LIBERAMENTE SPECIALE 2015

 

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Il numero speciale 2015 di Liber@mente, la rivista aperta di informazione e diffusione di conoscenza, edita dalla Fondazione Vincenzo Scoppa

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L a settima edizione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” di Catanzaro, della quale nelle pagine che seguono sono ripercorsi i momenti più importanti, è la testimonianza del consolidamento della nostra iniziativa, che si pone ormai, pure a livello internazionale come un’impresa culturale di successo. Ciò si deve sicuramente alla presenza di relatori provenienti da prestigiosi atenei stranieri, ma anche al seguito che ha creato in altre parti del mondo. Attraverso le videoregistrazioni, le foto e i resoconti, mediante il materiale multimediale prodotto e pure pubblicato nei più diffusi social network, l’attività svolta nei nostri seminari ha raggiunto persone, ambienti e luoghi molto distanti dalla nostra terra. Solo qualche anno fa, ciò sarebbe stato impensabile. Ma ora è reso possibile dalla tecnologia del nostro tempo, che si è rapidamente diffusa in ogni parte del mondo per effetto di quel fenomeno di irradiazione che trova nei princìpi liberali la sua base teorica. Sì, ci riferiamo alla globalizzazione, processo inarrestabile e irreversibile, il cui ampio significato include il libero scambio di beni e servizi, ma anche della cultura, della conoscenza, delle regole. La sua crescente affermazione può essere spiegata da fattori istituzionali (liberalizzazione multilaterale dello scambio, integrazione economica) e da fattori tecnologici (per esempio, lo sviluppo di Internet e delle tecniche telecomunicative). Essa offre oggi un’infinità di occasioni, allarga enormemente il numero di coloro alla cui vita possiamo contribuire e che, per tale ragione, devono in cambio fornirci ciò di cui UN’IMPRESA DI SUCCESSO abbiamo bisogno. Per comprendere tutto ciò, è sufficiente riflettere per un momento sui tanti beni presenti nelle nostre case. Dobbiamo tanto al lavoro di persone lontane e a noi sconosciute. Smith affermava: «L’uomo ha continuamente bisogno della cooperazione e dell’assistenza di un gran numero di persone, mentre la durata di tutta la sua vita gli basta appena a guadagnarsi l’amicizia di pochi». Nelle cose più elementari e in quelle più complesse, beneficiamo quindi del lavoro altrui. E il nostro benessere dipende dalla nostra capacità di servire gli altri: se non forniamo loro i mezzi di cui hanno bisogno, non possiamo ottenere ciò che essi ci possono dare. La nostra impresa culturale ha quindi travalicato i confini territoriali ed è riuscita a soddisfare una domanda insoddisfatta di conoscenza: perché, anche se molti ne parlano, solo pochi conoscono i princìpi del liberalismo, che è nato e continua a vivere non come un dogma, ma come applicazione delle teorie scientifiche alla vita sociale degli uomini e alla politica. Ludwig von Mises, di cui la nostra iniziativa porta il nome, e gli altri esponenti della Scuola Austriaca di Economia ci hanno soprattutto permesso di capire in che modo gli uomini interagiscono e cosa può aiutare ognuno di noi a dare il meglio di sé. La scuola continuerà ancora il suo meritorio percorso anche nei prossimi anni. Grazie a tutti e arrivederci alla prossima edizione. SANDro SCoPPA Presidente Fondazione “Vincenzo Scoppa” presidente@fondazionescoppa.it Speciale SDL 3

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La rivista è distribuita agli abbonati. L’abbonamento può essere sottoscritto on line tramite PayPal collegandosi al sito www.fondazionescoppa.it oppure corrispondendo la relativa somma mediante: a) vaglia postale; b) versamento sul c/c. postale n. 1001158581; c) bonifico bancario utilizzando l’ IBAN IT 61 V 01030 04400 000000482393, intestati all’editrice Fondazione “Vincenzo Scoppa”, indicando il proprio indirizzo e nella causale: “Abbonamento rivista Liber@mente anno 2015”. Costo annuo abbonamento: ordinario: € 20,00 - sostenitore: € 50,00 - Abbonamento per copie in pdf tramite e.mail: € 10,00

