Azione nonviolenta - novembre 2012 Anno 49 n. 587

 

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Rivista del Movimento Nonviolento fondata da Aldo Capitini nel 1964

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novembre 2012 Anno 49 n. 587 11 Rivista mensile fondata da Aldo Capitini nel 1964 12 Così, quarant’anni fa. E oggi? contributo € 3,00 Redazione via Spagna 8 - 37123 Verona

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Direzione, Redazione, Amministrazione Via Spagna, 8 - 37123 Verona (Italy) Tel. (++39) 045 8009803 Fax (++39) 045 8009212 E-mail: redazione@nonviolenti.org www.nonviolenti.org Editore Rivista mensile del Movimento Nonviolento di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo. Numero 11 • Novembre 2012 Movimento Nonviolento (Associazione di Promozione Sociale) Codice fiscale 93100500235 Partita Iva 02878130232 Direttore Mao Valpiana Amministrazione Piercarlo Racca Indice 3 4 6 8 10 12 14 16 Gli “smemorati” del centrosinistra dimenticano il punto undici... Movimento Nonviolento Convegno nazionale “Avrei (ancora) un’obiezione!” Firenze, 15-16 dicembre 2012 Da Firenze al futuro, le nuove sfide dei movimenti Gianmarco Pisa Energia nucleare? No grazie. In Italia, in Europa nel mediterraneo Documento presentato al forum sociale europeo L’obiezione di coscienza ai confini dell’Europa Martina Lucia Lanza Settimana internazionale per il disarmo Movimento Nonviolento L’Italia ripudia la guerra, anche il 4 novembre Movimento Nonviolento Elementi filosofici dell’amore politico Daniele Taurino Hanno collaborato alla redazione di questo numero: Elena Buccoliero, Enrico Pompeo, Sergio Albesano, Paolo Predieri, Ilaria Nannetti, Caterina Bianciardi, Enrico Peyretti, Christoph Baker, Gabriella Falcicchio, Francesco Spagnolo, Roberto Rossi, Martina Lucia Lanza, Pasquale Pugliese, Caterina Del Torto, Mauro Biani (disegni). Impaginazione e stampa (su carta riciclata) a cura di Scripta s.c. via Albere 18 - 37138 Verona tel. 045 8102065 - fax 045 8102064 idea@scriptanet.net - www.scriptanet.net Direttore responsabile Pietro Pinna Abbonamento annuo € 32,00 da versare sul conto corrente postale 10250363 intestato ad Azione Nonviolenta, oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 34 O 07601 11700 000010250363. Nella causale specificare “Abbonamento ad AN”. 20 EDUCAZIONE Il dissenso capitiniano alla realtà com’essa è Gabriella Falcicchio 21 MAFIE E ANTIMAFIE Sistema sociale mafioso Roberto Rossi 22 CINEMA Quando la storia racconta una storia Enrico Pompeo 23 OSSERVATORIO INTERNAZIONALE Donne tunisine lottano per dignità, diritti, uguaglianza Caterina Bianciardi e Ilaria Nannetti 24 RELIGIONE E NONVIOLENZA Libertà e spiritualità né offese né vendette Enrico Peyretti 26 28 29 30 SERVIZIO CIVILE Tentiamo il salvataggio della Consulta Nazionale Francesco Spagnolo LIBRI L’imbroglio costoso delle spese militari Sergio Albesano MUSICA Cantare l’obiezione al sistema militare Paolo Predieri Il calice - Mollare il potere Christoph Baker Iscrizioni al Movimento Nonviolento Per iscriversi o versare contributi al Movimento Nonviolento utilizzare il conto corrente postale 18745455 intestato a Movimento Nonviolento – oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Contributo di adesione al MN” ISSN: 1125-7229 Associato all’USPI, Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 3091 vol. 31 foglio 721 del 4/4/1991 Registrazione del Tribunale di Verona n. 818 del 7/71988 Spedizione in abbonamento postale. Poste Italiane s.p.a. – DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB VERONA. Tassa pagata/Taxe perçue. Pubblicazione mensile, novembre 2012, anno 49 n. 587, fascicolo 425 Un numero arretrato contributo € 4,00 comprese le spese di spedizione. Chiuso in tipografia il 1 novembre 2012 Tiratura in 1500 copie. In copertina: Azione nonviolenta di 40 anni fa

