IL Levante - Novembre/Dicembre 2015

 

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Periodico di cultura, ambiente e informazione

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il levante ISTITUTO DELLE C I V I LT À DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione San Teodoro - Novembre/Dicembre 2015 distribuzione gratuita Il Natale dei meno buoni Non è roba da Natale laico, perché come minimo abbiamo bisogno della Stella e della sua luce. Il cammino dei nostri consiglieri e amministratori regionali alle prese, proprio in questi giorni con la legge di riforma delle autonomie locali, sembra più tortuoso e buio di una “sémita” di Pitrisconi in una notte senza luna. Il mutare della moda politica e la rivoluzione delle opinioni hanno decretato per via referendaria il dover trovare un qualcosa che sostituisca l’ormai impronunciabile provincia. Come sempre accade a lasciare mano lunga ai burocrati, circolano nomignoli orrendi, che per noi quattro gatti richiamano coercizioni associative più o meno strategiche. Altre definizioni sono previste per quelli che sono abbastanza ma non troppi, ed infine per i tanti, la città metropolitana, per ora esclusiva attribuzione di Cagliari; anche se quelli del capo di sopra, con il cattivo umore di chi è destato controvoglia, rumoreggia e minaccia, blandendo i numeri e la storia. La solita mischia inconcludente e l’effetto sinergico dei furbi e degli ignoranti rende il quadro discretamente comico se non fosse che, in particolare per la Gallura, le conseguenze di un pasticcio istituzionale rischiano di produrre effetti devastanti. I furbi conoscono i vantaggi dell’essere amministrati con la precedenza e gli ignoranti hanno il fare dei marziani, in un isola dove nel corso dei secoli tutti, ma proprio tutti, hanno capito che la convivenza prima, e l’equivoco della unità autonomista poi, si basano come minimo sulla pacifica bipartizione fra nord e sud. Si va dunque verso poteri accentrati e l’essere amministrati in funzioni sovra comunali da chi non è stato eletto per farlo, con i comandanti di stazione in fascia tricolore a render conto alla burocrazia regionale prima che ai cittadini. Il corto circuito delle competenze ma non delle responsabilità, delle attribuzioni ma non dei mezzi, la reiterazione del modello Abbanoa e delle sue perversioni. In questa situazione la questione della responsabilità autonomista della Gallura è oggi declassata a spacconata della casta locale, che appare talmente presa dalla pochezza del contendere fra Olbia e Tempio, da trascurare i vantaggi evidenti della unità di popolo, e perché no, se serve, della sua civilissima ira. Non si pretende che in violenza alla loro stessa natura i galli comincino a ruggire ma che data la circostanza sia messa in conto qualche “spitticulata”, qualche tocco di sperone e, cessato lo starnazzare sia immmolata finalmente qualche piuma. Si potrà obiettare che non sono parole concilianti con un animo natalizio, ma d’altra parte anche la stella e i Re Magi si sono concessi qualche piccola cattiveria nei confronti di Erode Re di Giudea, noto accentratore. Auguriamo ai nostri lettori un natale di serenità, e di veglia. Gian Piero Meloni Ricordiamolo insieme Si, è vero;lo ricordo come se mi fosse ancora accanto. Come se la sua scomparsa fosse solo un brutto sogno. Come se la sua presenza aleggiasse ancora fra libri, dipinti, scartoffie e mille altri piccoli, grandi problemi alla scrivania del Museo della civiltà del mare. Ricordo le nostre interminabili discussioni su questo o quell’argomento: lui, più mite e più ragionevolmente accondiscendente; io, più rigido ed intransigente ma, in definitiva sempre d’ accordo.....Ricordo quando mi porse le bozze del suo primo romanzo “Il notturno di Chopin” accompagnandole con un timido...”dimmi che ne pensi”. Ricordo la nascita del nostro mensile, il Levante,a giugno del 2011, con il suo primo editoriale sull’Isola che danza. Ricordo la nostra comune passione per la letteratura, la musica, la pittura e tutto ciò che poteva considerarsi cultura anche nelle sue più moderne accezioni sia pure dissacranti e discutibili. Non ho cancellato dalla mia agenda il suo numero di cellulare, quasi che - assurdamente - potesse tornare a squillare o più ragionevolmente conservasse tracce della su voce. Ricordo il suo profondo amore per la Gallura, la sua terra d'adozione, a cui ha dedicato centinaia di saggi, ricerche storiche,storie di personaggi illustri e di semplici sconosciuti che ho avuto il piacere e l'onore di citare e di recensire dozzine di volte sulla stampa locale e su quella d'oltre mare.... Ricordo il suo carattere schivo e riservato che l'ha tenuto lontano dalla celebrità che il suo scrivere certo gli meritava. Rientrando a Torino, alla fine dell’estate, non sono passato a trovarlo, anche perché non penso che lui sia li’. È nel nostro cuore, nella nostra mente e, soprattutto, nei nostri ricordi anche se, ahimè, gli anni che passeranno d’ora innanzi stenderanno un velo su di lui come già accade per le sembianze dei volti delle persone a cui abbiamo voluto bene.... Sfumano,si annebbiano, scompaiono i sorrisi e si attenuano gli sguardi. Ed è per questo che, ancora una volta, rivolgo una preghiera alla Civica Amministrazione di quel che considero un po' il mio paese di adozione. Ricordiamoci di lui, dedicandogli un angolo di San Teodoro, un vicolo, una scalinata, un arco d’un passo carraio. Qualcosa che faccia dire a chi leggera’ quel nome: chi era costui? E cosi’ qualcuno di noi, che l’ha conosciuto bene, potrà raccontare anche solo un frammento della sua esistenza. Mario Stratta Disegno a penna. Salvatore Brandanu 2014 “Illa notti silena dananzi a Taulara illu ciéli di Gaddhura s’è acchjarata la Stélla… Chi lu Lianti friscu ci bòchia dugna pena arrèchia a dugna familia un Natali dunósu.” *** A li chi ci lègghjni auguremu di córi Bona Pasca di Natali, e un Annu Nóu sirènu e in bona saluti *** Ai nostri lettori auguriamo di cuore Buon Natale e un Anno Nuovo sereno e in buona salute

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il levante Un cartellone di tutto rispetto Anche se sono nato e risiedo in provincia di Reggio Emilia, mi sono sempre definito emil-sardo: un po’ perchè papà è di San Teodoro, un po’ perchè non ricordo un’estate che io non abbia trascorso da Giugno a Settembre sdraiato alla Cinta. La mia storia artistica inizia col Diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Genova nel 2005, per poi vincere il Premio Salvo Randone sempre nel 2005, il Premio Hystrio nel 2006 ed entrare direttamente nella Compagnia Stabile prendendo parte da allora a tutte le maggiori produzioni. In questi 10 anni ho lavorato prevalentemente al fianco di attori e registi quali Mariangela Melato, Eros Pagni, Marco Sciaccaluga, Vittorio Franceschi, Elio de Capitani e Jurij Ferrini. Tuttavia posso dire di aver, solo da lontano, sentito il profumo del successo televisivo grazie alla famosissima sitcom “Camera Cafè” dove ho potuto interpretare il fortunato ruolo di Michele Carminati, un maniaco del team building fedele discepolo del guru Tom Weil, per oltre 80 episodi a tutt’oggi ancora in onda sulle reti Italia 1 e Italia 2. Ora, ho da poco compiuto 35 anni e poiché, secondo Dante, ciò significa che mi trovo “nel mezzo del cammin di nostra vita” credo sia tempo di bilanci. Se questa prima metà, di cui mi ritengo soddisfatto, è stata certamente contraddistinta dalla furia lavorativa, dalla voracità che contraddistingue la giovinezza, dalla impazienza del macinare testi e messe in scena e dalla fretta di emergere, devo ammettere, però, che da qualche tempo avverto la necessità di rallentare, almeno un po’. Mi scopro, infatti, sempre più spesso a cercare, per così dire, “piccole oasi”, ovvero spazi teatrali lontani dal caos cittadino in cui, nelle pause tra una tournèe e