Famiglia Nostra

 

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Settembre-Dicembre 2015

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RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2015, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 96 - numero 171 famiglia Misericordiosi come il Padre... ...in compagnia di S. Paola Elisabetta nostra 04 settembre dicembre 2015 Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 1

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EDITORIALE immagine di copertina, icona realizza da p. Cezar Luciano Fernandes famiglia nostra Cari amici lettori, siamo contenti che la rivista della nostra congregazione possa entrare nelle vostre famiglie nei giorni del Natale, la festa che ci invita a contemplare il mistero dell’incarnazione, con cui Dio manda il suo Figlio per condividere la nostra vita, proprio a partire dalla nascita e dalla crescita in una semplice famiglia. Anche questo numero vuole essere un invito per sentirci uniti tra noi e con la Chiesa sparsa nel mondo intero. Siamo entrati nell’Anno Santo della misericordia, che ci invita a riscoprire il valore più profondo del nostro essere cristiani. Il Sinodo sulla vocazione e missione della famiglia nel mondo e nella Chiesa ha aperto strade che insieme vogliamo conoscere e percorrere. L’anniversario dei 200 anni di nascita della nostra Fondatrice (28 gennaio 2016) è un invito a vedere il mistero dell’amore di Dio che è presente in ogni famiglia e che ci chiama a diventare capaci di dare la vita educando, come Dio fa con ognuno di noi. Il modo più bello di celebrare questo anniversario è vivere la missione che Santa Paola Elisabetta ci ha affidato: nelle testimonianze di questo numero possiamo riconoscere come la Fondatrice è ancora oggi viva, attraverso i suoi figlie e figlie, in Italia, in America Latina e in Africa. Buon Natale e Felice anno nuovo a tutti voi. Famiglia Nostra 2 bbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza». Si potrebbe vedere sintetizzato in queste poche parole della Bolla di indizione (Misericordiae Vultus – Il Volto della Misericordia) il motivo stesso per cui papa Francesco ha indetto, dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, un Giubileo straordinario. Quasi a lanciarlo c’è stata l’ostensione straordinaria della Sindone di Torino che, in pochi mesi, ha richiamato nella città milioni di fedeli accorsi a “lasciarsi guardare” da quel volto misterioso e sofferente che richiama, con la pura forza della sola immagine, l’amore infinito di Dio per l’umanità. Della misericordia papa Francesco ha fatto il motivo continuamente richiamato del suo ministero di evangelizzazione. «La misericordia emerge come il punto fondante del suo pontificato e questo Giubileo straordinario lo sta a dimostrare», scrive il vescovo Rino Fisichella nel presentare il documento. Il testo della Bolla inizia proprio con questa espressione: «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi». In un mondo frammentato anche religiosamente, che fa fatica a indicare all’umanità smarrita le coordinate per trovare una buona volta la via della fraternità universale, papa Francesco indica il volto del vero Dio: «La misericordia nella Sacra Scrittura è la “parola chiave” per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile». Il guaio è che l’uomo spesso non si fida di Dio; fa finta di non vedere all’opera nel mondo il suo amore di Padre provvidente, che “sa scrivere dritto anche sulle righe storte”. Compito di questo evento straordinario, che non ha il suo fulcro solo a Roma, ma in ogni diocesi, dove sarà aperta nella Cattedrale la “porta del Giubileo” e da lì poi in tutte le Chiese particolari (anche la nostra Chiesa intitolata a “Maria Incoronata” è Chiesa Giubilare), proprio per diffondere nei famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015 A

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è tempo di grazia per la Chiesa di p. Sergio Grazioli IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA fedeli cristiani un autentico “clima misericordioso”, perché questo è un tempo di grazia. «Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre». È una questione non di conquista, ma di attenzione partecipe all’aspirazione più grande dell’uomo: essere amato e poter amare. E l’amore «non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni». Da ciò deriva che «la credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole... Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia». La Chiesa ha bisogno di raggiungere una meta più alta e più significativa per cui «è giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza». Se questo non è vero ottimismo, quello buono, evangelico, cosa sarà mai l’ottimismo? L’annuncio della misericordia è il cuore del Vangelo e solo la misericordia può guarire le tante ferite che l’umanità si porta addosso e continua ad infliggersi nel corso della sua storia. Non è la religione (a meno che non diventi fanatismo, di qualsiasi specie e sotto ogni spoglia!) che rende l’uomo infelice, ma la mancata volontà dell’uomo di vedere e praticare il cuore stesso del cristianesimo: la misericordia, che viene simbolicamente rappresentata anche dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù. Non si tratta di fantasiose astrazioni e miracolistiche attese: si tratta di un impegno da conoscere e da vivere da parte di ogni discepolo del Signore, vero volto della misericordia del Padre. Papa Francesco indica un compito che è di tutti. «La Chiesa sarà chiamata a curare queste ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta». Quindi esorta, facendo piazza pulita di espressioni che si sentono ripetere sempre più sovente anche sulle labbra di “buoni cristiani”: «Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che ane- stetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per vedere le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità». Altro che Giubileo da soddisfare con qualche pia devozione! Giustizia e misericordia vanno a braccetto. «Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore» Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 3

