Theofilos Ottobre 2015 (Anno 1 N.3)

 

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Rivista della Scuola Teologica di Base dell'Arcidiocesi di Palermo

Popular Pages


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EditorialE 2 Un autunno “caldo” di Don Salvatore Priola 6 2 5 arEa BiBlica 6 Perché i fratelli vivano insieme! di Maria Lo Presti 9 arEa dogmatica 10 il volto ecclesiale della misericordia di Gaspare Ivan Pitarresi 14 10 13 arEa litUrgica 14 Verso il giubileo di Michelangelo Nasca 22 18 24 17 arEa moralE 18 misericordia: è ancora una parola attuale? di Maria Malleo 21 aPProfondimEnto 22 l’uomo creatura di questo mondo. Laudato si’ di Papa francesco di Daniela Fausto 34 36 30 Anno 1 Numero 3 Ottobre 2015 Quadrimestrale registrato presso il tribunale di palermo il 22.09.2014, n. 11/14 24 il «sogno di dio» cantato da giosy cento di Luca Insalaco SCuola teologiCa di BaSe “ S. luca evangelista” aSSoCiazione SoCioCulturale “KK onluS” Via Tenente Arrigo, 21 | Villabate (PA) | CF: 97211280827 Copie 10.000 TuTTI I NuMerI SoNo oNlINe Sul SITo dellA SCuolA TeoloGICA dI BASe 26 Presbiteri di Michelangelo Nasca rubrica r 29 SPiritUalità 30 carlo acutis: «l’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo» di Maria Catena www.stb.diocesipa.it | Theofilos e-mail: theofilos2000@gmail.com per le libere contribuzioni: Cod. IBAN: it 95J0 30690 46211 000000 06708 Intestato a: arCidioCeSi di palermo SCuola teologiCa di BaSe direttore reSponSaBile: Michelangelo Nasca Capo redattore: Giuseppe Tuzzolino redazione: Salvatore Priola, Maria lo Presti, Giampaolo Tulumello, Maria Catena, Alessandro di Trapani, Andrea Sannasardo. Hanno CollaBorato: don Salvatore Priola, Maria lo Presti, Gaspare Ivan Pitarresi, Michelangelo Nasca, Maria Malleo, daniela Fausto, luca Insalaco, Maria Catena, Angelo Nocilla, rosa Mingoia, Giovanna Spatola. progetto grafiCo: Gianluca Meschis Stampa: Wide snc - Corso dei Mille, 1339 - Palermo - www.widesnc.com Alcune immagini utilizzate negli articoli sono state scelte a scopo puramente divulgativo. Se riconosci la proprietà di una foto e non intendi concederne l'utilizzo o vuoi firmarla invia una segnalazione alla mail: theofilos2000@gmail.com 32 lessico spirituale di Maria Catena rubrica r 33 Vita dElla ScUola 34 la Scuola teologica di Base ringrazia i suoi “docenti emeriti” di Angelo Nocilla 36 Pellegrinaggio al Santuario della “Madonna del Balzo” di Bisacquino di Rosa Mingoia e Giovanna Spatola 40 Theofilos risponde di Maria Lo Presti rubrica r

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un autunno “caldo” di Don Salvatore Priola Siamo alla ripresa delle attività e il nuovo anno pastorale inizia all’insegna di una serie di eventi ecclesiali di grande importanza, sui quali è bene porre la nostra attenzione. Innanzitutto il Sinodo sulla famiglia: “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Quello che si è appena celebrato è stato l’ultimo atto di un lungo percorso di riflessione, durato circa due anni, che ha coinvolto, come rare volte nel passato, la Chiesa non solo dell’Urbe altresì quella dell’Orbe, cercando di rac2 | Editoriale cogliere idee, sensibilità e riflessioni maturate alla luce della Parola di dio, della viva Tradizione della Chiesa e nell’ascolto della voce degli uomini e delle donne di buona volontà, che con la grazia dello Spirito Santo camminano per le strade polverose del mondo alla sequela del Crocifisso-risorto. I Padri sinodali hanno pregato, riflettuto, meditato e hanno, in tutta coscienza, guardato al vero bene della famiglia e della Chiesa di Cristo: famiglia di dio. Come ben sappiamo, il sinodo è uno strumento di consiglio e di ausilio di cui dispone il Sommo Pontefice, ed i Ve-

