Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2014

 

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2014

Popular Pages


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Anno 20, n. 62 - Ottobre 2014 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova L a fi ne d i u na c ri s ti an it à m il l e na ria c ed e r e o r e s i s t e r e? Dossier: centenario di S. Pio X

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Quando nel 622 Maometto si trasferì dalla Mecca a Yathrib, che egli rinominò Medina (Città), stabilendo de facto il primo califfato, tutti gli abitanti (tra cui ebrei e cristiani) furono costretti a scegliere fra la conversione e l’esilio. Maometto ordinò Chi sostiene che tali atteggiamenti non facciano parte del vero Islam mostra di non conoscere né l’Islam né la storia. Inutile fare distinzioni bizantine fra islam “radicale” e islam “moderato”. Mentre in Occidente si discute, gli jihadisti massacrano migliaia di persone ogni settimana. Hanno già cancellato una cristianità che vantava duemila anni di storia. Nessuno riesce a fermarli. I combattenti dell’Isis sono già più di centomila, e aumentano ogni giorno, anche con l’apporto di volontari che arrivano sempre più copiosi da tutto il mondo, compresa l’Italia. Molti musulmani “moderati” sono saliti sul carro del vincitore, diventando a loro volta jihadisti. Chi non si piega al volere dei nuovi signori è sommariamente decapitato. om’era già successo con gli Almoravidi nel secolo XI, dal profondo dei deserti arabici è sorta l’ennesima setta ispirata alla dottrina “pura” del Corano. Ha preso il nome di “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, o più semplicemente Isis. Come un incendio inarrestabile, ha già conquistato buona parte dell’Iraq e della Siria, minacciando perfino la capitale Baghdad. “Non ci fermeremo fino a sventolare la nostra bandiera sulla Casa Bianca”, proclamava un capo. Vogliono stabilire il califfato, cioè la dittatura islamista mondiale. È finita l’era del cattolicesimo a costo zero C personalmente lo sterminio nella pubblica piazza dell’intero clan Banu Curayza: 900 persone, comprese donne e bambini. Semmai, dunque, l’Isis può validamente vantarsi di procedere seguendo l’esempio del “profeta”. Intrisi di spirito liberale e buonista, molti occidentali non riescono a comprendere la combattività dell’Isis. Comprendono anche meno quando ragazzi europei si convertono all’islam e, abbandonando il benessere della nostra società, si trasferiscono in Iraq per combattere e morire inneggiando ad Allah. “Ci sono tanti fattori, per lo più psicologici — spiega Stefano Allievi, studioso dell’Islam in Italia — L’Islam radicale può offrire una forte struttura della personalità a chi non ce l’ha, e la guerra santa apre scenari di avventura esotici”. Di fronte all’impeto schiacciante dell’Isis, cosa oppone l’Occidente? Buonismo, irenismo, ecumenismo, pacifismo, multiculturalismo e tanti altri “ismi” che hanno minato la nostra civiltà rendendola vulnerabile. “L’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana — ammoniva nel 2000 il cardinale Biffi — Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà”. La sfida dell’islamismo radicale pone, per noi europei, una gravissima questione di coscienza: è finita l’era del cattolicesimo a costo zero. La sorte della Civiltà cristiana è nelle nostre mani. O noi, come i nostri antenati medievali, sapremo resistere con la grazia di Dio per l’intercessione di Maria Santissima, oppure, giorno più giorno meno, saremo costretti a piangere come bambini per ciò che non siamo riusciti a difendere come uomini. Sapranno i nostri leader, spirituali e temporali, raccogliere la voglia di eroismo che da più parti si fa sentire sempre più forte, specie fra i giovani? Sapranno offrire una pastorale veramente aggiornata, che venga cioè incontro alle reali aspirazioni della migliore gioventù? Oppure continueranno a riproporre atteggiamenti che si sono ormai dimostrati deboli e fallimentari? 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014

