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ludovico ariosto cinque canti www.liberliber.it
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questo e-book è stato realizzato anche grazie al sostegno di e-text editoria web design multimedia http www.e-text.it questo e-book titolo cinque canti autore ariosto ludovico traduttore curatore firpo luigi note diritti d autore no licenza questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo internet http www.liberliber.it/biblioteca/licenze tratto da cinque canti un nuovo libro di m lodovico ariosto i quali seguono la materia del furioso di nuovo mandati in luce a cura di luigi firpo torino utet [1964 199 p 25 cm strenna utet 1964 codice isbn informazione non disponibile 1a edizione elettronica del 2 marzo 2009 indice di affidabilita 1 0 affidabilità bassa 1 affidabilità media 2 affidabilità buona 3 affidabilità ottima alla edizione elettronica hanno contribuito biblioteca italiana http www.bibliotecaitaliana.it revisione paolo alberti paoloalberti@iol.it pubblicazione catia righi catia_righi@tin.it informazioni sul progetto manuzio il progetto manuzio è una iniziativa dell associazione culturale liber liber aperto a chiunque voglia collaborare si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet http www.liberliber.it aiuta anche tu il progetto manuzio se questo libro elettronico è stato di tuo gradimento o se condividi le finalità del progetto manuzio invia una donazione a liber liber il tuo sostegno ci aiuterà a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca qui le istruzioni http www.liberliber.it/sostieni 2
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cinqve canti di vn nvovo libro di m lodovico ariosto i qvali segvono la materia del fvrioso di nuovo mandati in lvce
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cinque canti ludovico ariosto canto primo oltre che già rinaldo e orlando ucciso molti in più volte avean de lor malvagi ben che l ingiurie fur con saggio aviso dal re acchetate e li comun disagi e che in quei giorni avea lor tolto il riso l ucciso pinabello e bertolagi nova invidia e nov odio anco successe che franza e carlo in gran periglio messe ma prima che di questo altro vi dica siate signor contento ch io vi mene che ben vi menerò senza fatica là dove il gange ha le dorate arene e veder faccia una montagna aprica che quasi il ciel sopra le spalle tiene col gran tempio nel quale ogni quint anno l immortal fate a far consiglio vanno 1 sorge tra il duro scita e l indo molle un monte che col ciel quasi confina e tanto sopra gli altri il giogo estolle ch alla sua nulla altezza s avicina quivi sul più solingo e fiero colle cinto d orrende balze e di ruina siede un tempio il più bello e meglio adorno che vegga il sol fra quanto gira intorno 2 cento braccia è d altezza da la prima cornice misurando insin in terra altre cento di là verso la cima de la cupula d or ch in alto il serra di giro è dieci tanto se l estima di chi a grand agio il misurò non erra e un bel cristallo intiero chiaro e puro tutto lo cinge e gli fa sponda e muro 3 ha cento facce ha cento canti e quelli hanno tra l uno e l altro uguale ampiezza due colonne ogni spigolo puntelli de l alta fronte e tutte una grossezza di cui sono le basi e i capitelli di quel ricco metal che più s apprezza et esse di smeraldo e di zafiro di diamante e rubin splendono in giro 4
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cinque canti ludovico ariosto 4 gli altri ornamenti chi m ascolta o legge può imaginar senza ch io l canti o scriva quivi demogorgon che frena e regge le fate e dà lor forza e le ne priva per osservata usanza e antica legge sempre ch al lustro ogni quint anno arriva tutte chiama a consiglio e da l estreme parti del mondo le raguna insieme 5 quivi s intende si ragiona e tratta di ciò che ben o mal sia loro occorso a cui sia danno od altra ingiuria fatta non vien consiglio manco né soccorso se contesa è tra lor tosto s adatta e tornar fassi adietro ogni trascorso sì che si trovan sempre tutte unite contra ogn altro di fuor con ch abbian lite 6 venuto l anno e l giorno che raccorre si denno insieme al quinquennal