Azione nonviolenta - luglio agosto 2015 anno 52, n. 610

 

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Rivista del Movimento Nonviolento fondata da Aldo Capitini nel 1964

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to s u i g a r e e h c Ciò nni dopo vent’a Fondata da Aldo Capitini nel 1964 luglio-agosto 2015 Rivista bimestrale del Movimento Nonviolento | anno 52, n. 610 | contributo € 5,00

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3 4 7 8 Parole ed opere Mao Valpiana Die brücke Daniele Lugli Biani alla 7a Testimone e profeta Marco Boato 20 Tornare in Bosnia Roberto De Bernardis 27 Pagar es morir Jutta Steigerwald 30 Diario di bordo Alexander Langer 36 Il Mediterraneo e l’Europa Alexander Langer (appunti) 38 Maestro di nonviolenza Daniele Taurino 40 LA NONVIOLENZA NEL MONDO 42 ATTIVISSIMAMENTE 44 EDUCAZIONE E STILI DI VITA 12 Un amico della nonviolenza Mao Valpiana 14 I corpi civili di pace Gianni Tamino 18 L’ecologia integrale Marco Boschini, intervista a Michele Boato Direzione e Amministrazione Via Spagna, 8 - 37123 Verona (Italy) Tel. e Fax (+39) 045 8009803 E-mail: redazione@nonviolenti.org www.nonviolenti.org Editore Movimento Nonviolento (Associazione di Promozione Sociale) Codice fiscale 93100500235 Partita Iva 02878130232 Direttore Mao Valpiana Amministrazione Piercarlo Racca Redazione Elena Buccoliero, Gabriella Falcicchio, Roberto Rossi, Daniele Taurino, Pasquale Pugliese, Massimiliano Pilati, Caterina Bianciardi, Martina Lucia Lanza, Mauro Biani (vignetta). Gruppo di lavoro Centro per la Nonviolenza del Litorale romano, Fiumicino, Roma: Daniele Quilli, Alessandra Salis, Sara Colacicco, Mattia Scaccia, Alessandro Galderisi, Angela Argentieri e Franco De Nicola Stampa (su carta riciclata) a cura di Scripta s.c. via Albere 18 - 37138 Verona tel. 045 8102065 - fax 045 8102064 idea@scriptanet.net www.scriptanet.net Direttore responsabile Pietro Pinna Adesione al Movimento Nonviolento Per iscriversi o versare contributi al Movimento Nonviolento utilizzare il conto corrente postale 18745455 intestato a Movimento Nonviolento oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Contributo di adesione al MN”. L’adesione al MN (€ 60,00) comprende l’invio di Azione nonviolenta. Abbonamento annuo € 32,00 da versare sul conto corrente postale 18745455 intestato ad Movimento Nonviolento, oppure per bonifico bancario utilizzare il Codice IBAN: IT 35 U 07601 11700 000018745455. Nella causale specificare “Abbonamento ad AN”. Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 3091 vol. 31 foglio 721 del 4/4/1991 Registrazione del Tribunale di Verona n. 818 del 7/71988 Spedizione in abbonamento postale. Poste Italiane s.p.a. – DL 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB VERONA. Tassa pagata/Taxe perçue. Pubblicazione bimestrale, luglio-agosto, anno 52 n. 610, fascicolo 445 Periodico non in vendita, riservato ai soci del Movimento Nonviolento e agli abbonati Un numero arretrato contributo € 6,00 comprese le spese di spedizione. Chiuso in tipografia il 20 agosto 2015 Tiratura in 1300 copie. In copertina: Disegno di Mauro Biani Le immagini: Alle pagine 4, 5, 6, 9, 10, 12, 15, 16, 17, 42, 43, 44, 45, 46 le copertine di alcuni libri di e su Alexander Langer. Alle pagine 13, 19, 33, 34, disegni tratti dal fumetto In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer di Jacopo Frey e Nicola Gobbi. Alle pagine 21, 23, 26, 27 foto di Roberto De Bernardis realizzate in Bosnia Erzegovina.

