Il Levante - Maggio 2015

 

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Periodico di cultura, ambiente e informazione

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il levante ISTITUTO DELLE C I V I LT À DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione San Teodoro - Maggio 2015 distribuzione gratuita PRIMMA DI TUTTU LA GADDHURA Nella tornata elettorale di fine maggio ben 13 comuni galluresi sono chiamati al rinnovo delle rispettive amministrazioni. Fra questi ci sono centri importanti come Tempio, La Maddalena Santa Teresa Gallura, San Teodoro. e elezioni amministrative per il rinnovo dei consigli comunali sono sempre scadenze fondamentali per la vita democratica di un Paese e a maggior ragione lo saranno quest’anno per le nuove responsabilità e incombenze cui sono chiamati i nostri comuni. L’affrettata soppressione delle Province (meglio sarebbe stato sopprimere le Regioni responsabili di sprechi e inefficienze che hanno disastrato il nostro Paese) costringe infatti i comuni a supplire in qualche modo alle azioni di coordinamento finora svolte dall’Ente Provincia che, con qualche correzione, aveva la dimensione giusta e appropriata per interagire col territorio e le sue popolazioni. In Sardegna la frettolosa soppressione delle province regionali, le uniche nate dal basso per volontà popolare e non imposte d’imperio da autorità regie o fasciste, ad opera di un referendum nefasto e astutamente studiato, è stato un atto vergognoso e punitivo per territori che dopo anni di oscura sudditanza al regime aspiravano al riscatto. Quest’operazione malevola e partigiana ha colpito pesantemente soprattutto la Gallura e il popolo gallurese che per etnia, storia, civiltà, cultura, lingua, aspirazioni, costituisce in Sardegna una piccola ma ben definita “nazione”. Ebbene, la Gallura, la nostra “piccola patria”, è stata ancora una volta “punita” per questa sua voglia di autonomia, depredata e spogliata degli strumenti democratici del riscatto. «Galluresi, l’esperienza ce lo insegna: nulla di buono ci può venire da Cagliari, città del sud, avida, spocchiosa, gonfia di cinica avidità spagnola. Guardate come è stata finora lasciata la nostra terra: senza strade, senza scuole, senza uffici e servizi pubblici altrove presenti da decenni; pensate alla carenza della giustizia amministrata da ben tre tribunali diversi; all’ordine pubblico affidato a due prefetture lontane; all’assenza di adeguati presidi di polizia, ad un sistema ospedaliero deficitario, sensibilmente sottodimensionato a un territorio che malgrado tutto cresce. Pensate che queste vergognose latitanze, gli ostinati ritardi nell’apertura del “Mater Olbia” siano solo un caso o non piuttosto una delle solite manovre dilatorie e diversive della classe politica e dei baroni cagliaritani timorosi della concorrenza gallurese? E le manovre contro il presidio ospedaliero di La Maddalena per spogliarlo di reparti essenziali per un’isola come quello di maternità? Se sapremo essere vigili e veri galluresi le cose cambieranno. Piaccia o non piaccia, Olbia e la Gallura cresceranno, il nostro popolo, prima o poi, L conquisterà l’autonomia e con essa gli strumenti necessari al riscatto del territorio. È per questo che diciamo che la prossima tornata elettorale per le amministrative è importante, direi essenziale, per il futuro della Gallura. Alle nostre popolazioni, di là dagli schieramenti politici, chiediamo, pretendiamo, sindaci capaci, generosi e attivi perché nei comuni, nelle Unioni dei Comuni, le istanze unitarie del nostro territorio risuonino chiare e forti. Un’azione concorde, unanime, coerente a favore della nostra terra. Salvatore Brandanu Effemeridi Costanza contadina. « Pétru Albata, contadino delle campagne di Olbia, soffre di un noioso disturbo, e deve farsi operare. Gli consigliano di attendere l’apertura dell’ospedale nuovo: “Aprirà tra tre mesi, gli assicura il sindaco” tra una tirata di pipa e l’altra. Di mesi, invece, ne passano parecchi, e nulla si muove. Una mattina in quel di Padrogianu passa Duminicu Casgiu, e sotto il costone su cui si affacciano le bianche mura dell’ex San Raffaele, vede una graziosa costruzione in legno e davanti, sulla piazza, lui, Pétru Albata. “E voi, cumpà, cosa vi féti chinci ?... l’apostrofa. “ V’hani prummossu pultéri di l’ospedali?” “Puzzi, cumpà, alumancu!… Mi socu straccatu d’aspittà… Erani cincu mési chi mi facia vinti chilometri a pédi pà vidé si chist’accidenti di San Raffaele o Mamma Tarranóa, comu abà lu chjamani, abbrìa, e mi socu svilutu. Agghju fraicatu chista barracca; abà stocu commudu, agghju un lettu, e di magnà e di bì pa’ un annu… Primma o poi chistu casamentu, si no’ vi ponini l’ugni li macciòni cagliaritani, l’aràni ‘a abbrì. Eu, intantu, da chici non mi mou; appena abbrini, socu lu primmu a intrà”. e, come spesso accade in simili circostanze, la notizia ha tenuto banco sui media per pochi giorni: quotidiani, radio e tv locali e nazionali se ne sono appropriati dandone un risalto, in alcuni casi, spropositato e terrifico. Poi, tutto s’è acquetato, con buona pace della coscienza collettiva. Ma la gravità del fatto supera ogni immaginazione, considerato il contesto in cui s’è verificato. Il nostro paese. E ci riferiamo al blitz che le forze dell’ordine hanno compiuto, con dovizia di uomini e mezzi, per stroncare un giro di droga che, pare, da tempo circolasse nel nostro “tranquillo” San Teodoro. Sulle conseguenze penali che colpiranno i responsabili non vogliamo addentrarci. Sarà la magistratura a dire l’ultima parola, punendo trafficanti e spacciatori. Quel che invece ci interessa sottolineare è la consapevole certezza che “tutti” sapevano (o, almeno, sospettavano) il giro infame che s’era diffuso tra i nostri ragazzi, e non solo a San Teodoro ma anche nei dintorni. A questo punto ci vien bene di porci – tutti, noi adulti – un interrogativo, anche se – purtroppo – chiudendo la stalla dopo che i buoi sono scappati. Come possiamo dare una mano a queste vittime di un mercato di morte ma, soprattutto, cosa potremmo fare per evitare che, sopito il clamore dell’episodio, riprenda il traffico di droga? La scuola, in primis, potrebbe essere un veicolo di dissuasione insieme alle forze dell’ordine, della magistratura, delle