Azione nonviolenta - settembre - ottobre 2014 |anno 51, n. 605

 

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Rivista del Movimento Nonviolento fondata da Aldo Capitini nel 1964

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ile e aib ien tr nt es co ina nd ca lo Fondata da Aldo Capitini nel 1964 | settembre - ottobre 2014 Rivista bimestrale del Movimento Nonviolento | anno 51, n. 605 | contributo € 5,00

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3 Un’altra difesa è possibile. Civile, non armata, nonviolenta di Mao Valpiana 6 Se vuoi la pace difendi la pace. Le ragioni della Campagna di Pasquale Pugliese 10 Per cambiare il corso della storia, le alternative nonviolente esistono di Sergio Bassoli 12 Proposte concrete per attuare la (vera) difesa della patria di Francesco Vignarca 13 Corpi di pace per una difesa civile di Martina Pignatti Morano 14 Le armi non ci difendono ma abbiamo bisogno di garanzie di Grazia Naletto 16 Un’altra difesa è possibile,se davvero la vogliamo di Enrico Maria Borrelli 17 Il Servizio Civile universale alla base di una nuova difesa di Licio Palazzini 18 Costituzione dei comitati locali promotori 20 “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” 23 Vademecum per la raccolta delle firme a sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare 36 rubriche Direzione e Amministrazione Via Spagna, 8 - 37123 Verona (Italy) Tel. e Fax (+39) 045 8009803 E-mail: redazione@nonviolenti.org www.nonviolenti.org Editore Movimento Nonviolento (Associazione di Promozione Sociale) Codice fiscale 93100500235 Partita Iva 02878130232 Direttore Mao Valpiana Amministrazione Piercarlo Racca Redazione Elena Buccoliero, Gabriella Falcicchio, Roberto Rossi, Daniele Taurino, Pasquale Pugliese, Massimiliano Pilati, Caterina Bianciardi, Martina Lucia Lanza, Mauro Biani (disegni). Gruppo di lavoro Centro per la Nonviolenza del Litorale romano, Fiumicino, Roma: Daniele Quilli, Alessandra Salis, Sara Colacicco, Samantha Nuzzi (illustrazione), Mattia Scaccia, Alessandro Galderisi, Angela Argentieri e Franco De Nicola Stampa (su carta riciclata) a cura di Scripta s.c. via Albere 18 - 37138 Verona tel. 045 8102065 - fax 045 8102064 idea@scriptanet.net www.scriptanet.net Direttore responsabile Pietro Pinna Adesione al Movimento Nonviolento Per iscriversi o versare contributi al Movimento Nonviolento utilizzare il conto corrente postale 18745455 intestato a Movimento Nonviolento oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Contributo di adesione al MN”. L’adesione al MN (€ 60,00) comprende l’invio di Azione nonviolenta. Abbonamento annuo € 32,00 da versare sul conto corrente postale 18745455 intestato ad Movimento Nonviolento, oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Abbonamento ad AN”. 5 per mille Nella dichiarazione dei redditi vi invitiamo a destinare il 5x1000 al Movimento Nonviolento, indicando il codice fiscale 93100500235 Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 3091 vol. 31 foglio 721 del 4/4/1991 Registrazione del Tribunale di Verona n. 818 del 7/71988 Spedizione in abbonamento postale. Poste Italiane s.p.a. – DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB VERONA. Tassa pagata/Taxe perçue. Pubblicazione bimestrale, settembreottobre, anno 51 n. 605, fascicolo 440 Un numero arretrato contributo € 6,00 comprese le spese di spedizione. Chiuso in tipografia il 25 ottobre 2014 Tiratura in 2500 copie. In copertina: Il logo della Campagna, di Mauro Biani

