Il commissario Malarazza e l'amore spezzato, di Salvatore Marotta

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Rosso e Nero

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Collana Rosso e Nero IL COMMISSARIO MALARAZZA E L’AMORE SPEZZATO di Salvatore Marotta Proprietà letteraria riservata ©2015 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: Adriana Giulia Vertucci per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. I nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà. ISBN 978-88-98980-47-5

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Salvatore Marotta Il commissario Malaraz alarazza e l’amore spezzato

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Alla pazienza di mia moglie e ai miei figli

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1 Il primo giorno: la sera del 10 novembre. Da due ore la pioggia picchiettava furiosa sui vetri delle finestre e le gocce giocavano ancora tra di loro. A volte confluivano subito a formare un grosso rigagnolo, altre volte, invece, scendevano parallele per poi unirsi più sotto. Alcune, sottili, fluivano diritte, veloci, decise, fino a incanalarsi lungo il legno degli infissi e sparire senza più identità prima sul marmo e poi giù a picco, fino al marciapiede. Di tanto in tanto l’improvviso chiarore di un fulmine le sorprendeva mentre si scagliavano sui vetri sprizzando, zampillando, schizzando via di qua e di là, in preda alla furia di un vento che cambiava forza e direzione ogni secondo. Così, di tanto in tanto, s’illuminava il volto barbuto del commissario Malarazza che, smanioso per un’abituale eccitazione, guardava fuori, anzi giù, in strada. Le insegne dei negozi erano spente e solo i lampioni, sbatacchiati dal vento, emanavano una flebile luce giallastra che a malapena guidava il cammino dei pochi passanti rimasti. Alle venti e quindici i fari di un’auto illuminarono la strada, trasformando le gocce di pioggia in coriandoli colorati prima e in stelline bianche poi, a mano a mano che la stessa avanzava. L’auto si fermò, ne discese un uomo alto e robusto. Il commissario ritrasse il capo per un attimo sporto per riconoscere l’auto, chiuse le tende e si avviò al citofono per aprire. Carlo Emilio Malarazza, detto Giò, malandato commissario di polizia, come diceva lui, uomo d’altri tempi, come affermava la moglie, un genio, come sostenevano gli amici, aveva sessant’anni. Di corporatura media, ostentava lunghi capelli bianchi e lisci raccolti in un codino che bilanciava timidamente una barba altrettanto bianca, che arrivava quasi al petto. Lo sconosciuto visitatore, intimo amico di Malarazza, è il giornalista pigro e scrittore esausto Alvaro Maestrotta, appena sceso dall’auto e introdottosi bagnato fradicio nell’appartamento. Era tornato da una breve vacanza in Brasile e non vedeva Mala7

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IL COMMISSARIO MALARAZZA E L’AMORE SPEZZATO __________________________________________________________________ razza da più di venti giorni. Un distacco così lungo era capitato solo due volte, per i loro viaggi di nozze. - Come è andato il viaggio? Sei in forma smagliante - esordì Malarazza stringendogli la mano. - Grazie, ne avevo proprio bisogno. Ho messo su qualche chilo, ma ti dico che ne è valsa la pena. Avevo bisogno di staccare un po’. - Io, invece, avevo bisogno di parlare con te, stasera stessa. Mi scuserai, ne sono certo. Con il gesto della mano, a guisa di un torero mentre esegue una veronica, Malarazza indicò all’amico di accomodarsi nel solito soggiorno che aveva convissuto con loro numerose indagini poliziesche e li aveva visti gioire e soffrire in più di un’occasione. - Bevi qualcosa? - gli chiese mentre si dirigeva verso l’angolo bar. - Sì, ti faccio compagnia volentieri. L’ambiente, in stile primo novecento, era ampio, ben arredato e illuminato da due robusti lampadari da cui pendevano miriadi di gocce di vetro che potenziavano la luce emessa dalle lampadine. Un grosso tavolo, con ripiano di marmo lavorato verde chiaro e circondato da otto sedie di legno rivestite con seta damascata, imperava sontuoso al centro della sala. All’entrata, in prossimità della finestra più vicina, un salottino in tessuto chiaro circondava un tavolino basso e quadrato. Sulla credenza, imbottita di servizi di piatti e posate, erano disposti due candelabri di argento completi di bellissimi ceri bianchi. Il giallo delle pareti era interrotto da quadri raffiguranti scorci della laguna veneziana che Malarazza aveva ereditato dal facoltoso papà Marco. Infine, nell’angolo di fianco alla finestra, un mobile bar, da cui si stagliavano i colli delle bottiglie di cognac come i merli su una torre diroccata di un castello abbandonato. Le bottiglie erano di forma differente, di distillerie diverse, vuote e anonime, ma ordinatamente disposte per prendere quella giusta al momento giusto. - Allora? Sono pronto, di che ci occupiamo stavolta? - chiese Maestrotta. - Un caso nuovo, molto intrigante, su cui sto lavorando da qual8