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L’editoriale di Mao Valpiana Parole ed opere Vent’anni sono tanti. Un bel pezprattutto l’occasione per intrecciazo di vita. Sono gli anni che Alex re i percorsi che ognuno di noi ha Langer ha dedicato con energia, sviluppato, e ri-trovare il comune entusiasmo, intelligenza, curiosifilo conduttore, per una nuova netà, passione, compassione, al suo cessaria prospettiva politica. impegno pubblico, politico ed intellettuale. AmTra le tante iniziative che si stanno organizzando biente/pace/solidarietà sono i tre elementi deciper il ventennale langeriano, segnaliamo anche sivi del suo pensiero e della sua azione. Vent’anni il simposio promosso da Missionari Comboniasono anche la misura del tempo che ci separa ni e Movimento Nonviolento a Verona sabato dalla sua morte. Se ne è andato chiedendoci di 3 ottobre sull’enciclica Laudato si’, con un “diacontinuare in ciò che era giusto, ma ciò che “era logo sulla decrescita da Langer a Bergoglio”, e giusto”, ètesi ancora giusto? Cosa è cambiato da all’incontro pubblico “Le parole della convivenza” per di laurea su e lotta agli sprechi Parchi, turismo naturalistico e restauro lora adRisparmio oggi? La salute dell’ecosistema è peggioche si ambientale svilupperà a Bolzano dal 23 al 25 ottoeconomici per un consumo più sostenibile Mobilità intelligente, urbana ed extraurbana rata, leStrumenti guerre si moltiplicano, le ingiustizie sobre , organizzato dalla Fondazione Alexander Rifiuti urbani e industriali, riduzione e riciclo Società sostenibile, problemi planetari e locali 1° premio € 1.000 ciali sono cresciute, ha aumentato il Energie rinnovabili l’economia e risparmio energetico Educazione ambientale Langer Stiftung. Inoltre è in preparazione 2° premio € un 500 Movimenti e lotte ecologiste, nonviolente, degli utenti e consumatori Prevenzione ambientale della salute 3° premio € 250 divarioLegislazione tra ricchezza e povertà, le forme della ponuovo volume, dal titolo “Elogio della politica ambientale e a favore dei consumatori Rapporto tra specie umana e altre specie animali litica sono state stravolte … leriduzione idee e ele opere Economia per riparare ilemondo” (ed. eBiblioteca del Cigno) Inquinamenti di acqua, aria e ma suolo, prevenzione solidale commercio equo solidale e “trasparenza” nel hanno mercato, superato pregi e difettila della concorrenza Sicurezza degli utenti e dei consumatori di AlexInformazione sono andate avanti ed che sarà una sorta di itinerario tra dieci pensieprova delQuesto tempo. Infatti, per ogni che afri didella Alex interpretati diecidiautori: premio stimola l’Università adtema affrontare temi utili al futuro nostra società. Titoloda ed autore tutte le tesiuno con- strucorrenti, di tutti gli anni (ormai oltre 2000) si trovano nel sito www.ecoistituto-italia.org, nelle due sezioni Ecoistituto e Fondazione dei frontava, Alex cercava contemporaneamente di mento utile all’impegno politico soprattutto ICU. Nel nome di Laura Conti, la più grande divulgatrice ambientale italiana, che ci ha accompagnato per un lungo pezzo di strada, fanno conoscere ricerche resterebbero ignote. giovani. Questo nuovo volume uscirà per i 70 dare vita ad siuna campagna, un che progetto, un’iniFondazione ICU ed Ecoistituto del Veneto hanno come fine ricerca e divulgazione, rispettivamente, delle tematiche consumeriziativa.ste Vent’anni dopo, i suoi scritti e molte delle anni della nascita di Alex che festeggeremo il 22 ed ecologiche. A questo scopo, ICUhanno edita i Libri dei Consumatori (molti dei qualifebbraio frutto di rielaborazione di tesi vincitrici), che si possono richiedeazioni da lui avviate, ancora tanto da dire del 2016. re gratuitamente alla Fondazione (tel/fax 041.935.666); Ecoistituto del Veneto edita le riviste Gaia (trimestrale nazionale, che ospispesso articoli di neolaureati vincitori del Premio), Tera e AquaAlex (bimestrale veneto) e i Libri di Gaia. oggi una risorsa per e tantota da fare. rappresenta ancora Gli articoli che seguono costituiscono un insercambiare il mondo, questo preferiamo Sono ammesse le tesi discusse in una Università italiana negli anni accademici dal 2005-2006 inper poi, inviate ENTRO IL 30 SETTEMBRE un 2015 a:delle Ecoistituto del riviste Veneto - Viale Venezia, 7 - 30171 Venezia Mestre. La copia (da inviare siache in versione cartacea che su CDto comune due Azione nonviolenta inno alla sua vita più un lamento per la sua Rom) non verrà restituita e il lavoro potrà essere pubblicato, a firma dell’autore, nei Libri dei Consumatori, nel sito web e Gaia, che sonosuanche leLibri promotrici del conmorte. dell’Ecoistituto, Gaia e nei di Gaia. necessario compilare la scheda di partecipazione che può essere scaricata dal sito www.ecoistituto-italia.org. vegno È che si terrà aprevede Mestre sabatodi 26 settemLa partecipazione il versamento 10 euro per spese di segreteria sul ccpostale 29119880 intestato a: Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Venezia, 7 30171 Venezia-Mestre, bre nell’ambito dellaviale Fiera della città possibile, con causale “Premio ICU - Laura Conti”. dedicata Non sarà solo un momento La ad giuria,Alex. composta da Michele Boato, Tito Cortese, Anna Ciaperoni, Paolo Stevanato, Franco Rigosi, si riserva di non attribuire il 2° e 3° premio. commemorativo e di memoria ma anche e soD I R E T T O R E di Alex Langer 16° Premio tesi di laurea ICU - Laura Conti ecologia ed economia sostenibile GAIA FIERA DELLA CITTÀ POSSIBILE 2015 dedicata ad ALEX LANGER A 20 ANNI DALLA SUA MORTE PER PORTARE AVANTI INSIEME LE SUE/NOSTRE IDEE: Alex ci ha lasciati chiedendoci di “continuare in ciò che era giusto”: ma ciò che “era giusto”, è ancora giusto? Cosa è cambiato da allora ad oggi? La salute dell’ecosistema è peggiorata, la ingiustizie sociali sono cresciute, l’economia ha aumentato il divario tra ricchezza e povertà, le forme della politica sono state stravolte... SABATO 26 SETTEMBRE dalle 10 alle 18 a Mestre - info e prenotazioni: micheleboato@tin.it Non sarà solo un momento commemorativo e di memoria ma anche e soprattutto l’occasione per intrecciare i percorsi che ognuno di noi ha sviluppato, e ri-trovare il comune filo conduttore, per una nuova necessaria prospettiva politica. Finora hanno confermato la loro presenza: Alex ZANOTELLI (Nigrizia-AcquaBeneComune) Napoli Alberto PERINO (portavoce No Tav ) Val di Susa Renato ACCORINTI (No ponte) Sindaco di Messina Jutta STEIGENWALD (Campagna Nord-Sud) Monaco di Baviera Domenico FINIGUERRA (Salviamo il paesaggio) Lombardia Francuccio GESUALDI (C. Nuovo Modello di Sviluppo) Pisa Marinella CORREGGIA (giornalista) Lazio Alessandro MARESCOTTI (Peacelink) Taranto Guido VIALE (economista) Milano Edi RABINI (Fondazione Langer) Bolzano Franco LORENZONI (Casa laboratorio di Cenci) Umbria Mao VALPIANA (Azione nonviolenta-F.ne Langer) Verona Michele BOATO (Gaia-Ecoistituto A. Langer) Mestre-Ve DOMENICA 27 SETTEMBRE dalle 10 alle 18 a Mestre Giardini di via Piave (stazione) Mercatini, Laboratori, Spettacoli, Dibattiti Azione nonviolenta | 3 www.ecoistituto-italia.org

