Azione nonviolenta - gennaio, aprile 2014 |anno 51, n. 601- 602

 

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Rivista del Movimento Nonviolento fondata da Aldo Capitini nel 1964

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Verso l’Arena di pace e disarmo 2014 Fondata da Aldo Capitini nel 1964 | gennaio - aprile 2014 Rivista bimestrale del Movimento Nonviolento | anno 51, n. 601- 602 | contributo € 5,00

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3 Azione nonviolenta entra in Arena Mao Valpiana 4 In Arena contro tutte le guerre Alex Zanotelli 6 Un “atto che la pace esige” Pasquale Pugliese 10 Un Servizio Civile di Pace Primo Di Blasio 12 La convenienza di pace e disarmo Francesco Vignarca 16 I Corpi di difesa civile e nonviolenta Martina Pignatti Morano 18 Atti del Congresso 36 Dopo il Congresso MN Mao Valpiana 39 EDUCAZIONE E STILI DI VITA a cura di Gabriella Falcicchio 44 DIALOGANDO CON... a cura di Roberto Rossi 46 ARTI E CULTURE a cura di Daniele Taurino Direzione e Amministrazione Via Spagna, 8 - 37123 Verona (Italy) Tel. e Fax (+39) 045 8009803 E-mail: redazione@nonviolenti.org www.nonviolenti.org Editore Movimento Nonviolento (Associazione di Promozione Sociale) Codice fiscale 93100500235 Partita Iva 02878130232 Direttore Mao Valpiana Amministrazione Piercarlo Racca Redazione Elena Buccoliero, Gabriella Falcicchio, Roberto Rossi, Daniele Taurino, Pasquale Pugliese, Massimiliano Pilati, Caterina Bianciardi, Martina Lucia Lanza, Mauro Biani (disegni). Gruppo di lavoro Centro per la Nonviolenza del Litorale romano, Fiumicino, Roma: Daniele Quilli, Alessandra Salis, Sara Colacicco, Giulia Capozzi, Mattia Scaccia e Alessandro Galderisi e Angela Argentieri Stampa (su carta riciclata) a cura di Scripta s.c. via Albere 18 - 37138 Verona tel. 045 8102065 - fax 045 8102064 idea@scriptanet.net www.scriptanet.net Direttore responsabile Pietro Pinna Adesione al Movimento Nonviolento Per iscriversi o versare contributi al Movimento Nonviolento utilizzare il conto corrente postale 18745455 intestato a Movimento Nonviolento oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Contributo di adesione al MN”. L’adesione al MN (€ 60,00) comprende l’invio di Azione nonviolenta. Abbonamento annuo € 32,00 da versare sul conto corrente postale 18745455 intestato ad Movimento Nonviolento, oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Abbonamento ad AN”. 5 per mille Nella dichiarazione dei redditi vi invitiamo a destinare il 5x1000 al Movimento Nonviolento, indicando il codice fiscale 93100500235 Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 3091 vol. 31 foglio 721 del 4/4/1991 Registrazione del Tribunale di Verona n. 818 del 7/71988 Spedizione in abbonamento postale. Poste Italiane s.p.a. – DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB VERONA. Tassa pagata/Taxe perçue. Pubblicazione bimestrale, gennaio-febbraio marzo-aprile 2014, anno 51 n. 601 - 602, fascicolo 437 Un numero arretrato contributo € 6,00 comprese le spese di spedizione. Chiuso in tipografia il 26 marzo 2014 Tiratura in 2000 copie. In copertina: Arena di pace e disarmo (logo di Mauro Biani)

