Famiglia Nostra.170. Maggio-Agosto 2015

 

Embed or link this publication

Description

Rivista dei religiosi Sacra Famiglia

Popular Pages


p. 1

RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2015, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 96 - numero 170 famiglia nostra 03 maggio agosto 2015 Lezioni di cibo Lezioni di vita Lezioni di cibo, lezioni di vita 1

[close]

p. 2

EDITORIALE famiglia nostra Cari amici lettori, il numero della Rivista che state per leggere è come sempre – un nostro modo familiare di entrare nelle vostre case per raccontarvi alcune delle nostre esperienze, e di scavare dentro di esse per scoprire come il Signore ci chiama e ci invia. Partiamo da alcune provocazioni che l’esposizione internazionale di Milano fa arrivare a noi, come persone, come cristiani e come educatori. Continuiamo anche il cammino che ci porta verso la conclusione del Sinodo sulla Famiglia e l’anniversario della nascita della Fondatrice. Seguono poi tante storie di vita, di famiglia e di educazione che in questa primavera e nei primi tempi dell’estate hanno arricchito le nostre comunità in Italia, in Brasile e in Mozambico. Per noi religiosi e religiose della Sacra Famiglia diventa sempre più chiaro che non possiamo sotterrare il dono che lo Spirito Santo ha fatto un secolo e mezzo fa a Santa Paola Elisabetta Cerioli, ma lo dobbiamo scoprire e valorizzare sempre meglio: lo potremo fare grazie alla comunione e alla collaborazione con i genitori e i figli che ogni giorno incontriamo nei nostri centri educativi e nelle nostre parrocchie. Il nostro augurio e la nostra speranza è che anche la lettura della Rivista tenga vivo in ciascuno di voi il desiderio di prendere parte a questa bella avventura educativa: non per quello che ha, ma per quello che è. Famiglia Nostra 2 on so se nelle precedenti edizioni dell’Expo era presente la Santa Sede. Nell’edizione milanese di quest’anno il padiglione bianco e giallo del Vaticano può suscitare qualche perplessità e qualche domanda. Visitandolo non si è attratti dagli “effetti speciali” di alcuni altri padiglioni né dalla ricercatezza della struttura. Alle pareti di una grande sala rettangolare troviamo una tela di Tintoretto (che rappresenta l’ultima cena) e grandi immagini di varie parti del mondo che illustrano la dimensione ecologica, economica, educativa e religiosa del cibo. Al centro, su una grande tavola sono proiettati gli ambiti della vita quotidiana in cui si può agire responsabilmente per cambiare il mondo. All’uscita chi vuole può lasciare un contributo, che sarà usato per soccorrere i bambini e le famiglie dei profughi in Giordania. Perché la Chiesa cattolica ha voluto essere presente all’Expo? Perché dove si tratta di cibo, del modo di produrlo e di distribuirlo, i cristiani si sentono chiamati in causa, perché custodiscono un tesoro - il Vangelo di Gesù – che ha nel suo centro una cena e parla della fine dei tempi come un banchetto festivo. Le pagine del Vangelo sono piene di storie di banchetti, di persone che mangiano. Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù inaugura la sua missione ad un banchetto di nozze ; nel Vangelo di Luca il saluto finale di Gesù Risorto avviene subito dopo una cena con loro. Molte volte il vangelo ci presenta Gesù seduto a mensa, non solo condividendo la gioia di stare insieme, ma manifestando – scandalosamente – il desiderio di Dio di fare comunione con chi è considerato più lontano da Lui, cioè i peccatori. In più di una occasione Gesù oltre ad insegnare con la parola si preoccupa di sfamare le persone che lo seguono, e lo fa distribuendo pochi pani e pesci per migliaia di persone. A chi lo cerca do nuovo dopo aver mangiato i pani rivela: io sono il pane della vita, chi mangia di me vivrà in pienezza. La sera prima di morire Gesù celebra con gli apostoli la cena pasquale, e famiglianostra | Maggio - Agosto 2015 N

[close]

