CatAnIA Anno III Numero 1 s.s.2015-2016

 

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CatAnIA Anno III Numero 1 s.s.2015-2016

Popular Pages


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Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989) n.1 Associazione Italiana Arbitri CatAnIA 1

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REDAZIONE CatAnIA Anno III n.1 / S.S. 2015-2016 Federazione Italiana Giuoco Calcio Associazione Italiana Arbitri – Sezione di Catania Piazza Cavour,19 – 95125 Catania (CT) Tel 095/441827 DIRETTORE Cirino Longo CAPO REDATTORE Salvatore Contrafatto COMITATO DI REDAZIONE Emanuele Amato, Cristina Anastasi, Antonino Di Rosa, Marco Fallanca REALIZZAZIONE GRAFICA E IMPAGINAZIONE Antonino Di Rosa E-mail: rivista@aiacatania.it Gli articoli della rivista "CatAnIA" possono essere riprodotti, previa specifica autorizzazione, alla esplicita condizione che non vengano modificati e che ne sia citata la fonte. Scritta dagli arbitri per gli arbitri! 2

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4 Il saluto del campione Online solo sul sito AIA CATANIA 8 L’A.E. Alessandro Cutrufo promosso arbitro C.A.I. 15 News dalla Sezione La stagione 2014/15 in pillole 11 Immissione nel ruolo nazionale C.A.I. per l’O.A. Giuseppe Russo 20 CONSIGLIO DIRETTIVO Stagione 2015/16 22 Progetto Top Referee 3

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IL SALUTO DEL CAMPIONE Ogni cambiamento della vita è un momento in cui ci si volta indietro e si guarda alle passate esperienze, un momento di riflessione e di valutazione; l’AIA è una grande famiglia e chi ha avuto il piacere e l’onore di vivere l’esperienza nazionale sa bene che ci si sente a casa anche a 1000 chilometri di distanza, sa che quello che ci unisce è la divisa arbitrale e tutto quello che rappresenta. La mia prima partita nel lontano, neanche tanto, Febbraio 2006: Icos - Tremestieri Etneo. “Avrei fatto 22 anni ad Aprile, ho mosso i primi passi nel mondo dell'A.I.A. nel modo in cui cominciano le cose migliori: per caso!” Quando un associato è costretto a separarsi dalla sua casa si alternano sentimenti contrastanti e non potrebbe essere altrimenti per chi lascia amici e affetti; Emanuele Amato, dopo tre anni vissuti in CAN D, ha scelto di continuare la sua vita, lavorativa e associativa, nella città di Ferrara. Vi proponiamo il racconto degli anni passati tra fischietto e bandierina, tra i campi polverosi della periferia catanese e gli stadi nazionali; non è certamente un addio né un arrivederci ma la giusta occasione per ringraziare chi ha portato in giro per il paese il nome della nostra sezione onorandolo sempre in campo e fuori con la consapevolezza che la sezione di Catania rappresenta la nostra casa e la nostra famiglia e i fratelli restano tali per sempre. Da tempo il mio amico fraterno, Dario Sciuto, spingeva affinché entrassi a far parte di un mondo che mi sembrava, fino ad allora, solo di contorno ad uno sport bellissimo quale è il calcio ma l'occasione divenne concreta quando un mio collega di università mi disse: "provo a fare il corso arbitri, mi hanno detto che si devono avere massimo 22 anni". Così in me scattò qualcosa, come se non volessi avere rimpianti, e decisi di partecipare al corso anche se il mio collega, alla fine, cambiò idea. Così si arriva a quella fredda mattina a Tremestieri Etneo, tutor il buon Giuseppe Russo che avrei incrociato più volte in futuro come O.A, ed in tribuna Dario, pronto a dare consigli fin da subito. La mia carriera da arbitro procedeva veloce e arrivai alle gare di seconda categoria a 23 anni, per l'A.I.A. 24, e cominciavo già a capire che a quell'età non avrei fatto tanta strada col fischietto: il mio coetaneo ed amico Dario, già si alternava tra Prima Categoria e Promozione. Così decisi di aprirmi una strada nuova: decisi di prendere in mano la bandierina. In quel momento in sezione erano pochi gli assistenti, una decina al massimo, ed io sarei stato tra i più giovani. Dovetti aspettare Settembre 2008 per la mia prima gara da assistente: Città di Acireale - Atletico Riposto (Coppa Italia Dilettanti), in tribuna il presidente Giallanza con Marco Felici, che fu uno di quelli che mi consigliò di cambiare ruolo all'interno dell'A.I.A., e devo dire che non feci una bella prestazione! 4

