L'Albero Verde n. 3/2015

 

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Rivista Trimestrale del CIAI Centro Italiano Aiuti all'Infanzia

Popular Pages


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Cambogia Salute per mamme e bambini Etiopia Viaggio di ritorno alle origini Anno XXI - N° 3 - Trimestrale del CIAI - Novembre 2015 Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI

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PRIMADITUTTO Sostegno a distanza: nuovi progetti, nuovi bambini Il Sostegno a distanza (SAD) è certamente un intervento importante che possiamo attivare per aiutare i bambini e le comunità in cui vivono a costruire un futuro migliore. Ma perché un Sostegno sia veramente efficace è importante che sia inserito in un progetto strutturato: oggi vogliamo presentarvi gli ultimi due che abbiamo avviato, uno in India e l’altro in Etiopia. India Lo stato dell’Orissa, a est del Paese, è uno dei più poveri dell’India. Nel dipartimento di Boudh, in particolare, quello in cui CIAI a deciso d’intervenire, si stima che siano 75 mila i bambini che hanno abbandonato la scuola e sono impegnati in forme di lavoro permanente o stagionale. Il tasso di matrimoni precoci delle bambine è drammatico: più del 40 percento. Il progetto che CIAI, grazie anche al Sostegno a distanza, potrà realizzare per questi bambini garantirà: l’iscrizione a scuola e il monitoraggio della frequenza; la realizzazione di campi scuola estivi; l’istituzione di 100 Club dei Bambini che li aiuterà ad aumentare la consapevolezza dei loro diritti; lo svolgimento di corsi per genitori, insegnanti e membri del comitato di gestione delle scuole; la mappatura dei minori a rischio nei villaggi e l’istituzione di un vero e proprio registro. Il tutto per circa 5000 bambini. Etiopia Nel quartiere Gullele di Addis Abeba vivono circa 300.000 persone: la maggior parte immigrati provenienti dal sud del paese, arrivati in città per fare fortuna e ora costretti a vivere di elemosina o di piccoli lavori saltuari. Si calcola che in questo quartiere il 20% dei bambini di età compresa fra i 6 e i 17 anni non frequenta la scuola ed è spesso impiegato a mendicare con i genitori. All’interno della scuola cattolica Atse Teklegiorgis, punto di riferimento per il quartiere, si sviluppeà il progetto di CIAI che coinvolge 680 bambini, 40 insegnanti, 30 genitori dei bambini e 150 persone del quartiere. L’intervento ha lo scopo di garantire: scolarizzazione dei bambini; rafforzamento delle competenze degli insegnanti; milgioramento della situazione delle famiglie. CIAI - Centro Italiano Aiuti all’Infanzia SEDE LEGALE Via Bordighera, 6 - 20142 Milano Tel. 02 848441 Fax 02 8467715 - info@ciai.it - www.ciai.it SEDI LOCALI LAZIO - Via Parigi 11 - 00185 Roma Tel /Fax 06 7856225 - lazio@ciai.it PUGLIA - Via Bozzi, 35 - 70121 Bari Tel 080 743996 Fax 080 5940035 - puglia@ciai.it SARDEGNA - Via Roma, 54 - 09123 Cagliari Tel 070 2510083 Fax 070 2510084 - sardegna@ciai.it TOSCANA - Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 - 57123 Livorno Tel 800944646 toscanacooper@ciai.it VENETO - Via A. Grazioso, 5 - 35133 Padova Tel 049 8077210 Fax 049 7160054 - veneto@ciai.it GRUPPI TERRITORIALI BARI - Gilda Cinella amociai@libero.it CATANIA - Nuccia Vannucci Auteri ciainuccia@virgilio.it COSENZA - Michele Greco - chelegreco@gmailcom GENOVA - Michela Grana - mgrana@tin.it NAPOLI - Anna Falciatore - fam.derosa@tin.it PADOVA - Nico e Paola D’Angelo volontaripadova@gmail.com PAVIA - Cinzia Capra gruppo.pavia1@gmail.com PESCARA - Patrizia Sciarra - patriziasci@tiscali.it PRATO - Pierluigi Bertolini pierluigi.bertolini53@gmail.com RHO - Sonia Palumbo gruppo.rho@ciai-world.it ROMA - Fabrizia Sepe - fabrizia.sepe@gmail.com TORINO - Maurizio Zoè - maurizio.zoe@tiscali.it TRIESTE - Lucio Mircovich - luciotrieste@alice.it VERONA - Silvia Vartolo silvia.vartolo@gmail.com SEDI ESTERE CIAI BURKINA FASO - 01 bp 2789 Ouagadougou - Burkina Faso CIAI CAMBOGIA - N. 2 St. 135 - P.O. Box 1150 Phnom Penh - Cambodia CIAI COSTA D’AVORIO - Angré Caféier 7-17 - 17 BP 229 Abidjan 17 - Côte d’Ivoire PER ATTIVARE UN SOSTEGNO A DISTANZA IN UNO DI QUESTI NUOVI PROGETTI scrivete a sad@ciai.it, chiamate 800 944 646. Potete anche farlo direttamente dal sito www.ciai.it/cosa-facciamo/sostegno-a-distanza/attiva-un-sad/ CIAI CINA - Bldg. 7 Apt. 2201 - MOMA Residential Compound - no.1, Xiang He Yuan Street Dongcheng District - Beijing CIAI ETIOPIA Bole Subcity, Woreda 04, House n. 102 P.O box 2009 Addis Ababa - Ethiopia CIAI VIETNAM - n. 8, Tu Hoa – Quang An – Tay Ho Hanoi - Vietnam