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editoriale Gli "smemorati" del centrosinistra dimenticano il punto undici... Lettera aperta del Movimento Nonviolento ai Segretari nazionali dei partiti firmatari della Carta d’Intenti per l’Italia Bene Comune: Pierluigi Bersani – PD, Nichi Vendola – SEL, Riccardo Nencini - PSI Gentili Segretari, abbiamo letto con attenzione i 10 punti della Carta d’Intenti per l’Italia Bene Comune, da voi sottoscritta, ed abbiamo dovuto constatare che dei temi del disarmo, del taglio alle spese militari, della rinuncia ai caccia- F35 non v’è traccia. Come non v’è traccia del ritiro dall’Afghanistan delle nostro truppe d’occupazione, dove sono dislocate nel pieno ripudio della Costituzione, piuttosto che della guerra. Insomma, avete dimenticato proprio l’undicesimo punto, l’undicesimo intento - la pace bene comune – corrispondente all’art. 11 della Costituzione italiana “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Non basta evocare la “pace”, bisogna indicare i mezzi con i quali la si vuole raggiungere, e noi pensiamo che il mezzo principale sia quello del disarmo. Eppure alcuni di voi, e diversi autorevoli esponenti dei vostri partiti, hanno partecipato il 24 settembre del 2011 alla Marcia della Pace per la fratellanza tra i popoli - nel 50° anniversiario di quella voluta da Aldo Capitini - dalla quale è emersa la nuova “Mozione del popolo della pace” che impegnava tutti i partecipanti a operarsi, tra le altre cose, per “ripudiare la guerra e tagliare le spese militari”. Eppure, alcuni di voi, e diversi autorevoli esponenti dei vostri partiti, nei mesi e nelle settimane passate, hanno espresso dichiarazioni contro l’acquisto dei famigerati cacciabombardieri d’attacco F-35, la più faraonica dotazione di sistemi d’arma della storia – confermata anche dal governo in carica – ma fortemente contraria alla spirito ed alla lettera della Costituzione italiana. Dalla Marcia della Pace in poi, sessanta Enti Locali - tra comuni, province e regioni – da nord a sud, governati in grandissima parte dai vostri partiti hanno votato mozioni contro l’acquisto dei cacciabombardieri, mettendo in evidenza come, perdipiù, questa astronomica spesa di oltre 15 miliardi di euro – che si aggiunge alla spesa militare annua italiana di circa 23 miliardi di euro (dati SIPRI) – sia sottratta ai cittadini che, in questa fase di grave crisi economica, si vedono tagliare e ridurre, settimana dopo settimana, il lavoro, i servizi sociali e sanitari, la scuola e la ricerca, il valore degli stipendi e allontanare il momento della pensione. Ci aspettiamo, da chi si prepara a governare la Repubblica, giurando sulla Costituzione italiana, un impegno esplicito per il disarmo, a partire dalla drastica riduzione delle spese militari. Per questo ricordandovi l’ammonimento del Presidente Pertini – profetico anche rispetto alla crisi attuale - “si vuotino gli arsenali strumenti di morte, si colmino i granai strumenti di vita”, vi chiediamo di rimediare, aggiungendo alla Carta d’Intenti il numero 11: riduzione delle spese militari / abolizione dell’acquisto degli F35 / ritiro delle truppe dall’Afganistan. Lo facciamo come esponenti del Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini, partecipe da 50 anni alla vita politica e culturale del nostro paese. Lo facciamo come cittadini che si apprestano ad esercitare il diritto/dovere del voto per dare un futuro migliore al nostro paese. Per il Movimento Nonviolento www.nonviolenti.org Pasquale Pugliese, Segretario Mao Valpiana, Presidente Verona, 30.10.2012 3

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MOVIMENTO NONVIOLENTO con il patrocinio di Ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione Regione Toscana Comune di Firenze in collaborazione con Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, CRESCIT, AON, BEOC Convegno a 40 anni dal riconoscimento legale dell’obiezione di coscienza al servizio militare - 1972 - 2012 Dal carcere al servizio civile Percorsi per una difesa civile, non armata, nonviolenta Avrei (ancora) un’obiezione! Firenze, 15-16 dicembre 2012 Roma, 30 ottobre 1971, manifestazione internazionale per l’obiezione di coscienza (foto archivio Movimento Nonviolento)

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Sabato 15 dicembre, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, ore 10.00-13.00 Sessione inaugurale “Dall’obiezione di coscienza al servizio civile nazionale” Messaggio del Presidente della Repubblica Saluti • Matteo Renzi, Sindaco di Firenze • Giovanni Pasqualetti, Direzione settore Associazionismo e Impegno Sociale Regione Toscana • Paola Paduano, Capo Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale • Sam Biesemans, Vice-presidente European Bureau for Conscientious Objection • Luca Orsoni, Presidente della CRESCIT video Pietro Pinna “La mia obiezione” L’obiezione di coscienza al servizio militare: una storia italiana (Nicola Labanca, Universtà di Siena) Il contributo dell’obiezione di coscienza alla promozione della pace e della giustizia sociale (Mao Valpiana, Movimento Nonviolento) Il contributo del servizio civile degli obiettori di coscienza al protagonismo dei giovani (Licio Palazzini, CNESC) “La storia siamo noi” Testimonianze di obiettori di ieri e volontari di oggi Conclusioni (Andrea Riccardi, Ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione) Flash mob: “Le vie del Servizio Civile” e “Mettiamoci la faccia” (a cura dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e della CRESCIT) Sabato 15 dicembre, Convitto della Calza, Sala Pontevecchio ore 15.00 - 19.00 La storia dell’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia (Sergio Albesano) L’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa e nel Mediterraneo (Sam Biesemans, Jean Fabre, Luca Buzzi) Le sfide dell’obiezione di coscienza al modello di difesa (Nanni Salio, Massimo Paolicelli, Nicola Lapenta) I giovani nel servizio civile e nel servizio civile nazionale (Francesco Spagnolo, Silvia Conforti) Testimonianze: - Gli obiettori in carcere (Matteo Soccio, Alberto Trevisan, Piercarlo Racca, Mario Pizzola) - Gli obiettori in lotta (Sandro Gozzo, Lorenzo Porta) - La difesa degli obiettori (Maurizio Corticelli, Nicola Canestrini) - L’impegno per la riforma legislativa (Maria Teresa Capecchi) - Il ruolo delle associazioni e degli enti (Sandra Bettio) - Un servizio senza confini (Samuele Filippini) Sabato 15 dicembre, Convitto della Calza, Sala Pontevecchio ore 21.00 Domenica 16 dicembre, Teatro della Pergola, ore 10.00 - 13.00 Film “Non uccidere (Tu ne tueras point)” di Claude Autant-Lara (1961) (introduce Goffredo Fofi) L’ambizione: il servizio civile per tutti (Daniele Lugli, Diego Cipriani) Un’alleanza per il futuro del servizio civile - il contributo della società civile e dei movimenti (Forum Giovani, Forum Terzo Settore, MIR, Pax Christi, Sbilanciamoci, Tavola della Pace) - il futuro del servizio civile nella prossima legislatura: le risposte dei partiti (Rappresentanti dei partiti) Conclusioni Pasquale Pugliese, Movimento Nonviolento Primo Di Blasio, CNESC