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ALLE FONTI DELLA MISERICORDIA di p. GianMarco Paris L’otto dicembre papa Francesco ha aperto l’anno santo della misericordia, dopo aver aperto la prima porta santa nella Cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana. Come aiuto per vivere il giubileo la nostra rivista propone un percorso di lettura e meditazione di alcune pagine del vangelo di Luca, che sottolinea con tratti originali il tema della misericordia, centrale in tutta la Bibbia, perché più di ogni altro esprime il cuore di Dio, il suo modo di entrare in relazione con le persone che ha creato. Papa Francesco spiega nella lettera “Il volto della misericordia” che l’Anno Santo della misericordia vuole ricordare e mantenere vivo l’evento e il messaggio del Concilio Vaticano II (concluso l’otto dicembre 1965), e cita un passaggio del discorso di Paolo VI a conclusione del Concilio: “la religione del nostro Concilio è stata principalmente la carità… L’antica storia del samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio… Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno”. La parabola del samaritano finisce con un breve dialogo. Gesù chiede al dottore della legge: “quale dei tre ti sembra che si sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti? Egli risponde: colui che lo ha trattato con misericordia. E Gesù gli disse: va’ e anche tu fa’ lo stesso”. In questa parabola troviamo tutto il Vangelo: Gesù insegna che per avere la vita piena è necessario amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi. E amare il prossimo significa accorgersi di chi ha bisogno di aiuto, trattandolo con misericordia. Il samaritano è Gesù, che insegna ad amare, non con le parole ma con la vita, fino ad offrire tutto se stesso in riscatto dell’uomo che soffre nel corpo e nello spirito, perché oppresso dal peccato. Seguire Gesù è fare lo stesso che ha fatto Lui. Gesù è vissuto così per rivelare il volto misericordioso di Dio Padre. L’inizio del Vangelo di Luca ci parla abbondantemente di questo Dio: Egli è il protagonista (mediante i suoi angeli e la guida degli eventi) della storia che là si racconta. Non è un caso che la parola misericordia (quella che incontriamo alla fine della parabola del samaritano) appare altre cinque volte nel Vangelo, e tutte nel primo capitolo! Luca inizia il suo Vangelo raccontando l’annuncio che l’angelo del Signore fa a Zaccaria, nel Tempio di Gerusalemme, della nascita di un figlio: è un fatto straordinario, perché sia lui che sua moglie erano già avanzati negli anni. Zaccaria non riesce a credere e non potrà parlare fino alla realizzazione della promessa. Sei mesi dopo un altro angelo annuncia, questa volta a una giovane donna, a Nazaret, la periferia di Israele, la nascita di un figlio per opera dello Spirito Santo: Maria crede e si rende disponibile a ciò che ancora non può capire. I due fili della storia si incontrano quando Maria visita la lontana parente Elisabetta, della cui gravidanza l’angelo le aveva parlato. L’anziana cugina proclama beata la giovane madre del Messia per aver creduto alla Parola del Signore, mentre nel suo grembo Giovanni esulta per quella visita. Maria risponde alla cugina pronunciando un inno di lode a Dio (il Magnificat). La giovane madre loda la grandezza del Signore, che è per lei fonte di gioia. La prova di questa grandezza è che Dio si è abbassato, si è fatto vicino alla piccolezza di chi non 4 Maria Madre di Misericordia: opera ​ di ​Francesco ​Guadagnuolo in occasione dell’Anno Santo famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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è che una sua serva: ciò l’ha resa degna di onore per tutte le generazioni. Nel passaggio prodigioso dalla verginità alla maternità, Maria scopre lo stile dell’azione di Dio che rinnova la vita del mondo, facendo ciò che agli uomini è impossibile. Maria canta l’agire di Dio nel mondo come un abbraccio di misericordia. Questo suo amore si stende di generazione in generazione su coloro che confidano nel Signore. Dio rinnova il mondo che ha creato, abbassando chi sta in alto e innalzando chi sta in basso, a partire dal piccolo popolo di Israele, che ha scelto per mostrare all’umanità ciò che vuole fare con tutti. Alla fine Maria sottolinea di nuovo che Dio agisce così perché si ricorda della sua misericordia, per compiere quanto ha promesso ad Abramo e alla sua discendenza. La storia continua con la nascita di Giovanni. La maternità dell’anziana Elisabetta e la nascita di Giovanni sono riconosciuti da parenti e amici come segno della misericordia del Signore. Quando arriva il momento del nome, Zaccaria, ancora muto, conferma che il bambino si chiamerà Giovanni. Riconoscendo in lui la promessa di Dio, l’anziano padre ricupera la voce e la usa per lodare il piano di Dio in favore del suo popolo, in cui il bambino appena nato avrà un ruolo fondamentale. Nel primo capitolo del suo Vangelo Luca mostra con chiarezza che l’origine e la ragione della storia di Gesù, della sua missione di salvezza è la volontà di Dio di mantenersi fedele alla promessa fatta al suo popolo, e questa fedeltà non è dettata da convenienze o obblighi, ma unicamente dal suo amore materno e paterno. Con questa apertura chi ascolta il Vangelo è invitato a vedere tutta la vita e l’opera di Gesù come misericordia di Dio. Le “viscere di misericordia” che muovono il Padre a