni di capelli cotonati e maxi spalline, anni di paillettes e tacchi a spillo, anni di disco music e strobo psichedelici........ » continua, Pag.10-11 GUIDO DI FABIO » continua, Pag. 14 INDICE PREVENZIONE........................ 2 STORIE....................................... 3 BANDABARDO’...................... 4 GUIDO DI FABIO.................... 5 LUMINARIE NATALIZIE............6 I FAUGNI DI ATRI.. .....................7 I MENU’ DELLE FESTE.............8-9 SILVER MOON.........................10 CULTURA................. ....... 12-13 THE BLUE VOICES.........14-15 di Luigi Tommolini Guido Di Fabio, allenatore ed ex calciatore (centrocampista), nasce a Martinsicuro il 5 settembre 1965. Sin da piccolo, come hanno fatto tutti i bimbi dell’epoca, si divertiva a giocare con gli amici nelle partitelle organizzate nei vari spiazzi... » continua, Pag. 14-15

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2 PREVENZIONE E PREVISIONE   Etciù! Salute di Redazione terra per almeno 10-15 minuti. Se puoi, tira su i piedi. Reidratati. Bevi molti liquidi, specialmente se il tuo corpo ha perso acqua perché hai sudato o ti trovi in un ambiente caldo. La temperatura può essere una causa dello svenimento. Mangia qualcosa di salato. I cibi salati alzano la pressione, per questo i dottori consigliano a chi ha avuto uno svenimento di assumere cibi o bevande salate (come i cracker, le olive, o le bevande per sportivi) Se sei a rischio di pressione alta, parla con il tuo medico prima di aumentare la tua dose giornaliera di sale. Muoviti lentamente. Prenditi un giorno di vacanza. Non saltare in piedi e non fare cose stancanti fino a che non ti senti a posto al 100%. Mangia quello che puoi, bevi molti liquidi e riposati. Se i sintomi continuano, chiama il 118. Uno svenimento dovrebbe durare pochi secondi, al massimo un minuto. Se resti svenuto più a lungo, devi essere portato in ospedale. CONSIGLIO: SE TROVI un pavimento freddo, come quello di un bagno o di una cucina, togliti la maglietta e stai disteso con la schiena nuda. Il caldo potrebbe essere la causa dello svenimento. Uno svenimento può fare molta paura, specialmente se non sai cosa ti succede né come comportarti. Ecco come agire per te (o per qualcun altro) se ti capiterà in futuro. Fai attenzione ai sintomi: vedi buio, ti gira la testa e percepisci suoni come ovattati. Stenditi. Il pericolo dello svenimenti è nella caduta, metti i piedi su un cuscino, in modo che siano più in alto del cuore. Questo riporta il flusso del sangue al cuore e quindi al cervello. Se ti è possibile, avverti qualcuno che stai per perdere conoscenza. A volte svenire può essere pericoloso, meglio cercare aiuto prima di andare sotto. Se stai per svenire e sei in piedi, ma non c’è nessuno che ti possa sorreggere, avvicinati a un muro. Scivolare lungo un muro è molto meglio che cadere di faccia. Se sei su una scalinata, avvicinati al corrimano interno, quello più vicino al muro per capirci. Aggrappati al corrimano e segui la sua direzione. Quando cadrai, ti sposterai di poco. Quando è passato Se sei solo, fai un bel respiro. Controlla se hai delle ferite, ma non ti alzare subito. Stai a Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Giusy Valori, Giorgio Basile, Simona Borghese. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 E mail info@ ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il costo di un arretrato è il doppio del prezzo di vendita. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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NATALE IN ABRUZZO: ALLA SCOPERTA DI ANTICHE 3 TRADIZIONI PERDUTE   di Federica Bucci Il Natale si avvicina a grandi passi. È la festa più importante, insieme alla Pasqua, per i cristiani. Potrà sembrare strano ma il periodo tra il 17 e il 24 dicembre era un periodo di grandi feste anche per gli antichi Romani. Non festeggiavano certo il bambin Gesù, la cui nascita era ancora lungi da venire, bensì il dio Saturno, dio dell’agricoltura. Anche loro usavano scambiarsi regali e banchettavano abbondantemente in quei giorni di festa, Forse proprio per contrastare il diffondersi di questa festa pagana, con l’avvento del cristianesimo, si decise di scegliere proprio il 25 dicembre come il giorno della nascita di Cristo. Non abbiamo certo la presunzione di partire da così lontano alla ricerca delle tradizioni natalizie del nostro territorio, ci accontentiamo dei racconti dei nostri nonni. Non vogliamo che l’oblio cada su queste storie fantastiche, dobbiamo fare il possibile per non far finire nel dimenticatoio le tradizio ni che da chissà quante generazioni si sono tramandate di padre in figlio fino ad arrivare ai nostri giorni. Vogliamo oggi descrivere solo alcune delle tradizioni natalizie abruzzesi, sperando che altre ne vengano segnalate da voi lettori scrivendo o telefonando al nostro giornale. Il rito del ceppo Sono molte le zone d’Abruzzo nelle quali si svolgeva questo rito, che consiste nel bruciare un ceppo, scelto già al momento della provvista della legna, e farlo ardere, con l’aggiunta di altra legna nel corso dei giorni, dalla sera della Vigilia alla notte di Capodanno. Il rito coinvolgeva tutta la famiglia, che al momento di porre il ceppo (anche detto “tec chie”) all’interno del camino, recitava in coro: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane. Ogni grazia di Dio entri in questa casa. Le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la conca di vino”; dopodiché i bambini divenivano i protagonisti, cantando “Ave Maria del Ceppo”, una filastrocca che aveva il potere di far trovare loro qualche regalino la mattina successiva (un fruttouna bambola fatta con la lana di qualche vecchia maglia…ci si accontentava di poco). Il ceppo ardente chiaramente simboleggiava l’anno che lentamente si consumava e portava con sé tutto ciò che di negativo era accaduto. Quando poi, la mattina di Capodanno, il fuoco si spegneva, i carboni venivano riaccesi e la cenere, considerata sacra, veniva sparsa tra le zolle per rendere la terra più fertile. La Squilla Le origini di questa tradizione, tipica di Lanciano, risalgono agli anni che vanno dal 1588 al 1607, quando l’arcivescovo lancianese Tasso, il 23 dicembre, partiva scalzo dal suo palazzo e camminava per 3 km fino alla chiesa dell’Iconicella. Tutto il pellegrinaggio avveniva con il sottofondo del suono di una campanella (la Squilla, appunto) suonata dal vescovo. Il cammino del vescovo, seguito dai suoi fedeli, voleva simboleggiare il cammino dei pastori che lentamente si dirigevano verso la grotta di Betlemme. Il rito continua a svolgersi e ancora oggi, quando nel pomeriggio del 23 dicembre si ode il rintocco della campana, è segno che le festività natalizie possono prendere il via. La Farchia di Tufillo Spostiamoci ora nella zona del teatino, in particolare nel piccolo borgo di Tufillo, dov’è radicata un’usanza anch’essa legata al fuoco. Si parla infatti della “farchia”, ovvero un tronco (che talvolta arriva ai 20 metri di lunghezza) intorno al quale sono collocati tronchi di minori dimensioni fino a formare un fascio di legna, tenuto insieme da anelli di ferro. Una volta terminata la “preparazione” della farchia, quest’ultima viene trainata, il pomeriggio della vigilia di Natale, da alcuni abitanti del luogo attraverso il centro storico, mentre tutti gli altri concittadini osservano e salutano il corteo. La processione continua fino a un luogo di ristoro, dove i portatori del tronco si fermano per rifocillarsi con dolci, vino e musica. Dopo la breve pausa il cammino riprende fino ad arrivare alla chiesa di Santa Giusta, quando ormai si è fatta mezzanotte. Qui, dopo la benedizione del parroco, si dà fuoco alla farchia mentre gli spettatori intonano canti natalizi. Numerosi sono gli aneddoti legati a questo rito, alcuni tragici, come la morte di un partecipante alla processione, e altri decisamente più allegri, che vedono faide tra Tufillo e i paesi confinanti per la conquista del tronco più adatto.

