IL MEMORIALE DI VERA

 

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dedichiamo questa pubblicazione al coraggio generoso del dottor mihich di madre hildegardis e delle sue consorelle di fiume degli ignoti accompagnatori da fiume di attilio bozzi e di emilio negri di don giuseppe carozzi

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questo libro che esce in occasione della celebrazione a tirano della manifestazione provinciale del 61° anniversario della liberazione gode del patrocinio di provincia di sondrio comunità montana valtellina di tirano comune di tirano società storica valtellinese istituto sondriese per la storia della resistenza e dell età contemporanea si ringraziano padre camillo de piaz mario vesnaver mario cometti giuliana cerretti mauro rovaris ivana pini e annie jean di montreal per la collaborazione l abbadessa madre concetta fortin e le monache di san daniele di abano per la revisioni del testo giuseppe boletta nipote di don giuseppe carozzi per le fotografie dello zio william marconi per la redazione finale e bruno ciapponi landi per la cura editoriale e della iniziativa © 2006 museo etnografico tiranese piazza basilica 30 23030 madonna di tirano tel e fax 0342 701181 museo.tirano@provincia.sondrio.it referenze fotografiche vera pick canada archivio del museo etnografico tiranese stampa tipografia bettini sondrio

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vera pick il memoriale di vera 1943-1945 con una scheda su don giuseppe carozzi museo etnografico tiranese

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presentazione a tre voci abbiamo voluto premettere al memoriale di vera due scritti decisivi per la storia di questo libro la lettera di mario vesnaver alle monache di san daniele e quello delle monache sull incontro con vera che ne è seguito una scheda infine l abbiamo riservata all uomo chiave di tutta la vicenda don giuseppe carozzi il sacerdote di motta di villa di tirano impegnato nella resistenza e in contatto con la segreteria di stato vaticana che si distinse nel salvataggio degli ebrei organizzandone l espatrio in svizzera attraverso le nostre montagne la lettera di mario vesnaver tirano maggio 1986 reverenda madre chi le scrive è un profugo della venezia giulia dal 1947 esule in valtellina ormai in pensione collaboro con radio tirano una emittente locale lo scorso anno mi accadde di assistere ad un episodio di vita piuttosto singolare e commovente e direi quasi straordinario una sera del mese di maggio capitò a tirano una signora ebrea cinquantenne proveniente dal canadà venne notata mentre si aggirava nei pressi del santuario della madonna cercando qualcosa o qualcuno attirando l attenzione di un servo di santa maria padre camillo de piaz del vicino convento dei serviti questi l avvicinò per esserle di aiuto in questa ricerca la signora si qualificò e gli confidò una vicenda personale vissuta 40 anni prima durante la guerra padre camillo l accompagnò alla redazione della nostra radio dove la signora ripeté il suo racconto chiedendo il nostro intervento ed ecco in sintesi la vicenda la signora si chiama vera pick e all epoca dell avventura aveva 9 anni assieme alla sorellina mary di due anni minore di lei venne affidata dai genitori in fuga dalla cecoslovacchia invasa dalle truppe naziste alle suore del monastero benedettino di fiume cercando a loro volta rifugio in svizzera a distanza di tempo dopo il nefasto 8 settembre 1943 anche l italia venne occupata dai tedeschi e le due bambine corsero pericolo di essere catturate e deportate in qualche campo di sterminio 5