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L’editoriale di Mao Valpiana Un’altra difesa è possibile. Civile, non armata, nonviolenta Questo numero di Azione nonviolenta viene dedicato alla Campagna “Un’altra difesa è possibile”, che ci vedrà impegnati nei prossimi 6 mesi nella raccolta delle firme necesarie per presentare alla Camera dei Deputati la proposta di Legge di iniziativa popolare per la Difesa civile non armata e nonviolenta. È uno strumento di servizio e di lavoro. Vogliamo in questo modo offrire argomenti, informazioni, notizie a chi organizzerà tavoli per la raccolta delle firme autenticate, e ai cittadini che dopo essersi documentati decideranno di sottoscrivere. Siamo coscienti, e anche orgogliosi, di essere protagonisti di un fatto politico importante, tutelato dall’articolo 71 della Costituzione: “Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”. È l’unico modo per attuare il principio fondamentale che i costituenti hanno voluto inserire al primo punto della nostra Carta fondativa: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi, con la proposta di Legge stiamo esercitando la nostra sovranità. Cosa c’è di più essenziale per la nostra cittadinanza? La copia di Azione nonviolenta che stai leggendo è il mezzo per attuare la tua sovranità: puoi utilizzarla per diventare un legislatore attivo, per raccogliere firme, per convincere altri a farlo. Questa è la vera politica. La proposta di una Difesa civile, non armata e nonviolenta, ha radici lontane. Non è la novità dell’ultimo momento. Viene dall’immediato dopo guerra, con le prime obiezioni di coscienza, quando i giovani, rifiutando il servizio militare, si dicevano disponibili ad un servizio alternativo, per dimostrare che la difesa non è solo quella armata. Pietro Pinna, tra i primi obiettori italiani già nel 1949, nel corso della sua vicenda giudiziaria si disse disponibile ad essere impiegato nei servizi di “sminamento” (in quegli anni erano ancora molte le bombe inesplose che potevano provocare gravi danni alla popolazione) per dimostrare che il suo rifiuto di indossare la divisa e le armi non veniva fatto per viltà. Ripudiava la guerra, ma era pronto ad assolvere un servizio civile per la pace. Da allora gli obiettori hanno continuato ad elaborare ricerche, proposte ed esperienze di forme di difesa nonviolenta, cioè attuata dai civili e senza l’uso delle armi. Con l’avvio nel nostro paese del servizio civile (che dal 1972 ad oggi ha coinvolto più di un milione di giovani, ragazzi e ragazze) si è passati dalla testimonianza di una possibile difesa nonviolenta personale, a sperimentare una difesa nonviolenta collettiva. Il servizio civile, è stato riconosciuto da più sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato, è una forma legittima e riconosciuta di “difesa della patria” in attuazione dell’articolo 52 della Costituzione (“la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino”), che non parla di “difesa armata o militare”, ma semplicemente di “difesa”, il che significa che i Costituenti già immaginavano che vi potessero essere diverse modalità di difesa. Il problema è che è sempre e solo stata finanziata la difesa militare armata, e non si è mai data una possibilità alla difesa nonviolenta di dimostrare la sua efficacia. Le reti pacifiste, nonviolente e disarmiste (Rete Italia Disarmo, Rete della Pace, Tavoli interventi civili di pace, Sbilanciamoci!), che hanno dato vita, insieme alle organizzazioni del servizio civile (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile e Forum Nazionale Servizio Civile), all’Arena di pace e disarmo del 25 aprile 2014 a Verona, e alla manifestazione “Facciamo un passo di pace” del 21 settembre a Firenze, sono le promotrici della Campagna “Un’altra difesa è possibile”: una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo: “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” (già depositata alla Corte di Cassazione e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2014). Si tratta ore di raccolgiere 50.000 firme autenticate, per poi presentare il testo di Legge alla Camera dei Deputati, chiedendone la discussione. La Campagna ha tre livelli di sviluppo: 1) culturale: vogliamo aprire nel paese un dibat- Azione nonviolenta | 3

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L’editoriale di Mao Valpiana tito sui concetti di minaccia, difesa, sicurezza. Da cosa ci sentiamo realmente minacciati? Da un’invasione nemica, o piuttosto dalla crisi economica, dalla mancanza di lavoro, dal rischio idrogeologico, dalle variazioni climatiche, dalla cementificazione di un ambiente al collasso? E per difenderci da questi pericoli reali, quali sono gli strumenti più adatti? Per la nostra sicurezza sono più utili gli F35 o una prevenzione e cura del territorio? 2) politico: vogliamo che il Parlamento si doti degli strumenti per dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione, che coinvolga i cittadini nel loro ruolo di “difensori della patria”. Con la Campagna potremo aprire un rapporto con i nostri rappresentanti nelle istituzioni, dai sindaci ai parlamentari; in particolare con l’intergruppo dei parlamentari per la pace. 3) giuridico: vogliamo contribuire ad una maggiore democrazia nel nostro paese, con l’isti- tuzione del nuovo Dipartimento per la difesa civile (togliendo finalmente il tema della difesa all’esclusività della classe militare), ed introducendo una nuova opzione fiscale, affinchè i cittadini possano liberamente scegliere di sostenere finanziariamente la difesa civile. Nel concreto, la proposta di legge che i cittadini potranno sottoscrivere vuole l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprenda i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo e che abbia forme di interazione e collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ed il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Si tratta di dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare. Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie alla possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al sei per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche all’incremento della copertura delle spese di funzionamento del Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta ed al finanziamento delle attività dei Corpi Civili di Pace e dell’Istituto di ricerca sulla Pace e il Disarmo. Di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, che sostanzialmente non ha sfiorato lo strumento militare, vogliamo spostare fondi dalle spesa militare a vantaggio della difesa nonviolenta. Non si tratta di spendere di più, ma di spendere meglio. La difesa civile, non armata e nonviolenta, per essere efficace, deve essere preparata, organizzata, sviluppata, finanziata. Non può essere lasciata alla sola buona volontà di gruppi di base che già attualmente intervengono con modalità nonviolente in contesti conflittuali. Il Dipartimento garantirebbe una dignità istituzionale ed una dimensione strutturale alla “difesa civile” I dipartimenti già istituiti, ai quali la proposta di legge fa riferimento (Servizio civile e Protezione civile), hanno specifiche competenze e strutture organizzative ad esse funzionali che, pur essendo Italia da difendere 4 | settembre-ottobre 2014

