Embed or link this publication

Popular Pages


p. 1

FUOR ASSE Officina della Cultura Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 2

FUOR ASSE Editor ale La letteratura e l’editoria In un tempo in cui anzitutto di eventi si nutre la vita di relazione tra le persone, l’appuntamento annuale del Salone di Torino, evento librario per eccellenza, è divenuto per moltissimi irrinunciabile. Mancarlo pare essere atto di snobismo o di estraniamento. Vi si possono incontrare infatti gli editori italiani nonché gli autori quasi al gran completo. Nondimeno ci si interroga da più parti sul senso culturale di una kermesse che a tutta prima pare soltanto un’affollata manifestazione commerciale e, ancor più, promozionale. Per rispondere a tale quesito occorre anzitutto, a me pare, chiarire di cosa parliamo quando parliamo di letteratura, perché la letteratura, a ben guardare, è fatta di due componenti: la letteratura propriamente detta e l’editoria; due componenti che, per loto natura, sono in costante conflitto, essendo di norma l’editoria volta a serializzare e riprodurre il già affermato, mentre la letteratura è costante tentativo di innovazione come uscita dai cliché e singolarizzazione. Tale conflitto può essere descritto nel modo più semplice dal contrasto crescente in questi anni tra il piano del testo da un lato e la dimensione del paratesto dall’altro, ossia stretto contenuto di un libro, e gli svariati aspetti che riguardano il libro indipendentemente dal suo contenuto. Il Salone di Torino, nell’impressionante sequela di incontri, ha mostrato appunto il carattere virulento di questo contrasto nel suo costante mirare a trasformare gli autori in personaggi, prestando per contro scarsa attenzione ai testi. Gli autori nel corso di presentazioni o servizi mediatici tendono in tal senso a divenire figure già di per sé narrative, ritrovandosi di fatto inseriti in storytelling letterarie, e gli uffici stampa, cardine della nuova editoria, incentrano la loro attività in questo genere di “epicizzazioni” dello scrittore, al fine di determinare nei lettori una sorta di identificazione mitopoietica. La convinzione della nuova editoria è che non si vendano tanto i testi – indiscernibili tra loro quanto al valore – ma i paratesti, figure autoriali ben riconoscibili perché caratterizzate da un racconto mediaticamente collaudato. Alla figura classica dello scrittore subentra così quella del “brand name” – un libro firmato come un capo d’abbigliamento –, la lingua tende ad appiattirsi sul modello televisivo, e caratterizzando entrambi in modo funzionale è possibile pianificare il prodotto per un target preciso di pubblico. Questa rapida analisi vale, naturalmente, per la grande editoria, che apertamente ora mira - a parte i classici ( che comunque “fanno immagine”, a volte anche fatturato) – alla paraletteratura (che fa utili) più che alla letteratura (che è in perdita), e FUOR ASSE

[close]

p. 3

richiederà, forse, un riorientamento della cultura critica. Una delle più importanti missioni della critica infatti, e sua fonte di legittimazione, è quella di portare in salvo quei testi, quei libri che nella marea di una produzione mordi e fuggi affogherebbero per sempre, salvare dall’effimero le opere e consegnarle in tal modo alle generazioni future. Compito di autentica fecondazione culturale. Fabrizio Elefante ©Cristina Garcia Rodero FUOR ASSE

[close]

