Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2015

 

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà" ottobre 2015

Popular Pages


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Anno 21, n. 66 - Ottobre 2015 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova La lunga marcia di una certa ecologia

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Nella tribù, scrisse Engels sviluppando uno schema di Marx, non esiste famiglia come noi la concepiamo, non esiste l’idea di proprietà privata, e nemmeno quella di Stato oppressore. Non esiste, cioè, nessuna fonte di “alienazione”. La società ugualitaria e libertaria post-comunista, concludeva, “sarà una risurrezione di quella tribale”. All’epoca, l’Occidente era in piena rivoluzione industriale, la tecnica trionfava ovunque, la Belle Époque stava sbocciando magnificamente e l’ottimismo regnava incontestato. Nessuno voleva sentir parlare di ritorno al tribalismo. uando, nel 1962, Claude Lévi-Strauss pubblicò «La pensée sauvage», proponendo come modello per l’Occidente le tribù primitive, molti lo considerarono appena una stravaganza del filosofo post-marxista. Eppure, ne «L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato» (1884), lo stesso Engels aveva già indicato il tribalismo come tappa ultima del processo evolutivo rivoluzionario, oltre il comunismo. Q Dallo sviluppo al tribalismo era “insostenibile”: l’Occidente doveva frenare, anzi tornare indietro. L’uomo occidentale, si diceva, avrebbe dovuto riscoprire i valori dell’austerità, anzi della ristrettezza, abbandonando gli attuali modelli di sviluppo. I più avventati si azzardavano a presentare la tribù come il modello del futuro. Questa volta, le voci provenivano non solo dai soliti settori dell’avanguardia rivoluzionaria, ma anche da importanti organismi internazionali come il Club di Roma, le Nazioni Unite e l’Internazionale Socialista. Anche gli argomenti erano diversi: non più elucubrazioni sull’evolversi del processo rivoluzionario, bensì constatazioni de facto riguardanti l’ambiente e il clima. Le conclusioni, comunque, erano le stesse: la modernità basata sullo sviluppo deve finire. Nemmeno due guerre mondiali riuscirono ad ammorzare tale ottimismo. Nel 1962, data di pubblicazione di «La pensée sauvage», mentre si moltiplicavano dappertutto i “miracoli” economici, il mondo era nel pieno di un’era di grande prosperità economica e di relativa tranquillità politica, sotto l’egida della strapotenza statunitense. Il progresso sembrava inarrestabile, la modernità dava i suoi migliori frutti. L’Italia, per parlare di casa nostra, cresceva al ritmo del 5-6% annui. Verso la fine del decennio, però, diverse voci cominciarono ad avvertire che tale ritmo di sviluppo 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 Non mancarono versioni “cattoliche” di tale ambientalismo, come la creation theology di P. Matthew Fox, che lavorò sulla scia di Teilhard de Chardin; oppure la “teologia indigena”, sviluppata sulla scia della Teologia della liberazione. Tutte e due furono a suo tempo condannate dalla Chiesa. Qual’è la storia di questo ambientalismo? Come si è potuto passare dall’ideale di progresso a quello tribale? La situazione, però, sembra essere cambiata. Mentre le tesi del movimento ambientalista ormai guidano la politica di molti governi e di organismi internazionali, molte delle sue idee base hanno trovato il modo di insinuarsi in alcuni documenti ecclesiastici, anche recenti, conferendogli quindi una grande autorevolezza.

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Sommario Anno 21, n° 66, ottobre 2015 Editoriale: Dallo sviluppo al tribalismo ISIS: rapite in Siria 230 persone Il transgenderismo è un disturbo mentale La lunga marcia di una certa ecologia 1976: la lucida previsione La nuova lotta di classe Cuba: Un nuovo inizio? O le solite manovre? Intervista a Carlos Carralero Il pastore che dà la vita per il lupo San Giuseppe Moscati Elia: Pater et Dux carmelitarum Considerazioni sull’anima russa Il mondo delle TFP Il Kaiser e l’Imperatrice 2 4 5 7 14 16 19 20 27 30 37 42 44 48 Copertina: Il secolo XX è nato sotto il segno del progresso, nell’ambiente sfavillante della Belle Époque, e si è chiuso, invece, con l’irrompere delle correnti pauperiste ed indigeniste, con il pretesto dell’ecologia. Tradizione Famiglia Proprietà Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 - 3 Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 21, n. 66 ottobre 2015 Dir. Resp. Julio Loredo

