Le nuove strategie difensive nel contenzioso tributario

 

Embed or link this publication

Description

Le nuove strategie difensive nel contenzioso tributario

Popular Pages


p. 1

EDIZIONE SPECIALE Il Convegno UNAGRACO di BARI ANNO I - numero 5 - Dicembre 2015 “Le nuove strategie difensive nel contenzioso tributario”

[close]

p. 2

Meno contenziosi, costi ridotti e rapporti più distesi tra Fisco e contribuenti In cammino verso la semplificazione fiscale di Giuseppe Diretto* Si attende la semplificazione fiscale come una ventata di agilità grazie a modelli più semplici e snelli, pratiche meno “diaboliche” che ancora attanagliano le imprese nascenti, specchio di un fisco finalmente più equo, trasparente ed orientato alla crescita. Il nostro sistema tributario risulta, infatti, ancora minato da criticità e zavorre. I professionisti intermediari sono da sempre il termometro della salubrità fiscale del Paese, dovendosi quotidianamente scontrare con i macigni del sistema. Autorizzazioni, adempimenti, lungaggini sono ostacoli che appesantiscono le imprese, caricando sulle spalle dei professionisti responsabilità ed incombenze, spesso a costo zero per la pubblica amministrazione, senza reali benefici e vantaggi ai cittadini e alle imprese. I commercialisti hanno subito nel corso degli anni una pesante contrazione delle attività con un notevole aggravio del lavoro dovuto proprio ad adempimenti inutili, non adeguati alla realtà degli studi professionali, spesso invasivi e macchinosi che non di rado li hanno costretti a subire il pesante carico. Partendo da queste consapevolezze, dunque, siamo chiamati, come categoria, ad investire in maniera ancora più puntuale investire sulla formazione, riaffermando a livello nazionale e locale il nostro ruolo. Sulla base di queste premesse e nella convinzione che per cambiare la storia non bastino singole persone ma idee sostenute da molti, fondamentale risulta il ruolo rivestito dalle associazioni nel complesso cammino verso la semplificazione. Momenti di confronto, attente analisi e stringenti proposte diventano in questa fase una risorsa fondamentale e il nostro compito di sostenerle e portarle avanti, dando una Giuseppe Diretto UNAGRACO.INFO Editore Giuseppe Diretto Direttore Responsabile Alessia De Pascale Redazione: Via Guido Dorso,75 - Bari ANNO I - N.5 - Dicembre 2015 Registrazione N.REG.Stampa 29 3963/2014 16/10/2014 Tribunale di Bari Distribuzione gratuita effettiva mano alla tanto paventata ripresa economica del Paese, è a dir poco decisivo. Per farlo, però, è indispensabile e non più procrastinabile una vera semplificazione del nostro sistema fiscale e normativo che vada di pari passo con stabilità e certezza del diritto, che dissipi tutti i dubbi interpretativi e acceleri meccanismi intoppati e lenti, traducendosi in meno contenziosi, costi ridotti e rapporti finalmente più distesi tra fisco e contribuenti. Siamo chiamati come professionisti a fare nuovamente da collante per creare un equilibrio comune tra le imprese italiane, le attività commerciali, i cittadini, la politica e l’amministrazione. * Presidente Nazionale UNAGRACO 2 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 3

Il convegno di Bari: focus sul nuovo processo tributario Due le sessioni di approfondimento sulle strategie difensive e la parziale riforma del contenzioso Lucia Picone Mario Cavallaro Michele Ancona Le strategie difensive nel contenzioso tributario e la parziale riforma del relativo processo sono stati gli argomenti portanti del Convegno organizzato da UNAGRACO, Unione Nazionale Commercialisti ed Esperti Contabili, il 18 dicembre 2015 (dalle 15 alle 19.30), nella sede dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Bari. L’appuntamento ha rappresentato un momento di formazione professionale continua per Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Avvocati e Giudici Tributari oltre che un’importante occasione di confronto sulle nuove strategie difensive nel contenzioso tributario e sulle principali modifiche processuali introdotte. L’evento, di carattere nazionale, ha permesso ai numerosi partecipanti di affrontare un tema del tutto nuovo con l’aiuto di importanti relatori provenienti dal mondo professionale, rappresentanti del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (che ha concesso anche il Patrocinio all’evento) e magistrati. Nelle due sessioni in programma momenti di confronto e riflessioni: la prima “Le strategie difensive nel contenzioso tributario” dà anche il titolo al libro edito da Maggioli Editore che per l’occasione è stato presentato al pubblico (scritto da Giuseppe Diretto, Idalisa Lamorgese, Iolanda Pansardi, Alessandra Rizzelli, Maurizio Villani, vedi pagina 15). A moderare la prima tavola rotonda, Lucia Picone: “La ricca iniziativa curata dall’UNAGRACO merita un vivo plauso, non solo per l’efficienza dell’organizzazione, ma anche e soprattutto per le tematiche proposte, che, se sono di grande interesse per gli addetti ai lavori, non possono non riguardare, nella loro variegata articolazione, l’intero tessuto sociale del Paese, cui non sfugge, pur nella preoccupazione di una congiuntura che non accenna a risolversi, la rilevanza delle questioni che afferiscono ai rapporti tra cittadini e fisco”, ha dichiarato la componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “L’efficienza di un sistema tributario equo e rispettoso dei diritti dei contribuenti costituisce l’unico deterrente per prevenire l’evasione e la sola via per favorire gli investimenti a tutto vantaggio dell’economia. Nella prima parte del convegno, che mi onoro di coordinare, avranno voce i professionisti, la cui analisi degli istituti, di grande rilevanza e complessità, su cui si attarderanno, sarà argomento propulsivo per la dialettica di un dibattito che non mancherà di coinvolgere tutti i partecipanti, stanti i numerosi interrogativi che questioni, per molti aspetti innovative, non possono non sollevare. Non sfugge ai più che i tanto attesi decreti attuativi non hanno riempito che in minima parte gli spazi vuoti presenti nella legge delega, sicchè ancora in salita si presenta la strada per un’armonizzazione delle norme tributarie, che, per la loro rilevanza, interessano buona parte della popolazione”, ha continuato la Picone. Tra i relatori Michele Antonucci, Presidente della Camera Tributaria di Bari, Vincenzo Ficarella, Presidente Comm.Nazionale Studi UNAGRACO “Contenzioso Tributario”, Marco Ligrani, Presidente Comm.Accertamento, contenzioso, mediazione e riscossione e Maurizio Villani, Avvocato Tributarista in Lecce. La seconda sessione, dedicata alla riforma del processo tributario, è stata moderata da Michele Ancona, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria; relatori Raffaele Ceniccola, Avvocato Generale Emerito Corte Cassazione, Giuseppe Diretto,Presidente Nazionale UNAGRACO, Ennio Attilio Sepe, Presidente della Commissione Tributaria Regionale della Puglia - Presidente Nazionale dell’Associazione Magistrati Tributari, Angela Tomasicchio, Sostituto Procuratore Generale Corte di Appello Bari e Maurizio Villani. “Il convegno di Bari si pone in ideale continuità con l’attività di formazione professionale organizzata dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria e diretta ai giudici tributari. In un periodo caratterizzato da importanti novità legislative che hanno rivisitato alcuni importanti istituti processuali, la formazione è fondamentale, per assicurare un servizio giustizia all’altezza delle aspettative dei contribuenti”, ha dichiarato Michele Ancona. UNAGRACO.INFO 3

