Il Levante - Ottobre/Novembre 2014

 

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il levante ISTITUTO DELLE C I V I LT À DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione San Teodoro - Ottobre/Novembre 2014 distribuzione gratuita “Gaddhurési, fratéddhi, andemucinni!” Tempi difficili e tormentati questi nostri: decenni di malgoverno, di ruberie, di inettitudine, hanno portato il Paese allo sbando; una crisi lunga e impietosa logora la società e le famiglie. Ci vorrà molta forza d’animo per superare questo periodo di angustie e di incertezze e porre rimedio ai guasti di una politica inetta e corrotta e alle intemperanze di una burocrazia grassa, pigra e vorace, che è la rovina dell’Italia. E la Gallura? La nostra terra soffre i danni della crisi generale aggravati da una politica regionale miope e partigiana, da sempre “ostile” ai Galluresi. Cagliari non ama la Gallura, non l’ha mai amata: la sente diversa, lontana, ne teme la concorrenza. Gli assalti all’integrità del territorio gallurese ormai non si contano: la soppressione della Provincia, nata per volontà popolare per unificare il territorio, ne è solo un esempio. E le ambigue manovre cagliaritane ai danni della sanità gallurese? I reiterati tentativi di sopprimere l’Asl n. 2 e di accorparla a quella barbaricina in un connubio irrazionale e innaturale che ancora una volta ignora la “specificità” del popolo e del territorio gallurese? E che dire del comportamento equivoco e poco collaborativo della Regione a proposito dell’ex “San Raffaele”? Comportamenti irresponsabili che hanno rischiato di mandare a monte ingenti investimenti e strutture mediche e scientifiche d’interesse internazionale. Ci chiediamo: sarebbe stato questo l’atteggiamento della classe politica regionale se si fosse trattato di realizzare l’opera a Cagliari o in altra città sarda anziché ad Olbia? Ma persino nella politica marittima Cagliari mostra tutto il suo malanimo nei confronti della Gallura: Olbia, grazie alla sua posizione, è il primo porto passeggeri d’Italia, sede di direzione marittima del Nord Sardegna. Ebbene, a Cagliari da tempo si manovra per “rubarle” la sede e inglobarla in quella cagliaritana. E la politica dell’aria? L’aeroporto di Olbia Costa Smeralda è quello che cresce di più nell’isola, e Cagliari gli taglia le risorse. I Galluresi, intanto, sono una popolazione pacifica, i tagli si possono fare. Pacifici e civili, di certo, ma a tutto c’è un limite e questo limite, lo sappiano bene i cagliaritani, è stato abbondantemente superato. Galluresi, questa vischiosa capitale del Sud, imbevuta di accidia e rapacità spagnola, è la nostra rovina: la Gallura deve staccarsi al più presto da Cagliari. Il popolo gallurese ha il diritto-dovere di autogovernarsi, di amministrare in proprio il suo territorio. Gaddhurési, Cagliari no’po’esse la capitali nostra; è un lócu di ghjènti isfidiata; in Cagliari so’ accuditi li pègghju maccioni di Saldigna. Gaddhurési, fratéddhi, andemucinni! Evviva la Gaddhura autonoma, Evviva li Gaddhurési! Salvatore Brandanu Ed ora, tiriamo le somme... Un’altra estate che se ne va, che cede il passo ad un autunno che si preannuncia ormai prossimo, con il termometro che comincia a scendere e con venti che fanno rabbrividire. Con l’esodo degli ultimi turisti (quasi tutti stranieri) la nostra cittadina si appresta a rientrare nella sua abituale stasi post-vacanziera. Negozi che chiudono; esercizi commerciali che mostrano sulle serrande calate il rituale cartello “si riapre ad aprile 2015”. È dunque l’occasione per fare un bilancio consuntivo di quel che ci ha dato l’anno in corso. Partiamo dal nostro Comune. San Teodoro ha retto – a nostro avviso - in maniera soddisfacente all’onda d’urto di migliaia di vacanzieri che si sono riversati in paese e soprattutto sulle nostre spiagge. Gli uffici hanno risposto adeguatamente alle immancabili difficoltà che si verificano quando tutto d’un tratto la popolazione si decuplica. Grazie anche alla solerzia degli addetti agli sportelli (quelli dell’ufficio tributi in testa.) Il voto dunque va dal 6,5 al 7. Passiamo ora in rassegna le varie associazioni culturali che operano in paese. Un’estate ricca di manifestazioni concertistiche di grande interesse, con presenze di pubblico non sempre adeguate (e con croniche assenze dei rappresentanti istituzionali). Mostre di artisti locali; conferenze e dibattiti interessanti e condivisi. Un voto: un buon 7! Tocca alla società per la raccolta dei rifiuti che ha dovuto combattere una battaglia ai ferri corti con la maleducazione e il menefreghismo di quanti hanno scambiato i cassonetti per il rifugio di tutto ciò che in casa stava nelle cantine o in fondo ad un cortile. Parti di vecchie auto, elettrodomestici esausti, rottami pericolosi, sanitari a pezzi. A puro titolo d’esempio: un motore di una motocicletta, un sedile di una vecchia Panda, una specchiera, una porta d’appartamento… Gli addetti allo smaltimento si meritano un tondo 9. Ed ora veniamo alla pecora nera della nostra indagine “scolastica”. La società che eroga per i nostri rubinetti quella che si ostina a chiamare acqua potabile. E che potabile non è: grazie agli avvertimenti che ci arrivano dal nostro sindaco con le raccomandazioni a farne uso limitato al solo lavaggio delle mani. Un’ “Abbanoa” che lascia scorrere per mesi migliaia di litri d’acqua da falle che si aprono ad ogni piè sospinto a macchia di leopardo. Che non risponde ai solleciti ed ai reclami di un’utenza imbufalita per bollette astronomiche e