Il Levante - Agosto 2015

 

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Periodico di cultura, ambiente e informazione

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il levante ISTITUTO DELLE C I V I LT À DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione San Teodoro - Agosto 2015 distribuzione gratuita I. CI. MAR : le motivazioni per continuare Ricordo il sorriso implorante di Salvatore Brandanu con cui, nell’ultima riunione per il rinnovo delle cariche elettive, tentò inutilmente di sottrarsi alla carica di presidente, esponendo francamente argomentazioni gigantesche. L’elegante pessimismo con cui parlò dei suoi problemi di salute, i segni evidenti, la stanchezza dei gesti, il desiderio di dedicare ogni residua forza alla conclusione di quelli che sentiva probabilmente come i suoi ultimi progetti. Sapeva di aver dato molto e tutto quello che chiedeva era forse una tregua alla quotidianità distratta dell’Istituto, alle cose di sempre, alla pochezza dei mezzi e delle idee, alla mancanza di attenzione, che riteneva, oltre che dannosa, profondamente ingiusta. Proprio non riusciva ad immaginare altro che la dedizione totale. Sentiva forse di non aver più tempo per le dispute modeste e i rancori di certa cultura, cui pure esibì sino all’ultimo quella raffinata sintesi di diffidenze che fece nemica di ogni inetta omologazione e causa ispiratrice della sua Gallura felix. Ma anche in quella occasione, il silenzio un po’ crudele dei presenti e qualche parola di circostanza bastarono a fugare un po’ di amarezza di quel tanto che servì ad averlo ancora presidente, così che si potè persino tornare a parlare di nuovi programmi e lasciarsi andare a qualche azzardato ottimismo. Le cose sono poi tristemente andate come sappiamo e gli amici del direttivo, con un gesto unanime di fiducia e di stima, hanno voluto affidarmi il ruolo che fu di Salvatore Brandanu per gli oltre 25 anni di vita dell’Istituto, almeno sino alla conclusione di questo mandato prevista per il 2017. A loro va il mio primo , preoccupatissimo, ringraziamento. Sono passati più di venticinque anni da quando uno straordinario gruppo di persone ha fondato il nostro Istituto dando il via ad una storia assai originale, un respiro civile che ebbe protagonisti singolari e che si alimentò di potenti sinergie, comprendendovi in abbondanza dalla curiosità bonaria di semplici cittadini alla solidità scientifica di alcuni docenti universitari. Non credo si possa oggi raccontare compiutamente la storia recente di San Teodoro senza raccontare anche la storia dell’ I.Ci.Mar, nè si può comprender questa, senza aver indagato la qualità umana dei protagonisti di quegli anni, e seguito il filo che dal fermento della Pro Loco portò alla realizzazione del museo e della biblioteca, oltre che al nutrito elenco di cose fatte. Quel filo è fatto di una fibra che col tempo è divenuta quasi carattere stabile e distintivo di San Teodoro, è trama di civiltà e di oneri lievi, di molteplici interessi culturali, di tempo e lavoro privatissimi donati a tutti, di relazioni personali disinteressate, anche di piccole vanità se si vuole, ma che insieme sono ancora oggi varietà di idee e di azione. Ebbene, riteniamo che ancora oggi il futuro dell’Istituto dipenda più da questa risultante am- bientale e umana che non dalla oggettiva disponibilità di risorse. Questo non vuol dire ignorare una realtà finanziaria che pure è molto seria, ma più saggiamente, anteporre la carenza di idee e impegno come primo fattore limitante nel campo della produzione culturale e scientifica. L’I.Ci.Mar. ha un passato ingombrante al quale non può sottrarsi, né è possibile immaginarne un futuro che non sia coerente con la sua funzione originaria di “struttura-laboratorio” di respiro nazionale ed europeo. E’ acqua alta, ci rendiamo conto, ma possono essere anche mari pescosi, a condizione che ogni agire sia finalizzato al reperimento di risorse che molto spesso giacciono inutilizzate su bandi ministeriali e comunitari, o peggio, sono destinati a idee scadenti e di corto respiro. L’esito della nostra azione dipenderà dalla qualità di questo approccio necessariamente professionale e dalla capacità di progettare in modo autonomo, nonché dalla qualità delle relazioni verso altri protagonisti (scuola, università e enti di ricerca, fondazioni) con cui realizzare percorsi comuni, e infine dalla sensibilità che dimostreremo nel riconoscere il valore di altre idee. Cominceremo intanto col migliorare gli aspetti comunicativi con un nuovo portale Web, speriamo disponibile entro settembre, che sia accattivante, aggiornato ed efficacemente interattivo; che contenga l’accesso al materiale di archivio dell’Istituto oltre che la possibilità di diffondere pubblicazioni e riviste, compreso Il levante. I primi progetti, manco a dirlo, fanno capo ai bandi Ministeriali della legge 113/91: riguardano la digitalizzazione del poderoso materiale di archivio audio e video e la realizzazione di un mini acquario virtuale, e si completano con la richiesta di un contributo triennale finalizzato alla gestione della attività museale. Inutile dire che attendiamo la pubblicazione delle graduatorie con una certa apprensione, peraltro condivisa dai responsabili delle casse comunali. Nel frattempo prosegue la programmazione delle attività culturali d’autunno, con la preparazione di una importante giornata di studi sulla figura e le opere di Salvatore Brandanu, e un’altra sul giardino della macchia mediterranea di Punta Molara, da realizzarsi in collaborazione con L’Ente Foreste della Sardegna. Concludo, con la speranza di aver trasmesso ai lettori e ai soci la stessa serenità e la stessa tranquilla determinazione con cui, non un nuovo presidente, ma un gruppo intero di cittadini si è assunto il compito e l’onere di preparare i prossimi venticinque anni dell’I.Ci.Mar. Personalmente ne avverto tutto il privilegio. Gian Piero Meloni Anno di vacche grasse... I dati sono confortanti, anzi, più che confortanti: rasentano quasi l’euforia. Associazioni di albergatori, gestori di bed and breakfast, confcommercio in testa denunciano un confortevole aumento di presenze nell’Isola. Parlano di un andamento turistico che quasi rasenta il record degli anni d’oro per la Sardegna. Un milione di turisti concentrati nel solo mese di agosto. Aeroporti di Cagliari, Alghero ed Olbia segnalano un incremento di passeggeri di oltre il 20%. Insomma, un vero e proprio ritorno all’ottimismo. E se poi diamo uno sguardo ai porti e porticcioli turistici del nostro circondario non possiamo che rallegrarci. Porto Ottiolu al completo; La Caletta, satura;Punt’Aldia, come sopra. Un ritorno al turismo via mare veramente eccezionale. Resta, come sempre, in questi casi di esagerato ottimismo il senso della misura. Il pensiero che accanto ai segnali di ripresa, forte e compensativa di anni di digiuno, possano verificarsi altri segni di stasi. E non solo al pensiero biblico, dopo anni di “vacche grasse”... con quel che segue. Ed allora vediamo di non farci cogliere alla sprovvista e cominciamo, sin d’ora, a pensare di mantenere questo trend positivo che si fonda solo e sempre su di un turismo vacanziero mordi e fuggi. Vediamo di analizzare i dati che, come dicevamo in apertura, ci forniscono le associazioni che di turismo vivono e si alimentano. Se le cose sono andate bene in Gallura (è sempre la Confcommercio che fornisce i dati) per quanto riguarda il movimento dal continente (maggiori presenze di francesi, tedeschi, russi, spagnoli) cosa resta nei mesi “morti” da ottobre a marzo?. Ed è proprio in previsione di questa stasi che ci si deve attrezzare per predisporre un richiamo nell’Isola di presenze che, ovviamente, non potrà rivolgersi alle famiglie di luglio ed agosto, alle prese con le scuole dei figli e con la naturale ripresa dell’attività lavorativa dei genitori. Promuovere, ad esempio congressi e convegni di categorie professionali italiane (medici, case farmaceutiche, giornalisti, magistrati), ma soprattutto straniere che non hanno il fatale vincolo delle ferie concentrate in agosto. Favorire, d’intesa con le compagnie aeree e navali, pacchetti favorevoli di trasferimenti. Organizzare mostre di pittori storici e conosciuti con Musei e raccolte private. Promuovere festival di cinema e teatro con le più quotate sigle del Continente e d’Europa. Dare insomma un impulso alla Sardegna ultra-estiva, con un turismo più culturale che vacanziero ma che possa portare ancora un po’ di ossigeno alle disastrate finanze dell’economia isolana. Per fare in modo che da ottobre a marzo non si vedano nel nostro paese solamente dozzine di serrande abbassate. Mario Stratta Effemeridi Pitrina rientra è chiede alla figlia Ghjuannéddha: che fine ha fatto il chilo di “occhiate” appena comprato da Ottavio? Lu pesciu cà si l'ha magnatu, abali cosa focciu a babbu toiu a gustà? Oh mà, risponde Ghjuannéddha, tu no mai dittu di dà un'ucchiata a lu jattu ed eu vi l'agghju datu, mischinu li so puru piaciuti. Abà tu e babbu toju vi manghjeti li pidacci di la banca, ... la scasciata.