p. 3

LEZIONI DI CIBO, LEZIONI DI VITA C’è un rapporto tra il modo di mangiare, la fede cristiana e l’educazione dei nostri figli? fa del pane e del vino il memoriale perenne della sua vita donata al Padre e ai fratelli per amore. Potremmo quasi dire che Dio mandando il suo Figlio Gesù insegna all’uomo come si deve mangiare da uomini, per diventare ciò che siamo chiamati ad essere. Attraverso il suo modo di mangiare l’uomo rivela chi è e come vede la vita. Ci sono molti comportamenti legati al cibo che manifestano un deficit di umanità: quando uno mangia più di quello di cui ha bisogno; quando mangia ciò che non ha guadagnato con il suo lavoro; quando mangia sprecando e gettando il cibo che potrebbe servire per altri; quando, mentre mangia, è preoccupato solo di accumulare per sé e non si accorge che vicino a lui c’è chi non ha da mangiare. Nel Vangelo Gesù ci insegna come si mangia da figli di Dio. Ci insegna a riconoscere che il cibo, anche se frutto del nostro lavoro, è sempre un dono di Dio, di cui essere grati (per questo ci insegna a chiedere al Padre: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”). Ci insegna che il cibo, pur indispensabile per vivere, non è un assoluto, che c’è qualcosa di più importante (per questo risponde a satana nel deserto: “non di solo pane vive l’uomo”). Ci insegna a fare del cibo uno strumento al servizio della comunione con tutti, anche con chi è diverso e lontano; ci insegna a raccogliere il cibo che avanza, perché può dare ancora vita. Gesù, dopo aver imparato a Nazaret a mangiare da uomo, non ha trovato migliore sacramento (segno visibile) del suo dono d’amore che il pane spezzato e condiviso con chi amava. I cristiani nel loro incontro che li contraddistingue come discepoli del Signore, si riuniscono attorno a un grande tavolo (nelle Chiese spesso l’altare ha perso questo aspetto, ma rimane pur sempre una mensa): su di esso Gesù si dona nel pane e nel vino, e chiede ai suoi discepoli di fare come ha fatto Lui, cioè donare a loro volta la propria vita come cibo per gli altri. L’eucaristia non ci insegna ad adorare un Dio lontano e invisibile, ma a condividere quello che siamo e abbiamo con chi è vicino a noi, imitando la vita di Gesù. L’esposizione internazionale di Milano dedicata al tema del cibo ci sta ricordando alcuni dati relativi al modi di mangiare e di gestire le risorse alimentari nel mondo che fanno molto pensare: ci sono più di 800.000 milioni di persone nel mondo che soffrono gravemente la fame; ci sono due miliardi di persone che si alimentano al di sotto del di quanto è necessario per una vita salutare; e ci Lezioni di cibo, lezioni di vita sono molti milioni di persone che soffrono per problemi di eccesso di cibo. Quello che più colpisce è sentire che basterebbe un terzo delle tonnellate di cibo che ogni giorno si buttano via per sfamare i milioni di persone che non hanno cibo. Il miracolo del pane è possibile anche oggi: basta voler essere uomini, basta non illudersi che se stiamo bene noi stanno bene tutti. La Congregazione della Sacra Famiglia esiste nel mondo e nella Chiesa perché Santa Paola Elisabetta ha aperto la sua vita e il suo palazzo ai bambini senza educazione: mentre dava loro un cibo e un tetto, li educava a guardare la vita come un dono di Dio, di cui ringraziare e da condividere con gli altri. Oggi noi continuiamo questa missione: essa consiste nell’educare i genitori e i loro figli a guardare la vita e il mondo con lo stesso sguardo di Gesù. Fa parte di questa educazione anche imparare a mangiare come ci ha insegnato Gesù. Si comincia dai gesti semplici e concreti, che qualcuno di noi ha imparato e che forse stiamo disimparando un po’ tutti: ringraziare Dio con una piccola preghiera prima di iniziare un pasto; mangiare “insieme” in famiglia (e non solo “vicini”), senza estraniarsi in conversazioni virtuali; mangiare secondo la giusta necessità, evitando di sprecare gli alimenti; rinunciare a qualche cosa della nostra tavola per aiutare chi non ha una tavola e un alimento sano. Questo significa vivere da cristiani: riconoscere che quanto siamo e abbiamo è frutto di un dono d’amore gratuito, e non qualcosa di semplicemente dovuto; condividerlo con chi ne ha bisogno, affinché mentre mangiamo diventiamo più uomini, cioè più fratelli e compagni gli uni degli altri. È significativo che il “padiglione zero” accolga i visitatori di Expo con il titolo: Divinus halitus terrae. Ci ricorda che la terra e l’umanità non si sostengono soltanto con il cibo: il “soffio divino” che li abita ricorda continuamente che il cibo è frutto e segno dell’amore e soltanto se donato, ricevuto e condiviso con amore può saziare veramente la fame dell’uomo, di tutti gli uomini della terra. 3

[close]

p. 4

IL VANGELO DELLA FAMIGLIA: L’AMORE DI COPPIA di Alessandro Bergami Nel mese di ottobre si realizzerà a Roma il Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia. Avrà come tema: la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Una Chiesa “in uscita”, e quindi aperta alla lettura delle complessità sociali, è chiamata a trovare un linguaggio nuovo, capace di comprendere ed esprimere compiutamente la complessità delle architetture familiari odierne, agevolando così l’opera di accompagnamento degli individui verso un “discernimento” efficace della strada da seguire per realizzare in maniera positiva e feconda l’amore che vivono. Ma un linguaggio simile non può che nascere da una riflessione articolata, cui una Chiesa non normativa e non giudicante - poiché impegnata ad affiancare e ad orientare quanti non riescono più a districarsi dal groviglio problematico delle realtà familiari contemporanee - deve approdare, partendo da un interrogativo che tenga conto delle fasi evolutive della vita di coppia, radice e nucleo di ogni famiglia. Che cosa spinge due sconosciuti ad abbandonare il porto sicuro delle proprie “singolarità” per accogliere la bellezza, ma parallelamente anche il rischio, che nascono dal desiderio di intrecciare la propria vita con quella dell’altro? Solo il potente richiamo dell’Amore. Tema da sempre annoverato tra quelli maggiormente riflettuti e dibattuti nei disparati ambiti del sapere umano, l’amore ha incuriosito l’arte, la letteratura, la filosofia, la teologia, la psicologia e, in tempi più recenti, perfino la scienza, coinvolte nel tentativo di spiegare l’origine e la potenza di questo straordinario sentimento, la cui “materializzazione” ha accompagnato l’umanità fin dal suo primo vagito. Che sia la risultante di una reazione chimica prodotta dal cervello umano o un imperscrutabile moto dell’anima, di sicuro l’amore - che attraverso le sue gioie e i suoi dolori signoreggia buona parte dei nostri pensieri, colora i nostri sogni e, in modo più o meno consapevole, influenza molte delle nostre scelte - è una delle manifestazioni più alte con cui l’essere umano esprime la 4 4 Con questa serie di articoli desideriamo tenere aperta la riflessione su un valore che per l’umanità e la fede cristiana sta alla base di ogni cammino veramente umano. Santa Paola Elisabetta Cerioli ha vissuto e indicato la famiglia come il fine di ogni buona educazione e il mezzo per la “riforma cristiana” della società, cioè la costruzione di un mondo a misura umana perché modellato sul progetto di Dio. nobiltà della propria natura nell’abbattere le barriere della solitudine. La funzione relazionale dell’amore, la cui “generatività” è alla base dei rapporti familiari prima e sociali poi, è nitidamente esemplificata dal rapporto di coppia. Infatti, l’uomo e la donna, descritti dal mito di Platone come il volto maschile e femminile dell’umano scisso in due, sperimentano una forte tensione verso la completezza: tensione che vive nella spontaneità e nell’indomabilità iniziali dell’innamoramento, da cui l’essere umano riceve la spinta ad uscire da se stesso, per compiere la ricerca dell’altro con cui confrontarsi e completarsi. Una pienezza destinata, però, a realizzarsi solo in un incontro che ha la volontà e la forza di evolversi in un rapporto capace di travalicare i confini della passione e dell’emozione inebriante, per radicarsi nei solidi terreni della comprensione profonda maturata all’interno di un dialogo acceso e costante con l’altro. L’altro che, completandoci, ci rende cerchi perfetti, rinforzando la nostra presenza, come ci ricordano le parole di Charlotte Brontë: “Essere insieme equivale per noi a sentirsi al tempo stesso liberi come in solitudine e lieti come in compagnia. Parliamo tutto il giorno e parlare tra noi non è altro che un modo più animato e percepibile di pensare. Io ripongo in lui tutta la mia fiducia ed egli ha riposto in me la sua; i nostri caratteri sono fatti l’uno per l’altra e ne risulta un accordo perfetto”. La prossimità intima con l’altro, alimentata da un’intensa affinità comunicativa, ha in sé il seme della generatività, da cui la coppia, aprendosi a scenari fecondi di vita, riceve la spinta per gettare le fondamenta di una nuova famiglia, quale spazio creativo entro cui custodire e coltivare il proprio sentimento, perpetuato nell’estensione di un’unione che si incarna nella vita dei figli. Ne consegue un intreccio di rapporti fondati sull’amore, che modellano la fisionofamiglianostra | Maggio - Agosto 2015

