Gazzetta della Puglia 09 12 2015

 

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La Gazzetta MENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXVIII – SETTEMBRE-DICEMBRE – N. 9/12 della della Puglia Puglia Copia gratuita per i sostenitori Fondato da Domenico Tedeschi Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.52.10.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano La vignetta di questo numero raffigura un fenomeno dei nostri giorni: la fiumana di profughi che scappano... di Agostino Picicco «Quarto Stato» (2016) Il bilancio consuntivo 2015 ● DI PIETRO FILOMENO Vita da social Comunicazione e relazioni al tempo di internet Ed. Insieme È ● quasi d’obbligo, a fine anno, fare il bilancio consuntivo. Sull’Italia e sul mondo ci sono le grandi testate giornalistiche e televisive nazionali. Nel nostro piccolo, ci limiteremo alla Puglia. Naturalmente, accenneremo alle cose più degne di nota, quelle che ci sono rimaste più impresse. Positive e negative. Iniziamo da quest’ultime e concludiamo con le prime. Almeno ci congediamo senza l’amaro in bocca. Da dove cominciamo? Andiamo per ordine sparso. Il Pil è calato, come in tutto il Sud. I risparmi continuano a erodersi, anche perché – come succede nel resto d’Italia – con le pensioni dei nonni e gli stipendi dei padri (...) ■ A PAG. 8 Al “Quarto Stato” (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo (olio su tela, 293 x 545 cm) si sono ispirati in molti. Raffigura un gruppo di braccianti in cammino che inscena uno sciopero. La protesta sociale è capeggiata da due uomini e una donna con un bambino in braccio. Le tre figure sono allineate, uno a fianco all’altra: a sottolineare l’uguaglianza e la solidarietà tra di esse. La luce dell’alba, con le sue ombre nette, che illumina frontalmente i personaggi (su un fondo scuro e il resto dei colori caldi) rende bene l’idea di una marcia verso un’unica meta: il sole dell’avvenire. La composizione tecnica rispecchia il realismo in pittura di fine (...) ■ A PAG. 9 Pubblicato il nuovo libro di Agostino Picicco, che si presenta come una conversazione sui temi della comunicazione interpersonale, sulle relazioni quotidiane e le loro modalità nel tempo di internet, alla luce dei rapidi mutamenti degli scenari sociali, culturali e relazionali. I nuovi media oggi non sono solo strumenti di comunicazione ma dispositivi che, ampliando l’accesso, la condivisione e la rielaborazione delle informazioni e delle (...) ■ A PAG. 15 Natale/Capodanno 2015/2016 Eletto il nuovo presidente dell’Arp di Milano Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Buone feste Il 2016 è alle porte. E come al solito prenderà in consegna il testimone dal suo predecessore. Tante le aspettative! Ma di questo ce ne occupiamo nell’editoriale non disgiunto dalla eloquente vignetta di Francesca Filomena. A me preme, visto che lo faccio una volta l’anno, ringraziare soprattutto gli affezionati lettori che aumentano giorno per giorno consultando il nostro sito internet: www.lagazzettadellapuglia.it Ricordo che tutte le nostre pubblicazioni sono interamente scaricabili in pdf (gratuitamente). Dopo questa breve nota passo al momento più atteso: lo scambio di voti augurali per il santo Natale e per il Capodanno 2015/2016. Ma non prima, aver risposto alla domanda: cosa chiedo all’anno entrante! Ebbene se mi è consentito io desidererei prima di ogni altra cosa che il 2016 sia apportatore di una ottima salute per tutti noi. E poi, desidererei: pace, serenità e anche soldi, perché no! Ed ora: tanti auguri con un ottimo inizio d’anno. Auguri generale de Milato In attesa del 2016 L’anno vecchio, tra i botti, se n’è andato Colpe gravi, gigantesche. Perché? e niente di buono ci ha lasciato: E poi, la Banca d’Italia dov’è? eppure avevamo in lui assai sperato. Come pure il governo: ci fa o lo è?. Un bilancio? Ma sì, solo doglianze. E che dire della sicurezza Che vuoi, siamo a corto di finanze degli stupri, violenza, una munnezza e così tutti a fare rimostranze. non c’è che dire, è tutta una schifezza. Questo sistema bancario italiano, Un filo di speranza? Se ci pensi, si chiedono in molti, è marcio o è sano? è Papa Francesco (non Matteo Renzi): A noi ci appare quanto meno strano. con la Misericordia e i gesti densi. MIMMO TEDESCHI ● Gen. Camillo de Milato ■ A PAGINA 2 Calcio: serie A e B i calendari del campionato 2015/2016 ■ A PAG. 12 BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICAT BASILICATA Sede legale: MATERA MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALT ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALT ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 NELLE PAGINE INTERNE ■ INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA da tutte le province pagg. 2 – 3 ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pag. 11 GAZZETTINO SPORTIVO pag. 12 LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 5 – 15 ■ INFORMAZIONI DALL’ITALIA/EUROPA (Attualità) pagg. 4 – 6 ■ ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Foggia e provincia pag. 7 ■ F ILIALE VIA DI M ILANO ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 – 10 ■ S ANTA ANTA M ARGHERITA ARGHERITA , 4 Tel. 02.86453958

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P AGINA 2– SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 D ALLA L OMBARDIA La Gazzetta della Puglia re l’associazione: i contatti con la stampa e la redazione del periodico associativo, i rapporti con la regione Puglia e gli enti pubblici e locali in generale, la gestione della posta elettronica, la comunicazione, i social, la cura amministrativa dei soci, il tesseramento, la valutazione dei patrocini richiesti, l’individuazione di priorità nel calendario degli eventi, la rendicontazione e movimentazione della contabilità, la raccolta di fondi, la cura della sede, l’organizzazione del premio “Ambasciatore di Terre di Puglia”. Le attività sono tante e anche gli orizzonti che si aprono. Si tratta non solo di non disperdere l’eredità costruita nei dodici anni della presidenza di Dino Abbascià, già solida con l’esperienza e la dedizione di coloro che l’avevano preceduto, ma anche di conservarla e di rilanciarla. La figura del generale de Milato è garanzia di tale ulteriore crescita associativa. All’atto dell’assunzione della carica così si è espresso: «Noi pugliesi a Milano ci sentiamo milanesi, siamo milanesi. Vogliamo portare in questa città così laboriosa e culla di solidarietà il nostro calore umano, il nostro spirito d'iniziativa e il valore della famiglia. Penso che anche questo faccia parte del modello Milano». Il suo profilo istituzionale, il suo pensiero, il dinamismo, le esperienze in campo professionale e sociale, l’attenzione alle persone e ai collaboratori, il tratto umano e cordiale, i tanti contatti in essere saranno certamente di giovamento all’Arp. A. PICICCO MILANO – I pugliesi di Milano hanno un nuovo presidente dopo la scomparsa del grande imprenditore cav. Dino Abbascià avvenuta, come ampiamente riportato su queste pagine, il 13 giugno scorso. Il nuovo presidente è il generale Camillo de Milato, già comandante dell’Esercito di Lombardia, e ora presidente dell’Asilo Mariuccia e di altri sodalizi culturali. Nato a Francavilla Fontana nel 1952, laureato con master di II livello in scienze strategiche presso l’università di Torino e in scienze delle relazioni internazionali e diplomatiche presso l’università di Trieste, ha seguito numerosi corsi professionali presso la scuola Nato di Oberammergau in Germania e il corso di comunicazione mediatica organizzato dall’università di Cassino. Dopo aver ricoperto incarichi di comando ai più alti livelli anche all’estero, per sei anni, dal 2006 al 2012, è stato appunto comandante regionale Esercito Lombardia, con sede a Milano presso palazzo Cusani. Numerosi sono i riconoscimenti e le onorificenze ricevute per tali attività. Oltre alla carriera militare il generale de Milato si è distinto per l’impegno in campo sociale, culturale e di volontariato ricoprendo ruoli di responsabilità in enti pubblici locali. Nell’ambito associazionistico ricopre, tra l’altro, l’incarico di vicegovernatore del Forum delle associazioni, di presidente dell’associazione nazionale delle Voloire, del circolo di cultura e scienze «Piri Piri», dell’associazione francavillesi in Nord Italia. Per le attività di volontariato nelle quali si è distinto ha rice- Il sodalizio dei pugliesi meneghini ha eletto il successore del compianto Abbascià Camillo de Milato è il nuovo presidente dell’Arp vuto numerosi premi e riconoscimenti tra i quali l’Ambrogino, medaglia d’oro di benemerenza civica (per l’impegno nelle politiche sociali a favore dei giovani e diversamente abili) e per ultimo la nomina a sub commissario di Roma Capitale. L’insediamento di Camillo de Milato quale presidente dei pugliesi a Milano avviene in un momento di dolore e di smarrimento per la scomparsa di Dino Abbascià, figura di grande riferimento non solo per i pugliesi. Il sodalizio ha comunque continuato a lavorare per portare avanti le attività programmate, per pianificarne di nuove, per rispondere alle tante sollecitazio- ni che giungono da ogni parte. Soprattutto ha continuato a favorire quel clima di amicizia, di dialogo, di cordialità che è alla base del suo essere. L’Arp è stata affidata a un presidente con cuore entusiasta e intelligenza vivida. Il ruolo di presidente è impegnativo non tanto in termini di adempimenti – quando si hanno dei bravi collaboratori e una squadra capace, affiatata e collaudata i compiti ordinari sono facilmente portati avanti – ma per la capacità di dare spazio a tutti, di sapere dire dei no con garbo, di individuare con lungimiranza le necessità dell’associazione, saperla adeguare alle esigenze dei tem- pi nuovi, saper filtrare le tante richieste, saper condividere, supportare e comunicare le tante iniziative e manifestazioni, e anche saper voler bene ai soci. In questo il presidente non è solo ma si avvale di un consiglio direttivo all’altezza, propositivo, attivo e disponibile in termini di tempo, di azione, di servizio per sostenere l’associazione in spirito di volontariato, di disponibilità, di generosità, di costanza e serietà nel portare a termine i compiti affidati. I campi di azione sono tanti: non solo per le cose più evidenti, quale l’organizzazione degli eventi culturali e di tempo libero, ma per i cantieri che fanno vive- ● Nella foto (a dx): il commissario di Roma Capitale Tronca con de Milato nominato suo vice Quest’anno la cerimonia di consegna è stata dedicata al compianto Dino Abbascià L’ambito riconoscimento è stato conferito il 6 novembre 10ª edizione premio “Ambasciatori Terre di Puglia” MILANO – Il premio “Ambasciatori Terre di Puglia”, la cui giurìa è presieduta dall’avvocato Annamaria Bernardini De Pace e annovera nomi illustri (Livia Pomodoro, Maria Luisa De Natale, Gerardo Placido, Angelo Maria Perrino, Giovanna Marvello, Amos Nannini, Giacomo De Laurentis, Giovanni Fantasia, Danila Ferretti, Paolo Malena, Maria Luisa Motolose), è stato assegnato quest’anno al generale Pasquale Preziosa, capo di stato maggiore dell’aeronautica militare; a Michele Stacca, presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, e alla fondazione «Carnevale di Putignano», presieduta da Giovanni Paolo Loperfido. A loro è stato dato un bassorilievo dell’artista Nande, raffigurante il faro di Santa Maria di Leuca. La cerimonia di consegna si è svolta il 22 novembre nella sala Radestzki di palazzo Cusani, in piazza Carmine 8, alla presenza del prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca e di altre autorità civili e militari . Il premio, giunto alla decima edizione e organizzato dall’Arp (associazione regionale pugliesi), il cui nuovo presidente è il generale Camillo de Milato, ha il compito di valorizzare persone e istituzioni che – dice un comunicato – «per le loro notevoli competenze professionali e artistiche, unite a doti intellettuali, capacità organizzative, profonda umanità, attitudini relazionali nell’arte, nella musica, nello spettacolo, nel cinema, nel- Attestato di «Paladino delle Memorie» ad Agostino Picicco MILANO – Nella suggestiva cornice del salone Radetzki di Palazzo Cusani a Milano, sede del comando militare dell’Esercito di Lombardia, il nostro collaboratore Agostino Picicco (venerdì 6 novembre) ha ricevuto l’attestato di «Paladino delle Memorie» per l’attività pubblicistica relativa a personaggi del secolo scorso e alla valorizzazione in chiave culturale di vicende, storie e memorie del passato. Picicco ha pubblicato diversi volumi biografici e di saggistica su don Tonino Bello, sui fondatori dell’Università Cattolica e su fenomeni culturali e di costume del passato, “proponendo in modo documentato e agile, storie di grandi ideali e di forti passioni incarnate da uomini e donne che hanno segnato la storia d’Italia e dato un elevato contributo per il miglioramento della società tramite la promozione della cultura”, come si legge nella motivazione. La manifestazione è stata organizzata dall’associazione nazionale delle Voloire e condotta dalla giornalista di «Studio Aperto» Sabrina Pieragostini. La consegna del riconoscimento è avvenuta alla presenza del sottosegretario di Stato alla Difesa on. Domenico Rossi, del prefetto di Milano (e Commissario prefettizio di Roma Capitale) Francesco Paolo Tronca, delle più alte cariche delle forze armate lombarde con relative rappresentanze in uniforme e dei presidenti di associazioni culturali, sociali e di volontariato. l’economia hanno valorizzato il made in Puglia e la sua immagine nel mondo». La manifestazione, che si è avvalsa tra l’altro di intermezzi musicali del maestro di fama internazionale Sante Palumbo, e delle prestazioni di Armando Pisanello e della cantante swing Daniela Ferrari, è stata presentata come sempre brillantemente dalla giornalista Nicla Pastore, che ha anche ricordato i precedenti premiati, tra i quali: Albano Carrisi, Renzo Arbore, Lino Banfi, i Negramaro, Sergio Rubini, fondazione «Teatro Petruzzelli», Teo Teocoli, Edoardo Winspeare, Guglielmo Miani, Marcello Veneziani, Festival della Valle d’Itria, il cui presidente è Franco Punzi... Il premio, che ha il patrocinio di regione Lombardia, regione Puglia e città metropolitana di Milano, è stato dedicato alla memoria del cavaliere Dino Abbascià., recentemente scomparso. E a lui ha rivolto un pensiero il gen. de Milato, che intende operare, con le competenze e la collaborazione di tutti, in modo che l’associazione di via Pietro Calvi incrementi il proprio prestigio e le iniziative in favore della Puglia. Le capacità ci sono, e sono state ampiamente dimostrate in molte occasioni. Il gen. de Milato, presidente della giuria e uomo di grande esperienza e umanità (è anche presidente dell’Asilo Mariuccia e ora vice di Tronca a Roma), è intervenuto dicendo che «mi piace sottolineare come il premio rappresenti il fiore all’occhiello degli eventi dell’associazione regionale pugliesi ed esprima la determinazione e la capacità del nostro direttivo e dei soci di impegnarsi per promuovere la Puglia a Milano ai livelli più alti». “Ad maiora”: augurio de La Gazzetta della Puglia, che da trent’anni ininterrottamente è sempre vicina all’Arpugliesi. MIMMO TEDESCHI ● Nella foto: un momento della cerimonia di consegna del premio L’attestato è stato consegnato dal gen. Camillo de Milato, presidente dell’associazione nazionale delle Voloire (a dx nella foto). In quella sede Agostino Picicco ha dichiarato: «Se ci sono dei paladini delle memorie è perché ci sono delle memorie. Memorie costituite da volti, persone, vicende, storie, tenerezze, ideali incarnati nelle grandi scelte ma anche nelle quotidiane testimonianze di coloro che ci hanno preceduto e che ci indicano la strada per essere migliori. Un grazie commosso a tutti coloro che si sono fatti presenti in questa lieta circostanza». Il direttore con i colleghi de La Gazzetta della Puglia si associa alle felicitazioni per questo riconoscimento meritatissimo. ■

