Azione nonviolenta - gennaio, febbraio 2013 Anno 50 n. 589 - 590

 

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Rivista del Movimento Nonviolento fondata da Aldo Capitini nel 1964

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gennaio-febbraio 2013 Anno 50 n. 589-590 1-2 Rivista mensile fondata da Aldo Capitini nel 1964 13 Avrei (ancora) un’obiezione! contributo € 3,00 Redazione via Spagna 8 - 37123 Verona

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Direzione, Redazione, Amministrazione Via Spagna, 8 - 37123 Verona (Italy) Tel. (++39) 045 8009803 Fax (++39) 045 8009212 E-mail: redazione@nonviolenti.org www.nonviolenti.org Editore Rivista mensile del Movimento Nonviolento di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo. Numero 1-2 • Gennaio-Febbraio 2013 Movimento Nonviolento (Associazione di Promozione Sociale) Codice fiscale 93100500235 Partita Iva 02878130232 Direttore Mao Valpiana Amministrazione Piercarlo Racca Indice 3 4 8 10 12 14 16 18 20 22 24 25 26 28 29 30 35 36 L’obiezione di coscienza è la resistenza di oggi Mao Valpiana Lista d’onore dei prigionieri di coscienza per la Pace 2013 Il contributo dell’obiezione di coscienza alla promozione della pace e della giustizia sociale Mao Valpiana Il contributo del servizio civile al protagonismo dei giovani Licio Palazzini L’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa e nel Mediterranneo Sam Biesemans Le ragioni profonde dell’obiezione e le domande per l’oggi e il domani Jean Fabre Obiezione di coscienza e servizio civile in Svizzera Luca Buzzi Un progetto sperimentale di difesa nonviolenta Nicola Lapenta Il servizio civile per tutti: un’idea che viene da lontano Diego Cipriani Una storia che si fa futuro grazie alle profonde radici Primo Di Blasio Il servizio civile per tutti per attuare la Costituzione Daniele Lugli L’obiezione di coscienza è il mezzo L’abolizione della guerra è il fine Paolo Candelari Dobbiamo conquistare il diritto alla difesa civile e nonviolenta Pasquale Pugliese Un’alleanza per il futuro del servizio Civile La mia obiezione? Non collaborare al male Roberto Rossi intervista Pietro Pinna Memoria di Pier Cesare Bori ricercatore di una verità universale Gianni Sofri RELIGIONI E NONVIOLENZA Contemplazione e azione nel lavoro di pace di Bori Enrico Peyretti IL CALICE di Christoph Baker Hanno collaborato alla redazione di questo numero: Elena Buccoliero, Enrico Pompeo, Sergio Albesano, Paolo Predieri, Ilaria Nannetti, Caterina Bianciardi, Enrico Peyretti, Christoph Baker, Gabriella Falcicchio, Francesco Spagnolo, Roberto Rossi, Mauro Biani (disegni). Impaginazione e stampa (su carta riciclata) a cura di Scripta s.c. via Albere 18 - 37138 Verona tel. 045 8102065 - fax 045 8102064 idea@scriptanet.net - www.scriptanet.net Direttore responsabile Pietro Pinna Adesione al Movimento Nonviolento Per iscriversi o versare contributi al Movimento Nonviolento utilizzare il conto corrente postale 18745455 intestato a Movimento Nonviolento - oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Contributo di adesione al MN”. L’adesione al MN (€ 60,00) comprende l’invio di Azione Nonviolenta. Abbonamento annuo € 32,00 da versare sul conto corrente postale 18745455 intestato ad Movimento Nonviolento, oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Abbonamento ad AN”. 5 per mille Nella dichiarazione dei redditi vi invitiamo a destinare il 5x1000 al Movimento Nonviolento, indicando il codice fiscale 93100500235 ISSN: 1125-7229 Associato all’USPI, Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 3091 vol. 31 foglio 721 del 4/4/1991 Registrazione del Tribunale di Verona n. 818 del 7/71988 Spedizione in abbonamento postale. Poste Italiane s.p.a. – DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB VERONA. Tassa pagata/Taxe perçue. Pubblicazione mensile, gennaio-febbraio 2013, anno 50 n. 589-590, fascicolo 427 Un numero arretrato contributo € 4,00 comprese le spese di spedizione. Chiuso in tipografia il 5 febbraio 2013 Tiratura in 1500 copie. 38 EDUCAZIONE Aldo Capitini e la formazione universitaria dei giovani Gabriella Falcicchio In copertina: Disegno di Mario Pizzola e Mauro Biani

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editoriale L’obiezione di coscienza è la resistenza di oggi di Mao Valpiana* Il convegno di Firenze “Avrei (ancora) un’obiezione!” (15 e 16 dicembre 2012) ha registrato interesse e partecipazione, sia dei “vecchi obiettori” (significativa la graditissima visita di Pietro Pinna, intervistato a pag. 29) che dei nuovi giovani del servizio civile. Questo, infatti, era l’obiettivo: mantenere vivo il legame profondo che vi è tra l’obiezione di coscienza alla preparazione della guerra e la scelta di un servizio civile per la pace. È la nostra forma di resistenza per dare piena attuazione alla Costituzione. Uno dei frutti migliori del Convegno è il legame di stima e collaborazione tra il Movimento Nonviolento e la Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, che riunisce il meglio dell’associazionismo sociale rivolto all’emancipazione dei giovani. Il convegno ha messo le basi per il comune lavoro futuro di sviluppo dell’obiezione e della difesa nonviolenta. Alla creazione di “un’Alleanza per il servizio civile” è dedicato il documento finale del convegno (a pag. 28). Pubblichiamo un ampio resoconto degli interventi svolti (da pag. 4 a pag. 27), mentre rinviamo al sito www.cnesc.it per gli atti completi e l’adesione al documento. Il convegno è stato anche molto altro, grazie alla presenza dei testimoni diretti di ieri e di oggi dell’obiezione e del servizio civile, degli ospiti europei, della serata cinematografica magistralmente introdotta da Goffredo Fofi e alla tavola rotonda tra politici ed esponenti delle associazioni. Buona lettura! Avviso agli abbonati Per una serie di disguidi tecnici, non solo imputabili alla nostra responsabilità, il numero di dicembre 2012 ha subito un grave ritardo, per cui abbiamo dovuto spedirlo insieme a questo di gennaio-febbraio 2013. Ricevete quindi contemporaneamente il numero dedicato ai Corpi Civili di Pace e quello dedicato all’Obiezione di coscienza. Sono due temi centrali della politica del Movimento Nonviolento. Ci auguriamo che questa circostanza negativa si trasformi in un’opportunità di rilancio e slancio per la campagna abbonamenti del 2013, anche per correggere la tendenza negativa dell’anno passato di calo degli abbonati. Entriamo nel cinquantesimo anno della rivista. Abbiamo bisogno di abbonamenti vecchi e nuovi per offrire un servizio sempre migliore alla nonviolenza. Utilizza il bollettino di ccp allegato per il tuo rinnovo. Grazie. * direttore 3