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L’EDITORIALE La forza della solidarietà L’Albero Verde Anno XXI - n. 3 - novembre 2015 In questo numero 4 6 8 In primo piano CAI: ritorniamo alle linee d'indirizzo F abrizio e Matteo erano due persone fuori dal comune. Entrambi sportivi, entrambi amanti della vita, entrambi aperti all’altro, disponibili ad ascoltarne i problemi e a condividerli. Entrambi viaggiatori, ognuno a modo suo: il primo ha percorso chilometri e chilometri a piedi, correndo per le strade della sua città; il secondo pedalando in giro per il mondo. Entrambi hanno dato un senso al loro viaggiare: la solidarietà. È per questo motivo che, ad un certo punto, entrambi sono diventati amici del CIAI. Il primo, coinvolgendo un gran numero di persone e di energie a sostegno del progetto della scuola di Via Stadera, il secondo incontrando i bambini di alcuni centri in Cambogia, India e Vietnam. Entrambi ci mancheranno molto, perché entrambi ci hanno lasciato troppo presto. Hanno dimostrato come ognuno possa trovare la propria strada per vivere nel mondo condividendolo con gli altri. C’è chi corre e chi pedala, l’importante è non farlo solo per sé stessi. A loro, a tutti i bambini che hanno incontrato e che avrebbero potuto incontrare, a tutte le persone a cui “hanno fatto del bene” con la loro presenza e il loro entusiasmo, pensiamo e penseremo quando ci troviamo di fronte a qualche difficoltà da superare nel nostro lavoro. Afghanistan Nessun bambino è un’isola Cambogia Salute garantita per mamme e bambini d’Avorio 10 Costa La scuola per tutti 12 Vietnam Una comunità proprio per tutti 14 Italia Da mangiarsi con gli occhi 16 India Analisi di un progetto 18 Nepal Educazione...d’urgenza Alla scoperta 21 Esperienze delle proprie origini Donatella Ceralli 24 Approfondimenti Un’adozione di qualità tutela i diritti dei bambini Varie La scuola è ancora 26 un’emergenza Questo è l’ultimo numero del 2015 e vogliamo quindi augurare a tutti voi di trascorrere serenamente le ormai prossime festività. Il volantino che troverete fra le pagine de L’Albero Verde vi offre qualche spunto per rendere solidale questo particolare momento dell’anno. Confidiamo nel fatto che sappiate farne buon uso... Auguri da tutti noi! 3

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PRIMO PIANO Commissione Adozione: ritorniamo alle linee di indirizzo el giugno del 2014, poco prima dell’unica convocazione della Commissione Adozioni, la vicepresidente Silvia Della Monica aveva espresso, in un’intervista al periodico Vita, le linee strategiche della sua azione per le adozioni internazionali. Avevamo plaudito alle sue proposte, che rispecchiavano quanto da sempre CIAI propone in un’ottica di una maggiore attenzione alla qualità e non solo alla quantità delle adozioni: la definizione di procedure, in Italia e all’estero, che consentano standard di garanzie e trasparenza necessari ad assicurare la tutela del superiore interesse del minore e l’implementazione della cooperazione internazionale nello spirito della Convenzione Aja. Per quanto riguarda il rapporto con gli Enti Autorizzati la vicepresidente aveva espresso l’impegno della Commissione a ricoprire un ruolo di riferimento istituzionale autorevole che favorisse la collaborazione proficua, pur nel rispetto dei ruoli, in particolare del ruolo di controllo che la CAI deve esercitare nei con- ma lavorando in modo diverso! di Paola Crestani* Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone delle criticità. Ecco cosa ne pensiamo al CIAI N fronti degli enti autorizzati. Attività di vigilanza che all’epoca si annunciava sarebbe stata implementata. La collaborazione avrebbe invece dovuto esplicarsi attraverso la convocazione di incontri periodici e la costituzione di tavoli di lavoro. Aveva poi indicato anche altre priorità, sia nazionali più trasparente e maggiormente tutelante i diritti dei bambini oltre ad avvicinarlo alle necessità delle famiglie: rafforzamento della rete con le Regioni, con i servizi sociali e le associazioni familiari; verifica e razionalizzazione dei costi e maggiore deducibilità fiscale; stipula di accordi bilaterali con i Paesi non ratificanti la Convenzione de L’Aja; maggiore sostegno all’attività degli Enti all’estero. Purtroppo, a circa un anno e mezzo da quelle dichiarazioni, ci sembra di poter dire che nulla o quasi di quanto annunciato sia stato attuato. La Commissione Adozioni si è riunita solamente una volta - il 24 giugno del 2014 - e da allora non è stata mai più convocata, impedendo di fatto una serie di attività importanti per le adozioni come le nuove autorizzazioni nei Paesi o la verifica delle rendicontazioni dei progetti di sussidiarietà, il che equivale a dire che i progetti di cooperazione internazionale realizzati e a livello nazionale che estero, che abbiamo condiviso pienamente perché ritenevamo che tracciassero le strategie migliori per rendere il sistema delle adozioni inter- 4

