Vita pensata -Anno II- N°11 - Maggio 2011

 

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Rivista mensile on line di filosofia-Registrata presso il Tribunale di Milano, N° 378 del 23/06/2010, ISSN 2038-4386

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vita pensata la filosofia come vita pensata 11 una figura è fondata se almeno una persona può dire com è vero tutto ciò riconosco questa scena del linguaggio roland barthes frammenti di un discorso amoroso einaudi 1979 p 6 issn 2038-4386 vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 direttore responsabile augusto cavadi direttori scientifici alberto giovanni biuso giuseppina randazzo rivista mensile on line registrata presso il tribunale di milano n° 378 del 23/06/2010 issn 2038-4386 2

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 indice editoriale agb gr etica e retorica temi niccolò cappelli verso un etica sostenibile ii parte fausta squatriti ascolta il tuo cuore cittÀ marco trainito vivere beati con epicuro e il giovane wittgenstein 5 9 13 4 anno ii n.11­maggio 2011 mensile di filosofia issn 2038-4386 autori francesco giacomantonio jÜrgen habermas rocco pititto tra port-royal locke e condillac il metodo filosofico e la filosofia linguistica di pasquale galluppi i parte visioni alberto giovanni biuso arcimboldo giusy randazzo pagliacci alberto giovanni biuso habemus papam dario carere finale di partita alberto giovanni biuso l amore la guerra recensioni giusy randazzo arcimboldo retore e mago alberto giovanni biuso rivista internazionale di filosofia e psicologia diego bruschi il maiale che cantava alla luna giusy randazzo famiglia femminile plurale alberto giovanni biuso il ministro della muraglia 44 46 47 50 52 32 34 36 38 42 16 22 sito internet www.vitapensata.eu in copertina la quadratura fotografia di marisa gelardi nees marta cristofanini sheliak scrittura creativa giuseppe o longo il museo del mare 3 56 54

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 editoriale etica e retorica agb gr a scrittura non è soltanto segno che dice ma linguaggio che vive riflettendo su se stesso È per questa via che il linguaggio pensa il mondo della vita non può e non deve ridursi a semplice mezzo di espressione pena il fraintendimento del reale rapporto sussistente tra il linguaggio e l uomo non questi è padrone del linguaggio «mentre è questo invece che rimane signore dell uomo» heidegger e se tanto inusuale appare l avvertimento del mago di meßkirch non meno estrema può giungere all orecchio la conseguente e necessaria conclusione scrivere male significa pensare male e chi pensa male diventa pericoloso per se stesso e per gli altri perché «di tutti gli appelli che si rivolgono a noi e che anche noi uomini possiamo contribuire a fare parlare il linguaggio è quello assolutamente primo e supremo» heidegger il nesso tra etica e retorica si può riassumere anche in questa semplice per quanto radicale affermazione tra i comportamenti degli umani e il loro linguaggio vigono nessi assai stretti quando mediante lo scacco ­il rovesciamento compiuto dalla scrittura artistica il nostro abitudinario stare nel linguaggio si fa nuovo ­in un modo quasi magico scopriamo che la servitù a cui lo costringiamo costringe noi a non saper leggere il mondo e a perderci nell ovvietà di un tempo blasé lo testimonia -ad esempiola capacità retorica di arcimboldo nella quale roland barthes vede all opera delle vere e proprie potenze creatrici di vita di forme di mondi lo argomentano le analisi che all etica vengono dedicate da epicuro galluppi kant wittgenstein habermas diverse -certo tra di loro ma tutte rivolte a una pienezza della vita individuale e 4 l collettiva che ha come fondamento la lucidità della parola che dice il mondo che ne coglie la molteplicità le differenze la complessità irriducibile a ogni monocorde dogma che pretende di immobilizzare l intero il suo dinamismo sapienza fasulla dietro e dentro la quale c è il silenzio la morte i testi di questo numero di vita pensata ci invitano invece ad ascoltare la polifonia delle voci che intessono le vite e danno loro senso ascoltare le città il loro cuore ascoltare i legami familiari che non sono riducibili alla trasmissione biologica o a decisioni prese una volta per tutte e nelle quali avvilupparsi come fossero catene ascoltare le passioni e cogliere la loro melodia così cangiante fatta di tenerezza di desiderio di solitudine oblio abbandoni ritorni ascoltare l alterità animale troppo spesso relegata nell indifferenza o nell inferno della reificazione ascoltare la musica del mondo che germina da sé che si fa parola nelle menti umane eco di timori e di felicità la cui nostalgia è la fonte di quanto chiamiamo arte letteratura scienza le nostre esistenze sono dolorose e spesso crudeli ma la scrittura è capace di «trasformare l inconveniente di essere nati nel vantaggio di venire al mondo attraverso il libero parlare» cioran linguaggio retorica e scrittura sono quindi lame di luce che illuminano e al contempo incidono nella viva carne dei giorni perché «l uomo è un segno il mio linguaggio è la somma totale di me stesso perché l uomo è il pensiero» peirce ed è nei segni -del cielo degli sguardi altrui delle parole dette pensate e taciute che si compie il nostro viaggio decifrare questi segni è il compito proprio dell umano sempre ripetuto sempre incompiuto aperto.