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La Gazzetta della Puglia MILANO – Una volta si diceva: “Se a Milano ci fosse il mare, sarebbe una piccola Bari”. Lo si diceva nel dialetto della città di San Nicola. Oggi l’adagio è quasi dimenticato. Ma è vero che i pugliesi nel capoluogo lombardo sono un paese. Siano tarantini o foggiani, leccesi o brindisini, hanno dato, e continuano a dare, il meglio di sé. Molti di loro sono anche diventati importanti, qualunque sia il settore in cui hanno scelto di operare: il giornalismo, l’imprenditoria, la libera professione, il commercio... Qualche esempio? Guglielmo Miani. Venne a Milano nel 1922 da “Andria felix”, come la chiamava Federico II, che l’amava, iniziò confezionando abiti su misura, distinguendosi per l’eccellenza dei risultati, tanto che la sua clientela diventò sempre più illustre, annoverando Buster Keaton, Totò, Charlie Chaplin, Walter Chiari, Gino Bramieri... E non si limitò a vestire tante personalità: aprì negozi nel centro di Milano, in via Montenapoleone; in via Manzoni…; inaugurò un secondo filone, quello degli impermeabili, scegliendo come logo “Larus”, traduzione latina di gabbiano; avviò il commercio dei tessuti, facendo venire stoffe pregiate dall’Inghilterra; rilevò il Camparino in Galleria Vittorio Emanuele... Nel ’49 fu tra i fondatori del Salotto di Milano, associazione che annoverava i titolari delle aziende più prestigiose... Non c’era gente che potesse dire di non conoscere almeno di nome il commedator Miani, che tra l’altro organizzò una settimana D ALLA L OMBARDIA SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 3 Diversi sono i nostri corregionali che dal lontano 1920 ad oggi hanno dato il meglio di sé I pugliesi che hanno fatto la storia di Milano inglese a Milano e per l’occasione fece installare davanti al suo negozio a un passo da piazza Cavour una cabina telefonica londinese. Ospitò a casa sua Filippo di Edimburgo, che per i suoi alti meriti lo premiò con l’Ordine della Giarrettiera; ed ebbe tante altre onorificenze, Nel ’70, quella di ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. I giornalisti lo corteggiavano. Il “Giorno” affidò un lungo articolo su di lui a Nantas Salvalaggio. Geniale, intelligente, lungimirante, uomo di buon gusto, era anche un filantropo: vinse due volte il Premio della Bontà. Altro esempio: Dino Abbascià. Lasciò Bisceglie quando aveva appena 13 anni. Sceso dal treno alla stazione Centrale, si sentì come Pinocchio nel ventre della Balena che aveva già ingoiato Geppetto. Nel Transatlantico rimase stupito davanti all’enorme sagoma della “Michelangelo”, una delle regine del mare, poi smantellata come un giocattolo. Fuori della Galleria delle Carrozze, determinato e volitivo com’era, pensò che doveva darsi da fare subito. Come? Veniva da un centro ortofrutticolo che inviava le sue prelibatezze in tutt’Europa! Bene, quella era la via da imboccare. Si fece assumere da un fruttivendolo e gradino dopo gradino arrivò in citecorvo... Luigi Veronelli, enologo e scrittore finissimo, ascoltava i suoi suggerimenti. Strippoli, detto l’appulo-milanese, inaugurò poi il supermercato del vino a Saronno, dove un pomeriggio fece installare un grande contenitore, affidando a cinque o sei ragazze il compito di pigiarvi l’uva con i piedi nudi, emulando i contadini nel palmento al tempo della vendemmia. L’appulo milanese amava parlare dei colori della sua terra, dei suoi vini, dei suoi cibi e degli ulivi dal tronco robusto. E di Trani, che “ha la campagna più ricca di grappoli”. Moni Ovada disse che aveva amato Bari prima di andare a visitarla, grazie a Peppino, che decantava questa città, la Puglia e la sua gente Un grandissimo personaggio, noto e apprezzato non soltanto a Milano, ma in Europa, Guido Le Noci È stato anche editore molto importante. Nel ‘68 pubblicò il bellissimo volume “Martina Franca” di Cesare Brandi, che ebbe un enorme successo. Poi ne vennero altri. Era amico di Ungaretti, Pierre Restany, padre dell’Art Nouveau”, Dino Buzzati, Raffaele Carrieri, Paolo Grassi... Approdato a Milano nel ’25, s’impegnò in ogni mestiere; nel 27. acquistò i primi disegni; nel ’43 aprì la sua prima galleria, la “Borro- ● A dx: Lenoci in una manifestazione a Martina Franca moria. Il ceramista grottagliese Giuseppe Fasano gli ha fatto un ritratto. Anche Abbascià aveva un cuore d’oro. Lo ha ricordato, fra i tanti, Dely Gatti, dell’Inner Weel International di Merate. Peppino Strippoli, nato a Cerignola, ma barese d’azione, piantò le tende a Milano, dove tra gli anni 50 e 80 mise su ristoranti, cantine, trattorie. Uno, “’Ndèrr’a la lànze”, in piazza Santo Stefano, vicino all’Università Statale. Serviva piatti di orecchiette al sugo o con le cime di rapa, patate e cozze, “fave e fògghie”... Tra i suoi clienti, i pittori Filippo Alto e Francesco Speranza, i giornalisti Salvatore Giannella e Vittorio Notarnicola, il commendator Guglielmo Miani, il regista Gillo Pon- ma alla scala, facendosi stimare da tutti. Fu lui a far conoscere agli italiani i kiwi e altre prelibatezze esotiche. Era acuto, lavoratore infaticabile, creò un’azienda, i cui furgoni percorrevano Milano con una grossa scritta sulle fiancate. Era presidente o vice di vari organismi nazionali o regionali; un pilastro dell’Unione Commercianti. Sua la “Boutique della frutta” di fronte all’ospedale Fatebenefratelli. Quando parlava in pubblico e nei consigli di amministrazione lo ascoltavano con piacere: sapeva accompagnare il concetto profondo con la battuta di spirito. Se n’è andato, prematuramente, per un male vigliacco, ed è stato commemorato in Comune, che gli ha conferito l’Ambrogino d’oro alla me- mini, a Como, dove organizzò una mostra che schierava Picasso, Modigliani... Il regime la segò, facendo eliminare i nomi non graditi, ma Le Noci non si perse d’animo e tutte le opere “colpite” trovarono un compratore. Dopo il conflitto mondiale trasferì la “Borromini a Milano, dove il 17 dicembre del ’54 a Brera accese le luci dell’”Apollinaire”, in cui negli anni espose i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Andava spesso a Parigi, per incontrare artisti, critici, collezionisti, scopriva talenti... Fece conoscere all’Europa Soldati e Meloni; sostenne Christo Javaceff, che impacchettava i monumenti. Realizzò progetti che l’Italia intera non potrà dimenticare, compresa una grandiosa manifestazione di arte e spettacolo nel cuore della città, alla quale assistette una folla inimmaginabile. Uomo pieno di idee, geniale, un prezioso protagonista della cultura e dell’arte, fu il propulsore dell’arte astratta che grazie a lui s’irradiò a Roma e in altre città. Aveva in mente di varare un Premio “Apollinaire Sud” dedicato alla Regione Puglia, con segreteria a Milano “ed epicentro a Martina”, dove era nato. Uomo tenace, determinato, mercante d’arte eccezionale. Su Guido Le Noci e sulla sua attività si potrebbero scrivere volumi. Se lo spazio fosse di gomma, qui potremmo riuscire a sintetizzare ciò che ha fatto e ciò che ha rappresentato per il capoluogo lombardo. È stato uno di quelli che hanno fatto grande Milano. FRANCO PRESICCI Il 18 ottobre alla Fieramilanocity “Golosaria”ricorda Dino Abbascià 13 anni, lasciandosi alle spalle il suo paese, dove tornava perché l’ancoraggio ai luoghi dell’infanzia era sempre più saldo. «Quando sono lì osservo i comignoli, le donne vestite di nero sedute su panchine di pietra all’interno dei cortili... I cortili! Alcuni, piccoli o grandi che siano, conservano il pavimento a chianche, il pozzo, un albero... Mi colpiscono quelli con le scale che s’intrecciano, le scale a tenaglia; le cisterne; certi ingressi con archi a tutto sesto fatti con pietre bugnate... La mia Bisceglie.! Ci sei stato?» «Sì, una volta, tanti anni fa. Ricordo il frontone della chiesetta di Santa Margherita...» . Raccolsi i suoi sfoghi un mezzogiorno in un ristorantino un po’ periferico, dove mi aveva portato sottraendo un paio d’ore al lavoro. «Tanto si deve pur mangiare», scherzò allargando il suo sorriso. Annacquammo le parole con sorsi di un bianco di Martina Franca, città in cui, per ammissione di Mario Soldati, «ad un certo momento si potrebbe scegliere di vivere l’intera vita». E citando Soldati m’interrogò sui motivi del mio sbarco a Milano e mi raccontò i suoi. Gli chiesi se avesse mai avuto un attimo di sconforto e mi rispose che qualche volta, sì, l’aveva avuto; ma quando era ancora ragazzino ed era appena arrivato a Milano. Scrisse alla mamma, pregandola di cercargli un posto nell’ospedale di don Pasquale Uva, ma dimenticò d’imbucare la lettera. Poi venne catturato dal titolare di un negozio di frutta e verdura, che aveva intuito le sue doti. Fu il primo passo. Poi via, tra valli e tornanti come un ciclista impegnato a conquistare la tappa. E lui vinse il Giro. Poteva non ricordarlo il suo amico Paolo Massobrio, in un convegno in cui teneva banco una materia che Abbascià dominava? Se fosse ancora tra noi, sarebbe stato lì, seduto tra cuochi illustri, ristoratori prestigiosi, psicologi, dietologi, giornaliste nipponiche, esperti di arte culinaria, a dire la sua sulla storia della cucina, sul rapporto tra noi e il cibo, sulla qualità dei prodotti, sulla necessità di utilizzare gli avanzi o meglio le eccedenze per scopi umanitari (la fantasia della necessità, secondo una rela- MILANO – Il 18 ottobre, alle 16.30, un sabato, un grande salone di Fieramilanocity, dove si svolgeva “Golosaria”, la manifestazione gastronomica che mette insieme tutte le ricchezze d’Italia (parole di Paolo Massobrio, esperto della materia e abilissimo conduttore) sull’enorme telone è apparso, con il suo sorriso radioso e un cavolfiore in mano, Dino Abbascià, il grande imprenditore scomparso di recente. Il silenzio si è subito fatto eloquente e molti occhi si sono inumiditi. Segno di un dolore che non può spegnersi. Poi la figura di Dino è tornata ancora, affiancata da altre personalità. E con quel sorriso, dolce, benevolo, sembrava voler dire: «Ci sono. Non vi preoccupate, non sono andato via. Sono contento di essere qui». E forse non è tanto lontano. Alcune signore hanno guardato Teresa, la moglie, seduta in prima fila tra la figlia Annamaria e Francesco Lenoci, ma non hanno potuto incrociare il suo sguardo, fisso al telone. «Un uomo leggendario», hanno esclamato alcune voci provenienti da un cespuglio umano ai limiti della platea, affollatissima. «Se nomini Abbascià, evochi immediatamente la Puglia, perché lui non aveva dentro di sé soltanto il sole di questa regione meravigliosa, ha sussurrato uno che per altezza non aveva alcunché da invidiare a un giocatore di basket. Abbascià possedeva un talento vero, come dimostra l’edificio che ha saputo costruire». A parlare per primo di leggenda a proposito di questo grande pugliese è stato proprio il professor Lenoci, amico fraterno di Dino, uomo esemplare. Qualcuno un giorno dovrà scriverne la storia. Che è quella di un ragazzo approdato a Milano all’età di trice), sull’educazione alimentare soprattutto nelle scuole, sulla cultura del riso... Tutti temi discussi a “Golosaria”, dove hanno fatto capolino anche le divergenze fra tradizionalisti e innovatori; tra chi invitava a non seguire le mode e chi argomentava sostenendo il contrario. E poi l’intervento della direttrice della più importante rivista culinaria nipponica, che ha fornito interessanti informazioni sul trionfo della nostra cucina nel suo Paese. Per esempio, ha detto che a Tokio esistono ristoranti di tutte le regioni d’Italia e che tanti “chef” indigeni studiano la nostra cucina. Sul telone è passato nuovamente Dino Abbascià, proprio mentre Teresa saliva sul palco per ritirare una targa in onore del marito, fra gli applausi prolungati del pubblico. Giorni dopo Giuseppe Fasano ha consegnato il ritratto di Abbascià da lui e- seguito in ceramica (vedi foto a sx del titolo). È venuto apposta da Grottaglie, per onorare la promessa che aveva fatto agli amici e ai parenti dell’imprenditore scomparso. Nell’opera, Dino, a cui il Comune ha assegnato l’Ambrogino d’oro alla memoria, non ha il suo sorriso luminoso. È pensieroso, assorto. «C’è un motivo – ha spiegato Fasano – Eravamo a tavola con la moglie Teresa e Francesco Lenoci e Dino leggeva l’etichetta di una bottiglia di vino – Don Carmelo, Rosato del Salento - donatogli da Al Bano, bottiglia personalizzata da una dedica del cantante Riserva speciale Dino Abbascià. Era così concentrato su quell’immagine, che non appagò una mia domanda su un’antica fabbrica di fiammiferi del suo paese». F. PRE. un momento della manifestazione ● Nella foto a dx del titolo:

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P AGINA 4– SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 D ALL’I TALIA /E UROPA La Gazzetta della Puglia Stato) sono distinte ma non estranee tra loro: si integrano e sono complementari. Dall’altro lato, le realtà temporali (politica, economia, cultura, scienza e tecnica) hanno fini, regole e strumenti propri non dipendenti da rivelazione soprannaturale, ma sono inscritti nella loro stessa natura e vanno rispettati. Ecco perché dalla fede non si può dedurre un modello di società, né un partito cattolico; ma la fede può ispirare scelte politiche laiche diverse. La “laicità” quindi è un valore, non divide ma stimola la collaborazione tra credenti e non credenti. È dovere della gerarchia illuminare le coscienze sul piano etico e religioso; ma la mediazione dei principi all’azione politica spetta ai laici. Questi insegnamenti del Concilio addossano ai cristiani oggi una pesante eredità: come farsi presenti in un mondo che, negli ultimi 50 anni, è profondamente cambiato? Come essere testimoni di Cristo e operatori di giustizia e di pace in una società secolarizzata, multirazziale e multireligiosa? Come dare un’anima alla democrazia in crisi e speranza all’umanità delusa, in cerca di senso? Cinquant’anni dopo, l’eredità del Vaticano II è più viva che mai. La missione evangelica di papa Francesco ne è una testimonianza tangibile. «La grande grazia del ventesimo secolo», così chiamò il Concilio Giovanni Paolo II. A cinquant’anni dalla chiusura dell’ultimo Concilio Ecumenico «L’eredità del Vaticano II è più viva che mai» ROMA – La decisione di convocare il Concilio Ecumenico Vaticano II fu annunciata da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 chiudendo la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani in san Paolo fuori le Mura. La bolla di indizione Humanae salutis, fu firmata il 25 dicembre 1961. Roncalli aprì i lavori dell’assise conciliare l’11 ottobre 1962. Il 3 giugno 1963 il “papa buono” moriva. Il 21 giugno veniva eletto il suo successore, Paolo VI (1963 -1978), che annunciava la decisione di proseguire il Concilio. Cinquant’anni fa si chiudeva il Vaticano II. L’8 dicembre 1965, papa Montini e più di 2000 padri conciliari consegnavano idealmente ai cattolici (e a tutti gli uomini di buona volontà) i documenti e lo spirito d’un Concilio “pastorale” che non aveva pronunciato condanne ma esortato alla speranza, non aveva alzato barriere ma invitato al dialogo, non aveva parlato solo della Chiesa ma anche del mondo. Il giorno prima, ai padri conciliari, Paolo VI diceva: «Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; ROMA – Nella solennità dell’immacolata concezione, l’8 dicembre, papa Francesco ha aperto il «Giubileo della Misericordia». Bergoglio lo aveva annunciato il 13 marzo 2015, nel secondo anniversario della sua elezione alla cattedra di Pietro. Un Anno Santo straordinario per riflettere sul perdono, sulla riconciliazione, sul dovere di attenzione e accoglienza del prossimo. Il termine misericordia è l’incontro di due parole: miseria e cuore. Nella miseria confluisce la nostra condizione umana. Nel cuore è visibile il riferimento a chi si china sull’uomo debole e fragile. L’evento è anche legato ai cinquant’anni esatti e in ideale continuazione con la chiusura del Concilio Vaticano II, aperto l’11 ottobre 1962 da Giovanni XXIII (1958 – 1963) e concluso da Paolo VI (1963 – 1978), l’8 dicembre 1965. L’Anno Santo si concluderà il 20 novembre 2016 nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Il rito iniziale del Giubileo è l’apertura della porta santa, ovvero una porta che viene aperta durante l’Anno Santo, mentre negli altri anni rimane murata. Hanno una porta santa le quattro basiliche maggiori di Roma (san Pietro, san Giovanni in Laterano, san Paolo fuori le Mura e santa Maria Maggiore). Stavolta, però, si apriranno, eccezionalmente, anche le porte dei santuari. Papa Francesco ha, inol- invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette». Parole che echeggiano quelle di Giovanni XXIII all’apertura del Vaticano II, quando aveva detto di dissentire dai «profeti di sventura, che annunziavano eventi sempre infausti, quasi sovrastanti la fine del mondo». Con passo non sempre spedito, in questi cinquant’anni la Chiesa ha camminato sulla strada dell’“aggiornamento” voluto con vigore profetico da papa Roncalli. Non vi è dubbio che il rinnovamento conciliare, per cui tanto si è speso, con non poca sofferenza Paolo VI e poi, con altrettanta fedeltà Giovanni Paolo II (1978 – 2005), ha inciso in maniera profonda sul volto e sulla realtà delle nostre Chiese, e anche sui modi e sulle forme della presenza cristiana nella vita del Paese. Sebbene in tale contesto non sia stato possibile arrestare i processi di secolarizzazione e, purtroppo, di scristianizzazione, il rinnovamento conciliare ha indubbiamente aiutato a comprendere le radici di questi fenomeni e soprattutto ha stimolato una risposta pastorale e culturale, in chiave di missione e di evangelizzazione. La missione della Chiesa, insegna il Vaticano II è di natura religiosa, non sociale e politica; tuttavia la religione, essendo dimensione intrinseca dell’uomo, ha rilevanza sociale e contribuisce efficacemente al bene comune. Dunque, salvezza evangelica e promozione umana (Chiesa e GAETANO CARPENTIERI ● Nella foto: a sx del titolo papa Francesco a centro pagina Sua santità apre la porta santa Nell’Anno Santo straordinario 2015/2016 ALL’ABBAZIA DI SANTA SANTA MARIA Al via «il Giubileo della Misericordia» Cerrate, ultimata la prima fase dei lavori di restauro DALLA PUGLIA – Torna al suo antico splendore l’abbazia di santa Maria di Cerrate. Presentati, il 3 dicembre, i risultati della prima fase dei lavori di valorizzazione del complesso monumentale. Dal restauro alla rifunzionalizzazione (adeguamento impiantisco compreso), due dei quattro edifici dell’abbazia, la casa monastica e la casa del massaro, hanno ritrovato la bellezza di un tempo, quando era masseria tipica. L’intervento, che ammonta a 2 milioni e mezzo di euro, è stato finanziato nell’ambito del programma operativo interregionale “Attrattori culturali, naturali e del turismo” e vede la sinergia tra diverse amministrazioni pubbliche: regione Puglia, provincia di Lecce e Fai (fondo ambiente italiano). ■ tre, stabilito che ogni diocesi scelga una chiesa significativa in cui aprire una «Porta della misericordia». Il Giubileo di Bergoglio è il numero 30 nella serie dei Giubilei universali indetti dai papi. La Chiesa cattolica ha iniziato questa tradizione con Bonifacio VIII (1235 ca – 1303, papa dal 1294 al 1303) nel 1300, che aveva previsto un Giubileo ogni secolo. Dal 1475, per permettere ad ogni generazione di vivere almeno un Anno Santo, il Giubileo ordinario fu cadenzato con il ritmo dei 25 anni. Un Giubileo straordinario, invece, viene indetto in occasione di un avvenimento di particolare im- portanza. Perché Francesco ha indetto l’anno Santo proprio ora? E perché il tema della misericordia? Il Giubileo è sempre stato l’occasione per dispensare più largamente il perdono e la misericordia di Dio. In un tempo come il nostro, in cui spesso viene smarrito il senso della gratuità e del perdono, con le tragiche conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, il papa ha voluto ricordare che la Misericordia è al cuore della fede dei cristiani chiamati ad essere testimoni dell’amore di Dio nel mondo e ha invitato tutti a spalancare il cuore a Cristo. I Giubilei “straordinari” nella storia della Chiesa romana sono cinque, tra essi questo di Francesco. Il primo fu celebrato nel 1400 da Bonifacio IX (1350 ca – 1404, eletto papa nel 1389); il secondo è di Martino V (1368 – 1431, eletto nel 1417), e arriva nel 1423; il terzo e il quarto sono del secolo scorso indetti da Pio XI (1857 – 1939, papa dal 1929) nel 1933 e da Giovanni Paolo II (1920 – 2005, papa dal 1978) nel 1983. Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa Tip. Mil. srl, via Monferrato n. 9/11 - 20094 Corsico-MI Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. CONCETTA QUARANTA ● Nella foto: papa Francesco davanti alla porta santa C/c Banca Popolare di Puglia e Basilicata filiale di Milano n.150-532/6 - Abi 5385-0 * Cab 01600 * Bic BPDMIT3B intestato all’Unione Editoriale.