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4   FESTE NATALIZIE CON LA BANDABARDO’ di Emanuela Di Teodoroi Anche quest’anno l’amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto ha inaugurato un ricco calendario di incontri, che nel corso di questo mese ci terranno compagnia durante le festività invernali per accompagnarci fino al nuovo anno. Per questo, non possono mancare gli eventi nel tendone del PalaNatale, allestito da oltre cinque anni, durante il periodo natalizio, presso la piazza Mar del Plata. Il PalaNatale diviene, così, il contenitore di tutti quegli appuntamenti che ogni anno attirano un vasto pubblico, dai più giovani agli adulti. Queste manifestazioni sono promosse dall’Amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto all’interno del cartellone “Città in Festa” e organizzate dalla cooperativa “O.PER.O”. Ancora non sono state fissate tutte le date degli incontri di quest’anno, ma si prevede un’edizione ricca di concerti, spettacoli, animazione e tanto divertimento per tutta la città. In particolare martedì 29 dicembre ci sarà uno degli appuntamenti più attesi: il concerto della Bandabardò. (Per chi non lo sapesse ) La Bandabardò è un gruppo fiorentino di rock e folk acustico formatosi nel 1993, il cui nome è un omaggio a Brigitte Bardot, nato da un’idea di Enrico “Erriquez” Greppi che aveva originariamente come obiettivo quello di fondare una band che proponesse canzoni da cantare tra amici. In questa occasione verranno cantati i brani più famosi del gruppo, come “Il muro del pianto” o “Ubriaco canta amore”, ma un ruolo di rilievo sarà dato anche al nuovo album “L’improbabile”, pubblicato nel giugno del 2014 , che ha come primo singolo “E allora il cuore”, alla cui realizzazione ha partecipato anche la cantantebassista de “Il Genio” Alessandra Contini. La formazione sarà sempre la stessa: Erriquez alla voce e alla chitarra, Finaz alla chitarra, Donbachi al contrabbasso, Orla alla chitarra elettrica, Nuto alla batteria, il fonico Cantax, Ramon alle percussioni e alla tromba e Pacio alla tastiera. Quindi il concerto si terrà in Piazza Mar del Plata (zona faro), le porte saranno aperte alle ore 21:00 e il concerto avrà inizio alle 22:00, il biglietto di ingresso del costo di 12 euro potrà essere acquistato presso la biglietteria del Palanatale a partire dal 25 Dicembre o come prevendite sul sito www.ciaotickets. com. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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“Guido Di Fabio, “giramondo” del calcio e cuore d’oro 5   di Luigi Tommolini Guido Di Fabio, allenatore ed ex calciatore (centrocampista), nasce a Martinsicuro il 5 settembre 1965. Sin da piccolo, come hanno fatto tutti i bimbi dell’epoca, si divertiva a giocare con gli amici nelle partitelle organizzate nei vari spiazzi di campi incolti, sistemati a campi di calcio in molte zone della città truentina, là dove ora si erge il cemento in maniera brutale, sul lungomare, nei nuovi quartieri e nelle zone del centro. Regolarmente accompagnato da papà Vittorio, Guido di “Pizzichì” (nome della sua casata, famiglia locale molto conosciuta, laboriosa e rispettata) già a 16 anni fa il suo esordio nei professionisti, in serie C1 con la maglia giallorossa del Giulianova di Ezio Volpi che lo fa esordire il 7 marzo 1982 a Reggio Calabria: è una gara caldissima tanto che sul 2-0 per gli abruzzesi il match viene sospeso per invasione di campo. Due campionati con il Giulianova, uno in C1 e l’altro, quello in C2, con il grande ex mister della Samb, Marino Bergamasco. Alle soglie della maggiore età ecco il doppio salto: nell’estate 1983 viene chiamato in serie B dalla gloriosa Sambenedettese con la quale esordisce il 30 ottobre dello stesso anno, nella gara vinta 2-0 al “Ballarin” contro la Cavese. Con i rossoblù disputa quattro tornei, tutti in serie B, 100 gare totali realizzando due reti fondamentali per la salvezza: la prima rete rossoblù del 2-1 contro il Taranto il 9 giugno 1985 (giorno in cui il “Ballarin” andò in “pensione”) e la seconda rete del 4-1 rifilato al Palermo l’8 giugno 1986 nel “neonato” Stadio “Riviera delle Palme”. Nell’estate 1987 la fulminea apparizione con il Parma di Zeman. Guido gioca soltanto poche gare in Coppa Italia, tra cui la sfida contro i rossoneri del Milan del neo allenatore Arrigo Sacchi il 2 settembre. Al 90° la gara termina in parità 2-2 con le reti rossonere di Gullit e Van Basten. Si va ai calci di rigore e il Parma vince malgrado l’unico errore dal dischetto fosse proprio del centrocampista truentino che ricorda l’episodio con il sorriso tra le labbra così come l’amichevole precampionato contro gli imbattibili del Real Madrid. Subito dopo, il passaggio al Messina: 99 presenze e 2 reti in tre anni di serie B, con Francesco Scoglio e Zeman sulla panchina e “l’astro nascente” Salvatore Schillaci in campo. Nel 1990 torna a nord, al Piacenza che milita in serie C1 e qui ritrova come allenatore Gigi Cagni, amico di squadra ai tempi della Sambenedettese. Vince il campionato e viene riconfermato l’anno successivo in B dove indossa anche la fascia di capitano e colleziona in totale 64 presenze e una rete. A fine torneo ritorna per un anno a sud, a Caserta in serie C1 dove gioca 29 gare e segna una rete. L’estate successiva eccolo in Toscana, nel Siena in C1 dove, con Silvio Baldini allenatore, colleziona 62 presenze e due reti. Nell’estate 1995 si avvicina a casa, nella Fermana di mister Marco Alessandrini con la quale vince il torneo di C2 nella finale playoff contro il Livorno. L’anno successivo ritorna in serie B, alla corte di mister Osvaldo Jaconi, con il Castel di Sangro appena promosso in B dopo la finale playoff vinta a Foggia ai rigori contro l’Ascoli: gli abruzzesi riescono miracolosamente a salvarsi. Da Osvaldo Jaconi a Ivo Iaconi che, nell’estate 1997, lo chiama in C1 per tornare di nuovo alla Fermana: quattro anni con i “canarini” con i quali riesce ad ottenere la storica promozione in serie B nel torneo 1998/99. Qui gioca 144 gare segnando 6 reti. Chiusa la parentesi marchigiana, nel 2002/03 è ancora con mister Ivo Iaconi in C1 nel Pescara a contribuire alla promozione in “cadetteria” degli abruzzesi prima di chiudere a Chieti, l’anno successivo in C1, la sua lunga militanza nei tornei professionistici. Ha 39 anni, è stato contattato dalla Cavese ma il buon Guido rinuncia per stare vicino a suo papà Vittorio, improvvisamente e gravemente ammalatosi, che ben presto purtroppo verrà a mancare. E’ un duro colpo per Guido, sempre molto legato alla sua famiglia, ai suoi genitori, alle sue sorelle Paola e Alessandra e a suo fratello Stefano. Chiude la carriera di calciatore nella squadra della sua città, il Martinsicuro, e lì comincia ad allenare nel torneo di Promozione Abruzzese. Dopo le esperienze nel Lanciano (è il vice di Pagliari) e nella “Primavera” del Lecce nel 2011/12, guida la Maceratese alla promozione in serie D e con lei rimane per altri due anni ottenendo discreti risultati. Allena per un breve periodo la Fermana in D lo scorso torneo per poi ricevere la chiamata in Eccellenza dal Presidente del Martinsicuro Luigi D’Egidio il 16 maggio scorso. Un’altra sfida da vincere per Guido Di Fabio, martinsicurese DOC, tenace, battagliero e sensibile: 23 anni tra i professionisti in 12 squadre diverse, 700 gare totali non raggiunte per poche presenze, per un meraviglioso atto d’amore verso il suo caro babbo, un gesto che vale molto, anche più di quella serie A meritata ma mai arrivata. Di lui dire GRANDE sarebbe poco. AD MAIORA Guido!!!!! © RIPRODUZIONE RISERVATA