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 verso un etica sostenibile di niccolò cappelli uanto detto nella prima parte di questo articolo non può essere vero per l altra corrente di cui abbiamo deciso di occuparci e che è stata definita etica del dovere prendendo come esempio immanuel kant quale massimo esponente di questa corrente morale una vita eticamente realizzata si riferisce unicamente all obbedienza del soggetto nei riguardi dell imperativo categorico della ragione pura pratica quando parliamo di etica parliamo di un comando di una legge di un dovere appunto ed è a questo che la maggior parte di noi contemporanei associa la parola morale ossia a qualche regola reale o fittizia che si può rispettare o infrangere per gli antichi al contrario la parola morale si riferiva direttamente a una vita buona e una vita buona era anche una vita felice pienamente realizzabile in teoria in questo mondo e nella nostra attuale esistenza non solo in kant la felicità non può in alcun caso rappresentare il fondamento della morale ma neanche esserne conseguenza e per dirla tutta neanche essere pienamente realizzabile nella vita di noi esseri razionali finiti anzi è probabile che l uomo virtuoso proprio in quanto tale sia più soggetto degli altri a tribolazioni che lo allontanino dalla felicità l esigenza morale di cui kant si fa portavoce e precursore riguarda la formulazione di un imperativo che soddisfi il cosiddetto test di universalizzabilità tale test si basa su una domanda del genere che cosa accadrebbe se chiunque altro al mio posto si comportasse sempre in ogni tempo nel modo in cui io mi sto comportando ora per superare questo test il solo che possa fornire la base per una massima ­il principio soggettivo dell agire­ 5 q foto di paola betti che sia autenticamente morale kant formula il suo imperativo categorico «agisci soltanto secondo quella massima che al tempo stesso puoi volere che divenga una legge universale»1 la felicità non potrà mai costituire un movente universale perché essa è per sua stessa natura soggettiva e quindi basata su un movente materiale capace di dar vita unicamente a principi pratici soggettivi volti alla prudenza fare qualcosa in vista di qualcos altro compresa la propria felicità è il comando che genera da un imperativo ipotetico l unico imperativo morale quello categorico impone il dovere per se stesso semplicemente perché comandato dalla ragione pura pratica la legge morale si presenta all uomo quale essere a un tempo fenomenico e noumenico come un dovere che richiede il sacrificio dell amore di sé dei propri fini particolari assumere quale motivo determinante della volontà il principio della propria felicità significa dirigersi esattamente dalla parte opposta della via che conduce a un agire morale la felicità non può neanche essere conseguenza di una vita virtuosa la quale al temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 temi foto di pierfranco ramone essere realizzata in questa vita ma in una tensione infinita resa possibile dall esistenza di dio dall immortalità dell anima e dalla libertà rispettivamente garanti del sommo bene della santità e della moralità la filosofia kantiana non soddisfa nessun requisito fondamentale dell etica della felicità l eudaimonia non coincide col sommo bene non rappresenta il bene supremo e non è conseguenza di una vita virtuosa il dovere fine a se stesso ha definitivamente preso il posto della felicità ma è proprio dalle critiche mosse alla dottrina kantiana che è possibile scorgere a mio avviso il germe di una nuova tendenza etica che possa soddisfare le esigenze della nostra società globalizzata le considerazioni proposte ad esempio da a naess e da h jonas nella loro rilettura e riformulazione dell imperativo kantiano gettano luce sui nuovi bisogni etici che la nostra epoca impone all attenzione della filosofia morale per motivi diversi sia naess che jonas considerano l imperativo categorico di kant ormai insufficiente e inadeguato per la fondazione di un etica contemporanea potremmo dire che naess ne fa una questione di spazio e jonas di tempo l imperativo kantiano pecca almeno su due questioni fondamentali non considera la totalità degli esseri viventi e non si rivolge alle generazioni future così naess trasforma la seconda formulazione dell imperativo kantiano «agisci in modo da trattare l umanità sia nella tua persona sia in quella di ogni altro sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo»2 in «non usare mai un essere vivente solo come mezzo»3 e jonas riformula l «agisci soltanto secondo quella massima che al tempo stesso puoi volere che divenga una legge universale»4 in «agisci in modo massimo potrà portare con sé una non meglio precisata contentezza di se stessi selbstzufriedenheit allo stesso tempo neanche la virtù viene considerata da kant come il sommo bene come volevano gli stoici ma solo come bene supremo capace di rendere l uomo meritevole di essere felice gluckswurdigkeit per parlare di sommo bene è necessario affiancare alla virtù la felicità È a questo punto che il filosofo tedesco introduce quale esigenza morale i tre postulati della ragione pura pratica proposizioni teoricamente trascendenti e tuttavia di fondamentale importanza proprio per la ragione speculativa attraverso la loro introduzione diviene possibile per kant creare una tensione infinita verso il sommo bene che permetta di realizzare quel connubio tra virtù e felicità altrimenti impossibile nella nostra vita di esseri razionali finiti l esatta distribuzione della felicità in proporzione alla moralità è propria solo di un essere razionale perfetto in questo caso la connessione tra virtù e felicità è di tipo analitico nell uomo invece in quanto essere razionale finito virtù e felicità non coincidono e la loro connessione deve essere pensata come sintetica dato che in questo mondo non va tutto secondo la propria volontà l unione di virtù e felicità non può 6

