Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", giugno 2013

 

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", giugno 2013

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Anno 19, n. 57 - Giugno 2013 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova Un libro di Plinio Corrêa de Oliveira

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Noi non siamo come gli angeli, puri spiriti. Abbiamo anche un corpo materiale. E ciò condiziona il nostro modo di conoscere: noi conosciamo attraverso i sensi. “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”, diceva san Tommaso d’Aquino, “Non vi è niente nel nostro intelletto che prima non sia stato nei nostri sensi”. Ora, Dio stesso ci ha insegnato: “Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere” (Es. 33:20). Ed ecco un’apparente contraddizione: siamo stati creati per conoscere Dio, ma non Lo possiamo vedere… iamo stati creati per “conoscere, amare e servire” Dio. Di queste tre operazioni, la più fondamentale è il conoscere. Non si può amare ciò che non si conosce. S Sacralità Grande apostolo della bellezza, Plinio Corrêa de Oliveira incitava i suoi discepoli a realizzare frequenti “esercizi di trascendenza”, cioè a risalire dalla contemplazione delle cose terrene fino a quelle celesti. Un elemento centrale nel suo pensiero è, appunto, il concetto di sacralità, vale a dire la capacità delle cose materiali di riflettere valori spirituali e, in fondo, le divine perfezioni. Possiamo dire che la sacralità è la stessa luce divina che rifulge in ogni cosa. Lo ha capito Plinio Corrêa de Oliveira, che si definiva un contemplativo. Un contemplativo che ha dovuto lottare contro il processo rivoluzionario che si interponeva fra lui e la sua visione di Dio. Un contemplativo che ha dovuto escogitare argomenti al fine di confutare tale processo. Un contemplativo che ha fondato un’opera spirituale per opporsi alla Rivoluzione. Un contemplativo che, attraverso le mille vicissitudini della sua vita, è rimasto sempre tale. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 La contemplazione è, dunque, l’attività più importante che l’uomo possa realizzare sulla terra. L’uomo non può vedere Dio, ma può vedere ciò che i teologi chiamano le Sue vestigia, cioè le Sue tracce nella creazione. “Coeli enarrant gloriam Dei et opera manuum eius anuntiat firmamentum”, ovvero “I cieli proclamano la gloria di Dio e l’universo mostra l’opera delle Sue mani” (Ps. 18:2). Attraverso la contemplazione dell’universo, l’uomo può risalire fino alla conoscenza di Dio, fondamento dell’amore e, quindi, del servizio. L’opera raccoglie e integra numerosi testi del pensatore e leader cattolico brasiliano sul tema della contemplazione. Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, l’uomo, anche il più distratto, contempla attivamente. Che cosa fa quando si ferma sul cammino per veder passare una sfilata militare o una processione religiosa, per guardare con attenzione un edificio o un panorama, per osservare una scena particolarmente importante o pittoresca della vita quotidiana, per assistere a uno spettacolo teatrale? Contempla. Questa contemplazione porta con sé, necessariamente, come conseguenza l’amore e la lode. E porta al servizio, perché l’uomo serve naturalmente quanto ama. Chiaramente questa contemplazione, nella misura in cui è fatta alla luce della fede, è un’operazione animata dalla grazia. Nell’offrire ai nostri lettori una veduta d’insieme di questa importante opera di Plinio Corrêa de Oliveira, vi invitiamo ad acquistarla, a leggerla, a diffonderla. Forse mai come oggi, di fronte alle conseguenze anche psicologiche di una crisi che non accenna a finire, dobbiamo proclamare la verità della bellezza come strada maestra. Proprio alla sacralità Plinio Corrêa de Oliveira dedicò alcune delle sue migliori pagine. Ecco il tema del libro recentemente pubblicato dall’editrice Cantagalli di Siena: «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo».