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il levante Il riso sardonio La conoscenza che della Sardegna ebbero gli antichi greci derivò in larga misura dai racconti degli avventurosi protagonisti dell’esplorazione e della colonizzazione del Mediterraneo occidentale a partire dai secoli VIII e VII a.C. Di più, frammenti di memoria di un’età ancora più arcaica, la protostoria, potrebbero essere stati ereditati dal mondo ellenico dopo il crollo della civiltà micenea, così chiamata da Micene, la più antica potenza protogreca tra i secoli XVI e XII a.C.: l’età cioè che fornì la ricca materia dei poemi omerici ruotante attorno alla mitica guerra di Troia, sotto la guida del capo della coalizione achea Agamennone, re di Micene e, a guerra finita, al ritorno in patria del re di Itaca Odisseo, l’Ulisse dei romani. I micenei infatti, come è documentato dalla ricerca archeologica, approdarono in Sardegna alla ricerca dei metalli di cui l’isola era ricca. Non meraviglia dunque che proprio in uno dei poemi omerici, quello imperniato sulle avventure di Odisseo, si trovi un riferimento, sia pure indiretto, alla Sardegna. Odisseo, rientrato nella sua Itaca e in procinto di compiere la strage dei pretendenti della moglie Penelope rimasta lontana da lui nei dieci anni della guerra di Troia, ormai all’interno del palazzo reale sotto le spoglie di un mendicante, viene fatto oggetto di scherno proprio da loro. Uno di essi arriva a scagliargli addosso una zampa di bue definendola con tono insultante “dono ospitale”; ma Odisseo schivandola abilmente nel piegare la testa sicché la zampa va a sbattere contro un muro, sorride nell’intimo dell’animo “in modo sardonio”; u n s o r r i d e r e che preannunzia l’imminente fine del provocatore che infatti verrà poi trafitto dalla lancia di un fedele compagno dell’eroe. Se questa è la più antica testimonianza, nelle successive citazioni quel sorriso diventa una sorta di riso: il poeta lirico Simonide (VI-V secolo a.C.), ad esempio, racconta come un automa di bronzo, forgiato dal dio Efesto (il Vulcano dei romani), uccidesse molte vittime in Sardegna, le quali, nel morire, mostravano i denti in un particolare riso detto ancora “sardonio”. Ma la galleria di situazioni è ben ricca; mi limito ad aggiungerne un’altra abbastanza nota, riferita dallo storico Timeo (IVIII sec. a.C.), secondo il quale, in Sardegna, i settantenni venivano uccisi dai loro figli a colpi di bastone e di pietra e scaraventati in un fossato. Nel morire questi ridevano corso dei secoli XIV-XII a.C. Un nome che ha avuto una storia continuativa ed è giunta, attraverso la mutuazione romana in Sardinia, fino ai nostri giorni. Ed è, infine, davvero interessante che gli stessi greci, con l’orgoglio di chi si è appropriato del ruolo di apportatore della luce della civiltà in terre prima selvagge, abbiano preteso la primogenitura del nome dato all’isola, non Sardò, che nella loro Agosto 2015 - pag. 2 ottica capovolta sarebbe venuto dopo, ma Ichnussa (o Ichnusa) come essi la denominarono e ciò per la forma del piede da loro rilevata circumnavigandola. In realtà non solo il nome di Ichnussa si affianca in un secondo tempo rispetto a quello antecedente di Sardò, ma non ebbe neppure grande fortuna nell’uso, restando per lo più relegato nell’ambito letterario. Ignazio Didu con un riso che per l’ambiente in cui si svolgeva il rituale, veniva qualificato “sardonio”. Secondo una ulteriore versione (ne esistono diverse a noi pervenute attraverso frammenti di storici ed eruditi del mondo antico) a ridere erano invece gli uccisori, mentre gli uccisi venivano sacrificati al dio Cronos. A lato del repertorio mitografico si pongono le informazioni di antichi studiosi interessati all’ambito naturalistico-botanico: essi ci fanno conoscere un’erba medicamentosa, ma anche tossica, detta sardonia, che può condurre alla morte chi la ingerisca, provocandogli un atteggiamento del volto così particolare da richiamare una sorta di riso; un riso dunque ancora una volta sardonio. In questo caso, evidentemente, non si tratta di fantasia mitografica o di memoria di cose remote, ma di vera e propria osservazione scientifica, essendo l’erba tuttora presente nelle nostre campagne e identificata dai naturalisti con una pianta classificata col nome di Oenanthe crocata. (1) Ma com’era veramente questo riso sardonio? Nelle descrizioni parrebbe caratterizzato dal serrare le mascelle lasciando i denti scoperti in una smorfia rappresentativa di un violento stato d’animo o di uno stato di sofferenza, un qualcosa d’inquietante, un riso insomma che non annuncia niente di buono per chi lo manifesti o per coloro ai quali è rivolto, davvero un riso amaro. Ed è, per tornare all’inizio, una delle testimonianze non solo della conoscenza che gli antichi greci avevano della Sardegna, ma dello stesso antichissimo nome dell’isola, Sardò, e delle aggettivazioni connesse (il mare che bagna la Sardegna si chiama sardonio, i suoi abitanti sono i sardonii …). Un nome che si perde nel buio dei tempi, associato al mitico eroe eponimo Sardo, che in epoca romana sarà venerato come Sardus Pater e fors’anche connesso con quei misteriosi Shardana attestati dai documenti egizi tra i Popoli del Mare, responsabili di ripetuti attacchi alla terra dei faraoni nel (1) Erba sardonica (Oenanthe crocata) Pianta erbacea perenne, alta fino a 150 cm, che cresce lungo i corsi d’acqua e in luoghi freschi ed ombrosi. Tutta la pianta è velenosa per la presenza di diversi principi tossici( del gruppo dei poliacetilenici quali oenantotossina e cromatone). Sarebbe la cosiddetta herba sardonia le cui sostanze tossiche causano paralisi facciale sino ad una contrazione caratteristica che mette in evidenza i denti , da cui l’espressione “riso sardonico”. UN RINGRAZIAMENTO AI CITTADINI DI SAN TEODORO Le pagine del Levante mi danno l’opportunità di ringraziare tutti quei cittadini che nelle ultime elezioni di fine maggio mi hanno eletto Sindaco di San Teodoro. E’ per me un grande onore rivestire un incarico così prestigioso e ringrazio sentitamente tutti quegli elettori che con il loro voto hanno espresso la loro fiducia nei confronti miei e della nuova amministrazione. Al di là del programma elettorale , illustrato più volte durante la campagna, nei prossimi cinque anni è nostra intenzione lavorare con impegno al servizio della cittadinanza, creando un clima collaborativo con tutti; occorre un immediato cambio di passo, non possiamo più perdere tempo, dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare con impegno per realizzare quei programmi indispensabili per la crescita del nostro paese. In questi primi settanta giorni di amministrazione abbiamo iniziato a renderci conto della situazione generale del paese e in particolare ci sono piovute addosso tutte le