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vita pensata rivista mensile di filosofia che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di 5 la un autentica vita umana sulla terra» critica alle formulazioni classiche di kant è evidente il filosofo tedesco è reo di non aver considerato la fondamentale coesistenza che lega ogni essere vivente la rete biosferica di cui parla naess né secondo jonas di aver collegato l azione morale del soggetto presente con le sue conseguenze per il soggetto futuro jonas afferma che l imperativo categorico kantiano si preoccupa di sancire l accordo della ragione con se stessa «ma l idea che l umanità cessi di esistere non è affatto autocontraddittoria come non lo è l idea che la felicità delle generazioni presenti e di quelle immediatamente seguenti sia ottenuta al prezzo della sventura o addirittura della non esistenza delle generazioni future altrettanto poco infine è autocontraddittoria l idea opposta che l esistenza e la felicità delle generazioni future sia ottenuta al prezzo della sventura e in parte persino della distruzione di quella attuale»6 si apre lo scenario di una un etica sostenibile la preoccupazione scaturisce dalle nuove condizioni in cui versa l umanità le potenzialità di annientamento della propria specie fino a quelle dell intero pianeta sono ormai divenute una realtà da prendere in seria considerazione uno scenario simile non si era mai presentato prima nel corso della storia alla razza umana è evidente dunque che anche l etica ­la prassi filosofica­ non se ne sia finora curata a sufficienza l etica della responsabilità inaugurata da weber e approfondita nel corso del ventesimo secolo si presenta invece come un etica adeguata alla civiltà tecnologica la prassi morale di jonas così come la deep ecology di naess danno vita ad una serie di riflessioni e di domande circa il anno ii n 11 maggio 2011 rapporto che lega gli uomini fra loro e la comunità umana al resto della natura domande di capitale importanza per la ricerca di un armonia che in molti ritengono non solo possibile ma anche doverosa la consapevolezza che la felicità di ciascuno non è slegata dalla felicità e dal rispetto di ogni altro essere vivente ognuno considerato come un nodo della stessa rete è imprescindibile per la formulazione di un nuovo dovere che possa fondare un etica contemporanea in grado di risolvere le attuali problematiche di pacifica coesistenza come ha scritto il poeta john donne nessun uomo è un isola questa visione in oriente è sempre stata considerata un irrinunciabile caposaldo filosofico basti notare come la rete biosferica di cui parla naess ricordi volutamente una terminologia cara a induismo e buddismo che troviamo ad esempio nel sutra della rete di brahma o nelle parole del gran maestro t ien t ai tratte dalla sua opera hokke gengi dove per spiegare la basilare interdipendenza di ogni fenomeno scrive quando si tira la corda di una rete non c è alcuna maglia che non si muova il compito più importante di un etica sostenibile forse riguarda proprio una nuova educazione dell essere umano a pensarsi come facente parte di un qualcosa di più grande ­tao dharma o biosfera che sia­ di cui sentirsi solo una parte e ad attuare una politica economica ed ecologica che parta da tale presupposto quel nostro simbolico impossessarsi delle cose attribuendogli un nome come adamo nella bibbia deve lasciare il posto al calarsi nel mezzo delle cose perché hanno un nome ossia perché ne riconosciamo l intrinseco valore indipendente dalla nostra presenza o assieme alla nostra compresenza il nostro tempo ha un impellente bisogno di profondità ne sono testimoni alcuni tra i 7 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 temi videre vedere sia con il tedesco wissen conoscere le idee sono modi di vedere e di conoscere o di conoscere mediante un attività di visione interiore l implicita connessione tra l avere idee con cui vedere e il vedere le idee stesse suggerisce che quante più idee abbiamo tanto più vediamo e quanto più profonde esse sono tanto più profondamente vediamo»7 note foto di marisa gelardi più importanti avvenimenti culturali nel campo della filosofia o della psicologia che in questo movimento verticale volto verso il basso hanno trovato la definizione più appropriata della loro natura basti pensare alla già citata ecologia profonda deep ecology o alla psicologia del profondo anche l etica avverte questa necessità anche l etica è figlia del suo tempo in quanto filosofo io credo nell inprescindibile valore delle idee ed è a esse che l uomo animale filosofico deve sempre fare ritorno questa ulteriore ricerca di una base soddisfacente per una nuova prospettiva etica non fa certo eccezione concludendo vorrei riportare alcune parole di james hillman che credo possano accompagnarci nella nostra riflessione «per noi le idee sono modi di considerare le cose modi res considerandi prospettive le idee ci danno occhi ci fanno vedere la stessa parola idea rivela il suo intimo rapporto con la metafora visiva del conoscere essendo connessa sia con il latino i kant fondazione della metafisica dei costumi 1797 tr it di p chiodi a cura di r assunto laterza roma-bari 1993 p 49 2 id critica della ragion pratica 1788 trad di f capra laterza roma-bari 2010 p 61 3 il movimento ecologico ecologia superficiale ed ecologia profonda una sintesi 1973 in aa vv etiche della terra antologia di filosofia dell ambiente a cura di m tallacchini vita e pensiero milano 1998 p 143 4 i kant critica della ragion pratica cit p 49 5 h jonas il principio responsabilità un etica per la civiltà tecnologica 1979 ed it a cura di p becchi einaudi torino 1990 p 16 6 ivi p 15 7 j hillman re-visione della psicologia trad di a giuliani adelphi milano 1983 pp 214-215 1 foto di camillo ferrari 8