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rendicontati dagli enti autorizzati non sono neanche stati rimborsati. Con gli enti autorizzati, l’attuale CAI ha organizzato un’unica riunione plenaria ancora nel 2014, ma nessun tavolo di lavoro e nessun incontro periodico. E’ inoltre diventato per noi Enti difficilissimo riuscire ad interloquire con la Commissione adozioni, e ci risulta che anche le famiglie abbiano lo stesso problema. Non riusciamo nemmeno ad avere riscontro a richieste inviate ripetutamente. Non si hanno inoltre notizie degli auspicati controlli di vigilanza sugli enti autorizzati. Diversi mesi fa, in Parlamento, è stato comunicato che erano stati avviati i controlli nei confronti di due enti in base a delle motivate segnalazioni ma sull’esito di queste verifiche non si è detto nulla. Pensiamo certamente che un’attenta verifica delle attività degli Enti sia presupposto fondamentale per poter creare un sistema delle adozioni trasparente ed efficace, nel rispetto dei diritti dei bambini, ma tali verifiche devono espletarsi in un tempo ragionevole e prevedere delle sanzioni chiare, altrimenti inquinano solo il clima di collaborazione. Attualmente, a fronte e forse proprio a causa di una mancata verifica generale delle attività degli enti, questi ultimi non sono minimamente coinvolti nelle attività della commissione. Non viene neppure data comunicazione rispetto alle attività della Commissione adozioni nei Paesi in cui gli enti stessi operano, arrivando alla paradossale situazione di avere informazioni di quanto fa la nostra Autorità Centrale dalle Autorità Centrali straniere. Rispetto alla definizione di procedure maggiormente garantiste dei diritti dei bambini, da noi auspicata e ritenuta necessaria specialmente nei Paesi che non hanno ratificato la convenzione Aja e dove quindi i margini di manovra sono più ampi e meno normati, non ci sono stati passi in avanti. Segnaliamo poi che non abbiamo nes- suna informazione rispetto ai dati delle adozioni del 2014. Il rapporto statistico annuale della CAI ha sempre rappresentato uno strumento importante per analizzare la situazione delle adozioni ed indirizzare le attività degli Enti e della Commissione stessa. In un momento come questo di grande cambiamento delle adozioni, non solo per il calo numerico a livello globale ma specialmente per l’aumento di bambini con bisogni speciali, sarebbe estremamente importante avere dei dati oggettivi per indirizzare al meglio le attività per accogliere, accompagnare e seguire i bambini adottati e le loro famiglie. E’ necessario un cambio di prospettiva per affrontare in modo efficace le criticità che permangono nel nostro settore ormai da troppo tempo. Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo. Sotto il coordinamento della Commissione, si imposti un vero lavoro di rete che, nel rispetto del ruolo e delle responsabilità di ciascuno, veda tutti gli attori del processo adottivo coinvolti a collaborare costruttivamente e genuinamente. Non esiste una ricetta semplice ne’ un singolo responsabile e cercare di identificarne a tutti i costi avrà al massimo l’effetto di garantire un po’ di visibilità, ma non aiuterà ad andare avanti. Chiediamo che la Commissione sia convocata al più presto, provvedendo anche alla nomina dei membri che ancora mancano; che il Governo doti urgentemente la Commissione Adozioni delle risorse umane ed economiche necessarie per assolvere il proprio mandato; che gli Enti siano coinvolti nel lavoro della Commissione e abbiano la possibilità di mettere a disposizione il patrimonio di esperienza e professionalità che sono loro propri. Chiediamo che gli Enti rispettino il ruolo di governo delle adozioni internazionali proprio della Commissione Adozioni e si impegnino a collaborare attivamente al sistema italiano delle adozioni nel suo insieme. * Presidente CIAI 5 I NUMERI DI CIAI (aggiornati al 30 settembre 2015) ADOZIONI ADOZIONI CONCLUSE (5 India, 9 Cina, 4 Burkina, 11 Colombia, 2 Thailandia, 2 Vietnam, 2 Etiopia) BAMBINI ARRIVATI COPPIE IN ATTESA ASSEGNAZIONE PAESE 35 38 25 COPPIE CON ABBINAMENTO PAESE 44 (18 Thailandia, 10 Burkina Faso, 2 Costa d’Avorio, 6 Colombia, 4 India, 1 Vietnam, 3 Cina) COPPIE CON ABBINAMENTO BAMBINO (6 Burkina Faso, 3 Etiopia, 4 Colombia, 7 India, 5 Cina, 1 Thailandia) COPPIE ALL’ESTERO (3 Colombia) ATTIVITA’ DI POST ADOZIONE COLLOQUI DI FOLLOW UP COLLOQUI DI SOSTEGNO CONSULENZE SPECIFICHE - TERAPIE GRUPPI DI SOSTEGNO TEMATICI SEMINARI TEMATICI 26 3 207 133 691 5 per un totale di 43 partecipanti 11 per un totale di 252 partecipanti

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AFGHANISTAN Nessun bambino è un’isola di Anisa Vokshi* TFAL vuol dire bambino in Dari, che come il Pashtu è una delle lingue ufficiali dell'Afghanistan. ATFAL è anche il nome del progetto del CIAI in Afghanistan del quale vi voglio raccontare. Questo progetto si occupa di bambini speciali, in quanto sono bambini in conflitto con la legge. Per dirla diversamente sono bambini che hanno infranto la legge, che hanno commesso un reato, e che per questa ragione sono detenuti in un centro di detenzione minorile di Kabul o di Herat. Il progetto è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, da Fondazione Prosolidar e dall’8 per mille dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi. La prima volta che ho sentito parlare di questi bambini, mi è venuta in mente un’espressione inglese che recita: “No child is an island”, “nessun bambino è un isola”. Questo detto significa che il comportamento di un bambino è influenzato, a volte è una conseguenza diretta, dal comportamento degli adulti e dell'ambiente che lo circonda. Questo non lo de-respon- A sabilizza a priori, ma serve a responsabilizzare maggiormente gli adulti, che con un bambino si relazionano. Non è difficile immaginare, anche senza essere esperti, in che condizioni e con quali prospettive stiamo crescendo i bambini afgani oggi. I dati sulla situazione dei bambini pesano come dei macigni: l'Afghanistan è uno dei posti peggiori al mondo in cui essere bambini oggi. Tutti coloro che hanno oggi meno di 18 anni sono nati o sotto il regime dei Taliban o nel periodo immediatamente successivo alla loro caduta, caratterizzato da scontri armati costanti tra forze internazionaligovernative e quelle Taliban e altri gruppi armati affini. La vita di troppi bambini finisce subito dopo la nascita o prima dei cinque anni perché non ci sono abbastanza ospedali e cure, troppi sono vittime di violenza e di abusi, troppi sono stati sradicati dal loro contesto e vivono soli o nei campi profughi sparsi per il paese, troppi non vanno a scuola, troppi hanno perso un padre, una madre o un membro della loro famiglia, troppi perdono la vita o rimangono feriti perché la loro casa si trova nel mezzo di un campo di battaglia tra forze governative e anti-governative, troppi rimangono vittime di attentati, troppi finiscono in un centro di detenzione per minori. CIAI ha scelto di occuparsi con questo progetto di quei bambini che si trovano in un centro di detenzione perché hanno infranto la legge; nel corso di un progetto precedente -Alliance- che lavorava sulla protezione dei diritti dei bambini, abbiamo avuto modo di conoscere questa drammatica realtà. Durante quell'esperienza abbiamo capito che c'era bisogno di protezione speciale per i bambini in conflitto con la legge. Così è nato il progetto ATFAL che si concentra su due punti cardine, la prevenzione e la protezione. La detenzione di un minore non è la giusta risposta per ogni tipo di infrazione; su questo punto si trova d’accordo anche la legislazione afghana, ma non viene applicato nei fatti. Di conseguenza nei centri di detenzione finiscono anche bambini di 12 anni che compiono piccoli reati, come quelli che, correndo per le viuzze dei mercati, rubano qualcosa esposto su una bancarella. Per evitare che tale comportamento porti ad una pena detentiva lavoriamo con le famiglie, con gli insegnanti, con i leader di quartiere, con le autorità religiose, con gli assistenti sociali, con la polizia e con i giudici minorili. Lavoriamo affinché tutta la comunità si prenda la sua parte di responsabilità per le azioni dei bambini, perché “nessun bambino è un isola”. Il secondo punto sul quale lavoriamo è la protezione dei minori detenuti mentre stano scontando la pena e la loro futura riabilitazione e reintegrazione nelle loro comunità. Lavoriamo con i minori perché capiscano il peso delle loro azioni ma anche per dargli delle altre opportunità attraverso la formazione; lavoriamo con le autorità giudiziarie e carcerarie, le guardie, con i psicologi e con gli assistenti legali affinché la pena non sia solo punitiva ma anche riabilitativa, come insegnava Cesare Beccaria. Lavoriamo con le famiglie e le comunità, con i centri di formazione professionale e con le scuole affinché quel bambino o bambina, ragazzo o ragazza, una volta espiata la pena, possa essere accettato con il suo passato fatto di azioni proprie ma che vanno calate in un contesto particolare, e che possa essere accolto come qualcuno che ha diritto a un futuro. * Direttore territoriale Sud est Asia e Afghanistan 6

