L'Albero Verde n. 2-2015

 

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L'Albero Verde

Popular Pages


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Colombia Il sorriso di Rosanna Nepal Ricominciare dalla scuola Anno XXI - N° 2 - Trimestrale del CIAI - Luglio 2015 Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI

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PRIMADITUTTO COMUNITA’ PER TUTTI Convivere con la disabilità dei propri figli, in ogni parte del mondo, è una condizione difficile, il più delle volte tragica. Se poi si vive in Vietnam, in aree isolate e lontane dai Centri di riabilitazione – è il caso del distretto di Son Dong, provincia di Bac Giang – la realtà può essere così sfidante e complicata che una famiglia non riesca, da sola, a far fronte alle mille incombenze quotidiane. In più, considerando la carenza o l'assenza di centri riabilitativi e servizi di supporto, le famiglie rischiano di perdere il lavoro o ridurre drasticamente le proprie entrate per poter accudire i propri figli disabili. Il progetto di cui CIAI è partner propone un modello 'pilota' che successivamente potrà essere condotto in loco: prevede che tutta la comunità debba attivarsi per dare sostegno a queste famiglie ed evitare l'emarginazione dei bambini dai luoghi della vita quotidiana, in primis la scuola. Come già sperimentato in altri interventi – ad esempio in India, per sostenere la Satya School – è proprio l'agire della comunità a fare la differenza, a smussare i confini e le barriere, a permettere che il bambino disabile possa essere più facilmente inserito a scuola e nella vita di ogni giorno, con la garanzia che non manchino per lui cure fisioterapiche o servizi specifici di riabilitazione. Il progetto è realizzato insieme a diversi partner: GTV – Gruppo Trentino Volontariato onlus, Comitato popolare di Son Dong, Fondazione Fontana, Associazione comunità Gruppo '78 e Amici della Neonatologia Trentina onlus. Un intervento complesso che in totale interessa 11.738 persone tra personale sanitario, insegnanti, studenti, bambini disabili, famiglie con bimbi disabili, popolazione locale. Nello specifico, l'intervento di CIAI è rivolto alla formazione e alla sensibilizzazione di 3217 insegnanti e 2317 studenti perché sia conosciuta meglio la disabilità e la possibilità di integrare, nella vita sociale e scolastica, compagni disabili. Per 125 famiglie con bambini disabili - appartenenti alle minoranze etniche del nord del Vietnam - sono previste azioni di sostegno quotidiano, anche nell'ottica di dare vita a gruppi di auto aiuto; infine, circa 6mila persone che abitano nei villaggi circostanti saranno destinatari di attività di sensibilizzazione. In particolare sono previste attività insieme alle future mamme sui rischi sanitari che i bambini corrono nelle prime settimane di vita, per evitare patologie invalidanti. CIAI - Centro Italiano Aiuti all’Infanzia SEDE LEGALE Via Bordighera, 6 - 20142 Milano Tel. 02 848441 Fax 02 8467715 - info@ciai.it - www.ciai.it SEDI LOCALI LAZIO - Via Parigi 11 - 00185 Roma Tel /Fax 06 7856225 - lazio@ciai.it PUGLIA - Via Bozzi, 35 - 70121 Bari Tel 080 743996 Fax 080 5940035 - puglia@ciai.it SARDEGNA - Via Roma, 54 - 09123 Cagliari Tel 070 0992930 Fax 070 0992941 - sardegna@ciai.it TOSCANA - Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 - 57123 Livorno Tel 800944646 toscanacooper@ciai.it VENETO - Via A. Grazioso, 5 - 35133 Padova Tel 049 8077210 Fax 049 7160054 - veneto@ciai.it GRUPPI TERRITORIALI CATANIA - Nuccia Vannucci Auteri ciainuccia@virgilio.it COSENZA - Michele Greco - chelegreco@gmailcom GENOVA - Michela Grana - mgrana@tin.it MONOPOLI - Maria Luisa Fanizzi - rubyfanizzi@libero.it NAPOLI - Anna Falciatore - fam.derosa@tin.it PADOVA - Nico e Paola D’Angelo volontaripadova@gmail.com PESCARA - Patrizia Sciarra - patriziasci@tiscali.it PRATO - Pierluigi Bertolini pierluigi.bertolini@ultra.it ROMA - Fabrizia Sepe - fabrizia.sepe@fastwebnet.it TORINO - Maurizio Zoè - maurizio.zoe@tiscali.it TRIESTE - Lucio Mircovich - luciotrieste@alice.it VERONA - Daniele Soardo e Silvia Vartolo gtcverona@always-dao.org SEDI ESTERE CIAI BURKINA FASO - 01 bp 2789 Ouagadougou - Burkina Faso CIAI CAMBOGIA - N. 2 St. 135 - P.O. Box 150 Phnom Penh - Cambodia CIAI COSTA D’AVORIO - Abidjan Cocody Riviera Palmerais Rosier Programme 3, Résidence Hibiscus, Villa 77 - 17 BP 229 Abidjan 17 - Côte d’Ivoire CIAI CINA - Bldg. 7 Apt. 2201 - MOMA Residential Compound - no.1, Xiang He Yuan Street Dongcheng District - Beijing CIAI ETIOPIA Bole Subcity, Woreda 04, House n. 102 P.O box 2009 Addis Ababa - Ethiopia CIAI VIETNAM - N.o 18, Lane 31/46, Xuan Dieu Street - Tay Ho District - Hanoi - Vietnam Tutte le informazioni per sostenere questo progetto su www.ciai.it/progetti/comunita-per-tutti-salute-e-educazione-per-i-bambinicon-disabilita/