[close]

p. 5

mia della famiglia contemporanea, definita per questo “affettiva”. Un modello familiare qualificato dalla spontaneità e dall’autenticità dei legami, lontani dalle logiche di calcolo e di interesse sociale che caratterizzavano le famiglie tradizionali, da cui esse, però, traevano la loro forza e solidità. Oggi, invece, la famiglia, nascendo come concretizzazione del sentimento coniugale, risulta più vulnerabile ed esposta al rischio di una scomposizione, essendo maggiormente suscettibile alle volubili dinamiche emozionali e affettive della vita di coppia. Tuttavia, siamo portati a credere che, accanto alla sua intrinseca fragilità, in parallelo, come due facce della stessa medaglia, risieda proprio nella natura “affettiva” della famiglia anche la sua forza. Infatti, se l’amore ha in seno la spinta propulsiva che strappa l’essere umano dalla solitudine originaria della sua individualità, catapultandolo sull’impervio sentiero della ricerca e dell’incontro con l’altro, non può che contenere anche la soluzione per abbattere infinite volte i muri di silenzi che l’abitudine e l’eccessiva sicurezza, scaturite da rapporti consolidati e dati per “certi”, rischiano di innalzare tra coloro che una volta avrebbero attraversato gli oceani del tempo e percorso distanze siderali, pur di incontrare qualcuno a cui tenere la mano e a cui dire “Ti voglio con me, non te ne andare”. “E d’allora sono perché tu sei, e d’allora sei, sono e siamo, e per amore sarò, sarai, saremo” (Pablo Neruda) Lezioni di cibo, lezioni di vita 5

[close]

p. 6

BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 In preparazione al 200 anniversario di nascita di Santa Paola Elisabetta, nostra Fondatrice, continuiamo a raccontare le tappe principali della sua vita evangelica. Questa sua “nuova famiglia” è chiamata a vivere nel modo più alto possibile la carità fraterna, l’amore evangelico: tale amore sarà il fondamento su cui si innalzerà l’edificio. Anzi, non solo il fondamento ma anche il suo cuore pulsante, ciò che la mantiene in vita ed anche il suo fine, il suo punto di arrivo, senza il quale la stessa missione di dare avvenire a chi non ne ha potrebbe miseramente fallire. A questo proposito madre Cerioli ha scritto: «La vostra carità sarà vera e reale se da chi riceverete un torto, risponderete con una cortesia o con un sorriso. Se sacrificherete i vostri gusti e le vostre inclinazioni a quelli delle vostre compagne, per mantenere tra esse la pace e la concordia, senza badare se esse lo meritano o no, se sono maggiori o minori. La carità vera è quando non si biasimano i fatti o detti altrui e non si ascolta biasimare da altri, di maniera che si possa dire di noi, come si diceva di S. Teresa, che “dove era lei, tutti avevano sicure le spalle”. Non lasciatevi accecare dalle vostre passioni, e non guardate a sacrifici, a ripugnanze, a geni, a contrarietà per mantenerla sempre viva tra di voi. Estirpate quei piccoli risentimenti, quelle mormorazioni o biasimi, quel giudicare sinistramente; moderate quell’affezione e quella sensibilità naturale, rettificate quell’intenzione... e voi avrete la vera carità, la carità insegnataci e comandataci da Gesù Cristo. Oh carità, virtù preziosa, virtù divina, legame dei cuori, felicità delle case religiose! Beata quella casa, beato quell’Istituto ove l’amore regna scambievole, vivo e durevole!... Il Signore farà in esso la sua dimora resisterà fermo agli urti ed alle violenze dei cattivi, se mai volessero scuoterlo, sarà di rabbia ai demoni che non potranno in esso far dimora, e di gaudio e compiacenza agli Angeli del Cielo. Guardatevi dunque dal proferire parola in aggravio delle vostre Sorelle: parlatene poco e quel poco sempre in bene, né sopportate che altre in vostra presenza osino farne mormorazione. Rimarcandovi tra di voi qualche difetto, avvertitevi vicendevolmente, secondo il grado e l’età, ma con somma carità e dolcezza». Da questo amore evangelico, attinto al Cuore di Gesù, e vissuto nella sua nuova famiglia, scaturisce la missione di evangelizzare educando in un mondo che cambia, di cui paleremo nel prossimo articolo, delineando alcuni tratti dello stile educativo di Santa Paola Elisabetta. famiglianostra | Maggio - Agosto 2015 200 200 LA “MIA NUOVA FAMIGLIA” di p. Gianmario Monza BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 Madre Cerioli, ormai fatta nuovamente madre, si avvia nel 1857 a fondare il ramo femminile delle Sorelle e madri della S. Famiglia, mentre i Fratelli e di Padri nasceranno il 4 novembre 1863. La Fondatrice traspone in un modo davvero stupendo e pressoché unico la sua esperienza di famiglia e di mamma in quella degli istituti religiosi che va fondando. Iniziando il libretto dell’Impianto, dove esplicita il suo progetto, scrive: «Il Signore consegnò e affidò alla nostra piccola società l’educazione e l’avvenire delle povere Figlie di S. Giuseppe, onde queste allevate ed istruite ad un’arte sì ricca e feconda di tanti vantaggi, come è l’arte di coltivare i campi, educate nella semplicità e nell’innocenza con massime e sentimenti conformi alla loro professione, possano poi spargersi un giorno pel mondo qual semente caduta dal Cielo e restituire con l’amore alla fatica ed il gusto alla vita campestre l’innocenza dei costumi, la semplicità nelle maniere, la buona fede delle parole, l’abbondanza e la pace nelle famiglie e così arrivare a quell’unica felicità campestre, la quale ci conduca poi e ci guidi facilmente a quell’altra perenne e inalterabile su nel Cielo». 6

