Calimera: “briciole” di storia ed economia

 

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Percorso di approfondimento di storia locale Classi III A e III C Scuola Secondaria di 1° grado a.s. 2014/15

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ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE CALIMERA Calimera: “briciole” di storia ed economia Percorso di approfondimento di storia locale Classi III A e III C Scuola Secondaria di 1° grado a.s. 2014/15 Docente referente: Prof.ssa Silvia De Mitri Dirigente Scolastico : Prof.ssa Piera LIGORI 2

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L’IMPRENDITORIA CALIMERESE NEL DOPOGUERRA E LA SUA EVOLUZIONE. I SUOI COLLEGAMENTI CON L’EMIGRAZIONE. TESTIMONIANZE DIRETTE SULLA STORIA DEL TABACCO TAPPE DEL CICLO DI PRODUZIONE NUOVE SVOLTE IMPRENDITORIALI Calimera: “briciole” di storia ed economia MUTAMENTI ECONOMICI E SOCIO-AMBIENTALI L’INCIDENTE AL «MAGAZZINO» L’IDENTITA’ DI CALIMERA NELLA COMUNITA’ 3 ELLENOFONA SALENTINA.

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Introduzione L’IDENTITA’ DI CALIMERA NELLA COMUNITA’ ELLENOFONA SALENTINA. La Grecìa salentina è un'isola linguistica ellenofona del Salento, situata nella Puglia meridionale, in provincia di Lecce, composta da nove comuni in cui si parla ancora un dialetto neogreco, noto come “griko”. La penetrazione greca nella penisola salentina si ebbe sia in epoca antica (Magna Grecia), sia con la successiva dominazione bizantina A partire dal 1990 il termine "Grecìa salentina" è stato in parte snaturato dal suo significato originario, diventando l'espressione di un consorzio di comuni, patrocinato anche dall'Unione Europea e si ripropone di valorizzare il patrimonio culturale e ambientale del territorio e incrementare i processi di scambio commerciale. Dell'Unione dei comuni della Grecìa Salentina fanno parte attualmente undici centri: Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino. I comuni dell'Unione condividono non solo la cultura, e in parte la lingua, ma anche una serie di servizi comprensoriali. La sede dell'Unione è Martano, ma recentemente la presidenza è stata spostata a Calimera. 4

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Uno studio effettuato dall’ Università del Salento, ha stabilito che in media, quasi in ogni paese, la popolazione è diminuita negli anni compresi tra il 2003 e il 2013; ad esempio, Calimera, nel 2003 contava circa 7500 abitanti, mentre ora essi sono circa 7000. Ciò accade anche a causa del saldo migratorio che, in alcuni casi, risulta negativo, cioè il numero degli emigrati supera quello degli immigrati; come si verificava a Calimera, che ha sempre avuto un saldo migratorio inferiore allo zero. Ciononostante il rapporto tra il numero degli iscritti e quello di coloro cancellati all’anagrafe è rimasto costante perché sono aumentati entrambi rispetto al 2003. La speranza di vita è alquanto elevata: è in crescita la popolazione con più di 85 anni. In relazione all’economia, poi, per la piccola dimensione dei paesi della “penisola ellenofona” le imprese, l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca e le industrie manifatturiere non hanno avuto modo di svilupparsi adeguatamente, tranne che per Martignano e Corigliano d’ Otranto: Calimera, infatti, non ha visto uno sviluppo in tali imprese. Riguardo alle imprese attive femminili e giovanili, il settore in cui vi è una più significativa “quota rosa” è generalmente quello del commercio all' ingrosso e al dettaglio, seguito da agricoltura, silvicoltura, pesca e ristorazione. Nella Grecìa Salentina risiedono molti imprenditori extracomunitari, il 10% di essi vive a Calimera, la restante parte negli altri comuni. 5

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La cittadina di Calimera, posta nella parte centrorientale della Penisola Salentina, oggi è particolarmente nota, come del resto tutto il territorio della Grecìa, per le sue iniziative culturali. Basti pensare al festival itinerante della Taranta, ai numerosi piatti tipici salentini, rinomati nella cucina internazionale, al riscoperto valore degli antichi mestieri artigianali. Tutto ciò ha incrementato notevolmente il turismo che ha dato impulso all’economia. In passato, invece, a causa della povertà del suo feudo, si basava quasi esclusivamente su attività marginali dell’agricoltura. Si distingueva, tuttavia, per la produzione del carbone, grazie al bosco di lecci che occupava buona parte del territorio. Ulteriore risorsa per il paese era costituita dalla produzione di tabacco, pianta che non necessita quantità notevole di acqua, infatti veniva coltivato in quelle zone dove la falda acquifera era molto profonda e difficile da raggiungere. 6

