AGRICOLTURA 11/2015

 

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QUALITà NEL MONDO

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ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE Qualità nel mondo MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA a pag. 6 MERCATI Missione in Usa: nuova frontiera dell’agroalimentare a pag. 21 PSR 2014-2020 115 milioni per chi coltiva nel rispetto dell’ambiente a pag. 43 DOSSIER CREDITO Volumi in crescita grazie ai prestiti a breve termine N. 11 - NOVEMBRE 2015

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itoriale SIMONA CASELLI Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna Un “dopo Expo” ricco di opportunità per l’agroalimentare regionale E xpo Milano 2015 è stato un evento straordinario, per partecipazione di pubblico, rilevanza dei temi trattati e dei contributi etici, politici, scientifici. Ora è tempo di bilanci e di progetti per il futuro. La partecipazione della Regione Emilia-Romagna è stata un successo, riconosciuto a partire dal Ministro Martina. Un successo frutto di un grande lavoro di squadra, che ha permesso di valorizzare le migliori forze della società regionale per raccontare la nostra cultura, i valori, la capacità imprenditoriale, la qualità del nostro sviluppo e dei nostri prodotti, la forza di un modello che ci ha portati ad affrancarci dalla povertà del Dopoguerra, diventando una delle regioni più avanzate d’Europa. Il nostro sistema agroalimentare è stato protagonista assoluto: lo abbiamo descritto ai visitatori, alle delegazioni e ai padiglioni stranieri per far conoscere i punti di forza della nostra agricoltura, promuoverne i prodotti  e il potenziale commerciale. Ma abbiamo anche parlato – con autorevoli interlocutori di tutto il mondo – del futuro di questo comparto, del contributo che potrà dare alla sfida di nutrire il pianeta in modo sostenibile a fronte di una popolazione crescente, delle innovazioni necessarie e della proiezione internazionale che le nuove sfide richiedono. Al World Food Research and Innovation Forum, che si propone come piattaforma mondiale permanente, con base in Emilia-Romagna, di ricerca sulla sicurezza alimentare e la salubrità degli alimenti hanno partecipato scienziati e rappresentanti istituzionali di oltre 60 paesi. La prossima edizione sarà il 9 e 10 maggio 2016 in occasione di Cibus a Parma e dovrà consolidare definitivamente il progetto. Il progetto Life Climate Changer, che sta sperimentando tecniche in grado di sequestrare il car- bonio nei suoli e ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, è stato presentato alla stampa estera a Expo e costituisce una delle migliori pratiche europee in campo agricolo per il contrasto al cambiamento climatico e migliorare la salubrità dei suoli. Nella recente missione in California con il presidente Bonaccini, la prima iniziativa post Expo in assoluto in Italia, incontrando il governatore Jerry Brown, la ministra dell’Agricoltura Karen Ross, docenti universitari e operatori del settore agroalimentare, abbiamo impostato collaborazioni su questi progetti e creato relazioni per facilitare gli scambi commerciali e scientifici. Ci siamo inoltre fatti ambasciatori della Carta di Milano e la California con la firma di Karen Ross è stata il primo Stato Usa a sottoscriverla. La dimensione internazionale è essenziale per essere competitivi. Per questo durante Expo è stato svolto un intenso lavoro di relazione con i tantissimi paesi presenti. Come assessore all’Agricoltura ho dedicato il massimo impegno a questa attività di “diplomazia agroalimentare”,  che ci ha permesso di incontrare capi di governo, ministri  e responsabili delle attività commerciali e d’investimento di molti paesi, con cui l’interlocuzione e la cooperazione sono ora più facili. Ne è emerso un enorme potenziale per la nostra agricoltura, dal punto di vista dell’export, ma anche della possibilità di sviluppare progetti comuni, sia a carattere solidale che imprenditoriale. Il made in Italy gode di grande reputazione. Il made in Emilia-Romagna  nel campo del cibo e della gastronomia ha una forza ancora maggiore. Sta a noi ora, riproponendo lo sforzo corale messo in opera a Expo, valorizzare al massimo, tutti insieme, le relazioni avviate, il nostro “saper fare”, l’innovazione e la ricerca, per costruire un futuro di nuove opportunità, crescita e lavoro. 3 NOVEMBRE 2015