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6 Martinsicuro: Luminarie natalizie si o luminarie natalizie no? Questo è il problema   di Maria Giulia Mecozzi Di Paolo) e alle attività produttive (Consigliere De Cesaris),  si provvederà ad organizzare una giornata per adulti e bimbi in Piazza Cavour il giorno 18/12. La giornata sarà animata da stand con prodotti tipici alimentari ed artigianali, alle 15.30 inizierà lo spettacolo con Mastro Babbo Natale, uno spettacolo di Magia e la bellissima Baby Dance. Per addolcire gli ospiti sarà presente uno stand di zucchero filato e tante altre sorprese”. che spende più di 150.000 Euro per eventi ogni anno, sarebbe opportuno attendersi una programmazione di iniziative di promozione del territorio che non si limiti al solo mese di agosto. Il periodo di Natale dovrebbe quindi essere l’occasione per incentivare una collaborazione con i commercianti del luogo che possa offrire per tutto il periodo natalizio una immagine più accogliente del nostro territorio con iniziative che riempiano le nostre aree pubbliche sempre più vuote”. Vagnoni, a fronte di ciò, propone la sua ricetta quando afferma che: “Piuttosto avremo bisogno di un Comune che faciliti un’interazione tra associazioni, quartieri e privati, promuovendo una serie di iniziative, anche a costo zero, ma che ben potrebbero rivitalizzare tutto il territorio coinvolgendo i cittadini residenti, con benefici anche per le attività commerciali”. Inoltre, per il Consigliere, risulterebbe indispensabile una programmazione differente, “più attenta alle esigenze del territorio, e che non si limiti a far diventare ‘notizia’ la sola conferma di tre mila euro di spesa per le luminarie”. Infine: “Io credo, senza voler far polemica, che si possa mettere in campo qualche idea in più, visto il budget annuo a disposizione. L’ottimo spirito di iniziativa con cui alcuni quartieri organizzano in maniera autonoma giornate di festa dovrebbe, in tal senso, essere da esempio a chi amministra il nostro Paese”. A Natale si dovrebbe essere tutti più buoni ma anche quest’anno, come di consueto, impazza la polemica sulle luminarie che dovranno decorare a festa la nostra Martinsicuro. Sulla questione luminarie, in questi giorni, dopo il comunicato emanato dall’Assessore Massimo Corsi, sono intervenute anche le opposizioni. Per il Pd si è espressa, senza mezzi termini, il Quest’anno, a differenza Segretario del Pd Martinsicuro, del Natale precedente, Elisa Foglia, secondo la quale l’Amministrazione Comunale le decisioni della maggioranza ha deciso di vestire a festa le sarebbero dettate da puri interessi principali vie di Martinsicuro e elettorali. “Nulla di nuovo sotto Villarosa. Lo stesso Assessore l’albero – afferma il Segretario Massimo Corsi, tramite Foglia. L’amministrazione Camaioni comunicato, ha informato i suoi continua a dare dimostrazione di cittadini della decisione presa non sapere che strada prendere, dalla maggioranza affermando visto che ogni anno fa esperimenti che: “per questo Natale sulla pelle dei martinsicuresi, in 2015 abbiamo confermato la sistemazione delle luminarie tanto balia degli umori del momento”. discusse, grazie all’assessorato al Turismo (Assessore Corsi) e alla E ancora: “I cittadini ricorderanno Cultura (Consigliere Giorgetti)”. E bene che l’anno scorso, per ancora: “Molti cittadini pensano la stessa Amministrazione, le che non vadano messe e che luminarie natalizie non risultarono queste risorse debbano essere essere importanti. Quest’anno lo impiegate per la sistemazione di tornano ad essere per il commercio strade o altro. Tuttavia va detto e l’estetica della nostra Città. che con la spesa sostenuta Rimaniamo perplessi”. (3.000 Euro + iva) sicuramente non si riesce a sistemare quanto Proprio per questi motivi, Foglia richiesto da codesti cittadini”. afferma che: “Noi, a differenza dei Questa è una delle principali motivazioni che pare, quest’anno, abbia spinto la Giunta Camaioni a prendere tale decisione in quanto, “l’ambiente e l’estetica di una Città – dice Corsi - soprattutto in questo periodo dell’anno, devono essere incentivati”. Tuttavia, pare non mancheranno i momenti di festa da condividere per i cittadini martinsicuresi. Infatti, come si apprende, “grazie alle politiche giovanili (Consigliere cittattivisti, siamo fermi su quanto già affermato l’anno scorso a riguardo, ovvero che le motivazioni addotte per non metterle erano superficiali e poco credibili. A questo punto, visto il cambio di rotta, possiamo affermare che, anche su questo, avevamo ragione”. Prende parte al dibattito anche la forza di opposizione, Progetto Comune che, tramite il suo Consigliere Massimo Vagnoni, dichiara: “Da un’Amministrazione © RIPRODUZIONE RISERVATA

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I Faugni di Atri: fuoco purificatore e riti arcaici cavano il dio affinchè il sole riprendesse il suo regolare iter nella volta celeste. E il sole veniva celebrato anche, e soprattutto, nel dies natalis solis, il giorno della nascita del sole, che venne trasformato dalla Chiesa nel giorno della nascita del Salvatore, nel Natale cristiano. La festa della Luce che vince sulle tenebre. Nella nostra regione tanti sono gli eventi in cui immensi falò vengono accesi in riti in cui sacro e profano si fondono per celebrare E’ il caso dei Faugni di Atri e dei falò per la Madonna di Loreto e per Santa Lucia. Nella città ducale, all’alba dell’8 dicembre, grandi fasci di canne secche vengono accesi e portati in proFuoco purificatore, fuoco che cessione per le vie del paese in un evento in cui esorcizza la paura dell’inverno sacro e profano si fondono. e, forse, della morte. Il periodo Anticamente erano i contadini a percorrere l’ininvernale, soprattutto quello nacasato, accompagnati da canti e preghiere in talizio, è ricco di eventi in cui il onore della Madonna. Attraverso l’accensione di fuoco, i falò, sono i protagonisti fuochi, nelle campagne, si celebrava il periodo di riti che hanno origini antiche, magico del Solstizio, ci si purificava dai peccati che ripercorrono le vestigia di e, soprattutto, si chiedeva alle divinità di protegcelebrazioni pagane. gere il raccolto, di renderlo prospero. Spesso queste celebrazioni Il passaggio dai riti pagani a quelli cristiani ha vengono svolte a ridosso di un coinciso con la festività della Madonna. L’usanperiodo particolare dell’anno, il za di accendere i falò, ad Atri, apparve per la