improbabili. L’insufficienza è d’obbligo: tre! Mario Stratta Tenerezza felina Effemeridi I carabinieri sono di servizio in campagna. Si fermano nella piazza dello stazzo a parlare con una madre di famiglia. “Mariéddhu”, si lamenta la donna che vive sola “è fèndi a malu. No’ istudia, no trabaddha… faci tuttu di capu sóiu. Sòcu disperata, no’ pòssu fanni tàlchja…” “Ah, è così,” l’appuntato S* si aggiusta il nodo della cravatta, assume un’aria marziale, chiama a sé il piccolo ribelle: “Giovanotto” gli dice con tono severo, “sento cose molto brutte sul tuo conto… così non va… Come osi disubbidire agli ordini mammiferi?... Vedi queste?” gli dice mostrandogli le manette, “sono per i birbanti come te! Continua così e te le farò provare”! conclude calcando le parole, al termine della ramanzina. Poi rivolto alla donna, con un sorriso: “Signora, spero che non ce ne sia bisogno… ma si lu stéddhu faci ancóra a malu, fétimi un frusciu ed éu vengu, lu piddhu e ci lu zaccu tre dì in jattabugghja.” MERIDIANA «Ah l’hai intésa, Anto’? Li esuberi di Miridiana hani scrittu una littara niéddha a l’Aga Kan… so’ minaccendi di no’ fa più bulà l’aerei». «E iddhu, l’Aga Kan?» «S’è pòstu a ridì in arabu. Ha dittu chi tandu, pa’ traspultà li passizzéri usarà una flotta di “tappeti volanti”. Sò’ comodi, silinziósi, no’ facini casinu… Cussì rispalmigghja mente la binzina.» SOMMARIO: Al fuoco al fuoco; Izzana e la Valle della Luna; Centotrent’anni tra noi; L’Arma dei Carabinieri in Sardegna; Lu Pani nostru; In un clic un soccorso alle donne; Lavori in corso; Sport in Gallura

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il levante Al fuoco! Al fuoco! Sullo scorso numero de’ il Levante abbiamo ospitato un articolo di Egidio Burrai, che è stato responsabile del Servizio Antincendi e Protezione Civile dell’Ente Foreste Sardegna per l’intera provincia di Nuoro. Un professionista che ha dedicato l’intera attività lavorativa a studiare il complesso e mutevole aspetto degli incendi nell’Isola. Dopo una disanima della successione cronologia degli eventi che hanno caratterizzato l’incendio a San Teodoro dell’estate 2012, Burrai allarga la sua analisi per esaminare le nuove e più risolutive tecniche adottate M.S. per fronteggiare gli incendi. A questo punto credo sia im- operativa del personale delportante fare una digressione l’Ente Foreste impegnato in anrelativa all’apporto del mezzo ticendio conoscere l’età media aereo nell’attività di spegni- degli addetti: vedette, autisti e mento degli incendi. personale di lotta. Un dato risaIn Sardegna, tra i primi nel- lente a qualche anno fa la dava l’intero bacino del mediterraneo già oltre i cinquant’anni. insieme con la Corsica ed il 2. A questo riguardo il Corpo Midi della Francia, si è iniziato Forestale e di Vigilanza Amnella prima metà degli anni set- bientale si trova in una situatanta ad utilizzare l’elicottero zione migliore, avendo tratto come mezzo di supporto allo nuove energie dalla relativaspegnimento. Le poche basi re- mente recente imissione in un gionali iniziali (Limbara, Anela, ruolo di qualche centinaio di Farcana e Monserrato) col elementi vincitori dell’ultimo tempo sono diventate dodici e i concorso. G222, i C 130 e CH 47 di aero3. Ci si ostina, inoltre, a connautica ed esercito sono stati siderare “squadre” - e come tali gradualmente soppiantati dai più ad impiegarle sugli incendi – efficaci e manovrieri Canadair nuclei spesso composti da due o ed Helitanker. tre unità a bordo di autobotti o La pronta disponibilità del pick-up attrezzati di modulo anmezzo aereo ha determinato, col tincendio. tempo, l’affermarsi di tecniche 4. Altro elemento di riflesdi spegnimento basate sul suo sione deriva dalla scomparsa immediato e conclusivo im- quasi totale dell’uso dell’atopiego. mizzatore. Strumento certaDal principio fino alla fine, mente faticoso da usare ma che bonifica compresa. Questa filo- si è sempre rivelato prezioso in sofia operativa si è andata sem- tutti i teatri operativi, sia in fase pre più affermando sino a di contenimento ed anche, a divenire prassi costante. maggior ragione, di bonifica e di In questo modo le parti si finitura. sono invertite, il mezzo aereo da 5. Restano i Barracelli e le supporto e complemento è dive- associazioni di volontariato. Dei nuto l’attore principale dello primi si deve riconoscere l’imspegnimento ed il personale a pegno costante e meritorio nella terra si è gradualmente trasfor- attività di prevenzione e conmato nel corollario utile ma non trollo del territorio. In attività di indispensabile. spegnimento vero e proprio non Ciò ha influito in modo de- pare che il loro apporto possa terminante sulla capacità opera- essere considerato risolutore. tiva delle squadre impegnate a Fanno del loro meglio certaterra che col passare del tempo mente, ma non possiedono spehanno perso entusiasmo, deter- cifiche competenze. minazione ed efficacia. A ciò biLe considerazioni appena sogna aggiungere: svolte non devono però portare a 1. negli ultimi vent’anni, concludere affrettatamente e salvo sporadiche eccezioni, è sommariamente che siamo in mancato il ricambio generazio- presenza di una organizzazione nale tra il personale addetto. sgangherata ed inefficiente. Un Questo vale in particolare impulso importante è derivato modo per l’Ente Foreste che dalle conclusioni teoriche ed aprappresenta l’ossatura del si- plicative del progetto comunitastema operativo antincendio. rio “Fireparadox” i cui effetti Un numero cospicuo di ad- continuano nel tempo e che detti