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE Un “dopo Expo” ricco di opportunità per l’agroalimentare regionale Simona Caselli ANNO 43 - N. 11 NOVEMBRE 2015 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE CANTELLI ROTOWEB srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n° 001023801994 c/c bancario IBAN IT-51-R-07601-02400-001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ 24 QUI EUROPA 111 milioni per promuovere l’agroalimentare a cura di Carla Cavallini Fatti 06 INTERNAZIONALIZZAZIONE Obiettivo California a cura della Redazione 26 SCIENZA, CIBO, SALUTE Produrre i semi e coltivare in autonomia Olga Cavina 28 LE SFIDE DELL’AGRICOLTURA/1 Aumentare le rese, ridurre i consumi Ciro Gardi 08 PRODOTTI DI QUALITÀ Le eccellenze nostrane conquistano gli Usa Giancarlo Martelli 30 LE SFIDE DELL’AGRICOLTURA/2 Quando il meteo minaccia il cibo Ciro Gardi 10 VOLA IL FOOD TOURISM I media mondiali celebrano la cucina dell’Emilia-Romagna Antonio Apruzzese 32 SERVIZI PER L’AMBIENTE Una “Charta” per rilanciare il progetto Climate smart Camilla Chieco, Nicola Di Virgilio Federica Rossi, Sandro Serenari 14 GRANDE DISTRIBUZIONE Una super Coop, con il cuore sul territorio Paola Fedriga 16 ACCADE IN GERMANIA Biologico in mensa, il modello tedesco Rossana Mari 34 LA XXI CONFERENZA ONU I Governi mondiali al capezzale del clima Vittorio Marletto 19 AGREA NEWS Pagati 720 milioni nell’esercizio 2015 Silvia Lorenzini 21 QUI REGIONE Più forza all’agricoltura che vuole bene all’ambiente a cura della Redazione O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 25/11/2015 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Bologna Welcome

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NOVEMBRE 2015 Economia 37 PRIMO BILANCIO Barbabietole: rese ridotte per la siccità estiva Daniele Govi, Luca Rizzi Ricerca e sperimentazione 50 FILIERA LATTIERO-CASEARIA Vitamina B12 nella ricotta del Parmigiano Reggiano Elena Bortolazzo, Paola Vecchia, Giampiero Pagliuca, Giorgia Canestrari 62 PERE Le strategie per combattere la maculatura bruna Riccardo Bugiani, Massimo Scannavini 39 CAMPAGNA 2015 Mais: raccolti scarsi e prezzi in discesa Daniele Govi, Luca Rizzi Rubriche 64 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio Fisco e previdenza Meccanizzazione 41 La legge di Stabilità archivia Imu e Irap a cura di Corrado Fusai 65 IN BREVE a cura della Redazione 52 TRATTORI OVER Ottavio Repetti Sul mercato arriva la carica dei 500 68 AGENDA VERDE a cura della Redazione 70 MONDO BIO a cura di Rosaria Maria Bertino DOSSIER CREDITO 43 Finanziamenti in crescita grazie ai prestiti a breve a cura di Ismea Avversità 55 MALATTIE DELLE PIANTE La batteriosi del kiwi ora fa meno paura a cura del Gruppo di ricerca sulla Psa dell’actinidia 71 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago 73 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 46 Accordo Investiagricoltura rinnovato fino al 2020 Gianni Piancastelli 58 MONITORAGGIO Primi interventi contro il virus del melograno Anna Rosa Babini, Assunta D’Anniballe, Paolo Fini, Patrizia Grillini, Anna Mirotti, Carlo Poggi Pollini, Roberta Biccheri, Chiara Lanzoni, Claudio Ratti 74 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI a cura di Enrico Cinotti 48 Tredici Confidi insieme per contare di più Alberto Rodeghiero AI LETTORI Ci scusiamo per i ritardi nella consegna di “Agricoltura”. Contiamo di superare quanto prima il disservizio. La Redazione 60 CERASICOLTURA Esche attrattive contro Drosophila Suzukii Giacomo Vaccari, Laura Macavei, Filippo Raguzzoni, Stefano Caruso

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Fatti INTERNAZIONALIZZAZIONE Obiettivo California Dalla Food Valley alla Napa Valley. Agroalimentare, innovazione e ambiente in primo piano nella missione della Regione in Usa A cura della REDAZIONE I Il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il governatore della California Jerry Brown l made in Emilia-Romagna piace sempre più agli americani e tra i settori con le maggiori potenzialità di crescita vi è quello agroalimentare. Eccellenze Dop e Igp in testa. Un solo dato: nei primi sei mesi del 2015 l’export del settore verso gli Usa è cresciuto, rispetto allo stesso periodo del 2014, del 18%, per un valore complessivo di 230 milioni di euro. Proprio con l’obiettivo di intensificare i rapporti  con l’altra sponda dell’oceano, si è svolta a novembre la missione istituzionale della Regione in California, guidata dal presidente Stefano Bonaccini, con l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli e alle Attività produttive Palma Costi. In primo piano dunque le opportunità di business sul mercato a stelle e strisce per le aziende regionali, ma anche il rafforzamento delle collaborazioni nel campo dell’innovazione e dell’università. Della missione hanno fatto parte alcune imprese emiliano-romagnole del settore dell’agroindustria e dell’high-tech (Barilla, Granarolo, Casale Spa, Conbio, Horta, Arete), l’Unione Parmense degli Industriali e il Consorzio Parma Alimen- tare, il Future Food Institute, l’Università di Modena e Reggio, la piattaforma agro-food di Aster, il Centro agroalimentare bolognese e Fico Eataly World, la “cittadella” del cibo che nel 2016 aprirà i battenti a Bologna. «Dopo il Guangdong – ha sottolineato il presidente della Regione Stefano Bonaccini – puntiamo a confermare che l’Emilia-Romagna sta perseguendo l’obiettivo di diventare sempre più una regione aperta e attraente agli investimenti esteri, ma anche a tutte le forme di collaborazione commerciale, produttive e di ricerca a livello internazionale». Gli incontri con il governatore Brown e il ministro Ross Tra le tappe della missione: Re-Think Food 2015, uno degli appuntamenti più significativi  per quanto riguarda l’innovazione del cibo a “stelle e strisce”, promosso dal Culinary institute of America e dal Mit Media lab, che ha visto riuniti, tra i vigneti della Napa Valley, oltre 260 tra imprese e ricercatori del settore. Di particolare importanza gli incontri con le massime autorità californiane, a partire dal governatore Jerry Brown, al quale è stato presentato il World food research and innovation forum, la piattaforma di dialogo strategico sui temi della sicurezza alimentare, della innovazione e della ricerca, lanciata dalla Regione a Expo. L’iniziativa avrà una prossima edizione a Cibus di Parma, nel maggio 2016. Quella statunitense è un’agricoltura da grandi numeri, con caratteristiche di forte industrializzazione, che la rendono certamente diversa da quella italiana ed emiliano-romagnola. Tuttavia, i cittadini americani mostrano una crescente attenzione ai temi della salubrità degli alimenti, della qualità dei modi di produrre e dell’impatto ambientale. «Quello che gli Usa e la California possono mettere in campo nel settore dell’innovazione hi-tech, noi lo possiamo fare in quello dell’ambiente, dell’educazione alimentare, della qualità e salubrità dei prodotti e dei modi di produrre. Ci sono le NOVEMBRE 2015 6 Aiusg