consiglio chi da l ibero e chi da l indo corre chi da l ircano e chi dal mar vermiglio senza frenar cavallo e senza porre giovenchi al giogo e senza oprar naviglio dispregiando venian per l aria oscura ogni uso umano ogni opra di natura 7 portate alcune in gran navi di vetro dai fier demoni cento volte e cento con mantici soffiar si facean dietro che mai non fu per l aria il maggior vento altre come al contrasto di san pietro tentò in suo danno il mago onde fu spento veniano in collo alli angeli infernali alcune come dedalo avean l ali 8 chi d oro e chi d argento e chi si fece di varie gemme una lettica adorna portàvane alcuna otto alcuna diece de lo stuol che sparir suol quando aggiorna ch erano tutti più neri che pece con piedi strani e lunghe code e corna pegasi griffi et altri uccei bizarri molte traean sopra volanti carri 5
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cinque canti ludovico ariosto 9 queste ch or fate e da li antichi fòro già dette ninfe e dee con più bel nome di precïose gemme e di molto oro ornate per le vesti e per le chiome s appresentar all alto concistoro con bella compagnia con ricche some studiando ognuna ch altra non l avanzi di più ornamenti o d esser giunta innanzi 10 sola morgana come l altre volte né ben ornata v arrivò né in fretta ma quando tutte l altre eran raccolte e già più d una cosa aveano detta mesta con chiome rabuffate e sciolte alfin comparve squalida e negletta nel medesmo vestir ch ella avea quando le diè la caccia e poi la prese orlando 11 con atti mesti il gran collegio inchina e si ripon nel luogo più di sotto e come fissa in pensier alto china la fronte e gli occhi a terra e non fa motto tacendo l altre di stupor fu alcina prima a parlar ma non così di botto ch una o due volte gli occhi intorno volse e poi la lingua a tai parole sciolse 12 poi che da forza temeraria astretta non può senza pergiur costei dolerse né dimandar né procacciar vendetta de l onta ria che già più dì sofferse quel ch ella non può far far a noi spetta ché le occorrenze prospere e l avverse convien ch abbiam communi e si proveggia di vendicarla ancor ch ella nol chieggia 13 non accade ch io narri e come e quando perché la cosa a tutto il mondo è piana e quante volte e in quanti modi orlando con commune onta offeso abbia morgana da la prima fïata incominciando che l drago e i tori uccise alla fontana fin che le tolse poi gigliante il biondo ch amava più di ciò ch ella avea al mondo 6
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cinque canti ludovico ariosto 14 dico di quel che non sapete forse e s alcuna lo sa tutte nol sanno più che l altre soll io perché m occorse gire al suo lago quel medesimo anno alcune sue ma ben non se n accorse morgana raccontato il tutto m hanno a me ch a punto il so sta ben ch io l dica tanto più che le son sorella e amica 15 a me convien meglio chiarirvi quella parte che dianzi io vi dicea confusa poi che orlando ebbe preso mia sorella rubbata afflitta e in ogni via delusa di tormentarla non cessò fin ch ella non gli fe il giuramento il qual non s usa tra noi mai violar né ci soccorre il dir che forza altrui cel faccia tòrre 16 non è particolare e non è sola di lei l ingiuria anzi appartien a tutte e quando fosse ancora di lei sola debbiamo unirsi a vendicarla tutte e non lasciarla ingiurïata sola ché siam compagne e siam sorelle tutte e quando anco ella il nieghi con la bocca quel che l cor vuol considerar ci tocca 17 se toleriam l ingiuria oltra che segno mostriam di debolezza o di viltade et oltra che si tronca al nostro regno il nervo principal la maiestade facciam ch osin di nuovo e che disegno di farci peggio in altri animo cade ma chi fa sua vendetta oltra che offende chi offeso l ha da molti si difende 18 e seguitò parlando e disponendo le fate a vendicar il commun scorno che s io volessi il tutto ir raccogliendo non avrei da far altro tutto un giorno che non facesse questo non contendo per morgana e per l altre ch avea intorno ma ben dirò che più il proprio interesse che di morgana o d altre la movesse 7
