Cronache di Cammini n° 8 - ottobre 2015

 

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Cronache di Cammini n° 8 Cronache di Cammini percorsi, soste, storie nel camminare Pubblicazione semestrale del Dott. Luciano Mazzucco Direttore Responsabile Dott. Niccolò Mazzucco - Numero 8 – ottobre 2015 - La sosta La storia del territorio, dei luoghi e delle più importanti città inizia con la possibilità di accoglienza che gli uomini hanno trovato al loro passaggio ed alla sosta nei loro cammini. Annibale Carracci interpreta la sosta al pozzo di Giacobbe e l’incontro con la samaritana secondo il racconto dal vangelo di Giovanni olio su tela del 1594 di 170 x 225 cm - Pinacoteca di Brera Necessaria per il ristoro e il riposo la sosta è una fase di ogni cammino. Offre sempre opportunità, esperienze e momenti di incontro importanti, e permette il contatto con culture diverse e il confronto e lo scambio di conoscenze che rappresentano uno dei valori fondanti nella formazione dell’individuo e della società. A volte una sosta in più può essere determinante per il risultato del cammino, quella volta che fermarsi vuol dire riflettere, valutare i passi fatti, confermare o eventualmente correggere la direzione, per ripartire con nuova energia. Una sosta offre anche il coraggio della rinuncia. 1

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Cronache di Cammini n° 8 Mezzogiorno a Firenze di Romolo Mazzucco Il mezzogiorno è l’ora di sosta per eccellenza. Dedichiamo a questo argomento un articolo pubblicato su “Firme nostre” nel 1977. E’ mezzogiorno in punto, a Firenze, la domenica di Pasqua. Mentre in Cattedrale s’intona il Gloria, dall’altare scatta un razzo, la ‘Colombina’, verso una specie di castelletto, il ‘carro’ che l’attende dinanzi al Battistero. Succede quasi un finimondo: esplodono i razzi, fischiano le girandole, impazziscono le campane, si spaventano torme di piccioni, si commuove la gran folla degli spettatori, e persino qualche incallito borsaiolo ci ripensa avanti di profanare un momento mistico. D’un momento mistico infatti si tratta ogni volta che scocca il mezzogiorno: è un rito che da Messina, a Praga, a Venezia, mobilita giochi di automi, mette a prova dovunque bravi campanari, sollecita i religiosi a recitare la preghiera dell’Angelus. C’è chi sostiene che questa cerimonia abbia avuto in passato funzione di esorcismo. A mezzogiorno, secondo la vecchia magia, non meno che a mezzanotte, agirebbero gli spiriti: il significato primitivo della dea Diana sarebbe quello di un ‘demone meridiano’. Chi sembra crederlo è nientemeno che Giosuè Carducci. E’ a mezzogiorno che batte il Sole sul castello di Verona mentre s’inizia la leggenda di Teodorico. E’ a mezzogiorno che, come assicurano i cipressi di Bolgheri, escono le ninfe e ‘Pan l’eterno ‘ a sommergere magicamente gli intimi dissidi dei mortali. Ma quando è veramente mezzogiorno ? Per accertare veramente l’ora del mezzogiorno da millenni l’umanità si è servita di uno strumento che ha sempre appassionato matematici, astronomi ed oggi anche archeologi e letterati: la meridiana. Argomento di molti trattati, 2 detti di gnomonica, specialmente arabi, ed ispirazione anche per i poeti inventori di filosofici motti da incidere sui quadranti. Vi sono delle meridiane monumentali, come quella di San Petronio a Bologna e quella di Santa Maria degli Angeli a Roma; e Firenze stessa di meridiane abbonda. La più antica, divenuta misteriosa, si trovava nell’interno del Battistero, costruita da uno Strozzo Strozzi di cui rimane la pietra tombale. Se ne occupò lo scolopio padre Ximenes, fondatore del benemerito osservatorio Ximeniano di piazza S. Lorenzo, senza giungere a ricostruirla. Lo stesso invece mise a punto l’altra più nota meridiana, quella della Cattedrale, che si trova sul pavimento della tribuna di sinistra e che era stata ideata da Paolo Dal Pozzo Toscanelli. Altra meridiana, opera di Ignazio Danti, si vede sulla facciata di Santa Maria Novella con tanto di dedica del granduca Cosimo I agli studiosi d’ astronomia. Ancora una la troviamo sul Ponte Vecchio. E altre appaiono qua e là in amene ville come quella di Poggio a Caiano, o su chiese e campanili, come su una cappellina a Montaione. In più abbiamo le