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condizioni per un proficuo scambio di buone pratiche e iniziative comuni in un’ottica di integrazione» ha spiegato l’assessore Simona Caselli che proprio su questi temi si è confrontata con Karen Ross, ministro dell’Agricoltura della California, la quale tra l’altro ha firmato la Carta di Milano, l’eredità politica dell’Expo di Milano. A SCUOLA NELLA SILICON VALLEY Un “presidio” nella Silicon Valley per sostenere le start up dell’EmiliaRomagna che vogliono internazionalizzare il proprio mercato. È il programma Technology Venture Launch Program, lanciato dalla Regione, in collaborazione con Aster, in occasione della missione negli Stati Uniti. Alla prima edizione hanno partecipato dieci start up emiliano-romagnole, di cui cinque nel settore del cibo, selezionate attraverso un bando. Un’occasione preziosa per partecipare a lezioni con docenti ed esperti delle più importanti università economiche americane, eventi di networking, visite a incubatori e aziende. La Silicon Valley rappresenta oggi l’avanguardia mondiale dell’innovazione. Qui nel 1939, è nata la prima azienda di elettronica civile, la Hewlett-Packard. Qui hanno sede Facebook, Twitter, Tesla, Uber, Google e ovviamente Apple. Queste le cinque aziende del cibo: FruttaWeb di Marco Biasin (Molinella, Bo), sito di vendita online di frutta e verdura fresca con consegna ovunque tramite corriere espresso; Sgnam di Giovanni Cavallo (Bologna), sito web per raggiungere in pochi click centinaia di ristoranti con consegna a domicilio; Easy Dinner di Nicola Calboli (Forlì), piattaforma di comunicazione che connette ristoratori e utenti tramite sito web e app; Saladz di Elena Galli (Reggio Emilia) sistema innovativo per guidare il consumatore nella scelta degli alimenti migliori per la sua salute; SpesaCasa di Roberto Pasi (Cesena) piattaforma web che unisce piccoli produttori e negozi, con un canale di vendita online specializzato nel trasporto di prodotti alimentari freschi. Insieme contro il cambiamento climatico Particolare interesse è stato espresso da parte del ministro Ross  per Climate ChangE-R, il progetto Life promosso dalla Regione EmiliaRomagna per ridurre le emissioni di gas serra di origine agricola senza penalizzare qualità dei prodotti e rese. La California, che sta scontando ormai da due anni gli effetti di una grave siccità, ha in corso infatti un analogo progetto, il Soil Health. Da qui l’idea di rilanciare l’impegno su questi temi con una nuova iniziativa comune, allargata al mondo universitario statunitense e italiano, da proporre ai finanziamenti del programma comunitario per i progetti di ricerca Horizon 2020. Contatti in questa direzione sono stati avviati con l’Università di Berkeley, ma un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dalla UC Davis, la principale università statale della California specializzata nelle tematiche agricole. E sempre in campo climatico, l’Emilia-Romagna è stata la cinquantesima regione mondiale a firmare, per mano del presidente Bonaccini, il protocollo internazionale per il controllo delle emissioni noto come Under 2 Mou. Un accordo sul clima promosso dallo Stato della California per promuovere l’impegno dei diversi livelli di governo a scala regionale nell’anno della Conferenza sul clima di Parigi. I giovani ideatori delle start up che hanno partecipato al corso in Silicon Valley, insieme al presidente Bonaccini e agli assessori Caselli e Costi Aiusg NOVEMBRE 2015 7