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TESTIMONIANZE DIRETTE SULLA STORIA DEL TABACCO Da testimonianze molto interessanti dei nonni e del papà di Ludovica (alunna della Scuola Secondaria di I grado di Calimera), si può capire quanto era faticoso e duro il lavoro nei campi, dalla semina al raccolto e infine alla consegna del tabacco. In passato molte famiglie erano occupate nella produzione del tabacco in quanto rappresentava l’unica fonte di sostentamento. Il ciclo di produzione del tabacco iniziava a gennaio con la semina in piccole serre dove le piante crescevano fino a maturazione delle foglie; si presentavano con un gambo spoglio in basso e ricco di foglie “verdi”, cioè non mature, in alto. Di solito occorrevano dai 4 ai 5 cicli di raccolta, che avveniva nei caldi mesi estivi, per pulire interamente la pianta. Questi cicli di raccolta venivano chiamati in sequenza : “frunzone”, “terza”, “seconda” e “prima”. Le foglie raccolte venivano trasportate in teli chiusi a fagottino dette “mante” e “cucite” insieme con aghi molto lunghi e appuntiti chiamati “cuceddre” fino a formare delle collane lunghe circa un metro. Queste collane, nel nostro dialetto, venivano chiamate “nzerte”. Le nzerte erano quindi, pronte per l’essiccazione che avveniva su appositi telai in legno chiamati “talaretti” che venivano allineati lungo le strade o nelle campagne; inoltre erano dotati di archi metallici su cui scorrevano, in caso di pioggia, dei teli di plastica. Ogni “talaretto” conteneva circa una ventina di “nzerte” che, una volta seccate, venivano legate insieme in gruppi da 10 formando il “pupulo”. 7

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I pupuli venivano realizzati all’alba o nei giorni più umidi, perché così le nzerte potevano essere toccate senza sbriciolarsi. TAPPE DEL CICLO DI PRODUZIONE. La semina aveva inizio a gennaio, poi, nel corso dell’inverno e a primavera iniziata, le piantine venivano trapiantate nei campi. Durante l’estate cominciava la raccolta che continuava per tutto l’autunno. Alla fine dell’anno tutto il raccolto veniva consegnato potevano iniziare la lavorazione. Le cooperative classificavano il prodotto, toglievano i fili dalla cucitura, lo ripulivano e lo inviavano al Monopolio di Stato. Per ottenere un buon raccolto, il lavoro delle famiglie era continuo, impegnativo e faticoso. Un tempo percorrere le strade di campagna significava ‘entrare in un mondo fatto di fatica e di schiene rivolte in giù’, ma anche di soddisfazione e fiducia nella vita; oggi la campagna appare deserta e triste nel suo abbandono. Questo è il racconto diretto di chi ha assaporato e vissuto questi momenti che sono stati, poi, funestati da episodi luttuosi in cui a pagare il conto di questo duro lavoro sono state, prevalentemente le donne, le ‘tabacchine’. alle cooperative che così 8

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L’INCIDENTE AL « MAGAZZINO » Alla coltivazione e alla raccolta del tabacco venivano impiegate soprattutto donne che, durante tutta l’estate, provvedevano anche a infilzare le grosse foglie in lunghe collane da appendere, come si è detto, ai taleretti. Con l’arrivo dell’autunno, molte donne che si erano dedicate alla coltivazione del tabacco continuavano a lavorare nei ‘magazzini’ , o pseudo fabbriche, che sorsero agli inizi del secolo scorso. Tabacchine al lavoro Questi magazzini cominciarono a crescere di numero fino a impiegare alcune centinaia di lavoratrici che, nelle prime ore dell’alba, si recavano in queste malsane ‘fabbriche’ e vi restavano tutto il giorno, salvo un breve intervallo a mezzogiorno per mangiare un ‘boccone’. Durante il lavoro, poi, c’era la ‘maestra’ che sorvegliava a vista le lavoratrici, le sgridava o multava se si distraevano o chiaccheravano fra di loro. 9

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Col passare del tempo, lavorare in questi luoghi era diventato quasi insopportabile, per cui cominciarono proteste e scioperi. I motivi erano diversi. Uno dei problemi più gravi era la sicurezza. I locali infatti non erano idonei dal punto di vista igienico e sanitario. Erano freddi, insalubri, privi di qualsiasi impianto igienico. Inoltre erano dotati di inferriate alle finestre, di una sola entrata e non prevedevano uscite di sicurezza, fondamentali per salvare la vita in caso di incidenti durante le ore lavorative. Infatti, a Calimera, un gravissimo incidente si verificò nel giugno del 1960, nel magazzino dei concessionari Villani e Pranzo, per un incendio improvviso durante le operazioni di disinfestazione con il solfuro di carbonio, altamente infiammabile. La legislazione prevedeva la presenza obbligatoria di un chimico e di operai spoecializzati, ma i concessionari incaricavano le stesse tabacchine per tali pericolose operazioni. Morirono 4 donne e altri subirono lesioni permanenti. 10

