Giornalino Gennaio 2016

 

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Giornalino della fraternità santa Maria di Gesù la gancia di Termini Imerese del mese di Gennaio 2016

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Anno XV - n. 1 - Gennaio 2016 Giornata della Pace 2016 di Chiara Gullo del diac. Pino Grasso di fr. Stefano Cammarata di fr. Giuseppe Arrigo pag. 3 pag. 5 pag. 6 pag. 7 IN QUESTO NUMERO Perfetta Letizia La ricetta del mese di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon compleanno pag.14 pag.14 pag.15 pag.15 pag.16 Mons. Lorefice è il nuovo Arcivescovo di … “Qui si coglie il senso del perdono di Dio” Testimonianza sulla Professione solenne di Enza Purpura È donando che si riceve! pag.10 pag.11 pag.12 In Fraternità … Notizie e Avvenimenti di Giulia Di Lisi di Mimmo Palmisano di Ignazio Cusimano Programma attività e celebrazioni Gennaio 2016 “La famiglia secondo Papa Francesco” di Nino Calderone È questo l’appello che costituisce il tema della Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani del 2016. La citazione tratta dalla Prima lettera di Pietro, invita tutti i cristiani a sentirsi «chiamati a proclamare le grandi opere del Signore»: una chiamata, dunque, ad unire le voci, pur di tradizioni, abitudini e lingue diverse, che però devono formare un unico “coro” e un unico ritmo di preghiera, al fine di chiedere “il dono di Dio”, cioè il dono di essere una cosa sola e di continuare a camminare verso la pienezza dell’unità, ripartendo dal Battesimo e dalla Parola di Dio, su cui i cristiani di tutte le tradizioni pre-

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pag. 2 GENNAIO 2016 gano, studiano e riflettono e che rappresenta il fondamento della reale, seppur ancora incompleta, comunione. Uno spunto, quindi, importante che ricorda come i cristiani siano stati scelti per essere un unico popolo al servizio del mondo, un popolo reso “santo” dalla misura in cui si impegna nel servizio a Dio, che è quello di portare il suo amore a tutte le persone; un popolo teso alla ricerca della verità e dell’unità, sulla base della comune identità in Cristo, chiamato ad adoperarsi per rispondere alle questioni che ancora oggi dividono i cristiani. Dio ci ha scelto, senz‘altro, non come privilegio, non perché noi siamo cristiani degni, non perché ne abbiamo diritto. Certamente ci ha scelto per raggiungere uno scopo. Come cristiani siamo impegnati al servizio di Dio, nel portare a tutti il suo amore, che ci ha resi santi, non perché i cristiani sarebbero più virtuosi degli altri, ma santi nella Grazia di Dio. Malgrado, allora, il fatto che i cristiani appartengono a diverse tradizioni, la Parola di Dio, su cui pregano, studiano e riflettono è fondamentale in una comunione, per quanto incompleta. Fra i valori che maggiormente stanno a cuore alla Chiesa vi sono quelli della fraternità e del dialogo, ecco perché da molti anni la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, la cui data tradizionale fu proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, rappresenta un momento particolarmente significativo per incoraggiare i fedeli a pregare insieme per il raggiungimento della piena unità, che è il volere di Cristo stesso e riflettere sulla capacità di accogliere l’altro. Infatti innanzitutto è necessario riconoscere l’altro nella sua singolarità specifica, riconoscere la sua dignità di uomo, il valore unico e irripetibile della sua vita, la sua libertà, la sua differenza: è uomo, donna, bambino, vecchio, credente, non credente, ecc. Teoricamente questo riconoscimento è facile, ma in realtà proprio perché la differenza desta paura, occorre mettere in conto l’esistenza di sentimenti ostili da vincere: c’è infatti in noi un’attitudine che ripudia tutto ciò che è lontano da noi per cultura, morale, religione, estetica, costumi. Quando si guarda l’altro solo attraverso il prisma della propria cultura, allora si è facilmente soggetti all’incomprensione e all’intolleranza. In Fraternità con Francesco Occorre anche esercitarsi a desiderare di ricevere dall’altro, considerando che i propri modi di essere e di pensare non sono i soli esistenti ma si può accettare di imparare, relativizzando i propri comportamenti. Nessuna dimenticanza della propria identità culturale, nessuna autocolpevolizzazione, ma anche nessuna esclusione di ciò che è altro! È il dialogo che consente di passare non solo attraverso l’espressione di identità e differenze ma anche attraverso una condivisione dei valori dell’altro, non per farli propri bensì per comprenderli. Dialogare non è annullare le differenze e accettare le convergenze, ma è far vivere le differenze allo stesso titolo delle convergenze: il dialogo non ha come fine il consenso ma un reciproco progresso, un avanzare insieme. Così nel dialogo avviene la contaminazione dei confini, avvengono le traversate nei territori sconosciuti, si aprono strade inesplorate. Dia-lógos: parola che si lascia attraversare da una parola altra; intrecciarsi di linguaggi, di sensi, di culture, di etiche; cammino di conversione e di comunione; via efficace contro il pregiudizio e, di conseguenza, contro la violenza che nasce da un’aggressività non parlata, senza dialogo possibile… In tempi come i nostri segnati dalla violenza, dal fanatismo religioso, dall’intolleranza e dalla poca capacità di accogliere occorre pregare insieme per riconoscere che il Signore ci accompagna ci custodisce e ci permette di rinnovare la fiducia gli uni negli altri, la fiducia nel confronto, nel dialogo, la fiducia nel poter camminare insieme verso una comunione più profonda che lo Spirito Santo prepara in ciascuno dei nostri cuori, nelle nostre comunità e nelle nostre chiese. Chiedere il dono della sua misericordia, l’unico dono di cui abbiamo veramente bisogno. E se noi abbiamo la misericordia del Signore su di noi, diventiamo anche noi misericordiosi, a immagine del suo Nome santo e glorioso, e dalla sua misericordia traiamo la possibilità di essere veri operatori di pace.