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cinque canti 19 levarsi alcina non potea dal core che le fosse ruggier così fuggito né so se da più sdegno o da più amore le fosse il cor la notte e l dì assalito e tanto era più grave il suo dolore quanto men lo potea dir espedito perché del danno che patito avea era la fata logistilla rea 20 né potuto ella avria senza accusarla del ricevuto oltraggio far doglianza ma perch ivi di liti non si parla che sia tra lor né se n ha ricordanza parlò de l onta di morgana e farla vendicar procacciò con ogn instanza che senza dir di sé ben vede ch ella fa per sé ancor se fa per la sorella 21 ella dicea che come universale biasmo di lor son di morgana l onte far se ne debbe ancor vendetta tale che sol non abbia da patirne il conte ma che n abbassi ognun che sotto l ale de l aquila superba alzi la fronte propone ella così così disegna perché ruggier di nuovo in sua man vegna 22 sapeva ben che fatto era cristiano fatto baron e paladin di carlo ché se fosse qual dianzi era pagano miglior speranza avria di ricovrarlo ma poi che armato era di fede in vano senza l aiuto altrui potria tentarlo ché se sola da sé vuol farli offesa gli vede appresso troppo gran difesa 23 per questo avea fier odio acerbo isdegno inimicizia dura e rabbia ardente contra re carlo e ogni baron del regno contra i populi tutti di ponente parendo lei che troppo al suo disegno lor bontà fosse avversa e renitente né sperar può che mai ruggier s opprima se non distrugge carlo o insieme o prima ludovico ariosto 8
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cinque canti 24 odia l imperator odia il nipote ch era l altra colonna a tener ritto sì che tra lor ruggier cader non puote né da forza d incanto essere afflitto parlato ch ebbe alcina né ancor vòte restar d udir l orecchie altro delitto ché fallerina pianse il drago morto e la distruzion del suo bell orto 25 poi ch ebbe acconciamente fallerina detto il suo danno e chiestone vendetta entrò l aringo e tenel dragontina fin che tutt ebbe la sua causa detta e quivi raccontò l alta rapina ch astolfo et alcun altro di sua setta fatto le avea dentro alle proprie case de suoi prigion sì ch un non vi rimase 26 poi l aquilina e poi la silvanella poi la montana e poi quella dal corso la fata bianca e la bruna sorella et una a cui tese le reti borso poi griffonetta e poi questa e poi quella ché far di tutte io non potrei discorso dolendosi venian chi d oliviero chi del figlio d amon e chi d uggiero 27 chi di dudone e chi di brandimarte quand era vivo e chi di carlo istesso tutti chi in una e chi in un altra parte avean lor fatto danno e oltraggio espresso rotti gli incanti e disprezzata l arte a cui natura e il ciel talora ha cesso a pena d ogni cento trovavi una che non avesse avuto ingiuria alcuna 28 quelle che da dolersi per se stesse non hanno sì de l altre il mal lor pesa che non men che sia suo proprio interesse si duol ciascuna e se ne chiama offesa non eran per patir che si dicesse che l arte lor non possa far difesa contra le forze e gli animi arroganti de paladini e cavallieri erranti ludovico ariosto 9
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cinque canti 29 tutte per questo eccettüando solo morgana ch avea fatto il giuramento che mai né a viso aperto né con dolo procacceria ad orlando nocumento quante ne son fra l uno e l altro polo fra quanto il sol riscalda e affredda il vento tutte approvar quel ch avea alcina detto e tutte instar che se gli desse effetto 30 poi che demogorgon principe saggio del gran consiglio udì tutto il lamento disse se dunque è general l oltraggio alla vendetta general consento che sia orlando sia carlo sia il lignaggio di francia sia tutto l imperio spento e non rimanga segno né vestigi né pur si sappia dir «qui fu parigi» 31 come nei casi perigliosi spesso roma e l altre republiche fatt hanno c hanno il poter di molti a un solo cesso che faccia sì che non patiscan danno così quivi ad alcina fu commesso che pensasse qual forza o qual inganno si avesse a usar ch ognuna d esse presta avria in aiuto ad ogni sua richiesta 32 come chi tardi i suo denar dispensa né d ogni compra tosto si compiace cerca tre volte e più tutta la sensa e va mirando in ogni lato e tace si ferma alfin dove ritrova immensa copia di quel ch al suo bisogno face e quivi or questa or quella cosa volve cento ne piglia e ancor non si risolve 33 questa mette da parte e quella lassa e quella che lasciò di nuovo piglia poi la rifiuta et ad un altra passa muta e rimuta e ad una alfin s appiglia così d alti pensieri una gran massa rivolge alcina e lenta si consiglia per cento strade col pensier discorre né sa veder ancor dove si porre ludovico ariosto 10
