Il Becco - Anno 2, numero 6

 

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Senza sindacato, senza partito

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Allegato del sito, www.ilbecco.it, quotidiano online iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Firenze in data 21/05/2013. Numero di registro 5921 ­ Partita IVA e Codice Fiscale Ass. Il Becco: 06349820487. Rappresentante legale Dmitrij Palagi, direttore responsabile Riccardo Chiari. Sede legale associazione e della redazione: Via Vittorio Emanuele II 135, 50134, Firenze (Italia) ­ info@ilbecco.it ­ Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – 70% FIRENZE Disegno di Cristiano Articoli di Alessandro Rapezzi, Tod Rutherford, Alex Marsaglia, Jacopo Vannucchi, Manuele Marigolli e Maurizio Brotini SENZA SINDACATO, SENZA PARTITO Anno II - n° 6 Felloni

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Editoriale Il Becco - Giugno 2015 allegato del sito www.ilbecco.it, quotidiano online iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Firenze in data 21/05/2013. Numero di registro 5921 Partita IVA e Codice Fiscale Ass. Il Becco: 06349820487 La sinistra europea arranca, tanto quella socialdemocratica, quanto quella che i principali sistemi di informazione definiscono "radicale". Lo abbiamo scritto nei numeri precedenti. Nel mutare del sistema, nell'evolversi (o involversi) delle forme di rappresentanza, pare svanire l'idea di un'alternativa di società. Parlare oggi di classi sociali, nel vecchio continente, presuppone delle analisi e una consapevolezza per niente diffuse. In Italia Landini ha lanciato la coalizione sociale. Al netto di un entusiasmo acritico che accompagna ogni nuova iniziativa, qualcuno si è interrogato su cosa essa sia e sul rapporto tra forze sindacali e partiti politici. Si ritorna alle forme della politica. Non un dibattito astratto. In questione è quali concreti rapporti devono esistere all'interno del mondo del lavoro. Sicuramente è imprescindibile comprendere quanto quest'ultimo sia variato. Chi è oggi il lavoratore di- pendente, quali sono le caratteristiche del nostro tessuto produttivo, che tipo di società si è venuta a creare negli ultimi decenni. Non si può però dimenticare e rimuovere il passato. Anche sul valore della storia siamo tornati questo anno, con un nostro allegato cartaceo. All'interno del movimento operaio occidentale, quello che si sviluppa nel contesto delle democrazie parlamentari, si sono registrati modelli opposti. Citiamo brevemente quello inglese e quello italiano, semplificando. Da una parte le trade unions che di fatto determinano la linea dei progressisti britannici (a lungo il Labour è uno dei due principali partiti inglesi). Dall'altra un Partito Comunista Italiano da cui deriva (seppure in progressiva autonomia) la Cgil ("il sindacato" italiano per eccellenza). Oggi si tratta forse di comprendere da dove nascono le organizzazioni dei lavoratori, quali risposte diverse possono essere date a problemi comuni. N c a F e S l Redazione Roberto Capizzi, Leonardo Croatto, Chiara Del Corona, Andrea Incorvaia, Calogero Laneri, Daniele Lorini, Alex Marsaglia, Jacopo Vannucchi Consiglio Direttivo Associazione Chiara Del Corona, Nilo Di Modica, Diletta Gasparo, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Giacomo Rossato, Alessandro Zabban Rappresentante legale Dmitrij Palagi, direttore responsabile Riccardo Chiari Sede legale associazione: Via Vittorio Emanuele II 135, 50134, Firenze (Italia) Stampato da: Raggiaschi Editore, in Firenze, finito di stampare il 25 giugno 2015 I c s p c c n c U c v i p v D d t t c s l n p r s Indice Rappresentanza politica e sindacale di Alessandro Rapezzi Dall'altra parte della Guerra Fredda di Tod Rutherford Coalizione sociale e contro il Capitale di Alex Marsaglia Labour Party e trade unions di Jacopo Vannucchi Rappresentanza sociale e politica di Manuele Marigolli e Maurizio Brotini pag. pag. pag. pag. pag. 03 04 07 09 12 I s a t p q s v

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www.ilbecco.it - Giugno 2015 RAPPRESENTANZA POLITICA E SINDACALE UN MATRIMONIO POSSIBILE DI ALESSANDRO RAPEZZI - SEGRETARIO Nel 1989, dopo aver firmato il mio primo vero contratto di lavoro (un Tempo Determinato di 6 mesi), andai a cercare il delegato CGIL per iscrivermi alla FILCAMS: era naturale, per chi come me a 18 anni si era iscritto al PCI, col primo contratto iscriversi al Sindacato, come era naturale se si faceva sport avere la tessere dell'ARCI-UISP, e via così. REGIONALE FLC CGIL TOSCANA progetto politico a cui punta. Il sindacato diviene strumento di pressione per la politica, soggetto sociale attivo che di volta in volta individua quegli interlocutori che più riescono ad interpretare il suo progetto sociale e politico. Non penso che il sindacato debba “incarnare” la politica; rischia, per le finalità e le caratteristiche che essa ha, di non essere più se stesso (anche se in alcuni momenti storici è già accaduto), credo invece che, in questa fase, il sindacato debba supportare tutti quei progetti che concorrono alla realizzazione suoi obiettivi. Il rapporto con la politica all'epoca ti consegnava una visione complessiva della società, un progetto unico di cui facevano parte le varie ramificazioni: dall'obiettivo di cambiare la società per un mondo più giusto e democratico si sviluppava l'impegno nel sindacato, Del resto lo stesso mondo del lavoro non è più lo stesnell'associazionismo, attraverso una militanza diffusa so: il numero dei lavoratori dipendenti si sta che concorreva a cambiare le piccole cose. riducendo, lasciando il posto a masse di lavoratori precari, ad autonomi veri e falsi, tutti portatori di diritti Uno schema che attraverso gli anni '80 si è logorato, e ancora più necessari e complessi da rivendicare: senza che, con l'inizio della crisi della politica, la fine dei una visione complessiva e costantemente aggiornata vecchi partiti, l'inizio di una transizione che sembra della società e dei rapporti che in essa si creano tra infinita, ha costretto il sindacato ad avviare un mondo del lavoro e impresa e tra gli stessi lavoratori il percorso di riflessione complesso che oggi sembra arri- sindacato non è più in grado di svolgere una funzione vato al punto finale. generale di rappresentazione di bisogni e interessi. Da una situazione in cui il Partito si trovava al centro di una ipotetica rete che si ramificava nelle varie attività di impegno sociale e rappresentanza diffusa ci siamo trovati ad avere un vuoto al centro, e quindi alla necessità che siano queste ramificazioni a ricostruire il senso delle cose, nell'assenza di una struttura portante: l'impegno di un sindacato confederale a questo punto non può limitarsi alla rappresentanza dei diritti e delle problematiche del lavoro, ma deve inserirsi all'interno di un nuovo progetto di società. In questo senso, oggi, nostro malgrado, assistiamo ad un vero processo di autonomizzazione del sindacato dalla politica; si definisce un ruolo nuovo per la rappresentanza sindacale: quello di costruzione del contesto sociale a cui aspira, del sistema valoriale a cui fa riferimento, del Oggi alla rappresentanza del lavoro mancano veri riferimenti politici che solo con un nuovo e rinnovato protagonismo del sindacato possono essere recuperati: la politica che vuole fare a meno dei “corpi intermedi” sta consumando il proprio progetto, a noi interromperlo e rilanciare in Europa un modello diverso di società. 3