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Lista d’onore dei prigionieri di coscienza per la Pace 2013 Ogni anno, in ogni paese del mondo, migliaia di persone vengono incarcerate per motivi di coscienza, per aver fatto azioni nonviolente contro la guerra, o per aver obiettato al servizio militare armato. La War Resisters Internationale (l’Internazionale dei Resistenti alla Guerra, cui il Movimento Nonviolento è affiliato ed è la sezione italiana), stila ogni anno l’elenco dei prigionieri di cui riesce ad avere notizie certe. Pubblichiamo i nomi dei detenuti, divisi per paese, e vi invitiamo a scrivere loro, anche come pressione su chi li ha condannati. È importante far sapere ai governi di quei paesi, che i “prigionieri per la pace” non sono soli. Sotto ogni nome il periodo di detenzione (inizio e fine pena), seguito dall’indirizzo del carcere cui inviare la posta; infine il motivo della condanna (la sigla OC sta per Obiettore di Coscienza). Sosteniamo questi “detenuti per la pace” inviando loro la nostra concreta solidarietà e riconoscenza, con lettere o cartoline di saluti e auguri. Per l’invio di cartoline o lettere: • inviare sempre corrispondenza in busta (anche le cartoline); • scrivere sulla busta nome e indirizzo del mittente; • essere colloquiali e creativi: mandare foto della propria vita, disegni; • dire ai prigionieri che cosa si fa per fermare la guerra e i suoi preparativi; • non scrivere alcunché che possa procurare guai al destinatario; • pensare a che genere di cosa si desidererebbe ricevere se si fosse in prigione; • non iniziare con "Che bravo sei, non potrei mai fare qualcosa del genere!”; • non aspettarsi che il prigioniero risponda; • ricordarsi: l’anno prossimo potrebbe toccare a noi... Nota: Non abbiamo gli indirizzi completi per tutti i prigionieri, ma pur sempre per molti. Per favore scrivete a questi, includendo anche il relativo numero identificativo ove indicato. Armenia Derenik Minasyan 11.08.2010 - 10.08.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 36 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Harutyun Mnatsakanyan 2508.2010 - 24.08.2013 Erebuni Penal Institutions, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 36 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Artashes Arshakyan 06.09.2010 - 05.03.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Vardan Antonyan 11.09.2010 - 10.03.2013 Erebuni Penal Institutions, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Vahagn Alikhanyan 24.09.2010 - 23.03.2013 Artik Penal Institution, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Nikolayi Poghosyan 21.10.2010 - 20.04.2013 Erebuni Penal Institutions, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Aharon Musheghyan 12.11.2010 - 11.11.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 36 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Samvel Sargsyan 03.02.2011 - 02.08.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Harutyun Kirakosyan 09.03.2011 - 08.09.2013 Erebuni Penal Institutions, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Arman Nersisyan 14.03.2011 - 13.03.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
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obiezione OC Testimone di Geova. Condannato a 24 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Hayk Sargsyan 08.04.2011 - 07.10.2013 Erebuni Penal Institutions, Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Hovik Gasparyan 11.04.2011 - 10.10.2013 Kosh Penal Institution, Kosh,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Hovhannes Sardaryan 01.07.2011 - 30.06.2013 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 24 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Artur Adyan 07.07.2011 - 06.01.2014 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Vahagn Margaryan 07.07.2011 - 06.01.2014 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Garegin Avetisyan 19.07.2011 - 18.01.2014 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Harutyun Khachatryan 27.07.2011 - Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Carcerato per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1). In attesa di giudizio. Edouard Sargsyan 06.08.2011 - 05.08.2013 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 24 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Gevorg Sahakyan 23.08.2012 - 23.08.2014 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato a 24 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1) Anania Grigoryan 15.11.2012 - 15.11.2014 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato il 28 giugno 2012 a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1). Carcerato dopo un appello fallito il 15 novembre 2012. Artsrun Khachatryan 26.11.2012 - 26.05.2015 Nubarashen Penal Institution, Yerevan,
Armenia OC Testimone di Geova. Condannato il 30 luglio 2012 a 30 mesi per rifiuto di prestare servizio militare (art. 327, § 1). carcerato dopo un appello fallito il 26 novembre 2012. Azerbaijan Karen Harutyunyan 30.12.2011 - 30.06.2014 ? OC Testimone di Geova. Condannato a 30 mesi per rifiuto al servizio militare obbligatorio nell’entità non riconosciuta del Nagorno-Karabakh. Fakhraddin Mirzayev 25.09.2012 - 25.09.2013 ? OC Testimone di Geova. Condannato a un anno di carcerazione. Eritrea Aron Abraha 09.05.2001 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Mussie Fessehaye 01.07.2003 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Ambakom Tsegezab 01.02.2004 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Bemnet Fessehaye 01.02.2005 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Henok Ghebru 01.02.2005 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Kibreab Fessejaye 27.12.2005 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Bereket Abraha Oqbagabir 01.01.2006 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Amanuel Abraham 01.01.2007 Sawa Camp, Sawa,
Eritrea Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. 5

