Il Becco - Anno 2, numero 8

 

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L'insostenibile leggerezza della democrazia e le nuove destre

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Allegato del sito, www.ilbecco.it, quotidiano online iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Firenze in data 21/05/2013. Numero di registro 5921 ­ Partita IVA e Codice Fiscale Ass. Il Becco: 06349820487. Rappresentante legale Dmitrij Palagi, direttore responsabile Riccardo Chiari. Sede legale associazione e della redazione: Via Vittorio Emanuele II 135, 50134, Firenze (Italia) ­ info@ilbecco.it ­ Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – 70% FIRENZE L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA DEMOCRAZIA E LE NUOVE DESTRE Disegno di Cristiano Articoli di Jacopo Vannucchi, Marco Saccardi e Xrisa Ziridou. Intervista a cura di Chiara Del Corona e Lorenzo Palandri a Matteo Albanese. Anno II - n° 8 Felloni

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Editoriale Il Becco - Settembre 2015 allegato del sito www.ilbecco.it, quotidiano online iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Firenze in data 21/05/2013. Numero di registro 5921 Partita IVA e Codice Fiscale Ass. Il Becco: 06349820487 Redazione Roberto Capizzi, Leonardo Croatto, Chiara Del Corona, Andrea Incorvaia, Calogero Laneri, Daniele Lorini, Alex Marsaglia, Jacopo Vannucchi Consiglio Direttivo Associazione Chiara Del Corona, Nilo Di Modica, Diletta Gasparo, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Giacomo Rossato, Alessandro Zabban Rappresentante legale Dmitrij Palagi, direttore responsabile Riccardo Chiari Sede legale associazione: Via Vittorio Emanuele II 135, 50134, Firenze (Italia) Stampato da: Raggiaschi Editore, in Firenze, finito di stampare il 20 settembre 2015 Ci tocca fare i conti oramai quotidianamente con le sparate xenofobe di Salvini, leggere di nuovi muri costruiti in giro per la democratica Europa per impedire al diverso di arrivare e di inneggiatori di svastiche che siedono nei vari parlamenti in giro per il continente. Il fenome- l no dell’affermazione delle nuove destre, anche sotto forma di partiti riconosciuti istituzionalmente, è tutt’altro che nuovo ma va acquisendo un profilo sempre più preoccupante. Che viviamo una crisi sistemica ce lo diciamo oramai da tempo. Si tratta di una crisi che vede affondare le sue radici nel fallimento del modello social democratico sviluppatosi nel l dopoguerra e in quello della “terza via”, pallido tentativo di accanimento terapeutico su una sinistra di governo che oramai aveva esaurito tutta la sua spinta propulsiva. Una crisi scoppiata in tutta (tutta?) la sua portata quando oramai avevamo permesso al liberismo di pervadere ogni ambito della vita umana (anche nella stessa Europa) e di monetizzare quei diritti conquistati con oltre un secolo di lotte di classe. E nonostante siano sempre più gli autorevoli studiosi di economia che, accodandosi ai soliti “vecchi” affezionati i del teorico di Treviri con la barba, rimarcano a gran voce l’insostenibilità di questo modello, si continua come niente fosse, aprendo nuove Indice Estrema destra in Europa intervista a Matteo Albanese (Del Corona/Palandri) Polonia: tra punti comuni e varianti articolo di Jacopo Vannucchi La rinascita delle destre europee di Marco Saccardi La democrazia alla prova di Alba Dorata di Xrisa Ziridou pag. 04 pag. 07 pag. 10 pag. 14

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Editoriale www.ilbecco.it - Settembre 2015 praterie a privatizzazioni e aumento del surplus. Ecco, tutto ciò ha creato un vuoto. Un vuoto che si è fatto sempre più palese con la crisi del 2008 e tutta la sua portata sull’economia reale, non soo su quella puramente finanziaria come sembrava inizialmente. Se la velocità con la quale le contraddizioni del sistema vengono alla luce è sempre maggiore, la stessa velocità non può essere attribuita a chi dovrebbe trovare l’alternativa, dare una risposta. Tolte alcune eccezioni (che comunque si stanno affermando anche queste con le oro difficoltà), in Europa non esiste al momento una sinistra coesa che sia in grado di far presagire, quanto meno, la possibilità di un superamento dello stato di cose attuali e della costruzione di un’alternativa. Ciò lascia, gioco forza, spazio a chi, molto più direttamente e senza alcun filtro, si scaglia contro alcuni elementi effettivamente problematici ma allo stesso tempo, pur di non puntare il dito contro chi affama i popoli, criminalizza i più deboli che scappano da situazioni drammatiche. Ed è ovvio come n una società oramai completamente assuefatta dalle narrazioni vincenti e costretta a fare i conti con una precarietà, economica ma anche sociale, sempre più asfissiante risposte come quelle dei partiti di estrema destra acquistino credito. Nonostante non cediamo ai toni allarmisti usati dai partiti di governo europei, dal PD di Renzi al Partito Socialista francese di Hollande passando dalla coalizione guidata da Cameron, che utilizzano lo spettro di una vittoria dei neofascisti per invitare ad un “voto utile” che li vede vincitori, in quanto unici in grado di fermare la deriva, siamo molto preoccupati da un fenomeno che per il momento mostra tutta la sua portata a livello sociale ma che piano piano ha risvolti anche da un punto di vista istituzionale (la costruzione del muro tra Serbia ed Ungheria ci riporta indietro di decenni). Ed è proprio perché attribuiamo al problema una portata significativa, siamo convinti che non sia sufficiente sbandierare una pallida retorica democratica ed antifascista per arginarlo quanto piuttosto l’unica via sia quella della creazione di un’alternativa di sinistra credibile che faccia emergere tutta la pochezza di questi movimenti. Buona lettura. NON ABBIAMO STAMPATO ALCUN SUPPLEMENTO DURANTE IL MESE DI AGOSTO. IN COMPENSO DA OTTOBRE CERCHEREMO DI STAMPARE ED INVIARE I SUPPORTI CARTACEI DA DICEMBRE PARTIRÀ UNA NUOVA CAMPAGNA SOTTOSCRIZIONI. PER IL 2016 CERCHEREMO DI NON FERMARCI AD 11 NUMERI! ENTRO LA PRIMA METÀ DEL MESE. DI 3