p. 4

FUOR ASSE Officina della Cultura Direzione Responsabile: Cooperativa Letteraria Sara Calderoni, Vito Santoro, Caterina Arcangelo, Orazio Labbate, Pier Paolo Di Mino, Claudio Morandini, Erika Nicchiosini, Mario Greco, Marco Annicchiarico, Fernando Coratelli, Cristina De Lauretis, Silvio Valpreda Comitato di Redazione Comitato Scienti co Daniela Marcheschi, Fabio Visintin, Guido Oldani, Luisa Marinho Antunes, Miruna Bulumete, Sara Calderoni, William Louw Peer Review. Redazione c/o Cooperativa Letteraria, via Saluzzo 64 - 10125 Torino (TO) - info@cooperativaletteraria.it Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Direttore artistico e progetto gra co Mario Greco La copertina di questo numero Laura Scarpa Fabrizio Elefante, Amedeo Anelli, Vanni Santoni, Silvio Valpreda, Alessandro Cinquegrani, Erika Nicchiosini, Caterina Arcangelo, Claudio Morandini, Sara Calderoni, Daniela Marcheschi, Pietro Polito, Guido Conti, Mario Capello, Marco Peano, Saverio Fattori, Mauro Rava, Silvia Soldesti, Paola Cenderelli, Mariangela Crisciulo, Valentina Duretto, Nanni Delbecchi, Luca Ippoliti, Sonny Partipilo, Andrea Vigentini, Mario Greco, Furio Detti. Cristina Garcia Rodero, Mau Chi, Brett Walker, Monch, Silvia Grav, Mario Grobensky, Tommy Ingberg, Saul Landell, David Dalla Venezia, Matija Zardi, Margarita Georgiadis, Makoto Saito, Reylia Slaby, Cyril Helnwein, Henrik Aa. Uldalen, Rafael Concejo, Jaya Suberg, Nicholas Scarpinato, Magda Smuzniak, Fabrizio Galli, Lara Zankoul, Alex Russell Flint, Trish Woodford, Irene Cruz, Loredana Raciti, Sparrek, Frank Gustrau, Boris Correa. Hanno collaborato a questo numero Foto e illustrazioni FUOR ASSE Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 5

letteratura e cultura negli anni Venti-Trenta Rileggere il Novecento: Quale cultura per i nuovi media. Vecchi e nuovi media; Linguaggi e cultura. 33 59 Officina della Cultura 5 FUOR ASSE La COPERTINA di Laura Scarpa FUOR ASSE 9 7 Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro Muro di casse PERSONAGGI di Vanni Santoni Finzione infinita di Silvio Valpreda 20 Il sì alla vita di Franco Loi di Amedeo Anelli Si nasce perché l’anima di Erika Nicchiosini Il vantaggio di non essere vincenti Intervista a Paolo Zardi 17 di Alessandro Cinquegrani Anni di piombo, penne di latta Intervista a Roberto Contu di Caterina Arcangelo 23 Romanzi al Salone: Kehlmann, Sacchini, Ciriachi, Magliani, Mizzau. 28 di Claudio Morandini 45 43 L’invenzione della madre 41 L’appartamento di Marco Peano La maschera della 54 48 morte rossa Io sono alfa Intervista a Marco Rocchi Intervista a Patrick Fogli di Saverio Fattori e Giuseppe Dell’Olio di Mario Greco 66 di Mario Capello Epilogo di una rivoluzione artistica di Silvio Valpreda Pesci, sentimenti 69 e il buon selvaggio. Intervista a Michele Petrucci di Furio Detti Il Realismo Terminale: lo stato del pensiero di Andrea Vigentini FUOR ASSE Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 6