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Sommario Anno 20, n° 62, ottobre 2014 Editoriale Preghiera del beato Marco d’Aviano La fine di una cristianità millenaria La guerra giusta nel «Catechismo» Cile: frenesia di rivoluzione Disastro Allende Nelson Mandela e l’ombra del post-apartheid Plinio Corrêa de Oliveira: un anticomunista? Accademia Estiva 2014 S. Pio X il Grande La “sintesi di tutte le eresie” Un esempio di fermezza pastorale Stanislao Medolago Albani Intervista a Giovanni Medolago Albani “Con la grazia di Dio la nostra generazione femerà l’aborto” Pellegrinaggio ad Altötting Nella tua luce vediamo la Luce 2 4 5 5 13 16 17 21 25 27 32 35 38 42 45 47 48 Copertina: Chiesa bruciata dagli islamisti in Dalga, Egitto. Mentre in Occidente si discute su sottili distinzioni fra islam moderato e islam radicale, gli jihadisti stanno annientando Cristianità millenarie. Tradizione Famiglia Proprietà Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 3 Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 20, n. 62 OTTOBRE 2014 Dir. Resp. Julio Loredo

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Attualità Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati. Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore. Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte tua, sperando, per i meriti del tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera. Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il tuo favore per loro, ebbene te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento. Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando ti piace. Come Mosé, estendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appoggiali con la tua potenza, per la rovina dei nemici tuoi e nostri, e per la gloria del tuo Nome. Amen! 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 Viene a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci. Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo. Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che stanno per combattere per l’onore del tuo nome, per la difesa e la propagazione della tua santa Fede. Concedi ai principi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal tuo favore, rafforzati dal tuo Spirito, e resi invincibili dalla potenza del tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri. Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre. Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli. Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di satana, Tu hai donato tutto il tuo prezioso Sangue. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani? Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci? Non dimenticare, o Signore, che se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t’invocavamo nella nostra miserevole angoscia. grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira. O gran Dio, ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la tua somma bontà. Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che ti dispiaccia. Soccorrici con la tua grazia, o Signore, e non permettere che noi tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con te abbiamo stipulato. Preghiera del beato Marco d’Aviano nella battaglia di Vienna O

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“L ’ int enzion e d el C a li ffa t o è q u e l l a di o c c u p a r e i l m o n d o i n t e r o a c o m i n c i a r e d a R o m a” Mons. ShlemonWarduni, vescovo ausiliare del Patriarcato caldeo di Baghdad di Juan Miguel Montes Come ai tempi di Maometto, la furia degli islamisti si abbatte sulla Cristianità. Allora i seguaci del “profeta” annientarono la civiltà cristiana in Terra Santa e nell’Africa settentrionale. Oggi, l’odio si abbatte sulla Mesopotamia, distruggendo chiese millenarie, massacrando i cristiani, cancellando ogni traccia di Cristo. Mentre, però, nel Medioevo l’assalto islamico suscitò una fortissima reazione, concretatasi in iniziative belliche che riuscirono ad arrestarlo, oggi, invece, trova davanti a sé un atteggiamento accomodante di “dialogo”, di “ecumenismo”, di “fratellanza”, magari qualche “aiuto umanitario”. Umanamente parlando, non è difficile prevedere l’esito di un tale scontro. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 5 r pe co a tin