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www.ilbecco.it - Settembre 2015 ESTREMA DESTRA E PANORAMA EUROPEO INTERVISTA A MATTEO ALBANESE - DOTTORE E IN STORIA, DOCENTE E RICERCATORE, DE A CURA DI CHIARA DEL CORONA LORENZO PALANDRI - REDAZIONE IL BECCO 1) I partiti di estrema destra sembrano attecchire sempre di più. Secondo te ciò che crea un così crescente consenso è la retorica contro questo tipo di Europa o è in particolare la propaganda anti-immigrazione? I partiti di estrema destra attecchiscono per svariati motivi: non è semplice, infatti, rispondere con una frase a questa domanda ma io proverei a mettere in fila un ragionamento in 3 punti: 1.1) L’asse politico delle democrazie occidentali si è lentamente ma inesorabilmente spostato a destra negli ultimi 40 anni; questo ha da un lato reso più semplice l’accettazione sociale di un discorso politico che prima era quasi interdetto alla sfera pubblica. 1.2) Le politiche neoliberiste hanno poi aperto un fronte di lotta economica e politica nella quale le idee di una certa “sinistra” neofascista si sono imposte come risposta comunitaria 1.3) Non ultimo i fenomeni migratori e quelli legati ai processi di globalizzazione dell’economia hanno dato nuova linfa a discorsi xenofobi e nazionalisti riportando in auge antiche, come nel caso greco, e nuove ed immaginifiche, come in quello italiano di marca leghista, mitologie del suolo e della comunità. 2) La destra in Europa sembra godere di una sempre più ampia visibilità: ogni giorno si sente parlare di partiti particolarmente estremisti, fra i quali sono presenti il Jobbik in Ungheria, il Front National in Francia, Alba Dorata in Grecia. Secondo te godono di un reale e vivo consenso o si tratta soprattutto di un fenomeno gonfiato dai mass media? Innanzitutto debbo premettere che lo studio dei mass media non è davvero il mio campo; è questa una domanda che presuppone un interrogativo piuttosto antico: i mezzi di comunicazione possono comunicare qualcosa che non esiste nella società? Io, tendenzialmente, sono portato a pensare di no. Sono, invece, portato a credere che alcune delle questioni poste dalla destra radicale, come quelle citate sui servizi sociali e la coesione della comunità nazionale contro la globalizzazione, incontrino il favore soprattutto delle fasce indigenti delle popolazioni. È questo un fenomeno interessante sul quale riflettere; mentre il fascismo storico irreggimentava le masse grazie all’aiuto dei poteri forti delle borghesie nazionali, oggi la borghesia internazionale viene attaccata come la forza distruttrice delle comunità. Nonostante l’appoggio di alcune forze retrive presenti all’interno delle classi dominanti il fenomeno del neo-fascismo odierno Foto liberamente ripresa dalla pagina Facebook di Matteo Albanese, a destra una lettura consigliata 4