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Fatti PRODOTTI DI QUALITÀ Le eccellenze nostrane conquistano gli Usa Le specialità dell’Emilia-Romagna sempre più apprezzate dai consumatori americani, ma devono fare i conti con i prodotti d’imitazione. Uno studio di Nomisma GIANCARLO MARTELLI L e eccellenze agroalimentari dell’EmiliaRomagna – per intenderci Parmigiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena e via dicendo – sono sempre più apprezzate negli Usa. Proprio per questo, però, sono anche le specialità più taroccate. Il giro d’affari del Parmesan in circolazione sul mercato americano – solo per dare l’idea del fenomeno dell’Italian sounding, i prodotti di imitazione – secondo alcune stime arriverebbe a sfiorare la cifra di un miliardo di euro all’anno, corrispondente a circa 100mila tonnellate, più del doppio dell’export totale del “re dei formaggi”. In parallelo con questo fiorente business – perfettamente legale negli Stati Uniti, ma che fa concorrenza sleale ai nostri prodotti autentici sfruttando la loro notorietà – cresce tuttavia tra i consumatori d’oltreoceano anche la voglia di “vero” cibo made in Italy. Al punto che il 75% dei clienti Usa più affezionati alle specialità di casa nostra è disposto a spendere di più per avere la certezza dell’italianità dei prodotti che acquista. Un’indagine in sei aree metropolitane È uno dei risultati più interessanti che emergono da un’indagine di Nomisma su cosa pensano 8 i consumatori americani a proposito di origine, qualità e tracciabilità dei prodotti alimentari. Lo studio, presentato a pochi giorni dall’avvio della più massiccia campagna promozionale del made in Italy mai realizzata negli Usa, è stato realizzato attraverso un sondaggio che ha coinvolto circa 2mila responsabili d’acquisto di sei aree metropolitane: New York, Los Angeles, Chicago, Boston, Miami e San Francisco. I risultati, come vedremo più avanti, sono assai lusinghieri per le specialità del Belpaese. L’indagine ha innanzitutto messo a fuoco il peso economico dei prodotti Dop/Igp dell’Emilia-Romagna: un sistema forte di ben 41 tipicità (su 274 a livello nazionale e quasi 1.300 in ambito Ue) che vale oltre 2,5 miliardi di euro, il 39% dell’intero paniere italiano e il 15% di quello europeo. Insomma, una leadership indiscussa che però significa anche il primato dell’Emilia-Romagna, e qui sta il rovescio della medaglia, nella poco invidiabile classifica delle imitazioni e/o contraffazioni. Ancora qualche dato per comprendere l’importanza per l’Emilia-Romagna delle filiere certificate: quasi il 95% del latte vaccino munto in regione è destinato alla produzione di formaggi Dop (oltre a Parmigiano, anche Grana e Squacquerone), mentre i prosciutti di Parma e ModeNOVEMBRE 2015 Dell’Aquila

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na, entrambi Dop, rappresentano da soli quasi un terzo di tutte le cosce suine prodotte in Italia. La ricerca di Nomisma prende le mosse proprio da qui. Il tutto anche nella prospettiva del Ttip, il negoziato in corso per l’abbattimento delle barriere commerciali tra Usa e Ue, analogo all’accordo Tpp raggiunto poche settimane fa che vede invece come protagonisti, accanto agli Usa, 11 Paesi dell’area del Pacifico. Già adesso gli Stati Uniti sono il primo mercato per valore dell’export per Parmigiano, Prosciutto di Parma e Aceto Balsamico di Modena; l’eventuale chiusura positiva in tempi rapidi delle trattative tra le due sponde dell’Atlantico darebbe quindi una formidabile spinta alle vendite dei prodotti alimentari regionali sul mercato nordamericano. Il negoziato con gli Usa deve tuttavia affrontare alcuni snodi cruciali: «Va bene accelerare la trattativa – mette in chiaro l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – ma al tempo stesso bisogna tener alta la guardia per garantire il rispetto della qualità delle nostre produzioni e dei nostri standard sanitari». Insomma, niente Ogm e niente carne agli ormoni in cambio del via libera al riconoscimento del sistema europeo dei prodotti Dop ed Igp: «Anche il Parlamento Ue nel suo voto dell’estate scorsa – conclude Caselli – ha ribadito che questi sono punti irrinunciabili». Tornando all’indagine, dalle interviste sul campo emerge in tutta evidenza l’appeal delle nostre eccellenze alimentari sui consumatori yankee: «Anche se in media la quota dei prodotti made in Usa rappresenta il 75% della spesa delle famiglie americane per il cibo – spiega Denis Pantini, responsabile dell’Area agroalimentare di Nomisma – nella parte rimanente del carrello della spesa l’italianità dei prodotti assume un ruolo di primo piano». Siamo infatti al primo posto come Paese d’origine dei prodotti esteri più ricercati (5%) e precediamo Paesi come Canada e Spagna (3%), appaiati alle nostre spalle, con la Francia relegata nelle posizioni di rincalzo (1%). L’origine italiana – prosegue lo studio – rappresenta per il consumatore americano una garanzia di qualità (72%) e sicurezza alimentare (19%), anche se il dilagante fenomeno dell’Italian sounding contribuisce a confondere le idee. ha messo in guardia Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano – sono molto costose e possono anche non andare a buon fine. Per questo bisogna puntare anzitutto su accordi su scala internazionale come il Ttip, coinvolgendo le autorità di vigilanza locali nelle azioni di contrasto». Sulla stessa linea Simone Calzi, responsabile dell’Ufficio legale del Consorzio del Prosciutto di Parma (550mila cosce esportate negli Usa nel 2014, 55 milioni di euro di valore): «Negli Stati Uniti siamo registrati come trademark e questo ci ha portato anche a vincere delle cause. Tuttavia prima di adire le vie legali cerchiamo sempre la strada dell’accordo con le catene distributive». Il caso più eclatante resta comunque il Canada, dove il Parma è in commercio con il marchio “The original prosciutto” perché la denominazione ufficiale gli è stata “scippata” una ventina di anni fa da un privato che ha anticipato il consorzio nella registrazione del marchio. La parola, infine, a Federico Desimoni, direttore del Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena (oltre 700 milioni di litri prodotti nel 2014, il 90% all’export, soprattutto Usa e Germania). «Il problema più grosso nel nostro caso è rappresentato dall’evocazione del marchio, più che dalla contraffazione. La recente sentenza del Tribunale di Colonia che ha riconosciuto che i termini “balsamico” e “aceto balsamico” non sono generici è una pietra miliare sotto il profilo della tutela giuridica. La difesa del marchio è importante, però deve andare di pari passo con l’educazione dei consumatori alla qualità». Dell’Aquila Tutela dei marchi e ruolo dei Consorzi Un fenomeno impossibile da combattere solo per vie legali, l’Italian sounding. Lo hanno ribadito i rappresentanti dei consorzi di tutela, intervenuti alla presentazione dello studio. «Le azioni legali – NOVEMBRE 2015 9