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 3 GIORNATA DELLA PACE 2016 D a tempo risuona nella Chiesa forte la parola di appello alla pace di Papa Bergoglio: la pace autentica è quella che impegna ciascuno e cambia in profondità il cuore di ogni uomo: "Mai più guerra, in questo nostro mondo ci sia armonia … L'uomo è chiamato a custodire e proteggere tutto ciò che Dio ha creato…occorre rispettare ogni essere umano affinché cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda il posto all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'unione” (Assisi 4.10.2013). Per il prossimo 1 gennaio 2016, la sua voce quasi diventa un grido per scuoterci e incita “VINCI L’INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE”. Due imperativi (vinci – conquista) che fanno percepire tutta l’urgenza ed impellente necessità della scelta di OGNI singolo uomo ad una vita di pace! Il Papa si rivolge ad ogni uomo di qualunque religione sia ed incoraggia ed ammonisce. Incoraggia alla speranza e alla perseveranza sulla via della pace come unica scelta possibile di vita, ammonisce che la pace è l’unico strumento per esserci un buon futuro per l’umanità intera. È un messaggio straordinario, chiaro, accorato, lungimirante: “Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo…alcuni avvenimenti degli anni passati e dell’anno appena trascorso mi invitano, nella prospettiva del nuovo anno, a rinnovare l’esortazione a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e a non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza…”. Il Papa, nella prospetti- va tracciata dalla Gaudium et spes con la quale la Chiesa ha aperto un dialogo con la famiglia umana circa i problemi del mondo, continua: con il Giubileo della Misericordia voglio invitare la Chiesa a pregare e lavorare perché ogni cristiano possa maturare un cuore umile e compassionevole, capace di annunciare e testimoniare la misericordia, di «perdonare e di donare», di aprirsi «a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica», senza cadere «nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge». Contro la minaccia dell’indifferenza cinica, che uccide, ci ricorda che l’atteggiamento di corresponsabilità solidale è alla radice della vocazione fondamentale alla fratellanza e alla vita comune che conduce alla pace sconfiggendo l’indifferenza (distruttiva). Poi analizza le diverse forme di indifferenza e ci avverte che l’indifferenza verso Dio, la cui figlia è l’indifferenza verso il prossimo, supera la sfera intima e spirituale della singola persona ed investe la sfera pubblica e sociale portando alla “pace minacciata dall’indifferenza globalizzata”. Conseguenza dell’indifferenza è il DISIMPEGNO che il Papa definisce GRAVE MANCANZA al dovere che ogni persona ha di

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pag. 4 GENNAIO 2016 contribuire al bene comune, in particolare alla pace, che è uno dei beni più preziosi dell’umanità. È necessario convergere “Dall’indifferenza alla misericordia: la conversione del cuore per PROMUOVERE UNA CULTURA DI SOLIDARIETÀ E MISERICORDIA PER VINCERE L’INDIFFERENZA”. Il Santo Padre Francesco ci dice che la solidarietà, come virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo, chiamati ad una missione educativa, partendo dalla famiglia, agli educatori e formatori e a tutti gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale; sottolinea l’importante responsabilità di ciascuno, ma evidenzia la grande potenzialità di azione concreta che ha ciascuno e la società intera, perché La pace è frutto di una cultura di solidarietà, misericordia e compassione. Con questo messaggio di appello e di esortazione il Papa richiede una risposta nel segno del Giubileo della Misericordia…“Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro”. Infine, l’appello si fa più fermo, quasi perento rio ai potenti della Terra ad astenersi dal trasci- In Fraternità con Francesco nare gli altri popoli in conflitti o guerre che ne distruggono non solo le ricchezze materiali, culturali e sociali, ma anche l’integrità morale e spirituale; alla cancellazione o alla gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri; all’adozione di politiche di cooperazione che, anziché piegarsi alla dittatura di alcune ideologie, siano rispettose dei valori delle popolazioni locali e che, in ogni caso, non siano lesive del diritto fondamentale ed inalienabile dei nascituri alla vita. Concludendo con l’intercessione “di Maria Santissima Madre premurosa per i bisogni dell’umanità, affinché ci ottenga dal suo Figlio Gesù, Principe della Pace, l’esaudimento delle nostre suppliche e la benedizione del nostro impegno quotidiano per un mondo fraterno e solidale”. Quindi, un messaggio profondo, profetico, che ciascun cristiano deve far suo perché è un invito ad adottare uno STILE DI VITA che, attraverso atteggiamenti concreti e quotidiani, è mezzo per giungere alla pace; facendo così, con Tommaso da Celano, risuonare alle nostre orecchie francescane che “il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”. Chiara Gullo

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 5 MONS. CORRADO LOREFICE È IL NUOVO ARCIVESCOVO DI PALERMO “Lasciamoci insieme guidare dal Vangelo” “N on ho piani da proporvi, non ho programmazioni pastorali da inculcarvi, ma vi chiedo solo di aiutarmi ad ascoltare la chiamata che mi ha portato qui tra di voi, di continuare ad ascoltarla e di lasciarci insieme guidare dal Vangelo. Papa Giovanni XXIII che ci ha donato il Concilio, rinnovata Pentecoste del nostro tempo, ci ha detto che non è il Vangelo che cambia ma siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio. Ecco la fonte della Chiesa povera e dei poveri che oggi Papa Francesco ci consegna e che ho avuto modo di approfondire in questi anni nel contributo del card. Giacomo Lercaro e di don Giuseppe Dossetti al Vaticano II. Perché la paternità del vescovo, come sappiamo non significa esercizio di potere e di dominio. Quando Gesù dice con forza ai discepoli di non chiamare nessuno «padre» sulla terra, intende, a mio modo di vedere, richiamare in controluce il senso della vera autorità, della paternità che Lui ha esercitato tra di noi avendo cura di tutti e avendo a cuore tutti”. Lo ha detto il nuovo Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice nel corso della solenne celebrazione Eucaristica dello scorso 5 dicembre nella Cattedrale di Palermo dove ha ricevuto l’ordinazione Episcopale per l’imposizione delle mani del card. Paolo Romeo, degli altri due vescovi conconsacranti mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, e mons. Paolo De Nicolò, vescovo titolare di Mariana in Corsica e di 26 vescovi. Alla celebrazione hanno preso parte anche i card. Salvatore De Giorgi e Francesco Montenegro, oltre 300 presbiteri e una qua- rantina di diaconi. Ci sono pure i suoi amici della diocesi di Noto, i suoi ex parrocchiani di San Pietro a Modica, ci sono vecchi compagni di scuola e professori, ci sono gli operatori pastorali di Palermo, ci sono in prima fila i rappresentanti di tutte le fedi religiose, con cui si ferma per un abbraccio e un saluto per alcuni minuti. E poi c'è la sua famiglia al completo, gli anziani genitori, i fratelli e i nipoti. Diverse volte non ha saputo trattenere le lacrime di gioia e di commozione. Chi lo conosce lo sa che non sa nascondere le emozioni e forse proprio per questo la città lo ama già come gli ha dimostrato, sia nel primo incontro a piazza Pretoria dove erano ad accoglierlo il sindaco Leoluca Orlando e i numerosi giovani guidati dai due giovani presbiteri don Angelo Tomasello e don Rosario Di Lorenzo. “Voglio dunque con voi ascoltare il Vangelo, ricordarvi la sua bellezza e il suo dinamismo (è questa l’unica cattedra che concepisco) – ha proseguito - e al contempo desidero ardentemente, in tutto il mio ministero, ascoltarvi: con passione, con dedizione quotidiana. L’ascolto autentico del Vangelo e l’ascolto degli altri nella verità sono