istituzioni specializzate, dei comuni del territorio, di psicologi ed esperti… I protagonisti non mancano certo. Quel che – a nostro avviso – potrebbe mancare è la volontà di assumerci il compito di stimolare gli interventi; di coordinare partecipazioni; di organizzare incontri. Chi potrebbe raccogliere il testimone? Un esempio ci viene da un piccolo paesino dell’Essex (Contea dell’Inghilterra Orientale) dove si è verificato anni orsono un episodio simile al nostro. Nella locale comunità s’era infiltrata un’organizzazione criminale diffondendo micidiali e mortifere pillole … Il Sindaco del paese, dopo l’intervento della polizia e della magistratura che aveva affidato alle galere i responsabili, s’era sentito in dovere di organizzare un incontro con una stazione televisiva locale, che aveva proiettato un documentario con immagini terribili degli effetti devastanti delle pillole di ecstasy. Ebbene perché non ripetere anche a casa nostra una simile esperienza? Perché il futuro sindaco non si assume questo compito?.... L’Icimar, noi tutti del Levante, gli daremmo una mano e per la nostra comunità sarebbe sicuramente un bel passo avanti nel campo del sociale. Mario Stratta Prevenire più che reprimere L’episodio si è verificato qualche mese fa

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il levante Dal racconto del paesaggio rurale alla sua identificazione. Nella narrazione delle cose di Gallura che ci viene proposta da diversi autori è quasi sempre presente un importante strumento interpretativo. E’ spesso rivolto al passato, e sembra quello conseguente alla esplorazione diretta dei luoghi o comunque alla loro conoscenza, di un vissuto in termini di esperienza singola, familiare, di una comunità locale. A seconda della sensibilità e capacità analitica di chi scrive, vi si può ottenere una sorta di geografia della narrazione, spesso di grande dettaglio, che insieme agli aspetti emozionali del racconto contiene una grande quantità di informazioni che possono variare dalla tipologia insediativa, alla vegetazione, alle pratiche agricole e di allevamento, al cibo e quant’altro, oltre naturalmente a usi e costumi del tempo. Nelle singole storie e nelle ricostruzioni storiche, lo spazio assume una precisa rilevanza concettuale, una solidità che è presente in ogni accadimento della vita dello stazzo, della cussogghja o del paese, è il luogo ed il senso del luogo, dell’esperienza umana e anche della spiritualità. Ogni narrazione trova una sua precisa collocazione e di essa deve rendere conto, la lettura diventa esperienza culturale più complessa che si traduce in una percezione quasi visibile del paesaggio e l’identificarsi in esso è un tutt’uno. Al presente, questa capacità di raccontare sembra meno produttiva e, sempre dal punto di vista geografico - narrativo, tende a perdersi man mano che si tenta di descrivere la coesistenza del nuovo con il paesaggio storico. Non mancano esempi interessanti e sforzi sinceri ma si deve ammettere che l’osservazione si fa meno precisa e appassionata, e le difficoltà interpretative sono evidenti e anche comprensibili. Si racconta di una umanità spaesata e frenetica che si muove in un paesaggio neutro o nel il magma dell’urbanizzazione, nel fantastico dei villaggi turistici, nei confini sfumati fra lo stazzo e la villa, nella deca- denza dei ruderi. I segni, in senso paesaggistico, del presente sembrerebbero in tal senso decisamente meno accattivanti. Quanto basta per farci riflettere sulla necessità di comprendere meglio i meccanismi e gli effetti conseguenti al processo di “spaesagizzazione” che si traduce sostanzialmente nella diluizione del confine fra urbanizzato e campagna, nell’alternarsi di “enclave” abitate a incolti e ruderi abbandonati, vera testimonianza del degrado dell’ambiente rurale. Alcuni autori definiscono questo processo in termini metaforici di “liquefazione” del paesaggio rurale e il nostro esercizio di disamina letteraria, breve e un po’ cialtrona, trova forse conferma in questa liquidità contemporanea, dove il paesaggi si equivalgono, e sono indifferenti alla narrazione. Per la sua natura “liquida” è probabile che questo fenomeno sia più subdolo e deleterio della espansione urbana vera e propria o della edificazione pianificata delle famigerate zone “F”, che comunque mantengono una loro precisa fisionomia artificiale. Dunque rassegnati alle perversioni della pianificazione paesaggistica ufficiale e alle supponenze identitarie che vi fanno capolino, attendiamo consapevoli la diluizione estrema, la omologazione perfetta dello straordinario patrimonio rurale della Gallura. Potrebbe non andare così. La irrilevanza di questo foglio ci autorizza a tutti gli ardimenti e alle poche cautele, confidando non poco nei fraintendimenti di alcuni e nella compassione di altri. Facciamo in modo che la visione d’insieme di opere letterarie e memorie locali, contributi scientifici e testimonianze siano strumento e occasione per recuperare il ruolo e la centralità delle popolazioni nel processo identificativo e interpretativo almeno del paesaggio storico della Gallura. Un vero e proprio processo decisionale, inclusivo di singoli cittadini o gruppi di essi, che porti in ogni Comune ad individuare la trama storica del proprio paesaggio rurale. Si tratta di produrre una vera e propria matrice espressiva recante tutta una serie di informazioni che andrebbero ad integrazione di quanto acquisito dalle altre discipline scientifiche. Il risultato dipenderà ovviamente dai caratteri emozionali, Maggio 2015 - pag. 2 spirituali e associativi di ogn’una delle comunità, ma lo spazio o gli spazi individuati rappresenteranno il condensato delle esperienze condivise, la storia e l’identità di quella comunità e tutte insieme la storia della Gallura. Un percorso di auto definizione e attribuzione di responsabilità che non contrasta, ma restituisce senso e forza, alla Convenzione Europea del Paesaggio quando definisce in modo preciso il ruolo partecipativo dalle popolazioni locali. GianPiero Meloni Sipario aperto su Punta Molara Con la firma della convenzione tra il Comune di San Teodoro e l’Ente Foreste, avvenuta il 12 maggio, si è posta la prima (e più importante) pietra per il destino di una delle più