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Il progetto Dove Kabul ed Herat, Afghanistan Perché A causa del lungo conflitto che in Afghanistan dura da 30 anni e dei traumi da esso provocati quali il sistema educativo repressivo, la povertà, il diffuso fenomeno del lavoro minorile, i bambini rischiano di entrare in conflitto con la legge e subire le conseguenze di un sistema che aggrava le ingiustizie. I bambini e le bambine sono vittime di arresti arbitrari, torture e maltrattamenti durante i termini di custodia. Spesso vengono privati della libertà a causa di reati minori, reati non violenti o senza aver commesso alcun crimine. Pagina a fianco: nell’ufficio di Kabul, uno degli incontri di sensibilizzazione con le donne. In questa pagina, in alto: una delle scuole coinvolte nel progetto. In basso: la collaborazione dei leader dei diversi quartieri in cui si sviluppa il progetto è fondamentale per la sua buona riuscita. Obiettivo Rafforzamento complessivo del processo di gestione dei casi di minori in conflitto con la legge, prevenzione del fenomeno e miglioramento delle condizioni dei minori detenuti con particolare attenzione alle problematiche specifiche delle bambine e alla promozione dei loro diritti. Per chi 409 minori dei centri di riabilitazione di Kabul ed Herat, di cui 42 bambine; 50 giudici, 120 rappresentanti delle forze dell’ordine, 120 operatori sociali, personale dei ministeri e delle istituzioni preposte alla gestione della giustizia minorile (Ministero della Giustizia, Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, Ministero delle Donne); 150 persone (insegnanti, presidi, genitori, rappresentanti delle autorità religiose e leader delle comunità locali, operatori dei media); 6.000 persone (adulti e minori) dei quartieri di Kabul ed Herat coinvolti nel progetto che verranno selezionati in relazione a caratteristiche quali la marginalità, la povertà e l’incidenza dei fenomeni di delinquenza giovanile. Il progetto avrà un impatto potenziale sulla popolazione minorile a rischio di conflitto con la legge in tutto il paese (circa 14 milioni di minori, metà della popolazione del paese). Come Supportando le istituzioni che si occupano di giustizia minorile attraverso attività di formazione per magistrati, funzionari di polizia e assistenti sociali affinché siano in grado di rapportarsi in maniera adeguata con i minori che sono in conflitto con la legge. Realizzando un’indagine sulla situazione dei bambini e delle bambine in conflitto con la legge e sullo stato della giustizia minorile in Afganistan. I risultati di queste ricerche verranno poi pubblicati e divulgati durante la conferenza nazionale “Giustizia Minorile, Diritti dei Bambini e delle Bambine e l’Islam” a cui prenderanno parte 100 giudici, provenienti dalle 34 provincie del paese ed altri esponenti delle istituzioni. Intervenendo nei centri di riabilitazione di Kabul e Herat con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei minori ospitati. Ai bambini e alle bambine verrà fornito un supporto specialistico di tipo legale e psicologico, verrà offerta la possibilità di frequentare dei corsi di formazione e di svolgere attività ricreative. I centri verranno inoltre riforniti con materiali ed equipaggiamenti. Verrà creato un percorso di accompagnamento per favorire la reintegrazione sociale e il riuIl Progetto è finanziato da: nificazione familiare dei minori dopo il loro rilascio. Sensibilizzando le comunità, capi religiosi, donne, membri dei consigli degli anziani, insegnanti, operatori dei media locali sulla corretta gestione dei casi di minori a rischio e in conflitto con la legge, sui diritti dei bambini. Offrendo attività di counseling per gli studenti di alcune scuole di Kabul e Herat che verranno inoltre dotate di materiali educativi ed equipaggiamenti Con chi Aschiana, ONG locale

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CAMBOGIA Salute garantita per mamme e bambini di Nicolas Savajol* U na mattina nebbiosa tra le colline di Mondulkiri, nord est della Cambogia. Una giovane donna Bunong, Rath, esce dalla sua capanna in campagna e inizia ad accendere il fuoco per il primo pasto del giorno. Riso e verdure raccolte da lei il giorno prima. Al termine della stagione delle piogge il suo campo è ancora ricco di cibo. Nonostante oggi sia stanca deve lavorare per prepararsi per il raccolto che arriverà presto. Sente il suo bimbo muoversi in pancia e spera che andrà tutto bene quando “attraverserà il fiume” (l’espressione con cui si indica il parto). Come molte delle sue sorelle nei villaggi remoti della provincia, per lei avere un figlio è ancora un percorso pericoloso. Nonostante il sistema sanitario cambogiano sia migliorato enormemente con l’apertura di centri sanitari e la formazione di tante ostetriche specializzate, alcune zone del paese sono ancora arretrate. A Mondulkiri, il 70% delle nascite avvengono ancora in casa senza l’aiuto di un’ostetrica e la mortalità neonatale rimane una delle più alte con 82 decessi ogni 1000 nascite (sondaggio demografico cambogiano 8 sulla salute, 2010). Le particolari difficoltà incontrate dalle donne e dai loro figli sono motivo di preoccupazione per il CIAI da quando è stato lanciato il progetto “Mobile clinic” di Mondulkiri 5 anni fa (progetto finanziato da Fabbrica del Sorriso, l’iniziativa di raccolta fondi di Mediafriends Onlus). Da maggio di quest’anno, è partito un nuovo progetto per affrontare queste problematiche grazie al sostegno della Cooperazione Italiana per lo sviluppo, che si concentra sul rafforzamento di donne e bambini della provincia affinché possano riappropriarsi dei propri diritti alla salute nonché sul miglioramento del sistema sanitario pubblico che ha dei doveri nei confronti della popolazione. Il progetto si svolge in collaborazione con 3 altre Ong (New Humanity Magna Children at Risk, We World e MIPAD) che contribuiscono con la loro competenza in diversi settori alla cura di mamma e bambino e al rafforzamento della comunità. Sul campo CIAI, in collaborazione con l’organizzazione locale MIPAD, sta portando avanti attività sotto la supervisione del comitato esecutivo del progetto con la partecipazione di tutte le Ong partner. In seguito alla firma degli accordi di partnership e al reclutamento del personale, il progetto è iniziato intervistando 95 persone in 25 villaggi ed è stato successivamente affiancato da un processo comunitario partecipativo, che comprende 8 villaggi pilota, volto a sviluppare insieme a ciascuno dei villaggi selezionati un piano d’azione strategico specifico. Il metodo verrà dapprima sperimentato in questi luoghi per poter essere poi esteso a tutti e 30 i villaggi selezionati. Negli ultimi due mesi, tutti i villaggi pilota hanno completato la fase di autodiagnosi che ha consentito al progetto di identificare le principali problematiche mamma/bambino evidenziate dalle donne. La fase successiva porterà le comunità a sviluppare dei piani strategici specifici per giungere a soluzioni concrete ai problemi identificati durante la fase di autodiagnosi. La clinica mobile, un’attività del CIAI avviata 3 mesi fa che offre check-up alle donne e trattamenti ai bambini in 15 villaggi, continuerà durante il progetto Equity e verrà estesa ad un controllo prenatale effettuato da ostetriche specializzate che forniranno anche l’essenziale vaccino contro il tetano e la somministrazione di ferro. Oltre ai trattamenti medici, la clinica mobile si sta occupando anche di formazione per l’igiene di base e la nutrizione alle neomamme e ai bambini che si sottopongono al check-up medico. Con la fine della stagione delle piogge, la clinica mobile estenderà le proprie attività alle aree più difficili da raggiungere, contribuendo a migliorare i servizi sanitari locali. Tutto il team di progetto sta lavorando intensamente per far sì che Rath e le altre donne come lei non rischino più la vita durante il parto. * Coordinatore del progetto Equity Il popolo Bunong Il popolo Bunong è il principale gruppo etnico di Mondulkiri, una provincia collinare del nord-est della Cambogia, che conduce una vita semi-nomadica basata sulla rotazione delle colture. I Bunong, che hanno sempre vissuto ai confini del regno di Cambogia, hanno una ricca cultura spirituale di tipo ‘animista’.