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Attualità ono anni che andiamo dicendo a tutto il mondo che la situazione dei cristiani in Iraq è in pericolo se non si riesce a operare in modo serio per proteggerli. Purtroppo nessuno ci ha ascoltato” scrive al quotidiano “Avvenire” (15/8/14) il cappellano della comunità siro-cattolica di Londra, don Nizar Semaan. Don Semaan si lamenta giustamente perché più volte lungo questi anni i siro-cattolici hanno ripetuto vanamente l’appello, il che lo porta a concludere che “la responsabilità ora è di tutti quelli che in questi anni con il loro silenzio hanno incoraggiato i diversi gruppi terroristici”. Don Semaan, inoltre, punta il dito contro le istituzioni internazionali che si vantano di difendere i diritti umani ma che in questo caso non hanno mai fatto alcunché. Non si può non pensare alla responsabilità che hanno principalmente le Nazioni Unite, un organismo che si dimostra inerte ed inefficace, in parte a causa dei sistemi di veti incrociati, ma soprattutto per il lungo discredito accumulato in anni Il prezzo di silenzi ed errori “S Dal canto suo, il presidente americano, Barack Obama, è gravemente responsabile per avere abbandonato l’Iraq alla sua sorte nel 2011, quando c’erano già tutte le evidenze dell’imminente persecuzione alle minoranze come la bien chiara prospettiva di una guerra civile d’inusitata ferocia. Anzi, le truppe hanno lasciato il paese con la guerra civile in corso. L’amministrazione americana, erede di una lunga tradizione di pensiero di stampo liberale e ottimistico, non ha compreso che non bastava far ripartire la vita dei partiti politici, addestrare un corpo di polizia fornendone divise, armi e addestramento e prendere qualche altra misura del genere per contenere le vulcaniche forze tribali e jihadiste in campo. di politiche di due pesi e due misure, frutto della ideologia di sinistra e anti-occidentale che l’ha contraddistinta. E, difatti: “Cosa fa l’Onu, che parla di diritti dell’uomo ma poi non fa nulla per fermare queste situazioni?”, ha chiesto al Meeting di Rimini mons. ShlemonWarduni, vescovo ausiliare di Baghdad (“Il Sussidiario”, 30 agosto 2014). Gli organi dell’Europa sono totalmente inadeguati per trattare tematiche di questo genere. Non vedono, non sentono, non parlano. O lo fanno quando ormai c’è ben poco da fare. Essi si preoccupano soltanto delle ripercussioni economiche degli eventi, ma mai di cercare di capire meglio la loro natura per agire di conseguenza. In una Europa spiritualmente inaridita e svuotata, qualcuno decide di rompere la monotonia, ahinoi, e parte per combattere nelle file dell’Isis, secondo quanto rivelano i notiziari in questi giorni. Poi c’è la Russia. Sino a poco tempo fa molti buoni cattolici, in tutto il mondo, nutrivano grandi speranze nelle dichiarazioni sbandierate da importanti personalità civili ed ecclesiastiche russe in difesa dei cristiani perseguitati dagli islamisti. Tuttavia, sembra che, oggi, la Federazione Russa non solo non si sia mossa minimamente in favore delle minoranze cristiane nei giorni più drammatici, ma abbia approfittato della instabilità creatasi nel Medio Oriente per portare avanti l’illegale occupazione dell’Ucraina orientale. Di sicuro, non una crociata anti-jihad, visto che si tratta di uno scontro con cugini slavi dalle radici cristiane, come loro. «C’e bisogno di sostegno internazionale ma anche di un esercito professionale e ben equipaggiato» S. E. Mons. Louis Sako, patriarca di Baghdad 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014

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«Per favore, cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra» S. E. Mons. Amel Nona, arcivescovo di Mosul Infatti, chi osa parlare dell’argomento si trova nella spiacevole veste del guastafeste o, addirittura, del guerrafondaio che vuole lo scontro Occidente- Non possiamo non ricordare con grande dolore, in questa panoramica generale, che lo stesso ambito cattolico si muoveva in ben altre prospettive. Tranne che per qualche organo di stampa specializzato come, per esempio, l’agenzia Asia News, il discorso di una nuova e gigantesca persecuzione dei cristiani sembrava meramente circostanziale; in nessun modo frutto di una epoca nuova che si stava aprendo per durare a lungo. Se n’è parlato, sì, puntualmente, in occasione di ogni episodio tragico, ma non è nota, a livello ufficiale, un’analisi esaustiva del fenomeno e una chiara denuncia delle sue cause. Anzi, quando papa Benedetto XVI cercò di sollevarne delicatamente il velo nel famoso discorso di Ratisbona, l’establishment politico e mediatico lo colpì con forza. E - non dobbiamo dimenticarlo - persino il mondo cattolico, in vasti e influenti settori, lo criticò aspramente. Quando Benedetto XVI parlò Oriente, la guerra mondiale. Molte volte, in ambito cattolico si liquida il tema semplicemente, attribuendo la questione all’ineguaglianza economica dei due mondi, alle arroganze reali o supposte dell’Occidente, alla sua mancanza di solidarietà oppure al bisogno che hanno i mercanti di armi di vendere i loro prodotti. Questa perdita della giusta prospettiva per inquadrare le questioni a sfondo religioso, parla forte e chiaro dei danni arrecati da ciò che lo stesso Benedetto XVI definì la “secolarizzazione all’interno della Chiesa”: un modo di pensare e agire che con le categorie della religione ha sempre meno a che fare. Eppure non sono mancate voci autorevoli che hanno chiesto un impegno netto ed efficace. Come mons. Giuseppe Bernardini, vescovo di Smirne (l’odierna Izmir, in Turchia), che, nel suo intervento nel Sinodo dell’ottobre 1999, lasciava intendere che in un certo ambito ecclesiastico c’era miopia nel giudicare le intenzioni degli islamisti, infiltrati nei “Ci vuole un sinodo urgente su questo” Milizie islamiche dell’ISIS avanzano verso Mosul TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 7