[close]

p. 4

Il principio di non contestazione applicato al processo tributario di Michele Antonucci* L’articolo 115 del c.p.c. rappresenta un aspetto particolarmente rilevante della difesa in sede processuale, in quanto prevede il cosiddetto “principio di non contestazione”, secondo il quale il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti, nonché “i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita”. Con riferimento al processo tributario, il suddetto principio, già ritenuto vigente dalla giurisprudenza di legittimità prima della novella processual-civilistica del 2009 (v. Cass. n.1540/2007), è applicabile in virtù del generale rinvio di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992. Peraltro, le stesse disposizioni sul processo tributario circoscrivono l’attività istruttoria delle commissioni “nei limiti dei fatti dedotti dalle parti” (art. 7, comma 1, D.Lgs. 546/1992), prevedendo, inoltre, tra i requisiti del ricorso, “i motivi”, ovvero le ragioni di fatto e di diritto che lo giustificano (art. 18) e, quanto agli oneri della parte resistente, l’obbligo di esporre le proprie difese indicando gli eventuali mezzi di prova e proponendo le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio (art. 23). Il principio di non contestazione, che riflette una scelta di economia e di semplificazione del processo, seppur ancora poco valorizzato dalle commissioni tributarie, inerisce alla disciplina delle prove, in quanto impone alle parti un onere di contestazione specifica delle allegazioni avversarie, in difetto della quale si determina la relevatio ab onere probandi per cui il fatto non contestato non ha più bisogno di essere provato. Pertanto, è necessario che il contribuente, sin dal ricorso introduttivo censuri ogni affermazione riportata dall’Ufficio nell’atto di accertamento, considerato che il fatto non contestato, se rilevante, deve essere posto dal giudice a fondamento della decisione. D’altra parte, l’ente impositore dovrà assumere specifica posizione sui motivi addotti dal ricorrente, nelle proprie controdeduzioni, ritenendosi che, in virtù della non perentorietà del limite temporale di sessanta giorni dalla notificazione del ricorso per la costituzione in giudizio della parte resistente, la contestazione possa essere effettuata fino ai termini (in tal caso, perentori) previsti dall’art. 32 per il deposito di documenti e di memorie illustrative. La contestazione deve avere, inoltre, il carattere della specificità, intesa come distinta considerazione di ciascuno dei fatti oggetto di contestazione, non essendo sufficiente una negazione generica riguardante, per esempio, la globalità dei fatti dedotti dalla controparte. A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 17/2010, ha ricordato agli Uffici “di contestare punto per punto, nei propri atti difensivi, i fatti enunciati nel ricorso del contribuente, evitando formule generiche”. La non rilevabilità della non contestazione nei confronti della parte assente è stata criticata da parte della dottrina che evidenzia l’asimmetrica condizione delle parti nel processo tributario, laddove il ricorrente; a differenza della parte resistente, deve costituirsi a pena di inammissibilità e, dunque, ha l’onere di contestare. Quanto agli effetti dell’applicazione del principio, se, per un verso, esso opera solo sul piano della prova e non della qualificazione giuridica dei fatti da provare, d’altro lato, Michele Antonucci pur traducendosi in un esonero per la parte dall’onere della prova del fatto non contestato (che deve essere considerato dal giudice nella valutazione del materiale probatorio ai fini della decisione della quaestio facti), non si ritiene, da alcuni, che possa esplicare un’efficacia vincolante assoluta per il giudice tributario che ben può rilevare l’inesistenza o l’irrilevanza del fatto non contestato in base ad altri inequivoci elementi desunti dal complessivo impianto probatorio. Nel processo tributario non mancano aspetti critici in ordine all’ambito di applicazione ed agli effetti del principio di non contestazione, come quando la Cassazione stabilisce che la mancata presa di posizione dell’Ufficio sui motivi di opposizione alla pretesa impositiva svolti dal contribuente non determina il restringimento del thema decidendum ai soli motivi contestati ma ribadisce, pure, che la non contestazione del convenuto è condotta univocamente rilevante ai fini della determinazione dell’oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale dovendolo ritenere sussistente (ord. n. 110/2015). *Presidente della Camera Tributaria di Bari 4 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 5