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Il progetto Dove Provincia di Mondulkiri – Cambogia Perché La Cambogia è caratterizzata da un rapporto di sviluppo iniquo tra zone urbane e rurali, quest’ultime molto al di sotto della media nazionale in tema di salute materno-infantile. Il Demographic Health Survey 2010 nella provincia di Mondulkiri registra i peggiori indicatori in tema di salute materno-infantile. Il tasso di mortalità infantile è di 106/1000 nati vivi. Obiettivo Prevenire la mortalità infantile e materna nelle zone della Cambogia che registrano le maggiori disparità. Rafforzare il diritto alla salute di donne incinte e madri nella provincia di Mondulkiri affinché le stesse ed i loro figli (fascia 0-5 anni) possano goderne a pieno titolo. Per chi Beneficiari diretti: 44.789 persone (bambini donne, staff medico e membri della comunità), 66% appartenenti a minoranze etniche Bunong, Stieng, Kroal, Tompuonn, Charay, Kroeung; - 14.100 Bambini: 3000 da 0-20 mesi (tutti i bambini in questa fascia di età della provincia); 5.000 da 20-60 mesi (tutti i bambini in questa fascia di età della provincia); 6000 bambini 6-12 anni che frequentano 8 delle 83 scuole primarie; - 15.300 giovani donne 18-35 anni; - 14.800 uomini 18-35 anni; - 139 staff medico: 92 infermiere, 43 ostetriche, 4 dottori (tutto lo staff medico della provincia, in tutte le strutture presenti: 1 ospedale, 8 centri di salute, 16 punti di salute); - 450 membri della comunità: 270 anziani, 90 capi villaggio, 90 volontari. Beneficiari indiretti: 59.244 persone che vivono nella provincia il 66% dei quali appartengono a minoranze etniche. Il 30% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il 38% della popolazione è illetterata. Il tasso di analfabetismo tra le donne appartenenti alle minoranze etniche è il 60%, indice del persistere di disparità di genere. Come Counselling individuale rivolto alle donne e di gruppo rivolto alle madri e figlie Formazione specifica sui diritti di salute materno – infantile a gruppi di donne Creazione di comitati di madri Counselling agli uomini per sviluppare una genitorialità responsabile Training salute materno – infantile Creazione dei gruppi di padri e follow up Gruppi di discussione con capi villaggio e anziani Focus group dei comunitari su nutrizione e salute materna Campagne di igiene e sensibilizzazione nelle pre-scuole e comunità Formazione, preparazione dei cibi e distribuzione ai bambini negli asili Supporto all’implementazione del “Health Equity Fund” attraverso i gruppi di risparmio Formazione del personale medico operativo sul tema della salute materno infantile Servizio di salute clinica mobile visite mediche presso i centri di salute Follow up pazienti ospedale e centri di salute Check up medico bambini pre-scuole Con chi Dipartimento della salute di Mondulkiri (MoH), Mondulkiri Indigenous People Association for Development (MIPAD), Intervita e New Humanity Magna Children at Risk Pagina a fianco: un altro momento importante è la presentazione del progetto alla comunità. In questa pagina, in alto: i colloqui individuali con le donne sono fondamentali per capire le reali esigenze. L’utilizzo di semplici illustrazioni aiuta gli operatori e le comunità nell’identificazione delle problematiche maggiori. Il progetto ha ricevuto il finanziamento della Cooperazione Italiana allo sviluppo. QUESTO PROGETTO HA BISOGNO ANCHE DEL TUO SOSTEGNO PUOI FARE UNA DONAZIONE CON Conto corrente postale n. 40341208 intestato a CIAI Onlus Conto corrente bancario IBAN IT 33V 05387 01600 0000 0077 7140 Carta di credito chiamando il n. verde 800.944.646 Indicando nella causale: “Progetto Equity, Cambogia”.