l’altra, poter sviluppare sessioni di ricerca e di approfondimento recitativo dal più ampio respiro rispetto alla frenesia degli Stabili, con il fine ultimo di costruire nel tempo una Compagnia di professionisti con la quale sviluppare una poetica comune. A questo scopo, ovviamente, quale luogo migliore da intendere come “piccola oasi” se non San Teodoro? Qui sono cresciuto estate dopo estate, qui da sempre vive metà del mio albero genealogico e qui, grazie alle mie conoscenze e personali amicizie nel campo dell’arte e della recitazione maturate in 15 anni di mestiere in giro per tutta l’Italia, avrei potuto dare un reale contributo alla vita culturale del paese importando spettacoli di altissimo livello a delle condizioni economiche altrimenti impossibili. Così quando ho saputo del Bando per la Direzione Artistica della Rassegna del Teatro La Cupola ho deciso di farmi avanti. La rassegna che è partita il 25 Novembre in concomitanza della giornata mondiale contro il femminicidio ha visto susseguirsi appuntamenti di prosa e recital letterari nei campi più disparati: come detto il 25 Novembre è andato in scena la Trilogia dell’AmorTe, testo scritto da Francesco Olivieri che ha visto una contemporanea teatrale in ben 20 piazze italiane oltre a Berlino, Parigi, Londra. Interpreti Janette Brandanu, Giampaolo Sanna e Michela Lai. Il 28 Novembre è stata la volta del grande Max Pisu, comico conosciuto e amato dal pubblico grazie alle sue numerose apparizioni a Zelig, che ha portato il suo “Amnesie” con fortissimo riscontro tra il pubblico teodorino. A 40 anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini si è ritenuto doveroso trovare un momento di riflessione sulla poetica di questo artista così eclettico con uno spettacolo concettuale dal titolo “Stato Mutevole – Per non dimenticare PPP” ad opera della compagnia “La Filostoccola” di Arezzo. Ringrazio a questo proposito il Comune di San Teodoro e in particolare l’Assessore alla Cultura Massimo Oggiano per la realizzazione di una mostra sullo stesso Pasolini nei locali adiacenti al Teatro La Cupola in cui sono state esposte opere degli artisti teodorini ispirati dal suo genio e che rimarrà visitabile a titolo gratuito fino al 23 Dicembre. La stessa Filostoccola l’8 Dicembre ha reso omaggio al grande acume artistico e alla cifra stilistica della intramontabile Franca Valeri con uno spettacolo che riprende tutti i suoi più bei monologhi dal titolo “Come Far/la Franca” particolarmente festeggiato dal pubblico teodorino anche grazie alla straordinaria verve comica dell’attore Mirco Sassoli che ha vestito i Panni di Franca Valeri in maniera ineccepibile. In riferimento alla Commemorazione dei 100 Anni dalla Grande Guerra si sono svolti 2 appuntamenti il 12 e il 14 Dicembre. Sabato 12 Dicembre è approdato sul palco del Teatro La Cupola di San Teodoro lo spettacolo della Mab Teatro di Sassari ad opera e per la Regia di Daniele Monachella “Un anno sull’Altipiano” dall’omonimo libro di Emilio Lussu che ha coinvolto profondamente gli spettatori anche grazie all’uso della chitarra di Andre Congia e della Launeddas di Andrea Pisu. Lo spettacolo è stato caldamente applaudito per diversi minuti al termine. Il 14 è stata la volta di una Prima! Un debutto teodo- Novembre/Dicembre 2015 - pag. 2 rino che racconta il lato femminile della Grande Guerra: Le guerre di Angela, di e con Giusy Facco, è un monologo che tratta 4 diverse storie di donne di estrazione molto diversa, tutte di nome Angela, grazie al quale ci è consentito scoprire importanti sfaccettature e risvolti in differenti strati sociali dell’epoca. L’autrice/attrice è stata supervisionata durante la stesura del testo dall’esimio Andrea Bavecchi, accreditato storico di fama nazionale. Lo spettacolo che finora era stato mostrato al pubblico di Savona in un’anteprima qualche mese fa, è stato “rinfrescato” con un nuovo disegno luci e mostrato sia al pubblico la sera, che ai 120 alunni della scuola media inferiore di San Teodoro in una replica matinèe a loro dedicata la stessa mattina. Domenica 20 Dicembre sarà la volte dell’ultimo spettacolo di prosa previsto per la Rassegna Autunnale 2015. Si tratta di un testo ancora inedito, scritto da un emergente autore genovese di nome Marco Taddei, che ha frequentato la Scuola del Teatro Stabile di Genova e che, causa il nemo propheta in patria, sta trovando il suo successo in Svizzera. “Favola dell’Amor Perfetto” è un testo molto moderno, con un linguaggio slang metropolitano e un uso della punteggiatura inappropriato alla lettura quanto appropriato al parlato. Lui e Lei non si chiamano mai per nome. Vivono un Amore che Lui vorrebbe fosse perfetto ma che probabilmente non lo sarà, perché forse l’Amor perfetto è solo una favola. Lo spettacolo della durata di circa 60 minuti è una commedia noir che offre alcuni spunti comici poiché riflette le odierne fragilità e difficoltà d’interazione moderne mentre presenta una rapida discesa dal sogno di un cuore leggero al cinismo del mondo reale. Gli interpreti sono Janette Brandanu e Alessandro Gianotti. Lo spettacolo andrà in scena alle ore 21 ad ingresso libero grazie al contributo del Comune di San Teodoro Assessorato alla Cultura. Si ringraziano a questo riguardo anche gli sponsor della Rassegna CIPREA Gestioni Turistiche Snc per “Terra di mare” – resort & spa” e Rosas1945 e Casarosas di Fabio Rosas, senza i quali non sarebbe stato possibile mantenere un livello così alto. Sabato alle ore 19 al Punto Zero Cafè di San Teodoro il pubblico potrà partecipare alla conferenza di presentazione dello spettacolo alla presenza del Regista e degli Attori durante l’evento ormai conosciuto come “smARTy pARTy” con flute di benvenuto per tutti i partecipanti. La Rassegna chiuderà il 23 Dicembre con un meraviglioso concerto natalizio dei “Priamo Gallisay” di Nuoro, guidati dal Maestro Sandro Pisanu. Il concerto in via del tutto eccezionale e su benestare del Parroco Don Mauro Moretti si terrà nella CHIESA NUOVA di San Teodoro alle ore 20.45, subito dopo la novena natalizia. Io e il mio fido compare Alessandro Gianotti che si è occupato della parte tecnica siamo molto molto stanchi ma altrettanto felici per il risultato ottenuto. Gli spettacoli hanno avuto una media di un centinaio di spettatori ad evento. Ci dicono che ad oggi questo sia un buon risultato ma non nego che dal futuro ci aspettiamo molto di più. Questo è stato un inizio. Pensiamo che sia molto il lavoro da fare per richiamare attenzione sulla rassegna, per rendere glin spettacoli ancora più visibili ed appetibili per una forbice di pubblico più ampia, che possa essere migliorato molto il livello puramente tecnico, ma abbiamo intenzione di fare un passo alla volta. Per ora siamo entusiasti del calore copn il quale siamo stati seguiti, col quale il pubblico ha partecipato ai nostri eventi compreso lo smARTy pARTy di presentazione agli spettacoli. Vorremmo ringraziare l’Amministrazione comunale per l’assidua frequentazione agli spettacoli e per la massima disponibilità offertaci ad ogni minimo intoppo che si sia presentato in questo mese e mezzo di duro lavoro. La nostra pagina FB Teatro La Cupola San Teodoro rimane aperta. Contattateci per qualsiasi informazione. Un saluto e un ringraziamento a tutti i nostri amici e sostenitori, e anche a chi non siamo andati a genio... perchè ci danno un forte input a fare sempre meglio. Fabrizio Careddu IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno IV - N°29, Novembre/Dicembre 2015. R e gis tro s tampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione : Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Teodoro (O T) Tel./Fax. 0784/866180 E-ma il.s e gre teria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Mario Stratta In Redazione : Sandro Brandano, Gian Piero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione : Angela Bacciu.