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Cronache di Cammini n° 8 meridiane portatili esposte al fiorentino Museo della Scienza. Ma quando il cittadino di oggi – guarnito di cronometro regolato dai segnali della radio, regolati a loro volta dall’istituto nazionale di elettrotecnica, il quale a sua volta si regola sulle vibrazioni atomiche e non più del Sole – si pone davanti ad una di queste meridiane, sui cui quadranti appaiono anche misteriose curve, confessa di non capirci nulla o dubita che sia tutto sbagliato! Non è il solo: una recente guida del duomo di Milano asserisce anche oggi che una meridiana ivi tracciata dagli astronomi di Brera è inefficiente perché errata. Per aiutarlo a capirci qualche cosa converrebbe accompagnare il suddetto cittadino in Piazza della Signoria davanti ad un’altra meridiana che si trova murata sul palazzo numero 7, quasi all’an3 golo di Via delle Farine. Una guida lo definisce un ‘curioso strumento astronomico‘ evidentemente perché rinuncia a comprendere quella specie di doppio fuso, una cifra 8 allungata, che vi è disegnata sul quadrante. E qui occorre spiegare che i momenti del mezzogiorno sono due! C’è il mezzogiorno vero, quello che i dizionari definiscono come l’istante in cui il disco del Sole passa al meridiano, cioè taglia il traguardo della sua metà percorso, per iniziare la discesa verso il tramonto. E c’è il mezzogiorno medio locale, il momento del ritorno delle lancette dei vecchi orologi sulle ore dodici, dopo ventiquattr’ore esatte. Questi due momenti non coincidono salvo quattro volte l’anno: e queste perché il Sole anticipa o ritarda i suoi appuntamenti, sino ad una differenza tra un estremo e l’altro di oltre mezz’ora. Tutto questo è dovuto al variare della velocità di rotazione della Terra conseguente al variare della distanza della Terra dal Sole durante l’anno. Va dunque fatta una correzione che si chiama equazione del tempo. Così su questa meridiana si legge il mezzogiorno vero quando l’ombra di quel lungo chiodo (lo gnomone) cade sulla linea retta verticale e si legge il mezzogiorno medio locale quando essa incontra uno dei due bracci di quella figura in forma di 8, a cui i matematici danno il nome di ‘lemniscata’. Spiegata questa prima complicazione, ne rimane un’altra dovuta al progresso tecnologico. Fino alla metà dell’ottocento, ogni paese aveva la sua ora locale, il suo civico orologio, arrangiato più o meno sulla meridiana, salvo dove c’era la specola astronomica. Ma poi arrivò la necessità di un’ ora unica per tutta la regione o il territorio, quella che doveva servire per gli orari ferroviari e il telegrafo. Nacque così un ‘ora ufficiale prima per ogni stato, poi per ogni gruppo di stati che si trovano allineati lungo uno stesso meridiano: sorsero i fusi orari (proposti per la prima volta da un italiano, Quirico Filopanti) secondo cui la terra è divisa in 24 spicchi

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Cronache di Cammini n° 8 corrispondenti alla successione di altrettante ore. Così il mezzogiorno ufficiale in Italia corrisponde al mezzogiorno medio locale dei paesi che si trovano lungo il 15° meridiano a est di Greenwich, quello che passa per l’Etna, in prossimità di Salerno e per Termoli. Per questo il nostro mezzogiorno fiorentino si trova in ritardo di 15 minuti circa su quello scandito dai segnali radio! Questo porta come conseguenza la perdita di una nozione esatta del magico momento del mezzogiorno, quello celebrato poeticamente dalle ninfe meridiane. E questa è una cosa che disorienta: nel senso che non sapendo più quando veramente è mezzogiorno, non sappiamo neppure dove è il punto cardinale Sud. Perciò quando il costruttore vuole edificare una casa ed orientarla secondo la direzione della luce solare, specialmente ora che si progetta di raccogliere e sfruttare le radiazioni del Sole, quando l’agricoltore vuole più razionalmente disporre