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Sommario Anno 19, n° 57, giugno 2013 Editoriale Un Paese in guerra Teologia e populismo Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela Chávez: le cifre del disastro Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo Plinio Corrêa de Oliveira e l’amore all’ordine dell’universo Plinio Corrêa de Oliveira visto a corpo intero Il “bambino d’oro” Pauperismo e amor di Dio Il mondo delle TFP Due libri di Plinio Corrêa de Oliveira Accademia estiva delle TFP La festa dell’amore di Dio 2 4 7 8 10 11 12 14 21 22 30 32 34 36 Copertina: «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», l’ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira. Tradizione Famiglia Proprietà Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel.: 06/8417603 email: info@atfp.it www.atfp.it Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 3 Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 19, n. 57 giugno 2013 Dir. Resp. Julio Loredo

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Attualità L’eredità di Hugo Chávez “Un paese in guerra” lla presenza di vari capi di Stato europei, invitati come osservatori, si è tenuta a Santiago del Cile l’assemblea della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), entità creata dall’allora presidente venezuelano Hugo Chávez. Sono esclusi gli Stati Uniti e il Canada, vale a dire le due nazioni più industrializzate del continente, e anche alcuni Paesi con governi conservatori, come il Paraguay. Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di due anni. Nel prossimo biennio, la presidenza compete al capo di Stato cubano, Raúl Castro. Non sono mancati i commentatori che 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 A Il Venezuela è stato rappresentato dal vicepresidente designato Nicolás Maduro, trovandosi il presidente Hugo Chávez gravemente malato. E anche questa nomina ha infranto la legge venezuelana, che prevede procedure democratiche per tali casi, ovviamente non rispettate. hanno rilevato un’aberrante contraddizione. Smentendo la natura democratica della CELAC, la presidenza è stata affidata al capo di un regime a carattere tirannico e totalitario. Con l’aggravante che la sua nomina è dovuta al fratello Fidel, come se si trattasse di una carica ereditaria. Si tratta, dunque, di un regime de facto, senza alcuna legittimità giuridica.

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Nel frattempo continuava il tormentone della malattia di Chávez. Per oltre tre mesi i suoi seguaci avevano ribadito che egli avrebbe ripreso le funzioni di presidente. Trasferito in grande segretezza da Cuba a Caracas, non è stato visto da nessuno al di fuori della ristretta cerchia dei suoi sostenitori incondizionati. Dopo svariati avvisi che egli si stesse riprendendo, il 4 marzo, è arrivata la notizia della morte. Cominciava allora un altro tormentone, quello della sua imbalsamazione e sepoltura. Il chavismo in Venezuela ha un grande problema: le leggi che lo stesso regime ha dovuto promulgare per darsi un’aria democratica. La nomina di Nicolás Maduro a vicepresidente, e poi la sua investitura come presidente, hanno violato numerosi articoli della Costituzione. Dovendo scegliere fra la legge e il potere, il regime chavista ha scelto il potere. La sua successiva elezione alla presidenza è fortemente messa in discussione. Venezuela: nyet all’opposizione nessun altro candidato. Ciò non ha impedito alla propaganda di proclamare che il regime cubano cominciava a essere riformato in senso democratico. di Alfredo McHale Nel suo discorso, Raúl Castro ha rivendicato la pena di morte “per combattere il traffico di droga”, dimenticandosi che Cuba è la grande protettrice di questo traffico nel continente sudamericano, attraverso la cosiddetta “narcoguerriglia”. Dichiarazione d’altronde superflua, giacché a Cuba esiste da sempre la pena di morte per gli oppositori del regime. La campagna elettorale che, nell’ottobre 2012, aveva riportato Chávez alla presidenza è stata così dispendiosa che ha molto aggravato la crisi economica del Paese. Subito dopo, si è resa inevitabile una svalutazione del 46% della valuta nazionale, il bolívar. Questo ha innescato una spirale inflativa ben oltre i limiti della sopportazione. Il dollaro è balzato da 4,3 a 6,2. Nel mercato nero, però, si arriva a pagare 25 bolívares per un biglietto verde... Il prezzo della benzina in Venezuela è stato mantenuto artificialmente basso dal 1996, al punto di costare meno dell’acqua minerale. Gli esperti dicono che, per compensare il disavanzo, ora il prezzo dovrà aumentare del 900%. Qualche settimana dopo il vertice della CELAC, Raúl Castro è stato “eletto” presidente di Cuba. Le virgolette sono di rigore giacché non vi era Nonostante il Paese abbia le maggiori riserve di petrolio del mondo, nelle grandi città venezuelane si trova appena il 17% dei prodotti alimentari di base A dx., un supermercato a Caracas TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 5