emergenze legate ad una stagione estiva particolarmente buona. Le presenze di quest’anno si possono paragonare a quelle del periodo di massima espansione turistica del 2000-2002. Possiamo dire che la nuova amministrazione ha portato fortuna all’economia del nostro paese. Concludo con un appello a tutti i teodorini: aiutateci ad arginare il grave problema dei rifiuti che sta mettendo in ginocchio la Sardegna e anche San Teodoro, attraverso comportamenti virtuosi nel rispetto delle regole e dei calendari previsti dalla differenziata. Segnalate comportamenti incivili, discariche abusive , attentati al nostro ambiente e alla nostra dignità di sardi. Noi stiamo facendo l’impossibile per tenere sufficientemente pulito San Teodoro anche nelle zone meno frequentate. Siamo ancora lontani dall’obiettivo che vorrei raggiungere. Chiedo a tutti la massima collaborazione, ai vigili, ai carabinieri, ai barracelli, tutti quotidianamente impegnati nell’arginare i comportamenti incivili, ma ognuno di noi faccia la sua parte. Domenico A. Mannironi IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno IV - N°27, Agosto 2015. R e gis tro s tampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione : Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Teodoro (O T) Tel./Fax. 0784/866180 E-ma il.s e gre teria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Mario Stratta In Redazione : Sandro Brandano, Gian Piero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione : Angela Bacciu.

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il levante Agosto 2015 - pag. 3 Icone di gesso L'immagine pittorica narrante nel tempo ha lasciato molto spazio alla fantasia ed alla visione dell'artista che era tanto più bravo ed efficace quanto più sapeva ricorrere ad artifici pittorici che rendessero la rappresentazione di un forte impatto comunicativo. E tanto più era immediata ed efficace la comunicazione, tanto più questi artisti venivano richiesti da chi di questa comunicazione doveva servirsi: il Papato per le rappresentazioni di scene tratte dalla storiografia sacra, le varie corti regnanti per dare modelli e costumi di vita ai sottoposti che rispecchiassero la potenza e la vita agiata del signore. Non c'era la televisione allora e quindi si ricorreva alla forma pittorica per trasmettere messaggi o imporre il potere. L'avvento della fotografia ha eliminato il monopolio dell'immagine. Questo nuovo mezzo di comunicazione ha messo nelle mani di chiunque uno strumento di produzione di immagini straordinario, divenuto col tempo di uso tanto comune che ora è consuetudine fotografare anche col telefonino. La differenza sostanziale è consistita nel fatto che l'artista ante descriveva la scena con la memoria attingendo notizie negli scritti per elaborare la sua opera, nel post si rappresenta il reale, ciò che vediamo con i nostri occhi, e gli eventi miracolosi possono essere tuttalpiù improbabili apparizioni come una grande croce disegnata in cielo dall'incrocio di due scie chimiche. Non c'è quindi più spazio per l'immagine di Dio che dopo 2000 anni abbandona le scene della rappresentazione pittorica mediatica. La nuova rappresentazione sacra si affida alla simbologia religiosa come un messaggio subliminale che non sempre viene colto nemmeno dal celebrante. Così si sviluppa l'industria dei santi di gesso, ritenuti dai curati più comunicativi, che riempiono gli altari. Le statue a buon mercato prendono il posto del quadro nella rappresentazione sacra, ma a loro volta spesso rimpiazzano altre opere pregevoli ma ritenute antiquate dai curati delle piccole curie. D'altronde, come dice Pavel Evdokimov, "la così detta arte sacra che oggi si trova nelle chiese è la più sprovvista di dimensione del sacro."Forse vi sarà capitato di vedere qualche vecchia statua di una chiesa di campagna, se qualcuna è sopravvissuta alla furia devastatrice dei preti naturalmente, quelle un po' naïf che preti ignoranti hanno poi rimosso per sostituirle Gli Anziani dell'Auser in giro per l'Italia e non solo con altre in gesso nuove di zecca e quindi, a loro dire, più consone ad onorare il santo. Molto spesso queste erano state realizzate dagli stessi devoti che avevano eretto la chiesa, utilizzando prevalentemente il legno opportunamente dipinto e per gli abiti il tessuto, l'orbace dei loro abiti della vita quotidiana, e sul viso era disegnata una drammaticità che risultava comica alla vista ma in realtà riportava le difficili condizioni di vita che quelle persone dovevano affrontare. È pensabile che forse a una certa generazione di preti questo modo di rappresentare i santi sia risultato poco consono e siano ricorsi quindi agli acquisti delle nuove e fiammanti statue in gesso dai colori sgargianti. I santi guerrieri con corazze di acciaio lucente e splendenti mantelli di un rosso vermiglio. E i visi? Sempre angelici! Mai un filo di barba ma con un sorriso idiota sulle labbra ispirato dalla beatitudine del martirio. Non uomini rudi e sofferenti per la fede in Cristo, ma angioletti vestiti da guerrieri come l'immaginario collettivo deve richiedere, lontani anni luce dall'icona ingenua dei santi rappresentati dai devoti a loro immagine e somiglianza: se noi soffriamo, chissà quanto avranno sofferto loro per diventar santi! In sostanza, il santo naïf rappresenta la gente con la difficile vita terrena, quello di gesso per contro, il paradiso conquistato: siate buoni che dopo le sofferenze anche voi avrete il viso angelico nella pace dei cieli! Sarà così o è solo un fragile sogno di gesso? (O magari di plastica, perché ora cominciano a circolare anche le statue di plastica). PS: Se dovesse capitare che vi troviate a passare per Aglientu, nella chiesa campestre di San Pancrazio potete trovare tre statue: una, splendida, di San Paolo in legno policromo appena restaurata, una in gesso di San Pancrazio (che non distinguereste da quella di San Teodoro) ed una Madonna con bambino in plastica. A voi giudicare. Pierangelo Sanna Voi non ci credereste, vero, che gli associati dell'Auser di San Teodoro sono stati a Venezia, a Trieste a Palermo ad Aosta; non ci credereste che sono stati a Madrid, Barcellona e Vienna. Non ci credereste che li ho visti prendere un caffè in Piazza san Marco a Venezia, nella Piazzetta a Capri e al "Caffè Gambrinus" a Napoli. Non è facile ricordare tutte le regioni e località che i vari gruppi dell'Auser di San Teodoro hanno visitato, anche se spesso sono state documentate con delle foto ricordo. Sarebbe importante fare qualche mostra fotografica per rievocare aneddoti e bei ricordi che nell'arco di oltre vent'anni ormai fanno storia. A dire il vero gli anziani dell'Auser sono stati ambasciatori del nostro paese, in quanto hanno portato alto il nome di San Teodoro in ogni angolo da loro visitato e hanno pubblicizzato nel