suggestive aree del territorio teodorino: il comprensorio di Punta Molara, a cui è stato dato un nome che rende ragione dei 57 ettari di natura incontaminata. Giardino della Macchia Mediterranea. Perchè di giardino in effetti si tratta, considerata la richezza e la varietà di piante e sottobosco mediterranei che per anni sono rimasti ignorati e dimenticati. Ma è forse proprio grazie a questa decennale “disattenzione” delle istituzioni preposte alla sua conservazione che il sito ha potuto crescere e svilupparsi - sia pure in maniera disordinata - in modo spontaneo e naturale. Sta di fatto che, ora, il più è fatto. Ma vediamo di rifare brevemente il percorso di questa tormentata vicenda. Il “fuoco alla miccia” è stato dato dall’Icimar circa un quarto di secolo fa con il supporto del botanico Professor Ignazio Camarda. Poi è subentrato un silenzio che si è protratto sino a pochi anni orsono quando finalmente le istituzioni pubbliche preposte alla tutela del territorio in questione hanno ripreso in mano l’argomento. Ed è con la sottoscrizione della convenzione del 12 maggio 2015 a firma del Sindaco Antonio Meloni e del Dottor Saverio Bacciu - direttore del Servizio dell’Ente Foreste di Tempio Pausania che si è potuto dare l’avvio ai lavori che inizieranno già dai prossimi giorni. La forza lavoro sarà composta da nove operai dell’Ente Foreste coordinati e diretti dal capo cantiere Martino Careddu (che vanta anni di esperienza sul campo) e si preoccuperà da subito di recintare l’area (pur lasciandola aperta ai visitatori) per recuperare i sentieri ed i tratturi ormai inselvatichiti e impercorribili. In un secondo momento il territorio verrà diviso in lotti su cui si concentrerà l’attività specifica del cantiere con la collaborazione di esperti e tecnici delle coltivazioni. Sarà dunque - e finalmente! la volta buona per riaprire agli amanti della natura quello che anni fa l’Icimar (a cui va dato il merito della primogenitura dell’iniziativa) definì il “Giardino della Macchia Mediterranea”. Mario Stratta IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno III - N°24, Maggio 2015. R egistro stampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione : Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Te o d o ro (O T) Tel./Fax. 0784/866180 E-mail.segreteria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Salvatore Brandanu. Condirettore : Mario Stratta. In Redazione : Sandro Brandano, Gian Piero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione : Angela Bacciu.

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il levante Maggio 2015 - pag. 3 era una sorgente di acqua potabile. Lì costruì il suo stazzo dove andò ad abitare e dove si sviluppò la sua discendenza. Essendo una zona umida vi erano molte rane e pertanto gli diedero l'appellativo di Rana che è diventato un secondo cognome. La sua famiglia diventò da allora dei Bianco Rana per distinguerla dagli altri Bianco rimasti nel luogo di origine. La strada prosegue lungo il costone della collina di Pala di Monti fino a un falsopiano dove si trova l'ultimo stazzo. Di lì la strada volge verso destra in direzione di una collinetta in cima alla quale si trova una chiesa campestre dedicata a Santu Lusunu, San Lussorio martire, la cui festa si celebra il 21 di agosto. La percorriamo a piedi e lo spettacolo è indescrivibile, alle spalle verso sud l'ammasso roccioso di Pala di Monti dietro cui come alieni spuntano le eliche delle pale eoliche che come enormi guerrieri presidiano la solitudine del Santo soldato non si sa se per proteggerlo o condurlo ancora al martirio. Verso sinistra la cima alberata di monte Cuccaru, rifugio di banditi galluresi e corsi fin dal '700 che lo avevano reso inespugnabile e dove si sono combattute epiche battaglie contro i soldati piemontesi. Lo stesso Giommaria Angioy, in fuga verso la Francia dicono sia transitato di qui, dove fu rifocillato e protetto nei rifugi di monte Cuccaru prima di imbarcarsi non da Porto Torres ma dalla baia di La Cruzitta. San Lussorio è un santo sardo, nato a Cagliari da una famiglia potente sotto l'impero romano intraprese la carriera militare. Si convertì al cristianesimo e fu martirizzato durante la feroce repressione di Diocleziano il 21 agosto del 304. La chiesetta che gli è stata dedicata è una tipica chiesetta campestre come tante in Gallura. Intonacata in calce è da poco mal restaurata con un pavimento in grès lucido assolutamente fuori luogo e porte in alluminio bianco. La stessa statua del santo è in gesso, risalente probabilmente agli anni ‘50 e mi chiedo che fine avrà fatto quella originaria sicuramente più consona allo stile agreste della chiesa. Davanti allo spiazzo anteriore, vi è un grande gelso al riparo del quale si radunavano le famiglie legate alla culto del santo il giorno della festa per passare la giornata in allegria consumando cibi e bevande seduti all'ombra della pianta frondosa. Questo fino agli anni ottanta, poi un grande incendio raggiunse il sito e bruciò il grande albero. Ora la pianta si è ripresa e fa ancora bella mostra di sè. Sullo sfondo la Corsica con le sue alte cime vigila memore dell'antica fratellanza. Pierangelo Sanna Santu Lusunu Se intraprendete la strada per la bassa valle del Coghinas partendo da Aggius, godrete di uno spettacolo straordinario specie in questo periodo di primavera avanzata. Ho molti ricordi legati a questi posti in quanto da bambino la strada per Viddalba era solo una mulattiera e vivendo i miei nonni materni a Viddalba, percorrevo il tratto da Juncu, dove mi aspettava mio nonno, in groppa al suo cavallo che nell'attesa che mio padre mi portasse fin lì con la sua macchina, si rifocillava in un abbeveratoio appositamente costruito alimentato da una sorgente. Torniamo comunque al nostro itinerario. Usciti da Aggius si attraversa la così improvvidamente chiamata Valle della Luna, l'altopiano di Li Parisi alle spalle della catena granitica che protegge a nord il paese, ricca di rocce emergenti spesso dall'aspetto antropomorfo che lasciano incantato il visitatore. Alla fine della valle una cresta di colline coperte di sugheri la delimitano a nord e quando la si supera, subito dopo un punto di ristoro Belvedere, si intraprende una lunga discesa fino al fondo valle. Si