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L’editoriale di Mao Valpiana Azione nonviolenta entra in Arena Ecco fatto il giro di boa. Azione nonviolenta ha compiuto i cinquant’anni, ed entra nel cinquantunesimo. Un passaggio difficile, che ha obbligato il Movimento Nonviolento a ripensare la rivista fondata da Capitini. L’edizione cartacea passa da mensile a bimestrale, e gli si affianca l’edizione in rete. Un raddoppio per affrontare la crisi e rilanciare. Come sempre le cose nuove hanno bisogno di rodaggio per assestarsi e arrivare a regime. Questo primo numero, che vede una redazione allargata e un gruppo di lavoro rinnovato, è una prototipo che potrà essere aggiustato e migliorato. Il Congresso del Movimento (cui dedichiamo ampio spazio nella parte documentale, pubblicando gli atti e una galleria fotografica), ha scommesso sul proseguimento di Azione nonviolenta. Ora tocca ai lettori fare la loro parte, decidendo di sottoscrivere l’abbonamento, gesto fondamentale per divenire parte attiva del progetto. Questo primo numero esce come numero doppio dedicato alla preparazione di Arena di pace e disarmo, un grande raduno, di tutte le persone, le associazioni, i movimenti della pace, della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile, che faccia appello non solo ai politici ma innanzitutto a noi stessi, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Il Movimento Nonviolento, insieme alle reti pacifiste ed disarmiste ha investito moltissimo su questa Arena, che potrà essere un momento di unità e forza per tutto il più vasto movimento per la pace. Lanciamo la Campagna disarmo e difesa civile Verona, 25 aprile Tenere un’assemblea in Arena ha un forte carattere evocativo. Non si tratta di una marcia, dove ti mostri, né di un corteo di protesta. In Arena si fa, appunto, un’assemblea. È cioè un luogo dove ci si trova per avanzare proposte e dar vita a iniziative che proseguono dopo di essa. Capitini l’avrebbe chiamata un’assemblea itinerante. La principale proposta sarà la campagna per il disarmo e la difesa civile non armata e nonviolenta, centrata sulla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre in Italia una difesa diversa da quella armata. L’art. 52 della Costituzione afferma che è sacro dovere dei cittadini difendere la patria. È un principio che non è mai stato attuato davvero, perché per difesa si è sempre e solo intesa quella armata, affidata ai militari. Dobbiamo riappropriarcene. Oggi sappiamo che la difesa della patria è difesa della vita, dell’ambiente, del territorio, dei diritti, della dignità, della famiglia, del lavoro. Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie all’introduzione dell’”opzione fiscale”, cioè della possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare una certa quota alla difesa non armata, togliendolo dai finanziamenti per quella armata. In Arena presenteremo l’idea fondamentale di questa campagna e, dopo l’Arena, saranno organizzate tante iniziative sul territorio per precisarne i contenuti e raccogliere le firme per poterla presentare in parlamento. Non abbiamo fretta. Bisogna infatti rendere la proposta il più partecipata possibile, facendo delle occasioni in cui si incontrerà la gente momenti per approfondire le questioni della pace e del disarmo, della difesa non armata e della nonviolenza. È importante chiarire col maggior numero possibile di persone la proposta culturale, politica e giuridica su cui si basa l’iniziativa, rendendo chiaro a tutti che non stiamo rincorrendo un sogno, ma che c’è davvero la possibilità di realizzare una difesa civile della patria. Domandiamoci: quali sono oggi i veri pericoli? Un’invasione nemica, o non piuttosto la disoccupazione, la mancanza di servizi sociali, il non riuscire a sbarcare il lunario, la scuola abbandonata a se stessa, la sanità che non funziona bene? Queste sono le vere “minacce” alla pace. La peggior minaccia in assoluto è quella della preparazione di una nuova prossima guerra che porterà morte e distruzione per tutti. E dunque il primo passo, per noi, è cominciare dal disarmo. Distruggere le vecchie armi, non farne di nuove. Liberare risorse per costruire politiche di pace. D I R E T T O R E Azione nonviolenta | 3

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In Arena contro tutte le guerre Il popolo della pace per la nonviolenza attiva di Alex Zanotelli* Le bombe, le armi, le guerre, hanno dominato questo secolo che va dalla prima guerra mondiale del 1914 ad oggi, 2014. Per un cristiano è uno smacco incredibile, una sconfitta sonora. Pochi hanno espresso questi sentimenti meglio di don Primo Mazzolari nel suo libretto: “Tu non uccidere!” “Non è forse una contraddizione che, dopo venti secoli di Vangelo, gli anni di guerra siano più frequenti degli anni di pace? Che sia tuttora valida la regola pagana: Si vis pacem, para bellum”? Che l’omicida comune sia al bando come assassino, mentre chi, guerreggiando, stermina genti e città sia in onore come un eroe? Che l’orrore cristiano del sangue fraterno si fermi davanti a una legittima dichiarazione di guerra da parte di una legittima autorità? Che una guerra possa portare il nome di ‘giusta’ o ‘santa’? Che si invochi il nome di Dio per conseguire una vittoria pagata con la vita di milioni di figli di Dio? Che sia fatto tacere colui, che per sé soltanto, senza la pretesa di coniare una regola per gli altri, dichiara di sentire come peccato anche l’uccidere in guerra?” È con queste domande che dovremmo ripensare questo primo centenario della Prima Guerra Mondiale che ha aperto un secolo di guerre di inaudita ferocia. È a queste domande che tutti coloro che sceglieranno di venire in Arena (credenti e non) dovranno rispondere. In ballo c’è ormai il futuro dell’umanità. È arrivato il momento per il popolo della pace di rimettersi in piedi, riprendere il cammino che o sarà di pace o non ci sarà. È quanto con forza ripeteva Martin Luther King: “O la nonviolenza attiva o l’estinzione”. Sulla scia di questa tradizione gesuana, ritradotta nell’oggi da uomini come Gandhi, Martin Lu- Alex Zanotelli * missionario comboniano ther King, Perez Esquivel, Helder Camara, Aldo Capitini, don Lorenzo Milani, il popolo della Pace si ritroverà in Arena il 25 aprile 2014. È un popolo disperso oggi in Italia in mille rivoli fra beghe, personalismi, interessi partitici, un popolo che ha bisogno di ritrovare pace e unità al suo interno. Un popolo che ha bisogno di farsi sentire pubblicamente, di rialzare la testa, di ritrovare coraggio e fiducia. L’ Arena può essere un momento di grazia per permettere a tutto il variegato mondo della pace di rimettersi insieme, imbroccando le strade di un coordinamento nazionale di tutte le realtà che operano per la pace. Come è avvenuto per l’acqua, che ha portato alla vittoria referendaria. Il movimento della pace ha bisogno di vittorie, anche piccole e modeste, ma sulle quali costruire campagne più ampie e più impegnative. Ma non si tratta neanche di ‘vincere’, ma di far emergere nella storia umana un nuovo paradigma: la nonviolenza attiva, la satyagraha (la forza della verità) di Gandhi, la forza onnipotente dell’amore di Gesù. Per cui il primo impegno, in particolare per i seguaci di Gesù, è quello della scelta della nonviolenza attiva che non è il pacifismo. Una scelta che domanda una 4 | gennaio-aprile 2014