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Yoel Tsegezab 26.08.2008 Meitir Camp, Meitir Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Nehemiah Hagos 26.08.2008 Meitir Camp, Meitir Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Samuel Ghirmay 01.03.2009 Meitir Camp, Meitir Testimone di Geova. Carcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. Già detenuto per un periodo nel marzo 2009. Southern Seoul Prison, P.O Box 165, Geumcheon-gu, Seoul, Republic of Korea, 153-600 Obiettore di coscienza. Condannato a 18 mesi di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Jeon Gil-su (#1326) 15.02.2012 - 14.08.2013 Southern Seoul Prison, P.O Box 165, Geumcheon-gu, Seoul, Republic of Korea, 153-600 Obiettore di coscienza. Condannato a 18 mesi di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Choi Gi-won (#457) 12.04.2012 - 11.10.2013 Yeoju Prison, P. O. Box 30
Yeoju-gun, Gyeonggido, South Korea
469-800 Obiettore di coscienza. Condannato a 18 mesi di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Yoonjong Yoo (#407) 30.04.2012 - 29.10.2013 Yeoju Prison, P. O. Box 30
Yeoju-gun, Gyeonggido, South Korea
469-800 Obiettore di coscienza. Condannato a 18 mesi di carcerazione il 25 aprile 2012. Jeong Yeon-Gil (#187) 09.06.2012 161 Jeju Prison, Ora-2 dong, Jeju City, Jeju Special Self-Governing Island, 690-162, S.Korea Arrestato a una protesta su un bacino galleggiante base-related nel porto di Hwasoon. Park Suk-Jin (#188) 09.06.2012 161 Jeju Prison, Ora-2 dong, Jeju City, Jeju Special Self-Governing Island, 690-162, S.Korea Arrested at a protest on base-related caisson dock in Hwasoon port. Kim Bok-Chul (#598) 14.06.2012 161 Jeju Prison, Ora-2 dong, Jeju City, Jeju Special Self-Governing Island, 690-162, S.Korea Charged with blocking cement mixer at naval base construction site in Gangjeong village, Jeju Island. Park Seung-Ho (#290) 14.09.2012 161 Jeju Prison, Ora-2 dong, Jeju City, Jeju Special Self-Governing Island, 690-162, S.Korea Detention following failure to answer summons for protest at Hanjin Heavy Industry, Jeju Island. Lee Young Chan 24.10.2012 161 Jeju Prison, Ora-2 dong, Jeju City, Jeju Special Self-Governing Island, 690-162, S.Korea Arrested on charges of obstruction of business while protesting against the arrest of another peace activist at the gate of Jeju naval base building site. Finlandia Jaakko Jekunen 04.12.2012 - 05.06.2013 Suomenlinnan avovankila, Suomenlinna, C 86
00190 Helsinki SF Obiettore totale accusato del “reato di servizio civile" (siviilipalvelusrikos) e condannato a 181 giorni [di detenzione] il 7 agosto 2012. Topi Louko 18.12.2012 - 24.04.2013 Satakunnan vankila, Huittisten yksikkö,
Toivarintie 581,
32700 Huittinen
SF Obiettore totale. Condannato a 126 giorni di carcere per "rifiuto del servizio civile" (siviilipalveluksesta kieltäytyminen) il 9 ottobre 2012. Carcerato il 18 dicembre 2012. India Irom Sharmila Chanu 06.11.2000 Il 2 novembre 2000 Irom Sharmila Chanu, poetessa di Manipur, decise di attuare uno sciopero della fame dopo che l’Esercito Indiano aveva massacrato dieci civili a Malom, Manipur. Il 6 novembre 2000 fu arrestata dalla polizia e accusata di tentato suicidio ai sensi della sezione 307 del Codice Penale indiano.
Il 21 novembre 2000 le inserirono un sondino di plastica nel naso per la nutrizione liquida forzata. È così sopravvissuta con una dieta liquida e in pieno isolamento come carcerata d’alta sicurezza per l’ultima decina d’anni. Viene regolarmente rilasciata ogni anno solo per essere nuovamente arrestata. Corea del Sud Junkyu Lee (#1038) 14.09.2011 — 13.03.2013 Daegu prison, P.O. Box 48, Suseong-gu, Daeju, South Korea, 706-600 Obiettore di coscienza. Condannato a 18 mesi di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Hong Won-seok (#1121) 22.12.2011 — 21.05.2013 Turchia Ismail Yıldız 20.12.2011 Kocaeli 1 Nolu F Tipi, Yüksek Güvenlikli Kapalı Ceza ve İnfaz Kurumu
A7\20 Koğuşu
İzmit – Kocaeli, TC 6

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obiezione Arrestato il 20 dicembre 2011, indagato per associazione alla KCK (Unione Comunitaria Kurda). Ismail Yıldız è giornalista, e ha dichiarato la sua obiezione di coscienza in prigione, il 27 febbraio 2012. Shakir Hamoodi (21901-045) 07.04.2012 - 07.04.2015 USP Leavenworth, POB 1000, Leavenworth, KS 66048 Accordo su ammissione di colpevolezza per aver violato le sanzioni USA del 1991-2003 fornendo assistenza economica personale alla famiglia e ad amici residenti in Iraq. Jared Chase (2012-0519003) 18.05.2012 P.O. Box 089002, Chicago, IL 60608, USA Carcerato per carichi pendenti relativi a proteste al vertice NATO di Chicago del 16-17 maggio [2012], e trattenuto per cauzione per libertà provvisoria di 150.000–1.500.000 $. Brian Church (2012-0519002) 18.05.2012 P.O. Box 089002, Chicago, IL 60608, USA. Carcerato per carichi pendenti relativi a proteste al vertice NATO di Chicago del 16-17 maggio [2012], e trattenuto per cauzione per libertà provvisoria di 150.000–1.500.000 $. Brent Betterly (2012-0519001) 18.05.2012 P.O. Box 089002, Chicago, IL 60608, USA. Carcerato per carichi pendenti relativi a proteste al vertice NATO di Chicago del 16-17 maggio [2012], e trattenuto per cauzione per libertà provvisoria di 150.000–1.500.000 $. Mark Neiweem (2012-0520023) 18.05.2012 P.O. Box 089002, Chicago, IL 60608, USA. Carcerato per carichi pendenti relativi a proteste al vertice NATO di Chicago del 16-17 maggio [2012], e trattenuto per cauzione per libertà provvisoria di 150.000–1.500.000 $. Kimberly Rivera 20.09.2012 Attualmente consegnata alla base di Ft. Carson, Colorado, in attesa di corte marziale. c/o All Souls Unitarian Universalist Church, 730 North Tejon Street, Colorado Springs, CO 80903 Detenuta al rientro in USA dal Canada, per essersi assentato senza congedo fra assegnamenti in Iraq nel 2007. Si era spostata in Canada, richiedendo lo status di profuga che le fu rifiutato, al che si presentò volontariamente al confine USA. Brian Terrell (06125-026) 30 Nov 2012 - 30 May 2013 Federal Prison Camp Yankton, P.O. Box 700, Yankton, SD 57078 Sconta 6 mesi di detenzione per intrusione nella base aerea di Whiteman in Missouri nell’aprile 2012, durante una protesta contro la guerra combattuta con droni. Turkmenistan Mahmud Hudaybergenov 15.08.2011 - 14.08.2013 Seydi Labour Camp, Turkmenistan
746222 Lebap vilayet
Seydi
uchr. LB-K/12 Testimone di Geova. Condannato a due anni di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Zafar Abdullaev 06.03.2012 - 06.03.2014 Seydi Labour Camp, Turkmenistan
746222 Lebap vilayet
Seydi
uchr. LB-K/12 Testimone di Geova. Condannato a due anni di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Navruz Nasyrlaev 01.05.2012 - 30.04.2014 Seydi Labour Camp, Turkmenistan
746222 Lebap vilayet
Seydi
uchr. LB-K/12 Testimone di Geova. Condannato a due anni di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Juma Nazarov 10.05.2012 - 09.11.2013 ? Testimone di Geova. Condannato a 18 mesi di carcerazione per rifiuto del servizio militare. Stati Uniti d'America Rafil Dhafir (11921-052) 26.04.2000 — 26.04.2022 Federal Medical Center Devens, P.O. Box 879, Ayer, MA 01432, USA 22 anni per imputazioni risultanti dall’aver fornito aiuto umanitario e finanziario a irakeni in violazione delle sanzioni USA. Bradley Manning 15.05.2010 — JRCF, 830 Sabalu Road, Fort Leavenworth, KS 66027 Accusato di aver diffuso illegalmente video e documenti militari comprovanti crimini di guerra USA. Norman Edgar Lowry Jr. (KN 9758) 01.08.2011 - 31.08.2018 SCI Dallas, 1000 Follies Rd., Dallas, PA 18612, USA Condannato per una terza intrusione all’ufficio di reclutamento militare di Lancaster, Pennsylvania. Comminati da uno a sette anni di reclusione col 31.08.2018 come ultima data di rilascio. War Resisters' International, 5 Caledonian Rd, London N1 9DX, Britain tel +44-20-7278 4040 & +44-20-3355 2364, skype: warresisters, fax +44-20-7278 0444 email info@wri-irg.org (encryption key), web http://wri-irg.org (Traduzione di Miky Lanza) 7