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il levante PARCO NAZIONALE DELL’ASINARA Prosegue da Il Levante Settembre/Ottobre 2015 L’organizzazione del lavoro prevedeva lo stazionamento in loco del personale per la durata dell’intera settimana lavorativa con ingresso nell’isola il lunedì mattina ed il rientro presso la propria residenza il venerdì sera. La consistenza numerica nell’isola è sempre stata di quindici unità più uno fatta eccezione par i 4 mesi estivi in cui restava sull’isola una squadretta di 5 unità poiché l’attività di cattura delle capre si riduceva sensibilmente e quella suina si sospendeva del tutto. Gli alloggi per il personale e gli ambienti necessari al disbrigo delle attività comuni sono stati messi a disposizione dall’Ente Parco che ha reso disponibili un certo numero di case nella località di Cala d’Oliva sì da poter ospitare comodamente tutto il personale in stanze doppie o singole con servizi igienici e spazi comuni. Un’altra casetta è stata resa disponibile per ospitare la sala riunioni/sala mensa oltre che la cucina ed altri due ambienti adibiti a dispensa e piccolo magazzino attrezzi. La preparazione dei pasti per tutto il personale è stata gestita direttamente, con turni predisposti dal capo squadra. Talvolta, in presenza di operai esperti e disponibili, è stato possibile affidare alla stessa persona la gestione della mensa per periodi anche prolungati. L’incarico che scaturì dalla convenzione siglata tra parco ed Ente Foreste fu quello di provvedere alla cattura di tutte le capre presenti sull’isola, di entrambi i generi, restringerle nei recinti, sottoporle al controllo sanitario ed infine caricarle sui camion che le avrebbero trasportate fuori dall’isola per assegnarle, a titolo gratuito, ad allevamenti che ne avessero fatto richiesta nel tentativo di riconvertirle al governo domestico. Stessa operazione avrebbe dovuto essere fatta per i cinghiali salvo la destinazione finale che sarebbe stata la macellazione. Fu convenuto che il miglior sistema di cattura delle capre selvatiche, nel contesto dato, fosse quello di utilizzare dei recinti dove convogliarle. La prima attività fu quindi quella di ripartire l’isola in settori, procedendo da nord verso sud, verificare i percorsi usuali e, nei passaggi obbligati, realizzare le recinzioni che, agendo come una sorta di imbuto, convogliassero le bestie in un vero e proprio cul de sac dove poterle catturare e impastoiare per il trasporto nel recinto di stazionamento. Quest’ultimo fu individuato in origine nel promontorio in cui è ubicata la torre aragonese in località “Trabuccato” e poi ampliato verso nord fino a raggiungere, tra i vari comparti, la superficie di circa ha 120,00. In più occasioni danni, lacerazioni e varchi nella rete causati dalle intrusioni dei cinghiali hanno purtroppo consentito la fuoruscita di gruppi di capre più o meno consistenti vanificando, in parte talvolta rilevante, gli sforzi precedenti. I materiali occorrenti per la realizzazione dei recinti è stata fornita interamente dall’Ente Parco. Nel tempo sono stati stesi complessivamente circa ml 54.000 di rete sostenuta con paletti in ferro nei tratti sottoposti a sollecitazione. Nell’ultimo periodo si sono riciclati segmenti importanti di recinzione recuperandola da recinti ormai improduttivi. Complessivamente il numero delle capre catturate, dall’inizio dell’attività sino alla sua cessazione nell’autunno del 2010, somma a circa 6250 esemplari. Una percentuale importante di esse è andata persa a causa della moria successiva alla cattura e dovuta, prevalentemente, allo shock derivante dalla stessa cattura e trasporto ed alle condizioni alimentari all’interno dei recinti ( intossicazioni da mioporo). Tutte le capre catturate sono state assoggettate ai prelievi ematici da parte dei veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Sassari allo scopo di accertare eventuale presenza di brucellosi e della CAEV (encefalite virale caprina). Gli animali sono sempre risultati indenni da brucellosi come c’era da aspettarsi; mentre una percentuale oscillante fra il 4,5÷5% è stata riscontrata positiva alla CAEV. Le capre risultate indenni sono state distribuite, a titolo gratuito, ad allevamenti dell’isola madre che ne avevano fatto richiesta secondo i criteri ed il protocollo stilati dall’Ente Parco. Una stima realisticamente prudente delle capre ancora libere al momento della interruzione delle attività di cattura, ne faceva as- Novembre/Dicembre 2015 - pag. 3 sommare il loro numero ad un migliaio di esemplari la maggior parte dei quali insistenti nella parte nordoccidentale dell’isola che è anche la più impervia e tormentata. I cinghiali. Come già accennato, la popolazione suina dell’isola è frutto di un processo di ibridizzazione dovuto al rimescolamento ed agli incroci tra i cinghiali ed i suini domestici sfuggiti al governo aziendale nel periodo in cui l’isola era adibita a carcere. Attualmente si può affermare che tutti gli esemplari presenti nell’isola sono meticci. Quando è iniziata l’attività di cattura le stime che erano state fatte da vari organismi fra cui l’ENFS (ente nazionale fauna selvatica), intervenuto a più riprese anche con tecniche di rilevamento sofisticate, davano presenti sull’isola un numero di cinghiali non discosto dalle 1800÷2000 unità. L’eccessivo numero, rendeva la sopravvivenza di queste popolazioni problematica; risorsa alimentare importante era certamente rappresentata dalle carcasse di capre o dalla predazione dei capretti nel periodo perinatale. L’attività di cattura dei suini è iniziata nel mese di gennaio 2008 e proseguita fino all’autunno del 2010, con la sospensione annuale durante la stagione estiva. La tecnica utilizzata è stata quella delle gabbie che, opportunamente armate con esca costituita da mangime in granella, venivano disseminate nel territorio dell’isola a seconda degli avvistamenti o delle tracce che si rilevavano. Dopo la cattura i cinghiali venivano ristretti nelle porcilaie suddivisi per genere e tenuti in cattività fino al momento di essere caricati sui camion per il trasporto al mattatoio della ditta che si era aggiudicato l’appalto. Durante la cattività essi dovevano essere alimentati e governati. Alla provvista delle granelle alimentari ha provveduto l’Ente Parco. Il maneggio dei suini ha rappresentato notevoli problemi di sicurezza in quanto animali aggressivi e oggettivamente pericolosi per cui si è reso necessario predisporre speciali strutture che, dalla fase della cattura fino a quella della spedizione, rendessero sicure tutte le procedure. Le gabbie utilizzate erano in numero di otto, di dimensioni adeguate anche alla cattura, tutt’altro che infrequente, di più esemplari contemporaneamente. Il numero dei cinghiali catturati, fino alla cessazione della attività di cattura, assomma a circa 870 esemplari adulti ed un numero imprecisato