modo migliore la nostra località turistica. Eccellente il loro comportamento ricambiato spesso da tutte le persone incontrate che avevano avuto la fortuna di essere state a San Teodoro. I nostri anziani, socievoli per natura, hanno sempre intrapreso relazioni amichevoli nelle varie zone visitate. A tal proposito ho qualcosa da raccontare: un giorno dovevamo visitare un paese di nome Scanno in provincia de l’Aquila. Era una giornata piovosa e quindi ci eravamo dovuti dividere in vari gruppi e rimanere chiusi nei Bar. Fin qui tutto normale, ma i nostri non potevano rimanere senza fare conoscenze e amicizie; La cosa più bella è stata quando uno dei nostri si è lamentato che la strada per arrivare a Scanno era molto tortuosa e stretta. Una persona del posto diede istruzioni ad un membro della nostra compagnia e al rientro, giunti in prossimità di una curva stretta sussurrò all'autista di fermarsi, scese e aprì un cancello privato, permettendo al Pullman di proseguire senza alcuna manovra. Il tutto finì con una bella sorpresa e un grande applauso. Quirico Mura

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il levante Agosto 2015 - pag. 4 Una difesa “d’ufficio” Sul numero di luglio del nostro mensile, Salvatore Bazzu, sotto lo stesso titolo del mio “pezzo” d’oggi mi lancia una sfida. Un guanto che raccolgo volentieri perchè tira in ballo la professione che pratico da quasi cinquant’anni: quella del giornalista. E forse, neppure per assumerne la difesa visto e considerato che la professione giornalistica è oggi considerata (a torto o a ragione) fra le attività più vituperate secondo la “recente statistica del più famoso quotidiano newyorkese”. E, al di là della citazione presa di peso da Bazzu, mi vien bene ritornare agli albori della mia professione. Cresciuto alla scuola di Giorgio Bocca, il cui rigore morale (spesso scambiato per rusticità) è fuor di dubbio noto a tutti coloro che hanno letto i suoi articoli, ho sempre avuto come obiettivo quello di raccontare la verità, di esporre il mio pensiero senza tentare di condizionare o di suggestionare il lettore, di rispettare la giovane età (non solo minorile) di chi scorreva le mie righe. Di seguire, in definitiva, un canone morale e deontologico che teneva conto, fra l’altro, anche della nostra lingua. E a questo punto mi vien bene di citare un giornalista, poco conosciuto in questa veste ma caro alle nostre letture scolastiche: Edmondo De Amicis. Chi poteva immaginare che le commoventi pagine del libro Cuore fossero vergate da un inviato della Nazione in Spagna nel 1871, dell’Illustrazione Italiana a Londra e in Olanda, quattro anni dopo e poi ancora in Marocco, a Parigi, ad Istanbul... Ebbene, proprio De Amicis si scagliava con sottile ironia contro il male-scrivere di certi colleghi dell’epoca sua. Ne riporto un brano, tratto dalle sue memorie, per un confronto con lo scrivere d’oggi dei tanti colleghi. “A leggere le cronache c’è da ridere. Non ci sono, per esempio, tre cronisti su dieci che annunciando un suicidio, si rassegnino a dire volgarmente: il tale si uccise. No: dicono che pose fine ai suoi giorni. Ma se un amico ci dicesse sul serio: mio fratello ha posto fine hai suoi giorni, noi lo gurderemmo in faccia per sospetto che fosse brillo. Cosi non si legge mai nelle necrologie: il tale morì, ma: il tale è mancato ai vivi o si spense. Chi avrebbe mai osato scrivere che l’opinione pubblica si irrita, si calma, si indigna?. L’opinione pubblica a cui si è dato sangue, cuore, occhi e persino capelli. Ricordo di aver letto che un certo ministro pigliò l’opinione pubblica per i capelli.” Il giornalista d’oggi non è poi tanto diverso dal collega che usava il taccuino o la lettera 22, di anni fa. Concludendo: in ogni professione c’è il buono e il cattivo esempio. Quel che posso attribuire comunque ad una discreta parte di giornalisti è quella cert’aria di superiorità, di velata arroganza, di sottile supponenza che, a volte, irrita il lettore e gli fa cambiare testata. Errori di sintassi e di grammatica a parte. Spero così di aver restitutito il simbolico guanto di sfida all’amico Bazzu. Mario Stratta Un incontro inaspettato L’appello rivolto ai lettori del nostro mensile di dare una mano alla redazione de Il Levante è stato accolto da un giovanissimo “cronista” che denuncia chiaramente la sua stoffa di giornalista in erba. Lo ringraziamo e lo invitiamo a farci avere altre prove delle sue capacità... M. S. San Teodoro. Cala d’Ambra. Il mare opaco come il cielo, plumbeo. Giornata perfetta per una passeggiata, accompagnato dal consueto vento che modella le dune, fiorite di gigli. Porto la mia passione al collo, una sony, per immortalare voli di uccelli. Il punto di arrivo, una piccola laguna orlata di ricchi canneti è piena di profondi richiami di anatre. Il clik è vicino, quando noto uno strano volatile dal piumaggio blu intenso e il becco carminio. Un gesto e la foto è fatta, tutto ritorna alla tranquillità dopo il passaggio del pollo sultano. Questa può sembrare una storia fantastica ma è pura realtà, in particolare il bizzarro uccello è un rallide come la folaga. Porphyrio Porphyrio è il nome latino riferito al suo piumaggio blu-porpora, che è completato dalle zampe rosate. Il pollo si nutre di pesci e alghe, la riproduzione avviene tra aprile-maggio e con la nascita dei piccoli i genitori sono impegnati alla ricerca di cibo fino all’indipendenza dei pulli che raggiungono in poche settimane.Uccello schivo e riservato è anche una delle specie più rare dell’avifauna selvatica, presente in Italia solo in Sardegna e Sicilia, ma in aumento solo nell’arenile sardo. Per questo la mia “strana” scoperta deve essere tutelata come il piccolo stagno dove si riproduce nel cuore di canne che per ora lo protegge. Tommaso Baldrati Rai off-limits a San Teodoro Chi si ricorda dei canali Rai (1-2-3) a San Teodoro? Dalle 21.00 di ogni giorno l’unica immagine trasmessa dalla tv di stato è un fantasmagorico insieme di linee colorate, di immagini distorte, di frasi smozzicate. Un audio ed un video assolutamente incomprensibili. Tali da far ricordare i tessuti di un noto stilista della moda di oggi, o le performances di un comico balbuziente. E dire che, mentre mamma Rai trasmette segnali incomprensibili, le altre emittenti (Mediaset, La 7, e - addirittura - le tv private o provenienti dal continente) danno programmi ben visibili. I tentativi di captare i tre programmi principali Rai sono miseramente naufragati. A nulla sono valse le antenne supplementari. E il segnale che è debole o inesistente (parole di fior di tecnici chiamati dagli utenti esasperati per metter fine al tormento). E allora? non resta che un rimedio che ognuno di noi può facilmente immaginare ma che qui non dico per non incorrere nel reato di “istigazione alla sommossa”. M.S.

