I Vangeli tradotti da quattro bibliste

 

Embed or link this publication

Description

I Vangeli a cura di Rosanna Virgili Traduzione e commento di Rosalba Manes - Annalisa Guida Rosanna Virgili - Marida Nicolaci

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2



[close]

p. 3

I Vangeli a cura di Rosanna Virgili Traduzione e commento di Rosalba Manes - Annalisa Guida Rosanna Virgili - Marida Nicolaci

[close]

p. 4



[close]

p. 5

Presentazione Le donne prendono la Parola In virtù del loro genio femminile, le teologhe possono rilevare, per il beneficio di tutti, certi aspetti inesplorati dell’insondabile mistero di Cristo. (Papa Francesco) I vangeli tradotti da quattro bibliste Per la prima volta in Italia appare un’opera completa di traduzione e commento ai quattro vangeli realizzata da giovani donne bibliste. Qual è il senso di tale decisione? In linea teorica poco dovrebbe incidere il genere femminile o maschile di uno studioso, ai fini della realizzazione di una buona traduzione dei vangeli, ma nella realtà concreta questa opzione è assai significativa. Essa mette in luce, innanzitutto, la presenza ormai affermata e qualificata delle donne nella conoscenza e la competenza della Bibbia, nonché nella docenza e la ricerca delle Scienze ad essa consacrate, fenomeno piuttosto recente e ancora sconosciuto ai più1. La materia teologica e, conseguentemente, quella biblica, sono state per secoli, nella Chiesa cattolica, appannaggio del 1 A puro titolo di esempio, tra i 41 collaboratori della monumentale Bibbia Piemme (prima edizione 1995) vi era una sola donna (Maria Pina Scanu). 9

[close]

p. 6

Presentazione clero e, quindi, del genere maschile, pertanto difficilmente accessibili, quando non addirittura precluse, alle donne in generale. Con il Concilio Vaticano II la restituzione della Bibbia al popolo di Dio ha contemplato anche i religiosi e i laici e, quindi, le donne, permettendo loro di accostarsi agli studi esegetici, e più in generale agli studi teologici, negli istituti di formazione accademica, come le università pontificie e le facoltà teologiche. Finalmente la donne “prendono la Parola” nella Chiesa. Tale novità ha avuto e continua ad avere la forza di una rivoluzione, destinata a generare cambiamenti radicali nella Chiesa cattolica e, auspicabilmente, anche nelle società dove essa vive. La parte delle donne L’entrata in scena delle donne nel mondo degli studi biblici comincia a far vedere i suoi primi frutti. A una passione di rara intensità che esse generalmente mostrano per la Scrittura, si unisce il rigore scientifico custodito da un impegno diligente e tenace, quale la vastità degli studi stessi prevede e chiede. A tutto ciò le donne aggiungono una capacità di intuizione speciale nella comprensione e l’impatto con la profonda e complessa esperienza umana e spirituale che la Bibbia contiene e con l’espressione letteraria con cui essa si consegna. Trattandosi di una scrittura sapienziale, la Bibbia si presenta, infatti, particolarmente consona all’intelligenza femminile che è fatta di buon senso, intelletto, capacità di discernimento e saggia decisione. Non sarà un caso che, proprio nella Bibbia – fatto altresì condiviso dalle culture dell’intero bacino del Mediterraneo – la donna sia simbolo della Sapienza, quella “fanciulla” che era accanto a Dio men10

[close]

p. 7

Le donne prendono la Parola tre creava il mondo (cf Pr 8,22ss.) e da cui ogni inesperto sulla terra prende consiglio per avere la vita (cf Pr 9,1-6). La presenza straordinariamente decisiva delle donne nella storia biblica – da Eva a Maria, passando per Agar, Rachele, Giuditta, Ester, Elisabetta, Lidia, la diacona Febe, e molte altre – ci fa interrogare sul come mai, nella storia della Chiesa, la Parola biblica sia stata negata alle menti e alla bocca delle donne. Non finiremo di chiederci perché mai le donne non abbiano potuto continuare a dare il loro insostituibile contributo alla comprensione, riflessione, interpretazione, traduzione e trasmissione di tale Parola lungo il corso dei secoli. Le caratteristiche di quest’opera Sullo sfondo di quanto già detto a proposito delle donne bibliste, quest’opera sfrutta la loro originalità a partire dal linguaggio in cui è scritta, sia nella parte della traduzione, sia in quella del commento. Riguardo la traduzione si evidenzia una resa del sottostante testo originario greco in una lingua italiana corrente e comprensibile a tutti, evocativa di esperienze che il lettore può spontaneamente confrontare con le proprie, ma anche attenta a rendere con massima fedeltà, competenza e arte la ricchezza del linguaggio evangelico, dalle sue arcate narrative alle pieghe più sottili delle sue antiche parole. Riguardo il commento, poi, lo stile è fluido, la scrittura semplice e chiara, espressione di una sensibilità profonda verso i contenuti che passano attraverso un’analisi filologica e formale, redazionale e simbolica, consapevole e accurata, pregnante di notizie storiche, oltre che di letture teologiche e di un vasto panorama di interpretazioni sapienziali e spirituali. 11