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COSTA d’AVORIO La SCUOLA per tutti di Zéphirin Sambou Dah* N ell’ambito della messa in opera del progetto “C2D Education Formation”, frutto della cooperazione fra il governo ivoriano e l’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD), CIAI si farà carico del “lotto 13”, vale a dire la regione del Bounkani. In questa regione, CIAI si impegna a costruire complessivamente 14 scuole. La prima fase prevede la costruzione di 4 scuole: sono stati scelti i villaggi di Youtourdouo, Sipritéon, Yodidouo e Kouèdouo. Dopo le fasi relative alle gare d’appalto che si sono effettuate per selezionare le imprese che realizzeranno le costruzioni, ha avuto luogo il “lancio” vero e proprio del progetto, con l’inizio dei lavori, il 21 e 22 settembre. Alla cerimonia di posa della prima pietra hanno partecipato, oltre ai responsabili delle aziende costruttrici, il rappresentante Paese di CIAI Daouda Ouattara e Camilla D’Alessandro, direttore territoriale per Africa Occidentale e America Latina (vedi foto piccola in alto). La loro presenza a questa cerimonia d’inizio lavori ha testimoniato l’importanza per CIAI di questo progetto dedicato all’educazione, che costituisce uno dei diritti fondamentali che l’associazione ha posto nella propria missione. Una folla festosa, che ha ritmato i passi di danza con il suono del Balafon (strumento tipico della zona, simile a uno xilofono, ndr), ha accolto i membri della delegazione CIAI. Attraverso gli interventi dei leader dei villaggi, la popolazione ha espresso la propria gratitudine a CIAI e al governo della Costa d’Avorio: “senza il loro aiuto non avrebbero potuto sopportare il peso dell’iscrizione a scuola dei loro figli”, hanno più volte ripetuto. Le parole pronunciate dal capo del villaggio Yodidouo, spiegano bene la situazione: “L’evento di oggi è un toccasana per noi tutti. E’ come se voi oggi toglieste una spina dai nostri piedi, costruendo questa scuola per noi e per i nostri figli. Non riesco a trovare parole sufficientemente efficaci per esprimere la mia gratitudine e quella del mio popolo”. I rappresentanti di CIAI hanno ringraziato per la calorosa accoglienza che è stata loro riservata dalla popolazione dei diversi villaggi. Nel loro discorso hanno sottolineato l’importanza di salvaguardare la sicurezza nel cantiere durante i lavori e hanno richiesto alla popolazione la massima collaborazione perché tutto proceda per il meglio. I lavori di costruzione sono quindi, ufficialmente iniziati; non ci resta che seguirne l’andamento e soprattutto valutare, in seguito, l’impatto reale di queste nuove strutture sulla scolarizzazione dei bambini in questi villaggi. La giornata di lancio del progetto è consiI lavori di queste prime quattro scuole dostita in uno scambio con la comunità, la vranno essere terminati fra quattro mesi. presentazione effettiva delle società che eseguiranno i lavori e la visita ai terreni su cui Nelle foto, alcuni momenti dell’inizio dei sorgeranno le scuole per definire i partico- lavori delle nuove scuole. lari (posizionamento, orientamento, etc..) *Capo progetto con la popolazione. 10

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LOTTA ALLA MALNUTRIZIONE: le prime attività del nuovo progetto di Niamien Ange Arthur Ehoussou* I niziate nel giugno del 2015, le attività del progetto “Non ha voce. Ma ha fame” sostenuto con l’ultima campagna SMS solidale, proseguono senza particolari difficoltà. I lavori di costruzione del Centro di recupero e di educazione nutrizionale (CREN) procedono come programmato e si sono positivamente conclusi tutti gli accordi con le imprese coinvolte. I lavori di finitura sono in corso e la reception provvisoria potrà essere operativa da fine ottobre, sempre che il clima sociale lo consenta, viste le elezioni presidenziali previste per il 25 dello stesso mese. Questo centro, una volta completato, dovrà accogliere i bambini del dipartimento che soffrono di malnutrizione severa , così da poterli prendere in carico nel migliore dei modi. Le donne incinte e le mamme dei bambini a rischio riceveranno al tempo stesso consigli per la preparazione delle razioni alimentari di qualità per i loro bambini, per prevenire la malnutrizione o evitare di aggravare la situazione. Parallelamente alla costruzione del centro, stanno per iniziare le attività, quattro nuovi FARN (Foyer d'Apprentissage de Recuperation Nutritionnel) e verranno riprese le attività di altri 10 costituiti in un prece- dente progetto. In sostanza, attraverso i FARN, si sostengono le associazioni delle donne nei 14 villaggi affinché siano in grado di avviare e condurre piccole attività generatrici di reddito, come l’allevamento (polli, conigli) o l’agricoltura (manioca, legumi). I prodotti di queste attività sono destinati a far funzionare gli stessi FARN per rendere disponibile razioni alimentari di qualità per i bambini malnutriti degli stessi villaggi. Il rilancio delle attività nell’insieme dei 14 villaggi ha permesso di fare uno screening sistematico con dei risultati soddisfacenti nel 12% dei bambini malnutriti. Particolare enfasi verrà posta sulla attività di sensibilizzazione per periodi futuri e il supporto tecnico dei nostri partner - l’Ospedale generale di Alépé e l'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo Rurale (ANADER), con cui la collaborazione resta molto soddisfacente ed importante per lo sviluppo del progetto. Il progetto ha ancora bisogno di contributi. Puoi fare una donazione con causale “Malnutrizione in Costa d’Avorio. *Capo progetto 11