La rimessione in termini nel processo tributario di Vincenzo Ficarella* Tra le disposizioni generali del processo civile vi è una norma che disciplina la rimessione in termini, per i processi iniziati dopo il 4 luglio 2009, applicabile anche al processo tributario. L’articolo 153 c.p.c., rubricato: “Improrogabilità dei termini perentori” il cui primo comma prevede che: “I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno sull’accordo delle parti”, contiene un secondo comma che, in deroga al primo, stabilisce che: “ La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini a norma dell’articolo 294, secondo e terzo comma (Legge n.69/2009 ndr)”. L’istituto della rimessione in termini attenua il rigore della “inderogabilità” dei termini processuali perentori, consentendo alla parte che sia incorsa nella decadenza per causa a lui non imputabile di essere rimessa in termini. Tra le cause di decadenza non imputabili, che giustificano il ricorso all’istituto, vengono in rilievo soprattutto quelle riconducibili alle nozioni di caso fortuito o forza maggiore. Fra esse è incluso anche l’errore scusabile nel significato assunto nel processo amministrativo, vale a dire l’errore indotto da indicazioni insufficienti o equivoche dello stesso atto impositivo o addirittura incertezze normative. L’istituto de quo è stato ritenuto per lungo tempo dalla giurisprudenza di legittimità e dalla dottrina non applicabile nel processo tributario anche a causa della sua collocazione in una norma, l’art.184-bis c.p.c., destinata a disciplinare specificatamente ed esclusivamente il processo civile di cognizione. L’art. 46, comma 3, della legge n. 69/2009 citata, ha abrogato il predetto art.184 bis e trasferito il suo contenuto nell’art. 153 c.p.c.. che è, invece, norma generale, applicabile, nel processo tributario, in virtù del rinvio operato all’art.1, comma 2 del D.lgs. n.546/1992.A ciò si aggiunga che la più recente giurisprudenza della Cassazione (Ordinanza 15 aprile 2014 n. 8715) ha riconosciuto la piena applicabilità nel processo tributario dell’istituto della rimessione in termini; rimarcando, un principio che riguarda tutti i termini, applicabile, quindi, in tutti i casi in cui si può verificare una decadenza ; ovvero, per l’inizio del processo, per un atto istruttorio, per le impugnazioni, in ipotesi di riassunzione del processo interrotto o sospeso (salvo verificare la portata di norme specifiche, quali l’art.38 comma 3 del D.lgs. n. 546/1992). La norma ha, quindi, valore di principio generale, volta ad attenuare la improrogabilità dei termini perentori in funzione di una maggior tutela del diritto di difesa. All’atto pratico, l’istanza di rimessione in termini deve essere proposta al giudice chiamato a decidere sulla decadenza. Non è previsto un termine entro cui proporla ma, non potendola ritenere proponibile senza limiti, si dovrebbe far riferimento al termine originariamente previsto ma con decorrenza dalla data di cessazione dell’impedimento incolpevole. Non è prevista una forma o contenuto particolare: ciò che rileva è che la parte dimostri che la decadenza è avvenuta per causa a lei non imputabile. Si noti come tale norma ha, di fatto, segnato il passaggio da un sistema improntato all’autoresponsabilità da decadenza su fondamento “oggettivo”, ad un sistema improntato all’autoresponsabilità da decadenza sul fondamento della “colpa” (c.d. autoresponsabilità colposa). Ciò comporta che sarà affidato al giudice di trovare, di volta in volta e nel caso concreto al suo esame, il giusto equilibrio Vincenzo Ficarella tra l’effettività del diritto alla difesa della parte che invoca la rimessione nel termine e, sul fronte opposto, la sua improrogabilità, sulla quale farebbe invece affidamento l’avversario. CASI PRATICI ED APPROFONDIMENTI GIURISPRUDENZIALI La Commissione Tributaria Regionale Marche, con la sentenza 2/9/09, prevedeva la rimessione in termini per il ricorso dichiarato inammissibile per difetto di rappresentanza, statuendo che: “L’inammissibilità del ricorso (art. 18 D. Lgs. 546/1992) non può essere dichiarata nel caso in cui il ricorso sia improcedibile per vizio di rappresentanza (art. 12 D. Lgs 546/1992) … Qualora il processo tributario richieda l’obbligo di assistenza da parte di professionisti abilitati, è dovere del giudice sospendere il giudizio dichiarando l’improcedibilità del ricorso consentendo, entro un termine, la nomina di un difensore abilitato. Solo dopo la nomina di tale difensore sarà possibile rilevare l’inammissibilità qualora la difesa tecnica non abbia rimosso il vizio”. La Commissione Tributaria Regionale Puglia, con la sentenza 3/8/11, applicando il principio ignorantia legis non excusat, escludeva la concessione della rimessione con riguardo ad altra riforma introdotta dalla medesima L. 69/2009. Nella fattispecie si rilevava che “L’erronea indicazione, nell’avviso di deposito della sentenza inviato dalla segreteria del giudice a quo ai sensi dell’art. 37 d. lgs. n. 546/92, del termine di decadenza dell’impugnazione come originariamente previsto dall’art. 327 c.p.c. (un anno dalla pubblicazione della sentenza) non può essere efficacemente dedotta a fondamento di una richiesta di rimessione in termini ai sensi dell’art. 153 secondo comma c.p.c. *Presidente Commissione Nazionale Studi UNAGRACO “Contenzioso Tributario” UNAGRACO.INFO 5

[close]

p. 6

Le novità in materia di giudizio di ottemperanza di Marco Ligrani* Il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 di riforma del contenzioso tributario ha previsto, tra l’altro, un restyling dell’istituto dell’ottemperanza, rimedio specifico all’inerzia degli Uffici che siano risultati soccombenti in giudizio, previsto dall’articolo 70 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546. In particolare, l’articolo 9, comma 1, lettera ii), numero 1), del decreto di riforma ha innovato la disciplina dell’ottemperanza prevedendo, innanzitutto, la soppressione della facoltà, ancor oggi prevista dall’attuale versione dell’articolo 70 (che resterà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno), di adire anche il giudice civile per ottenere l’esecuzione della sentenza definitiva, favorevole al contribuente. Pertanto, dal 1 gennaio 2016 sarà consentito rivolgersi esclusivamente al giudice tributario per ottenere l’adempimento coattivo dell’Ufficio, cui questi sarà costretto in forza della sentenza della Commissione Tributaria. Altra importante novità, in vigore dal prossimo anno, è rappresentata dal fatto che il novero degli Uffici contro cui proporre il giudizio di ottemperanza si arricchirà della presenza dell’Agente della riscossione, dunque, in primis, di Equitalia s.p.a., il quale, pertanto, rientrerà, a pieno titolo, tra le controparti processuali previste dal nuovo articolo 70; allo stato attuale, infatti, il ruolo dell’Agente della riscossione è relegato in una posizione defilata e meramente eventuale, atteso che la norma si limita a fare riferimento agli obblighi derivanti dalla sentenza per individuare il presupposto dell’instaurazione del giudizio. Farà, poi, la sua prima comparsa, nel panorama del contenzioso tributario, il giudice monocratico, il quale, come previsto dal nuovo comma 10 bis dell’articolo 70, si occuperà dei giudizi aventi ad oggetto il pagamento di somme di importo fino a ventimila euro e, comunque, il pagamento delle spese di giudizio, che siano state liquidate nella sentenza di condanna. Non ultime, vi saranno le possibilità di instaurare il giudizio di ottemperanza, da un lato, per ottenere il rimborso delle somme pagate in pendenza del giudizio di primo grado che si sia concluso con esito favorevole al contribuente, dall’altro, in caso di mancato rimborso delle somme cui sia stato condannato l’Ufficio, in conseguenza dell’efficacia immediatamente esecutiva che acquisteranno le sentenze a decorrere dal 1 giugno 2016. Quanto alla prima novità, In particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2016 verrà aggiunto, nel secondo comma dell’articolo 68 del decreto n. 546, il seguente periodo: «In caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente puo’ richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio e’ pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale». In tal modo, dunque, verrà consentito al contribuente vittorioso la possibilità di adire lo strumento dell’ottemperanza per ottenere il rimborso spettante, ove l’Ufficio non abbia provveduto nel termine di novanta giorni già assegnatogli dal legislatore; la riforma, evidentemente, mira a garantire i diritti del contribuente a vedersi restituire le somme indebitamente trattenute dall’Erario, maggiorate dei relativi interessi, con l’intento di garantire la certezza del diritto anche nella fase riscossiva in Marco Ligrani pendenza di giudizio. Quanto alla seconda, il rimedio dell’ottemperanza, come detto, potrà essere utilizzato anche in caso di inadempimento degli Uffici alle sentenze con cui vengono condannati al rimborso, stante il fatto che dal 1 giugno 2016 tali sentenze acquisteranno, appunto, efficacia immediatamente esecutiva. Infatti, il nuovo testo dell’articolo 69 del decreto 546 prevederà, al quinto comma, quanto segue: “5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente puo’ richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale.” In entrambe le ipotesi, dunque, il contribuente potrà attivare il rimedio dell’ottemperanza pur in presenza di sentenze non ancora divenute definitive, con lo scopo specifico di realizzare in concreto gli effetti delle pronunce a sé favorevoli. *Presidente Comm.Accertamento, contenzioso, mediazione e riscossione 6 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 7