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Mi sentivo buttato li per sbaglio, impacciato, a momenti entravo in campo a segnalare da arbitro: cercai di fare del mio meglio, ma non mi era stata data alcuna direttiva ed i miei posizionamenti erano del tutto casuali e dettati dall’istinto. Ma una cosa m i piacque fin da subito: non ero più solo! Passai un primo anno nell'anonimato più assoluto, pochi OA, pochissimi OT. Al mio secondo anno da assistente cambiarono le modalità di designazione e, a differenza del precedente C.R.A., le coppie di assistenti non erano più fisse. Ebbi così modo di poter conoscere ed apprendere tanto da maestri della bandierina come Gianluca Calì, Salvo Rasà, Salvo Sangiorgio, Samuele Palermo, Simone Sorace ed il prof. Seby D'Antone. In queste persone c'era chi si giocava il passaggio e chi invece continuava solamente per passione, per provare a trasmettere qualcosa all'arbitro o assistente di turno e imparai molto da tutti loro, ma soprattutto capii lo spirito che li portava a lasciare a casa famiglia o fidanzate per tenere una bandierina, prendere freddo o insulti pur non giocandosi un passaggio. Io fino a quel momento arbitravo per me, perchè volevo arrivare più in alto possibile poi pian piano le cose cambiarono: cominciai a scendere in campo con la voglia di migliorare una mossa nuova volta dopo volta, e con l'obiettivo di farmi vedere attento dal collega di turno (ormai li conoscevo tutti). Così cominciai ad arbitrare per loro e non più per me. Mi avvicinai di più alla sezione e provavo a confrontarmi con tutti, trovai un Maestro duro, ma al tempo stesso schietto e diretto in Sergio Roccasalvo: Sergio mi ha dato moltissimo, forse senza saperlo. In lui vedo L'ARBITRO: Diretto, Deciso, Corretto, Attento, forse troppo spesso Categorico...ma ci sta! Frequentando di più la sezione, ebbi modo di entrare a far parte della squadra di calcio sezionale e anche lì conobbi tanti altri colleghi, come il Capitano Salvo Contrafatto ed anche la sua passione quasi maniacale dell'arbitraggio mi lasciò tanto. 5

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E per la prima volta mi sentii parte integrante della Sezione: scendevo in campo per portare alto il nome della mia città, volevo che dalle tribune si esclamasse "quello è un assistente della sezione di Catania!" e mettevo tutto me stesso in ogni scatto lungo il campo per destinazione. L'anno prima della mia promozione in CanD ebbi ben sei O.T. ed una miriade di O.A.; capii di aver trovato finalmente la strada giusta, sapevo che mi ero fatto notare e di essere portato. Così continuai semplicemente su quella strada, e l'anno dopo, nel 2012, arrivò l’agognato passaggio alla CanD. stimolante, mi dava possibilità di vedere città in cui non ero stato e di conoscere colleghi di altre sezioni, confrontarmi con i loro diversi metodi di allenamento o di approccio alla gara. Feci anche tante gare ed alla fine di ognuna sapevo che potevo chiamare Sergio o il presidente per consigli o aggiornamenti. A fine stagione diressi addirittura la promozione del Messina in CanPRO, al San Filippo, con la curva gremita di tifosi. Ero già contento così, ma fui anche convocato al raduno play off - play out: ero orgogliosissimo di me e felice di rendere orgogliose anche tutte quelle persone che mi avevano spinto fin lì. Matera - Foggia (Play-off) fu disputata a porte chiuse ma con i tifosi fuori dallo stadio che cantavano e si facevano sentire: fu una delle gare più belle ed importanti della mia esperienza in CanD. In quelle gare uscì in coppia con Sangiorgio, che a fine stagione sarebbe stato promosso alla CanPRO, ed era bella la consapevolezza di essere al top dei dilettanti con un collega della mia stessa sezione. Il passaggio fu un po’ traumatico solo ai raduni: ritmi decisamente più frenetici rispetto a quelli a cui ero abituato, la concorrenza si faceva sentire ad ogni test atletico, ad ogni quiz tecnico, tra l’altro il mio primissimo quiz tecnico dovetti ripeterlo! Un po’ il nuovo metodo con le domande a cui rispondere in 10 secondi, un po’ l'emozione di essere lì... e fallii il quiz, come non mi era mai successo! Ricordo bene che ebbi paura di non essere all'altezza e ripetei il quiz dopo cena, con la consapevolezza che ero arrivato fin lì e non potevo tornare indietro e dire al Mio Presidente, Cirino Longo, di non aver superato nemmeno il primo step. Feci un bel respiro...e tutto andò bene. Quell'anno, dal punto di vista disciplinare, fu dura: capii che la concentrazione e l'impegno dovevano raddoppiare, sia fuori che dentro il campo. Sono una persona disciplinata quindi non feci troppa fatica, però imparai a stare più attento. Fu un anno meraviglioso quello, non ebbi troppe difficoltà e nonostante qualche piccolo acciacco non mi fermai; la novità del viaggiare era + 6