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L’EDITORIALE Impegni, sacrificio ma tante soddisfazioni L’Albero Verde Anno XXI - n. 2 - luglio 2015 In questo numero 4 6 8 In primo piano Adozioni internazionali in calo: quali le cause? L Costa d’Avorio Continua la lotta alla malnutrizione Vietnam Sostegno a distanza: il futuro 10 Adozioni Un capitale da valorizzare 14 Italia A Expo per dire no al Land Grabbing 16 Cambogia Camminare su una corda? 19 Colombia Il sorriso di Rosanna 20 Nepal Ricominciare dalla scuola L’Albero Verde Direttore Responsabile Donatella Ceralli - donatella.ceralli@ciai.it Hanno collaborato: Elisabetta Borzini, Cristiana Carella, Paola Crestani, Niamien Ange Arthur Ehoussou, Paloma Martin, Francesca Mineo, Carla Miscioscia, Edgar Perèz, Marina Raymondi, Alessandra Santona, Graziella Teti Fotolito - Stampa - Spedizione: Inchiostro Arti Grafiche Srl, Via del Parco 29, 20064 Gorgonzola (Mi) Redazione e edizione: CIAI, Via Bordighera, 6 20142 Milano Periodicità: Trimestrale- Sped. in Abb.Post. - Milano Registrazione n. 432 del 29/07/1994 -Tribunale di Milano e vacanze estive – più o meno lunghe che siano- rappresentano un po’ uno spartiacque, nel nostro lavoro. Alla ripresa del pieno ritmo delle attività, a settembre, già ci mettiamo in pista per tutte le iniziative legate alle festività di fine anno: dalle feste di Natale all’iniziativa “Il cioccolato che fa bene”, dall’assemblea dei Soci alla presentazione dei calendari e dei biglietti di auguri. E poi settembre è momento di viaggi, per il CIAI, e quest’anno sono ben due: quello per sostenitori e quello per le famiglie adottive (i cosiddetti VRO, Viaggio di ritorno alle origini). La conclusione del primo semestre di un anno coincide quasi sempre con la pubblicazione del Bilancio Sociale dell’anno precedente. Il 2014, come scrive nella lettera introduttiva del Bilancio la nostra presidente Paola Crestani, è stato un anno di “impegni e sacrificio ma anche di grandi soddisfazioni”. 11 i Paesi in cui abbiamo svolto le nostre attività (Italia, Colombia, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Etiopia, Cambogia, Vietnam , Thailandia, India, Afghanistan, Cina), 40 i progetti sviluppati in favore di 90.000 beneficiari diretti, di cui 56.000 bambini. I Sostegni a distanza hanno coinvolto più di 6300 bambini e circa 5000 sono stati i sostenitori. Sul fronte dell’adozione internazionale, abbiamo trovato una famiglia in Italia per 51 bambini in reale stato di abbandono per i quali non si era riusciti a trovare una soluzione adatta nel loro Paese di provenienza. L’impegno ad essere vicino alle famiglie prima, durante e dopo l’adozione, ci ha portato ad aumentare del 30 % rispetto al 2013 i nostri servizi di sostegno e accompagnamento alle famiglie adottive, non solo quelle che hanno adottato con CIAI ma anche con altre organizzazioni e attraverso l’adozione nazionale. Questi sono solo alcuni dei risultati del 2014: potrete trovarli tutti scaricando dal sito il Bilancio Sociale http://www.ciai.it/bilancio-sociale-2014/. Forse quando leggerete questo numero de L’Albero Verde sarete in procinto di partire per le vacanze, o forse siete appena rientrati. In ogni caso ci auguriamo di trovarvi ancora tutti al nostro fianco, a combattere sempre nuove battaglie per tutelare i diritti dei bambini. Non vi siete forse riposati per questo? Donatella Ceralli 3

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PRIMO PIANO ADOZIONI internazionali in calo: quali le cause? di Marina Raymondi* T ra il 2010 e il 2013, ultima rilevazione ufficiale, il numero dei bambini arrivati in Italia attraverso l’adozione internazionale è diminuito del 30%. Malgrado ciò l’Italia è rimasta il secondo Paese al mondo per numero di adozioni internazionali, dietro solo agli USA. Il 2010 è stato l’anno in cui in Italia è arrivato il maggior numero di bambini adottivi - 4.130 – poi è iniziato il progressivo calo numerico delle adozioni internazionali che nel resto del mondo era già iniziato dal 2006. Negli Stati Uniti si è passati dalle 22.728 adozioni internazionali del 2005 alle 7.094 del 2013 con un calo di circa il 70% rispetto al 2005 e del 41% rispetto al 2010. Nel periodo 2010-2013 il calo in Francia e Spagna è stato del 60%. Questa, in sintesi, l’analisi di contesto riportata nell’8° Rapporto CRC, annuale documento di monitoraggio sull’applicazione in Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, sottoscritto da 86 associazioni italiane impegnate nella tutela dei diritti di bambini e ragazzi, fra cui CIAI. Se alla base del Rapporto vi è l’analisi di contesto attraverso l’aggregazione dei dati ufficiali più aggiornati, uno dei suoi più importanti obiettivi è l’attribuzione di un significato il più possibile oggettivo e condiviso dalle molteplici anime che, per ruolo e operatività, caratterizzano le diverse associazioni che collaborano alla sua redazione. Mentre il calo numerico delle adozioni internazionali viene sostanzialmente interpretato, così come dagli osservatori internazionali, quale conseguenza di un minor numero di segnalazioni di bambini adottabili dall’estero - a causa delle mutate condizioni strutturali, demografiche e sociali avvenute in questi anni nei Paesi di 4 della CAI (Commissione AdoL’analisi di contesto viene ripor- zione Internazionale), costituiscono elementi di ulteriore tata nell’ 8° Rapporto di aggior- complessità che necessitano di soluzione anche a fronte namento sul monitoraggio della una dell’insorgere di periodici scandali internazionali che mettono Convenzione sui diritti in dubbio tutto il sistema delle dell’Infanzia e dell’Adolescenza adozioni internazionali realizzate dall’Italia. Questioni che fanno in Italia 2013-2014, pubblicato emergere l’esigenza di un’Autodi recente rità Centrale Italiana, la CAI, più operativa e incisiva che attualmente fatica ad effettuare origine - l’attenzione viene posta sulla peri- quei controlli già previsti dalla legge. colosità di un sistema mondiale in cui si re- Troppi enti e pochi controlli risultano gli gistra invece un crescente incremento delle elementi caratterizzanti del sistema italiano, adozioni dai Paesi che non hanno ratificato un sistema che sembra più preoccupato di la Convenzione de L’Aja del 1993. Ado- realizzare numeri che di garantire e verifizioni che, nel 2013, in Francia e in Belgio care la qualità delle sue adozioni: “Appare hanno rappresentato oltre il 70% del totale necessario un passaggio culturale in cui si ma che anche in Italia hanno costituito la inizi a pensare all’adozione non in termini maggioranza delle adozioni realizzate (il quantitativi ma qualitativi.”- si legge nel 54%). Quasi unanimemente si rileva – nei Rapporto- “La valutazione positiva o negapiù recenti rapporti internazionali e nel tiva sull’operatività del sistema italiano delle Rapporto CRC - come in questi Paesi ci adozioni non può fondarsi sui numeri, bensì siano più bambini disponibili all’adozione sull’effettivo stato di benessere e sulla qualità perché il principio di sussidiarietà all’ado- della vita, anche a distanza di tempo, delle zione internazionale e le altre tutele pre- famiglie adottive e soprattutto dei primi beventive e protettive dei diritti dell’infanzia neficiari dell’adozione: i figli adottivi”. vengono applicate in minor misura. Si segnalano quindi i rischi e i limiti di un Relativamente al contesto italiano, il Rap- sistema che, secondo al mondo per numero porto si sofferma su alcune criticità del no- di adozioni, non è in grado di misurare stro sistema. Tempi lunghi e incerti – l’impatto delle adozioni realizzate, neanche spesso non rispettosi di quanto indicato attraverso un’indagine qualitativa sul bedalle legge - e costi troppo elevati – non nessere di famiglie e figli adottivi - così più rimborsabili attraverso il Fondo Ado- come già richiesto all’Italia nel 2011 dal zioni Internazionali – sono tra le cause Comitato ONU - e che non è in grado di principali della diminuzione di coppie che garantire un adeguato e duraturo sostegno si candidano per l’adozione internazionale. nel post adozione a fronte di un progetto Il numero elevato degli Enti Autorizzati adottivo che diventa negli anni sempre più (62) e il loro mancato controllo da parte complesso a causa dell’aumento di adozioni