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Estrema destra e panorama europeo www.ilbecco.it - Settembre 2015 si contrappone, ideologicamente, al grande capitale ed agogna e propaganda un ritorno ad una supposta età dell’oro dei nazionalismi quando non dei regionalismi. 3) In Italia l’organizzazione che ha più risalto è CasaPound Italia: come si colloca questa organizzazione all’interno delle organizzazioni di estrema destra europee? Per quali motivi viene considerata un modello per gli altri partiti? CasaPoundItalia è da questo punto di vista l’espressione perfetta di quel che si diceva fino ad ora. Nata sulla scorta di lotte sociali per gli spazi sociali e per il diritto alla casa ha intrapreso campagne nazionali contro le banche e la globalizzazione finanziaria; in Europa quello di CPI non è un caso isolato in termini di parole d’ordine mentre il livello organizzativo più “movimentista” e non puramente partitico con una grande attenzione per gli aspetti ludico ricreativi ha favorito la sua diffusione sul territorio. CPI è poi in grado di sviluppare campagne media molto articolate e ben studiate che danno enorme risalto alle loro campagne. Da questo punto di vista un’immagine più “giovanilista” e meno legata alle mitologie classiche del neo-fascismo, il suo impegno su temi sociali e la capacità d’aggregazione tra le giovani generazioni hanno fatto sì che CasaPound divenisse uno dei punti di riferimento della destra radicale ed estrema in tutta Europa. 4) Esiste un filo rosse che lega partiti e movimenti di estrema destra che vanno dall’Ucraina al Portogallo? Se per filo rosso intendiamo una qualche struttura organizzativa la risposta è no; troppo diverse sono, ancora, le culture politiche presenti nella galassia dell’estremismo neofascista; in termini di scambio culturale e di basi comuni che possono creare un terreno di dibattito questo sì. Basti pensare alla battaglia per il tradizionalismo contro la modernità che accomuna i neonazisti persino con esperienze vicine ai radicalismi religiosi sia cattolici che islamici. 5) L’Ungheria forse è il paese europeo in cui il governo è formato direttamente da partiti neofascisti (nazisti?) lo Jobbik finanzia e promuove altri partiti in Europa? Non mi stupirebbe ma allo stesso tempo mi sembra di capire che Jobbik sia in questa fase più interessato a consolidare il potere in Ungheria. 6) Sia la Le Pen che Salvini difendono Putin, quale rapporto esiste fra l’estrema destra e il presidente russo? Putin rappresenta per alcune frange della destra radicale la difesa di alcuni valori tradizionali che si contrappongono alla laicizzazione delle società non solo occidentali; per quanto questo fenomeno abbia subito delle battute d’arresto e alcuni autorevoli colleghi parlano di un nuovo sentimento religioso non c’è da dimenticare che le battaglie per i diritti civili in Europa e negli Stati Uniti sono giunte ad un punto piuttosto avanzato. Dall’altra parte Putin, appunto, perseguita gli omosessuali e gli attivisti politici facendosi alfiere di una politica ortodossa. C’è anche da dire che gli aiuti economici promessi dal presidente russo a queste organizzazioni servono allo stesso per fomentare delle spaccature in seno al blocco occidentale con il quale è in corso un feroce scontro inter-imperialistico. - - - - - 5

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Estrema destra e panorama europeo www.ilbecco.it - Settembre 2015 7) Se da una parte difendono Putin, d’altra parte i neofascisti combattono al fianco degli ucraini in una guerra non chiara, come giustificano queste posizioni? Detto questo spingono sulla difesa delle specificità nazionali sia per ragioni utilitariste che di richiamo ad una tradizione del fascismo classico. Ripeto la destra radicale ed estrema non ha un vero corpo dottrinario e punti di riferimento univoci; questo suo aspetto ne Semplicemente non le giustificano; la destra radicale rappresenta sia un punto di forza, in quanto in questo non è un mondo coeso ed organizzato ma al contrario eclettismo riescono a “pescare in molti fiumi”, sia una sono presenti diversi gruppi e molti cani sciolti che sua grande debolezza. hanno il mito della violenza e delle armi (del resto sono fascisti!) e non perdono occasione per andare ad 9) Quale paese, oltre alla Grecia, potrebbe rischiare di veder salire una forza neo-naaiutare i loro "camerati” Ucraini di Settore Destro. zista o fascista al governo? 8) La retorica antieuropea portata avanti molto spesso da partiti estremisti di destra Basandomi su dati solo squisitamente quantitativi, direi è contro questa Europa soltanto economi- la Francia anche se il sistema elettorale francese doca ma hanno comunque una visione vrebbe prevenire uno scenario simile. In Spagna e europeista alternativa, o è motivata da Portogallo non ci sono formazioni di destra radicale così forti, anzi e, quindi, debbo dire che forse in Italia la Leuno spinto nazionalismo? ga di Salvini, in coalizione ovviamente, potrebbe in Nuovamente non è semplice rispondere: molti gruppi alcuni casi assurgere a posizioni di potere politico come hanno una visione europeista almeno dalla fine degli del resto è già accaduto in passato. anni ’50 del ‘900. 10) Molto spesso movimenti e partiti di estrema destra si sono strumentalmente appropriati di simboli, battaglie, personaggi storici appartenenti al mondo di sinistra (che Guevara, Chavez,…), ciò accade perché la sinistra non riesce più ad essere chiara nei suoi riferimenti storico/culturali? Si tratta di una sua incapacità nel gestire e trasmettere il proprio patrimonio culturale e storico o il problema deriva in gran parte da una confusione e una disinformazione crescenti tra le persone, sempre più incapaci di identificare certe simbologie al loro adeguato ambito? Sono vere entrambe le affermazioni. Da un lato la sinistra europea avendo dismesso una politica volta alla trasformazione ha abbandonato simboli e icone legate al precedente momento storico; dall’altro l’interesse e l’amore di alcuni gruppi della destra radicale per personaggi e figure appartenute sicuramente al Pantheon della sinistra rivoluzionaria non è affatto nuovo; fino dagli anni sessanta, infatti, la carica anti-borghese ed antistatunitense presente nella cultura politica fascista prese “in prestito” miti e simboli della sinistra come Che Guevara. I c d f d l t a d c T s c l P p c q c p m e s r I L l m d q d F m 1 P s z I e c UN ESEMPIO DI STRUMENTALIZZAZIONE DEL CHE DA PARTE DELLE NUOVE DESTRE L 6