stagionali sono invecchiati hanno determinato un notevole rincorrendo la chimera della sta- risveglio di interesse anche nelbilizzazione del posto di lavoro l’ambiente accademico e formaed ancora sono li, spesso cin- tivo in generale. quantenni ed oltre, a rincorrere Cito i recenti studi e le sucincendi con alterna voglia e for- cessive acquisizioni in materia tuna. Sarebbe illuminante per la di analisi degli eventi, dell’anacomprensione della capacità lisi dei fumi, di conduzione Ottobre/Novembre 2014 - pag. 2 delle operazioni di spegnimento bastanza ridotto per arrivare, nel sul campo, sull’uso del fuoco giro di qualche anno, a numeri per combattere il fuoco, vale a importanti. Elemento non di dettaglio è dire il fuoco tattico in fase operativa ed il fuoco prescritto che si tratterebbe di personale a come elemento di prevenzione costo zero per la Regione Sarin particolari circostanze. Di re- degna salvo oneri derivati dalla addestramento, cente il Presidente del Consiglio formazione, in carica ha dichiarato di voler DPI, mezzi ed attrezzature oltre rilanciare il ruolo del servizio ci- alla logistica che potrebbe facilvile dotandolo di nuovi stru- mente essere posta a carico delmenti operativi ed adeguate l’Ente foreste o del CFVA. Credo che su questo valga la risorse economiche. Se la cosa dovesse avere un seguito, la re- pena riflettere perche, come ho gione autonoma della Sardegna cercato di argomentare in precepotrebbe facilmente predisporre denza la macchina regionale anspecifici progetti tenendo pre- tincendio ha impellente bisogno sente che preminente finalità di tornare a saper spegnere gli istituzionale del servizio civile è incendi prescindendo dall’uso proprio la salvaguardia del- del mezzo aereo - che pure ci l’ambiente. Si potrebbe ipotiz- deve essere - e perché ciò possa zare in principio a titolo realizzarsi deve aggiornare e sperimentale, un contingente ab- svecchiare gli addetti. Egidio Burrai “Riviera di Gallura”: tre comuni per gestire i servizi del territorio I comuni, orfani delle Province, enti ormai in via di sparizione, corrono ai ripari, si consorziano tra loro e uniscono le forze per gestire con maggior profitto ed economia le risorse sempre più modeste disponibili. E’ così che i comuni costieri di Loiri-Porto San Paolo, San Teodoro, Budoni, danno vita all’Unione dei Comuni “Riviera di Gallura”, il nuovo ente intermedio che dovrà guidare le tre comunità rivierasche verso nuovi importanti traguardi. Si tratta di una sfida importante per tre comuni giovani, dinamici, con una popolazione in forte crescita, e una spiccata vocazione turistica. L’Unione ha la sua sede a San Teodoro, cittadina centrale tra Budoni e Loiri-Porto San Paolo, e proprio il sindaco teodorino Tonino Meloni è il primo presidente dell’ente. Gli amministratori dei tre comuni galluresi sperano di ottenere da questa Unione significativi vantaggi sia nel campo della gestione dei servizi, sia in quello della programmazione e finanziamento dei progetti d’intervento nel territorio. E’ quanto si augurano i cittadini della zona troppo spesso trascurata dalla Regione. Agli amministratori della “Riviera di Gallura”, auguri dunque di buon lavoro per le migliori fortune di Loiri-Porto San Paolo, Budoni e San Teodoro. IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno III - N°22, Ottobre/Novembre 2014. R egistro stampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione : Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Te o d o ro (O T) Tel./Fax. 0784/866180 E-mail.segreteria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Salvatore Brandanu. Condirettore : Mario Stratta. In Redazione : Sandro Brandano, Gian Piero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione : Angela Bacciu.

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il levante Izzan a e l a V a l l e d e l l a Lu n a Scorcio della campagna Aggese Capita di sentirsi svuotati nello spirito tanto da sentire la necessità di estraniarsi dal mondo. In queste occasioni ho un luogo dove vado a passeggiare in compagnia dei miei cani. Questo luogo è stato ribattezzato in tempi recenti, per la presenza di massi trovanti di granito che emergono con funzionazionale disordine dalla pianura, Valle della Luna; è un luogo incantato, pieno di energie positive dove cammino alla riscoperta di luoghi e di storie. Talvolta inizio la mia passeggiata al bivio della strada di Finosa scegliendo la direzione del Nuraghe di Izzana. È una stradina secondaria realizzata da non molti anni per consentire la visita del nuraghe ai turisti di passaggio ma consente anche l'accesso a due proprietà terriere di due famiglie di miei compaesani che incautamente hanno costruito le stalle per il bestiame vaccino proprio in contiguità con il monumento. Il nuraghe Izzana è uno dei più interessanti e meglio conservati della Gallura. Sul sito internet della regione si possono trovare alcune notizie su di esso. Vi si legge infatti che "presenta caratteristiche costruttive proprie dei nuraghi a corridoio, piuttosto frequenti in questa regione della Sardegna, ed elementi ti- pici dei nuraghi a "tholos", il tutto realizzato in un unico momento costruttivo. La torre presenta una pianta triangolare con vertici arrotondati ed è costruita con filari irregolari di enormi blocchi di granito appena sbozzati ed è rifasciata da un'ulteriore muratura a filari di blocchi sbozzati. L'accesso al monumento avviene attraverso due ingressi. L'aspetto "labirintico" di questo edificio, ha suggerito l'idea di un "nuraghe-trappola", destinato a disorientare gli assalitori. Il nuraghe è databile tra la fine del Bronzo antico e il Bronzo finale". Izzana ora sta assumendo i colori dell'autunno. I ciuffi d'erba che spuntavano tra i sassi della parete parzialmente caduta e diventati scala esterna d'accesso per raggiungere la sommità, sono ormai ingialliti. La luce serale che lo illumina gli ha dato un colore ocra dorato e se ne sta maestoso ai margini della pianura osservato da naragu Mazzoni ed osservando a sua volta lo scempio perpetrato, con la complicità delle autorità preposte al controllo, ai danni di naragu Lu Polcu, edificato su un monolito poco distante rosicchiato tutt'intorno come un torsolo di mela da una cava di granito. Questo pomeriggio le mucche ignare pascolano l'ultimo avanzo dei pascoli estivi in attesa che la ormai prossima aratura ne porti via ogni residuo e si apprestino alla vita da stalla. Scalo il nuraghe e mi siedo in cima su un masso per godere del panorama della vasta valle che si estende fino ai monti di Aggius verso sud e la catena granitica che delimita la piana di Padulu verso est. La corona dei monti di Aggius, che appare vista da sud come una massa granitica imponente con le sue guglie come gendarmi a protezione del paese dai venti del nord, da questo lato appare granitica solo a sinistra nel possente monolito di monti Fraili e nell'ammasso roccioso di monti Pinna, poi prosegue come una sequenza collinosa ricca di vegetazione con una cresta rocciosa. Sullo sfondo Tempio e la maestà del Limbara con le sue antenne. Poco a lato di Izzana scorgo l'albero dal magnetismo perfetto di ziu Battista Vasa, al riparo del quale lui soleva rifugiarsi per curare, diceva, i suoi acciacchi fisici. Quelli psichici forse la sua natura di eterno burlone non li conosceva. Mi viene in mente che la piattaforma in cemento in cima al nuraghe e su cui mi trovo, l'aveva fatta lui per far si che attraverso gli interstizi delle pietre poggiate non passasse l'acqua e potesse usare come deposito degli attrezzi la sala più alta della costruzione preistorica. Eravamo negli anni '50 e questo intervento sacrilego era in un certo senso un segno di rispetto che in quegli anni nessuno si sognava di riservare a quel vetusto cumulo di pietre visto che i militari dell'artiglieria presenti a Tempio, che qui facevano le esercitazioni di tiro con i cannoni da traino, gli avevano riservato Ottobre/Novembre 2014 - pag. 3 ben altro destino, utilizzandolo come bersaglio delle loro cannonate. "So passendi li suldati" dicevamo noi bambini mentre correvamo verso "lu stradoni" per vedere la colonna dei mezzi militari con cannoni leggeri al traino che attraversava il paese diretti verso la valle evacuata da bestie e persone per le loro esercitazioni. Talvolta sostavano in paese nel vasto spiazzo di Monti di Bo', il nostro improvvisato campo sportivo, e allora correvamo li per vederli da vicino i cannoni e i soldati ci prestavano i loro baschi ed al ritorno a casa ci passavano in testa la spizziga, quel pettinino fitto con denti sui due lati, con la testa china davanti ad un lavamano d'acqua per paura che ci avessero attaccato i pidocchi. Ora la loro passata presenza è testimoniata da qualche bossolo di cannone che emerge nella piana durante le arature. Forse la loro mira non era delle migliori o i proiettili non troppo efficaci se Izzana è sopravvissuto anche a questo. La vita va avanti con alterne fortune e nuove consapevolezze. La valle è abitata, diverse famiglie di miei compaesani che lì avevano le loro proprietà hanno deciso di stabilirvi la loro residenza riattando vecchi stazzi o realizzando nuove costruzioni. Verso ovest, contro il sole che sta per tramontare, si stagliano i pioppi di Finosa come signori dall'antica eleganza. Le loro foglie oscillano spinte da una leggera brezza Illuminate dalla luce serale mandando bagliori argentei. Da est la maestosa mole del monolito del monte Pulchiana, ricco di presenze preistoriche, veglia da secoli sul lento scorrere della nostra storia. Pierangelo Sanna

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il levante Ottobre/Novembre 2014 - pag. 4 Centotrent’anni tra noi Sono differenze notevoli che hanno creato e creano obiettive difficoltà di convivenza e antagonismi. Cagliari, d’altra parte, non ha mai amato la Gallura, come dimostra abbondantemente lo stato di trascuratezza del territorio ed anche le vicende più recenti coi tentativi maldestri e reiterati di spogliare il territorio delle strutture più vitali. I Galluresi, naturalmente (tranne gli sciocchi e qualche politico ben foraggiato) non amano Cagliari, città avida ed egoista, avvezza dal tristo retaggio spagnolo a saccheggiare le risorse altrui. Solo l’autonomia amministrativa da Cagliari e l’istituzione del Territorio Autonomo della Gallura potranno dare le giuste risposte alle aspettative dei galluresi. Chiusa questa parentesi, occorre dire che il rapporto della popolazione teodorina coi carabinieri è stato sempre ottimo, improntato al rispetto e alla collaborazione. I Galluresi hanno i loro difetti, ma sono galluresi, cioè gente tranquilla e civile: non rubano, non delinquono, non amano le risse e il disordine. A San Teodoro la presenza dei Carabinieri è stata sempre considerata come un valido presidio alla sicurezza e alla tranquillità della zona dai pericoli esterni. La Stazione vigilava su San Teodoro (fino al 1959 frazione di Posada) e frazioni circostanti dello stesso Comune di Posada non assegnate al capoluogo. Comprendeva quindi