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L’editoriale di Mao Valpiana parte integrante della “difesa civile, non armata e nonviolenta”, non la ricomprendono nel suo insieme. Con l’istituzione del Dipartimento per la difesa civile s’intende dare fondamento istituzionale e autonomia organizzativa al principio fondante della legge, che vuole il pieno riconoscimento repubblicano di difesa alternativa a quella militare. Il necessario raccordo tra i dipartimenti avverrà all’interno del “Consiglio Nazionale della difesa civile, non armata e nonviolenta”, analogo al “Consiglio supremo di difesa” per quanto riguarda la difesa armata. Lo strumento della Legge di iniziativa popolare ci è parso il più consono per questo tipo di proposta. Avremmo facilmente potuto trovare un gruppo di deputati disposti a firmare il progetto di legge e depositarlo alla Camera. Sarebbe stato molto più semplice, ma non ci sarebbe stata vera partecipazione diretta, che è il primo elemento costitutivo della difesa civile. In questo modo diamo anche attuazione all’articolo 1 della Costituzione, là dove dice che La sovranità appartiene al popolo, il quale ha solo due forme per esercitarla: il referendum e le proposte di iniziativa popolare. La Campagna, per svilupparsi, ha bisogno che in ogni città e paese si formino dei Comitati promotori locali. La raccolta firme è prevista dal 28 novembre 2014 al 28 maggio 2015 (180 giorni). Faremo una conferenza stampa di partenza il 4 novembre (Festa delle forze dis/armate) e una di conclusione il 2 giugno (Festa della Republica che ripudia la guerra). Questa Campagna rappresenta la proposta politica ed il programma costruttivo dei movimenti nonviolenti italiani. Facciamo sul serio. Segreteria nazionale della Campagna (cui riferirsi per richiesta moduli): c/o il Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona – Tel. 045 8009803 info@difesacivilenonviolenta.org Tutte le informazioni necessarie su www.difesacivilenonviolenta.org D I R E T T O R E Azione nonviolenta | 5

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Se vuoi la pace difendi la pace. Le ragioni della Campagna “Un’altra difesa è possibile” se ci crediamo di Pasquale Pugliese* La Campagna “Un’altra difesa è possibile” per l’istituzione e le modalità di finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta, è una proposta di legge di iniziativa popolare - uno dei due strumenti di democrazia diretta previsti dal nostro ordinamento (l’altro è il referendum) - che rappresenta un salto di qualità per il movimento per la pace. Fino a non molto tempo fa, di fronte alle diverse esplosioni belliche, “i pacifisti” si limitavano a fare appelli o mobilitazioni estemporanee che servivano forse più a sentirsi a posto con la coscienza, a dare sfogo alla giusta indignazione, che a fermare realmente le guerre. Neanche l’enorme mobilitazione internazionale di piazza del 2003, contro la seconda guerra nel Golfo, è riuscita a bloccare o a rimandare la partenza di un solo bombardiere. Oggi – insieme alla “Campagna Taglia le ali alle armi” contro gli F35 che incalza i governi con dati incontrovertibili obbligando i parlamenti a pronunciarsi sui tagli – il movimento per la pace italiano ha avviato un nuovo percorso condiviso, con lo scopo di mettere al centro della propria azione gli unici strumenti davvero efficaci per una lungimirante politica di pace: il disarmo e la costruzione delle alternative alla guerra. Agendo contemporaneamente sul piano organizzativo, politico e culturale. Sul piano organizzativo si è costituita una nuova alleanza tra il mondo del disarmo, della nonviolenza, del servizio civile nazionale: sei Reti – Rete Italiana Disarmo, Rete della Pace, Tavolo Interventi Civili di Pace, Sbilanciamoci!, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Servizio Civile - che raggruppano al loro interno gran parte del mondo associativo, sindacale, solidaristico della società civile italiana. È il segno, in particolare, del nuovo incontro, dopo l’epoca dell’obiezione di coscienza, tra l’impegno per la pace e quello per il servizio civile. Se il primo ha avuto come obiettivo, per un periodo importante della nostra Storia, proprio la conquista del diritto al servizio civile, entrambi hanno oggi l’obiettivo di fare un passo avanti per la conquista del diritto alla difesa civile. Sul piano politico la legge di iniziativa popolare afferma un principio, ribadendolo: nella Costituzione italiana non è prevista una sola forma di difesa, quella armata, ma i Costituenti, la Corte Costituzionale e una legge dello Stato (la L. 64/2001 istitutiva del  Servizio Civile Nazionale) ne sanciscono almeno altre due: a) la difesa dei diritti fondamentali costitutivi della vera “sicurezza”, a partire dal diritto al lavoro (non è possibile che l’Italia abbia 10 milioni di poveri, una delle percentuali più alte d’Europa, sia tra gli ultimi Paesi come spesa per il welfare, mentre è tra le prime 10 al mondo per spesa pubblica militare); b) la difesa della pace, attraverso la capacità di intervento nei conflitti con strumenti differenti dalla guerra, mezzo costituzionalmente ripudiato. Eppure dal 1948 ad oggi è la Costituzione ad essere stata davvero ripudiata, con la progressiva negazione di queste altre difese, anziché della guerra che ha visto invece il costante lievitare delle spese militari. Oggi la Campagna “Un’altra difesa è possibile” vuole rendere effettivo questo principio fornendo direttamente ai cittadini la possibilità di finanziare lo strumento che può renderlo operativo: il Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta. Sul piano culturale, la Campagna è in continuità con l’evento simbolicamente straordinario avvenuto lo scorso 25 aprile all’Arena di Verona – l’Arena di pace e disarmo – da cui è stata lanciata, insieme al messaggio di convocazione: “oggi la Liberazione si chiama disarmo e la Resi- * Segretario del Movimento Nonviolento 6 | settembre-ottobre 2014