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Da Firenze al Futuro, le nuove sfide dei movimenti di Gianmarco Pisa* -Sostenere i movimenti della società civile contro ogni forma di autoritarismo e per una nuova mappa dei diritti sociali e civili, tanto nella sponda Nord quanto nella sponda Sud del Mediterraneo. -Imporre all’Unione Europea il recupero e il consolidamento dello storico “modello sociale europeo” per una nuova idea di welfare contro le politiche monetariste di austerity che, anziché guadagnare l’uscita dalla crisi economica, non fanno che aggravare le condizioni sociali dei popoli europei. -Inserire una clausola vincolante per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in tutte le politiche e i trattati, in primo luogo economici e commerciali, dell’Unione Europea. Sono solo alcuni dei temi lanciati dall’assemblea di convergenza di “Firenze 10+10” che ha provato a definire delle nuove coordinate, a scrivere una nuova mappa e, all’interno di questa, definire un percorso possibile per i movimenti reali verso la trasformazione radicale dell’Unione Europea e, in particolare, di questa Europa. “Convergenza” è stata davvero la parolachiave delle “quattro giornate” per un’altra Europa possibile: periodico l’aggiornamento dell’assemblea plenaria, con il suo sforzo di individuare degli elementi e dei contenuti di lotta e di mobilitazione condivisi, per definire un’agenda unitaria del movimento e provare così a superare lo sbandamento e la frammentazione nel quale quest’ultimo si trova, in questa fase, in molti Paesi d’Europa; e, soprattutto, costante il tentativo di giungere ad una piattaforma condivisa, per riprendere insieme il cammino, più urgente e necessario che mai, per un’altra Europa e un’altra idea di superamento della crisi del capitale che i Paesi europei stanno affrontando. In questo sforzo, insieme, di radicalità e di condivisione, ci si è cimentati in tanti e in tante: quattromila accrediti nelle quattro giornate del Forum (8-11 Novembre), ventotto Paesi rappresentati provenienti dal Nord e dal Sud dell’Europa e dal Mediterraneo, quasi trecento le organizzazioni civili, politiche e sociali che hanno animato le giornate del Forum e che hanno offerto il loro punto di vista, non senza momenti aspri e contraddittori, ai lavori di ripresa e di rilancio dell’iniziativa del movimento per un’altra Europa. Certo, nulla a che vedere con le giornate del Forum Sociale Europeo di Firenze 2002, del quale questo contesto ha inteso marcare il decennale e recuperare lo spirito di iniziativa, di mobilitazione e di riscossa: altra la dinamica di fase, altra la congiuntura economica e sociale, altra, in definitiva, la capacità di mobilitazione che i movimenti, in diversi Paesi d’Europa, sono in grado di esprimere. E tuttavia un momento decisivo per l’aggiornamento della riflessione congiunta e l’elaborazione di una agenda condivisa. Lo dimostrano alcuni dei momenti “topici” del Forum: il dibattito sulla guerra in Siria della mattina del 10 Novembre, che, smentendo le ipotesi e l’impostazione della vigilia, ribadisce a chiare lettere la netta opposizione a ogni intervento o opzione militare e il chiaro orientamento ad una soluzione politica e negoziale della guerra civile e per procura in corso; il confronto sul disarmo in Europa, le politiche di pace e i corpi civili di pace, del pomeriggio del 10 Novembre, che ripropone l’esigenza di un’altra politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europa, contro la sua deriva “militarista” e “atlantica” e per nuove opzioni di superamento e di risoluzione civile dei conflitti armati, ad esempio mediante lo strumento dei Corpi Civili di Pace; e, in contemporanea, l’ampio confronto sul- *Operatori di Pace Campania – IPRI Rete Corpi Civili di Pace 6

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alternative la Palestina, proprio alla vigilia del previsto passaggio alle Nazioni Unite in cui l’Autorità Nazionale Palestinese chiederà finalmente il riconoscimento come membro osservatore, in cui la condanna del colonialismo e dell’occupazione, insieme con il blocco e il bombardamento di Gaza, va accompagnata ad una proposta politica, a sostegno della resistenza popolare e dell’unità nazionale palestinese e delle pratiche di lotta lanciate dal movimento palestinese contro l’occupazione israeliana. È stato così possibile condividere anche una vera e propria “agenda di Firenze” per i movimenti europei: un’agenda che avrà il suo primo traguardo già il prossimo 23 marzo 2013 in occasione del Vertice UE di Bruxelles e vivrà un nuovo momento di partecipazione e di lotta di grande rilievo con il Forum Sociale Mondiale di Tunisi (26-30 Marzo 2013). Firenze 10+10 - Documento sulla Siria Il conflitto siriano e le sue sfide ai movimenti per la pace: promuovere un cessate il fuoco e una pace giusta sostenere la riconciliazione Nel 2002 al Forum Sociale Europeo di Firenze abbiamo discusso come mobilitarci contro l’invasione dell’Iraq. Volevamo prevenire una guerra costruita su falsità, che non avrebbe portato la democrazia per la popolazione irachena ma morte, distruzione e un nuovo governo autoritario. Dieci anni dopo, vorremmo che le potenze mondiali avessero ascoltato il nostro grido. Oggi la Siria dovrebbe avere un’importanza analoga per i movimenti contro la guerra, ma questa volta le forze che si oppongono alla pace sono molteplici. C’è un regime le cui forze armate bombardano città e sparano a manifestanti che chiedono democrazia, ci sono ribelli che reputano la lotta armata ormai indispensabile per promuovere un cambiamento, ci sono potenze esterne che hanno usato questa violenza per alzare il livello del conflitto tentando di scatenare una guerra contro la Siria, e stanno armando l’opposizione interna, ci sono fazioni tra i ribelli armati che promuovono il fondamentalismo e il settarismo, compiono atti terroristici e violazioni dei diritti umani. In questa difficile situazione, abbiamo cercato di capire cosa possano fare i movimenti sociali per appoggiare la popolazione siriana, i rifugiati, e la società civile che osa immaginare una via nonviolenta verso la democrazia, e una reale prospettiva di riconciliazione. Concordiamo tutti che un immediato cessate il fuoco è necessario per prevenire ulteriore spargimento di sangue e per rallentare il corso della guerra civile. La gran maggioranza della popolazione vuole la pace e uno stato autenticamente democratico, quindi un processo di riforma dello Stato deve essere costruito da tutte le componenti del popolo siriano. La libertà d’espressione e di informazione devono essere garantite e ogni manipolazione deve essere denunciata e condannata. Tutti i gruppi religiosi ed etnici devono essere protetti, con particolare attenzione ai rifugiati e alla minoranze, in partenariato con la società civile dei paesi circostanti dove il conflitto rischia di estendersi. È necessario intraprendere azioni collettive per spingere le istituzioni europee e i governi a lavorare per una pace giusta, invece di pianificare un intervento armato esterno o di appoggiare fazioni armate. Riconosciamo di essere divisi sulle priorità da assegnare a ciascuno di tali problemi e obiettivi, ma agiremo tramite coalizioni diversificate con i seguenti intenti: 1. Premere per un cessate il fuoco e per la fine della fornitura esterna di armi a entrambe le parti, il regime e i gruppi armati. Appoggeremo iniziative di riconciliazione, offrendo spazi sicuri in cui diverse fazioni del popolo siriano possano incontrarsi, parlare e negoziare una pace giusta; 2. Aprire il dialogo con la società civile siriana che lotta con mezzi nonviolenti per i diritti umani, la democrazia e la giustizia sociale. Costruiremo un processo per incontrare attivisti e organizzazioni di società civile siriane al prossimo Forum Sociale Mondiale di Tunisi nel 2013, e all’evento mondiale sulla pace di Sarajevo nel 2014, per ascoltare le loro priorità, favorire scambi con la società civile internazionale, pianificare assieme azioni future come: programmi di formazione sulla costruzione della pace e sui diritti umani per attivisti, sostegno agli obiettori di coscienza che abbandonano l’esercito o fazioni armate, sviluppo di media indipendenti comunitari, azioni di pace simboliche come portare l’albero di cachi di Nagasaki in Siria; 3. Condividere visioni e proposte per portare assistenza umanitaria ai rifugiati siriani all’estero, rifiutando la logica degli enormi campi profughi che diventano prigioni a cielo aperto. 4. Esercitare pressione contro l’ipotesi di una nuova guerra contro l’Iran, perché la pace in Siria passa necessariamente dal dialogo con l’Iran. 7