La Copertina di FUOR ASSE Laura Scarpa Nata a Venezia nel 1957, si trasferisce a 20 anni a Milano e oggi vive e lavora a Roma. A 15 anni decide di voler fare fumetti, conosce Hugo Pratt a Malamocco e per qualche anno gli mostrerà i suoi disegni e ne riceverà consigli, che seguirà poco. Frequenta Milano e lì nasce come autrice di fumetti, ma alternerà questa sua attività, che comprende la scrittura e il disegno delle storie, con l’illustrazione per ragazzi, l’editing e l’insegnamento. Pubblica la sua prima storia su «Linus» a 20 anni, poi a stretto giro due libri, e inizia a lavorare anche nell’illustrazione per ragazzi. I suoi libri a fumetti: Moll Flanders su testi di Antonio Tettamanti, Venturina Veneziana, con testi suoi (L’Isola Trovata), Come la vita, su testi di Carlos Trillo (Mare Nero), Cuori di carne (Coniglio Editore), Amori lontani (Kappa Edizioni), e il libro illustrato Caffè a colazione (dal blog omonimo), per Coniglio Editore. Alcuni suoi personaggi e storie: Sara dai capelli blu («Corriere dei Piccoli»), Sabato in jeans, La Storia di Chiara e la storia di Bruno, Verde Laguna e Rosso Tiziano (su «Snoopy»), Caro diario (su «44 Gatti») e Martina (su «Ragazza In», poi su «Lupo Alberto Magazine» e infine in libro) e ha fatto storie per la rivista «Blue» e per «Touch». Nel 2013 scrive e disegna War Painter, pubblicato a puntate sulla rivista internazionale in lingua inglese «Aces Weekly», diretta da David Lloyd. Nel 2014 ha disegnato una storia per un’antologia a fumetti di Rizzoli Lizard. Come editor ha curato i giornali per bambini «Corriere dei Piccoli», «Winx club» e «Pixie mag». Dirige i magazine: «Scuola di Fumetto» e aveva fondato e diretto «ANIMAls» e diretto per due anni «Blue». Saggista e curatrice di collane e libri, i suoi volumi sulla nona arte sono: Praticamente Fumetti, L’arte delle sceneggiatura e Disegnare Dylan Dog e Hugo Pratt – le lezioni perdute. Docente per molti anni alla Scuola del Fumetto e a quella del Castello di Milano (tanti autori di oggi sono stati suoi FUOR ASSE 5 Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 7

allievi), oggi è docente allo IED di Roma. Tiene stage di fumetto e di urban-sketcher narrativi. Ha creato e dirige i primi corsi di fumetto, sceneggiatura e illustrazione che si seguono al computer: Ascuoladifumetto-online. È presidente dell’Associazione Culturale ComicOut. Cerca di disegnare quasi ogni giorno per il suo blog Caffè a colazione (laurascarpa.com), quasi un diario. «Girare nel Salone del Libro equivale a perdersi. Che cos’è un libro? Carta (o anche no, oggi). Ma possono essere immagini o parole, saggistica, poesia, narrativa, fumetto, elenco di cose, pensieri profondi, suggestioni, ricette, sciocchezze... Se il salone fosse un grande negozio, sarebbe un supermercato dove compriamo spesso quello che non ci serve. Per questo deve essere altro, incontro, vetrina, chiacchiere. Più spesso è labirinto, serve anche a ritrovarsi. Il fumetto è arte? Sì, ma sebbene si possa appendere il fumetto è arte narrativa e talvolta saggistica. Il fumetto è libro, è stampa, carta, ipad, il fumetto è lettura con gli occhi. Quando faccio anche un solo disegno, esprimo e racconto. Sono storie. Il disegno per me è solo questo, raccontare ad altri quello che ho sentito». Laura Scarpa La Copertina di FUOR ASSE Laura Scarpa

[close]