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profonda spiritualità e una grande scaltrezza (lo “scaltri come i serpenti!”). È fondamentale oggi che la Chiesa, le Chiese, gridino al mondo che la nonviolenza attiva è parte essenziale del Vangelo che proclamano. Questo comporta il rifiuto della guerra, da quella tradizionale a quella umanitaria, alle cosiddette ‘missioni di pace’! Il nostro paese è in guerra, insieme agli USA e la NATO, dall’Iraq all’Afghanistan. Purtroppo per molti cittadini italiani, noi non siamo in guerra, stiamo combattendo in ‘missioni di pace’ per portare libertà e democrazia. La menzogna, così ben espressa dai nostri media, è diventata la verità. Il movimento per la pace deve aiutare tutti a capire che le guerre le dobbiamo fare se vogliamo continuare con il nostro stile di vita. Le armi e le guerre difendono il 20% della popolazione mondiale che consuma da sola il 90% dei beni prodotti. In questo gioca un ruolo fondamentale la Bomba atomica. Per cui gridiamo a tutti il nostro NO alla Bomba atomica, non solo all’uso, ma anche al possesso dell’Atomica. “Le armi nucleari sono intrinsecamente pericolose – ha affermato il Generale G. Lee Butler, ex-comandante in capo del Comando aereo strategico USA – estremamente costose, militarmente inefficaci, estremamente indifendibili”. Tocca alle chiese gridare dai tetti: “La Bomba Atomica è peccato.” Per cui chiediamo la rimozione delle 70 bombe atomiche (50 ad AvianoPordenone e 20 a Ghedi-Brescia) dal nostro territorio nazionale. Ma soprattutto chiediamo che le 20.000 bombe atomiche (in buona parte americane e russe) vengano eliminate. Infatti, se usate, possono distruggere il nostro Pianeta. Per questo dobbiamo chiedere quello che Papa Francesco ha chiesto nel Messaggio per la Giornata Mondiale 2014, per la Pace: “Il disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico”. Ecco perché è fondamentale per tutti, credenti e non, la scelta della nonviolenza attiva, vissuta in tutte le sue dimensioni, dal personale allo strutturale, dal politico all’economico, dal militare al sociale. È questa la vera ‘rivoluzione’ che attende l’umanità. Una scelta impellente per le chiese e tutta l’umanità. Per questo diventa ora importante rilanciare con forza la Difesa popolare nonviolenta (DPN), che ha avuto un avallo sia legislativo (la 230/98 sull’obiezione di coscienza e la 64/2001 sul servizio civile volontario) che della Corte Costituzionale. In questo senso è importante l’idea dei Corpi Civili di Pace. Il Parlamento italiano ha approvato lo scorso dicembre “l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitti”. Ed ha stanziato per il triennio 2014-2016, nove milioni di euro. Nell’immediato, bisogna vigilare bene come spendere complessivamente questi nove milioni di euro. Nel medio-lungo termine, bisogna riuscire a prospettare scenari di transarmo verso modelli istituzionali di difesa difensiva dove una componente civile e poi nonviolenta man mano acquisisca un peso sempre più determinante. Altrettanto significativa una Campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione Fiscale per il finanziamento della Difesa non armata e nonviolenta, piuttosto della ‘Difesa militare’ e che metta le basi per avere ‘Corpi Civili di Pace’ all’interno di una struttura di Difesa civile. Dobbiamo chiudere questo vergognoso secolo che va dalla I Guerra Mondiale (1914-18) a quella ancora in atto dell’Afghanistan. Basta con le guerre! Invitiamo i cittadini italiani, che si riconoscono nella Costituzione che ripudia la guerra (art.11), e i cristiani che accettano, come Magna Carta, il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi vengano investiti in morte, ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare affinché vinca la vita. Papa Francesco Azione nonviolenta | 5