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Die brücke La metafora del ponte di Daniele Lugli* Forse nessuna metafora è più usata a proposito di Langer di quella del ponte. È nella sua biografia forse anche da prima ma, almeno, da quando, ventunenne, fonda la rivista bilingue, die brücke il ponte, e scrive su Il Ponte di Enriques Agnoletti, già di Piero Calamandrei, un lungo articolo sul Sudtirolo. È parso perciò naturale a un amico consigliere comunale promuovere a Langer l’intestazione a Ferrara di un piccolo ponte, una passerella ciclo pedonale, come già si è fatto a Bolzano. Quello di Ferrara, più largo che lungo, scavalca un fosso, dove scorre il Gramicia, un tempo pieno di vita dove i ragazzi pescavano e facevano il bagno. Il ponticello collega alla città un grande parco che giunge fino al Po. A Ferrara c’è un Ponte della Pace su un vecchio ramo del fiume, ma molti, forse i più, lo chiamano ancora Ponte dell’Impero. Almeno quello intitolato ad Alex non avrà questo ricordo. Lui stesso si sentiva ponte e scriveva Sul mio ponte si transita in entrambe le direzioni, e sono contento di poter contribuire a far circolare idee e persone. Ponte lui stesso dunque e di ponti costruttore ovunque si è portato, viaggiatore leggero come nessun altro. Generoso costruttore per noi, lui non ne aveva bisogno: saltava i fossi per la lunga! Straordinario esempio di leggerezza, come nella lezione di Italo Calvino: Cavalcanti che si libera d’un salto “sì come colui che leggerissimo era”. Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta- filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità * Presidente emerito del Movimento Nonviolento, già Difensore civico dell’Emilia Romagna contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite. Nel salto Alex non abbiamo saputo, né sappiamo, seguirlo, ma neppure proseguire in ciò che era giusto, come ci ha raccomandato nel suo congedo. E come ci ricorda Nadia Scardeoni Palumbo presentandone un’antologia di scritti: “Ed è dalla sua storia - se possiamo intuire la fatica del vivere separati nella casa comune - da quel 4 | luglio - agosto 2015

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suo essere una sorta di laboratorio armonico di organi propedeutici la formazione dei cittadini del mondo, che si innalza la sua creatura: il ponte, la più ardita e la più fragile delle costruzioni relazionali. Il ponte per il superamento delle diversità, degli ostacoli naturali, delle fratture anche le più violente. Ovunque le storie degli uomini sono divise e cieche di fronte al loro indivisibile destino, Alex lavora, studia, analizza, progetta, propone. Ed era un fiorire di ponti”. Dobbiamo essere capaci di essere ponti quando ci viene richiesto e riconoscerli dove sono, per improbabili che appaiano. Alla fine del ’90, mentre si preannunciava il crollo del regime ci invitava ad essere per gli albanesi come loro ci vedevano dirimpettai italiani…un ponte verso tutta l’Europa. Loro ci apparvero solo molto fastidiosi e pericolosi invasori. Nel ’91, è in Palestina-Israele, come costantemente diceva e scriveva: Quanto più sacra la terra, tanto più aspra la contesa riconosceva, ma vedeva un aspetto positivo in quello che ai più, e anche a me, pare un punto particolarmente critico: la competizione demografica può costruire il ponte tra Israele e i Palestinesi. Sempre in quell’anno, prima del dono del Tentativo di decalogo per una convivenza interetnica, ha scritto che gli immigrati che rappresentano la diretta sporgenza ed ingerenza del Sud (e dell’Est) nel nostro mondo, sono oggi anche il primo banco di prova di tutti i nostri discorsi sulla cooperazione equa e solidale e sul risarcimento, e possono diventare un importante “ponte” tra le nostre società e le loro comunità di provenienza. Non vuol dire che non si possa o debba prendere posizione di fronte all’aggressione. La vicenda dei Balcani è forse quella che ha più dolorosamente colpito Alex. È quando il ponte sembra separare il bene dal male: succede, è successo. In Oltre il ponte canta Calvino: Avevamo vent’anni e oltre il ponte/ Oltre il ponte che è in mano nemica/ Vedevam l’altra riva, la vita,/ Tutto il bene del mondo oltre il ponte…/ Tutto il male avevamo di fronte,/ Tutto il bene avevamo nel cuore,/ A vent’anni la vita è oltre il ponte,/ Oltre il fuoco comincia l’amore. Ma poi i ponti vanno ricostruiti e come i suoi amici della Fondazione, a partire da Edi Rabini, ricordano un ponte si regge su due sponde, e identificarsi con una soltanto è uno sbilanciamento esiziale, come lo è illudersi che il ponte esista ancora mentre è invece crollato. E i ponti necessari sono tanti: fra memorie amaramente contrastanti, come fa Adopt Srebrenica, premio Langer 2015 o un ponte fra chi soffre e chi può imparare a condividere il dolore, secondo l’azione di Borderline Sicilia, per una fratellanza euromediterranea, premio Langer 2014. Questo aspetto non è sfuggito a due giovani, Jacopo Frey e Nicola Gobbi, che per la loro età non hanno potuto conoscerlo, ma lo hanno studiato, ne hanno scritto e disegnato In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer. È scritto nella recensione su l’Alto Adige: Ed eccolo allora, costruttore di ponti, a ricostruire il ponte di Mehemed Pascià, un ponte ideale e simbolico che assomma il ponte sulla Drina e quello sulla Zepa, raccontati da Ivo Andrich, tanto amato da Langer. E poi ancora il ponte di Mostar e perfino compare il ponte Talvera, durante la famosa manifestazione contro le gabbie etniche e il censimento. Li ho visti quei ponti in Jugoslavia negli anni sessanta e non più dopo. Di quello sul Talvera ho ricordi più recenti: separava nettamente, e credo separi ancora, dal centro tedesco la zona nuova, italiana. Ci stavano miei parenti, ora scomparsi, e ancora qualche amica Azione nonviolenta | 5