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cinque canti 34 dopo molto girar si ferma alfine e le par che l invidia esser dea quella che l alto impero occidental ruine faccia ch a punto sia come s appella ma di chi dar più tosto l intestine a roder debba a questa peste fella non sa veder né che piaccia più al gusto creda di lei che l cor di gano ingiusto 35 stato era grande appresso a carlo gano un tempo sì che alcun non gli iva al paro poi con astolfo quel di mont albano orlando e gli altri che virtù mostraro contra marsiglio e contra il re africano fér sì che tanta altezza gli levaro onde il meschin che di fumo e di vento tutto era gonfio vivea mal contento 36 gano superbo livido e maligno tutti i grandi appo carlo odiava a morte non potea alcun veder che senza ordigno senza opra sua si fosse acconcio in corte sì ben con umil voce e falso ghigno sapea finger bontade et ogni sorte usar d ippocrisia che chi i costumi suoi non sapea gli porria a piedi i lumi 37 poi quando si trovava appresso a carlo ché tempo fu ch era ogni giorno seco rodea nascosamente come tarlo dava mazzate a questo e a quel da cieco sì raro dicea il vero e sì offuscarlo sapea che da lui vinto era ogni greco giudicò alcina com io dissi degno cibo all invidia il cor di vizi pregno 38 fra i monti inaccessibili d imavo che l ciel sembran tener sopra le spalle fra le perpetue nevi e l ghiaccio ignavo discende una profonda e oscura valle donde da un antro orribilmente cavo all inferno si va per dritto calle e questa è l una de le sette porte che conducono al regno de la morte ludovico ariosto 11
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cinque canti 39 le vie l entrate principal son sette per cui l anime van dritto all inferno altre ne son ma tòrte lunghe e strette come quella di tenaro e d averno questa de le più usate una si mette di che la infame invidia have il governo a questo fondo orribile si cala sùbito alcina e non vi adopra scala 40 s accosta alla spelunca spaventosa e percuote a gran colpo con un asta quella ferrata porta mezzo rósa da tarli e da la rugine più guasta l invidia che di carne venenosa allora si pascea d una cerasta levò la bocca alla percossa grande da le amare e pestifere vivande 41 e di cento ministri ch avea intorno mandò senza tardar uno alla porta che conosciuta alcina fa ritorno e di lei nuova indietro le rapporta quella pigra si leva e contra il giorno le vien incontra e lascia l aria morta ché l nome de le fate sin al fondo si fa temer del tenebroso mondo 42 tosto che vide alcina così ornata d oro e di seta e di ricami gai ché riccamente era vestir usata né si lasciò non culta veder mai con guardatura oscura e avenenata gli lividi occhi alzò piena di guai e féro il cor dolente manifesto i sospiri ch uscian dal petto mesto 43 pallido più che bosso e magro e afflitto arido e secco ha il dispiacevol viso l occhio che mirar mai non può diritto la bocca dove mai non entra riso se non quando alcun sente esser proscritto del stato espulso tormentato e ucciso altrimenti non par ch unqua s allegri ha lunghi i denti rugginosi e negri ludovico ariosto 12