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Attualità “L’unica verità è che attualmente siamo governati da una cricca di ambiziosi al servizio dei fratelli Castro, che aspira a mantenere il potere voltando le spalle alla volontà del nostro popolo” Gen. Fernando Ochoa Antich “Un paese in guerra” Lontano dal Venezuela, e quindi senza timore della censura ufficiale, un giornale del Paraguay così descrive la situazione: “Mentre il Venezuela affonda nella débacle finanziera, nella corruzione e nell’inefficienza, sono sempre più discutibili le dichiarazioni ottimiste dei seguaci di Chávez, che tentano di nascondere la vera situazione. (…) In ogni caso, con Chávez relegato a simbolo del passato dopo ben quattordici anni di caudillismo autoritario, i venezuelani affrontano un futuro ottenebrato dalla disastrosa conduzione del Paese. Soffrono la più alta inflazione del continente dopo Argentina, una paurosa scarsità di generi alimentari e di altri articoli essenziali, una crisi energetica che lascia senza luce intere aree del Paese” (El misterio venezolano, “5 Dias”, 24-02-2013). 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 Da parte sua, il prof. Pedro Luis Rodríguez ha sottolineato come il sussidio statale alla benzina sia stato di sedici miliardi di dollari nel 2012, una cifra molto superiore a quella spesa nella sanità o nell’educazione (“Infobae América”, 02-03-2013). “La situazione in Venezuela è di un paese in guerra”. Ecco quanto ha dichiarato il prof. Roberto Rigobon nel forum “Prospettive 2013” organizzato a Caracas dall’Instituto de Estudios Superiores de Administración. Egli ha osservato come nella Capitale si trovino appena il 17% dei prodotti alimentari di base, una penuria dovuta al controllo dei prezzi e al sistema di distribuzione. Il prof. Rigobon ha chiuso il suo intervento mostrando come la grave instabilità economica del Venezuela sia dovuta alla totale assenza di una disciplina fiscale e monetaria. È diventata un’ossessione incolpare l’“oligarchia” e l’“Impero” di tutti i mali esistenti o possibili, in particolare di quelli di cui lo stesso regime è il colpevole. Quest’odio tende a infiammare il popolo rendendolo aggressivo. Serve per intimidire gli avversari, attuali e potenziali, di fronte a un conflitto sociale che rischia di incendiare il Paese. Non sarà difficile affibbiare la responsabilità nel caso si scateni la violenza. I commenti del generale in pensione Fernando Ochoa Antich, già ministro della Difesa e degli Esteri, sono molto eloquenti: “Il governo guidato da Nicolás Maduro è incostituzionale e illegittimo. È una chiara usurpazione delle funzioni di Presidente. (…) L’unica verità è che attualmente siamo governati da una cricca di ambiziosi al servizio dei fratelli Castro, che aspira a mantenere il potere voltando le spalle alla volontà del nostro popolo. Questa grave situazione diventa ancora più insostenibile di fronte alla crisi economica. Inutile chiudere gli occhi. Gli omicidi, i sequestri e le rapine sono il nostro pane quotidiano. Nessuna classe sociale ne è immune, dal più umile al più potente. Le cifre sono spaventose: nei quattordici anni di governo chavista sono state uccise oltre 150.000 persone, una cifra paragonabile a quella di un paese in guerra. Nel 2012 si sono verificati 1050 sequestri, ben ventitré volte la cifra del 1999, quando Chávez assunse la presidenza. Queste sono realtà che non scompaiono con la propaganda” (Nos gobiernan los Castro, “Venezuela Analítica, 22-02-2013). L’unica cosa che funziona bene in Venezuela è la propaganda del regime, sorretta da un esercito di militanti così descritti da un osservatore: “La marea rossa dei manifestanti chavisti rammenta le camicie brune del nazismo, le camicie nere del fascismo italiano, oppure le camicie blu del falangismo spagnolo. I miliziani portano al collo un fazzoletto rosso, come i pioneros cubani e finti kalashnikov come le milizie sovietiche” (Ramón Hernández, Chancletas coloradas, in “Venezuela Analítica”, 24-02-2013).