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Un “atto che la pace esige” Campagna per il disarmo e la difesa civile di Pasquale Pugliese* Il 7 maggio 1945, a liberazione dell’Italia appena avvenuta, Aldo Capitini scriveva sul Corriere di Perugia: “ha fine la più grande guerra che sia mai stata, e comincia la più vasta e più complessa pace del mondo. Il primo attimo di una pace è quando gli eserciti non stanno più schierati e intrecciati nella mischia lampeggiante e cruenta, ma non è che il primo fatto: se la guerra è composta di una serie di azioni, di battaglie, di bombardamenti, di blocchi commerciali, di spionaggi; anche la pace è una serie di azioni: e noi subito ci domandiamo: sono gli uomini preparati a tutti questi atti che la pace esige per stabilirsi durevole su tutta la estensione dei continenti e degli oceani?” La prima tragica risposta sarebbe giunta appena due mesi dopo: il 6 e il 9 agosto dello stesso anno gli Stati Uniti sganciavano le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, inserendo nelle possibilità della storia l’arma atomica e avviando una nuova corsa internazionale agli armamenti che – da allora – non si è più fermata. Dopo un piccolo rallentamento tra la caduta dei regimi dell’Est europeo e l’abbattimento delle Torri gemelle a New York, ossia tra il 1989 e il 2001, le spese militari hanno ripreso a bruciare ingenti risorse dei bilanci degli Stati. Oggi – come certifica anno dopo anno l’autorevole SIPRI di Stoccolma – si spende complessivamente per gli armenti nel mondo quanto non si è mai speso nella storia dell’umanità. I ricercatori del Global Peace Index calcolano che, se si cancellassero con un colpo di spugna le spese militari globali, si libererebbero talmen- te tante risorse economiche da ripagare il debito estero dei Paesi impoveriti, da fornire abbastanza risorse per il meccanismo di stabilità europeo e finanziare il costo annuale degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio promosso dalle Nazioni Unite: sradicare la povertà e la fame, dare a tutti l’educazione primaria, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile et cetera. Eppure, l’Assemblea costituente italiana, insediatasi un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale, aveva realizzato un capitiniano “atto che la pace esige” inserendo l’articolo 11 tra i principi fondamentali della Repubblica: “L’Italia ripudia la guerra” come mezzo e strumento delle relazioni internazionali. Un atto di ripudio unilaterale, che ha ispirato giovani come Pietro Pinna che ne hanno incarnato il ripudio nel gesto di personale obiezione di coscienza all’obbligo militare, cioè alla preparazione alla guerra. Invece bellamente ignorato dai governi della Repubblica Italiana: dal 1948 ad oggi la spesa militare italiana – cioè la preparazione della guerra – è sempre cresciuta in termini costanti e progressivi, indipendentemente dalle maggioranze parlamentari. * Segretario nazionale del Movimento Nonviolento Pasquale Pugliese 6 | gennaio-aprile 2014

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Eppure quel “ripudio della guerra”, e dunque della sua preparazione, è insita l’indicazione verso la ricerca di un’altro “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Non armato e nonviolento. Questa ricerca non è avvenuta dall’alto dei governi, è avvenuta tuttavia dal basso dei cittadini attraverso altri “atti che la pace esige”, assunti responsabilmente dai movimenti nonviolenti: • il movimento degli obiettori di coscienza – a partire da Pietro Pinna – oltre al diritto soggettivo all’obiezione di coscienza, ha conquistato l’istitituzione del Servizio civile nazionale come difesa civile della Patria, concorrente e alternativa a quella militare, sia nell’ordinamento legislativo sia nelle sentenze della Corte costituzionale: “Accanto alla difesa «militare», che è solo una forma di difesa della Patria, può ben dunque collocarsi un’altra forma di difesa, per così dire, «civile»” (sentenza n. 228 del 2004). Ma i governi hanno reso la concorrenza del tutto sleale attraverso l’iperfinanziamento della “difesa” militare – trasformata ormai in “offesa” attraverso vent’anni di incostituzionali interventi militari in giro per il mondo – riservando briciole di risulta alla difesa civile; • il movimento degli “interventi civili di pace” – a partire dall’intuizione di Alex Langer - ha ricercato e sperimentato modalità e strumenti di intervento nonviolento nelle situazioni di crisi internazionali e prefigurato anche in Italia la nascita di un vero e proprio “corpo civile di pace”. In Europa, il Parlamento di Strasburgo – nel quale Langer è stato presidente del gruppo parlamentare dei Verdi – ne ha fatta propria l’idea attraverso l’approvazione di “mozioni”, “raccomandazioni” (1995, 1999 e 2001) e “studi di fattibilità” (2004 e 2005). La società civile italiana si è dotata di un Tavolo Interventi Civili di Pace che svolge un ruolo di coordinamento dei movimenti che già intervengono, in maniera disarmata e competente, in zone di conflitto. Interventi costituzionali, ma non finanziati se non per i 9 milioni strappati nell’ultima legge di stabilità dall’”emendamento Marcon”, in un bilancio che vede il nostro Paese – pur in piena recessiose – tra le prime dieci potenze militari al mondo; Arena di pace del 1991 (foto Giulio Bonamini e Marina Gollo) • il movimento per il disarmo sta conducendo da tempo la lotta per la redistribuzione sociale e civile delle spese per gli armamenti, a partire dalla Campagna “Taglia le ali alle armi” contro i caccia JFS F-35, che incalza governi e parlamento anche producendo materiali informativi che smascherano le ambiguità militari. Una campagna che tiene alta l’attenzione sui media, promuove raccolte di firme e favorisce l’adozioni di mozioni contrarie nelle amministrazioni locali. Se il parlamento è stato costretto ad occuparsi seriamente dei cacciabombardieri, anche contro la volontà del cosnsiglio supremo di difesa, e il ministro Pinotti parla di un secondo possibile ridimensionamento della commessa è proprio grazie all’impegno della campagna per il disarmo. Oggi, di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, che sostanzialmente non ha sfiorato lo strumento militare, questi tre movimenti – che attraverso le rispettive Reti organizzative hanno già promosso il 2 giugno la “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” – vogliono fare un passo in avanti, promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la Azione nonviolenta | 7