p. 8

Il sì alla vita di Franco Loi di Amedeo Anelli ©Mau Chi «FuoriAsse» incontra Franco Loi al Salone del Libro. Il poeta milanese racconta del suo romanzo d’esordio che, rimasto inedito per sessant’anni, è stato ora pubblicato da Hacca Edizioni, nella collana “Novecento.0” diretta da Giuseppe Lupo. Ne parla Amedeo Anelli, direttore di «Kamen’» rivista di poesia e filosofia. Il titolo Diario minimo dei giorni, che sembra ibridare la secchezza sociologica francofortese con l’eco (non l’Umberto che pure ai diari minimi si è dedicato) classico di Le opere e i giorni di Esiodo, è il piacevolissimo romanzo di esordio di Franco Loi. Scritto negli anni Cinquanta, destinato alla collana dei “Gettoni” di Vittorini e, come spesso accade con Loi, inabissato per sessanta anni, è emerso ora a documentare l’estro narrativo ed umano dello scrittore e del poeta. Non so quali fossero le varianti di questo libro prima che Loi lo abbandonasse dopo i primi incontri con Vittorini. Forse vi era un’accentuazione più realistica e fattografica, come in uso a quei 1 tempi, più mimetica e «tranche de vie», secondo i canoni del Neorealismo allora in auge: una descrizione ed una penetrazione umana della Milano della ricostruzione, delle speranze, della serietà d’intenti e dei fermenti. Una Milano che si avviava verso il boom economico e il mutamento, la disillusione e l’impoverimento umano e del tessuto sociale, che ne è seguito negli anni a venire come in ogni metropoli europea. Fin dalle prime pagine, però, il romanzo è attraversato da un empito, da un estro “gogoliano” che era della persona di allora (Sí, seri éstrus, e te dirú, Nuénta1), ma che si riversa nella scrittura, diretta, calda, corporea, con un guizzante senso della lingua zampillante, viva e plastica, Franco Loi, Stròlegh, Torino, Einaudi, 1975. FUOR ASSE 7 Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 9

con i suoi tic, le idiosincrasie, i modi di dire, la cadenza, che sa raccogliere in questo sguardo umano alto e colto, le minuzie, gli angoli nascosti, l’esemplarità del trascorrere del tempo, la fisicità dei corpi e delle cose, riportandoci vivamente a quei tempi de visu, a quelle atmosfere. Come negli scrittori di spessore e di peso specifico, leggere questi scritti è più dirimente che leggere molta saggistica, storica o di ricostruzione sociologica, a cui mancano, nelle ricostruzioni razionali, le radici e la capacità di filtrare ciò che passa e ciò che resta. La narrazione si svolge fra il 14 dicembre e il 15 gennaio. Fra scene domestiche ed interni d’ufficio, ed i quadri corali della città con le sue vie, ed i suoi abitanti e personaggi, su tutto domina il ritmo della narrazione in prima persona: avvolgente e preciso, con larghi margini di parlato e di interiorizzazione. Un ritmo ed una precisione non dissimili da quelli di Il destino si chiama Clotilde di Giovannino Guareschi, ma senza gli esiti esilaranti e comici; un ritmo non dissimile da quello della Morte in banca di Giuseppe Pontiggia, ma senza gli esiti morali e di fenomenologia del potere: c’è qui più carnalità, immediatezza, presenza calorosa della vita vissuta. ©Mau Chi FUOR ASSE Franco Loi

[close]

p. 10

PERSONAGGI Di recente pubblicazione sono i romanzi Muro di casse di Vanni Santoni (Laterza) e Finzione infinita di Silvio Valpreda (Eris). Entrambi i testi sono rientrati all’interno della programmazione della XXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. «FuoriAsse» ha chiesto agli autori di analizzare il processo che porta alla nascita e alla caratterizzazione progressiva dei personaggi all’interno del romanzo, il percorso che via via li determina all’interno della trama. L’intento è quello di restituire al lettore un punto di vista diverso. Un punto di vista che, in un testo narrativo, può essere inteso come l’angolatura dalla quale osserva colui che narra. ©Brett Walker FUOR ASSE 9 Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 11