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA M ISCELLANEA SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 5 Il Miur fa fatica a stabilire la data delle prove selettive per la primaria e titolo abilitante Quando il concorsone scuola? Ancora non si sa! Il presepe vivente Il presepe vivente è di Crispiano (TA) nelle grotte basiliane. La foto risale a cinque o sei anni or sono e coglie un gruppo di donne intente a fare il pane. Cinque pagnotte su una tavola in primo piano sono già pronte per essere mangiate. Lunga e ricca è la storia del pane. Nel primo secolo dopo Cristo i romani rifinirono la tecnica di panificazione, ma quel nuitrimento era già conosciuto da molti anni in Egitto, in Bretagna... Non poteva mancare il forno alla sacra rappresentazione natalizia della cittadina pugliese, dove gli “Amici da sempre“ una volta allestirono un grande presepe fatto di molliche scadute. Grande fascino ha il presepe, quale che sia il materiale usato, cartapesta, sughero... Il presepe è racconto, magia, luce, architettura, sogno, incanto. ■ ROMA – Il concorso per abilitati potrà essere bandito. La conferma arriva dal sottosegretario Faraone . «Stiamo definendo gli ultimi aspetti tecnici sulle classi di concorso, che sono state approvate in parlamento qualche giorno fa e poi la procedura per il concorso avrà inizio con le date e le scadenze che avevamo prefissato, in modo da garantire circa 60mila insegnanti in più già all’inizio del prossimo anno scolastico» ha testualmente detto di recente Faraone, a conferma di quanto annunciato nei giorni scorsi dal mini- stro Stefania Giannini, quando si era diffusa la notizia di un possibile slittamento del bando a dopo le festività natalizie, con conseguente allungamento dei tempi di attuazione delle prove. Così il sottosegretario all’istruzione Faraone continua a procrastinare la date circa l’uscita del bando del concorsone 2016 (l’ultima ipotizzata è quella di fine anno). Invero non si hanno certezze sui tempi della sua pubblicazione a causa di alcune limature. Notizie e novità circa le modalità di svolgimento, però, sono previste appunto entro la fine dell’anno. In realtà i docenti precari interessati, volendo essere precisi, sono stati più volte illusi dalla stessa responsabile del ministero di viale Trastevere, la professoressa Giannini, la quale aveva assicurato novità entro il primo dicembre, ma la promessa, com’è tristemente noto, non è stata mantenuta. Il termine del primo dicembre, del resto, era stato predeterminato dalla riforma della buona scuola. Giorno disatteso ampiamente come dimostrato. I docenti per la copertura di 6.800 posti nella scuola dell'infanzia, di 15.900 nel- la primaria, di 13.800 nella scuola secondaria di primo grado, di 16.300 nella scuola secondaria di secondo grado e di 10.900 posti per il sostegno, possono attendere “tranquillamente” la fine dell’anno che non sarà certamente con il botto. Per questi precari in attesa di stablizzazione purtroppo si allungano i tempi di attesa. A tutt’oggi (18 dicembre) il ministero competente fa fatica ad indire il relativo concorso. Molte sono le difficoltà e molte sono le novità. Si sa comunque che i bandi per la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili «nell’organico dell’autonomia, nonché per i posti che si rendano tali nel triennio», saranno tre: scuola dell’infanzia e primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado, uno per il sostegno. L’abilitazione, è il titolo valido per l’accesso. Tra gennaio e febbraio è anche previsto il terzo ciclo del Tfa. Le novità riguardano anche le probabili prove selettive. Difatti per gli insegnanti di scuola primaria è prevista una prova preselettiva, non prevista per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Per i docenti tecnico pratici è prevista una terza prova pratica. L’abilitazione all’insegnamento ed il servizio prestato a tempo determinato per almeno 180 giorni saranno “premiati” con un punteggio maggiore aggiuntivo. Novità dovrebbero esserci anche per le classi di concorso, ne sono previste, infatti, 11 nuove. E questo pare proprio debba essere il motivo per cui i tempi per l’indizione del concorso si siano dilatati. Le nuove classi vanno dalla lingua italiana per gli studenti di lingua straniera alle scienze e tecnologie della calzatura e della moda; dalla storia della musica alla tecnica della danza contemporanea, alla teoria e tecnica della comunicazione. Quindi, ancora attendere! CIRO TROCCOLI il ministro Stefania Giannini ● Nella foto su a dx: La rivisitazione ad opera del circolo «Piri Piri» di Milano si è tenuta il 20 ottobre Processo storico ad Edda Ciano studio più analitico e la conoscenza della prassi giuridica. Il circolo di cultura e scienza «Piri Piri», nasce a Milano ed è composto da persone di diverse estrazioni culturali, dallo scienziato al filosofo, dall’avvocato al medico, dall’ufficiale al magistrato, al fine di ricercare una formula culturale quanto più universale ed olistica possibile. Potremmo definirla cultura “a più voci”, perché ogni argomento viene presentato da vari punti di vista e da diverse angolazioni. “Piri Piri” è un peperoncino piccante del Sudafrica. Il nome è stato scelto per simboleggiare ironicamente “il gusto ed il sapore” nel voler dare alla cultura. C. DE M. MILANO – Il 20 ottobre, alle 17,30 a Palazzo Cusani, via Brera n.15, nel capolugo meneghino, ha preso il via il processo storico-culturale alla contessa Edda Ciano di Cortellazzo e di Buccari nata Mussolini (presidente della corte, la presidente di sezione della corte d’appello di Milano, Marta Chiara Malacarne). Il circolo di cultura e scienza «Piri Piri», presieduto dal nostro corregionale, il francavillese gen. Camillo de Milato, continua a proporre i “processi alla Storia”: una nuova forma culturale. Giudici ed avvocati (veri professionisti) hanno dato così vita a un vero e proprio tribunale “culturale”, completo di testi di accusa e di difesa, intervenuti per offrire il loro punto di vista storico, per stabilire se all’accusato si possano ascrivere colpe o giustificazioni. Così gli spettatori sono rimasti avvinti dal contraddittorio acquisendo una diversa conoscenza dal personaggio letto e studiato nei libri. Al momento sono stati svolti già diversi processi: a Napoleone, a Badoglio (presidente della corte l’attuale presidente della corte d’appello di Torino, Arturo Soprano), a Nino Bixio (presidente della corte il commissario prefettizio di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, maggior collezionista privato su Garibaldi). Alcuni docenti vogliono portare i “processi alla Storia” nelle scuole superiori, con corte e testimoni formati dagli studenti stessi, per consentire loro il confronto: uno ● Nella foto: (al centro) nelle vesti di presidente della corte giudicante il commissario prefettizio di Roma Francesco Paolo Tronca DE MILATO SUB-COMMISSIARIO A ROMA ROMA – Il generale di divisione dell’esercito Camillo De Milato, originario di Francavilla Fontana, è stato nominato sub-commissario prefettizio di Roma Capitale dal prefetto Francesco Paolo Tronca nominato commissario prefettizio al posto del dimissionario e poi sfiduciato primo cittadino Ignazio Marino. L’imminente Giubileo richiede grandi competenze e il nostro corregionale, orgoglioso delle sue radici – per aver addirittura co-fondato l’associazione Francavillesi in Nord Italia – è proprio la personalità ad hoc per Roma e per l’Italia. Diversi sono gli importanti incarichi a cui deve quotidianamente attendere tra i quali ricordiamo le presidenze della Fondazione asilo Mariuccia, dell’Arp di Milano (associazione regionale pugliesi), dell’associazione nazionale delle Voloire, del circolo di cultura e scienze Piri Piri oltre all’onere di membro del collegio dei probiviri della Federdistribuzione. Ora lo attende l’ennesima sfida: rendere sicura la Capitale e la sua nazione che si apprestano a vivere il primo Giubileo ai tempi dell’Isis. LATERZA HA IL MUSEO DELLA MAIOLICA D ALLA P UGLIA – Quest’anno il Natale a Laterza in provincia di Taranto ha visto la nascita di un nuovo museo legato soprattutto alle tradizioni. Il Muma così si chiama il museo della maiolica latina voluto dall’amministrazione comunale è nato con l’intento di proiettarsi nel futuro accanto alle altre istituzioni nate nel neonato polo della regione Puglia. L’inaugurazione è avvenuta il primo dicembre nel palazzo – cosiddetto marchesale – con una mostra iniziale dedicata alla collezione Tondolo a cura dello studioso Guido Donatone. La collezione – va precisato – è molto apprezzata dagli addetti ai lavori perché non è la prima volta che viene esposta con l’assenso del suo proprietario, l’imprenditore barese Riccardo Tondolo. Infatti, negli anni addietro le 150 opere sono state ospitate dal museo provinciale di Lecce. Tutte le opere sono state selezionate (di varie dotazioni) e rilevano predilezioni formali e metodi di lavorazione tipicamente legati alle antiche botteghe del centro tarantino. Per info: 099.82.97.911. ■ ■

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P AGINA 6– SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 D ALL’I TALIA /E UROPA La Gazzetta della Puglia I pugliesi sotto la Mole aprono le feste di Natale nel carcere torinese con il loro più antico piatto della tradizione «Fave e cicorie» per il terzo tempo dei rugbisti ospiti della casa circondariale ● DELL’AUTORE TORINO – Risale al lontano maggio del 2004 la messa celebrata nella cappella della casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”, più popolarmente conosciuto come “Le Vallette”, alla presenza dell’icona della Madonna di Ripalta, protettrice di Cerignola (vedi foto in calce a dx), portata in “visita” da una folta delegazione di soci dell’associazione «La Cicogna», pochi giorni prima della annuale festa patronale dei cerignolani a Torino. Allora il motivo dello straordinario evento fu dare la possibilità anche a chi oggettivamente non avrebbe potuto, di festeggiare la Madonna pellegrina, e fu necessario l’intervento dell’allora viceministro torinese perché la cosa si realizzasse. È stata sabato 19 dicembre la seconda visita ufficiale alla casa circondariale da parte dell’associazione «La Cicogna» (vedi foto dei “cicognini” a centro pagina), questa volta con la collaborazione di Casa Puglia, la federazione delle associazioni pugliesi in Torino, e questa volta anche per il «Giubileo della Misericordia», con la complicità di una concomitante partita di rugby. Ma procediamo con ordine. Dallo scorso luglio, il comando del reparto di polizia penitenziaria dell’istituto carcerario torinese è stato assunto dal cerignolano dr. Giovanni Battista Alberotanza. Dopo i primi contatti di quest’ultimo con il presidente dell’associazione «La Cicogna», ing. Gianni Dimopoli, è venuto naturale il procia. Quindi, scolate e sciacquate, si pongono in pentola, coperte d’acqua e si mettono al fuoco con coperchio. Sotto la pentola di terracotta sarebbe bene mettere uno spargifiamma. È bene che la cottura sia a fuoco lento. Alla prima ebollizione si produrrà della schiuma, che dovrà essere tolta. Si procederà con una cottura lentissima, rimestando spesso, facendo particolarmente attenzione al fondo. Questa fase durerà circa due ore o poco più. Aspettando che le fave siano cotte, non ci si annoia perché occorre preparare le cicorie, che non sono un semplice accompagnamento ma parte integrante della ricetta. Pulire la verdura come si deve e sbollentarla in non abbondante acqua salata. A questo punto la preparazione è terminata, in quanto le verdure vengono condite semplicemente con olio crudo e accompagnate alle fave. Una fetta di pane casereccio di Altamura, appoggiata sul lato del piatto, completerà il tutto. *(2) - Fave e cicorie: terzo tempo Per i non appassionati il “terzo tempo” è il momento al termine della partita quando i giocatori delle due squadre avversarie, dopo essersi confrontati in campo, si scambiano saluti, abbracci e convivialità, condividendo il pasto proprio nel segno dell’amicizia e della sana competizione sportiva. getto, condiviso e sostenuto dalla direzione della casa circondariale di Torino, assunta da circa un anno e mezzo, dal dr. Domenico Minervini, anch’egli pugliese, di far rivivere anche all’interno delle mura carcerarie torinesi, l’angolo meno conosciuto della città, alcuni momenti della tradizione cerignolana, così come è accaduto per i tanti eventi itineranti che Casa Puglia ha organizzato da 10 anni a questa parte in ogni angolo più sperduto della città. Anche le parole di papa Francesco, che ha voluto per questo straordinario «Giubileo della Misericordia» l’apertura di migliaia di porte sante in tutte le più remote periferie del mondo, soprattutto là dove la sofferenza ha maggiore bisogno di misericordia, hanno influito sulla decisione: e così Casa Puglia, ha attraversato metaforicamente la sua porta santa, portando qualche minuto di vicinanza ad alcuni detenuti, impegnati in un serio percorso mentale ricco di valori educativi ed etici propri dello sport praticato, e lo ha fatto a modo suo, attraverso la condivisione di una delle più sincere tradizioni gastronomiche pugliesi: un buon piatto di fave e cicorie *(1). Il comandante dr. Alberotanza, di concerto e in collaborazione con l’educatore referente della squadra di rugby, dr.ssa Di Stefano, e l’associazione “Ovale oltre le sbarre” (vedi in calce a sx), che promuove il progetto del rugby in carcere, ha suggerito che l’iniziativa fosse realizzata in occasione dell’incontro di rugby tra la squadra “La Drola” del carcere torinese e gli avversari, rappresentati dalla squadra del Moncalieri, al termine della partita, durante il cosiddetto terzo tempo.*(2) Un piatto semplice, energeticamente ricco, e soprattutto vegetariano per sposarsi con qualunque tipo di cultura prevedibilmente presente all’appuntamento. Gli organizzatori hanno ricevuto attestati di piena soddisfazione da parte di tutti, soprattutto degli “ospiti” rugbisti che avranno certamente modo di ricordare questo “terzo tempo” diverso dal solito. È bello pensare che questo speciale Natale, del «Giubileo della Misericordia», si sia aperto con un messaggio di amicizia e voglia di conoscersi, in un luogo particolare e difficile. Una ricorrenza aperta in modo semplice con un piatto povero quanto antico della tradizione contadina, proprio come la memoria e la vera essenza delle terre di Puglia. Per la cronaca, la Drola ha travolto gli avversari del Moncalieri con un punteggio rotondo: 33-13. *(1) - Fave e cicorie: la ricetta Le fave, quelle secche, controllate e mondate, si mettono a bagno per una mezz’oretta. Non occorre tenerle a bagno per svariate ore, essendo legumi privi di buc- ■ TORINO - Il 21 novembre la liturgia cattolica celebra la presentazione di Maria al Tempio. Tale memoria liturgica trova la sua radice e il suo fondamento nella tradizione ebraica e nel fatto che, come tutti gli Ebrei osservanti, anche Gioachino e Anna, genitori della Vergine, come più tardi farà la stessa Madre di Gesù, hanno portato al Tempio Maria Bambina, per offrirla al Signore, facendo dono di due tortore o di due colombi. Molto più profanamente, a Cerignola (in provincia di Foggia) il 21 novembre, giorno della “Bambinella”, segna l’inizio del periodo natalizio, che i cerignolani sono soliti accogliere preparando i cosiddetti “cucoli fritti” (panzerotti farciti) e allestendo l’albero di Natale ed il presepe. La succursale torinese di Cerignola, che si raduna dal lontano 1982 sotto le insegne dell’associazione «La Cicogna», anche quest’anno non si è sottratta al rito e così, fin dalle prime ore del pomeriggio, una nutrita squadra di associati (donne e uomini indistintamente) si è data appuntamento nella storica sede di via Sesia, nel cuore del quartiere popolare di Barriera di Milano, per preparare quasi trecento panzerotti per gli oltre sessanta famelici soci che si erano prenotati per la serata di festa insieme. Tra i tanti intervenuti, ci è gradito ricordare: la presidente della 6ª La «Cicogna» di Torino anche quest’anno rivive le tradizioni prenatalizie La sagra dei «cucoli fritti» circoscrizione, Nadia Conticelli, il socio parlamentare, l’on. Umberto D’Ottavio, e il nuovo cerignolano a Torino, il comandante della polizia penitenziaria della casa circondariale di Torino, dr. Giovanni Battista Alberotanza. In apertura di serata, il presidente del sodalizio promotore ing. Gianni Dimopoli ha voluto dedicare un minuto di raccoglimento per ricordare Francesco Moreo, indimenticato presidente che a metà degli anni ’80 ha guidato l’associazione con grandi risultati, tragicamente scomparso qualche giorno prima a seguito di un incidente con il suo deltaplano, grande passione che già anni fa lo aveva costretto ad un lungo periodo di sedia a rotelle. A seguire, sempre in tema di commemorazioni, il vicepresidente Dino Gigantiello ha invitato i presenti a mantenere ancora un altro minuto di silenzio in o- nore delle vittime degli attentati terroristici di Parigi dello scorso 13 novembre. Sul tema hanno voluto parlare sia la presidente Conticelli, sia l’on. D’Ottavio, insistendo sul fatto che proprio associazioni come la nostra devono contribuire ora più che mai ad abbattere il muro di diffidenza e di ignoranza che circonda il tema dell’immigrazione, cercando di aprire le loro iniziative anche ai nuovi immigrati, con l’effetto di scongiurare per le periferie delle città italiane il disastro sociale della banlieu parigina. A questo proposito è intervenuta anche la socia (e membro del direttivo) Fairus Jama, dichiarando la sua fede islamica e denunciando come i terroristi sono anche, e forse soprattutto, nemici suoi, che alimentano la diffidenza e a volte l’odio con cui la sua presenza viene salutata nei diversi luoghi soprattutto pubblici. Terminata questa parte, si è lasciato spazio all’allegria che è tornata spontanea con l’arrivo in tavola dei “cucoli»: che siano stati al formaggio, o con mozzarella e pomodoro, o con acciughe, o con altre tipologie di ripieni, fatto sta che non è avanzato nulla: anzi provvidenziale è stata la scorta di olive “bella di Cerignola” e di bruschette di pane pugliese bagnate da olio anch’esso assolutamente cerignolano. Anche le bottiglie di Rosso di Cerignola hanno dato il loro contributo alla riuscita della serata. Arrivederci all’anno prossimo ovviamente, con la “Bambinella 2016”. ■ ● Nella foto: partecipanti alla sagra dei “coculi fritti” ospitata nel popolare quartiere di Barriera-Milano alla periferia di Torino