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MUTAMENTI ECONOMICI E SOCIO-AMBIENTALI La piccola comunità calimerese, nel corso degli anni, ha subito cambiamenti sia a livello economico che sociale e ambientale. Da sempre, si direbbe sin dalla sua nascita, quasi come una costola del Comune di Martano verso la grande foresta Salentina, l’estensione del territorio Calimerese è stata assai ridotta. Questo fattore, se da un lato ha reso il paese povero di prodotti agricoli per la difficoltà di sfruttare al meglio la poca terra, dall’altro ha costretto il cittadino calimerese ad industriarsi e a realizzare i suoi guadagni spesso fuori dal feudo di appartenenza. Ecco, dunque, come è possibile spiegare il fatto che l’economia calimerese, dapprima prevalentemente agricola, si è basata, in seguito, principalmente sulle attività commerciali ed artigianali, ciò creò, soprattutto nel Novecento ed in particolare dopo il secondo conflitto mondiale, un intenso fiorire di traffici, favoriti anche dai nuovi mezzi di locomozione più comodi e veloci. Una delle grandi occupazioni in quel periodo era quella relativa al settore del carbone. 11

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L’IMPRENDITORIA CALIMERESE NEL DOPOGUERRA E LA SUA EVOLUZIONE. I SUOI COLLEGAMENTI CON L’EMIGRAZIONE. Nel settore del carbone si creò una vera e propria imprenditoria costituita da quei soggetti che, possendendo maggiori risorse economiche, finanziavano la cosiddetta “partita”. Essi cioè acquistavano una certa quantità di legno recandosi direttamente nei boschi calabresi e lucani dove, alla guida di un “capo partita”, particolarmente esperto nel campo, rimaneva tutta la manovalanza calimerese. Era un vero e proprio cantiere, costituito da decine di persone, che si spostavano dal nostro paese e che, per alcuni mesi, vivevano in condizioni decisamente dure. “I Partitari” dormivano in campeggi di fortuna da loro stessi montati, si nutrivano per come possibile e spesso con le riserve portate dal paese o cuocendo essi stessi la 12

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solita minestra di legumi, costruivano la “craunara” con metodi tradizionali che si tramandavano di padre in figlio. La cranàra Questa era costituita da un grande mucchio di legname la cui base poggiava, per una certa profondità, sotto terra, in una buca sapientemente scavata ed al cui interno venivano opportunamente lasciati liberi dei canali per poter appiccare il fuoco. Il tutto era ricoperto da terra, creando una vera e propria fornace che, cuocendo a fuoco lento e costante per diverso tempo, riduceva il legno in carbone. Una volta ottenuto questo risultato, il prodotto poteva essere riportato nel nostro Comune e da qui commercializzato dappertutto. Il grosso del guadagno veniva intascato dagli imprenditori che avevano permesso l’opera e che lo dividevano in 13

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proporzione al capitale investito, mentre gli operai venivano pagati con un salario giornaliero. Vi era però tutto un indotto che viveva e prosperava su questo lavoro: dai proprietari dei mezzi di locomozione utilizzati per trasportare gli uomini, agli autisti che trasportavano il prodotto, alle varie botteghe che lo commercializzavano, ecc. Era dunque tutta un’ economia che fioriva e che consentiva al nostro paese di essere un po’ al riparo dalle preoccupazioni tipiche del mondo agricolo, legate alla quantità e alla qualità del frutto, al variare dei prezzi, alle inclemenze degli agenti atmosferici. Col trascorrere del tempo, però, man mano che ci si avvicina agli anni sessanta e settanta dello scorso secolo, questa attività, come tante altre, viene superata dall’adozione di nuovi sistemi e di nuove metodologie, certamente meno faticosi e più redditizi. 14

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NUOVE SVOLTE IMPRENDITORIALI Nel secondo dopoguerra, cominciava a sorgere una nuova imprenditoria, dedita principalmente all’edilizia ed al settore relativo alla trasformazione o completamento ( finitura ) del prodotto. Si impiantano le prime fabbriche, come la CEMER che importava le ceramiche dal nord e, dopo averle decorate, le esportava in tutto il mondo, o come la SOCEM che si occupava di preparare profilati in alluminio. Esse occuparono gran parte della mano d’opera calimerese, ma ebbero vita breve, esattamente fino a quando il famoso “boom economico” fece sentire i suoi effetti. La successiva crisi delle commesse e forse anche una mancata programmazione industriale determinarono il loro inesorabile declino, fino al definitivo fallimento. Probabilmente, fu proprio questo il periodo in cui si verificò con più forza il fenomeno dell’emigrazione dei nostri compaesani verso l’estero e verso le maggiori città del Nord Italia e, purtroppo, proprio in quegli anni si verificò una delle più gravi tragedie minerarie della storia. L’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier, nelle vicinanze immediate della cittadina belga di Marcinelle, si verificò un incendio che causò la strage di 262 minatori, tra cui 132 italiani. Alcuni di questi minatori erano cittadini di Calimera ai quali è dedicato il Monumento al Minatore. Comunque, si deve riconoscere che fino ad allora il fenomeno migratorio aveva 15

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