Contraddittorio anticipato e tutela cautelare nel nuovo processo tributario Il contraddittorio anticipato di Maurizio Villani* Il contraddittorio preventivo rappresenta un elemento essenziale e imprescindibile del giusto procedimento che legittima l’azione amministrativa così come previsto dall’art. 12, c. 7, L. 212/2000: “dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento, pertanto, non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”. Tuttavia, in caso di inosservanza di tale termine, la norma non prevede alcuna espressa sanzione a carico dell’Ufficio. Dopo innumerevoli e contrastanti, interpretazioni giurisprudenziali sulle possibili conseguenze, la questione sembrava in parte risolta con la pronuncia delle Sezioni unite della Corte di Cassazione che con sentenza n. 18184 del 29 luglio 2013, ha dichiarato invalido l’atto emesso prima dei 60 giorni, termine quest’ultimo posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale. Ed ancora, con un’altra decisione a Sezioni Unite 19667/2014 sembrava definitivamente affermato il principio secondo cui, per tutte le attività di controllo, era obbligatorio un confronto preventivo pena la nullità dell’atto impositivo. Ebbene, recentissima invece la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 24823 del 9 dicembre 2015 che, con una terza pronuncia addirittura, invertendo il senso di marcia riapre la discussione ponendo nuovi dubbi: <>. Tuttavia, anche per questa ipotesi, perché operi la sanzione di nullità del provvedimento, occorre che il contribuente dimostri che in tale sede avrebbe concretamente potuto produrre elementi difensivi>>. Questi i principi contenuti nell’attesa sentenza della Cassazione che si è pronunciata sulla questione del contraddittorio preventivo per gli accertamenti a tavolino rimessa con l’ordinanza n 527/2015. La tutela cautelare nel nuovo processo tributario L’art. 9 del Decreto Legislativo n. 156, del 24 settembre 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 233 del 07/10/2015 – Supplemento ordinario n. 55, ha apportato rilevanti modifiche al contenzioso tributario di cui al D.Lgs. 546/92. Tra le tante novità, quella relativa alla tutela cautelare che è stata estesa a tutte le fasi del processo, codificando la giurisprudenza che solo da alcuni anni l’aveva ritenuta pienamente ammissibile, sia della Corte di Cassazione sia della Corte Costituzionale. È stato così previsto: a)che il contribuente può sempre chiedere la sospensione dell’atto impugnato in presenza di un danno grave ed irreparabile; Maurizio Villani b)che le parti possono sempre chiedere la sospensione degli effetti della sentenza sia di primo grado che di appello, analogamente a quanto previsto nel codice di procedura civile; c)che il giudice può subordinare i provvedimenti cautelari ad idonea garanzia, la cui disciplina di dettaglio è rimessa a un Decreto Ministeriale; ciò consentirà di eliminare, o quantomeno ridurre notevolmente, le contestazioni tra le parti sulla idoneità della garanzia stessa. Ecco che, nello specifico con il nuovo art. 52 D.Lgs. 546/92, l’appellante può chiedere alla commissione regionale di sospendere in tutto o in parte l’esecutività della sentenza impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi. Il contribuente può comunque chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto se da questa può derivargli un danno grave ed irreparabile. (comma 2). Dopo l’art. 62 del D.lgs. 546/92, di poi, è inserito l’art. 62-bis secondo cui la parte che ha proposto ricorso per cassazione può chiedere alla commissione che ha pronunciato la sentenza impugnata di sospendere in tutto o in parte l’esecutività allo scopo di evitare un danno grave ed irreparabile. Il contribuente può comunque chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto se da questa può derivargli un danno grave ed irreparabile.Nessuna novità particolare ha interessato, invece, la richiesta di sospensione cautelare nel corso del primo grado di giudizio, di cui all’art. 47, D.Lgs. 546/1992 se non quella secondo cui “il dispositivo dell’ordinanza deve essere immediatamente comunicato alle parti in udienza”. *Avvocato Tributarista in Lecce UNAGRACO.INFO 7

[close]

p. 8

Il legislatore e la Cassazione ridisegnano l’ambito della giurisdizione di Raffaele Ceniccola* Qual è la natura del processo tributario? È un giudizio impugnatorio dell’atto o un giudizio sul rapporto? È questo il necessario incipit della tematica da esaminare, che induce a rivolgere lo sguardo all’indietro fino all’epoca dell’introduzione del rito tributario, quando già erano in funzione da tempo due modelli processuali alternativi. Quello civile, di più antica data, modellato come giudizio sul rapporto, in cui il giudice è chiamato ad entrare nel merito della controversia tra privati, stabilendo il torto e la ragione, attraverso l’accertamento della esistenza o meno del diritto soggettivo vantato dall’attore. Quello amministrativo, più recente, in cui il ricorrente impugna, per presunta illegittimità, un atto amministrativo emesso a tutela di un interesse pubblico, in cui il compito del giudice, almeno in origine, è limitato al mero annullamento dell’atto, in caso di riscontro positivo del vizio denunciato. Ciò perché la spettanza delle pretesa del privato, avendo consistenza di interesse legittimo, necessita di un’opera di mediazione con l’interesse pubblico, che resta al di fuori della cognizione del giudice perchè riservata alla stessa pubblica amministrazione che ha emesso l’atto. In un primo momento, tra questi due modelli, si ritenne quello impugnatorio più vicino alle connotazioni del processo tributario, se non altro, per la semplice ragione che, anche qui, si è in presenza di un atto autoritativo del fisco impugnato per illegittimità dal contribuente. Si trattava, tuttavia, di una visione riduttiva, destinata ad essere superata nel tempo, quando è prevalsa la considerazione che, al di là del puro dato impugnatorio posto a base di tale accostamento, quello che conta è che oggetto del giudizio tributario è il rapporto fisco-contribuente, con possibilità, dunque, per il giudice di pronunciarsi sull’an e sul quantum della pretese fiscale, una volta riscontrato il vizio dell’atto. Tale conclusione trova un significativo referente normativo nell’art. 1 del d.lgs. n. 546 del 1992, che richiama, con funzione integrativa della disciplina, il c.p.c. Inoltre, è convalidata dalla Corte di Cassazione da ultimo nella sentenza n. 6918 del 2013, ove si dice che “il processo tributario è annoverabile, non tra quelli di impugnazione-annullamento, ma tra quelli di impugnazione- merito, in quanto diretti, non alla sola eliminazione dell’atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito”. Così precisato il tipo di giurisdizione che il giudice tributario è abilitato a fornire, è necessario ora esaminarne l’ambito. Inizio qui direttamente dall’art. 2 del codice tributario, il cui elenco delle controversie rientranti nella giurisdizione del giudice tributario, era destinato, come previsto dalla norma, ad ampliarsi, “ad ogni altro tributo attribuito dalla legge alla giurisdizione delle Commissioni tributarie”. Il processo di ampliamento è pervenuto ad una svolta decisiva con l’articolo 12 comma 2 della legge finanziaria del 2002. Detta norma attribuisce carattere generale a tale giurisdizione, che ora comprende “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelle relative ai tributi degli enti locali territoriali”. L’articolo 3 bis del maxiemendamento alla legge di conversione del Raffaele Ceniccola decreto legge del 2005, fa seguire alle parole “tributi di ogni genere” la specificazione “comunque denominati” ed inoltre estende la giurisdizione delle Commissioni tributarie alle controversie relative “ai canoni per l’occupazione di spazi pubblici, per le acque reflue e per lo smaltimento dei rifiuti urbani”. Sull’ambito della giurisdizione così disegnato, si registra l’autorevole intervento della Corte Costituzionale, che ne ha indicato i limiti di compatibilità con i principi in tema di riparto, sottolineando la necessità che detta giurisdizione non travalichi la materia tributaria. Ed è proprio questo arresto della Consulta, che spiega la modifica restrittiva introdotta dalla recente d. lgs. n. 156 del 2015, attuativo della delega fiscale, che sottrae alla giurisdizione tributaria le controversie relative ai suddetti servizi pubblici locali, la cui successiva privatizzazione rende problematica la qualificazione in termini di tributo del corrispettivo previsto per la loro fornitura. Infine, l’attenzione deve essere rivolta alla recentissima sentenza n. 19.704 del 2015 delle Sezioni Unite della Cassazione, che ha affrontato la complessa problematica relativa all’impugnazione del ruolo e dell’estratto del ruolo e alla connessa questione della decorrenza del termine a pena di decadenza, tematica questa da tempo oggetto di contrasti nella giurisprudenza delle Commissioni tributarie. Sinteticamente ha statuito: a)che è impugnabile il ruolo, ma non l’estratto del ruolo; b) che è facoltà del contribuente impugnare gli atti impositivi (compresa la cartella), non notificati ma dei quali il contribuente ha avuto conoscenza attraverso l’estratto del ruolo. Si tratta solo di facoltà e non di obbligo a pena di decadenza del diritto di impugnazione, perché per gli atti fiscali vige il principio generale di recettizietà, per cui solo dalla loro notifica decorre il termine d’impugnazione. Cioè per tali atti, non vige il principio generale della decorrenza del termine d’impugnazione dalla conoscenza dell’atto. *Avvocato Generale Emerito Corte Cassazione 8 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 9