lascia sulla destra a inizio discesa la chiesetta di San Pietro di Ruda dove il 29 giugno si celebra la festa campestre più importante e frequentata di Aggius. Il clima ormai è quello estivo ed i visi già arrossati dalle abbondanti libagioni, vengono cotti dal sole. La chiesa, centrale rispetto a molti stazzi, è ricca di storia paesana. Li doveva celebrarsi il mancato matrimonio tra Pietro Vasa e Mariangela Mamia, protagonisti del libro del Costa Il Muto di Gallura. Ma questa è un'altra storia. In fondo alla discesa la strada incrocia altre due stradine secondarie di cui, quella di sinistra, è un piacevole percorso verso un posto incantato da cui ha preso origine un ramo della mia famiglia. La strada si inerpica per il colle in mezzo al verde. Si lascia sulla sinistra lo stazzo di Fiminaltu e prosegue la salita. In corrispondenza di un ampio tornante è presente uno stazzo ancora abitato da qualche erede della famiglia Bianco. Un mio trisavolo, Pietro Bianco, aveva lasciato quel posto per cercarne un altro più centrale alle sue estese proprietà e lo trovò a Puzzuganu, così detto perché vi La culla dell’Europa Quattro racconti: “La culla dell’Europa”; “Immaginari celti”; “Verità vandalica”; “ Ego perdens poeta qui non poenitet” (quest’ultimo decisamente autobiografico). Parlare di racconti forse può apparire improprio; nel genere narrativo possono essere inseriti, con qualche distinguo, solo i primi due, mentre negli altri prevale l’esegesi storico-filologicafilosofica, un campo piuttosto specialistico. Il lavoro si presenta, come del resto i precedenti dell’autore, interessante ma, diciamo subito, di non facile lettura; non è, insomma, un libro per tutti. Per apprezzarlo necessita, a nostro avviso, di un lettore esperto e colto, con alle spalle un appropriato bagaglio classico-umanistico, che sappia capirne e gustarne il significato. E a questo punto, per la nostra età matura ed una certa esperienza, vorremmo suggerire a Fideli di scindere in pubblicazioni mirate la propria attività di autore: insomma, riservare la narrativa a pubblicazioni apposite, e le dissertazioni scientifiche, storiche, filologiche, peraltro intelligenti e ben argomentate, ad altre. Ma è giusto dare consigli del genere a uno scrittore e a uno studioso? Roberto Fideli sa scrivere; il suo italiano è corretto e fluente, a tratti intrigante; è persona colta ed estrosa; per ragioni che non vogliamo giudicare, fa di tutto per rimuovere dalla memoria gli anni fiorentini, in cui ha insegnato all’Università, ma essi, è chiaro, riaffiorano prepotenti nei suoi lavori, e giocano una parte importante nei suoi scritti. La cultura non è acqua. Ora scopro che è anche poeta, ma a dire il vero, qualche dubbio al riguardo l’ho sempre avuto. E io amo la poesia, quella vera, s’intende. Salvatore Brandanu Roberto Fideli, La Culla dell’Europa. Edizioni Simple. Pagg. 96, 12€

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il levante Maggio 2015 - pag. 4 Cinquant’anni di pittura Sguardi al femminile Non passa giorno che gli organi di informazione nazionali ci informino delle tragiche condizioni dei migranti che sopportano un esodo biblico (spesso tragicamente concluso) per approdare alle sponde di un paese che possa garantir loro una vita, anzi, una semplice speranza di vita. A far le spese di questa terribile vicenda sono in primo luogo le donne, i cui volti, segnati da immani tragedie, compaiono sui teleschermi in mute implorazioni. Quegli stessi volti che compaiono in una mostra fotografica che si è tenuta pochi giorni fa ad Olbia, patrocinata dal Soroptimist International Club Gallura con il titolo “Sguardi al Femminile”. L’autrice, Angela Bacciu, ha dedicato gli scatti della sua Nikon alla condizione femminile in paesi diversi ma con una comune peculiarità: l’intensità degli sguardi che denunciano un preciso denominatore nella sofferenza evidente o solo immaginaria dei soggetti fotografati. La donna come soggetto principale di un destino, quello della perpetuazione della vita, che non conosce paralleli o meridiani. La chiave di lettura che la giovane artista ha saputo proporre al visitatore che non si ferma a cogliere il solo senso delle proporzioni o i giochi chiaroscurali delle fotografie, ma che è condotto ad immaginare messaggi che vanno nel profondo. Sguardi che silenziosamente parlano linguaggi diversi nella “diversità” di paesi lontani ma che hanno un “fil rouge” che li accomuna. Quasi che Angela Bacciu sia stata catturata dallo scatto di un obiettivo che andava in fondo all’anima. M.S. Con grande partecipazione di un pubblico attento ed interessato si è inaugurata il 24 aprile scorso la mostra di pittura di Salvatore Brandanu. Il vernissage è stato aperto con una relazione di Mario Stratta sulla vita artistica e professionale dell’Autore che dedica le sue tele alla Gallura, a cui è legato da profondo amore filiale. La decisione di aprire la mostra si è protratta per mesi in quanto non è semplice scegliere ed esporre le proprie creazioni. Il Professor Brandanu ha fatto fatica, soprattutto a selezionare venticinque quadri tra i circa 400 realizzati in questi anni. Ha accompagnato l’esposizione la pubblicazione di un libro (Cinquant’anni di pittura) che ha permesso di catalogare la sua Arte dalla nascita ai giorni d’oggi. La mia terra è il titolo della mostra, che percorre suggestive immagini di San Teodoro, soprattutto della spiaggia la Cinta con cavalli al tramonto e ragazze sognanti in riva al mare, a luci d’inverno sulla Laguna. Ogni tela si presenta come un’ occasione speciale per suscitare emozioni. Non troviamo mai niente lasciato al caso e le recenti “composizioni” lo dimostrano, colori accesi o sfumature dolcemente alleggerite ripercorrono stati d’animo che indicano leggerezza e serenità. La mostra che, come dicevamo ha realizzato una grande partecipazione di pubblico, si è chiusa l’otto maggio. Noi tutti ci auguriamo che il professor Brandanu possa riprendere quanto prima l’idea di una seconda presentazione delle sue opere, data la continua evoluzione stilistica del suo lavoro. In chiusura rivolgiamo al nostro direttore una preghiera ed un richiamo per quella terra che è anche la nostra. Angela Bacciu