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22 gennaio 2015 Camera di Commercio di Catanzaro L Conferenza stampa di presentazione a Camera di Commercio di Catanzaro ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”. Alla conferenza stampa, in rappresentanza degli enti organizzatori e dei partner, sono intervenuti Sandro Scoppa, presidente della Fondazione “Vincenzo Scoppa”, rossella Galati, direttore di Liber@mente, Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Andrea Porciello, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, Pietro Zungrone, presidente del Lions Club “Medio Jonio”, Sebastian Ciancio, per la FUCI “Antonio Lombardi” di Catanzaro, Angela Fidone, per il Tea Party Calabria, e Francesco Mancini, per il Cofidi Calabria. In apertura dell’incontro è stato illustrato il programma della Scuola, la cui attività inizierà con la lectio magistralis che il prof. Lorenzo Infantino della Luiss Guido Carli di roma terrà il 30 gennaio 2015 su: “Diritto e libertà individuale di scelta”, e si concluderà il 1° aprile 2015 con una tavola rotonda sul tema: “L’Italia al bivio, tra riforme necessarie e resistenze corporative”. Come sottolineato durante la conferenza stampa, la Scuola di Liberalismo di Catanzaro, che nel 2015 inaugura la sua settima edizione, ha consolidato la sua presenza, confermandosi come un’impresa culturale di successo, ricca di elevati contenuti formativi. Essa è un corso di formazione politica in dieci lezioni, aperta a tutti e gratuita, che pone al centro della sua attività il sistema di principi del liberalismo classico, la cui pietra angolare è costituita dall’idea che la libertà individuale di scelta sia un prodotto della limitazione della sfera d’intervento del pubblico potere. Il liberalismo funge anche da base alla globalizzazione, che è un processo che nessuno può arrestare, al quale non ci si può sottrarre e attraverso cui si può migliorare la propria posizione .Come nelle precedenti edizioni della Scuola, i partecipanti, indipendentemente dall’età, che avranno preso parte a 2/3 delle lezioni, potranno concorrere all’assegnazione delle borse di studio, rispettivamente di € 1000, € 750 ed € 500, messe in palio dalla Camera di Commercio di Catanzaro. Gli allievi migliori saranno pure segnalati all’Université d’été de la nouvelle économie di Aix-en-Provence e al Mises Institute di Auburn (Alabama USA) per essere invitati ai loro seminari estivi. Le lezioni si svolgeranno ogni venerdì, dal 30 gennaio al 1 aprile 2015, dalle 15 alle 17 presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, a eccezione della lectio magistralis inaugurale e di quella conclusiva del corso, che si terranno invece presso la sala convegni della Camera di Commercio di Catanzaro. Il 29 maggio 2015 presso la sala “Friedrich A. von Hayek” della Fondazione Istituto Stella di Catanzaro, si svolgerà la cerimonia di premiazione e di assegnazione delle borse di studio e degli attestati. La SDL è organizzata dalla Fondazione “Vincenzo Scoppa” e dalla rivista Liber@mente in collaborazione con l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro - Dip. di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali, la Camera di Commercio di Catanzaro, la Fondazione Hayek Italia, il Tea Party Calabria, il Centro “Mediterraneum” della Pedagogical University of Cracow, l’Insituto Mises Brasil, la Liberilibri editrice, il Lions Club Medio Ionio, il Cofidi - Calabria, la Fondazione Istituto Stella e la Fuci “Antonio Lombardi” Catanzaro. Speciale SDL 5

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30 gennaio 2015 1° seminario - lectio magistralis Diritto e libertà individuale di scelta PROF. LORENZO INFANTINO - LUISS “GUIDO CARLI“ - ROMA Vincenzo Scoppa, organizzatrice della manifestazione, il quale, dopo aver illustrato i temi essenziali dei seminari della nuova edizione, la settima, della Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises", si è soffermato sul ruolo e l'importanza della stessa, che pone al centro della sua attività il sistema di principi del liberalismo classico. Essi sono alla base del processo di globalizzazione, ed esprimono l'idea della libertà individuale di scelta quale prodotto della limitazione della sfera d'intervento del pubblico potere. Ha poi preso la parola il prof. Lorenzo Infantino, il quale si è anzitutto soffermato sul rapporto fra diritto e libertà individuale di scelta. Delimitando i confini tra le azioni umane, il diritto consente a ciascuno di noi di avere la propria sfera di autonomia normativamente tutelata. La precondizione - ha ancora affermato il relatore - è l'uguaglianza dinanzi alla legge. E ciò significa che la cooperazione sociale deve svolgersi volontariamente. Con le sue norme generali e astratte, il diritto non impone agli attori il contenuto delle azioni. Conferisce delle facoltà; e queste danno corpo alla libertà individuale di scelta, che trova ovviamente il suo limite nelle facoltà, parimenti tutelati, degli altri attori sociali. La base del liberalismo - ha evidenziato in conclusione il prof. Infantino - è il "governo della legge", da cui consegue che non ci può essere società liberale senza diritto. L’ elegante sala convegni della Camera di Commercio di Catanzaro ha ospitato la tradizionale cerimonia di apertura della Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises" con la lectio magistralis che il prof. Lorenzo Infantino, ordinario presso la Luiss Guido Carli di Roma, ha tenuto su: "Diritto e libertà individuale di scelta". In apertura dell'incontro, Paolo Abramo ha portato il saluto dell'ente camerale e sottolineato l'impegno che la stessa Camera di Commercio ha proficuamente mantenuto a sostegno dell'iniziativa, che è rivolta soprattutto ai giovani. È poi intervenuto l’avv. Sandro Scoppa, presidente della Fondazione Lorenzo Infantino è titolare della cattedra di Filosofia delle Scienze Sociali nella Facoltà di Economia della LUISS Guido Carli di Roma. È stato visiting Professor presso la Oxford University, la New York University, la Universidad Rey Juan Carlos di Madrid. È autore di opere tradotte in inglese, spagnolo, russo. Fra esse, si ricordano: L’ordine senza piano (1995, 1998, 2008), Ignoranza e libertà (1999), Individualismo, mercato e storia delle idee (2008), Potere. La dimensione politica dell’azione umana (2013). È considerato, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori della Scuola austriaca di economia. Presso la casa editrice Rubbettino, dirige la collana “Biblioteca Austriaca”, dove sono raccolte le maggiori opere di Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek. 6 Liber@mente