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Attualità “Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose” S. E. Mons. Giuseppe Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia Il presule, dopo 16 anni trascorsi in Turchia, ben conosceva l’argomento e aveva sicuramente presente lo sradicamento del cristianesimo dall’Anatolia agli inizi del secolo scorso, col genocidio degli Armeni. Allo scopo di evitare una simile tragedia all’Europa, egli proponeva la convocazione urgente di “un Sinodo o un simposio di vescovi” per affrontare il problema degli islamici nei paesi cristiani, ricordando ai confratelli riuniti a Roma che un autorevole esponente musulmano si era così espresso: “Grazie grandi spostamenti umani verso l’Europa, secondo lui con un programma di “espansione e riconquista”. alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. E, con precisa conoscenza della materia, concludeva: “Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose”. Le parole dell’arcivescovo di Smirne, riferite soprattutto al pericolo dell’espansione di minoranze islamiche in paesi di vecchia tradizione cristiana, pre- Esecuzioni sommarie nel “califfato” islamico: oggi l’Iraq, domani il mondo? 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014

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a dottrina della “guerra giusta”, vale a dire il diritto di usare la forza militare in certe circostanze è un punto fermo del Magistero della Chiesa. Da sant’Agostino a s. Tommaso d’Aquino a s. Bonaventura ai Dottori della seconda scolastica, tutti i teologi coincidono nella liceità della guerra giusta. Di recente si sono diffuse notizie, perfino sui quotidiani nazionali, che ne sostengono il mutamento a partire dal Concilio Vaticano II. Niente di più falso. Il «Catechismo della Chiesa Cattolica», promulgato nel 1992, è assai esplicito: “2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere. (…) “2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale. (…) L La guerra giusta secondo il «Catechismo della Chiesa Cattolica» “2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità. (…) “2308 Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa. (…) “2309 Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della «guerra giusta»”. A quell’ammonimento seguirono in Occidente l’abbattimento delle Torri Gemelle (2001), le stragi di Madrid (2004) e Londra (2005) e nel Medio Oriente e in Africa le infinite atrocità contro le comunità cristiane. Forse neppure il preveggente mons. Bernardini poteva immaginare allora che due suoi confratelli italiani, sacerdoti e missionari in Turchia come lui, sarebbero stati brutalmente uccisi in quella terra alla quale dedicavano il meglio delle loro energie: il sacerdote Andrea Santoro il 5 febbraio 2006 e il vescovo mons. Luigi Padovese il 3 giugno 2010. Oggi, assistiamo alla tragedia dei cristiani in Iraq e in Siria e l’eco delle parole di mons. Bernardini non può non colpire le nostre coscienze, come cedettero le sempre più oscure nuvole che si stavano addensando sulle teste delle minoranze cristiane in terre islamiche, e che hanno poi scatenato un acquazzone dal furore equatoriale. quando avvertiva della collaborazione che anche gli islamici moderati possono fornire ai fanatici in certe circostanze. Un enorme bisogno di verità Il realismo esige, invece, che prendiamo nota attentamente, e con vero sgomento, di quanto scritto, per esempio, da alcuni inviati in Iraq, come Lucia Capuzzi (I vicini islamici ci hanno tradito, “Avvenire” 15/8/14), oppure Lorenzo Cremonesi: “Quasi sempre i sunniti locali hanno collaborato volontariamente con le milizie arrivate dall’esterno, spesso sono stati proprio loro a occupare le abitazioni degli ex vicini, rubare le loro automobili, i loro attrezzi agricoli, cercare di prendere le loro donne” (“Corriere della Sera”, 17 agosto 2014). TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 9 “Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta” affermava mons. Bernardini. Era ed è un dovere fare il distinguo. Ma, poi, bisogna leggere le sue frasi successive per evitare di trarre conclusioni ottimistiche che possano ostacolare un corretto “vedere, giudicare, agire”.