la parte settentrionale dell’attuale Comune di Budoni, fino ai confini con Limpiddu. La forza della Stazione di San Teodoro era costituita da : Arma a piedi : 1 carabiniere; Arma a Cavallo: 1 maresciallo capo e d’alloggio; 4 carabinieri a cavallo. In totale: 6 uomini. Da una nota del 24 marzo 1948 inviata al comando della Tenenza dei Carabinieri di Dorgali dal Brigadiere a cavallo Antonio Piras, comandante la stazione, risulta che la Stazione di San Teodoro, all’8 settembre 1943 aveva in forza effettiva 12 militari dell’arma. Comandava a quel tempo la Stazione il maresciallo d’alloggio a cavallo Idda Giuseppe. “Tutti i militari… rimasero presenti alla stazione e continuamente a prestare normale servizio ordinario e costiero; Questa Stazione non ebbe vicende degne di rilievo in rapporto a quelle del territorio occupato; Non vi furono fra i componenti di essa morti, feriti, arrestati e deportati; Non si verificarono rappresaglie con prelievo di ostaggi, bombardamenti, combattimenti, etc. La stazione ebbe vita durante il periodo dell’occupazione.” Il 1 Luglio 2010 è stata istituita la Tenenza di San Teodoro, dipendente dalla Compagnia di Siniscola e fu contestualmente soppressa la stessa Stazione. Ricordo che negli Anni Quaranta e parte degli Anni Cinquanta, la caserma dei carabinieri era alloggiata nelle “Case Fideli”, un lungo casamento che aveva al suo interno le scuderie. Alle scuderie badava un “servo” di caserma, che curava la pulizia delle stalle, strigliava e foraggiava i cavalli e, due volte al giorno, al mattino e di sera, li portava a bere alla fontanella pubblica che sorgeva sul lato destro dell’attuale via del Tirreno, proprio di fronte al bar “Summer”. Qui c’era una grande vasca e l’abbeveratoio per il bestiame. I cavalli erano bellissimi, di grande taglia, lucidi e dal portamento nobile. Nel periodo di guerra, periodo di grandi ristrettezze alimentari, c’era penuria di cibo per tutti, anche per i carabinieri, ma i loro cavalli erano sempre lucidi e ben nutriti: fieno, sacchi di avena e di carrube non mancarono mai. San Teodoro, attuale p.zza Emilio Lussu 1935, ritratto di gruppo di abitanti ripresi davanti alla locale stazione dei carabinieri, in uno scatto del fotografo-etnografo friulano Ugo Pellis. La foto appartiene alla Società Filologica Friulana che si ringrazia. Efficienti, attivi, discreti, sono centotrent’anni tra noi. Il Comando Stazione Carabinieri di San Teodoro risulta per la prima volta agli atti nello Scompartimento territoriale dell’11 febbraio 1884. La Stazione era alle dipendenze della Tenenza di Nuoro, Compagnia di Nuoro, Divisione di Sassari. Prima di allora il territorio di Oviddè, nello Scompartimento del Corpo dei Carabinieri Reali, così come stabilito dai Regi Decreti 24 gennaio 1861 e 18 giugno 1862, dipendeva dalla Stazione di Siniscola, a sua volta sotto la Luogotenenza di Dorgali, Compagnia di Nuoro e Divisione di Sassari. L’istituzione della Stazione dei carabinieri a cavallo a San Teodoro d’Oviddè, sollecitata e caldeggiata dalla popolazione del villaggio e delle campagne circostanti, fu una grande conquista per l’intera zona; essa, infatti, veniva a rafforzare la presenza delle istituzioni in un delicato e complesso territorio di confine, là dove la Gallura lambisce le terre “sarde”, in quegli anni tradizionalmente indocili e calde. Come si ricorderà, cent’anni prima, nel 1774, il governo di Torino e il vescovo di Tempio mons. Guiso, proprio in considerazione dei problemi e delle difficoltà del territorio vasto e solitario, ave- vano deciso di istituire una delle nuove cappellanie, o parrocchie campestri, nella chiesa di San Teodoro d’Oviddè. La chiesa ed anche la Stazione dei carabinieri, favoriranno la crescita ordinata del villaggio che sarà sempre considerato un esempio di civiltà dalle popolazioni dei territori confinanti. La Stazione di San Teodoro segue le vicende organizzative dell’Arma nel territorio: da una memoria storica del 1929 risulta, ad esempio, che la Stazione dei carabinieri di San Teodoro, fino ad allora alle dipendenze della Stazione di Siniscola, era stata assegnata alla Tenenza di Dorgali; una copia dello Scompartimento territoriale della Legione Carabinieri Reali di Cagliari del 22 agosto 1944 ci informa che la Stazione di San Teodoro dipendeva dalla Tenenza di Dorgali della Compagnia di Bitti del Gruppo di Nuoro. Il fatto di dipendere anche sotto l’aspetto dell’ordine pubblico da comandi che avevano ed hanno sede fuori della Gallura, provocava indubbiamente, e provoca tuttora, un certo fastidio nei teodorini che, da galluresi veraci, amano distinguersi da “li saldi”, dai sardi. Il popolo gallurese ha una sua cultura, una sua storia, una sua lingua e una civiltà assai diverse da quelle delle altre popolazioni dell’isola.