solstizio d’inverno, periodo ritenuto magico” dalle antiche civiltà prima volta attorno al 431 d.C., in coincidenza con la proclamazione della Madonna “Madre , il momento in cui la luce e il della Chiesa”, da parte dei Padri della Chiesa, buio si “combattevano” in una durante il Concilio di Efeso. guerra in cui, la luce, sembrava Successivamente, nell’XI secolo, nella città maravere la peggio. Ecco l’origine chigiana di Loreto, non molto distante da Atri, fu dell’accensione di grandi fuochi traslata dai crociati la Santa Casa di Nazareth che dovevano incoraggiare ed e questo evento ebbe un fortissimo impatto tra aiutare il Grande Astro, il Sole, le popolazioni del tempo. Si diffuse la leggenda a riprendere il suo cammino, a sconfiggere le tenebre. Accende- che, a portare la Santa Casa sulle colline di Lore immensi falò in questo partico- reto, fossero gli Angeli e, per questo, accendere lare periodo dell’anno, è comune grandi falò che rischiarassero la notte serviva ad accompagnare il volo delle creature celesti. a molte culture. Da quelle nord europee a quelle asiatiche. Gli Ad Atri si accendevano falò anche per la festa stessi romani celebravano il dio di Santa Lucia, che cade il 13 dicembre. Festa Saturno in una festa in cui, tra della Luce, protettrice della vista e l’evento, in fuochi accesi e preghiere, invopassato, veniva organizzato dai mastri ferrai del-   7 di Ilena Laurenzi la città ducale. Oggi è rimasta la ricorrenza dell’8 dicembre. Già dalla sera prima ci si inizia a preparare con una veglia di preghiera mentre davanti alla Cattedrale, il vescovo, accende un grande falò che rimarrà alimentato per tutta la notte mentre gli abitanti del paese, nelle loro case, attenderanno l’alba tra cenoni , canti e tombolate. Una specie di Veglione di fine d’anno che celebra le tradizioni degli antenati. Verso le 4 del mattino, gli atriani, si riuniscono in piazza Duomo dove, alle 5, dopo il rintocco delle campane della cattedrale, si accendono i faugni con i tizzoni ancora caldi del falò che ha bruciato durante la notte. E solo allora inizia la suggestiva processione per le vie del paese, accompagnata da canti e preghiere, in una cornice sospesa tra il magico e il sacro. La processione termina con il ritorno a piazza Duomo dove, alle 6 del mattino, viene celebrata una messa di ringraziamento in onore della Madonna. Le celebrazioni si concludono la sera, quando la statua della Madonna issata su un baldacchino viene portata in processione per le vie del paese. La giornata di festa si conclude con l’accensione delle pupe, tradizione diffusissima nell’entroterra abruzzese. I fantocci, rappresentati con fattezze femminili, vengono animati da due persone che si nascondono al loro interno , che danzano e si muovono al ritmo della musica della banda . I fuochi pirotecnici concludono la manifestazione. Oggi la festa dei faugni fa dà richiamo a moltissimi giovani soprattutto da quando, alla festa religiosa, è stata affiancata una specie di “notte bianca”, con negozi, locali, musei e alcune chiese aperte al pubblico fino all’alba. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8   I MENÙ DELLA TRADIZIONE ABRUZZESE di Noris Cretone Le Feste sono alle porte e in ogni casa si sceglie il menù per il pranzo di Natale e per il cenone della Vigilia. Si rispolverano le antiche tradizioni e allo stesso tempo si introducono quelle piccole novità che rendono le festività originali ogni anno! Anche noi del Martino vogliamo sbriciare tra i quaderni delle nostre nonne che nascondono preziosi segreti culinari e profumano di dolci ricordi! A parte qualche piatto simbolico, oggi come oggi, quasi nulla è rimasto dei pranzi e dei cenoni che si preparavano una volta! Nonostante la volontà di festeggiare il Natale anche attraverso il rituale delle preparazioni tipiche, difficilmente potremmo pensare di riproporre usanze di epoche in cui i pranzi delle Feste erano davvero l’occasione speciale per concedersi ciò che era raro se non addirittura introvabile per tutto il resto dell’anno. I prodotti erano di quelli che oggi definiremmo “a Km 0”,  o al massimo si chiedeva al nostro vicino di “orto” se poteva farci dono di uno dei sui prodotti e in cambio gli si faceva assaggiare un po’ della pietanza realizzata. Sulle tavole delle nostra nonne però non mancavano prodotti che venivano da lontano come il “preziosissimo baccalà”, immancabile nei cenoni e pranzi della Vigilia in Abruzzo: distribuibile anche in epoche in cui le comunicazioni e la circolazione dei prodotti avvenivano con difficoltà grazie alla salamoia che ne garantiva la lunga conservazione. Lo si cucinava in tanti modi: a minestra con i ceci o le patate, fritto con una semplice pastella di uova, acqua e farina, lesso in insalata, nel sugo per condire la pasta….. Ma non c’è Natale che io ricordi in cui, a casa mia, non siano stati preparati i tradizionali fritti di baccalà in pasta lievitata. Fritti di baccalà in pasta lievitata Ingredienti 1. 700 g di filetto di baccalà dissalato 2. 300 g di farina 3. 220 g di acqua 4. 80 g di lievito madre (in alternativa 6/8 g di lievito di birra) 5. 1 cucchiaino di miele 6. 1 cucchiaio d’olio evo 7. olio di arachidi per friggere 8. 10 g di sale Preparazione La sera prima sciogliamo il lievito nell’acqua (temperatura ambiente) con lo zucchero. In una ciotola uniamo il composto alla farina e all’olio e amalgamiamo bene gli ingredienti. Aggiungiamo il sale. Sarà un impasto molto morbido, quindi lo lavoriamo con un cucchiaio. Lo copriamo la pellicola per alimenti e lo lasciamo lievitare fino al mattino seguente nel ripiano meno freddo del frigo. Prepariamo il baccalà: togliamo la pelle e controlliamo bene che non ci siano spine. Riduciamo il filetto in pezzetti molto piccoli. Riprendiamo la pasta lievitata (che avremo riportato a temperatura ambiente) e vi uniamo il baccalà sminuzzato. Mescoliamo bene e friggiamo il composto a cucchiaiate nell’olio caldo. Asciughiamo con carta assorbente i nostri fritti e se occorre saliamo leggermente solo prima di servire. Attenzione! 1. Prima di aggiungere il sale alla pastella o ai fritti valutiamo se il nostro baccalà risulta completamente dissalato. Altri protagonisti della nostra tradizione abruzzese da gustare sia la sera della Vigilia ma anche per il pranzo di Natale, vista la loro indiscussa capacità di conservazione, sono i “Caggionetti” e i “Pepatelli”. Caggionetti Ingredienti 1. castagne 1 Kg 2. ¼ di miele 3. 250 gr. di zucchero 4. 100 gr. di cedro candito a pezzetti 5. 100 gr. di cioccolato fondente grattugiato 6. 200 gr. di mandorle tostate e macinate 7. ¼ di rhum 8. la buccia grattugiata di un limone 9. cannella macinata q.b. 10. 1 bicchiere di vino bianco 11. 1 bicchiere di olio 12. farina q.b. Preparazione Sgusciare le castagne, lessarle e passarle. In un zuppiera mettere le castagne, il miele bollente, lo zucchero, il cedro, il cioccolato, le mandorle, il rhum, la buccia grattugiata del limone, la cannella e fare amalgamare il tutto. Lasciar riposare per una giornata.