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pag. 6 GENNAIO 2016 due azioni intimamente connesse. Voglio ascoltare voi, sorelle e fratelli diletti, voglio ascoltare voi, presbiteri della mia Chiesa, sin d’ora da me molto amati. Voglio immettermi nella vivente e ricca tradizione di questa Chiesa di Palermo, ascoltare la sua santità e la sua fede operante, imparare come essa accoglie e vive la Parola di Dio ospitata nelle pagine della Scrittura e nelle pagine della sua Storia, come si conforma al suo Signore nei segni sacramentali della Chiesa – la Frazione del pane, l’ascolto orante della Parola, i Poveri e i Piccoli – e negli eventi della storia, nei segni dei tempi. Voglio immergermi nel vissuto e nella storia di questa grande città che è Palermo, con ammirazione e rispetto, per ascoltarne il respiro, per essere aperto alla parola di ognuno, sapendo che lo Spirito come il vento «soffia dove vuole» (Gv 3, 8), e che il Regno di Dio è ben più grande della Chiesa”. Di grande intensità emotiva il momento dell’ordinazione quando si è prostrato a terra a contatto con il pavimento di marmo della Catte- In Fraternità con Francesco drale, mentre l'assemblea cantava le litanie dei santi, e subito dopo quando il card. Romeo gli ha versato il sacro Crisma sul capo che lo ha consacrato vescovo e pastore e la consegna del pastorale che ne ha sancito il passaggio di consegne da parte del card. Romeo. Significativo anche l’abbraccio con gli ammalati, gli anziani e tutto il suo popolo di cui si è già dichiarato “palermitano” nel nome di quanti si sono spesi per questa terra a cominciare dal beato don Pino Puglisi che conobbe quando era responsabile regionale del Centro per le vocazioni. “Riconosco questa città come la mia - ha proseguito - nella sua bellezza, culla della civiltà dove Oriente e Occidente si sono incontrati. Ricordiamoci di essere un popolo che ha la pace e la fraternità nel suo dna”. Il sorriso solare ha illuminato il suo volto, quando ha attraversato le navate della Cattedrale e all’esterno dove erano stati collocati i maxi schermo per benedire il suo popolo. Diacono Pino Grasso “QUI SI COGLIE IL SENSO DEL PERDONO DI DIO” verremo giudicati secondo il criterio: “Avevo fale parole che hanno introdotto la visita Queste me e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi del nuovo Arcivescovo di Palermo, Don Corrado Lorefice, alla Casa Circondariale di Termini Imerese lo scorso 11 Dicembre, accolto da tutto il personale presente e dal nostro fra’ Agatino Sicilia, Cappellano dell’Istituto. Un momento di grazia e di festa condivisa con le famiglie dei detenuti e dei loro figli in preparazione al Santo Natale. Tra i presenti, anche alcuni di noi, frati e giovani della Gancia, abbiamo allietato la mattinata con musica, palloncini e intrattenimenti vari. «In genere – ha detto Don Corrado – quando si viene ordinati, l’indomani si va a trovare la propria famiglia per un periodo e lì si celebra la prima messa. Io la prima messa da vescovo l’ho celebrata al carcere dell’Ucciardone. Sono contento di trovarmi qui, in fondo mi state accogliendo come un vostro familiare. Qui si capisce che si porta dentro la semplicità del messaggio che Dio perdona e accoglie tutti indipendentemente dal peso che si porta dentro. Se esistono posti come questi – ha aggiunto – la responsabilità non è solo vostra ma anche nostra, perché ci siamo dati uno stile di vita che non permette a tutti di avere in egual misura accesso ai beni. Dio è padre di tutti, ama tutti ed anche chi è segnato dal peccato e dal limite. Il Vangelo ci dice che avete dato da bere; ero carcerato e siete venuti a trovarmi”. Io sono qui perché questo Vangelo mi seduce il cuore. Il mio augurio è che si possa aprire per voi la porta di questo carcere». A queste parole, oltre all’abbraccio che il Vescovo a dato a ciascuno dei presenti, è stato consegnato un presepe in ceramica realizzato dai detenuti stessi. Poi, il Vescovo stesso, accompagnato da fra Agatino, ha visitato tutte le sezioni del carcere, salutando personalmente i detenuti. E, inoltre, ha annunciato che presto la porta della cappella dove settimanalmente viene celebrata l’Eucarestia, diventerà “Porta Santa” in questo anno della Misericordia. La mattinata è stata integrata dallo spettacolo di magia di bolle d’acqua col Mago Lollo, organizzato dalla Caritas diocesana, e dalla consegna dei regali ai bambini. Un momento semplice ma intenso di significato, in cui abbiamo sentito e visto la presenza dell’Emmanuele in mezzo a noi. E siamo grati al Signore per questa esperienza che ancora una volta bussa alla nostra vita e ci indica veramente la dimora della Sua presenza! fra Stefano Cammarata ofm