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// CITazione nonviolenta Patriotticamente mi auguro che questo popolo più intelligente degli altri sia il mio. si ribellasse al ricatto della difesa per mettere in crisi il militarismo dappertutto. “Basterebbe che un solo popolo ” Carlo Cassola, Rivoluzione disarmista

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Arena di pace del 1991 (foto Giulio Bonamini e Marina Gollo) difesa civile, lanciando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. Un Dipartimento che comprende il Servizio civile, i Corpi civili di pace e la Protezione civile. Si tratta di dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti, che è previsto dalla legge e confermato dalla Consulta, cioè la realizzazione di una piena alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. La difesa civile non armata e nonviolenta è stata già oggetto di studio da parte del Comitato omonimo di consulenza (attivo dal 2004 al 2011) costituito presso l’Ufficio nazionale del Servizio civile (Unsc) che ha rilevato come il dovere di difesa della Patria – oltre che come “diversa modalità di gestione dei conflitti internazionali” - può essere letto in senso più ampio di quanto non sia stato fatto finora, “identificandolo con la difesa dei valori della Costituzione della Repubblica italiana” (2006). Tema ripreso dallo stesso Unsc nelle nuove “Linee guida per la formazione generale dei volontari in servizio civile”: la difesa civile “si riconnette, in primis, al ripudio della guerra, ma poi anche e soprattutto al consolidamento dei legami tra i consociati finalizzato al raggiungimento di una maggiore coesione sociale nel quadro delle libertà garantite dalla Costituzione, alla lotta contro le ineguaglianze e le ingiustizie sociali, alla tenuta/ricostruzione dei legami tra cittadini e tra questi, le istituzioni repubblicane e lo Stato” (2013) Obiettivo della Campagna è quello di dare uno strumento in mano ai cittadini per obbligare lo Stato a finanziare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso di fronte alle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. Lo strumento politico della legge di iniziativa popolare vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di sicurezza, minaccia e difesa, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” ed afferma la difesa dei diritti di cittadinanza. Non il contrario, come pare intendano i governi. Non è un caso che sia lanciata il 25 Aprile, Festa della Liberazione, perché oggi “la liberazione si chiama disarmo e la resistenza si chiama nonviolenza” Ci pare “un atto che la pace esige”. Dunque, prepariamoci. Azione nonviolenta | 9

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Un Servizio Civile di Pace Educazione nonviolenta alla cittadinanza attiva zione del dovere di difesa della Patria, espresso dalla nostra Costituzione attraverso la difesa e la promozione del diritto alla pace e del principio del ripudio della guerra sancito dall’art. 11. Il concetto di difesa della patria, pertanto, esula dal principio dell’interesse nazionale e si declina come difesa della società globale dal rischio del degrado, della povertà, dell’esclusione e della contrapposizione. Esso non può prescindere dal senso di cittadinanza attiva e solidale, cioè dalla capacità di un soggetto di vivere in maniera solidale e responsabile l’appartenenza ad una comunità, ad un territorio, inteso come luogo di relazioni tra le persone, come rapporto tra ambiente e attività dell’uomo, come luogo di cultura, storia e tradizioni. Siamo convinti che questa cittadinanza, oggi, si debba giocare tra il locale ed il globale, che non ci sia cittadinanza locale senza una cittadinanza universale. Ma tutto ciò è possibile solo attraverso un investimento sulle risorse umane, educando alla crescita di una cittadinanza plurima, attiva e solidale, attraverso il riconoscimento e la difesa dei diritti di tutti. di Primo Di Blasio* La CNESC ha attivato negli ultimi due anni una stretta collaborazione con il mondo pacifista e della nonviolenza, una collaborazione volta a creare sinergie e valorizzare le reciproche esperienze nella consapevolezza che il tema della pace e della nonviolenza debbano continuare ad essere, da una parte, valori di riferimento del nostro essere cittadini e, dall’altra, gli elementi di riferimento caratterizzanti l’Istituto del Servizio Civile Nazionale. La Corte costituzionale, con la sentenza 228 del 2004 ha confermato che il Servizio Civile Nazionale è una forma di difesa civile della Patria non armata e nonviolenta autonoma ed alternativa a quella militare, cosi come espresso nella legge 64 del 2001 e precedentemente dalla legge 230 del 1998. I concetti di “difesa” e di “patria” assumono un significato differente da quello tradizionale configurandosi non più come difesa di un territorio da un nemico esterno, ma difesa dei diritti e dei valori riconosciuti dall’ordinamento repubblicano attraverso forme di impegno sociale non armato. In particolare, per quanto concerne il servizio civile all’estero, la stessa legge 64 del 2001 lo colloca nell’ambito degli interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli (art 9.1) in ordine alla realizzazione della finalità prevista all’art 1 lettera c: “promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli”. Il SCN per una cittadinanza glocale e la difesa dei diritti In tale contesto, l’esperienza del SCN si colloca, sia in Italia che all’estero, come piena realizza- * Vice presidente CNESC Primo di Blasio 10 | gennaio-aprile 2014

