Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - nr. 2 del 2015

Popular Pages


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Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Spedizione in abbonamento Postale - iscrizione al R.O.C. 7478 del 29/08/1991 - Autorizzazione Tribunale Genova n.7 del 1969 Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Numero 2 del 2015 Club Alpino Italiano RIVISTA SEZIONE LIGURE della

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Club Alpino Italiano Sezione Ligure Genova Rifugi e bivacchi della "Ligure" rifugi@cailiguregenova.it www.cailiguregenova.it Rifugio Pagarì 2650 m Vallone della Maledia, Entraque (CN), Alpi Marittime Gestore: Andrea Pittavino (Aladar) 0171 9783398 - rifugio_pagari@cailiguregenova.it Servizio ristorazione e n. 24 posti letto Accesso: ore 4,45 dal park S. Giacomo di Entraque (1225) Rifugio Parco Antola 1460 m Pendici Monte Antola, Propata (GE), Appennino Ligure Gestore: Federico e Silvia Cipretti 339 4874872 - rifugio_parcoantola@cailiguregenova.it Servizio ristorazione e n.36 posti letto Accesso: ore 1,45 dal park di Bavastrelli (960) Rifugio Bozano 2450 m Vallone dell'Argentera, Valdieri (CN), Alpi Marittime Gestore: Marco Quaglia 0171 97351 - rifugio_bozano@cailiguregenova.it Servizio ristorazione e n. 24 posti letto Accesso: ore 2,30 dal park Gias delle Mosche (1591) Rifugio Argentea 1088 m Pian di Lerca, Arenzano (GE), Appennino Ligure Gestore: CAI Ligure, Sottosezione di Arenzano 347 7115341 - cai-arenzano@libero.it N. 15 posti letto, non si effettua servizio di ristorazione Accesso: ore 0,45 dal park del passo del Faiallo (1044) Rifugio Genova 2015 m Lago del Brocan, Entraque (CN), Alpi Marittime Gestore: Dario Giorsetti 0171 978138 - rifugio_genova@cailiguregenova.it Servizio ristorazione e n. 50 posti letto Accesso: ore 1,45 dal park Lago della Rovina (1535) Rifugio Zanotti 2200 m Alto vallone del Piz, Pietraporzio (CN), Alpi Marittime Custode: Gianfranco Caforio 328 4223187 Dep. Chiavi: 0171 96664 rifugio_zanotti@cailiguregenova.it N.20 posti letto, non si effettua servizio di ristorazione Accesso: ore 2,30 dal park Pian della Regina (1439) Rifugio Talarico 1750 m Valle di Pontebernardo, Pietraporzio (CN), Alpi Marittime Custode: Gianfranco Caforio 328 4223187 Dep. Chiavi: 0171 96664 rifugio_talarico@cailiguregenova.it N.15 posti letto, non si effettua servizio di ristorazione Accesso: in auto fino al park antistante al rifugio Rifugio E. Questa 2388 m Lago delle Portette, Valdieri (CN), Alpi Marittime Gestore: Flavio Poggio 0171 97338 - rifugio_questa@cailiguregenova.it Servizio ristorazione e n. 17 posti letto Accesso: ore 3,30 dal park Terme di Valdieri (1368) Bivacco J. Guiglia 2437 m Laghi di Fremamorta, Valdieri (CN), Alpi Marittime N. 9 posti lett, incustodito, sempre aperto Accesso: ore 2,30 dal park Gias delle Mosche (1591) Bivacco M. Costi e M. Falchero 2275 m Vallone delle Miniere, Valdieri (CN), Alpi Marittime N. 9 posti letto, incustodito, sempre aperto Accesso: ore 4,00 dal park di Tetti Gaina (1075) Bivacco Franco, Giorgio, Lorenzo al Baus 2568 m Altopiano del Baus, Entraque (CN), Alpi Marittime N. 9 posti letto, incustodito, sempre aperto Accesso: ore 4,15 dal park Lago della Rovina (1535), passando per il rifugio Genova