inviare il Figlio, sono le stesse che muovono il Figlio a condividere la sua vita con i gli indifesi e i peccatori, proprio come il samaritano, che passando vicino all’uomo ferito e abbandonato sulla strada lo vede e “ne sente compassione”. Il cantico (Benedictus) inizia benedicendo Dio e continua spiegando le ragioni che portano l’anziano sacerdote a farlo. La prima ragione è che Dio ha visitato il suo popolo, con una visita salvifica e liberatrice, che ha suscitato nella casa di Davide una forza di salvezza (Gesù Messia), che viene a liberare dai nemici che tengono il popolo schiavo. In secondo luogo Zaccaria vede questo intervento di Dio legato con tutta la storia dell’alleanza. Anch’egli (come Maria) insiste sulla fedeltà di Dio alla sua promessa: una fedeltà motivata dalla misericordia che porta Dio a intervenire nella storia mandando il suo figlio. In terzo luogo Zaccaria parla della missione affidata al figlio appena nato, che è di preparare il cammino del Signore (cioè Gesù). La conclusione sottolinea ancora una volta la ragione che muove Dio ad intervenire: le sue “viscere di misericordia”, che esprimono il sentimento materno (in ebraico una parola per dire misericordia è il grembo materno): Dio invia il Figlio nel mondo, come un sole che illumina e guida, a motivo del suo sentirsi madre e padre del popolo eletto. Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 5

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UNA NUOVA STRADA E’ STATA TRACCIATA di p. Alessandro Bergami IL SINODO SULLA FAMIGLIA: Il Sinodo sulla famiglia conclusosi il 25 ottobre ha avuto, già consenso. Papa Francesco, più che prendere delle decisioni in da subito, un contributo in termini di analisi e commenti che solitaria, ha avviato un modo di procedere che coinvolge una delineano un quadro attendibile del tema in questione. pluralità di soggetti; il percorso che c’è stato vuole essere un punto di non ritorno: è così che nella Chiesa si trattano le Potrebbe essere superfluo aggiungere qualcosa, ma credo sia questioni più importanti, consentendo a utile per i non “addetti ai lavori” tentare tutti di parlare ed essere ascoltati, di paruna sintesi che aiuti a capire il significato Nel mese di ottobre si è realizzato tecipare nella corresponsabilità. . E, per di questo evento e soprattutto che cosa aca Roma il Sinodo dei vescovi di più, è stato fatto su un tema che per cadrà ora. Infatti, ritengo che la conclusiodedicato alla famiglia. anni e anni è stato “blindato” come quelne del Sinodo sia un inizio, non una fine. lo della famiglia, riguardo al quale tutto Provo a spiegarmi in alcuni punti sintetici. Il tema è stato: la vocazione e sembrava già certo e stabilito dal magiA tutto questo sta alla base una premessa la missione della famiglia nella stero e dalla dottrina. fondamentale: con questo sinodo il Papa Chiesa e nel mondo contemporaneo. ha saputo chiedere e iniziare a imprimere Il secondo punto è il cambiamento del alla Chiesa cattolica un volto sinodale, una linguaggio. La conseguenza del metomodalità di essere comunità che si è rivelata do sinodale è stato un modo diverso di capace di creare concordia e unità. Questo parlare della famiglia. Forse tanti, sodato è ancor più importante rispetto alle prattutto quelli che si aspettavano slanci stesse conclusioni sul tema della «famiglia maggiori, hanno poca memoria. Prima oggi» cui i vescovi sono giunti con un condel Sinodo, parlare di famiglia signifisenso di ampiezza forse da molti inattesa. cava parlare di valori non negoziabili, natura e legge naturale, dibattiti politici, Dobbiamo riconoscere l’esattezza dell’ imcomportamenti ammessi o non ammessi magine usata da Francesco nel discorso per soprattutto in campo sessuale. Ora prei cinquant’ anni dell’ istituzione del sinodo vale un altro vocabolario: accoglienza, dei vescovi: la piramide ecclesiale va capointegrazione, discernimento, coscienza... volta perché in alto sta la base, il popolo di 5 E’ diverso l’approccio, sono diversi gli acDio, e sotto sta il vertice, Papa e vescovi, Santa Paola Elisabetta Cerioli centi e le priorità, hanno una maggiore servitori della comunione. Questa è la viha vissuto e indicato la famiglia come centralità le persone, la loro realtà, le loro sione dell’ ordinamento della Chiesa seconil fine di ogni buona educazione e il fatiche. Si parla di famiglia in una chiave do il Vangelo: chi è primo si faccia ultimo, mezzo per la “riforma cristiana” della positiva, a partire dal suo valore ma anche chi è grande si faccia piccolo, chi presiede si società, cioè la costruzione di un mondo delle sue difficoltà, più che in base a prea misura umana perché modellato metta al servizio di tutti. Questo non può scrizioni o condanne. Il terzo punto è che sul progetto di Dio. essere solo un augurio e papa Francesco ha il Sinodo ha aperto a nuove possibilità. iniziato a metterlo in pratica facendo parCome dice una voce autorevolmente vitecipare al sinodo, attraverso un ascolto atcina al papa, ora Francesco ha le mani litento e puntuale - almeno là dove le chiese bere per la sua esortazione apostolica che locali hanno accolto l’ invito - dei cristiani sarà il vero esito del Sinodo. Era imporquotidiani, quelli che vivono la sequela di tante che questo Sinodo non chiudesse. Gesù nella compagnia degli uomini e senza esenzioni. Un documento che copre temi ampi e complessi come la Relazione finale del Il primo punto a cui accennavo sopra è queSinodo non è uniforme. Presenta luci e ombre che rispecchiasto: è cambiato il modo di procedere nella chiesa cattolica. Il no la differenza di sensibilità e approcci presenti all’interno primo aspetto del Sinodo è l’aver stabilito per la chiesa cattodella chiesa, e questo è il quarto punto. Elementi molto posilica un metodo per affrontare