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L'anno dopo cambiò totalmente la commissione CanD, più morbida sotto diversi aspetti, ma con due responsabili assistenti di fama mondiale: Ramicone e Copelli. Quell'anno poi in sezione avevamo un'arma in più: Nino Santoro, passato alla CanB, che ci ha formati tanto con le sue parole durante le riunioni, trasmettendoci lo spirito vincente che deve essere dentro ogni Arbitro. Il secondo anno in CanD conobbi grandi arbitri in grandi gare, feci tante belle partite, soprattutto all'inizio, ma la politica della nuova commissione fu chiara fin da subito: i secondi anni non avevano possibilità di passare in CAN PRO...e così fu. Al mio terzo anno in CanD ero maturo, alla "tenera età" di 31 anni riuscivo ad affrontare ogni genere di gara: da quelle più a rischio, a quelle delicate, con qualche piccolo acuto al vertice della classifica di tanto in tanto. Fui convocato ancora una volta al raduno play off - play out, e fu ancora una volta un piacere portare il più alto possibile (per me) il nome della sezione di Catania. Ed ora eccomi qui: motivi di studio/lavoro mi hanno portato a Ferrara, lontano dalla mia città, dalla Mia sezione. E' un percorso che si è chiuso e che mi ha lasciato tanto: innanzitutto tante amicizie, tanti insegnamenti, tanta disciplina e forza di volontà. Ho capito che l'arbitraggio è un connubio tra la sfida con se stessi ed un lavoro di squadra, ognuno di noi deve trovare una forza o un motivo per migliorasi. Io, che sono una persona competitiva e riconoscente, ho trovato nel supporto di tanti colleghi all'interno della sezione la forza per crescere, per renderli orgogliosi, per non deluderli. Ho cercato di dare il meglio di me sul campo e fuori, trasmettendo le mie esperienze e il mio modo di vedere l'arbitraggio ai più giovani colleghi della mia sezione così come in passato è stato fatto con me. Non so se il mio modo di vedere le cose sia "vincente"...ma certamente è un modo per divertirsi e gestire nel giusto modo le tensioni che, inevitabilmente, appartengono alla nostra Passione; tenendo sempre i piedi per terra e ricordandosi che solo una ristretta elite arriva all'Olimpo dell'arbitraggio perché il posto non c'è matematicamente per tutti! Quindi si deve essere soddisfatti quando si è dato il massimo e non si avranno rimpianti. Come dico sempre: noi per l'A.I.A. siamo come le gomme da masticare, assaporano il nostro gusto fino a quando c'è, poi inevitabilmente scartano un'altra gomma....sta a noi il Potere di far perdurare quel gusto più a lungo possibile! 7