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 7 TESTIMONIANZA SULLA PROFESSIONE SOLENNE C arissimi amici lettori, Il Signore vi dia Pace. È passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto qualcosa in questo edificante giornalino, ma oggi son ben lieto di rimettere per iscritto qualcosa da donare a voi, poiché non posso far altro che condividerla con voi miei cari fratelli e sorelle, amici e conoscenti. All’inizio di queste prime righe e prima di parlare di me e di alcuni tratti importanti della mia vita, sento il bisogno di ringraziare insieme a voi il Buon Dio per il dono della vita che ha concesso a me Giuseppe Arrigo e della vocazione francescana nell’Ordine dei Frati Minori. Se qualcuno di voi fino ad oggi mi ponesse delle domande, come quella del “perché il Signore ha scelto te? “ o un’altra più comune “perché ti sei fatto frate? “, sicuramente potrei utilizzare tante di quelle parole che magari avrete già sentito da me stesso o da altre persone che hanno seguito la loro chiamata, eppure sono domande che ogni volta ti interrogano talmente tanto che fanno trovare dentro se stessi risposte sempre nuove e aiutano a fare chiarezza nella propria vita. Se guardo il mondo che mi circonda, la gente che mi sta accanto, le persone che ogni giorno conosco, anch’io mi chiedo “perché ha scelto me?”. Nel tempo mi son chiesto e continuo a chiedermi “non c’erano persone più degne di me?”. Allora ho capito che qualunque sia il mio pensiero o la mia risposta, Lui, il Signore ha la meglio, perché vuole fare storia con e nella mia storia, e francamente credetemi, non c’è cosa più bella che stare con il Signore, con Colui che mi ha scelto fin dall’eternità, con Colui al quale il 4 Dicembre scorso ho detto il mio SI definitivo con la Professione Solenne nell’Ordine dei Frati Minori di Sicilia. Chi ha scelto il Signore? Ha scelto un semplice giovane di Termini Imerese, nato in una bella e semplice famiglia. Sono figlio di un semplice operaio Fiat (attualmente in cassa integrazione ) e di una casalinga. Per chi non mi conosce sono primo di due figli, con mia sorella ci differenziano solo cinque anni di età. Fin da piccolo, grazie alla mia famiglia, son cresciuto con dei valori umani e spirituali che mi hanno arricchito e reso una persona attenta, premurosa, semplice, affabile, socievole, allegra, vivace, spontanea e dedita agli altri; valori questi che ho raggiunto pian piano, perché non posso negare che da piccolo ero tosto a motivo della mia vivacità. Da sempre sono stato vicino alla Chiesa, come tutti i bambini ho frequentato il catechismo sia per la Prima Comunione e poi per la Cresima, per cui niente di diverso rispetto ad altri. All’età di 7 anni, spinto un po’ da qualche mia curiosità, e dall’esser amante del mangiare i ritagli delle ostie, ho cominciato a frequentare il Monastero Santa Chiara delle clarisse di Termini Imerese. Il loro vedermi assiduamente presente e puntuale era una cosa che a loro faceva piacere e le rallegrava talmente tanto che fin da piccolo poiché con loro son cresciuto, per indicarmi chi dei Giuseppe ero mi hanno aggiunto l’appellativo “Giuseppi nostru, u picciriddu”. Dalla festa di San Francesco del 1999 mi sono avvicinato nella realtà francescana dei Frati Minori della Gancia, dove, spinto dall’invito di alcuni miei coetanei e dal desiderio di conoscere il

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pag. 8 GENNAIO 2016 carisma francescano, quasi tutti i giorni ero lì in Chiesa. Il mio frequentare quella nuova e bella realtà, giorno dopo giorno, responsabilità dopo responsabilità, fecero si da far acquistare tanta fiducia nella mia persona da parte dei Frati, i quali si potevano anche allontanare per riunioni ecc. con molta tranquillità perché lasciavano me al quale avevano dato le chiavi del convento. Frati presenti allora al mio arrivo in Convento furono Padre Attilio Bua e Padre Domenico Filippi, poi se ne aggiunsero altri. Il Convento e il Monastero, a distanza di anni posso dire che furono il mio trampolino di lancio per tuffarmi nelle braccia di Dio, braccia di un Padre che mi ha accolto, Padre che da subito mi ha proposto un invito, e cioè quello del lasciare tutto per seguirlo, proposta fatta nonostante aveva già deciso Lui per me. E così dopo tanto travaglio interiore, ma soprattutto dopo diverse esperienze vocazionali fatte di nascosto dalla mia famiglia, il 25 settembre del 2005 ho lasciato tutto, la mia Città, la mia famiglia, la mia Gancia, i miei frati, le mie clarisse, i miei amici, le persone care e tv, tutto per un bene più grande, Gesù. In tutti questi anni sono stato nelle seguenti case: Convento San Francesco di Favara per circa 2 mesi più i campi vocazionali; Convento Santa Maria di Gesù di Ispica per il postulandato durato due anni; Convento San Francesco di Fontecolombo per In Fraternità con Francesco il noviziato durato un anno; Convento Santa Maria degli Angeli di Messina per lo studentato durato cinque anni. Convento Santa Maria di Gesù di Chiaramonte Gulfi per un anno chiamato di francescanesimo. Infine, già da un anno e tre mesi nel Convento Sant’Antonio di Padova di Barcellona Pozzo di Gotto. Negli anni in cui sono stato a Messina ho studiato presso un istituto professionale dove ho conseguito il diploma e dallo scorso anno ho iniziato l’università, che mai e poi mai prima di entrare in Convento ho pensato che in futuro avrei frequentato. Cari amici, come vedete, tra le tante cose, il Signore mi ha fatto anche questo scherzetto che oggi accolgo e mi da l’opportunità di vedere lo studio con occhi nuovi. Ogni giorno mi da la grazia di scoprire la bellezza della sua persona, mi da una carica sempre nuova per servire i fratelli. Come ho già detto qualche riga fa, il 4 Dicembre scorso, presso la mia Parrocchia di appartenenza, del Santissimo Salvatore di Termini Imerese, davanti ai miei familiari e parenti, ai frati, ai sacerdoti, ai seminaristi, ai religiosi e religiosi e davanti a tantissima gente di Termini Imerese e da altra proveniente da diverse parti della Sicilia e a tutti quelli uniti spiritualmente con la preghiera, nelle mani del Ministro Provinciale fra Alberto Marangolo ho emesso la mia Professione Solenne con queste parole che ora vi riporto, affinché possiate anche voi capire quello a cui sono stato chiamato a vivere e che ho voluto e voglio da sempre e per sempre. “A lode e gloria della Santissima Trinità, io, fra Giuseppe Bernardo Maria Arrigo,” poiché il Signore mi ha ispirato di seguire più da vicino il vangelo e le orme di nostro Signore Gesù Cristo, davanti ai fratelli qui presenti, nelle tue mani, fra Alberto Marangolo, con fede salda e volontà decisa: faccio voto a Dio Padre Santo e Onnipotente di vivere per tutto il tempo della mia vita, in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità e insieme professo la vita e la regola dei Frati Minori confermata