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di bambini con special need: maggiori di 7 anni, appartenenti a fratrie, con problemi di salute. Nel 2013, le adozioni internazionali di bambini già segnalati con problemi di salute, anche irreversibili, hanno rappresentato più del 28% del totale delle adozioni realizzate in Italia. “In Italia non c’è ancora consapevolezza che l’adozione è un’esperienza che va sostenuta nel tempo”, così ancora nel Rapporto, che conclude in maniera propositiva, con delle proposte precise per le istituzioni competenti. Alle Regioni si chiede di ampliare il sostegno nel post-adozione, gratuitamente, anche in convenzione con le realtà del privato sociale e di applicare quei sostegni, anche economici, già previsti dall’arti- colo 6 della legge 184/83 per le adozioni di ultradodicenni e di bambini disabili. Alla Commissione Adozioni Internazionali si chiede il rifinanziamento del Fondo per le Adozioni Internazionali; di effettuare quei controlli su tutti gli enti autorizzati che secondo il DPR 108/2007 già dovrebbero avvenire ogni due anni oltre a farsi promotore di una ricerca sullo stato di benessere degli adottivi e delle loro famiglie così come già richiesto dal Comitato ONU. In gene- cattive applicazioni di una legge, la legge rale, quindi, anche in questo Rapporto, 184/83, considerata dai più come una così come nei precedenti, si ritiene impor- buona legge. tante e urgente, per la tutela dei diritti dei bambini adottati dall’estero, la piena applicazione della legge e dei regolamenti già vigenti. Troppi sono i ritardi e molte le * Responsabile Centro Studi CIAI E c’è anche la Convenzione de L’Aja Dall’8 al 12 giugno si sono svolti a L’Aja i lavori della Special Commission che ha lo scopo di valutare l’effettiva applicazione della Convenzione sulla protezione dei bambini e la cooperazione in merito all’adozione internazionale. Molto importanti, e pienamente condivise da CIAI, le conclusioni a cui sono arrivati i 250 esperti provenienti da 74 nazioni e le 18 organizzazioni internazionali Eccole, in sintesi: Viene riconosciuta l’importanza del ruolo degli Enti Autorizzati ed evidenziata l’incompatibilità fra Convenzione e adozioni private, con un invito agli Stati membri ad escludere la possibilità di farne ricorso. Si ritiene deciso puntare alla professionalità dei servizi per l’adozione per migliorare le adozioni e prevenire possibili fallimenti. Gli enti autorizzati devono avere un’adeguata preparazione soprattutto per l’adozione di bambini con bisogni speciali, sempre più numerosi, in merito alla valutazione e preparazione delle coppie aspiranti all’adozione e per l’abbinamento; altrettanto importante è il sostegno nel periodo postadozione, che deve essere garantito per tutta la vita degli adottati. Si sollecitano gli Stati a sviluppare i servizi postadozione in aggiunta a quelli generali già disponibili (per l’Italia attualmente è garantito dal servizio pubblico solo un anno di servizio postadozione). “Questo è un punto focale per CIAI, che da tempo è impegnato a garantire un sostegno postadozione in qualunque momento nella vita dei genitori e dei figli”, sottolinea Daniela Russo, responsabile dei servizi alla famiglia, che aggiunge “sarebbe utile che le famiglie potessero accedere ai servizi garantiti dagli enti autorizzati in modo gratuito, tramite finanziamenti agli enti o voucher alle famiglie o convenzioni”. Si sollecitano le Autorità Centrali dei Paesi membri della Convenzione, a fare tutto il possibile, in ogni fase del processo di adozione, per evitare ritardi inutili, dannosi per i bambini. Si raccomanda che i Paesi di accoglienza dei bambini mantengano rapporti di collaborazione e cooperazione con i Paesi da cui provengono i bambini, che vengano aggiornati i dati rispetto alle adozioni effettuate e che vengano aggiornati, pubblicati e messi a disposizione della Commissione i dati relativi ai costi dell’adozione. 5

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COSTA d’AVORIO Continua la LOTTA alla MALNUTRIZIONE di Niamien Ange Arthur Ehoussou* L a malnutrizione dei bambini di meno di 5 anni è un grave problema di salute pubblica nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. La Costa d’Avorio, un Paese dell’Africa occidentale, non è stato risparmiato da questo flagello. Nel 2006, l’indagine MICS condotta da Unicef ha rilevato un tasso di malnutrizione del 6,7%, con punte di 13,6 % e 7,6% nelle regioni del nord e dell’ovest. Per quanto riguarda il dipartimento di Alépé, zona d’intervento di CIAI, il suo Distretto sanitario ha registrato, nei primi dieci mesi dell’anno 2009, 3484 casi di malnutrizione, di cui 217 grave, e 2357 casi di anemia di cui 968 in forma grave. La malnutrizione rende i bambini e le donne incinte particolarmente deboli e predisposti a contrarre malattie. La povertà e la difficoltà di accesso agli alimenti non sono le uniche cause di malnutrizione nel Dipartimento di Alépé. L’ignoranza e la persistenza di alcune pratiche e credenze tradizionali contribuiscono notevolmente a creare una situazione così problematica. Grazie alla campagna «Non ha voce. Ma ha fame» protagonista della raccolta fondi con SMS solidale 2015, possiamo continuare la battaglia intrapresa due anni fa nel Distretto di Alépé Per dare una risposta efficace al problema della malnutrizione in questo dipartimento, CIAI e i suoi partner hanno identificato due assi strategici. Si agirà sul fronte dell’assistenza nutrizionale sulla base del precedente progetto sviluppato da CIAI (con i fondi della Campagna SMS solidale 2013 e il contributo della Chiesa Valdese, ndr) e sulla costruzione di un Centro di recupero e educazione nutrizionale (CREN) nell’ambito dell’ospedale generale di Alépé. Sul fronte della prevenzione, verranno riprese le attività di sensibilizzazione così donne, per aumentare il loro livello di aucome i progetti agropastorali rivolti alle tonomia economica che porterà al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini nel distretto sanitario di Alépé. La realizzazione pratica di questo progetto passa attraverso le FARN che sono dei centri di apprendimento e riabilitazione nutrizionale, messi in opera in dieci villaggi del Dipartimento, nell’ambito del precedente progetto (sviluppato nel 20122013). Nello stesso progetto erano anche comprese le attività generatrici di reddito per le donne, che verranno replicate. Obiettivo del nuovo progetto è di contribuire alla riduzione del tasso di mortalità infantile nei bambini con meno di 5 anni in questo Distretto. Il progetto ha durata di un anno e il budget è di 71.821,73 euro. *Infermiere 6