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il levante Maggio 2015 - pag. 5 se i genitori sono entrambi portatori della tara, seguendo le leggi della ereditarietà di Mendel (25% individui sani, 25% individui malati, 50% portatori sani). Non si conosce l’origine certa della mutazione genetica. Certo è il suo legame con la malaria. I portatori sani risultano immuni dalla malaria , per cui, nelle zone malariche, si è verificata una maggiore espansione della talassemia. Dato che con i comuni esami di Laboratorio (esame emocromocitometrico e Elettroforesi della Emoglobina) è possibile individuare i portatori sani, una attenta politica di informazione genetica potrebbe ridurre o addirittura eliminare l’avverarsi di questa grave patologia. Alessandro Testaferrata Le malattie rare in Sardegna Si definisce”rara” una malattia che colpisce non più di 5 pazienti su diecimila abitanti. Le più frequenti in Sardegna sono: Diabete mellito di tipo 1; Malattia di Wilson; Sclerosi multipla; Beta Talassemia. Diabete mellito: si tratta di una patologia causata dalla deficienza di insulina, dovuta alla distruzione delle cellule Beta del Pancreas che la producono. La malattia compare spesso in età infantile. La sua frequenza è alta nella penisola Scandinava e bassa nell’area mediterranea con una eccezione: la Sardegna, che mostra, insieme alla Finlandia, la più alta incidenza al mondo. E’ stato accertato che alla base del processo esistono fattori genetici predisponenti già presenti nella popolazione sarda che ha popolato l’Isola migliaia di anni fa. Malattia di Wilson: è caratterizzata da un accumulo tossico di rame nel fegato e nel Sistema Nervoso Centrale. E’ trasmessa con il meccanismo di ereditarietà recessiva. Recenti studi hanno calcolato la prevalenza della malattia nella popolazione sarda di un malato ogni 2700 persone, nettamente superiore alla media mondiale che è di circa 1:33.000. Molto probabilmente gran parte dei malati sfuggono alla diagnosi e vengono trattati come affetti da epatopatie o neuropatie di diversa natura. Le conseguenze di una diagnosi tardiva o di una diagnosi sbagliata sono gravissime per chi soffre di questa patologia. L’accumulo del rame può causare danni così gravi da richiedere precocemente un trapianto di fegato, quando invece una terapia tempestiva per l’eliminazione del metallo, praticabile anche in epoca neonatale, può essere determinante. Sclerosi Multipla: è una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso e che è diffusa soprattutto fra le popolazioni europeoidi. La incidenza di questa patologia, fra i Sardi, è elevata e comparabile solo con quella delle popolazioni del Nord Europa o di ascendenza Nordeuropea. Ha una prevalenza che varia fra 2 e 150 casi per centomila individui. Colpisce le cellule nervose, che, in condizioni normali, trasmettono il segnale elettrico attraverso lunghe fibre chiamati assoni, i quali sono ricoperti da una sostanza isolante, la Guaina Mielinica. Nella malattia, le difese immunitarie del paziente attaccano e danneggiano questa guaina. Quando ciò accade, gli assoni non sono più in grado di trasmettere efficacemente i segnali. L’esatta etiologia è ancora sconosciuta. Le diverse teorie propongono cause sia genetiche, sia infettive. Inoltre, sono state evidenziate delle correlazioni con fattori di rischio ambientali. La malattia può manifestarsi con una vastissima gamma di sintomi neurologici e può progredire fino alla disabilità fisica e cognitiva. A tutt’oggi non esiste una terapia efficace. Alcuni trattamenti farmacologici sono disponibili per evitare nuovi attacchi e prevenire la disabilità. La prognosi è difficile mentre la speranza di vita è di circa da 5 a 10 anni inferiore a quella della popolazione sana. Beta Talassemia: conosciuta anche come anemia mediterranea o morbo di Cooley. È una malattia genetica del sangue, che si trasmette per via ereditaria. La causa della malattia è una alterazione della emoglobina che si trova nei Globuli Rossi e che serve al trasporto dell’ossigeno dai polmoni a tutto l’organismo. L’emoglobina è formata da una Testa, che si chiama eme, contenente Ferro, e da quattro catene proteiche, indicate, di volta in volta,con le lettere greche: alfa, beta e gamma. I difetti a carico di una o più di queste catene causano le diverse sindromi talassemiche. Nella talassemia il globulo rosso presenta un contenuto in Emoglobina fortemente alterato sia a livello qualitativo che quantitativo . Questo provoca una aumentata distruzione dei globuli rossi e una alterazione nella loro produzione, causa della anemia e dei sintomi clinici. La Beta Talassemia è la forma più diffusa nel bacino del Mediterraneo ed è provocata da un’alterazione delle catene globiniche di tipo beta che sono regolate da due geni, ereditati uno dal padre e uno dalla madre. Se è un solo gene ad essere colpito si parla di forma eterozigote e il soggetto colpito è un portatore sano: non presenta segni patologici evidenti ad eccezione di un modesto grado di anemia. In questo caso si parla di Anemia Minor quando l’alterazione colpisce entrambi i geni, siamo di fronte alla malattia vera e propria chiamata talassemia major. La malattia si evidenzia, in genere, pochi mesi dopo la nascita con un quadro di anemia grave provocata da un ricambio troppo veloce dei Globuli Rossi. Il paziente è costretto a periodiche trasfusioni di sangue. La distruzione dei Globuli Rossi determina la liberazione del ferro contenuto nel loro interno. L’organismo non riesce ad eliminare questo minerale che va ad infarcire organi importanti come il fegato, il rene, il cuore. Per ovviare a questo gravissimo inconveniente i pazienti devono essere sottoposti a continua terapia con sostanze dette chelanti. L’iperattività del midollo provoca una sua espansione all’interno delle cavità scheletriche che lo contengono con deformazione delle ossa corrispondenti. Tipica è la deformazione delle ossa del cranio e degli zigomi. La terapia risolutiva è rappresentata da trapianto di midollo osseo, preferibilmente da un fratello compatibile al 100% o di cellule staminali emopoietiche. La malattia si trasmette dai genitori ai figli solo Importante lascito all’Icimar La Deputazione Piemontese di storia patria ha di recente fatto dono all’Icimar di una serie cospicua di volumi storici