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 9 nelle due sere precedenti alla mia Professione, seda Papa Onorio promettendo di osservarla ferate di preghiera, nelle quali siamo stati alla predelmente secondo le costituzioni dell’Ordine dei senza del Signore in Adorazione Eucaristica presFrati Minori. so il Monastero Santa Chiara, Chiesa dove sono Pertanto mi affido con tutto il cuore a questa stato Battezzato e alla Gancia per una veglia vofraternità perché, guidato dall’esempio di Maria cazionale che prendeva spunto dal Vangelo che Immacolata, per l’intercessione del nostro Padre parlava dell’incontro fra Gesù e Zaccheo. San Francesco e di tutti i Santi, sostenuto dal Quest’Ultimo momento si è concluso presso vostro fraterno aiuto, possa tendere costantel’interno del Boccone del Povero, davanti mente alla perfetta carità nel servizio di Dio, delall’immagine della Vergine Maria, Colei che il la chiesa e degli uomini.” La solenne e indimenticabile celebrazione si è giorno della Professione l’ho chiamata “Colpevosvolta durante il novenario dell’Immacolata, quasi le della mia vocazione” perché se io oggi sono nell’imminenza dell’apertura del Giubileo straorFRATE è grazie a Lei che fin da piccolo mi ha dinario della Misericordia, ma soprattutto alla vipreso per mano e che mi ha sempre condotto nelle gilia dell’insediamento del nuovo Vescovo di Pastrade che portano al suo figlio Gesù. lermo Monsignor Corrado Lorefice, dal quale, nel Il giorno della mia Professione, tra un ringragiorno successivo alla sua Ordinazione ho avuto ziamento e l’altro ho voluto spiegare il perché al la gioia di ricevere i suoi auguri, il suo abbraccio, mio nome di Battesimo ho aggiunto i nomi Beril suo sorriso e la sua Benedizione. nardo Maria. La celebrazione è stata vissuta da me con molBernardo perché è il primo compagno del Pata emozione, una emozione che mi portavo dentro dre San Francesco; da giorni, emozione che torna ancora viva nel mio Bernardo è il nome di un frate di cui ho letto la ricordo, nel mio cuore e che per la sua semplicità prima storia vocazionale. e bellezza è stata trasmessa a tutti coloro che eraInoltre ho aggiunto Bernardo perché nel mio no presenti e a quanti nonostante assenti hanno cammino sento molto forte la devozione a Santa visto un breve video su youtube. Bernadetta di Lourdes e tra le Bernadette l’ho agNelle mie orecchie tornano ancora forti tante giunto anche per l’ex Abbadessa del Monastero di parole del Ministro Provinciale riguardante il rito, Termini che prima della sua malattia, fin da pici suoi auguri, la sua omelia, le parole del Parroco colo è stata per me insieme alle altre sorelle una Don Raimondo Abbandoni, del Signor Sindaco buona mamma spirituale. Salvatore Burrafato, il suono dell’organo suonato Il nome Maria per la Vergine Santissima di cui da fra Stefano Cammarata, i canti ben animati dal mi sento fiero di esserne figlio e servo. coro formato da giovani e amici della Gancia che Vorrei scrivere tante altre cose, ma non voglio mi hanno voluto e vogliono bene, i ritornelli canapprofittare molto della vostra bontà per il tempo tati da fra Gimmi e da tutta l’assemblea. che già avete speso per la lettura di queste righe, Nei miei occhi ritornano tante immagini, tanti anzi vi prometto che tempo permettendo vi scrivolti sorridenti, o bagnati da lacrime frutto verò qualche altra volta. dell’emozione. Vi chiedo di pregare per me, come io stesso faNelle mie braccia e nelle mie guance sento anrò per voi. cora il calore di affettuosi abbracci, che mi hanno Sia io che voi ne abbiamo tanto di bisogno di mostrato il bene sincero. pregare le preghiere, e se siamo uniti tutti insieNel mio cuore ho cercato di custodire tutto e me, il Signore sarà ancora più contento. tutti, come del resto anche io faccio parte dei voVi chiedo di aiutarmi ad essere sempre più un stri cuori. vero Frate Minore. Non posso non ricordare che tantissima gente Grazie a tutti e a ciascuno, a tutta la mia famiha pregato per me, in particolar modo gli ammaglia, amici, parenti, frati etc. etc. Di ieri, di oggi e lati, e per tal preghiera e per tutto quello che di sempre. ognuno fa nella mia vita io vi sono immensamenPace e Bene. te grato e chiedo al Buon Dio la grazia di custoCon affetto, gratitudine, stima e in unione di dirvi sempre e di concedervi tutto ciò che di buopreghiera... no il vostro cuore desidera. fra Giuseppe Bernardo Maria Arrigo Non vi nascondo la gioia che ho provato anche