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www.ilbecco.it - Giugno 2015 DALL'ALTRA PARTE DELLA GUERRA FREDDA DI TOD RUTHERFORD - PROFESSORE DELLA SYRACUSE UNIVERSITY L'autore a cui abbiamo chiesto il contributo è Professore di Geografia alla Maxwell School della Syracuse University, si occupa di Geografia Economica, Ristrutturazioni aziendali, politiche del mercato del lavoro. Le sue ricerche si concentrano sulle ristrutturazioni industriali, in particolare dell'industria dell'auto, sulle politiche del mercato del lavoro e le sue trasformazioni e su come questi due temi si incrociano a livello globale, nazionale e locale. La traduzione è di Leonardo Croatto Nello studiare il rapporto tra lavoratori, sindacati e partiti politici negli Stati Uniti e in Canada emergono importanti differenze, eppure anche alcuni parallelismi, con l'esperienza europea. leggi fortemente limitanti le libertà personali, hanno fatto sì che il successo politico dei sindacati sia stato limitato a situazioni isolate. Inoltre, i principali sindacati radicali come gli Industrial Workers of the World (IWW) avevano una posizioLe divergenze ovviamente sono ra- ne fortemente autonoma e quindi dicate nella specificità storiche del non formavano alleanze politiche Canada e degli Stati Uniti. Una con i partiti socialisti o progressisti. differenza fondamentale è che, al contrario di molti paesi europei, in L'evento più significativo capace di Canada e negli Stati Uniti il plasmare il rapporto futuro tra partirapporto tra i sindacati e i partiti ti e sindacati nel XX secolo è stata politici è stato anche modellato dal la Grande Depressione del 1930. Cofatto che l'estensione del diritto di me reazione alla crisi economica gli voto senza vincoli di censo, almeno iscritti ai sindacati aumentarono --per i maschi, era quasi universale spesso grazie al lavoro di attivisti soben prima della nascita dei partiti cialisti e comunisti. Di conseguenza, socialdemocratici e di ispirazione lavoratori e organizzazioni sindacali sindacale. Questo ha significato che cominciarono a cercare alleanze le lotte per i diritti democratici di politiche per costruire alternative rappresentanza si sono sviluppate allo status quo. In alcune parti degli separatamente da quelle per i diritti Stati Uniti (Minnesota) e del Canaeconomici e del lavoro. da (Saskatchewan) si formarono partiti costituiti come alleanza di Inoltre, in entrambe le nazioni era operai e agricoltori. presente una vasta classe agricola indipendente. Alcuni segmenti di In Canada, in particolare, nel 1935 questa classe di tanto in tanto si fu fondato il Partito Cooperativo del allearono con i lavoratori e i sinda- Commonwealth (CCF). cati per formare partiti politici, ma non erano infrequenti forti Negli Stati Uniti le mobilitazioni dei contrapposizioni tra le rispettive ri- lavoratori ottennero un forte vendicazioni. avanzamento normativo, e nel 1935 il governo federale degli Stati Uniti, Dalla fine del diciannovesimo seco- con il Partito Democratico di Rooselo fino al 1930 questi fattori, uniti al velt in maggioranza, emanò il fatto che i lavoratori urbani erano Wagner Act – una delle parti carattespesso frammentati per etnia e dis- rizzanti la legislazione del New Deal, locazione geografica e soggetti a che per la prima volta impegnò il governo federale a tutelare le organizzazioni sindacali e i diritti di rappresentanza. Per proteggere questi diritti di nuova acquisizione, le principali organizzazioni sindacali, come il Congress of Industrial Organization (CIO), cominciarono ad aprirsi all'alleanza con i democratici e nel 1936 costituirono l'Alleanza Neutrale, per rieleggere Roosevelt, contribuendo a circa il dieci per cento del totale dei fondi raccolti per la campagna elettorale per il partito Democratico. Questa alleanza tra CIO e i Democratici si sviluppò ulteriormente durante la seconda guerra mondiale: i sindacati formarono il Comitato di Azione Politica (PAC) per sostenere il finanziamento del partito ma anche, più significativamente, per spingere al voto per il Partito Democratico. Tuttavia, nel 1947 il Congresso degli Stati Uniti approvò la legge Taft-Hartley per limitare i diritti sindacali e permettere l'esistenza dei cosiddetti Right to Work States (inizialmente soprattutto nel sud degli Stati Uniti), stati in cui l'organizzazione sindacale fu resa estremamente difficile. In Canada il CCF aumentò la sua popolarità durante la guerra, fino a giungere al governo della provincia di Saskatchewan, ma poi declinò significativamente nei tardi anni 4