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 ascolta il tuo cuore cittÀ di fausta squatriti a scolta il tuo cuore città pulsazioni 20 15 ­ 10 5 2010/2011 installazioni alluminio foto digitali su carta da disegno pastelli pigmenti più scatole in legno con oggetti in resina gesso fiori secchi legni bruciati ecc questa serie affronta l argomento della solitudine degli oggetti delle città una volta private dai propri abitanti l artista si serve ancora una volta del linguaggio da lei creato facendo dialogare diversi mezzi e soggetti fotografia astrazione e tridimensionalità 9 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 temi le fotografie riguardano città -parigi mosca milano bratislava venezia ma l intento non è quello di ricordarne una specifica con la sua riconoscibilità anzi i punti di vista tendono a decontestualizzare quanto si vede gli abitanti sono scomparsi forse è successo il tanto temuto disastro ambientale che farà sparire l umanità dalla terra da quella terra da essa saccheggiata senza ritegno fino a quando l ingordigia l incapacità di prevedere gli effetti negativi del saccheggio continuo non l hanno portata alla fine previsione non catastrofica e caricata di pathos al contrario esibita nell opera con una freddezza inesorabile strumento poetico usato da parte dell artista come motivo fondante della propria drammaturgia 10

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 tre sono gli elementi la fotografia la geometria che ne interpreta il significato e un oggetto che anche nelle dimensioni acquista molta importanza si tratta di scatole costruite con vecchie assi con legni bruciati storte non finite al loro interno trovano ricovero le reliquie della civiltà occidentale l artista ipotizza che un uomo sulla soglia della distruzione si sia animato per mettere in salvo un ricordo una testimonianza e che lo abbia fatto in fretta scegliendo quanto a lui vicino e forse caro comunque siano oggetti naturali o artificiali la loro sopravvivenza è desiderata come testimonianza di una civiltà straordinaria ma perduta una zolla di terra con radici seccate di povere erbe guanti anneriti dal petrolio una bellissima conchiglia rosa e sensuale attrezzi da lavoro bottigline da prodotto farmaceutico un ammasso di fiori secchi altri fiori calcinati e privi di vita un puzzle una vecchia e arcaica macchina fotografica via via per ogni opera ci sarà l apposita reliquia 11 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 temi la leggera asimmetria lo storto le diverse inclinazioni e volute imprecisioni presenti nelle tre parti contribuiscono a creare il disagio visivo che diventa inquietante percezione di una luttuosa poetica bellezza colta nei suoi ultimi attimi di vita 12

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 vivere beati con epicuro e il giovane wittgenstein di marco trainito a continuità dell approccio logicofilosofico del primo wittgenstein con la tradizione di ricerca di matrice epicurea abbastanza evidente per quel che riguarda specificamente l ambito della filosofia `atomista del linguaggio potrebbe essere estesa fino a investire orizzonti eticoesistenziali più generali che ancora oggi possono stimolare la nostra disposizione all ascolto e forse dirci qualcosa di non banale per una saggia condotta laica e loica della vita se consideriamo lo straordinario appunto dei quaderni 1914-1916 datato 8-7 16 dal quale poi deriverà la prop 6.4311 del tractatus prescindendo dal tipico taglio introspettivo e dal ritmo incalzante che ricordano le confessioni di agostino ci accorgiamo che sul piano strettamente concettuale esso è molto vicino all epistola a meneceo conosciuta anche come lettera sulla felicità a una attenta lettura comparata infatti emerge non solo che i temi