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RIVISTA DELLA SEZIONE LIGURE del Club Alpino Italiano Sommario Novembre 2015 www.cailiguregenova.it redazione@cailiguregenova.it DIRETTORE EDITORIALE Paolo Ceccarelli DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Gardino CAPOREDATTORE Roberto Schenone REDAZIONE Stefania Martini Marina Moranduzzo Caterina Mordeglia Gian Carlo Nardi COLLABORATORI Marco Benzi Roberto Sitzia IMPAGINAZIONE e GRAFICA Marta Tosco CTP e STAMPA Arti Grafiche Bi.Ci.Di. Genova Molassana In copertina: Paesaggio invernale sul Monte Antola Foto di Marina Moranduzzo In questa pagina: Canyoning in Val Zemola (UD) Foto R. Schenone imparare dal passato 4 Non contradditemi! Vittorio Pescia la grande montagna 8 La montagna perfetta Flavia Cellerino Trekking tra le montagne maledette Marina Moranduzzo Selvaggio Blu Domenico Gallo - Aldo Calosso Le stelle gemelle del Gottero Massimo Sorci De los Picos de Europa a los Apeninos Leticia Huergo Zapico Un monte ‘minore’ Laura Hoz IL VIAGGIO, LA SCOPERTA 14 speciale appennino 26 sacco in spalla 34 scuole E corsi 42 Bivacco Revelli Cordula Lopez Cames Il lato oscuro del Finalese Stefano Rellini L’opera in caverna del Vallo Alpino Gruppo SMF Considera la salita! Roberto Schenone Un paradiso per gli umani Daniele Pieiller AMBIENTE E TERRITORIO 50 I ghiacciai italiani del Monte Bianco Massimo Riso La montagne R. Nam scienza e tecnica 54 In biblioteca 62 Autorizzazione del Tribunale di Genova numero 7/1969 Abbonamento annuale Cinque Euro Arrampicatori insoliti Chicca Micheli Sendero Luminoso Giorgio Bertone Convivenza o separazione? Claudio Zaccagnino punti di vista 64 QUOTAZERO 69 Notiziario della Sezione Ligure

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Rivista della Sezione Ligure 2/2015 2 Canale Nord della Cima dell'Agnel Autore Davide Bozzo

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L'altra montagna Editoriale N Paolo Ceccarelli el n. 1/2008 della rinata Rivista della Sezione Ligure il Presidente Generale Annibale Salsa formulava l’augurio di una “presenza capillare e stimata della Sezione Ligure nel tessuto cittadino destinata a …(omissis)… promuovere la conoscenza del Club Alpino Italiano insieme con la frequentazione consapevole della montagna tra la cittadinanza genovese”. Negli anni a seguire l’impegno a conseguire questo obiettivo non è certo venuto meno; le nostre Scuole sezionali, nei vari corsi articolati in più livelli, hanno formato tanti Soci mettendoli in condizione di affrontare la Grande Montagna in condizioni di sicurezza, ma è necessario fare di più. Ci sono altri percorsi che la Sezione Ligure non deve trascurare per dare un seguito coerente all’auspicio del Presidente Salsa. Dobbiamo rivolgerci alle famiglie con prole, agli anziani, entrare negli uffici, nei luoghi di lavoro e nelle scuole offrendo, con un’escursione in ambiente montano, l’opportunità di allontanarsi dai problemi quotidiani e trascorrere una giornata rilassante scoprendo colori, suoni e presenze inusuali: l’incontro con un animale selvatico, la scoperta di un villaggio abbandonato, l’irruenza di una cascata, l’emozione di una notte trascorsa in rifugio o il tenue colore di un’alba che molti non hanno mai visto. Tutto ciò può sembrare banale agli occhi di chi la montagna la frequenta già da molti anni, ma dobbiamo sforzarci di essere rispettosi dei timori e delle emozioni di coloro i quali si apprestano per la prima volta ad affrontare un’escursione in montagna. Abbiamo lo strumento giusto, la Commissione Escursionismo, che, grazie alla competenza e all’abnegazione dei suoi Direttori di escursione, può trasmettere a gruppi anche numerosi di persone poco esperte, l’entusiasmo necessario per affrontare una gita di dislivello contenuto, su una della tante montagne che circondano la nostra città, effettuando l’avvicinamento con mezzi pub- blici, coinvolgendoli in un’esperienza assolutamente nuova al di fuori e al di sopra della loro quotidianità. Ma ci sono anche altre Montagne, dove si scala la salute. La montagnaterapia ha finalità terapeutiche, riabilitative e socio-educative che si sviluppano in ambiente montano dove gli operatori socio-sanitari qualificati hanno necessità di essere affiancati da tecnici della montagna esperti nella conoscenza del territorio, della flora e della fauna, della meteorologia. Il successo di un ciclo di terapia in montagna che ha come obiettivo la promozione del benessere e della salute dei partecipanti è strettamente legato a questo affiancamento e il Club Alpino Italiano, che ha nel suo organico Istruttori altamente qualificati, non può e non deve sottrarsi al dovere di offrire tutta la collaborazione necessaria per conseguire questo risultato. E ancora, la scalata del successo. L’outdoor training è un metodo di formazione ormai molto diffuso che ha il fine di sviluppare determinati comportamenti e competenze coinvolgendo i partecipanti sul piano fisico, cognitivo ed emozionale. L’outdoor training è una metodologia utilizzata per la formazione aziendale e l’ambiente all’aria aperta, soprattutto della montagna, è l’ideale per mettere i partecipanti nella condizione migliore per sperimentarsi in diversi ruoli e contesti organizzativi e vivere un’esperienza di apprendimento emotivamente coinvolgente al fine di ottenere lo sviluppo di abilità e competenze cognitive, culturali e sociali e dell’autostima. Tra le tante esperienze formative possibili, quelle che hanno quale ambiente la montagna sono considerate tra le più adatte per favorire le interazioni tra individuo e ambiente e le dinamiche di relazione interpersonale attraverso lo sviluppo di un clima di compartecipazione. ...continua a pag.45 editoriale 3