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la cena della Vigilia e il pranzo di Natale Il giorno dopo, preparare la massa con un bicchiere di vino bianco e uno di olio. A massa ottenuta, farne una sfoglia molto sottile, tagliarla in forma di piccoli ravioli. Aggiungere il ripieno e friggere in abbondante olio caldo. Pepatelli Ingredienti 1. farina 1 kg. e mezzo 2. miele 1 kg. e mezzo 3. 2 cucchiai di cacao 4. 500 gr. di mandorle intere 5. buccia grattugiata di 2 arance 6. 1 cucchiaio abbondante di pepe macinato Preparazione Impastare sulla spianatoia il miele (precedentemente messo a sciogliersi sul fuoco), il cacao, le bucce di arancia e il pepe. Disporre la farina a fontana e mescolare il tutto. Aggiungere le mandorle intere e formare dei grossi cannelli e schiacciarli, far cuocere a calore moderato. Levare dal forno e tagliare i cannelli ancora caldi, con un coltello ben affilato in pezzetti dello spessore di 1 cm. circa. Non potevano mancare per il pranzo di Natale i “maccheroni alla chitarra”. Sono spaghetti a sezione quadrata; preparati con un telaio chiamato chitarra, perché ai suoi lati più lunghi, sono tesi sottili fili metallici, qui viene stesa la pasta, che pressata con un matterello, viene tagliata quadrata: vengono accompagnati con sugo di castrato d’agnello, o d’agnello e peperoni o al pomodoro, al peperoncino spolverizzato di pecorino. Ingredienti per 6 persone 1. 700 gr. di farina 2. 6 uova intere (un uovo a persona) Preparazione Disporre la farina a fontana. Lavorare la pasta aggiungendo le uova (albume e tuorlo) per 35-40 minuti. Col matterello fare una sfoglia non troppo sottile e tagliare la sfoglia in rettangoli lunghi 60 cm. circa larghi 20 cm. Porre ogni rettangolo sulle corde della chitarra (nel senso della lunghezza) e premere con il matterello, così da ottenere i maccheroni. Il pranzo di Natale non può concludersi con i deliziosi “ Torroncini” da gustare con un ottimo vin cotto locale. Ingredienti 1. n. 5 albumi 2. ½ kg. di zucchero 3. ½ di farina 4. ½ kg. di mandorle, cannella, cioccolato, buccia di limone grattugiata Preparazione Sbattere gli albumi con lo zucchero e aggiungere gli altri ingredienti, tritando finemente il cioccolato e la cannella. Stendere la massa in forma allungata come una corda. Tagliare dei pezzi della lunghezza di un dito e schiacciarli un po’. Far cuocere in forno a per 15-20 minuti.   9 Ora possiamo realizzare i nostri possibili menù, moderni sì ma che contemplino comunque il rispetto delle tradizioni della nostra regione, per una cena della Vigilia e un pranzo di Natale attuali che strizzano però l’occhio alla tradizione! Tanti auguri di buone Feste! © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10   UN CAPODANNO AL SILVER MOON di Ilenia Laurenzi mentre si fanno nuove conoscenze non si pensa al futuro. Non s’immagina un altro mondo al di fuori di questo, un altro presente diverso da quello che si sta vivendo in questo istante, un altro momento in cui, crescere, sarà diverso, farà paura, a volte sarà persino difficile. La musica va avanti fino all’alba quando, qualcuno, all’uscita propone cornetto e cappuccino all’unico bar aperto a quell’ora: l’autogrill dell’A14. E con gli occhi stanchi e bistrati, con la voce arrochita dalle sigarette fumate, con la stanchezza che adesso si sente, intensa e spossante, si rivolge lo sguardo verso lo spicchio di sole che sta facendo capolino tra le onde che increspano appena la distesa grigia del mare. Benvenuto, 1984…… Erano anni edonisti, anni di capelli cotonati e maxi spalline, anni di paillettes e tacchi a spillo, anni di disco music e strobo psichedelici. Erano gli anni “delle immense compagnie”, di piste da ballo luminose e musica sparata a palla e autoradio sotto al braccio. Erano anni in cui il “che fai a capodanno” avevano una risposta quasi esclusiva : “Vado al Silver!” E i preparativi iniziavano una settimana prima, tra le partite “a bestia” che duravano fino all’alba, sigarette fumate fino al filtro e il caffè del dopo maxi pranzo di Natale ( all’epoca gli happy hour non erano ancora arrivati….) La sera del 31 dicembre era solo l’epilogo di preparativi che duravano da almeno 15 giorni, di telefonate chilometriche per cercare un passaggio, per coloro che non avevano la macchina, di eccitazione e aspettativa. Gli affezionati, quelli che la domenica\il sabato ERA Silver Moon, imprescindibilmente, avevano già il biglietto in tasca dai primi di dicembre, ma per quelli che tentennavano fino all’ultimo, che l’alternativa era lo Zen o il Green Leaves o l’Odissea, si dovevano accontentare dell’entrata dopo l’1:00. erano obbligati a “stappare la bottiglia” con i propri cari, prima di allontanarsi per proprio conto. Per i ragazzi, l’attesa, era snervante. Si era già con la testa sulla pista da ballo, tra la musica e il ritmo che Roberto Galeazzi mixava con passione e sapienza, ma bisognava mordere il freno, ingollarsi di antipasti e primi e zampone e lenticchia e panettone e calcionetti, prima che il tappo del Fontanafredda saltasse e con esso la libera uscita. Poi suonavano al campanello e “scendoooo”….Ultimi auguri, baci e raccomandazioni “Non fare troppo tardi”, “bevi poco”, “stai attento con la macchina”…..E finalmente si saltava in auto, allegri, un po’ sbronzi, eccitati e pronti a vivere una notte spettacolare. La musicassetta con la musica del Silver suonava a tutto volume, capelli ingellati e l’ultima passata di mascara e rossetto per le ragazze. Imprecare per trovare un posto dove parcheggiare l’auto e l’emozione che sale nel riconoscere, tra i ragazzi che fanno la fila per entrare, il tipo che ti piace, l’amica che da San Bene detto ti ha raggiunto per trascorrere l’ultima notte dell’anno con te. C’è gente che è venuta anche da Montesilvano, da Porto San Giorgio. Qualcuno persino da Roma, quelli che d’estate trascorrono le ferie a Martinsicuro. Il freddo è intenso, ma chi lo sente? Ci si mette in fila, biglietto alla mano, risate e apprezzamenti sul look. Da dentro si sentono i woofer delle casse che battono a ritmo costante. Finalmente si entra, accolti dai fumogeni che riempiono al pista….una puntata al guardaroba e una battuta al cassiere e, i più fortunati, si dirigono verso il tavolo che hanno prenotato, con la maggiorazione sul biglietto. Finalmente tutti in pista , non prima che le ragazze abbiano fatto tappa alla toilette per una passata ulteriore di trucco ( ed alcune persino per cambiarsi d’abito!!) © RIPRODUZIONE RISERVATA Finalmente il 31 arrivava…. Le luci, lo strobo, la musica assordante, l’eccitazione dei 20 cenone obbligatorio in casa, con anni. Gli ingredienti ci stanno tutti per far sì che, negli anni a i parenti e poi via a ballare. Molti venire, si ricordino questi attimi come i più belli della propria vita. Mentre si balla, mentre si urla per farsi sentire dall’altro,