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA – «Senza il presepe per me non è Natale», diceva il vecchio calzolaio, don Vincenzo “Spaghettino”, con il deschetto di fianco al mio palazzo a Taranto. E il presepe lo faceva con abilità e passione. Usava la creta sciolta in un secchio d’acqua e vi immergeva tanti fogli di giornale. Di quell’impasto si serviva per costruire sentieri, caverne, montagne, scale, cortili… Sempre usando l’argilla si faceva da sé anche i pastori e gli artigiani. Le pecore e i re Magi no: quelli li comperava in un negozio di articoli religiosi, che stava, e sta ancora oggi, tra il Palazzo del Governo e la piazza coperta. Il suo presepe il ciabattino lo mostrava a chiunque: vicini e passanti. Se qualcuno non accettava l’invito ad entrare, si offendeva. «Spero che Giuseppe e Maria non si siano accorti della tua strafottenza. In quella grotta è nato Gesù», gli urlava. Mi viene in mente sempre, quell’uomo basso, sottile come il fil di ferro, la calvizie nascosta sotto una coppola nera come la pece, ogni volta che mi trovo davanti a un presepe, a Milano. Ma soprattutto a Brescia, che ha una tradizione di alto livello in queste rappresentazioni sceniche; e associazioni del settore; o nella Bergamasca, sin dal ’700 famosa per la produzione di abitanti del presepe; o a Dalmine, che vanta un museo con centinaia di esemplari prove- D ALLA P UGLIA /F OGGIA SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 7 Un’arte in cui la Puglia vanta molti meriti senza togliere nulla al resto d’Italia La tradizione del presepe da Sud a Nord dello Stivale nienti da tutto il mondo, ovviamente compresi quelli pugliesi e napoletani. Anni fa a Milano, in via Copernico 8, c’era la bottega di Carlo Confalonieri, uno degli artigiani più apprezzati: lavorava il gesso, come nella Bergamasca, poi anche il legno e infine mise a punto una pasta di gesso, farina, colle e segatura. Sino a qualche anno fa nel capoluogo lombardo, in via Montebello, era aperto un negozio che vendeva statuette di tutte le dimensioni e di ogni materiale: di resina, terracotta…; e presepi anche di sughero, “carillons” con musiche natalizie, muschio, luci, alberelli, pietruzze, erba, tegole, stecche di legno per le cancellate… . Poi ha abbassato le saracinesche e buonanotte ai suonatori. Chi ha bisogno dei pastori e di un Gesù di gesso deve andare in viale Certosa 91 e rivolgersi a Manola Artuso, diploma di pittura a Brera, colta e gentile, che oltre ad eseguire con perizia gli elementi del presepe, conosce la sua stoquelli che un paio di anni fa ho sentito suonare la cornamusa nei cortili dell’alzaia Naviglio Grande e della ripa. Li ho seguiti come i bambini dietro il pifferaio della favola. Incantato, felice. Come lo ero nella Bimare, quando li osservavo mentre soffiavano nella sacca di pelle davanti alla porta di don Vincenzo. E sono felice quando rivedo le statuette o l’albero della cuccagna del leccese Carlo Zimari; i pastori o il carro tirato da un asinello del suo concittadino Filandro De Giovanni. Eh, la Firenze del Sud, la regina del barocco, con la sua antica tradizione nell’arte della lavorazione della creta e della cartapesta, che ha espresso artisti di alto livello come Pietro Surgente e i suoi allievi, tra i quali Francesco Calabrese, al quale si deve lo sviluppo della fabbricazione dei pastori. Dall’ 8 al 26 dicembre a Lecce si è svolta come sempre la Fiera di Santa Lucia, con oltre un centinaio di panchetti ricchi di presepi, oltre che di ac- ria, i simboli, come l’acqua. Nel presepe infatti non mancano mai la fontana, il mulino, il laghetto; come non manca il dormiente, che non si capisce se si appisola perché stanco o annebbiato dal vino; e in quello napoletano il pizzaiolo, che forse qualcuno inserisce anche a Milano, visto l’onore che dal 1929 la città rende a questa preziosità per il palato. Per me aveva ragione don Vincenzo. La nascita del Bambino la si rievoca con il presepe. Piccolo, grande, di sughero, di cartapesta, il presepe porta anche gioia, ti fa sentire davvero la festa. Se fatto bene, con sentimento, il presepe è poesia, arte; ha un’atmosfera di fiaba, fantasia. È magico. Le luci del presepe ti illuminano il cuore. Cè ne sono alcune che alternano il giorno alla notte. Alcuni giorni prima di Natale divento girovago: ovunque ci sia un mercatino, ci sono io. Non mi lascio scappare la lavandaia, la pollivendola, la donna con la brocca, il falegname, lo zampognaro, grandi dai tre ai cinque centimetri per formare la prospettiva. Quelli ancora più piccoli me li faccio io. Nel mio presepe gli zampognari sono sempre in primo piano. Meritano questo onore. A Taranto si diceva che quelli veri, in carne e ossa, arrivassero dall’Abruzzo. Non so da dove provenissero cessori e statuette uscite dai forni di Cutrofiano, Lucugnano... La manifestazione attira una folla di curiosi e appassionati. Anche i figuli di Grottaglie, in provincia di Taranto, ricavano dalla creta re Magi, guardastelle, vecchi mestieri ormai scomparsi…. Vi scoprii sagome alte due centimetri e mezzo, realizzate con molta abilità in una delle tante botteghe del Quartiere della ceramica. Non ce n’erano tante, sullo scaffale. «Occorre tempo e pazienza», mi confidò l’autore. «Mi ci dedico quasi per divertimento». Ogni paese ha il suo presepe, L’artista che secondo la tradizione lo ha divulgato in Puglia e in Lucania è stato Stefano da Putignano, che lavorò tra la fine del ’400 e la prima metà del ’500. Le sue opere, pregevoli, erano realizzate in pietra locale policromata. Alcune di queste, esaltate a suo tempo ovunque, si possono ammirare a Polignano a Mare, Grottaglie, Cassano Murge, Gallipoli, Crispiano … Stefano da Putignano fu un artista di tutto rispetto. È nell’albo dei grandi. Quindi possiamo dire che anche in quest’arte la nostra regione vanta molti meriti. Senza togliere niente al resto d’Italia, soprattutto alla Sicilia e a Napoli, che detiene il primato. FR. PRE. ● Nella foto: il presepe di Crispiano I calendarietti, augurio di Buon Anno dei barbieri Saranno in pochi a ricordare i calendarietti dei barbieri. Chi sedeva sulla poltrona girevole d’un salone di una grande città o di un paesino si aspettava che una volta spazzolato dal ragazzo ne avrebbe ricevuto uno come augurio per l’anno nuovo. Erano una dozzina di pagine a tema, con immagini di signori, cavalieri, innamorati in bicicletta, spadaccini, re, regine, baci cinematografici, serenate. Ed erano profumate. Oggi sono oggetto per collezionisti e si possono trovare, ad essere fortunati, su qualche bancarella di via Armorari, a Milano. Chi ne ha un esemplare se lo tiene ben custodito come testimonianza. Ma può ammirare soltanto le illustrazioni: il profumo è svanito da tempo. Ma non importa. Una signora ultrasettantenne mi intrattiene sull’argomento, descrivendo la cassettina in cui il papà ne teneva una decina. Uno pubblicizzava la “Violetta Super”, specialità della ditta Borsari & C. di Parma, che produceva fra l’altro anche la «Crema Juventus. Mio padre usava la prima, e ne andava orgoglioso». Ho in mano un calendarietto del 1926, Il titolo: “Messaggi d’amore”. Tra le figure una ragazza con la gonna gonfia che, seduta su un divano, lascia volare una colomba. In un calendarietto del 1974, appartenente, se non ricordo male, all’ultima generazione, sono impaginate delle donne che si mostrano generosamente, con veli e non. Il Giovane del Negozio Tosini, anno 1909, presentava l’arte del parrucchiere attraverso il secoli, con la bottega nel Medioevo, nel Settecento e via dicendo. Molti calendarietti erano dedicati a poesie, opere pittoriche, cantanti lirici. Altri contenevano scene di film o di vita familiare dell’Ottocento, brani di paesaggi orientali, spadaccini, treni in arrivo e figliole in scooter. I personaggi raffigurati erano tanti. Dominavano le donne: donne col cilindro, donne in costume da bagno, la donna greca, la donna romana, la donna leggendaria, la donna con il mandolino, la fanciulla del West, eroine, addii…E poi le guerre d’Africa, partite a scacchi… I primi calendarietti cominciarono a circolare nel 1875. Ma sicuramente ne giravano anche prima, senza avere la diffusione degli anni successivi. Erano ricchi di colori, con poche scritte che reclamizzavano le delizie delle case produttrici di brillantine, saponette, creme, soprattutto profumi. Avevano le forme più diverse: rettangolari, a ventaglio..,.con un filo a mo’ di segnalibro con i fiocchi alle punte. Erano belli, e trovando alloggio per tutto l’anno nelle tasche del pantalone o della giacca erano protette da una busta di cellophane, che non evitava, ma si sgualcivano ugualmente. Per esigenze diverse, molti si sono disfatti di questo patrimonio; e adesso lo rimpiangono, anche perché ha segnato un’epoca: quella in cui i cellulari erano di là da venire e gli sms pure. L’epoca in cui i messaggi d’amore e gli auguri si mandavano in maniera romantica, non tecnologica. Il mondo è cambiato, dei calendarietti i giovani non hanno neppure sentito parlare, come non sanno che certe figurine hanno un notevole valore collezionistico, e non solo. F. PRE. Il primo cittadino del capoluogo dauno ha simbolicamente dato il via Il grande albero di Natale D ALLA C APITANATA – Folla delle grandi occasioni martedì 22 dicembre a Foggia per un evento singolare: l’accensione del grande albero di Natale che per tutto il periodo delle feste illuminerà piazza Cavour, nel centro della città. Migliaia i foggiani e no, soprattutto bambini, che hanno così inteso partecipare ad uno dei momenti più belli della vita d’insime. Ad accendere simbolicamente l’albero sono stati il primo cittadino Franco Landella e l’assessore alla cultura Anna Paola Giuliani. Entrambi hanno ricordato che Foggia non è solo quella delle bombe e delle rapine, ma è soprattutto una città che sta notevolmente crescendo dal punto di vista culturale. «Queste luci – ha precisato il sindaco – devono riaccendere la speranza di tutti i foggiani per una città migliore». Nel contempo diverse sono le strade di Foggia addobbate con luminarie natalizie, mentre i commercianti dal loro canto hanno provveduto più che mai ad abbellire le vetrine dei loro negozi. Insomma, Foggia sta ritrovando lo spirito di appartenenza e l’amore per le antiche tradizioni, come quelle del Natale. Intanto il capoluogo dauno si tinge di colori con i murales: street art per il restyling di vicolo Arrigotti. In soccorso del civico 18 sono giunti gli studenti del liceo artistico “Perugini” che hanno valorizzato lo spazio urbano. Si tratta della prima di una serie di interventi – un vero e proprio new look – in collaborazione con l’assessorato alla cultura dell’amministrazione comunale di Foggia, per un progetto di riqualificazione urbana e del centro storico, attraverso lo street art. Nel primo intervento, presentato di recente alla città – alla presenza dell’assessore comunale prima menzionata e del dirigente scolastico Giuseppe Trecca – gli studenti hanno realizzato l’immagine dell’arcangelo Gabriele, con una tecnica classica – pennelli e colori acrilici – ma con il tipico stile dell’arte di strada. A rapporto – coordinate dalla prof.ssa Patrizia Maggi – tutte e quattro le sezioni dell’“artistico”: “arti figurative” per il soggetto; “design del gioiello” per una lavorazione in metallo; “grafica” per la comunicazione dell’evento: “architettura e ambiente” la scelta del luogo da decorare. Ma non è finita qui. C’è un’altra novità che merita attenzione. «Parco san Felice smetterà di essere sprovvisto di un sistema di illuminazione e di essere una sorta di luogo abbandonato e dunque pericoloso», è quanto ci ha tenuto a dire Franco Landella sindaco di Foggia. Poi ha anche precisato che è gia in atto l’affidamento – operato dal servizio lavori pubblici dell’ente di Palazzo di Città – dei lavori di rimessa in esercizio dell’impianto di pubblica illuminazione dell’area verde di via Rovelli, attualmente devastata a seguito dei diversi furti di cavi di rame col quadro elettrico, e soprattutto dagl’innumerevoli atti di vandalismo. Ad aggiudicarsi i lavori di rimessa in sicurezza tecnica, meccanica ed illuminotecnica a seguito di regolare gara di evidenza pubblica per un ammontare complessivo di 51mila 500 euro, è stata la ditta Consorzio sistema impresa Italia di Foggia. ■

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P AGINA 8– SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 D ALLA P UGLIA /B ARI La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA – Chi sosteneva che la scellerata imposizione dell’Ue di eradicare gli ulivi pugliesi fosse qualcosa di inutile e che la soluzione poteva essere quella di utilizzare pratiche alternative oggi potrebbe ufficialmente prendersi una rivincita: come spiega il servizio televisivo di una emittente pugliese, un’antica pratica agronomica potrebbe essere la salvezza per gli ulivi colpiti dal misterioso batterio. Dal video emerge soprattutto il tentativo di salvare l’ulivo conosciuto come «il gigante di Alliste», (circa 1500 anni di età) dal disseccamento rapido provocato dal batterio della Xylella fastidiosa. Tentativo praticato alla presenza di José Bové, europarlamentare francese dei Verdi europei. Si è trattato di un innesto di gemme di Leccino che – in base a quanto è stato affermato – consente di sfruttare uno dei mezzi di autodifesa della pianta, rappresentato dalla capacità di compartimentalizzazione vascolare. I risultati positivi sono stati riscontrati anche in altri esemplari di ulivi: un centinaio, circa. Sostanzialmente, attraverso ad un nuovo apparato fogliare non aggredibile, si accelera la produzione di cerchie legnose attive, che risultano più veloci rispetto alla colonizzazione radiale del legno da parte del batterio patogeno. Già in alcuni convegni “alternativi” a quelli ufficiali, alcuni movimenti politici avevano presentato dei programmi alternativi dove venivano incentivate pratiche e ricerche differenti a quelle ufficiali, che miravano all’esclusione dell’eradicazione come rimedio. Con questa buona notizia si apre uno spiraglio per la salvaguardia di questi patrimoni. A tal proposito, si riporta un comunicato diffuso il 14 settembre dalla parlamentare europea pugliese Rosa D’Amato : «Rivedere il piano Ue anti-Xylel- Una antica pratica agronomica salva l’ulivo colpito dal male cosiddetto del secolo DALLA REGIONE Xylella, si può sconfiggere senza eradicazione ● DELL’AUTORE Novità nella sanità DALLA PUGLIA – ll penultimo posto in Italia nella classifica dei Lea (livelli essenziali di assistenza) stilata dal ministero della salute e relativa al 2013 è stato assegnato, nell’ambito della sanità alla Puglia, che si è confermata ancora una volta fanalino di coda (nel 2011 era sempre penultima, nel 2012 terzultima). Peggio solo la Campania. A conquistare invece la vetta della classifica è la Toscana, seguita da Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia. Da anni ormai i pugliesi hanno una delle sanità peggiori d’Italia sul piano della prevenzione (a cominciare dalle vaccinazioni), sull’assistenza agli anziani (quella domiciliare è praticamente sconosciuta), sugli ospedali (per ricoveri inappropriati), sull’emergenza (per la poca efficienza del servizio 118). Di contro i pugliesi hanno una delle sanità più costose fra ticket e super ticket. La “bocciatura” senza se e senza ma nel triennio 2011-2013, accertata obiettivamente, si è registrata quando l’assessorato è stato nelle mani di esponenti del Pd. Le ultime regionali di maggio hanno eletto presidente un altro esponente del Pd Michele Emiliano, che «per la prima volta – ha affermato – la regione Puglia realizza un monitoraggio per misurare le performance dei nostri ospedali. E lo fa affidandosi ad una università pubblica di eccellenza, la scuola superiore “Sant'Anna”». Dunque, non resta che attendere il monitoraggio! la, soprattutto alla luce delle nuove ricerche che hanno dimostrato l’immunità della vite al ceppo del batterio che si trova in Puglia. E garantire agli agricoltori pugliesi le dovute compensazioni e i risarcimenti per i danni subiti a seguito del blocco dell’export verso alcuni stati membri dell’Ue». Sono queste le due principali richieste contenute nella lettera che l’eurodeputata D’Amato, ha inviato al commissario europeo per la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis. Nella lettera, l’onorevole tarantina chiede anche di limitare la lista delle piante a rischio Xylella solo a quelle specie che sono state effettivamente intaccate dalla malattia e per cui esistono dati scientifici certi, «onde evitare allarmismi che possono causare ancora più danni al settore». Inoltre, D’Amato chiede alla anche di potenziare la ricerca scientifica attraverso il coinvolgimento di un numero più ampio di centri e laboratori, anche promuovendo sinergie transnazionali. Infine, ha ribadito a Bruxelles la richiesta di «promuovere pratiche alternative come quelle legate al biologico per combattere il disseccamento degli ulivi» e di «fermare l’uso di insetticidi come l’etofenprox e il dimetoato, che sono stati vietati da un legge italiana del 2014 ma reintrodotti in Puglia nel piano anti-Xylella» Intanto anche il Wwf Italia ha affermato che «... non ci sono prove che abbattere gli alberi sani nel raggio di 100 metri dai focolai d’infezione serva a fermare la Xylella». Nel contempo sempre lo stesso Wwf ha deciso di ricorre davanti al Tar del Lazio impugnando il provvedimento del commissario pugliese anti Xylella, Giuseppe Silletti, nella parte in cui impone l’abbattimento degli alberi non infetti nel raggio di 100 metri dagli ulivi colpiti dalla malattia. La presidente Donatella Bianchi ha tra l’altro dichiarato che in attesa di maggiore chiarezza gli abbattimenti vanno sospesi. ■ ■ ALLA CONFAGRICOL TURA PUGLIESE ONFAGRICOLTURA Nel nostro piccolo ci limitiamo alla Puglia con le cose più degne di nota: positive e negative Eletto presidente Donato Rossi BARI – Donato Rossi assume la guida dell’organizzazione in un momento particolarmente intenso per l’agricoltura pugliese. Le sfide da affrontare sono numerose e complesse: dal dramma della Xylella, all’attuazione del Psr 2014-2020, dalle problematiche del lavoro all’andamento critico di alcuni comparti produttivi. Donato Rossi dunque, è il nuovo presidente di Confagricoltura Puglia. Eletto dall’assemblea generale subentra a Umberto Bucci che ha guidato Confagricoltura Puglia per cinque anni. «Continueremo nel segno della continuità a portare avanti ciò che è stato ben implementato dalla presidenza Bucci – ha dichiarato il neoeletto presidente – guardando avanti, con l’intento di generare un sistema sindacale e associativo capace di rispondere alle nuove esigenze e alle nuove prospettive delle nostre aziende per aumentarne la competitività». Sono stati eletti vicepresidenti: Donato Taurino di Brindisi e Gerardo Giovinazzi di Taranto. Donato Rossi, di Canosa di Puglia, proviene da generazioni di imprenditori agricoli impegnati in particolare nel campo dell’olivicoltura. Sua una delle aziende più all’avanguardia della regione, «Agri DoRo srl», con la quale mette in pratica il suo motto: “innovazione sostenibile”. Infatti, nella sua azienda sono state progressivamente introdotte innovazioni colturali e un moderno programma di trasformazione, imbottigliamento e commercializzazione del prodotto. Lunga e attiva la sua presenza in Confagricoltura, dove Rossi – la cui famiglia da oltre 80 anni è socia dell’organizzazione – ha ricoperto incarichi fin da giovane imprenditore: nel comitato direttivo provinciale dell’Anga (associazione nazionale giovani agricoltori di Confagricoltura) prima e poi in qualità di presidente delle sezioni economiche olivicole provinciale di Bari e regionale e di componente del comitato di presidenza di Confagricoltura Bari. Eletto per la prima volta nel 2012 alla guida della Federazione nazionale di prodotto olivicola, è stato riconfermato a marzo scorso per il triennio 2015-2018. ( Fonte VideoAndria.com) Il bilancio consuntivo di fine anno 2015 ● DI P. FILOMENO ■ DALLA PRIMA PAGINA (...) bisogna mantenere nipoti e figli senza lavoro. E visto che parliamo di soldi, anche in Puglia si è avuto l’effetto dello scandalo bancario. La crisi di Veneto Banca ha trascinato con sé pure Banca Apulia, da tempo parte integrante del gruppo veneto. Circa duemila risparmiatori pugliesi hanno visto quasi azzerarsi i titoli acquistati: un crollo dell’81 per cento dei risparmi. A questo punto, anche se non piace, la verità va però detta. A parte quelli che sono stati ricattati, ma gli altri risparmiatori? Possibile che vivano sulla Luna? Non si sono accorti che da piccoli risparmiatori erano diventati piccoli speculatori? Con tutto il rischio che la cosa comporta? Furbescamente, hanno puntato a un guadagno più consistente che non ai bassissimi, quasi inesistenti, tassi bancari. E allora? La speculazione in Borsa è un gioco rischioso. Eppure sarebbe bastato il vecchio detto. Che recita: nessu- no dà niente per niente. Quanto a indice di lettura, la Puglia è la penultima nella classifica delle regioni italiane. Eppure si presentano tanti libri. Soprattutto durante il periodo vacanziero e balneare. Come mai? Evidentemente gli organizzatori – enti pubblici e struttura private - puntano prevalentemente sulla loro visibilità e basta. Così il pubblico presente è poco motivato e chi compra lo è ancora meno. Manca una vera e propria politica della lettura, che coinvolga famiglia, scuola, editori e istituzioni. L’Ilva è tuttora in panne e con dicembre è scaduto l’ennesimo decreto “Salva-Ilva”. La sanità langue e si profila la chiusura di nuovi ospedali. La Frecciarossa si è fermata a Bari: per Brindisi e Lecce soltanto promesse. Veramente, se stiamo agli standard di velocità, si è fermata a Napoli. Secondo il rapporto di fine anno del Sole-24 Ore, Brindisi è scesa ancora di più nella graduatoria delle città più vivibili. Ma non è che stesse bene neanche prima: era già tra le ultime. A Cellino San Marco, paese natale di Albano, il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. E fermiamoci qui, sempre per amor di patria. Passiamo alle positività. L’economista Federico Pirro, in una serie di articoli pubblicati su «La Gazzetta del Mezzogiorno», ha contestato da subito le analisi negative del Censis e dei profeti di sventura. Si è messo a scrivere pagine intere sulle realtà industriali che meritano attenzione e che sono competitive nel loro settore. Almeno c’è qualche tecnico – peraltro, di livello – che non fa la Cassandra. A Taranto si è aperto un centro di accoglienza per i profughi. Speriamo che non finisca nel vortice degli scandali come tant’altri. Di passaggio: e gli in- digenti italiani quando gli aiutiamo? È paradossale che si trovino i soldi per accogliere, giustamente, i profughi e non si trovi il becco di un quattrino per eliminare l’indigenza di casa nostra. Sarà perché non si può lucrare a sufficienza? Lo scandalo sui rom dimostra però il contrario. Qualcuno allora ci spieghi come stanno le cose. D’accordo: Lecce, in competizione con Matera, non ce l’ha fatta a diventare città mondiale della cultura. Ma rimane pur sempre la Firenze del Sud. Sì, la Xylella ha sinora messo le mani su circa tremila alberi. Però, secondo il servizio di Alberto Angela, le piante di ulivi, nella Terra di Manfredi sono quasi 60 milioni. Di che parliamo, allora? Non lasciamoci quindi prendere dal panico. Come si dice, «sursum corda». SIAMO ON-LINE www.lagazzettadellapuglia.it