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Teologia e populismo di Ferenc Dosza In America Latina è impossibile governare senza la Chiesa. Lo ha capito perfino Fidel Castro che, vittorioso nella guerriglia della Sierra Maestra nel 1959, è entrato all’Avana con un Rosario al collo, cercando poi di agganciare le autorità ecclesiastiche alla sua rivoluzione. Manovra pienamente riuscita, giacché perfino il Segretario di Stato di Sua Santità (all’epoca Paolo VI), cardinale Agostino Casaroli, dichiarò che i cattolici stavano benissimo nella Cuba comunista. Il regime castrista ha sempre potuto contare sull’appoggio dei teologi della liberazione, che hanno perfino scritto diversi libri in suo sostegno, tra n fattore, e non l’ultimo, che ha permesso al regime chavista di perpetuarsi nel potere è il fermo appoggio che riceve da un certo cattocomunismo ispirato alla Teologia della liberazione. U Storia non molto diversa per il “comandante” Hugo Chávez. Estromesso dal potere nel 2002 da un movimento popolare, il caudillo fu riportato alla presidenza dall’allora arcivescovo di Caracas, mons. Antonio Ignacio Velasco García. Rientrato nel Palazzo Miraflores, le sue prime parole furono “¡Socialismo o muerte!”. Da allora non gli mancò il sostegno dei teologi della liberazione latinoamericani, giuntogli specialmente attraverso il suo stretto collaboratore e mentore spirituale, il sacerdote gesuita Jesús Gazo, cappellano dell’Università Cattolica del Táchira. cui una surreale «Lettera teologica su Cuba», nella quale difendono la miseria causata dal socialismo come una “scelta evangelica” (sic). “Gesù è un precursore del socialismo. Il socialismo è un’idea molto bella” P. Jesús Gazo, SJ, mentore teologico del chavismo TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 7

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Attualità Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela el secolo XVII, gli spagnoli portarono a termine l’evangelizzazione dell’America Latina. Alcuni popoli indigeni, in particolare quelli che abitavano gli sconfinati spazi selvatici, restavano però ancora al di fuori dell’opera missionaria. Era il caso degli indios Cospes, della zona di Guanare nel Venezuela centrale. N Nato ed educato nei llanos (pianure) nel Venezuela centrale, Chávez professava quel curioso mix di cattolicesimo romano e di riti pagani ancestrali purtroppo molto diffusi nella sua regione. È risaputo, per esempio, che egli era un seguace della setta che rende culto alla dea María Lionza, alla quale il mandatario bolivariano si riferiva spesso, affidandosi alla sua protezione. Venerata come “prottretice delle acque”, Maria Lionza è raffigurata nuda e cavalcando un tapiro. Ancor oggi, purtroppo, la devozione mariana nel Venezuela deve contendere gli spazi ai riti indigeni tuttora molto radicati in alcune zone rurali. Proprio a tali riti si affidò il presidente Chávez quando gli fu diagnosticato il tumore. Rivolgendosi ai paracadutisti del Forte Tiuna nell’agosto 2011, il leader socialista disse: “Cancro? Cosa è il cancro per me? Io ho fede negli spiriti delle pianure. Io vivrò!”. La piccola immagine è custodita nel Santuario Nazionale di Guanare. Nel 1950 Papa Pio XII dichiarò Nostra Signora di Coromoto patrona del Venezuela. Appresa la notizia, molti indigeni Cospes si convertirono. Eccetto il cacicco Coromoto, che anzi fuggì nel cuore della selva. Lì la Signora gli apparse per la seconda volta, esortandolo a convertirsi. Accecato dall’ira, Coromoto prese un sasso e tentò di lanciarlo contro l’apparizione. Caduto a terra come fulminato, l’indigeno scoprì con stupore che sul sasso ancora nella sua mano era scolpita l’immagine della Madonna che seduta su un trono teneva sulle ginocchia il Bambino Gesù. Convertitosi, Coromoto chiese agli indigeni, che sotto il suo comando si erano opposti ai conquistatori, di battezzarsi. L’8 settembre 1652, il cacicco dei Cospes, Coromoto, camminava per il bosco quando fu avvicinato da una bellissima Signora che, con voce soave, gli disse: “Andate alla casa dei bianchi e chiedete loro che vi infondano l’acqua in testa per poter andare al cielo”, cioè farsi battezzare. (Sopra, la Madonna di Coromoto. A dx., statua di María Lionza a Caracas) 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