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pag. 10 GENNAIO 2016 In Fraternità con Francesco “PERFETTA LETIZIA” on gli altri animatori della Fraternità Araldini “S. Maria di Gesù” di Termini Imerese, domenica 6 Dicembre u.s. ho accompagnato con gioia i nostri piccoli Araldini al ritiro bizonale che si è svolto a Partinico(PA). All’incontro bizonale hanno partecipato numerosi Araldini, circa 300, provenienti dal diverse fraternità della Sicilia occidentale. La nostra giornata è iniziata con una presentazione generale e quindi una conoscenza reciproca delle varie fraternità. Successivamente i bambini sono stati divisi in squadre capitanate da un animatore al quale ognuno degli Araldini, presentandosi, doveva dire cosa sapeva fare meglio. Durante l’ora di pranzo i bambini hanno fatto una pausa mangiando tutti insieme nel tendone. La parola del giorno era “Perfetta Letizia” deriva dal latino laetitia che vuol dire “lieto”, è un sentimento di gioia intima e serena, vuol dire anche avere l’animo pieno di gioia e bontà. Su queste parole hanno lavorato e ragionato molto i bambini anche attraverso dei giochi. Alla fine del primo gioco, in cui i bambini dovevano ricomporre un puzzle, la frase che si è creata è stata: “Dio vuole trasformare il male in bene”. Successiva- C mente i bambini si sono divertiti ballando e cantando tutti insieme. Alla fine della giornata è stata celebrata la S. Messa. È stata una giornata piena di gioia e serenità. Gli sguardi attenti di noi animatori sono stati ricambiati con degli sguardi pieni di amore e semplicità da parte dei nostri Araldini. I bambini della nostra fraternità, come i bambini di tutto il mondo, si divertono con cose semplici e spesso giocando e divertendosi imparano grandi cose. I nostri cuori si sono riempiti di orgoglio nel vedere i nostri piccoli grandi ometti approcciarsi con semplicità e voglia di fare a questa meravigliosa giornata di ritiro francescano. A noi non tocca fare grandi cose. Il nostro cammino di fede è questo: fare piccole cose con grandi pensieri. Seguire questo cammino di fede ci darà certamente tanta “Perfetta Letizia” e tanta “Pace Interiore”. Enza Purpura

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 11 È DONANDO CHE SI RICEVE! La Mensa del padre Abraham “In un periodo in cui la povertà aumenta, le famiglie perdono il lavoro e molti si ritrovano senza un tetto dove dimorare, provando il disagio di non avere i beni di prima necessità, diventa necessario un aiuto concreto che possa garantire loro un pasto caldo, accompagnato dall'accoglienza e dal sostegno dei frati, delle associazioni e di coloro che sono sensibili a tale realtà. Per questo è nata l'iniziativa, la Mensa del Padre Abraham, per la distribuzione dei pasti la domenica a pranzo, in quanto tutte le strutture che aiutano i senza fissa dimora e i poveri di Palermo non forniscono questo servizio il giorno di domenica.” urante uno dei nostri incontri Gi.Fra. ci è stato presentato dai nostri animatori un progetto dove dovevamo svolgere un servizio consistente nel servire ai bisognosi un pasto caldo presso la mensa dei poveri di Palermo. Ci è stato assicurato sin dal principio che sarebbe stata una esperienza fantastica che ci sarebbe servita soprattutto per prepararci al Natale, insieme a me diversi ragazzi del gruppo abbiamo accettato di fare questa esperienza, quindi il giorno 13 dicembre accompagnati da fra Stefano ci siamo recati a Palermo presso la chiesa Santa Maria di Gesù (la Gancia) dove siamo stati accolti da un altro frate Fra Michele e da volontarie della mensa che già settimanalmente operano nella struttura distribuendo pasti ai poveri. Le volontarie ci hanno spiegato come comportarci specificandoci di stare attenti a non scambiare i piatti degli ospiti e non distribuire altro cibo se prima non lo avessero avuto tutti. Alcuni di noi sono stati assegnati ai tavoli a distribuire i pasti, mentre altri sono stati messi in cucina a lalavare le stoviglie. Essendo la prima esperienza non nego che eravamo un po’ tutti emozionati e impressionati a vedere tutte quelle D persone che prendevano posto ai tavoli in attesa di ricevere il loro pasto. Quella emozione però durò solo pochi minuti perché appena iniziammo a servire il pranzo i sorrisi che ci rivolgevano le persone che ricevevano il cibo ci fecero tranquillizzare subito. Erano felici di noi tanto è vero che non facevano altro che riempirci di complimenti. Un’ altra emozione è stata quando un signore uscendo rivoltosi a noi ha urlato” questa si che è famiglia”. Alla fine della giornata eravamo stanchi ma, soddisfatti perché era stata un’esperienza unica e indimenticabile perché i sorrisi di tutte quelle persone ci hanno fatto sentire come a casa facendoci capire veramente l’importanza di come è bello e gioioso stare insieme come fratelli. Giulia Di Lisi