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MARTINSICURO NEL CUORE, III EDIZIONE: PAROLA A ISEINI   11 Anche quest’anno, dopo il successo delle due precedenti edizioni, torna l’attesissimo appuntamento con “Martinsicuro nel Cuore”, storica maratona di beneficenza ideata dalla mente geniale dall’imprenditore e editore, Fejsal Iseini. A tal proposito abbiamo voluto ascoltarlo e porgli alcune domande per avere qualche anticipazione sull’evento che quest’anno si svolgerà il 23 gennaio 2016 presso il Palazzetto dello Sport di Martinsicuro. Prima di iniziare a narrarvi qualche anteprima e retroscena di questa terza edizione, vogliamo fare un po’ di storia chiedendo al Padre dell’evento, Fejsal Iseini, com’è nata quest’idea che, di anno in anno, va sempre più riscuotendo successo e popolarità. “Un giorno, mentre stavo camminando per recarmi il cartolibreria – dice Iseini – mi dissi ‘Ma perché non organizziamo, una partita del cuore e dunque “Martinsicuro nel Cuore”?’ Dopo i nomi, pian piano nella mia testa, si è sviluppata quest’idea che poi ha preso la forma di questo evento, ormai giunto alla sua terza edizione”. L’importante novità di quest’anno riguarderà i destinatari dei fondi che verranno raccolti. Infatti, mentre l’anno scorso i 2.000 Euro sono stati devoluti a 20 famiglie, sotto forma di mini-borse di studio, “quest’anno – ci conferma il giovane imprenditore - verranno donati all’Anffas Onlus Martinsicuro e al progetto giovanile teatrale progettato dall’Associazione Martinbook”. I destinatari di questo progetto saranno tutti i ragazzi con età inferiore ai 18 anni. Le squadre impegnate nel quadrangolare saranno, come da tradizione, formate da: politici, imprenditori, Asso- ciazioni e Forze dell’ordine. Iniziamo. Per la squadra dei politici, scenderanno in campo: Paolo Camaioni, Massimo Corsi, Giulio Eleuteri, Giuseppe Capriotti, Massimo Vagnoni, Andrea Buonaspeme, Olivo De Cesaris, Orlando Di Paolo, Andrea D’Ambrosio e Boris Giorgetti. Per la squadra degli imprenditori avremo: Luciano Centorame, Antonio Lattanzi, Tiziano Napoletani, Stefano Nazzari, Mario Silvestrone, Umberto Barcaroli, Luca Biagetti, Marco Massetti, Alessandro Troili, Stefano Di Fabio. Grandi nomi anche nella squadra delle Associazioni con: Matteo Bianchini, Ciro Lucci, Luigi Di Egidio, Massimiliano Spinosi, Graziano Di Concetto, Artemio Filioni, Attilio D’Ambrosio, Franco Rubini, Angelo Francia e Roger Marconi. Infine, la squadra delle forze dell’ordine, composta da: Vincenzo D’Ercole, Antonio Romano, Massimiliano Mariottini, Nando Foglia, Paolo Vantaggio, Bruno Auriemma, Francesco Farinaro, Giovanni D’Aloia, Bruno Frollo e Paolo De Leonardis. Altro importante appuntamento, sempre all’interno della manifestazione, sarà quello con la lotteria. “Quest’anno – dice Iseini – verranno distribuiti molti più biglietti, a fronte del grande successo dell’anno scorso. I premi in palio saranno: un portatile ultima generazione, uno smartphone e tantissime altre sor- prese. Questo perché abbiamo cercato di intercettare l’utilità”. Ma al di là della lotteria e dei premi, c’è un cuore gonfio di emozioni che pulsa dietro questa manifestazione ed è per questo che vogliamo chiedere ad Iseini perché si deve partecipare a Martinsicuro nel Cuore. “Partecipare come giocatore è ormai diventato il desiderio di ogni nome importante di Martinsicuro, dato che questa manifestazione è ormai diventata una vetrina. Ma si può e si deve partecipare anche come pubblico perché sarà un’occasione importante per divertirsi gustando le gaff compiute in campo da personaggi illustri del nostro Paese; in quanto ricordiamo che non sono giocatori professionisti. Azzardo anche una battuta che spero mi si perdonerà: I politici che vengono umiliati da altri in una competizione sportiva, è la giusta sofferenza che si meritano”. E ancora: “Ma, al di là delle battute, Martinsicuro nel cuore è un momento di unione importantissimo; forse l’unica occasione che ha il nostro Paese per affrontare e cercare di risolvere, per quanto possibile, alcune problematiche sociali. Partecipare da spettatore a Martinsicuro nel Cuore è fondamentale per sentirsi un buon cittadino”. Inoltre, dopo la partita, sarà possibile ritrovarsi, pubblico e partecipanti, a condividere assieme una cena accompagnata da buon cibo, momenti musicali e tanto divertimento. L’ultima domanda che vogliamo porgli è di carattere strettamente personale. Crediamo sia esemplare come un ragazzo di origine macedone ma nato e cresciuto con ‘Martinsicuro nel cuore’, abbia ideato una così bella e grande manifestazione. Dunque: “Potresti dirci, secondo te, come mai un’idea così, non sia venuta prima ad un martinsicurese?” “Certe cose le fa chi capisce ciò che fa – dice Iseini. Martinsicuro nel Cuore è un evento di carattere umanitario e sociale e diciamo che questa è una cosa che mi appartiene, perché io ho sofferto sulla mia pelle problematiche di questo tipo. Per questo motivo credo di riuscire meglio ad intravedere ciò di cui le persone hanno bisogno. Martinsicuro nel Cuore è, prima di tutto, un’opportunità creata affinché la Città si possa riunire per risolvere problematiche seguendo una linea comune ed abbattendo qualsiasi barriera. Inoltre, spero che in un futuro si facciano avanti anche altre persone per portare avanti questa tradizione o meglio ancora, decidano di mettersi in gioco creando manifestazioni come questa e migliori di questa”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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12   POESIA E MUSICA: NOTE E PAROLE di Giusy Valori ““ Difficile da dir che cosa sia: / Tale è, che anche solo/ Narrarne il natalizio è già poesia”. Versi tratti dalla Stella del mattino di Riccardo Bacchelli. Lo spirito natalizio è sempre un’attesa, anche se spesso scade nella retorica di chi tende a declassificare questa festività. Esso avvolge ancora oggi la mente e il cuore delle genti. Si avverte; è nell’aria. E’ quel brivido che s’innesca a fior di pelle all’idea che ancora una volta sta per accadere qualcosa di grande e di unico, che suscita in noi profonda commozione e inspiegabile bellezza: “ La Natività “. La bellezza, infatti non si spiega. Crederci per molti è una questione di fede. La Natività è famiglia, prima di tutto, ed essa ci appartiene da sempre. Non è la festa di una ricorrenza, ma uno stato d’animo che ci portiamo dentro fin dalla nascita. Non lo abbiamo dimenticato o ripudiato come qualcuno vuol farci credere. La Natività ha ispirato in passato e ispira ancora oggi pittori, scrittori e poeti i quali, con colori, poesie e pensieri hanno lasciato un segno indelebile e significativo sull’importanza del Natale. Esso , al di là delle luci, degli addobbi, della corsa ai regali, è sempre stato in noi; è più che una tradizione o una ricorrenza che siamo costretti a trascinarci dietro. E’ il più bel regalo che sia stato fatto all’uomo, quello di un Dio che si fa bambino e guarda il mondo con gli occhi di un bambino. Il ripetersi del Natale ci da ogni volta l’opportunità di guardarci dentro, di scavare in fondo alla