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Attualità I l Co ra no e l a g ue r ra s a nt a i suole dire che nel Corano c’è tutto e il contrario di tutto. Ed è vero. Ciò è in parte dovuto allo scarso rigore dei primi kuttab (compilatori), ma soprattutto al rimescolamento fra sura meccani e medinesi fatto dal califfo Uthman bin Affan nel redigere il Corano nella sua versione definitiva. In questo impasto si trovano anche molti versetti guerrafondai, che hanno ispirato tutte le sette islamiche fondamentaliste, fino all’Isis. Ha quindi ragione mons. Amel Nona, vescovo di Mosul, quando afferma: “La base [dell’Isis] è la religione islamica stessa: nel Corano ci sono versetti che dicono di uccidere i cristiani, tutti gli altri infedeli”. Eccone alcuni esempi, tratti dalla traduzione italiana ufficiale del Corano: S “Quelli che non credono non si illudano, non prevarranno! Preparate dunque contro di loro forze e cavalli”. (Sura 8, 57) “Quando dunque incontrate in battaglia quelli che non credono, colpiteli al collo e quando li avete massacrati di colpi, stringete bene i ceppi. Così dovrete fare”. (Sura 47, 4) “Hanno preso il Messia figlio di Maria, come signore all’infuori di Allah. (...) I nazzareni dicono: ‘Il Messia è il figlio di Allah’. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah!”. (Sura 9, 30) “O voi che credete, combattete i miscredenti, che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi”. (Sura 9, 123) “Uccidete questi miscredenti ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati”. (sura 9, 5) “Combattete coloro che non credono in Allah (...) che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati”. (Sura 9, 29) “Combatti dunque per la causa di Allah - sei responsabile solo di te stesso e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l'acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, è più temibile nel Suo castigo”. (Sura 4, 84) “Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite”. (Sura 2, 216) 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 “Maledetti! Ovunque saranno trovati, saranno presi e massacrati”. (Sura 33, 61) “Uccidete i miscredenti ovunque li incontriate”. (Sura 2, 191) Nella foto sopra, Maometto conduce le sue truppe nella battaglia di Khaybar, nel 629. Il “profeta” prese parte a non meno di ottanta battaglie.

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Se non si conoscesse una certa natura dell’Islam come religione, ben oltre la conoscenza che possiamo avere dei suoi diversi tipi umani, sarebbe difficile crederci. Perciò esiste al presente un enorme bisogno di verità e di chiarezza. Altrimenti qualsiasi iniziativa diplomatica di dialogo sarà distorta nelle sue premesse e non potrà mai produrre un’autentica pace. Non a caso l’arcivescovo di Ferrara ha scritto che in ambito cattolico: “Forse c’è una prevalenza della volontà di dialogo a ogni costo che deprime la verità” (“Il Giornale”, 20 agosto 2014). Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. Voi pensate che gli uomini sono tutti uguali. Ma non è vero. L’Islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra»”. Anche Luca Geronico, giornalista di “Avvenire”, intervista anche lui questo schietto pastore: “Come si è formata questa ideologia? Da dove vengono?”. Mons. Amel Nona risponde: “La base è la religione islamica stessa: nel Corano ci sono versetti che dicono di uccidere i cristiani, tutti gli altri infedeli. La parola “infedele” nell’Islam è molto forte: l’infedele, per l’Islam, non ha una dignità, non ha un diritto. A un infedele si può fare qualsiasi cosa: ucciderlo, renderlo schiavo, tutto quello che l’infedele possiede, secondo l’Islam, è un diritto del musulmano. Non è una ideologia nuova, è una ideologia basata sul Corano stesso. Queste persone rappresentano la vera visione dell’Islam”. Poi mons. Nona passa a segnalare in tono veemente l’errore di politica internazionale fatto dagli occidentali assieme ai loro alleati nel mondo arabo quando hanno supportato gli jihadisti al fine di rovesciare alcuni governi dittatoriali. “I politici occidentali non capiscono cosa vuol dire l’Islam, pensano che sia un pericolo solo per i nostri paesi. Non è vero, è un pericolo per tutti, per voi occidentali ancor più che per noi. Verrà un tempo di cui vi dovrete pentire di questa politica” (“Avvenire” 12/8/14). “Il preludio di quello che vi accadrà” «La base dell’Isis è la religione islamica stessa. È un’ideologia basata sul Corano stesso. L’Isis rappresenta la vera visione dell’Islam» «Per favore, cercate di capirci — esclama — I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Mons. Nona è ben contento di incontrare la stampa occidentale, sottolinea l’inviato del “Corriere” nel suo articolo. Un vescovo iracheno, oggi, riecheggia quasi testualmente le profetiche parole di mons. Bernardini. Quel che dice spaventa, ovviamente, i cattolici secolarizzati. Si tratta del 47enne mons. Amel Shamon Nona, arcivescovo caldeo di Mosul che mentre accompagnava i suoi fedeli in fuga verso Erbil, ha concesso una intervista all’inviato del “Corriere della Sera”, Lorenzo Cremonesi (10/8/14): «Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro». Prosegue Cremonesi: Mons. Amel Nona TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 11