della felicità del tempo della morte e del fato sui quali verte il testo epicureo ritornano puntualmente nella pagina wittgensteiniana ma anche che le soluzioni tormentosamente raggiunte da wittgenstein concordano quasi alla lettera con quelle a suo tempo indicate dal maestro del giardino al suo allievo scrive wittgenstein comunque sia ad ogni modo noi siamo in un certo senso dipendenti e ciò da cui siamo dipendenti possiamo chiamarlo dio in questo senso dio sarebbe semplicemente il fato o il che è lo stesso il mondo indipendente dalla nostra volontà dal fato posso rendermi indipendente vi sono due divinità il mondo e il mio io indipendente io sono o felice o infelice questo è tutto si può dire l bene o male non v è chi è felice non deve aver timore neppure della morte solo chi vive non nel tempo ma nel presente è felice per la vita nel presente non v è morte la morte non è evento della vita non è un fatto del mondo [cfr tractatus prop 6.4311 1° capoverso dove però al posto della seconda frase si legge «la morte non si vive» se per eternità s intende non infinita durata nel tempo ma intemporalità si può dir che viva eterno colui che vive nel presente [cfr tractatus prop 6.4311 2° capoverso per vivere felice devo essere in armonia con il mondo e questo vuol dire essere felice allora io sono per così dire in armonia con quella volontà estranea dalla quale sembro dipendere ciò vuol dire `io faccio la volontà di dio il timore della morte è il miglior segno d una vita falsa cioè cattiva.1 l epicureismo da parte sua era in grado di promettere una qualche forma di `immortalità terrena ovvero uno stile di vita degno di un dio epicuro infatti sosteneva che vivendo secondo i precetti del maestro il seguace sarebbe stato «come un dio tra gli 13 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 temi l immortalità temporale dell anima dell uomo dunque l eterno suo sopravvivere anche dopo la morte non solo non è per nulla garantita ma a supporla non si consegue affatto ciò che supponendola si è sempre perseguito forse è sciolto un enigma perciò che io sopravviva in eterno non è forse questa vita eterna così enigmatica come la presente la risoluzione dell enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori [außerhalb dello spazio e del tempo vivere nel presente e in armonia con il mondo è essere felici dice wittgenstein ed 14 foto di marisa gelardi uomini» epistola a meneceo 1352 e lucrezio aggiungeva che la ragione può migliorarci a tal punto che nil impediat dignam dis degere vitam de rerum natura iii 319-322 ed è proprio a questo tipo di promessa piuttosto che a una di tipo platonico o agostiniano che wittgenstein sembra qui avvicinarsi come si vede chiaramente dalla prop 6.4312 del tractatus essere felici nel presente vuol dire vivere in eterno e non solo secondo wittgenstein ci attende un altra forma ancora di eternità perché come dice nella celebre prop 6.45 del tractatus se riusciamo a vedere e sentire il mondo come una totalità delimitata perveniamo a una visione delle cose sub specie aeterni cioè a un sentimento mistico di vago sapore spinoziano-schopenhaueriano anche per epicuro l uomo felice non può avere alcun timore della morte dal momento che essa «nulla è per noi perché quando noi siamo la morte non è presente e quando è presente la morte allora noi non siamo» epistola a meneceo 125 l uomo del volgo invece è reso irrimediabilmente infelice proprio dalla irrazionale paura della morte questa consapevolezza poi «rende godibile la mortalità della vita non perché vi aggiunga un tempo interminato ma perché elimina il desiderio dell immortalità» 124 col desiderio dell immortalità infine vengono eliminate anche l ansia del futuro cfr 127 ovvero ciò che wittgenstein foto di laurence chellali