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stenza si chiama nonviolenza”. Ciò ha significato voler raccogliere l’eredità dei padri Costituenti che, proprio perché avevano vissuto in prima persona la tragedia della guerra, ne avevano posto la rinuncia con sdegno – il ripudio, appunto - unilaterale e definitivo come mezzo e come strumento, a fondamento del Patto repubblicano. Chiedendo, in questo modo, alle generazioni successive di trovare altri mezzi ed altri strumenti per affrontare e gestire le “controversie” internazionali. Per dare finalmente sostanza al “ripudio” della guerra, attraverso il depotenziamento dei mezzi che la rendono possibile – le armi – e il potenziamento degli strumenti alternativi di intervento nei conflitti, i mezzi nonviolenti. La Campagna “Un’altra difesa è possibile” inoltre è l’occasione per riflettere collettivamente sul senso della difesa, oggi: da quali minacce la sicurezza del nostro Paese dev’essere difesa? Dalla precarietà, dall’ignoranza, dalle mafie, dal dissesto idrogeologico, dai terremoti...o da pericoli di aggressione bellica internazionale? Per difenderci da queste minacce, reali e costanti, siamo sicuri che le armi più efficaci siano quelle che sparano e uccidono, prodotte e commercializzate dalle industrie belliche nazionali e multinazionali, alle quali il bilancio dello Stato versa ingenti somme sottratte alle altre difese? La legge, composta da quattro articoli, prevede la costituzione del Dipartimento per la difesa civile, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al quale afferiscono i Corpi civili di pace (di cui una prima sperimentazione è inserita nella legge di stabilità del 2013) e l’Istituto di ricerca sulla pace e il disarmo (da istituirsi con apposita legge successiva). Il Dipartimento ha tra i propri compiti più importanti la predisposizione di piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, la loro sperimentazione e attuazione; lo svolgimento di attività di ricerca per la pace e il disarmo per la graduale sostituzione della difesa armata con quella civile nonviolenta; il favorire la prevenzione dei conflitti armati, la mediazione, la riconciliazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale, l’educazione alla pace. Questi sono, di fatto, la declinazione del primo compito indicato dall’articolo 4: “difendere la Costituzione, affermando i diritti civili e sociali in essa enunciati, la Repubblica e l’indipendenza e libertà delle istituzioni democratiche del Paese”. La realizzazione di questi compiti, specifica l’art. 1, avviene in stretta col- laborazione con il Dipartimento per la protezione civile, il Dipartimento dei vigili del fuoco, il Dipartimento della gioventù e del Servizio civile nazionale. Le attività del Dipartimento saranno inizialmente finanziate attraverso un apposito “Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta” (art.2) di 100 milioni annui (dei quali solo il 10% utilizzabile per le spese interne di funzionamento), recuperati dalla riduzione delle spese per i sistemi d’arma del Ministero della Difesa (per esempio i caccia F35), ai quali si aggiungeranno man mano le quote derivanti dai cittadini contribuenti, che vorranno versare il 6 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche: una vera e propria “opzione fiscale” a beneficio della difesa civile (art.3). Il budget recuperato direttamente dai cittadini verrà integrato da corrispondenti risparmi nella spesa pubblica sul capitolo “Difesa e sicurezza del territorio”, ossia con la dismissione delle caserme (art.4). La Campagna è, dunque, una grande prova organizzativa, politica e culturale del movimento per la pace. A 100 anni dalla “grande guerra”, che ha segnato il passaggio moderno e definitivo alla guerra tecnologica, è giunto ormai il tempo di passare dalla retorica della pace, che prepara sempre nuove guerre, alla politica per la pace che ne prepara e costruisce la difesa. Che essendo “civile, non armata e nonviolenta” ha bisogno della partecipazione di tutti, a cominciare dall’impegno di ciascuno nella raccolta delle firme necessarie. An giugno-luglio 1968 An settembre-ottobre 1979 Azione nonviolenta | 7

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// il 2 ottobre di Masà “Ci sono molte cause per cui ad uccidere Mahatma Gandhi ma nessuna per cui sia preparato sono pronto a morire, ” 8 || Azione settembre-ottobre 2014 nonviolenta luglio-agosto 2014