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Non contradditemi! Rivista CAI Ligure 2/2015 è Vittorio Pescia recentemente scomparso Vittorio Pescia, detto Lucci, già Istruttore Nazionale di Alpinismo dal 1965, Direttore della Scuola di Alpinismo “B. Figari”, Presidente della Sezione Ligure (1973-1977), più volte nel Consiglio Direttivo e redattore della nostra Rivista dagli anni ’60 ad oggi. Pubblichiamo postumo l’ultimo suo scritto. è il nostro modo di ricordare la sua collaborazione alla rivista sezionale, a cui teneva molto e alla cui redazione non mancava di ricordarlo, fornendo sempre articoli, suggerimenti, foto storiche tratte dai suoi preziosissimi album e, ovviamente, critiche! “Ah, ciao Schenone…” era l’immancabile inizio di ogni telefonata o incontro con me, portavoce della redazione. Poi arrivava ‘il resto’… ci mancherà. Per un grafomane come me, non avere alcun argomento da mettere per iscritto è I manoscritti di Pescia causa di un certo dispiacere. Quando butto giù qualche articolo è come se conversassi con un amico dal quale non sono mai contraddetto e questo è rilassante. Ma già, mentre penso, lentamente qualcosa inizia a frullarmi per la testa ed eccomi di nuovo con la penna in mano ed un foglio davanti. Ogni volta che esco di casa mi trovo nel caos, e certamente non solo io. La gente cammina disordinatamente, la maggior parte (giovani, vecchi, donne, ragazzi) hanno il collo piegato da un lato per bloccare il cellulare, altre deambulano con gli occhi abbassati sulla tastiera di questo meraviglioso aggeggio infernale, agiscono con il pollice piegato per comporre il numero desiderato e vi sbattono contro. I lati delle strade sono coperti dalle automobili e dalle motociclette, le corsie invase da un traffico assordante. Se salite su un autobus (spesso di età ve- 4