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SCUOLA teOLOGICA DI bASe “ S. LUCA evAnGeLIStA “ EDITORIALE OttObre 2015 scovi per le diocesi nelle quali dio li ha posti a servire come Pastori. di questo strumento essi si servono per svolgere al meglio il loro ministero, a gloria di dio e a vantaggio del popolo affidato alle loro cure. Per sua natura esso non è chiamato a prendere decisioni, né a stabilire norme o insegnamenti in materia di fede e di morale, ma solo a offrire elementi di discernimento e indicazioni ben ponderate su queste materie a colui che è chiamato a confermare i fratelli nella fede (cf. lc 22,31-34): il Papa. Su temi tanto delicati, come quelli presi in esame, e in frangenti storici molto “vivaci”, come quello che abbiamo la grazia di vivere, bisogna vigilare perché non si presti il fianco ai tentativi di destabilizzazione dell’assetto ecclesiale che da taluni gruppi, a volte anche dall’interno della Chiesa, si cerca di operare per interessi di parte che obbediscono a visioni e logiche miopi e non “universali”. “Cum Petro et sub Petro”: questa è la garanzia della cattolicità! Non perché Pietro e i suoi successori siano stati i migliori e i più bravi, ma perché Cristo così ha voluto! In secondo luogo, le Chiese che sono in Italia si apprestano a vivere il loro 5° Convegno nazionale che ha per tema: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. la sede di questa decennale assise ecclesiale, questa volta sarà la splendida città di Firenze, nei giorni 9-13 novembre. I delegati delle 226 diocesi italiane saranno 2400 circa e formeranno il nutrito gruppo dei convegnisti. essi saranno impegnati nelle sessioni assembleari e nei laboratori che si terranno sulle cinque vie per l’umanesimo cristiano indicate dalla “Traccia” preparatoria, che abbiamo avuto modo di leggere e che ci ha aiutato lungo il percorso di avvicinamento a Firenze. da questo convegno usciranno le linee pastorali comuni per il prossimo decennio che, successivamente, dovranno essere tradotte in progetti operativi nell’ambito delle nostre Chiese particolari; dovranno, cioè, diventare i fili con i quali ogni diocesi tesserà il vestito da indossare nel proprio contesto ecclesiale, religioso e socio-culturale. Non tutti potremo essere fisicamente a Firenze, ma certamente tutti dobbiamo esserci con il cuore e con lo spirito, con la mente e la preghiera, documentandoci e seguendo lo svolgimento dei lavori attraverso i mezzi della comunicazione e interagendo con i delegati anche attraverso il web. è possibile, infatti, scaricare un’applicazione sui nostri smartphone ed essere costantemente aggiornati sui lavori e gli avvenimenti in programma. Coltiviamo uno spirito ecclesiale fatto di partecipazione attiva, anche attraverso questi nuovi strumenti di comunione che accorciano le distanze e intensificano la condivisione. In terzo luogo, la nostra regione ecclesiastica si appresta a vivere un momento di grazia speciale, per- Editoriale | 3