[close]

p. 8

Presentazione E come un filo rosso che unisce l’intera opera esegetica, appare manifesta l’intenzione di far emergere la bellezza della narrazione evangelica, la sua organicità letteraria e la forza del messaggio della fede cristiana che si impone a ogni passo, rivelandosi nella sua pienezza, nell’insieme del testo sincronico. In questo intento le traduttrici riescono a dare piena evidenza della diversità delle quattro testimonianze della fede cristiana delle origini, contenute nei quattro vangeli canonici. Una diversità che si illumina con la diversità: quella dei redattori/teologi (i quattro evangelisti) mediata da quella delle quattro traduttrici, ciascuna ricca di una sua particolare nota di perspicacia, intelligenza, conoscenza, riflessione ed esperienza professionale e umana. In virtù di tutto ciò, quanto giungerà al lettore sarà un’autentica “testimonianza evangelica”, simile a quella in cui furono generati, appunto, i vangeli stessi. Scrittura di periferia Sull’onda dell’adagio di papa Francesco: «Occorre che la Chiesa esca verso le periferie», quest’opera può essere interpretata, innanzitutto, proprio come un atto di “uscita”. I suoi destinatari sono, infatti, certamente i cristiani, cattolici e delle altre confessioni, ma anche i diversi credenti che abitano le nostre società: ebrei, musulmani, buddhisti, induisti e di altre fedi; così come i non credenti, gli agnostici, gli atei o chi non si ponesse alcuna domanda neppure sul senso religioso. Dando per scontati i diversi livelli di interesse e, per così dire, di uso, che ciascuno ne possa fare, come dovrebbe succedere per ogni traduzione dei vangeli, quest’opera vuole aprire una finestra su quella periferia stupenda che è lo spaccato del Vangelo stesso. Periferia che parla alle periferie, Galilea delle genti restituita alle genti. Linguaggio popolare che torna a 12

[close]

p. 9

Le donne prendono la Parola farsi interprete del linguaggio popolare, cioè capace di farsi comprendere da ciascuno «nella lingua nativa» (At 2,6). Questo impatto vuole essere promosso da una terza “periferia”: quella delle donne nella Chiesa, ma anche e ancora, in moltissimi casi, nella società civile; quella delle tante donne laiche che lavorano e impiegano un autentico ministero al servizio della Comunità umana, civile ed ecclesiale, non sempre adeguatamente riconosciuto e non senza un oneroso carico di difficoltà e di resistenze; ma anche quella delle donne consacrate – religiose o laiche – che per secoli sono state escluse da qualsiasi forma di approccio allo studio della Bibbia e destinate esclusivamente ai servizi materiali nella Chiesa. Da questo intreccio di periferie le autrici si augurano che possa venire una nuova beatissima lux sui vangeli. Una dedica La dedica dell’opera va ancora alla periferia: quella dei poveri, quella degli ultimi, dei lontani, dei deboli, degli esclusi, quella degli oppressi dalle schiavitù di ogni genere. Quella degli abbandonati e dei mercanteggiati, quella di chi è solo al mondo. Il Vangelo dei vangeli è l’annuncio di una consolazione, di una bella notizia: quella dell’Amore che sfida e vince ogni male; quella della Libertà che disperde i malvagi tentativi di oppressione dell’essere umano sull’essere umano; quella della Solidarietà e della Comunione che si inchina a raccogliere, uno per uno, i frammenti esistenziali e morali, i brandelli di carne e di spirito, nel desiderio di congiungerli e articolarli – già e non ancora – in un unico splendido Corpo Risorto. 8 marzo 2015 Rosanna Virgili 13

[close]

p. 10

La struttura dell’opera * Le sezioni del volume dedicate a ogni vangelo si aprono con una “mappa per orientarsi”, che riporta i titoli dei capitoli e delle pericopi maggiori, con la relative pagine. I titoli di capitoli e pericopi non sono “neutri”, ma fortemente caratterizzati, per dare al lettore una prima chiave interpretativa. * Il testo evangelico è proposto, normalmente, per capitoli interi. Segue il commento, anch’esso articolato capitolo per capitolo. In questo modo si propone al lettore di leggere e comprendere il vangelo così come si presenta oggi nel suo “testo canonico”. 14