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tusta) venite pressati dai passeggeri e non di rado siete costretti ad ascoltare una conversazione via Vodafone che vi dà alquanto fastidio. Queste cose le sapete anche voi, e da un bel pezzo. Potrei continuare l’elenco, ma mi fermo qui, per dire semplicemente che più si va avanti e peggio sarà. Per noi, amanti della natura, della libertà e del silenzio è rimasta una via di fuga: la montagna, l’escursionismo e le scalate. Qui inizia lo scritto che può essere considerato la seconda parte del mio “Si fossi foco…” (Quotazero 1/2012). Lasciando tali considerazioni, porto subito il discorso sull’alpinismo e lo faccio con un po’ di sarcasmo. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare indietro nel tempo… Vedo i primi salitori delle montagne cercare il passo dove il terreno è più agevole e la parete meno arcigna, poi, non più la conquista delle vette come scopo principale, ma quella delle pareti, all’inizio dove l’occhio scorge un tracciato logico, in seguito puntare solo all’estetica della scalata che deve seguire la via diretta, cioè quella della goccia cadente. Una progressione che non si arresta. Questo concetto viene trasferito anche all’alpinismo himalayano e degli altri continenti. Si cerca sempre il più difficile, non solo, ma la scalata deve essere realizzata in tempi sempre più brevi, se no non vale! Prendo in mano i libri di Walter Bonatti, di Hermann Buhl, di Cesare Maestri e di tanti altri, li sfoglio alla svelta perché ne conosco il contenuto quasi a memoria, e anche qui mi imbatto in descrizioni di passaggi estremi superati spesso raccomandandosi l’anima a Dio, specialmente quando si tratta di imprese solitarie o di scalate invernali (vedi Rusconi). Apro gli occhi e mi domando dove voglio andare a parare… Ci arrivo a lenti passi. L’alpinismo è sempre stato un’attività sportiva con una certa dose di rischio, lo sappiamo tutti, e io che ho perso tanti amici non lo dimentico; pur tuttavia mi accorgo che oggi si sta superando ogni logica. La nostra Rivista Centrale (pardon, Montagne 360°?!) da un po’ di tempo riporta con toni entusiastici le ‘imprese’ dei ‘recordmen’. Mi direte che è sempre stato così, i grandi alpinisti rappresentano l’apice, il traguardo dell’andare in montagna. È vero in parte, dico io, perché ora si esagera non poco, si 1958, Pescia (Lucci) e Gargioni (Gabbe) in vetta al Pisanino 22.08.1968 Pale di San Martino, Vittorio in vetta dopo la salita dello Spigolo del Velo. imparare dal pasato 5

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Immagine tratta da uno degli album arriva ad apprezzare e promulgare un feticismo assolutamente negativo. Alle Scuole di Alpinismo si insegna o si insegnava a scalare così (rivolgendosi all’allievo): “Prima devi arrampicare con gli occhi, scegliere la via, poi muovere gli arti, uno alla volta. Alla sosta autoassicurati, quindi fai salire il compagno, sempre in assicurazione, ecc. ecc. Se praticherai l’alpinismo solitario dovrai, nel limite del possibile, cercare di autoassicurarti, ma se non lo praticherai sarà meglio per te (e per i tuoi cari)!” La storia delle ‘grandi conquiste’ è finita per dar posto alle ‘grandi follie’. Vi ricordate la ‘vittoria’ sulla nord dell’Eiger, della Nord Est del Badile, della Nord delle Grandes Jorasses? Ora se vi ritroverete a scalare su queste pareti vi vedrete superare da un razzo umano che in un paio d’ore toccherà la vetta e scenderà a valle per andare a ballare. È questo l’Alpinismo dei prossimi anni? Un Alpinismo senza regole, con il disprezzo di ogni prudenza e che la nostra Rivista Centrale (pardon Montagne 360°?!) propone con enfasi e meraviglia. I ‘supermen’ si daranno battaglia per stabilire nuovi primati che si differenzieranno di pochi secondi. Facciamo un falò di tutti i libri che ci avevano entusiasmato con la descrizione di ‘imprese’ che oggi sono ridicolizzate; chiudiamo le Scuole perché non servono più a niente. Sulle vette ci saranno i giudici di gara che, oltre a controllare i tempi, dovranno procedere agli esami antidoping nei confronti degli atleti (scusate, degli alpinisti). In merito alla nuova tecnica di arrampicata vi consiglio di attenervi a quanto propone la foto della Salewa pubblicata sulla nostra rivista sezionale nell’ultima pagina della copertina e, scrupolosamente, anche all’abbigliamento usato dallo scalatore. Come vedete, ho conversato con me stesso e quindi non desidero essere contraddetto, anche se gli argomenti per farlo ci sarebbero, eccome!  Vittorio Pescia, detto Lucci imparare dal pasato Un disegno a cui Vittorio teneva molto: “Il collezionista”, di Nello Tasso 6

