LIBRO D'ARTE DI MATILDE CALAMAI

 
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LIBRO D'ARTE DI MATILDE CALAMAI

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UN GIRO DEL MONDO FRA COLORI E FORME MATILDE CALAMAI

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MATILDE CALAMAI IL MAPPAMONDO DI COLORI DI MATILDE CALAMAI

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L’artista toscana con le sue tele ci porta in giro per il mondo, da New York al cuore dell’Africa. di Michel Dessì Pennellate ordinate di colore e luce raccontano la spavalda arroganza dei grattacieli di New York e le calde atmosfere del cuore dell’Africa. Non è facile riportare su tela sensazioni e vibrazioni già rappresentate nell’arte da altrettanto bravi e anche più noti maestri della pittura. Ma le opere di Matilde Calamai aprono una finestra su una prospettiva nuova, una nuova letteratura fatta di immagini. Una finestra spalancata su un mondo di tratto sapiente e tecnica liberata dai canoni prefissati. Narra, Matilde, attraverso le sue opere. Racconta, quasi bisbiglia. Riesce a trasportare su tela il proprio vissuto. Le proprie esperienze passate in giro per il mondo. I suoi dipinti appesi al muro di una galleria potrebbero, ad un tratto, dare vita ad un nuovo ed esuberante mappamondo. O, ancora meglio, ad un libro di avventure. Per il momento, la giovane pittrice ci parla solo dell’America del Nord e dell’Africa; poi, chissà, l’Europa, l’Asia, l’Oceania… Quelle tele sono come dei diari di bordo. Ogni colore, ogni tratto, ogni tocco ha un preciso significato, è un’avventura vissuta, non inventata. Matilde riesce a parlare di due mondi distanti e diversi tra loro. Racconta e svela di un Africa povera e, nonostante ciò, bella da vivere. 2

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Di quell’Africa ancora sconosciuta. Popolata da uomini e donne coraggiosi e cordiali. E, poi, è New York. Il suo controllato caos. La Grande Mela. Alla quale il mondo guarda ancora come ad un sogno da realizzare. Un pellegrinaggio laico da effettuare. Una sorta di droga a cui abbandonarsi. I suoi grattacieli, le sue avenue, Central Park. E la luna, quasi ingabbiata fra i tetti più alti. Decisa e sicura, la pennellata che crea architettura. La luna è quasi una massa di colore spalmato dai contorni accennati come per non dare mai fine alla luce. Le tele di Matilde Calamai sono rimaste esposte a New York fino al 9 gennaio 2014 ed ora gireranno a testimoniare l’indubbia nascita di una nuova artista. Che, pur singolare, manifesta la sua ispirazione ai migliori Van Gogh. 3

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UN GIRO DEL MONDO ATTRAVERSO I COLORI. di Daniela Pronestì "Un giro del mondo attraverso i colori. Si potrebbe definire così il percorso pittorico di Matilde Calamai, che sempre più sembra servirsi del colore per rileggere la geografia del mondo in maniera del tutto originale. Un viaggio iniziato dal continente africano, luogo dell’anima, terra dal fascino irresistibile, a cui, fin da subito, ha riservato un posto speciale nel suo immaginario visivo. La “sua” Africa non è quella “primitiva” riscoperta dall’arte europea del secolo scorso né quella affamata e sofferente che la cronaca ci ha insegnato a conoscere, ma è qualcosa di assai diverso, è un’immagine prima interiorizzata e poi trasferita sulla tela senza altre mediazioni se non quella dell’emozione che si accompagna a un’idea di bellezza assai distante dai modelli estetici della civiltà occidentale. Lasciarsi alle spalle i suoi riferimenti visivi e culturali ha rappresentato, quindi, il primo passo per immergersi totalmente nelle tradizioni artistiche di questo popolo e uscirne arricchita e pronta ad allontanarsi dai canoni della pittura come rappresentazione per puntare tutto sul colore, pastoso, dato per strati, schizzato, arricchito con l’aggiunta di materiali extrartistici che trasformano i confini del continente africano in una forma astratta. Un percorso sperimentale che prosegue nella serie “City” dedicata a New York e ai suoi grattacieli, che dominano talmente lo spazio dipinto che anche la luna sembra adagiarsi sulle loro punte svettanti. Un’interpretazione che recupera il mito della “Grande Mela”, con il suo multiforme paesaggio urbano e la sua cultura artistica, per tradurlo in un registro pittorico che può dirsi a limite tra realtà e astrazione. Il colore si muove libero sulla tela, quasi oscilla, mentre descrive una fitta trama di macchie e pennellate che riconosciamo ora come fattori descrittivi - le luci accese dei grattacieli e i loro profili immersi in una serena atmosfera notturna - ora come segni che risultano inscindibili dall’azione che li ha generati. In certi casi, la materia cromatica, schiarita nei toni e accentuata negli impasti, indica una visione diurna, solare, intensamente luminosa, in altri il nero e il blu prevalgono, ed è l’affascinante notte newyorkese, a questo punto, la vera protagonista. Le immagini della metropoli emergono lentamente, per gradi, come il progressivo evidenziarsi di qualcosa che giace sotto il colore, di un’energia che impregna di sé il gesto pittorico e che si fa ancora più marcata nei dipinti in cui immagini e scritte si mescolano sulla tela in omaggio alla Graffiti Art americana. Un percorso nutrito di suggestioni che provengono da contesti e latitudini differenti e che convivono sulla superficie pittorica caricandosi di nuovi significati." 4