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Questo populismo si traduce in un marcato rancore contro tutto ciò che rappresenta eleganza, raffinatezza, cultura, tradizione. Le belle maniere sono schernite come “atteggiamenti borghesi”. La cultura occidentale è respinta come “imperialista”. Le élite sono trattate come “parassite”. La bellezza è disprezzata come indegna del popolo. E perfino la religione cattolica tradizionale è snobbata come quella dei padroni. Mentre alla cultura europea si contrappone quella indigena, alla “Chiesa gerarchica” si contrappone la “Chiesa dei poveri”. E oggi assistiamo al tentativo maldestro di addossare questo populismo a Papa Francesco. Indicativa, in questo senso, la lettera inviata al Pontefice dal nuovo presidente di Venezuela Nicolás Maduro, e che riproduciamo in calce. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, per esempio, si è laureato all’Università Cattolica di Lovanio, dove ha studiato col teologo della liberazione François Houtart, del quale si dichiara discepolo. In Bolivia si è sviluppata una teologia della liberazione indigenista, che presta non poco sostegno al presidente socialista Evo Morales. E, fino al suo impeachment, il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, sapeva di poter contare su questa corrente, della quale era esponente. Non si tratta, però, della teologia della liberazione vecchio stile: marxista, guerrigliera, sovversiva. Questa fu condannata dal Vaticano nel 1984, e da allora ha dovuto riciclarsi. Si tratta di una nuova teologia della liberazione, che si definisce piuttosto populista che marxista, e che oggi sostiene i processi rivoluzionari in corso in America Latina. Anche san Francesco d’Assisi viene ingaggiato nella Rivoluzione Bolivariana: “Ci ha molto rallegrato che Lei, Santità, si sia messo sotto la protezione di san Francesco d’Assisi, il Poverello. (…) Dobbiamo ricordare le parole con cui egli definì la sua missione: Io ho scelto la Santa Povertà come mia Signora”. Alla fine, dopo un cattolicissimo “Per Cristo, con Lui e in Lui”, Maduro chiude con un più democratico “Un Grande Abbraccio Bolivariano!”. Il presidente passa dunque a far sua l’idea di una “Chiesa dei poveri”: “Quanto ci è piaciuto sentire dalle sue labbra un anelito trascendente e espresso con tanta fede: ‘Come mi piacerebbe avere una Chiesa povera per i poveri!’ Queste parole mi hanno fatto ricordare l’opzione preferenziale per i poveri che è sempre stata quella del Comandante Chávez”. La lettera si apre con toni da camerata: “Compatriota Sudamericano”. Dopo aver esaltato Hugo Chávez come “leader, padre e guida della Rivoluzione Bolivariana”, Maduro si augura che l’elezione del “primo latinoamericano a occupare il trono di Pietro” apra “nuovi tempi di speranza, pace, fraternità, amore (...) e uguaglianza”. Orfani della rivoluzione comunista, i teologi della liberazione pensano di aver trovato nel nuovo populismo che soffia in America Latina una “prassi rivoluzionaria” nella quale si possono arruolare per portare avanti i loro disegni sovversivi. Chiediamo alla Vergine di Coromoto, patrona del nostro Paese, che non permetta una tale manipolazione e che, anzi, affretti la venuta del Suo regno. Facsimile della lettera di Nicolás Maduro a Papa Francesco TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 9

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Attualità Chávez: le cifre del disastro Inflazione. Nonostante il controllo dei prezzi e dei tassi di cambio, negli ultimi sette anni il Venezuela ha registrato la seconda inflazione più alta di tutta l’America Latina. Tra il 2009 e il 2012 il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato del 90%. L’inflazione accumulata durante gli anni di governo di Chávez è del 933%. Espropriazioni. Tra il 2002 e il 2012 il governo venezuelano ha espropriato 1.168 aziende (il 41% nel settore dell’edilizia, il 24% nell’agro-alimentare). Nonostante il gran numero di imprese nazionalizzate, la crescita del settore pubblico non ha generato più ricchezza per il paese. Violenza. Secondo le stime dell’Osservatorio venezuelano sulla violenza, l’anno 2012 si è chiuso con 21.692 morti vittime di violenza, il 12,2% in più rispetto al 2011 e il 382% in più da quando Chávez è salito al potere. Queste cifre collocano il Venezuela al secondo posto nella graduatoria dei paesi più violenti al mondo, con un tasso di 73 omicidi ogni 100 mila abitanti. Caracas è la città più violenta del Venezuela e una delle più insicure del mondo. Petrolio. Pur disponendo il Venezuela di enormi riserve di petrolio (il 18% del totale mondiale), la produzione attuale ammonta a circa 2,3 milioni di barili al giorno, il 32,7% in meno rispetto al 1999. Pur disponendo di enormi riserve di petrolio, La produzione ha registrato un netto calo a la povertà in Venezuela è aumentata, in netto causa dell’ostilità del governo nei concontrasto col resto dell’America Latina fronti delle compagnie petrolifere internazionali, le inefficienze amministrative e la mancanza di investimenti nel settore. L’unico quesito che è migliorato è quello del numero dei dipendenti dell’ente statale PDVSA, che da 40mila è passato a 120mila, un incremento del 300%. onostante l’essersi proclamato “salvatore dei poveri”, i numeri lasciati dal defunto presidente Hugo Chávez dopo 14 anni di governo parlano da soli. N di Roberto Casin Investimenti esteri. Nel 1998 il Venezuela ricevette un flusso di investimenti esteri pari a tre miliardi di dollari. Gli ostacoli posti dal governo Chávez a tali investimenti hanno fatto calare questa cifra del 20% annuo. Un recente rapporto della Banca Mondiale ha classificato il Venezuela al 180° posto su 185 paesi analizzati per le condizioni favorevoli agli investimenti. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 Povertà. Sebbene il prezzo del petrolio si sia mantenuto attorno ai 100 dollari al barile, mentre nel 1999 si attestava a poco più di $20, il paese si è impoverito. Secondo l’ultimo rapporto della CEPAL, in un solo anno la percentuale di famiglie venezuelane il cui reddito non riesce a coprire il proprio fabbisogno è passata dal 27,8 al 29,5 per cento. Stessi dati per gli indicatori di povertà e di estrema povertà. Ciò in netto contrasto con il resto dell’America Latina, dove la povertà si è invece ridotta del 50%.