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Fatti VOLA IL FOOD TOURISM livingwithlocals.com I media mondiali celebrano la cucina dell’Emilia-Romagna Dalle “36 ore a Bologna” del Ny Times agli agriturismi incoronati dal Guardian. L’enogastronomia regionale sulle più prestigiose testate. E le presenze estere aumentano ANTONIO APRUZZESE L a regione dove si mangia meglio nel mondo. Era il 2013, il mensile Usa di economia e finanza Forbes incoronava la cucina dell’Emilia-Romagna. Da allora la stampa mondiale, americana in particolare, racconta sempre più spesso le virtù di tortelloni e tagliatelle, ma anche i suoi musei, il centro storico di Bologna, la Ferrari e Fellini. Evocando un viaggio assolutamente unico sulla “strada del sogno”: così a maggio il quotidiano inglese The Sun (quasi due milioni di copie) parla della via Emilia, accomunandola alla mitica Route 66. All’inizio dell’anno, il 22 febbraio, anche il Sunday Times esaltava i sapori della statale n. 9, aprendo l’articolo con un incipit dal tono categorico:: “If you’re serious about food, you should seriously sample the via Emilia” (“Se parlate sul serio di cibo, dovreste assaggiare seriamente la via Emilia”), spaziando fra Culatello, Coppa piacentina, Parmigiano Reggiano e Aceto Bal- samico Tradizionale di Modena. Nelle ultime settimane anche gli inglesi ci hanno coccolato: The Guardian ha assegnato a due agriturismi dell’Emilia-Romagna i primi posti della top ten dei foodies, rispettivamente con Funghi e Fate di Albareto (Pr) e Corte D’Aibo di Monteveglio. «Qui si mangia bene in ogni stagione – scrive Simon Terry sull’agriturismo bolognese – la vista è spettacolare come lo sono il cibo e il vino. Provate una bottiglia di Pignoletto, ridicolamente sottovalutato». Insomma la cucina regionale sembra raccogliere i frutti di un lavoro ai fianchi sull’incoming turistico: da anni la Regione porta nel mondo il suo progetto Deliziando (con Unioncamere regionale e la collaborazione dei Consorzi di tutela, Enoteca regionale e sistema camerale). Dal canto suo Apt Servizi accompagna cronisti della vecchia Europa, statunitensi, russi e cinesi in educational tour alla scoperta delle bellezze della Food, Motor e Wellness Valley a sostegno del NOVEMBRE 2015 10