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www.ilbecco.it - Settembre 2015 POLONIA: TRA PUNTI COMUNI E VARIANTI JACOPO VANNUCCHI - REDAZIONE I versi dell’inno nazionale polacco, stesi a fine Settecento, invitano il generale Dąbrowski a «marcia[re] dalla terra italiana» (dove combatteva contro i russi a fianco di Bonaparte) «alla Polonia», all’epoca sparita dalla carta politica, per restaurarne la sovranità nazionale. Nell’inno nazionale italiano, scritto mezzo secolo più tardi, si traccia un parallelismo tra l’oppressione asburgica in Italia e quella zarista in Polonia («l’aquila d’Austria … il sangue d’Italia, il sangue polacco bevé col cosacco»). Tra i due Paesi sembra sussistere, in effetti, più di una somiglianza. Entrambi sono ricchi di storia ma hanno conosciuto tardivamente, o tardivamente riconquistato, la propria unità nazionale. In particolare i confini della Polonia sono mutati più e più volte in una sorta di pendolo: il territorio attuale, stabilito nel 1945, combacia solo per metà con quello del 1918 ma corrisponde quasi perfettamente a quello dell’anno Mille. I motori capaci di condensare una unità nazionale del popolo polacco sono o lontani nel tempo (la monarchia dell’età medievale e moderna) o non-statuali (la Chiesa cattolica e Solidarność). Così non stupisce che nel rapporto tra società civile e istituzioni politiche si possano riconoscere, in Polonia, alcuni dei difetti storici che scontiamo in Italia. L’attuale situazione politica polacca altro non è che l’ennesimo risvolto di una stessa trama che con un meccanismo sempre uguale si ripete fin dalla nascita del presente regime istituzionale nel 1989-90, regime nel quale la Polonia ha faticato a trovare un assestamento del quadro politico. Fin dalle prime elezioni, che videro entrare in Parlamento diciotto partiti, il maggiore dei quali riportava il 12% dei voti, si evidenziò una scissione geografica tra la Polonia modernizzatrice e quella conservatrice, corrispondenti all’incirca alle aree rispettivamente tedesca e zarista prima del 1914. I partiti di riferimento erano, per l’area progressista, gli ex-comunisti e il centro; per l’area conservatrice, i contadini e la destra cattolica. La “terapia shock” impiegata dai primi governi di DE IL BECCO centrodestra nella transizione al libero mercato provocò un drastico innalzamento della disoccupazione e non generò l’immediata ricchezza che ci si aspettava affluire dall’Ovest con la caduta del Muro. Le performances elettorali di Lech Wałęsa forniscono una rappresentazione plastica della disillusione: eletto Presidente della Repubblica con il 74% al primo turno nel 1990, nel 1995 perde il ballottaggio con l’ex-comunista Kwaśniewski con il 48% e raccoglie solo l’1% nel 2000. Alle elezioni politiche del 2001 l’Alleanza della Sinistra Democratica (SLD, la formazione degli ex-comunisti) è il primo e ad oggi unico partito a riportare una vittoria in tutte le aree della Polonia. Negli anni precedenti il Paese era cresciuto a ritmi cinesi ma la disoccupazione restava ancora al 20%. Questo scenario si combinò con la recessione di inizio secolo e con uno scandalo di corruzione nel portare i polacchi a mutare nuovamente il loro quadro politico, dando luogo all’inizio della competizione tra Piattaforma Civica (PO, liberali e democristiani di centrodestra) e Legge e Giustizia (PiS, destra conservatrice). 7