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Innocenza e contemplazione sacrale Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo Una vecchia leggenda marinara bretone racconta di una cattedrale sommersa da secoli dalle acque del mare, ma di cui i pescatori talora odono il suono delle campane, che gli angeli fanno risuonare, preludio al suo futuro riemergere trionfale dalle acque... È con la speranza che questa “cattedrale sommersa” possa riemergere nell’anima dei nostri lettori, che offriamo una veduta d’insieme dell’ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», recentemente pubblicato in Italia dall’editrice Cantagalli. «L’innocenza primordiale non è qualcosa che il diavolo riesca a sradicare interamente dalla nostra anima. Vi resta una cattedrale sommersa dalle acque del peccato ma che ancora esiste in noi. Di tanto in tanto le campane di questa innocenza rintoccano, e ci fanno sentire come una melodia interiore, una nostalgia, una speranza…» TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2013 - 11

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Innocenza e contemplazione sacrale Plinio Corrêa de Oliveira e l’amore verso l’ordine dell’universo di Adolpho Lindenberg * Com’era il rapporto del dott. Plinio con Dio? Come egli pregava e meditava? Egli soleva alternare le preghiere con meditazioni sull’ordine dell’universo. Oserei dire che ciò succedeva perfino con la sua visione di Dio, aiutato dalla grazia che veniva per mezzo della Madonna. Suppongo che egli tentasse di formarsi un’immagine, pensando all’infinita maestà divina, utilizzando le nozioni che egli aveva per ideare una sintesi di tutte le sublimità, di tutte le sommità, di tutte le perfezioni che la sua devozione lo portava ad ammirare. Solo dopo essersi fatto una figura, qualcosa di simile alla Sacra Sindone, egli si prostrava in spirito per adorarLo con tutte le forze dell’anima. Metafisicamente, si può dire che ogni essere creato da Dio riflette a modo suo una certa perfezione divina. Tali perfezioni, in numero quasi infinito, si assomigliano, si distinguono, si oppongono, tendendo sempre a comporre un’immagine del Crea- utti abbiamo una certa visione di Dio, frutto delle nostre personali inclinazioni illuminate dalla grazia divina. La spiritualità di alcuni si fonda sulla contemplazione di Dio come misericordioso, altri Lo vedono come Giudice Supremo, oppure come il Buon Pastore e via dicendo. La spiritualità del dott. Plinio lo portava ad adorare Dio soprattutto come Altissimo, Creatore dell’universo, Onnipotente, risplendente, infinito, la Sublimità personificata. T tore. Plinio aveva una grande facilità a stabilire le relazioni fra tutto ciò che gli cadeva sotto gli occhi, le sue rispettive cause, e soprattutto il loro contenuto simbolico. Ciò lo portava, di analogia in analogia, di simbolo in simbolo, a intravedere il punto monarchico, il vertice dell’insieme che egli osservava. Una volta intravisto questo vertice, egli passava a esplicitarlo in termini logici. Fa parte del suo colossale legato spirituale il consiglio, tante volte ripetuto ai suoi discepoli, di fare continui “esercizi di trascendenza”, cioè cercare il simbolismo in ogni cosa, fino a intravedere l’apice, il punto monarchico, salvo poi rapportarlo alla lotta concreta contro il processo rivoluzionario. Tutti quelli che lo hanno conosciuto possono ricordare la sua particolare capacità di analizzare e giudicare le persone, di penetrare la loro anima, di commentare i valori simbolici che riflettevano, di notare i valori metafisici che contenevano, in maniera tale da vedere in essi gradini che riportavano gradualmente a Dio. 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 Sono convinto che questo suo carisma di penetrare il simbolismo delle cose, di stabilire le relazioni fra esse, scoprendovi affinità o discrepanze, sia la causa della sua straordinaria capacità di ideare vasti panorami ideologici, di capire i movimenti tendenziali, le evoluzioni della moda, gli stati di spirito del-