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Dall'altra parte della Guerra Fredda www.ilbecco.it - Giugno 2015 '40 e nel '50. È importante sottolineare che a differenza dei modelli dell'Europa Continentale, in cui i sindacati erano fortemente connessi ai partiti politici di riferimento, come i partiti comunisti o socialdemocratici, sia in Canada che negli Stati Uniti questo rapporto ha dimostrato di essere meno profondo e caratterizzato da tensioni. Così negli Stati Uniti, mentre il CIO e poi l'organizzazione sindacale nazionale AFL-CIO erano importanti finanziatori del Partito Democratico, il loro rapporto con quest'ultimo rimase estremamente fragile e la loro influenza sulle politiche del Partito Democratico relativamente debole. In Canada, la necessità di rafforzare il ruolo delle organizzazioni sindacali ha portato la CCF a ricostituirsi nel 1961 come Nuovo Partito Democratico (NDP). I sindacati contribuivano sostenendo finanziariamente l'NDP consolidando la propria influenza sulle politiche del partito attraverso il pagamento di un contributo di affiliazione. Tuttavia, a differenza del partito laburista britannico dove l'affiliazione sindacale al partito era forte, in Canada, questa non ha mai superato il 15 % dei membri del sindacato e solo una minoranza dei finanziamenti per l'NDP venne direttamente dai sindacati. Ciò nonostante, l'NDP ha spesso avuto successo elettorale come soggetto politico terzo contro i Liberali di centro e di destra e i partiti progressisti e conservatori nelle province canadesi, e questo ha portato alla promulgazione di leggi provinciali e federali più fortemente tutelanti nei confronti dei diritti sindacali in confronto agli Stati Uniti. Tuttavia, quando l'NDP è stato al governo delle province il suo rapporto con i sindacati, in particolare nel settore pubblico, è stato spesso teso e conflittuale. Il rapporto di relativa subordinazione tra sindacati Canadesi e Americani rispettivamente con NDP e il Partito Democratico è stato sempre più messo in discussione con il diminuire della forza dei sindacati a seguito della deindustrializzazione e del crescente spostamento verso il neoliberismo. Così negli Stati Uniti il tasso di sindacalizzazione della forza lavoro è sceso dal 35% nel 1950 a solo l'11% nel 2014 (e solo il 7,5% nel settore privato). In Canada i sindacati rappresentano ancora circa il 30% della forza lavoro, ma la sindacalizzazione del settore privato è scesa a solo il 15%. Negli Stati Uniti ci sono stati attacchi sempre più aggressivi contro i sindacati del settore pubblico e ulteriori emanazione di leggi Right to Work in stati un tempo a forte sindacalizzazione, come Wisconsin e Michigan. Questo non solo perché i sindacati rappresentano oltre il 35 per cento della forza lavoro del settore pubblico, ma anche perché i sindacati del settore pubblico, in particolare, continuano a fornire una elevata quantità di finanziamenti e di collaborazione organizzativa alle campagne elettorali dei democratici. Così nel 2014 i sindacati hanno contribuito con più di 116 milioni dollari ai democratici, durante le elezioni di medio termine; una significativa maggioranza dei membri del sindacato ha inoltre votato per il Partito Democratico. Tuttavia, il Partito Democratico e l'amministrazione Obama non hanno considerato una priorità la legislazione a favore del sindacato, in particolare non sostenendo la legge che doveva rendere più semplici le elezioni per la rappresentanza sindacale. Inoltre, nonostante l'importante sostegno finanziario e l'organizzativo del sindacato, i Democratici ricevono oramai una quota crescente dei loro finanziamenti dalla finanza, dalle banche e dalle imprese ad alta tecnologia, il partito inoltre considera minoranze e giovani donne come bacino elettorale più interessante, anziché i membri del sindacato. 5

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Dall'altra parte della Guerra Fredda www.ilbecco.it - Giugno 2015 In Canada, nonostante l'NDP resti formalmente supportato dalla maggior parte dei sindacati, il calo della sindacalizzazione e l'indebolimento dei rapporti con il partito ha portato i sindacati a cercare alleanze politiche alternative. In Ontario, la provincia più popolosa del Canada, il governo a maggioranza NDP tra il 1990 e il 1995 ha avuto un aspro contrasto con i sindacati del settore pubblico. con forti possibilità di formare il prossimo governo nazionale. Il partito, tuttavia, si sta sempre distanziando dalle posizioni espresse dai sindacati, al fine di ampliare il suo elettorato, e questo ha portato sindacati e attivisti di sinistra a chiedere all'ala laburista per rompere con il NDP formare un partito più impegnato verso una transizione socialista in Canada. Nella provincia a maggioranza francese del Quebec - che è anche considerata la più socialdemocratica del Canada, attivisti di sinistra hanno fondato il Parito Québec Solidaire, che nel 2014 ha preso il 7.4% dei voti e ha tre seggi nell'Assemblea Nazionale del Quebec. Di conseguenza, alcuni sindacati del pubblico impiego, guidati dai sindacati degli insegnanti della scuola pubblica, hanno preferito stringere alleanze elettorali con i partiti Liberali della provincia; e tuttavia questo non ha impedito a questi ultimi di attaccare i diritti di contrattazione de- Tuttavia, il partito deve ancora gli insegnanti nel 2011. A livello attrarre un significativo sostegno da federale l'NDP è ora all'opposizione, parte dei sindacati, che rimangono Così le relazioni tra sindacato e partiti politici in Canada e negli Stati Uniti si sono evolute in modo diverso rispetto ai forti legami nati nel dopoguerra tra i partiti socialdemocratici e comunisti in Europa. Tuttavia, in seguito al crollo del comunismo e lo spostamento verso destra di partiti precedentemente orientati su posizioni laburiste in Nord America e nell'Unione Europea, i sindacati e i loro alleati progressisti sono sempre più alla ricerca di alternative alle politiche socialdemocratiche e liberali. In entrambi i casi, però, questa ricerca deve affrontare le sfide poste dal neoliberismo, dal declino della sindacalizzazione e dalla crescente mobilità globale del capitale. alleati con i socialdemocratici e l'indipendentista Parti Québécois (PQ). Negli Stati Uniti, che a differenza del Canada non ha mai avuto un alternativa socialdemocratica simile all'NDP, trovare alternative alla'alleanza improduttiva con il Partito Democratico sembra ancora più difficile. Tuttavia, nel corso degli ultimi quattro o cinque anni il disincanto dei sindacati nei confronti dei Democratici ha assunto la forma di un supporto militante per il movimento Occupy nel 2011. Inoltre, a livello statale e locale le organizzazioni sindacali hanno una presenza nel partito delle Working Families dello Stato di New York e hanno eletto candidati indipendenti provenienti dalle fila dei socialisti e del sindacato sia in Ohio che a Seattle. I z 1 p m d 2 c S r 3 D l c m f r m r I e o d h v a r d c C c a a s a d i z f E 6