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nella primavera del 1944 i due genitori inviarono a fiume due fidati emissari che prelevarono le sorelline dal monastero e le portarono sino a tirano [in realtà ad aprica per tentare un espatrio clandestino nella vicina e neutrale svizzera le piccole vennero prese in consegna da una famiglia del luogo e dopo una breve sosta affidate a due giovani questi attraverso gli impervi sentieri dell aspra montagna rischiando la propria vita riuscirono a condurle sane e salve oltre frontiera consegnandole alla gendarmeria svizzera internate nel campo di samaden vicino a st moritz per un periodo di quarantena ebbero la fortuna di ricongiungersi con i genitori che risiedevano a montreaux al termine della guerra la famigliola ­ come del resto tutte le migliaia di internati civili e militari ­ venne esplusa dal paese e rispedita alla patria di origine e cioè la cecoslovacchia ma questa era occupata dalle truppe sovietiche e quindi i coniugi pick preferirono cercare la libertà emigrando in canadà le due sorelle diventarono cittadine canadesi si sposarono ebbero figli ed i genitori ormai anziani e provati da tante vicissitudini lasciarono per sempre questo mondo [così nella lettera ma come vedremo la madre vive ancora morì anche mary la più piccola e vera la sopravvissuta non dimenticò mai l italia ed i suoi salvatori un nome le era rimasto nella mente tirano quella piccola città di confine dove si era conclusa fortunosamente la sua fuga verso la salvezza e dopo 40 anni eccola nel santuario della madonna di tirano alla ricerca del suo passato e di quei due coraggiosi ventenni che ­ a spalla ­ la portarono in salvo grazie a radio tirano ed al quotidiano il giorno che ha collaborato alle ricerche l avventura si è conclusa a lieto fine come potrà rilevare dall allegato ritaglio di giornale di venerdì 28 marzo 1986 per una fortuita coincidenza ho appreso dal quindicinale difesa adriatica leggendo il necrologio di suor flavia vicich nata a villa del nevoso e giovane religiosa nel monastero di fiume che la vostra comunità si è trasferita nel dopoguerra ad abano in provincia di padova e allora mi sono chiesto è possibile che tra le consorelle ci sia qualche anziana suora che ricordi l episodio delle due sorelline ebree in caso affermativo sarebbe opportuno mettersi in contatto con la nostra redazione per approfondire ulteriormente la vicenda noi siamo sempre in corrispondenza con la signora pick che recentemente è stata ospite dei nostri studi prima di rientrare in canadà e dopo aver riabbracciato il suo salvatore ritrovato grazie anche alla nostra collaborazione le chiedo scusa per il disturbo e la ringrazio in attesa di una sua cortese risposta anche negativa mario vesnaver

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la lettera arriva in convento all inizio del mese di maggio del 1986 eravamo riunite per la ricreazione nel nostro chiostro splendente di luce e colori primaverili quando la madre abbadessa ha letto una lettera particolare la lettera del signor mario vesnaver un profugo della venezia giulia collaboratore di radio tirano sondrio tutte hanno ascoltato con stupore e meraviglia venivano chieste notizie di vera pick una ragazzina ebrea che qualche monaca aveva conosciuto a fiume tra il 43 e il 44 il singolare episodio in essa raccontato ci ha spinte a fare qualche ricerca nella cronaca di quell epoca il testo è riportato da vera a pagina 32 con gioia abbiamo trovato conferma della presenza delle due sorelline vissute clandestinamente con le monache tra le educande prima e poi con le sole monache seguì una comunicazione telefonica con mario vesnaver e iniziò subito un rapporto epistolare con vera che avuta la notizia del trasferimento delle monache di fiume ad abano terme pd tornò in italia per riabbracciarle e ringraziarle l incontro con vera fu molto commovente improntato a fraterna familiarità assieme alle monache provenienti da fiume vennero ricordate le varie tappe della sua vita i momenti di preghiera i pasti fatti assieme con le porzioni razionate suddivise la fame la paura di certi sopralluoghi l ansia per i suoi genitori l incertezza del futuro con intenso dolore vera apprese che la sua cara madre hildegardis volk colei che più d ogni altra persona aveva aiutato lei e la sorellina era morta improvvisamente il 23 febbraio 1980 all età di 87 anni madre hildegardis era una persona distinta che parlava ben otto lingue e che al tempo della permanenza di vera a fiume era direttrice dell educandato fu lei a salvare e ad aiutare in tutti i modi le due sorelline nei vari incontri successivi abbiamo ascoltato il lungo racconto delle vicende di vera ed abbiamo condiviso il desiderio di mettere per iscritto la sua dolorosa ma anche meravigliosa storia di generosità e di amore e l abbiamo volentieri aiutata nella stesura del testo italiano che ora rielaborato e rivisto figura in questa pubblicazione sono trascorsi quasi vent anni tra noi e vera è continuato un meraviglioso rapporto epistolare per uno scambio familiare di notizie sugli avvenimenti della vita sua e della mamma ancora vivente dei figli e dei nipoti speriamo che questa pubblicazione possa suscitare amore e rispetto gratitudine e ammirazione tra tutti e per tutti le monache di san daniele