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“Plinio aveva una grande facilità a stabilire le relazioni fra tutto ciò che gli cadeva sotto gli occhi, le sue rispettive cause e il loro contenuto simbolico. Ciò lo portava, di analogia in analogia, a intravedere il vertice, cioè alla contemplazione di Dio” A sin. e sotto, Plinio Corrêa de Oliveira contempla il Gran Canale di Venezia e il castello di Chambord, in Francia, durante il suo viaggio in Europa nel 1988 L’abitudine di contemplare e di collegare tutto con perfezioni superiori, con ammirazione, compiacendosi nel dare a ogni grado ciò che gli spetta, porta la persona a camminare verso la figura di Dio. Con le grazie della Madonna, la persona sale di grado in grado, dalla bellezza al sublime, dall’ammirazione alla contemplazione, fino a intravedere lo stesso Dio. È come un “flash” che tutto accende, innescando un processo di trasformazione interiore. Questa trasformazione, che avvenne pienamente in Plinio, è sinonimo di santificazione. Certamente non è l’unica via di santificazione, ma è quella della scuola pliniana. l’opinione pubblica. A mio parere, la genialità del suo capolavoro «Rivoluzione e ControRivoluzione» sta proprio nel presentare questo immenso panorama nel quale si fondono tendenze, ideologie e fatti. Nell’apice della contemplazione del dott. Plinio, solo prima di Dio, la figura ineffabile della Madonna. Ecco come egli la presentava in una riunione del 1980: “Un barlume del Segreto di Maria [di cui parla S. Luigi Maria Grignion de Montfort come chiave per la conversione dei cuori] é il verum, il bonum, e il pulchrum della sintesi di tutte le perfezioni esistenti nell’universo e di quelle ancora possibili. Io credo che il primo barlume del Segreto di Maria si sia avuto quando Dio vide la creazione e affermò che ogni cosa era buona ma l’insieme era ottimo. Possiamo imma- * Cugino in primo grado del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, Adolpho Lindenberg lo ha conosciuto sin da bambino, seguendolo poi per tutta la vita. Attualmente è presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, a San Paolo del Brasile. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 13 ginare che Egli abbia pensato alla Sua Madre con ardore e abbia pensato che Egli l’avrebbe creato come personificazione di quell’ottimo. Possiamo immaginare che Egli abbia pensato al Suo Figlio, generato dalla Madonna, destinato a essere il vertice della creazione, e al quale Egli si sarebbe unito in modo misterioso. Quanto più penetra in noi la grazia divina, più le nostre anime si aprono fino ad arrivare alla conoscenza del connubio della natura umana con quella divina e con la Madre di Dio, che è il canale di tutte le grazie. Attraverso la Madonna arriviamo a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Santissima Trinità. Ecco i panorami sconfinati che si aprono. È da perdere il fiato. Mi manca il vocabolario. Ma, per quanto mi è dato vedere, credo che in questo consista il Segreto di Maria”.