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Attualità Isis: rapite in Siria 230 persone, tra cui 60 cristiani Di “pulizia religiosa” parla senza mezzi termini a Radio Vaticana il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Youssif III Younan, puntando il dito contro i governanti occidentali che paiono indifferenti al destino dei cristiani siriani e sottolineando che gli abitanti sunniti di Al-Qaryatain stanno dalla parte dell’Isis e aspettavano solo il momento opportuno per attaccare l’esercito impiegato anche per proteggere i cristiani. (Alessandra Boga) Al-Qaryatain non è nuova ai sequestri di persone di fede cristiana: a maggio venne rapito il priore del monastero di Mar Elian (Dar Alyan), padre Jacques Murad, che era impegnato ad organizzare aiuti per i profughi da Palmira. Prima della guerra vivevano nella cittadina 18.000 sunniti, 2.000 siro-cattolici e cristiani cattolici e ortodossi, ma alcune stime dicono che adesso i cristiani rimasti sono solo 300. Si aggiungono dettagli all’ennesima crudeltà dell’Isis, resa nota il 7 agosto. Si apprende che i nomi dei cristiani rapiti questa volta erano su una lista di “collaborazionisti con il regime” ed erano “ricercati” come lo furono gli ebrei con i nazifascisti. Alcuni sono riusciti a fuggire, ma poi sono stati catturati. L’Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani ha riferito che tra gli ostaggi ci sono 19 minorenni e 45 donne. Siamo nella Siria centrale, in un luogo chiamato al-Qaryatain, dove i terroristi sono entrati di sera. Molti dei cristiani rapiti, tra cui donne e bambini, erano fuggiti dalla provincia di Aleppo. l sequestro è avvenuto dopo la conquista della cittadina in cui vivevano, in provincia di Homs. I Da sopra: l’ISIS fa il suo ingresso in un paese della Siria; bambini uccisi col gas cloro; distruzione di chiese nei territori controllati dall’ISIS 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015

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Il transgenderismo è un disturbo mentale: parola di psichiatra Qualche settimana fa, il dott. McHugh ha sollevato un piccolo tsunami nel mondo accademico affermando che il transgenderismo è un “disturbo mentale” che va trattato, e che il cambio di sesso è “biologicamente impossibile”. La chirurgia per cambiare sesso, secondo lui, non è la soluzione per persone che soffrono di “disordine di assunzione”, vale a dire la percezione che la propria mascolinità o femminilità sia diversa da quella che la natura le ha assegnato biologicamente. Secondo McHugh, le persone che promuovono un tale intervento chirurgico stanno favorendo la diffusione di un disturbo mentale. Nell’articolo, pubblicato sul Wall Street Journal, lo psichiatra statunitense riporta vari studi che mostrano come il tasso di suicidi tra le persone transgender sia venti volte superiore a quello tra persone non transgender. Egli cita inoltre studi della Vanderbilt University e della Portman Clinic di Londra che mostrano come, nel 70% dei casi, i sentimenti tran- l dott. Paul R. McHugh è uno dei più autorevoli psichiatri a livello mondiale, con quasi mezzo secolo di pratica professionale. Già Primario di psichiatria nel celebre Johns Hopkins Hospital, di Baltimora, oggi è Distinguished Service Professor of Psychiatry. Autore di sei libri, ha pubblicato più di 130 saggi in riviste specializzate. I sgender spariscono spontaneamente col passare del tempo. L’ex Primario di psichiatria critica l’amministrazione Obama, Hollywood e i grandi mezzi di comunicazione, come la rivista Time: “Promovendo il transgenderismo come normale, questi signori non fanno affatto un favore né al pubblico né ai transgender, nel trattare le loro confusioni mentali come un diritto che va difeso piuttosto che come un disturbo mentale che merita comprensione, trattamento e prevenzione”. “Il sentimento di essere transgender costituisce un disturbo mentale in due aspetti – scrive McHugh – il primo è che il cambio di sesso è semplicemente sbagliato, non corrisponde alla realtà fisica. Il secondo è che può portare a conseguenze psicologiche atroci”. Il disturbo della persona transgender, continua McHugh, sta nel fatto che la percezione psicologica che essa ha della propria sessualità non corrisponde alla realtà fisica del suo corpo, cioè alla propria mascolinità o femminilità, come assegnata dalla natura. In linguaggio scientifico si chiama gender dysphoria. Si tratta di un disturbo simile all’anoressia, nella quale, guardandosi allo specchio, una persona periTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 - 5