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Energia Nucleare? No grazie. In Italia, in Europa, nel Mediterraneo, nel mondo! Nell’ambito dei 4 giorni fiorentini (8-11 novembre) dei movimenti per l’”altra Europa” sono stati approvati un appello per Parigi 9 marzo ed una dichiarazione finale per la denuclearizzazione in Europa e nel Mediterraneo. del mondo e quindi efficace nel combattere la povertà e nel prevenire i conflitti, rispettoso, alla fin fine, della salute dei cittadini e del territorio. Mai più Fukushima, preveniamo una catastrofe europea e mediterranea! Il Coordinamento che abbiamo deciso di costituire, quale primo nucleo promotore, ha l’obiettivo di estendere ed approfondire, a livello europeo e mediterraneo, la “vittoria” fondata sulla mobilitazione e la consapevolezza popolare, che abbiamo conseguito in Italia con il referendum antinucleare del 2011; e di fare sì, con campagne di sensibilizzazione (es. ICE- Iniziativa dei Cittadini Europei) e con azioni (es.Nuke-watching) di dimensione europea, che le decisioni dei Paesi che hanno stabilito la fuoriuscita dal nucleare (14 Paesi UE su 27 dovranno, seguendo il recente esempio di Germania e Belgio, abbandonare questa tecnologia per la produzione elettrica) conducano ad un’Europa e ad un’area mediterranea effettivamente denuclearizzati. I presenti qui a Firenze 10+10 si costituiscono come Nucleo Promotore del Comitato per attuare la volontà del referendum antinucleare in Italia. Ci diamo appuntamento e diamo appuntamento per il 9 marzo 2013 a Parigi (secondo anniversario di Fukushima) nella convinzione che, nell’impeto crescente delle campagne, delle azioni, delle iniziative, degli scambi comuni, avremo, entro quella scadenza, significativamente esteso la quantità e la rappresentatività di adesioni e collaborazioni del nostro costituendo Network antinucleare. Appello per Parigi 9 marzo 2013 manifestazione ed incontro antinucleare Noi, partecipanti a Firenze 10-10, riuniti nell’incontro per promuovere la costruzione del network antinucleare europeo, esprimiamo la nostra convinzione che l’Europa dei cittadini necessita della “battaglia” antinucleare, per un modello energetico “giusto”, cioè gestito come un bene comune e pubblico nelle sue infrastrutture fondamentali, decentrato e rinnovabile, decarbonizzato, efficiente e dedito al risparmio e quindi fondamentale nel contrasto al cambiamento climatico, non predatorio rispetto alle risorse del Sud Documento presentato al Forum Sociale Europeo Nel nostro incontro, nello spirito di Firenze 10+10, abbiamo ricercato le convergenze di proposte e di azione tra la lotta per l’ecologia e l’energia bene comune con i movimenti che si battono per il disarmo e la pace (la denuclearizzazione euro-mediterranea e del Medio Oriente), con quelli che rivendicano il diritto all’acqua e al cibo, con il vasto movimento contro gli inceneritori e per “rifiuti zero”, con chi cerca una via di uscita dalla 8