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progetto “Via Emilia-Experience The Italian Lifestyle”, il nuovo brand del turismo regionale lanciato a Expo. Il culmine di questo impegno è stato Expo, dove la Regione ha portato quanto di meglio l’Emilia-Romagna poteva offrire. Per spingere l’industria turistica vi sono all’orizzonte investimenti e una nuova legge regionale. Per l’assessorato all’Agricoltura, al di là della sua rilevanza economica, il valore culturale e identitario dell’agroalimentare ha un ruolo centrale nelle politiche di viale Aldo Moro. C’è un filo che lega agricoltura, paesaggio e turismo: tiene insieme le ricchezze del territorio, offre una chiave di sviluppo ma è anche un modello fatto di cooperazione, qualità dei prodotti e dei modi di produrre. produzione): è dunque partita l’avventura per raccogliere il testimone ideale di Expo. Emilia-Romagna come Honolulu Grande risalto ha destato lo scorso 30 settembre il servizio apparso sul sito internet del quotidiano New York Times, che ha dedicato al capoluogo la rubrica settimanale di viaggi “36 Hours”, corredata anche di un video di sei minuti. Era già accaduto nel 2011, ma a distanza di quattro anni il giornalista Evan Rail ora sembra non aver nulla di che lagnarsi. Che gli americani apprezzino il format EmiliaRomagna vacanze&cibo si era capito a Good, workshop sul turismo enogastronomico (in ottobre a Colorno), dove più del 10% dei buyer proveniva dagli Usa. Titoli e copertine dei media Aspettando Fico Intanto i dati dei primi nove mesi 2015 danno l’industria turistica dell’Emilia-Romagna con il vento in poppa: circa 43 milioni e mezzo di presenze turistiche, in aumento del 3,6% rispetto allo scorso anno. Difficile segmentare l’apporto del turismo enogastronomico: se però si pensa che è di 26 miliardi di euro – un terzo del fatturato turistico italiano complessivo – la spesa dei turisti italiani e stranieri in ristorazione (14 miliardi) e prodotti tipici (12 miliardi) nel nostro Paese, è chiaro che l’Emilia-Romagna con la sua batteria di ricchezze (Riviera, città d’arte, Appennino, terme) contribuisce pro quota in modo considerevole all’economia nazionale. Dice l’assessore comunale all’economia e promozione della città Matteo Lepore: «Bologna è città capace di attrarre visitatori da tutto il mondo. Lo dimostrano i numeri: nell’estate 2015 gli arrivi nel capoluogo hanno registrato una crescita dell’8,12% rispetto allo scorso anno, mentre il numero di presenze ha fatto registrare +2,26% in termini generali, con +4% di stranieri. I prossimi anni saranno dedicati a innalzare la qualità dei servizi d’accoglienza fino a cogliere l’obiettivo ambizioso di arrivare entro il 2020 a un incremento medio annuo di presenze pari al 5,2%». Doveroso dunque presidiare e “aggredire” un mercato che dà queste soddisfazioni. Proprio il capoluogo sta per mettere sul tavolo l’asso di Fico (Eataly, Caab e Coop Adriatica), la cittadella del cibo che aprirà fra il 2016 e 2017 con un giro di affari stimato in 80 milioni di euro e centinaia di posti di lavoro. Di recente sono state selezionate le 40 imprese che occuperanno gli spazi dell’area (vetrine ma anche luoghi di NOVEMBRE 2015 Il sito web del The Guardian. In basso: l’edizione on line del New York Times dedicata a Bologna 11