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don giuseppe carozzi eravamo alle prese con la pubblicazione di questo libro quando william marconi mi disse che una testimonianza di attilio bozzi avrebbe giovato alla pubblicazione questo era anche il pensiero di vera per cui decidemmo di andarlo a trovare all aprica lo incontrammo nel suo ufficio presso la funivia ci accolse gentilmente e rispose a tutte le nostre domande mostrando però il desiderio di sottrarsi ogni volta che vedeva profilarsi il rischio che gli si volesse far fare la figura dell eroe un riserbo molto valtellinese un pudore tipico di coloro che all occorrenza il coraggio lo sanno usare come in questo caso anche con rischio personale per il bene degli altri nulla di nuovo nella storia che ci racconta come la più normale del mondo due bambine ebree perseguitate da portare il svizzera due giovani sportivi avvezzi a percorrere la montagna tornati dalla guerra dopo l 8 settembre un paio di biciclette e il gioco è fatto certo a tacere delle pattuglie fasciste e delle ss tedesche sulla strada dell aprica e giù nel piano da attraversare della pena di morte della chiamata alle armi della repubblica sociale alla domanda su chi gli avesse chiesto di impegnarsi nell iniziativa attilio bozzi risponde fu don carozzi che era amico di mio padre ed ecco che anche qui in questa bella storia a lieto fine compare il nome di questo sacerdote grande promessa del clero comasco e della chiesa stessa come ebbe ad affermare dopo la sua prematura morte un prelato della segreteria di stato con cui era in contatto l uomo che pose in salvo i duecento ebrei jugoslavi del campo della croce rossa di aprica con l aiuto di alcuni coraggiosi confratelli don cirillo vitalini don tarcisio salice don gino menghi e che per la stessa via fece rientrare in italia d intesa con la legazione italiana di berna elementi utili alla lotta come si legge nell attestato che gli fu rilasciato al termine della guerra dal comando della special force alleata il caso di vera è una nuova testimonianza sull opera sociale di questo sacerdote che pur morendo a 37 anni lasciò importanti studi teologici pubblicati dopo la sua morte e che scrisse una pagina importante nella storia del contributo del clero valtellinese alla resistenza e alla moderazione degli eccessi bruno ciapponi landi

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introduzione con emozione inizio a delineare brevemente la storia della mia infanzia sono nata nel 1933 in un agiata famiglia ebrea in cecoslovacchia come si chiamava allora i miei genitori pavel pick ed ely lederer vivevano a nachod città ricca di industria tessile mio padre ingegnere tessile possedeva una fabbrica di nachod e una di zagabria avevo una sorellina mary e tanti parenti eravamo circondate dall amore dei genitori dall affetto degli zii dei cugini delle cuoche e delle altre persone che accudivano la casa e tutta la famiglia della famiglia solo noi sorelline con papà e mamma ci siamo salvati tutti gli altri sono morti nei campi di sterminio durante la guerra per poter sopravvivere abbiamo dovuto più volte trasferirci in altri paesi a causa di questo io e mia sorella non abbiamo potuto stabilire legami durevoli con i coetanei e ciò ha lasciato in noi un impronta e ne siamo rimaste segnate per sempre era evidente nel mio carattere la paura di avvicinarmi al prossimo di amare e paradossalmente sentivo in me il bisogno di legami e di appartenenza assorbivo tutte le esperienze come una spugna tutte considerate importanti allo stesso livello senza un ordine di preferenza ciò spiega perché sono diventata da una parte un melting pot un minestrone e dall altra un campo di battaglia il melting pot esprime tolleranza apertura alle esperienze e accettazione di tutto il campo di battaglia è tale perché nel suo ambito cose tra loro tanto diverse non si accordano le une con le altre È possibile essere cattolica ed ebrea sì io sono l una e l altra ebrea perché lo ero e come tale sono stata perseguitata e ho perduto tutti i parenti cattolica lo sono per l educazione ricevuta dalla monache nell età che forma per tutta la vita sono quindi profondamente tutte e due È possibile esserlo però c è un prezzo da pagare.È possibile essere ceca della repubblica ceca italiana israelita e canadese certo io lo sono possiedo un nucleo ceco molto forte un senso dell assurdo l umore ceco e un affiliazione forte al mio paese d origine sono italiana per aver passato in italia la mia infanzia nel tempo di guerra mi hanno segnato il senso di libertà degli italiani il loro chi me lo fa fare e il vivere dram 9