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alternative crisi dal punto di vista del 99% (l’energia “giusta” è una base ineludibile per una economia reale che soddisfi bisogni e diritti delle persone e delle comunità), con la società civile consapevole che la democrazia effettiva necessita di condizioni che suscitino partecipazione locale e recidano gli apparati centralizzati della potenza e del profitto monopolistico. Il Coordinamento che abbiamo deciso di costituire, quale primo nucleo promotore, ha l’obiettivo di estendere ed approfondire, a livello europeo e mediterraneo, la “vittoria” fondata sulla mobilitazione e la consapevolezza popolare, che abbiamo conseguito in Italia con il referendum antinucleare del 2011; e di fare sì, che le decisioni dei Paesi che hanno stabilito la fuoriuscita dal nucleare (14 Paesi UE su 27 dovranno, seguendo il recente esempio di Germania e Belgio, abbandonare questa tecnologia per la produzione elettrica) conducano ad un’Europa e ad un’area mediterranea effettivamente denuclearizzati. Si tratta, in pratica, di supportare, coordinare, unificare le seguenti attività: 1. campagne di informazione e sensibilizzazione di dimensione europea che sanciscano a livello UE, con misure precise, la fuoriuscita dal nucleare e dalla energia padrona. Un primo impegno che ci assumiamo in tal senso è di sostenere l’ECI (Iniziativa dei Cittadini Europei) proposta da Global 2000, di recente ammessa dalla Commissione. Valutiamo la possibilità di proporre ed attuare un referendum consultivo europeo in materia di nucleare; 2. azioni di base di contrasto contro il nucleare ad ogni livello, locale, nazionale ed internazionale, anche con azioni dirette: in particolare, un nuke-watching europeo contro il trasporto delle scorie radioattive; 3. il collegamento civile-militare nelle lotte antinucleari: denuclearizzazione significa chiudere le centrali ma anche le basi con le armi nucleari. Denuclearizzare è anche disarmare e ridurre, per di più prevenendola, le spese funzionali alla guerra, più che mai odiose in periodo di crisi economica. In particolare riteniamo utile far leva anche con iniziative dal basso sul “processo di Barcellona” quando, con consenso unanime (non scontato) dei governi, stabilisce dal 1995 un orizzonte mediterraneo privo di armi di sterminio di massa; 4. diffondere studi, progetti, buone pratiche e realizzazioni con le energie pulite, rinnovabili, ecocompatibili: l’alternativa al nucleare non è il gas, tanto meno il petrolio e peggio che mai il carbone, con annessi grandi impianti e tecnologie invasive e devastanti. 5. Affermare un sistema pubblico a livello europeo che arresti la mercificazione dei beni essenziali e insostituibili per la vita e il vivere insieme. Si tratta di togliere alle logiche del mercato e della finanza privata il governo continentale dei beni comuni. Proponiamo che tutti i movimenti si diano come obiettivo comune una campagna per la promozione di una Comunità europea dei beni comuni. Si tratterebbe di una Comunità dotata di poteri sovranazionali per quanto riguarda la terra, l’energia, l’acqua, l’aria, l’ambiente, la conoscenza, la sicurezza (nelle sue declinazioni essenziali: militare, energetica, alimentare, idrica, geologica, finanziaria) e finalmente dotata di una rivalutata carta dei diritti del lavoro, che deve tornare ad essere obiettivo del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. I presenti qui a Firenze 10+10 si costituiscono come Nucleo Promotore del Comitato per attuare la volontà del referendum antinucleare in Italia. Abbiamo obiettivi semplici, diretti e chiari che, ne siamo sicuri, già registrano il consenso della maggioranza dei popoli europei e mediterranei: Spegniamo subito tutti i reattori atomici, liberiamoci dalle armi di sterminio di massa, orientiamoci verso il 100% di energie rinnovabili! (Elenco provvisorio di adesioni) Sortir du Nucléaire - Francia Stop Bugey - Francia - Emmanuel Coux War Resister’s International Mondo senza guerre Altramente ARCI - Associazione Energia Felice Associazione Italiana Decrescita Associazione Si alle rinnovabili No al Nucleare Accademia Kronos Centro di Documentazione Semi sotto la neve Comitato Salute Ambiente Energia Commisione Giustizia Pace Solidarietà Misionari Comboniani Confederazione Cobas Coordinamento Comitati No incenerimento Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico Fiom Fucina per la Nonviolenza 9