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il levante Ottobre/Novembre 2014 - pag. 5 nieri ai soli Stati di terraferma: nell’Isola fu dunque ripristinato il Reggimento dei Cavalleggeri che, ordinato su due Divisioni, ebbe 4 Squadroni, 13 Distaccamenti, e 65 posti. Non fu però una scelta felice e adeguata: la situazione dell’ordine pubblico nell’Isola peggiorò notevolmente, divenne precaria, sicché il Governo di Torino che con legge 15 aprile 1851 aveva esteso alla Sardegna l’ordinamento amministrativo vigente nei comuni e nelle province di terraferma, riconsiderò l’opportunità di ripristinare l’Arma dei carabinieri. Il ritorno dei Carabinieri in Sardegna era stato propugnato con un forte intervento alla Camera il 5 febbraio 1851 dal deputato sardo Tuveri. Ne scaturì uno studio approfondito della situazione dell’ordine pubblico nell’Isola e un’apposita relazione fu presentata al Consiglio dei Ministri. Dunque, il Governo di Torino, con legge 21 aprile 1853 n. 1505, decise di sopprimer e il Reggimento Cavalleggeri di Sardegna e di ricostituire il Corpo dei Carabinieri Reali di Sardegna “destinato a stanziare ordinariamente nell’Isola”. Il Corpo era distinto da quello di terraferma ma ne aveva le stesse prerogative e preminenze; il suo organico era costituito da un colonnello comandante, un tenente colonnello comandante la Divisione di Cagliari, un maggiore comandante la Divisione di Sassari, 7 capitani, 14 luogotenenti, 7 sottotenenti, 1 medico di reggimento: in totale 32 ufficiali, 114 sottufficiali, 366 appuntati e carabinieri, 20 allievi carabinieri, tutti dell’Arma a cavallo (totale 500 effettivi); 80 sottufficiali, 228 appuntati e carabinieri, 15 allievi carabinieri per l’Arma a piedi (totale, 323 effettivi). Fra carabinieri a cavallo e a piedi il totale del Corpo ammontava dunque a 855 uomini. L’ordinamento comprendeva uno Stato Maggiore, 2 Divisioni, 6 Compagnie, 12 Luogotenenze, 114 Stazioni. La legge istitutiva stabilì che per il completamento del Corpo si facesse ricorso ai contingenti di leva traendoli da quegli individui che “per qualità morali danno speranza di miglior riuscita…”. In parte si poteva attingere anche da militari di altri Corpi dell’Esercito. Nel gennaio 1861, in occasione della costituzione del Regno d’Italia, l’Arma dei Carabinieri venne riorganizzata su nuove basi, con l’istituzione di 13 Legioni Territoriali (oltre ad una Legione Allievi). Nell’Isola cessò dunque di esistere il Corpo dei Carabinieri di Sardegna. la Legione territoriale della Sardegna che, nel nuovo Compartimento, mantenne le Divisioni di Cagliari e Sassari, ebbe sede a Cagliari. L’Arma dei Carabinieri in Sardegna San Teodoro, 1935, ritratto di carabinieri in divisa, in uno scatto del fotografo-etnografo friulano Ugo Pellis. La foto appartiene alla Società Filologica Friulana che si ringrazia. Al momento del passaggio della Sardegna dalla Spagna ai Savoia, la situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza nell’Isola era semplicemente disastrosa. Secoli di sfruttamento e di malgoverno avevano gettato il paese nel disordine e nell’anarchia. Alla nobiltà, spagnola avida e venale, poco interessavano la tranquillità e il benessere della popolazione: l’unico interesse degli spagnoli era quello di cavare dai loro vassalli il maggior utile possibile, e a questo si dedicarono sempre con grande solerzia. I Savoia che, col trattato di Londra, avevano accettato l’Isola in cambio della Sicilia con scarso entusiasmo, si trovarono subito con una brutta gatta da pelare: una terra abbandonata e pericolosa; le campagne soprattutto erano in piena anarchia, senza legge, percorse e terrorizzate da bande armate di banditi sanguinari; ma neanche le città e i villaggi erano più sicuri. La forza pubblica, scarsa e demotivata, non era sufficiente a dare tranquillità alla regione; non era raro il caso in cui si verificavano pericolose connivenze con i malviventi, spesso capeggiati da scapestrati rampolli della nobiltà o della ricca borghesia. Preso atto della situazione, Vittorio Amedeo II decise dunque di costituire nel 1726 tre Compagnie di Dragoni. Con questa forza il governo di Torino sperava di poter fron- teggiare la situazione di grave disordine e le azioni più eclatanti dei malviventi delle zone “delinquenti” e riottose dell’Isola. Cinquant’anni dopo, nel 1776 i Savoia istituirono il Corpo dei Dragoni Leggeri il quale si distinse poi nel 1793 combattendo eroicamente contro i Francesi che con un’imponente Squadra navale tentavano di sbarcare e conquistare l’isola. Nel 1808 venne costituito il Reggimento Cavalleggeri di Sardegna, che il 2 giugno 1819 assunse la denominazione di Corpo dei Cacciatori Reali di Sardegna. Il Reggimento constava di uno Stato Maggiore comandato da un colonnello e da 4 ufficiali, 4 Compagnie di militari a piedi, e 4 a cavallo, con 24 ufficiali, per una forza totale di 677 uomini di truppa. Il Corpo dei Cacciatori Reali si dimostrò subito molto attivo nella lotta contro il brigantaggio dell’isola, sicché quando il re Carlo Felice decise di sostituirlo col “Corpo dei Carabinieri Reali di Sardegna” (1 aprile 1823), dispose che ciò avvenisse per fusione: la forza era costituita da 425 carabinieri a cavallo e 100 a piedi. E poiché 145 uomini risultavano in esubero rispetto agli organici stabiliti, furono trasferiti nei Corpi del Piemonte. Nel 1832, forse per motivi economici, Carlo Alberto restrinse il servizio dei carabi- Legione di Cagliari Divisione di Cagliari: Compagnia di Cagliari interna (7 Stazioni) Luogotenenza San Pantaleo (6 Stazioni); Luogotenenza Iglesias (9 Stazioni); Compagnia Cagliari esterna: Cagliari (8 Stazioni) Luogotenenza Isili (7 Stazioni); Luogotenenza Lanusei (7 Stazioni), Compagnia di Ghilarza (8 Stazioni), Luogotenenza Oristano (8 Stazioni); Luogotenenza Cuglieri (5 Stazioni). Divisione di Sassari: Compagnie di Sassari, Diretta (8 Stazioni); Luogotenenza di Nulvi (5 Stazioni); Alghero (7 Stazioni); Ozieri (7 Stazioni). Compagnia di Tempio, Diretta (5 Stazioni); Luogotenenza Santa Teresa (5 Stazioni). Compagnia di Nuoro, Diretta (9 Stazioni); Luogotenenza Bono (5 Stazioni); Luogotenenza Dorgali (5 Stazioni). Si ringrazia il Gen. Gianfrancesco Siazzu per le notizie cortesemente forniteci sull’Arma.