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La Gazzetta della Puglia D ALLA P UGLIA /B ARI SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 9 Grazie al festival “Verso Sud” domenica 4 ottobre la rassegna è arrivata in Puglia IL NUOVO ROMANZO DI CHIANCONE «S... Fascination» (“Io cangerò la tua sorte”) Ed. Youcanprint, 2015. Un crepuscolo che tarda a vi rare nel buio della notte: è la metafora della sua vita, che Cristina sente di aver vissuto forse un po’ tiepidamente, lasciandola scorrere da sola, quasi per assecondare il disegno già tracciato dal destino. Ma il destino può anche travestirsi da fascinazione, e allora... Penisola sorrentina: sole, mare e un giovanotto affascinante e misterioso che sembra mandato dal destino. Colto e sensibile, Lorenzo sa anche come prendere le donne. Ma, dopo l’avventura estiva, il romanzo rosa vissuto da Cristina si tinge di giallo, proprio come quei romantici tramonti ormai lontani che la protagonista rievoca con sentimenti sempre più contraddittori. Che sia un vecchio compagno di scuola la persona giusta a portare ordine nel suo caos emotivo? Forse, ma non un compagno qualsiasi: quello che è diventato un affermato psicoterapeuta che vigilerà sull’articolato percorso di introspezione che Cristina, seguendo il suo istinto, ha nel frattempo già intrapreso ad affrontare da sola. Il romanzo si articola attraverso due diversi livelli di narrazione: le riflessioni che Cristina è andata annotando su uno “scartafaccio”, giusto per non rischiare di dimenticare qualche passaggio della sua storia recente ma anche per accumulare materia prima su cui riflettere gli incontri (non solo in studio) con lo psicoterapeuta; le divagazioni musicali ed escursioni geografiche che arricchiscono e stemperano l’avvincente trama del racconto, concedendo al lettore piacevoli pause narrative. Se «S... Fascination» fosse un film, nella sua colonna sonora non potrebbero mancare due riferimenti: - al duettino “Là ci darem la mano” del don Giovanni mozartiano (di cui al sottotitolo) - e al popolarissimo valzer “Fascination”. Come succede alla viola d’amore, queste due melodie fanno vibrare per ‘simpatia’ le corde di Cristina e Lorenzo, protagonisti di una storia che, mentre si dipana pagina dopo pagina, tende a coinvolgere sempre più il lettore. L’autore Romolo Chiancone è nato a Canosa di Puglia nel 1948. Dopo la laurea in giurisprudenza e un periodo di pratica legale, ha lavorato in una grande banca a Venezia, Treviso, Prato, Milano, Vicenza, Padova, Belluno e Mestre dove ha concluso la carriera. «Girolio d’Italia 2015» approda in provincia di Bari ● DELL’AUTORE CORATO – «Girolio d’Italia 2015», tappa di Corato, grazie al festival “Verso Sud” è una rassegna sui generis , diretta da “Lavorare Stanca”, realizzata con il contributo del comune di Corato e del Gal “Le Città di Castel del Monte”, e con il patrocinio di città metropolitana di Bari, città di Andria, Matera 2019, parco nazionale dell’Alta Murgia, Cuore della Puglia, Puglia imperiale turismo, Forum dei giovani Puglia, Forum giovani Corato, associazione nazionale Città dell’Olio, pro loco Quadratum, associazione Tartufo Alta Murgia e Arp (associazione regionale pugliesi) di Milano, insieme al contributo di alcune aziende del territorio. Nell’ambito di «Girolio 2015», tappa di Corato, domenica 4 ottobre 2015, palazzo Gioia, il professor Francesco Lenoci, docente di economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e vicepresidente dell’Arp (associazione regionale pugliesi di Milano), ha svolto la relazione “Cibo per il cuore e per il corpo: Agricultura”. Come ne veniamo fuori da un mondo in cui gli antichi valori sono andati giù, in cui il mare ha inghiottito le boe, sicure e galleggianti, su cui attraccavamo le imbarcazioni in pericolo? La risposta è che occorre procedere urgentemente in una coraggiosa rivoluzione culturale, che al professor Lenoci piace definire “Agricultura”. Infatti il docente della Cattolica ha guidato il pubblico tra antichi valori contadini e nuove pratiche di sostenibilità, in cui il cibo è indiscusso protagonista: il nutrimento del corpo diventa nutrimento del cuore, il coltivare la terra assume una dimensione intima e sociale, fatta di relazioni vitali tra uomo, terra, cibo che essa produce per gli uomini e le donne di ogni continente. Dopo è seguito il workshop-laboratorio della dottoressa Diana Malcangi, titolare dello studio di cosmetologia “Coré”, socio dell’associazione “Pandolea – Donne dell’Olio”, dal titolo “Cibo per la pelle: olio d’oliva e cosmesi”: ha fornito gli strumenti necessari per capire come utilizzare le sostanze alimentari fresche per creare semplici “ricette” cosmetiche. Olio d’oliva, frutta, verdura, farina, spezie varie, elaborati mediante strumenti d’uso quotidiano (cucchiai, ciotole, imbuti, ecc.), si trasformeranno in prodotti di bellezza efficaci e facili da realizzare. Così i partecipanti hanno potuto conoscere gli ingredienti alimentari da un punto di vista “diverso” e con essi imparare materialmente a realizzare creme di bellezza, lozioni toniche, detergenti, ecc. senza l’impiego di sostanze chimiche sintetiche. Ma il momento clou dell’evento si è registrato alle ore 18,00 con la firma della Carta di Milano, per poi terminare dopo le mostredi “Meet (Art) Morphosi” e di “Gesto sospeso-biosculture” in piazza Di Vagno con gag e tanta musica. ● Nella foto: l’intervento del prof. Lenoci Se n’è parlato in un recente convegno «Don Tonino precursore di Papa Francesco» Un pomeriggio di studio, confronto e riflessione si è svolto sabato 31 ottobre 2015 a Milano presso il teatro delle Colonne di san Lorenzo accanto all’omonima basilica nel cuore della Milano romana. A dispetto dei festeggiamenti di Halloween, dei rientri nei vari luoghi di origine per onorare i defunti, della chiusura ufficiale di Expo, un numeroso pubblico (proveniente anche da fuori Milano) ha seguito i lavori del convegno “A Sud l’orizzonte si è schiarito. Don Tonino Bello precursore di papa Francesco”, che ha visto il magistero e la figura di don Tonino esaminata in relazione al messaggio forte di papa Francesco. Autorevoli e noti gli enti organizzatori del convegno: la rivista Famiglia Cristiana, la fondazione «don Tonino Bello», l’Arp (associazione regionale pugliesi di Milano), la parrocchia-basilica di san Lorenzo maggiore. Dopo i saluti del parroco di san Lorenzo don Luca Camisana e del dott. Giuseppe Selvaggi per l’Arp, sono intervenuti il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca (diocesi di origine di don Tonino) mons. Vito Angiuli, il presidente della fondazione «don Tonino Bello» dott. Giancarlo Piccinni, il direttore di Famiglia Cristina don Antonio Sciortino e il sottoscritto come re la priorità dell’esempio concreto. Così don Tonino ha portato il suo messaggio di speranza e di fede avvalendosi della sua vita trasparentissima e dell’amore preferenziale per i deboli. Mons. Angiuli ha ricordato il legame di don Tonino con il territorio, gli anni ugentini, la vita in seminario come educatore. A me il compito di illustrare il rapporto di don Tonino con Milano che di fatto si traduceva nel rapporto di amicizia e stima con il card. Carlo Maria Martini il quale, facendo una strappo alla tradizione ambrosiana, l’aveva invitato in occasione della festa di Sant’Ambrogio del 1989 a parlare durante “il discorso alla città”, insieme con mons. Riboldi vescovo di Acerra, sul tema di una Europa accogliente e solidale. Grande attenzione da parte del pubblico che poi ha sollecitato i relatori con richieste di aneddoti e chiarimenti sul magistero di don Tonino. È significativo che la figura e l’opera di don Tonino Bello siano state ricordate a Milano, alla chiusura di Expo, quale messaggio di speranza per un mondo migliore più umano e solidale in un ponte ideale che in questo vespro milanese ha unito la città ambrosiana con Alessano lembo del “profondissimo A. PICICCO Sud”. IL CORSIVETTO DELLA VIGNETTA «Quarto Potere» (2016) ■ DALLA PRIMA (...) Ottocento e il tema del quadro il socialismo dell’autore. Anche la vignetta di questo numero si rifà al famoso dipinto. Raffigura un fenomeno dei nostri giorni: la fiumana di profughi che scappano dai propri paesi mediorientali a causa della guerra e della fame. Realtà diversa, nei contenuti e nella forma. Le tre figure che guidano l’avanzata sono, sì, sempre due maschi e una donna con un bambino in braccio, ma non sono allineati: la differenza di status sociale è evidente. Significativo il passo più svelto e deciso della donna: segno che vuole annullare la distanza che la separa dagli uomini. A notare i due Kalashnikov (simbolo del terrorismo arabo) buttati per terra a mo’ di x è solo uno dei tanti profughi. Di luce c’è ne tanta, ma è quella del sole a picco del deserto (niente ombre): sino a illuminare, sul fondo, il profilo delle montagne e lo skyline della città. Gli uomini e le donne in marcia hanno visi stanchi e sguardi perplessi. Nonostante camminino nella stessa direzione, sono disorientati: spia di un consapevole futuro incerto. Ad animarli non vi è nessuna ideologia, ma semplice e pura disperazione. La tecnica usata (matita, pennarello e acquarello) stilizzano bene il tutto. Il bambino infagottato, protetto dalle braccia della madre in marcia, rappresenta i tanti bambini migranti, molti dei quali morti annegati. Nel 2015, su un totale di 3.200 vittime, 700 erano bambini. Rispetto al 2014, sono più che raddoppiati. La foto del piccolo Alan Kurdi, annegato e riverso sulla spiaggia, ha fatto il giro del mondo. Solo a questo punto, il cuore freddo di Angela Merkel si è messo a lacrimare. Questi bambini sono nati nella stessa terra in cui è nato Gesù. Chissà perché, spesso lo dimentichiamo. Meglio: ignoriamo l’origine della religione che professiamo. Per noi il Natale è ben altro: auguri formali, presepe, albero illuminato, regali, panettone e pranzi pantagruelici. La strage degli innocenti, dopo duemila anni, si ripete. Il mare Mediterraneo, per chi scappa dal nord Africa, come Erode? L’Egeo, per i profughi turchi che cercano di raggiungere le isole greche, un Erode? No, a noi non sembra. A noi sembra invece che il mare nostrum e l’Egeo, bare loro malgrado, piangono insieme con i familiari delle vittime e con chi ha ancora un residuo di pietas umana. Il vero Erode, oggi, è l’Europa. La “civile” Europa. Senza coscienza, senz’anima, centrata tutta sull’egoismo economico e consumistico. Infine, il terrorismo arabo. Non islamico, come diversi cattolici integralisti affermano. Con il risultato che i migranti pagano per i terroristi. Non si può pensare che un miliardo e mezzo di fedeli dell’Islam siano terroristi o potenziali tali. E poi, l’Occidente non ha l’autorità morale per dare lezioni a nessuno. Sia perché è la causa della destabilizzazione del Medio Oriente, sia perché in secoli non molto lontani, in nome di Dio, ha conquistato e depredato, inquisito e torturato, ammazzato e bruciato in piazza. Stiamo zitti, quindi. E chi va a pescare nel Corano frasi che istigano alla violenza per dimostrare la barbarie della religione islamica, si vede che non ha mai letto la Bibbia. P. FIL. autore di pubblicazioni su don Tonino, moderati dal giornalista di Famiglia Cristiana Antonio Sanfrancesco. A partire dagli scritti e dai discorsi sono state sottolineate diverse similitudini tra don Tonino e papa Francesco. Il dott. Piccinni ha evidenziato il tema della povertà vissuta da don Tonino vissuta non solo quale sobrietà di vita ma come elemento evangelizzatore all’interno della chiesa e nel mondo, nonchè quale fattore di conversione anche per i non credenti. Don Sciortino ha evidenziato l’aspetto della comunicazione e dell’impatto della testimonianza di azione di don Tonino, superiore a quella delle parole. Ha citato poi san Francesco che, ai frati che andavano in missione, raccomandava di evangelizzare «anche con la parola se necessario», a dimostra-