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e amico cari. Nell’autunno del 1980, Langer, con alcuni compagni, al ponte, ferma i passanti e chiede “Italiano o Tedesco?”. Secondo la risposta li fa a passare da una parte o dall’altra del ponte, segno di una separazione persistente nella sua terra amata e ribadita dal censimento etnico. Quanto ha puntato Alex a un’Europa unita, ponte capace di superare ogni confine, di ogni tipo, nel continente e di promuovere diritti e unità anche oltre, a partire dal Mediterraneo. Siamo ben lontani da questo necessario obiettivo che apparve più chiaro nell’immediato dopoguerra. Anche a questo ci riporta Goffredo Fofi, introducendo Il viaggiatore leggero: “Piero Calamandrei fondando, a guerra appena conclusa, una rivista che si chiamava Il Ponte, il significato metaforico ma anche concreto dei ponti, da riedificare dopo le distruzioni della guerra che si era accanita a distruggerli. Ponti veri, che gli uni o gli altri avevano fatto saltare, e che dovevano mettere di nuovo in comunicazione e in commercio persone e città, culture e territori. Ponti ideali, che potessero permettere ai vinti e ai vincitori, tutti infine perdenti, sopravvissuti ai conflitti e alle stragi e cioè al dominio della morte, di ritrovare nell’incontro e nel dialogo la possibilità di un futuro migliore”. Sempre Fofi ci ricorda Il progetto semplicissimo e immenso di far da ponte tra le parti in lotta, che ad Alex costò infine la vita, è fallito e continua a fallire. È un desiderio che l’amico e compagno Franco Lorenzoni ha visto in lui di essere ponte, di incarnare del ponte quella linea leggera che regge il peso delle pietre in virtù della sua curva, grazie all’intuizione di una forma e di un azzardo. È una linea che rintracciamo a fatica, ma nella consapevolezza anche che la linea non basta. Ci vogliono pietre capaci di tradurla nella realtà, di renderla effettiva e percorribile. Queste pietre siamo noi, con le nostre istituzioni, le nostre relazioni. E anche qui, con l’attenzione al dettaglio e nella sua capacità analitica, ci è d’aiuto Alex, ma c’è tanto da lavorare. L’ha detto, ancora una volta, bene Italo Calvino ne Le città invisibili: “Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. - Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? - chiede Kublai Kan. - Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, - risponde Marco, - ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: - Perché mi parli delle pietre? è solo dell’arco che mi importa. Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco”. Riprendo ancora da Fofi: “Alex Langer ha svolto una funzione di ponte in due direzioni prioritarie: quella di accostare popoli e fazioni, di attutirne lo scontro e di promuoverne l’incontro, e quella dell’apertura a un rapporto nuovo tra l’uomo e il suo ambiente naturale. E se nel primo caso, quello più determinato dalle pesanti contingenze della storia (per Alex, la guerra interna alla ex Jugoslavia), si trattava di far da ponte ma anche da intercapedine, da camera d’aria dove potesse esprimersi un dialogo assai difficile, nel secondo si trattava piuttosto di additare nuovi territori all’azione politica responsabile, allargandone il significato da città a contesto, da polis a natura”. Il piccolo ponte che collega la città di Ferrara, patrimonio dell’Unesco per l’impianto urbanistico, risponde bene a questa seconda direzione. L’intitolazione di una scuola, alla quale si pensa, può richiamarsi alla prima. 6 | luglio - agosto 2015

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Testimone e profeta della conversione ecologica e della convivenza inter-etnica morte, il 3 giugno scorso, a Bruxelles, il Gruppo verde al Parlamento europeo – di cui lui era stato eletto per due volte co-presidente - gli ha dedicato una struggente iniziativa in memoria. Un’autentica testimonianza a più voci di quella “trasversalità” che Langer aveva praticato in tutta la sua vita e che ora si realizzava anche post-mortem, proprio parlando di lui. “Vorremmo esistere per tutti, essere di aiuto ed entrare in contatto con tutti – scriveva il quindicenne Langer nella rivista giovanile ‘Offenes Wort’ (‘Parola aperta’) -. Il nostro aiuto è aperto a tutti, così come per tutti vale la nostra preghiera. Venite a noi, e vi aiuteremo con tutte le nostre forze. Ma che cosa ci spinge a farlo? L’amore per il prossimo. Dobbiamo prendere sul serio la tanto declamata carità cristiana, senza mezze misure”. E davvero “senza mezze misure” poi Alexander Langer si è speso “per tutti”, per tutta la sua vita, fino all’esaurimento delle proprie forze ed a quell’estremo lamento di quel disperato 3 luglio 1995: “I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. ‘Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati’. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto” (“Seid nicht traurig, macht weiter was gut war”). Negli anni ’80 Alexander Langer mette il tema della “convivenza inter-etnica” al centro delle sue riflessioni e del suo impegno politico e culturale, riprendendo tematiche che aveva cominciato ad affrontare fin dalla sua più giovane età. È questo il periodo in cui cominciano inoltre le sue riflessioni e proposte sulla “conversione ecologica”, anche con un rapporto di dialogo con Rudolf Bahro, un marxista “eretico” uscito dalla DDR ed entrato in relazione con i “Grünen” della Germania federale, e con le teorizzazioni sulla “società conviviale” di Ivan Illich. di Marco Boato* A venti anni dalla sua morte volontaria (3 luglio 1995), la figura di Alexander Langer (“Alex” per gli amici) è più attuale che mai. Per certi aspetti, la sua figura è più conosciuta e “riconosciuta” oggi che non quando era in vita, una vita durante la quale ha dovuto subire anche molte amarezze e misconoscimenti. Per questo parlo di lui come “testimone” (oltre che “protagonista”), ma anche come “profeta” del nostro tempo. Basterebbe ricordare come tematiche per lui essenziali – quali la “conversione ecologica” e la “convivenza interetnica”– fossero ignorate o disconosciute durante la sua vita, mentre negli anni più recenti sono diventate ricorrenti, la prima nel dibattito ecologico e la seconda nelle riflessioni pubbliche sulle relazioni inter-etniche non solo nel suo Alto Adige/Südtirol, ma anche in Bosnia e oggi in Ucraina, Afghanistan, Siria, Iraq, Libia, Israele e Palestina, e via purtroppo elencando, comprese molte realtà europee oggi attraversate da pulsioni razziste e xenofobe. Sabato 13 giugno, parlando a migliaia di scout, papa Francesco ha ammonito: “Abbiate capacità di dialogo con la società, mi raccomando: capacità di dialogo! Fare ponti, fare ponti in questa società, dove c’è l’abitudine di fare muri: voi fate ponti per favore”. È esattamente quello che Langer ha fatto per tutta la vita e nel 1986, inviando a “Belfagor” una sua breve autobiografia (“Minima personalia”), ha scritto: “Sul mio ponte si transita in entrambe le direzioni, e sono contento di poter contribuire a far circolare idee e persone”. In questi giorni esce nelle librerie un mio volumetto su di lui, e non a caso è intitolato: “Alexander Langer. Costruttore di ponti” (La Scuola). Ad un mese esatto dal ventesimo anniversario della sua *Promotore della Scuola Langer di Trento, già parlamentare. Sociologo e giornalista 8 | luglio - agosto 2015