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Salvatore Marotta __________________________________________________________________ che giorno - disse raggiante di soddisfazione Malarazza. Poi scelse una bottiglia di cognac, afferrò un bicchiere, lo riempì e lo bevve tutto d’un fiato, infine, con le braccia alzate e tenendo la bottiglia nella mano destra e il bicchiere vuoto nella sinistra - Ti faccio leggere! - continuò. Aveva, intanto, interpretato l’incredulità mista a rassegnazione sul viso dell’amico come curiosità. In realtà, la leggera espressione stupita che si era palesata sul volto del riccioluto giornalista era dovuta al fatto che l’acuto commissario, in preda all’euforia, aveva trangugiato il cognac destinato secondo le regole delle buone maniere all’ospite. Questo rappresentava un doppio tormento: il primo perché l’amico aveva ingurgitato in un sorso un cognac da meditazione prolungata; il secondo, perché ben sapeva che il commissario avrebbe riempito lo stesso bicchiere e glielo avrebbe porto di nuovo... cosa che accadde subito dopo. Malarazza rimise al suo posto la bottiglia e tirò fuori dalla tasca destra della giacca un foglio di carta sgualcito, piegato in quattro, e lo lasciò sul tavolo davanti al giornalista. Maestrotta prese il foglio, inforcò gli occhiali dopo averli puliti meticolosamente con il fazzolettino ancora umido che gli spuntava dal taschino della giacca, e cominciò a leggere. Al signor dott. Commissario C. E. Malarazza - Questura di Napoli, ecc., sono convinto che l’articolo su Il Mattino sia solo una trappola maldestramente architettata dalla Signoria Vostra per trarmi in inganno. In tutti i casi, è stabilito che, comunque vadano le cose, il programma deve essere completato e la sua dichiarazione ha ottenuto solo l’effetto di velocizzare le ultime celebrazioni. Domenica assisteremo insieme ai funerali del Fante di denari. Re di spade. Restituì lo scritto e cominciò a sogghignare, poi, incoraggiato dal sorriso ironico di Malarazza, continuò sempre più forte, mentre quest’ultimo ripiegava il foglio e lo riponeva nella stessa tasca della giacca. - Salute a voi, Re di coppe. Sono Sette di bastoni. Di cosa vogliamo parlare? - disse ancora ridendo e bevendo. - Ti prego, Al, ho bisogno del tuo aiuto... devi metterti in contat9