PERSONAGGI di Vanni Santoni Muro di casse ©Monch - Dal momento della sua uscita, numerose persone hanno detto la loro su cosa sia o non sia, a loro avviso, Muro di casse. Romanzo ibrido, docufiction, saggio romanzato, “UNO”, romanzo documentale, e molte altre definizioni; personalmente credo che, dopo il modernismo e il postmodernismo, il romanzo sia una forma letteraria in grado di contenere qualunque cosa – almeno fino a una certa misura rispetto a tutto il resto – senza necessariamente smettere di essere tale. La cosa vale ancor più per Muro di casse, dove tutte le appendici, i paratesti, finanche la bibliografia, sono in realtà prodotti o emanati dai personaggi stessi, e dunque di fatto, e per quanto per loro conto aderenti al vero, “elementi saggistici finzionali”. Detto nel modo più elementare, Muro di FUOR ASSE casse è un romanzo che parla di un tizio che vuole scrivere un libro sulle feste. Feste, beninteso, intese nel senso di free party, free tekno – rave. Per farlo va a incontrare tre altri personaggi, che l’indice, e i titoletti delle varie parti, indicano così: “Iacopo – I sensi; Cleo – L’intelletto; Viridiana – Lo spirito”. Il primo personaggio è dunque Iacopo. Gori Iacopo, valdarnese, una sorella, poco più di una trentina d’anni al momento in cui, da un divano arrivato non si sa come su un tumulo nel corso di una festa nell’alto Lazio, avvia un dialogo intorno alle feste con la voce narrante, è il personaggio a cui è affidata la dimensione sensuale del movimento dei free party. Iacopo è quello che va alle feste perché ballare è bello e le droghe son buone; in grado addirittura, per una Muro di casse 10

[close]

p. 12

sua personale e spessa attitudine al sensuale, di godere di quel poco di libertà anche sessuale presente in un contesto di per sé avulso dall’erotismo, o collegato a esso non più di altri. Ma Iacopo non l’ho inventato per l’occasione, esisteva già da prima di Muro di casse. Mi serviva un tizio di provincia, abbastanza sveglio e almeno un poco prono alle arti, i cui fulcri simbolici fossero l’eros e l’alterazione della coscienza – anzi, che vivesse addirittura l’eros stesso come un’altro dei dispositivi a disposizione per alterare la coscienza. Quel tizio lo avevo, stava negli Interessi in comune, un romanzo che avevo scritto nel 2008, anche se in quel libro aveva una decina di anni meno del personaggio che mi occorreva. Così l’ho preso, immaginando come potesse essere dieci anni dalla fine di quel romanzo; certo era diventato assai meno “alter ego” di quanto non fosse, per me, sette anni or sono. E non perché l’ho ritrovato un poco più accor- to, ponderato, nostalgico, di allora: proprio perché riattivarlo non significava tirarlo fuori da una specie di capsula criogenica, ma riprenderlo dove stava adesso, come se davvero avesse avuto intanto una vita, non scritta e diversa in virtù di tutte quelle migliaia di piccole cose che da me lo facevano differente. In effetti, se qualcuno dopo Muro di casse leggesse il racconto Emma & Cleo contenuto nell’antologia L’età della febbre da poco uscita per minimum fax, troverebbe forse buone ragioni per vedere in Cleo, seconda protagonista del Muro medesimo oltre che di quel racconto, una mia alter ego. C’è qualcosa che può corrispondere nel suo vissuto e nella sua lettura del mondo, ma Cleo è altro: sia nel percorso accademico, che non ho mai avuto, che in quello politico – e altro, pure, anche nella lettura delle feste: se io stesso, come Cleo, a volte penso che “moriremo goani”, dall’altro lato quel che resta dei free party me lo ©Silvia Grav FUOR ASSE Vanni Santoni

[close]