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La Campagna UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE è promossa da: Rete della pace lus, Rete Universitaria Nazionale, Rete degli Studenti, Rete della Conoscenza, Terre des Hommes, Uisp, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Un Ponte per…, Wwf. ACLI, ADL, AGESCI, ANSPS, Associazione di Cooperazione e di Solidarietà Internazionale AOI, Archivio Disarmo, ARCI, Arci Bassa Val di Cecina, Arci Verona, ARCS, ASC, Associazione Perugia Palestina, Associazione per la Pace di Modena, Associazione per la Pace Nazionale, AssoPacePalestina, AUSER Nazionale, CGIL Nazionale, CGIL Verona, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Comunità Palestinese, Coordinamento Comasco per la Pace, Coordinamento per la Pace in Comune Milano, Encuentrarte, Fiom Cgil, Focsiv, Fondazione Angelo Frammartino Onlus, Fondazione culturale responsabilità Etica, IPRI – Rete CCP, Ipsia, Lega per i Diritti dei Popoli, Legambiente, Link2007 Cooperazione in Rete, Link – Coordinamento Universitario, Lunaria, Mezza Luna Rossa palestinese, MIR, Movimento europeo, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo onlus, Peacewaves, Piattaforma ong MO, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della Pace Valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola Sarda della Pace, Tavola della Pace di Bergamo, U.S. ACLI, UDS, UDU, Uisp, Un ponte per…, Ventiquattro marzo Onlus. Tavolo degli Interventi civili di pace Archivio Disarmo, ARCI, ARCS, Ass. Papa Giovanni XXIII – Operazione Colomba, Associazione per la pace, Berretti Bianchi, Casa per la Pace Milano, Centro Gandhi Edizioni, Centro Studi Difesa Civile, Centro Studi Sereno Regis, Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, IPRI – Rete Corpi Civili di Pace, Libera, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza, Movimento Internazionale di Riconciliazione – Italia, Movimento Nonviolento, Operatori di Pace Campania, Pax Christi – Italia ; Peace Brigades International – Italia, Reorient ONLUS, Rete Artisti contro le Guerre, Servizio Civile Internazionale – Italia, Tavola della Pace Friuli Venezia Giulia, Un Ponte per … CNESC Rete italiana per il Disarmo ACLI – Archivio Disarmo – ARCI – ARCI Servizio Civile – Associazione Obiettori Nonviolenti – Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – Associazione per la Pace – Assopace Palestina – Beati i costruttori di Pace – Campagna Italiana contro le Mine – Centro Studi Difesa Civile – Conferenza degli Istituti Missionari in Italia – Coordinamento Comasco per la Pace – FIM Cisl – FIOM Cgil – Fondazione Culturale Responsabilità Etica – Gruppo Abele – Libera – Movimento Internazionale della Riconciliazione – Movimento Nonviolento – OPAL – OSCAR Ires Toscana – Pax Christi – PeaceLink – Un ponte per… Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile Acli, Aism, Anpas, Anspi, Arci Servizio Civile, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Avis nazionale, Caritas Italiana, Cesc, Cnca, Commissione sinodale per la diaconia (CSD), Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia, Cong. P.S.D.P. Ist. don Calabria, Federazione SCS/CNOS Salesiani per il sociale, Federsolidarietà/CCI, Focsiv, Legacoop, Unpli, Uildm. Forum Nazionale per il Servizio Civile Sbilanciamoci! ActionAid, Adi – Associazione dottorandi e dottori italiani, Agices, Altreconomia, Antigone, Arci, Arci Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, Cipsi, Cittadinanzattiva, Cnca, Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua, Comunità di Capodarco, Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, Ctm Altromercato, Crocevia, Donne in Nero, Emergency, Emmaus Italia, FairWatch, Federazione degli Studenti, Fish, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Icea, Gli Asini, Legambiente, Link, Lila, Lunaria, Mani Tese, Medicina Democratica, Movimento Consumatori, Nigrizia, Pax Christi, Re:Common, Reorient On- ADACS (Associazione per la Diffusione dell’Arte della Cultura e dello Sport), ADOC, AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane), AIMAC (Associazione Italiana Malati di Cancro), AMESCI, Animalisti Italiani, Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo, AON (Associazione Obiettori Nonviolenti), CODACONS, Confederazione degli Studenti, CNUPI (Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane), CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano), Expoitaly, FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato Oncologico), FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap), GIOSEF, GIOVANI DEMOCRATICI, GIOVANE ITALIA, GUS Onlus (Gruppo Umana Solidarietà-Guido Puletti), MODAVI, ONMIC, OPES, UNEC Segreteria nazionale c/o Movimento Nonviolento via Spagna, 8 – 37123 Verona Tel. e fax 045 8009803 www.difesacivilenonviolenta.org info@difesacivilenonviolenta.org Azione nonviolenta | 9

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Per cambiare il corso della storia, le alternative nonviolente esistono La difesa civile è una riforma necessaria di Sergio Bassoli* Stiamo vivendo una fase storica nella quale molti nodi stanno arrivando al pettine: il modello di sviluppo non regge più, le povertà e le diseguaglianze anziché scomparire si rafforzano e si diffondono anche nei paesi industrializzati, le guerre aumentano e fioriscono il mercato delle armi, la corruzione, l’illegalità e la speculazione finanziaria, i diritti sembrano essere diventati ostacoli e privilegi. Uno scenario quasi apocalittico che va in onda nel nostro pianeta prenotandosi la scena e il tutto esaurito per le prossime stagioni. Sarà la nostra generazione, salvo sorprese, a lasciare in Europa per la prima volta dell’epoca moderna, peggiori condizioni di vita alle future generazioni. Appunto, salvo sorprese che noi vorremmo far accadere, per cambiare il corso della storia fin qui descritta e trasmessaci come pensiero unico ed assoluto. Per quei cittadini e cittadine che si riconoscono nell’azione comune, nell’agire dei corpi intermedi propri dell’associazionismo impegnato, democratico e rappresentativo, è quindi il momento di pensare, proporre e mobilitarsi. Da circa un anno abbiamo intrapreso un nuovo cammino, riunendo tante diverse culture ed esperienze della nostra società, con un comune obiettivo: costruire una politica di pace, di giustizia sociale, di disarmo, di accoglienza. Riproporre alla politica un orizzonte lungo e proposte concrete, alternative e nuove visioni. Per far ciò il dialogo, il confronto, l’ascolto dell’altro sono approcci, pratiche ed esperienze fondamentali, superando divisioni e protagonismi, come si usa dire oggi “alzando l’asticella” per obiettivi che ogni singola associazione, da sola, non può raggiungere ma che uniti, forse, si può. La proposta di legge popolare per una difesa civile e nonviolenta si colloca dentro questo percorso di convergenza e di costruzione di una alternativa politica per il nostro paese. Rappresenta il passaggio dalla critica all’attuale modello di difesa, militarizzato e orientato ad un nemico che non è più quello del risorgimento o delle grandi guerre del secolo scorso, ad una nuova concezione della difesa come sicurezza dentro un sistema europeo e di convivenza globale. Dove, sempre per rima- * Rete della Pace Interventi di difesa della Guardia Forestale e dei VV FF 10 | settembre-ottobre 2014