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il levante Ottobre/Novembre 2014 - pag. 6 Alla fine dell’intervento si è intrattenuto lungamente con i presenti, rispondendo anche alle curiosità di alcuni stranieri, che gli avevano fatto ulteriori domande. Il professore ha anche dato ad alcune signore che ne avevano fatto richiesta, porzioni di “matrica”, il lievito naturale da lui portato a scopo dimostrativo. Molte, infatti, vogliono provare a fare il pane in casa. Grande successo anche per il filmato “Dalla Terra al pane”, prodotto dall’Icimar per documentare le varie fasi della coltura del grano a Oviddè. Lu Pani nostru Il pane nella cultura degli Stazzi Galluresi Grande successo al convegno dell’Icimar “Lu Pani Nostru” del 24 ottobre u.s.: un pubblico numeroso e partecipe ha gremito la sala conferenze dell’Istituto, seguendo col più vivo interesse le varie fasi della manifestazione. E fa piacere notare che tra i presenti c’erano anziani ma anche molti giovani desiderosi di conoscere alcuni aspetti del passato, di riscoprire le radici contadine delle loro famiglie. I lavori sono stati aperti dall’agronomo Gian Piero Meloni,vice presidente dell’Icimar, il quale, dopo i saluti di rito, ha illustrato gli intendimenti dell’Istituto e l’interesse per la ricerca e la riproposta a San Teodoro e in Galllura di un’agricoltura mirata e sostenibile. Questo per ragioni economiche e occupazionali, molto importanti nel momento attuale, ma anche per motivi di assetto ambientale del nostro territorio, che dopo l’abbandono di massa dei campi a vantaggio del turismo, mostra, al pari di altri, evidenti segni di fragilità, e necessita dunque di una gestione più attenta ed equilibrata. Anche il campicello di- dattico voluto dall’Istituto e le successive manifestazioni, si muovono dunque lungo questa linea di riproposta culturale e colturale; mirano infatti a stimolare nei teodorini, in particolare nei giovani, l’amore per la terra e per i vecchi mestieri contadini che fino agli Anni Cinquanta hanno fatto la storia delle terre di Oviddè. Ora i tempi sono cambiati, non si tratta più di tornare all’agricoltura estensiva di un tempo, ma, piuttosto, ad un’agricoltura intelligente e specializzata a sostegno del nostro turismo. Il dottor Meloni dopo aver ricordato l’importanza della coltura del grano nella nostra zona, ha presentato il relatore, prof. Giovanni Antonio Farris, ordinario di microbiologia agroalimentare all’Università di Sassari, il quale, con una lunga esaustiva ed affascinante relazione ha trattato il tema: “I pani tipici, aspetti sensoriali, nutrizionali e salutistici.” Il relatore, uno dei massimi esperti della materia, ha tenuto il pubblico affascinato per circa due ore con un discorso in cui la scienza ha sposato la cultura, la storia, le tradizioni. Fra i presenti c’erano anche il gruppo di “massai” che hanno preso parte ai lavori di coltivazione del grano, alla mietitura, alla trebbiatura, e le donne dell’Auser che hanno partecipato alla panificazione. Per tutti è stato bello ed emozionante rivedersi nel documentario. S.B Come eravamo Fine anni ‘60, questo gruppo (manca il capo carismatico, Antonio Fideli) ha imperversato tra “veglioni” “the danzanti” e “feste di paese” diffondendo le note della musica BEAT da Olbia a Siniscola.

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il levante Ottobre/Novembre 2014 - pag. 7 Ottoe nove novembre, festa del Santo Patrono In un clic un soccorso alle donne l’attenzione sui temi della consapevolezza e della conoscenza degli aspetti legislativi più importanti e innovativi. La App rende inoltre immediatamente visibile una lista dei principali centri antiviolenza presenti sul territorio, fornendo un efficace aiuto alle donne che decidano di rivolgersi a professionisti e persone formate ad hoc. La funzionalità è molto semplice, nella schermata iniziale si notano subito dei tasti molto importanti tra cui: chiamata di emergenza primo soccorso (fa partire chiamata diretta al 112) numero internazionale, chiamata di aiuto al 1522 numero nazionale accreditato che smista ai centri antiviolenza, e quindi tutto l’elenco dei centri dislocati su tutto il territorio italiano, da navigare in locale nella App stessa senza che sia necessario connettersi ad Internet. Una delle funzioni innovative è senza dubbio la Geolocalizzazione, l’App consente di selezionare i Centri con codici rosa nel pronto soccorso più vicino. Questi sono percorsi preferenziali di accesso al Pronto soccorso per le vittime di violenza. Infine, si possono trovare informazioni legali, testo di sintesi che illustra gli aspetti legislativi più importanti in termini di violenza, di stalking e prevenzione, che chiariscono ma consigliano anche come comportarsi. Non è certo bello parlare di queste cose ma, purtroppo è diventato doveroso, non passa giorno che, tramite giornali e reti televisive veniamo a conoscere fatti incresciosi che hanno per vittime le donne, molte delle quali giovani. E’ assolutamente urgente intervenire non soltanto con la prevenzione a queste tragedie ma soprattutto con l’educazione. L’educazione e rispetto di genere che si fonda gia dai primi anni di infanzia non solo in ambito scolastico ma soprattutto in ambito familiare. Il Soroptomist, insieme a tante associazioni cerca di dare questo contributo sperando che sia le leggi e sia le varie Istituzioni siano di esempio. Angela Bacciu Il comitato organizzatore per quest’anno è formato da circa quindici soprastanti della classe 74 e 89. Ne fanno parte: Danilo Pinducciu in q u a l i t à d i p re s i dente,Giuseppe Aversano come vice presidente e Eliana Nieddu come segretaria . Esiste da un paio d’anni, Il Levante augura a esattamente dal 7 settembre del questi giovani volen- 2013, ma è già una realtà territerosi buon lavoro. toriale impegnata sul campo nel sociale, in particolare con un occhio di riguardo verso il mondo L'origine del nome deriva arrosti e la “suppa gaddhurésa”, dalla presenza dell'attuale chiesa i formaggi, il vino, l’olio e tutte femminile. Il Soroptomist Club Gallura parrocchiale, dedicata a San le altre provviste alimentari neTeodoro di Amasea, soldato ro- cessarie ad allestire il banchetto. è un'associazione femminile I riti religiosi erano seguiti composta da donne con elevata mano d'oriente, martire del IV secolo d.C. Anche se le prime con grande devozione dai fedeli qualificazione nell'ambito lavotracce chiaramente documentate che assistevano in massa ai ve- rativo che opera, attraverso prodella chiesa risalgono solo al spri, alle messe solenni e alla getti, per la promozione dei XVII secolo, il territorio risul- processione per le vie del vil- diritti umani, l'avanzamento tava abitato già