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www.ilbecco.it - Giugno 2015 COALIZIONE SOCIALE E CONTRO IL CAPITALE DI ALEX MARSAGLIA - REDAZIONE DEL BECCO Il culmine del tasso di sindacalizzazione in Italia è stato raggiunto nel 1975 con il 50% dei lavoratori dipendenti iscritti al sindacato, mentre oggi nonostante un tasso d'iscrizione tra i pensionati che nel 2010 vedeva nelle tre principali confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL una quota pari, rispettivamente, al 52%, 48,5% e 30%, si arriva intorno al 30%. Dai dati disponibili sulla sindacalizzazione dei lavori atipici risulta come il sindacato oggi sia sempre meno rappresentativo delle nuove forme di lavoro, sul come darvi rappresentanza se n'è discusso molto e certamente lo si farà ancora. Il problema attuale però dovrebbe essere quello di rappresentare e organizzare dei lavoratori (il 60% delle nuove generazioni) che hanno sempre più periodi di inattività nella loro vita lavorativa, anzichè limitarsi a tutelarli con un reddito minimo e abbandonando de facto il restante 40% a condizioni che sfiorano la soglia di sussistenza. Certo, fare i conti con una nuova configurazione dell'economia che assieme alla deindustrializzazione e alla terziarizzazione non vede crescere solo il lavoro qualificato, ma anche quello dequalificato e la disoccupazione se non l'inattività, implicherebbe una politica di riduzione dell'orario lavorativo a salari fissi, ad esempio. Esattamente l'opposto di quanto accaduto dall'abolizione della scala mobile ad oggi. Non ci si può poi stupire più di tanto se i tassi di sindacalizzazione delle nuove leve di lavoratori configurano un quadro in cui il lavoratore resterà sempre più solo davanti al padrone. D'altra parte la stessa evoluzione del sindacato è andata verso il sindacato di servizi, abbandonando il sindacato di lotta e questa purtroppo non è che una delle tante conferme della ritirata sindacale in corso. Se si recuperano gli ultimi anni di un sindacato come la Fiom non si può non notare la perdita di radicalità dopo il Piano Marchionne. E ciò è avvenuto negli anni di maggiore attacco ai diritti dei lavoratori, come pensare quindi di recuperare la fiducia dei medesimi, di far emergere la loro volontà rivendicativa e spronarli alla lotta di fronte a tanta disillusione? Spunti critici riguardo all'attività dei sindacati confederali si possono trarre abbastanza agevolmente dal modo in cui vennero fronteggiate varie riforme reazionarie, tra le ultime ricordo solo la riforma Fornero e il Jobs Act. Persino nella recente ripresa della conflittualità contro la Buona Scuola ci sono sì indubbi segni positivi, ma il dato negativo resta laddove si è mostrato quanto si sia comunque sempre pronti all'arrendevolezza quando la Cisl chiama all'unità confederale. Inoltre, in riferimento al recente tentativo di costruire una "coalizione sociale" occorrerebbe porre la questione del rapporto con la società civile acquisendo la consapevolezza che essa tende sempre più all'individualismo e all'apatia, come anchilosata da decenni di scarsa mobilitazione. Alla solidarietà essa sembra preferire l'impegno dei pochi illuminati, alle pratiche di lotta la beneficenza o il bel gesto. Assumere una visione liberale sul conflitto di classe in corso potrebbe così portare a condurre lotte perse ancor prima di partire. L'idea stessa di fissare l'obiettivo sul "ricostruire i corpi intermedi, oggetto dell'offensiva renziana" rischia di essere limitativa, nonostante si punti a perseguirla con le migliori intenzioni di chi pensa che "non sarà un organo della mediazione burocratica ma della democrazia diretta per difendere gli interessi comuni" (intervento di M. Landini al convegno organizzato da Giustizia e Libertà "Il diritto alla libertà, il dovere della libertà", Roma, 2 giugno 2015). D'altra parte solo nell'ottobre del 2013 pressoché le stesse personalità che oggi tentano la Coalizione sociale si aggregavano ne La Via Maestra, perseguendo lo stesso obiettivo: unire politica, società e mondo sindacale intorno alla difesa della Costituzione. E, spiace dirlo, ma da allora poco si è mosso. Specie se si confrontano i programmi emerge una stasi notevole di idee, nonostante questi due anni di ulteriore massacro sociale. 7

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Coalizione sociale e contro il Capitale www.ilbecco.it - Giugno 2015 Ad esempio, da allora molte misure draconiane sono state introdotte nella stessa Costituzione senza che oggi nessun liberale riesca anche solo a spendere mezza parola di critica sul malfunzionamento del nostro ordinamento: basterebbe recuperare i corpi intermedi insomma, poi la dialettica democratica interverrà comunque a sistemare tutto. Della critica ai Trattati dell'UE che hanno introdotto queste ovviamente si sente solo un eco lontano, quando si sente, come se il travisamento della nostra Costituzione fosse piovuto dal cielo. Infine, la stessa assenza di rappresentanza nei settori popolari che tanto viene criticata poiché tra le tante cose sta portando ad uno spostamento a destra notevole, non viene minimamente intercettata da un coordinamento di associazioni, questo perché i lavoratori a basso reddito, i migranti, i neet, i disoccupati sempre più rinunciano persino a votare (alcuni proprio perché impossibilitati dal diritto, non risultando quindi neppure nelle statistiche dell'astensione) rifiutando così anche la più basilare forma di impegno politico. Quindi la pretesa di curare il male della disaffezione alla vita collettiva continuando a intervenire con strumenti che non intercettano i soggetti nelle loro reali condizioni sembra continuare. Le soggettività interessate dal progetto si sono così lanciate nell'ennesima lotta contro il neoliberismo che è sacrosanta, per carità, ma la stanno facendo con le mani legate e non è mai un bene lottare incatenati. Invece sarebbe ne- cessaria una ripresa di radicalità che può esservi solo laddove le lotte si svolgano in maniera più autorganizzata possibile, poiché un sindacato radicato più nelle strutture decisionali del potere che tra i lavoratori è già un sindacato in posizione di subalternità, nonostante magari veda la cosa come un motivo di emancipazione dei lavoratori che finalmente hanno diritto di audizione nelle camere di compensazione del potere borghese. Le conseguenze di una lotta politicosindacale rivolta al rafforzamento delle attuali strutture potrebbero essere pessime (vedi i recenti scioperi contro i sindacati in Turchia, proprio nel settore metalmeccanico), in parte già lo sono e non solo per colpa dell'attacco neoliberista alle associazioni sindacali. N p s P p l a m n f a d “ I n t l I c l c L N s C r c N s e N d e c l a z M s 8