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Attualità “Per quaranta anni ho studiato persone che dicono di essere transgender. Posso affermare che si tratta di un disturbo mentale” Paul R. McHugh I promotori degli interventi precoci di cambio di sesso semplicemente non vogliono prendere atto degli innumerevoli studi che mostrano come tra il 70% e l’80% dei giovani che esprimono sentimenti transgender spontaneamente perdono tali sentimenti nel corso del tempo. Inoltre, anche se molti tra quelli che si sommettono a un intervento chirurgico per 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 La percezione delle persone transgender, secondo cui la loro sessualità risiede nella mente, a prescindere dalla realtà anatomica, ha portato al riconoscimento sociale di queste persone basato sull’affermazione di “verità soggettive” che nulla hanno a che fare con la realtà. Non sorprende, dunque, che nell’approvare leggi che permettono il cambio di sesso in minorenni, alcuni Stati abbiano proibito agli psichiatri, anche con l’autorizzazione dei genitori, di trattarli per permetterli di ripristinare la sensibilità sessuale naturale. colosamente magra si vede comunque sempre “sovrappeso”, oppure alla dysmorfia, nella quale una persona percepisce se stessa come fisicamente diversa da ciò che in realtà è. L’ex Primario di psichiatria mette in guardia contro le lobby LGBT che promuovono un tipo di educazione sessuale che presenta il cambio di sesso come “normale”. Se la prende pure con i “consiglieri” nelle scuole che suggeriscono ai giovani di prendere le distanze dalle loro famiglie, evitando quindi di sentire altre campane. Infine, critica quei “medici fuorviati” che, al primo accenno di una tendenza sessuale non corretta, somministrano droghe per ritardare la pubertà, per rendere i successivi interventi di cambio di sesso meno onerosi, esponendo i ragazzi a ogni sorta di pericoli, sia fisici sia psicologici. Tale atteggiamento, secondo McHugh, è al limite dell’abuso di minorenni. McHugh ritiene un suo preciso dovere come medico e come psichiatra, avvertire il pubblico che l’ideologia gender costituisce un pericolo per la salute mentale della società: “Dobbiamo puntare il ditto e dire che il re è nudo!” “Perciò, allo Johns Hopkins abbiamo smesso di fare interventi di cambio di sesso. Ci sembrava che rendere persone apparentemente ‘soddisfatte’ ma in realtà piene di problemi psicologici e sociali non era una ragione sufficiente per amputare chirurgicamente organi perfettamente funzionanti”, scrive il dott. McHugh. cambiare sesso si dichiarano “soddisfatti” con l’operazione, la realtà è che, successivamente, il loro adeguamento psicologico e sociale si dimostra pieno di problemi. “Il cambio di sesso è biologicamente impossibile – conclude McHugh – le persone che si sottopongono a un tale intervento non si trasformano da uomo a donna, o viceversa. Piuttosto, diventano uomini effeminati e donne mascolinizzate. Affermare che tale intervento è un ‘diritto’equivale a promuovere, a livello sociale, un grave disturbo mentale”.

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La Rivoluzione ecologista Morto il marxismo, o meglio il socialismo reale che le serviva da vettore, la sinistra internazionale ha dovuto riciclare non pochi concetti, tra cui quello della lotta di classe. Abbandonando il confronto fra proletariato e borghesia, si parla oggi di un conflitto fra Sud (paesi poveri) e Nord (paesi ricchi). Agli argomenti di carattere politico, sociale ed economico, sono subentrati quelli ambientalisti. Si parla di una “Rivoluzione globale” che avrebbe come scopo “un cambiamento fondamentale di mentalità, una rivoluzione radicale”. Qualcuno vuole la fine della civiltà industriale. E non manca chi presenta le tribù indigene come modello di società “ecosostenibile” per il futuro. La lunga marcia di una certa ecologia verso il tribalismo di Julio Loredo TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ /OTTOBRE 2015 - 7