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La teoria dell’impreditorialità PROf. 6 febbraio 2015 2° seminario ENRICO COLOMbAttO - UNIvERSItà DEGLI StUDI DI tORINO “L a teoria dell’imprenditorialità” è stato il tema che il prof. Enrico Colombatto dell’Università degli Studi di Torino ha sviluppato al 2° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015 – VII edizione di Catanzaro, presso l’ateneo Magna Graecia. Il seminario è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, il quale si è innanzi tutto soffermato sull’origine del termine “imprenditore”, il quale, secondo un’opinione diffusa, è stato coniato da richard Cantillon, considerato da molti il precursore dell’analisi del ruolo dell’imprenditore nella società capitalistica. oggi l’argomento è diventato molto popolare - ha poi aggiunto il medesimo presidente - ed esistono differenti concetti su cosa sia l’imprenditore e l’attività imprenditoriale, la quale, per la Scuola Austriaca, riveste un’importanza fondamentale. Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Enrico Colombatto, il quale ha prospettato che, in via generale, la funzione imprenditoriale coincide con l’azione umana, tant’è che si potrebbe pure affermare che esercita detta funzione qualsiasi persona che si attivi per modificare il presente e conseguire i suoi obiettivi nel futuro. L’imprenditore - ha poi aggiunto il relatore - è il protagonista dell’economia di mercato, ed è l’attore trainante del processo concorrenziale: in sintesi, è Enrico Colombatto si è laureato in Economia e Commercio all'Università di Torino nel 1977, ha conseguito un Master in Scienze economiche alla London School of Economics nel 1978 e un Ph.D. nella medesima scuola nel 1983. Professore ordinario di Politica Economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Torino, è direttore dell'International Centre for Economic research (ICEr). Ha insegnato e svolto attività di ricerca presso diverse università, tra cui Paris II, Aix Marseille III, Stanford, Northwestern. I suoi attuali interessi di ricerca riguardano temi di metodologia, economia internazionale, crescita e sviluppo, economia istituzionale. Tra i suoi ultimi lavori: “L’economia di cui nessuno parla” (IBL Libri, 2015). Il 26 agosto 2011, a roccelletta di Borgia (CZ), ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente 2011. colui che coglie le opportunità che altri avevano trascurato e rende possibile il soddisfacimento di bisogni insoddisfatti. Non si tratta - com’è evidente - di enunciazioni meramente teoriche. Capire il ruolo dell’imprenditore e della funzione imprenditoriale è, infatti, la chiave per decifrare la realtà nella quale viviamo: un’economia che non cresce è un’economia a cui mancano energie imprenditoriali. La via per il benessere - ha quindi concluso il prof. Colombatto - passa attraverso la creazione di un contesto istituzionale, che favorisce l’emergere di queste energie: si tratta quindi di ridurre il peso dello Stato e di rimettere l’individuo al centro dell’attività economica. Speciale SDL 7

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13 febbraio 2015 3° seminario PROf. Liberalismo e concorrenza istituzionale PAOLO PAMINI - POLItECNICO fEDERALE DI zURIGO (SvIzzERA) I l 3° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015, presso l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, è stato riservato al tema: “Liberalismo e concorrenza istituzionale”, sul quale ha relazionato il prof. Paolo Pamini del Politecnico Federale di Zurigo. “Il ventesimo secolo è stato il secolo non solo dello Stato, ma anche, e soprattutto, dell’interventismo e della regolamentazione economica - ha evidenziato Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, nell’introdurre il seminario - E ciò si è verificato con qualsiasi forma di Stato, democratico, autoritario, socialista, per effetto, da un lato, dell’ampliamento dell’area di intervento dello Stato nella fornitura dei cosiddetti beni pubblici; dall’altro, della messa in discussione, sulla spinta in particolare delle teorie keynesiane, della regola del bilancio pubblico in pareggio. La crescita del potere pubblico - ha quindi sottolineato Sandro Scoppa - è diventata così inarrestabile e impone conseguentemente di ricercare nuove soluzioni per la sua limitazione. Ha quindi preso la parola il prof. Paolo Pamini, il quale si è inizialmente soffermato sulle teorizzazioni liberali, che storicamente hanno proposto di limitare il potere pubblico per mezzo di costituzioni e della divisione dei poteri. I tentativi che sono poi seguiti non hanno però dato i risultati sperati, e può sostenersi come pure evidenziato da Hayek, che nessuno dei due limiti è stato davvero capace di tenere sotto controllo la bulimia del Leviatano e la sua continua espansione. In presenza di ciò la propo- sta politica coerentemente liberale, che oggi può essere avanzata, per limitare il potere passa attraverso il federalismo - ha sottolineato il relatore - e si risolve nella concorrenza tra giurisdizioni, la quale consentirebbe un maggior controllo dello Stato e dell’apparato pubblico. Essa, infatti, introdurrebbe nello Stato, che è un monopolio per natura e definizione, gli elementi della scelta e della concorrenza, propri dell’ordine naturale e delle dinamiche di mercato. I vantaggi sarebbero molteplici ha indicato in conclusione il prof. Pamini - come pure dimostra l’esperienza federalistica della Svizzera. Paolo Pamini, economista, è docente in Law & Economics presso il Politecnico Federale di Zurigo. A Zurigo, dal 2000, ha tenuto corsi di macroeconomia, matematica e finanza. Si è occupato di temi legati a modelli di gestione partecipativa d'azienda su base consensuale (sociocrazia), agli attentati politici in America Latina e parimenti alle distorsioni politico-economiche del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Professionalmente è attivo a Lugano presso i servizi legali e fiscali di Pricewaterhouse Coopers, e nella consulenza fiscale nazionale per imprese. Ricercatore associato del Liberales Institut (Zurigo), scrive regolarmente op-ed per il Corriere del Ticino e il Giornale del Popolo. Ha curato la parte antologica de "I sette peccati del capitale" di Tito Tettamanti (Sperling & Kupfer 2002, Bilanz Verlag 2003), e ha scritto con Thorsten Hens il manuale “Grundzüge der analytischen Mikroökonomie” (Springer 2008). Con Christian Pala ha scritto il capitolo sui mercati finanziari dell’ “Indice delle liberalizzazioni" dell’Istituto Bruno Leoni. 8 Liber@mente