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www.ilbecco.it - Giugno 2015 LABOUR PARTY E TRADE UNIONS: PIÙ CHE UN MODELLO UNA STORIA ARTICOLATA DI JACOPO VANNUCCHI - REDAZIONE Nell’ultimo trentennio dell’Ottocento divenne sempre più frequente in Gran Bretagna l’elezione di sindacalisti a cariche politiche, anche grazie ad accordi con il Partito liberale. Nel 1898 infine i sindacati acquisirono per la prima volta la maggioranza politica in un ente locale, il Consiglio di quartiere di West Ham. Questo aumento nella forza politico-istituzionale del movimento operaio portò con sé una improrogabile necessità di coordinamento. Nel 1900 fu dunque formato il “Labour Representation Committee” come associazione incaricata di coordinare l’azione politica dei sindacati; nel 1906 il comitato assunse il nome di “Labour Party”. DEL BECCO re per le donazioni ai partiti politici. A sua volta John Smith, che fu leader laburista tra il 1992 e la sua morte improvvisa nel 1994, impose per le conferenze annuali del partito il metodo “una testa, un voto” in luogo del voto per blocco riservato ai sindacati (poi ripristinato, con un peso pari al 50% dell’assemblea). Il voto per blocchi restava però in vigore per l’elezione del leader del partito. Questo era scelto ripartendo un eguale peso fra tre collegi: i parlamentari, gli iscritti al partito, le organizzazioni affiliate. Fu grazie al voto di queste ultime che Ed Miliband sconfisse il fratello David nella corsa alla leadership del 2010. Ma è stato proprio sotto la guida di Ed che il Partito laburista ha Il Partito laburista (ma in inglese: Partito del lavoro) compiuto un altro passo nella trasformazione da partinacque così con due caratteristiche fondamentali: anzi- to di sindacati a partito di militanti. tutto il legame natale con i sindacati, di cui era l’espressione e il braccio politico. L’occasione per questa riforma giunse dopo che nel marzo 2012 Eric Joyce, deputato laburista per il colleIn secondo luogo il carattere di “associazione di asso- gio di Falkirk nella cintura di Edimburgo, si dimise dal ciazioni”: solo nel 1918 fu infatti introdotta partito per via di alcuni scandali personali e annunciò l’iscrizione individuale al partito, che fino ad allora che non si sarebbe ripresentato alle elezioni. Verso la contava sulla base degli attivisti dello “Independent fine dell’anno la sezione laburista di Falkirk, che Labour Party”. contava all’epoca soltanto un centinaio di iscritti, iniziò il processo di selezione del nuovo candidato. Il presiNel 1932 lo ILP, su posizioni vicine al trockismo, re- dente della sezione, Stephen Deans, era anche scisse l’affiliazione al Labour, ma a tutt’oggi il presidente della federazione scozzese del sindacato Co-operative Party, espressione del movimento coope- “Unite” (affiliato al Labour). In breve tempo fu chiaro rativo britannico, è affiliato al Partito laburista sotto il che Deans aveva iscritto al partito decine e decine di cui simbolo presenta i propri candidati alle elezioni. membri del sindacato, anche a loro insaputa, con l’obiettivo di sostenere una particolare candidata: KaNell’ultimo secolo il legame tra sindacati e partito è rie Murphy, già presidente della federazione scozzese stato più volte allentato, soprattutto tra gli anni Ottanta del Labour. e Novanta. Il caso locale fu quindi portato all’attenzione dell’eseNeil Kinnock, ad esempio, pur sostenendo lo sciopero cutivo nazionale laburista che infine decise di dei minatori nel 1984-85, ne criticò i metodi con cui sospendere tutte le nuove iscrizioni e consegnò i riera stato deciso (senza una votazione tra gli iscritti) e sultati dell’inchiesta interna alla polizia (la quale, per la con cui veniva condotto. Pochi anni dopo ritirò cronaca, non rilevò traccia di illeciti). l’appoggio del partito ai closed shops (gli accordi aziendali che rendevano l’iscrizione al sindacato condi- Sull’onda di questi avvenimenti Ed Miliband lavorò zione necessaria per l’impiego). Nel 1992 il governo nella seconda metà del 2013 a una riforma del legame Major abolì i closed shops e impose inoltre che i tra sindacati e partito che fu infine sottoposta al voto di sindacati costituissero un fondo separato da cui attinge- una conferenza speciale convocata il 1° marzo 2014. 9