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Articolo LA NAZIONE PISTOIA dicembre 2013 5

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Matilde Calamai autrice di libri e poesie Matilde Calamai appartiene a quella non troppo vasta, ma in compenso molto qualificata, schiera di artisti che accompagnano alla pratica della pittura la passione dello scrivere. La Toscana ne ha potuti vantare in un passato sia prossimo che remoto alcuni insigni esempi, da Lorenzo Viani ad Ardengo Soffici, dal Cellini al Vasari, per non citare che qualche nome. E lei prosegue in questa tradizione, presumo perché penna e pennello, arte figurativa, poesia e racconto costituiscono elementi inscindibili della sua personalità. Ho conosciuto Matilde Calamai in veste di pittrice in un afoso pomeriggio dello scorso giugno, nella raccolta ed accogliente galleria di Lilli Brogi in via della Pergola, nell'atmosfera indaffarata, festosa, a volte concitata che precede la vernice di una mostra. Ero stato chiamato a dire due parole sulla sua opera ed ero arrivato un po' prevenuto, perché avevo potuto visionare i dipinti solo sullo schermo, sul sito dell'autrice, che conoscevo solo come conduttrice televisiva. Sapevo che non aveva seguito corsi regolari e temevo di dover ricorrere a qualche abile perifrasi per parlare comunque bene del velleitario debutto di una debuttante. Dinanzi alla qualità delle opere, alla ricchezza dell'ispirazione, all'originalità di certe soluzioni grafiche, dovetti ricredermi, così come dovetti ricredermi sull'artista, che mi colpì per la sua semplicità e umiltà nella fase di preparazione della mostra. Rivedo oggi Matilde Calamai a fine ottobre, negli ultimi sgoccioli di un'intensa e prolungata estate, in questa solenne e semimillenaria che contrasta piacevolmente con la sua fresca giovinezza, e non sono più prevenuto. Ho avuto modo di leggere per tempo questa sua raccolta di Pensieri inversi e di rendermi conto che la poetessa non è inferiore alla pittrice, ma soprattutto le è complementare. Temi, suggestioni, luoghi che animano i suoi dipinti (a partire dalla passione per l'Africa) sono la linfa vitale di queste liriche con cui Matilde Calamai fa il suo esordio nella lirica, dopo il debutto nella narrativa col romanzo La bellezza parte da dentro, seguito dai racconti Storie sexy di ragazze per bene preceduti da una prefazione di Federico Moccia. Giudicare un'opera lirica non sempre è facile e d'altra parte non è facile per il vero poeta emergere; lo è ancora di meno da quando con l'avvento del verso libero, venuto meno il filtro selettivo della metrica, chiunque ha ritenuto di potersi improvvisare autore di liriche e le redazioni delle case editrici e delle riviste specializzate sono state inondate di velleitarie costruzioni sintattiche. Matilde Calamai anche in questo caso si è distinta con una soluzione stilistica del tut6