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IL COMMISSARIO MALARAZZA E L’AMORE SPEZZATO __________________________________________________________________ to con i ragazzi dell’Agenzia, li voglio qua da me domani, ti farò sapere l’ora. - Sarà fatto. Ora però spiegami di che cosa ti stai occupando chiese passando dalla sedia alla poltrona. - Va bene, mettiti comodo. A proposito, Leda e Paola? - Le ho accompagnate e le vado a prendere alle dieci e trenta. Abbiamo due ore per il caso. - Certo, due ore ci basteranno. Comincio dall’inizio. Giovedì, ventidue ottobre, è stato trovato nella propria abitazione e nel proprio letto, il cadavere di Giuseppe Franciosa, detto Geppino, di sessantatré anni. È stato ucciso per avvelenamento, vestito di nero, lavato e sistemato in posizione classica, con le mani unite sul petto, che stringevano un rosario e una carta da gioco: il cavallo di bastoni. Franciosa era vice di Giovanni Lo Russo, sessant’anni, uomo di camorra, trovato morto dieci giorni dopo, il lunedì due novembre. Era stato adagiato in una bara lasciata per terra davanti a un cimitero, fatto oggetto del medesimo trattamento, compresa la carta da gioco che questa volta, però, era il re di bastoni. Ho iniziato le indagini prima che mi fossero affidate. Ho escluso in via prioritaria potesse trattarsi di un omicidio di camorra, dato per assodato che quelli non perdono tempo a mettere carte e a vestire i cadaveri dei loro bersagli. Ho scartato, in seguito anche l’ipotesi di una vendetta passionale perché, anche in quel caso, i cadaveri sarebbero stati oggetto di ben altre e accurate attenzioni. Perciò, alla fine, mi sono convinto che i delitti sono opera di uno psicopatico squilibrato con mania omicida. Per questo, oggi, dieci novembre, ho fatto pubblicare su Il Mattino, da un tuo collega, un’intervista in cui, mentendo, ho avvertito il nostro amico che, ormai, eravamo sulle sue tracce, perché una persona, a conoscenza del significato delle carte, ci aveva raccontato tutto. Dopo mezza giornata il signor questore mi ha chiamato e mi ha consegnato la lettera che ti ho fatto leggere. Maestrotta si riaggiustò sulla poltrona, mentre a memoria elencava le domande da porre all’amico. - Ho capito due cose - disse. - La prima è che ti sei convinto che 10

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Salvatore Marotta __________________________________________________________________ si tratta di uno psicopatico, basandoti sul contenuto della lettera che per me potrebbe anche essere intenzionalmente fuorviante; la seconda è che tutto gira intorno al significato delle carte. - Bravissimo. Aiutami ancora. Ci sono anche altri elementi che vorrei discutere con te. In primis, perché veste di nero e di tutto punto le sue vittime? Le amava? Le rende belle davanti al Signore? Dopo l’omicidio si pente e vuole riparare? Oppure, non si pente, e finito il raptus cancella le tracce? Ha ragione, allora, quando parla di celebrazione! Inoltre, c’è da chiedersi quale relazione ci sia tra carta da gioco trovata sul cadavere e l’omicidio, ti pare? Voglio dire, bisogna scoprire se la scelta della carta da gioco sia un messaggio o un avvertimento... per esempio, per altri candidati che l’omicida avverte con l’intento di terrorizzare. Malarazza, come suo solito, poneva una serie interminabile di domande all’amico giornalista che, pur sforzandosi, non riusciva a tenergli dietro nel ragionamento. Poi, ad un tratto, senza fermarsi ripeté - Mi dice di sapere, inoltre, che si tratta di una trappola e scrive Celebreremo insieme, domenica..., quindi, ha mangiato la foglia! Sa che non ho niente in mano... quel gran figlio di una trebbiatrice ascolana in calore! Si accasciò sulla poltrona accanto al giornalista, e fissò gli occhi nel vuoto. Dopo lo spasimo, l’assenza. Ogni volta era così, la scena si ripeteva, scandiva il tempo che concedeva per formulare qualche osservazione. - Ha ucciso due persone che non rimpiangeremo. Non ci resta, quindi, che documentarci sul significato delle carte napoletane sentenziò Maestrotta, ormai sprofondato esausto nel divano. - Un beccamorto assassino! Mi mancava! continuò, - riferendosi all’attenzione che certi funzionari delle cerimonie definitive dedicano ai loro clienti in partenza. Fu quello il momento in cui Malarazza balzò in aria e atterrò a due passi dalla poltrona, e con un altro salto fu sopra di lui. Gli agganciò le guance tra gli indici e i medi piegati e cominciò a gridare Bravo! Ecco perché mi piace analizzare i fatti con te! Ci avevo pensato, sai, si potesse trattare di un beccamorto, ma non l’ho detto. 11