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Nel 1980-81 Langer si dedica anche in modo particolare ad una vasta campagna di opinione e di mobilitazione contro il “censimento etnico” del 1981, introdotto con una norma di attuazione del luglio 1976 e allora di imminente realizzazione in Sudtirolo. La campagna contro le “schedature etniche” e quelle che definisce le “nuove opzioni” (in memoria delle famigerate “opzioni” introdotte nel 1939 dall’accordo tra Hitler e Mussolini) provoca uno scontro durissimo con la Svp di Silvius Magnago, che lo attacca frontalmente come un “Autonomiefeind”, come un nemico dell’Autonomia. In realtà, Langer all’Autonomia aveva dedicato già la sua tesi di laurea a Firenze col costituzionalista Paolo Barile e poi per tutta la vita si era impegnato a concepire una Autonomia non chiusa in se stessa e capace appunto di realizzare una piena convivenza inter-etnica, e non una rigida separazione, come allora alcuni esponenti politici pretendevano, affermando che era meglio separarsi il più possibile…per comprendersi meglio. Dopo essere stato eletto per tre volte nel Consiglio regionale/provinciale a Bolzano, per due volte, nel 1989 e nel 1994, viene eletto nel Parlamento europeo per i Verdi nella Circoscrizione Nord-Est. Nel 1992 chiede ai Verdi trentini di pubblicare il suo unico libro uscito in vita e a me di scriverne la prefazione italiana: “Vie di pace/ Frieden Schließen” (Arcobaleno). Un libro bilingue ricchissimo di analisi, informazioni e proposte “a tutto campo”, sul piano politico e culturale. Ecco come si autopresenta nella nota biografica finale: “Nel movimento ecologista e pacifista Langer da tempo contribuisce allo sforzo di elaborare una prospettiva culturale e politica che consenta ai verdi di diventare portatori di una proposta globale; in quest’opera Langer partecipa ad un intenso dialogo di ricerca con la cultura della sinistra, dell’area radicale, dell’impegno cristiano e religioso, delle nuove spiritualità, di aree non-conformiste ed originali che oggi emergono a pieno campo, anche tra conservatori e a destra, e da movimenti non compresi nell’arco canonico della politica. Sostenitore del carattere trasversale ed innovativo del movimento verde”. Ed ecco, dopo essersi per così dire autodefinito, come presenta sinteticamente i suoi valori e obiettivi: “Langer crede poco nell’ecologia dei filtri e dei valori-limite (senza trascurare, tuttavia, la battaglia per gli uni e per gli altri) e si considera impegnato in favore di una conversione ecologica della società: preferire l’autolimitazione cosciente, la valorizzazione della dimensione locale e comunitaria, la convivialità; non inquinare e realizzare condizioni di giustizia, di pace, di integrità della biosfera, piuttosto che inseguire rimedi, aggiustamenti e disinquinamenti sempre più sofisticati ed artificiali per tentare di correggere condizioni di vita sempre più ingiuste, degradate, violente e povere di senso; l’ecologia ha bisogno non solo di provvedimenti e riforme, ma anche di una dimensione spirituale e di valori profondi”. Nella sua veste di parlamentare europeo, Langer intensifica i suoi viaggi e le sue iniziative a livello internazionale, assumendo anche la responsabilità, dal gennaio 1991, di presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l’Albania, la Bulgaria e la Romania. Intensificò poi il suo rapporto con la ex-Jugoslavia, attraverso la “Carovana europea di pace” (settembre 1991) ed il “Forum di Verona per la pace e la riconciliazione” (1992). Scoppiata la guerra in Bosnia, mantiene rapporti molto stretti, in particolare con la città inter-etnica di Tuzla e col Azione nonviolenta | 9

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suo sindaco Selim Beslagic, che, insieme a Renzo Imbeni, accompagna a Strasburgo, Bolzano e Bologna. Il 26 giugno 1995 (pochi giorni prima della sua morte volontaria) si reca con una delegazione europea a Cannes, dove si svolge il vertice dei capi di Stato e di governo europei. Presenta il drammatico appello “L’Europa nasce o muore a Sarajevo” e, nell’incontro col neo-eletto presidente francese Jacques Chirac (il quale appena eletto aveva fatto riprendere gli esperimenti nucleari a Mururoa, sospesi in precedenza da Mitterrand), chiede esplicitamente un intervento di “polizia internazionale” in Bosnia, dove l’assedio di Sarajevo dura ormai da tre anni. Chirac gli risponde negativamente con una sorta di elucubrazione “pacifista”. Dopo la strage di Tuzla del mese prima (oltre 70 giovani uccisi, centinaia feriti), Selim Beslagic aveva scritto: “Voi state a guardare e non fate niente, mentre un nuovo fascismo ci sta bombardando: se non intervenite per fermarli, voi che potete, siete complici, è impossibile che non vi rendiate conto”. Chirac non si rendeva conto, e non solo lui. Una settimana dopo la morte di Alex ci fu la carneficina di Srebrenica. Con parole terribilmente profetiche, Langer aveva così concluso il suo ultimo scritto: “Con che faccia continueremo a blaterare di Onu e Osce come futura architettura di pace e di sicurezza, se poi i soldati dell’Onu diventano ostaggi e il loro mandato consente loro solo la forza necessaria per proteggere se stessi e i loro compagni?”. Uomo “senza frontiere” (“ohne Grenzen”) e uomo del dialogo Alexander Langer lo fu con tutti e anche nei confronti della sinistra comunista e post-comunista. Dopo lo scioglimento del Pci e la costituzione del Pds e dopo la sconfitta dei “Progressisti” di Occhetto e Bertinotti nelle elezioni politiche del marzo 1994 ad opera di Forza Italia di Berlusconi e dei suoi alleati, si aprì un dibattito sulla ricerca di un nuovo leader anche al di fuori dello schieramento di partito e si parlò (da parte di Ezio Mauro, allora a “La Stampa”) della necessità o possibilità di un “papa straniero”, come era avvenuto per la Chiesa cattolica con l’elezione del polacco Giovanni Paolo II. Langer scrive allora una lettera aperta al Pds, nella quale si legge una analisi, che trova ancor oggi una straordinaria attualità, a distanza di 21 anni: “Una riedizione della coalizione progressista o di altri consimili cartelli non riuscirà a convincere la maggioranza degli italiani a conferirle un incarico di governo. Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata ‘di sinistra’. Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi. Occorre un forte progetto etico, politico e culturale, senza integralismi ed egemonie, con la costruzione di un programma e di una leadership a partire dal territorio e dai cittadini impegnati, non dai salotti televisivi o dalle stanze dei partiti. Bisogna far intravvedere l’alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli”. Negli anni ’80 e ’90 (fino alla morte) Alexander Langer ha saputo dialogare e interagire inoltre con tutte le principali associazioni ambientaliste ed ecologiste, italiane ed internazionali. Ebbe un ruolo importante al “Summit della Terra”, la Conferenza mondiale sull’ambiente di Rio de 10 | luglio - agosto 2015