[close]

p. 7

CERCARE INSIEME LA STRADA A cura della Segreteria generale trovano: il Carisma Nella lettera per della Congregazione l’anno della Vita è vivo solo quando si Consacrata papa pone concretamente Francesco ci ha rial servizio del progetvolto un invito molto forte: «Vivete la mito pastorale di ogni Chiesa locale, guidastica dell’incontro: la capacità di sentire, ta dal suo Vescovo. di ascolto delle altre Infine, l’ultimo ma persone. La capacità decisivo cardine che di cercare insieme la sostiene la vita delstrada, il metodo». la Congregazione è Un’opportunità con- Si è svolta a fine giugno a S. Brigida, nella casa di spiritualità delle Suore della Sacra l’ascolto e la rispocreta per raccogliere Famiglia, la Consulta generale della Congregazione, un incontro tra le varie comunità sta alle necessità del questa raccomanda- per la revisione del cammino indicato dal Capitolo generale del 2013. mondo, nel nostro caso in modo partizione l’abbiamo avuta in occasione della Consulta generale, alla quale hanno colare delle famiglie. La Chiesa ce li ricorda, anche attrapartecipato circa metà dei confratelli della Congregazione, verso il cammino del Sinodo, che nell’ottobre ci ha detto: provenienti dalle tre Aree geografiche in cui si trovano a “una delle sfide fondamentali davanti alla quale si trovano svolgere la loro missione. Nella verifica e nella programmale famiglie di oggi é senza dubbio quella educativa, la quale é diventata ancora più esigente e complessa a causa della zione del cammino comune abbiamo preso come bussola i realtà culturale contemporanea e della grande influenza dei criteri del rinnovamento che il Concilio Vaticano secondo mezzi di comunicazione”. ci ha offerto all’inizio del documento Perfectae Caritatis, dedicato alla Vita religiosa. La nostra Fondatrice è stata colpita dalla situazione dei bamIl primo passo di ogni progetto e verifica è l’ascolto delbini poveri senza famiglia e educazione, che vedeva attorno a sé. Papa Francesco ci ha ricordato recentemente che anche la Parola del Signore: essa contiene la ragione per la quale oggi questo grido sale a Dio e non può restare inascoltato: persone come noi, invece di formare una famiglia propria e dedicarsi a un progetto personale di vita, si uniscono tra loro “Mi riferisco alla passione dei bambini. Ogni bambino per collaborare con il progetto di Dio sull’umanità. Mettenemarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e do in comune qualcosa di quanto la Parola dice a ciascuno, con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure meci scopriamo tutti fratelli e corresponsabili del dono che Dio diche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che ha messo nelle nostre mani per il bene di coloro che hanno noi adulti abbiamo costruito. Ma anche nei Paesi cosiddetti bisogno del suo amore. ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi Insieme al Vangelo, leggiamo e interpretiamo la storia di e di condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono fede di Santa Paola Elisabetta, che ha dato inizio nella infanzie violate nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di queChiesa alla nostra Congregazione: lei ci esorta a vivere secondo lo spirito che ha unito e sostenuto la Santa Famisti bambini è dimenticato dal Padre che è nei cieli! Nessuna delle loro lacrime va perduta! Come neppure va perduta la glia di Nazaret. Per questo ci parla spesso dello “spirito di nostra responsabilità, la responsabilità sociale delle persone, famiglia”, che deve animare i nostri rapporti in comunità di ognuno di noi, e dei Paesi.” e orientare la nostra testimonianza del Vangelo e le opere educative che realizziamo. La strada per rispondere al Signore c’è: la possiamo percorL’altro cardine del cammino di una Congregazione religiosa rere se, guardandola, sentiamo crescere tra noi e le famiglie è la comunione con le Diocesi in cui le nostre comunità si che ci frequentano la comunione e l’aiuto reciproco. Lezioni di cibo, lezioni di vita 7