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Labour party e trade unions www.ilbecco.it - Giugno 2015 Per Miliband fu anche l’occasione di delineare la propria più generale visione della politica, che egli condensava nella formula “One Nation politics”. L’uso di questo termine è singolare, soprattutto se si considera che Miliband proveniva dalla sinistra interna del partito: esso richiama infatti lo “One Nation conservatism”, la filosofia politica a lungo dominante nel Partito conservatore prima dell’era Thatcher e fondata su un principio di comunità (da cui discendeva un impegno welfaristico). voti a favore – hanno riguardato la modalità di elezione del leader del partito e lo status degli iscritti ai sindacati affiliati. Sul primo punto è stata superata la distinzione in tre collegi di pari peso e si è stabilito il principio “una testa, un voto”. In precedenza un militante di base poteva votare anche cinque o sei volte – una volta per ogni organizzazione affiliata di cui avesse la tessera – e ciononostante il suo voto avrebbe contato un centesimo o un millesimo di quello di un singolo parlamentare. Evidente nel vecchio meccanismo l’eredità delle origini del Labour: l’organismo di coordinamento parlamentare dei sindacati. candidati alle elezioni parlamentari e locali il diritto di voto è stato ristretto ai soli iscritti al partito, escludendo così i “sostenitori affiliati”. L’obiettivo della riforma era la graduale trasformazione del Labour in un partito di iscritti individuali; nel breve periodo, tuttavia, vi sono spazi per conservare ai sindacati una forte ipoteca sul partito. Il numero degli iscritti ai sindacati è infatti molto maggiore rispetto ai militanti di partito: se le trade unions riuscissero a farli iscrivere al Labour come individui potrebbero facilmente, orientandone il voto, ottenere la maggioranza politica interna. In secondo luogo, la nuova volontarietà del contributo di tre sterline al partito aumenterà il peso delle donazioni discrezionali per le quali i funzionari di partito dovranno evidentemente “corteggiare” i capi sindacali. Il primo banco di prova per queste nuove regole è ovviamente l’elezione del successore di Ed Miliband, dimessosi dopo la sconfitta elettorale. Ma, al di là del piano tecnico, interessa tenere d’occhio le ricadute politiche. I commentatori ritengono che le trade unions continueranno comunque a finanziare il Labour, volendo contrastare i conservatori. Alternative a sinistra infatti non si sono finora realizzate – la “Trade Union and Socialist Coalition”, frutto di una scissione nel movimento sindacal-laburista, resta pressoché non rilevata nell’agone politico. Del resto già nei decenni passati numerosi militanti del Si sviluppava insomma il tentativo, già abbozzato dai teorici del “Blue Labour”, di contendere alla destra il riferimento a valori tradizio- Sul secondo punto sono state intronalmente cari al popolo inglese. dotte modifiche alle modalità di finanziamento dal sindacato al partiPer Miliband la One Nation politics to e di affiliazione degli iscritti. I si rendeva necessaria a causa delle sindacati chiedono ai propri iscritti profonde modificazioni dell’attività la disponibilità a contribuire al politica intercorse tra la fondazione fondo per i finanziamenti politici: se del partito, all’inizio del XX secolo, l’iscritto accetta, in molti sindacati e il tempo attuale, all’inizio del XXI. affiliati al Labour ciò comportava Queste variazioni riguardano in un trasferimento automatico di tre sintesi il declino dell’attività di mas- sterline al partito. Con Miliband si è sa e della determinazione ad invece reso obbligatorio un esplicito iscriversi ai partiti sulla base di consenso individuale. Una simile riun’opzione ideologica: «le persone, chiesta di consenso è stata oggi, sono più inclini a concentrarsi introdotta anche per l’affiliazione: su singoli temi». Non per questo il un iscritto a un sindacato affiliato al Labour doveva rinunciare ad essere Labour non sarà più automatica«un genuino movimento di massa» mente sostenitore affiliato del – anzi, a diventarlo compiutamente, Labour. Fino ad allora, invece, mitrasformandosi in «una organizza- lioni di iscritti alle trade unions zione di comunità», risultavano ufficialmente “sostenitori «profondamente radicata in ogni co- affiliati” laburisti, anche se il 40-50% munità del Paese e che si rivolge a di essi non votava laburista (per un persone di ogni gruppo sociale». confronto, gli iscritti al Partito erano circa duecentomila). Le modifiche proposte – e approvate dalla conferenza con l’86% di Infine, nel processo di selezione dei 10

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Labour party e trade unions www.ilbecco.it - Giugno 2015 Partito comunista – a cominciare dal leader dei minatori Arthur Scargill – scelsero di passare al Labour per poter continuare la carriera sindacale. Nelle ultime elezioni, però, in Scozia il crollo del Labour (da quarantuno seggi ad uno soltanto) e il boom dello Scottish National Party (da sei a cinquantasei) sembrano contenere una forte componente sindacale. Dopo il referendum sull’indipendenza il sindacato nazionalista è cresciuto da ottocento a quindicimila iscritti; a due settimane dalle elezioni Miliband fece tappa in Scozia per parlare al congresso del nacciò la creazione di un nuovo TUC (la principale centrale sindaca- partito in caso di sconfitta di Milile). band: questa eventualità non sembra realizzarsi e il sindacato ha Len McCluskey, segretario generale preferito puntare sull’appoggio nella di Unite che sul caso Falkirk si corsa alla leadership per Andy scontrò con Miliband accusandolo Burnham, attuale favorito e già di voler isolare i sindacati tramite candidato nel 2010 come riferiuna campagna denigratoria, mento dei sindacati. commentò la situazione in questo modo: «Sbaglierei a lanciare un Ma se il partito dovesse, nelle paroattacco contro lo SNP. Il loro pro- le di McCluskey, “sbagliare a gramma è contro l’austerity e questa scegliere il leader” – se cioè risultasè la linea di Unite, e molti dei temi se eletta la candidata blairiana, Liz di cui parlano sono in linea con Kendall – Unite potrebbe rescindequelli del sindacato». re l’affiliazione moltiplicando così i costi finanziari e politici del proprio Prima delle elezioni McCluskey mi- sostegno. - FOTO RIPRESA LIBERAMENTE WWW.UNIONHISTORY.INFO, RINTRACCIABILE GRATUITAMENTE NONOSTANTE LA DICITURA (C) TUC LIBRARY COLLECTION 11