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I NUMERI DEL 2014 Dal Bilancio Sociale CIAI 2014 Nel corso del 2014, per affrontare le maggiori problematicità in Costa d’Avorio, CIAI ha portato avanti interventi per 152.529 Euro, raggiungendo 5.804 beneficiari. Beneficiari (numero) Tematiche (%) Partecipazione 43% Salute e nutrizione 57% Per sostenere questo progetto Vai su ww.ciai.it/progetti/centronutrizionale-di-alepe/ Vuoi conoscere Mariam e la sua bambina Latifa, beneficiarie del progetto? Guarda il video su www.youtube.com/watch?v=zp DKyV30IEs Il Progetto è sostenuto da: Società civile e istituzioni 10 Bambini 4.947 Genitori 815 Comunità 32 7

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femmine (174 maschi e 164 femmine). Alcuni di loro - 43 per l’esattezza- soffrono di disabilità di varia natura. Dove è possibile si interviene, ma purtroppo non sempre la segnalazione di un bambino da abbinare a un sostenitore è fatta tempestivamente dalle autorità, per cui capita che bambini che potevano essere curati entrino nel programma quando ormai la malattia è divenuta cronica. Un altro dato molto interessante è legato all’ambiente familiare dei bambini: tradizionalmente in Vietnam la famiglia si intende come famiglia “allargata” dove cioé nonni vivono in casa con i genitori e i figli, e si prendono cura dei bambini mentre i genitori lavorano. Tuttavia, in condizioni di estrema povertà, é frequente che uno o entrambi i genitori affidino i figli ai nonni o ad altri parenti per andare a cercare lavoro fuori dal distretto; in molti casi, inoltre, i bambini sono orfani di uno o entrambi i genitori, per cui é la famiglia a farsi carico di loro. Con il sostegno a distanza, e i progetti correlati (nutrizione, formazione, agricoltura sostenibile, assistenza medica, etc..), negli anni CIAI ha cercato di supportare chi si trova in situazione di maggior bisogno ma anche di prevenire la separazione delle famiglie migliorandone le condizioni di base e quindi rendendo meno necessaria la ricerca di lavoro al di fuori del distretto. Lavorando in questo modo si garantiscono delle migliori condizioni di vita per tutti e si realizza appieno il modello basato sui diritti piuttosto che sui bisogni: è indubbio che vi siano situazioni in cui è necessario fare fronte ai bisogni dell’immediato, ma in molti altri casi è fondamentale, per garantire che la nostra presenza non sia eterna, creare le condizioni perché questi bambini e le loro famiglie, le loro comunità, non siano più così bisognosi di aiuto ma diventino loro stessi i motori del cambiamento. Con il programma di agricoltura, per esempio, sono stati distribuiti pulcini e piante di verdure ed è stato offerto un programma di formazione sul miglioramento delle tecniche agricole e di allevamento che sta dando risultati eccellenti. Per fare questo si è analizzato quale fosse il punto debole nell’agricoltura e nell’allevamento di animali da pollaio, quindi si è sviluppata una for- Ogni SOSTEGNO un bambino, una famiglia, una di Elisabetta Borzini* comunità. Il di Elisabetta Borzini* FUTURO nasce dal niente, e se niente è quello che ha intorno l’adozione è auspicabile, ma se c’è una possibilità che possa restare con la sua famiglia, nella sua casa e circondato dalla propria cultura e tradizione, noi vogliamo che ci resti”. Ecco, con il sostegno a distanza noi (chiaramente non solo in Vietnam) lavoriamo perché ogni bambino non sia solo un numero nel nostro database: sappiamo dove abitano, quanti fratelli o sorelle hanno, chi c’é’ a prendersi cura di loro, se hanno delle malattie o delle disabilità gravi. Li conosciamo. E per fare in modo che, almeno un pochino, li possiate conoscere anche voi, abbiamo preparato questo articolo per aprirvi una finestra sul nostro lavoro in Vietnam. Il sostegno a distanza (SAD) in Vietnam è implementato solo nella provincia di Bac Giang, nel distreetto di Son Dong. I beneficiari di SAD sono 338 (dato aggiornato al 10/05/2015), si tratta di bambini e ragazzi di età compresa tra i 2 e i 20 anni, suddivisi quasi equamente tra maschi e D i recente mi è capitato di confrontarmi con un collega canadese sulla questione del sostegno a distanza; la sua organizzazione è molto più grande di CIAI e ha molti più sostegni, tutto è registrato meticolosamente e benchè nessun membro della ONG abbia mai visitato le aree di progetto pare che tutto funzioni a meraviglia. Tuttavia, sento da lui e da molti altri colleghi che per svariate organizzazioni il sostegno a distanza è una forma di “trasferimento” di denaro o di beni di prima necessità alle famiglie dei bambini beneficiari, ma che nessuno ha mai sollevato il problema della comunità. Io ho iniziato a lavorare per CIAI a febbraio, avevo già lavorato con altre organizzazioni e in altri paesi, ma quello che mi ha stupita (e convinta) a entrare nella famiglia di CIAI è stata una frase durante il colloquio, che recitava più o meno così: “Noi non crediamo che l’adozione sia la via migliore per tutti i bambini, nessun bambino 8

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VIETNAM mazione dedicata che servisse a colmare le lacune degli agricoltori e che garantisse loro una migliore relazione tra tempo e lavoro investiti e produzione. Chiaramente parliamo di famiglie in condizioni di povertà estrema e la scala del nostro intervento è limitata, ma pensare che famiglie che solo l’anno scorso fronteggiavano grosse difficoltà legate all’autonomia alimentare, quest’anno, grazie a un intervento mirato, potranno migliorare la condizione della loro vita (ricostruire uno dei muri della casa, aggiustare il tetto, tanto per fare degli Suddivisione tutela dei bambini esempi, piccole cose, ma enormi per loro!) Madre 43% è un orgoglio immenso. Padre 4% A chi, come il mio collega canadese, mi Genitori 24% dice che questo lavoro funziona solo sui Nonni 7% grandi numeri posso rispondere serenamente. No, questo lavoro non funziona Famiglia 16% solo sui grandi numeri, questo è un lavoro Altro 6% di persone e per persone, è palese che con maggiori risorse si potrebbe fare di più, ma per quanto mi sarà possibile, vorrei even- Suddivisione dei beneficiari SAD per classi di età tualmente ampliare il programma ma senza 0-3 anni 1 snaturarne l’essenza. Per noi ogni numero equivale a un bam4-6 anni 30 bino e alla sua storia, alla sua famiglia, alle 7-9 anni 64 sue pagelle. 10-12 anni 96 Non conosciamo i sogni di tutti, ma li vorremmo realizzare. 13-15 anni 85 * Sede CIAI Hanoi, Vietnam 15-20 anni 62 Sostenere un bambino a distanza con il CIAI significa permettergli di andare a scuola, garantirgli cure mediche, alimentazione di base e se necessario, servizi specifici per le sue necessità. Significa quindi entrare a far parte della vita di un bambino, accompagnandolo nella crescita. Seppure da lontano. Il principio che sta alla base di ogni sostegno a distanza (SAD) è che il bambino viva e cresca nella sua famiglia, quando possibile, e nel suo Paese di origine: nello specifico, il SAD partecipa alla realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo che CIAI realizza insieme a partner locali in India, Vietnam, Cambogia, Burkina Faso e Etiopia. Donazione richiesta Per attivare un Sostegno a distanza è richiesto un contributo di 310 euro l’anno. È possibile versare anche in quote semestrali o mensili (SEPA). Durata Il Sad segue il bambino nel suo percorso scolastico. Per dare concretezza ai nostri interventi è preferibile garantire un impegno continuativo. Non si tratta comunque di un vincolo, ma di una scelta. In qualsiasi momento, potrai interrompere il tuo impegno economico, informandoci tempestivamente. Cosa ricevi Una volta completata l'adesione riceverai: - la foto del bambino - la sua scheda informativa - informazioni sul progetto nel quale è inserito Almeno una volta l’anno riceverai una nuova foto del bambino e un aggiornamento (lettera, disegno o pagella) Infine riceverai tre volte all’anno la nostra rivista L’Albero Verde con le informazioni sul lavoro svolto da CIAI. Cosa riceve il bambino Al bambino sostenuto a distanza viene garantita l’educazione (materiale scolastico), la salute (controlli medici periodici), il cibo, il gioco e lo sport, un supporto alla sua famiglia, alla scuola che frequenta e all’intera comunità. La corrispondenza e i viaggi Potrai scrivere al bambino o ai bambini sostenuti a distanza inviando la corrispondenza al CIAI, secondo le istruzioni che ti verranno fornite dall'ufficio sad. Una volta l’anno CIAI organizza un viaggio, a rotazione fra i diversi paesi, per conoscere il bambino sostenuto a distanza, il suo mondo e il contesto in cui vive. Puoi sottoscrivere subito un Sostegno a distanza dal sito www.ciai.it/cosa-facciamo/sostegno-a-distanza/attiva-un-sad/ scrivendo a sad@ciai.it o chiamando il numero verde 800.944.646