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nere al linguaggio corrente, non si rottama ma si converte, si riqualifica e si valorizza il patrimonio di competenze e di professionalità al servizio del bene pubblico, della pace e della sicurezza del territorio e dei cittadini. Non è credibile, per il presente e per le future generazioni, che si continui a proiettare in crescita la spesa militare a livello nazionale ed internazionale, comprimendo la spesa sociale e riducendo al nulla l’investimento nella cooperazione, nella protezione civile ed nell’impiego di corpi civili nella prevenzione e nella ricomposizione delle comunità vittime delle guerre. L’orizzonte del sistema di difesa deve puntare alla costruzione del sistema multipolare di difesa delle Nazioni Unite, con delega di sovranità da parte degli stati-nazione, dotando così il sistema del diritto internazionale del suo legittimo strumento di polizia internazionale, affinché gli stati riducano il proprio investimento e la propria struttura militare, a favore di maggiori investimenti nella cooperazione internazionale, nella protezione civile, nella difesa del territorio e dei beni comuni. Un orizzonte lungo e irto di ostacoli viste le tendenze e le prove muscolari che gli stati continuano a voler sostenere senza alcuna lettura ed analisi critica dei danni prodotti e delle risorse buttate. Basti solo pensare a quanto speso dal governo USA e dai suoi alleati per la guerra in Afghanistan e dai risultati raggiunti: i morti, le distruzioni, ed una società che non trova pace. Mentre, invece, una politica diversa, impostata sulla società civile, sul ruolo e sulle reti delle comunità e le leadership locali, con l’impiego di forze d’interposizione nei luoghi e nei momenti opportuni, sempre sotto un mandato ONU, avrebbe certamente prodotto molti meno morti, meno distruzioni ed un nuovo patto tra le diverse comunità afghane in grado di ricondurre il paese alla riconciliazione ed alla vita democratica. E tanti altri casi noti e d’attualità, come l’Iraq, la Siria, la Libia, per non parlare dello storico conflitto tra Israele e la Palestina, che ciclicamente produce migliaia di morti ammazzati dall’inedia del sistema politico internazionale e dalla cultura della guerra, dovrebbero essere sufficienti per insinuare dubbi e porre riflessioni alle nostre istituzioni, prender atto che quelle ricette e quelle scelte ci stanno distruggendo. Ed allora noi dobbiamo sorprenderli con una “sorpresa”, con proposte concrete, dimostrando che le alternative esistono e che non è più il tempo della paura e della disinformazione, del ricorso alle guerre giuste o alle alleanze dei volonterosi contro il male. La proposta di dar vita ad un nuovo sistema di difesa deve rientrare nelle riforme del nostro paese dentro il quadro di ridefinizione del nostro modello di sviluppo e di relazioni internazionali. Un percorso complesso ma indispensabile ed urgente. Azione nonviolenta | 11

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Proposte concrete per attuare la (vera) difesa della patria Favorire la partecipazione di persone ed organizzazioni di Francesco Vignarca* Eccoci, ci siamo. Dopo una lunga gestazione ed un percorso approfondito prende finalmente il via la Campagna della società civile per dotare di strutture e risorse la “Difesa civile, non armata e nonviolenta”. Una iniziativa voluta dalle principali reti pacifiste, disarmiste e del servizio civile del nostro Paese. Una proposta da festeggiare e da salutare davvero molto positivamente, soprattutto perché si pone in termini propositivi e di costruzione di alternativa. Dal mio punto di vista sono soprattutto due gli aspetti da sottolineare in maniera forte. Per prima cosa il fatto che il testo e le dinamiche di Campagna siano state elaborate con un lavoro congiunto e partecipato. Non è facile in generale realizzare un percorso realmente di questo tipo, e lo è ancora di meno su questioni delicate e ancora poco esplorate come quelle che l’iniziativa in questione affronta. Dal testo definitivo si evince invece la forza e le esperienze concrete dei molti mondi che si interrogano da tempo sulla possibilità di una difesa alternativa a quella militare. La sintesi di proposta uscita, davvero condivisa, potrà proprio per questo essere ancora più efficace e comunicabile: in essa si riverberano sia le ipotesi di difesa civile già presenti, come il Servizio Civile, sia i sogni di una struttura nonviolenta e non armata degli interventi statali nei conflitti: i corpi civili di Pace. Il tutto nella cornice di una Legge di Iniziativa Popolare, scelta appositamente come strumento per favorire la partecipazione di persone ed organizzazioni a questo cammino, oltre che come mezzo per una forte azione di maturazione culturale su disarmo e nonviolenza. Il secondo aspetto da tenere presente riguarda la tempistica di questa proposta. Secondo le Reti promotrici la Campagna “Un’altra Difesa è possibile” arriva al momento giusto nella dinamica di attenzione che l’opinione pubblica ha sviluppato negli ultimi anni su temi come la spesa militare, il concetto di difesa, l’efficacia dello strumento militare (in varie declinazioni). Il successo di diverse mobilitazioni disarmiste e dell’azione concreta e approfondita dei gruppi pacifisti ha portato ad una sensibilità molto alta, negli ultimi tempi. Ed è quindi importante poterla subito intercettare con una proposta che renda concrete le richieste di Pace da tempo rilanciate dai nostri gruppi ed associazioni, anche se in maniera evocativa e generale. In questo senso l’elemento di un primo grezzo meccanismo di opzione fiscale, che permetta al singolo cittadino di destinare una porzione delle proprie tasse alla Difesa civile e non armata, è davvero rilevante. Proprio perché fornisce a ciascuno di noi uno strumento concreto e pratico con cui muoversi, una possibilità efficace e semplice di sostenere una visione diversa di quel dovere costituzionale alla Difesa sancito dall’articolo 52 della nostra Carta fondamentale. * Coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo La recente alluvione di Genova 12 | settembre-ottobre 2014