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www.ilbecco.it - Maggio 2015 RAPPRESENTANZA SOCIALE E RAPPRESENTANZA POLITICA DEL LAVORO (MARXIANAMENTE INTESO) DI MANUELE MARIGOLLI E MAURIZO BROTINI - CGIL TOSCANA L’avvento di Matteo Renzi alla segreteria del PD e alla Presidenza del Consiglio ha segnato uno spartiacque decisivo nella scena politica e sociale del nostro Paese. Le misure del Governo, sia in materia di politiche economiche e sociali con l’adozione del Jobs Act e del cosiddetto intervento sulla “Buona scuola”, sia in materia di riforme istituzionali, con il combinato disposto della legge elettorale (Italicum) e delle riforme costituzionali, rendono Sarebbe davvero auspicabile che le il quadro complessivo molto pre- diverse anime della sinistra provasoccupante. sero a fare il percorso inverso a quello che in molti casi hanno Da una parte si svuota lo Statuto dei compiuto nella loro storia. Lavoratori con l’abolizione dell’art.18, il demansionamento ed Oggi, noi, sinistra dispersa, ci troviail controllo a distanza e si introduce mo orfani di un referente politico la figura del Preside manager, che ci rappresenti in maniera adedall’altra si alterano gli equilibri tra i guata: tutti coloro che si definiscono poteri dello Stato a vantaggio del di sinistra debbono alacremente lapotere esecutivo e a discapito degli vorare per riunire le diverse aree, organi di controllo. valorizzare le tante cose che le uniscono e ricostruire una forza politica Per queste ragioni non è più differi- che abbia nel lavoro il proprio probile la costruzione di una forza filo politico e valoriale. politica di sinistra unitaria che faccia della battaglia al Jobs Act, del ri- Perché dobbiamo organizzare un lancio della Scuola Pubblica e della processo di costruzione di un punto difesa della Carta Costituzionale i di vista di sinistra in politica? Perché cardini delle proprie azioni. l’azione sociale è premessa necessaria ma non sufficiente per Una sinistra che si senta erede e contrastare lo scenario che abbiamo continuatrice delle grandi famiglie di fronte. politico-culturali del movimento operaio italiano e delle sue lotte. Certo è utile per ricostruire un fronte partendo dalla rete delle Le scelte che Renzi ha compiuto organizzazioni della solidarietà, ma (come capo del Governo e segreta- questo non basta. E’ importante corio del PD) hanno reciso ogni me punto d’osservazione critico, per residuo legame anche con la tradizione della sinistra riformista italiana, lasciando a sinistra ampi spazi di manovra nel panorama politico sul fronte progressista che sarebbe da irresponsabili non provare ad occupare. Non per una semplice opportunità politica, ma perché in ballo ci sono la difesa dei valori del lavoro e dei diritti ad esso connessi e la qualità stessa della nostra democrazia. non essere tutti omologati al pensiero unico, per rilanciare una visione che superi il neoliberismo, per difendere il perimetro pubblico, per riaffermare l’idea del bene comune, ma non basta. È altresì necessario partire dal mondo del lavoro dipendente per costruire un blocco sociale più ampio estendendolo ad altre figure sociali e lavorative, alle forme precarie e flessibili ed ai disoccupati. I soggetti sociali sono portatori di istanze specifiche e devono necessariamente porsi il problema di come queste vengono tradotte in azione politica fuori e dentro le assemblee elettive: nei Consigli Comunali, nei Consigli Regionali, nel Parlamento. Sarebbe sbagliato se i soggetti sociali cambiassero la loro natura e diventassero essi stessi direttamente partito, ma dovrebbero e potrebbero utilmente lavorare per favorire la nascita di una nuova formazione che sia lo strumento politico di queste istanze. Un soggetto che recuperi le diverse anime che hanno attraversato la storia e le diaspore della sinistra italiana rivitalizzando il loro percorso in un nuovo inizio, stando sul territorio e dando voce e rappresentanza ai bisogni del blocco sociale di riferimento che dovrebbe avere nel lavoro il proprio cardine. Non partire dal leader, ma dalle cose da fare. I 12

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Rappresentanza politica e sociale www.ilbecco.it - Giugno 2015 È necessario interrogarci su come sia cambiato il modo di produzione e riproduzione sociale, dal capitalismo fordista a quello postfordista fino alla finanziarizzazione dell'economia, quali siano oggi i suoi tratti costitutivi, chiedendoci anche cosa abbiano prodotto tali modificazioni nelle forme di rappresentazione che i lavoratori postmoderni hanno del proprio sé. Anche le organizzazioni sindacali, pur nella loro capacità e nel loro impegno di rappresentanza, devono prendere atto che il “renzismo” ha fortemente ridotto la loro ruolo di interlocuzione diretta con le Istituzioni, nazionali e territoriali. Per questo motivo, in particolare per la Cgil, si presenta oggi il tema di quale rapporto ci sia tra l’organizzazione e la sfera della politica: lo sfilacciamento o, peggio, l’assenza della politica (in quanto confronto, mediazione, riconoscimento reciproco) rendono le posizioni delle organizzazioni sindacali più deboli. Siamo di fronte ad una mancanza di riconoscimento (Renzi appartiene infatti all’area populista che privilegia il rapporto diretto fra eletto e popolo, che di un soggetto politico con cui riscontrare una sufficiente condivisione degli obiettivi e una affinità valoriale, proprio per continuare ad essere autonoma. Per continuare a praticare proprio quell’autonomia che rivendica, che La “vulgata di nuovismo” attraversa difende e che custodisce, giustatutte le Istituzioni, appartiene anche mente, così gelosamente. alle periferie dei Comuni, dove alle organizzazioni sindacali sempre me- È necessario lavorare per contribuino viene riconosciuto un ruolo di re a rivitalizzare una cultura politica soggetto portatore di interessi gene- che abbia nel lavoro il suo orizzonte ideologico, utile per una sinistra unirali. ta e di governo. Una forza di sinistra Questi sono i motivi di fondo che che si presentasse unita potrebbe determinano la necessità di un rassicurare tanti elettori delusi (lavodisoccupati, giovani, soggetto che rilanci sul piano politi- ratori, co una fase di proposizione pensionati) che altrimenti non troveprogrammatica che tenga conto rebbero un referente a cui affidare la propria rappresentanza politica. delle istanze del sindacato. salta i corpi intermedi e mina la qualità della democrazia), atteggiamento che va oltre le azioni e i comportamenti del Governo centrale e che ha una dimensione più generale. Oggi in gioco non c’è l’autonomia Il Cartello elettorale di Sinistra che si è realizzato per le elezioni regiodella Cgil ma il suo isolamento. nali della Toscana è una premessa Per essere autonomo un sindacato verso la direzione giusta, ma non generale ha prima di tutto una ne- basta, perché si muove in un pericessità, avere una cultura solida e metro troppo ristretto. un progetto credibile, dopodiché è fondamentale che politicamente ci Il lavoro – marxianamente inteso – siano forze convergenti sul piano deve essere l’asse centrale nella defidei fini e dei valori, che sappiano nizione della nuova formazione che confrontarsi e accogliere gli stessi te- necessariamente dovrà nascere a simi che un sindacato pone in nistra del PD. riferimento alla sua rappresentanza Il tema del lavoro non può essere sociale. considerato alla stregua di altri, se Altrimenti c’è il rischio per quella pur nobilissimi, dei quali si fanno organizzazione sinda- portavoce associazioni, movimenti e cale di scivolare, per liste civiche. puro spirito di sopravvivenza, verso il Il lavoro non solo è il patto di cittadinanza sancito dalla Carta corporativismo. Fondamentale ma è il “tema di clasNei fatti, sarebbe se”: dalla sua qualità si misura il nell’interesse della grado di libertà, uguaglianza e solistessa Cgil la nascita darietà di una società. IMMAGINE LIBERAMENTE RIPRESA DA RAVENNANOTIZIE.IT 13