di suinetti. Nella primavera dell’anno 2011 l’Ente Foreste ha deciso, in accordo con l’Ente Parco, di sospendere le attività di cattura per ragioni inerenti il mancato ristoro, da parte del Parco, delle spese sostenute. Con la tacita riserva di riprenderle non appena fosse stato chiarito l’aspetto economico dell’accordo. Alla data della sospensione dei lavori restavano da catturare un migliaio di capre ed un numero analogo di cinghiali. Numeri sideralmente inferiori a quelli iniziali ma suscettibili di rapida crescita se ci si fosse distratti lasciandoli proliferare incontrollati in un contesto ambientale ormai molto più favorevole al loro incremento. Per finire. Quando saranno ultimati e definiti tutti gli aspetti connessi alla cattura dei selvatici sarà necessario provvedere a smantellare e rimuovere i km di recinzione apprestata in modo da recuperare la rete e ed i paletti ed al contempo ripristinare lo stato dei luoghi. Il tempo ipotizzabile per tale operazione è di non meno di 2 mesi da parte di una squadretta di 5÷6 unità. Gigi Burrai

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il levante Novembre/Dicembre 2015 - pag. 4 Un paese ci vuole. Memorie dall’infanzia Un motivo in più per sostenere l'Auser Un piccolo ambiente un po’ buio, arredato con tavolini in stile liberty, ed un grande bancone collocato sulla destra rispetto all’ingresso, dietro al quale una signora serviva da bere e vendeva tabacchi ai più grandi e caramelle ai bambini. Era il tabacchino considerato “il salotto buono del paese”; e quando chiuse, con lui finì la bella epoque del mio paese. Da qualche anno il desiderio di poter rivedere internamente quel luogo di affezione era forte. Tutte le volte che mi capitava di passare davanti all’antica casa della famiglia Decandia osservavo il portone: sempre chiuso. Qualche mese fa la signora Vilia, proprietaria del tabacchino, ci ha lasciati alla veneranda età di novantanove anni: di lì a poco avrebbe compiuto i cento. Appresa la notizia, sentii forte il dovere di andarla a salutare per l’ultima volta. Per qualche giorno il portone del tabacchino, come in passato, questa volta restò aperto. Successivamente alla sua chiusura, l’ambiente era stato trasformato in una sala per gli ospiti. Dell’originario arredamento era rimasto ben poco: un tavolino con il piano d’appoggio in marmo bianco occupava un angolo della stanza. In fondo alla stanza la presenza di una finestra che da sempre si affaccia su un giardino cinto da alti muri e dal sapore esotico: la luce, quella che entrava dalla finestra, tendeva a prendere in quello spazio una sua precisa fisionomia visiva. Dentro la stanza, osservo l’ambiente che mi circonda. Ad un tratto il mio sguardo si “poggia” sopra un piccolo dipinto appeso ad una parete. Immediato appare chiaro il soggetto: è una veduta di San Teodoro dalla collina di Silvaredda, con la vecchia chiesetta e intorno le case dell’antico borgo: sullo sfondo le dolci colline punteggiate da qualche stazzo. E’ la stessa veduta immortalata da un fotografo, ed è probabile che l’autore di quel dipinto sia anche l’autore della foto, oppure egli potrebbe aver ricopiato la veduta semplicemente osservando quella stessa inquadratura. Quella veduta ci offre la stessa immagine del nostro paese che ebbe la signora Bell F. Mac Donald, scrittrice e giornalista inglese che, giunta in Sardegna negli anni ’60 per alcuni servizi giornalistici, scelse San Teodoro come sua seconda patria. Ciò che appare sorprendente in questo piccolo dipinto ad olio, è la tecnica ed il soggetto che rimandano ai quadri del toscano Ottone Rosai ed al suo modo di rappresentare con ingenua e robusta essenzialità la Firenze popolare o la campagna toscana; come nel dipinto Via Toscanella del 1922, o nelle due grandi tempere raffiguranti due paesaggi toscani all’interno della stazione di Santa Maria Novella. Mi informai sull’autore dall’architetto Francesco Bassi, nonchè nipote della signora Vilia e progettista della chiesa di Montipitrosu e della nuova chiesa di San Teodoro. Mi disse che a realizzare quel dipinto fu il padre Ugo, verosimilmente intorno agli anni ‘30.“Mio padre era un po’ naif”, mi disse, mentre osservavamo quella piccola opera. L’autore, nel rappresentare le case, non ha applicato nessuna diversità cromatica. Qui tutto è stato rappresentato con la stessa tecnica: semplicità assoluta e calma silenziosa. Da questa piccola opera si può leggere la storia urbana di San Teodoro, e si può sentire il suo atavico canto. Quel piccolo quadretto era certamente appeso lì su quella parete da molti anni, e forse ci avrò anche dato uno sguardo quando il tabacchino era per noi bambini un luogo meraviglioso. Cesare Pavese nel suo romanzo“La luna e i falò” scrisse:“Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere quello che avevo già visto?" Massimo Oggiano Si cambiano la giacca ed eccoli pronti a tutto. Il gioco è fatto! Spesso non è necessario perché, come dice il proverbio: "ognuno ha il suo mestiere”. Chi svolge un tipo di volontariato e chi ne svolge un altro. Un giorno pronti ad accompagnare gli anziani a visite mediche o per il disbrigo di pratiche burocratiche, un altro pronti a cucinare per feste o sagre. Vederli all'opera è comunque una cosa bellissima. I volontari si scambiano ricette antiche e usanze che si tramandano da secoli. Un modo per vivere esperienze ed eseguire lavori socialmente utili, nel vero senso della parola. Ho visto preparare la "Suppa Gaddhuresa" o "Suppa Cuata" in quantità pari o oltre millecinquecento porzioni, tutte con gli stessi ingredienti ed adatte ai migliori palati. In un'altra occasione "Li Rujioli" con miele locale che ha un sapore tutto particolare, e eccezionalmente "miele amaro" che troviamo, forse, solo in Sardegna. Quante volte li abbiamo visti preparare per la sagra enogastronomica "L'Agliola" oppure preparare "La Fai e Laldu" per il "giovedì grasso". Vedere i soci dell'Auser in Piazza per spiegare ai turisti come si preparano i piatti tipici della Sardegna e in particolare della Gallura, dettare ricette o presentare la preparazione dei piatti e la cottura dei cibi è stata una cosa coinvolgente e persino utile dal punto di vista economico per il nostro paese. Ora si stanno preparando per il Natale in Piazza 2015. Le idee sono molto chiare: "Suppa Gaddhuresa", "Trippa" e se tutto va bene "Li Spianati di tricu saldu". Chiudo elencando gli ingredienti della Zuppa gallurese, per tutti coloro che ancora non la conoscono, ma sono pochi, considerato che ormai questo piatto fa parte della cucina nazionale. Pane raffermo tagliato a fette, meglio con pasta dura, formaggio fresco, peretta o paneddha, formaggio grattugiato con menta, grana, parmigiano, pecorino o vaccino, in base ai gusti, e per chiudere un buon brodo di pecora. Il tutto su una teglia da forno. quando diventa dorata è pronta, buon appetito. Q. M.