che riguardano la formazione della nascente Unità d’Italia sotto la corona Savoia. I trattati, già conservati presso il capoluogo Piemontese che, com’è noto, è stato la prima capitale d’Italia, riguardano particolari momenti storici di grande interesse per la nostra Regione in considerazione del fatto che si collocano nel periodo del Regno Piemontese Sardo. Alcuni titoli danno una palese dimostrazione dell’importanza del prezioso lascito: Il problema Italiano e l’equilibrio Europeo (1720-1738); otto volumi di storia italiana che coprono il periodo che va dal 1789 al 1859. In un passo dedicato al periodo della Rivoluzione Francese troviamo l’elenco dei diplomatici sardi accreditati presso le varie cancellerie europee. Il pezzo forte della collezione è rappresentato dalle “ Historiae Patriae monumenta-edita iussu Regis Caroli Alberti” che raccolgono (rigorosamente in latino o in francese) i testi delle leggi edite sotto il monarca sabaudo. Una curiosità per gli appassionati degli epistolari storici: le lettere di Vittorio Emanuele II (gran cacciatore di selvatici e di …… avvenenti fantesche) e dei suoi dignitari a, regnanti,uomini politici, personalità del mondo culturale europeo. A fianco ne pubblichiamo una indirizzata dal Duca di Savoia alla consorte nel 1847. Il Presidente del nostro istituto – Professor Salvatore Brandanu, nel ringraziare la Deputazione Piemontese, ha deciso, d’intesa con i membri del comitato direttivo, di mettere la preziosa collezione a disposizione degli abituali frequentatori della Biblioteca Gallura e di quanti, studiosi o semplici curiosi, desiderano approfondire un particolare momento storico della nostra storia patria. La donazione rappresenta non solo un ulteriore arricchimento della dotazione bibliotecaria dell’Icimar ma è soprattutto un riconoscimento per il nostro Istituto della sua vocazione extraterritoriale e del suo ultraventicinquennale impegno in campo culturale. Mario Stratta

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il levante Abbanoa apre le ostilità “La Nuova Sardegna” pubblica su richiesta di Abbanoa l’elenco degli utenti morosi. Un elenco dei cattivi. Odore di zolfo…. Chissà perché a noi avvocati i cattivi sono sempre piaciuti! Parossismo clinico, oserei dire erga omnes, dato che la vexata quaestio “Abbanoa – utenti – bollette “ riguarda tutti. La lista (il nome evoca tristissimi non lontani ricordi …) confezionata “regione per regione”, con indicazione di codice utente e importo dell’asserito credito, materializza lo spettro dello slaccio. Visione manichea, dalla parte dei cattivi gli utenti morosi. La tal cosa è singolare, sia in relazione alla sua malcelata volontà intimidatoria (del resto la funzione di avvertimento per lo slaccio, in tal senso, è bene assolta dall’adamantina formula scritta in neretto nel frontespizio delle bollette che recita: “attenzione preavviso di slaccio”) che in relazione alla natura dello strumento usato. Andiamo oltre il piano della sua legittimità formale e sostanziale (cosa che, data la mia professione, mi riesce assai difficile, perché troppe sarebbero le cose da dire), quindi oltre l’impervio terreno che conosco bene delle opposizioni e dei ricorsi all’autorità giudiziaria per l’accertamento del credito, delle eccezioni opponibili al preteso credito, dell’accertamento giudiziale dello stesso con il relativo onere della prova (per il ricorrente sempre più vicina alla probatio diabolica), degli oneri economici necessari per la radicazione delle cause, dell’eccezione di prescrizione del credito e della efficacia interruttiva delle intimazioni fatte da Abbanoa. La pubblicazione impinge alla riflessione sull’uso di certi strumenti di coercizione per ottenere il pagamento, perché di questo si tratta. Nella Roma antica le liste di proscrizione (salvo che nella tarda età repubblicana durante la quale assunsero carattere politico) erano pubblici elenchi di cittadini morosi con confisca dei beni, e ave- Maggio 2015 - pag. 6 vano infatti all’evidenza anche una funzione di deterrenza psicologica. Metodi pragmatici allora, venefici oggi per la civile convivenza. Strumenti atti ad acuire l’esasperazione. Il dovizioso elenco pubblico dei morosi da una parte atterrisce e dall’altra irrita e sfrega i nervi scoperti, stuzzica il bubbone purulento delle bollette “pazze” su cui nessuno osa intervenire in maniera risolutiva. Fin’ora, infatti, alcuna delle autorità a vario titolo interessate alla vicenda (dai tribunali, con sentenze ondivaghe, agli amministratori regionali con malcelati intenti propagandistici, alle associazioni dei consumatori in guerra con le pistole ad acqua, alle varie autorità sanitarie chiamate ad intervenire sull’erogazione di acqua certificata dai Comuni come non potabile addirittura inutilizzabile anche al solo scopo igienico!) ha fornito risposte chiare e univoche. La lista dei proscritti, cela e lascia intonsi gli argomenti e le eccezioni sollevate nelle aule di giustizia da noi avvocati per conto dei ricorrenti (non solo quelli morosi) vessati dalle esose bollette di Abbanoa: modalità di lettura calcolo dei consumi; consumi effettivi e consumi stimati; calcolo dei conguagli con la problematica della retroattività e della prescrizione; ratio e natura della “cauzione”; accertamento sulla regolarità di funzionamento dei contatori specie a fronte di “consumi anomali” anche laddove segnalati e documentati (con un onere probatorio limitrofo all’impossibilia); potabilità dell’acqua e tariffa applicata; certezza del credito e azioni esecutive nelle more intraprese da Abbanoa; indebiti pagamenti. Si è preferito, a discapito di un approccio ermeneutico che avrebbe dovuto e potuto portare chiarezza, utilizzare la pubblicazione dei proscritti come strumento di coercizione per ottenere il pagamento dei crediti, evidentemente anche laddove contestati (e dubito fortemente che nell’elenco non ve ne siano), ovvero anche al di fuori dell’accertamento giudiziale, ovvero anche in pendenza dei reclami proposti dagli utenti. La scelta di pubblicare gli elenchi, quindi, non fa altro che buttare benzina sul fuoco, invero mai spento, che divampa da anni sulla gestione assai opinabile dell’acqua pubblica. “Bisogna che sia determinata qual è la retta ragione … e qual è la misura che la definisce” (Aristotele, Etica Nicomachea). Salvatore Bazzu quel divano in pelle da piazzare davanti al televisore full hd nuovo di zecca, per godersi gli spettacoli trasmessi dalle pay-tv a cui ci si è appena abbonati. Qualcun altro si preoccuperà dei propri figli, scegliendo la scuola giusta o un soggiorno di studio all’estero per perfezionare l’inglese dopo la laurea. E c’è pure chi penserà al futuro, stipulando un’assicurazione sulla vita o garantendosi una pensione complementare. Nulla di trascendentale, insomma, desideri che fanno parte della vita di tutti i giorni e che in molti avranno messo in preventivo già dal primo mese del 2015. Solo che mentre facciamo queste spese, o progettiamo di farle, finiamo sotto la lente del fisco. Lassù qualcuno ci controlla. E poi ci castiga. A venticinquemila italiani, presi nella morsa dei controlli incrociati, sta già arrivando il conto. E pensare che sarebbe sufficiente una classe politica coraggiosa e lungimirante che proponesse finalmente un patto fiscale a livelli “normali” e giusti, una tassazione che il cittadino considera equa e non da rapina e probabilmente la disobbedienza fiscale si ridurrebbe ai livelli dei paesi più virtuosi da questo punto di vista. Speriamo solo che non finisca tutto come sempre e cioè che a pagare siano gli italiani del ceto medio e un po’ meno i grandi capitalisti che investono all’estero. Giovanni Degortes Non si sfuggirà al fisco?? Dal 2015 nuovi strumenti per passare al setaccio la nostra vita. Dal 1° gennaio 2015 infatti ogni cittadino italiano medio è sottoposto ad uno studio di settore come quello utilizzato fino ad ora per un qualsiasi imprenditore o commerciante, uno studio che misura le sue entrate e il suo tenore di vita. Saranno incrociate le informazioni di 128 banche-dati pubbliche dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate che verificheranno eventuali «anomalie» tra spese effettuate e reddito dichiarato. La parte più importante in questo caso sarà dato dall’accesso ai conti correnti. Le banche dal 2013 hanno l’obbligo di trasmettere i saldi all’inizio e alla fine dell’anno solare. Partiranno i controlli, soprattutto se le spese sono tracciabili e dimostrano che il tenore di vita è superiore a quello dichia- rato. L’obiettivo è disincentivare l’uso del contante e tracciare tutte le transazioni economiche. Casa, palestra, auto e gioielli saranno le spese più controllate. Alimenti, vestiti, medicinali, libri, trasporto, viaggi e cura della persona, giocattoli, hi-tech, computer e cellulari, invece, anche se con delle eccezioni, non saranno considerati nel redditometro. Il redditometro versione 2.0, come «accertamento sintetico di tipo induttivo» scatta nel momento in cui il reddito complessivo risulta superiore del 20% rispetto a quello dichiarato. Pensiamoci per un attimo: quali investimenti realizzeremo e quanti sfizi vorremmo toglierci nel 2015, nonostante la crisi? A gennaio è forse arrivato il momento di cambiare il parquet della sala, di prendere finalmente

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il levante Maggio 2015 - pag. 7 Nuovo sistema per la raccolta dei rifiuti. Cos’è che non va... E’ indubbio che i cassonetti per la raccolta dei rifiuti, più o meno sgangherati, sovente stracarichi e attorniati da cumuli informi di sacchetti policromi, non sono affatto un bel vedere. E gli effluvi che ne derivano sono tutt’altro che piacevoli, specie quando la colonnina di mercurio s’impenna e la ventilazione ristagna. Il cassonetto, oltre a insolentire la vista e l’olfatto diventando esso stesso fattore d’inquinamento, deresponsabilizza gli utenti e consente ai meno disciplinati, per non dire incivili, di eludere facilmente i criteri della raccolta differenziata. La quale non è un vezzo ma una prassi di civiltà e un indice di crescita culturale poiché avvalora il rispetto degli individui verso l’ambiente. E’ perciò lodevole che, a decorrere dal 16 marzo scorso, l’amministrazione comunale, anche con l’intento di ovviare alle criticità accennate, abbia attivato il “servizio porta a porta per il ritiro dei rifiuti differenziati in tutto il territorio comunale”. I vantaggi derivanti dal nuovo sistema di raccolta differenziata “porta a porta” sono di tutta evidenza: consistono soprattutto in un forte alleggerimento della quantità di rifiuti cosidetti indifferenziati, che dovrebbero assumere carattere davvero residuale. C’è un problema tuttavia da non sottovalutare che deriva da un’oggettiva carenza di comunicazione-informazione che potrebbe determinare disagi e non poche difficoltà. A ben vedere, infatti, solo i residenti propriamente detti sono al corrente del nuovo regolamento e hanno avuto modo di adeguarvisi per tempo. La quasi totalità degli altri utenti del servizio soggetti a Tari ne sono invece all’oscuro. Per “altri utenti” intendiamo i proprietari non residenti delle oltre settemila abitazioni ubicate nel territorio comunale, ossia delle cosiddette seconde case o case-vacanza la cui potenzialità ricettiva, secondo stime attendibili, ammonta a più di 32 mila posti letto, e si tratta di una stima approssimata per difetto. Cosa potrebbe accadere quando i proprietari di queste case (o chi per loro) arriveranno in gran numero, verosimilmente nel periodo clou della stagione, del tutto ignari degli adempimenti da svolgere per adeguarsi al nuovo sistema di raccolta dei rifiuti? Si tratta di migliaia di utenti che, forse, si accorgeranno dell’abolizione dei cassonetti solo nel momento in cui si accingeranno a eliminare la spazzatura. Va da sé che, impossibilitati a smaltirla, prenderanno d’assalto il centro di distribuzione del Comune in numero tale da costiparne l’operatività, se è vero che anche in questo periodo relativamente calmo per ritirare il kit dei contenitori omologati occorre sobbarcarsi una fila di ore. E prima che vengano soddisfatte tutte le richieste, dove finiranno i rifiuti prodotti e non smaltiti? Non c’è il rischio che vadano ad alimentare discariche abusive? Sono interrogativi che poniamo all’amministrazione, sperando che abbia già individuato idonee soluzioni. Ma se così non fosse, si è ancora in tempo per porre in essere una capillare azione informativa e