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La Rivoluzione ecologista a recente enciclica «Laudato si’» cita il cosiddetto Vertice della Terra, celebrato nel 1992 a Rio de Janeiro. Si trattò della II United Nations Conference on Environment and Development (II Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo). Il primo Vertice si era tenuto vent’anni prima a Stoccolma. Nel giugno 1972 si tenne a Stoccolma, Svezia, la United Nations Conference on the Human Environment (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano). L’assise voleva segnare una presa di coscienza dell’ONU di fronte ai problemi del clima, dell’ambiente e dello sviluppo, venendo incontro alle esigenze dell’ appena nato movimento ecologista. La conferenza emise una L L’enciclica «Laudato si’» cita il cosiddetto Vertice della Terra, celebrato nel 1992 a Rio de Janeiro, menzionando anche quello precedente, tenutosi a Stoccolma vent’anni prima. Qual è la storia di questi Vertici? “Dichiarazione sull’ambiente umano” articolata in ventisei principi. Lo zampino del Club di Roma... Nel 1971 il Club stilò il «Rapporto sui limiti dello sviluppo», noto anche come «Rapporto Meadows». Il documento prediceva che la crescita economica non poteva continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. Proponeva come soluzione una drastica riduzione dei livelli di consumo dei paesi sviluppati, tornando a uno stile di vita più primitivo che, in sostanza, sarebbe la negazione del moderno progresso. Il Rapporto proponeva una “Rivoluzione sostenibile” per cambiare radicalmente il paradigma del mondo moderno. Alla riduzione della crescita economica andava poi abbinata una politica di controllo delle nascite: “Ci sono solo due modi per ripristinare l’equilibrio. O il tasso di natalità viene portato verso il basso per essere uguale al tasso di mortalità, oppure il tasso di mortalità deve salire nuovamente. (…) Ogni società deve intraprendere delle azioni deliberate per ridurre il tasso di natalità”. La vicinanza di Peccei e di altri membri del Club agli ambienti comunisti proiettava, comunque, un’ombra di sospetto ideologico sull’operato del Club. Infatti, sin dall’inizio il Club si è identificato con le posizioni della sinistra mondialista, proponendo un “Nuovo ordine mondiale” basato sul freno allo sviluppo industriale dell’Occidente e sulla redistribuzione comunitaria della ricchezza. In realtà, la riunione di Stoccolma non fece altro che assumere alcune tesi del Club di Roma, un’associazione internazionale di ricercatori e attivisti fondata nel 1968 dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei, che ne fu il primo presidente. Il Club di Roma divenne tristemente noto per le sue predizioni catastrofistiche, poi puntualmente avveratesi esagerate o, addirittura, false. Un esempio: il Club predisse la fine delle riserve di petrolio entro la fine del secolo. In realtà, le riserve sono cresciute anno dopo anno, situandosi oggi a 900 miliardi di barili, senza contare le nuove tecnologie di estrazione come il fracking. Sopra, Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma A dx., il “Rapporto Meadows”: limiti allo sviluppo 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015

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“Il Papa propone tesi identiche a quelle che, ormai da tanti anni, presenta il Club di Roma” Roberto Peccei Nel 1991, il Club di Roma pubblicò il libro-manifesto «La prima rivoluzione globale», in cui esponeva le proprie intenzioni: “Alla ricerca di un nuovo nemico per unirci, abbiamo scoperto che l’inquinamento, il riscaldamento globale, la mancanza di acqua, la fame, e in generale i temi ambientalisti servivano all’uopo. Nell’individuarli come nemici, però, non possiamo cadere nella trappola di confondere i sintomi con le cause. Tutti questi pericoli sono provocati dall’intervento umano, e potranno essere risolti solo se gli uomini cambiano di mentalità e di comportamento. Il vero nemico è l’uomo stesso”. Nell’ammissione dello stesso Club di Roma, dunque, i temi ambientali sono quasi un pretesto per attuare una “Rivoluzione globale” che abbia come bersaglio l’uomo stesso e la civiltà odierna. …e quello dell’Internazionale socialista Il Club di Roma ha manifestato compiacimento con l’enciclica. “Il Papa propone tesi identiche a quelle che, ormai da tanti anni, presenta il Club”, ha dichiarato Roberto Peccei, figlio di Aurelio e attuale vicepresidente del Club. A presentare l’enciclica al pubblico in Vaticano lo scorso 18 giugno, a fianco al Cardinale Peter Turkson, c’era Hans Joachim Schellnhuber, dirigente del Club di Roma. In concreto, con l’alto patrocinio dell’ United Nations Environment Programme, l’Internazionale socialista presentò due documenti programmatici: nel 1980 il «Rapporto Brandt» (dal nome del cancelliere tedesco e presidente dell’Internazionale socialista Willy Brandt); e nel 1987 il «Rapporto Brundtland» (dal nome della Primo ministro norvegese e vicepresidente dell’Internazionale socialista Gro Harlem Brundtland). Che questi documenti, come pure i Vertici sull’ambiente patrocinati dall’ONU, provenissero dalla fucina dell’Internazionale socialista, lo confermò la stessa Gro Harlem Brundtland, in un’intervista concessa al sottoscritto nel giugno 1992, a Rio de Janeiro: Il panorama presentato dal Club di Roma si inserisce in una più vasta proposta articolata dall’Internazionale socialista. Dagli anni Sessanta, i ricercatori di questa organizzazione stano esplorando nuove prospettive per la Rivoluzione nell’Occidente, visto l’evidente fallimento del marxismo. Un frutto di tale lavoro sono alcuni documenti che tracciano ciò che gli analisti hanno definito “una nuova lotta di classe”: al vecchio scontro fra proletari e borghesi si sostituisce quello planetario fra Sud (paesi poveri) e Nord (paesi ricchi), facendo leva non tanto su argomenti politici o sociali quanto su temi legati al clima e all’ambiente. Il “Rapporto Brundtland” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ /OTTOBRE 2015 - 9