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ché dopo diversi anni i presbiteri dell’Isola, dal 23 al 26 novembre, si ritroveranno a celebrare il loro IV convegno regionale che avrà per tema: “ordinati al Presbiterio per una Chiesa in uscita”. A 50 anni dalla promulgazione del decreto conciliare Presbyterorum Ordinis. la Conferenza episcopale siciliana lo ha promosso, su suggerimento della Commissione presbiterale siciliana, con l’intento di rimettere a tema il Presbiterio quale luogo natio e originario della comunione tra i presbiteri uniti al loro vescovo. Si avverte, infatti, un certo sfilacciamento dei legami tra i presbiteri, come gli altri, tentati dall’individualismo, anche pastorale, e dalla chiusura all’interno del proprio recinto ministeriale, intenti a compiere tanto bene, ma isolati e in ordine sparso, senza più luoghi di comunione riconosciuti e apprezzati da tutti. la fatica di tessere relazioni fraterne, sincere e affettuose, espressione di vera prossimità evangelica, li spinge a non investire più né tempo, né risorse sul versate delle iniziative atte a promuovere e coltivare la comunione presbiterale e, così, il Presbiterio finisce per perdere le sue prerogative, obliandosi nella memoria e nel cuore di ciascun presbitero. Al convegno parteciperanno i presbiteri, ma tutti possiamo impegnarci a sostenerli, sin da ora, con la preghiera rivolta allo Spirito Santo, perché li aiuti e li sostenga nella faticosa opera di mantenere unito e attivo il Presbiterio. da presbiteri che credono e vivono in comunione con il Signore Gesù, tra loro e con il Vescovo, tutta la Chiesa trae vantaggio e frutti di santità. Infine, tutti sappiamo bene ormai che l’8 dicembre a roma e il 13 in tutte le altre diocesi del mondo, sarà aperto il giubileo straordinario della misericordia, voluto fortemente da Papa Francesco. un anno di grazia e di misericordia del Signore (cf. Is 61,1-2) offerto a tutta la Chiesa e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. è un invito ad essere “misericordiosi come il Padre” perché nessuno si senta definitivamente perduto o abbandonato, piuttosto, attraverso il servizio e la testimonianza della Comunità del Crocifisso-risorto, tutti sperimentino la gioia della salvezza ritrovata e la grazia di una vita nuova, in Cristo Gesù. Avremo modo, durante quest’anno, di fermarci a riflettere sul giubileo e sul tema della misericordia. Intanto prepariamoci ed aiutiamo i nostri allievi e i fratelli delle nostre comunità a camminare insieme sulla via della salvezza tracciata dal Vangelo, facendo tesoro di ogni strumento di grazia che ci viene offerto dalla Provvidenza, attraverso le scelte amorevoli e lungimiranti dei Pastori che il Signore ha posto a guida della suo Popolo. I più affettuosi auguri dal Direttivo e da tutta la Scuola Teologica di Base dell’Arcidiocesi di Palermo a S. E. Mons. Carmelo Cuttitta, eletto il 7 ottobre 2015 Vescovo di Ragusa. nel suo primo messaggio alla diocesi scrive: «desidero essere "collaboratore della vostra gioia" (2 Cor 1,24)». Accompagnandolo con la preghiera, la Scuola augura che possa compiere il suo ministero secondo tale auspicio. 4 | Editoriale

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SCUOLA TEOLOGICA DI BASE “S. LUCA EvAnGELISTA” THEOFiLOS OttObre 2015 area biblica Marc Chagall: resurrezione (1937) la misericordia non è solo l'agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Misericordiae Vultus 9

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Perché i fratelli vivano insieme! di Maria Lo Presti Particolare di un arazzo realizzato dai maestri fiamminghi: Jan Rost e Nicolas Karcher l’8 dicembre sarà aperto l’anno della misericordia indetto da papa Francesco, e vogliamo dedicare le riflessioni dell’area biblica della rivista a questo tema partendo dalla figura di Giuseppe, il figlio di Giacobbe-Israele. Perché Giuseppe? la narrazione, che da Genesi 37 conduce fino alla fine del libro, è una delle più note. Il ricordo, generalmente, si sofferma soprat6 tutto sui sogni di Giuseppe. In realtà, Giuseppe – con tutta la sua vicenda – è una figura rilevante per vari aspetti, e prefigura Cristo. Considereremo qui alcuni elementi, e ci soffermeremo in particolare su ciò che riguarda il tema della misericordia. la nascita di Giuseppe è presentata come un dono straordinario (cf. Gen 30,22-24), come avviene per Isacco, figlio della promessa (cf. Gen 21,1-7), e come sarà in altri casi, quali Samuele (cf. 1 Sam 1), Giovanni il Battista (cf. lc 1,5-25.3637.57-66), Gesù (cf. lc 1,26-55; 2,1-20). Giuseppe è il figlio amato di Giacobbe, il prediletto; il figlio di rachele, la moglie amata. Giuseppe sarà costituito primogenito tra i suoi fratelli: non è il più grande, ma è lui che viene scelto. Inoltre, Giuseppe riceve dei doni, tra i quali quello della sapienza: ciò – unito alla predilezione paterna – lo renderà inviso ai fratelli ma lo porrà accanto al faraone (cf. Gen 40,1-41,46). Giuseppe, pur essendo il figlio prediletto da Giacobbe, vive tutta una parabola discendente; venduto ad una carovana che sta andando verso l’egitto (cf. Gen 37,12-28), arriverà al punto più basso: straniero e schiavo, accusato ingiustamente e abbandonato in carcere (cf. Gen 39,7-20), e sembra che nessuno si ricordi di lui. Ma dio lo assiste, non lo abbandona, non lo ha mai dimenticato; ed ecco che dio lo risolleva: «Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta. Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili e assegnare loro un trono di gloria» (1 Sam 2,7-8). Giuseppe conquista la fiducia del carceriere (cf. Gen 39,21-23); ha la possibilità di farsi conoscere | Area Biblica