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VIETNAM UNA COMUNITÀ PROPRIO PER TUTTI di Elisabetta Borzini* i Son Dong abbiamo già parlato, delle minoranze etniche, delle piante medicinali, dei bambini del sostegno a distanza… Quello di cui non abbiamo ancora parlato è un progetto, forse piccolo ma rivoluzionario. Oggi ve lo raccontiamo, iniziando a descriversi dove si sviluppa. Quando si vedono le risaie, le colline, le montagne in lontananza, si viene sopraffatti dalla bellezza, da quel fascino remoto di un posto ai confini di un paese già di confine. Quello a cui forse non si pensa è che l’incanto di questo posto così distante da tutto rappresenta per i suoi abitanti una continua lotta per l’accesso ai servizi di base, tra cui i servizi sanitari prenatali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stabilisce che il numero minimo di visite durante la gravidanza sia tre, una per trimestre. In aree come Son Dong questo è molto difficile, perché l’ospedale distrettuale è molto lontano da certi Comuni e pertanto quasi inaccessibile per tante donne, specialmente se la gravidanza è già difficile o se ci sono altri figli a cui badare. In molti casi questa “negligenza forzata” ha D effetti che possono essere anche molto gravi, sia sulla salute delle donne sia su quella dei bambini. L’alto tasso di povertà nella zona e la carenza di personale qualificato nei centri di salute dei Comuni aumenta notevolmente il rischio di non diagnosticare in tempo utile alcune forme di disabilità e preparare così le famiglie. Per limitare i rischi legati a pratiche nocive durante il parto la maggior parte delle donne (il 93% nel 2012) cerca di partorire presso l’ospedale distrettuale, ma purtroppo molto spesso le disabilità del neonato dipendono anche da un cattivo stato di salute della madre durante la gravidanza, sottovalutato dal personale del centro di salute. I bambini disabili hanno molti problemi nel corso della vita, in parte legati allo stigma della disabilità, ancora molto forte in questa zona, e in parte legati alla vita quotidiana: andare a scuola, restare soli in casa, riconoscere la voce dei propri genitori. Tutto questo, che per tanti bambini nel mondo è una cosa naturale, per questi bambini è una continua difficoltà. E’ stato così che da un’idea dell’ONG trentina GTV (Gruppo Trentino di Volontariato) e da anni di collaborazione tra CIAI e GTV in Vietnam è nato il progetto «A community for all», un progetto che integri l’educazione alla disabilità in diversi settori, da quello medico, a quello educativo, a quello sociale. Il progetto, attualmente in corso, si sviluppa in tre Comuni del distretto di Son Dong, i comuni di Duong Huu, An Lap e Long Son, quelli che mostrano un tasso di disabilità maggiore e in cui sia GTV sia CIAI conoscono meglio le famiglie, in quanto già beneficiarie del sostegno a distanza. La componente sanitaria è indirizzata a mitigare il rischio di disabilità alla nascita grazie a una formazione specifica di personale medico e paramedico sulle buone pratiche da introdurre e utilizzare durante la gravidanza e il parto. Questo aspetto ha incluso anche un numero di «borse di disabilità» a cui le famiglie possono accedere per trattamenti medici e riabilitativi. Tra maggio e giugno sono state formate 60 persone tra medici e health workers (operatori sanitari) dei centri di salute sulla gestione della gravidanza e del parto, sulla diagnosi precoce di disabilità e anche su un migliore metodo di comunicazione con le famiglie. Attraverso il counselling, infatti, viene presentata alle famiglie la possibile futura 12

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disabilità del figlio non più come uno scoglio insormontabile e una fonte di disagio sociale, ma come un ostacolo superabile o quantomeno con cui poter convivere. Le famiglie interessate vengono informate dell’esistenza di club di auto supporto e delle «borse di disabilità» a cui accedere per trattamenti medici e riabilitativi supplementari. Per quanto riguarda l’educazione il progetto punta a facilitare l’accesso scolastico dei bambini disabili non solo favorendo la loro partecipazione alle attività ma anche formando gli insegnanti a includere gli studenti special needs e favorire una migliore integrazione con gli altri studenti. In società ancora rurali, dove i figli sono una risorsa importante, un bambino disabile può rappresentare un grosso ostacolo per la famiglia e spesso anche per la scuola, quando gli insegnanti non sono preparati a gestire bambini «diversi». Questa componente del programma si prefigge proprio di abbattere le barriere per questi bambini, di garantire loro una vita più normale possibile e in un ambiente non ostile. L’aspetto sociale coinvolge le comunità e aiuta i bambini e le loro famiglie ad affrontare la disabilità come una forma di “diversa normalità” anche all’interno della società in cui vivono. GTV e CIAI hanno sempre creduto che senza il supporto delle comunità di appartenenza qualsiasi azione sia fine a sé stessa e quindi poco sostenibile nel tempo. Con questo progetto vogliamo creare un ambiente accogliente e favorevole allo sviluppo di bambini speciali che, in un contesto già difficile, come quello delle zone montane del Vietnam, affrontano una ulteriore difficoltà abitando un corpo diverso da quello degli altri bambini. *sede CIAI Hanoi Il progetto Dove Distretto di Son Dong, provincia di Bac Giang Obiettivi Nel quadro più ampio di facilitare l’inclusione sociale di persone con disabilità, il progetto è rivolto ai bambini disabili affinché possano beneficiare di programmi riabilitativi e partecipare alla vita sociale e scolastica. Per ottenere questo risultato, sono previste azioni di sostegno alle famiglie dei bambini disabili e di coinvolgimento della comunità locale, così che possano costituirsi gruppi di auto aiuto. Sono previste inoltre attività di formazione agli insegnanti sulla disabilità e di sensibilizzazione delle madri sui rischi sanitari che i bambini corrono nelle prime settimane di vita, per evitare patologie invalidanti. Per chi Bambini disabili e i lori genitori, appartenenti alle minoranze etniche del nord del Vietnam; insegnanti, cittadini. Beneficiari In totale i beneficiari dell’intervento sono 11.738: personale sanitario (254), insegnanti (3217), studenti (2317), bambini disabili (75) famiglie con bimbi disabili (125), popolazione (5750). Con chi GTV – Gruppo Trentino Volontariato onlus, Comitato popolare di Son Dong, Fondazione Fontana, Associazione comunità Gruppo ’78 e Amici della Neonatologia Trentina onlus Il progetto ha ricevuto il finanziamento dell’Unione Chiese Valdesi e Metodiste (Fondo Otto per mille) QUESTO PROGETTO HA BISOGNO ANCHE DEL TUO SOSTEGNO PUOI FARE UNA DONAZIONE CON Conto corrente postale n. 40341208 intestato a CIAI Onlus Conto corrente bancario IBAN IT 33V 05387 01600 0000 0077 7140 Carta di credito chiamando il n. verde 800.944.646 Indicando nella causale: “Progetto Disabilità, Vietnam”. 13