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La Rivoluzione ecologica “Tutti questi incontri internazionali sul clima, e le loro conclusioni, sono ispirati e coordinati dall’Internazionale socialista” Gro Harlem Brundtland “Questo è molto positivo, poiché mostra che i nostri Rapporti e le nostre proposte sono stati assunti ufficialmente dalle Nazioni Unite, il che ci ha portato fino a questo Vertice a Rio De Janeiro. È vero che tutti i principali membri di queste Commissioni, a cominciare dai presidenti, erano dell’Internazionale socialista, della quale io adesso sono il vicepresidente. È vero che noi, socialisti, da tempo stiamo studiando questi temi. È vero che tutti questi incontri internazionali e le loro conclusioni, sono ispirati e coordinati dall’Internazionale socialista”. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 “Gro Harlem Brundtland: Ci sono state tre diverse commissioni, che hanno costruito una sopra l’altra le loro analisi e proposte. Ci fu prima la Commissione Brandt. Oltre a trattare il problema del dialogo Nord-Sud, la Commissione studiò la situazione dell’economia mondiale nei suoi rapporti con il clima e con l’ambiente. Negli anni successivi, ci fu una seconda Commissione, presieduta da me, che presentò il rapporto «Il nostro futuro comune». Oggi, le proposte che abbiamo fatto nei vari campi, sono state accolte dalla comunità internazionale. Inoltre, ci fu la Commissione sull’ambiente e lo sviluppo, questa volta gestita dalle Nazioni Unite. “Domanda: Membri dell’Internazionale socialista, della quale Lei adesso è il vicepresidente, hanno partecipato a tutte le commissioni che hanno portato fino a questo Vertice. Esiste un progetto dell’Internazionale socialista in tema di ecologia? Il Vertice della Terra a Rio de Janeiro - la II UNCED (United Nations Conference on Environment and Development); Vent’anni dopo Stoccolma, nel giugno 1992, e sempre sotto l’egida dell’ONU, si realizzò a Rio de Janeiro, Brasile, il cosiddetto Earth Summit (Vertice della Terra), che annoverò in realtà due eventi paralleli: Fu la più grande assise della storia: 178 delegazioni di Governi, 118 delle quali guidate dallo stesso Capo di Stato; 3.800 Ministri; 48 delegazioni internazionali (FMI, OIT, UNESCO, ecc.), per un totale di quasi diecimila partecipanti. Il tutto coperto da quasi settemila giornalisti, tra cui il sottoscritto. Da parte sua, il Global Forum riunì ottocento NGO, con più di centomila partecipanti. Nella sessione inaugurale Gro Harlem Brundtland espose l’obiettivo della riunione: “La storia dell’umanità è giunta a un punto critico che richiede cambiamenti fondamentali nel governo del mondo. La terra grida per una rivoluzione!”. - il Global Forum, ovvero il raduno mondiale delle NGO (Non Governmental Organisations). La II UNCED fu presieduta dal canadese Maurice Strong, noto ecologista di sinistra. Ecco come egli ne sintetizzava lo scopo: “Quest’assise dovrà far scattare una nuova rivoluzione eco-industriale, che modifichi profondamente non solo le strutture so-