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P AGINA 10 – SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 D ALLA P UGLIA /B ARI La Gazzetta della Puglia In occasione dell’88° anniversario del disastro ferroviario del 30/10/1927 Triggiano onora i suoi morti loro città, terminando a Taranto. A fare da portavoce Michele Annese, già direttore della biblioteca “Carlo Natale”, che tanto lustro ha dato alla sua terra, e oggi artefice dell’Università del Tempo libero e del Sapere, un laboratorio molto attivo. Sicuramente gli organizzatori non rimarranno insensibili all’idea. Per ora sono impegnati nella messa a punto del programma del Valle d’Itria Express, che verrà forse trainato da una “Ciucculatera”, la locomotiva a vapore” che è sempre nel cuore e nella memoria degli appassionati del treno. Sul quale Wolfgang Schivelbusch ha scritto un libro interessantissimo: “Storia dei viaggi in ferrovia”, edito da Einaudi. Vi si parla tra l’altro della ferrovia come garante tecnico della democrazia, secondo la teoria degli intellettuali seguaci di Saint Simon, che consideravano il treno come trasporto dell’uguaglianza, della libertà e della civiltà. Ma era un’illusione: la disposizione dei posti nello scompartimento (uno di fronte all’altro) risultava sgradevole a chi si riteneva di prima classe. E si isolava tacendo, immergendosi nella lettura o guardando il panorama. D ALLA P UGLIA – Correva l’anno 1927. Il 30 ottobre, alle 7,41, un convoglio speciale per Bari partito da Locorotondo, appena uscito dalla curva che sfocia nella stazione di Triggiano, finì contro un treno, anch’esso diretto al capoluogo, fermo sul binario, unico, in ritardo sull’orario. Il conducente del treno in arrivo, mancando il segnale rosso, e accortosi dell’ostacolo quando ormai era pochi metri, azionò i meccanismi di frenata, ma non potè evitare il disastro: 9 viaggiatori perdettero la vita e 145 rimasero feriti. Due cittadini, Michele Campobasso e Vito Giannelli, s’impegnarono immediatamente con coraggio nell’azione di soccorso, salvando molta gente imprigionata nei vagoni devastati, pur sapendo che la caldaia della locomotiva, sottoposta a pressione, poteva esplodere da un momento all’altro; pericolo scongiurato dal macchinista che pur avendo subito un trauma all’addome, risalì sulla macchina deragliata per compiere le manovre necessarie. Alla tragedia e ai suoi eroi, il 13 novembre scorso, è stata dedicata una lapi- «Misurare la Sanità» DALLA PUGLIA – «Per la prima volta la regione Puglia realizza un monitoraggio per misurare le performance dei nostri ospedali. E lo fa affidandosi ad una università pubblica di eccellenza, la scuola superiore “Sant'Anna”. Si tratta di uno strumento fondamentale per migliorare la qualità del servizio, grazie al quale sarà possibile modellare il piano di riordino ospedaliero con maggiore precisione. In questo modo la decisione politica si libera da ogni tipo di condizionamento e si ancora a dati oggettivi, al solo fine di garantire le migliori performance e quindi, attraverso di esse, il diritto alla salute e all'uguaglianza per tutti». Così il presidente della regione Puglia Michele Emiliano (nella foto) il 4 dicembre scorso, durante un incontro con i giornalisti per un primo resoconto relativo ai dati sulle performance degli ospedali pugliesi messi a punto dai ricercatori della scuola superiore “Sant’Anna” di Pisa. de, affissa su una parete all’ingresso della stazione di Triggiano. Presenti il sindaco Vincenzo Denicolò, l’assessore alla Cultura Piero Caringello, una dirigente dello stesso dipartimento Tonia Caldarulo e alcuni consiglieri comunali. Con loro il direttore d’esercizio delle Ferrovie Sud-Est, ingegner Giuseppe Formica, il parroco don Michele Camassa, l’arciprete don Antonio Bonerba, che ha benedetto la targa, oltre a Dario De Simone, rappresentante dell’Aisaf gruppo Bari (associazione jonico-salentina Amici del treno), promotore dell’iniziativa realizzata con il patrocinio e l’intervento economico del Comune; e alla fanfara della scuola secondaria di primo grado “De Amicis-Dizonne”. Tra il pubblico c’era chi GIOVINAZZO – Il programma della festa patronale recita per il 21 agosto ore 21,45 in piazza Vittorio Emanuele II: “Festa del ritorno – Home sweet Home, serata conviviale dedicata ai giovinazzesi residenti all’estero”. E si è trattato proprio di una serata di festa, di gioia, di emozioni che i concittadini fuori sede hanno suscitato e hanno saputo regalare all’intera cittadinanza che li ha accolti con un caloroso abbraccio nella suggestiva e maestosa cornice della nostra piazza, il salotto buono di Giovinazzo che traboccava di numerosissimo pubblico costituito dai giovinazzesi emigranti e da quelli residenti, tutti uniti dall’amore per la propria città e per la protettrice, grazie al fattivo impegno dell’amministrazione comunale e dell’organizzazione festeggiamenti patronali. Non è sfuggito il fatto che l’evento si sia svolto il “venerdì della Madonna”, all’inizio del cuore della festa patronale, subito dopo la traslazione del manto, metafora di protezione, di onore, di bellezza. Per accogliere i propri emigrati è stata quindi organizzata una serata di musica e di spettacolo con la partecipazione del comico Pierluigi Patimo e del cabarettista Davide Ceddia che con la loro effervescente comicità e simpatia hanno allietato ricordava che quel giorno a Bari si festeggiava il quinto anniversario della marcia su Roma (il 28 ottobre del ‘22) e chi i gravissimi precedenti incidenti sulle strade ferrate del Sud. Tra i quali, l’ecatombe del 3 marzo del ’44: più di 500 morti: nel pomeriggio, alle 19, il treno 8017, lunghissimo, tirato da due locomotive a vapore con un fuochista e un macchinista, partito dallo scalo di Battipaglia con un rilevante carico di viaggiatori, nella notte si bloccò in una galleria poco distante da Balvano e nel tentativo di rimettersi in moto, dai locomotori si liberarono gas tossici che colsero i passeggeri nel sonno. L’episodio è passato alla storia come il disastro di Balvano, il paese in cui il 3 novembre del 1961 si rifugiarono i bri- ganti Carmine Crocco e Josè Borjès con le loro bande, e nel 1980 fu coinvolto nel terremoto che si accanì in Basilicata e in Irpinia. Tornando a Triggiano, recitata una preghiera per le vittime, va detto che è da lodare l’attività svolta con impegno e competenza da Dario De Simone e dai suoi collaboratori dell’Aisaf gruppo Bari, in favore del treno, della conoscenza della sua storia e anche dell’incremento del turismo. Sono in molti ad esprimere entusiasmo per l’esperienza fatta quest’estate con il Salento Express, che viaggiava con orchestre jazz a bordo e concludeva la sua corsa sul secondo binario dello scalo di Martina. E a Crispiano si manifesta il desiderio che il tragitto venga allungato fino alla F. PRESICCI accanto al titolo: il sindaco di Triggiano Vincenzo Denicolò ● Nella foto, ■ BANDO REGIONALE Serata conviviale del 21 agosto Viticoltura, settore in crescita BARI – Si è chiuso il 1° dicembre il bando regionale per l’assegnazione, a titolo gratuito e a titolo oneroso, dei diritti di reimpianto vigneti presenti nella riserva regionale, pubblicato nel Bollettino ufficiale della regione Puglia (consultare il Burp n. 154 del 26 novembre 2015). Le domande presentate da giovani agricoltori sono state 267 per circa 190 ettari disponibili gratuitamente e 282 quelle a titolo oneroso per una dotazione in riserva regionale poco superiore a 300 ettari di superficie. Dati che ancora una volta fanno immaginare la viticoltura settore fortemente attenzionato dai giovani under 40 e non solo. I diritti saranno assegnati entro il 31 dicembre 2015. La riserva regionale pugliese, ad oggi, ha consentito di assegnare ben 969 ettari di diritti di reimpianto. Il 40 per cento è stato riservato gratuitamente ai giovani al di sotto di 40 anni di età, concedendo 388 ettari. Mentre il 60 per cento a titolo oneroso, pari a 581 ettari, è stato assegnato a produttori viticoli pugliesi, con un ritorno importante nelle casse regionali di circa 2 milioni e 300 mila euro. Giovinazzo, festeggia i suoi emigrati ■ la festa e divertito i presenti. La musica è stata affidata alla band locale «I nati stanchi» che hanno cantato le canzoni più celebri del nostro repertorio nazionale. La brillante conduzione della serata è stata curata da Letizia Caccavo, con la regia artistica di Tommaso Bonvino. Per onorare i fuori sede sono state consegnate alcune targhe ricordo a coloro che si sono distinti all’estero e al Nord Italia per qualità professionali e per l’animazione delle realtà associative degli emigranti, e non è mancato qualche momento di commozione e pure qualche lacrima. Hanno ricevuto i riconoscimenti: Vincenzo Dinatale dell’associazione «Madonna di Corsignano Stati Uniti» realtà nota per mantenere viva la devozione verso la protettrice in America; Francesco Sterlacci dell’associazione «Sant'Antonio New York» per la festa organizzata in quella città in onore del santo nel ricordo delle radici natie; Giuseppe Illuzzi, presidente della Federazione italiana lavoratori emigranti e famiglie operante in Australia, infaticabile organizzatore delle realtà associative in Australia e tessitore dei rapporti con la regione Puglia. Per il Nord Italia hanno ri- cevuto targhe il sottoscritto per l’attività culturale in seno all’Arp di Milano (associazione regionale pugliesi), e Giuseppe Fasano, emigrato sempre a Milano, distintosi per il fattivo impegno nel campo del volontariato, in particolare nell’animazione di realtà sportive nei quartieri di periferia, opera per la quale gli è stato conferito l’Ambrogino d’oro nel 2008 dal comune di Milano. Durante la prosecuzione della serata Mimmo Tridente, cultore del dialetto giovinazzese, ha letto la poesia di Antonio Labombarda Vèu cà stètè a Paièse allendène, scritta apposita- mente per gli emigranti giovinazzesi. Lo stesso Labombarda, nel suo intervento, ha sottolineato l’ammirazione per il coraggio di chi ha lasciato la propria terra portando sempre nel cuore l’amore verso la Madonna di Corsignano e avvertendone il sostegno nei momenti di difficoltà. Hanno fatto eco le parole del presidente dell’organizzazione festeggiamenti patronali Francesco Pugliese che ha sottolineato le emozioni che i concittadini fuori sede riescono a suscitare, e del sindaco Tommaso Depalma che ha additato ad esempio la determinazione di coloro che non hanno esitato ad affrontare difficoltà e disagi per cambiare in meglio la loro vita. Come ho avuto modo di dire durante la serata, il vero senso della nostalgia è “l’amore che rimane”: l’amore per la propria terra, per la propria città, per i colori e i sapori, per la festa ma anche per i famigliari e gli amici del passato, per un contesto umano caratterizzato da atmosfere speciali che rendono la vacanza indimenticabile. È l’amore, qui coltivato, che rende fecondi tutti gli altri sentimenti e consente di continuare ad andare avanti fino alla prossima festa o fino al prossimo ritorno a Giovinazzo. A. PICICCO un momento della serata ● Nella foto:

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA – Flavia Pennetta e Roberta Vinci, brindisina la prima e tarantina la seconda. Sì, stiamo parlando proprio di loro: le due regine del tennis mondiale. Diciamo meglio: la vera regina è Flavia, Roberta è una principessa. Entrambe erano già note nel mondo del tennis, ora lo sono diventate anche per il grande pubblico. A decretarle tali è stato il risultato raggiunto, la sera del 12 settembre scorso, a Flashing Meadows (nel Queens), alla finale degli Us Open di tennis: Flavia si è classificata prima, battendo la conterranea Roberta per 7-6, 6-2. Ma a vincere, in sostanza, sono state entrambe. Roberta era stata già consacrata, il giorno prima, dopo aver sconfitto la numero uno Serena Williams, come la più popolare tennista italiana. Una semifinale da leggenda, tanto da essere stata scelta come partita dell’anno dalle testate specializzate Usa Today e Tennis Channel. Mentre in Italia i giornali parlavano della costosa volata di Renzi in Usa, disertando l’apertura della Fiera del Levante di Bari, per andare a farsi vedere e fotografare con le campionesse e i maggiorenti americani, Stefano Vaccara scriveva in italiano sul giornale on line www.lavocedi- D ALLA P UGLIA /S ALENTO SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 11 Le due atlete salentine sono state “incoronate” il 12 settembre in Usa Pennetta e Vinci regine mondiali del tennis newyork : «Arrivando dentro quel bellissimo stadio, le emozioni sono state forti, incredibile anche per noi la gioia nell’assistere ad una finale sportiva di quel livello sapendo di aver già vinto. Una felicità speciale che tanti italiani a New York devono aver Flavia Pennetta è nata a Brindisi il 25 febbraio 1982, considerata una delle più forti tenniste italiane di tutti i tempi: ha vinto 11 tornei Wta in singolare (compreso il prestigioso torneo di Indian Wells). Inoltre è la tennista italiana ad aver accumulato più montepremi in assoluto durante gli anni, con un guadagno complessivo di oltre $ 14,000,000. È stata numero sei del mondo nel settembre 2015, poco dopo il trionfo a New York. In precedenza, era stata anche la prima tennista italiana ad essere riuscita ad entrare nella top ten della classifica mondiale Wta Tour il 17 agosto del 2009: vinse di fila il torneo di Palermo, il Premier di Los Angeles e la semifinale a Cincinnati, inanellando così una serie positiva di 15 vittorie consecutive (record per una tennista azzurra). Oltre al singolare, ha ottenuto ottimi risultati anche in doppio, specialità nella quale è stata la prima italiana in assoluto ad aver raggiunto la prima posizione del mondo nel febbraio 2011, vincendo in tutto 17 tornei Wta, tra cui anche un torneo del Grande Slam (Australian Open 2011) e i WTA Tour Championships 2010 a Doha, entrambi in coppia con l'argentina Gisela Dulko. È stata premiata dal Coni con il Collare d’oro al merito sportivo. (Fonte Wikipedia) provato insieme a tutti i connazionali sparsi in patria e nel mondo. Non capita spesso, anzi non capita mai, di poter tifare contemporaneamente per entrambe le finaliste di un evento sportivo tra i più importanti al mondo» (http://www.lavocedinewyork.co m/Flavia-Pennetta-vince-gli-USOpen-e-con-Roberta-Vinci-emoziona-il-mondo-deltennis/d/14379/). E, dopo un breve resoconto della partita, così concludeva: «Una giornata magnifica per loro e per l’Italia, che anche il temporale che minacciava da almeno tre ore prima del match New York non ha voluto rovinare: un acquazzone che avrebbe fatto rinviare la partita è scoppiato solo quando Pennetta stava ultimando le foto col suo trofeo tra le mani. Nessuno aveva lasciato lo stadio prima, a costo di arrivare a casa bagnati ma felici» (ivi). Durante la premiazione, la tennista brindisina ha annunciato di volersi ritirare dalla sport. Non sarà lei quindi la portabandiera azzurra nei Giochi di Rio 2016. Roberta Vinci invece ha dichiarato che giocherà ancora un anno e poi si vedrà. Durante la cerimonia si è visto che le due giovani pugliesi non hanno in co- mune solo il tennis e la terra d’origine, ma anche una forte amicizia. Che risale a quando hanno mosso i primi passi nel gioco con la racchetta. Sono cresciute da sole nei circoli tennistici di Brindisi e Taranto, poi insieme in quello di Bari e federale a Roma. Si sono sempre distinte bravissime come singolariste e doppiste. Molte le cadute e altrettanto le rimonte. Tre mesi dopo hanno condiviso il premio “Radice di Puglia”, consegnato nelle loro mani dal presi-dente della Regione Michele Emiliano. Ospiti d’onore del Galà dello Sport Coni, allo Showville di Bari. Era la prima volta, dopo il trionfo della finale agli Us Open, che le due tenniste ritornavano nella loro Puglia. Fino a che punto, oggi, si rendono conto di ciò che hanno rappresentato per il ten-nis? A questa domanda, Flavia ha risposto: «Secondo me ce ne renderemo conto più avanti nel tempo, ora è ancora presto, tra qualche anno ci guarderemo indietro e capiremo quanto siamo state brave» (La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 dicembre 2015, p. 30). P. FIL. ● Nella foto: le due “regine” col presidente Renzi Roberta Vinci è nata a Taranto il 18 febbraio 1983, inizia a prendere la racchetta in mano a sei anni. Il suo primo maestro è Davide Diroma; a 12 anni, conduce la squadra femminile under 12 del Circolo Tennis Taranto alla conquista del titolo nazionale di categoria. Si impone, in quegli anni, soprattutto a livello regionale insieme a Flavia Pennetta: le più forti tra le juniores. È con la stessa Flavia Pennetta che nel 1997 vince il doppio femminile al trofeo Avvenire. A 13 anni, finita la terza media, viene segnalata dai tecnici federali e si trasferisce a Roma per entrare nella scuola della Federazione italiana tennis. A 17 anni partecipa a tornei in Italia e in Europa, da 10-20-25.000 dollari e sino a 18 anni fa parte della Nazionale juniores. Finalista agli Us Open 2015 e vincitrice di 9 tornei Wta in singolare, è tutt'oggi la prima ed unica tennista italiana ad aver vinto almeno un torneo su tutte le superfici di gioco (cemento, terra e erba). Insieme a Sara Errani, si è aggiudicata in tutto 25 tornei comprese tutte le prove del Grande Slam, diventando cosi la prima coppia italiana a completare il Career Grand Slam, nonché la quinta coppia in assoluto a vincere più tornei dello Slam (5). Il Coni l’ha premiata con il Collare d’oro al merito sportivo. (Fonte Wikipedia) La “vita travagliata” delle nostre testimonianze storiche A LATERZA (TA) (TA) E... Crispiano attende! DALLA PUGLIA – 31 agosto 2015 “... a chijsa vecchie ca conosce le volpòne s'ha chiòse da réte e nange ijapre chiù a nesciòne; L'ha sapòte pòre a Torre de Cachèsce c'ha fusciote debbasce pe mètte pèsce; lore si ca se volene bène pecce' de stu paijése canoscene le gioie e le pène. Quante none viste de passà, quante sinneche one viste de cumannà, e tutte, stateve secòre one fatte bune bune le danne lòre...” La satira crispianese di Michele Vinci, di cui è stato riportato uno stralcio, fa comprendere, molto eloquentemente, “la vita travagliata” delle testimonianze storiche di Crispiano. In particolare la Chiesa Vecchia, situata nel vallone, dove sono presenti testimonianze del settecento riguardanti la nascita della Crispiano moderna. L’amministrazione Ippolito, come altre precedenti, non ha perso occasione per dimostrare “la disattenzione” nei confronti di importanti manufatti, significativi per la storia del paese e per quanti si sono adoperati, nei secoli, per trasmettere a noi la cultura e il progresso civile. A rilevare questa “disattenzione” sono stati i consiglieri del gruppo di minoranza “Paese Futuro”, i quali hanno sostenuto “la sollevazione popolare sui social network”, scaturita all'indomani della realizzazione di una stazione per biciclette elettriche proprio nel piazzale della “Chiesa”. «A proposito della stazione per bicicletta elettrica, che, dopo la sollevazione di popolo, è stata spostata e ricollocata in altro luogo – scrivono sui social network – vogliamo evidenziare, per la completezza dell’informazione, che il sito dove era stata montata era precisamente quello che l’amministrazione comunale aveva individuato, con la delibera di giunta comunale n. 233 del 30/10/2014 che in parte si riporta testualmente: “omissis – Delibera - omissis - 1) di accogliere la richiesta del G.A.L. Colline Joniche S.c. a.r.l. intesa all’installazione di una stazione di ricarica per bicicletta elettrica a pedalata assistita con autonomia di alimentazione; 2) di individuare il sito per l’installazione del suddetto totem presso l’area antistante la Chiesa S. Maria, ubicata in Via Unità d’Italia (Fg. n. 56 p.la 312), così come risultante dalla planimetria allegata; 3) di dare atto che il suddetto sito presenta i requisiti richiesti in quanto è di immediata e non onerosa disponibilità, è collocato nelle vicinanze del Centro IAT, è di dimensioni idonea ed, altresì, è collocato in area che sarà dotata di Videosorveglianza; - omissis -”. «Pertanto, caro Sindaco, non si trattava assolutamente di un sito temporaneo – concludono i consiglieri – ma avevate individuato, con detta delibera, precisamente quel luogo. Bastava ammettere il madornale errore e chiedere scusa, prima di tutto, alla Chiesa Vecchia». La Chiesa Vecchia (nella foto), che vanta un affresco settecentesco Al via il museo delle tradizioni TARANTO – Quest’anno il Natale a Laterza in provincia di Taranto ha visto la nascita di un nuovo museo legato soprattutto alle tradizioni. Il Muma così si chiama il museo della maiolica latina voluto dall’amministrazione comunale è nato con l’intento di proiettarsi nel futuro accanto alle altre istituzioni nate nel neonato polo della regione Puglia. L’inaugurazione è avvenuta il primo dicembre nel palazzo – cosiddetto marchesale – con una mostra iniziale dedicata alla collezione Tondolo a cura dello studioso Guido Donatone. La collezione – va precisato – è molto apprezzata dagli addetti ai lavori perché non è la prima volta che viene esposta con l’assenso del suo proprietario, l’imprenditore barese Riccardo Tondolo. Infatti, negli anni addietro le 150 opere sono state ospitate dal museo provinciale di Lecce. Tutte le opere sono state selezionate (di varie dotazioni) e rilevano predilezioni formali e metodi di lavorazione tipicamente legati alle antiche botteghe del centro tarantino. Per info: 099.82.97.911. ■ dell’arcangelo san Michele, in effetti non ha mai avuto pace. Negli anni ’60, praticamente abbandonata, veniva utilizzata per deposito attrezzature del servizio di nettezza urbana, poi consolidata e ristrutturata, l’8 ottobre 1993 con atto del consiglio comunale n. 98, venne destinata a sezione museologica della biblioteca “Natale”; le ossa presenti in fosse comuni sotto il pavimento vennero trasferite al cimitero comunale. All’interno vennero esposte due lapidi tombali del territorio; furono illuminate le sottostanti tombe e ricoperte con vetro di calpestio; furono anche sistemate bacheche di esposizione di reperti archeologici. Il museo civico è riconosciuto dalla regione Puglia ed era stato inserito nel circuito de “Le grandi strade della Cultura” che annualmente il Mibac propone per le giornate del Fai. Successivamente, la poca volontà di gestire un museo e gli episodici utilizzi “commerciali” trasformarono il monumento in uno dei centri di accoglienza turistica, realizzati nell’ambito di un progetto Pop ’99 – importo 500 milioni vecchie lire – gestito dal Comune tramite la biblioteca. Una successiva destinazione, molto prestigiosa per la nostra cittadina, di sede regionale dell’Accademia di storia dell’arte sanitaria, proposta dal dott. Martino De Cesare, unitamente al dirigente nazionale dell’accademia dott. Gianni Iacovelli, venne modificata per le velleità di una associazione bersaglieri che ne voleva fare un “Sacrario”. La necessità di risanare dall’umido l’edificio ed eseguire nuovi interventi conservativi, ha fatto scaturire il provvedimento della scorsa amministrazione comunale di affidare la gestione al Gal per le attività di promozione del territorio, ma ahimè, tornando alla satira di Michele Vinci, c'è da dare ragione alla torre di Cacace, che dice “ sora maje come tone maltrattéte, stoche megghie jie, pore ce ménza scuffulète; ma almène nà tènghe nante zaraffe e puletecante... Ma a chijse le dèce ca ancore nange a speccète, u fatte ijé lunghe e cumplechète....” MICHELE ANNESE