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Il sistema monetario e la libertà PROf. 20 febbraio 2015 4° seminario GIANfRANCO fAbI - RADIO24 E SOLE 24ORE U n tema interessante, “Il sistema monetario e la libertà”, è stato quello che il prof. Gianfranco Fabi, editorialista del Sole 24 ore e di radio 24, ha svolto al 4° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015 di Catanzaro,. Il seminario, tenuto come di consueto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, il quale ha innanzi tutto sottolineato l’importanza dell’argomento dell’incontro, che arricchisce il percorso formativo della Scuola e rimanda al rapporto tra sistema monetario e libertà, che è oggetto di dibattito non solo tra i teorici ma anche tra tutti coloro che operano nella vita economica. Tale rapporto – ha ancora evidenziato il medesimo presidente – rimanda, da un lato, alla teoria delle conseguenze inintenzionali e all’origine della maggior parte delle istituzioni sociali, come il linguaggio, le città, il diritto, che sono il prodotto non programmato dell’interazione sociale; dall’altro, appare strettamente connesso con il problema dell’enorme espansione dello Stato e della mano pubblica in generale, e la cui soluzione consente di individuare aspetti rilevanti per affrontare e risolvere il problema della limitazione del potere politico. È quindi intervenuto il prof. Gianfranco Fabi, il quale ha sottolineato come il problema della moneta sia sempre stato un elemento centrale delle diverse scuole di pensiero economico. Ma fino agli anni della prima guerra mondiale nessun metteva in dubbio il fatto che l'emissione di moneta, da parte di chiunque avvenisse, dovesse essere garantita o dal valore intrinseco (com’è il caso delle monete d'oro) o da un valore derivante dalla possibilità di convertire il denaro in oro. Solo all'inizio del Novecento, la convertibilità in oro è stata messa in discussione e la moneta da valore reale è diventata una imposizione giuridica. È con questo salto logico - ha ancora aggiunto il relatore - che gli Stati si sono impossessati della sovranità monetaria con risultati immediatamente catastrofici come dimostrano l'iperinflazione della repubblica di Weimar e la grande depressione del '29, L'emissione di moneta - ha rilevato in conclusione il prof. Fabi - è diventata un mezzo molto più facile e popolare per finanziare la spesa pubblica senza aumentare le tasse. Per questo i Governi hanno conferito alle Banche Centrali, nominalmente indipendenti, la facoltà di battere moneta. Ma tale indipen- denza si è spesso rivelata solo apparente, e le Banche centrali hanno strappato al mercato uno dei suoi compiti fondamentali: quello di segnalare con il sistema dei prezzi (per il denaro attraverso i tassi di interesse) la più efficiente allocazione delle risorse. Gianfranco Fabi si è laureato in Scienze Politiche ed Economiche all'Università degli studi di Milano. Ha iniziato come giornalista nel 1972 al "Giornale del Popolo" di Lugano, nel 1979 è entrato come redattore al settore finanza del Sole 24 ore, ove ha poi ricoperto vari incarichi tra cui la responsabilità dei settori "Commenti" ed "Economia italiana". Vicedirettore del settimanale "Mondo Economico" sino al 1990, dall’anno successivo è stato vicedirettore del Sole-24 ore" e dal 2001 al luglio 2009 vicedirettore vicario. Da ottobre 2008 a luglio 2010 è stato direttore di radio 24. oggi è giornalista indipendente e insegna elementi di economia al Master di comunicazione dell’Università cattolica di Milano. Il 27 agosto 2010, a Soverato, ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente. Speciale SDL 9