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il levante Onore al bersagliere Decandia Il 26 ottobre 2015, all'età di novantanove anni, è deceduta l'ultima dei quattro figli di Giuseppe Decandia, Emilia Elvira "Vilia" per tutti. Giuseppe Decandia era nato a San Teodoro frazione di Posada, allora provincia di Sassari, il 16 gennaio 1876. Nel 1917 era dunque quasi quarantenne e lasciava quattro figli in tenera età, avuti dalla seconda moglie Giovanna Antonia Meloni, dopo che la prima, Salvatorica Pittorra, era morta di parto dopo solo 10 mesi di matrimonio. Partì soldato volontario per combattere una guerra dove avrebbe trovato poco dopo la morte: era l'8 novembre del 1917 e nel territorio di Domegge si combatteva l'ultimo scontro in Cadore tra le truppe austriache e le retroguardie italiane. A lungo, la sua famiglia, a San Teodoro, non seppe nulla sul suo destino: era stato dato per disperso nei frenetici giorni del dopo Caporetto, forse annegato nelle acque vorticose del Piave, ma per anni i figli, lasciati in tenera età, avevano sperato in un suo ritorno. Di lui, "Vilia" non fece in tempo a conoscerlo perché aveva solo un anno quando partì, diceva che "era un uomo colto e benestante: aveva studiato a Sassari ed era andato al fronte con spirito patriottico, da volontario". Di lui, fino al 1998, aveva solo una grande foto appesa sul muro della camera da letto: era l'unico ricordo che le rimaneva del padre che con fierezza chiamava "eroe". In realtà, la morte del soldato era stata comunicata già dal 1917 al Comune di Posada, ma non era stata data alcuna informazione alla famiglia. La vicenda ruota attorno ai drammatici frangenti dell'ultima resistenza tentata dal battaglione Monte Nero e Monte Assietta sulle pendici di Monte Piduel, presso Domegge di Cadore, l'8 novembre 1917, per salvare la ritirata di molti reparti della IV Armata. Gli Austriaci, provenienti da Lorenzago,erano già arrivati alle rovine del ponte Cidolo, sotto Domegge, e tentavano di passare il torrente Talagona per raggiungere la frazione di Vallesella. Gli alpini, con 40 bersaglieri del Col. Foglia reduci dai combattimenti del passo Mauria e con alcuni cannoni resistettero fino alle ore 16 circa, allorché si ritirarono verso Longarone. Solo molti giorni dopo, il 20 novembre, nei boschi, fu ritrovato Giuseppe Decandia da un gruppo di donne andate a raccogliere legna che diedero subito l'allarme, impaurite. Il caporale Decandia è stato colpito mentre cercava di frenare l'avanzata degli austriaci, dopo aver mandato avanti il suo Plotone, si dice che, "la sua resistenza fu mirabile. I compagni l'abbandonarono, facendo saltare anche il ponte sul quale erano passati, e lui morì certamente dissanguato. Lentamente. Perché accanto al suo corpo fu ritrovato un foglio nel quale fece in tempo a scrivere il suo testamento". Poco distante da lui, fu scoperto un secondo cadavere, quello di un soldato austriaco: "forse, l'uno aveva sparato all'altro" diceva qualcuno. I due militari nemici furono seppelliti vicini, nel cimitero di Domegge. Ora, il bersagliere di San Teodoro riposa insieme a tanti altri caduti nel cimitero sacrario del Col Pioi a Cortina. Da ricordare sicuramente tutti coloro che hanno collaborato per ricostruire la storia del nostro bersagliere Giuseppe Decandia. In primis i nipoti, Salvatore e Franco Bassi, che nel 1998, per caso, scoprirono che il nonno era deceduto in combattimento: "Era stato pubblicato un articolo sul giornale e tra i nomi dei caduti, c'era anche il suo", ha spiegato Salvatore. Così, da quel momento sono iniziate le ricerche. "Ci siamo messi in contatto col presidente del Circolo dei sardi di Belluno Serafino Spiggia e col giornalista e scrittore Giovanni De Donà che ci hanno accompagnato nei luoghi dove erano accaduti i fatti". A rendere omaggio al bersagliere nel Luglio del 2007 era presente l'amministrazione comunale di San Teodoro con il Sindaco Gianni Marongiu ha portato due piccoli gonfaloni, uno donato al comune di Domegge di Cadore, l'altro è stato messo nella nuova croce che è stata sistemata al Col Pioi, Novembre/Dicembre 2015 - pag. 5 presso Cortina. Da qui è partita l'amicizia con l'amministrazione Comunale di Domegge e in particolare con il sindaco Lino Paolo Fedon, il consigliere Ruggero Valmassoi. Nel settembre 2008 il sindaco di Domegge ha guidato una delegazione composta da una rappresentanza del consiglio comunale e del Gruppo Alpini ha visitato il comune gallurese, patria del bersagliere teodorino. A riceverli l'amministrazione comunale di San Teodoro con in testa l'Assessore Massimiliano Cidda mentre il sindaco Gianni Marongiu in quei giorni era fuori sede. Il 29 settembre 2009 è stato ufficializzato il Patto di amicizia tra i due comuni. Da San Teodoro è partita una delegazione guidata dall'assessore Quirico Mura delegato dal sindaco Marongiu per la firma del Patto di amicizia. In quella occasione era presente il gruppo dell'associazione Auser di San Teodoro che ha reso omaggio al soldato Decandia al sacrario del Col Pioi a Cortina. A consolidare il Patto di amicizia nel 2012 è arrivato il "Coro Cadore" con molti componenti del dell'amministrazione Comunale di Domegge guidati dal delegato del sindaco Lino Paolo Fedon il Consigliere Ruggero Valmassoi e dal presidente del Coro e consigliere Comunale di Domegge Giuseppe Cian. Il gruppo è stato ricevuto calorosamente nell'aula consiliare del Comune di San Teodoro dall'intera Amministrazione Comunale e ospitati per tre giorni dal Coro "L'Aldia". Quirico Mura Ciavani di piazza Uno dei tanti pomeriggi assolati, in Via Degli Asfodeli: zio Eugenio (un vecchio falegname) è seduto al fresco, davanti la sua “bruttèa”, passa un turista e le chiede dove può comprare una bombola di gas. La risposta è immediata: “chieda a quel signore di fronte (zio Antonio Runco, vecchio calzolaio e venditore di bombole), però parli forte perchè è un po' sordo”. Il turista attraversa la strada e, alzando il tono della voce esclama: “scusi, signore, vorrei una bombola di gas” e zio Antonio di rimando, “abbassi la voce che non sono sordo”, il turista colto di sorpresa gli svela subito il perchè si era permesso di alzare la voce. Appena consegnato la bombola al turista, zio Antonio anche lui seduto davanti il suo negozio, tra il divertito e l'adirato esclamò: “sempri tu sei Eugenio Lecca, no cambigghj mai”. Ai lettori... Con questo numero il Levante si congeda dai suoi lettori abituali per la consueta pausa invernale. Torneremo ad incontrarci in primavera con rinnovati entusiasmi e, magari, con idee nuove e