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Fatti VOLA IL FOOD TOURISM lo confermano. Il bimestrale Passport (165mila copie) in una sua copertina mette l’Emilia-Romagna tra le mete da visitare assieme a Honolulu, Montreal, Melbourne, Amsterdam, Miami Beach e Montecarlo. A sua volta il portale online usnews.com (18 milioni di utenti mensili) scrive in un articolo del 10 settembre che “Bologna è una destinazione intrigante e non bastano 24 ore per conoscerla”. Due gli articoli dedicati all’Emilia-Romagna da sito enogastronomico online thedailymeal.com. In quello pubblicato l’8 ottobre scorso, vengono suggerite ai lettori quattro tappe imperdibili: i vini, il Parmigiano Reggiano, l’Aceto Tradizionale Balsamico di Modena e il Prosciutto di Parma. «L’Italia ha tanti prodotti enogastronomici eccezionali – si legge – ma non c’è miglior posto dell’Emilia-Romagna per conoscerli e gustarli». Per i tedeschi “molto più che spaghetti” Anche i media tedeschi, russi e cinesi si sono recentemente occupati della cucina sotto le Due Torri. “Molto più che spaghetti” è il titolo di un articolo del 9 giugno scorso di Laura, settimanale femminile di moda e benessere. Dall’autorevole Stern è giunto ai suoi lettori l’invito per un viaggio attraverso la terra di Enzo Ferrari. Anche la versione online del noto quotidiano tedesco Die Welt (oltre 9.500mila i visitatori mensili) ha dedicato, il 13 luglio, ampio spazio alla Motor Valley (“Ferrari, Lamborghini, Panini e Stanguellini. I più grandi luoghi cult dell’auto”). Da segnalare anche l’articolo del 20 agosto sul quotidiano svizzero Tages Anzeiger dal titolo “Bologna e Modena: un paradiso gastronomico lungo l’antica strada consolare romana via Emilia”. Due i reportage sulla stampa russa a settembre 2015. Il mensile Cosmopolitan (800mila copie) parla di “Dolce Vita” e presenta nella prima pagina – come anticipazione del tour proposto ai lettori – una cartina dell’Emilia-Romagna attraversata dalla via Emilia con immagini tratte da film di Fellini, di auto Ferrari, del mare di Rimini, di prodotti enogastronomici di qualità (per tutti le tagliatelle al ragù alla Bolognese). Il secondo articolo – pubblicato da GastronomRussia – ha invece ospitato un lungo articolo dal titolo “La strada del cuore”. «Lungo la via Emilia – scrive il mensile – si scopre e conosce il vero stile di vita italiano». Grande attenzione alle bellezze turistiche ed enogastronomiche arriva infine anche dai media cinesi: dal quotidiano Shanghai Daily fino a Food Wine & Liquor Magazine (voce di primo piano per l’enologia con 45mila copie) che ha lanciato un reportage di dodici pagine sulla nostra regione. Podere San Giuliano TAGLIATELLE A STELLE E STRISCE «Gli americani sono entusiasti e anche molto bravi con tagliatelle e tortelloni. Molto meno abili, invece, i tedeschi: per loro il mattarello è uno strumento ostico». Federica Frattini, titolare dell’agriturismo Podere San Giuliano a San Lazzaro di Savena (Bo) insegna da anni i segreti della sfoglia agli stranieri sotto le Due Torri. I corsi sono richiestissimi. «Nel 2015 – dice – ne abbiamo già proposti una quindicina con 25-30 persone ciascuno e altrettante serate per coppie». I più motivati sono proprio gli americani, con inglesi e australiani, ma anche i giapponesi mettono volentieri le mani in pasta e con successo, tanto che la signora Federica è stata invitata dalla tv nazionale del Paese del Sol Levante per una trasmissione sui piatti cult bolognesi. «E tutto avviene praticamente senza alcuna attività di promozione, con il tam tam su internet e il supporto di due tour operator». Il sogno nel cassetto è non aspettare gli stranieri qui, ma portare le tagliatelle oltre confine, molto oltre, in un cooking tour in California. La partecipazione a qualche stage e l’incontro con alcuni chef di grido hanno dato il là per avviare una scuola di sfoglia: dagli americani, appunto, sono arrivate le prime adesioni, a cui negli ultimi anni si sono aggiunti aspiranti cuochi dal nord Europa (olandesi, belgi, tedeschi e svedesi). Il tutto proponendo un proprio format: rigorosamente tagliatelle, tortelloni e ragù. I tortellini potrebbero essere il prossimo passo ma ci vuole impegno perché per quelli l’entusiasmo da solo non basta. Parola di Federica. 12 NOVEMBRE 2015

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Fatti GRANDE DISTRIBUZIONE Una super Coop, PAOLA FEDRIGA con il cuore sul territorio «Vogliamo radicarci ancora di più, essere leader nei territori dove siamo presenti, ridando valore alla nostra missione sociale». Da gennaio 2016 sarà operativa Coop Alleanza 3.0. Le grandi dimensioni renderanno più difficile il rapporto con il mondo agricolo? «Non credo. Il piccolo può convivere con il grande. Ad esempio Coop Estense, che conosco più nei dettagli perché ne sono l’attuale amministratore delegato alla gestione, lo sta già facendo. Ad agosto erano 51 i fornitori locali per oltre 300 referenze. Il valore delle vendite è stato di 13,2 milioni di euro in 8 mesi, +28% sull’anno precedente. In Coop Alleanza 3.0 svilupperemo questo modello e poiché anche le altre Cooperative sono già molto attive sul territorio, Coop Alleanza metterà in rete queste esperienze e strutturerà la funzione acquisti in modo che ci siano persone che si occupino di quest’attività, non con la logica della grande impresa, ma tenendo conto delle specificità locali. Penso a 20-25 persone, dislocate nelle 12 regioni, che seguiranno gli acquisti locali, anche se questi sono primi numeri e saranno necessari ulteriori approfondimenti che faremo nei prossimi mesi. Poiché Coop Estense chiuderà il 2015 con un volume di vendite per queste referenze intorno ai 20 milioni, Coop Alleanza 3.0 si può tranquillamente dare l’obiettivo di sviluppare intorno ai 150-200 milioni. Per il territorio la ricaduta può essere importante». Ma le singole aziende agricole sono in grado di fornire i volumi di prodotto e la continuità necessaria? «Non importa che garantiscano la continuità o determinati quantitativi. A loro chiediamo le quantità che sono in grado di produrre, garantendo la qualità. Vogliamo che il contadino produca una pesca che sia buona e che venga remunerata al prezzo giusto. Piccolo e grande convivono nella misura in cui il grande garantisce al piccolo di stare sul mercato, di crescere, di fare investimenti. NOVEMBRE 2015 Nasce Alleanza 3.0: un colosso da 5 miliardi di euro che punta sulle produzioni locali. Intervista a Massimo Ferrari, che si occuperà dei rapporti con i fornitori G rande e piccolo possono andare d’accordo. Anzi proprio questa “conciliazione degli opposti” può essere strategica in una fase in cui il consumatore chiede sempre di più qualità e distintività. Lo pensa Massimo Ferrari (foto nella pagina a fianco), uno dei tre amministratori delegati (insieme a Paolo Cattabiani e Adriano Turrini, che avrà anche il ruolo di presidente) di Coop Alleanza 3.0, nata dalla fusione di Coop Estense di Modena, Adriatica di Bologna e Nordest di Reggio Emilia. Una realtà con numeri importanti: 419 punti vendita in 12 regioni, quasi 5 miliardi di fatturato, un patrimonio da 2,2 miliardi, 22mila dipendenti. La più grande cooperativa d’Europa per numero di soci (2,7 milioni), che però manterrà il proprio core business in Italia. Una scelta che Ferrari, che avrà la delega alla gestione caratteristica (in pratica i rapporti con i fornitori) rivendica con forza: 14 Paolo Righi Meridiana Immagini