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Corpi di pace per una difesa civile CCP: non una sigla, ma una speranza da alimentare di Martina Pignatti Morano* L’associazionismo, le comunità locali, le chiese e i movimenti sociali italiani si muovono da decenni per costruire ponti di pace e solidarietà con popolazioni in zone di conflitto, ma queste pratiche non sono finora state riconosciute dalle istituzioni se non in rare occasioni. Non se ne accorge la Farnesina, ma sono molti gli attivisti nonviolenti e operatori di pace in Palestina, Congo, Mozambico, Sri Lanka, nei Balcani e in molte zone calde del pianeta a conoscere il potenziale italiano di trasformazione nonviolenta dei conflitti, a sentirsi protetti e rafforzati dalla presenza sul campo di volontari e professionisti italiani, anche se spesso agiscono per conto di organizzazioni internazionali (Nonviolent Peaceforce, Peace Brigades International, ma anche gli UN Volunteers). Era urgente e necessario che una Campagna nazionale unisse le forze della società civile italiana per gridare che un’altra difesa è possibile e già ne esistono, in nuce, gli strumenti. Sono corpi civili di pace, i costruttori di quella pace positiva che intendiamo come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e giustizia sociale. Le loro associazioni si coordinano nel Tavolo Interventi Civili di Pace, che promuove l’azione civile, non armata e nonviolenta di operatori che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, in Italia e all’estero. L’emendamento introdotto a fine 2013 nella Legge di Stabilità, che autorizza la spesa di 9 milioni di euro in tre anni per l’istituzione di un contingente di Corpi Civili di Pace (CCP), ci fornirà spazio istituzionale per sperimentare questo tipo di interventi tramite il sistema del servizio civile, che già ha mandato istituzionale ad attuare la difesa della patria con modalità non armate. Ma la realtà dell’ultimo decennio ha evidenziato come il Servizio Civile Italiano possa essere solo palestra di pace per giovani volontari, non l’istituzione atta a coordinare gli operatori di un sistema di difesa civile. È necessario per questo un Dipartimento apposito, che associ il “braccio” dei Corpi Civili di Pace al “cervello” di un Istituto di studi e ricerche sulla costruzione della pace con mezzi civili, e sulle strategie di disarmo. Solo un’architettura istituzionale di questo tipo, capace di raccordarsi con l’intero sistema già esistente di protezione e servizio civile, può consentirci di avviare un vero percorso di transarmo, in cui gli strumenti militari vengono gradualmente sostituiti e superati da interventi civili. In quindici anni nel mondo il numero dei formatori, degli operatori e dei corsi universitari di Peacebuilding civile è cresciuto esponenzialmente, oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite si fa aiutare da un Peacebuilding Support Office (PBSO), il Servizio per l’Azione Esterna dell’Unione Europea è dotato di un’apposita Conflict prevention, Peace building and Mediation Instruments Division, che offre sostegno ai servizi geografici, alle delegazioni, ai rappresentanti speciali dell’UE e agli alti dirigenti del SEAE nel prendere decisioni in materia di pacificazione, mediazione e prevenzione dei conflitti. È sufficiente quindi guardare a questi esempi per comprendere che anche l’Italia può dotarsi di personale e mezzi di costruzione della pace. L’associazionismo italiano vuole essere protagonista di questa trasformazione, e per questo il Tavolo Interventi Civili di Pace sostiene con forza la campagna Un’altra difesa è possibile! * Tavolo Interventi Civili di Pace Azione nonviolenta | 13

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Le armi non ci difendono ma abbiamo bisogno di garanzie Sbilanciamoci! Perché “Un’altra difesa è possibile” di Grazia Naletto* Agli inizi di ottobre la ministra Pinotti è tornata a pronunciarsi sul programma di acquisto degli F35 annunciando l’acquisto entro fine anno di altri due velivoli definendolo “indispensabile”. Ciò è accaduto a pochi giorni di distanza dal voto alla Camera di una mozione che impegna il governo a dimezzare il budget destinato al finanziamento del programma. Le inefficienze tecniche, le pressioni della società civile, le migliaia di firme raccolte dalla campagna Taglia le ali armi, le innumerevoli dichiarazioni di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, persino le affannose ipotesi governative di spending review non sembrano sufficienti a indurre il Governo a revocare una scelta che non rispetta la nostra Costituzione e distoglie risorse preziose che potrebbero essere usate molto più utilmente in modo diverso. Ecco una ragione in più per partecipare alla campagna Un’altra difesa è possibile che attraverso la proposta di una legge di iniziativa popolare per la “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta” intende promuovere un’altra idea di difesa, che vuole fare a meno delle armi. La proposta intende dare attuazione all’art.11 della nostra Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, rivendicando il diritto dei cittadini a svolgere un ruolo attivo nella difesa del paese attraverso la promozione di interventi civili e non violenti di pace. Non si tratta solo di raccogliere 50mila firme per depositare in Parlamento una proposta di legge che prevede l’istituzione di un dipartimento che coordini questo tipo di interventi e introduce la possibilità che i cittadini contribuiscano al suo finanziamento attraverso lo strumento dell’opzione fiscale del 6 x mille sulla dichiarazione dei redditi. Un’altra difesa è possibile è un’occasione per rilanciare nel paese una campagna culturale diffusa e capillare a sostegno delle politiche di pace, alternative a quei venti di guerra che proprio negli ultimi mesi hanno ripreso a soffiare violentemente fornendo ancora una volta una risposta sbagliata alla proliferazione delle crisi e dei conflitti internazionali. Guerre e conflitti civili non si possono fermare con le armi. Non sarà l’invio di fucili e di cacciabombardieri in Iraq a fermare l’Isis; né il commercio e le esportazioni di armi in Israele aiutano certo a fermare le ingiustizie, le sopraffazioni e le stragi ai danni della popolazione palestinese che vive a Gaza e nei territori occupati. La storia recente parla da sola. La guerra “infinita” e quella “umanitaria” non hanno portato pace ma alimentato i conflitti interni in Afganistan, in Iraq come in Libia e, semmai, hanno dato ossigeno a quei fondamentalismi che, cavalcando e alimentando lo scontro con l’occidente, sperano di estendere il proprio controllo su quei territori. * Portavoce della Campagna Sbilanciamoci! Un territorio che frana, da difendere 14 | settembre-ottobre 2014