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Polonia: tra punti comuni e varianti www.ilbecco.it - Settembre 2015 Dall’ingresso della Polonia nel 2004 l’Unione Europea ha riversato sul Paese fiumi di denaro (e lavoro), ma i cittadini temono il rincaro dei prezzi che deriverà dalla sostituzione dello złoty con l’euro, ormai ritenuta inevitabile. Inoltre la crescita ha privilegiato i centri urbani, mentre le campagne hanno visti tagliati numerosi servizi in trasporti, scuola e sanità. Questo non sarebbe stato un problema per la PO se fosse riuscita a mantenere il proprio appeal tra i giovani e i residenti delle città. Alle elezioni presidenziali tenutesi a maggio è invece esploso il fenomeno di Paweł Kukiz, una popolare rockstar che con il suo 21% ha drenato voti al Presidente Komorowski (PO) consentendo l’elezione al ballottaggio di Andrzej Duda (PiS). Sebbene abbia avuto, nel corso degli anni, posizioni politiche ondivaghe, attualmente Kukiz si definisce “uomo di destra con un cuore di sinistra”, echeggiando le posizioni della destra sociale tradizionalmente presenti in Polonia. Al cuore del suo “programma” sta la denuncia della “casta” (come direbbero in Italia) che a suo giudizio ha governato la Polonia a partire dal 1989. Gli “Accordi della tavola rotonda” tra il governo Jaruzelski e Solidarność avrebbero compreso un patto per la spartizione del potere politico e in ultima analisi per un consociativismo clientelare e corrotto. Tale lettura è analoga alla leggenda nera, fatta circolare dal M5S nella campagna elettorale del 2013, circa i vent’anni di governo duopolistico di centrosinistra e centrodestra in Italia. Come nel caso di Grillo, la principale constituency di Kukiz è quella dei giovani: tra gli studenti e tra gli elettori sotto i 30 anni ha raccolto il 40%, per poi scendere nelle successive fasce d’età fino al 4% tra gli ultrasessantenni. Una performance eccezionale tra i giovani è stata registrata anche dal candidato monarchico Korwin-Mikke (4% nel voto nazionale), antidemocratico dichiarato, che con il 14% tra gli under 30 è alla pari con Komorowski. Tra gli studenti il risultato è ancora più eclatante: Korwin al 17% e Komorowski al 12. La questione giovanile in Polonia riguarda anzitutto l’emigrazione: tanto i lavoratori manuali quanto i lavoratori qualificati sono infatti consapevoli di poter ricevere all’estero un salario assai superiore a quello nazionale (per un confronto, il salario medio polacco è circa un quarto del suo equivalente tedesco). Da un lato, i giovani che emigrano sono soprattutto quelli della Polonia rurale, specie nelle zone montuose e di confine, non certo i giovani delle grandi città come Varsavia, Cracovia o Łódź. Tuttavia l’emigrazione è forte anche tra i giovani laureati, che si dirigono soprattutto verso la Germania, la Gran Bretagna e l’Irlanda. La quota di voti che Kukiz ha ottenuto tra i diplomati (o laureati) è pari al 22%, ovvero esattamente il doppio dei consensi che riceve tra le persone in possesso di licenza media inferiore o qualifica professionale. Mentre il consenso a Komorowski si mantiene stabile in tutte le fasce di istruzione, i lavoratori meno istruiti sono risultati orientarsi su Duda e quelli più istruiti su Kukiz. Nel concorrere alla sconfitta di Komorowski si sono quindi intrecciate due distinte “rivolte”: quella dei giovani istruiti che vorrebbero percepire in Polonia un salario di livello tedesco e quella delle campagne, sentitesi abbandonate dal governo centrale e profondamente influenzate dalla situazione ucraina (nelle zone del confine orientale, dove fortissimo è il senti- mento antirusso, Duda ha ottenuto il 40-50% al primo turno e il 60-70% nel ballottaggio). A questi fattori è da aggiungersi un ennesimo scandalo che ha provocato le dimissioni di tre ministri e del Presidente della Camera bassa: sono infatti comparse registrazioni “rubate” in cui politici della maggioranza criticavano e insultavano gli Stati Uniti, ritenuti troppo arrendevoli verso la Russia e non intenzionati a proteggere la Polonia da una futura spartizione russo-tedesca. La principale proposta di Kukiz riguarda la riforma del sistema politico. A suo avviso, il maggiore puntello della piovra della corruzione è il sistema elettorale proporzionale. Con la transizione all’uninominale – è il suo ragionamento – i cittadini voterebbero le persone e non i partiti, ridando maggiore impulso a forme di democrazia diretta. Komorowski, nell’infruttuoso tentativo di catturare gli elettori di Kukiz, tra il primo e il secondo turno ha convocato per settembre un referendum sul tema (cui fin allora era stato contrario). Nonostante l’opposizione all’uninominale da parte dei principali partiti e del neo-eletto Duda, i sondaggi mostrano che una forte maggioranza di polacchi è favorevole alla riforma. Se il quorum del 50% verrà superato il Parlamento dovrà quindi agire per abbandonare il sistema proporzionale, al momento prescritto dalla Costituzione. In tutto questo la SLD, che ancora alle europee registrava quasi il 10%, è crollata. Nel tentativo di aggregare un consenso più ampio aveva candidato come indipendente Magdalena Ogórek, una giovane conduttrice televisiva laureata in storia del cristia- 8

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Polonia: tra punti comuni e varianti www.ilbecco.it - Settembre 2015 nesimo e proveniente da una delle regioni più colpite dall’emigrazione giovanile. Il risultato è stato un magro 2%. In vista delle elezioni parlamentari di ottobre la sinistra ha costituito la coalizione unitaria Sinistra Unita (ZL), partecipata anche da ecologisti e laici, che dovrà lottare per superare lo sbarramento dell’8% previsto per le “associazioni” (per i partiti: 5%). Il laicismo ha avuto una parte importante nella Polonia dell’ultimo decennio, specie tra i giovani: alle politiche del 2011 il movimento personale dell’uomo d’affari Janusz Palikot, fondato appunto sull’anticlericalismo, ottenne il 10%, guadagnato tutto nell’ultimo mese di campagna a spese di PO e SLD. Ora parte della coalizione di sinistra, il movimento di Palikot è però di fatto sparito. La SLD gioca anch’essa ora la carta del laicismo, ad esempio criticando a posteriori Kwaśniewski per essere stato ospite di Wojtyła a bordo della “papamobile”. Nelle scorse settimane si è consumato un grave scontro tra PO e SLD da una parte e PiS e Chiesa cattolica dall’altra dopo che i primi hanno legiferato l’introduzione della fecondazione in provetta. Ma, svanita l’euforia per l’aumento del benessere dopo l’ingresso nella UE, i giovani non si accontentano più di battaglie culturali e richiedono un cambiamento del sistema politico: l’ennesimo dell’ultimo quarto di secolo e, come tutti gli altri, un cambiamento qualunque esso sia. Non a caso le prime parole di Duda dopo l’insediamento hanno riguardato il desiderio di un più forte ruolo della Polonia nella crisi ucraina, in funzione antirussa, e l’innalzamento del tenore di vita, lasciando da parte i temi etici. Gli ultimi sondaggi mostrano che Kukiz starebbe perdendo molti suoi voti, che però non ritornano a PO: si distribuiscono, invece, tra PiS e ZL. La situazione polacca appare quindi una variante locale degli stessi problemi che si manifestano nel resto d’Europa, fino alla Spagna: l’insoddisfazione giovanile si combina all’instabilità politica e a propria volta la accresce. Derzsi Elekes Andor - Own work ETUC, Solidarity Trade Union liberamente ripresa da en.wikipedia.org 9