nostra anima per riconciliarci con noi stessi e con il mondo intero. L’umanità è in possesso di un patrimonio culturale artistico che nonostante la smemoratezza degli uomini, testimonia ogni anno il miracolo che si ripete. Scriveva Rainer Maria Rilke in una sua poesia : “ Se in Te semplicità non fosse, come T’accadrebbe il miracolo di questa notte lucente? Quel Dio, vedi che sopra i popoli tuonava si fa mansueto e viene al mondo in te”. Tutto il significato del Natale è racchiuso in questi pochi versi. L’immagine che ne viene fuori è quella di un Dio che si fa mansueto, umile, e decide di nascere per poterci incontrare . L’incontro è sempre un conoscersi , un lasciapassare che c’invita all’accoglienza dell’altro senza pregiudizi. Anche Salvatore Quasimodo scrive sul Natale e si suoi versi ci fanno riflettere sullo spettro della guerra, che proprio in questi giorni è tornata ad insidiare la pace forse in nome di una religione o forse in nome di un altro dio che non assolve, ma condanna e vuole sempre di più: “ il denaro”. Scriveva Quasimodo: “ Pace nel cuore di Cristo; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. Anche con Cristo , e sono venti secoli, il fratello si scaglia sul fratello. Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?” E come dimenticare la poesia di Saba quando in alcuni versi scrive: “ Fa che il tuo dono s’accresca in me ogni giorno e intorno lo diffonda nel tuo nome”. Il Natale è un dono. E’ una storia d’amore, di nascita, di vita e di morte. E’ la nostra storia. E la poesia, a differenza dell’arte, spesso ci parla con toni più crudi perchè il Cristo non nasce in un mondo fiabesco ma nella vita reale; una vita che ci tocca tutti da vicino, fatta di stenti, di dolori , di perdite, ma anche di gioia e di speranza. Come non ricordare poi quella di Ungaretti che racconta del congedo natalizio di un soldato che ha visto troppa distruzione e non riesce a tuffarsi nella città in festa fatta di luci, di rumori, ma preferisce rimanere al caldo del suo focolare: “ la Famiglia” che è “ Natività “. E’ una delle più belle e significative poesie sul Natale scritte con la semplicità di una penna stanca di rivivere orrori. Forse è anche la più conosciuta e quella che secondo me rappresenta il vero spirito natalizio. Ungaretti è disarmante nel suo scrivere e rifiuta un linguaggio da decifrare o artefatto. La sua poesia si spiega da sola. E’ semplice, non viene abbellita da aggettivi o vocaboli tecnici che pur conosceva. La sua è una poesia nuda, senza nessun ornamento. E’ così anche il Natale . Il Natale è come quello che porta il titolo di questa sua poesia che io andrò a riportare tutta: “ Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade Ho tanta stanchezza sulle spalle Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata Qui non si sente altro che il caldo buono Sto con le quattro capriole di fumo del focolare. Quello di Ungaretti è il caldo buono della casa e della famiglia dove il Natale ha radici profonde e ci parla con un linguaggio che non abbiamo smarrito

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CULTURA - I NOSTRI TALENTI completamente e l’anima, per chi ci crede, ne conserva ancora i suoi “ echi”. C’è un’altra poetessa forse poco conosciuta : Anna Maria Canapi che ci spiega il suo Natale in questo modo: “ Altro Natale senza compassione dove Tu , Dio, vuoi nascere ancora per amare con cuore d’oro. Vieni, non mancare”. In quel “ Vieni, non mancare” c’è un’attesa e non una dimenticanza. Suggestionati dall’atmosfera natalizia hanno scritto sul Natale anche i russi Tolstòj, Dostoevskij, Puskin, Gogol (La notte prima di Natale), Cechov, Turgenev. Il russo Tolstòj narra del ciabattino Martin che dà da mangiare agli affamati, da bere agli assetati e accoglie i forestieri, e riconosce tutti dalle scarpe. L’espediente sarà utilizzato da Alfred Hitchcock in un suo film, in cui la signora dell’ascensore riconosce le persone dalle scarpe. Dostoevskij ci commuove con la descrizione del “cantuccio” nel quale dorme l’orfanello che vede l’albero di Gesù, dopo aver vagato in cerca di cibo nella tentacolare Pietroburgo. Gianni Rodari ci racconta di un allarme nel presepe perché c’è un pellerossa con l’ascia di guerra in mano, che viene posto in fondo al gregge, dietro la coda dell’ultima pecora, perché sicuramente è un terrorista che vuole fare una strage! Rodari, attraverso le sue famose filastrocche , ha cercato di racchiudere concetti importanti come il terrorismo che rifiuta l’anima del Natale; ma soprattutto , attraverso di esse, fa sì che tutti e non solo i bambini non manchino di sorridere. Questi poeti e scrittori hanno tradotto il Natale dal punto di vista cristiano oppure in maniera un po’ umoristica. Ma ognuno di essi ci ha lasciato qualcosa, che ha messo radici profonde in noi che nulla riesce a cancellare e, ci provoca ancora quel brivido a fior di pelle di cui ho scritto all’inizio.Un brivido che ci accomuna tutti. Non a caso esso è il periodo della riconciliazione. Io amo questa parola. E’ la più difficile da mettere in atto ma è anche la più seducente. Qualcosa che seduce è qualcosa di cui non si può fare a meno e ci permette di guardare il Natale con occhi nuovi, estasiati , come se fossimo innamorati di qualcuno di cui non si può fare a meno, fissi in quell’unica immagine che è parte di noi, così come il Natale è fisso in ogni cuore; ed è da lì che si ricomicia. Sempre! I miei più sinceri auguri di buon Natale a tutti. Giusy Valori   13 Oh foglia che cadi lieve Oh foglia che cadi lieve trascinata dal vento freddo con l’elegante grazia di chi sulle punte volteggia leggera, rassegnata e sensuale come farfalla a primavera, colorata a festa, senza timore, con la tua stessa dignità insegnami un giorno a morire. Alessandra Bucci © RIPRODUZIONE RISERVATA

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14   THE BLUE VOICES GOSPEL CHOIR Perché il vostro stile si può definire un Contemporary Gospel? “Il Gospel contemporaneo ha una strumentazione di base più significativa, una fusione di tutti gli stili della musica contemporanea, ispirati e riassorbiti dal Gospel: arrangiamenti Funky , Jazz, Soul, Rhythm and Blues e vari stili di canto e di improvvisazione vocale, ma molto più brillante e dinamico rispetto al Traditional”. e mi ha avvicinato a Rita. Da quell’incontro è iniziato un sodalizio artistico che prosegue ormai da undici anni”. L’attenzione si rivolge a Maria Laura Iachetti, giovane e talentuoso soprano, nella vita medico a Chieti, ma con un’innata passione per la musica e per il Gospel. “Ho avuto sin da piccola un’inclinazione per la musica, mi sono avvicinata al Gospel formandomi anche con delle collaborazioni americane. É una passione che porto avanti da anni, con impegno e dedizione, da quando, proprio dagli inizi, sono entrata nel Coro”. Maria Laura quanti sacrifici deve affrontare chi decide di fare questo percorso? “E’ un’esperienza e una vocazione che richiede dei sacrifici