le questioni e la formazione del 6 famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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tivi sono, per esempio la via del discernimento per affrontare le situazioni ferite e le nuove unioni, evitando di ingabbiare e congelare i vissuti personali in categorie giuridiche, nella prospettiva dell’integrazione e non dell’esclusione la centralità della coscienza nelle scelte procreative, slegando il tema dall’irrigidimento sul discorso della contraccezione; il ruolo delle famiglie e della presenza femminile nella formazione dei futuri preti, puntando sull’equilibrio psicologico e affettivo. Altri aspetti sono più problematici, come la questione gender: si ribadisce il rifiuto dell’approccio ideologico, ma sarebbe stato meglio esplicitare la necessità di adottare una prospettiva di genere per superare quelle visioni che penalizzano la donna. Un altro aspetto carente riguarda l’omosessualità, rispetto a cui manca una nuova considerazione dei dinamismi affettivi che superi una comprensione incentrata sul peccato sessuale. Finito il Sinodo, si apre il dopo-Sinodo che è tutto da impostare e costruire. Molto dipenderà dall’esortazione di papa Francesco. Il suo discorso conclusivo costituisce sicuramente una chiave interpretativa di quanto è maturato e soprattutto delle future direzioni. Bergoglio dice che difendere la dottrina significa difendere lo spirito e le persone, non la lettera e le idee, e afferma che la conversione non è il prezzo della salvezza, ma la risposta alla misericordia di Dio. E’ un orientamento chiaro. Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 7

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BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 200 200 LA PASSIONE DI EDUCARE di p. Gianmario Monza 1. Passione educativa. BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 Chiudiamo questi nostri articoli, in vista dei 200 anni dalla nascita di madre Cerioli, lasciandoci guidare dal suo essere stata educatrice, prima come sposa e madre, poi come religiosa e fondatrice, dal suo essere stata madre spirituale, educatrice innovativa e profetessa della carità. Madre Cerioli fondò i fratelli, le sorelle, le madri ed i padri della Sacra Famiglia per dare avvenire a chi non ne aveva: a partire dalla sua esperienza di fede, dalla sua scoperta della paternità e maternità di Dio che si era concretizzata nell’esperienza della santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. In essa Gesù trova avvenire perché trova una famiglia, un padre ed una madre che lo accolgono, anche se per lui e per loro non c’era posto nell’albergo (Lc 2,7): contemplando questo mistero, Santa Paola voleva dare avvenire soprattutto ai piccoli, indifesi ed impediti di abitare il mondo a causa dell’umana ingiustizia. Madre Cerioli si offre a noi come guida e maestra di educazione ed ha delle caratteristiche sue proprie che ci colpiscono, se paragonate al clima di assurdo rigorismo che regnava nel secolo scorso (e che è praticamente proseguito fino al Concilio Vaticano II); il suo stile educativo ci pare che lo possiamo riassumere nei seguenti sei punti. 8 Madre Cerioli, era una donna fortemente appassionata alla sua missione educativa, ed in tal senso così spronava le sue prime compagne: «L’educazione delle Figlie di S. Giuseppe, deve essere per una Suora della Sacra Famiglia l’impegno più grande e più importante, quello al quale deve attendere con più zelo, con più amore, essendo esso il fine più proprio e speciale della loro Istituzione. Ma se volete che questo fine si compia così perfetto e così puro come Dio e S. Giuseppe lo vogliono da voi, amatelo questo fine, abbiate stima di questa Istituzione, e così amerete anche le vostre Figlie quantunque povere contadine. Ob! amatele queste care Figlie, amatele a preferenza di quelle di maggior condizione; queste sono più bisognose, più care al Signore che ve le consegnò, in queste risplendono la sua bontà, la sua misericordia. La stima e l’amore, vedete, sono tanto necessarie in un’opera che oserei dire vanno del pari col suo progresso e servono di misura per compirlo perfettamente». Poi aggiunge: «Guardate dunque l’impegno e l’alacrità che dovete avere! Si tratta nientemeno di dare alle vostre Figlie, direi (se non incorro in errore) una seconda creazione! Guardate quanto è grande la vostra missione! Deh! possiate conoscerla e rilevarne tutta l’importanza, onde adempierla con generosità, con amore e con costanza». 2. Amore per gli educandi. Esso trae origine dall’amore del Padre che, attraverso lo Spirito Santo, si è su di noi chinato nel Figlio Gesù, per cui il fine della nostra azione educativa è formare il cuore degli educandi a fare di Gesù il centro affettivo ed effettivo della loro vita perché Lui solo è amore, pace, libertà, tenerezza, bellezza, bontà e felicità. Lasciamo adesso la parola a Madre Cerioli: «Sollevate ed attaccate i/le ragazzi/e soavemente a Dio, rappresentandolo loro buono, santo, misericordioso e liberale e non stringete loro il cuore, non impoverite l’intelletto, predicandolo ad ogni momento severo, terribile, sempre pronto a punire e castigare per ogni piccolo mancamento. Io vorrei che tutti amassero, servissero Dio puramente per amore, per riconoscenza, per gratitudine, perché ci è Padre, Creatore, Benefattore. Chi opera per amore opera generosamente». famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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Essa va correttamente intesa; infatti Madre Cerioli sembra scagliarsi apertamente contro il metodo repressivo quando dice: «guardate che la vostra vigilanza non sia un atto che opprime, che rende schiavi, che toglie quella libertà innocente di parlare, di esprimersi e di svilupparsi, così