le sue piantagioni, quando lo stesso giardiniere si preoccupa della direzione verso cui sbocciano le corolle dei fiori diventa necessario il soccorso della bussola, questo ‘aggeggino’ che io suggerirei a tutti al posto di certi assurdi pendagli con motivi zodiacali! Vogliamo altrimenti conoscerlo noi fiorentini, questo Sud ? Ci sono due allineamenti caratteristici che meritano di essere ricordati: per chi si pone in via Brunelleschi - tra il Battistero e piazza della Repubblica - la direzione della pa- lazzina sul Forte del Belvedere; per chi ammira il panorama di Firenze dalla balconata di via Trento, la direzione della Torre del Gallo. Ma io sarei per una restaurazione del vero mezzogiorno, l’istan- te cioè del massimo fulgore dell’Astro che è il più autentico strumento della divina Provvidenza, al cui corso si accompagnano tanti e non tutti conosciuti fenomeni fisici e biologici. Nelle tabelle (effemeridi) più importanti degli osservatori astronomici non si manca di indicare questo mezzogiorno vero, precisando l’ora e il minuto, secondo il tempo convenzionale, del passaggio al meridiano. Ma ricordo che un famoso naturalista francese, uno dei più brillanti divulgatori della scienza, il Buffon, inventò, per la pubblica cognizione del mezzogiorno vero, un geniale strumento per un giardino di Parigi. Sopra un sonoro disco, un ‘gong‘ pendeva una pallina metallica e il sottile spago che la sorreggeva era destinato a bruciarsi quando arrivavano al momento giusto del mezzogiorno i raggi convergenti trasmessi da una lente. Un solo rintocco e qualche romantico avrebbe potuto levarsi il cappello: un saluto al Sole! Un giorno o l’altro qualche mio amico troverà nel mio giardino un giocattolo del genere ! Registrazione Tribunale di Firenze n° 4157 del 3.8.2011 Stampa: Officine Grafiche Elettra. Via B. Dei, 70 — 50127 Firenze Tel 055-473.809 Proprietario/Editore: Dott. Luciano Mazzucco. Codice Fiscale: MZZLCN53D10D612O Partita Iva: 03843620489 — e-mail: lucimak@tin.it Sito web: http://www.ortopediamazzucco.com Conto corrente postale n° 001021055460 IBAN: IT13 E076 0102 8000 0102 1055 460 intestato a: Dott. Luciano Mazzucco. Specialista in Ortopedia e Traumatologia Via V. da Filicaia, 22- 50135 Firenze. Tel/fax 055-679925 Studi: Via della Rondinella, 66/1 — 50135 Firenze Tel 055-6540048/049. Via G. Campani 18 — 50127 Firenze. Tel 328-0980984 Via Chiantigiana 26 — 50126 Firenze. Tel 055-69369 Cronache di Cammini Pubblicazione culturale di percorsi, soste, storie nel camminare. Diffusione semestrale a stampa. Anno 5° - Numero 8 - ottobre 2015 --------------------Direttore Responsabile: Niccolò Mazzucco Direttore: Luciano Mazzucco. Redazione: Lucia Mazzucco, Giovanna Palagi, Vera Biagioni. Direzione, Redazione: Via V. da Filicaia 22 - 50135 Firenze Tel. e fax 055-679925 E-mail: icammini@gmail.com Sito web. http://www.cronachedicammini.com 4

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Cronache di Cammini n° 8 Una sosta sulla Via Francigena di Guido Mori Nel 2000, per l’anno giubilare ho percorso, insieme a tre amici, la Via Francigena e, in un giorno di intensa pioggia, ci siamo fermati sotto il porticato della chiesetta detta della Ferruzza a Fucecchio. A quel luogo che ci permise di asciugarci e mangiare un boccone pellegrino sono rimasto legato sentimentalmente. Oggi il pellegrino della Francigena che passa per Fucecchio potrà riportare nei suoi ricordi un affetto in più per aver ammirato in quella chiesa un affresco dedicato alla Vergine Maria Ferruccia da poco riscoperto e attribuito a Filippino Lippi. Per questo vogliamo rivolgere un appello al Sindaco di Fucecchio affinché questa chiesa rimanga aperta in modo che tutti, soprattutto i pellegrini, possano nel loro passaggio ammirare questo affresco fortunatamente riportato alla conoscenza. La deviazione dal tracciato della via Francigegna per chi arriva dal Canale Usciano e Menichetti è un percorso breve. Per loro sarà un momento di sosta dedicato alla bellezza, alla preghiera o alla ricerca della spiritualità a cui tutti tendiamo. Il nostro territorio