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ADOZIONI UN CAPITALE da valorizzare a cura di Alessandra Santona* e Carla Miscioscia** el 2001, da un’idea di Marco Chistolini sollecitato dalla richiesta di alcuni adottivi adulti, nasce a Milano il primo Gruppo degli Adottivi Adulti (GAA). CIAI voleva valorizzare l’esperienza diretta dei figli adottivi, che rappresentavano un capitale di conoscenze e riflessioni indispensabili alla comprensione dell’adozione. Era stato pensato come gruppo aperto, con possibili ingressi ed uscite nel corso del tempo, senza una finalità terapeutica. Il conduttore, pur essendo uno psicoterapeuta, aveva il principale obiettivo di favorire il confronto tra i partecipanti del gruppo e agevolare l’espressione delle opinioni e delle emozioni in un luogo connotato dall’accoglienza. Le tematiche trattate sono state: il rapporto con la famiglia adottiva (genitori e fratelli), il rapporto con la propria storia adottiva, la diversità somatica, il razzismo, la relazione con il partner, l’acquisizione del ruolo genitoriale, la possibilità di accesso alle informazioni sui genitori biologici, il viaggio di ritorno nel Paese di origine. Dopo la prima fruttuosa esperienza ne sono seguite molte altre e negli anni il GAA ha collaborato alla progettazione di due meeting nazionali per adottivi adulti N promossi dal CIAI: il primo a Bologna nel giugno 2013 e il secondo a Firenze nel giugno 2014. In entrambi i Meeting c’è stata un’attiva partecipazione da parte di molti adulti adottati (oltre 100 adesioni ad evento): diversi partecipanti hanno affermato che il Meeting ha costituito una delle rare occasioni di confronto con altre persone adottate, in cui si sono sentiti liberi di esprimere sentimenti profondi rispetto alla propria storia, senza timore di giudizi o di non essere compresi. Il GAA ha creato una pagina facebook dedicata alla condivisione di informazioni riguardanti articoli, recensioni, saggi, lungometraggi, video, fotografie personali, e post di riflessione sull’adozione. L’intenso utilizzo della piattaforma web è la testimonianza della partecipazione attiva degli adottivi adulti su scala nazionale e conferma la soddisfazione del bisogno di mantenere un network di persone “adottive adulte”. Quest’anno il CIAI ha promosso sul territorio nazionale nuovi Gruppi Adottivi Adulti ed è stato possibile attivare un gruppo a Bologna, uno a Pistoia e uno a Milano. Negli anni il gruppo originario si è modificato portandoci in alcuni casi a ripensare al numero degli incontri e a dargli una maggiore struttura. nel richiedere l’attivazione del gruppo, i partecipanti hanno dato voce ad esigenze personali e relazionali in parte accolte dal conduttore. Il gruppo milanese è ripartito a novembre 2014 con una serie di cambiamenti. Alessandra Santona è stata il conduttore del gruppo e tra i partecipanti ci sono stati cinque nuovi arrivi, quattro conferme e qualche assenza giustificata. È stata un’esperienza molto intensa, ricca e gratificante. Per raccontarvela abbiamo chiesto ai partecipanti di fermarsi a ripensare il per- corso appena concluso. Lasciare la parola a loro ci sembra il modo migliore per rendere il senso e la filosofia sviluppata che ci hanno guidato negli anni. Cosa vi ha spinto a partecipare ad un gruppo di adulti adottivi? M. La voglia di capire meglio altri punti di vista e altre esperienze adottive con cui ho avuto modo di venire a contatto durante il meeting di Firenze. K. Ho conosciuto il Gruppo Adottivi Adulti 4 anni fa. Quando nel settembre 2014 mi è stato proposto di partecipare a un ciclo di 5 incontri in cui poter di nuovo riflettere sulla mia storia e confrontarmi con gli altri adottivi mi sono detta “perché no? In fondo rispetto a tre anni fa ho maturato nuovi pensieri e ho saputo nuove informazioni rispetto alla mia storia. Il gruppo potrebbe aiutarmi a comprendere meglio alcuni aspetti di me e del mio modo di relazionarmi ai miei genitori, al partner, agli amici e, non meno importante, a me stessa”. N. Ho partecipato al gruppo di Alessandra Santona, organizzato da Maria Forte, principalmente per due ragioni: perché con Maria ho condiviso un percorso che nasce dal primo meeting di Bologna e perché il gruppo proposto aveva un progetto di percorso che da anni avrei voluto affrontare. Quali erano le aspettative nel partecipare al gruppo? M. Nuove conoscenze, sia in termini di persone che di esperienze. K. Non sono partita con determinate aspettative, pensavo che avrei colto quello che sarebbe arrivato. Sapevo però che lo psicologo sarebbe cambiato, che sarebbe stata una donna, e quindi mi sono immaginata che la modalità di condurre il gruppo, di intervenire, di coinvolgerci o di tirare le fila 10