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Paolo Righi Meridiana Immagini plicità posso dire che è stato sufficiente esporre la fotografia e il nome dell’azienda agricola sul prodotto per annullare di fatto la consegna di prodotti di scarsa qualità al punto vendita». Tra i settori su cui come Coop Estense avete investito vi è quello della biodiversità. Con quali risultati? «Ad agosto i fornitori erano 12 per circa 200 referenze con un fatturato di 871mila euro. Abbiamo testato la vendita di varietà antiche di pesche e albicocche e ne abbiamo vendute 32.852 kg. Sono le quantità che abbiamo trovato, dunque potenzialmente le vendite possono essere molto maggiori. Lo stesso per il pane fatto con farina di grani antichi: a fine anno arriveremo a 12-13 tonnellate. E il prezzo di vendita è doppio di quello del pane normale. Per il futuro continueremo lo sviluppo di varietà antiche di ortofrutta. Un settore fondamentale è poi quello delle carni, dove negli ultimi anni abbiamo rilevato una perdita di fiducia notevole da parte dei consumatori. Abbiamo in animo di sviluppare una linea di carni FiorFiore da scottone e vitelli nati e allevati in Italia esclusivamente nei territori di Coop Alleanza 3.0». Già oggi abbiamo un’organizzazione che separa la contrattualistica nazionale da quella locale. Si tratta di due mondi paralleli. Da una parte i grandi marchi, dalla Barilla alla Ferrero, dall’altra i prodotti del territorio. Coop deve avere in assortimento i prodotti delle grandi aziende, come tutta la Gdo, ma il cuore della nostra attività deve diventare sempre più il territorio». Il mondo agricolo lamenta spesso di essere l’anello debole della filiera… «Noi paghiamo direttamente l’azienda agricola, senza intermediazioni, a 30 giorni. Non è però solo una questione di giorni di pagamento, ma anche di quanto vado a pagare il prodotto. Mentre per Coop è necessario effettuare una contrattazione con le grandi aziende, per i prodotti locali la regola deve essere diversa e non voglio proprio vendere un prodotto locale di qualità al prezzo in cui vendo il prodotto industriale. I prodotti del territorio vanno venduti al prezzo che valgono, che deve consentire a chi li produce un giusto ricarico». Lei parla di filiera calda, cosa significa? Una filiera fatta di visi e nomi di aziende, di relazioni tra produttore e consumatore. Per semNOVEMBRE 2015 Alessandro Russo Sempre più spazio ai prodotti del territorio. Nella foto: vendita ortofrutta presso l’Ipercoop Centro Nova a Castenaso (Bo) Massimo Ferrari, uno dei tre amministratori delegati di Coop Alleanza 3.0, curerà i rapporti con i fornitori PER NETTARINE E PERE IL PREZZO È GIUSTO Oltre 200 fornitori nazionali; circa altrettanti locali, ripartiti tra le singole cooperative. Spiega Claudio Mazzini, responsabile nazionale ortofrutta per Coop Italia: «Gli acquisti sono centralizzati laddove il volume genera valore, come ad esempio mele, pere, patate e quello che è destinato alla frigoconservazione. Ci sono poi prodotti con una valenza locale, che sono importanti per un territorio e che sono acquistati dalle singole cooperative. Un esempio? La Patata di Bologna è un prodotto nazionale, quella di Montese locale». Se è vero che il rapporto numerico è più o meno al 50%, quello in valore è ovviamente ripartito diversamente, con percentuali più rilevanti per i primi rispetto ai secondi. Ma l’ampliamento delle dimensioni e la progressiva concentrazione delle cooperative allargherà la quota di acquisti locali, come nel caso di Coop Alleanza. «Un’esplosione del rapporto con il territorio, mentre il ruolo di Coop Italia sarà sempre più orientato ai grandi mercati», chiosa Mazzini. Quanto ai rapporti con la parte agricola, Mazzini è netto: «Il problema di alcuni mercati è la mancata concentrazione coordinata della produzione. Vanno ridotti i costi intermedi di filiera, non quelli di produzione». Va in questa direzione l’iniziativa realizzata questa estate con la cooperazione agricola per le pesche nettarine: «Riducendo i costi intermedi abbiamo garantito al produttore il costo di produzione, al consumatore un prodotto conveniente. La stiamo replicando sulle pere Abate, la faremo anche su altri mercati importanti per la produzione agricola nazionale». 15

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