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Arena di Pace e Disarmo 2014 vuol essere per la CNESC la riaffermazione che la storia della nonviolenza, della cooperazione, della costruzione della pace attraverso lo sviluppo e la difesa della dignità e della libertà di ogni uomo, è il punto di riferimento attorno a cui costruire una nuova cittadinanza. L’Arena è l’occasione per rifocalizzare l’attenzione su un Servizio Civile di Pace, un riportare l’attenzione sulla matrice della nonviolenza, quale obiezione ad una cultura che pensa che la patria si difenda con i fucili. Occorre avere come obiettivo quello di formare dei cittadini responsabili ed è per questo che è indispensabile che si educhi i giovani ai valori di pace, convivenza e cooperazione, così come è indispensabile che le istituzioni pubbliche ed il Governo stanzino risorse adeguate per sostenere questa grande opportunità educativa e di servizio per i giovani del nostro paese. L’Arena: l’occasione nonviolenta per un Servizio Civile di Pace il tentativo del SCN: difendere il diritto alla vita dove esso è messo in pericolo dalla violenza militare, economica, politica, sociale e religiosa, con la consapevolezza che l’esperienza del conflitto non è un sinonimo di violenza, ma una potenziale occasione di incontro tramite la gestione pacifica delle diverse posizioni e pretese. Attraverso gli strumenti nonviolenti dell’educazione, del dialogo, della mediazione, possiamo affermare il rifiuto della guerra come strumento di soluzione dei conflitti; sostenere la lotta contro ogni tipo di sfruttamento economico e sociale; opporsi ai privilegi di sesso, razza e religione; promuovere lo sviluppo di una democrazia partecipata al servizio del bene comune, la salvaguardia dei valori culturali ed ambientali, la denuncia delle ingiustizie e l’impegno con e per i più poveri ed emarginati. Arena 2014 può essere l’occasione per lanciare una riflessione culturale su quale “difesa” dare al nostro paese e alla nostra Europa, rendendo partecipi e protagonisti i cittadini di una scelta alternativa tra la difesa militare e armata, e quella non armata e nonviolenta già attualmente praticata e realizzata dal SCN. Siamo convinti che oggi ci siano le condizioni culturali e politiche per una nuova primavera della pace. Il tema della difesa della patria, anche in senso armato, viene da più parti strettamente legato alla questione della sicurezza. La CNESC afferma il principio che la vera sicurezza è quella che garantisce la possibilità ad ogni essere umano di vivere la propria vita rispettando e garantendo quella degli altri. Questa sicurezza si declina in diritto al cibo, alla cura, all’educazione/formazione, nei diritti politici e sindacali, religiosi e culturali. Questo è Azione nonviolenta | 11