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il levante Agosto 2015 - pag. 5 Il giuoco e i giocattoli nella storia “Fonti” e fontane: le torri dellʼacqua dellʼuomo Un patrimonio architettonico dimenticato Il giuoco, nelle sue più svariate manifestazioni, ha accompagnato l’uomo fin dal’inizio della sua storia. Nel bambino è un atto libero che si compie solo perché procura gioia. Non rappresenta la vita vera e, anche chi lo compie, sa che è tutto uno scherzo, tutto una finzione, ma lo interpreta ugualmente con grande serietà e convinzione. Il giuoco non rappresenta, però, una caratteristica limitata all’età infantile, ma è una necessità insita anche nell’adulto di qualsiasi età che sente il bisogno di impegnarsi in alcune attività congeniali alla propria personalità. Sempre , egli sente il bisogno di praticare particolari esercizi, in attività a lui congeniali che gli permettono di mantenere un costante equilibrio psicofisico .Le varie specialità sportive, che sono arrivate fino a noi con le stesse caratteristiche e modalità di esecuzione, come la corsa, il pugilato, il lancio del giavellotto, il lancio del disco, il salto, la scherma avevano lo scopo di allenare e mantenere in forma i giovani, in previsione di guerre probabili o, semplicemente per la caccia o le attività agricole e artigianali che comportassero impiego di forza fisica. Tutti questi sport sono ancora presenti nei nostri Stadi, nelle nostre palestre e, ancora oggi, hanno lo scopo di mantenere in salute fisica e psichica i nostri ragazzi. Questi sport, tutti insieme, ogni quattro anni, vengono riproposti in occasione delle Olimpiadi. Insieme a questi viene ricordata una corsa che non è nata come sport ma come l’estremo sacrificio di un soldato , Fidippide, che corse disperatamente per 42 chilometri, per poter urlare agli ateniesi, con l’ultimo fiato: “ vittoria a Maratona!”. Il giuoco necessita, spesso, di oggetti che rappresentano Inquadratura de L’eclisse di Michelangelo Antonioni -1962 cose o personaggi presenti nella vita reale. I primi giocattoli , che le scoperte archeologiche hanno portato alla luce, rappresentano, in miniatura, armi e aratri,a simboleggiare le due principali attività delle popolazioni antiche Insieme a questi, sono stati ritrovati altri oggetti di uso quotidiano, realizzati in miniatura e in forme rudimentali. Anche la bambola può essere considerata uno dei primi giocattoli infantili, pur se, nei primi tempi, sembra aver avuto un valore più complesso di quello puramente ludico , in quanto legato alla religiosità primitiva e alla fertilità femminile. Soltanto intorno al 2000 a.C. la bambola assume il suo valore di giocattolo puro e semplice. Il giocattolo ha subìto, nel tempo, una costante evoluzione, seguendo di pari passo i progressi dell’artigianato e della scienza, passando attraverso personaggi e oggetti sempre più rifiniti e complessi, fino a raggiungere gli attuali, sofisticati giuochi elettronici. Un elemento importante nella storia del giuoco e dei giocattoli e che rappresenta un capitolo a parte è la Carta da giuoco. Ma di questo ne parleremo la prossima volta (come diceva il mio professore di anatomia, alla fine di ogni sua lezione). Alessandro Testaferrata Immerse in silenti paesaggi del Campidano o svettanti tra i tetti di qualche centro abitato, le torri d’acqua, dette anche “dividucoli" o "torri piezometriche", ovvero quegli alti serbatoi pensili costruiti negli anni '50 ad uso della nuova rete di acquedotti per portare l'acqua potabile nelle case, sono un segno importante nel paesaggio sardo. Anche San Teodoro ha la sua “torre d’acqua”. Fu costruita in cima alla collina di Lu Casteddu dalla Cassa del Mezzogiorno tra il 1963 e il 1964. La Cassa del Mezzogiorno (abbreviata Casmez) era un ente pubblico italiano creato dal Governo De Gasperi per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del Meridione d'Italia, allo scopo di colmare il divario con l'Italia Settentrionale. Purtroppo le mie ricerche dirette a rintracciare gli elaborati grafici relativi a questa struttura, ad oggi, non hanno sortito gli effetti desiderati. L’unico funzionario (ex ESAF) in grado di fornirmi qualche informazione, mi ha detto che “qualcosa” potrebbe essere conservata nell’archivio di Bidighinzu. Come tutti i manufatti di questo tipo, la torre piezometrica di Lu Casteddu funziona attraverso il principio dei vasi comunicanti: l’acqua, prelevata da sorgenti poste ad una determinata quota, viene condotta sulla cima della torre di raccolta che é posta ad un livello piezometrico equivalente alla quota della sorgente di partenza, in modo da poter ottenere un flusso praticamente costante di acqua. Queste architetture sono costruite di regola in calcestruzzo armato ordinario o precompresso, ma possono essere realizzate anche in acciaio. La torre d’acqua di Lu Casteddu, contrariamente a molte torri interamente in calcestruzzo a vista, non è eccessivamente alta e si compone di una struttura in calcestruzzo armato rivestita in laterizio; segno che già in quegli anni andava maturando una certa sensibilità nei confronti della tutela del paesaggio. Lo spazio interno è composto da un ambiente poligonale “vuoto”, riempito centralmente solo da due esili tubi verticali e da una scala in metallo, utilizzata quotidianamente dai “fontanieri”per salire verso un ballatoio che gira attorno al grande serbatoio. Dal ballatoio una seconda scala permette di salire sul serbatoio all’interno di uno spazio coperto da cui, attraverso le aperture, è possibile avere una vista a 360 gradi su tutto l’abitato di San Teodoro.Qui si ha la sensazione di trovarsi dentro una macchina, un osservatorio. Un luogo d’affezione per eccellenza. Come sosteneva il grande maestro dell’architettura italiana, il milanese Aldo Rossi, ”Il progetto è forse ritrovare questa architettura dove filtra la stessa luce, il fresco della sera, le ombre di un pomeriggio d’estate”. Purtroppo la torre piezometrica di Lu Casteddu non si presenta in un buono stato di conservazione. Da anni, al suo interno, hanno trovato dimora centinaia di piccioni. Mi chiedo allora perché abbandonare al proprio destino queste “torri”, veri e propri capolavori dell’ingegno umano che racchiudono in sé tutto il fascino dell’antica distribuzione dell’acqua; architetture inabitabili, il cui progetto non prevedeva la presenza umana: come i silos per le granaglie, le torri dell’acqua e tutti gli edifici enigmatici e inquietanti che affollano i dipinti di Mario Sironi. Probabilmente la più bella in Italia è la torre piezometrica dell’Eur, a Roma, meglio nota come il “Fungo”, realizzata nel 1957. La si vede distintamente che sbuca silenziosa in qualche inquadratura de L’eclisse di Michelangelo Antonioni. Chi gestisce i “rubinetti finanziari” del nostro paese dovrebbe comprendere che la tutela di questo patrimonio è, oltre che doverosa, anche funzionale alla conservazione di beni oramai non in uso, ricchezza culturale di un intero paese e della sua gente. Che te lo dico a fare…. Massimo Oggiano