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Il contributo dell'obiezione di coscienza alla promozione della pace e della giustizia sociale di Mao Valpiana* È un onore e un’emozione per me intervenire in questo autorevole convegno fiorentino e in questa storica sala di Palazzo Vecchio. Mi viene chiesto: qual è stato il contributo dell’obiezione di coscienza? Una prima risposta – fin troppo facile – sarebbe “il servizio civile” (di cui molto parleremo nella sessione di domani). Ma certamente vi sono anche altre risposte più ampie e profonde che in questi due giorni cercheremo di trovare. È necessario quindi ripartire dai fondamenti, dalla definizione stessa di “obiezione di coscienza”. Tra le tante possibili ne ho trovate due, che sono anche un omaggio a due fiorentini a noi molto cari, Giorgio La Pira e Pietro Pinna. Dice il sindaco La Pira: “L’obiezione di coscienza va considerata come segno rivelatore di una stagione totalmente nuova della storia del mondo: la stagione nella quale la tecnica della guerra come composizione dei conflitti tra i popoli e le nazioni scompare e al suo posto – per la soluzione di tali conflitti – viene sostituita la tecnica della pace. La grande obiezione di coscienza collettiva quale fu quella di Gandhi e della rivoluzione indiana; le obiezioni di coscienza che misero un raggio di luce nelle terribili tenere della seconda guerra mondiale; quelle che spezzarono le tenebre della guerra algerina; ed in genere tutte le obiezioni di coscienza ha provocato e sempre più provoca in tante coscienze nel nostro tempo, sono i primi segnali di un’età storica verso la quale – malgrado tutto – è inevitabilmente incamminata la storia del mondo”. Ha scritto il primo obiettore Pietro Pinna: “L’obiezione di coscienza ispirata alla nonviolenza è una concezione del mondo. Di là Quattro “vecchi” obiettori; da sinistra: Alberto L’Abate, Pietro Pinna, Enzo Bellettato, Daniele Lugli s * presidente del Movimento Nonviolento 8

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obiezione dal problema specifico della effettuazione della guerra, essa investe il problema più generale, eternamente attuale, del significato di sé e del rapporto con gli altri, in tutti i campi e a tutti i livelli, profondamente impegnata quindi a rivedere non soltanto il fatto della guerra, ma tutti gli aspetti della convivenza umana, e dell’intera realtà. Il centro da cui muove è il valore preminente, su qualsiasi istituzione, assegnato alla persona. Assunzione di autonomia, di libertà di coscienza, di autodeterminazione, quindi di responsabilità individuale, che nel rapporto con gli altri significa: riconoscimento della propria parte di colpa per ciò che di male avviene fuori da noi, assunzione del dovere di agire per il superamento del male di cui siamo corresponsabili. Il senso di unità amorevole con l’altro ci propone - concretando la regola aurea di non fare agli altri ciò che non vogliamo sia fatto a noi stessi, e di amare il prossimo come noi stessi - il ripudio della violenza, cioè l’identità dei mezzi ai fini che ci proponiamo di realizzare”. Sono due punti di vista diversi, uno profetico (escatologico), l’altro personale (intimo), due dimensioni che si mescolano e si intrecciano nella dimensione “politica” (pubblica) dell’obiezione e della storia di questi ultimi 40 anni. L’elemento comune è la lotta, mettendo in campo una proposta per cambiare la realtà, dare il via ad un’azione (non a caso Aldo Capitini volle dare il nome di “Azione nonviolenta” alla rivista del Movimento), un cambiamento a partire da sé. Questo è il punto decisivo. L’obiettore contesta la guerra, indica la via per il suo superamento e inizia da se stesso a disarmare: disarma la propria coscienza e disarma le proprie mani, spezzando il fucile, dà concreta attuazione al disarmo unilaterale. L’obiettore cattolico Fabrizio Fabbrini ha ben espresso questo concetto: “Perché la catena del disarmo possa iniziare, occorre per forza che qualcuno inizi per primo. È così che si inducono gli altri a fare altrettanto. Il disarmo unilaterale, si dica quello che si vuole, è pur sempre l’unica soluzione possibile. Anche se può sembrare pazzesco. Se si vuole giungere davvero alla pace occorre disarmarsi unilateralmente. Certo, sarebbe una bella prova di coraggio, ma anche una bella prova di civiltà, di buona fede, di speranza in un’intesa reciproca. L’obiettore di coscienza propone il disarmo unilaterale”. Gli obiettori di coscienza non hanno lottato solo per ottenere una legge, un diritto civile, il riconoscimento del loro status; hanno lottato principalmente per non collaborare alla preparazione della guerra, per non essere partecipi dell’uccisione militare. Sono stati messi in carcere per aver rifiutato l’assassinio di stato. Il servizio civile è venuto come conseguenza, come proposta alternativa (e non sostitutiva) al servizio militare. Usciti dal carcere hanno continuato a lottare per ottenere un servizio civile funzionale alla costruzione di una difesa nonviolenta. Dunque l’eredità migliore che ci hanno lasciato è la capacità di lottare, di non abbandonare mai il terreno dell’azione nonviolenta, dell’opposizione integrale alla guerra. Perciò, la domanda decisiva è: a quale tipo di obiezione di coscienza siamo chiamati noi oggi? I motivi di fondo che hanno mosso i primi obiettori di coscienza ci sono tutti ancor oggi, forse anche in modo più tragico; i crimini contro l’umanità che derivano dal crimine madre della preparazione della guerra (fame nel mondo, sfruttamento economico, distruzione ambientale), sono gli stessi di ieri come oggi. Se non reagiamo, se collaboriamo – anche solo con il silenzio o la non azione – un giorno saremo chiamati anche noi a risponderne, davanti al nuovo Tribunale di Norimberga delle coscienze. Oggi come ieri, noi obiettori di coscienza dobbiamo rifiutare ciò che riteniamo essere complice della guerra, e dobbiamo sostenere ciò che è propedeutico alla pace. Da qui deriva anche il nostro rapporto con le istituzioni: collaboriamo con lo Stato nella costruzione di un servizio civile per la pace che sia universale, cioè aperto a tutti coloro che lo desiderano, e combattiamo quello stesso Stato quando si fa complice del sistema distruttivo di morte, armandosi sempre di più, fino anche ad acquistare i cacciabombadieri a capacità nucleare F35. Siamo obiettori al sistema militare (l’obbedienza non è più una virtù), e siamo contemporaneamente cittadini obbedienti alla Costituzione che ripudia la guerra. Vogliamo costruire la pace con un servizio civile che è uno dei modi per attuare il “potere di tutti” di Aldo Capitini. La capacità di lottare, con la forza della verità, contro la preparazione della guerra e per il bene comune della pace, è il contributo migliore che l’obiezione di coscienza ha regalato a tutto il paese. 9