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maticamente il quotidiano israelita sono per aver vissuto in quel paese due anni dell adolescenza in un kibutz socialista che mi ha lasciato come valore l alta considerazione per il bene comune anche canadese mi sento in canadà ho vissuto per quarantacinque anni sono stata presa dalla geografia di questo vasto paese ne ho vissuto i grandi spazi selvatici la nordicità e la bianchezza degli inverni rigorosi e severi non hanno mai smesso di emozionarmi queste poche righe per introdurre quello che seguirà ossia un memoriale scritto semplicemente in un linguaggio familiare col cuore della bambina che ero al tempo dei fatti che racconto due foto di vera pick bambina in alto con la sorellina mary 10

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prima parte emozioni in messico sono in cammino dai miei cinque anni ho conosciuto paesi lingue culture religioni amici mi trovavo in messico per la quinta volta in questo paese che amo tanto tutto in messico mi parla mi eccita natura arida i cactus che crescono verticalmente in maniera disordinata come tante croci piantate nel campo o come braccia stese in tutte le direzioni le piramidi di frutta nelle bancarelle al mercato i fiori la musica le processioni e la gente certo soprattutto la gente che parla anche con gli occhi ero già venuta parecchie volte in questo paese per mia consolazione l ho fatto quando è morta mia sorella quando ho avuto il cancro quando il lavoro non andava bene e questa volta dopo un divorzio che mi ha fatto tanto male questa volta ero a pazcuaro il giorno dei morti in messico ho sempre ritrovato in senso del sacro nella vita quotidiana mi tocca ogni gesto il segno della croce quando si traversa un cimitero la madonnina sospesa al retrovisore dell autobus o il saluto dell autista quando scendi dall autobus que con dios se vaya señora non mi ero sbagliata neanche questa volta ecco i battelli con le candele nella notte sul lago di pazcuaro gli altari improvvisati con fiori e cibo le processioni i canti le strade risuonanti di rumori diversi e verso il mattino il fruscio delle scope che puliscono le entrate gli asini che ragliano i galli che cantano un mattino sono andata alla basilica de la virgen de la salud per la messa non era per me un atto che ripeto con frequenza nella tasca avevo due piccole medaglie un cuore e una mano il dono di un amica per celebrare la mia nuova occupazione di massaggiatrice terapeutica dovevo farle benedire dalla vergine appena entrata nella basilica sono rimasta stupita la vergine col bambino gesù era sull altare principale inondata di luce dorata il suo mantello azzurro era trapunto di stelle d oro la madonna e il bambino portavano in testa corone d oro con gioielli io so che tutto questo sembra kitsch anche per me ma sugli altri altari una varietà di ex voto ritratti capelli grucce e candele accese da tutte le parti mi sono inginocchiata ma non ho avuto coscienza della cerimonia che si stava celebrando il mio cuore batteva all impazzata i miei pensieri correvano veloci mi sentivo la testa leggera la gola stretta non sono riuscita a rimanere fino alla fine e sono uscita sulla piazza qualcosa dentro di me 11