è come uno scrigno chiuso che ogni tanto si apre e ci dona opere che i nostri avi ci hanno lasciato. L’immagine rappresenta una Madonna in trono col bambino affiancata da due santi: San Giovanni Battista, riconoscibile per la pelle di cammello che sporge dal mantello e per la scritta “ECCE AGNUS DEI” dal volto rustico per le sofferenze nel deserto e Sant’Antonio imponente con la lunga barba bianca ed i baffi attorcigliati. La Madonna, affettuosa ed altèra, dall’abito trasparente ed elegante, solleva il bambino con le mani delicate, dalle dita sottili. La fisionomia del bambino, dai grandi occhi chiari e dal naso all’insù, rivela lo studio dal vero a cui si applicavano i pittori dell’età laurenziana. L’affresco nello strato inferiore ha perduto il colore originale, conservando solo il disegno dovuto all’incisione del cartone. In alto, dove il volto della Madonna incorniciato da una veletta bianca si staglia su un fondo ocra, il colore è perfettamente conservato. La chiesa di stile romanico fu costruita in un luogo dove già dalla prima metà del trecento era stata creata una fonte intorno alla quale sorse un romitorio. Nei primi anni del 1500 ebbe inizio un ampliamento del tabernacolo e nel 1533 fu raggiunto l’aspetto attuale della chiesa. Si ritiene che il nome possa essere attribuito sia al luogo stesso che a personaggi che lì vi abbiano operato. http://guidoilpellegrino.blogspot.it/ 2015/09/la-vergine-mariaferruccia-fuccchio.html 5

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Cronache di Cammini n° 8 Filemone e Bauci di Lucia Mazzucco A mille porte bussarono Filemone e Bauci Rembrandt - Washington La storia di Filemone e Bauci viene ricordata dai più come un vero simbolo dell’amore coniugale. Proviene da Ovidio che la racconta nell’ottavo libro delle sue ‘Metamorfosi’ dal verso 616 al 724. Il poeta romano si era dedicato all’amore sin dai suoi primi lavori, come possiamo comprendere dai primi versi della ‘Ars Amatoria’: Se c’è tra voi chi non conosca ancora l’arte di amare, legga il mio poema e fatto esperto colga nuovi amori. Proponeva così agli uomini e alle donne consigli e strategie di conquista e di attrazione e l’opera ebbe ovviamente molto successo e non solo dal punto di vista letterario. Ma la fama di Ovidio riguarda soprattutto ‘Le Metamorfosi‘ che sono un capolavoro affascinante e di grande importanza per aver riportato storie e racconti della mitologia greca e romana. Sono una serie di episodi che trattano la storia del mondo con una base unificante che parla della metamorfosi, cioè del mutare di corpi in forme nuove. (In nova fert animus mutatas dicere forma scorpora libro 1 vv 1. 2). Il racconto della metamorfosi o trasforAdam Elsheimer mazione che riguarda Filemone e Bauci Ma durante il loro affaccendarsi i due comincia con l’affermazione del grande vecchi videro sulla tavola avvenire dei 6 potere degli dei che possono fare tutto quello che vogliono, questo è testimoniato sui colli frigi dove si trovano una quercia ed un tiglio vicini e circondati da un piccolo muro. Il racconto continua così : Un giorno Giove e Mercurio arrivarono nella terra di Frigia prendendo l’aspetto di pellegrini e andarono alla ricerca di un luogo dove trovare asilo. Bussarono a mille porte ma mille porte rimasero chiuse mille domos adiere locum requiemque petentes, mille domos clausere serae. Tamen una recepit Se ne aprì una sola, proprio la più povera, piccola e coperta soltanto di canne e stoppie. Era la capanna di Filemone e Bauci, due anziani coniugi che vivevano serenamente insieme da molti anni nonostante una vera indigenza. Quando aprirono ai pellegrini i due vecchi si mostrarono immediatamente pronti ad accoglierli prodigandosi con tutte le attenzioni. Pulirono la panca verso la quale li invitarono a riposare, attizzarono le ceneri e con poche foglie secche cercarono di animare il fuoco, misero a cuocere le loro preziose riserve di cibo, e per rendere piacevole l’attesa del cibo, offrirono ristoro alle membra preparando una bacinella d’acqua (Is tepidis impletur aquis artusque fouendos).