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Il contributo del servizio civile al protagonismo dei giovani di Licio Palazzini* Perché questo approccio al 40° della legge che riconosciuto legalmente l’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio? - Perché i protagonisti di quegli eventi furono alcuni adulti (le personalità di riferimento già citate negli interventi precedenti) e tanti giovani (allora). - Alcuni di quei giovani erano “impegnati” in altri movimenti. - Sindacale, studentesco, organizzazioni giovanili. (Oggi solo i movimenti studenteschi sono rimasti come strumenti di partecipazione giovanile). - Molti avevano con l’obiezione di coscienza il battesimo personale all’impegno civile, con un percorso di responsabilità molto diverso e più esigente rispetto alle obiezioni che sarebbero sorte successivamente. Ma c’è un altro motivo, più culturale, che ad una lettura storica appare evidente e che allora faceva parte del vissuto. - I movimenti e le persone per l’obiezione mettevano al centro dell’azione il contributo personale al cambiamento di realtà non condivise(in questo caso ESERCITI, ARMI, GERARCHIA MILITARE, CASERME, NONNISMO). Ecco una prima forma di contributo al protagonismo dei giovani: - L’impegno diretto per superare un’ingiustizia, senza aspettare che lo facessero gli altri. Questo rilevanza del ruolo diretto di ogni persona, distante anni luce dal protagonismo dell’eroe, del terrorista, stava e sta dentro una concezione del ruolo delle istituzioni. - Altra idea di società rispetto alle ideologie (oggi riemergenti). - Della supremazia di una nazione sull’altra. - Della via armata alla soluzione dei conflitti. - Della superiorità di un uomo sull’altro uomo. - Della superiorità dell’uomo sulla donna. Il Paese non riceve beneficio dal Servizio Civile o dal Servizio Militare come fossero istituzioni a cui le persone si devono sottomettere. Ma è dal servizio delle persone nelle due istituzioni che il Paese è beneficiato. Da qui il conflitto, allora come oggi, con i generali e i politici della Difesa, non con le persone in uniforme. E oggi il Parlamento ha fatto una scelta offensiva verso tutti i cittadini con l’approvazione del Disegno di legge sulla difesa che blinda i bilanci dei militari e degli armieri per i prossimi dieci anni mentre si affossa la sanità, la scuola, il welfare. Già allora eravamo convinti che giovani educati, preparati a servire gli altri cittadini fossero una ricchezza comune: - per le istituzioni, - per le organizzazioni sociali, - per le imprese, - per i cittadini. Approccio originale e alternativo al modo di concepire una istituzione e il ruolo delle persone al loro interno, proposto negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, in tanti campi, penso alla sanità e alla scuola: - ancora più scomodo quando proposto alla istituzione più statale di tutte, quella su cui sono nati gli Stati nazionali; - nel linguaggio tradizionale Difesa dei confini, monopolio uso delle armi; - nel linguaggio dell’obiezione promozione della pace fra gli stati con modalità non armate e nonviolente. Approccio che contribuì all’ultima stagione ove i giovani italiani hanno potuto e saputo essere protagonisti nei cambiamenti, ove è stato possibile ad un figlio di contadini diventare presidente di un’associazione nazionale. Questo approccio alternativo spiega perché era ed è naturale per i promotori di questa giornata pensare al Servizio Civile come risorsa per il protagonismo dei giovani. Ed ha trovato applicazioni concrete, concretissime. Dove vado a svolgere il servizio civile da obiettore? - Voglio dire la mia, non essere considerato un numero con i soldati di truppa; - gli auto distaccati in reazione alle precettazioni d’ufficio; - segnalazioni nominative, poi congiunte; - da qui gli attuali progetti con il diritto dei giovani di scegliere quale esperienza svolgere. Quali sono i miei diritti e i miei doveri? - Non accetto la gerarchia, il SIGNORSì; * vice presidente CNESC 10