La Photogallery dal Convegno di Bari Convegno di Bari - Prima fila Convegno di Bari - Pubblico UNAGRACO.INFO 9

[close]

p. 10

La parziale riforma del processo tributario di Giuseppe Diretto* Con il DLgs. 24.9.2015 n. 156, pubblicato sul S.O. n. 55 alla Gazzetta Ufficiale 7.10.2015 n. 233, è stato riformato il sistema del contenzioso tributario. I tratti salienti della riforma consistono nella revisione di diversi aspetti che caratterizzano il sistema processuale tributario, riguardanti, ad esempio, la conciliazione giudiziale, le spese processuali e il regime di esecutività delle sentenze. Ove non disposto diversamente, le novità si applicano dall’1.1.2016. Le principali modifiche contenute nel nuovo decreto legislativo sono: 1.i contribuenti potranno difendersi da soli in Commissione Tributaria per le controversie di valore pari a 3.000 euro; 2.le spese del processo devono sempre seguire la soccombenza. Viene sancito che la compensazione delle spese può avvenire solo “in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate”. Una questione molto importante riguarda la possibilità che il giudice possa condannare la parte soccombente a somme aggiuntive rispetto alle spese processuali, quando ad esempio viene riscontrata una “responsabilità processuale aggravata”; 3.risarcimento del danno per lite temeraria nei confronti della parte soccombente; 4.le comunicazioni sono effettuate mediante uso di pec e Processo Tributario Telematico. Viene ribadito che sia le comunicazioni della segreteria sia le notificazioni degli atti possono avvenire tramite mezzi telematici, in particolare utilizzando la posta elettronica certificata (PEC). A decorrere dall’1.12.2015 è in corso il “processo tributario telematico”, in relazione alle notifiche, limitatamente ai processi delle Commissioni tributarie site in Umbria e Toscana. Per tanto, anche la notificazione del ricorso, il suo deposito e la produzione di documenti e memorie potrà avvenire tramite mezzi telematici. 5.l’istituto della mediazione è applicabile a tutti gli atti impositivi (non solo quelli dell’Agenzia delle Entrate ma anche dell’Agenzia delle Dogane, degli Enti Locali e dell’Agente della Riscossione) di valore sino a 20.000 euro riferito alla sola imposta, esclusi gli interessi e le sanzioni; 6.la mediazione non preclude più la richiesta di conciliazione giudiziale; 7.Gli istituti del reclamo e della mediazione fiscale vengono ampliati. Precedentemente il reclamo era necessario per gli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate di valore fino a 20.000,00 euro. Tale procedura, fermo il limite di valore di 20.000,00 euro, viene estesa agli atti emessi da tutti gli enti impositori (ad esempio i Comuni), con esclusione delle liti su atti relativi al recupero di aiuti di Stato. A differenza di quanto accadeva in precedenza, se le parti, in sede di mediazione, non hanno trovato un accordo, rimane ferma la possibilità di stipulare la conciliazione giudiziale, che sarà ammessa pure in appello. Se la mediazione viene stipulata, le sanzioni sono più ridotte, sono pari al 35% del minimo. 8.è introdotta la sospensione del processo quando i giudici tributari devono decidere e risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione di altra causa, ai sensi e per gli effetti dell’art. 295 del Codice di Procedura Civile. Giuseppe Diretto 9.la conciliazione giudiziale, sia in udienza che fuori udienza, è ammessa anche in appello, esclusa la causa in Cassazione, con la riduzione delle sanzioni.Nel sistema pregresso, per le liti su atti emessi dall’Agenzia delle Entrate di valore fino a 20.000,00 euro, se le parti non riuscivano a trovare un accordo in sede di mediazione, nel successivo contenzioso non sarebbe stata possibile la conciliazione giudiziale. La conciliazione continua ad ammettere la negoziazione della pretesa, e può essere sia totale sia parziale. La riduzione delle sanzioni avverrà al 40% del minimo edittale se perfezionata in primo grado, oppure al 50% del minimo edittale se perfezionata in secondo grado; in sede di mediazione, la riduzione delle sanzioni sarà invece al 35% del minimo. importante sottolineare che la conciliazione, a differenza degli altri istituti deflativi del contenzioso inclusa la mediazione fiscale, non si perfeziona più con il versamento della totalità delle somme o della prima rata, ma con la sottoscrizione dell’accordo o la redazione del processo verbale di conciliazione. La totalità delle somme o la prima rata vanno versate entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo oppure dalla formazione del processo verbale di conciliazione. 10.la tutela cautelare è ammessa per tutti e tre i gradi del giudizio (Commissione Tributaria Provinciale, Regionale e Cassazione); 11.le sentenze delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali sono immediatamente esecutive (anche se la pronuncia non è ancora definitiva), per cui i rimborsi fiscali devono subito essere fatti al contribuente vittorioso. La riforma, così come approvata, è un primo passo per risolvere alcuni problemi del processo tributario. Sono, però, necessarie ulteriori ed importanti modifiche, forse la più importante è la gestione ed organizzazione del processo affidata ad un organismo terzo diverso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quale il Ministero della Giustizia o la Presidenza del Consiglio dei Ministri.È questo l’auspicio per il futuro per mettere concretamente sul piano di perfetta parità processuale il contribuente-cittadino (con il suo difensore) ed il fisco. * Presidente Nazionale UNAGRACO 10 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 11