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Il Vertice di Rio è qualificato nell’enciclica «Laudato si’» come “veramente profetico” (N° 167). In cosa consisterebbe questa “profezia”? A dx., Maurice Strong: “Una nuova rivoluzione eco-industriale, che modifichi profondamente non solo le strutture sociali, economiche e culturali del mondo, ma la stessa mentalità dell’uomo moderno” La II UNCED produsse due trattati internazionali – Rio Declararion e Agenda 21 – e tre convenzioni: Convention on Biological Diversity, Convention on Climate Change e Convention on Forest Principles. Impossibile analizzare questi documenti in dettaglio. La sola Agenda 21 conta più di 900 pagine. Possiamo, però, tracciare alcune tendenze emergenti, che ispireranno il movimento ambientalista nei decenni successivi. Fu Rio a diffondere, per esempio, i concetti di “sviluppo sostenibile” e di “biodiversità”. ciali, economiche e culturali del mondo, ma la stessa mentalità dell’uomo moderno. Ciò che vogliamo è un cambiamento fondamentale di mentalità, una rivoluzione radicale nel modo in cui facciamo le cose”. Il “Vertice della Terra” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 - 11

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La Rivoluzione ecologista “Le industrie nei paesi sviluppati dovranno essere modificate o rottamate” “L’unico modo per risolvere l’attuale situazione è procedere verso una crescita negativa. Questo è il vero obiettivo della moderna ecologia” “Così come l’Unione Sovietica è crollata, adesso deve crollare l’Occidente. Questo è ciò che noi, ecologisti, auspichiamo” Prima tendenza: un freno allo sviluppo Una prima idea guida è che il modello di sviluppo finora adottato dall’Occidente è “insostenibile”. Leggiamo in Agenda 21: “Uno dei problemi più gravi che affliggono il pianeta è il consumo e i modelli di produzione insostenibili che portano al degrado ambientale, all’aggravamento della povertà e allo squilibrio nello sviluppo dei paesi”. Stessa campana da Maurice Strong: “Il modello che ha prodotto lo stile di vita benestante di cui noi oggi godiamo, è insostenibile”. Questi modelli andrebbero eliminati. Afferma Gro Harlem Brundtland: “Dobbiamo cambiare le tendenze e i modelli di consumo e di produzione. Dobbiamo renderci conto che noi, del mondo industrializzato, abbiamo aumentato il nostro tenore di vita con l’uso eccessivo delle risorse naturali”. In una prima fase, gli impianti industriali andrebbero sottoposti a regole ambientali talmente stringenti da costringerli a chiudere. Linda Starke, del Centre for Our Common Future, organizzazione internazionale istituita a seguito del Rapporto Brundtland, ammette: “Le industrie nei paesi sviluppati dovranno essere modificate, o forse rottamate”. Ma questo freno allo sviluppo non basta. Agenda 21 lo afferma senza mezzi termini: “La modifica dei modelli di consumo richiederà una diminuzione della domanda”. Ciò che eufemisticamente chiama una “crescita negativa”. Prosegue Agenda 21: “Dobbiamo rivedere gli attuali concetti di crescita economica, ideando un nuovo concetto di ricchezza e di prosperità”. Un documento distribuito a Rio, cita il pensatore socialista francese André Gorz: “L’unico modo per risolvere l’attuale situazione è procedere verso una crescita negativa. Questo è il vero obiettivo della moderna ecologia”. Seconda tendenza: verso una “crescita negativa” dsmith, premio Nobel Alternativo, direttore della rivista britannica “The Ecologist” e partecipante alla riunione di Rio: “Chi ha distrutto di più dovrà pagare di più. Sono i ricchi a dover pagare. Tutte le centrali nucleari vanno chiuse. Il mondo industriale non potrà sopravvivere a lungo. Così come l’Unione Sovietica è crollata, adesso deve crollare l’Occidente. Questo è ciò che noi, ecologisti, auspichiamo”. 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 Questo comporterebbe la fine dell’Occidente come noi lo conosciamo. Dichiarava Edward Gol-