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L’A.E. ALESSANDRO CUTRUFO PROMOSSO ARBITRO C.A.I. La stagione appena conclusasi ci ha regalato una grossa soddisfazione, infatti il nostro associato Alessandro Cutrufo, dopo gli eccellenti risultati nella massima categoria regionale, ha ottenuto l’ambito riconoscimento con la promozione alla Commissione Arbitri Interregionali (C.A.I.) . Classe 1990, Alessandro entra a far parte della famiglia arbitrale nella stagione sportiva 2005/06 arbitrando la sua prima gara di Giovanissimi Provinciale il 12/03/2006 tra Rainbow – Tremestieri Etneo. Il fischietto catanese mette subito in evidenza le sue doti arbitrali e a soli 17 anni transita all’O.T.R. al termine della stagione sportiva 2008/09. Alla sua prima stagione in regione, Alessandro si fa subito notare per l’ottima abilità nel dirigere le gare di I Categoria che gli vengono affidate e questo non sfugge all’allora Presidente Saro D’Anna, il quale decide di puntare su di lui, promuovendolo in un campionato ben più impegnativo: quello di Promozione. L’esordio avviene il 6 dicembre 2010 nella gara “Leminia – Trappitello”, terminata 4-2 a favore dei padroni di casa, dove il collega dimostra ancora una volta di farsi trovare pronto e preparato per il salto di categoria. Le ottime prestazioni ottenute “sul campo” nelle gare successive e la naturale “vocazione” di Alessandro per gare di un certo spessore convincono il Presidente Saro D’Anna a perpetrare nella sua scelta di affidargli gare sempre più impegnative le quali, grazie all’impegno del nostro associato fatto di costanza degli allenamenti e studio assiduo e meticoloso del regolamento, fruttano al nostro associato, a distanza di 3 anni dalla sua prima gara regionale, la promozione in Eccellenza. È il 26 novembre 2011, siamo a Caltanissetta nello “storico” stadio Pian del Lago e la gara è Enna – Real Avola, ed Alessandro a soli 21 anni, dopo 2 anni trascorsi a dirigere gare di Promozione col piglio di un veterano, si trova a debuttare nella massima categoria regionale, ancora una volta con ottimi risultati. Nella stagione successiva, il nuovo Presidente Regionale Pippo Raciti continua il lavoro di “maturazione e perfezionamento” iniziato dal suo predecessore affidando al nostro associato gare sempre più impegnative ed Alessandro ricambia la fiducia in lui riposta con prestazioni sempre più positive che gli permettono, al termine della stagione appena conclusasi, di “staccare il biglietto” per il passaggio in C.A.I. 8