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sarebbe stata diversa rispetto a tre anni fa, e infatti lo è stata. Inoltre sapevo che ci sarebbero state persone nuove, quindi ho ipotizzato che gli stimoli e i punti di vista si sarebbero ampliati. N. Spesso nelle fasi della vita e della consapevolezza ci si trova in momenti di passaggio molto importanti. Riuscire a superarli con i mezzi idonei è rassicurante. L'esperienza adottiva vive di sfumature spesso non semplici da gestire ed il gruppo è stata una splendida occasione per parlarne. Quale sia stata la parte più faticosa o difficile dell’esperienza? M. Riuscire a tenere a mente tutti gli in- terventi K. Non ho trovato gli incontri pesanti, tor- navo a casa sempre tranquilla, al massimo ripensavo a quello che ci eravamo detti nei giorni seguenti. Per me è stato difficile non avere una nota di giudizio su alcune situazioni postadozione, poi ho realizzato che non esiste un’esperienza perfetta perché siamo esseri umani soggetti a sbagli e personali fragilità. paura di poter essere giudicato, anche in faccende che non riguardavano direttamente l'adozione. La fiducia reciproca quasi immediata crea una complicità che di solito è frutto di impegno, in quest'occasione è stata, come dire, “gratuita”. K. Mi sono sentita un po’ fortunata, perché quando i miei genitori hanno avuto dei momenti difficili tra di loro o personali non l’hanno fatto “pesare” a me e a mia sorella, hanno sempre cercato di mettere noi figlie al primo posto, di tutelarci, cosa che non avviene sempre. E’ stato facile essere presente a tutti gli incontri, perché ero talmente curiosa di cosa sarebbe venuto fuori, di quello che avrebbero detto gli altri o di quello che mi sarei sentita di raccontare io, che altri impegni nella stessa serata sono diventati secondari. N. Nei momenti di maggiore difficoltà la condivisione riesce a dare forza e ci si sente davvero coinvolti in una vera esperienza di vita. Gli argomenti trattati, sono stati vissuti con emotività, attenzione e sensibilità differente da ogni persona, a seconda del presente di vita di ognuno. bero di dire cose che a casa magari non te la senti di dire per non ferire i genitori adottivi o i fratelli. Al Gruppo so di essere ascoltata con attenzione e interesse da parte di tutti. Inoltre le differenze di opinioni o di punti di vista su un argomento non fanno nascere contrasti, ma arricchiscono perché aiutano a vedere anche le motivazioni di chi la pensa diversamente. N. Il confronto vissuto come esperienza collettiva mi ha offerto momenti di catarsi (nel senso Socratico/Platonico), ma al contempo di forte smarrimento legato alla ricerca di un nuovo equilibrio frutto di una nascente nuova consapevolezza. Come un vero leader, Alessandra ci ha accompagnato tutti verso una nuova fase delle nostre vite e personalmente a me ha portato a rivedere dentro il mio vissuto, i miei passaggi nelle diverse età con una interpretazione più matura e consapevole. Che aggettivo useresti per definire questa esperienza? M. Non conosco l'aggettivo ma diciamo che mi ha ampliato la mente. K. Stimolante (stimola a farsi domande, ma anche a darsi proprie risposte!) Quale la parte più facile? Quale è stato l'aspetto caratterizM. Il trovarsi con persone partendo dal- zante di vivere questa esperienza in N. L'esperienza è stata piacevole, intensa ed l'avere qualcosa di importante in comune; Gruppo? importante. io non sono una persona timida ma ho K. Credo che questo Gruppo sia stato spevisto che anche chi lo era si è aperto senza ciale, perché agli incontri ti puoi sentire li- Chiudiamo il racconto di questa esperienza con le parole di un’altro partecipante, S. : “Ciò che voglio ricordare, è la sensazione che ogni volta avevo: quella di arrivare con Nomita Chandy ci ha lasciato qualche setti- le istituzioni, la battaglia per la trasparenza del una scatola contenente qualcosa, un ogmana fa. Era una “donna-faro”, in India. Ricono- processo adottivo) e i bisogni dei bambini ospiti getto per esempio, che occupa una piccola sciuta da tutti come una delle donne più del suo istituto...le malattie, l'alimentazione, il parte e perciò questo oggetto si muove, si carismatiche e attive nell'ambito della tutela dei gioco, le coccole. muove di qua e di là, allora, come è nordiritti dei bambini soli o Conoscendola avevo male, cerco di non farlo battere contro le in difficoltà, in un paese imparato ad apprezpareti, cerco di tenerlo in bilico, di non in cui, purtroppo, tali dizarne lo stile asciutto, il danneggiarlo, per non essere danneggiata ritti sono stati e sono rigore, la coerenza, la (forse) di non creargli grossi traumi, di non ancora oggi troppo splendida capacità di creare scossoni, poi arriva il momento di spesso disattesi. difendere strenuauscire, riprendo la scatola in mano, c'è Senza retorica, senza mente le sue idee di qualcosa di cambiato, è più pesante, l'infalso pietismo, con confronte a chiunque, terno è pieno, i pezzi sono aumentati, si socretezza, ma anche con senza nessuna soggestengono e la sensazione non è quella del molto (riservatissimo) zione. E la (timida) tefardello, ma è piacevole, mi sento più siamore. nerezza. cura; non sempre è stato facile, ma la comAbbiamo lavorato inMi resta il rammarico di pletezza aiuta a pensare, dà coraggio per sieme tanti anni. Durante i miei numerosi viaggi in non averla potuta salutare un'ultima volta, ma Noguardarsi attraverso e per farsi nuove doIndia, immancabilmente le facevo visita e lavora- mita resta viva nelle le cose che mi (ci) ha insemande...è la condivisione”. vamo instancabilmente ore ed ore spaziando tra gnato e nelle scelte che ogni giorno compiamo lunghe discussioni sui massimi sistemi (le leggi che nell'interesse dei bambini e delle famiglie. non c'erano e da promuovere, i difficili rapporti con graziella teti *Psicologa, coordinatrice Post Adozione CIAI **Psicologa 11