[close]

p. 8

UN’ESPERIENZA DI CONDIVISIONE La Comunità religiosa di Orzinuovi e la Compagnia Teatrale QDV Nella nostra Scuola e Centro Educativo S. P. E. Cerioli di Orzinuovi sono cresciuti nel corso di questi anni legami e amicizie tra le famiglie e con la Comunità religiosa. Un piccolo gruppo di famiglie, in forma semplice, con lo scopo ‘costruire’ un musical a 360 gradi, vive da diversi anni un’esperienza di condivisione e di fede molto positiva. L’esperienza raccoglie gli adulti insieme a bambini, ragazzi, giovani che si dedicano lungo l’intero anno scolastico alla preparazione di un ‘nuovo’ musical, mentre continuano le repliche del musical dell’anno precedente. La nostra Scuola ha sempre creduto che l’educazione e la crescita di un figlio sono tanto più benefiche e salutari quanto più famiglia e scuola ‘si affidano’ e si apprezzano l’un l’altra per il bene dei figli. È una legge della vita che ogni figlio venga cresciuto ed educato dalla propria famiglia ma insieme alle altre figure che egli incontra nel suo percorso di vita. La Compagnia Teatrale “Quelli del Venerdì” (=QDV ) – così si chiama questo gruppo- nasce all’interno del contesto della nostra Scuola e Centro educativo, come approfondimento dei corsi extra-scolastici (musica, teatro, danza, sport) di CreativaMente. Il gruppo è davvero molto ricco ed eterogeneo: accanto ai 40 giovani attori e ballerini, si affianca la preziosa presenza del coro In-Canto e di numerosi scenografi e collaboratori (parrucchieri, costumisti, fotografi, …) per un totale di un centinaio di persone coinvolte. Ciò che sorprende è che, nonostante tutte queste diversità, si respira un armonioso equilibrio in cui ciascuno riesce a trovare il suo posto e a esprimersi al meglio delle sue capacità. Questa fitta rete relazionale si inserisce a pieno titolo da ormai sei anni nel progetto educativo e formativo della Scuola. Il ”taglio educativo” è ciò che sta alla base di ogni musical e della ‘riscrittura’ originale che registi e coreografi fanno delle storie scelte di anno in anno. Dopo gli ultimi successi di Pinocchio (2013) e di Alice nel Paese delle Meraviglie (2014), il QDV ha presentato nel mese di maggio il suo nuovo spettacolo: HERCULES, come si diventa un vero eroe? Uno spettacolo davvero… epico! Così, nella cornice di educando festival -il festival che raccoglie attorno alla cifra dell’educare figli, l’energia che la ‘compagnia con loro nella crescita’ risveglia nella Scuola e nella vita- siamo stati trascinati nella Grecia antica. Scenografie, costumi e acconciature impeccabili hanno saputo trascinare il pubblico in quel mondo, facendo vivere i miti e le leggende classici, ai quali lo spettacolo si ispira minuziosamente. Colonne maestose, mostri spaventosi e titani mozzafiato: da rimanere a bocca aperta! Le imprese 8 famiglianostra | Maggio - Agosto 2015

[close]

p. 9

di Ercole hanno rapito gli spettatori per condurli sull’Olimpo, passando dagli Inferi e da mitiche realtà! La fatica più ardua è stata scoprire come si diventa un vero eroe… Per trovare la risposta, il nostro megafusto Hercules ha avuto bisogno non solo della sua forza leggendaria, ma ha dovuto essere così coraggioso da riuscire a scavare dentro se stesso… Nelle quattro serate dello spettacolo si sono viste circa 1800 persone: numerosi presenti hanno rivissuto con noi le gesta del giovane uomo, che lungo il suo percorso verso l’Olimpo, ci ha aiutato a scoprire il grande potenziale nascosto in ciascuno di noi. Se vi siete persi lo spettacolo niente paura perché stiamo già organizzando le numerose repliche negli oratori e nelle piazze dei comuni! Il 26 Settembre replicheremo il musical di Alice nel Paese delle Meraviglie presso il teatro dell’Oratorio di Offanengo; il 7 Novembre saremo in scena con Hercules nel prestigioso teatro di Travagliato. Oltre alla fitta tournée di Hercules, fervono già i preparativi per il musical 2016: Shrek, grazie al quale cercheremo insieme di imparare che le apparenze talvolta ingannano e che è la bellezza interiore ciò che conta veramente. Famiglie, figli, e del l’esperienza Comunità religiosa Crediamo che la ‘crescita’ del carisma della Cerioli passi anche attraverso sinergia e condivisione di religiosi/religiose con le famiglie e con la famiglia più grande del mondo. E pertanto i prossimi anniversari della nascita e della morte della nostra Fondatrice potranno diventare l’occasione per riscoprire vita, fede e metodo educativo della Cerioli, per riflettere sullo stile di vita della Santa Famiglia di Gesù, per prendersi cura dei bambini che non possono più godere di un papà e una mamma. Come Comunità religiosa ci piacerebbe fare più spazio alle famiglie nei nostri cuori e nelle nostre scuole: non solo negli ambiti celebrativi e organizzativi, ma anche nella condivisione della stessa fede, dello stesso umano comune e del carisma della Cerioli. Collaborando magari a costruire qualcosa insieme per gli altri. Musical PER SAPERNE DI PIÙ: tenetevi aggiornati sui tanti eventi del QDV consultando la pagina Facebook Compagnia Teatrale Quelli Del Venerdì QDV; oppure contattando il 3351402647, o via mail compagniateatraleqdv@gmail.com Lezioni di cibo, lezioni di vita 9