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pag. 12 GENNAIO 2016 In Fraternità con Francesco “LA FAMIGLIA SECONDO PAPA FRANCESCO” Cari amici, in questo numero nella nostra rubrica inseriamo la riflessione del Santo Padre durante l’udienza generale del 20 maggio 2015. In questa riflessione Sua Santità ci fa riflettere su un aspetto molto importante delle vita familiare se non il più importante, quello dell’educazione dei figli. Riprendendo la lettera ai Colossesi di San Paolo ci spiega quali devono essere gli atteggiamenti dei figli nei confronti dei genitori e viceversa. Ma purtroppo ai giorni nostri queste semplici regole non sono rispettate. Colgo l’occasione per augurare a ciascuno di voi e ai vostri cari i più fraterni auguri di un Santo Natale e un felice anno nuovo. Mimmo Palmisano La Famiglia - 15. Educazione Oggi, cari fratelli e sorelle, voglio darvi il benvenuto perché ho visto fra di voi tante famiglie, buongiorno a tutte le famiglie! Continuiamo a riflettere sulla famiglia. Oggi ci soffermeremo a riflettere su una caratteristica essenziale della famiglia, ossia la sua naturale vocazione a educare i figli perché crescano nella responsabilità di sé e degli altri. Quello che abbiamo sentito dall’apostolo Paolo, all’inizio, è tanto bello: «Voi figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino” (Col 3, 2021). Questa è una regola sapiente: il figlio che è educato ad ascoltare i genitori e a obbedire ai genitori i quali non devono comandare in una maniera brutta, per non scoraggiare i figli. I figli, infatti, devono crescere senza scoraggiarsi, passo a passo. Se voi genitori dite ai figli: “Saliamo su quella scaletta” e prendete loro la mano e passo dopo passo li fate salire, le cose andranno bene. Ma se voi dite: “Vai su!” – “Ma non posso” – “Vai!”, questo si chiama esasperare i figli, chiedere ai figli le cose che non sono capaci di fare. Per questo, il rapporto tra genitori e figli deve essere di una saggezza, di un equilibrio tanto grande. Figli, obbedite ai genitori, ciò piace a Dio. E voi genitori, non esasperate i figli, chiedendo loro cose che non possono fare. E questo bisogna fare perché i figli crescano nella responsabilità di sé e degli altri. Sembrerebbe una constatazione ovvia, eppure anche ai nostri tempi non mancano le difficoltà. E’ difficile educare per i genitori che vedono i figli solo la sera, quando ritornano a casa stanchi dal lavoro. Quelli che hanno la fortuna di avere lavoro! E’ ancora più difficile per i genitori separati, che sono appesantiti da questa loro condizione: poverini, hanno avuto difficoltà, si sono separati e tante volte il figlio è preso come ostaggio e il papà gli parla male della mamma e la mamma gli parla male del papà, e si fa tanto male. Ma io dico ai genitori separati: mai, mai, mai prendere il figlio come ostaggio! Vi siete separati per tante difficoltà e motivi, la vita vi ha dato questa prova, ma i figli non siano quelli che portano il peso di questa separazione, non siano usati come ostaggi contro l’altro coniuge, crescano sentendo che la mamma parla bene del papà, benché non siano insieme, e che il papà parla bene della mamma. Per i genitori separati questo è molto importante e molto difficile, ma possono farlo. Ma, soprattutto, la domanda: come educare? Quale tradizione abbiamo oggi da trasmettere ai nostri figli? Intellettuali “critici” di ogni genere hanno zittito i genitori in mille modi, per difendere le giovani generazioni dai danni – veri o presunti – dell’educazione familiare. La famiglia è stata accusata, tra l’altro, di autoritarismo, di favoritismo, di conformismo, di repressione affettiva che genera conflitti. Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 13 ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apsi trovano come paralizzati dal timore di sbagliaprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, re. Il problema, però, non è solo parlare. Anzi, un fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correg“dialoghismo” superficiale non porta a un vero gere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più incontro della mente e del cuore. Chiediamoci agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e piuttosto: cerchiamo di capire “dove” i figli vepersonali della loro vita, mettendosi nell’angolo ramente sono nel loro cammino? Dov’è realmente da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di la loro anima, lo sappiamo? E soprattutto: lo voautoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gliamo sapere? Siamo convinti che essi, in realtà, gravissimo! Oggi ci sono casi di questo tipo. Non non aspettano altro? dico che accada sempre, ma ci sono. La maestra a Le comunità cristiane sono chiamate ad offrire scuola rimprovera il bambino e fa una nota ai gesostegno alla missione educativa delle famiglie, e nitori. Io ricordo un aneddoto personale. Una vollo fanno anzitutto con la luce della Parola di Dio. ta, quando ero in quarta elementare ho detto una L’apostolo Paolo ricorda la reciprocità dei doveri brutta parola alla maestra e la maestra, una brava tra genitori e figli: «Voi, figli, obbedite ai genitori donna, ha fatto chiamare mia mamma. Lei è vein tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non nuta il giorno dopo, hanno parlato fra loro e poi esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino» sono stato chiamato. E mia mamma davanti alla (Col 3,20-21). Alla base di tutto c’è l’amore, maestra mi ha spiegato che quello che io ho fatto quello che Dio ci dona, che «non manca di rispetera una cosa brutta, che non si doveva fare; ma la to, non cerca il proprio interesse, non si adira, non mamma lo ha fatto con tanta dolcezza e mi ha tiene conto del male ricevuto, … tutto scusa, tutto chiesto di chiedere perdono davanti a lei alla crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,5-6). maestra. Io l’ho fatto e poi sono rimasto contento Anche nelle migliori famiglie bisogna sopportarperché ho detto: è finita bene la storia. Ma quello si, e ci vuole tanta pazienza per sopportarsi! Ma è era il primo capitolo! Quando sono tornato a casa, così la vita. La vita non si fa in laboratorio, si fa incominciò il secondo capitolo… Immaginatevi nella realtà. Lo stesso Gesù è passato attraverso voi, oggi, se la maestra fa una cosa del genere, il l’educazione familiare. giorno dopo si trova i due genitori o uno dei due a Anche in questo caso, la grazia dell’amore di rimproverarla, perché gli “esperti” dicono che i Cristo porta a compimento ciò che è inscritto nelbambini non si devono rimproverare così. Sono la natura umana. Quanti esempi stupendi abbiamo cambiate le cose! Pertanto i genitori non devono di genitori cristiani pieni di saggezza umana! Essi autoescludersi dall’educazione dei figli. mostrano che la buona educazione familiare è la È evidente che questa impostazione non è buocolonna vertebrale dell’umanesimo. La sua irrana: non è armonica, non è dialogica, e invece di diazione sociale è la risorsa che consente di comfavorire la collaborazione tra la famiglia e le altre pensare le lacune, le ferite, i vuoti di paternità e agenzie educative, le scuole, le palestre… le conmaternità che toccano i figli meno fortunati. Quetrappone. sta irradiazione può fare autentici miracoli. E nelCome siamo arrivati a questo punto? Non c’è la Chiesa succedono ogni giorno questi miracoli! dubbio che i genitori, o meglio, certi modelli eduMi auguro che il Signore doni alle famiglie cativi del passato avevano alcuni limiti, non c’è cristiane la fede, la libertà e il coraggio necessari dubbio. Ma è anche vero che ci sono sbagli che per la loro missione. Se l’educazione familiare risolo i genitori sono autorizzati a fare, perché postrova la fierezza del suo protagonismo, molte cose sono compensarli in un modo che è impossibile a cambieranno in meglio, per i genitori incerti e per chiunque altro. D’altra parte, lo sappiamo bene, la i figli delusi. E’ ora che i padri e le madri ritornivita è diventata avara di tempo per parlare, rifletno dal loro esilio - perché si sono autoesiliati tere, confrontarsi. Molti genitori sono “sequestradall’educazione dei figli -, e riassumano pienati” dal lavoro - papà e mamma devono lavorare mente il loro ruolo educativo. Speriamo che il Sie da altre preoccupazioni, imbarazzati dalle nuove gnore dia ai genitori questa grazia: di non autoesiesigenze dei figli e dalla complessità della vita atliarsi nell’educazione dei figli. E questo soltanto tuale, - che è così, dobbiamo accettarla com’è - e lo può fare l’amore, la tenerezza e la pazienza.