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26 febbraio 2015 5° seminario stato il prof. Alberto Scerbo, ordinario dell’Università Magna Graecia, il relatore al 5° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015 di Catanzaro, presso il medesimo ateneo catanzarese. Dinanzi a un pubblico attento e interessato, lo stesso professore ha trattato il tema: “James M. Buchanan e la teoria della scelta pubblica”. Nel presentare il seminario, Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, dopo aver esposto i profili essenziali della teoria della scelta pubblica, ha tratteggiato gli aspetti più rilevanti della vita e delle opere di James Buchanan, l’economista statunitense, premio Nobel per l’economia nel 1986. Allievo di Frank Knight e, che all’Università di Chicago ne fu il mèntore e le cui lezioni lo hanno trasformato in un raffinato esegeta del mercato, Buchanan - ha ancora aggiunto Sandro Scoppa - è stato autore di numerose opere, con le quali ha percorso sentieri inesplorati. Il suo lascito è ben testimoniato, ancor più che dal Nobel ricevuto, dal numero di studiosi che mantengono vivo il programma di ricerca da lui inaugurato. Ha poi preso la parola il prof. Alberto Scerbo, il quale ha evidenziato È PROf. ALbERtO SCERbO - UNIvERSItà James M. buchanan e la teoria della scelta pubblica DEGLI StUDI “MAGNA GRAECIA” DI CAtANzARO come la public choice rappresenti un’interpretazione assai vasta e sistematica della scienza delle finanze, che sconfina in una vera scienza dell’economia pubblica. Essa mira, tra l’altro, a stabilire per il mercato politico quel genere di leggi di funzionamento che la scienza economica ha già stabilito per il mercato privato. Tale teoria - ha ancora prospettato il relatore - si è affermata sul finire degli anni Cinquanta negli Stati uniti d’America, ed ha trovato in James Buchanan uno degli autori più profondi. Lo stesso, insieme a Gordon Tullock, ha analizzato i meccanismi delle scelte pubbliche attraverso l’osservazione delle attività dei suoi “umanissimi agenti” e sviluppato il lavoro pionieristico sulla teoria delle scelte pubbliche. Il modello della public choice è importante - ha poi concluso il prof. Scerbo - perché può consentire di spiegare una serie di comportamenti attinenti alla sfera pubblica, come ad esempio lo scambio dei voti, l’attività lobbistica, la spesa in disavanzo e la corruzione, oltre all’espansione dello Stato. Esso è inoltre profondamente realista, e tuttavia non rinuncia all’ambizione di trovare regole che consentano una buona convivenza. Alberto Scerbo, laureatosi con lode presso l’Università degli Studi di Pisa, è professore ordinario presso l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, ove è titolare della cattedra di Filosofia del Diritto. Sempre presso il medesimo ateneo è anche docente Teoria e tecnica della normazione e dell'interpretazione, Filosofia politica e Etica. È autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: Diritti, Procedure, Virtù (Giappichelli editore, 2005), Pace Guerra Conflitto nella società dei diritti (Giappichelli editore, 2009), Prospettive di filosofia del diritto del nostro tempo (Giappichelli editore, 2010). Ha partecipato come relatore a numerosi convegni nazionali e internazionali. Il 22 agosto 2014, a Pizzo (VV), ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente 2014 - VI edizione. 10 Liber@mente

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Prima dello Stato, il medioevo della libertà PROf. 6 marzo 2015 6° seminario GUGLIELMO PIOMbINI - fONDAzIONE HAyEk ItALIA A l 6° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015, presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo “Magna Graecia” di Catanzaro, è intervenuto il prof. Guglielmo Piombini, della Fondazione Hayek Italia, che ha svolto una relazione sul tema: “Prima dello Stato, il medioevo della libertà”. Il seminario è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, il quale ha innanzi tutto evidenziato come l’analisi storica, sociologica e politologica abbia ormai fissato il punto secondo cui lo Stato sia un fenomeno eminentemente moderno, non riconducibile alle forme politiche che lo hanno preceduto. Esso si è affermato progressivamente tra il XV e il XVII sec. ed è diventato l’apparato sociale di coercizione, come definito da Mises, lo strumento di un processo autoritario, che ha gradualmente sepolto la libera creatività medievale sotto il peso di un pervasivo apparato politico burocratico, e delle sue innumerevoli leggi e regolamenti, entrati sempre di più negli aspetti più intimi della vita umana. occorre, pertanto, passare al setaccio le istituzioni medievali - ha ancora aggiunto Sandro Scoppa - e verificare se esse non siano state in grado di tutelare la libertà individuale di scelta e la cooperazione sociale volontaria in maniera più efficace del moderno Leviatano. È quindi intervenuto il prof. Guglielmo Piombini, il quale ha iniziato la sua relazione spiegando come che la storiografia contemporanea ha da tempo dimostrato l’infondatezza della tradizionale raffigurazione del Medioevo come epoca buia. Studiosi come Marc Bloch, Georges Duby, Jacques Le Goff o Fernand Braudel hanno demolito numerosi stereotipi infondati, dimostrando come detta epoca sia stata una delle più luminose e creative della storia. È stato infatti durante il Medioevo - ha ancora evidenziato il medesimo relatore - che l’Europa, grazie alla sua disunità e alla competizione tra molteplici poteri politici indipendenti, ha realizzato una serie di innovazioni sociali, economiche e tecnologiche che l’hanno posta all’avanguardia rispetto al resto del mondo. In particolare la nascita dei Comuni e delle città libere è stato un fatto d’importanza epocale. Nelle città medievali è nata, infatti, la moderna economia di mercato per opera della borghesia, una classe sociale che avrà un’importanza fondamentale nell’evoluzione storica futura della civiltà occidentale. oggi - ha concluso il prof. Piombini - lo Stato Moderno sembra essere entrato in una crisi irreversibile, perché gli Stati nazionali appaiono sempre più come delle macchine fiscali insaziabili e indebitate, che consumano in maniera inesorabile le ricchezze prodotta dalla società. Il Medioevo può servirci, allora, come un ricchissimo archivio storico per immaginare nuovi sistemi politici fondati sull’autogoverno e su basi pattizie, che siano alternativi alla logica centralizzatrice e burocratica dello Stato moderno. Guglielmo Piombini si è laureato in giurisprudenza presso la facoltà di Bologna. Ha collaborato con saggi e articoli a quotidiani e riviste come Il Foglio, Libero, Il Domenicale, Fondazione Liberal. Cura la rubrica “Controcorrente” per la rivista Liber@mente. Ha pubblicato i seguenti libri: Privatizziamo il chiaro di luna! Le ragioni dell'ecologia di mercato (insieme a Carlo Lottieri, Facco, 1996), Anarchici senza bombe. Il nuovo pensiero libertario (insieme ad Alberto Mingardi, StampAlternativa, 2000), La proprietà è sacra (Il Fenicottero, 2001), Il libro grigio del sindacato. origini ed anatomia dell'oppressione corporativa (insieme a Giorgio Bianco e Carlo Stagnaro, Il Fenicottero, 2002), Prima dello Stato. Il medioevo della libertà (Facco, 2004). È titolare della Libreria del Ponte a Bologna (www.libreriadelponte.com), specializzata in testi riguardanti il pensiero liberale. Speciale SDL 11