frizzanti. E' quindi il momento degli auguri per un Natale sereno, riscaldato da una speranza: quella di leggere sui giornali o di vedere nei TG meno violenze, intemperanze, naufragi, esodi biblici, guerre fratricide e di religione.... Una speranza di riscoprire la vera natura dell'uomo e non della belva che in questi ultimi tempi pare avere il sopravvento. Ma prima di congedarmi da voi vorrei dedicare due righe ad un sogno che accarezzo da tempo e che, purtroppo, continuo a tener chiuso in un cassetto. Quello di mettere in piedi una redazione per il nostro Levante, fatta di persone disponibili a dedicare una manciata di minuti della loro giornata ai comuni problemi,alle abituali vicende,ai fatti quotidiani e contingenti del nostro paese. Il Levante è il portavoce di tutti voi ma, troppo spesso, ne viene ignorata addirittura l'esistenza.Vorrei, in definitiva, trovarmi in compagnia di quel gruppetto di amici, che ogni mese tormento per avere un "pezzo" da pubblicare, disposti ad affiancarmi spontaneamente nella edizione del Levante.Vorrei render la vita professionale di Angela (la nostra segretaria di redazione vera spina dorsale del nostro mensile ) un po' meno complicata.... Chissà che il 2016 non smuova un poco le iniziative di quei lettori che ce lo hanno più volte dimostrato aspettando con curiosità ed interesse l'uscita del Levante. Oppure il mio sogno sarà destinato a restare nel cassetto. Mario Stratta

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il levante Novembre/Dicembre 2015 - pag. 6 BIBLIOTECA GALLURA SAN TEODORO A San Teodoro esiste la Biblioteca: ed è bene che la notizia circoli e si diffonda perchè pare proprio che siano in pochi a conoscerne l’esistenza. Denominata “Gallura” su volere del direttivo dell’Icimar, presta il servizio al pubblico dal 14 dicembre 2009. La biblioteca è ubicata nella struttura centrale del Museo del Mare – in abbinamento con la sala convegni. Il patrimonio librario (n. 4.000 volumi circa), costituito da un iniziale fondo di 1200 volumi provenienti dalla vecchia biblioteca comunale, è stato ultimamente incrementato con nuovi acquisti e arricchito con opere importanti e più mirate. Oltre alla narrativa italiana e straniera e ad altre opere di cultura generale, risultano ben curati e rappresentati i settori delle scienze naturali, sociali e umane. Una particolare attenzione è rivolta alla cultura e all’ambiente naturale della Sardegna in generale, e della Gallura in particolare. Un occhio di riguardo è stato riservato all’archeologia della nostra Isola, il settore più fornito è quello dell’archeologia subacquea, che presenta titoli di rilievo scientifico. Dalla sua apertura, malgrado alti e bassi dovuti alla riduzione di orario come conseguenza alla mancanza di finanziamenti costanti, viene frequentata da studenti che ritrovano ricovero nello studio di esami universitari o elaborazioni di tesi e da privati cittadini, per la maggior parte ospiti di passaggio (anche stranieri) soprattutto nei mesi estivi. Necessita di un contratto annuale di assistenza software e dell’aggiornamento del sistema di catalogazione So. Se.Bi TLM 3.3 (Società Servizi Bibliotecari) e della pubblicazione annuale del catalogo online che consente all'utenza di accedere direttamente da casa al catalogo della biblioteca. La nostra biblioteca aderisce al servizio di gestione sistema bibliotecario Anglona – Gallura con sede a Tempio. Tra i programmi di attività collegata prevediamo la presentazione di libri e conferenze. Nel 2016 predisporremo una nuova sezione chiamata “Albertina” che ospiterà testi storici del passato, circa venti volumi donati dalla Deputazione di Storia Patria di Torino. Anche se faticosamente, per problematiche che ognuno può facilmente intendere, l’impegno della nostra biblioteca è quello di rendere sempre più semplice e migliore la fruizione di servizi fondamentali all’accrescimento del sapere della nostra comunità. Angela Bacciu Il gioco della carte. Il Burraco Il Burraco è un gioco di carte della famiglia della Pinnacola, nato, probabilmente, in Uruguay nella metà degli anni quaranta. Si giuoca con due mazzi di carte francesi, comprensivi dei quattro Jolly; normalmente il giuoco viene effettuato da quattro giocatori che si affrontano a coppie . Altre versioni dipendono dal numero dei giocatori: è possibile giocare con una sola persona per parte o con tre giocatori o, addirittura, con cinque. Nel caso di partita a tre, si dovranno seguire delle regole particolari. Preparazione: Dopo aver mischiato ben bene le carte, il giocatore a destra del mazziere taglia il mazzo e prepara due mucchietti di 11 carte, prendendole alternativamente, una per volta, da sotto la parte del mazzo tagliato che ha ancora in mano . I due mazzetti, così ottenuti, detti anche “ pozzetti” devono essere disposti uno sopra l’altro (facendo attenzione a mettere sotto il mazzetto ottenuto per secondo). I pozzetti vengono poi messi su un lato del tavolo , incrociati l’uno sull’altro e le carte rimanenti, coperte, vanno posizionate al centro dello stesso. Se si gioca a tre, invece, i mazzetti sono costituiti da: 11 carte quello che verrà messo di sotto e da 18 carte l’altro, che verrà preso per primo. Nella variante di giuoco a tre, il giocatore che ha preso il mazzetto da 18 carte continuerà a giuocare da solo , contro la coppia dei due rimasti. Alla fine del giuoco gli verranno attribuiti tutti i punti da lui ottenuti, mentre i due giocatori avversari dovranno dividersi a metà il punteggio raggiunto. Il mazziere, intanto, distribuisce 11 carte ai giocatori, uno alla volta, in senso orario. Una carta va poi posta, scoperta, sul tavolo, mentre le rimanenti vanno sopra la porzione superiore del mazzo tagliato, già posizionato al centro del tavolo, a formare il cosidetto “tallone”. Svolgimento: il turno di ogni giocatore si compone di tre momenti: -la pesca dal mazzo ( tallone) posto al centro del tavolo o, alternativamente,la raccolta dal monte degli scarti; -l’apertura di nuovi giuochi o il collegamento delle proprie carte ai giuochi già aperti ( momento facoltativo); -lo scarto di una carta, chiudendo così il proprio turno e passando il turno al compagno successivo. Pesca o raccolta: il “monte degli scarti”è l’insieme delle carte scartate dai giocatori alla fine del proprio turno. All’apertura del giuoco è composto da quell’unica carta scoperta dal mazziere. Il giocatore di turno può decidere di giuocare o pescando una carta coperta dal mazzo, oppure prendendo l’intero monte degli scarti, lasciando un’unica carta sul tavolo. Fare giuoco: dopo