dannosa alla natura e che rende diffidenti, sospettosi, inquieti. La vostra vigilanza, miei carissimi, deve essere soave, quieta, caritatevole, preveniente; deve essere insomma come quella del nostro buon Angelo». Ella vede nella vigilanza dell’angelo custode lo stile educativo che deve caratterizzare la nostra azione: l’angelo custode vede, ma lascia fare, vigila ma non opprime, ti è vicino ma non ti soffoca, ti è distante ma non ti abbandona, è dolce ma ti mette fermamente in guardia contro il male. 3. La vigilanza. Essa dice l’intenzionalità profonda di Madre Cerioli, che vedeva l’educazione come una «seconda creazione», e dice ancora la capacità profonda di mettersi dal punto di vista dell’altro, dice il chinarsi con sollecitudine su qualcuno, perché cingendoti liberamente il collo possa alzarsi e vivere meglio. Un’immagine efficace è quella narrata da Gesù nella parabola del buon samaritano (Lc 10,29-37), che concretizza gli atteggiamenti specifici della prossimità: vedere l’altro/a, provare immensa tenerezza, condividere,farsi vicino, fasciargli le ferite e avere cura lui/lei. Un’icona evangelica del lavoro educativo è bene espressa dalla parabola del seminatore: nostro compito è seminare il più possibile. L’atto educativo segue la logica del granello di senapa (Marco 4: le parabole del Regno), secondo l’angolatura del nostro essere educatori ci suggerisce stimoli davvero interessanti per il nostro concreto lavoro educativo che è una vocazione, una missione entusiasmante, è un modo per essere sale della terra e luce del mondo perché chi vede la nostra passione giunga a «rendere gloria al Padre che è nei cieli» (Mt 5, 16). 6. Prossimità. 4. L’empatia. Essa è un modo di intercettare da vicino la persona, i suoi sentimenti interni; l’empatia permette una vicinanza ai/alle ragazzi/e, perché fa assumere anche il loro punto di vista come criterio di interpretazione delle loro questioni, facendoci astenere da un giudizio che condanna, reprime, marchia. L’empatia ha anche come obiettivo quello di indicare dei criteri capaci di guidare la crescita, che l’educando deve fare propri, evitando un rigorismo che tarpa le ali. Il rapporto educativo è asimmetrico e Madre Cerioli ci ricorda che siamo «padri/madri, maestri/e, amici/amiche» degli educandi. Essere tutto ciò richiede tempo e cammino, anzitutto su di sé per essere guide significative. Anche un rapporto amichevole con gli educandi non deve fare perdere di vista all’educatore il carattere asimmetrico e non paritario della relazione educativa: non per costringere l’altro o farlo sentire inferiore ma per aiutarlo a crescere. 5. Asimmetria. Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 9

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SANTA PAOLA ELISABETTA VIVE OGGI a cura della redazione Stiamo per celebrare il 200° anniversario della nascita della Fondatrice. Per la nostra famiglia religiosa ciò significa fare memoria grata della vita di Santa Paola Elisabetta e dell’eredità che ella ha lasciato ai suoi figli e figlie. Significa farci ancora di più compagni di viaggio delle famiglie e dei bambini con cui attraversiamo il nostro tempo, per accoglierli ed educarli in nome di Dio, con lo stesso spirito che ha riempito e cambiato il cuore di S. Paola Elisabetta. Questo anniversario è una occasione favorevole per attuare con semplicità e il primo obiettivo che papa Francesco indica ad ogni Congregazione religiosa per l’anno della Vita Consacrata, che si concluderà a febbraio: “Guardare il passato con gratitudine: Ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico… Raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia e il senso di appartenenza dei suoi membri. Si tratta di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse, a iniziare dai Fondatori, dalle Fondatrici e dalle prime comunità. È un modo anche per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate”. Rinnovando questa memoria potremo anche guardare agli altri due obiettivi che il papa ci ha indicato: vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza. Durante questo anno rileggeremo ancora una volta, con rinnovata attenzione e interesse, la vita della nostra Fondatrice, ciò che lei ha fatto e anche quanto ha lasciato scritto. Con le sue parole ci indica gli obiettivi che l’hanno orientata; con le sue azioni ci mostra che ha seguito in pienezza il Signore. Santa Paola ha fatto qualcosa di molto semplice e grande, perché si è aperta alla fiducia totale in Dio nel momento della prova ed è risuscitata con Gesù per vivere in modo nuovo l’ultima tappa della sua vita di cristiana, di madre e di educatrice. L’auspicio è che questo cammino comune ci faccia una volta di più la bellezza della sua fede e della sua carità educativa, 10 perché diventi per ciascuno di noi una compagna di viaggio, che ci illumina e ci assiste nella nostra vita di cristiani, di genitori e di educatori. Durante il mese di gennaio, che racchiude le date della memoria liturgica di Santa Paola Elisabetta (23) e della sua nascita (28), pregheremo e ricorderemo la sua vita. La pubblicazione di una raccolta di alcuni dei suoi scritti sarà un aiuto per approfondire la nostra amicizia con lei e il legame spirituale tra tutti coloro che ne ammirano e seguono le orme. famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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I LAICI ALLARGANO LA NOSTRA FAMIGLIA di p. Roberto Maver “Padre, io sono a completa disposizione. Se ha bisogno di me qui, o in un’altra comunità, disponga pure”. Questa affermazione di disponibilità totale l’ho ricevuta non da un confratello, come si potrebbe immaginare, ma da una persona laica che da alcuni mesi collabora con una nostra attività educativa in Brasile. A partire da aprile, la signora Elisa