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13 marzo 2015 7° seminario Decrescita: le vecchie ragioni di una nuova sfida al libero mercato PROf. NICOLA IANNELLO - LUISS GUIDO CARLI DI ROMA ecrescita: le vecchie ragioni di una nuova sfida al libero mercato”, un tema molto interessante e attuale, è stato quello che il prof. Nicola Iannello, della Luiss Guido Carli di roma, ha svolto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, in occasione del 7° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015. Come in precedenza, Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, ha introdotto il seminario, ponendo l’accento in primo luogo sulla valenza formativa dell’argomento dell’incontro, che da qualche tempo trova spazio nei media, persino in televisione, e in alcuni settori dell’opinione pubblica. Esso è basato sulla credenza che la crescita economica non sia sostenibile per l’ecosistema della terra e che le risorse naturali siano in via di esaurimento, a cui è sottesa l’idea che la civiltà tenderebbe all’autodistruzione. Da qui il modello della decrescita, attorno al quale si è pure formata una corrente di pensiero politico, economico e sociale. In verità, ha ancora rilevato Sandro Scoppa, detto modello esprime in sostanza una teoria priva di scientificità e rappresenta un mero e pericoloso paradosso utopico, che ambisce a ridisegnare radicalmente la società. Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Nicola Iannello, il quale ha presentato le diverse correnti che fanno parte della galassia della decrescita come l’ennesima messa sotto accusa della società aperta basata sul mercato. Infatti, gli autori della decrescita – che si definiscono “obiettori della crescita”o decrescenti – imputano al capitalismo la distruzione della società e della natura, e pro- “D Nicola Iannello, giornalista e fellow dell’Istituto Bruno Leoni, si è laureato e addottorato in Scienze politiche a Pisa. Ha insegnato Sociologia economica alla Lumsa di roma; collabora con la cattedra di Metodologia delle scienze sociali presso la Luiss Guido Carli di roma. È autore di vari saggi sul pensiero liberale e libertario contemporaneo. Ha pubblicato l’antologia “La società senza Stato. I fondatori del pensiero libertario” (Leonardo Facco Editore, 2004). Ha curato l’edizione italiana di opere di Frédéric Bastiat e di Ayn rand. Con Lorenzo Infantino, ha curato il volume collettaneo “Ludwig von Mises: le scienze sociali nella Grande Vienna” (2004). Per IBL Libri ha curato l’e-book “Nessuna anarchia, poco Stato e molta utopia. roberto Nozick quarant’anni dopo”. Insieme a Carlo Lottieri ha appena pubblicato “Secessione. Una prospettiva liberale” (Brescia, La Scuola). pongono come soluzione l’uscita dal sistema economico capitalistico per accedere a una società frugale, conviviale, basata sull’autolimitazione dei consumi. In realtà, ha sottolineato il relatore, le indicazioni su come sarà concretamente la società della decrescita, una volta superato il capitalismo, non sono però chiarissime, secondo il relatore. E questo lo si vede particolarmente negli scritti dei più importanti sostenitori della decrescita, come l’economista francese Serge Latouche e il saggista italiano Maurizio Pallante. La decrescita – ha quindi concluso il prof. Iannello – non è altro che l’ennesima incarnazione dell’anticapitalismo, rimasto orfano di punti di riferimento concreti dopo la scomparsa del socialismo reale. La stessa si inserisce nella tradizione di rifiuto della società aperta che caratterizza parte della cultura moderna e impone di chiedersi come fanno simili proposte – prive di scientificità e di consistenza – ad avere un posto nel dibattito delle idee. 12 Liber@mente