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obiezione - ma accetto l’autorevolezza di adulti educatori; - da qui l’OLP (sperando che sia un buon educatore). Il Servizio Civile è stato esperienza di protagonismo dei giovani durante il servizio: - le organizzazioni degli obiettori (LOC e AON); - i coordinamenti informali e formali (esperienza preziosa di Caritas Italiana). Per partecipare alla individuazione delle cause dei problemi, alla loro soluzione e alla costruzione di regole per evitare il loro ripetersi: - da qui la partecipazione delle organizzazioni degli obiettori alla Consulta Nazionale del Servizio Civile fra il 1999 e il 2001; - da qui la partecipazione di 4 rappresentanti dei giovani in SCN alla Consulta Nazionale dal 2003. Incidente molto rilevante della soppressione della Consulta Nazionale questo fine luglio è in via di superamento in queste ore. Chiediamo la sua immediata ripresa perché ci sono molti argomenti da affrontare. Nell’Italia del servizio civile degli obiettori non ci sono state solo luci: - molte organizzazioni, gli enti convenzionati, hanno avuto un approccio sbagliato che si è scaricato sul giudizio che molti obiettori hanno poi dato del servizio civile stesso; - approccio centrato sulla soddisfazione delle esigenze dell’ente, fosse esso pubblico e senza scopo di lucro; - approccio che ha subordinato i processi educativi dei giovani ai servizi da erogare. Ma la responsabilità principale ricade sul Ministero della Difesa, responsabile fino al 1998 della gestione del servizio civile nell’aver tollerato, lasciato procedere questi atteggiamenti: - poche organizzazioni, e fra queste quelle interne alla CNESC, hanno cercato di agire in coerenza con i valori dell’obiezione e perseguito il protagonismo dei giovani; - da qui la richiesta che gli obiettori ricevessero obbligatoriamente una formazione ai valori oltre che pratica; - da qui la richiesta di regole civili nel servizio degli obiettori, invece che l’applicazione delle regole delle caserme; - da qui la costruzione di figure oggi riconosciute come indispensabili; - OLP, RLEA, selettore, formatore. Il Servizio Civile ha fatto bene all’opinione che il Paese ha dei giovani? Ha influenzato le scelte dei governi nelle politiche verso i giovani? Più che risposte richiamo un percorso che oggi va messo al centro: - c’è stata e c’è un’Italia generosa, altruista, vogliosa di mettersi alla prova, di partecipare, indignata per le tante ingiustizie di allora e di oggi; - attraverso il Servizio Civile degli obiettori e oggi dei giovani del SCN questa Italia si è espressa, si esprime, quasi sempre nel silenzio delle istituzioni (quanti sono i Comuni che festeggiano i giovani del SCN nel loro territorio in Consigli Comunali aperti?); - una ricerca di IRS per il Rapporto 2006 di Cnesc indicava in circa il 20% il numero di obiettori e giovani SCN che dopo il servizio civile sono diventati cittadini esplicitamente impegnati nelle comunità locali (260.000 persone!!). Oggi siamo qui a parlare di quest’Italia a tutto il Paese: - parliamo dell’obiettore “martire” e di quello normale; - del giovane SCN iper motivato e di quello che lo ha fatto per soldi. Per questo, in conclusione, la nostra proposta era allora sempre più obiettori e meno militari; oggi il servizio civile per tutti quelli che lo chiedono, aperto agli stranieri di cui parleremo domani. E domani torneremo a confrontarci su quello che è stato il vero punto di debolezza del Servizio Civile Italiano “il suo mancato accasamento nello Stato”, cioè la debole consapevolezza e investimento delle istituzioni. Un’unica volta i governi della Repubblica furono veramente consapevoli: nel 1996-1998 con il Prof. Prodi Presidente del Consiglio e il Prof. Andreatta ministro della Difesa, decisivi per avere la riforma della legge del 1972 sull’obiezione di coscienza al servizio militare e aprire la strada ad un Servizio Civile Istituzione della Repubblica. Pietro Pinna con i giovani del Servizio Civile del Movimento Nonviolento s 11

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L’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa e nel Mediterranneo di Sam Biesemans* La storia dell'obiezione di coscienza al servizio militare in Italia è strettamente legata alle lotte svolte in altri paesi europei e alla storia del pacifismo europeo e mondiale. Il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza, visto nell'ambito delle Istituzioni europee e internazionali, nonché nella legislazione di numerosi Stati, è un fenomeno relativamente recente. Se è vero infatti che i primi passi concreti risalgono all'inizio del secolo, soltanto dopo la seconda guerra mondiale il problema ha avuto la risonanza che merita. Sono le nazioni di tradizione protestante, ad eccezione della Svizzera, che per prime hanno adottato misure e leggi che permettessero agli obiettori di coscienza di vivere in accordo con la loro convinzione di natura nonviolenta. Il Belgio ha ottenuto uno statuto nel 1964, preceduto di poco dalla Francia nel 1963, mentre l'Italia vi è giunta soltanto nel 1972 e la Spagna nel 1976, dopo la morte di Franco. Il Portogallo ha accolto questo diritto nella nuova Costituzione del 1976, in seguito alla «rivoluzione dei garofani». La nuova Costituzione spagnola del 1978 ne ha seguito l'esempio. La differenza tra nazioni di tradizione protestante e nazioni di tradizione cattolica si può spiegare con le conseguenze politiche di una percezione teologica diversa del ruolo del credente e dunque del cittadino nei confronti della dottrina religiosa. Nel protestantesimo il cristiano ha una relazione diretta con il suo Dio, egli è solo con la sua coscienza e pienamente responsabile delle sue azioni davanti a Dio, al quale renderà conto al momento del Giudizio finale. Inoltre, il credente protestante interpreta secondo coscienza il testo biblico. La situazione cambia nella religione cattolica, dove il dogma pontificio interpreta unilateralmente i testi biblici. Di più, la confessione del credente cattolico con il prete gli permette, nel corso della vita, di alleggerirsi la coscienza dai peccati. D'altra parte, le nazioni protestanti conoscono un pluralismo di chiese protestanti che coesistono, ciascuna con le proprie caratteristiche. In questi paesi si ritrovano anche chiese storicamente pacifiste come gli anabattisti, i mennoniti, i nazareni, i doukhobors e i quaccheri. La libertà religiosa e la libertà di coscienza ne costituiscono le fondamenta, a garanzia dell'equilibrio delle loro società. Il cattolicesimo, al contrario, ha impregnato le società nelle quali era dominante di un pensiero più sottomesso alla gerarchia e ai dogmi della Chiesa cattolica. Ad esempio, papa Pio XII, nel messaggio di Natale del 1956, dichiarò che un cittadino cattolico «non può fare appello alla sua coscienza per rifiutarsi di prestare i servizi e compiere i doveri fissati dalla legge». Ciò non ha tuttavia impedito ad alcuni giovani cattolici, come il belga Jean Van Lierde, di proclamarsi obiettori di coscienza. Più tardi, il Concilio Vaticano II ha preso una posizione più positiva, considerando che «appare ragionevole che le leggi valutino con umanità il caso di coloro che, per motivi di coscienza, rifiutano l'uso delle armi, a patto che accettino di servire la comunità umana sotto un'altra forma». Un caso a parte nell'Unione Europea è costituito dalla Grecia, che ha tardato molto a votare una legge che prevede un servizio civile per gli obiettori di coscienza e questo solo in seguito alle pressioni internazionali ed in particolare agli appelli del Parlamento europeo. Oltre al fatto che la Grecia si è trovata per decenni in un'area di tensioni internazionali (con la Turchia e l’Albania), si può rilevare il fattore religioso che distingue la Grecia dagli altri paesi fondatori dell’UE, essendo stato il primo paese ortodosso ad aderire all'Unione. La Chiesa ortodossa greca non ha mai sostenuto gli obiettori di coscienza: ciò non stupisce se si tiene conto degli stretti vincoli che legano tradizionalmente il fervore nazionalista patriottico greco, lo Stato greco e la Chiesa ortodossa greca. L’ortodossia è spesso legata al nazionalismo. Ciò si rileva oggi anche * Vice-Presidente Bureau Européen de l’Objection de Conscience (BEOCEBCO) 12