L’interpello, strumento privilegiato del contribuente di Stefano Loconte* In attuazione della legge delega fiscale n. 23/2014, il D. Lgs. n. 156/2015 ha previsto, tra l’altro, una revisione generale della disciplina degli interpelli. Sulla scia di altri recenti interventi volti a promuovere rapporti collaborativi tra Fisco e contribuente (es. voluntary disclosure), l’obiettivo del legislatore è stato quello di “restituire all’interpello la funzione di strumento privilegiato e qualificato del contribuente con l’Amministrazione”. Il restyling dell’istituto è stato effettuato seguendo tre criteri direttivi: 1) semplificazione, eliminando le forme di interpello “obbligatorio” quando le stesse producano più aggravi che benefici per i contribuenti 2) uniformazione, garantendo una maggiore omogeneità in particolare relativamente all’aspetto procedurale e alla tutela giurisdizionale 3) maggiore tempestività nella risposta. Nel riscrivere l’art. 11 della L. n. 212/2000, la riforma prevede quattro categorie di interpello. Interpello ordinario (nuovo art. 11, comma 1, lett. a) della L. n. 212/2000): consiste nella richiesta di un parere qualora sussistano obiettive condizioni di incertezza sull’interpretazione delle disposizioni tributarie, in relazione alla loro applicazione a casi concreti e personali. Viene altresì offerta la possibilità di fornire la qualificazione giuridica di una determinata fattispecie. Interpello probatorio (nuovo art. 11, comma 1, lett. b) della L. n. 212/2000): consiste nella richiesta di un parere, finalizzato alla valutazione della sussistenza delle condizioni fattuali o alla idoneità degli elementi probatori, offerti dal contribuente, per escludere l’applicazione di determinate norme di sfavore. Interpello anti-abuso (nuovo art. 11, comma 1, lett. c) della L. n. 212/2000): assorbe il vecchio interpello anti-elusivo e consente al contribuente di interrogare l’Amministrazione finanziaria circa la sindacabilità di atti, fatti e negozi che si intendono adottare, sotto il profilo dell’abuso del diritto. Interpello disapplicativo (nuovo art. 11, comma 2 della L. n. 212/2000): consiste nella richiesta di un parere in ordine alla sussistenza delle condizioni che legittimano la disapplicazione di norme tributarie che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, crediti d’imposta o altre posizioni soggettive, previa dimostrazione dell’assenza, nel caso di specie, delle ragioni che giustificano la disposizione di cui si richiede la disapplicazione. La finalità di uniformazione è stata perseguita prevedendo una disciplina pressocchè omogenea delle varie categorie di interpello, avendo fissato il legislatore delle regole comuni per tutte le istanze - carattere preventivo, legittimazione, istruttoria, cause di inammissibilità - prevedendosi delle differenze solo in ordine alla tempistica entro cui l’Amministrazione finanziaria deve rendere il parere richiesto (90 giorni solo l’interpello ordinario, 120 giorni per tutte le altre tipologie di interpello). La finalità di semplificazione è stata, invece, perseguita prevedendo come obbligatorie solo le istanze di interpello disapplicativo, restando, di conseguenza, facoltative le istanze relative ad altre tipologie di interpello. In caso di mancato parere si formerà il silenzio-assenso, con conseguente condivisione della soluzione prospettata dal contribuente. È prevista, inoltre, la facoltà per l’Amministrazione di richiedere, una Stefano Loconte sola volta, al contribuente, l’integrazione della documentazione presentata quando non è possibile fornire una risposta sulla base dei documenti allegati. In tal caso il parere sarà reso entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa. La mancata ricezione di tale documentazione nel termine di un anno comporterà la rinuncia all’interpello da parte dell’istante, che potrà comunque presentarne uno successiva, ove ricorrano i presupposti previsti dalla legge. La risposta resa dall’Amministrazione vincola solo la stessa limitatamente alla questione oggetto dell’istanza e al richiedente. Per tale motivo è preclusa per l’Ufficio l’emissione di atti impositivi o sanzionatori dal contenuto difforme dal parere reso, pena la nullità dei medesimi. Il contribuente, invece, sarà libero di discostarsi dal contenuto del parere reso nei suoi confronti, potendo far valere nella successiva sede amministrativa o contenziosa le proprie ragioni. Da ultimo, si prevede la non impugnabilità delle risposte rese in sede di interpello, eccezion fatta per le risposte alle istanze di interpello disapplicativo, avverso le quali può essere proposto ricorso unitamente all’atto impositivo. In linea generale, l’intervento normativo merita una valutazione positiva, in quanto dovrebbe garantire una maggiore certezza del diritto (si pensi al carattere vincolante del parere reso per l’Amministrazione finanziaria, che impedirà alla stessa di emettere atti impositivi o sanzionatori di contenuto difforme). Favorevole risulta anche l’intento di garantire una maggiore speditezza alla disamina delle istanze, con la previsione generalizzata di 120 giorni (ridotti a 90 nel solo interpello disapplicativo), pena la formazione del silenzio assenso con conseguente condivisione della soluzione proposta dal contribuente. Non mancano, tuttavia, profili di criticità nella novella legislativa, sebbene notevoli passi in avanti siano stati fatti pro contribuente. *Docente Università degli Studi “Jean Monnet” - Avvocato UNAGRACO.INFO 11

[close]