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Attualità Non solo un errato interventismo dell’Occidente ha creato guai. Questo interventismo imprevidente e inopportuno ha agito a volte, in modo paradossale, in simbiosi col pacifismo acritico che si è avvinghiato nella mentalità occidentale in genere, e cattolica in specie, come il serpente nell’albero del Paradiso. Esso fa sì che sia negata implicitamente la realtà del peccato e del male, permettendo all’irenismo di obnubilarci la ragione per poi farci trovare psicologicamente impreparati nelle occasioni in cui è necessario reagire. Perciò, succeda quel che succeda, per la mentalità così plasmata, sarà sempre sbagliato il ricorso alle armi e alla forza, ed essa eviterà sempre l’elementare domanda: come fai a dialogare con chi ti spara? Se dici il contrario, sei uno che vuole ripetere l’ecatombe del 1914 in pieno 2014. Ma in realtà nella ripetizione è colui che non impara le lezioni della storia. Come ha dimostrato in un brillante saggio lo storico Alberto Leoni (La Croce e la Mezzaluna, Ed. Ares 2009), la lotta dell’Islam al Cristianesimo non è una successione di molti episodi storici isolati, ma un grande continuum di quattordici secoli con qualche interruzione di pace. Per giungere a queste felici interruzioni e garantirne la durata il massimo possibile, niente è più necessario che non perdere la grande prospettiva storica. Il pacifismo smobilita le coscienze Il problema peggiore sta nel fatto che quando si cede a miti non ragionevoli si producono ulteriori dolori e sofferenze. L’impreparazione psicologica, la cultura della resa, la mitologia del dialogo fine a se stesso creano mostri peggiori di quelli che sembrano scongiurare. Una grande levata di scudi a difesa dei cristiani minacciati, come chiedeva mons. Bernardini nel 1999, avrebbe potuto inibire persino la formazione dei dispositivi terroristici e persecutori islamisti. Ma allora si teneva più all’idea di non creare nessuna tensione col mondo islamico nel contesto del dialogo interreligioso. Oggi la tragedia che si snoda nel nord dell’Iraq conferma quanto gesti, parole e omissioni possono avere grandi e gravi conseguenze. Qualcuno potrà dire che, ormai, possiamo star tranquilli perché sono avviate le misure prese dai grandi poteri dell’Occidente per difendere i poveretti cristiani e yazidi cacciati dalle loro case. Impediranno esse “la fine di un mondo millenario”, come ha scritto recentemente il prof. Andrea Riccardi (“Corriere della Sera”, 8/8/14)? A giudicare dai fatti, la fine sembra essere irreversibile per l’antichissima cristianità irachena, forse anche per quella siriana e libanese. Questo limitandosi al Medio Oriente. Ben diverso dal pacifismo irenico, certo, è il panorama che ha davanti chi è fuori dal circo mediatico occidentale e dalle sue tritate agende più o meno politicamente corrette. Oggi non può stupire che siano vescovi come il summenzionato mons. Nona, o l’arcivescovo di Erbil, mons. Warda, oppure il patriarca caldeo di Baghdad mons. Sako, con il suo ausiliare mons. Warduni, ad uscire dai ranghi per chiedere l’intervento internazionale che non può che essere armato se vuole essere efficace. Un intervento armato che è sostanzialmente, al di là degli eufemismi, una guerra difensiva, giusta e inevitabile. La voce dei vescovi nella tribolazione Non dobbiamo considerare con la massima serietà anche queste parole di mons. Nona: “Il confine di questi gruppi è tutto il mondo: il loro obiettivo è di convertire con la spada o di uccidere tutti gli altri” (“Avvenire”, 15/8/14)? Tuttavia un’altra domanda s’impone: non sta accadendo quanto detto oggi da mons. Nona e ieri da mons. Bernardini, cioè che siamo al “preludio” in Occidente di quanto potrà avvenire a causa di una politica migratoria imprevidente se non addirittura suicida? “Guerra per amore della pace”, come ha insegnato sant’Agostino e ripreso san Tommaso. Una tematica e dottrina multisecolare che un establishment occidentale in genere, e cattolico in specie, ha voluto quasi escludere a priori persino come ipotesi di scuola; come se l’umanità nelle ultime decadi si fosse completamente rigenerata dalle conseguenze del peccato. 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 Chi può ignorare, oggi, che molti militanti dell’ISIS, padroni del califfato, appena fondato, in Iraq e Siria, autori delle atrocità contro cristiani e altre minoranze, portano in tasca passaporti europei? Assieme a una mappa del mondo tutta dipinta di colore verde. Non porsi davanti a questa realtà significa optare per una cecità analoga a quella che condusse al conflitto mondiale nel 1914.