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“Il mondo industriale non potrà sopravvivere a lungo. Così come l’Unione Sovietica è crollata, adesso deve crollare l’Occidente. Questo è ciò che noi, ecologisti, auspichiamo” Edward Goldsmith Terza tendenza: emerge un’eco-dittatura In un paper presentato a Rio, Hillary French, del Worldwatch Institute di Washington, ammetteva: “Sarà necessario imporre sanzioni per punire i Paesi che violano gli accordi”. Non meno esplicito l’ex primo ministro francese Michel Rocard nel suo intervento a Rio: “Non dobbiamo illuderci. La comunità internazionale dovrà essere in grado di esercitare una forte pressione su qualsiasi Paese mantenga impianti industriali che minacciano l’ambiente. (…) È necessario che gli strumenti internazionali che stiamo elaborando, alcuni dei quali saranno adottate a Rio, abbiano il potere di imporre sanzioni, e anche di espropriare qualsiasi impianto sia considerato inquinante”. Ma che cosa accadrebbe se un Paese non è disposto a rispettare le severe regole ambientali emanate dall’ONU? il mondo, a prescindere dai confini nazionali. La II UNCED ha chiaramente stabilito che, poiché l’inquinamento non ha confini nazionali, nemmeno si può più parlare di sovranità nazionale. “In molti settori, tra cui quello ambientale – spiegava Maurice Strong – non è più possibile parlare di una sovranità esercitata da Stati-nazione”. Il presidente francese François Mitterrand, protagonista a Rio, fu altrettanto chiaro: “Dobbiamo ridurre il controllo dei Paesi sui propri territori, nel caso vengano accusati di danni all’ambiente”. E, infatti, una delle proposte discusse a Rio fu la creazione di una forza militare di intervento veloce, i “Caschi Verdi”, per risolvere “situazioni ambientali” in tutto il mondo. Quinta tendenza: la nuova lotta di classe Nella logica di questo eco-socialismo globale, gli organismi di controllo ambientale delle Nazioni Unite avrebbero una giurisdizione de facto su tutto Quarta tendenza: un governo mondiale Una quinta tendenza emersa da Rio è un cambio nel concetto di lotta di classe, spiegato in dettaglio nel prossimo articolo. Nel suo intervento al Forum Globale, il leader del Partito Verde brasiliano Fernando Gabeira, affermò: “Rio darà origine a una guerra tra il Nord e il Sud del pianeta. Le armi di questa guerra saranno: inquinamento, deforestazione, sovrappopolazione e la cappa d’ozono”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 - 13

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La Rivoluzione ecologica 1976: la lucida previsione illusoria tra l’apice della libertà individuale e del collettivismo accettato, in cui quest’ultimo finisce per divorare la libertà. In tale collettivismo, i diversi ‘io’ o le persone singole, con il loro pensiero, la loro volontà e i loro modi di essere, caratteristici e contrastanti, si fondono e si dissolvono — secondo loro — nella personalità collettiva della tribù che genera un modo di pensare, un modo di volere e un modo di essere massivamente comuni. “Come? È impossibile non chiedersi se la società tribale sognata dalle attuali correnti strutturaliste non dia una risposta a questa domanda. Lo strutturalismo vede nella vita tribale una sintesi 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 “Essa dovrà essere il crollo della dittatura del proletariato in conseguenza di una nuova crisi, per cui lo Stato ipertrofizzato sarà vittima della sua stessa ipertrofia; e scomparirà, dando origine a uno stato di cose scientista e cooperativista, in cui — dicono i comunisti — l’uomo avrà raggiunto un grado di libertà, di uguaglianza e di fraternità fino a ora inimmaginabile. “È impossibile prevedere, nella prospettiva marxista, come saranno la ventesima o la cinquantesima Rivoluzione. Però non è impossibile prevedere come sarà la IV Rivoluzione. Questa previsione l’hanno già fatta gli stessi marxisti. el 1976, aggiornando il suo capolavoro del 1959 «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», il prof. Plinio Corrêa de Oliveira accennava esplicitamente al tribalismo come modello della IV Rivoluzione, vale a dire, quella dopo la rivoluzione comunista: N “Proprio della ragione, in altri tempi ipertrofizzata dal libero esame, dal cartesianesimo, ecc., divinizzata dalla Rivoluzione francese, utilizzata fino al più aperto abuso in ogni scuola di pensiero comunista, e ora, infine, atrofizzata e resa schiava del totemismo metapsichico e parapsicologico. (...) “Sono pure sintomatici gli elogi idilliaci, sempre più frequenti, di un tipo di ‘rivoluzione culturale’ generatrice di una società nuova postindustriale, ancora mal definita”. “In che modo? Nelle tribù, la coesione tra i membri è assicurata soprattutto da un comune sentimento, da cui derivano abitudini comuni e un comune volere. In esse la ragione individuale rimane ridotta quasi a nulla, cioè ai primi e più elementari moti che il suo stato di atrofia le consente. ‘Pensiero selvaggio’, pensiero che non pensa e si volge soltanto al concreto. Questo è il prezzo della fusione collettivistica tribale. Lo stregone ha il compito di conservare questa vita psichica collettiva, attraverso culti totemici carichi di ‘messaggi’ confusi, ma ‘ricchi’ di fuochi fatui o perfino anche delle folgorazioni provenienti dal misterioso mondo della metapsichica o della parapsicologia. Con l’acquisizione di queste ‘ricchezze’ l’uomo compenserebbe l’atrofia della ragione. “Ben inteso, la strada verso questo stato di cose deve passare attraverso la estinzione dei vecchi modelli di riflessione, volizione e sensibilità individuali, gradatamente sostituiti da forme di sensibilità, di pensiero e di deliberazione sempre più collettivi. Quindi la trasformazione deve avvenire soprattutto in questo campo. (Plinio Corrêa de Oliveira, «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», Luci sull’Est, Roma 1988, pp. 154-157)