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Con Alessandro Gogna in occasione del Premio Stelutis 2010 imparare dal pasato 7 Scambio di idee con Renato Avanzini in occasione della mostra “Un altro tiro di corda”, Palazzo Ducale 2014

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La montagna perfetta Rivista CAI Ligure 2/2015 Cervino S Flavia Cellerino ul Cervino, in questo 2015 che vede il ricorrere dei 150 anni dalla sua ‘conquista’ è stato scritto tutto: ogni osservazione, riflessione e nota rischia di essere ripetitiva e banale. Così è scontato il riferimento alla sua forma triangolare, monolitica, quasi scultura di mano divina, come molti commentatori ebbero a rilevare, con un incedere narrativo elegante quanto retorico. Forma perfetta e archetipica della montagna dominante la conca di Zermatt con una imponenza e una prepotenza che chiama la matita, il pennello, lo stilo a disegnarla, a immortalarla. Una pur sommaria verifica sulla frequenza del Cervino nei quadri ottocenteschi indica in maniera chiara la predilezione per questo soggetto, predilezione che sarà amplificata da un uso meno romantico e rispettoso e più prosaicamente commerciale quando il turismo montano e la fruizione della montagna non saranno più puro fenomeno elitario. Tutto inizia nella prima metà dell’Ottocento: in quegli anni le Alpi sono crocevia internazionale di passioni, interessi, rivalità, nazionalismi, ardimenti, sensibilità artistiche e viaggi formativi, geografici e di studio. John Ruskin (1819-1900), viaggiatore compulsivo, guarda le montagne da lontano e non condivide nessuno spirito sportivo e alpinistico. La montagna è per lui un monumento naturale da contemplare, non da conquistare: d’altronde scalereste il David di Michelangelo? Quindi si limita nel 1849 a fotografare il Cervino (è il primo a farlo), e a acquerellarlo nell’album che porta sempre con sé durante i suoi viaggi. Per la verità lo stesso Whymper (18401911) iniziò a frequentare le Alpi nel 1860, su incarico dell’allora presidente dell’Alpine 8 John Ruskin, acquerello, 1849