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Janeiro del 1992, stringendo rapporti con molte organizzazioni internazionali ecologiste e del commercio equo e solidale. Nelle ultime settimane della sua vita si era particolarmente impegnato per organizzare l’iniziativa “Euromediterranea” a Palermo, in alternativa all’iniziativa europea “ufficiale” di Barcellona, che riteneva radicalmente insufficiente (e che tale si dimostrò). Anche su questo terreno, rispetto al dialogo con tutti i popoli del Mediterraneo, egli si era dimostrato lungimirante e “profetico”, tanto più se si riflette sulla realtà attuale, a venti anni di distanza. Dopo la sua morte, venne ritrovato un suo breve testo inedito, scritto in tedesco, nel quale il 4 marzo 1990 rivolgeva a se stesso alcune domande politiche ed esistenziali. L’elenco di queste “Fragen”, per lo più ciascuna di poche parole, si concludeva con una più lunga, rileggendo la quale viene da chiedersi se non stesse già cominciando allora in lui quella riflessione e quella crisi interiore, che cinque anni dopo lo portò alla scelta estrema: “Tu che ormai fai ‘il militante’ da oltre 25 anni e che hai attraversato le esperienze del pacifismo, della sinistra cristiana, del ’68 (già ‘da grande’), dell’estremismo degli anni ’70, del sindacato, della solidarietà con il Cile e con l’America Latina, col Portogallo, con la Palestina, della nuova sinistra, del localismo, del terzomondismo e dell’ecologia – da dove prendi le energie per ‘fare’ ancora?” Vi sono alcuni temi ricorrenti negli scritti e discorsi degli ultimi anni: “Solve et coagula”, una formula latina dell’antica alchimia, con la quale cercava di impedire le sclerotizzazioni partitiche e invitava a rendere “bio-degradabili” anche i movimenti e le forze politiche a cui lui stesso apparteneva; “lentius, profundius, suavius” (“più lentamente, più profondamente, più dolcemente”): era il motto che Langer proponeva in contrapposizione al motto olimpico “citius, altius, fortius” (“più veloce, più alto, più forte”), come paradigma per la conversione ecologica. Se il decalogo sulla convivenza può essere considerato il suo capolavoro dal punto di vista “teorico”, c’è un altro suo testo di straordinaria bellezza, anche dal punto di vista letterario, che meriterebbe di comparire a pieno titolo nelle antologie scolastiche: la lettera indirizzata al “Caro San Cristoforo”, un testo del 1990 dove già compare un interrogativo radicale: “Perché mi rivolgo a te alle soglie dell’anno 2000? Perché penso che oggi in molti siamo in una situazione simile alla tua, e che la traversata che ci sta davanti richieda forze impari, non diversamente da come a te doveva sembrare il tuo compito in quella notte, tanto da dubitare di farcela. E che la tua avventura possa essere una parabola di quella che sta dinnanzi a noi”. Questo interrogativo diventa drammatico quando il 21 ottobre 1992, su “il Manifesto”, conclude con queste parole il suo articolo “Addio, Petra Kelly”, dedicato alla tragica morte della leader verde tedesca: “Forse è troppo arduo essere individualmente degli ‘Hoffnungsträger’, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”. Alla fine del 1994, in una lettera rivolta ad una più ampia cerchia di amici, scriveva: “Personalmente ho passato un periodo di transizione assai travagliato” e “ancora non so dove questa transizione ci/mi porterà: il bisogno di una nuova sponda per un impegno sociale e politico, che continuo a ritenere di grande (ma non esagerata) importanza, resta più che mai aperto e non conosce scorciatoie progressiste né rassicuranti giaculatorie verdi”. Nel maggio 1995, aggiornando un testo sulla figura biblica di Giona e dedicandolo alla memoria del vescovo di Molfetta, Tonino Bello, scriveva: “Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare – semmai – altrove nuovi appezzamenti, per modesti che siano?”. E aggiungeva, quasi parlando a se stesso: “Non so come don Tonino abbia deciso di fare il prete e il vescovo. Non so se abbia mai sentito forti esitazioni, l’impulso di dimettersi, una sensazione di inutilità del suo mandato”. Mancavano solo due mesi a quelle che sono state definite le sue “estreme dimissioni”. Dopo averci a lungo pensato, dopo aver vagliato ogni alternativa possibile, quando Alexander Langer ha finalmente deciso di andarsene “altrove”, se ne è andato davvero e per sempre. A chi ancora oggi si interroga sulla sua tragica scelta, non resta che rileggere il suo estremo messaggio: “Ich derpack’s einfach nimmer/Non ce la faccio più”. Azione nonviolenta | 11