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dal faraone, perché ha interpretato i sogni dei due detenuti con lui (cf. Gen 40); ha l’occasione di parlare di fronte al faraone emergendo per sapienza (cf. Gen 41,14-38), e viene posto accanto al faraone (cf. Gen 41,39-44; 1 Sam 2,8). è dio che capovolge la situazione. In tutta questa vicenda, la sacra Scrittura mostra il dramma delle relazioni infrante. Già la vicenda di Caino che uccide Abele, suo fratello (cf. Gen 4,1-16), propone tale situazione contraria al progetto di dio, per cui i fratelli dovrebbero vivere insieme (cf. Sal 133,1). I fratelli di Giuseppe, con il loro agire, hanno dato un grande dolore al padre Giacobbe (cf. Gen 37,35), e hanno provocato, oltre al danno, una ferita profonda in Giuseppe; ne saranno segno le sue lacrime, di dolore ma a volte segno di consolazione, un tratto caratteristico e ricorrente della narrazione che riguarda Giuseppe (cf. Gen 42,24; 43,30; 45,2.14-15; 46,29; 50,1; 50,17). Ciò indica che, nonostante la situazione che potremmo definire di successo in cui vive, Giuseppe esperimenta un dolore profondo: la ferita lasciata da quanto hanno fatto i fratelli è sempre lì presente. eppure, quando Giuseppe rivede i suoi fratelli non agisce ripagandoli con la stessa moneta. Infatti, i fratelli si ritrovano davanti a Giuseppe nel momento del bisogno a causa della carestia (cf. Gen 42,1-6): cosa farà Giuseppe? Giuseppe mette alla prova i fratelli, e ciò è importante: prima di tutto vuole saggiare il loro cuore, per capire se si sono pentiti del male che hanno fatto. Appena verifica il pentimento dei fratelli, manifesto particolarmente dalle parole di Giuda (cf. Gen 44,18-34), si commuove profondamente (cf. Gen 45,1-15). Non sta a recriminare, li accoglie e restaura la relazione da fratelli, non cambia quella che era la condizione originaria. Il pentimento apre all’accoglienza, un’accoglienza piena, senza riserve. l’agire di Giuseppe richiama il perdono senza misura, che è la regola della comunità cristiana (cf. Mt 6,7-15; 18,21-35). Ma, mentre nel cuore di Giuseppe vi è la disponibilità piena all’accoglienza, i fratelli non riescono a credervi: non riescono ad immaginare che sia possibile un perdono totale, che qualcuno ne sia capace. Allora, alla morte di Giacobbe temono che Giuseppe passi alla vendetta. d’altra parte, è da notare che Giuseppe è l’unico personaggio dell’Antico Testamento che perdona senza riserve. differente è, ad esempio, il caso di davide che prima di morire chiede a Salomone la vendetta laddove sembrava avesse perdonato (cf. 1 Re 2,5-9). Quando – dopo la morte del padre – i fratelli si presentano a Giuseppe, inventando qualcosa per prevenire la sua eventuale vendetta (cf. Gen 50,15-17), Giuseppe dirà tra le lacrime: chi sono io, sono forse dio? (cf. Gen 50,19). Non spetta a lui il giudizio di condanna, la vendetta. Anzi, Giuseppe legge la sua vicenda alla luce dell’azione provvidente di dio, nonostante quanto abbia dovuto affrontare, e dice: «Non temete. Tengo io forse il posto di dio? Se voi avevate tramato del male contro di me, dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini» (Gen 50,19-21). Quindi, il male che gli hanno fatto è servito a dio per trarne un bene, salvare un popolo: «Tutto concorre al bene, per quelli che amano dio» (rm 8,28). la Dei Verbum 15 ricorda come attraverso l’Antico Testamento si riveli dio misericordioso e giusto. ed è il pentimento che apre alla misericordia infinita: «ritornate a me con tutto il cuore… laceratevi il cuore e non le vesti…, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore» (Gl 2,12-13). In effetti, nell’Antico Testamento dio si presenta come misericordioso: «il Signore scese Area Biblica | 7