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obiezione in Russia, dove la Chiesa ortodossa sostiene e tutela l’organizzazione militarista-nazionalista rinascente dei cosacchi. Per quanto riguarda i paesi dell'Europa centrale e orientale, possiamo constatare che, finché sono stati governati da regimi di tipo comunista, l'obiezione di coscienza non aveva diritto di cittadinanza. Gli imperativi di uno Stato totalitario militarista erano incompatibili con il riconoscimento di uno spazio di libertà per i cittadini che, come nel caso degli obiettori di coscienza, esprimevano opinioni diverse dalla dottrina ufficiale. Due eccezioni sono tuttavia esistite nel periodo comunista. La prima fu il decreto del Consiglio dei commissari dei popoli, firmato da Lenin il 4 gennaio 1919, che stabiliva uno statuto di obiettore di coscienza per motivi religiosi. L'applicazione di questo decreto fu sospesa da Stalin nel 1929-1930. La seconda fu il riconoscimento dell'obiezione di coscienza nell'ex Repubblica democratica tedesca, in virtù del decreto del 7 settembre 1964 che autorizzava il servizio militare non armato. Non è difficile scorgere, in un siffatto riconoscimento legale, l'influenza esercitata dalla Chiesa protestante nella Repubblica democratica tedesca, nonostante che il regime comunista di Berlino Est fosse succube di Mosca. Dopo il crollo del Muro di Berlino, le nuove forze democratiche espresse dalle correnti dissidenti ai regimi comunisti accedono al potere. Una delle loro priorità sarà il riconoscimento del diritto all'OC e l’organizzazione del SC. A Praga per esempio, tale esigenza è una delle priorità di OF (Obcianske Forum). Il carattere nonviolento della lotta di dissidenti quali Vaclav Havel è probabilmente l’espressione di una cultura nonviolenta sensibile all’obiezione di coscienza al SM. scienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio». Ciò significa che i paesi candidati all’adesione all’UE devono dimostrare di avere riconosciuto il diritto all’OC. Questo non significa tuttavia che la legge non sia discriminatoria. È importante inoltre sottolineare il ruolo positivo svolto dal Parlamento europeo. La prima risoluzione sull’OC, risalente al 1983, scaturisce dalla relazione firmata dalla deputata europea Maria Antonietta Macciocchi; seguirà la risoluzione del 1994, presentata da Rosy Bindi e dal deputato spagnolo Bandrés-Mollet. L’altra Istituzione europea che svolge un ruolo importante per il diritto all'OC è il Consiglio d’Europa di Strasburgo al quale aderiscono 47 paesi, inclusi molti stati non membri dell’UE quali Russia, Turchia, Armenia e Albania. Il Consiglio d’Europa, creato anteriormente all'UE, vanta una lunga esperienza nel campo dei diritti umani, grazie in particolare all’efficienzia della sua Corte europea dei Diritti umani che ha il potere di costringere gli Stati membri ad applicare la Convenzione europea dei Diritti umani. È dunque logico che l’Assemblea parlamentare di questa Istituzione europea sia stata la prima a lavorare, nel 1966, sul concetto di OC. Un significativo passo avanti è costituito dalla recente evoluzione nella giurisprudenza della Corte europea dei Diritti umani, la quale ha affermato che l’OC al servizio militare è un diritto umano garantito dalla Convenzione. L’Ufficio europeo per l’OC (BEOC) si serve sistematicamente di questa decisione nei suoi interventi davanti ai tribunali militari (tra gli altri in Turchia, in Armenia ed a Cipro). Questa argomentazione ha permesso e permetterà in futuro la liberazione degli OC. In conclusione, vorrei sottolineare per gli amici italiani il fatto che, sebbene liberi dal servizio militare obbligatorio, in quanto pacifisti abbiamo un dovere di solidarietà internazionale nei confronti degli OC che vivono in paesi dove questo diritto non è ancora riconosciuto. Penso alla Turchia ma anche a paesi vicini all’Europa, come Israele, l’Egitto e altri paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. Grazie per la vostra attenzione e per il vostro impegno per la causa della pace e della nonviolenza. L’Europa istituzionale e il diritto all’OC Nel 2012, solo 6 dei 27 Stati membri dell'UE prevedono ancora il servizio di leva: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia e Grecia. A livello istituzionale sono stati fatti grandi progressi. Nel Trattatto di Lisbona (una sorta di Costituzione europea senza averne il nome - gli euroscettici non la volevano), la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, all'articolo 10, dedicato alla «Libertà di pensiero, di coscienza e di religione», prevede il diritto all'OC: «Il diritto all'obiezione di co- 13