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L'obiezione di coscienza ai confini dell'Europa di Martina Lucia Lanza* Dopo anni di assenza il Movimento Nonviolento ha ritrovato le risorse, economiche e personali, per partecipare nuovamente alle attività dell’ombrello di associazioni chiamato Bureau europeo per l’obiezione di coscienza (BEOC). Si tratta di un nuovo respiro internazionale, il quale permette di fortificare i rapporti con i rappresentanti di associazioni come la War resisters’ international, di cui il MN è sezione italiana, e l’Union Pacifiste de France. Il Movimento Nonviolento è stato accolto come nuovo membro in occasione della due giorni tenutasi a Parigi il 19 e 20 ottobre scorso. L’incontro del Beoc si è suddiviso in due momenti: un Convegno e la riunione dei membri. Il Convegno ha riguardato la storia europea dei movimenti pacifisti che si battono per l’obiezione di coscienza e ha ripreso le fila di quelle che sono le loro origini storiche. Come ha sottolineato Friedhelm Schneider, attuale presidente del Beoc, l’obiezione di coscienza può avere diverse origini: laica e religiosa, filosofica e politica, e queste diverse matrici devono rappresentare una ricchezza e non una difficoltà per il pacifismo europeo. Premesso ciò, è stato chiaro a tutti i partecipanti il fil rouge che in diversi casi lega l’obiezione di coscienza al servizio militare con il protestantesimo e la scelta religiosa in generale. Infatti, diverse associazioni hanno ricordato la propria storia partendo proprio dalla loro origine religiosa. Per esempio, il Movimento per la Riconciliazione trae la propria origine dall’incontro nel 1915 tra un quacchero inglese e un luterano tedesco, e dalla reciproca volontà di riconciliazione: ““We are one in Christ and can never be at war”(Siamo un’unica cosa in Cristo e non dovremmo più essere in guerra). Il convegno si è poi riallacciato alle attuali guerre e forme di obiezione grazie alla presenza di diversi ragazzi e ragazzi che stanno vivendo l’esperienza dell’obiezione di coscienza. Come ha espresso chiaramente un obiettore greco: “il servizio civile in Grecia non è diritto per tutti ma un privilegio per pochi”, dato il costoso e bizzarro procedimento burocratico per ottenerlo, oltre al fatto che in questo momento tutte le procedure per ottenere lo status di obiettore sono state fatte decadere a causa della crisi economica. Oppure ancora appare utile riportare le parole di una servizio civilista russa, la quale testimonia come in Russia il servizio civile sia regolamentato in modo punitivo: la scelta del servizio da svolgere (della durata di 21 mesi) è in capo ad una commissione, senza possibilità di opposizione, e deve obbligatoriamente svolgersi lontano dalla residenza abituale dell’interessato (ed in Russia “lontano”, significa davvero molto lontano...). Molto significative le testimonianza anche degli obiettori di coscienza provenienti dalla Turchia, dalla Grecia, da Cipro, paesi in cui il diritto all’obiezione non è ancora pienamente riconosciuto, e spesso per chi rifiuta il servizio militare si aprono le porte del carcere. Dall’Italia abbiamo portato a tutti gli amici europei l’invito a partecipare al Convegno che il Movimento Nonviolento organizza a Firenze per i 40 anni di approvazione della legge che ha riconosciuto l’obiezione e istituito il servizio civile. Durante il convegno sono state sottolineate anche le relazioni che il Beoc intrattiene con le maggiori organizzazioni internazionali ed europee: Nazioni Unite, Consiglio d’Europa ed Unione Europea. Ultimo grande frutto del lavoro di lobby è stato il rapporto annuale sull’obiezione di coscienza presentato lo scorso settembre al Comitato Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo. Questo rapporto ha il pregio di sottolineare come l’obiezione di coscienza sia un diritto spesso solo formalmente riconosciuto nei paesi membri dell’UE, nonché nei candidati all’ingresso, nonostante trovi menzione nell’articolo 10 comma 2 della Carta sui diritti fondamentali dell’UE (entrata in vigore con il Trattato di Lisbona). Quindi, nonostante il suo riconoscimento, ha finora trovato poca attenzione presso il Parlamento Europeo. L’obiettivo sottostante al rapporto del Beoc è quindi di riportare la necessaria attenzione sull’obiezione di coscienza, informando sulla *Rappresentante del Movimento Nonviolento in seno al BEOC, ha svolto il servizio civile alla Casa per la Nonviolenza di Verona 10

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obiezione sua attuazione e impegnandosi nel prossimo futuro a trovare degli sponsors presso il Comitato sulle Libertà Civili al fine di una nuova risoluzione sul tema. Il Consiglio d’Europa (CoE), organizzazione che non va confusa con l’Unione Europea, appare invece molto più sensibile al tema dell’obiezione di coscienza, anche nelle sue forme più attuali. Infatti, una delle tematiche più volte ripresa dai relatori è l’attribuzione del diritto all’obiezione di coscienza anche laddove la carriera militare sia scelta come professione, estensione per ora prevista solo in Germania e Danimarca. Il CoE, il quale trova nella tutela dei diritti umani la sua raison d’etre, si è espresso positivamente anche su questo tema: il Comitato dei Ministri del CoE, nel dedicare una raccomandazione ai diritti umani dei membri delle forze armate (Racc. CM/Rec(2010)4), riconosce ai soldati per professione la libertà di pensiero e coscienza, nonché il diritto a lasciare le forze armate per motivi di coscienza (par. 42). Inoltre, dal momento in cui un soggetto ha presentato domanda per diventare obiettore, ha il diritto ad essere trasferito a mansioni per le quali non è previsto l’uso della forza (par.43). Il giorno successivo al Convegno è stato il momento della riunione dei membri del Beoc. In questa sede i rappresentanti delle associazioni hanno dato il benvenuto, o sarebbe il caso di dire il bentornato, al Movimento Nonviolento. Oltre a ciò, si è discusso attorno alla possibilità di fare lobby per portare avanti, sotto forma di risoluzione del Parlamento Europeo, la discussione in corso sulla necessità di riconoscere lo status di rifugiati agli obiettori di coscienza che scappano da Paesi come Siria e Turchia. Si è quindi concluso dandosi appuntamento il prossimo maggio a Bruxelles e il Movimento Nonviolento non mancherà di esserci. BEOC - EBCO Ufficio Europeo per l'Obiezione di Coscienza Organizzazioni partecipanti, divise per paese BELGIO Mouvement Chrétien Pour la Paix Mouvement International de la Réconciliation / Internationale des Résistant-e-s à la Guerre Quaker Council for European Affairs Service Civil International BULGARIA Youth Society for Peace and Development of the Balkans (YSPDB) CIPRO The Initiative for Conscientious Objection in Cyprus (north) FRANCIA Comité de Coordination pour le Service Civil Comité Louis Lecoin Union Pacifiste de France GERMANIA Deutsche Friedensgesellschaft-Vereinigte Kriegsdienstgegner Evangelische Arbeitsgemeinschaft für Kriegsdienstverweigerung und Frieden (EAK) / Protestant Association for Conscientious Objection and Peace GRECIA Association of Greek Conscientious Objectors ITALIA Movimento Nonviolento RUSSIA Citizen. Army. Law Center for the Development of Democracy and Human Rights Russian-wide NGO “Committee of Soldiers’ Mothers of Russia” SPAGNA Moviment per la Pau SVIZZERA Zivildienst 1. CIVIVA, Fédération Suisse pour le Service Civil UCRAINA Research group for conscription and human rights REGNO UNITO War Resisters International Conscience & Peace Tax International Segreteria internazionale del BEOC 35 rue van Elewyck, 1050 Brussels, Belgio ebco@ebco-beoc.org www.ebco-beoc.org Tel: +32 2 648 5220 Fax: +32 2 648 6988 11