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il levante “Il sonno della ragione genera mostri”. Così scriveva nel 1797 il grande pittore della Corte spagnola Francisco Goya. Il 31 marzo 2015 è entrata in vigore la Legge 81/2014 sulla definitiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (per essere chiari sin da subito, i manicomi). Il Parlamento italiano non si è smentito neppure questa volta, quantomeno in ordine al ritardo con cui arriva (dopo ben due proroghe in due anni volute dalla Camera) alla ricerca della soluzione del problema del superamento degli ospedali psichiatrici per il dirottamento verso strutture prettamente sanitarie, superamento impostoci da anni dall’Unione Europea e con uno stanziamento di oltre 170 milioni di euro! Il tema conduce – come in una trappola ad imbuto – ad una serie di riflessioni inestricabili, date le incognite ben superiori alle certezze. Certezze, quelle del passato, che da sole in verità materializzano gli spettri delle atrocità e dell’inferno (Adriano Sofri, se non erro, giustamente, ha parlato di “violenza istituzionale”) in cui venivano precipitati i pazienti, rispetto all’ideologia riabilitativa che pur aveva animato l’originaria legge (pensate che la pionieristica Legge Basaglia data 1978!). Ma per quanto difficile sia vorrei evitare la trappola, quindi non affronto il tema sul versante della utilità-inutilità della legge, su quello della gestione delle strutture, su quello delle relazioni tra i tribunali e le strutture stesse, sulla formazione del personale (temi che mi appartengono data la mia professione). Cerco invece di aggirarmi, scimmiottando Umberto Eco, o Michel Foucalt (il suo saggio “Storia della follia” del 1961 è un best seller) su un possibile catalogo-rassegna dei pazzi celebri. Erasmo da Rotterdam del resto scrive “L’elogio della follia”, mica quello del buon senso!. Pazzi che hanno avuto l’accesso privilegiato alla Verità: a dispetto della nostra ridicola normalità, della nostra bieca e meschina capacità di cercare sempre uno scaffale su cui sistemare le cose piuttosto che inoltrarsi per capirle. Quelli che secondo Aristotele (in Arte come in politica e in filosofia) hanno “un eccesso” nel senso etimologico dell’ eccedere, che peccano per il troppo e non per il poco, e quindi al contrario della deficienza che pecca per sottrazione, per mancanza (a noi tutti comune). Intanto il mondo dell’Arte mi aiuta con grande abbondanza di nomi celeberrimi, in pittura come in architettura con una lista che annovera Van Gogh, Rothko, Pollock, Dalì, Bacon, De Chirico e Carra (entrambi internati in una casa di cura)… Modigliani, Ligabue, Rousseau il Doganiere, Warhol, Piero Manzoni (autore de “La merda d’artista”)… lo stesso Picasso più volte tacciato di pazzia (quando a Parigi gli agenti delle SS perquisiscono il suo studio e gli sbattono in faccia la cartolina con la riproduzione delle atrocità del recente bombardamento di “Guernica”, da lui dipinto nel 1937, chiedendogli chi fosse egli il pazzo autore di quel quadro, risponde “…no non l’ho fatto io, l’avete fatto voi!”) …. e a ritroso lo stesso Michelangelo, Caravaggio, Benvenuto Cellini (pluriomicida), Paolo Uccello (autore del più bello tra gli affreschi equestri, quello per Giovanni Acuto a Firenze) e innumerevoli altri che mi sfuggono. Ed ancora tra gli architetti, Gaudì sbeffeggiato e fortemente osteggiato in vita dagli impiegati dell’ufficio urbanistica di Barcellona perché i progetti della Casa Batlò e del Parco Guell (a vederli dal vero, tanta è la loro bellezza, la mente umana resta spiazzata e per pochi istanti – secondo la sindrome di Stendhal – la sensazione è quella di un mancamento)… udite udite non erano conformi agli standard urbanistici. E poi tra i letterati, Hemingway, Salgari, Proust, Pavese, Nietzsche (negli ultimi giorni di vita fermò un vetturino a Torino che frustrava il suo cavallo, e singhiozzando convulsamente abbracciò l’animale colpito dalla inaudita immonda violenza dell’uomo). Agosto 2015 - pag. 6 E poi i poeti maledetti… Baudelaire, Rimbaud, Oscar Wilde, lo stesso Poe, ma anche D’Annunzio le cui prodezze poetiche insuperabili corrono di pari passo alle sue eccentricità erotiche ed estetiche (il suo way of life del Vittoriale ha fatto scuola tra gli architetti, arredatori, esteti di ogni parte del mondo). Chiusura obbligata con Alda Merini , internata in un manicomio per oltre 12 anni, candidata più volte al Nobel, premiata dal Presidente della Repubblica, candidata alla carica di senatore a vita, autrice di versi tradotti in venti lingue. Scrive a ridosso di una degenza ospedaliera “La Terra Santa”: Ho conosciuto Gerico.Ho avuto anch'io la mia Palestina. Le mura del manicomio erano le mura di Gerico e una pozza di acqua infettata ci ha battezzati tutti. Lì dentro eravamo ebrei e i Farisei erano in alto e c'era anche il Messia confuso dentro la folla: un pazzo che urlava al Cielo tutto il suo amore in Dio. Noi tutti, branco di asceti eravamo come gli uccelli e ogni tanto una rete oscura ci imprigionava ma andavamo verso le messe, le messe di nostro Signore e Cristo il Salvatore. Fummo lavati e sepolti, odoravamo di incenso. E, dopo, quando amavamo, ci facevano gli elettro-shock perché, dicevano, un pazzo non può amare nessuno. Ma un giorno da dentro l'avello anch'io mi sono ridestata e anch'io come Gesù ho avuto la mia resurrezione, ma non sono salita ai cieli sono discesa all'inferno da dove riguardo stupita le mura di Gerico antica. Vi pare questa opera di una pazza? Il nome del medico che ebbe a firmare la sua internazione al manicomio resterà ignoto al mondo della scienza, ma la voce della Merini è stata donata a quella della eternità. E … in un finale senza pietismo, senza furia iconoclasta, ma semmai con una risata liberatoria che viene dal profondo della gola, e so che è condivisa, rilevo che di noi gente “normale” ben poca cosa resterà. Non resteranno tracce degli impiegati burocrati incravattati, dei professionisti di provincia, degli avvocati di parafanghi, dei letterati e giornalisti di necrologi, dei medici da far-west, degli imprenditori impomatati, dei bancari lustrati a festa, dei sindacalisti del portafoglio, perché a noi il buon Dio non ha concesso la grazia della pazzia ma solo grande quantità di buon senso e perbenismo. Salvatore Bazzu Canti, concerti, mostre nellʼestate teodorina.... Ricordiamo gli orari di apertura del Museo delle Civiltà del Mare in vigore per tutta l’estate: dalle 9.00 alle 13.00 dal lunedì al venerdì che coincidono con quelli della Biblioteca Gallura. Il Prestito dei libri è gratuito dietro compilazione di una scheda anagrafica. Si ricorda che è possibile richiedere l’affitto della sala conferenze telefonando al numero 0784 866180 sempre in orario di apertura del Museo. RASSEGNA CANTI LITTRANGHI - Incontri del dopo cena con i protagonisti del mondo letterario e musicale sardo, per raccontarvi una Sardegna inedita. A cura dell’Associazione culturale Kindà SABATO 5 SETTEMBRE ore 21:30 • Piazzetta Mediterraneo Guglielmo Maccioni, presenta il suo libro “Hhermosa”. L’autore sarà accompagnato da Veronica Maccioni, fisarmonica e voce e da Ottavio Farci, contrabbasso. Letture Giampietro Orrù. GIOVEDÌ 8 SETTEMBRE ore 21:30 • Piazzetta Mediterraneo Teatro Tages proporrà uno spettacolo teatrale "Il fil'armonico" per piccoli e grandi. Agostino Cacciabue e Rita Xaxa animeranno le marionette a filo. EVENTI NOTE DI COLORE - 4a Rassegna ‘Musica in Crescendo’ Viaggio tra Arte e Musica. A cura delle Associazioni culturali MusikLab Academy e Arteo. MERCOLEDÌ 2 SETTEMBRE ore 21:30 • Teatro La Cupola Concerto da Camera, Duo Canto Lirico e Pianoforte Elena Alvandi (Pianoforte) e Roberta Serra (Mezzosoprano). MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE ore 21:30 • Teatro La Cupola Concerto da Camera, Duo Violino e Pianoforte Marco Ligas e Roberto Piana. MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE ore 21:30 • Teatro La Cupola Esposizione strumenti arcaici sardi e concertino con dimostrazioni iconografiche, relatore il musicologo Gian Battista Faedda (primo appuntamento). MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE ore 21:30 • Teatro La Cupola Esposizione strumenti arcaici sardi e concertino con dimostrazioni iconografiche, relatore il musicologo Gian Battista Faedda (secondo appuntamento). MOSTRE ARTEO, presso il centro Ex.Cò in Piazza E. Lussu dal 24 agosto al 30 agosto - Raffaele Guidone dal 07 settembre al 13 settembre - Elfride Daueber