ha chiesto, dopo un periodo di discernimento, di vivere con la nostra comunità di Peabiru. La mattina prega con i religiosi della comunità, durante il giorno lavora nel progetto di sostegno dei bambini bisognosi sostenuto dalle adozioni a distanza, pranza con la comunità e i seminaristi e alla sera si trasferisce nell’orfanatrofio per assistere i bambini del nostro “Lar Carlinhos” (Casa Carlino). Elisa è vedova da una decina d’anni, è di Assai e ha tre figli già sposati. La sua è una scelta di vita ‘alternativa’. Poteva continuare a fare del bene al suo paese, occuparsi della sua famiglia, dei suoi nipoti, ma qualcosa l’ha spinta a cambiare vita: l’esempio di Paola Elisabetta Cerioli. Di storie come quelle di Elisa ce ne sono più di una nella nostra famiglia religiosa, e di questo ringraziamo il Signore. Si tratta di persone che lasciano tutto e, rimanendo laici, decidono di condividere la spiritualità e il carisma di Santa Paola; famiglie che offrono tempo, soldi, ospitalità per condividere il sogno di una casa famiglia, persone che ricercano un senso diverso per la loro vita. L’importanza dei laici all’interno della chiesa si è fatta sempre più viva a partire dal Concilio Vaticano II. La costituzione conciliare Lumen Gentium, il decreto Apostolicam actuositatem ed i tanti documenti successivi, ad esso ispirati, specialmente la Christifideles laici, di Giovanni Paolo II, offrono a riguardo una lettura teologica e spirituale innovativa, che favorisce e valorizza il ruolo dei laici nella Chiesa. Il Concilio, superando precedenti interpretazioni prevalentemente negative, si è aperto a una visione decisamente positiva e ha manifestato il suo fondamentale intento nel definire la Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa ed al suo mistero e il carattere peculiare della loro vocazione. Essa consiste nel “cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali ed ordinandole secondo Dio” » (Lumen Gentium, 31). Anche la nostra Congregazione da molto tempo sta riflettendo su come valorizzare la collaborazione con i laici. L’ultimo Capitolo generale ha continuato e approfondito questo cammino. Non ha parlato solo di collaborazione ma anche di ‘partecipazione’: “Accogliere nelle Comunità e Aree geografiche la sensibilità di laici che desiderano partecipare alla nostra spiritualità e missione, a partire dalle esperienze già esistenti, valutando gradualmente i tempi e modi opportuni per dare una veste istituzionale a questo movimento”. Partecipazione in vista di una istituzionalizzazione. Si apre, così, per la nostra famiglia religiosa una nuova e interessante frontiera carismatica. Non si tratta solo di offrire alcuni spazi ai laici per ‘collaborare’ con la nostra istituzione; questo è sempre stato fatto e con grandi risultati. Si tratta di rendere stabile un modo di partecipare da laici all’espressione del nostro carisma e della sua missione nella chiesa. Già ricca per la vocazione dei consacrati fratelli e dei consacrati preti, impreziosita dalla comunione e collaborazione con le sorelle nate dalla stessa Fondatrice, ora la nostra Congregazione desidera dar valore a questa nuova forma di espressione del carisma. Santa Paola Elisabetta non ha previsto nella sua fondazione un “terz’ordine”, non ne ha pensato la forma e l’organizzazione, ma ha sempre espresso, a partire dalla sua esperienza personale e dalla spiritualità di San Francesco di Sales, una profonda attenzione alla santità per tutte le forme di vita, indipendentemente dal loro stato. L’attiva partecipazione del laicato alla vita interna della Congregazione, lungi dall’essere funzionale alla sola missione, alla conduzione delle opere che i religiosi (per la diminuzione del numero) ha difficoltà a gestire, appare come promettente esplicitazione della forza del carisma di Santa Paola. Oggi, preparandoci a celebrare il duecentesimo anniversario della nascita di questa donna straordinaria, questo segno di vita nuova che sta germinando nelle nostre comunità ci stimola a aprire lo scrigno prezioso della sua spiritualità a tutti gli stati di vita, ad allargare le relazioni della nostra famiglia religiosa per inserire, a pieno titolo, coloro che Dio chiama ad evangelizzare il mondo. 11

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GIORNATA MISSIONARIA 1ª DOMENICA DI OTTOBRE 2015 di p. Vittorio Carminati E’ stata davvero una bella giornata! Anche il tempo si è inchinato alla nostra gioia risparmiandoci la pioggia e lasciando che il sole ci ammiccasse a volte con luce limpida. Come da programma abbiamo iniziato ritrovandoci insieme, numerosi, attorno alla mensa del Signore. L’emozione era alta quella mattina, a Martinengo, nel Centro Missionario della Sacra Famiglia. Tutti: il popolo di Dio con i celebranti, presieduti dal Superiore Generale e i religiosi presenti si lasciavano prima coccolare dalle note dell’organo e dalle voci della Corale Sacra Famiglia per poi lasciarsi trasportare decisamente più in alto sulle ali del “Gloria” e del “Santo” per poi infine adagiarsi, di nuovo, nella dolcezza del momento della Comunione che ci trasformava in “un cuor solo e un’anima sola” anche con i nostri confratelli e consorelle in missione. Il riferimento spirituale della giornata diventava l’omelia di p. Gianmarco che ancora una volta, con la sua consueta profondità di contenuti e semplicità di esposizione, evidenziava la dimensione evangelica e teologica della missione cristiana declinandola nel quotidiano della Missione Sacra Famiglia In particolare rimarcò la “missio ad gentes”, per noi in Brasile e Mozambico, e la necessità di una continua interdipendenza di azione tra i religiosi della Congregazione con i laici, gli amici, i volontari, soprattutto con coloro che sono impegnati con grande generosità nelle adozioni a