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Cile: frenesia di rivoluzione Nei primi cento giorni, il governo socialista di Michelle Bachelet ha presentato una pletora di progetti. Si parla di “frenesia legislativa”. E tutti puntano nella stessa direzione: attuare la più sconvolgente rivoluzione della storia recente del Cile ento giorni dopo l’insediamento del governo socialista di Michelle Bachelet in Cile, già si fanno sentire le pesantissime conseguenze. di Juan Antonio Montes Varas Il governo è composto da un’ampia coalizione di centro-sinistra che va dalla Democrazia Cristiana al Partito Comunista. L’agenda, però, è chiaramente dettata dai settori più estremisti, che si sono prefissi di attuare una vera e propria rivoluzione in campo culturale, con leggi sempre più libertine in materia di famiglia, e in campo sociale ed economico, con leggi sempre più socialiste. La chiamano “politica dalla piazza”, ma vuol dire semplicemente piegarsi alle minoranze, radicali e agguerrite, che riempiono le piazze del paese con rumorose manifestazioni. C le unioni omosessuali e un lungo eccetera. A ciò si aggiunga una riforma educativa che cerca di eliminare l’attuale sistema misto, cioè privato e statale. La riforma porrebbe tutta l’educazione nelle mani dello Stato, pur essendo palesemente il sistema che ottiene i peggiori risultati scolastici. Tale riforma si fonda sull’idea, di matrice chiaramente comunista, che ogni profitto ottenuto dal settore privato sia necessariamente egoista e quindi ingiusto. Tutti i servizi sociali dovrebbero essere gratuiti e gestiti dallo Stato. Con buona ragione, i genitori sono molto preoccupati e hanno già cominciato a organizzare proteste di piazza. “Frenesia legislativa” Chi si augurava che questo secondo mandato della Bachelet fosse moderato, simile al primo, è stato clamorosamente smentito. Chi, come Acción Familia (consorella delle TFP, ndr), cercava invece di allertare l’opinione pubblica sul pericolo incombente, è stato tristemente confermato. Inseguendo “la piazza”, il Governo si è buttato a capofitto in una vera e propria “frenesia legislativa”, nelle parole dell’ex presidente della Conferenza episcopale, mons. Alejandro Goic. Di tale “frenesia” fanno parte l’aborto, l’ideologia di genere, Per attuare la riforma educativa, il Governo avrebbe bisogno di svariati miliardi di dollari, che ovviamente non possiede. Ed ecco che ha presentato un progetto di riforma fiscale che farebbe aumentare le tasse fino a situarle ai livelli dei paesi socialisti, come Venezuela e Argentina. La riforma tributaria andrebbe, poi, completata con una riforma del mercato di lavoro, fortemente statalista e liberticida. Secondo molti economisti, si sta rischiando di “uccidere l’oca d’oro”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 13