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Cronache di Cammini n° 8 prodigi che tradirono la natura degli dei; si spaventarono e si mortificarono, pregando e chiedendo perdono per la modestia di quanto avevano potuto offrire. Pensarono quindi di sacrificare il loro unico capitale, un’ oca ma l’animale non si faceva prendere anzi finì per andare a rifugiarsi proprio presso gli dei. Ma Giove e Mercurio non volevano quel sacrificio ed invitarono i due vecchi a lasciare la casa ed a seguirli sulla montagna. Obbedienti, appoggiandosi ad un bastone, con un lento passo si misero in cammino e quando stavano per raggiungere la cima videro la vendetta degli dei: una palude invase tutta la valle sommergendo tutto mentre un prodigio trasformava la loro capanna in un tempio con pavimento d’oro e colonne di marmo. Allora il padre degli dei con voce serena si rivolse a loro perché chiedessero una ricompensa. “Cosa desiderate” Dicite,iuste senexet femina coniuge iusto digna, quid optetis. I coniugi domandarono umilmente di poter diventare i custodi di quel tempio, poi espressero il loro più grande desiderio, quello, quando fosse giunta l’ora, di poter morire nello stesso momento in modo che nessuno dei due fosse costretto a piangere la morte dell’altro. Questo chiesero e questo gli dei consentirono che avvenisse. Filemone e Bauci custodirono il tempio per molti anni e arrivò il giorno in cui, mentre stavano raccontando la loro storia, videro delle fronde spuntare sulla fronte sia dell’uno che dell’altra. Continuarono a parlare e quando tutto un albero li avvolse dissero: - Addio amore- . Si erano trasformati in una quercia e in un tiglio. Questo finale non può che commuovere, ma è non solo per questo tenero amore coniugale che l’episodio di Filemone e Bauci viene ricordato. E’ come simbolo di vera ospitalità che Adam Elsheimer trasferisce la storia in un quadro del 1608 conservato a Dresda . Rappresentazione scelta anche da Carl Roth , Rembrandt van Rin e Ryckaert 7 David, mentre Pieter Paul Rubens ha dipinto nel 1620 un paesaggio che vuole raccontare la punizione degli dei. Rubens ( particolare ) L’opera è del 1625 e si trova a Vienna. Shakespeare ricorda questa storia in una citazione in ‘Molto rumore per nulla’, e con lui i due vecchi sono stati presenti in tutte arti. In musica Christoph Willibald Gluck porta il testo che aveva scritto Giuseppe Maria Pagnini, un padre carmelitano studioso dei poeti latini e greci. Il racconto cambia perchè sono due giovani amanti che accolgono gli dei e che saranno trasformati non in piante ma in semi-dei e protettori del luogo. L’opera fu rappresentata a Vienna nel 1762. Jean de La Fontaine, con il suo poemetto dallo stesso titolo, ispirò Charles Gounod che ne trasse una lirica nel 1860 con elementi anche umoristici e persino sensuali. Haydn ne fece un’opera per marionette dedicata e scritta nel 1773 per il teatrino della sontuosa residenza dei principi di Esterhaza. Nel campo della scultura due grandi nomi si sono occupati di Filemone e Bauci, Vincenzo de’ Rossi e Baccio Bandinelli, autori delle due statue che custodiscono l’entrata del Palazzo Vecchio a Firenze dal 1542 ancora oggi.