distanza. Alla fine della celebrazione solenne venne presentata all’assemblea la nostra missionaria laica Anna Amati. Questa nostra volontaria, dopo aver ricevuto l’opportuna formazione, sarebbe partita il giorno dopo per Maxixe, in Mozambico, per dedicare colà un anno della sua professionalità e del suo impegno cristiano. Uscendo di chiesa abbiamo incontrato un piacevolissimo tocco di colore e di sapore, realizzato con la collaborazione delle volontarie, nei banchi di beneficenza colmi di oggetti tipici africani e prodotti gastronomici bergamaschi che alla fine, anch’essi, hanno dato un forte aiuto ai nostri missionari. Ma ormai eravamo pronti al secondo momento. Passando … per il bar del Centro di Spiritualità, abbiamo raggiunto il teatro dove abbiamo messo a confronto le nostre idee 12 sopra la missione avendo come base di discussione i filmati inviatici dai nostri confratelli che, oltre ai saluti, ci hanno offerto spunti di riflessione animando decisamente la folta platea presente. Il Superiore Generale ha colto l’occasione per salutare, dopo due anni di lavoro al Centro Missionario, padre Vittorio Carminati destinato a dare una mano al Santuario della Bozzola e ad annunciare il nuovo responsabile nella persona del carissimo padre Sergio Grazioli. Per la verità il dibattito ci stava prendendo davvero e avremmo voluto continuare, ma la campanella del refettorio non dava tregua. Non proprio dispiaciuti e dopo aver gustato l’incontro spirituale in chiesa e quello culturale in teatro ci alzammo per dare anche al corpo una risposta conveniente. È stato davvero piacevole incontrarsi con un antipasto di recente e pregevole fattura casareccia, con un primo di lasagne degno dei migliori ristoranti e un secondo che adesso non ricordo bene (per la verità ero già sazio) ma probabilmente di arrosto. Per finire i soliti professionisti della tombola, hanno animato allegramente sigillato una giornata davvero bella che ci uniti ancor di più, tutti noi, gente della Sacra Famiglia dandoci appuntamento all’anno prossimo. famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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di Osvaldo Josè David MI CONSACRO PER SEMPRE A DIO Dopo aver terminato gli studi di teologia, ho vissuto una tappa ancor più speciale della mia vita religiosa: il 15 di novembre nella Parrocchia Sacra Famiglia di Maxixe ho celebrato la mia consacrazione perpetua a Dio. Per me celebrare questo umile ma speciale rito, è come se avessi ricevuto il battesimo per la prima volta, rivivendo la pasqua che è il passaggio dalla morte con Cristo per risorgere con Lui alla vita nuova. Questo passaggio lo paragono al passaggio di appartenenza dalla mia famiglia biologica alla definitiva mia famiglia religiosa, che è la Congregazione della Sacra Famiglia. Quella domenica, quando venni chiamato davanti al Superiore Generale, e ai confratelli e alle consorelle, mi sentivo come un bambino che confida totalmente in suo padre e sua madre. Con la stessa paura del bambino che davanti al proprio padre e madre apre le braccia e li incontra per lo stesso abbraccio, perché si affida e vuol sempre stare con loro. Così ho affidato tutta la mia vita senza riserve nelle mani di Dio Padre, che mi dona la chiesa da amare di più. Allo stesso tempo, riconosco la grandezza e la responsabilità che questo rito richiede, dopo che sono il primo frutto che germoglia dal seme carismatico seminato da Santa Paola Elisabetta nella terra mozambicana, dal suo arrivo nel 1998, sento il dovere di caricarmi sulle spalle il buon esempio e l’umile responsabilità, per poter molto stimolare i miei fra- telli in formazione che mi seguono. Mi rendo conto di aver fatto una scelta felice e giusta per me, quindi voglio ringraziare immensamente la Congregazione della Sacra Famiglia per avermi accompagnato nella scoperta del carisma di Santa Paola e di avermi accettato a far parte per sempre nella sua famiglia e ora anche mia famiglia, nonostante i miei limiti umani, ma voglio confidare nei miei confratelli che mi aiutano a crescere ogni giorno in tutte le dimensioni. Prego la Santa Fondatrice e San Francesco Saverio (patrono dei missionari) perché continuino ad intercedere per me e per tutti i religiosi della Congregazione Sacra Famiglia, affinché Dio versi sempre su noi le sue benedizioni, e ci incontri con cuore docile e aperto alla missione dove ci vorrebbe disponibili, per annunciare la sua Parola e testimoniare il suo amore come padri spirituali per molti bambini senza futuro. Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta 13

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LA REALIZZAZIONE DI UN SOGNO 10 anni dell’ Università Pedagogica Sacra Famiglia Maxixe di p. Ezio Lorenzo Bono Grande festa a Maxixe per la Congregazione della Sacra Famiglia, che quest’anno celebra i 10 anni della fondazione della sua università. Quando abbiamo cominciato questa avventura dieci anni fa, sembrava una “mission impossible”, un sogno irrealizzabile, ma come si vede, anche i sogni a volte si realizzano. L’università ha cominciato la sua attività con 3 corsi di laurea e 175 studenti. Oggi conta con circa 4.000 studenti e 14 corsi di laurea. Da sottolineare che tutti i corsi sono a numero chiuso, se no il numero triplicherebbe. All’aumento quantitativo, si è accompagnato anche quello qualitativo. La grande sfida di questi anni è stata quella di investire nella formazione del nostro corpo docente (25 docenti all’inizio, e attualmente 150), con programmi di formazione che comprendono masters e dottorati di ricerca, inviando i futuri docenti a qualificarsi in vari paesi, soprattutto in Europa. Da circa tre anni, il governo mozambicano, visti i buoni risultati raggiunti, finanzia integralmente il funzionamento dell’università, e