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La convenienza di pace e disarmo Vivere meglio con l’economia di giustizia alla base dell’esperienza di Arena di Pace Disarmo 2014, inserita nella campagna per una difesa civile che molte delle nostre reti stanno cercando di costruire. Con questa prospettiva bene in mente, non è possibile fermarsi solo alla lettura che vede nel disarmo e nelle sue campagne uno strumento particolare (quasi tecnico, nell’accezione negativa di alcuni) di contrasto alla guerra e alle imponenti risorse che vengono messe a disposizione delle forze militari tutto il mondo. Se è facile dimostrare l’inutilità e l’insensatezza di tali ingenti spese militari, se in un certo senso è semplice far capire, soprattutto a chi si trova in difficoltà quotidianamente, che non è certo dai fondi per armi ed eserciti che si otterrà vera difesa ed un miglioramento della situazione, non è però così semplice superare questo approccio; perché dietro l’angolo ci aspetta sempre una certa deriva demagogica che potrebbe prendere il sopravvento nelle nostre campagne, azioni, riflessioni. Dire che la guerra si fa solo con la mera presenza delle armi è, ai miei occhi, una dinamica molto semplicistica: certo, credo anche io che gli armamenti siano davvero il carburante dei conflitti e ne determinino molte delle dinamiche. Ma è altrettanto vero che non sono quasi mai la base diretta dello scoppio delle guerre, in particolare nei momenti topici delle scelte di non ritorno. Gli armamenti, o meglio l’industria che li sforna, sono invece la base di qualcosa di anche peggiore: il consolidamento di un sistema che punta alla risposta armata come unica carta per risolvere i conflitti. È in questa fase – sicuramente antecedente ad un conflitto armato – che le risorse si perdono e bruciano, che le politiche vengono tracciate, che le risposte possibili vengono selezionate e quindi solo alcune, ben definite e armate, saranno messe in pista nel momento in cui una necessità internazionale o una problematica particolare verranno agli occhi di tutti e non potranno più essere ignorate. Proprio in questa fase le risorse pubbliche, che dovrebbero essere a servizio delle migliori scelte per tutti, vengono di Francesco Vignarca* La questione delle spese militari e dell’eliminazione degli acquisti armati da parte degli Stati è divenuta, negli ultimi anni, uno snodo centrale del lavoro delle aree pacifiste anche in Italia. Grazie all’azione di diverse campagne, in particolare quelle coordinate da Rete Disarmo e dagli organismi suoi aderenti, l’attenzione di politica ed opinione pubblica su questi temi è cresciuta in quantità e in qualità negli ultimi temi. Ed è in un certo senso chiaro e naturale che, chi si vuole impegnare nella costruzione di un futuro di Pace, magari con una prospettiva nonviolenta, si debba oggi rivolgere in prima istanza proprio ad azioni di disarmo e di abbattimento della spesa militare. Complice anche la crisi economica dei tempi che viviamo, sottolineare in maniera negativa gli investimenti armati e agire quindi per una pars destruens informata ed efficace di quella che è la situazione attuale delle scelte pubbliche su armamenti, guerra, strutture militari, è apparso ed è risultato più semplice che in passato. Ma non bisogna fermarsi a questo automatismo: armi = guerra; anche se voci autorevoli, come quella di Papa Francesco ad esempio, hanno di recente posto all’attenzione mondiale proprio questo meccanismo. Se vogliamo però ragionare in maniera approfondita sulle dinamiche di base dell’urgenza e importanza del disarmo, dobbiamo aprire anche altre pagine, che riguardano la cancellazione di tutte quelle azioni e dinamiche che invece la guerra la costruiscono. Quotidianamente. Il disarmo come strada di liberazione In questa frase si riassume efficacemente una delle colonne programmatiche che sono state poste * Portavoce Rete Italiana Disarmo 12 | gennaio-aprile 2014

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incatenate e con esse lo diventano anche le scelte possibili dei popoli. Lo si fa per una finta intenzione di supportare l’economia, lo si fa perché occorre continuare una certa vulgata di politica e di sicurezza, oltre che consolidare un’idea banale di come si costruisce lo Stato. Lo si fa soprattutto per garantire ritorni e potere a una certa fascia di burocrati di Stato e di manager industriali. Comunque, il risultato è che a questo altare vengono sacrificate in partenza le possibili dinamiche positive di popoli, di opinioni pubbliche, dei movimenti e della stessa politica. Qualsiasi scelta alternativa ad un drammatico e negativo destino di guerra è come se venisse subito bloccata. È qui che scatta la corretta individuazione del disarmo con una forma di liberazione, con un processo che va a mettere in questione tutto un impianto politico internazionale e tutta una prospettiva di scelta. Non va quindi solo ad agire nel momento del conflitto o solo con l’idea banale delle armi “brutte, sporche e cattive”. La convenienza del disarmo Ma prima di aprirci ad alti respiri e considerazioni, andiamo a valutare in che modo questa prospettiva può migliorare già da subito anche il percorso concreto e quotidiano delle nostre azioni per il disarmo. Occorre introdurre, o recuperare, una qualità che di solito non viene collegata alla questione: la convenienza. A mio parere, invece, è utile e necessario riappropriarsene. Una strada di disarmo verso una Pace vera non è solo giusta ma è pure sensata. Anzi, è la scelta più sensata, poiché permetterebbe a tutti, a livello comunitario e sociale, di vivere meglio. Non dobbiamo aver paura di questo: non dobbiamo vergognarci di constatare e sottolineare come la Pace e il disarmo siano convenienti. Da questo primo passo, si capisce come allora ci sia la necessità di liberarci da una concezione di Pace negativa, cioè semplice assenza di guerra e conflitti, per passare ad una Pace positiva che contempli la costruzione di una società più giusta anche nei rapporti economici, oltre che in quelli personali e di gruppo. La Pace si costruisce scegliendo di investire su di essa perché ne avremo tutti un ritorno migliore. In questa ottica il lavoro ormai consolidato di molte azioni e campagne di disarmo ci viene in aiuto. Spesso si dice che le spese militari sono una realtà insuperabile, anche per il loro apporto economico. Sicuramente ci sono dei ritorni e degli interessi che vengono preservati e rafforzati con tali scelte; sta a noi, però, dire con forza che tali interessi e ritorni “positivi” sono quelli di pochi e non il vantaggio per tutti. Raccontiamo come (secondo uno studio pubblicato negli USA ma che si può trasferire al caso europeo) in media da ogni milione di dollari che il settore pubblico Azione nonviolenta | 13