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 11 maggio 2011 foto di marisa gelardi chiama il vivere nel tempo e il senso angoscioso della ineluttabile dipendenza dai capricci del fato cfr 133-134 vale la pena concludere con le variazioni oraziane e senechiane sul tema epicureo del `vivere nel presente a riprova dell esistenza di una sorta di peculiare tonalità di pensiero che caratterizza la tradizione di ricerca nella quale anche il giovane wittgenstein viene a inserirsi benché forse inconsapevolmente per quel che riguarda orazio il quale com è noto nell unica menzione del filosofo in tutta l opera pervenutaci si dichiarava epicuri de grege porcus epist i 4 v 16 oltre al celeberrimo carpe diem quam minimum credula postero dell ode a leuconoe odi i 11 v 8 si considerino anche anche odi ii 16 vv 2526 «l animo lieto del presente aborrisca l affannarsi per ciò che è futuro» ed epist i 4 v 13 «fa conto che ogni nuova alba segni quello ch è per te l ultimo giorno3 da parte sua seneca che da stoico aveva con epicuro un rapporto di odi et amo «ho l abitudine di passare nel campo altrui non come disertore ma come esploratore»4 dichiara la prima volta in cui fa propria una massima di epicuro in epist ad luc i 2 5 per poi precisare in i 8 8 dopo la quinta citazione da epicuro in sole otto lettere «forse mi chiederai perché riferisca tante belle massime di epicuro piuttosto che dei nostri autori ma per quale motivo pensi che tali concetti siano soltanto di epicuro e non un patrimonio di tutti?» cfr anche i 12 11 dedicando proprio al tempo la prima lettera a lucilio raccomanda all amico «tieni strette tutte le tue ore così avverrà che dipenderai meno dal domani» i 1 2 e in una lettera successiva ripete l identico concetto espresso nell ultimo passo citato di orazio «bisogna programmare ogni giorno come se ognuno dovesse chiudere la serie e porre un termine definitivo alla nostra vita» i 12 8 finché in ii 13 16-17 ancora una volta sulla scorta di epicuro seneca biasima la stoltezza di chi semper incipit vivere ponendo anche in punto di morte sempre nuove fondamenta alla propria vita foto di laurence chellali note in ludwig wittgenstein tractatus logico-philosophicus e quaderni 1914-1916 a cura di a g conte einaudi torino 1964 p 175 cfr anche l ultima frase dell appunto del 5-7 16 ivi p 174 che coincide con la prop 6.431 del tractatus «alla morte il mondo non si àltera ma cessa d essere» 2 si cita da diogene laerzio vite dei filosofi laterza roma-bari 19872 libro x 3 si cita da orazio tutte le opere mondadori milano 2007 4 si cita da seneca lettere morali a lucilio mondadori milano 2007 1 15 temi

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