p. 13

vivo ancora e con una certa gioia. Cleo, da incarnazione dell’intelletto, non è solo cerebrale, ma addirittura machiavellica sebbene in un suo modo distorto e inefficace; inoltre, ci distanzia senz’altro la fiducia nelle fonti, se così si può dire: rispetto ai temi che hanno a che fare con la trascendenza preferisco, ferma restando la necessità di un humus di materiale documentale, la conoscenza intuitiva. In ciò mi sento quindi più vicino al terzo personaggio, Viridiana. La sua genesi è la più complessa. Iacopo esisteva già. Cleo è stata creata a partire da pura necessità: mi occorreva un personaggio intellettuale, politicizzato, competente e bellicoso, e anche un filo respingente, che potesse intessere una sorta di dialogo platonico con la voce narrante, allo scopo di inserire nel testo estratti da altri testi antropologici, sociologici, etnomusicologici, politici, relativi al fenomeno dei free party. Era solo questo, poi l’esigenza di inserire parti più narrative diede origine a tre flashback – Cleo che cerca di fare pipì in una vetreria abbandonata durante un rave; Cleo temporanea emigrante, che ascolta parlare della fine della free tekno i suoi coinquilini berlinesi; Cleo adulta che assieme alla fidanzata Emma finisce in una tenda a un festival psytrance dove si sbolognano trite dottrine new age – che hanno dato nerbo e sangue al personaggio, conferendogli almeno un po’ dello spessore che mi ha successivamente permesso di porlo al centro del racconto contenuto nell’Età della febbre. Viridiana, invece, si colloca in mezzo: né preesistente, né generata dal nulla, ma nata da ibridazioni e adattamenti. Esisteva, in origine, una Viridiana nel primo embrione di un altro romanzo che avrebbe dovuto almeno in parte girare intorno all’universo dei free party, e che rimase poi incompiuto e inedito – proprio il romanzo che, in Muro di casse, immagino abbozzato da Iacopo – ma era solo una comprimaria, una spalla omFUOR ASSE brosa, lucana, per la vera protagonista Isabella. Isabella, ecco un’altra alter ego. E dalla fusione di Isabella con la Viridiana originaria, il tutto rielaborato alla luce degli eventi reali raccolti dalle bocche dei Desert Storm, storica tribe inglese che nel ’94 si avventurò in ex Jugoslavia per organizzare rave in piena zona di guerra, e che ho voluto farle vivere, è nata la Viridiana attuale. Puro flusso, nel bene e nel male: verità ma anche abbandono, fallimento e disincanto connaturato in un percorso che è deliberatamente ai margini della Storia, ma proprio per questo non completamente fuori di essa. Speciale XXVIII Salone Internazionale del Libro

[close]

p. 14

PERSONAGGI La nzione del paesaggio di Silvio Valpreda ©Mario Grobensky Scrivere è un esperimento. La stesura di un romanzo è uno strumento d’indagine. Così come accade nel caso degli scienziati che ricercano in laboratorio, non sempre il risultato di questa indagine è ipotizzabile a priori. Il romanziere crea dei personaggi ai quali assegna caratteristiche psicologiche e attitudini sociali: questi sono le sue cavie. Altrettanto ricostruisce un contesto e uno scenario. Lo scrittore immagina anche una trama, lo svolgersi di una o più vicende che coinvolgono i personaggi all’interno dello scenario. Quando poi inizia a scrivere (e a riscrivere attraverso successivi affinamenti) la storia nel dettaglio, i personaggi la deformano. L’azione che si vorrebbe imporre ai personaggi è messa alla prova del loro carattere e delle loro conoscenze e consapevolezze. Lo scrittore sa cose che i personaggi non sanno. Non solo l’autore ha informazioni su fatti futuri, ma anche una conoscenza completa di ciò che sta accadendo in altri luoghi, per esempio dietro una porta chiusa, o di ciò che è accaduFUOR ASSE to prima agli altri protagonisti. I personaggi, invece, hanno nozioni limitate al loro raggio d’azione spaziale e temporale. La loro conoscenza è mediata dalla loro cultura e dalla loro personale visione. In questo senso, la scrittura diventa esperimento: il personaggio-cavia è messo di fronte a una situazione e agirà conseguentemente al suo essere, prescindendo dalle aspirazioni del suo autore. Nella scrittura del mio ultimo romanzo (Finzione Infinita, Eris Edizioni) ho scelto di raccontare le vicende attraverso una voce oggettiva in terza persona. Io, in quanto autore, nel descrivere l’ambiente nel quale si svolge la trama, ho perseguito l’intento di farlo in modo obiettivo. Nel far poi agire i personaggi all’interno dell’ambiente, lasciandoli liberi di approcciarsi a esso, ciascuno secondo la propria attitudine, mi sono reso conto che la loro percezione dello spazio non coincideva con la mia. Un luogo, sia esso antropizzato oppure Finzione infinita 13