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era cambiato ma non sapevo che cosa fosse la stessa sera tutto si è fatto chiaro la basilica la vergine il bambino questo scenario era identico a quello della basilica della vergine della salute di tirano in provincia di sondrio ai piedi delle alpi italiane era lì che quarantaquattro anni prima due bambine io e mia sorella mary accompagnate da due giovani partigiani italiani erano riuscite a fuggire la persecuzione nazista era lì che era cominciato quel lungo e pericoloso peregrinare verso la svizzera questo ricordo fu per me come una rivelazione potevo appena dominare i miei pensieri ed emozioni oggi se ci penso con serena obiettività devo ammettere che non si trattava di niente di straordinario in fin dei conti m erano presenti due chiese identiche con due madonne identiche in due paesi diversi ma per me che sono in continua ricerca interiore specialmente trovandomi in messico questa rivelazione ha avuto l effetto di una bomba questo era molto più che una semplice coincidenza e non ero preparata quella chiesa di cui ignoravo l esistenza fino al momento di entrarci era stata una sorpresa straordinaria più strano ancora è il fatto che non ricordavo di essere mai entrata nella basilica della madonna di tirano la memoria spesso ci inganna di ritorno a québec alcuni mesi dopo ho deciso di partire per l italia in cerca di quei due giovani la cui generosità e gentilezza non avevo mai dimenticata ma non ricordavo più i loro nomi né i loro volti volevo anche mettere un po d ordine nella mia vita che è stata una serie di spostamenti e fughe sconnesse in cui io protagonista fui sbattuta di qua e di là senza la possibilità di afferrare il filo conduttore che peraltro non esisteva sì certo c era quel disordinato labirinto di traslochi e fughe che ci aveva spazzati dalla cecoslovacchia occupata verso la iugoslavia scossa dalla guerra e poi in italia fino alla neutrale svizzera finalmente c era stato il ritorno nel nostro paese tutto quello che è accaduto da bambina non lo capivo e di nuovo dopo il putsch comunista i nostri genitori ci hanno mandati in israele e due anni dopo ci hanno fatto venire in canadà più tardi sposata a un geografo c erano state l australia la papuasia la nuova guinea dove è nato uno dei miei figli e qualche isola del pacifico non fa meraviglia quindi che mi abbiano sempre ferito parole come esilio immigrazione profughi fughe rifugiati politici come ci chiamavano quando siamo arrivati in canadà talvolta mi sento quasi illegittima in esilio da me stessa spossessata e cittadina di seconda classe sì pensavo andrò in italia a ritrovare un po del mio passato tutto brandelli che atto eroico era stato quello di salvare due bimbe straniere dal pericolo nazista chi lo farebbe oggi mio figlio che ha ora la stessa età 12

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dei due partigiani ventidue anni lo farebbe era la situazione della guerra che spingeva la gente a questi atti eroici non trovavo risposte perciò sarei andata in italia in quel momento i miei figli erano con il padre in francia per alcuni mesi potevo dunque partire ero libera di farlo mi piacciono gli italiani la loro lingua che ormai non parlavo più da tempo la loro teatralità ed esuberanza la loro generosità la loro musica ma soprattutto il loro senso di libertà e il modo di vivere la mia esperienza con loro durante la guerra era stata quella di un grande amore per la vita soprattutto in coloro che vivevano in condizioni modeste e poi il mare il sole la luna il vino e l amore sì soprattutto l amore da tempo avrei voluto tornare in italia ma la vita passava gli studi il matrimonio i figli il lavoro etc e poi non si era mai presentata l occasione di avere contemporaneamente il tempo i soldi e la voglia di farlo e la memoria di quel passato era vaga ormai tanti anni erano passati vera a madonna di tirano nella sua prima visita alla ricerca dell uomo che nel 1945 la portò in salvo in svizzera 13