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Settimana internazionale per il Disarmo Se vuoi la pace prepara la pace Tutti gli anni le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo”. La giornata di avvio della Settimana non è casuale ma è il giorno in cui cade l’anniversario della fondazione delle stesse Nazioni Unite, il 24 ottobre 1945. La “Settimana per il disarmo” è stata istituita dal’Assemblea Generale nel 1978, con un documento (Risoluzione S-10/2) nel quale si richiama l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e si incoraggiano a compiere gli sforzi per porvi fine e a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza del disarmo. Oggi la corsa agli armamenti è di gran lunga più grave e accelerata del 1978 e le spese militari globali hanno raggiunto la somma astronomica di oltre 1.700 miliardi di dollari annui – cifra mai raggiunta, in termini reali, nella storia dell’umanità – che corrisponde a più di 4,6 miliardi di dollari al giorno, “somma che da sola è quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Unite di un anno”, ha denunciato, inascoltato, Ban Ki Moon Segretario generale dell’ONU lo scorso 30 agosto. Il disarmo oggi è, dunque, ancora più urgente di quando la Settimana fu istituita ed essa non può esaurirsi in mero pretesto per dichiarazioni retoriche, ma – se vogliamo davvero costruire la pace - deve diventare la settimana dell’impegno di tutti per il disarmo. A ciascuno di fare qualcosa. quando vengono accumulati perché sottraggono preziose risorse pubbliche alle spese civili. Cioè alla vera sicurezza. Lo afferma con autorevolezza anche il Segretario generale delle Nazioni Unite: “Gravi problemi di sicurezza possono sorgere a causa di tendenze demografiche, povertà cronica, disuguaglianza economica, degrado ambientale, pandemie, crimine organizzato, repressione e altri processi che nessuno Stato può controllare da solo. Le armi non sono in grado di risolvere tali problemi”(30 agosto 2012). 3. Il riarmo è sempre una sciagura per l’umanità, ma lo è in maniera ancor più grave, quando avviene nel pieno di una gravissima crisi economica come l’attuale. Si veda il caso della Grecia dove è previsto anche per il 2012 un aumento del 18 % delle spese militari (che ormai rappresentano il 3 % del PIL) rispetto all’anno precedente, mentre 400.000 bambini in età scolare hanno problemi di malnutrizione (dati UNICEF), senza alcuno scandalo delle autorità monetarie europee che invece chiedono ulteriori e crescenti tagli ai salari, alle pensioni, alla sanità, al lavoro. 4. Eppure, il tema del riarmo in atto è completamente rimosso dalle agende politiche nazionali e internazionali. Gli stessi appelli del Segretario generale delle Nazioni Unite - quando sostiene che “tali armi sono inutili contro le minacce odierne alla pace e alla sicurezza internazionali. La loro stessa esistenza è destabilizzante: più sono pubblicizzate come indispensabili, maggiori sono gli incentivi alla loro proliferazione”(30 agosto 2012) - cadono nel vuoto, nel silenzio dei mass media, nell’indifferenza dei governi. 5. Altrettanto rimosso è il tema speculare del disarmo. Mentre durante il confronto armato Est-Ovest la politica, gli intellettuali, i giornali avevano all’ordine del giorno delle proprie agende la preoccupazione attiva per il disarmo; oggi, di fronte alle molte guerre in atto ed in preparazione, e seduti sulla più grande polveriera globale mai accumulata – convenzionale e nucleare – e della quale i conflitti in 10 Tesi per il Disarmo (e un'appendice importante) A ciascuno di fare qualcosa, dovunque c'è qualcosa da fare 1. I governi nel loro insieme non hanno mai speso tanto per la guerra, neanche nel periodo della cosiddetta “corsa agli armamenti”. Nel decennio 2002-2011 le spese militari sono anzi aumentate di oltre il 50 % ed hanno ampiamente superato il picco raggiunto durante la “guerra fredda”. 2. Gli armamenti sono una tragedia in atto sia quando vengono usati, perché producono guerre, morte e distruzione, sia 12

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disarmo corso sono pericolosissime micce accese, nessuno si preoccupa più dell’urgenza del disarmo. Neanche in Italia questo tema è presente nelle “Carte d’Intenti” di chi si candida a governare. 6. Eppure, anche in Italia - come in Grecia a fronte degli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, civile e sociale, l’unico settore di spesa immune alle forbici continua ad essere quello, incivile e asociale, delle spese militari. Senza che nessun governo si impegni seriamentre a ridurle per destinare le cifre risparmiate alla difesa della Patria dalle vere minacce in atto: disoccupazione, povertà, mafie, degrado ambientale...Anzi, lo stesso Ministero della Difesa - in un palese quanto taciuto conflitto d’interessi - è attualmente nelle mani di un Ammiraglio della Marina Militare che difende, costi quel che costi, la scellerata decisione dell’acquisto dei caccia F-35. 7. I cacciabombardieri d’attacco JSF (Joint Strike Fighter) F-35, invisibili ai radar e capaci di trasportare testate nucleari, sono il più grande progetto di riarmo offensivo della nostra storia. Il cui costo reale – maldestramente tenuto nascosto dai militari anche al Parlamento italiano – pur con la riduzione da 131 a 90 esemplari si aggira intorno ai 15 miliardi di euro, che si aggiungono agli annuali 23 miliardi di euro per le spese militari “ordinarie”. Con l’equivalente di uno solo di questi mostri si potrebbero mettere in sicurezza 500 scuole, o con l’equivalente del costo di sette ali si potrebbero ricostruire gli ospedali di Mirandola, Carpi e Finale Emilia colpiti dal terremoto...L’ottusa ostinazione all’acquisto da parte del Governo, sordo a tutti gli appelli del popolo della pace, è dunque immorale, antieconomica e anticostituzionale. 8. Anticostituzionale, a meno che l’articolo 11 della nostra Costituzione - “Principio fondamentale” che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – non sia stato vittima di una tacita riscrittura golpista che lo ha trasformato, più o meno, così: “L’Italia prepara la guerra come strumento di offesa all’integrità degli altri Stati e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, a questo scopo, alle limitazioni del bilancio dello Stato in tutti i settori della spesa pubblica, tranne quello della spesa militare che può, al contrario, dotarsi dei più distruttivi sistemi d’armi disponibili sul mercato”. Riscrittura inquietante? Certo, ma aderente alla realtà. 9. Come se non bastasse questo dispendio di risorse pubbliche per la guerra, l’Italia è anche campione della produzione e del commercio delle armi – tra i primi dieci paesi al mondo - attraverso la multinazionale Finmeccanica, controllata al Governo italiano che ne è l’azionista di maggioranza. Ciò significa che mentre il nostro Paese si riarma pesantemente, e mentre da vent’anni è impegnato continuativamente in guerre in giro per il mondo - nel pieno ripudio della Costituzione formale (ma in ossequio a quella tacitamente riscritta) - le armi italiane, pesanti e leggere, sparano e uccidono, ogni giorno, in tutte le guerre del Pianeta, in nome e per conto del popolo italiano. 10. Troppe volte nella storia dell’umanità abbiamo visto le crisi economiche internazionali sfociare in guerre regionali o mondiali. L’attuale fase di riarmo non prelude a niente di buono. La fame, la siccità, la desertificazione che avanzano in molte aree del Pianeta preparano gravi scenari di crisi. L’unica risposta possibile è quella indicata dal presidente Pertini: “svuotare gli arsenali strumenti di morte e colmare i granai strumenti di vita”. Cioè il rovesciamento della vecchia massima “se vuoi la pace prepara la guerra” in quella nuova e nonviolenta, proposta da Aldo Capitini, “se vuoi la pace prepara la pace”. Appendice Il Movimento Nonviolento – sezione italiana della War Resister’s International - continua la Campagna per il Disarmo: mettiti in contatto con noi, cercaci sul web, su facebook, abbonati ad “Azione nonviolenta”, la rivista fondata da Aldo Capitini e porta l’impegno per il disarmo sul tuo territorio, nella tua scuola, nella tua associazione, nel tuo partito, nel sindacato, all’università. Dovunque c’è qualcosa da fare. A ciascuno di fare qualcosa. Movimento Nonviolento www.nonviolenti.org Ottobre, 2012 13