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Un amico della nonviolenza Convinto e convincente di Mao Valpiana* “Chiedi chi erano i Beatles” cantavano gli Stadio nel 1984. In quel caso la risposta era molto facile. I Fab Four erano il miglior gruppo musicale del ‘900. Qualche giorno fa ad un convegno a Trento mi è stata posta la domanda “Chiedi chi era Alex Langer”. E qui la risposta è più difficile. Perché Alex non è definibile con una sola categoria: è stato insegnate, intellettuale, traduttore, politico, giornalista, saggista, verde, europeista, leader di movimento e via elencando. Egli si descrisse come un “portatore di speranza”. Per me è sempre stato semplicemente una bella persona, un amico della nonviolenza. Oggi lo ricordiamo come colui che ha cercato di applicare la nonviolenza negli ambiti forse più difficili per farlo: la politica e le istituzioni. È stato detto, giustamente, che Alex era il più impolitico dei politici, eppure è stato il rappresentante istituzionale (consigliere regionale ed eurodeputato) di un vasto movimento ecologista e pacifista, che insieme a tante sconfitte ha raggiunto anche straordinari risultati concreti. Ha saputo attraversare cariche prestigiose senza rimanere invischiato nelle sabbie mobili del potere; ha trattato alla pari con capi di Stato senza mai tradire la sua vocazione francescana. Ha fatto politica non per se stesso ma “per fare pace tra gli uomini e con la natura”. E c’è riuscito perché in lui c’era anche la dimensione profetica. Sapeva vedere al di là dell’orizzonte, e sapeva trasmettere la visione. Poi sapeva indicare la strada. Profeta e politico. Ma essere utopisti e realisti nello stesso tempo è un compito arduo. Non si è mai definito “un pacifista”, ma piuttosto “un facitore di pace”, o meglio di “paci”, al plurale, poiché ogni conflitto è una storia a sé, richiede una soluzione particolare, specifica; non esiste una ricetta di pace che va sempre bene per tutto. La costruzione della pace è un cammino faticoso, spesso sconosciuto. E lui l’ha faticosamente ricercata in Sudtirolo come in Bosnia. A vent’anni dalla disperata dipartita, sentiamo ancora intatta la nostalgia e anche il vuoto lasciato dalla sua assenza. Non c’è incontro, riunione, convegno, assemblea, congresso di movimento dove Alex non venga in qualche modo ricordato, citato, rimpianto. Ci manca. Ma lo sentiamo anche fortemente vicino, compresente. Alla domanda ricorrente “perché?” non ci può essere risposta, ma ognuno di noi un senso a quella morte lo vuole dare: forse a schiacciarlo è stato il troppo amore, la troppa compassione, il farsi * Presidente del Movimento Nonviolento 12 | luglio - agosto 2015

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carico senza limite dei pesi altrui. Come il suo amato San Cristoforo Alex aveva preso sulle spalle un bambino per portarlo dall’altra parte, ma ancor prima della fine della traversata si è accorto che aveva accettato il compito più gravoso della sua vita, e che doveva mettercela tutta, con un estremo sforzo, per arrivare di là. Non ce l’ha fatta, Alex, a concludere la traversata del fiume, stanco e oberato ha religiosamente accettato il suo calvario; ma la preziosa eredità di idee ed azioni che ha lasciato, oggi la ritroviamo sparsa ovunque, persino nell’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’. La figura di Langer oggi piace molto ai giovani. Lo sentono attuale, vero, coerente. Offre loro un’idea di politica così diversa e bella rispetto alla decadenza e alle miserie che hanno visto negli ul- timi decenni. La forza di Alex sta nel fatto che viveva coerentemente con ciò che diceva. Nel suo “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica”, al punto 9 scrive (e sembra davvero scritto per noi oggi): Una necessità si erge pertanto imperiosa su tutte le altre: bandire ogni forma di violenza, reagire con la massima decisione ogni volta che si affacci il germe della violenza etnica, che - se tollerato - rischia di innescare spirali davvero devastanti e incontrollabili. Ed anche in questo caso non bastano leggi o polizie, ma occorre una decisa repulsa sociale e morale, con radici forti: un convinto e convincente no alla violenza. Il convinto e convincente no alla violenza è per me una definizione essenziale della nonviolenza. Langer descrive e interpreta la nonviolenza senza mai nominarla esplicitamente. Di sicuro è una scelta voluta e motivata. La ricerca di strumenti efficaci per la convivenza interetnica, ha portato alla nonviolenza, il cui cuore sta proprio nel rifiuto della violenza. No alla violenza, dice Langer. E non aggiunge altro. Non ha bisogno di specificare “senza se e senza ma”, o – come più probabilmente avrebbe fatto - “con tanti se e tanti ma”. Dice solo “no alla violenza”, e tutti capiscono cosa significhi. È un no chiaro e deciso. Ma deve essere anche “convinto e convincente”. Convinto. Chi rifiuta la violenza deve aver fatto un percorso interiore, deve esserne intimamente convinto, persuaso direbbe Capitini, deve rifiutare innanzitutto la propria violenza, quella che viene da dentro di sé, prima di poter ripudiare quella esterna, quella degli altri. Convincente. Il rifiuto della violenza non può essere uno slogan, una bandiera, un precetto. Diventa un messaggio convincente solo se chi lo riceve ne vede l’utilità, ne capisce l’importanza decisiva. Diventa convincente un messaggio di cui si vede l’efficacia, oltre alla bontà della testimonianza. Se si è convinti si riesce ad essere convincenti. E si è convincenti solo se si è davvero convinti. Alex era un convinto della nonviolenza, nella parola e nell’azione, e perciò ancor oggi la sua testimonianza è convincente. Azione nonviolenta | 13