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www.ilbecco.it - Settembre 2015 LA RINASCITA DELLE DESTRE EUROPEE E IL PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA IN EUROPA MARCO SACCARDI - REDAZIONE Altiero Spinelli, storica figura di riferimento del federalismo europeo, indicava la rinascita di sentimenti patriottici e nazionalisti la causa di nuovi pericoli per l’Europa unita e nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Oggi l’Unione Europea, dopo la vicenda della Grecia di questi ultimi mesi e l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente con l’aumentare del numero di migranti che ne consegue, si ritrova sotto l’attacco di partiti nazionalisti e populisti che fanno proprio DE IL BECCO del patriottismo e del nazionalismo i loro pilastri ideologici principali. Spinelli, nelle sue riflessioni, parlava di un’Europa appena uscita da un’epoca bellica contraddistinta da forti nazionalismi, in cui dominavano governi autoritari e in cui il pensiero politico europeo per guarire il continente dalle ferite della guerra aveva preso la strada del definitivo sviluppo democratico. zia e le sue funzioni, nell’ambito di governi repubblicani democratici rappresentativi che si imponevano come forme di governo principali dominanti. Soltanto la Spagna del generale Franco, nel suo isolazionismo e dopo la neutralità durante il conflitto mondiale, sembrava potesse essere l’unico lascito dell’ideologia nazionalista autoritaria che aveva segnato i governi fascista e nazista. Il peNel dialogo politico europeo post riodo postbellico nel continente bellico quindi il tema principale vide quindi uno sviluppo molto fu proprio il ruolo della democra- forte del pensiero democratico, Immagine liberamente ripresa da: https://ignitethemag.files.wordpress.com/2013/06/nowars.jpg 10

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La rinascita delle destre europee www.ilbecco.it - Settembre 2015 non solo in materia di studio e riflessione politica ma anche nelle sue applicazioni in ambito governativo. Per la prima volta inoltre si cominciò a parlare della possibilità di uno sviluppo politico e economico comune a livello europeo, come testimonia la nascita della Comunità Europa dell’Acciaio e del Carbone. A partire dagli anni Cinquanta, i primi movimenti nazionalisti iniziarono a ritrovare vigore e a superare quelle riserve in seno a molti governi nazionali, che vedevano nell’ideologia di questi movimenti e partiti politici un pericolo per la democrazia e possibili focolai di ideologie considerate pericolose. Sia perché in alcuni casi, come quello italiano che vide appunto la nascita del Movimento Sociale Italiano già nel 1946, resistevano ancora gruppi ancora legati ai precedenti governi autoritari nazionalisti che dominarono il palcoscenico politico europeo durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma soprattutto perché il pericolo di una invasione da est dell’Unione Sovietica e il fantasma del comunismo internazionale come nuovo oppressore dei popoli europei, in un continente sotto il controllo economico e la sorveglianza degli Stati Uniti d’America, favorirono la diffusione e la tolleranza nei confronti di queste formazioni politiche nazionaliste come argine nella politica interna di Immagine liberamente ripresa da: http://screever.org/tag/anti‐fascist/ alcuni paesi europei nei confronti di una possibile vittoria politica di formazioni comuniste o legate alla tradizionale ideologia considerata di sinistra. Senza dimenticarsi dell’instaurazione in Grecia di un regime autoritario militare dalla chiara impronta nazionalista e i tentativi di destabilizzazione di molti paesi dell’Europa Orientale, per manteUn periodo contraddistinto da un nere solido il fronte geopolitico forte clima di tensione e paura, foche separava l’Unione sovietica mentato da molti governi dal resto del continente europeo. democratici liberali a cui si affiancarono spesso formazioni politiche nazionaliste nel soverchiare con vere e proprie strategie di terrore possibili successi elettorali di partiti comunisti e socialisti europei. Anche qui va ricordato il caso italiano, con le oscure vicende delle stragi degli anni Settanta, i misteriosi legami tra i vertici dell’MSI e servizi segreti italiani, i dialoghi incessanti con la Democrazia Cristiana al governo e i loschi affari con gli stessi servizi segreti americani. 11