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Enti autorizzati collaborano di Graziella Teti* C ome sappiamo la realtà dell’adozione è profondamente mutata negli ultimi anni ed è oggi caratterizzata da una certa riduzione del numero delle coppie disponibili ad adottare un bambino, il quale, oggi più che in passato, è con una certa probabilità portatore di problematiche sanitarie o legate alle esperienze pregresse. L’esperienza adottiva si prospetta quindi agli occhi dei potenziali futuri genitori adottivi, come un cammino caratterizzato da un certo carico di complessità che può in alcuni casi scoraggiare la scelta adottiva. Questa situazione ha portato alcuni enti ad interrogarsi sull’opportunità di lavorare insieme per costruire una collaborazione che veda mettere in comune competenze, professionalità, knowhow, contatti all’estero, con l’obiettivo di: - ampliare le opportunità di collocamento familiare per i minori in stato di abbandono, specie se special needs - ampliare le opportunità di adozione per le coppie, attraverso l’offerta di un maggior numero di paesi - preparare e accompagnare le coppie garantendo un livello di assistenza improntata alla qualità professionale, alla prossimità dei servizi, alla valorizzazione e messa in comune di buone prassi. A marzo 2015 è stata dunque stipulata una intesa tra CIAI, International Adoption (Udine) e Nadia (Verona) in virtù della quale alcune pratiche di adozione potranno essere gestite a quattro mani, dove uno dei due enti curerà la procedura all’estero (ente capofila, al quale verrà conferito il mandato) e l’altro (ente partner) seguirà la coppia in Italia. L’accordo è ancora in fase di rodaggio ma sono già partiti gli incontri preparatori che vedono coinvolto il personale, i responsabili e i consulenti che nelle tre organizzazioni si occupano delle procedure adottive e della formazione e sostegno delle famiglie. In virtù dell’intesa, la coppia che si rivolge ad uno dei tre enti, avrà la possibilità di adottare da uno dei paesi in cui i tre enti sono autorizzati ed accreditati, pur rimanendo in carico all’ente prescelto (presumibilmente per criterio di affinità e/o prossimità) per quanto riguarda l’assistenza in Italia. Il non facile lavoro di messa a punto di una procedura comune richiede spirito di collaborazione ed anche disponibilità ad adottare una visione “critica” sia del proprio che dell’altrui lavoro, al fine di costruire una modalità comune, condividendo e valorizzando le migliori prassi sperimentate e attuate dagli enti in questi anni, anche a costo di mettere in discussione e se necessario modificare, criteri o modalità operative non più funzionali. Una nuova sfida, difficile e stimolante, per meglio rispondere ai bisogni dei bambini e delle famiglie che li accoglieranno, ma anche per riflettere sulla qualità del nostro intervento e sugli spazi di miglioramento. Cara Mama... La persona che accoglie i genitori adottivi quando arrivano nel paese estero per incontrare per la prima volta il bambino che diventerà loro figlio, riveste un ruolo speciale nella vita della famiglia che nascerà da questo incontro. Chi ha adottato dal Burkina Faso ha conosciuto Mama; il suo vero nome sarebbe Madoumba Sanou ma tutti la chiamano con quel diminutivo che...parla da solo! Ecco, qui sotto, uno stralcio da una delle tante lettere che Mama ha ricevuto da una famiglia CIAI. “Bonjour Mama, è passato un anno dall’ultima corrispondenza avuta con te e ci manchi!!! M. ti ricorda spesso, ha voglia di vederti e spera che un giorno tu le possa portare le creme al burro di Karitè, quelle che avevamo comprato insieme in un negozio di Ouagadougou. A volte racconta che in Africa c’era poca acqua ma c’erano tante stelle; si ricorda di K., il bambino che ora dovrebbe avere 10/11 anni: dice che era il suo migliore amico. La nostra bellissima bambina è cresciuta molto, ormai si esprime benissimo ed è una chiacchierona! Sta frequentando la scuola materna e a settembre inizia la scuola elementare, la stessa di A., il nostro figlio maggiore, …che emozione! E’ da un anno che fa un corso di nuoto e sembra le piaccia molto.La nostra vita familiare ormai si è tarata sul numero 4, all’inizio abbiamo fatto tanta fatica poi ognuno di noi ha ritrovato un ruolo all’interno della famiglia e tutto si svolge nel modo più naturale possibile. A. e M. sono belli come il sole, si vogliono bene e condividono sempre più cose. Litigano che è un piacere e la frase ricorrente di M. è: ‘chiudi il becco Ale’! Tutti noi speriamo di vederti quest’estate e speriamo che le tue vacanze in Italia non coincidano con le nostre! Ti aspettiamo!!! Un saluto particolare a tuo marito a tuo figlio e ai colleghi del CIAI del Burkina! Ciao Mama, ti abbracciamo!” * Responsabile Adozioni – CIAI 12 In occasione di un passaggio di Mama da Milano abbiamo organizzato presso la nostra sede una merenda-incontro con le famiglie che hanno adottato dal Burkina Faso. Un pomeriggio speciale per genitori, figli, fratelli e...anche per Mama

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ITALIA La SOVRANITÀ ALIMENTARE rapporto tra locale e globale. Tra i temi maggiormente trattati troviamo la lotta allo spreco, l’attenzione al consumo sostenibile e alla stagionalità degli alimenti, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la lotta alla fame. I nove vincitori del concorso sono stati premiati in occasione dell’assemblea cittadina sulla Food Policy organizzata dal Comune di Milano il 14 giugno scorso presso Palazzo della premiazione, allestire nel cortile di Palazzo Marino la mostra “Da mangiarsi con gli occhi”, racconto per immagini dei dieci principi della sovranità alimentare. A partire dagli elaborati partecipanti al concorso è stata ideata una mostra che aiuta a conoscere cos’è la sovranità alimentare at- diventa un fumetto I l disegno è un linguaggio universale; con un fumetto si può diventare portavoce di un messaggio importante come questo: tutti gli abitanti della terra hanno diritto a un cibo sano, buono, giusto, sostenibile. Questo è stato l’invito lanciato dal concorso a fumetti “Da mangiarsi con gli occhi”, raccolto da oltre 160 partecipanti, 15 scuole e 20 Comuni delle province della Lombardia. Il concorso promosso da “Se- miniamo il Futuro” ha avuto un successo trasversale coinvolgendo tutti i cicli delle scuole lombarde e privati cittadini. Gli elaborati hanno mostrato come si può parlare di sovranità alimentare attraverso la creatività. I fumetti sono stati selezionati sulla base di alcuni criteri, tra cui la coerenza con il tema, la comprensione e l’immediatezza, la competenza tecnica, l’originalità, la modalità espressiva e la piacevolezza, l’attenzione alla realtà del Sud del Mondo e al Marino. La premiazione ha avuto luogo in una cornice molto suggestiva, la sala consiliare in cui si riuniscono il Sindaco e i Consiglieri. A presiedere la premiazione il consigliere Ruggero Gabbai, presidente della Commissione Expo 2015, che ha consegnato gli attestati agli emozionati vincitori. Grazie alla collaborazione con il Comune di Milano è stato possibile, in occasione traverso i principi a cui si ispira. La mostra è ora a disposizione di istituti scolastici, biblioteche, spazi aggregativi, associazioni che vogliano accoglierla per promuovere il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. (f.s.) 13