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IL COMMISSARIO MALARAZZA E L’AMORE SPEZZATO __________________________________________________________________ Volevo che me lo dicessi tu, e che, quindi, non era un pensiero bizzarro alla Malarazza. Adesso sono servito. Spiegherebbe la premura per i cadaveri, la presenza della bara e altre cose... Si riaccomodò sulla poltrona da cui era saltato e sembrò precipitare in un sonno profondo. Maestrotta divertito si alzò dal divano, raggiunse il reparto liquori e, senza chiedere permesso, versò altri due cognac, poi si sedette al tavolo e cominciò a buttar giù qualche riga riassuntiva su quanto avevo appena ascoltato. - Che ore sono? - chiese, ancora a occhi chiusi Malarazza. Era passata solo mezz’ora e fuori pioveva ancora. - Fra un’ora mi avvio - disse Maestrotta. - Voglio essere puntuale. Con il traffico che c’è rischio di farle stare sotto la pioggia. Si alzò dal tavolo e dalla finestra si sincerò della presenza della pioggia e della Jimny. - Ti dispiace se continuiamo ancora un po’? - disse riaprendo gli occhi. - Ho l’impressione che stavolta abbiamo un bell’osso da sgranocchiare. Domani farai venire i ragazzi da me alle dieci, e assicurati soprattutto che ci sia Tommaso, ma comunque, dovranno venire tutti. Passo in ufficio alle otto, compro un mazzo di carte napoletane nuove e torno qui. Voglio guardare bene in faccia il nostro Re di spade. Maestrotta beveva e pensava: più che pensava, beveva. - Riprendiamo - continuò Malarazza. - Abbiamo un assassino che non uccide donne inermi o bambini indifesi, lui no, lui è speciale, uccide i camorristi e non solo, poi li lava, li pettina, li veste con un vestito che si è portato dietro, camicia e cravatta compresa. In pratica va a spasso con una valigia con tutto l’occorrente che ripone accuratamente nel contenitore dopo la celebrazione! Infatti, non abbiamo trovato tracce sia a casa di Franciosa, sia in quella di Lo Russo. Anche se, nel secondo caso, non abbiamo prove che sia stato ucciso lì. Poi, si fermò, e con la teatralità studiata di un avvocato del foro partenopeo, con il braccio destro alzato, cominciò a declamare - Re di spade, tu sei un re, come Lo Russo. Tu non puoi essere un garzone di bottega, orfano, mal cresciuto e rachitico, assunto da un’a12

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Salvatore Marotta __________________________________________________________________ genzia funebre per vestire e truccare le salme. Tu sei un grandissimo figlio di peripatetica plurisifilitica al quarto stadio, con gravi turbe psichiche e multiformi complicanze neurologiche! Tu ci manifesti la tua malattia, non quello che sei! Noi sappiamo solo in che cosa ti sei trasformato! Maestrotta rimase di stucco. Aveva ricostruito mentalmente i delitti, aveva già immaginato la crudele fisionomia di Re di spade mentre uccideva e preparava le salme! Insomma, aveva delle certezze, e lui gliele le aveva distrutte... e quello che stava per prendere forma nella sua mente, era stato spazzato via, come fumo al vento. Malarazza notò il disagio. - Scusami! - disse - Mi sono fatto prendere la mano. - Dai, non ti preoccupare per me. Piuttosto abbi riguardo per te. - Ok, tranquillo. Questo mi fa bene. Quando il cervello macina, io sto bene. Ci sono due elementi importanti di cui dobbiamo parlare stasera, prima di chiudere il nostro colloquio: il veleno e la dinamica dei delitti. Su questi argomenti c’è bisogno della massima attenzione. Procediamo con ordine. Se avessi intenzione di uccidere qualcuno sapendo poi che lo devo lavare, svestire e vestire di nuovo, ecc., dovrei scegliere un veleno a rapido effetto, che non faccia vomitare o sporcare in altro modo la vittima, perché altro tempo lo perdo per la celebrazione. Vero o no? E ancora, come faccio a indurre a bere due persone che proprio agnellini non sono, e che saprebbero certo come manifestare appieno il loro dissenso per la prematura e sgradita agevolazione alla dipartita? E infine, ma non del tutto, come ha gestito il periodo che intercorre tra l’assunzione di veleno e la morte? - Questa non l’ho capita - affermò timidamente Maestrotta predisponendosi alla fase conclusiva del facondo eloquio dell’amico. - Perché il veleno - gli rispose, - per quanto veloce possa essere, e il suo lo era, lascia un po’ di tempo alla vittima. Perché il veleno è l’arma silenziosa e subdola per eccellenza, e quei due non erano tipi da potersi affrontare a faccia a faccia. Eppure, non è ancora tutto... sul veleno c’è ancora qualcosa che non sai. Sono di due tipi diversi: uno per ogni vittima. Potremmo arguire facilmente, quindi, che Re 13

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