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La rinascita delle destre europee www.ilbecco.it - Settembre 2015 Proprio in questo clima di aperta ostilità nei confronti del pericolo comunista che sembrava incombente, nacque nel 1972 in Francia il Fronte Nazionale, partito fortemente nazionalista sotto la guida del generale Jean Marie Le Pen, dopo una politica fortemente ambigua negli anni passati dell’eroe della Resistenza francese nonché presidente della nazione Charles De Gaulle. davanti alla necessità di portare avanti una politica comunitaria europea. La crisi economica dalle radici americane che investì il continente nel 2006 mise in discussione l’operato di alcuni governi di sinistra come quello in Spagna di Zapatero e del partito laburista inglese nel Regno Unito, aprendo definitivamente la strada a nuove formazioni politiche di destra che nacquero anche contro partiti conservatori moderati o liberali, considerati troppo vicini alla politica europea che metteva in discussione la stessa sopravvivenza degli stati. t g La destra europea e i suoi partiti di rappresentanza di vari paesi, entrando nei nuovi meccanismi politici della democrazia liberale e, adattandosi alle condizioni sociali ed economiche del continente, iniziarono a svilupparsi intorno agli ideali principali del capitalismo e del liberismo economico, intrecciandosi con i nazio- Sfruttando una miscela esplosiva di populismo e nanalismi dei vari paesi e raccogliendo spesso l’eredità di zionalismo, andando a riprendere elementi patriottici formazioni politiche autoritarie scomparse con la fine statali e addirittura spesso ricorrendo a elementi storici mediante la strumentalizzazione politica della storia del secondo conflitto mondiale. (come ad esempio la Lega Nord in Italia che ha riscoSoprattutto la destra francese e i conservatori inglesi perto l’orgoglio comunale italiano in epoca medievale subirono nel corso degli anni Ottanta l’influenza della o alcuni partiti scandinavi come quello finlandese o politica economica e sociale del presidente degli Stati norvegese alla riscoperta del perduto orgoglio “viUniti Ronald Reagan, il cosiddetto “reaganismo” che chingo”) queste formazioni politiche hanno inneggiava al trionfo del capitalismo globale, al libero cominciato a ottenere significativi risultati elettorali, mercato affossando in ambito lavorativo i diritti dei di- anche alle stesse ultime elezioni politiche europee. pendenti e della classe operaia, aprendo la strada a quella che di lì a pochi anni sarebbe diventata la domi- In un momento storico in cui le differenze politiche tra conservatori del Partito popolare europeo e i sonante politica finanziaria mondiale cialdemocratici del Partito socialista europeo sono ai . La solita paura nei confronti del comunismo interna- minimi storici, elemento che ha messo in crisi la stessa zionale e l’indebolirsi progressivo dell’Unione sovietica sinistra europea incapace al momento di trovare spalancarono la nascita di partiti tradizionalmente defi- alternative credibili al PSOE, il fronte politico contro niti di sinistra ma ideologicamente lontani da il potere delle banche europee considerato nella retoprecedenti formazioni comuniste in molti stati e più vi- rica di massa il principale elemento nocivo al cini alla corrente socialista, che in Europa trovò grande benessere comune e contro la politica dell’austerity vigore nel secondo dopoguerra, con l’unico caso rappresentata dall’oppressione da parte della Germadell’Italia nel quale sopravvisse il Partito Comunista fi- nia della cancelliera Angela Merkel si è mobilitato no al 1992 e considerato il grande antagonista della intorno a questi soggetti politici chiaramente nazionaDemocrazia italiana, protagonista politico dalla fine listi tradizionalmente catalogabili come di destra, analizzando al loro interno elementi xenofobi, della guerra. patriottici, fortemente conservatori e isolazionisti che La nascita dell’Unione Europea del 1993 e la dissoluzio- per Spinelli e molti altri pensatori europeisti considene dell’Unione Sovietica del 1991 rovesciarono e ravano il maggiore pericolo per la sopravvivenza cambiarono la politica europea, con i diritti democratici dell’Unione. oramai ritenuti definitivamente acquisiti e inattaccabili. Mettono in discussione i valori stessi su cui è nata Progressivamente, il tema principale della politica del l’Unione e su cui poggia la nostra società, come ad continente diventò il ruolo dell’Ue, insieme a una gene- esempio il rifiuto della solidarietà e dell’accoglienza rale riflessione sul ruolo dello stato e sulla sua sovranità nella triste vicenda dell’ondata migratoria che sta U s v a i p Q s p c s s s e z u c c t c I n c z c m i i b c s A r i l b o j n v s s 12

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La rinascita delle destre europee www.ilbecco.it - Settembre 2015 tentando di attraversare il Mediterraneo in fuga da Europa una fase terribile di guerra e distruzione, insieguerre e devastazioni. me a un attentato gravissimo alla libertà del continente. Una ascesa aiutata dal momento economico difficile segnato dalla crisi e dall’incapacità e dalla mancata volontà delle istituzioni europee di trovare alternative alla politica dell’austerity e di mettere da parte gli interessi nazionali per mirare a costruire una intesa politica e economica comune per una ripresa. Questi partiti di destra che oggi stanno prendendo sempre più vigore e spesso rappresentano un pericolo per quei valori democratici acquisiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che evidentemente non siamo stati in grado di proteggere, sfruttano l’utilizzo di elementi del passato e l’astio generale in molti ai paesi europei nei confronti di quelle istituzioni che avrebbero dovuto garantire uno sviluppo continentale comune, contribuendo alla difesa dei diritti dei cittadini europei e all’uguaglianza di tutti gli stati sotto una istituzione politica comune. Il periodo di pace che l’Europa ha conosciuto dalla fine del secondo conflitto mondiale nella sua ricostruzione ha già visto il continente confrontarsi con pericoli reali alla democrazia e alla libertà dei suoi popoli, in uno sviluppo spesso segnato da influenze esterne dovute alla grande battaglia economica e politica combattuta a livello globale tra le due superpotenze statunitense e sovietica. Abbiamo visto l’Unione europea fallire miseramente nella risoluzione indipendente di un conflitto, durante le guerre balcaniche, dove probabilmente parte del sentimento positivo originario dell’Unione è morto a Sarajevo e Srebrenica. Tornando indietro nella storia, in Spagna già una volta i valori della democrazia e della libertà sono stati sconfitti e soffocati dai fascismi e dall’autoritarismo, aprendo in Le forze che difendevano quei valori erano divise, per questo hanno perso contro il colpo di stato del generale Franco e appoggiato da Hitler e Mussolini. Come ripete spesso Spinelli nelle sue opere, non commettiamo l’errore di sottovalutare nuovamente il rinascere dei nazionalismi e del patriottismo degli stati, che potrebbe ancora una volta diventare un pericolo nei confronti non solo dell’Unione europea come istituzione politica ma dell’intero continente, dei suoi valori di democrazia, solidarietà e libertà. 13