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ITALIA Da mangiarsi con n viaggio alla scoperta del mondo della sicurezza e sovranità alimentare, in un’ottica di educazione alla cittadinanza mondiale. Un percorso per immagini per scoprire l’impatto ambientale delle pratiche agricole e dell’allevamento, lo stato della malnutrizione infantile, l’importanza dell’agricoltura familiare e del consumo di alimenti a filiera corta o a km zero. E ancora, le preoccupanti stime sui futuri cambiamenti climatici, i numeri dello spreco alimentare e della produzione di rifiuti. Questo lo scopo della mostra itinerante Da mangiarsi con gli occhi, risultato finale del concorso lanciato nel 2014 da 15 ONG di CoLOMBA (Cooperazione Lombardia), fra cui CIAI. L’iniziativa, cui hanno partecipato più di 160 soggetti - scuole, individui di tutte le età, neofiti e professionisti – nasce nell’ambito del progetto Seminiamo il Futuro. Nuovi apprendimenti e nuovi sa- gli occhi abbiamo cercato di rendere conto, attraverso un linguaggio immediato e originale, di un argomento tanto complesso quanto attuale, che necessita però di una diffusione più capillare e di un’attenzione maggiore da parte della comunità, per la salute delle persone e dell’ambiente. Invitiamo scuole, biblioteche, centri di aggregazione e spazi di incontro ad accogliere la mostra per dar voce a un importante messaggio che ci siamo impegnati a diffondere tramite le attività del progetto Seminiamo il futuro: tutti gli abitanti della terra hanno diritto a un cibo sano, buono, giusto e sostenibile. Seminiamo il futuro è un progetto promosso da Colomba, con il contributo del Comune di Milano e il patrocino di Expo dei Popoli e di Progetto Scuola Expo. Per saperne di più e per richiedere di accogliere la mostra: www.seminiamoilfuturo.org seminiamoilfuturo@gmail.com facebook: Seminiamo il futuro Il racconto per immagini della sovranità alimentare in una mostra itinerante organizzata da CoLOMBA U peri per la Sovranità Alimentare, dedicato al consumo consapevole e alla sostenibilità del cibo, dalle risorse per produrlo al problema dello spreco. La mostra raccoglie nei 13 pannelli una selezione di fumetti che aiutano a conoscere cos’è la sovranità alimentare illustrando, tramite immagini e vignette i 10 principi della sovranità alimentare secondo cui, ad esempio, il cibo deve essere considerato come un diritto umano universale, non deve portare profitto a pochi e fame a tanti, deve essere prodotto rispettando l’ambiente, la biodiversità e la stagionalità, con un’attenzione particolare ai percorsi a filiera corta. Ogni pannello raccoglie inoltre alcuni dati relativi a cambiamenti climatici, agricoltura sostenibile e diritto al cibo, in modo da comprendere meglio la portata e le conseguenze di alcune logiche di mercato, sistemi di produzione intensivi e stili di vita non sostenibili. Con la mostra Da mangiarsi con gli occhi 14

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BAMBINI DA NON DIMENTICARE di Francesca Silva* I l 3 ottobre 2015 è stato il secondo anniversario del naufragio di Lampedusa in cui persero la vita 366 persone e 20 furono dichiarate disperse. Tra le vittime 16 erano bambini e tanti altri sono i bambini che dall’agosto del 2013 hanno perso la vita nel Mediterraneo o nelle acque di altri mari, non ultima la strage dell’aprile 2015 a poche miglia dalle coste libiche in cui le vittime sono state quasi 800. L’Albero Verde è uno degli strumenti per raccontare le attività di CIAI e per far conoscere a soci e sostenitori le storie delle persone, dei bambini di cui ci occupiamo, che incontriamo e conosciamo quotidianamente attraverso le iniziative e i progetti che realizziamo in vari paesi del mondo. Ci sono però tanti bambini a cui non arriviamo, tanti di cui non conosciamo le storie, i cui diritti vengono negati, proprio vicino a noi. E' a questi che mi sembra importante dare spazio, a quei bambini di cui “non” ci occupiamo e di cui a volte conosciamo i nomi, come Aylan o Kerim, nomi simbolo delle tragedie che si consumano sulle coste del Mediterraneo, come quella del 3 ottobre di due anni fa. Tanti, troppi bambini e ragazzi di cui non sappiamo quasi nulla. Sappiamo che sono in fuga, i giornali per parlarci di loro si riempiono di numeri: quanti sono sbarcati e quanti non ce l’hanno fatta, morendo in mare. I numeri dicono tante cose, danno l'entità di un fenomeno, restituiscono l'efficacia o meno delle politiche messe in atto. Secondo l'ultimo rapporto sulla protezione internazionale in Italia dell'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite nel 2014 il numero di migranti forzati che hanno raggiunto le coste italiane attraverso gli sbarchi sono stati oltre 170.000, quasi quattro volte quelli arrivati nel 2013. Migranti forzati, forzati a migrare a causa di guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti fondamentali perpetrati nei paesi di loro provenienza. Forzati ad affrontare il mare, ad andare incontro forse alla morte, rischiando tutto pur continuando a sperare. Uno dei principali paesi di partenza dei migranti è la Libia, e tra coloro che affrontano quel viaggio da Tripoli per le coste siciliane il 15% sono minori: nel 2014 sono stati 18.599 bambini e ragazzi migranti sbarcati dai gommoni o dalle cosiddette carrette del mare. I primi dati del 2015 affermano che la tendenza sarà in linea con quanto accaduto l'anno scorso. Abbiamo certezza di quanti sono riusciti a sbarcare in Italia, le cronache raccontano delle stragi avvenute in mezzo al mare, ma chissà di quanti si perdono le tracce, di quanti non riusciremo mai a sapere nulla. La tragedia del 2013 ha mosso le istituzioni italiane che hanno risposto con la famosa operazione “Mare Nostrum”: un imponente schieramento di mezzi e risorse umane volta a garantire la salvaguardia della vita in mare e ad arrestare gli scafisti. L’iniziativa italiana dopo un anno ha assunto una dimensione europea, trasformandosi in “Triton” e mobilitando molti Stati dell’Unione. Tale coinvolgimento può apparentemente sembrare un segnale positivo, una presa di coscienza che il tema migratorio necessita una risposta a livello europeo. Nella realtà il passaggio tra queste due operazioni ha segnato un cambiamento di approccio, da operazione militare e umanitaria si è passati ad un’operazione di messa in sicurezza delle frontiere. Questo significa che durante Mare Nostrum le navi della Marina Militare coinvolte si spingevano nelle acque internazionali a ridosso delle coste libiche, riuscendo così a rispondere alle numerose richieste di soccorso che provenivano dalle imbarcazioni in difficoltà, coprendo un’area di mare pari a tre volte l’estensione della Sicilia. Oggi le operazioni in corso non hanno come obiettivo principale il soccorso, i mezzi a disposizione sono notevolmente diminuiti e la zona di interesse si è ridotta coprendo un raggio di circa 50 km dalle coste siciliane. Il porto di Tripoli dista oltre 290 km da Lampedusa. E allora mi chiedo quante siano le tragedie di cui non abbiamo notizia, di cui non conosciamo i volti e i nomi. Parlarne credo che aiuti a restituire loro identità, per non dimenticare ciò che continua ad accadere molto vicino a noi, che sia questo un primo piccolo passo per occuparsene. *Direttore Territoriale Italia

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