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20 marzo 2015 8° seminario Il principio di nazionalità e la libertà politica PROf. ALESSANDRO vItALE - UNIvERSItà DEGLI StUDI DI MILANO variabile di differenti forme di comunità, lingue, gruppi etnici o religioni. A tutto ciò è connesso il complesso problema del nazionalismo, che continua a esprimere un fenomeno capace di attrarre masse e popoli e di scatenare conflitti, - ha ancora aggiunto Sandro Scoppa - e in ordine al quale pensatori liberali come Ludwig von Mises e Albert J. Nock hanno fornito contributi scientifici di notevole rilievo, che si confermano ancora oggi validi e attuali. Ha poi preso la parola il prof. Alessandro Vitale, il quale ha sottolineato come quello nazionalistico sia un fenomeno estremamente complicato, tant’è che è persino trattato da molte discipline scientifiche. Nonostante ciò è possibile identificare il filo rosso che lo caratterizza, ovverosia la sua natura generalmente collettivistica e pressoché indifferente ai diritti individuali. Esso ha ancora aggiunto il relatore - presenta comunque notevoli pericoli per le libertà, in quanto pretende di inglobare gli uomini sulla base di minimi elementi accomunanti, che sovente finiscono per causare contrasti e problemi, soprattutto alle minoranze. Identiche considerazioni possono valere e valgono per il neonazionalismo, che è del pari pericoloso e richiede una vigilanza costante. L’unica alternativa possibile ha quindi concluso il prof. Vitale - è costituita da “nazioni per consenso” e “nazioni-volontà”, che rinuncino a mitologie inconsistenti e che si basino solo sul consenso continuamente espresso e liberamente rinnovato. A ll’8° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Magna Graecia di Catanzaro, è intervenuto il prof. Alessandro Vitale dell’ Università degli Studi di Milano, il quale ha trattato il tema: “Il principio di nazionalità e la libertà politica”. “Un argomento stimolante e attuale - ha sottolineato Sandro Scoppa, presidente della Fondazione Scoppa organizzatrice, nell’introdurre il seminario - che rimanda a uno degli eventi più drammatici e significativi del nostro tempo come la ri-emersione , sulla scena del mondo, della "nazione". Essa non è la stessa cosa che lo “Stato” e rappresenta una costellazione complessa e Alessandro Vitale insegna Analisi della Politica Estera/Politica Estera Comparata, relazioni Internazionali e Sistemi Politici Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha insegnato in Università italiane e straniere e tenuto conferenze in Università inglesi, statunitensi e dell’Europa Centrale e orientale. È stato ricercatore e responsabile dell’osservatorio sull’Europa Centr. e orientale dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI, Milano) e del Non Governmental Peace Strategies Project (dir. Amb. G. Picco - oNU). Free lance correspondent di radio Free Europe/radio Liberty (Praga), è stato allievo e ha lavorato con Gianfranco Miglio nelle ricerche sulla teoria federale. Ha pubblicato, tra l’altro, I Concetti del Federalismo (1995), L’Unificazione impossibile (2000), El Primer Israel (Buenos Aires, 2007), La russia postimperiale (2009), L’Europa alle frontiere dell’Unione (2010) e numerosi articoli e studi, usciti in cinque lingue e in otto Paesi. Il 27 agosto 2010 ha ricevuto a Soverato il Premio Internazionale Liber@mente. Speciale SDL 13

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29 marzo 2015 9° seminario Alle origini della Scuola Austriaca: dai protoaustriaci a Menger PROf. UbIRAtAN JORGE IORIO - UNIvERSItà DELLO StAtO DI RIO DE JANEIRO (bRASILE) logico e rigoroso, in cui rivestono un ruolo essenziale la libertà di iniziativa, il libero mercato e la proprietà privata. Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Ubiratan Jorge Iorio, il quale ha innanzi tutto rilevato che, pur esistendo ampio accordo sul fatto che la Scuola Austriaca di Economia nasca nel 1871, con la pubblicazione dei “Principi fondamentali di economia” di Menger, può anche sostenersi che, in realtà, il suo principale merito sia rappresentato dall’aver saputo raccogliere i contributi di molti studiosi, soprattutto a partire dal XV secolo. Gli stessi possono essere considerati come i precursori della medesima Scuola Austriaca, ed essere pertanto indicati come protoaustriaci. La maggior parte furono domenicani e gesuiti, professori di morale e teologia in università che, come quelle di Salamanca e Coìmbra, erano centri importanti di pensiero durante il “Siglo de oro”. I protoaustriaci – ha ancora evidenziato il relatore - sono stati capaci di enunciare quelli che sarebbero poi divenuti i principali principî teorici della Scuola Austriaca di Economia, vale a dire: la teoria soggettiva del valore; la natura dinamica del mercato; il concetto dinamico di concorrenza, inteso come pro- A l 9° e penultimo seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, il prof. Ubiratan Jorge Iorio, economista brasiliano dell’Università dello Stato di rio de Janeiro, ha trattato il tema: “Alle origini della Scuola Austriaca, dai protoaustriaci a Menger”. L’argomento del seminario è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, il quale si è soffermato sul ruolo e l’importanza della Scuola Austriaca di Economia. Essa ha avuto formalmente origine con Carl Menger, la cui opera ha influenzato altri studiosi austriaci, tra i quali, i suoi discepoli e seguaci, Friedrich von Wiser e Eugen von Bohm-Bawerk. È poi venuto Ludwig von Mises, l’esponente più illustre della terza generazione della Scuola, che ha ampliato l’edificio teorico austriaco e dato corpo alla cosiddetta “teoria austriaca del ciclo economico”, la quale si è poi completata con le aggiunte apportate da Friedrich von Hayek. L’ approccio della Scuola Austriaca - ha concluso Sandro Scoppa offre uno studio delle scienze sociali cesso di rivalità fra i venditori; il funzionamento di una società continuamente in squilibrio; il carattere distorcente dell’inflazione sull’economia reale; l’impossibilità di organizzare la società attraverso la coercizione e altre cose ancora. Ubiratan Jorge Iorio è un economista brasiliano. È direttore accademico del Ludwig von Mises Institute del Brasile e professore associato presso l’Universidade do Estado do rio de Janeiro. È anche capo redattore della rivista “MISES: revista interdisciplinare de Filosofia, Direito e Economia”, nonché autore del primo libro dedicato alla Scuola Austriaca in Brasile: “Economia e Libertà: La Scuola Austriaca e l'economia brasiliana” ("Economia e Liberdade: una ea Escola austriaca Economia Brasileira "). Presidente Esecutivo del CIEEP - Centro interdisciplinare di etica e Economia Personalista e Vice Presidente della Communio: revista Internacional de Teologia e Cultura, ha ricevuto a Catanzaro, il 10 ottobre 2013, il Premio Internazionale Liber@mente. In Italia è membro onorario del Ludwig von Mises Italia nonché del Comitato Scientifico del Centro Tocqueville-Acton, ed è componente del comitato di redazione della rivista “Liber@mente”, edita dalla Fondazione Vincenzo Scoppa. 14 Liber@mente