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quando sarà approvata la Legge di iniziativa popolare • Con l’entrata in funzione del Dipartimento, si potrà finalmente iniziare a dare una struttura istituzionale adeguata alla Difesa civile, non armata e nonviolenta (dcnanv). • Il Dipartimento avrà piena giurisdizione sulla costituzione, formazione, addestramente ed impiego dei Corpi civili di pace (ccp). Avremo quindi due diverse modalità di interventi: quelli militari coordinati dagli stati maggiori del Minisero della Difesa, e quelli civili coordinati dal Dipartimento dcnanv. Saranno entrambi utilizzati per dare attuazione all’art. 52 della Costituzione e potranno agire in modo alternativo o contestuale. • Il Dipartimento avrà anche il compito di coordinarsi e creare una piena sinergia con gli altri due dipartimenti che agiscono nel settore della difesa civile: il Dipartimenti della protezione civile e il dipartimento della Gioventù e Servizio civile. In questo modo gli inteventi civili di pace, sia all’estero che all’interno, avranno una regìa unica che vedrà agire insieme, pur nella diversità di ruoli e specializzazioni, i ccp, gli operatori della protezione civile e i volontari del servizio civile. • Il Dipartimento avvierà l’iter per la definizione della Legge istitutiva dell’Istituto di ricerche sulla pace, che poi coordinerà nel suo sviluppo di ricerca/azione. • Infine verrà costituito il “Consiglio Nazionale della difesa civile, non armata e nonviolenta” che sarà l’organismo di sintesi tra i Dipartimenti della difesa cicile, della protezione civile e del servizio civile, con compiti paritetici di indirizzo e di confronto da normare con successivo Regolamento emesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministero degli Interni. • Il nostro paese, dunque, avrà una Difesa che si articolerà in due distinti settori, seppur con pari dignità ma ruoli diversi: la difesa armata e la difesa nonviolenta. Cosa cambierà Non è dunque di aerei di attacco, capaci di trasportare bombe nucleari, né di sommergibili o portaerei che il mondo ha bisogno. Piuttosto occorre aumentare il numero delle persone disposte a costruire la pace dal basso intervenendo nelle zone di conflitto con azioni nonviolente di interposizione, interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili, attività di monitoraggio della garanzia dei diritti umani, iniziative di mediazione che favoriscano il dialogo tra le diverse parti in conflitto. È sostenendo le popolazioni civili con interventi culturali, sociali, di promozione del dialogo culturale e interreligioso, di garanzia dei diritti umani fondamentali come quelli alla salute, all’istruzione, al lavoro che il nostro paese può contribuire effettivamente a promuovere e a costruire la pace. Senza armi, in modo pacifico e nonviolento. Sono la partecipazione ai corpi civili di pace, la realizzazione di attività di solidarietà e cooperazione internazionale finalizzate a ridurre le diseguaglianze tra i Nord e i Sud e i centri e le periferie del mondo, la lotta paziente contro i nazionalismi e le molteplici forme di razzismo. Sono quegli interventi che possono contribuire a decostruire l’ideologia dello “scontro di civiltà”, tornata egemone nelle relazioni internazionali, che tanti danni ha fatto nell’ultimo quindicennio. La raccolta di firme sarà anche l’occasione per promuovere un confronto e una riflessione con l’opinione pubblica sulle reali priorità del nostro paese e su un’idea di “sicurezza” condivisa i cui elementi costituivi risiedano nella garanzia dei diritti sociali, del lavoro e della giustizia sociale anziché sull’acquisto, la produzione, il commercio e l’esportazione di strumenti di morte. Un’altra difesa è possibile sarà dunque un modo per ricordare che la politica estera, di difesa, agli affari interni e le politiche economiche e sociali sono strettamente interrelate e parti di un modello geopolitico, economico e sociale che va cambiato. Le armi non ci mettono al sicuro, né possono tutelare le popolazioni che si trovano coinvolte direttamente in guerre e conflitti nei loro paesi. Per questo è indispensabile immaginare e costruire insieme e dal basso l’altra difesa possibile: quella pacifica, nonviolenta, di impegno, di partecipazione e di dialogo civile. Azione nonviolenta | 15

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