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il ritorno in valtellina sono arrivata in italia il 20 marzo 1986 da milano ho preso il treno per tirano il solo nome che ho ricordato per tutti quegli anni seduta nella carrozza mi guardavo intorno e pensavo a tante cose improvvisamente mi sono sentita un po sciocca ecco essere arrivata fin lì con l idea di ritrovare quei due giovani adesso diventati uomini vivevano ancora se sì dove cosa stavano facendo tante domande senza risposta continuavo a scrutare quanto mi circondava erano le cinque e mezzo il treno era pieno di lavoratori in abito da lavoro che tornavano a casa dopo una giornata di fatica in città parlavano tra loro nel dialetto locale scherzando mentalmente li paragonavo a un gruppo di lavoratori nelle stesse condizioni in canadà c è un qualcosa di speciale che distingue gli italiani dagli altri in un gruppo misto anche se di una certa età segnati di rughe e stanchi erano di una vivacità incomparabile gesticolavano e ridevano dandosi piccoli colpi sulle spalle con gioia sembrava che non fossero mai usciti dall età della spensieratezza e se ci fosse anche lui in questo treno pensavo ho scrutato il gruppo sarebbe potuto essere l uomo nell angolo sui sessantasei anni la faccia gentile gli occhi luminosi una persona che passava sicuramente molto tempo all aria fresca era forse lui quel pensiero mi assorbiva certo non poteva essere quello di fronte a me il completo troppo elegante i capelli lisci le scarpe molto lucide troppo sofisticato ho pensato quasi una caricatura ho giocato a questo gioco per qualche tempo selezionando eliminando ipotesi ogni volta immaginando del mio salvatore il lavoro la famiglia la vita la casa era possibile che fosse in quello stesso treno e che non sapesse che lì vicino era seduta la donna che lui aveva salvato da bambina tanti anni prima fuori ancora lontane si vedevano le montagne imbiancate di neve ho lasciato che i miei pensieri riandassero a quella lunga traversata che mi era sembrata eterna molti anni prima nel lontano marzo 1945 verso la svizzera nei pericoli con fatica non ricordavo i dettagli soltanto rivedevo me e mia sorella di sette anni e i due giovani partigiani [più tardi ho conosciuto i loro nomi emilio negri morto nel 1975 che ha portato mia sorella attilio bozzi che ha accompagnato o portato me vive in aprica ha ottant anni e la lunga salita lungo la quale mia sorella era stata portata sulle spalle da uno dei 14

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due rivedevo me mentre camminavo nel gruppetto tenendomi alla cintura dell uno o dell altro o a volte anch io sulle spalle alternandoci ricordo che camminare sulla neve non era facile perché il terreno in certi punti era molto irregolare uno dei due ci precedeva e se la via era libera se cioè non c erano poliziotti fischiava e noi potevamo proseguire erano tempi pericolosi la guerra stava finendo e c era gente disperata dappertutto che poteva uccidere per un tozzo di pane ogni volta che si arrivava a una cima pensavo che fosse l ultima ma no ce n era sempre un altra più alta ancora ad un certo punto non ho più potuto proseguire mi sono seduta nella neve dicendo che mi fermavo lì con dolori alle mani e con i piedi gelati allora quello che ci portava mi ha detto ma no tu non puoi fermarti i tuoi genitori ti aspettano lassù alla frontiera ti daranno una cioccolata calda e chissà forse una banana e poi sai avrai un sacco di vero cuoio per andare a scuola queste parole mi hanno rincuorata e ho potuto andare avanti un po e poi ancora e ancora ripensandoci oggi non capisco come quelle piccole astuzie abbiano potuto avere un effetto così grande da darmi l energia per camminare perché soffrivo molto per i geloni alle mani e ai piedi È vero che mi avevano promesso cose che non avevamo visto da anni solo qualcuno che amava i bambini e conosceva la loro psicologia e il loro cuore poteva parlare così arrivati in cima ho chiesto piangendo perché avete rischiato la vostra vita per due straniere perché siamo partigiani fu la risposta ma noi non abbiamo niente da darvi pregate per noi ecco ciò che ricordo noi sorelle abbiamo pregato per lungo tempo chiedendoci sempre cosa fosse successo a quei due ragazzi diventati uomini e io mi ripromettevo di saperlo un giorno e anche se ho spesso raccontato la storia rientrando nel mio paese e più tardi in israele o in canadà il ricordo è diventato sempre più vago avevo in mente una favola o si trattava di fatti realmente accaduti proprio a me 15

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