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Cronache di Cammini n° 8 Per la Via degli Dei di Luciano Mazzucco Contrariamente al nome, molto impegnativo, che potrebbe far pensare ad un cammino religioso o di spiritualità, si tratta in realtà di un percorso storico che ricalca una antica via militare di epoca romana che univa Bononia a Faesulae, la Flaminia militare (costruita dal console Caio Flaminio nel 187 a.C. e chiamata anche Flaminia minore per distinguerla dalla Via Flaminia che portava da Rimini a Roma), tracciato di cui ancor oggi si possono trovare brevi tratti di basolato, talvolta ben conservati. Il nome “ Via degli Dei” viene in realtà dai luoghi e dalle cime che si attraversano andando da Bologna a Firenze, che si richiamano a divinità più che altro legate al mondo mitologico, Monte Adone, Monzuno (Monte di Zeus=Giove o Mons Junonis), Monte di Venere, Monte Luario (Luna). La particolare denominazione di questi luoghi ha certo fatto pensare ad una antica origine religiosa e ricerche archeologiche (resti di qualche tempio, ecc.) sono state fatte in passato ma senza esito. Oggi questo percorso è reso possibile da una discreta segnaletica, da una Guida (Ed.Tamari Montagna) e dalla possibilità di trovare alloggio, anche se a costi non indifferenti trattandosi di alberghi, B&B e campeggi e non presso semplici e più economiche “accoglienze povere”. In internet (www. wikiloc.com) ad opera di Guido Mori [http:// guidoilpellegrino.blogspot.it/ ] ed altri si trovano gratuitamente le tracce ed i punti Gps che sicuramente offrono migliori indicazioni della direzione del cammino, di grande aiuto nei punti critici. Per un fiorentino questo è un cammino “dietro casa” e quindi è doveroso percorrerlo. Lungo circa 115 Km, si può suddividere in cinque tappe iniziando simbolicamente dalla Basilica di San Luca di Bologna, che si raggiunge dalla periferia della città con un percorso molto significativo sotto un lunghissimo porticato. Il paesaggio che si incontra successivamente è molto vario e suggestivo, prima lungo il bordo sinistro del fiume Reno fino nei pressi di Sasso Marconi, poi attraverso strade sterrate, sentieri, boschi di faggi, prati e campi coltivati, il tutto in lenta salita che in tre giorni di cammino ci porterà fino al Passo della Futa. E’ presente un tratto asfaltato nella seconda tappa, abbastanza lungo ma poco trafficato. Una facoltativa deviazione per salire al Monte Adone, ci permetterà di godere ad ampio raggio del panorama della valle 8

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Cronache di Cammini n° 8 del Reno. Nel tratto fiorentino, di due tappe in sostanziale discesa, si può apprezzare la veduta panoramica dal monte Gazzero, il castello del Trebbio, il Convento di Montesenario, la Chiesa della Madonna del Sasso (breve deviazione), etc.. Le località che si attraversano sono rappresentate da piccoli paesi dove la scelta della sosta in pratica è obbligata. Nel cammino che abbiamo fatto nello scorso Agosto, partendo da Bologna verso Firenze, seguendo la segnaletica e la descrizione della Guida, abbiamo incontrato, con nostra sorpresa, alcuni camminatori che percorrevano il traccia- to in senso inverso, alcuni muniti di tenda e sacco a pelo, sfidando le difficoltà della segnaletica contraria e del fatto di arrivare al Passo della Futa in due tappe anzichè in tre. Per finire, si può riconoscere comunque in questo percorso un qualcosa di spirituale, perché con buona probabilità questo cammino è stato fatto da San Francesco che si è recato da La Verna sia a Firenze (lo attesta una lapide posta in Via de’ Bardi che ricorda l’anno di questo evento, il 1211) sia a Bologna. Quindi una via militare ma santificata dai passi del santo povero di Assisi. Una sosta nel Corridoio Vasariano da Luigi Antignani Olio su tela 81 x 64 Ritratto di giovane pellegrino Corridoio Vasariano Galleria degli Uffizi—Firenze Olio su tela 82 x 64 Ritratto di giovane pellegrina Corridoio Vasariano Galleria degli Uffizi—Firenze Alexis Grimou pittore francese, definito il Rembrand francese. Nato a Argenteuil nel 1678, morto a Parigi nel 1733. Fu membro dell’Accademia di San Luigi. Grimou dipinse soprattutto soggetti di genere e cristiano-religiosi, paesaggi e ritratti, generalmente busto o mezzo busto, ricchi di reminiscenze che si richia9 mano a Rembrandt. Eseguì infatti parecchie copie di opere di Rembrandt, presenti in collezioni francesi, tanto da meritare l'appellativo di Rembrandt francese, ma, soprattutto gli autoritratti e le figure di attori, risentono dell'influenza del Caravaggismo francese.