di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini non residenti soggetti a Tari, tramite lo stesso data-base utilizzato per la trasmissione del modulo di riscossione del tributo. E’ questo un caso eclatante in cui l’amministrazione deve assolvere al compito di attivare una comunicazione a vasto raggio al fine di aggiornare i cittadini su provvedimenti che implicano il loro attivo coinvolgimento e richiedono perciò piena condivisione e collaborazione. Peraltro, il buon senso, l’esperienza e i fatti di cronaca ci avvertono che la nettezza urbana è materia delicata, da trattare coi guanti. Salvatore Olia Dalla vostra parte... La fotografia che pubblichiamo ( che dimostra la scarsa sensibilità degli utenti del nuovo servizio di raccolta rifiuti) ci è stata inviata dalla gentile lettrice Barbara Carta e riprende un angolo di strada a Lu Fraili. "Premesso che il sistema sembra funzionare abitualmente, il turista in partenza dove può conferire i rifiuti , tenuto conto che i 2 centri tecnologicamente ammirevoli in San Teodoro sono diligentemente chiusi con lucchetto? " Grazie per l'attenzione. Enrico Cefis Domande e risposte della Derichebourg Abbiamo girato alla società che gestisce il servizio di raccolta rifiuti alcune domande fatte al nostro mensile dei lettori. Questi, i dubbi più ricorrenti degli utenti: 1) Il turista in partenza dove può conferire? 2) Carenza di comunicazione/informazione per i prossimi arrivi. 3) Ai proprietari di seconde case quali istruzioni fornirete? 4) Pare piuttosto complicata la consegna dei cassonetti in quanto esiste un solo addetto alla distribuzione che opera per tre soli giorni a settimana. ... e queste le risposte che il signor Stefano Cani, responsabile del settore, ha fornito: 1) Può conferire esclusivamente i seguenti rifiuti differenzianti (plastica,carta,umido,vetro/lattine, secco)in zona artigianale ex Ecocentro dal lunedì al sabato dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00 la domenica dalle 08:00 alle 12:00 2) Tutte le informazioni necessarie sono presenti nel sito del comune , sta per essere attivato un sito della società inoltre a breve verrà distribuito a tutte le utenze ricettive del materiale informativo in diverse lingue . 3) I proprietari delle seconde case al momento in cui si recano per il ritiro dei kit vengono informati e siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento . 4) Stiamo valutando la possibilità di aprire qualche giorno in più.

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il levante Maggio 2015 - pag. 8 Elezioni Comunali a San Teodoro 1 Lista Civica Uniti per San Teodoro Candidato Sindaco Costaggiu Gavino Asole Erika Bazzu Gian Renzo Brandanu Giulio Careddu Antonio Celani Janet Corda Alessandra Cossu Pancrazio Deretta Rita Ferranti Giovanni Battista Lai Cristian Pilurzi Cristian 2 Lista Civica Insieme per il futuro di San Teodoro Candidato Sindaco Mannironi Domenico Alberto [1] Bacciu Salvatore [2] Brandano Alessandro [3] Cidda Bruno Massimiliano [4] Cucca Veronica [5] Demuro Davide [6] Fideli Marcello [7] Melinu Alberto [8] Oggiano Massimo Onorato [9] Porcheddu Ilenia [ 10 ] Sanna Monica [ 11 ] Sanna Junior Salvatore 3 Movimento 5 Stelle Candidato Sindaco Salis Angela [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] Di Nardo Maria Antonietta Nurchis Tomasina Nonnis Nives Maureddu Lucia Frongia Viviana Ponsano Walter Forti Cesare Trapani Giovanni Pinducciu Danilo [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [ 10 ] [ 11 ] Chiamata alle urne per il nostro Comune. Si svolgeranno a fine mese le consultazioni elettorali per il rinnovo della carica di Sindaco e di Consigliere Comunale. Tre, le liste in corsa (pubblicate in questa stessa pagina) che si contenderanno il gravoso compito di governare il nostro paese per i prossimi anni. Il Levante rivolge ai suoi lettori un caloroso invito a partecipare al voto. Esprimere la propria scelta non è solo un “diritto” ma anche, e soprattutto,un “dovere“. QUANDO: la votazione si terrà il 31 maggio dalle ore 7.00 alle ore 23.00; DOVE: i seggi si trovano presso le Scuole Medie di San Teodoro in Via Rinagghiu; COME: il voto si può esprimere in vari modi: segnando con una crocetta il nome di un candidato Sindaco; tracciando lo stesso segno sul simbolo di una lista; segnando con la solita crocetta sia il simbolo che il nome del candidato Sindaco collegato alla stessa lista; da ultimo, l’elettore può esprimere una sola preferenza per un consigliere della lista, scrivendone nome e cognome nell’apposita riga sotto il simbolo. ATTENZIONE: l’elettore deve presentarsi al seggio munito di un documento d’identità valido e della tessera elettorale. M.S. Sport in Gallura: ricordo di un Presidente La mattina non lo incontreremo più a sfogliare la gazzetta dello sport, alla Traversa e assieme agli amici a giocare a carte. Renato Inzaina non c’è più, ci ha dribblato, lasciando increduli i suoi familiari e chi aveva avuto il piacere di conoscerlo. Nell’ambiente sportivo teodorino, non si può non ricordare il suo passato da virtuoso del pallone ma, ancora di più perché è stato il presidente della svolta nel calcio dilettantistico del San Teodoro Calcio. Con un gruppo di amici ha portato la squadra, dalla seconda categoria alla “ Promozione Regionale” sotto la guida di Michele Moro, allenatore/giocatore con un passato da calciatore professionista, cresciuto nel Cagliari. Era il 1982 ed al terzo anno da presidente, il salto in promozione che terrà ancora sotto la sua presidenza sino al 1988. Erano altri tempi, il paese era in pieno sviluppo economico, la gente assiepava le tribune, in tanti sostenevano la squadra di calcio che calamitava l’attenzione della gente teodorina, anche nelle trasferte nel continente. Era un paese unito ed orgoglioso. Un episodio di Renato durante le ultime gare da giocatore: “Primo Oggià, un tempu mi lu fai và” e Primo, mitico allenatore, “eh, un tempu, Renà”. Gli sportivi ti ricorderanno. L’Icimar ricorda con gratitudine l’impegno di Renato per la costituzione del Gruppo di Azione Locale – “Gal BarbagiaBaronie” che grazie ai finanziamenti europei ha consentito l’edificazioni a San Teodoro del Museo delle Civiltà del Mare. La Redazione

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