aver pescato o raccolto il giocatore può, se ne ha la possibilità e se vuole ( non necessariamente deve): “calare nuove combinazioni o sequenze di carte “attaccare” altre carte alle proprie combinazioni e sequenze ( se se giuoca in coppia, si attaccano alle combinazioni e sequenze che si hanno in comune). Per combinazione si intende un gruppo di almeno tre carte dello stesso valore e di qualunque seme. Da notare che in una combinazione possono comparire carte con lo stesso seme. Per sequenza si intende un gruppo di almeno tre carte dello stesso seme, ordinate in scala. Combinazioni e sequenze , in mancanza di una carta, possono essere integrate dalle “ matte”: Jolly e Pinelle. I Jolly sono i 4 Joker delle carte francesi; per Pinella si intendono, invece, tutti i 2. Per ogni combinazione o sequenza è ammessa, al massimo una unica matta. La matta può essere rimpiazzata dalla carta che sostituisce ma non può, comunque, essere tolta dalla sequenza o dalla combinazione. Non è possibile creare combinazioni di pinelle o jolly ; quando si aggiunge una carta ad una combinazione o sequenza, e questa carta va ad occupare il posto in cui si trova una matta, questa può essere spostata in un’altra posizione, ma sempre della stessa sequenza. Per raggiungere la vittoria esistono due strategia di giuoco: -realizzare il maggior numero di combinazioni possibile -cercare di raggiungere la chiusura della mano prima dell’avversario prendendo, così, i punti di chiusura e penalizzare l’avversario che dovrà pagare per tutte le carte ancora in proprio possesso. Per chiudere è necessario passare prima per i seguenti momenti intermedi: 1) terminare le carte prese ad inizio partita e poter, quindi, raccogliere il pozzetto; 2) realizzare un Burraco, ossia una combinazione di 7 o più carte 3) dopo aver raccolto il pozzetto, rimanere di nuovo senza carte in mano, scartando un’ultima carta, che non sia né una pinella, né un jolly. I Burrachi possibili sono: Puro: questa combinazione non possiede né pinelle né jolly; Semipuro: formata da 8 carte ma con l’ausilio di una pinella o di un jolly; Impuro: formata da 7 carte ma con l’aiuto di una pinella o un jolly. Questo è il giuoco che fa impazzire l’Italia e non solo. Lo giuocano tutti: i bambini e i vecchi, i sani e i malati, gli uomini e le donne. Si giuoca dappertutto: nelle Parrocchie e nelle Case del Popolo, sui treni e sugli aerei, sulle navi e sotto l’ombrellone. Riesce ad unire ma anche a dividere, a seconda del risultato della partita. Ho assistito ad una scenetta , finita nel dramma: giuocavano una coppia di sposi; ad un certo punto, sul finale della partita, lui fece un errore marchiano, che rovinò il lavoro fino a lì fatto. La moglie lo guardò,con uno sguardo carico di commiserazione e di odio e gli disse, sibilando le parole: “ Cornuto! E se te lo dico io, ci puoi credere!” Alessandro Testaferrata La Patrona di Gaddhura Con l'applauso dei fedeli all'uscita dalla Chiesa di San Teodoro, “a meza sirintina” del 13 ottobre si è conclusa la visita della Madonna di Locusantu arrivata la sera prima, a cui ha fatto gli onori di casa anche il Sindaco dott. Mannironi. La poesia di Ciccheddhu Mannoni, poeta di Locusantu postata in basso, ricorda che è la Patrona della Gallura. Tu se' nata par incantu deliziosa elmosura la meddu di Locusantu la più bedda di Gaddura. Se' bedda chi dugna cori s'innamuriggja di te pa l'occhj mei un fiori ed è la meddu chi c'è. E socu vecchju canutu e socu a tempu passendi però sempri burrulendi comu m'eti cunnisciutu Cantu campu decu fà sempri onori a Locusantu ch'è la tarra di l'incantu di ca veni a istragnà. La Patrona di Gaddura l'emu noi in Locusantu incurunata da cantu cussi bedda criatura.

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il levante Novembre/Dicembre 2015 - pag. 7 Gallura Felix ... In questi giorni si parla molto, giustamente, della nascente legge regionale di riordino degli enti locali. Non entro nel merito della proposta più o meno giusta o sbagliata dell'assessore regionale Erriu perché altri lo stanno facendo meglio di quanto non lo possa fare io. Mi limito invece a ricordare le posizioni del nostro mai abbastanza compianto Salvatore Brandanu. Posizioni che a volte suonavano un po' oltranziste ma che miravano nella sostanza a salvaguardare la nostra identità di galluresi. Lo ha affermato per l'ultima volta in un editoriale sul Levante poco prima che ci lasciasse. Era un editoriale pieno di speranza in cui auspicava la nascita di quella micro regione che si identifica nei confini galluresi. Gallura felix lo aveva intitolato e diceva Da anni sogno una terra felice e laboriosa. Generosamente aperta ed ospitale. Una terra che è in Sardegna ma è una Sardegna diversa per territorio fisico, per civiltà, per cultura, per lingua. Continuava esprimendosi favorevolmente verso quei segnali di ripresa che sul territorio si manifestavano. Solo un numero prima sempre nell'editoriale del Levante, aveva srotolato le sue lagnanze contro il potere centrale regionale, stroncando la proposta di legge che sopprimeva le province a suo dire più rappresentative delle identità locali, mentre auspicava, se mai, la soppressione delle regioni, vere fonti di sprechi e inefficienze che hanno disastrato il nostro paese. Primma di tuttu la Gaddhura, lo aveva intitolato ed era un appello ai candidati alle elezioni amministrative di fine maggio. Ricordava come la nostra provincia fosse nata dal basso, per volere popolare, ed ora è stata soppressa con un referendum voluto ad arte. La Gallura, la nostra piccola patria, è stata ancora una volta "punita" per questa sua voglia di autonomia, depredata e spogliata degli strumenti democratici del riscatto. Continuando poi con l'appello Galluresi, l'esperienza ce lo insegna: nulla di buono ci può venire da Cagliari, città del sud, avida, spocchiosa, gonfia di cinica avidità spagnola. Chiudeva auspicando che dalle amministrazioni che sarebbero uscite dalle prossime elezioni, potesse svilupparsi un'azione concorde, unanime, coerente a favore della nostra terra. Che dire di più? Salvatore erano anni che insisteva su questi temi, basta andare a rileggersi gli editoriali scritti nella rivista Civiltà del Mare per vedere che mai ha avuto esitazioni in proposito. Certamente si sarà girato nella tomba a sentire che da parte gallurese (sic) sarebbe addirittura venuta la proposta di una provincia tirrenica ottenendo, circa novant'anni dopo, quella provincia di Nuoro sino ad Olbia non riuscita al regime fascista e per contro ottenendo la spaccatura della Gallura in due parti: metà con Nuoro, la bassa Gallura, metà con Sassari, l'alta Gallura (con doverosi dubbi sulle scelte dei galluresi da Arzachena in su). Ma questo passa il convento nella nostra classe politica, quella stessa che non ha dato grande prova di sè nelle due legislature di vita della nostra provincia e che, con la sua inefficienza e clientelismo, ha dato buoni argomenti ai sostenitori anti provincia. Pierangelo Sanna Il presepe di San Teodoro Il presepe e' sempre stato per il nostro cuore di adulti un ritorno all'infanzia.Un tenero, accattivante, dolcissimo "strappo" alla severa quotidianita', agli affanni d'ogni giorno. Un bue, un asinello ed in mezzo (ma solo rigorosamente dopo il 25 dicembre) un bambinello nudo e paffutello che ci riconcilia con il mondo intero. Il presepe che un gruppo di mamme teodorine ha voluto allestire quest'anno nella chiesa del nostro paese e' la manifesta dimostrazione che certi valori possono essere conservati al di là' di ogni credo e di fede religiosa. Non siamo in grado di fare i nomi di tutte queste garbatissime scenografe:vere artiste dell'allestimento religioso che a Natale ci tocca tutti. E, ne siamo convinti, forse nemmeno vorrebbero essere citate. Il loro non è stato un "lavoro" ed ancor meno una "fatica". Il loro e' stato un atto d'amore verso i più' piccoli e - perché' no - anche nei confronti di noi adulti. Grazie a tutte per averci ricordato il Natale più' vero e più' genuino. Ai lettori che vorranno visitarlo bastera' soffermarsi un poco davati alla capanna di Betlemme per assorbire quell'atmosfera unica ed irripetibile. M.S. Un augurio speciale Il legame di amicizia e affetto che univa Salvatore Spano al nostro compianto Presidente, si è tradotto in un delizioso quadro che raffigura la natività di Gesù. L’Icimar ringrazia di cuore per questo dono che verrà esposto presso il Museo, nella speranza che Salvatore Brandanu continui ad essere presente nel cuore dei Teodorini. A.B.

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il levante Novembre/Dicembre 2015 - pag. 8 Il Sito Web dell’I.CI.Mar si rinnova Sport in Gallura... La nuova dirigenza del San Teodoro calcio, presieduta da Domenico Fideli può tirare le somme del girone di andata avendo conseguito ottimi risultati in tutti i campionati. La prima squadra guidata da mister Tatti, si trova nelle prime posizioni della classifica di Eccellenza, la Juniores guidata da Marziano e Guerra difende egregiamente i colori viola sul campo, i Giovanissimi di mister Alessio Murgia e la squadra Esordienti di Marziano sono primi in classifica così come i Pulcini di mister Giovanni Brandino (bomber di “Li Maccioni”) con quattro vittorie su cinque incontri disputati. Il gruppo dei Primi Calci con Emiliano Bechere invita gli sportivi teodorini alla prossima Festa Provinciale che si disputerà a San Teodoro la mattina del 10 Gennaio 2016. Per il settore giovanile e la scuola calcio, tutto questo lavoro viene svolto anche con l'impegno fattivo dei genitori dei ragazzi. Il gruppo dirigenziale, può quindi ritenersi soddisfatto del lavoro svolto da tutto il gruppo di istruttori, senza dimenticare che a dirigere la segreteria da quest'anno ci si avvale della serietà, la puntualità e la competenza di Aurelio Pittorra. Ultima annotazione, la società “Li Maccioni” presieduta da Ivan Giagheddu e guidata dal “maratoneta” Emiliano Bechere che viaggia egregiamente nel campionato di 2° categoria con buoni risultati. “a volti facini li maccioni e a volti l'agnoni”. A tutte le Società, i migliori auguri dalla redazione de Il Levante. La danza è un’arte performativa e anche uno sport che si esprime nel movimento del corpo umano secondo una coreografia. Si passano tante ore a provare e riprovare ma il risultato di questa immensa passione esprime e regala sempre tante emozioni. E’ questo quello che imparo tutti i giorni grazie anche a questa scuola che da circa dieci anni a San Teodoro promuove questa disciplina che varia dal classico al modern jazz, al contemporaneo fino ad arrivare all’hip hop. San Teodoro, 1958: Viva gli Sposi! Come di consueto verrà ripropoIn una bella gio rnata inverna le , lungo Vi a S ard e- sto il saggio di fine anno sempre g n a si s noda un corte o ve rso la c hiesa di S an Teo - al Teatro Civico di San Teodoro. Danilo Pasella d o ro c he accom pagna dei giova ni sposi: C h i s o n o ? Tutto il mondo culturale è in continua crescita e trasformazione e si aggiorna e rinnova con i principali strumenti digitali. A tal proposito, l’Istituto della Civiltà del Mare di San Teodoro I.Ci.Mar, rinnova completamente il proprio sito web www.icimar.it con l’obiettivo di raggiungere pubblici diversi. Propone una nuova veste grafica raffinata, più chiara, funzionale e una struttura semplice dove il visitatore ha la possibilità di navigare in modo ancora più intuitivo grazie alla semplificazioni adottate e la suddivisione nelle varie sezioni. Aprendo ciascuna di esse si incontrano delle “parole chiave” che corrispondono ad un bisogno immediato di ricerca e raggruppano i contenuti ad esse correlate. Introdotta anche una Newsletter rinnovata nel design ed integrata con il sito per segnalare appuntamenti o informazioni mirate. Chi fosse interessato a ricevere regolarmente aggiornamenti sull’Istituto e sul territorio può iscriversi direttamente online grazie all’apposito form. Il nuovo portale risponde al Responsive Web Design, sistema che rende il sito compatibile ed ottimizzato per la visualizzazione su tutti i dispositivi mobili, favorendo così l’accesso da desktop, smartphone e tablet. Facilmente navigabile, quindi, anche se dotato di una vasta galleria di file multimediali. Ogni argomento e sezione, ricchi di contenuti testuali e multimediali che si aprono a più livelli di approfondimento, sono condivisibili sui social media. L’archivio digitale presente sul portale racchiuderà al suo interno, immagini, video ed attualmente tutte le edizioni del Levante scaricabili on-line. Essendo un sito in continua evoluzione, si arricchirà pian piano di tutto il materiale multimediale dell’Istituto. Il nuovo sito web offre, infine, la possibilità di acquistare i libri online. All’interno della sezione “Pubblicazioni” si possono conoscere ed acquistare tutti i testi pubblicati dall’Istituto. Rinnovata ed arricchita questa sezione propone un vasto assortimento di diverse tipologie di testi. Il nuovo sito web offre così la possibilità di acquistare online, comodamente da casa i diversi libri proposti. Lorenzo Pinducciu La danza: che passione

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