[close]

p. 10

SUI PASSI DELLA DIVINA MISERICORDIA Di Luca Bergamaschi Per la comunità cristiana del Santuario Madonna della Bozzola il tempo pasquale è stato caratterizzato da un pellegrinaggio in Polonia sulle orme di S. Faustina Kowalska, S. Massimiliano Maria Kolbe e S. Giovanni Paolo II, che si è svolto nei giorni dal 14 al 17 Maggio. Un gruppo di circa 50 pellegrini, guidati da p. Giovanni con i seminaristi della Sacra Famiglia, è decollato da Linate con destinazione Varsavia, per realizzare quello che in Santuario è stato definito il pellegrinaggio “della Divina Misericordia”. Sono stati giorni molto intensi, con spostamenti in pullman anche di diverse centinaia di chilometri, ma ciò non ha certo diminuito l’entusiasmo nè la carica spirituale che il pellegrinaggio ha lasciato in eredità a ciascun pellegrino. La prima tappa è stata la visita di Glogowiec, paese natale di S. Faustina, con la sua casa e la chiesa parrocchiale, dove ella ha ricevuto il battesimo e la prima comunione. È stata una grande emozione poter vedere i luoghi dove la Segretaria della Divina Misericordia ha mosso i primi passi e l’atmosfera che si è respirata è stata di grande pace e serenità. La prima giornata si è conclusa con la visita al cimitero del paese sulla tomba dei genitori di S. Faustina. Il venerdì mattina ci siamo spostati a Teresin, al cui interno si trova Niepokalanow (che significa “cittá dell’Immacolata”), fondata nel 1927 da S. Massimiliano 10 famiglianostra | Maggio - Agosto 2015

[close]

p. 11

Maria Kolbe, dove vi costruì un convento e una casa editrice. Una delle tante attività di evangelizzazione promosse dal santo polacco fu quella del giornalino dal titolo Il cavaliere dell’immacolata, il quale raggiunse le 750.000 copie al mese. Il momento più intenso è stato la visita al museo all’interno del plesso, dove sono esposti la sua divisa e alcuni suoi oggetti risalenti alla prigionia nel campo di sterminio di Auschwitz. La preghiera nella basilica minore adiacente al convento ha concluso la visita. Nel pomeriggio ci siamo recati a Jasna Gora (che significa “monte chiaro”) al Santuario di Czestochowa, sede del celebre quadro della Madonna Nera. Il complesso è davvero imponente con la basilica, diverse altre cappelle, la sede della radio, la sala del tesoro, il museo e molti posti letto. Senza dubbio la supplica serale davanti al quadro della Madonna Nera, che sancisce il termine della giornata, è stato un momento di grande condivisione nella fede; è stato bellissimo vedere persone di lingue differenti pregare tutte insieme nello steso momento. La mattina di sabato ci siamo recati a Wadowice, città natale di S. Giovanni Paolo II, dove abbiamo visitato la chiesa parrocchiale e la sua casa natale trasformata in uno splendido museo, in cui è conservata, tra tanti altri oggetti, anche la pistola dell’attentato del 13 Maggio del 1981. Dopo il pranzo in ristorante siamo partiti alla volta di Lagiewniki, dove si trova il grande Santuario della Divina Misericordia, a lato del convento dove per molti anni visse S. Faustina. Un momento spiritualmente molto alto è stato la recita della coroncina della Divina Misericordia davanti al quadro originale del Gesù Misericordioso, chiesto da Gesù in persona a S. Faustina nel 1931. È stata una piacevole sorpresa scoprire che proprio in questo luogo è nata la devozione alla Divina Misericordia di S. Giovanni Paolo II: ogni giorno, prima di recarsi al lavoro, Karol faceva una breve sosta in preghiera in questa cappella davanti all’effige del Gesù Misericordioso. Abbiamo poi visitato la ricostruzione della cella di S. Faustina e la meravigliosa basilica a forma di nave, consacrata da San Giovanni Paolo II nel 2002. L’atmosfera che ognuno di noi ha respirato durante tutto il pellegrinaggio è stata quella di una grande e profonda fede, ma il dono di grazia più bello che questa esperienza affida ad ogni pellegrino è quello di ritornare a casa un po’ diversi, con il cuore più leggero e più sensibile, arricchito dall’esperienza di persone straordinarie che hanno realizzato in pieno quel meraviglioso invito di S. Giovanni Paolo II: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. 11 Lezioni di cibo, lezioni di vita

[close]