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Cronache di Cammini n° 8 Un cammino di fede di Valentina Ceccarelli nuano ancora. La chiesa cattolica invita i numerosissimi pellegrini che si recano a Medjugorje a considerarlo un luogo di preghiera e a non cercare di avvicinare i veggenti. Red: Come sei venuta a conoscenza di questo luogo ? V.: E’ stata una iniziativa del gruppo ‘Rinnovamento’ della mia parrocchia, un gruppo che cerca di ritrovare lo spirito di positività accettando tutto ciò che Dio ci offre. Red: Conoscevi altri luoghi di Pellegrinaggio? V.: Si, in particolare quello di San Giacomo a Lourdes. Red: Quale è stato il motivo che ti ha portato a fare questa esperienza? V.: Ho sentito il desiderio di pregare ringraziando Dio per tutto quello che ha creato e di riflettere lungo il cammino su ciò che è spirituale. Red: Chi ha organizzato questo viaggio ? V.: E’ stato il parroco della chiesa di San Cristoforo di Strada in Chianti. Siamo partiti il 30 aprile ed è durato 5 giorni. E’ stato un viaggio in pullman durato quattordici ore con varie soste. Nel gruppo le motivazioni erano diverse e alcuni sembravano più spinti dalla curiosità che dalla fede. All’arrivo abbiamo alloggiato in un luogo bellissimo in aperta campagna, con prati verdi dove pascolano gli animali, e campi pieni di ortaggi e frutta. Lì i contadini che lavorano la terra hanno ancora l’aratro con i buoi, il cavallo e l’asino, anche se dopo le apparizioni la loro vita è cambiata e sono arrivate le prime automobili ed il villaggio ha aumentato la sua estensione. La storia di queste apparizioni comincia con un fatto avvenuto a sei ragazzi mentre camminavano sulla strada sterrata fuori del villaggio che costeggia il colle Podbrdo, videro una donna gio10 Durante le nostre camminate ho ascoltato racconti di pellegrinaggi e alla fine anche io ho desiderato raccontare il mio, immaginando di rispondere ad una intervista. Redazione: Nel cammino che hai fatto per raggiungere un santuario hai vissuto una partecipazione molto diversa da quella che vivi durante le nostre camminate? Valentina: Il cammino che ho fatto a Medjugorje è stato un cammino di fede che mi è servito per meditare e cercare di vedere l’interno di ciò che siamo e la sua profondità. Red: Quale santuario hai raggiunto ? V.: Ho raggiunto il luogo delle prime apparizioni della Regina della Pace, che si trova alcune centinaia di metri sopra il Podbrdo. Si trova nella zona più bassa del monte Crnica nella locaità Bijacovici, nella Bosnia ed Erzegovina. Questo luogo è diventato meta di pellegrinaggio perché dal 24 giugno 1981 in poi sono avvenute apparizioni della Madonna, apparizioni che sono state viste e seguite nel tempo da varie persone e che conti-

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Cronache di Cammini n° 8 vane e bellissima con un bambino in braccio. I ragazzi affermarono di riconoscere questa signora come la Madonna per quello che aveva detto loro. Per raggiungere la collina dove sono avvenute le prime apparizioni si percorre un sentiero piuttosto faticoso per la natura del terreno. Durante il percorso ho incontrato persone che sembravano molto afflitte e che si dedicavano alla preghiera affidandosi alla Madonna. La Via Crucis è stata creata lungo la collina con dei rilievi in bronzo che rappresentano i Misteri del Rosario. Eravamo moltissimi, persone provenienti da tanti paesi diversi. In cima alla collina si trova una statua di marmo realizzata da uno scultore italiano che rappresenta la Madonna. La chiesa nel cuore di Medjugorje, dedicata a San Giacomo apostolo, è stata fondata nel 1892, ma il villaggio che è abitato da croati risale al 1599 ed è stato sempre di devozione cattolica. Dentro la chiesa c’è un’altra statua della Madonna, ma il richiamo maggiore è dato dalla statua del Cristo Risorto. E’ una statua in bronzo che mostra Gesù con le braccia aperte e con una gamba che sembra ferita. I pellegrini comprano dei fazzolettini per tamponare il punto dal quale esce un liquido ritenuto miracoloso. Vedendo questo mi sono detta che si può raggiungere la positività nel credere in se stessi e nell’avere fede in Dio, anche se questo miracolo non è riconosciuto da tutti. La grande piazza di fronte alla chiesa è sempre gremita di persone provenienti da ogni parte del mondo. Dopo