questo ha permesso a un numero maggiore di studenti poveri, di iscriversi ai corsi di laurea. Lungo questi anni si sono laureati da noi più di 1500 dottori che lavorano in vari campi della scuola, amministrazione pubblica, commercio, etc. La presenza di una università ha cambiato molto la città di Maxixe e la Provincia, e ha contribuito in modo significativo per lo sviluppo del territorio. Vogliamo ringraziare tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno contribuito per la nascita e crescita dell’università. Sono molte le persone della Congregazione Sacra Famiglia, della Chiesa, dello Stato mozambicano che hanno preso parte alla nascita di questo progetto, ma vorremmo ringraziare specialmente i protagonisti della prima ora, in modo particolare P. Edoardo Rota allora Superiore Generale, che ha avuto una grande lungimiranza e coraggio nel lanciare la Congregazione in questa avventura straordinaria, e P. Vittorio Carminati, primo amministratore dell’Università che ha curato la costruzione dei primi edifici. 14 Vogliamo chiedere a Santa Paola Elisabetta, che è l’ispiratrice e l’anima del nostro apostolato educativo, di continuare a benedire e accompagnare i suoi figli africani, che grazie a lei, potranno avere un futuro migliore. famiglianostra | Settembre - Dicembre 2015

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di Carlo Benincasa FINALMENTE APRO GLI OCCHI ... Durante la giornata missionaria del 4 ottobre, Carlo e Rita, della nostra parrocchia di Cerveteri, hanno raccontato l’esperienza vissuta l’estate scorsa, visitando, per la terza volta, le comunità del Mozambico. Carlo ha accetto di condividere con noi qualcosa che la missionse sta muovendo in lui. A voler guardare la mia vita al di fuori del mio essere, ci sarebbe da spalancare gli occhi, perché di vite in realtà, ne ho vissute tre. Ma fatemi fare un passo indietro. Mi chiamo Carlo Benincasa e nasco da una situazione di prostituzione (prima vita). Intorno ai cinque anni, due signori mi si presentano davanti agli occhi mentre ero impegnato a giocare in un orfanotrofio e chiedono se possono amarmi (seconda vita). Tre anni fa, si spegne tra tante sofferenze mia mamma e finalmente apro gli occhi (terza vita.) Tre vite complementari, necessarie l’una all’altra perché potessi arrivare a seguire Gesù, seppur con tutti gli umani limiti del caso e, d’altronde, santo non lo sono. Come seguire Gesù onorando la memoria dei miei? Bella domanda alla quale, forse, ho cominciato a dare una risposta circa un anno fa, grazie alla Congregazione della Sacra Famiglia di Bergamo ed al progetto che prende il nome di mamma e papà “Ludy e Gualtiero” e che prende vita in Africa. Un altro dono di Gesù, mi comincio a chiedere se ce l’abbia con me e mi rispondo che si, mi sa proprio di si. E così eccomi a raccontare l’Africa, una realtà che avevo sempre avuto in mente, prima che nel cuore, o forse in entrambe, fin da bambino. Come fai a non innamorarti dell’Africa? Ti chiedi. Anche il più duro di sentimenti di fronte agli occhi dei bambini neri ed alla ingenuità semplice degli adulti, non può rimanere indifferente. Poi entri ancora di più nello specifico della realtà, ti immergi nelle missioni curate dai Padri della Congregazione, vedi Marracuene, Maxixe, Mongue, vedi gli orfanotrofi e le escolinhe, vedi l’Università, vedi il Vangelo che si fa carne e sangue nelle mille attenzioni di questi Padri e Sorelle verso i più bisognosi, i più poveri, gli ultimi. Come fai a non innamorarti ed a voler andare ancora più nel profondo, a chiederti come sia possibile che si Misericordiosi come il Padre... in compagnia di S. Paola Elisabetta stia costruendo il regno di Dio in un modo così bello e silenzioso, senza che tu ci abbia mai fatto troppo caso? Scopri, pur avendone sentito parlare, che tutto iniziò tanto tempo fa da una ricca donna, Costanza, poi Paola Elisabetta Cerioli, che a passi decisi abbracciò la carità e la povertà per il solo interesse degli ultimi e non per celebrare se stessa. E vivi e vedi la sua esperienza, la sua testimonianza, nella testimonianza di chi l’ha succeduta. In ogni Padre e Sorella in Mozambico, ho potuto toccare con mano Elisabetta, permettetemi di chiamarla così, senza un “Santa” precedente al nome, perché di fatto la sua esistenza aveva già della santità senza dover essere a tutti i costi menzionata. Così, quando hai vissuto per due volte una esperienza tanto profonda, sono infatti due anni di seguito che mi reco in Mozambico, ti cominci a fare delle domande pesanti ma necessarie. Cosa ho fatto fino ad ora? Ho mai partecipato, condiviso, la mia vita con chi aveva più bisogno di me? E se mai mi sono accostato ad un Gesù seduto sull’asfalto a chiedere l’elemosina, o l’altro abbandonato su di un letto di ospedale e… e potrei continuare per parecchio, ebbene, se mai mi sono accostato, come l’ho accolto? Ecco, spero che in queste poche righe si sia percepito che è nato in me forte e sincero, il desiderio di condividere la mia vita con chi non ha avuto le opportunità che ho avuto io e che il carisma di Paola Elisabetta insieme al mio desiderio di continuare ad onorare i miei, mi spingono sempre più a farlo con la fratellanza ed amicizia che, i Padri e Sorelle della Congregazione della Sacra Famiglia, mi hanno donato in questo momento della mia vita. Il mio cuore oggi mi chiama all’ Africa, ma per vedere se è anche la volontà di Dio permettetemi di citare il testo di una canzone : “lo scopriremo solo vivendo”. Termino riportando quanto ho ascoltato in una testimonianza: “ la matematica di Dio è strana, per moltiplicare usa le divisioni”. Ecco, è bello dividere con e quindi condividere, la propria vita con chi ha bisogno, perché in quel bisogno c’è Gesù. 15

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