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nella nube, si fermò là presso di lui (Mosè) e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: “Il Signore, il Signore, dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato» (es 34,5-7). lo stesso Giona sa che dio, misericordioso, non porterà a compimento la minaccia annunciata a Ninive (cf. Gn 4,2). Nell’Antico Testamento, la misericordia di dio è indicata con vari termini (hesed, emet e rahamim), dai quali emerge un’immagine di dio Padre e Madre, ricco di tenerezza amorevole, di amore viscerale e fedele, passionale e senza limiti. la benevolenza di dio, la sua passione nei confronti dell’uomo, il suo amore che supera ogni logica umana, il suo commuoversi e la partecipazione al dolore, alla sofferenza, alle difficoltà di ciascuno gli fanno dire: «se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non mo- rirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (ez 18,21-23). dio è indulgente e amante della vita (cf. Sap 11,26). Partendo da Giuseppe, lo sguardo si posa su Cristo Gesù, compassionevole e pronto a perdonare (cf. lc 7,36-50; Gv 8,11); chicco di grano caduto a terra (cf. Gv 12,24), abbassatosi fino alla morte di croce ed innalzato da dio (cf. Fil 2,6-11); e sulla sua sofferenza per la vita di tutto il popolo (cf. Is 52,13-53,12; eb 9,11-10,18), e del mondo intero (cf. Gv 4,42). Cristo Gesù, primogenito tra fratelli (cf. rm 8,29), nel giorno della resurrezione indica i discepoli come ‘fratelli’ (cf. Mt 28,10; Gv 20,17): è la relazione che viene ricostruita sul sangue di Gesù, come un tempo le prove affrontate da Giuseppe consentirono il risanamento delle ferite, la salvezza del popolo, e che i fratelli vivessero insieme. 8 | Area Biblica

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SCUOLA TEOLOGICA DI BASE “S. LUCA EvAnGELISTA” THEOFiLOS OttObre 2015 area dogmatica dal cuore della trinità, dall'intimo più profondo del mistero di dio, sgorga e scorre senza sosta il grande fiume della misericordia. Misericordiae Vultus 25 Foto G. Meschis

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Il volto ecclesiale della misericordia di Gaspare Ivan Pitarresi Il termine misericordia non è nuovo nella Chiesa, tuttavia, recentemente sembra essere divenuto la chiave ermeneutica di una prassi ecclesiale intenta a guardare fuori-di-sé (missione ad extra), e a incarnare uno stile che tende al recupero anche di coloro che sono fuori dalla “comunione” – in senso lato – con la Chiesa. Non va lasciato nel dimenticatoio il discorso di apertura del Concilio ecumenico Vaticano II che proferiva Giovanni XXIII: «oggi la Chiesa preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità». Quindi, non si tratta di un nuovo interesse da parte della Chiesa mater et magistra, così come, non va dimenticata l’attenzione sulla misericordia che ebbe anche papa Giovanni Paolo II promulgando la Dives in misericordia, mentre papa Benedetto XVI vi dedicò la sua enciclica Deus Caritas est. Papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario della misericordia: sin dal suo esordio, e cioè dal suo primo Angelus (17 marzo 2013), ha fatto della misericordia la chiave di volta del suo pontificato. Non a caso, il Giubileo è anticipato da un evento di grande spessore: il Sinodo sulla famiglia (ottobre 2015), dove ancora una volta il concetto-chiave che sembra dispiegare il senso di tale evento è la misericordia; inoltre, anche il V Convegno ecclesiale dal titolo “In Cristo Gesù il nuovo umanesimo” (Novembre 2015) pone all’attenzione il bisogno di capire bene la misericordia di dio per l’uomo. Il secolo che viviamo ci obbliga ad una seria considerazione sulla misericordia: «dovremmo tacere su Marck Chagall: Figliol Prodigo dio, se non sapessimo annunciare di 10 | Area Dogmatica