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il levante Non è tutto oro ciò che digiti… Alcuni giorni fa sul web è apparso il seguente articolo: La vita al posto di Facebook Sto provando a fare amicizie al di fuori di face book cercando di applicare però gli stessi principi del famoso social network perciò, ogni giorno, scendo in strada e racconto ai passanti cosa ho mangiato, come mi sento in quel momento, cosa ho fatto la notte prima e cosa farò più tardi, consegno loro foto della mia famiglia, del mio cane e del mio giardino. Inoltre guido per la città , guardo dentro le case altrui, ascolto le loro conversazioni e do loro il mio ok e dico che mi piacciono i loro discorsi…ed effettivamente tutto funziona come in Facebook infatti ho già 4 persone che mi seguono: due poliziotti, un investigatore privato e uno psichiatra..! Prendo spunto da questa storia che fa sorridere ma soprattutto riflettere per ricordare a tutti noi che il grande contenitore chiamato WEB sia diventato ormai, a tutti gli effetti, l’unica realtà che conta e della quale stiamo diventando schiavi (consapevolmente?). Se questa trappola infernale è un rischio per le persone di ogni età sicuramente per gli adolescenti può diventare un vero “punto di non ritorno” come è stato dimostrato da una recente ricerca apparsa su “La Stampa” di cui riporto una breve sintesi. L’eccesso di Internet influisce negativamente sugli adolescenti, peggiorando anche su comportamenti ed abitudini non direttamente collegate all’uso della Rete. Lo dice l’Osservatorio della Società Italiana di Pediatria nello studio su Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani, che indaga annualmente, dal 1997, un campione nazionale di adolescenti che frequentano la terza media (12-14 anni). Gli adolescenti che navigano su Internet per più di 3 ore al giorno (21,3% del totale – dato 2012) mangiano peggio, sono più inclini al rischio, fumano e bevono di più, leggono di meno, hanno un rendimento scolastico inferiore, hanno comportamenti sessuali più “adultizzati”, praticano meno sport e lo fanno con un atteggiamento molto più orientato alla vittoria che alla pratica ludica. Ecco i dati della ricerca Agosto 2015 - pag. 7 degli inquinanti atmosferici, industriali, delle discariche e i pesticidi e dice: «provocano milioni di morti premature in particolare tra i più poveri»; «La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia». Parole che certamente fanno riflettere e che dovrebbero essere considerate, sempre, da ciascuno di noi in tutte le azioni che compiamo, ogni giorno. Senza dubbio però, a mio avviso, è altrettanto grave e quindi è urgente intervenire contro, quella enorme, invisibile, discarica virtuale, l’immondizia dell’animo, delle cattive abitudini, che include l’utilizzo indiscriminato di internet, dei social network, di tutto ciò che è nato per essere a disposizione dell’uomo per facilitare il raggiungimento dei suoi “buoni” obiettivi e di cui invece l’uomo è diventato schiavo sino ad invertire la realtà genuina con quella virtuale. Credo che coloro che ancora non sono intossicati, assuefatti e quindi impotenti, dovrebbero creare le condizioni per sensibilizzare chi non riesce più a sollevare lo sguardo dagli schermi “intelligenti”. Giovanni Degortes Finchè la barca va lasciala andare... L’estate sta finendo ed un anno se ne va.... Ci si consola a vicenda noi, l’impero degli stagionali: guardiamo il calendario e contiamo i giorni. Malgrado le statistiche parlino di ripresa del turismo e boom della Sardegna. In questi giorni, incontrando le persone del posto, ho notato in tutti un denominatore comune: visi tirati, qualche chilo in meno, occhi assonnati e tutti che esclamano “fra qualche giorno tutto finirà”. San Teodoro si sa, essendo una località turistica, vive soprattutto di questo settore ma si può pensare di far girare l’economia del nostro paese per poco più di tre mesi all’anno? Se prima il lavoro stagionale era una prerogativa rivolta soprattutto ai ragazzi o agli studenti ed andava dai quattro ai sei mesi, ora, è divenuta l’unica realtà per la maggior parte delle persone, adulti compresi, con famiglia a carico. Questa precarietà influisce inevitabilmente sulla qualità dei servizi. E’ umanamente dimostrato che la persona non può sostenere ritmi elevati e, purtroppo, di fronte a limiti economici chi dovrebbe investire sulla qualità del servizio al turista cercherà di ridurre il personale e “sfruttare” chi ha già impiegato. E’ proprio il “capitale umano” la vera sfida necessaria per fronteggiare la crisi e poten- Il rapporto Sip è stato diffuso a Bologna in occasione del 69mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria. Per i pediatri, un quadro certamente sconfortante se si considera che questa “categoria” di adolescenti è in costante crescita. Cresce la fruizione di Internet (che ormai più essere considerata universale in quella fascia d’età); cresce la fruizione quotidiana (riguardava il 42% nel 2008 oggi riguarda oltre il 70%); cresce la percentuale di ragazzi e ragazze che passa in rete più di 3 ore al giorno (8,6% nel 2008; 21,3% nel 2012). Per non parlare di Facebook, inesistente tra gli adolescenti nel 2008, sul quale oggi ha un proprio profilo circa l’80%. Un trend di crescita che aumenta ancora con l’età, come dimostra uno studio pilota effettuato dalla Associazione Laboratorio adolescenza, a Milano, su tre scuole superiori (l’utilizzo quotidiano di Internet sale all’80%; gli “over 3 ore” aumentano al 31% e Facebook arriva al 95%). Ma c’è un altro dato che preoccupa: «La fruizione sempre più massiccia di Internet e, quindi, la sempre maggiore conoscenza dello strumento – commenta Maurizio Tucci, curatore delle indagini SIP e Presidente della Associazione Laboratorio Adolescenza – invece di indurre i giovani utenti ad atteggiamenti più consapevoli e quindi più prudenti, li spinge ad assumere comportamenti sempre più liberi e trasgressivi . In ciò si evidenzia quanto sia carente una adeguata formazione ed informazione, da parte degli adulti di riferimento, su un corretto utilizzo del mezzo». Nell’ultima Enciclica Papa Francesco parla anche dell’inquinamento della “casa comune”, la nostra terra sottolineando gli effetti ziare l’offerta turistica affinchè si destagionalizzi mirando a prolungare le vacanze nel nostro paese. Che il mare e il nostro territorio sia “paradisiaco” non è certo più una novità ma questo boom è dato, non solo da questa consapevolezza, ma anche da ciò che ci circonda, perciò, dovremmo cogliere questa opportunità per differenziarci dal resto dell’offerta. La bella location non basta più; non possiamo permetterci musi lunghi, rinunciatari o atteggiamenti poco accoglienti! Se una persona è impiegata nel settore turistico deve aver un’esperienza professionale di prima qualità. Il passa parola è spietato ma lo sono ancora di più, oggi, recensioni negative sui vari blog (vedi tripAdvisor etc). Il mio pensiero sarà sicuramente condiviso da molti, ma vorrei che in mezzo a questo tritacarne di agosto ne uscissimo tutti con quel qualcosa in più, di anno in anno, nuove opportunità di crescita, nuove conoscenze date dal confronto con gli ospiti che riceviamo senza ansie per la stagione futura. Angela Bacciu