p. 12

L’esecuzione delle sentenze tributarie nella nuova normativa di Ennio Attilio Sepe* La riforma promossa dalla Legge delega 11 marzo 2014, n.23, ha, una volta ancora, affrontato i problemi di revisione della giustizia tributaria con un basso profilo. Sul piano ordinamentale sono stati ignorati i problemi irrisolti e pur divenuti urgenti dell’organizzazione delle commissiono tributarie e del rapporto di “dipendenza” della struttura amministrativa di queste dal Ministero dell’economia e delle finanze, essendo rimasta tuttora inattuata la piena indipendenza del giudice tributario, che va garantita non solo nel momento decisionale, ma anche nella predisposizione dei servizi necessari per l’esercizio della giurisdizione. Sul piano più strettamente processuale, l’intervento riformatore si è limitato ad un’opera di restyling dell’attuale processo, essendosi occupato soprattutto di quelle modifiche maggiormente sollecitate dalla pratica giudiziaria. Nel dibattito sulla riforma, apertosi ben prima dell’emanazione della Legge delega, pur dandosi atto che il rito tributario introdotto dal D.Lgs. n. 546/1992 si è dimostrato in grado di assicurare sufficienti garanzie difensive alle parti e, al tempo stesso, tempi di definizione delle controversie fiscali abbastanza rapidi, si è altresì evidenziato che, nell’impostazione di fondo, per alcuni aspetti, risente della rilevanza data alla natura pubblica di una delle parti, che, se giustifica una posizione di preminenza nel procedimento amministrativo, certamente non consente deroghe alla condizione di parità nel procedimento giurisdizionale, espressamente prescritta quale requisito indispensabile del “giusto processo” dall’art. 111 della Costituzione. Con particolare riferimento alla questione, per quanto riconosciuta infondata dalla Corte costituzionale, della disparità di trattamento in tema di esecutività delle sentenze di condanna a favore del contribuente e dell’adozione di misure cautelari non limitate al provvedimento impugnato in primo grado ha dato risposta la Legge delega. E’ stato così introdotto il principio della esecutorietà delle sentenze tributarie a favore di tutte le parti del giudizio. Tuttavia tale principio non ha ricevuto una generale applicazione, essendo espressamente prevista l’immediata esecutività soltanto per le sentenze di condanna al pagamento di somme a favore del contribuente, per quelle relative alle operazioni catastali e quelle di accertamento negativo delle commissioni tributarie provinciali comportanti il rimborso d’ufficio del tributo corrisposto in eccedenza. Peraltro, il pagamento delle somme dell’importo superiore a diecimila euro può essere subordinato dal giudice alla prestazione di un’idonea garanzia, disposizione quest’ultima che non appare conforme, da un punto di vista costituzionale, al criterio di ragionevolezza ed al principio di effettività della tutela giudiziaria. Inoltre la esecuzione frazionata della sentenza di accertamento a favore dell’Amministrazione è stata estesa ad una nuova ipotesi, con l’aggiunta della lettera c-bis nel primo comma dell’art. 68, D.Lgs. 546/1992, essendo essa consentita ”per l’ammontare dovuto in pendenza del giudizio di primo grado dopo la sentenza della Corte di Cassazione di annullamento con rinvio”. Anche tale norma, che introduce una forma di tutela anticipatoria e non in inibitoria, appare sospetta di illegittimità costituzionale, non sembrando in linea con Ennio Attilio Sepe i criteri direttivi della Legge delega e con i principi di uguaglianza delle parti e di parità delle armi. Quanto ai mezzi per realizzare la pretesa creditoria, al contribuente è consentito soltanto di ricorrere al giudizio di ottemperanza, essendogli preclusa la possibilità di azionare la esecuzione civile, prevista nel passato a suo favore in via concorrente e cumulativa. Tale esclusione costituisce un ulteriore motivo di perplessità, sotto il profilo costituzionale, per la disparità di trattamento che viene fatto ai crediti tributari rispetto ad ogni altro credito. Altra importante novità è la previsione della possibilità di chiedere l’emissione di un provvedimento cautelare anche dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, superandosi con l’intervento legislativo i contrasti di opinione sull’’applicabilità di tale tutela in via interpretativa, insorti a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 217 del 2010 e della successiva sentenza della Corte di Cassazione n. 2845 del 2012. Il novellato art. 52 e l’inserito art. 62-bis hanno introdotto nel processo tributario l’istituto della sospensione dell’efficacia esecutiva non solo della sentenza di primo grado e di quella di secondo grado, richiamando i presupposti richiesti dall’art. 283 c.p.c. (“gravi e fondati motivi”) e dall’art. 373 c.p.c. (“danno grave e irreparabile”), ma anche dell’atto impugnato in pendenza dell’appello o del ricorso per cassazione. Tale ultima facoltà mal si concilia, da un punto di vista sistematico, con la concezione dichiarativistica della giurisdizione tributaria, oggi assolutamente prevalente, per la quale una volta intervenuta la decisione di merito, questa sostituisce l’atto iniziale, conformando il rapporto tributario secondo il decisum. *Presidente della Commissione Tributaria Regionale della Puglia Presidente Nazionale dell’Associazione Magistrati Tributari 12 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 13

Come cambia la difesa nel processo tributario nuove regole per le spese e i danni di Angela Tomasicchio* Tre importanti principi sono contemplati dalla legge delega in relazione alla riforma del contenzioso tributario: 1) la revisione delle ipotesi in cui il contribuente può stare in giudizio personalmente e l’ampliamento delle categorie di soggetti abilitati alla assistenza tecnica davanti alle commissioni tributarieart. 9 lett. e del D. Lgs n. 156/2015 che sostituisce integralmente l’art. 12 D.Lgs n. 546/92-; 2) il rafforzamento del principio della soccombenza nella liquidazione delle spese di giudizio- art. 9 lett. f D.Lgs n. 156/2015 a parziale modifica dell’art. 15 D.Lgs n. 546/92; 3) lo scoraggiamento delle liti temerarie con l’introduzione nel corpo dell’art. 15 D.lgs n. 546/92 del nuovo comma 2 bis. L’art. 9 comma 1 lett. e del d. lgs. N. 156/2015 ha integralmente sostituito l’art. 12 del Dlgs n. 546/92 e la nuova disciplina rivoluzionata entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. Nuove regole, quindi, sono state dettate per l’assistenza, la rappresentanza e la difesa delle parti davanti alle commissioni tributarie. La norma di riferimento della legge delega n. 23/2014 è l’art. 10 che aveva come scopo quello della revisione delle soglie in relazione alle quali il contribuente può stare in giudizio personalmente e l’ampliamento dei soggetti abilitati a rappresentare i contribuenti davanti alle commissioni tributarie. Comma 1 art. 12 D.lgs n. 546/92 Il primo comma del riscritto art. 12 prevede per gli enti impositori la possibilità di stare in giudizio senza difensore abilitato. Secondo la previgente norma la difesa diretta spettava alle Agenzie ed agli enti locali ora anche agli Agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’art. 53 del D. Lgs n. 446/97, ossia a quei soggetti privati, pur abilitati all’accertamento e liquidazione dei tributi ed iscritti all’albo. Viene subito in evidenza la delicatezza di questo riconoscimento a soggetti privati di stare in giudizio. Il nuovo art. 12 deroga, invero, alle norme ordinarie dello ius postulandi che impongono il principio della adeguatezza tecnica nonché autonomia ed etica della difesa professionale. Comma 2 art. 12 D.lgs n. 546/92 Il contribuente può stare in giudizio senza assistenza tecnica per le controversie fino a tremila euro . Questa norma è stata accolta da alcuni come norma di grande favore per il contribuente ammesso a difendersi da solo e, quindi, in vista di una maggiore economicità del giudizio tributario. Per me non è, invece, così, è anzi una severa limitazione del diritto di difesa. Infatti, salvo rare eccezioni in cui la parte ha adeguate conoscenze tecnico professionali, nella maggior parte dei casi il contribuente potrebbe essere lasciato alla deriva di quelle che ritiene essere ragioni valide per inpugnare l’atto senza avere in realtà nozioni tecnico-giuridiche valide per contestare sia processualmente che sostanzialmente l’imposizione tributaria. Alla luce di questa norma, che a me pare solo demagogica, si verrebbe a differenziare il processo tributario da quello civile e amministrativo. Invero, in quest’ultimo la parte non può stare in giudizio da sola ma deve necessariamente munirsi di assistenza tecnica. Nel giudizio civile l’art. 82 c.p.c. stabilisce un importo di 1.100 euro delle cause in cui la parte può stare in Angela Tomasicchio giudizio personalmente solo davanti al giudice di pace il quale solo in alcune ipotesi con riferimento alla natura ed entità della causa, su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio personalmente. Dal legislatore delegato il contenzioso tributario è considerato la cenerentola delle giurisdizioni perché, evidentemente, il diritto tributario è poco tecnico se è consentita la difesa personale in procedimenti di valore. Il modo migliore per contenere i giudizi e realizzare una effettiva tutela è quella di affidare la difesa della parte pubblica e privata a persone esperte, qualificate professionalmente che sappiano concretamente individuare, secondo le regole processuali e sostanziali, conosciute da esperti e specializzati professionisti, anche per la difficoltà della materia, la necessità o meno del ricorso nonché la possibilità di una preliminare conciliazione che spesso il “contribuente fai da sé” potrebbe non essere in grado di gestire perché acriticamente convinto delle sue buone ragioni. (...segue - la relazione compelta è visionabile sul sito www.unagraco.org) *Sostituto Procuratore Generale Corte di Appello Bari UNAGRACO.INFO 13