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L'Italia ripudia la guerra, anche il 4 novembre Ricordare le vittime delle guerre, costruire la pace e la sicurezza attraverso il Disarmo Il 4 novembre non è un giorno di festa: è un giorno di lutto per le vittime delle guerre e d’impegno per il disarmo. Non festa ma lutto, perché si ricorda la fine di una “inutile strage”, come Benedetto XV definì la prima guerra mondiale, e non si può non ricordare che tutte le guerre sono “inutili stragi” e tutti gli eserciti ne sono gli strumenti. Non festa ma impegno, perché per ricordare davvero – e non retoricamente e ipocritamente – le vittime delle guerre l’unico modo è “ripudiare la guerra” e costruire la pace, attraverso la via realistica del disarmo. Eppure il 4 novembre – unica celebrazione traghettata dal fascismo alla Repubblica - si continuano a “festeggiare” le forze armate, cioé gli strumenti di guerra. Ed è una festa che si prolunga tutto l’anno: nelle varie manovre finanziarie, qualunque siano i governi in carica, si continuano a dilapidare preziose risorse in spese militari e di armamenti (23 miliardi nell’ultimo anno), si continua a finanziare l’acquisto di terribili strumenti d’attacco come i caccia f-35 (15 miliardi previsti) ed a condurre operazioni di guerra come l’occupazione militare in Afghanistan, atti contrari alla Costituzione italiana. Si lascia invece quasi privo di risorse il Servizio Civile Nazionale, strumento di difesa civile della Patria prevista dalla legge e coerente con la Costituzione. Del resto, le forze armate e i loro armamenti non sono solo strumenti di guerra potenziale, che diventano attuali solo quando entrano in azione. Le armi sono strumenti e mezzi di guerra in atto anche quando non sparano, perché la quantità enorme di risorse pubbliche che vengono destinate alle spese militari, alla preparazione della guerra contro minacce ipotetiche o pretestuose, lasciano la Patria senza difesa ed insicura rispetto alle reali minacce alle quali sono gravemente sottoposti, qui ed ora, tutti i cittadini, sul proprio territorio: la disoccupazione e la precarietà del lavoro, la povertà e l’analfabetismo, la fragilità edilizia in un paese sismico e i disastri idro-geologici… Svuotare gli arsenali e riempire i granai, diceva il Presidente Pertini, ed invece abbiamo riempito gli arsenali e svuotato i granai, offrendo la peggiore delle risposte possibili alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo. Ricordare davvero le vittime delle guerre e costruire la pace può dunque avvenire solo avviando un serio disarmo, attraverso la riconversione dalla difesa militare alla difesa civile; liberando le risorse necessarie per l’affermazione dei “principi fondamentali” sanciti nei primi dodici articoli della Carta costituzionale, quelli che offrono la sicurezza della cittadinanza - il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la cultura, la difesa del patrimonio naturale – attraverso il ripudio della guerra e degli strumenti che la rendono possibile. Il 4 novembre, come tutto l’anno. Per questo il nostro Movimento, insieme a Peacelink e al Centro di ricerca per la pace di Viterbo, ha lanciato per il 4 novembre la campagna “Ogni vittima ha il volto di Abele”, affinché in ogni città si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre. Ogni vittima ha il volto di Abele Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le città d’Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinchè il 4 novembre, anniversario della fine dell’”inutile strage” della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l’impegno affinchè non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni. Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendi- 14

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disarmo menti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo più austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio. Ovviamente prima e dopo e’ possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche’ le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perchè convocano ogni persona di retto sentire e di volontà buona all’impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignità e difendere i diritti di tutti gli esseri umani. A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni. Per la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani. Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza può salvare l’umanità. Movimento Nonviolento per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax:0458009212, e-mail: an@ nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org PeaceLink per contatti: e-mail: info@peacelink.it, sito: www.peacelink.it Centro di ricerca per la pace di Viterbo per contatti: e-mail: nbawac@tin.it, web:http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ 15

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