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Club proprio per documentare visivamente le vette meno note del Delfinato, essendo disegnatore e incisore di ottime capacità e di buone fortune commerciali. Il suo estro artistico lo porterà poi a diventare anche un bravo acquarellista e persino fotografo. Nel 1880 pubblica la storia delle sue ascensioni alpine in cui racconta la sua personale (non sempre imparziale) epopea per il raggiungimento della vetta del Matterhorn, illustrata da sue incisioni, a corollario - spesso enfatico - del racconto. Emblematica è la cupa mole della montagna, solido prisma di roccia che si oppone a ogni tentativo umano di salita, oppure i gesti concitati dei suoi compagni di cordata. Cordata che, è noto, subì un incidente durante la discesa, con la morte di tre componenti per la rottura della corda. La fatale discesa del Cervino, narrata sui quotidiani, accese la fantasia di Gustave Dorè (18321883), che la descrisse abilmente, impressionando i suoi contemporanei e suggestionando altri autori. L’età aurea dell’alpinismo è segnata da rischi e morti, che amplificano l’eroismo e l’ardimento di chi comunque sceglie di salire su cime sconosciute e che sono oggetto di interesse quasi morboso da parte di chi non frequenta le Terre Alte. Ferdinand Hodler (1853-1918), svizzero pittore che alla triade Monch, Jungfrau e Eiger ha dedicato gran parte della sua vita, regalandoci quadri di grande bellezza e potere evocativo, si ispirerà proprio alla versione di Dorè per raccontare, in occasione dell’Expo Mondiale di Anversa del 1894 nel Padiglione delle Alpi, una sorta di panorama monumentale in cui illustra i pericoli delle ascensioni. Evidente quindi che nell’immaginario collettivo, ormai, la montagna sia un territorio europeo in cui non vivono solamente isolate comunità lontane dai fenomeni urbani, ma sia spazio di conquista, sperimentazione, in una logica economica in cui anche il rischio corso è prova delle progressive sorti del genere umano. Nella stessa scia si inseriranno altri esperimenti di panorami alpini presentati durante le esposizioni universali (si pensi al panorama delle Alpi pensato - e solo in parte realizzato - da Segantini). Albert Bierstadt (1830-1902), pittore nato tedesco, emigrato giovanissimo negli States, assiduo frequentatore di paesaggi mon- Whymper, Vetta del Cervino, 1880 Whymper, Cervino e Zermatt, 1880 tani in America, giunge una prima volta in Svizzera nel 1856 per poi tornarvi nel 1867 e nel 1897. Il Cervino è per lui visione imponente, misteriosa e affascinante, tanto che ne deforma l’impostazione prospettica, ad esaltarne la verticalità. 50 anni dopo sarà Oskar Kokoschka (1886-1980) al Riffelalp a scoprire il suo luogo ideale di vita immergendosi nella bellezza alpina, e dipingendo due volte la vetta del Matterhorn, animata di sciabolate nervose di colore. la grande montagna 9

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Gustavo Dorè, Incidente sul Cervino, 1865 la grande montagna Albert Bierstad, Alba sul Cervino, post 1875 Ferdinand Hodler, caduta, 1894 10

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Oscar Kokoschka, Cervino II, 1947 Leonardo Roda, Cervino, 1922 la grande montagna 11

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Immagine illustrativa dei biglietti ferroviari MarsigliaLione-Zermatt Affiche pubblicitaria di Zermatt, disegno di Carl Moos, 1963 la grande montagna 12 Svizzera Illustrata, cioccolato Suchard, litografia, 1935

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Il triangolo roccioso del Cervino è stato fissato da i più diversi punti di osservazione e da artisti di ogni tempo. Così il romantico, piemontese, Leonardo Roda (1866-1933), o il poco noto (seppure grande artista) Italo Mus (1892-1967), nato in Val d’Aosta seppero cogliere sfumature non banali della montagna in oggetto. Una ricerca che non è terminata: oggi la vetta del Cervino è reinterpretata tra sogno e realtà, tra espressione e rappresentazione da Aimè Maquignaz (1946, vivente). E poi Pistoletto, Hartung… Ma la ‘montagna perfetta’ attira altri sguardi, non sempre animati dallo spirito di contemplazione. Gli svizzeri hanno capito molto rapidamente che la loro ricchezza sarebbe stata incrementata dal turismo e dalla fruizione del paesaggio. Così investono in infrastrutture di accoglienza, dagli hotel al sistema ferroviario in grado di raggiungere quote elevate. E promuovono le loro offer- te attraverso la moltiplicazione di immagini montane. Lo sperone di gneiss del Cervino diventa sempre più familiare con la sua presenza su manifesti pubblicitari, cartoline, biglietti ferroviari, scatole di biscotti e cioccolato svizzero come il Toblerone, quadri di genere realizzati e venduti a profusione. Vale per il Cervino la stessa formula della ripetizione estenuante dell’immagine operata per la Gioconda di Leonardo, o per il Giudizio Universale di Michelangelo. Più del Monte Bianco, più del Monte Rosa il Cervino diviene una icona. Per tutti è l’essenza dell’idea di montagna. Non importa se pochi di noi sono saliti sulla sua vetta: un po’ come l’Everest fa parte di un patrimonio collettivo di immagini e di pensieri comuni a tutto il mondo. E’ realtà e fa sognare, con quella forma che persino al cinema ritorna, nel logo della Paramount. Buona visione!  Logo del cioccolato svizzero Toblerone Logo Paramount per il centenario di fondazione, 2012 la grande montagna 13

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