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pag. 14 GENNAIO 2016 In Fraternità con Francesco LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, vi propongo una ricetta originale, veloce e facilissima da preparare: i tartufi di pandoro al cioccolato! Ideale per riciclare il pandoro e la frutta secca avanzata dalle feste, il tutto ingolosito dalla crema al cioccolato. I tartufini di pandoro sono delle piccole delizie a cui nessuno potrà resistere: uno tira l’altro! Tartufini di pandoro Ingredienti per una torta da 22 cm 200g di pandoro, 1 tazzina di panna(fresca o da cucina), 1 tappino di Cointreau(o altro liquore a scelta), 100g di cioccolato fondente, 50g di burro, una manciata di frutta secca a piacere. Procedimento: Sminuzzare il pandoro aiutandosi con un tritatutto, fino ad ottenere un composto a briciole, versare in una terrina e impastare con la panna e il liquore. Pressare con le mani fino ad ottenere una palla liscia e compatta. Lasciare in frigorifero a riposare per almeno 30 minuti. A piacere è possibile sostituire il Cointreau con rum, crema al whisky o brandy. Formare delle piccole palline con l’impasto di pandoro ormai raffreddato e appoggiarle su un piano protetto con della carta da forno. Sbattere il cioccolato ancora nella confezione sigillata sul piano di lavoro per sminuzzarlo senza sporcare, trasferirlo in una ciotola e farlo sciogliere a bagnomaria per 5 minuti con il burro. Mescolare aiutandosi con una spatola. Intingere metà dei tartufini nel cioccolato e decorare con frutta secca sminuzzata a piacere. Lasciare riposare altri 30 minuti al fresco. Buon 2016 ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Sinceri auguri a fra Francesco Paolo Chillari ofm che il 5 gennaio sarà ordinato Presbitero, da S. E. R. Mons. Antonio Raspanti Vescovo di Acireale, nel Duomo di Castroreale(ME). Sentite condoglianze: • a fra Giuseppe Arrigo e famiglia, per la morte del nonno; • alla consorella Enza Campagna e famiglia, per la morte della zia; • a Anna Bruno e famiglia, per la morte della mamma. Avvisiamo: • che la Celebrazione Eucaristica presso la Cappella Santa Elisabetta d’Ungheria dell’Ospedale di Termini Imerese è ogni sabato alle ore 16.00; • che, il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna, vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento, in Chiesa, e soprattutto davanti il portone del centro raccolta. Grazie. Invitiamo: • a visitare fino al 6 gennaio il presepe, allestito nella cappella S. Rocco. Lo troverete aperto tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.00, nei giorni festivi dalle 18.30 alle 20.00; • a visitare e partecipare alla Sacra Rappresentazione del Presepe, realizzato dalla comunione e dall’impegno di tutti i gruppi della comunità ecclesiale di Termini Imerese, che si svolgerà nei giorni 3 e 6 gennaio nella zona storica nei pressi della Maggior Chiesa e del Palazzo Comunale; • tutti coloro che desiderano iniziare un cammino di discernimento nell’Ordine Francescano Secolare al primo incontro che sarà mercoledì 13 gennaio alle ore 18.45 nel salone del Convento. Per informazioni rivolgetevi a fra Agatino, al Ministro dell’OFS Giusy Fusco o alla redazione del Giornalino;

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2016 pag. 15 • le famiglie e le coppie di fidanzati che si preparano al matrimonio, al primo incontro del 2016, di pastorale per la famiglia; il tema sarà : I doni di Dio alla famiglia: “I figli”. L’incontro si svolgerà martedì 19 gennaio alle ore 21.00 presso il Convento “Madonna della Catena”; • a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Gennaio 2016 Carrieri Iolanda La Rosa Rosario Balsamo Maria Francesca Abbate Giuseppe Cipolla Marilena Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno 3 5 11 14 14 Lanza Antonina D’Agostino Vincenzo Cafasso Laura Borzelliere Vincenza Gulioso Dario giorno giorno giorno giorno giorno 19 23 24 28 28 __________________ IN FRATERNITÀ … NOTIZIE E AVVENIMENTI _________________ di Ignazio Cusimano “La famigli in festa”. Gli Araldini della nostra Fraternità domenica 10 gennaio ci presenteranno il recital: “La famiglia in festa”. Lo spettacolo sarà in Chiesa con inizio alle ore 16.30, durante la Celebrazione Eucaristica delle ore 19.00. Gli Araldini confermeranno l’impegno con la Promessa. Siamo tutti invitati a partecipare. Ringraziamo tutti gli animatori che li seguono e li guidano con amore fraterno. Incontro settimanale della Fraternità OFS. Dopo le feste, da lunedì 11 gennaio riprendono gli incontri di formazione permanente della Fraternità. Ricordo che ci ritroveremo alle ore 17.30 in Chiesa per la Celebrazione del Vespro, a seguire l’Eucarestia e l’incontro di formazione. I doni di Dio alla famiglia: “I figli”. Questo è il tema che tratterà il Diacono Pino Grasso nel primo incontro di pastorale per la famiglia, che si svolgerà martedì 19 gennaio alle ore 21.00 presso il Convento “Madonna della Catena. Siamo tutti invitati a partecipare.

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