[close]

p. 11

VANGELO SECONDO LUCA Capitolo 7 Tre maestri di amore Ed ecco gli esempi. Dopo aver dato la pienezza (eplérosen pánta ta rémata) del suo annuncio e insegnato il metodo di apprendimento, nel cap. 6, ora Gesù passa a mostrare ai suoi discepoli degli esempi concreti di maestri. Una scuola della strada, dove gli incontri diventano lezione, testimonianza concreta del vangelo. Il lettore potrà restare sconcertato dinanzi al fatto che i docenti siano dei perfetti estranei al percorso religioso sia giudaico, sia cristiano. Tutti e tre si imbattono, infatti, solo adesso in Gesù e il suo grande gruppo di “ascoltatori”. Forte è il fascino del viaggio e grande vela è la strada che porta nelle città e nelle case. La prima tappa di questo cammino è di nuovo la città di Cafàrnao, dove avviene l’incontro col centurione (7,2-10); la seconda tappa è la città di Nain, alle porte della quale Gesù incrocia una madre vedova al funerale di suo figlio (7,11-17); la terza è a casa di un fariseo, dove Gesù conosce una donna peccatrice (7,36-50). I tre incontri sono tre autentici “corsi” sulla persona stessa del Signore, sono pura rivelazione del Figlio di Dio 925

[close]

p. 12

Luca che è Gesù. E la meraviglia è che ad esserne maestri siano uno straniero/non circonciso (il centurione), una povera vedova privata del suo unico figlio (la donna di Nain) e una prostituta. I discepoli debbono, adesso, rivolgere lo sguardo verso di loro, poiché il dito di Gesù indica questa direzione non solo ai discepoli, ma anche a noi lettori: «Neanche in Israele ho trovato una fede così grande» (v. 9): maestri della fede, istruttori degli stessi discepoli cui Gesù ha appena finito di dare la prima grande lezione di vangelo! C’è poi un terzo soggetto che sta ad osservare: è Giovanni il Battista. Anche lui è attento a questi avvenimenti e vorrebbe trovare riposo dopo tanta attesa: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (7,19) fa chiedere ai suoi discepoli. Nel cuore del capitolo trova spazio la risonanza di questa sorta di inchiesta su Gesù. Non accade certo a caso che proprio adesso Giovanni voglia prendere una decisione sulla sua identità. Essendo un profeta riesce a vedere meglio la rivelazione che di lui ne fanno il centurione e la vedova di Nain. Testo Quando ebbe completato le sue parole da rivolgere al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao. 2 Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. 3 Avendo sentito, allora, parlare di Gesù, inviò da lui alcuni anziani dei giudei a chiedergli di venire per salvare il suo servo. 4 Costoro, giunti da Gesù, lo pregavano con insistenza, dicendo: «È degno che tu gli faccia questo favore – dicevano –, 5 perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». 6 Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici per dirgli: «Signore, non t’incomodare! Io 1 926

[close]

p. 13

Capitolo 7 non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7 per questo io stesso non ho osato di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sia guarito. 8 Anch’io, infatti, che sono ordinato sotto un’autorità, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». 9 All’udire questo, Gesù rimase a bocca aperta per la meraviglia e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». 10 E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. 11 In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio per sua madre; e questa era vedova. Un buon numero di persone della città era con lei. 13 Vedendola, il Signore fu preso da commozione e le disse: «Non piangere!». 14 Poi si avvicinò e toccò la bara, mentre gli uomini che la portavano si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15 Il morto si levò e sedette e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16 Un timore prese, allora, tutti e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17 Questa parola su di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e i dintorni. 18 Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, 19 li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20 Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per chiederti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». 21 In quella stessa ora Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti di male e a molti ciechi rese la grazia 927

[close]

p. 14

Luca della vista. 22 Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23 E beato è colui per cui io non sono ragione di scandalo!». 24 Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna battuta dal vento? 25 Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti morbidi? Ecco, quelli che portano vesti eleganti e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26 Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27 Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio angelo, davanti a te, che ti preparerà la strada. 28 Io vi dico: fra i nati da donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. 29 Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30 Ma i farisei e i dottori della legge, non facendosi battezzare da lui, hanno trasgredito la volontà di Dio su di loro. 31 A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32 È simile a bambini che, seduti in piazza, si rimbrottano gli uni gli altri, dicendo: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo intonato un lamento e non avete pianto!”. 33 È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “Ha un demonio”. 34 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani 928

[close]

p. 15

Capitolo 7 e di peccatori!”. 35 Ma i figli della Sapienza riconoscono ciò che è giusto». 36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del Fariseo e si dispose per la tavola. 37 Ed ecco, una donna, una prostituta di quella città, saputo che si trovava nella casa del Fariseo, prese con cura un vaso di alabastro pieno di profumo; 38 e restò presso i piedi di lui piangendo e non facendo altro che bagnarli di lacrime. Poi, con i capelli del suo capo, li asciugava, li baciava e li ungeva dell’olio profumato. 39 Vedendo questo, il Fariseo, che l’aveva invitato, parlò tra sé dicendo: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e donde è la donna che lo tocca: è una prostituta!». 40 Per rispondergli Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Maestro, parla pure». 41 «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42 Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43 Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44 E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non hai unto con olio il mio capo; lei, invece, ha unto di profumo i miei piedi. 47 Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48 Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». 929

[close]

Comments

no comments yet