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I corpi civili di pace e la de-crescita sulla scorta del progetto di Shanti Sena (Esercito della Pace/Brigate di Pace) proposto da Gandhi e nel 1990, Alberto L’Abate organizzò un campo di pace a Bagdad dove si riunivano i “Volontari di Pace in Medio Oriente”, provenienti da varie parti del mondo, che cercarono di prevenire la prima guerra del Golfo (poi L’Abate realizzò un progetto simile in Kossovo). Ma fu dopo la crisi della ex Jugoslavia e soprattutto durante il conflitto in Bosnia che si vide chiaramente la necessità di intervenire con metodi nonviolenti per prevenire la guerra. Infatti l’opzione militare non solo non può prevenire i conflitti, ma non può neppure riportare la pace, tutt’al più può far cessare uno scontro armato e da qui la necessità di istituire strutture riconosciute a livello internazionale di “corpi civili di pace”, con lo scopo di favorire il dialogo tra le parti in conflitto, ripristinare condizioni di reciproca fiducia, sviluppare i valori della convivenza e della coesistenza pacifica, sia per prevenire che per favorire una ricomposizione pacifica dei conflitti. Ma questo non significa utilizzo dei corpi civili di pace come interposizione preventiva prima dell’inizio di un conflitto armato o di utilizzo dei corpi civili di pace addirittura nel momento in cui scoppia la guerra, ipotesi che venne esclusa sia da Arno Truger come da Langer, che scriveva3: “Se il conflitto si trasforma in una vera guerra, i civili farebbero meglio a fuggire dal campo di battaglia”. Su queste basi Alex propose all’inizio del 1995 un emendamento che prevedeva l’istituzione del “Corpo Civile di Pace Europeo” (CCPE) alla Raccomandazione su “L’azione umanitaria della di Gianni Tamino* Alexander Langer (Alex per gli amici) è stato visto come un profeta, o un vulcano, o il più impolitico dei politici, o il padre nobile dei Verdi, o un rivoluzionario mite, o tante altre cose ancora. Vorrei però soffermarmi su Langer profeta: sia in vita che dopo la morte troviamo articoli su di lui che lo definiscono “profeta verde” (lo stesso Alex dirà1: nel 1985 mi trovo apostrofato come “profeta verde”), ma anche “profeta inascoltato”, “profeta del nostro tempo” e “profeta della nuova Europa”. Come ha ben spiegato Marco Boato2: “Un profeta a volte contestato e disconosciuto o ignorato, finché è stato in vita: ‘nemo propheta acceptus est in patria sua’, si potrebbe dire, riecheggiando la lezione evangelica. Un ‘profeta’ che, inoltre, su molte questioni ha visto più lontano dei suoi contemporanei, ha anticipato i tempi in modo lungimirante, ma non ha potuto vedere in vita la ‘terra promessa’.” Alex aveva visto lontano su molti temi, ma mentre su alcuni si stanno aprendo importanti spiragli, su altri, anche se le sue proposte sono ancora di grande attualità, si alternano fasi positive a momenti di oblio. Nel corso di questi ultimi anni, dapprima al Parlamento Europeo e poi nell’ambito delle attività di alcune associazioni di cui faccio parte, ho avuto modo di seguire, tra gli altri, due argomenti che Alex aveva individuato come temi prioritari: la prevenzione dei conflitti armati, con la proposta di “Corpi Civili di Pace” e la critica all’idea di uno sviluppo solo economico, basato sulla continua crescita. L’idea di “Corpi civili di Pace” (o con nomi simili) era già stata sviluppata negli anni ’80 da molte organizzazioni pacifiste e nonviolente, * Biologo, già eurodeputato, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Langer 1 Minima personalia, un’autobiografia scritta da Alexander Langer nel 1986 (riportato in http:// www.alexanderlanger.org/it/75/55?s=profeta+ver de&mode=and ) 2 Rivista culturale “Il Cristallo”, Bolzano, n.1 - 2015 3 Intervento di Alexander Langer pubblicato su Azione nonviolenta nell’ottobre 1995 14 | luglio - agosto 2015

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UE” e poi analogo emendamento al Rapporto Boulanges - Martin sulla Conferenza Intergovernativa per la Revisione dei Trattati, adottato dal Parlamento Europeo il 17 maggio 1995, e, in entrambi i casi, il Parlamento Europeo approvò tale proposta. L’idea non era nuova per Alex, che aveva già proposto nel 1990 a quello che fu definito “Parlamento Verde d’Europa”, riunitosi a Strasburgo dal 3 al 5 luglio 1990 su invito del Gruppo verde al PE, una risoluzione che conteneva questa frase:”l’istituzione di un “corpo di pace europeo” (multinazionale) nel quale giovani di tutti i paesi e di ambo i sessi possano svolgere un servizio di volontariato civile, sociale ed ecologico…”. Che fine ha fatto questa proposta dopo la morte di Alex? Possiamo affermare che per un certo periodo, a livello europeo, l’ipotesi continuò ad essere presa in esame, in particolare con la raccomandazione, approvata dal Parlamento Europeo il 10 febbraio 1999, sull’istituzione di un Corpo di pace civile europeo. A questo voto fece seguito la Risoluzione del PE sulla Comunicazione della Commissione riguardante la prevenzione dei conflitti, del 13 dicembre 2001, dove si sottolinea la necessità di istituire il CCPE nel quadro del «Meccanismo di reazione rapida» della Commissione, e poi due studi di fattibilità: On the European Civil Peace Corps, a cura di Catriona Gourlay, del gennaio 2004, commissionato dal PE, e Feasibility Study on the Establishment of a European Civil Peace Corps (ECPC), a cura di P. Robert, K. Vilby, L. Aiolfi e R. Otto, del novembre 2005, commissionato dalla Commissione europea. Ma il progetto negli anni successivi non si è concretizzato nella direzione proposta e, nonostante le iniziative e le richieste da parte delle associazioni nonviolente, oggi, con i gravi conflitti in atto, è totalmente trascurato dall’Europa. Unica eccezione, una recente decisione presa dal Parlamento Italiano su proposta dell’on. Marcon, che ha presentato un emendamento con cui è stato inserito nella Legge di Stabilità del 2014 uno stanziamento triennale (periodo 20142016), per nove milioni di euro per l’invio di almeno cinquecento giovani volontari in servizio civile in azioni non-governative di pace, in zone di crisi e di conflitto. Quest’anno il Governo ha poi affermato che, dopo questa fase sperimentale di tre anni, nel 2017, a seguito di un attento monitoraggio svolto da Università e centri di ricerca, verrà deciso se stabilizzare nella legislazione italiana i Corpi civili di pace.  Dunque la proposta di Alex, dopo venti anni, è ancora di attualità, di essa si discute, ma si fa fatica a renderla pratica quotidiana nella politica dei governi europei e tanto meno dei governi a livello mondiale. Diversa sorte per certi aspetti ha avuto invece l’idea di Alex di un’economia non basata solo sulla crescita. Già nei primi anni ’80 Langer affrontò la questione della crescita economica, intrecciando i temi del lavoro, dell’economia e dell’ambiente. Durante un incontro sindacale tenutosi nel 1982 a Garda, Alexander affermò4: “Il problema principale con cui i sindacati dei paesi industrializzati devono fare i conti è se impostare le proprie energie su ipotesi di crescita economica (del prodotto, della produttività, del volume degli scambi, del livello tecnologico, ecc.) ed impegnare le proprie forze in direzione di tale crescita, o prevedere, magari operando in tal senso, che la crescita, l’espansione economica quantitativa tendano ad arrestarsi e ridefinire, di conseguenza, l’intera strategia sindacale?” È un’anticipazione dell’idea di decrescita, che, sebbene presente nell’opera di Georgescu-Roegen5 fin dal 1971, sarà sviluppata solo in tempi Azione nonviolenta | 15

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