p. 12

MISSIONE È USCIRE Di p. Vittorio Carminati, direttore La Chiesa, a partire dal Concilio Vaticano II°, sta scoprendo sempre di più il suo impegno missionario, che nasce sostanzialmente dal Battesimo che ogni cristiano ha ricevuto. Papa Francesco si propone come formidabile portavoce di questo nuovo rinnovamento, facendone il cammino principale della Chiesa di oggi e di domani. Con l’esortazione Evangelii Gaudium, il Santo Padre chiede a tutti i cristiani di saper mostrare con la loro vita e con la loro gioia il Vangelo di Gesù al mondo di oggi; e ancor più, con l’Enciclica Laudato si’, chiede di rivedere in maniera davvero nuova la nostra vita, a cominciare dalla relazione col creato e con le persone che lo abitano. E` dunque la Chiesa in prima persona che, con la sua gente i suoi consacrati i suoi vescovi e il papa, vuole scrivere una nuova pagina del suo essere missionaria, annunciatrice di vita e di gioia. La Chiesa si sente in un cammino continuo di riforma, verso un nuovo modo di pensare e di agire, dove la “missione” ormai non è più solo andare altrove (Asia, Africa o altro), ma anche pensare e vivere la vita in modo diverso. I cristiani, in una situazione mondiale dove i valori hanno lasciato spazio al “ognuno faccia come meglio gli pare”, dove la sana politica si è venduta all’economia prima e alla finanza poi, sono chiamati ad essere in ogni luogo della terra costruttori di umanità vera, di solidarietà in nome della loro fede in Gesù. Per questa ragione la “formazione missionaria” di ogni cristiano diventa una necessità e una grande urgenza. Papa Francesco, per la sua origine e esperienza latino-americana, si paladino di questa nuova missionarietà interculturale e istintivamente dà importanza al dialogo interculturale, al valore della donna nella società e nella Chiesa; mette in guardia richiama senza paura dai pericoli della corruzione globale, dei conflitti tribali e delle nuove dittature. Chiede alla Chiesa di uscire dalle sue ossessioni e dalle sue malattie occidentali, per andare verso le periferie esistenziali, per diventare una casa ospitale, un ospedale da campo, senza la paura di sporcarsi con il sangue delle ferite dell’umanità che soffre. Nonostante le grandi difficoltà di una società in continuo 12 e rapido cambiamento, papa Francesco traspira e trasmette un ottimismo incredibile per gli uomini d’oggi, perché crede che siamo tutti aperti alla trascendenza e disponibili al vero e al bene. Chiede all’uomo di non chiudersi a Dio, alla Giustizia e alla Verità, per rinnovare il modo di vivere, per uscire dal perbenismo, per relazionarsi con tutti col sorriso sulle labbra, per costruire una nuova “cultura dell’incontro”, dove possiamo diventare di nuovo capaci di emozionarci, senza vergogna, fino alle lacrime. Nell’anno dedicato alla Vita Consacrata, la Congregazione della Sacra Famiglia, motivata dai diversi contesti culturali dove si trova a vivere, desidera rispondere agli appelli del papa. Anche a noi non è risparmiata la fatica di uscire da noi stessi, per mettere al primo posto i fratelli che chiedono il nostro aiuto. Il cammino del rinnovamento ci stimola a scoprire sempre meglio qual è il compito profetico che Dio ci affida, senza perderci in aspetti secondari che potrebbero allontanarci dal centro. Il papa afferma che “dove ci sono i religiosi c’è gioia”! Ciò si verifica dove cerchiamo di vivere la fraternità come aiuto per donarci alle persone che ci aspettano nella missione. “Svegliate il mondo”, ci ripete il papa! Sì, ce la faremo ma solo se vinceremo il timore di uscire, di andare verso le periferie esistenziali, se faremo delle nostre case e delle comunità scuole di comunione sempre pronte all’ascolto del grido dei poveri. famiglianostra | Maggio - Agosto 2015

[close]

p. 13

UNA GRAZIA E UNA MISSIONE Di p. Luis Fernando Pazian La Regione brasiliana ha vissuto la gioia dell’ordinazione sacerdotale di uno dei suoi figli più giovani, la sera del 16 Maggio 2015 a Peabiru. Il brano scritturistico che mi ha inspirato a vivere intensamente questo momento è tratto dalla lettera di San Paolo ai Romani: “In tutto siamo più che vincitori, grazie a Colui che ci ha amato” (Rom. 8,37). A prima vista può sembrare che l’Ordinazione sia una vittoria nella mia vita! Ma in realtà non è così: ciò che conta nella vita di ogni uomo e in un progetto vocazionale non è vincere o perdere, ma essere sempre sufficientemente capaci di riconoscere il grandioso amore di Dio che ci ha amato e chiamato. Di fatto una ordinazione sacerdotale potrebbe sembrare una specie di “laurea”, con un bel diploma da attaccare alla parete. Ma volendo andare un po’ al di là dell’esteriorità possiamo percepire che diventare prete è sperimentare il grande dono di Dio, che in molti modi abbraccia l’umanità fragile e limitata. Solo l’amore di Dio è capace di realizzare l’impossibile nella nostra vita! Con la consacrazione sacerdotale ho accolto la missione che Dio mi ha affidato: essere un operaio nella costruzione del suo Regno, dovunque Egli mi invierà. Per rispondere a ciò durante tutta la mia vita conto sulla forza che nasce dal carisma della nostra santa Fondatrice, Paola Elisabetta Cerioli. L’ordinazione sacerdotale è un tempo di grande grazia, ma non posso dimenticarmi di chiedere a Dio il dono della fedeltà e il coraggio di essere veramente testimone del suo amore, perché solo Lui è capace di rinnovare e trasformare sempre più la vita e le ragioni che la sostengono giorno dopo giorno. Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro che hanno collaborato con Dio per la realizzazione di questo progetto, che il Signore ha reso possibile nella mia vita! Dio li benedica sempre! P. Luis Fernando Pazian è nato a Peabiru (Paranà, Brasile) nel 1988. Nel 2003 ha iniziato il cammino di discernimento vocazionale che lo ha portato nel 2009 a entrare in noviziato e nel 2010 a fare la sua prima professione religiosa. Dopo l’esperienza internazionale nella comunità di Maxixe (Mozambico), ha proseguito gli studi di teologia. Ha scelto di appartenere per sempre alla Congregazione della Sacra Famiglia emettendo la professione perpetua nel maggio 2014. Con l’ordinazione sacerdotale si pone a servizio del Vangelo e del Carisma cerioliano: comincia collaborando con p. Gerolamo Zonca nell’assistenza pastorale della Parrocchia di Nossa Senhora Medianeira in Itapevi (San Paolo, Brasile). Lezioni di cibo, lezioni di vita 13