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L’attesa notizia gli viene comunicata telefonicamente come ci racconta lo stesso Cutrufo in una intervista tenutasi nei locali sezionali - dal Presidente Cirino Longo. Alessandro si trovava a mare, e per scaramanzia fino a quel momento aveva deciso di non collegarsi al PC per controllare le nuove nomine, anche perché << avevo la sicurezza che se il mio sogno si fosse avverato, “qualcuno” mi avrebbe sicuramente avvertito, e quel “qualcuno” non poteva che essere il presidente Cirino Longo>>. Cosa hai provato in quel momento? è stato un momento di estrema gioia e soddisfazione, ma al contempo sentivo la responsabilità del traguardo che avevo appena raggiunto, traguardo che credo sia arrivato nel momento giusto, nel pieno della mia maturità fisica, mentale e chiaramente arbitrale . Come hai preparato il tuo primo raduno e quali sono state tue sensazioni una volta arrivato a Coverciano? Mi sono allenato assiduamente per farmi trovare pronto per i test atletici, inoltre ho curato particolarmente l’aspetto regolamentare perché , a differenza della Regione in cui si avverte ancora quel clima “familiare” in cui l’errore magari è maggiormente tollerato , a Coverciano si respira un’aria diversa, un’aria “nazionale” e questo ti fa sentire ancora di più la responsabilità del tuo ruolo di rappresentanza non solo della tua sezione ma più in generale della tua regione di provenienza, ed è proprio quest’ultimo aspetto a renderti particolarmente orgoglioso. errori sono tollerati e si punta molto sulla “futuribilità” dell’arbitro. Parliamo dell’esordio che, ricordiamo, è avvenuto il 13 settembre 2015 a Reggio Calabria tra Reggiomediterrania – Cacio Gallico Catona terminata col risultato di 0-1 a favore della squadra ospite. Come hai vissuto i giorni antecedenti la gara, come ti sei trovato in questa nuova realtà e in generale quali differenze hai notato, se ce ne sono state, con le gare di eccellenza regionali? La settimana antecedente la gara l’ho vissuta con molta tranquillità, cercando attraverso la ricerca di video sul web di “studiare” il gioco delle due squadre per poterne prevedere il gioco e le azioni (non ho trovato tantissimo); ho ripassato il regolamento anche immaginandomi la partita con delle casistiche di gioco particolari e nel darmi “mentalmente” le risposte acquisivo sempre più la consapevolezza che quella che mi stavo accingendo ad affrontare era una gara alla mia portata; infine ho curato gli ultimi dettagli riguardanti il viaggio e l’equipaggiamento per la gara. Per quanto riguarda la partita, devo dire che da un punto di vista tecnico e ambientale non ho riscontrato molta differenza con le gare di eccellenza siciliana, l’ambiente e il livello è molto simile. Chiaramente a livello nazionale hai meno margini di errore, e anche se siamo visti come arbitri da formare, i dettagli sono sempre quelli che fanno la differenza. Devo dire inoltre che, a livello organizzativo, il raduno di Coverciano è molto simile a quello Regionale (soprattutto tenendo presente i raduni degli ultimi anni), cambia magari l’intensità che inevitabilmente a livello nazionale è superiore (a malapena avevamo il tempo di consumare i pasti principali e si ritornava subito a lavoro…fino a tarda notte!). Un altro aspetto che mi ha colpito, e che ci è stato più volte ripetuto durante il raduno, è che a livello CAI veniamo visti come arbitri “da formare” (e non come arbitri già formati) per cui gli 9

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Come ti sei trovato con gli assistenti? Con gli assistenti, Tino e Maragò della sezione di Vibo Valentia, mi sono trovato benissimo! Oltre ad essere stati dei professionisti esemplari sul campo, ho trovato in loro delle persone squisite. Dal momento in cui mi hanno accolto a Reggio Calabria al momento del briefing pregara in cui mi hanno saputo trasmettere molta sicurezza e tranquillità che chiaramente ha dato i suoi frutti sin dalle battute iniziali della partita. Quali obiettivi ti sei posto per questa stagione? Essendo una persona determinata mi pongo come obiettivo il massimo che ci possa essere, ma per raggiungerlo bisogna lottare domenica dopo domenica per rendere sempre più vicina la prossima tappe, se son fiori fioriranno! Alessandro da quest’anno sei il rappresentante degli arbitri in attività, come vivi la responsabilità di questo ruolo che in passato è stato ricoperto da figure che hanno fatto la storia della nostra sezione come Giallanza, Magno e fino all’anno scorso Fichera? Rappresentare gli arbitri in attività è un ruolo molto significativo perché chi lo ricopre diventa il modello di arbitro che tutti i ragazzi della propria sezione puntano a seguire; in passato ho avuto modo di allenarmi con Giallanza, Magno e Fichera e confrontandomi con loro, con le loro esperienze personali, ho avuto la possibilità di crescere e perfezionarmi. Spero di poter dare un significante contributo ai giovani colleghi per la loro formazione arbitrale e non solo. Cosa ti senti di dire ai tuoi giovani colleghi che si apprestano ad affrontare la nuova stagione? A tutti i ragazzi mi viene di dare un consiglio di vita, perché in fondo l’arbitraggio ci forma come Donne e come Uomini. A loro dico di essere determinati e grintosi, la vita non è fatta solo ed esclusivamente di rose e fiori, ma il carattere e la forza di una persona si vedono proprio nei momenti bui della vita. Non smettete mai di sognare, ma sognate con i piedi per terra. Sempre Ti senti di ringraziare qualcuno? Mi sento di ringraziare la Sezione di Catania, dove per sezione intendo quel gruppo di persone che giorno dopo giorno si impegnano per portare avanti con impegno, sacrificio e umiltà un progetto. Grazie Cosa hai pensato al momento del triplice fischio? Al triplice fischio ho provato una sensazione di soddisfazione, dovuta alla consapevolezza di aver diretto bene la gara, una di una lunga serie di finali che bisogna affrontare con la stessa grinta e determinazione. Come ti sei trovato con l’osservatore e differenze, se ce ne sono state, con gli OA regionali? Difficile poter fare un confronto con la realtà regionale perché al di fuori del collega non ho ancora avuto altri confronti, tuttavia posso dire che il colloquio è stato costruttivo e impostato molto bene dal collega al quale vanno i miei ringraziamenti per i preziosi consigli di cui sicuramente ne farò tesoro. 10