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P AGINA 12 – SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 G AZZETTINO SPOR TIVO La Gazzetta della Puglia Campionati di calcio leghe professionisti: serie A e B che si disputeranno nei nostri stadi con riferimento alla Puglia (a pag. 6) Calendari 2015/2016 di tutti gli incontri LE PARTITE DI SERIE A 2015-2016 Inizio del campionato 23 agosto e termina il 15 maggio. LE PARTITE DI SERIE B

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La Gazzetta della Puglia ROMA – Certi di fare, come è nostra consuetudine, cosa gradita ai nostri lettori riportiamo di seguito l’ultima stretta di vite del governo Renzi: le ben 208 prestazioni sanitarie non più a carico del servizio sanitario nazionale (in 2 puntate). L EX SEMPER LOQUITUR SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 13 Ecco tutte le prestazioni sanitarie che d’ora innanzi sono a carico del paziente Stretta di vite del governo Renzi tamento ortodontico con apparecchi fissi, trattamento ortodontico con apparecchi ortopedico funzionali, riparazione di apparecchio ortodontico radiologia diagnostica, tomografia computerizzata (tc) del rachide e dello speco vertebrale, tomografia computerizzata (tc) del rachide e dello speco vertebrale senza e con contrasto, tomografia computerizzata (tc) dell’arto superiore tc, tomografia computerizzata (tc) dell’arto superiore senza e con contrasto, tomografia computerizzata (tc) dell’arto inferiore 36) tomografia computerizzata (tc) dell’arto inferiore senza e con contrasto, risonanza magnetica nucleare (rm) della colonna, risonanza magnetica nucleare (rm) della colonna senza e con contrasto, risonanza magnetica nucleare (rm) muscoloscheletrica, risonanza magnetica nucleare (rm) muscoloscheletrica senza e con contrasto, densitometria ossea con tecnica di assorbimento a raggi x, densitometria ossea con tecnica di assorbimento a raggi x total body, 11 deossicortisolo, acido 5 idrossi 3 indolacetico, acido delta aminolevulinico, ala deidrasi eritrocitaria, alaninaaminotransferasi, albumina, aldolasi, mica hla-a, tipizzazione geno mica hla-a mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hla-b, tipizzazione geno mica hlab mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hla-c, tipizzazione geno mica hla-c mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hladp mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hla-dpa1 ad alta risoluzione, tipizzazione geno mica hla-dpb1 ad alta risoluzione, tipizzazione geno mica hla-dq mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hladqa1 ad altari soluzione, tipizzazione geno mica hladqb1 a bassa risoluzione, tipizzazione geno mica hladqb1 ad alta risoluzione, tipizzazione geno mica hladr mediante sequenziamento diretto, tipizzazione geno mica hla-drb a bassa risoluzione, tipizzazione geno mica hla-drb ad alta risoluzione, tipizzazione siero logica hla classe 1, tipizzazione siero logica hla classe 2, trombossano b2, viscosità ematica, campylobacter antibiogramma, campylobacter da coltura identificazione biochimica, campylobacter esame colturale, chlamydie ricerca diretta (e.i.a.), chlamydie ri- 1ª PUNTATA Estrazione di dente deciduo, estrazione di dente permanente, altra estrazione chirurgica di dent, ricostruzione dente mediante otturazione fino a due superfici, ricostruzione dente mediante otturazione a tre o più superfici, ricostruzione di dente mediante intarsio, applicazione di corona, applicazione di corona in lega aurea, altra applicazione di corona, applicazione di corona e perno, altra applicazione di corona e perno, inserzione di ponte fisso, inserzione di protese rimovibile, altra inserzione di protesi rimovibile, inserzione di protesi provvisoria, altra riparazione dentaria, impianto di dente, impianto di protesi dentaria, terapia canalare in dente mono radicolato, terapia canalare in dente pluri radicolato, apicectomia, gengivoplastica (chirurgia parodontale), asportazione di lesione o tessuto della gengiva, levigatura delle radici, intervento chirurgico pre protesico, asportazione di lesione dentaria della mandibola, trattamento ortodontico con apparecchi mobili, trat- alfa amilasi, alfa amilasi isoenzimi, androstenediolo glucuronide, aspartato aminotransferasi, calcio totale, colesterolo hdl, colesterolo ldl, colesterolo totale, creatinchinasi (cpk o ck), creatinina clearance, cromo, enolasi neurone specifica, ferro, fosfatasi acida, fosfatasi alcalina, fosfatasi alcalina isoenzima osseo, fosfato inorganico, lattato deidrogenasi, lipasi, magnesio totale, mioglobina, potassio, proteine, sodio, sudore, trigliceridi, urato, urea, alfa 2 anti plasmina, anticorpi anti micro somi o anti tireoperossidasi, antigene carboidratico 125, antigene carboidratico 15.3, antigene carboidratico 19.9, antigene carcino embrionario, antigeni hla 85) beta trombo globulina, cyfra 21-1, eparina, fenotipo rh, glicoproteina ricca in istidina, gruppo sanguigno abo e rh, ige specifiche allergologiche: quantitativo, ige specifiche allergologiche: screening multiallergenico qualitativo, igg specifiche allergologiche, inibitore attivatore del plasminogeno, tempo di protrombina, tempo di tromboplastina parziale, test di aggregazione piastrinica, test di resistenza alla proteina cattivata, tipizzazione geno cerca diretta (i.f.), chlamydie ricerca diretta mediante ibridazione, miceti anticorpi, miceti (lieviti) antimicogramma da coltura, salmonelle da coltura identificazione biochimica e sierologica di gruppo, salmonelle da coltura identificazione sierologica, shigelle da coltura identificazione biochimica e sierologica, virus epatite b (hbv) anticorpi, virus epatite b (hbv) antigene, virus epatite delta (hdv) antigene, analisi citogenetica per patologia da fragilità cromosomica, analisi citogenetica per ricerca siti fragili, analisi citogenetica per scambi di cromati di fratelli, analisi citogenetica per studio mosaicismo cromosomico, analisi citogenetica per studio riarrangiamenti cromosomici indotti, analisi del dna ed ibridazione con sonda molecolare, analisi del dna per polimorfismo, analisi di mutazione del dna con reazione polimerasica a catena e elettroforesi, analisi di mutazione del dna con reazione polimerasica a catena e ibridazione con sonde non radiomarcate, analisi di mutazione del dna con reazione polimerasica a catena e ibridazione con sonde radio marcate, analisi di mutazione del dna con reverse dot blot, (... arrivederci alla 2ª puntata). (FONTE: il Tempo) ● Nella foto: il presidente del consiglio Renzi Nuova legge sulla revisione delle autovetture Dal 2016 cambia tutto! ROMA – Una notizia importantissima per gli automobilisti che dal primo di gennaio del prossimo anno dovranno fare la revisione alla propria auto. È bene ricordare che sottoporre il proprio veicolo alla revisione auto è obbligatorio trascorsi quattro anni dalla prima immatricolazione e, in seguito, ogni due anni. Sino ad oggi il tutto veniva eseguito in maniera approssimativa da meccanici e rivenditori autorizzati dall’ispettorato della Motorizzazione civile. Sono due le disposizioni in materia di revisione davvero nuove: – la prima riguarda l’obbligo di effettuare una revisione video-sorvegliata. Il centro di revisione scelto e l’addetto al controllo, infatti, dovranno garantire un sistema video capace di registrare e dimostrare il lavoro effettuato sul mezzo, auto o moto che sia; – l’altra importante novità riguarda invece la Motorizzazione, che verrà immediatamente informata dei controlli e delle valutazioni effettuate sui veicoli. I vantaggi? l’imparzialità delle decisioni, la certezza del controllo, la possibilità di conoscere l’effettiva storia del proprio mezzo di trasporto e la sicurezza di avere un veicolo consono e affidabile. Tecnicamente, chiunque avrà un’auto idonea potrà essere sicuro di guidare un mezzo che ha superato test scrupolosi e documentati, e che tutto è reperibile in Motorizzazione. ro solo se si veniva ‘beccati’ dalle forze dell’ordine, da adesso la“multa” arriverà automaticamente a casa. E ciò grazie alla novità tecnologica della Motorizzazione civile che con i nuovi sistemi informatizzati ha tutti i dati di ogni veicolo italiano registrati. In caso di mancata revisione oltre alla sanzione amministrativa di 155 euro nel mese della scadenza, ci sarà anche la sospensione della carta di circolazione finché il controllo non sarà stato eseguito presso la Motorizzazione o in officine autorizzate. Intanto, sempre in tema di nuove disposizioni di legge relative allo schema di decreto legislativo trasmesso il 17 novembre alla Camera per l’approvazione parlamentare guidare senza patente non sarà più reato. Tanto riferisce Quattroruote.it. La novità riguarda anche le patenti revocate o non rinnovate per mancanza dei requisiti fisici o psichici e rientra nella depenalizzazione di quei reati attualmente punibili con la sola pena della multa o dell’ammenda, come previsto dalla legge 67/2014. RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO Bollo auto non pagato! Quando e come è possibile il ricorso Sono tante le cartelle esattoriali che gli italiani stanno ricevendo in questi giorni per il mancato pagamento del bollo auto. Nella maggior parte dei casi sono da pagare ma esistono casi in cui per legge si può fare ricorso. Vediamo quali. Una recente sentenza del tribunale di Cosenza, la n°1711/15, ha fatto proprie due precedenti pronunce della cassazione in materia, riaprendo la disputa intorno alla prescrizione del bollo auto, e sui tempi con i quali Equitalia deve emettere una cartella di pagamento. Nel caso di specie, il tribunale di Cosenza ha accolto il ricorso di un automobilista a cui era stata notificata la cartella di pagamento da parte di Equitalia trascorsi i tre anni. La prescrizione – lo ricordiamo – è quell’istituto giuridico disciplinato dal codice civile (articolo 2934) ed è il mezzo che l’ordinamento giuridico prevede per l’estinzione dei diritti nel caso in cui il titolare non li eserciti entro i termini stabiliti dalla legge. Se Equitalia intende rifarsi sul contribuente ha tre anni per inviare la cartella esattoriale. In buona sostanza: l’ente di riscossione deve notificare l’atto al destinatario, prima che i tre anni siano trascorsi pena appunto la prescrizione dell’atto per decadenza dei termini. Questa sentenza apre a numerosi altri ricorsi e contestazioni. Ma come è possibile fare ricorso? Il ricorso può avvenire, in prima istanza, presentando una richiesta di annullamento (annullamento totale o parziale) delle tasse automobilistiche, rivolta alla stessa amministrazione che ha emesso la cartella esattoriale. In caso di mancato riscontro, è possibile adire la via giudiziaria presentando un altro ricorso alla commissione tributaria provinciale competente, entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale contestata. Attenzione ai navigatori o app fuori legge! Causano brutte sorprese Un navigatore o un app fuori legge (nati per scoprire l’autovelox infallibile che funziona al buio e “multa più veicoli) possono causare brutte sorprese. Se avete a bordo un segnalatore ‘istantaneo’ di autovelox o tutor rischiate una sanzione amministrativa – cosiddetta multa – di oltre 3mila euro. A ribadirlo: una legge in vigore e una consolidata giurisprudenza in merito (vedi la recente sentenza della cassazione, la n. 24221/15 del 27.11.2015). Nella sentenza, tra l’altro, viene ricordato come sia infatti vietato avere a bordo tipologie di navigatori o strumenti (spesso denominati ‘anti-autovelox’) che possano segnalare la presenza in strada di autovelox, tutor o rilevatori simili in modo ‘diretto’. Nel caso tali strumenti venissero scoperti dalla polizia durante un controllo si rischia una “multa” da 808 a 3.238 euro, con confisca e possibile distruzione del dispositivo stesso. Fortunatamente, la norma non colpisce tutti i dispositivi come navigatori e app vari. Fuori legge sono infatti quei dispositivi che permettono, con una rilevazione di tipo ‘radar’ in tempo reale e tale da ‘suggerire’ l’andatura al conducente e aiutarlo così ad eludere i controlli di autovelox in funzione. Diverso è per altri dispositivi che, genericamente, segnalano la presenza di autovelox fissi e attrezzature simili. Per rendere più chiara la distinzione: se il dispositivo funziona come un normale navigatore satellitare e indica la velocità consentita in un tratto di strada dove potrebbero essere eseguiti i controlli (anche se poi l’autovelox non è realmente in funzione), in questo caso non si infrange alcune regola. Nel caso il dispositivo funzioni come un radar ‘live’ e intercetta solo gli autovelox effettivamente in funzione, si viola le legge. Solo nel primo dei due casi si considera il dispositivo a bordo come una sorta di equivalente dei segnali stradali presenti sulle strade che ‘anticipano’ la presenza degli autovelox e quindi assolutamente legale. GIULIA TEDESCHI La nuova sanzione Tra questi reati c’è appunto la guida senza patente, prevista dall’articolo 116 del codice della strada e sanzionata con ammenda da 2.257 a 9.032 euro (e con arresto fino a un anno in caso di recidiva nel biennio). Quando entrerà in vigore il decreto legislativo, l’ammenda verrà sostituita da una sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro. Sanzioni Mentre fino ad oggi circolare senza revisione aggiornata poteva costare molto ca- ■ AVVISO AI NOSTRI LETTORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Correggio n. 19 - 20149 Milano o telefonando allo 02.45485155.