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Un documento diffuso ai giornalisti durante il Vertice di Rio affermava senza mezzi termini: “La questione ambientalista, nei nostri giorni, è fondamentalmente un problema di scontro fra paesi poveri e paesi ricchi”. Altrettanto chiaro Roberto Pereira Guimarães, rappresentante del governo brasiliano presso l’UNCED: “La grande sfida dello sviluppo sostenibile non è risolvere la questione ambientale, bensì quella sociale. Dobbiamo risolvere la contraddizione degli attuali modelli che generano una divisione tra ricchi e poveri”. La II UNCED di Rio diede grande risalto alle ONG, a scapito degli organismi ufficiali. Quasi settecento rappresentanti delle ONG sedevano all’Assemblea Generale. Tra questi spiccavano i rappresentanti delle “religioni tradizionali” e dei “popoli aborigeni”, presentati dall’ONU come tasselli fondamentali nella soluzione dei problemi ambientali: “Agenda 21 promuove i metodi e le conoscenze tradizionali dei popoli indigeni e delle loro comunità”. Il sistema tribale aborigeno fu presentato nella II UNCED come modello di “ecosostenibilità”, e di “stile di consumo”. Leggiamo in un documento: “I popoli indigeni sono gli unici che sono riusciti a gestire un ambiente sostenibile nel corso di migliaia di anni”. Sesta tendenza: accettazione delle religioni indigene e del modello tribale Non sorprende, quindi, che mentre si svolgeva la riunione ufficiale dell’ONU, su un colle vicino centinaia di “guide spirituali” – monaci buddisti, streghe, sciamani, devoti della New Age e via dicendo – realizzavano una sorta di happening esoterico intorno a un falò al ritmo di tamburi africani. A guidare gli incantesimi, nientedimeno che Hanne Strong, la moglie del Segretario generale dell’UNCED. “Il cerchio di fuoco rappresenta il regno della verità – spiegava Mrs. Strong – il falò il nesso col creatore. (…) Il nostro intento è di inviare energie di saggezza sull’Assemblea dell’ONU al fine di generare una rivoluzione spirituale”. Lungi dallo sprezzare tale contributo, i leader dell’ONU lo accolsero come una “nuova forma di coscienza ambientale”, che sarebbe dovuta servire da fondamento per la “rivoluzione eco-industriale” che cercavano di lanciare. Leggiamo in un documento dell’UNCED: “La Terra è un’entità vivente, tutto ciò che contiene ha un’anima”. E anche Maurice Strong, nel suo discorso di apertura, citò a lungo la «Dichiarazione della Sacra Terra» emessa qualche giorno prima dalla “Conferenza Mistica dei Leader Spirituali”. Questo riconoscimento ufficiale di credenze e di pratiche religiose esoteriche e tribali solleva seri interrogativi in merito alla sussistenza delle Nazioni Unite come organizzazione laica. E poi, cosa ci fa l’Internazionale Socialista, organismo anch’esso prettamente laico, fomentando le “religioni tradizionali” e il “modello aborigeno”? Gli indios dell’Amazzonas: proposti dagli ecologisti come modello di “ecosostenibilità” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2015 - 15

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