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Immissione nel ruolo nazionale C.A.I. per l’O.A. Giuseppe Russo Importante traguardo per un collega e grande soddisfazione per la nostra Sezione: immissione nei ruoli nazionali della C.A.I per l’O.A. Giuseppe Russo. Già arbitro dal dicembre ’90 presso la Sezione di Brescia, Russo è O.A. dal 2004. Con il raggiungimento di questo grande e fondamentale traguardo, che apre a Giuseppe le porte delle categorie nazionali, tutti noi colleghi dell a Sezione di Catania non possiamo che rivolgergli le nostre più sincere congratulazioni, nella più viva speranza che possa costituire soltanto l’inizio di un’entusiasmante avventura. Lo abbiamo incontrato per raccogliere e ripercorrere brevemente la sua esperienza e l e sue sensazioni all’immissione al nuovo ruolo nazionale. Innanzi tutto, ti chiederei di raccontarci i tuoi inizi e il tuo primo approccio all’attività arbitrale Va premesso che sono “figlio d’arte”; mio padre è stato un osservatore in Serie A per ben nove anni. Quando avevo quindici anni, mio padre, rientrando a casa alle sette di sera, mi chiese se “avessi voglia di iscrivermi al corso arbitri”. Colsi la domanda ma, dato che a quel tempo non praticavo sport e non giocavo a calcio, finsi di non aver sentito. Lui si andò a cambiare, tornò da me e mi disse: “allora, sei pronto? Andiamo?”. A quel punto lo seguii. Iniziai la mia esperienza arbitrale in Lombardia che ero ancora un ragazzino. E alla fine mi è piaciuto. Ho trovato un ambiente di amici, era un modo per fare sport e uscire la domenica. Purtroppo i risultati non sono stati brillantissimi e ho concluso la mia esperienza da A.E. in Promozione. 11

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Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera di O.A. ? L’avventura da Osservatore, invece, è iniziata qui a Catania nel 2004. Insomma, sono arrivato al primo step del livello nazionale, pur non avendo raggiunto le categorie più prestigiose come arbitro. A 28 anni e dopo 13 anni da associato, decisi di smettere perché mi ero un po’ stufato: venivo designato sempre per le partite che presentavano potenzialmente più difficoltà. I tempi erano un po’ diversi e a quell’età potevi essere ancora considerato futuribile. Ma di contro, anche nella stessa Promozione, raramente era prevista la collaborazione degli assistenti. Trasferitomi definitivamente qui in Sicilia, decisi allora di dedicarmi all’attività di Osservatore. Da quest’anno sei stato immesso nei ruoli nazionali C.A.I., quali differenze hai riscontrato con la realtà regionale? Il bilancio della mia attività da O.A. presenta risultati curiosi: quattro anni in provincia e sette in regione. E adesso mi affaccio a quest’esperienza nazionale, sicuramente molto impegnativa. A cominciare dal raduno e dal dover partire in aereo per Bologna, in direzione del fantomatico centro di Sportilia. E poi trasferte più lunghe e una prima possibilità di confrontarmi con i livelli più importanti. Decisamente un’esperienza nuova e stimolante. In regione, dopo sette anni da Osservatore, mi trovavo a rapportarmi con persone grossomodo conosciute: la “rosa” di arbitri e assistenti da visionare, l’O.T., ecc... Adesso per me sono tutti volti nuovi! 12