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investe in spesa militare si ottengono 8,3 posti di lavoro. Lo stesso milione di dollari investito in costruzione di strutture residenziali ne induce 11, il medesimo milione impiegato in tecnologie per le energie rinnovabili crea 12 posti di lavoro, che diventano 14,3 con il potenziamento delle cure sanitarie e ben 15,5 (cioè quasi il doppio) se il milione di dollari viene investito in educazione pubblica. Raccontiamo come la spesa militare, che comporta la costruzione e poi la gestione di strumenti che hanno come scopo quello militare e di guerra e quindi in ultima analisi di distruzione, sottraggono delle risorse a dei percorsi economici che sarebbero più sensati per noi, e che difenderebbero meglio la nostra società con maggiore convenienza (eccoci di nuovo al punto). Il disarmo: la faccia sociale della nonviolenza A questi elementi e a questi numeri che concretizzano alternative che appaiono chiare e semplici, ma che non dobbiamo banalizzare, va ora fatto seguire un cammino ulteriore. Con un ulteriore passo che, come scritto in precedenza, non si accontenti di una parte critica e non focalizzi le problematiche e le proprie riposte solo nel momento dello scoppiare dei conflitti. Perché le vere forze che ci spingono verso un mondo in continua guerra e in continua competizione, altro elemento riproposto da comune sentire come un “mantra” quasi ogni giorno, stanno in un’altra dimensione e ci chiedono di concentrarci su altro. A mio parere è proprio per tali motivazioni che il disarmo, se viene visto non solo come tentativo di eliminare gli armamenti ma come impostazione complessiva della società e delle scelte che la regolano, può diventare con urgenza una strada comune necessaria e non più rimandabile. Una strada ovviamente alternativa ai percorsi attualmente dominanti, ma che lo potrà essere solo se impostata con sguardo complessivo che va a criticare la guerra molto più alla base rispetto alle posizioni tenute per molto temo anche dalle nostre realtà. La guerra è un albero con radici profonde e non dobbiamo solo guardare la punta delle sue foglie, ma cercare di sradicarlo completamente dal terreno se vogliamo essere efficaci. Non bisogna solo levare la voce e manifestare contro gli interventi armati o contro le missioni che mandano anche i nostri militari in interventi problematici di conflitto all’estero, ma dobbiamo esercitare una critica preventiva e di base su quelle dinamiche Francesco Vignarca quelle scelte che poi ci conducono ad un finale di questo tipo. Si tratta di fenomeni derivanti da scelte che hanno origine con molti anni di anticipo e che attengono quasi sempre ad una sfera naturalmente finanziaria ed economica. Dobbiamo individuare questo come “occhio del ciclone” in cui il disarmo – se opportunamente agito ed esplicato – può costituire davvero una carta decisiva per il mondo della Pace. In questi precisi punti e momenti, che ormai siamo in grado di individuare ed analizzare, noi possiamo cambiare le sorti future ed elevare il disarmo a quello che è veramente: una scelta sociale di nonviolenza. Perché il disarmo costituisce, magari non da solo, l’essenza della forma comunitaria di nonviolenza, agita a livello di grandi numeri e gruppi. Le politiche pubbliche e di spesa nel bilancio statale che partono da considerazioni di disarmo, inteso nel senso largo che ho cercato di tratteggiare, sono “nonviolenza” perché sostanziano una dinamica che non rifiuta o elimina i conflitti dall’orizzonte (come forma di negazione) ma decidono di percorrere una strada precisa non conflittuale ed anzi di mediazione nella loro risoluzione. Cosa vogliamo più di questo? Costruiamolo insieme lavorando congiuntamente e, prima ancora, avendo l’intelligenza di cogliere al meglio e convenientemente queste dinamiche. Cercheremo di farlo tutti assieme a partire da “Arena di Pace e Disarmo” 2014. 14 | gennaio-aprile 2014

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MODENA - dal 19 al 22 giugno Festa per i 50 anni di Azione nonviolenta Laboratori per bambini/ragazzi. Laboratori di teatro, arte/fumetti e nonviolenza, comunicazione e giornalismo digitale, educazione e nonviolenza. Focus tematici: la convivenza interculturale; formare alla pace; la figura di Aldo Capitini; disarmo e difesa civile non armata. Stand e spazi delle associazioni. Mostre tematiche. Spazi di convivialità. Eventi musicali e artistici ispirati a una cultura di pace, solidarietà, nonviolenza. Azione nonviolenta ora è anche in rete www.azionenonviolenta.it

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