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Le ragioni profonde dell'obiezione e le domande per l'oggi e il domani di Jean Fabre* Mi interessa capire la situazione attuale e come la pensano quelli che prestano servizio mentre non c’è più l’obbligo di leva. E mi interessa aprire un dialogo con chi si impegna in quel mondo, perchè ci troviamo ormai aldilà dell’obiezione di coscienza intesa come ai tempi in cui ogni maschio si vedeva chiamato alle armi. Vi sono oggi ragioni più forti che mai per obiettare e gettare le basi di una società diversa, in grado di fermare lo scivolamento disumano e distruttore al quale abbiamo in modo crescente assistito negli ultimi decenni – proprio quelli durante i quali si è dato la possibilità a chi obiettava alla coscrizione militare di servire la società in modo civile. Eppure anche se vi sono movimenti di indignati, non si esprime l’obiezione di massa che sarebbe necessaria tanti anni dopo i Pinna, Lecoin, Van Lierde e altri che nei diversi paesi della nostra Europa hanno aperto la strada al servizio civile: l’obiezione a rapporti odiosi fra gli esseri umani che abbiamo messo in piedi in tanti aspetti della costruzione delle nostre società, al disprezzo totale nel quale teniamo i nostri simili attraverso le pratiche economiche in corso e l’obiezione al nostro disdegno della natura che ci nutre e ci permette di vivere. Se non avessimo perso, strada facendo, la nostra capacità di capire e analizzare, forse ci renderemmo conto del dovere di obiettare anche se questa presa di coscienza potrebbe forse riaccendere alcuni dei vecchi dibattiti che hanno a volte purtroppo scosso e diviso la comunità di coloro che si opponevano al militarismo, con da una parte i proponenti del servizio civile e dall’altra gli “obiettori totali”, dimenticandoci che quel che ci univa era molto più importante che le scelte strategiche, filosofiche o concettuali che ci opponevano. In apertura del libro che racconta il mio processo davanti al tribunale militare di Parigi, ho citato lo scrittore Henri Bordeaux che diceva: “bisogna vivere come uno pensa, altrimenti uno finisce per pensare come ha vissuto“. Ed è proprio questo che acceca gran parte della società: l’avere vissuto per tanti anni senza rendersi sufficientemente conto che tanti aspetti delle nostre costruzioni economiche, sociali, giuridiche ed altre sono distruttrici perché fanno in realtà poco caso della vita altrui. Abbiamo messo al centro della prassi delle nostre società il denaro, il diritto ad accumulare, la concorrenza, il ciascuno per se, la competizione, e le nostre leggi e strutture proteggono di più il diritto ad accumulare di quanto proteggono gli individui dalle conseguenze dell’accumulazione e della speculazione. Il nostro collettivo vivere fuori dai valori di cui sono portatori gli obiettori di coscienza – e immagino la stragrande maggioranza di chi oggi presta servizio volontario – ha dunque fatto strage di valori, e con esso strage di veduta, strage di capacità di non cooperare con l’inammissibile. Pure cose che erano oggetto di campagne ai tempi dell’obbligo di leva come il commercio delle armi o certi tipi di ricerche per uccidere meglio non fanno più scendere nessuno per strada, con la sola eccezione in Europa della spettacolare marcia Perugia-Assisi, senza parlare delle altre urgenze in tutti campi che mobilitano meno di quanto raduna un concerto o una partita di calcio. Il trionfo del diritto all’obiezione non ha esteso la prassi dell’obiezione anche se esistono delle resistenze. Dinanzi alla corte militare ho argomentato tra l’altro che avevo non solo un obbligo morale ma anche giuridico a non cooperare con l’apparato militare perchè la dissuasione nucleare basata sulla minaccia di una distruzione di massa creava un obbligo per ogni cittadino ad opporsi all’esercito. Forse bisognerebbe ricordare che a Norimberga i paesi vincitori del nazismo e del fascismo hanno iscritto nel diritto non solo il diritto ma l’obbligo di obiettare dinanzi a situazioni o atti che possono essere assimilati a crimini contro l’umanità, aggiungendo che la preparazione di un crimine contro l’umanità è un crimine contro l’umanità, e che la complicità nella preparazione di un crimine contro l’umanità è anch’essa un crimine contro l’umanità. Vi è dunque un prima Norimberga e un dopo Norimberga. Il dovere di obiettare è talmente forte che è stato * È stato obiettore totale francese, segretario del Partito Radicale nel 1978. Poi funzionario ONU, vice direttore dell’ufficio di Ginevra dell’United Nations Development Program 14

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obiezione considerato che si imponeva anche se nessuna legge scritta lo specificava. Questi principi che definiscono i crimini contro l’umanità non erano scritti nel 1939, neppure addirittura nel 1945 dopo il suicidio di Hitler. Eppure sono stati considerati parte essenziale del "diritto naturale", quello che anche senza essere mai stato formulato si impone alla coscienza dell’individuo a prescindere della sua filosofia o religione, a tal punto che crea un obbligo di non cooperare con l’inammissibile. Tanto è vero che anche a fatti compiuti sono stati giudicati cosiddetti criminali di guerra per crimini contro l’umanità e sono state pronunciate e eseguite condanne a morte in base a questi principi. Poi questi principi sono stati adottati dall’assemblea generale dell’ONU ed eretti in principi di diritto internazionale. Si impongono a tutti. Quale forma prendono oggi i crimini contro l’umanità e la preparazione o la complicità nella preparazione di crimini contro l’umanità? Quali sono le distruzioni in corso? Quali minacce risultando dall’attività umana mettono a rischio intere popolazioni? Quali sono oggi i nostri obblighi alla non cooperazione, all’insurrezione, all’obiezione in un mondo nel quale tuttora la povertà uccide di più di quanto le guerre hanno mai ucciso, la speculazione fa più morti di quanto ne fanno le guerre in corso, le risorse mobilitate per raggiungere gli 8 grandi Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo sono ben al di sotto di una frazione delle spese militari, e le minacce legate all’ambiente superano di gran lunga le peggiori distruzioni di tutta la storia dovute all’uomo? Come mai da una parte vi sono persone generose volontari per prestare un servizio civile di tempo di pace, e dall’altra non si moltiplicano i gesti nonviolenti e le azioni nonviolente per vietare il commercio delle armi, la ricerca militare, la speculazione finanziaria, i prestiti a tassi che asfissiano i debitori, la confisca della conoscenza attraverso il sistema dei brevetti, e cosi via? Cosa possiamo fare nell’era dell’internet dove Facebook è il luogo più popolato del mondo per lanciare una sfida transnazionale alle scelte sbagliate che dopo avere fatto tanto danno si accingono a recarne ancora di più? Poi cosa ci hanno insegnato i 40 anni passati dal riconoscimento del diritto all’obiezione su come si può e si deve proteggere le libertà ed assicurare la sicurezza di ciascuno? Non è importante per quello obiettare a quel che ci porta nella direzione opposta e trovare le forme di non-cooperazione e di costruzione di alternative che portino ad altro che il tentativo di vivere in oasi di pace in un mondo in subbuglio? Cosa abbiamo imparato che ci può permettere di trovare le vie efficacie della nonviolenza per rispondere alle sfide e le urgenze di oggi? Come farlo in un mondo di 7 miliardi di persone che diventeranno 9 miliardi nel 2050 e sono dunque ormai per sempre interdipendenti? Quali sono i nuovi percorsi da intraprendere per una difesa non violenta contro le maggiori minacce della nostra epoca? Abbiamo davvero ancora un’obiezione? Se è così, a che cosa? E fino a che punto siamo pronti ad obiettare? s Sam Biesemans interviene al convegno a nome dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza 15

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