[close]

p. 15

naturale, è soggetto a una narrazione che lo definisce: da una descrizione dettata dal sovrapporsi involontario di consuetudini fino a quello che secondo la definizione che ne ha data Christian Salmon si può chiamare uno story telling. I personaggi che ho scelto per Finzione Infinita hanno un rapporto non conflittuale con il modello sociale, privilegiano la ricerca di un ambiguo spazio di vantaggio nelle pieghe degli schemi sociali piuttosto che mettere in discussione in modo eroico (oppure antieroico) lo schema stesso. Attraverso la sperimentazione, cioè il provare a far agire il personaggio secondo il suo carattere all’interno di una situazione, ho compreso che per essi l’oggettività dell’ambiente era meno rilevante, se non addirittura non percepita, rispetto alla narrazione che ricevevano dell’ambiente. Il primo esempio, il più semplice e ovvio, corrisponde alla fase sperimentale nella quale ho iniziato a rendermi conto della forte dicotomia tra l’oggettività del paesaggio e la narrazione alla quale i personaggi facevano riferimento: l’ambiente di vacanza. Alexander, il personaggio principale, aveva deciso di concedersi una vacanza in un resort. La gestione di tipo industriale del turismo è intrinsecamente connessa a un meccanismo di narrazione dell’ambiente. Lo sfruttamento economico trasforma l’esperienza della vacanza in un prodotto in vendita, del quale l’ambiente (la località, l’hotel, il paesaggio) è l’aspetto più rilevante. Infatti, ciò che caratterizza un viaggio di diporto è proprio il mutamento di luogo rispetto al luogo abituale di vita e perciò questo deve essere caratterizzato in modo da attrarre il visitatore. La narrazione dell’ambiente, funzionale all’indirizzamento del flusso turistico, può essere in parte realistica, ma, per essere commercialmente effiFUOR ASSE cace, deve essere capace di prevalere rispetto all’esperienza diretta del turista consumatore ed è istituzionalizzata all’interno delle dinamiche dell’industria del viaggio. Resta aperta la variabile del peso che il fruitore dà alla narrazione rispetto all’esperienza. Nel caso del personaggio Alexander la fascinazione per un luogo turistico definito come tale, e perciò strumentalmente differenziato e isolato dal resto del mondo, è tale da mettere in secondo piano la propria sensibilità diretta che gli farebbe notare le similitudini con l’esterno, che sono maggiori delle differenze, e il largo uso di riproduzioni sintetiche e posticce. Fuori dall’esperimento letterario, la narrazione del luogo turistico è perpetrata, in modo consapevole o inconscio, dal turista stesso che al ritorno ripete e conferma la narrazione giudicando più conveniente riprodurla, piuttosto che negarla. Un secondo esempio è legato alla questione dell’architettura temporanea. Nel romanzo Finzione Infinita, che è ambientato in un futuro che ha profonde radici nel mondo contemporaneo, ho descritto alcuni luoghi che pur esistendo sono convenzionalmente considerati invisibili a causa di uno stigma sociale. Lo stratagemma più semplice che viene adottato nella nostra cultura per superare l’aporia di un luogo che c’è, ma per ragioni morali o etiche non dovrebbe esserci, è considerarlo temporaneo. La caratteristica di temporaneità sovente non è accompagnata da alcuna proprietà tecnica delle strutture che le renda effettivamente temporanee, né da dati storici che mostrino un’effettiva transitorietà. Basti pensare come esempi alle baraccopoli presenti sul territorio italiano nelle quali sopravvive da decenni una popolazione residente, definite “campi di transito per nomadi”, oppure alle Silvio Valpreda

[close]

Comments

no comments yet