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nuovo agli uomini immersi in tanta miseria fisica spirituale il messaggio della sua misericordia. dopo tutte le esperienze del XX secolo e dopo quelle dell’appena iniziato XXI secolo – afferma il teologo W. Kasper – la questione della misericordia di dio e degli uomini misericordiosi è oggi più urgente che mai». Misericordia è il concetto fondamentale del Vangelo, ritorna sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento e si presta a rendere l’identità di dio. Misericordia è il nuovo nome di Dio. Il concetto di ‘compassione’, reso anche con il termine tecnico ‘empatia’, sovente compare in studi recenti di psicologia e pedagogia. l’atto di “entrare in rapporto con l’altro”, e cioè nella sua situazione, nei suoi sentimenti, per meglio cogliere il suo modo di pensare, guardare la realtà, comportarsi è la via per costruire le relazioni intersoggettive. Si potrebbe dire che la dinamica non è affatto nuova, dato che, già nel vecchio testamento dio sceglie appunto la modalità di “entrare nella cultura di un popolo” per stringere un patto, o diremmo per costruire un’alleanza. l’Antico Testamento utilizza diversi termini quando vuole riferirsi alla misericordia di dio: il termine ebraico ‘rahāmīm, che deriva da rehem, ovvero grembo materno, le “viscere materne”; oiktirmós indica la compassione, commozione o la disponibilità ad aiutare; éleos che sta ad indicare il sentimento di commozione; invece, il rapporto tra misericordia e giustizia è indicato con il termine ebraico hesedh, che si traduce con amicizia, favore immediato, grazia, misericordia di dio; ma il termine biblico che ci fa cogliere l’essenzialità è lebh, cuore. uno dei volti del dio vetero-testamentario è – per dirla con le parole del profeta osea (cf. 11, 8) – quello di un dio che si muove a compassione, che si “commuove”, un moto di tenerezza verso l’uomo. ogni traduzione non basterebbe a descrive la ricchezza del senso di un amore smisurato e appassionato di dio per la sua creatura. la stessa compassione che emerge in un’altra pagina dell’AT (cf. es 3,7), un dio che “scende” mosso a compassione, in ascolto del grido di sofferenza del suo popolo. una compassione promessa in es 6,7 che delinea, da lì in poi, un’amicizia misericordiosa. la misericordia, dunque, manifesta la realtà intima di dio. è nel volto di Gesù che la misericordia spiega l’essere di Dio-per-l’altro carnalmente e concretamente “qui”. In Gesù è inaugurato per l’uomo “un anno di grazia” (cf. lc 4,18ss). la misericordia Antonio Boatto: il Figliol Prodigo giunge, qui e adesso, in maniera definitiva, e nessuno è escluso. è questa la novità rispetto al messaggio dell’AT. Gesù, nel suo stile di Figlio e di fratello, mostra il volto misericordioso del Padre, come Colui che “entra in situazione”, che si «confronta con il dolore dell’umanità» (etty Hillesum) una volta e per sempre. un dio che guarda, che ascolta il grido di miseria dell’uomo donandogli la dignità di figlio, come nel caso emblematico della parabola del figlio prodigo (cf. lc 15,11-32). Scrive il cardinal Kasper: «nel cuore di Gesù riconosciamo che anche dio ha un cuore (cor) per noi, i poveri (miseri), intesi nel senso più ampio del termine, e che quindi egli è misericors, misericordioso». dunque, la misericordia è la proprietà di dio che si fa promessa e garanzia, dall’AT al NT. Questa concezione biblica è a fondamento della vita cristiana. l’esistenza di Gesù come “esserci-per-l’altro” deve poter diventare sempre e meglio, il criterio d’azione della nostra prassi ecclesiale, una prassi che si confronta con i diversi significati biblici della misericordia. 11 Area Dogmatica |

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Vincent Willem van Gogh: il buon samaritano un anno dedicato alla misericordia, allora, è un anno pastorale che ci obbliga ad una progettualità, a dare un volto nuovo alle cose. l’empatia è la bussola di un nuovo stile di essere Chiesa in ascolto dell’altro: uscire da sé per dialogare con il volto di “ogni” altro come possibilità buona di trasmettere ancora speranza al mondo. Tutto ciò non disegna solo un progetto di misericordia nell’ottica dell’assistenza materiale, o apertura culturale all’altro. la misericordia deve diventare il principio del nostro agire sociale (etico, politico) per ridare un’anima alla società in cui abi- tiamo contribuendo, a partire dallo stile misericordioso del Maestro di Nazareth, alla sua umanizzazione. «la vera misericordia (il neretto è nostro) – ha ricordato Papa Francesco – si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione, e la accompagna nel cammino della riconciliazione. e questo è faticoso». ‘Farsi carico’, ‘ascoltare’, ‘accostarsi’, ‘accompagnare’, ‘perdonare’, tutte attitudini che richiamano la Misericordia, disposizioni che continuano a segnare i passi della vita pastorale ed ecclesiale. 12 | Area Dogmatica

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SCUOLA TEOLOGICA DI BASE “S. LUCA EvAnGELISTA” THEOFiLOS OttObre 2015 area liturgica la parola del perdono possa giungere a tutti e la chiamata a sperimentare la misericordia non lasci nessuno indifferente. Misericordiae Vultus 19 Foto G. Meschis

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