la Messa il parroco del luogo quel giorno ha fatto parlare Suor Cornelia; questa suora è arrivata a Medjugorje per curare la sorella ammalata e poi è rimasta per aprire scuole e accogliere persone bisognose. Il suo discorso è stato un invito al rispetto e a considerare che siamo tutti uguali, e che dobbiamo accettare quello che la vita ci riserva anche se è difficile e costa fatica. Ha usato parole forti e chiare, con la preghiera di superare i pregiudizi e di cercare di imparare ad amare le persone ed a stimarle, come ha detto la Madonna in quel luogo e come è stato ripetuto dal papa Giovanni Paolo II. Prima di proseguire la strada per uno dei monti abbiamo trovato un sentiero che costeggia il mercato del luogo. Qui i pellegrini e i turisti possono comprare meravigliose trine, ninnoli e santini da portare a casa come ricordo. Le donne del luogo ricamano queste trine in segno di augurio per un mondo migliore e più sereno. Con questo viaggio a Medjugorje ho trovato conferma nel desiderio di lottare per avere un mondo migliore cominciando col credere che si possa fare e con l’impegno che il primo passo è nel cercare di migliorare se stessi. Durante il viaggio di ritorno abbiamo parlato fra noi e non tutti si sono trovati della stessa opinione nel valutare l’esperienza. La stanchezza del viaggio e le emozioni sono state molte e diverse anche le considerazioni su questo cammino, ma per me è rimasta una conferma di quelle intenzioni che mi hanno aiutata sempre nella vita e fatta sentire più serena. 11

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Cronache di Cammini n° 8 Giubilando per l’aspro sentier di Costanza Vanni Tratta dal famoso coro di Giuseppe Verdi ‘O signor che dal tetto natio‘ una frase esprime l’entusiasmo con il quale si possono affrontare le difficoltà di un cammino. Qui si tratta di un cammino particolare, un cammino di fede e di conquista quello dei crociati e dei pellegrini verso Gerusalemme. L’opera di argomento religioso porta il titolo ‘I lombardi alla prima crociata’, è intessuta di scene di processioni, preghiere, una conversione, un battesimo proveniente da un soggetto di Tommaso Grossi, dal quale Temistocle Solera aveva tratto il libretto. Il famoso coro è inserito al quarto atto in una scena che si svolge alle tende lombarde presso il sepolcro di Rachele. I crociati colpiti dalla siccità soffrono la sete e pregano il Signore ricordando l’aria fresca, la natura e la pace della terra lombarda: Oh Signore, dal tetto natìo, ci chiamasti con santa promessa; noi siam corsi all'invito di un pio giubilando per, l'aspro sentier. Ma la fronte avvilita e dimessa hanno i servi già baldi e valenti deh! non far che ludibrio alle genti siano Cristo, i tuoi figli guerrieri Oh fresche aure volanti sui vaghi ruscelletti dei prati lombardi ! Fonti eterne ! Purissimi laghi! Oh vigneti indorati di sole Dono infausto, crudele è la mente che vi pinge sì veri agli sguardi ed al labbro più dura e cocente fa la sabbia di un arido suol ! un tale fascino che si prendono tutta l’attenzione tanto che il coro finisce per essere ricordato solo come un canto dedicato alla propria terra. Così il poeta Giuseppe Giusti racconta nella poesia ‘Sant’Ambrogio’: Era un coro del Verdi; il coro a Dio Là de’ Lombardi miseri, assetati; quello: “O Signore, dal tetto natìo”, che tanti petti ha scossi e inebriati dove si confronta con i soldati tedeschi che a loro volta pensano alla loro terra: un cantico tedesco lento lento per l’aer sacro a Dio mosse le penne. Era preghiera e mi parea lamento, d’un suon grave flebile solenne, tal che sempre nell’anima lo sento. Come non ricordare a questo punto un altro famoso coro di Verdi: Va pensiero, sull’ali dorate; Va, ti posa sui clivi, sui colli, Ove olezzano tepide e molli L’aure dolci del suolo natal. Anche questi sono versi di Temistocle Miracolosamente la fonte di Siloe si Solera, scritti per il popolo ebraico primette a gettare acqua e i crociati potran- gioniero in Babilonia e ispirati dal Salmo no conquistare la città santa. Per quanto 137 della Bibbia dove si dice il coro sia famoso, la storia raccontata Come cantare i canti del Signore dall’opera è poco conosciuta, la musica e in terra straniera ? le parole di questa piccola parte hanno 12

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