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P AGINA 14 – SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 G AZZETTINO MEDICO La Gazzetta della Puglia Positivi i primi test su ratti e maiali eseguiti nell’università del Missouri Sviluppati in provetta i primi reni che fanno la pipì H I P P O C AT R E S ● A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (r.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO Realizzati i primi reni in provetta funzionanti e capaci di fare la pipì. A riuscirci i ricercatori dell’università del Missouri-Columbia, coordinati da Takashi Yokoo, che hanno sviluppato e testato su topi e maiali, partendo dalle cellule staminali, un rene in grado non solo di produrre, ma anche di eliminare l’urina. Un risultato importante per chi soffre di malattie renali croniche ed è in attesa di un trapianto. Ottenuti i primi reni in grado di eliminare l’urina Ad onor del vero molti scienziati avevano tentato di creare ex novo un rene partendo da cellule staminali, ma tutte le sperimentazioni si sono rivelate fino ad oggi fallimentari. In nessun caso, si legge nello studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana di scienze (Pnas), si è riusciti a realizzare un canale per eliminare l’urina (che è la funzione svolta dall’uretra). Il che ha poi portato allo sviluppo di anemia, ipotensione e la mancata crescita del rene. Superati tutti i problemi Così gli scienziati dell’università del Missouri-Columbia sono riusciti a superare tutti questi problemi sviluppando una particolare tecnica, tramite cui prima hanno impiantato dei reni di ratto allo stato embrionale, insieme alla vescica, in esemplari adulti di ratti. Dopo di che, a 4 settimane dal trapianto, hanno collegato l’uretra di uno dei roditori adulti alla vescica trapiantata, che nel frattempo era cresciuta. In questo modo l’urina, dai reni trapiantati, è passata per la vescica trapiantata e poi nella vescica dell’animale “ospite”, evitando i problemi che si erano avuti in passato. Nuovi reni funzionano anche sui maiali A otto settimane dal trapianto, i tessuti dei reni avevano sviluppato le caratteristiche tipiche dell’organo maturo. Per testare la fattibilità di questo sistema, i ricercatori hanno ripetuto la sperimentazione sui maiali, ottenendo risultati simili a quelli avuti con i ratti. Correlazione tra fitofarmaci e rischio diabete Intanto anche un altro studio di ricercatori greci, sulla base dei dati di altri studi precedenti, ha trovato una correlazione tra l’esposizione a fitofarmaci e il diabete. La lista dei principi attivi sotto esame è lunga: clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb... È molto difficile stabilire un rapporto causa-effetto tra l’esposizione a determinate sostanze e l’insorgenza di una patologia. Quelli raccolti da ricercatori greci, sulla base di dati di studi scientifici precedenti, sono però indizi molto solidi. Nel corso del 51° congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), tenutosi a Stoccolma, sono stati presentati due studi che mettono sotto esame molti principi attivi: clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb. Il primo lavoro è una revisione di 21 ricerche per un totale di quasi 67mila persone, condotta da Giorgios Ntritsos dell’università di Ioannina in Grecia, e Ioanna Tzoulaki ed Evangelos Evangelou dell’imperial college di Londra. Il secondo, ancora a firma greca, è stato illustrato da Leda Chatzi dell’università di Creta a Heraklion e ha coinvolto circa 640 donne arruolate mentre aspettavano un bambino. «Questa revisione sistematica – commentano gli scienziati – sostiene l’ipotesi che l’esposizione a vari pesticidi aumenti il rischio di diabete», e ciò vale indipendentemente dall’entità dell’esposizione o dal tipo di studio esaminato. «Alcuni pesticidi sono risultati più pericolosi di altri, in particolare clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro e Hcb». La seconda ricerca, quella sugli inquinanti organici persistenti (Pop) e le madri in gravidanza, è nata perché lavori condotti sugli animali mostravano che l’esposizione a queste sostanze è legata al diabete 2 ed altri disturbi metabolici, ma non al diabete gestazionale. Nessun incremento significativo è emerso dall’esposizione a Dde e Hcb. «Considerando che vari Paesi del mondo stanno assistendo a una sempre maggiore prevalenza di diabete gestazionale – osservano i ricercatori – queste evidenze sono importanti in un’ottica di salute pubblica, per migliorare la conoscenza dei fattori di rischio sui quali agire per cercare di invertire il trend. Il nostro prossimo passo – annunciano – sarà valutare se l’esposizione ai Pop “nel pancione” è associata ad alterazioni nel metabolismo del glucosio e a diabete tra i bimbi nei primi anni di vita». (Fonte: Tracce & Salute) Alcuni sintomi da non sottovalutare Riportiamo di seguito alcuni sintomi banali che potrebbero invece nascondere seri problemi. Pelle d’oca, labbra screpolate piedi freddi: spesso vengono intesi come sintomi non pericolosi, invece possono nascondere problemi gravi. E allora, occhio a questi segnali del nostro corpo da tenere in seria considerazione, ma che spesso non lo facciamo. Stiamo parlando di quei segnali ritenuti appunto banali, che ci capitano così tanto spesso da lasciarci indifferenti. Non fanno male, e forse per questo non ci mettono in allarme. E invece... Ecco i dettagli che non vanno assolutamente sottovalutati: - macchie sulla pelle: è necessario tenere a bada i nei e le macchie della pelle più scure nel caso in cui ci siamo esposti malamente al sole; - capelli bianchi prima dei 40 anni: Potrebbe essere un segnale per tenere d’occhio il diabete; - sopracciglia brevi: è probabilmente segno di ipotiroidismo. Lo stesso vale per i capelli troppo sottili; - piedi freddi: significano un problema di circolazione o qualche anomalia, ad esempio la sindrome di Raynaud; - palmi delle mani rosse: potrebbero avvertire una malattia al fegato; - labbra screpolate: significa che mancano vitamine B e zinco, oppure un'infezione fungina; - collo gonfio: se avviene durante la notte, può anticipare ipertiroidismo; - pelle d’oca: quando la si ha troppo spesso è sintomo di eccesso di cheratina nel corpo. Consigli utili da seguire soprattutto per chi va in vacanza in montagna Brevi Brevi per la salute La saliva, salute dei nostri denti Con le sue caratteristiche la saliva esercita un’influenza diretta sulla salute dei denti. La sua composizione normalmente ha un ph neutro (valori da 6,5 a 7,5), ma varia quando si mangia o si beve. Un paio di ore dopo l’assunzione di cibo torna a livelli normali. Talvolta però questo non succede e un ambiente della bocca troppo acido, in cui l’acidità permane a lungo (valore ph inferiore a 6,5) contribuisce alla formazione di un eccesso di placca batterica che, indebolendo lo smalto dei denti, dà il via al processo cariogeno. Al contrario, quando il ph sale a livelli basici o alcalini (superiore a 7,5), il calcio contenuto nella saliva tende a cristallizzarsi sui denti, andando a formare il tartaro, nocivo per le gengive. Ancora più complesso è il caso dell’assunzione di farmaci: in questo caso la composizione e di conseguenza le caratteristiche della saliva possono risultare molto alterate rispetto alle condizioni di normalità. Anche il flusso salivare può essere modificato indebolendo così la difesa naturale della bocca affidata alla grande quantità di saliva. capace di tamponare gli attacchi chimici e biologici. È proprio il diminuito flusso salivare notturno a consigliare di andare a letto avendo pulito accuratamente i denti. Il ph salivare viene generalmente misurato dai dentisti con le cartine al tornasole e generalmente, per accrescere la qualità e quantità di informazione, il test può essere ripetuto sul paziente giornalmente durante tutto l’anno. La tosse, fastidioso disturbo della stagione fredda Uno dei più frequenti sintomi del raffreddamento delle vie respiratorie è la tosse. È un disturbo del quale un poco tutti qualche volta abbiamo sofferto. Si manifesta in particolar modo nei periodi invernali. Dobbiamo subito sottolineare che la tosse prima di essere un disturbo è un meccanismo fisiologico. Di norma questo è un sintomo che mette in atto il nostro corpo, allo scopo di espellere qualche corpo estraneo che ostruisce le vie respiratorie, il più delle volte trattasi di muco. Molte possono essere le cause di insorgenza della tosse; in questo articolo ci riferiremo esclusivamente a quella insorta in maniera acuta, per raffreddamento delle vie respiratorie. Per quanti invece soffrono di un disturbo cronico è consigliabile che si rivolgano dal medico per una più precisa diagnosi e terapia. È il caso dei fumatori i cui polmoni sottoposti allo stimolo irritativo continuo del fumo hanno tosse durante tutto l’anno indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Altre volte il sintomo tosse può essere il primo segnale di altre malattie a esempio disturbi cardiaci. Cuore e polmoni sono infatti organi strettamente collegati tra loro, (si parla infatti di “unità funzionale”) per questo motivo quando si ammala uno è consigliabile controllare lo stato di salute dell’altro. Ci sono persone che si ammalano raramente di questo disturbo, mentre altre ne soffrono a ogni minimo raffreddamento. Evidentemente in queste ultime sono ridotte le capacità difensive dell’organismo. In ogni caso si può attuare una terapia preventiva con oligoelementi che aumenti le capacità difensive. Si potrà assumere a giorni alterni una dose di manganeserame e rame-oro-argento; iniziando nel periodo autunnale per tutto l’inverno. Una dieta equilibrata sarà particolarmente efficace nel prevenire i disturbi da raffreddamento. Si sa da tempo che i disturbi intestinali di varia natura riducono le capacità di difesa del nostro corpo alle ingiurie esterne. In questi casi un’esposizione ad aria fredda farà insorgere più facilmente disturbi a carico delle vie respiratorie. Non sono rari i casi in cui il riaggiustamento delle condizioni intestinali ha consentito la remissione di disturbi resistenti a qualsiasi terapia. Si cercherà di mangiare poco, consumando cibi leggeri e freschi, frutta e verdura. Durante i periodi di epidemia influenzale, per aumentare ulteriormente le resistenze del nostro organismo, sarà utile integrare la dieta con l’assunzione di vitamine, particolarmente utile è la vitamina C. La dose giornaliera da assumere potrà oscillare da 0,5 gr. a 1 gr. al dì. Nei periodi invernali si consiglia di ridurre l’assunzione di zucchero, in modo particolare quello bianco, e di tutti quelli alimenti che lo contengono. Tutte queste sostanze infatti riducono il potere di difesa del nostro organismo, rendendolo più esposto alle malattie da raffreddamento. Terapia omeopatica. Ribadiamo prima di tutto un concetto riferito molte volte. Perché il farmaco omeopatico sia efficace è bene individuare le caratteristiche del sintomo che vogliamo curare, nel caso specifico, della tosse. Aconitum. Tosse secca, rauca, insorta repentinamente e nello stesso giorno nel quale si è preso il freddo. Può essere presente febbre alta, però il paziente non è sudato. Belladonna . Risolverà quella tosse secca, stizzosa, determinata da una sensazione di pizzicore in gola. Se il malato ha febbre alta, la faccia rossa e la pelle sudata. Bryonia. Tosse secca, il paziente avverte dolori in tutto il torace. Normalmente la tosse insorge lentamente, dopo esposizione al freddo umido. Può essere presente anche febbre. In questo caso le mucose sono molto secche e il paziente ha sempre sete. Drosera. In un certo qual modo è il farmaco d’elezione della tosse. È indicata nella tosse secca, spasmodica, con crisi spasmodiche, senza intervalli. Peggiora di notte quando si va a letto. La tosse è talmente forte che il paziente istintivamente si porta le mani al petto per i dolori che accusa. Infarto, trovata la proteina che rigenera il cuore La scoperta si deve all’opera di ricercatori dell’università di Stanford. Una equipe coordinata dalla dr.ssa Pilar Ruiz-lozano che ha individuato la follistatinalike1: una proteina appunto che ripara il cuore, rigenerando i tessuti dopo un infarto. La scoperta è stata riportata dalla rivista scientifica Nature che spiega come su topi e maiali sia stato possibile stimolare la formazione di nuove cellule del muscolo cardiaco. ■ ■

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La Gazzetta della Puglia R ECENSIONI SETTEMBRE / DICEMBRE ’15 – P AGINA 15 Nuova Editrice – Autore: Sante Ancona Ed Insieme - Autore: Otello Conoci «La gente del contado di Martina...» “Carissima Martina, amata e cara / sono nato nel tuo seno in via Manzoni / la casa cittadina di mio nonno / però da quando al mondo / ho spalancato gli occhi / io t’ho veduta sempre di lontano”. Sante Ancona, classe 1912. Figlio e fratello di contadini, da ragazzo conobbe anch’egli la fatica della terra, dura, durissima, sostenuta “notte e giorno / al gelo, al vento, all’acqua, al solleone”. Abbandonò vanga e tridente per lo studio, arrivò all’università, prima a Napoli, quindi a Roma, e alla laurea, in lettere classiche. Nel ’46 insegnante alla scuola media di Empoli, casa a Firenze. E passione per la poesia. Ne ha composti tanti, di versi. Primo libro: “Il canto del cuore”. Dialogava a distanza con Martina, immaginandosi in Valle d’Itria, “dolcissima mia valle”, tra il bianco-latte delle case; tra i vicoli che s’incrociano e s’abbracciano, fra “’nchiostre” e altane. Scrive e dialoga con la sua città d’origine ancora oggi, a cent’anni portati con fierezza. I martinesi tornano sempre al nido. E Sante Ancora rientrò, anche per insegnare. “È bello ritornare / laddove siamo nati / ma assai più bello ancora / portare qualche cosa /… un seme che germogli”. Le circostanze lo costrinsero a ripartire. Per Cervia, Prato, città belle e laboriose, per lui fonti di ritmi, armonie. Ma era, ed è, Martina a dargli l’impulso creativo principale. L’ha cantata, celebrata con nostalgia e rimpianto. Con calore. Per Sante Ancona, Martina è una dea. Commuove, coinvolge, Ancona, con quella sua vena ricca e fresca, inesauribile, profonda. Bene ha fatto Michele Pizzigallo a commentare l’opera di Ancona – lo ha fatto egregiamente - e la Nuova Editrice Apulia a pubblicare, con quel testo, una scelta di brani in una veste elegante, con il titolo “La gente del contado di Martina ieri”. Brani intensi, dove i vigneti sono “fenomeni d’incantesimo”; i trulli “più sacri degli altari delle chiese”; il campanile di San Martino “alto tra cielo e terra tanto bello”. Quanto amore per Martina! “Dai colli di Badessa Monte Forno / t’ho vista biancheggiante, celestina / torreggiare sul colle / in mezzo a Valle d’Itria… / Avvolta da un alone / di vago e di mistero / Agli occhi miei bambini…” sembrava un’apparizione. Martina solare, gioiosa, un incanto: “un paese delle fate e dei balocchi: “neppure le persone sembravano persone…/ E le chiese e le vie / le piazze e i giardini… / come fossero piovuti giù dal cielo”. Imponente anche da vicino, questa regina. Martina è grazia e miracolo, luce, arte. “Sante Ancona è un poeta autentico, oltre che narratore”, ha commentato un altro grande martinese che vive a Milano: Francesco Lenoci, docente alla Cattolica, divoratore di libri e scrittore a sua volta. “Leggi ‘La saggezza della mia gente’ o ‘La marcia degli zappatori’, e poi dimmi le tue impressioni. Ancona ha meritato i tanti premi che ha ricevuto”. Obbediamo, ed ecco: “Erano analfabeti, poveracci / saper leggere… l’araba fenice! / Però quanta saggezza / splendeva come luce dalle tenebre! / Non c’erano scuole / Il primo insegnamento essere onesti…”. E ancora: “All’apparir del giorno / da quelle quattro porte del paese / come fossero punti cardinali / andavano gli zappatori / alla campagna / con certe scarpe grosse e risonanti / che tutti quanti insieme / sembrava che suonassero / le marce della ‘Carmen’di Bizet”. Che cosa devo dire, ora, a Francesco? Sante Ancona è poeta genuino; la sua poesia suscita emozioni dolcissime; aiuta ad amare di più Martina. È l’aedo della civiltà contadina. Eccezionali anche le immagini, di Benvenuto Messìa, sapientemente impaginate in quest’opera, che a fine settembre è stata festeggiata, con i cent’anni dell’autore, nella sala municipale “ArcaF. PRESICCI dia”. «La voce del silenzio» Otello Conoci ci regala una serie di poesie scritte nel periodo natalizio del 2014. Il titolo dà la cifra dell’estro poetico: il silenzio come momento di meditazione, di fecondità artistica, di esposizione – prima a se stesso – del turbinio dell’anima. Il silenzio si presta ad essere letto tra le righe. E tra le righe di Otello si scopre una sorta di bilancio di vita, un tirare le conclusioni, un vedere a distanza di sicurezza il proprio passato o aspetti particolari di questo. Tanti i temi che emergono: il dolore, la gioia, la tenerezza, i desideri inevasi e le antiche nostalgie, l’approdo, i rimpianti. Si possono cogliere in filigrana – talvolta con una vena da tristezza - i giudizi del passato, il bene e il male, quanto si poteva evitare e quanto era ineluttabile. Questo può dare una vena di tristezza al volume. Ma il silenzio porta anche consiglio e indica la giusta dimensione per favorire un equilibrato giudizio sul proprio passato e, in fondo, sulla propria vita. Che è sempre vissuta bene se illuminata dalla fede e dal dare giusta collocazione agli eventi e alle persone. A. P. Ed Insieme - Autore: Agostino Picicco «Vita da social. Comunicazione e relazioni...» ■ DALLA PRIMA (...) notizie, hanno modificato abitudini, stili e ritmi di vita, oltre al modo di relazionarsi, di approcciare, di studiare, di lavorare, di fare ricerche, di vivere e gestire il tempo. Internet e social: strumenti nuovi per amplificare le potenzialità di espressione dell’uomo - anche in senso solidale - abbattendo le distanze, dando voce a miliardi di persone e costituendo potenziali reti. Da qui l’attenzione ad un uso consapevole dei social e della tecnologia per non cadere nella trappola di modalità distorte. Il volume può essere richiesto alla casa editrice Ed. Insieme (telefonando allo 080.3511540 o via e-mail: info@edinsieme.com). Pubblichiamo la prefazione di Giancarlo Mazzuca, direttore de Il Giorno e componente del consiglio d’amministrazione della Rai «Sono lieto di presentare questo libro dell’amico Agostino Picicco, quasi uno stringato manuale tecnologico ad uso dell’uomo comune. Il tema dei social, della comunicazione nella società globale, delle insidie di facebook, è attuale e riguarda il vissuto di ogni persona. Picicco, in linea con le sue precedenti pubblicazioni, lo affronta con taglio giornalistico e con il bagaglio della sua esperienza di vita e di riflessione, a tratti con arguzia e simpatia, soprattutto negli aspetti più evidenti della nostra quotidianità e nel confronto con un tempo neppure tanto passato (quando – per intenderci – l’informazione era collegata all’uso dei gettoni…). Cogliendo lo spirito dell’autore, concordo sul fatto che oggi non siamo schiavi di questi strumenti ma ne siamo piacevolmente attratti e aiutati, tenendo presente qualche avvertenza che è utile seguire. Siamo contenti di riuscire – tramite la tecnologia - ad avere sotto controllo l’intero sistema delle nostre relazioni da quelle importanti a quelle più futili, talvolta anonime, comunque sostenitrici della nostra autostima. Il rovescio della medaglia di tale facilità di relazioni (che vanno comunque seguite, coltivate, conservate) è la rinuncia al nostro privato, ma ormai è un fenomeno generalizzato e accettato dalla coscienza sociale. Inoltre, in un’epoca in cui i contatti col mondo sono affidati per lo più ai messaggi digitali, buona parte del nostro tempo è espropriato dall’assillo del tablet e dall’inserimento nei social dei frammenti della nostra esistenza. L’uso del tempo ha subito un contraccolpo considerando quanto ne impieghiamo (perdiamo?) nella gestione delle relazioni tecnologiche. Così è agevolato chi riesce ad essere più rapido nel dare una notizia o una risposta, non lasciandosi travolgere dagli eventi, dalla pigrizia, dalla pioggia di messaggi che poi restano inevasi. Il segreto dell’uomo contemporaneo è quello di saper gestire le relazioni attraverso l’utilizzo sapiente del tempo non facendosi distrarre da un uso futile, lezioso, ansioso della tecnologia. Chi riesce a trovare e ad amministrare quel tempo ha più possibilità di riuscire ad emergere, ad essere efficiente e … a vivere meglio, magari dedicando anche tempo ed energie agli altri». ■ NELL’AUGURARE BUONE FESTE 2015/2016 VI RICORDIAMO IL NOSTRO SITO ON-LINE www.lagazzettadellapuglia.it

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