[close]

p. 14

CREARE LEGAMI DI AMICIZIA di Luisa Lorenzini Luisa Lorenzini dall’ottobre 2013 vive nella nostra Comuità di Marracuene (Mozambico) come missionaria laica. L’abbiamo intervistata per sentire da lei le motivazioni che sostengono la sua scelta e i frutti che raccoglie dalla sua esperienza missionaria. Come lei altri laici svolgono un servizio missionario in molte delle nostre Comunità. Con la Chiesa vogliamo valorizzare questi segni dello Spirito che ci ricorda che la missione è una chiamata per tutti i battezzati. anni a Mocodoene sono stati meravigliosi: il coinvolgimento nelle varie attivitá della missione e il legame con le persone del luogo mi hanno profondamente cambiato e riempita di gioia. Dopo cinque anni e mezzo sono rientrata in Italia. Dopo alcuni anni sono partita per il Brasile, a Sucupira do Norte (stato del Maranhão), in appoggio a Anna Maria Panegalli, fondatrice della Scuola Famiglia Agricola Nossa Senhora Maria Rosa Mística. A Sucupira mi sono fermata due anni lavorando a tempo pieno nella scuola, non piú come insegnante ma come responsabile. Un’esperienza per alcuni aspetti difficile ma comunque molto profonda e che mi ha permesso di conoscere un’altra realtá e cultura. Dall’ottobre del 2013 sono a Marracuene (Mozambico) dove lavoro come insegnante/segretaria nella Scuola Secondaria Sagrada Famiglia. 1. Dove nasce questo desiderio di essere missionária ad gentes? “Essere Missionária ad gentes” non faceva parte dei desideri della mia adolescenza. Ció che era chiaro in me, fino all’ultimo anno di Universitá, era il desiderio di diventare insegnante e avere una famiglia. Ma una sera del giugno di un bel po’ di anni fa tutto é cambiato. Posso dire di essere cresciuta in oratorio, sempre impegnata nelle varie attivitá proposte. Nell’anno 2000 era nato nella mia parrocchia di Gussago (Brescia) il “gruppo missionario” e con entusiasmo ne facevo parte. A fine giugno abbiamo invitato il direttore del Centro Missionario Diocesano di Brescia (CMD) per presentare le attivitá svolte e chiedere orientamenti su come continuare. In quella serata don Flavio Saleri ha presentato il nuovo progetto della Diocesi, l’invio di “Laici missionari ad gentes” e in quell’istante dentro di me ho sentito forte e chiara una voce: “é per me!”. In realtá inizialmete pensavo ad una esperienza missionaria di tre anni prima di mettermi nel modo del lavoro, ma… le cose sono andate diversamente. 2. Quali esperienze, fino ad ora hanno caratterizzato la tua vita missionaria? 3. Come sei approdata alla Sacra Famiglia in Mozambico? Nel gennaio 2001, dopo alcuni mesi di preparazione, sono partita, come insegnante di matematica, per Mocodoene, nella Diocesi di Inhambane (Mozambico) in appoggio ad un’altra laica missionaria, partita alcuni mesi prima, Sabina Gaspartini. A Mocodoene era presente don Piero Minelli, prete missionario della Diocesi di Brescia. Gli 14 Negli anni a Mocodoene avevo conosciuto i religiosi della Sacra Famiglia che operano nella vicina missione di Maxixe. Dopo il rientro dal Brasile, con il desiderio di ritornare in Africa e continuare ad operare nell’ambito educativo, mi sono messa in contatto con i missionari che avevo conosciuto in passato e nei religiosi della Sacra Famiglia ho trovato disponibilitá e accoglienza. famiglianostra | Maggio - Agosto 2015

[close]

p. 15

4. Le gioie e le sfide della nuova missione A Marracuene sono inserita nella Scuola e la gioia piú grande sicuramente é il contatto con gli studenti e la possibilitá, attraverso il difficile linguaggio della matematica, di accompagnare questi giovani e creare legami di amicizia. Le sfide sono molte: come essere veri testimoni della nostra fede per essere credibili e conquistare la fiducia dei giovani e degli adulti? Come trasmettere valori cristiani in una societá che sta cambiando velocemente e che cerca di minare proprio questi valori? Come spogliarsi del mio essere “italiana” per vedere con occhi diversi questa nuova realtá e creare legami veri con le persone con le quali vivo?.... sia nella vita della missione che nella vita della comunitá religiosa. Certamente per me é stata una novitá entrare nei ritmi di una comunitá, ma posso dire di non aver fatto fatica proprio per il clima familiare, l’accoglienza ricevute, il coinvolgimento nelle attivitá e nei momenti di preghiera. Prima di arrivare a Marracuene avevo letto alcuni testi per conoscere Santa Paola Elisabetta Cerioli, e la sua proposta carismatica per potermi inserire nella stessa linea della Congregazione. La proposta di Santa Paola mi ha messo in crisi e coinvolta; penso che anche come laica posso vivere quella maternitá spirituale verso i ragazzi accolti e educati ed il suo messaggio é uno stimolo continuo per aprirsi e donarsi agli altri. 5. Come vedi la tua collaborazione e presenza nella nostra Congregazione Religiosa? 6. Quali prospettive per il futuro? Inizialmente mi chiedevo come avrei potuto collaborare all’interno di una Congregazione Religiosa ma l’accoglienza da parte di tutti e la grande apertura e familiaritá hanno facilitato il mio inserimento. Mi sono sentita subito “a casa”, L’esperienza iniziata é positiva e sempre piú coinvolgente, pur nelle difficoltá della vita di tutti i giorni. Da parte mia c’é il desiderio di continuare questa scelta di condivisione e di vita e trovo anche grande apertura da parte della Congregazione alla collaborazione con i laici. Spesso insieme ai religiosi parliamo di come strutturare e istituzionalizzare questo nuovo cammino di collaborazione e corresponsabilitá tra religiosi e laici. Il dialogo e l’accoglienza reciproca sicuramente apriranno nuove strade. Vorrei concludere ringraziando di cuore ogni membro della Congregazione perché in ciascuno, rispettando le singole personalitá, ho trovato accoglienza, rispetto e amicizia. Lezioni di cibo, lezioni di vita 15

[close]

Comments

no comments yet