organizzativi da conciliare con il lavoro, soprattutto nel periodo natalizio quando le date dei concerti aumentano. Ma ci si riesce perché tanto è lo slancio che mi spinge”. “Noi siamo partiti dalla musica- interviene il Direttore Rita Grue- ma abbiamo scoperto che il The Blue Voices Gospel Choir nasce in Val Vibrata (TE) nel 2000 e rappresenta una consolidata e valida realtà Gospel nel panorama musicale italiano. Da diversi anni promotori della diffusione della musica afroamericana e del messaggio religioso in essa contenuto, I Blue Voices partecipano a importanti eventi Gospel sul territorio nazionale, riscuotendo ogni volta ampio consenso da parte del pubblico e della critica. Un progetto musicale in continuo fermento che portano avanti con dedizione e professionalità. Un gruppo che ha fatto dell’amore per il canto, della passione e dell’unione, uno dei punti di forza che, da sempre, li contraddistingue. Avete all’attivo 15 anni di esperienze, in cui vi siete contraddistinti attraverso numerose collaborazioni con nomi di spicco del Gospel internazionale. Me ne parlate? “Noi abbiamo iniziato nel 2003 con il primo workshop con Incontro il Direttore del Bob Singleton, da sempre un Coro, il Maestro Rita Grue mio mito- risponde il Direttoreaccompagnata da due Siamo partiti per Bologna per componenti del gruppo, il conoscerlo e i suoi giudizi Soprano Maria Laura Iachetti e positivi mi hanno dato la carica il Tenore Antonio Gorgoretti. giusta per continuare. Da lì è iniziato un rapporto di amicizia Grazie per aver accettato e collaborazione, a cui sono il nostro invito. La prima seguiti numerosi contatti con domanda la rivolgo a Lei altri artisti molto interessanti. Direttore. Cosa l’ha spinta, nella Ora stiamo lavorando con sua vasta esperienza nel campo Junior Robinson, noto artista musicale, ad interessarsi alla Gospel, con cui abbiamo fatto musica Gospel? un workshop a San Benedetto. Siamo sempre alla ricerca di nuovi stimoli e ci rapportiamo “Mio padre, amante del Jazz, sin da piccola mi ha tramandato con vari artisti di colore”. questa passione e mi ha guidato poi nell’approccio alla L’attenzione si sposta su musica afroamericana. Sono Antonio Gorgoretti, giovane partita da studi classici, ma tenore, nella vita commerciante ero da sempre affascinata dal di Giulianova, ma con una Gospel e dalla voce particolare grande dedizione e attitudine per degli americani. C’era il il Gospel. luogo comune che nessun Cosa l’ha spinta a scegliere italiano potesse cantare la di cantare questo genere musica afroamericana. Per musicale? me, che amo le sfide, è stato uno stimolo che mi ha spinto “Inizialmente la passione per il a provare. Ora, a distanza canto mi ha portato in giro ad di tempo, credo che stiamo esibirmi in diversi contesti. Io dimostrando davvero di poter conoscevo il fonico del Coro cantare Gospel perché sono che, ascoltando la mia voce, un anni che curiamo lo stile di giorno mi ha proposto di provare canto e l’impatto vocale e questo genere per me nuovo strumentale”.

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un’eccellenza nel panorama musicale abruzzese Gospel non è solo musica ma molto di più”. La domanda mi viene spontanea- Cos’è il Gospel per Lei? Il Direttore sorride- “E’ una grandissima passione che mi assorbe completamente, un’occasione unica che mi ha fatto scoprire la bellezza della Lode che condivido non solo con i coristi, ma con tutta la gente che si emoziona con noi nei concerti. E’ un’emozione grande, senza fine”. E’stato difficile trovare cantanti Gospel per formare un Coro? “Come in tutti i cori, c’è sempre molto movimento e avvicendamento. Tuttavia c’è un gruppo stabile che ha creato una continuità e porta avanti il Coro da tanti anni”. Antonio quanto tempo impiegate per prepararvi ad un concerto? “Noi proviamo sempre due volte a settimana. Ci vuole tanta costanza, dedizione ed esercizio continuo. Proviamo con amore, stimolati e guidati dal nostro Direttore, fino a quando il pezzo non lo facciamo nostro”. Direttore, voi state cercando di sfatare il luogo comune che considera il Gospel come un genere musicale da eseguire quasi esclusivamente nel periodo natalizio. Come portate avanti questo progetto? “Noi ci proponiamo in diverse situazioni. Abbiamo dimostrato di essere in grado di sostenere concerti anche in grandi piazze con uno spettacolo molto brillante, coinvolgente e far conoscere questo genere a più persone. Ultimamente abbiamo partecipato ad un concorso a Roma e, in quell’occasione, tante persone ci hanno seguito e sostenuto”.   15 di Simona Borghese ascoltava. Siamo riusciti a coinvolgere il pubblico con tutta la nostra energia ed emozione. E’ questo il nostro punto di forza che ci viene riconosciuto anche dall’esterno”. Come risponde il territorio abruzzese in termini di partecipazione e condivisione rispetto a quello che proponete? Antonio e Maria Laura lasciano la parola al Direttore -“Il territorio, inteso come pubblico, risponde molto bene, con grande entusiasmo. Rispetto ai primi anni, siamo riusciti a creare una sensibilità verso questo genere e a diffonderlo sempre di più. Ci sono a volte delle resistenze perché spesso si pensa che il Gospel sia legato a realtà protestanti ma in realtà non è legato a nessuna forma di religiosità particolare. Noi siamo A proposito dell’esperienza contenti perché il pubblico, anno romana, siete reduci dalla dopo anno, ci segue sempre partecipazione a questo più numeroso. Possiamo citare importante Concorso Internazionale dove avete vinto come esempio esplicativo la il primo premio e che vi ha visto città di Montorio che per molti anche protagonisti al Pantheon. anni ha portato avanti una tradizione di Gospel americano Cosa ha significato per voi? e, invece, tre anni fa ha scelto proprio noi. Ciò dimostra che il “Sono forti momenti di crescita- Gospel, se è fatto bene, non ha continua il Direttore- che un colore”! permettono di confrontarsi con altre realtà. Un’energia strepitosa che io ho Progetti per il futuro? percepito sia nell’esibizione a concorso con altri gruppi e soprattutto in quella al “Continuare con le nostre Pantheon. Un’emozione esibizioni, collaborare con indimenticabile: una forte altri artisti americani con cui energia nel concorso e un siamo già in contatto come, ad momento magico al Pantheon, esempio, Junior Robinson e di grande coinvolgimento con il misurarci all’estero in concorsi pubblico”. internazionali. Stiamo valutando “Un’esperienza straordinariala Croazia, Praga, per misurarci continua il soprano Maria con realtà più grandi. Laura- il concorso permette di Penso che sia giunto il momento confrontarsi e capire i propri di fare questo salto. Noi siamo punti di forza e i propri limiti. pronti”! Il Pantheon ha rappresentato qualcosa di magico. Quando cantiamo siamo molto uniti, ci compattiamo e, in quel momento, in un’atmosfera quasi surreale eravamo un corpo unico con chi ci

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