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www.ilbecco.it - Giugno 2015 TRA I FALSI ANNUNCI DEL JOBS ACT DI GIOVANNI ORLANDINI - GIUSLAVORISTA Un fantasma si aggira per il mercato del lavoro italiano. Si tratta del lavoro a progetto (c.d. co.co.pro.), del quale il Governo ha annunciato la scomparsa presentando i decreti attuativi del Jobs Act. A partire dal primo gennaio 2016 non sarà infatti più possibile assumere con questa forma contrattuale, il che – si sostienecomporterà la fine della precarietà per circa mezzo milione di lavoratori “autonomi”. Certo, al posto del contratto a progetto, ai lavoratori spetterà l’assunzione con il nuovo contratto a tutele crescenti, privo delle tutele in caso di licenziamento illegittimo. Ma si tratta comunque di un sostanziale miglioramento delle loro condizioni di occupazione. Questa narrazione della riforma in atto è sorprendentemente presa per buona dagli organi di informazione e da tutti gli attori politici e sociali. Perfino i sindacati non ne mettono in dubbio la fondatezza ed appuntano le loro critiche sul fatto che la fine delle collaborazioni a progetto non riguarderà tutti i lavoratori, non toccando - ad esempioquelli pubblici. Nessuno sembra essersi accorto che proprio intorno a questa tipologia di lavoratori si sta realizzando una clamorosa opera di mistificazione della realtà, superiore persino a quella sottesa alla messa a regime delle tutele crescenti. Il che rende il dibattito in corso vagamente surreale. rà il lavoro a progetto. Gli effetti di tale operazione saranno però ben diversi da quelli raccontati dal Governo, per la semplice ragione che la sua scomparsa non impedirà il ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative (c.d. co.co.co.), che così rinasceranno a nuova vita. La beffa sta nella norma con la quale si intenderebbe stabilizzare come lavoratori subordinati i lavoratori autonomi (collaboratori) sino ad oggi assunti a progetto. Si legge infatti nell’art.47 del decreto attuativo che i futuri collaboratori avranno diritto ad essere assunti come lavoratori subordinati se svolgono “prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. Ora, una simile norma non fa che dire una cosa ovvia, ripetendo – male - quanto i giudici del lavoro affermano da decenni sulla base del codice civile: e cioè che un lavoratore autonomo (co.co.co, co.co.pro. o partita iva, nulla cambia) non è tale se si trova a prestare la propria attività senza alcuna autonomia. E nessuno ha mai dubitato del fatto che debba considerarsi subordinato un lavoratore che svolge prestazioni di “contenuto ripetitivo”, con “tempi” ed in “luoghi” determinati dal committente. sua vaghezza e difficoltà applicativa - non ha impedito il proliferare dei “finti” lavoratori autonomi e non garantisce alcun diritto a quelli “veri”. Ma c’è di più. Le vigenti norme che regolano il lavoro a progetto impongono vincoli formali al committente che utilizza un co.co.co. (la redazione di un progetto scritto, appunto) e attribuiscono un minimo di tutele al lavoratore (malattia, maternità e retribuzione, in primo luogo). Da questo punto di vista si tratta dell’unica parte della legge Biagi ispirata ad una finalità protettiva e di tutela del lavoratore; per quanto deboli possano essere considerate le tutele previste, è un fatto che prima del 2003 i c.d. co.co.co non avevano neppure quelle. Cancellando questa parte della legge Biagi dunque, non si contrasta la precarietà ma, al contrario, si eliminano i (pochi) limiti che negli ultimi anni hanno arginato le forme più estreme di sfruttamento del lavoro autonomo “economicamente dipendente”. Insomma con il Jobs Act, i co.co.co, lungi dallo scomparire, potranno tornare a moltiplicarsi ed a lavorare senza regole e senza neppure quei pochi diritti benevolmente concessi dal governo Berlusconi. Così va il mondo del lavoro È vero infatti che il Jobs Act - una Il problema è che questo pacifico nell’era della sinistra moderna e volta pienamente attuato - cancelle- principio di diritto - a causa della post-ideologica. 14

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"Ai monarchi il perdere la testa al popolo l'usarla" CAMPAGNA S0TT0SCRIZI0NI 2015 - Siamo un'associazione di promozione sociale senza scopo di lucro. - Tutto ciò che produciamo lo rendiamo disponibile gratuitamente attraverso il nostro sito web (www.ilbecco.it). - Da realtà autofinanziata chiediamo un contributo sotto forma di sottoscrizione, per recuperare le pratiche di partecipazione ed autofinanziamento: non compri niente, compi un (piccolo) gesto politico. - L'erogazione liberale è detraibile in sede di dichiarazione dei redditi se non effettuata in contanti. In cambio ti invieremo i supplementi cartacei che cerchiamo di stampare con cadenza mensile. Con 10 euro permetterai la produzione di 4 riviste, con 30 euro ci darai fiducia per 12 riviste. Per ogni cifra superiore sapremo ringraziare! - Puoi pagare con PayPal che trovi sul nostro sito (www.ilbecco.it - carte di credito, prepagate, conto PayPal) oppure con un bonifico bancario, intestato a Il Becco - Associazione di promozione sociale, presso Banca Etica, Iban IT18E0501802800000000161497 (ricordati di specificare "erogazione liberale" nella causale). www.ilbecco.it info@ilbecco.it @IlBecco Il Becco 377 4277171 I l SMS, WhatsApp o Telegram 15

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