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L e Esposizioni Universali sono occasioni per presentare e per conoscere le innovazioni mondiali in merito ad un determinato ambito. Il tema scelto per Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” si presta a molteplici declinazioni e approfondimenti: se da un lato consente ad un paese come l’Italia di mostrare le proprie eccellenze in ambito agroalimentare, dall’altro offre la possibilità di apprezzare il microclima di un bosco austriaco e l’effetto che le piante possono generare per il raffreddamento del pianeta. Gli approcci al tema nei vari padiglioni che compongono la geografia di Expo sono molteplici, da quelli più semplici che valorizzano le varie cucine del mondo ad altri più complessi che invitano a prendere coscienza di quali effetti le nostre azioni quotidiane produrranno nel futuro. Il padiglione svizzero ad esempio affronta il tema della scarsità delle risorse e lancia una provocazione: le torri di generi alimentari a disposizione dei visitatori dureranno fino alla fine di Expo? Questi temi e queste modalità si avvicinano maggiormente alle aspettative nei confronti di un’esposizione universale che vuole essere “occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo”. In questa stessa direzione si è sviluppato il contributo portato ad Expo da CoLOMBA (COoperazione LOMBArdia), l’Associazione delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale della Lombardia che riunisce più di 100 organizzazioni di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario con sede in Lombardia, tra cui anche CIAI. In occasione dell’ “Anno internazionale dei suoli” CoLOMBA ha deciso di essere presente presso il padiglione della società civile puntando l’attenzione sul fenomeno del land grabbing per affermare con forza il messaggio espresso anche dall’ONU dell’importanza dei suoli per la salute del pianeta e per il benessere umano. I dati pubblicati dalla FAO sono purtroppo allarmanti: un terzo dei terreni mondiali sono degradati e se non saranno adottati nuovi approcci, globalmente, nel 2050 la superficie arabile e produttiva per persona sarà un quarto di quella disponibile nel 1960. Cosa sta accadendo nel mondo? Tra le pratiche che danneggiano la condizione dei suoli c’è anche il land grabbing (accaparramento delle terre): l’acquisto o l’affitto a lungo termine di vaste zone coltivabili da parte di soggetti privati o da parte di Stati per produrre beni alimentari destinati all’esportazione. L’agricoltura intensiva praticata su questi terreni distrugge gli ecosistemi e inquina le acquee. A livello locale, nazionale e internazionale, il land grabbing minaccia la piccola agricoltura e la sovranità alimentare delle comunità, infatti la maggior parte della coltivazione dei terreni comprati da stranieri nei paesi in via di sviluppo è destinata ai mercati dei paesi investitori, senza portare alcun beneficio ai paesi in cui terre e risorse sono sfruttate. NO al LAND GRABBING Ad EXPO per dire 14 Le organizzazioni di CoLOMBA si impegnano a promuovere la sovranità dei popoli e delle comunità locali nella gestione delle risorse naturali nel rispetto dei diritti umani, e invitano i governi ad agire nei confronti delle imprese responsabili per le violazioni compiute nei paesi più svantaggiati. Per sensibilizzare anche i visitatori di Expo rispetto a questi temi i soci e i volontari di CoLOMBA hanno organizzato “Land game” presso la Corte di Cascina Triulza invitando i passanti ad approfondire insieme il tema del land grabbing. Per l’occasione è stato predisposto un grande planisfero con i dati relativi agli ettari di terra che Stati Uniti, Europa, Arabia Saudita ed altri coltivano all’estero. Sono inoltre state scelte cinque colture simbolo (canna da di Francesca Silva* zucchero, cacao, olio di palma, quinoa e riso) per raccontare gli squi-

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libri tra le varie parti del mondo. I soci e i volontari di CoLOMBA hanno così potuto illustrare ai visitatori della rapida crescita dell’industria dello zucchero in Cambogia che ha portato ad un significativo degrado ambientale, a trasferimenti forzati e impoverimento delle comunità locali, oltre a serie violazioni dei diritti umani. Di come la quinoa da alimento globalmente sconosciuto sia diventato un bene del commercio internazionale con una crescita del consumo globale. Questa trasformazione ha generato complesse conseguenze sociali ed ambientali nelle comunità locali, tra cui la crescita del prezzo ha diminuito drasticamente il consumo della quinoa in Bolivia. Il mercato del cacao è controllato principalmente da tre grandi imprese. I coltivatori di cacao della Costa d’Avorio sono spesso sfruttati. I coltivatori sono costretti a orari di lavoro molto intensi questo incide negativamente sulla propria produzione alimentare di sussistenza. Nelle foreste del Camerun, dell’Indonesia e della Malesia le piantagioni di olio di palma hanno causato milioni di ettari di deforestazione. Gli abitanti denunciano di non essere stati consultati e si lamentano che le promesse orali non siano state mantenute e che siano stati marcati i confini del terreno senza il loro consenso. Sono numerosi i casi di land grabbing di cui beneficiano le imprese private a spese delle comunità locali la cui sussistenza si basa sulla coltivazione del riso. Il governo di una città vietnamita ha deciso di espropriare il terreno di un villaggio usato per abitazioni e agricoltura. Gli abitanti si sono opposti al progetto, gli era stato offerto un compenso inadeguato e soluzioni abitative alternative distanti dal luogo di origine. Numerosi sono stati i visitatori di Expo ad avvicinarsi al grande planisfero di CoLOMBA, oltre a conoscere qualcosa in più sul land grabbing hanno potuto ascoltare un particolare contributo musicale. La mattinata presso la corte di Cascina Triulza è stata infatti allietata dall’esibizione dei ragazzi del liceo Fermi di Salò che con il brano FERMI B-EAT, rap dedicato al cibo e alla fame, hanno vinto il concorso nazionale “Cibo sano, cibo per tutti” promosso da Fondazione Cesar in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. * Direttore Territoriale Italia L’APP DEL CIBO GIUSTO A MILANO Si chiama “Cibo Giusto Milano” l’applicazione gratuita che consente di esplorare i luoghi della Sovranità alimentare a Milano. Si tratta di una mappa semplice e interattiva dove segnalare e scoprire le realtà virtuose del cibo a Milano: orti, cascine, produttori bio. Ristoranti, mense, catering. Mercati, negozi a filiera corta, gruppi di acquisto solidali. E’ disponibile gratuitamente su Google Play e Apple Store, “Cibo Giusto Milano” vuole coinvolgere tutti i cittadini e i visitatori di Milano per contribuire all’arricchimento della mappa e dare visibilità alle realtà più virtuose impegnate sul nostro territorio. ecc. Perché “Cibo giusto Milano” nasce dalla volontà di diffondere la conoscenza dei luoghi della città che rispettano i principi della Sovranità Alimentare. I soggetti mappati sono realtà che promuovono, producono o distribuiscono un cibo buono, sano, giusto e sostenibile, con un'attenzione particolare ai principi della Sovranità Alimentare individuati dalla Dichiarazione di Nyéléni, Sélingué, Mali 2007. Il progetto “Cibo Giusto Milano” è realizzata nell’ambito del progetto “Seminiamo il futuro”, iniziativa che mira a sensibilizzare studenti e cittadini sui temi legati alla sovranità alimentare, al consumo consapevole e alla sostenibilità del cibo, dalle risorse per produrlo al problema dello spreco. Quindici ONG della rete CoLOMBA (Cooperazione Lombardia) propongono a bambini, ragazzi e adulti attività ludiche e didattiche nelle scuole, per le strade delle città e sul web, per costruire insieme un mondo più giusto e sostenibile. (f.s.) Come funziona Per fare una segnalazione è necessario individuare una tipologia (Dove nasce, Dove lo compro, Dove 15 lo mangio, Dove lo scopro) di luogo che risponda ad almeno tre di 24 criteri concreti, oggettivi e facilmente verificabili dall’utente. Tra questi, la trasparenza della filiera, la vendita di prodotti a km zero, il sostegno ai piccoli produttori, l’offerta ai clienti di una confezione in cui riporre gli avanzi, prodotti di stagione, 15

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