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www.ilbecco.it - Settembre 2015 LA DEMOCRAZIA ALLA PROVA DI ALBA DORATA XRISA ZIRIDOU - STUDENTESSA ED ATTIVISTA GRECA GRECIA, ELEZIONI NAZIONALI DEL 2012. Elezioni nazionali del 2015. È diventato più ovvio che mai che Alba Dorata abbia raggiunto l’obiettivo di creare una solida base elettorale – che consiste nel 6,28% dei voti totali, stabilizzandosi come terzo partito politico in parlamento. Se discutiamo del fatto se questa parte di elettorato costituisca un elemento fascista della società greca o meno, c’è solo un’affermazione che può essere fatta con sicurezza: il sistema politico, assieme con i suoi rappresentanti, ha fallito nel fronteggiare le sfide poste dalla crisi umanitaria ed economica che viviamo. Ma alla base di questo fallimento ne troviamo uno ancora più grande: la perdita di valori democratici, giustificata dalla sempre maggiore importanza attribuita alla dimensione economica. Il partito di matrice neonazista Alba Dorata ha accesso al parlamento ellenico, per la prima volta nella storia del paese, forte dei voti del 6,92% della popolazione. Il partito è sembrato a molti l’unico canale utile per rappresentare l’urlo di mezzo milione di cittadini che vedevano il proprio paese affondare in una recessione sempre più profonda. Il nuovo attore presente sulla scena politica greca ha suscitato innumerevoli dibattiti nella discussione pubblica ma anche giuridica. Che cosa rappresenta questo partito? Possiamo considerarlo legale? E la domanda più importante: chi sono i sui elettori? Sono fascisti? E se no, perché votano per un’organizzazione che compie crimini razzisti contro immigrati, minoranze etniche e chiunque non rispetti i loro parametri etnici, religiosi ed ideologici? Una società che affronta riforme repentine mentre il La scusa della crisi, l’intensificarsi del fenomeno mi- dibattito pubblico su queste le considera quasi come gratorio, l’aumento del numero dei richiedenti asilo e un lusso, offre un terreno fertile per lo sviluppo di l’impoverimento di un’ampia parte della società per ignoranza ed intolleranza. quanto siano fenomeni significativi non sono sufficienti a fornire una spiegazione esauriente a tutte quelle que- Un terreno che adesso, più che mai, necessita di essere stioni che, soprattutto adesso, questo agglomerato preparato per una nuova era in cui la politica possa fascista è costretto a fare i conti con serie accuse ri- tornare vicina alle persona, in cui la responsabilità guardanti al suo operato come organizzazione delle scelte possa essere vagliata dalla società civile criminale. Quindi i problemi restano, ed hanno un suo- attraverso procedure politiche che contribuiscano ad no quasi intimidatorio, alla luce delle recenti elezioni. implementare l’esperienza della vita democratica. Foto liberamente ripresa da http://darkroom.baltimoresun.com 14

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"Ai monarchi il perdere la testa al popolo l'usarla" CAMPAGNA S0TT0SCRIZI0NI 2015 - Siamo un'associazione di promozione sociale senza scopo di lucro. - Tutto ciò che produciamo lo rendiamo disponibile gratuitamente attraverso il nostro sito web (www.ilbecco.it). - Da realtà autofinanziata chiediamo un contributo sotto forma di sottoscrizione, per recuperare le pratiche di partecipazione ed autofinanziamento: non compri niente, compi un (piccolo) gesto politico. - L'erogazione liberale è detraibile in sede di dichiarazione dei redditi se non effettuata in contanti. In cambio ti invieremo i supplementi cartacei che cerchiamo di stampare con cadenza mensile. Con 10 euro permetterai la produzione di 4 riviste, con 30 euro ci darai fiducia per 12 riviste. Per ogni cifra superiore sapremo ringraziare! - Puoi pagare con PayPal che trovi sul nostro sito (www.ilbecco.it - carte di credito, prepagate, conto PayPal) oppure con un bonifico bancario, intestato a Il Becco - Associazione di promozione sociale, presso Banca Etica, Iban IT18E0501802800000000161497 (ricordati di specificare "erogazione liberale" nella causale). www.ilbecco.it info@ilbecco.it @IlBecco Il Becco 377 4277171 I l SMS, WhatsApp o Telegram 15

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