da secoli. Ritro- laggio; i festeggiamenti civili della condizione femminile e vamenti di resti preistorici e avevano il loro clou nella “ban- l'accettazione delle diversità. cata”. Il banchetto rustico, in nuragici lo comprovano. Il Soroptimist è una OrgaL'Itinerarium Antoninianum, passato veniva allestito davanti nizzazione vivace e dinamica documento del III secolo d.C., alla chiesa del Santo, nel saper donne di oggi, impegnate in attesta l'esistenza di un centro grato, sulla terra ricoperta di fraabitato all'epoca della domina- sche e di tovaglie. Si mangiava attività professionali e managezione romana. La località, deno- adagiati per terra, in maniera riali. Il nostro sostegno è per un minata Coclearia va localizzata semplice ma in un clima di mondo dove le donne possano nell'attuale centro abitato princi- grande amicizia e allegria. Per la festa del patrono ac- realizzare il loro potenziale inpale di San Teodoro. Ritrovamenti archeologici, correvano in gran numero i con- dividuale e collettivo, le loro esposti presso il museo dell’Ici- tadini degli stazzi vicini e anche aspirazioni e avere pari opportumar, in via Niuloni,1 a San Teo- moltissimi poveri dalla vicina nità di creare forti comunità paBaronia. Canti, danze, le esibi- cifiche. doro, rafforzano tale ipotesi. Dopo moltissimi anni la zioni dei “poeti”, gare di corsa a Ricordate la pubblicità “una festa patronale di San Teodoro “Lu cènciu” coi cavalli, tiro al telefonata allunga la vita?” Beh bersaglio, albero di cuccagna martire, cambia data purtroppo molte volte non basta In passato, anche per ragioni ecc. allietavano la festa. Numerose erano le capanne più, ecco che arriva in soccorso contingenti legate al lavoro dei campi, il Santo veniva festeg- “li barracchi”, dei venditori am- la tecnologia, in particolare una giato a Oviddé alla fine di giu- bulanti di dolciumi, chincaglierie, “App” ideata e realizzata comgno. Era questo il periodo in cui giocattoli, tele, e oggetti dell’arti- pletamente dal Club Soroptoi “soprastanti” avevano a dispo- gianato. mist International. Angela Bacciu sizione il bestiame grasso per gli L’App chiamata SHAW (acronimo di SOROPTIMIST HELP APPLICATION WOMEN) scaricabile gratuitamente per smartfhone (sistema operativo Ios e Android) è stata ideata per la sicurezza delle donne, ma anche pensata e realizzata per rispondere alla richiesta di informazioni e strumenti efficaci per la prevenzione. Ha come obiettivo quello di rendere gli smarthphone degli utenti, in situazione di potenziale pericolo, strumenti utili per San Teodoro 1899 - bancata in piazza per la festa del patrono aiutare le donne a focalizzare

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il levante Ottobre/Novembre 2014 - pag. 8 Lavori in corso... Sport in Gallura L’importanza del settore giovanile Finalmente dopo qualche anno di buio, la luce sembra iniziare a risplendere al campo sportivo di San Teodoro, con l'attività giovanile del San Teodoro calcio. Quest'anno su iniziativa di un gruppo di nostalgici del calcio teodorino, con la supervisione di Gianrenzo Bazzu e con il benestare della società, si è impostato un progetto calcistico che dovrà dare i suoi frutti negli anni a venire, soprattutto in chiave di ricambio generazionale per la prima squadra ma avere un ruolo fondamentale come politica di sviluppo e diffusione dello sport per i giovani locali. Alle soglie del 45° anno di affiliazione, Giuseppe Bacciu, bandiera e capitano della squadra, Aurelio Pittorra, Angelo Oggiano, Sergio Pasella e Sandro Brandano hanno ripreso in mano le redini del settore giovanile assieme a Giovanni Zanzu, l'ultimo appassionato che ha tenuto in piedi la scuola calcio in questi ultimi anni. Il programma impostato dal gruppo, illustrato e recepito dalla società, conta di poter, oltre che fare del sociale come obiettivo principale, con lo staff tecnico messo in piedi sotto la regia di Giuseppe Bacciu (negli ultimi anni ha svolto le mansioni di allenatore nel campionato nazionale dilettanti), formare gli atleti sotto il profilo umano che quello strettamente tecnico e ludico. I campionati che quest'anno si stanno disputando, oltre che tutte le categorie dell'attività di base (primi calci, pulcini, esordienti) sono il campionato provinciale “giovanissimi” ed il campionato regionale “juniores”. Il prossimo anno si cercherà di formare anche un gruppo di “allievi” che possa partecipare ad un campionato. Dello staff tecnico fanno parte gli allenatori Igor Marziano, Emiliano Becchere, gli istruttori Gianluca Musu, Giovanni Brandino e Antonio Guerra, Marco Deiana, (allenatore portieri) Onorato Ventroni, (preparatore tecnico e laureato ISEF) Stefano Medda (un passato da professionista nel calcio) che assieme a Giuseppe Bacciu metteranno a disposizione dei ragazzi la loro esperienza. Ultima nota di vanto, una nostra tesserata del 2000, Giada Sanna che quest'anno faceva parte del gruppo “giovanissimi” è stata tesserata dalla Torres femminile. Notata dai tecnici della gloriosa società professionistica sarda di serie “A”, la società teodorina ha rilasciato il nulla-osta augurando le migliori fortune. Ultima cosa importante, Giada in tutti questi anni nella scuola calcio e sotto la guida di mister Becchere ha colto al volo questa opportunità, con la speranza che altri possano seguire, rimarcando una cosa soprattutto per i genitori, che chi si applica con dedizione, passione e... “talento” avrà la possibilità di spiccare il volo anche senza andare a cercare gloria altrove. In bocca al lupo GIADA! Anche dalla redazione del Levante. Sandro Brandano Sembrava fatta e invece... Invece siamo al punto di partenza o quasi: i lavori di costruzione del porto turistico di Niulòni segnano il passo, procedono con una lentezza esasperante tanto da incoraggiare le ipotesi più pessimistiche. Di questo passo, quando mai questo porto, nato sicuramente sotto una cattiva stella, giungerà in porto? I lavori del primo lotto sono stati appaltati con un ribasso pazzesco che solo la disperazione di imprese terrorizzate dalla crisi poteva in qualche modo spiegare. Verranno mai portati a termine? Se ne preoccupano ormai anche in Comune dove l’Amministrazione comunale è corsa ai ripari incontrando a Cagliari le autorità competenti. L’assessore ai LL. PP, del Comune Alberto Melinu che giorni fa ha avuto un colloquio alla Regione ha sollecitato l’autorizzazione a vararre un “progetto finanza” che dovrebbe salvare l’opera, altrimenti destinata, ormai è certo, a finire nel triste novero delle incompiute. San Teodoro, 1958: Viva gli Sposi! La cerimonia sul sagrato della chiesa in quella che ancora si chiamava p.zza Montecitorio.

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