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Innocenza e contemplazione sacrale Plinio Corrêa de Oliveira visto a corpo intero Due piani della realtà in una visione d’insieme 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 econdo quanto riferisce un suo stretto parente, autore del precedente articolo, divenuto poi per lunghi anni anche un suo discepolo, in Plinio Corrêa de Oliveira i due occhi sembravano guardare piani diversi ma convergenti in una visione d’insieme. Con un occhio, egli scrutava il processo di scristianizzazione della società che, con l’espressione già impiegata dal magistero pontificio, denominava la Rivoluzione (con la “R” maiuscola). Cioè, quel percorso storico di allontana- S mento dalla civiltà cristiana e dalla Chiesa, tendente alla completa emancipazione nei confronti di Dio stesso, che l’uomo occidentale via via più neo-pagano, aveva intrapreso nei secoli successivi al Medioevo. Nell’attenzione del pensatore brasiliano analizzare, confutare e pubblicamente stigmatizzare questo processo di decadenza e di apostasia, puntando a una “ricapitolazione in Cristo di tutte le cose” (Ef 1, 10), costituiva la priorità irrinunciabile. Allo stesso tempo, l’altro occhio, lo occupava con altrettanta solerzia nella visione in chiave metafisica e religiosa di tutta la realtà che lo circondava. Infatti, egli si definiva un contemplativo in lotta; un

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contemplativo al quale per una grave circostanza storica toccò combattere la Rivoluzione. Ciò determinò per lui una missione controrivoluzionaria, che non avrebbe mai potuto in coscienza eludere e che onorò fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, sarebbe difficile trovare una persona tanto convinta come lui di quella massima della Scrittura che si invera lungo tutta la storia umana, segnata dal peccato e dalla morte, e cioè, che “militia est vita hominis super terram” (Gb. 7,1). Ma indipendentemente dalla circostanza di dover nascere e vivere nel processo di Rivoluzione, mosso dal desiderio di trovare il più alto grado possibile di amore verso Dio, egli riteneva che in qualsiasi altro frangente storico fosse vissuto, la sua vocazione princeps sarebbe stata comunque quella di un contemplativo. amici e discepoli. Essa ha come fulcro le sue osservazioni su due aspetti da lui analizzati in modo particolare: da una parte, l’anima umana, considerata dai primi istanti di vita fino alla morte nel suo sviluppo ideale che l’autore racchiude nel concetto di innocenza primordiale e, dall’altra parte, l’ordine dell’universo in quanto riflettendo in ogni suo aspetto il Creatore, realtà questa che è oggetto della contemplazione sacrale. Tuttavia le realtà della polemica, dell’apologia e dell’azione non si dissociavano in lui minimamente dalla vocazione alla contemplazione sacrale, ritenendo che la prima doveva scaturire dalla seconda, vera sorgente spirituale di ogni valida azione temporale. Così, fra le due dimensioni della sua personalità non c’è alcun contrasto bensì un armonioso e vicendevole complemento. Si può affermare che fra l’autore di opere ampiamente note in Italia come «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», «Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo», e il nuovo libro pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena, «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», non esiste altro che un continuum perfettamente armonico. La contemplazione: sorgente spirituale dell’azione Con stupefacente precocità, sin da bambino piccolo, Plinio Corrêa de Oliveira comincia a osservare Si tratta, va detto, di pensieri non rivisti dall’autore, resi pubblici post mortem a San Paolo del Brasile nel 2008, precisamente nel centenario della sua nascita. Essi furono espressi, ripetiamo, a braccio, e in occasioni diverse. Eppure sono pensieri riportati con fedeltà e chiarezza e presentati in modo documentato e avvincente da un apposito comitato di redattori, rispettando così la volontà varie volte manifestata da Plinio Corrêa de Oliveira stesso. Chi vuole infatti conoscere in modo completo Plinio Corrêa de Oliveira non potrà prescindere dalla dimensione del suo insegnamento espresso nelle pagine di quest’opera, che ben riflette la sua ricca personalità e la sua vasta visione culturale e religiosa. Del resto, egli stesso talvolta ironizzava in modo benevolo su coloro che riuscivano a vederlo “soltanto dalle ginocchia in giù”. Una visione sulla scia di s.Tommaso e di s.Bonaventura L’opera in questione costituisce un relativamente denso riassunto del suo pensiero espresso in molteplici conferenze e conversazioni registrate o annotate, tenute per decadi per diverse cerchie di “È necessario che prima consideriamo gli oggetti corporei, temporali e fuori di noi, nei quali è l’orma di Dio, e questo significa incamminarsi per la via di Dio. Infine, occorre elevarci a ciò che è eterno, spiritualissimo e sopra di noi, aprendoci al primo principio, e questo dona gioia nella conoscenza di Dio e omaggio alla Sua maestà” S. Bonaventura da Bagnoregio TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 15

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