[close]

p. 14

La Gallery UNAGRACO Bari Corso Revisori 23 e 25.11.2015 Bari Corso Revisori 23 e 25.11.2015 Frosinone 23.10.2015 L’Aquila Corso Revisori 13.11.2015 L’Aquila Corso Revisori 13.11.2015 14 UNAGRACO.INFO

[close]

p. 15

Le strategie difensive nel processo tributario Il volume edito da Maggioli a cura di Diretto, Lamorgese, Pansardi, Rizzelli e Villani Cinque autori per capire come impostare la strategia difensiva gislatore si è occupato con grande attenzione di come regolamentarne le procedure. Senza dubbio le indagini nel nuovo contenzioso tributario. In esame in finanziarie svolgono un ruolo essenziale per questo testo edito da Maggioli le tematiche di Contenzioso Contenzioso ricostruire la capacità contributiva del concontestazione più frequenti della materia, comTributario Tributario tribuente, in grado di fornire dati certie non mentate sia nel merito che nella procedura. A contestabili e validi supporti di prova per dare valore in più, una ricca rassegna di giurila sua quantificazione. Altri tipi di controlli sprudenza recente, senza trascurare i principali LE STRATEGIE DIFENSIVE sono quelli bancari, cioè quelli che la legge atti del processo tributario come il ricorso (con NEL CONTENZIOSO consente all’amministrazione finanziaria di le indicazioni sia per l’impostazione che per le TRIBUTARIO effettuare utilizzando le risultanze bancarie scadenze processuali), il giudizio d’appello di• Principio di non contestazione riconducibili al contribuente (la cui legittimità nanzi alla Commissione Tributaria Regionale • Contraddittorio anticipato costituzionale è stataaffermata con ord.26 (con i suggerimenti sulla struttura dell’atto e sui • Difesa nelle verifiche fiscali febbraio 2002, n.33 della Corte Costituzionatermini processuali) e infine il ricorso per Cassa• Indagini bancarie le). La legge prevede una presunzione legale zione con uno schema riassuntivo della struttuche comporta un’inversione dell’onere della ra del ricorso. prova a carico del contribuente, stabilendo Tra gli argomenti affrontati in maniera approfonche i dati e gli elementi attinenti ai rapporti dita dagli autori, anche l’importante principio di e alle operazioni segnalate dalle banche, Ponon contestazione, il contraddittorio anticipato ste, società finanziarie e altri soggetti, sono e temi di grande attualità quali la difesa nelle posti alla base degli accertamenti, se l’inteverifiche fiscali e le indagini bancarie. In relazione a queste si riflette “sull’arma dal carattere fortemente ressato non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o invasivo della sfera patrimoniale del contribuente” , tanto che il Le- che non sono soggette a imposte. 10 Giuseppe Diretto, Idalisa Lamorgese, Iolanda Pansardi, Alessandra Rizzelli, Maurizio Villani G. Diretto, I. Lamorgese, I. Pansardi, A. Rizzelli, M.Villani Il volume, aggiornato alla giurisprudenza più recente, illustra come impostare la strategia difensiva nel contenzioso tributario. Èstrutturato in DUE PARTI per una migliore fruizione dei contenuti. Nella PRIMA PARTE si prendono in considerazione le tematiche di contestazione più frequenti nella materia tributaria, vengono commentate sia nel merito che nella procedura e avvalorate con la rassegna di giurisprudenza a fine capitolo. Nella SECONDA PARTE invece si commentano i principali atti del processo tributario ossia il RICORSO, con le indicazioni sia per l’impostazione che per le scadenze processuali. Poi IL GIUDIZIO D’APPELLO dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale con i suggerimenti sulla struttura dell’atto e sui termini processuali. Infine il RICORSO PER CASSAZIONE con uno schema riassuntivo della struttura del ricorso. • Capitolo 1 I comportamenti antieconomici • Capitolo 2 Operazioni soggettivamente inesistenti • Capitolo 3 Notifica prima dei sessanta giorni • Capitolo 4 La ristretta base azionaria • Capitolo 5 • Il principio di non contestazione • Capitolo 6 • Il contraddittorio anticipato • Capitolo 7 • Il litisconsorzio nel processo tributario • Capitolo 8 • La rimessione in termini nel processo tributario • Capitolo 9 La difesa nelle verifiche fiscali • Capitolo 10 Indagini bancarie Giuseppe Diretto Commercialista; Revisore contabile; Consulente manageriale; Docente area amministrazione finanza e controllo di gestione ed esperto redazione modelli 231/2001; Esperto formazione finanziata fondi interprofessionali. Presidente Nazionale UNAGRACO e Presidente UNAGRACO BARI. Idalisa Lamorgese Ha conseguito l’abilitazione alla professione forense. Specializzata in diritto tributario, collabora presso lo Studio Tributario Villani. Èautrice e coautrice di pubblicazioni in materia fiscale e tributaria e collabora con riviste giuridiche e portali giuridici specializzati nel settore. Iolanda Pansardi Avvocato tributarista, Master in diritto e pratica tributaria - LL.M In Tax Law “Universus”. Collabora con lo studio legale tributario Villani. Autrice e coautrice di articoli per riviste specializzate, di volumi ed ebook in materia di diritto tributario. Alessandra Rizzelli Avvocato tributarista, coautrice di volumi in materia tributaria. Collabora con lo studio legale tributario Villani. Autrice di articoli e pareri in ambito fiscale e tributario per le riviste di settore. Maurizio Villani Avvocato tributarista cassazionista specializzato in Diritto Tributario e Penale – Tributario. Relatore in vari convegni nazionali, seminari e incontri, collabora con diverse testate di settore scrivendo articoli e pareri in ambito fiscale e tributario. È autore, altresì, di diversi testi in materia di contenzioso tributario. LE STRATEGIE DIFENSIVE NEL CONTENZIOSO TRIBUTARIO Volumi collegati V. Villoresi, A. Previtali 1 ed., 2015 Costruire il ricorso tributario € 22,00 978-88-916-1194-9 Il catalogo Maggioli Editore è consultabile su www.maggiolieditore.it UNAGRACO.INFO 15

[close]

Comments

no comments yet