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Attualità Il governo socialista di Michelle Bachelet ha inaugurato la “politica dalla piazza”, che vuol dire semplicemente piegarsi alle minoranze, radicali e agguerrite, che riempiono le piazze del paese con rumorose manifestazioni. A sin., una manifestante chiede “la fine del lucro” Le conseguenze si cominciano a sentire. Le proiezioni economiche per quest’anno sono calate notevolmente. A questo proposito, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha recentemente sollecitato il Cile a mantenere le politiche macroeconomiche che hanno avuto tanto successo. Secondo l’OCSE, “nella misura in cui si svilupperà l’economia cilena, aumenterà anche l’equità e il benessere, attraverso programmi efficaci di protezione sociale”. 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 Con le riforme proposte dalla Bachelet, il miracolo economico che, negli ultimi decenni, ha permesso al Cile di piazzarsi fra i primi paesi emergenti del mondo, verrebbe demolito in nome di un’ideologia statalista e socialista. Finora, il sistema economico cileno, che ha permesso al Paese di avere il più basso indice di povertà nell’America Latina, era stato rispettato perfino dalla Concertación (coalizione di centro-sinistra, ndr) che, eccetto il breve intervallo di Sebastián Piñera (2010-2014), ha governato il Cile dagli anni Novanta. Si uccide l’oca d’oro Il governo si difende affermando che il rallentamento della crescita economica previsto per il 2014 è dovuto a fattori internazionali. Tale spiegazione è smentita da altre economie del Continente, come il Perù e la Colombia, che hanno invece previsioni di forte crescita nello stesso periodo. La stragrande maggioranza dell’opinione nazionale non riesce a capire perché si dovrebbero aumentare le tasse, imponendo pari passu misure recessive. Al contrario, tutti gli specialisti, tra cui ex ministri della Concertación, si sono pronunciati contro le riforme della Bachelet. In una recente sessione del Senato, diversi ex ministri hanno dimostrato come la riforma fiscale comporterà un forte calo del risparmio, con grave danno per le classi medie del Paese. Show psicologico L’associazione Acción Familia, consorella delle TFP, aveva previsto questa situazione in un volume pubblicato pochi mesi prima delle elezioni: «Quarant’anni dopo, una nuova minaccia socialista all’orizzonte» (Santiago 2013). La tesi centrale del libro è che le manifestazioni di piazza, a cui fa riferimento la politica del Governo, non sono altro che uno show che, sfruttando l’apatia dell’opinione pub-

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blica, cerca di creare un clima psicologico adatto a introdurre il socialismo. Tutti i sondaggi, perfino quelli fatti da istituti legati alla sinistra, mostrano un indice di approvazione dell’attuale sistema economico, fondato sulla proprietà privata e il libero mercato, intorno al 60%, mentre la soddisfazione con la propria situazione vola all’80%. Il lettore si chiederà: come mai, di fronte a indici così elevati di soddisfazione, il Governo ha deciso di far saltare tutto in aria? Dati statistici alla mano, il libro confuta l’idea che nel Paese vi siano disuguaglianze sproporzionate, e dimostra invece come la mobilità sociale e generazionale sia aumentata in modo significativo. Anzi, il Cile ha la più grande mobilità sociale del Continente. Madonna del Carmine, patrona del Cile Crisi morale La risposta ha due filoni. Da un lato, il crescente deterioramento delle virtù morali, che sostengono la famiglia e mitigano il desiderio dei beni materiali, ha provocato una bramosia consumista: si vuole tutto, subito e senza sforzo. Questa bramosia giunge a pretendere che lo Stato provveda a tutto ciò che il proprio lavoro non è capace di dare. Dall’altro lato, lo stesso deterioramento morale conduce al liberalismo, aprendo quindi la porta ad aberrazioni come le unioni omosessuali, l’aborto, l’ideologia di genere e via dicendo. Entrambe le mentalità stanno producendo una crescente apatia in relazione agli interessi generali del Paese, e un’eccessiva e pervasiva preoccupazione per i propri interessi immediati. Tutto ciò fa dimenticare, soprattutto ai giovani, l’incubo vissuto in Cile durante il governo comunista di Salvador Allende (1970-1973), il periodo più buio della storia del Cile, che lo portò a un passo dal diventare una seconda Cuba. giunto il malessere lasciato in eredità dal presidente Piñera. Eletto con i voti del centro-destra, egli costituì invece un governo incerto e contraddittorio che, mentre indeboliva la destra, favoriva la sinistra. Come accennato sopra, comincia a emergere una reazione di genitori che, preoccupati per la libertà accademica, stanno scendendo in piazza per protestare contro la riforma educativa. E anche i piccoli imprenditori si stanno organizzando per opporsi alla riforma fiscale. Ci auguriamo che queste reazioni possano presagire un inizio di risveglio dell’opinione pubblica nazionale. Il tempo dirà se questo risveglio crescerà fino a impedire che il Cile ricada nell’incubo socialista. Infatti, l’uomo è l’unico animale che casca due volte nello stesso buco… Chiudiamo con un appello alla Santissima Vergine del Carmine, la patrona e regina del Cile, che ha spesso dimostrato la sua potente e materna intercessione. Questi fattori, forse, spiegano il perché la Bachelet abbia potuto valutare che i tempi siano maturi per tentare un brusco colpo di timone. A ciò va ag- Una serpeggiante apatia nell’opinione pubblica fa dimenticare l’incubo vissuto in Cile durante il governo marxista di Salvador Allende TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2014 - 15

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