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Ho già avuto modo di esordire nel nuovo ruolo nazionale con una prima gara, con tanto di Organo Tecnico. Mi sono subito reso conto - qualora ci fossero dubbi - che l’impegno richiesto è notevole. Alla C.A.I. non ti capita più di visionare partite di “ordinaria amministrazione” e altre che presentano un grado di difficoltà superiore. Il livello di difficoltà è direttamente proporzionale alla categoria. E inoltre visioni colleghi abituati a un altro tipo di calcio. E’ il caso dell’Arbitro di Pescara che ho avuto modo di visionare - trovatosi di fronte all’ambiente del calcio siciliano e a una realtà calcistica a lui sconosciuta. Che direttive hanno ricevuto gli O.A. in forza alla C.A.I. in merito alle valutazioni? A livello nazionale dicono francamente che la singola valutazione di un arbitro è relativa e non inficia la media stagionale dello stesso. Ci è stata infatti mostrata, ovviamente rispettando l’anonimato, il quadro delle valutazioni di alcuni arbitri promossi e, tra questi, figuravano anche colleghi che durante il campionato avevano ricevuto valutazioni di 8.20 relativamente ad alcune prestazioni sottotono. Un O.A. dovrebbe adottare l’intero range di voti. In ambito nazionale si presume che un O.A. vada a visionare un arbitro che non hai mai visto, di cui non conosce la storia e la considerazione. Diventa una valutazione quanto più oggettiva possibile. Ti rivedi in tuo padre? Come vedevi da ragazzo gli O.A.? Mi capitava di accompagnare mio padre nell’andare a visionare arbitri. Mi rivedo in lui, sotto certi aspetti. Ad esempio, quando la domenica sera, fino a notte inoltrata, stilava la relazione sull’arbitro visionato. A distanza di molti anni, mi sono ritrovato a fare la stessa cosa. Il ruolo di osservatore, però, si è evoluto. Ricordo una mia partita a Spino d'Adda: tradizionale gara di 13

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Promozione, rigorosamente senza assistenti. Ricevetti un voto a mio parere immotivatamente basso. Al tempo gli arbitri erano più remissivi e non c’era molto dialogo e confronto con l’osservatore. Dopo 15 giorni, ironia della sorte, l’Osservatore che mi valutò non passò il corso di aggiornamento. Per più di dieci anni hai svolto l’attività arbitrale da associato della Sezione di Brescia. Com’è la realtà calcistica e arbitrale in Lombardia? In Lombardia giocano a calcio. Non partono dal presupposto di cercare lo scontro fisico o di andare a pestarsi. E’ chiaro che poi il singolo episodio può verificarsi. Sono più tecnici. E questo deriva anche da un movimento calcistico diverso da quello siciliano. Ad esempio, in Lombardia, vi erano tre gironi di Eccellenza, sei di Promozione e circa dodici di Prima categoria. Ovviamente, c’erano province più “calde” di altre. Tutto il mondo è paese e anche lì l’arbitro viene osteggiato. Ovunque tu svolga l’attività all’interno dell’Associazione, l’ambiente è sempre quello di colleghi che, indipendentemente dalla latitudine e dalla longitudine, sono accomunati da un certo modo di pensare, di rapportarsi e di parlare di calcio. Anche se, probabilmente, in Sicilia dimostriamo una passione maggiore. Non possiamo che rivolgere al collega Giuseppe Russo i migliori auguri per il raggiungimento di futuri e altrettanto rilevanti traguardi unitamente a grandi soddisfazioni nella realtà arbitrale. 14

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News in pillole dalla Sezione La stagione 2014/15 in pillole La stagione si è aperta il 19 Settembre con la prima riunione plenaria SS 2014/15 che ha avuto come ospite il componente CRA Salvatore Marano. E’ stata poi la volta del Presidente CRA Giuseppe RACITI che ha presenziato alla riunione del 28 Novembre mentre, per il settore tecnico, Giorgio VITALE ha tenuto la sua lezione il 30 Gennaio L’ospite sorteggiato dall’AIA è stato di assoluto prestigio: il designatore CAN A Domenico Messina che ha effettuato la sua visita il 20 Febbraio 15

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