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cinque canti 44 o delli imperatori imperatrice cominciò alcina o de li re regina o de principi invitti domitrice o de persi e macedoni ruina o del romano e greco orgoglio ultrice o gloria a cui null altra s avicina né serà mai per appressarsi s anco il fasto levi all alto impero franco 45 una vil gente che fuggì da troia sin all alte paludi de la tana dove ai vicini così venne a noia che la spinser da sé tosto lontana e quindi ancora in ripa alla danoia cacciata fu da l aquila romana et indi al reno ove in discorso d anni entrò con arte in francia e con inganni 46 dove aiutando or questo or quel vicino incontra agli altri e poi con altro aiuto questi ch ora gli avea dato il domino scacciando a parte a parte ha il tutto avuto finché il nome regal levò pipino al suo signor poco all incontro astuto or carlo suo figliuol l imperio regge e dà all europa e a tutto il mondo legge 47 puoi tu patir che la già tante volte di terra in terra discacciata gente a cui le sedie or questi or quelli han tolte né lasciato in riposo lungamente puoi tu patir ch or signoreggi molte provincie e freni omai tutto l ponente e che da l indo all onde maure estreme la terra e il mar al suo gran nome treme 48 alle mortal grandezze un certo fine ha dio prescritto a cui si può salire che passandol serian come divine il che natura o il ciel non può patire ma vuol che giunto a quel poi si decline a quello è giunto carlo se tu mire or questa ogni tua gloria antiqua passa se tanta altezza per tua man s abbassa ludovico ariosto 13
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cinque canti 49 e seguitò mostrando altra cagione ch avea di farlo e mostrò insieme il modo però ch avria un gran mezo ganelone d ogni inganno capace e d ogni frodo poi le soggiunse che d obligazione facendol le porrebbe al cor un nodo in suoi servigi sì tenace e forte che non lo potria sciòrre altro che morte 50 al detto de la fata brevemente diè l invidia risposta che farebbe gli suoi ministri ha separatamente che ciascun sa per sé quel che far debbe tutti hanno impresa di tentar la gente ognun guadagnar anime vorrebbe stimula altri i signori altri i plebei chi fa gli vecchi e chi i fanciulli rei 51 e chi gli cortigiani e chi gli amanti e chi gli monachetti e i loro abbati quei che le donne tentano son tanti che seriano a fatica noverati ella venir se li fe tutti innanti e poi che ad un ad un gli ebbe mirati stimò sé sola a sì importante effetto sufficïente e ciascun altro inetto 52 e de suoi brutti serpi venenosi fatto una scelta in francia corre in fretta e giunger mira in tempo ch ai focosi destrieri il fren la bionda aurora metta allor ch i sogni men son fabulosi e nascer veritade se n aspetta con nuovo abito quivi e nuove larve al conte di maganza in sogno apparve 53 le fantastiche forme seco tolto l invidia avendo apparve in sogno a gano e gli fece veder tutto raccolto in larga piazza il gran popul cristiano che gli occhi lieti avea fissi nel volto d orlando e del signor di mont albano ch in veste trionfal cinti d alloro sopra un carro venian di gemme e d oro ludovico ariosto 14
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cinque canti 54 tutta la nobiltà di chiaramonte sopra bianchi destrier lor venìa intorno ognun di lauro coronar la fronte ognun vedea di spoglie ostili adorno e la turba con voci a lodar pronte gli parea udir che benediva il giorno che per far carlo a null altro secondo la valorosa stirpe venne al mondo 55 poi di veder il populo gli è aviso che si rivolga a lui con grand oltraggio e dir si senta molta ingiuria in viso e codardo nomar senza coraggio e con batter di man sibilo e riso s oda beffar con tutto il suo lignaggio né quei di chiaramonte aver più loda che gli suoi biasmo par che vegga et oda 56 in questa visïon l invidia il core con man gli tocca più fredda che neve e tanto spira in lui del suo furore che l petto più capir non può né deve al cor pon delle serpi la piggiore un altra onde l udita si riceve la terza agli occhi onde di ciò che pensa di ciò che vede et ode ha doglia immensa 57 de l aureo albergo essendo il sol già uscito lasciò la visïone e il sonno gano tutto pien di dolor dove sentito toccar s avea con la gelata mano ciò che vide dormendo gli è scolpito già ne la mente e non l estima vano non false illusïon ma cose vere gli par che gli abbia dio fatto vedere 58 da quell ora il meschin mai più riposo non ritrovò non ritrovò più pace da l occulto venen il cor gli è roso che notte e giorno sospirar lo face gli par che liberale e grazïoso sia a tutti gli altri et a nessun tenace se non a maganzesi il re di francia fuor che la lor premiata abbia ogni lancia ludovico ariosto 15
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