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1 aprile 2015 10° seminario - Tavola rotonda PROf. ROCCO REINA - PROf. ANDREA PORCIELLO - Avv. SANDRO SCOPPA - PROf. GIANRANCO MACRì - PROf. tULLIO bARNI L’Italia al bivio, tra riforme necessarie e resistenze corporative L a Camera di Commercio di Catanzaro ha ospitato il 10° e ultimo seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2015 di Catanzaro. L’incontro è stato aperto da Paolo Abramo, presidente della medesima Camera, il quale ha portato il saluto dell’ente e sottolineato l’importanza culturale e formativa della Scuola di Liberalismo per la quale, sin dall’inizio, la Camera di Commercio di Catanzaro figura come partner della Fondazione organizzatrice. Si è poi svolta la tavola rotonda sul tema: “L’Italia al bivio, tra riforme necessarie e resistenze corporative”, alla quale sono intervenuti: Tullio Barni, Andrea Porciello e rocco reina dell’ateneo Magna Grecia, e Gianfranco Macrì, dell’Università degli Studi di Salerno. La tavola rotonda è stata moderata da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, il quale ha introdotto i lavori soffermandosi innanzi tutto sugli aspetti essenziali del tema scelto. Lo stesso presidente ha quindi ha evidenziato che se da una lato la classe politica italiana annuncia cambiamenti epocali, con profonde riforme strutturali in molti settori dell’apparato pubblico e della società; dall’altro rimangono vive le resistenze opposte dalle varie corporazioni, pronte a sbarrare la strada ad ogni progetto o proposta che possa in qualche modo ledere i loro interessi. Il risultato è che l’insieme di questi egoismi corporativi finisce per danneggiare tutti. Un simile processo - ha ancora rilevato Sandro Scoppa - non può procedere in maniera illimitata, soprattutto di fronte alla globalizzazione, che è un processo che nessuno può arrestare, che impone l’apertura dei mercati e la limitazione delle sfere di intervento dello Stato, che non deve soddisfare i bisogni e deve svolgere unicamente una funzione di servizio nei confronti della libera cooperazione sociale. Ha poi preso la parola il prof. rocco reina, che nel trattare il tema delle riforme necessarie, si è soffermato su tre parole chiave: efficienza, cambiamento e Pubblica Amministrazione. Dette parole vengono usate in maniera disinvolta senza comprenderne fino in fondo il significato e l’impatto sulle nostre vite quotidiane. è necessario non arrestare il cambiamento - ha quindi evidenziato il medesimo relatore - ed educare gli individui alla variabilità e al mutamento che significa progresso. A seguire è intervenuto il Gianfranco Macrì, che ha sviluppato il tema centrale nel dibattito politico delle riforme costituzionali e focalizzato l’attenzione sulla grave situazione del sistema politico e istituzionale italiano. Lo stesso professore si è anche soffermato sul ruolo delle corporazioni, che oppongono resistenza al processo riformatorio in atto e, quindi, alle innovazioni e al cambiamento. È stata poi la volta del prof. Andrea Porciello, che ha trattato della crisi economica come portato crisi culturale. Quest’ultima è spesso cavalcata, se non provocata, dalla stessa politica. Ecco perché - ha ancora aggiunto il relatore le prime riforme, veramente necessarie, sono quelle che tendono a ridare dignità all’istruzione e ai suoi operatori. Ha preso infine la parola il prof. Tullio Barni, il quale ha sottolineato che la crisi che attraversa il nostro Paese e più in generale l’Europa è dovuta a un atavico atteggiamento ostile alla Modernità. Pertanto - ha ancora rilevato il docente - prima di qualsiasi riforma gli sforzi devono essere indirizzati nella formazione per permettere ai giovani di entrare nella Modernità da attori consapevoli. Speciale SDL 15

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