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il levante Agosto 2015 - pag. 8 Dalla vostra parte... Il Levante ha fatto breccia ed è entrato nelle abitudini non solo dei teodorini ma anche dei turisti. Il nostro mensile viene richiesto, cercato, atteso e la redazione registra un aumento delle lettere. Ne abbiamo scelto due per la pubblicazione. La prima è un’acuta e condivisibile analisi di una turista toscana che da anni trascorre le sue ferie agostane a San Teodoro e che osserva delle carenze nel nuovo sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti. La seconda infine è un accorato e commovente ricordo di Salvatore Brandanu di chi ha condiviso con lui momenti antichi del nostro paese. “Tornando dopo un anno in Sardegna per le vacanze estive ho avuto una gradita sorpresa: il Comune di San Teodoro ha adottato il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti. L'iniziativa élite lodevole perché l'Italia paga milioni di euro di infrazione alle direttive comunitarie in materia di rifiuti. In Toscana, la regione dove abito, questo sistema è adottato da molti anni e devo dire che funziona bene perché sono state fatte nel tempo campagne di sensibilizzazione e preparazione dei cittadini. E' un sistema virtuoso sotto diversi aspetti. Il primo é quello che salvaguarda l'ambiente. La Sardegna, come tutta l'Italia, ha un territorio ricco di risorse naturalistiche che devono essere salvaguardate e, se non si adottano politiche oculate della gestione dei rifiuti, rischiamo di danneggiarle con conseguente riflesso negativo anche sul settore turistico. Il secondo aspetto é prettamente economico in quanto il sistema del riciclo permette di riutilizzare l'80% circa del materiale di scarto che altrimenti andrebbe distrutto, con costi non indifferenti. Viceversa, seguendo l'esempio dei paesi più virtuosi ed avanti rispetto a noi nel settore, si potrebbero creare anche nuovi posti di lavoro. L'Olanda, ad esempio, ha compreso subito le potenzialità del riciclo ed ha investito risorse per la ricerca. Molte aziende producono beni di consumo a ciclo continuo con materie prime di alta qualità che possono essere riutilizzate per un secondo e terzo ciclo di vita. Alla luce di queste argomentazioni e molte altre credo che i turisti che arrivano in Sardegna debbano essere riconoscenti ad un Comune che si dimostra sensibile alle problematiche ambientali e che tiene alla salvaguardia del suo territorio, tanto apprezzato per la bellezza ed il clima. Ho però un suggerimento da dare al Sindaco, recentemente insediato e da me molto apprezzo come medico e uomo. Rimettiamo i cassonetti differenziati, che l'anno scorso erano situati lungo le strade dei centri abitati, in modo che il turista alla fine della vacanza possa gettarvi i sacchetti di rifiuti differenziati senza doverli portare sul continente o, peggio ancora, lasciarli incivilmente lungo la strada. Rita Ungaretti Sport in Gallura... Una nuova realtà del... pallone! Una nuova realtà sta per prendere piede nelle domeniche del calcio teodorino. Grazie alla costanza e pazienza del presidente Ivan Giagheddu. Un gruppo di ragazzi “rigorosamente” di San Teodoro, si appresta a disputare per la prima volta il campionato di seconda categoria. Li Maccioni, questo il nome della compagine, dopo aver disputato vari e onorevoli campionati amatoriali ad Olbia, si è iscritta al campionato regionale. Sotto lo sguardo attento del presidente e, dei vari dirigenti che accompagnano la squadra (Antonello Carvone, Stefano Parriciatu, Sebastian Brandanu,Gianluigi Marongiu, Nicolò Oggiano, Jacopo e Gianluca Costaggiu, Alex Pirina, Fabio Oggiano, Stefano Manchia, Carlo Canu,Gianpiero Boeddu, Lorenzo Giua, Mario De Duonni e Roberto Vardeu), il mister Emiliano Becchere cercheràdi far disputare un decoroso campionato a questi ragazzi (la cui lista è ancora da completare). Un grazie particolare va agli sponsor, al Comune di San Teodoro, con l’augurio alla squadra di disputare un onorevole campionato. Rivolgiamo a tutti gli sportivi un invito a sostenerci seguendo le nostre partite. Antonello Carvone L'importanza del settore giovanile Quest'anno, dopo la pausa degli anni scorsi, il settore giovanile del San Teodoro calcio si ripropone con la voglia di far bene e di migliorare i risultati ottenuti nella stagione appena finita. Con il rinnovo delle cariche sociali ed il coinvolgimento attivo di nuovi dirigenti, la società vuole dare nuovo impulso al calcio teodorino, negli ultimi anni tenuto in piedi soltanto dalla passione di pochissimi. Il nuovo presidente, Domenico Fideli, (un ritorno dopo oltre vent'anni), assieme ad un gruppo di amici, sta costruendo una squadra attorno al riconfermato mister Tatti, in modo da ben figurare nel campionato regionale ma, con un occhio di riguardo alle casse societarie. L'Amministrazione Comunale, concederà un contributo specifico per incentivare il calcio giovanile, con l'auspicio di creare attorno allo sport praticato un volano che sia occasione di sano svago in modo da sviare cattive abitudini. Oltre alla prima squadra è in fase di allestimento una seconda società formata da calciatori che con lo spirito “De Coubertiano”, stanchi di giocare lontano da casa vogliono ritagliarsi uno svago in casa propria. Stiamo parlando di giocatori teodorini che in passato hanno vestito i colori “viola” del San Teodoro e, che per raggiunti “limiti”non possono più farne parte. La nuova società presieduta da Fideli intende ridurre la retta mensile per la scuola calcio, alleggerendo così i genitori di una spesa che, di questi tempi nel bilancio familiare era importante. Quest'anno il gruppo del settore giovanile, oltre ai vari Marziano, Brandino, Bechere, Guerra, registra le novità del rientro nello staff tecnico di Alessio Murgia, e del preparatore dei portieri Giovanni Coscione, un passato da professionista. Il resto lo vedremo! Sandro Brandano Ad un amico che non c’è più... Salvatore Brandanu, mancato all’affetto degli amici per una malattia incurabile lascia un vuoto per la sua intelligenza intellettuale. Molti dei suoi libri fanno parte sicuramente della Storia della Gallura. Anche il suo passato politico è degno di nota avendo ricoperto la carica di Sindaco negli anni ‘70: insieme, in qualità di assessore ai lavori pubblici, abbiamo programmato la sistemazione urbanistica di San Teodoro. E’ merito suo se l’Istituto delle Civiltà del Mare è oggi una realta conosciuta non solo in Sardegna ma anche all’Estero. Ne ricordo con grande rimpianto le qualità morali ed intellettuali. Pierino Pittorra. La sciabica in una fotografia storica degli Anni ʻ60/ʻ70.

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