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to singolare. Pur adottando in questa raccolta di liriche il verso libero, ha scelto di far precedere ogni poesia da un haiku: un caratteristico componimento giapponese composto da diciassette sillabe distribuite in tre versi, che anticipa in certo qual modo l'intimo significato di ogni lirica. L'“anima”, come si esprime nelle pagine introduttive l'autrice, che precede il “corpo”, la poesia stessa. E queste sessanta liriche, che Matilde ci propone anche nella traduzione inglese (ammesso che taluna di esse non sia stata direttamente pensata in questa lingua) ci disvelano effettivamente anima e corpo, spiritualità e storia personale dell'autrice. Ci sono, in primo luogo, le radici, a partire dalla città nativa. A differenza di molti suoi concittadini, che preferiscono scivolare sulla loro città nativa, magari per qualche complesso d'inferiorità rispetto alla più blasonata Firenze, l'autrice si dichiara francamente “orgogliosa di essere pratese”, legata da “un solo e resistente filo di lana” alla “nostra città”. È affezionata al “suono magico, ipnotico e seducente del telaio”. Ricorda con affetto la sua infanzia trascorsa a giocare “con sottili fili colorati”, in una città, per altro, senza “nessun cinese”. Più tormentato il rapporto con la Toscana, paragonata a una “signora dalla raffinatezza agreste”, chiusa però fra “mura di tradizione medievale”. Una bella signora dalla quale è tuttavia frequente la tentazione di fuggire, nonostante i suoi “girasoli più belli dei quadri di Van Gogh” e le “piccole città” che “in estate si tingono di verde / che come olio nuovo i gusti rendono piccanti.” Fuggire, sì, ma dove? Con precisione, ma anche con profondo afflato lirico, i versi di Matilde Calamai ci accompagnano in un itinerario biografico che è anche un itinerario spirituale. C'è, innanzitutto, Milano, la magica città degli affari e della moda, delle speranze dell'adolescenza e della prima giovinezza, ma anche delle prime delusioni. Illusioni e delusioni evocate con discrezione ma chiarezza: “Il Naviglio e Brera hanno segnato il mio cuore, / due cicatrici profonde nell'anima.” C'è, naturalmente, l'Africa, “la mia Africa”, già felicemente evocata nelle creazioni artistiche, porto sicuro in cui approdare, casa e rifugio, “massima espressione di pace”. Ma c'è , in queste “fotografie della memoria” , anche l'India. E si tratta di una memoria non solo e non tanto 7

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visiva, quanto olfattiva. Il “dolciastro del ginepro” e “l'intensità del mirto” evocano all'autrice la memoria del grande fiume Gange e le strappano una promessa - “Là ti sposerò” - che è anche una dichiarazione d'amore. E l'amore – come potrebbe essere diversamente? – è uno dei protagonisti di questa raccolta di liriche, declinato con discrezione in tante forme diverse. Ci sono gli amori nascosti, sospesi, mai dichiarati e quelli profondi, “indelebili come l'inchiostro di un tatuaggio”; gli amori – spiega Matilde in una lirica chiarificatrice – antidoto alla solitudine e “rammendi al mio narcisismo”. Ci sono gli amori falsi ed effimeri, onestamente confessati (“Quanti irragionevoli 'ti amo' a uomini sconosciuti”...) e quelli sofferti che insegnano all'autrice a non vergognarsi dei sentimenti. “Mi hai fatto capire che non sono diversa, che piangere per un amore finito, per un amico significa essere e non essere fragile”, ricorda Matilde in una delle sue liriche più belle. Ma in lei non viene mai meno l'aspirazione al vero amore “che non finisce mai”, magari – aggiunge l'autrice “sulle note di Beethoven”. E l'accenno al grande musicista tedesco non è certo la sola citazione dotta di queste liriche che senza ostentazioni rivelano un'insospettabile ricchezza di riferimenti culturali, dai già citati Girasoli di van Gogh alla “neve di Shakespeare” evocata nella lirica “Chantal”, una delle più felici della raccolta. Cultura e spontaneità, originalità e tradizione – nella riscoperta di un'antichissima forma metrica, - orgoglio delle radici e fascino dell'esotico: anche nella capacità di compenetrare queste componenti all'apparenza inconciliabili risiede il fascino dei Pensieri inversi. Poco più di quattro mesi fa, commentando la sua prima esposizione, mi azzardai ad affermare che Matilde Calamai ama, riamata, la pittura. Ora posso aggiungere che Matilde ama, riamata, anche la poesia. Enrico Nistri 8

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La prima personale a Firenze

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PRIMI SEGNI Oggi affondo il colore nella tela mentre scivolo in pennellate di sangue e vita
 e la realtà si bagna di fantasia illuminando figure.

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Libertà, 2011 Matita su carta

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Autoritratto, 2011 Matita su carta

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Donna al sole, 2012 Matita e pennarello punta fine su carta Bocca con perle, 2012 Matita su carta

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Angelo alieno, 2013 Matita su carta

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