Fuecu Nesciu 33

 

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FEDE TRASMESSA, FEDE DA VIVERE Carissimi, come ogni anno, con la solenne festa del nostro protettore e comprartono della città di Lecce, San Bernardino Realino, portiamo a compimento il nostro impegno pastorale parrocchiale. Quest’anno voglio ricordare a voi e a me la straordinaria figura di questo Santo che conosciamo di sicuro, ma della quale dobbiamo riscoprire la devozione nella pietà popolare, come ricorda lo stesso Papa Francesco: “Nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi. Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione….. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione” (EVANGELII GAUDIUM) Per questo, cari fedeli di questa comunità, vi invito a riscoprire la pietà popolare nei confronti di questo Santo straordinario nato a Carpi il 1 dicembre 1530 e morto a Lecce 2 luglio 1616 dopo essersi donato totalmente. Uomo socialmente molto influente, abbandona tale carriera avendo conosciuto la Compagnia di Gesù e nel 1567 viene ordinato sacerdote diventando il maestro dei novizi gesuiti. Sette anni dopo giunge a Lecce, il 20 dicembre 1574 crea un collegio al quale si dedicherà fino alla morte. Ma si dedica anche alla gente di Lecce, ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, tutti sbalorditi per la sua irriducibile pazienza nell’occuparsi di situazioni, necessità, miserie, a cui s’ingegna di provvedere con un dinamismo che ha del prodigioso: tant’è che gli si attribuiscono vari miracoli già da vivo. Nell’estate del 1616 il padre gesuita Bernardino Realino sta morendo, 42 anni dopo esservi arrivato diventa patrono di Lecce addirittura da vivo per volontà della municipalità che chiede protezione anche oltre questa vita. Papa Pio XII lo proclamerà santo nel 1947. Carissimi, oggi noi abbiamo un impegno che non ci viene soltanto dall‘affidamento della nostra parrocchia consacrata a San Bernardino Realino, ma dalla riscoperta di questa straordinaria figura che può insegnarci tanto e che ci aiuta a riscoprire una profonda pietà popolare da tramandare e una fede autentica da vivere. Buona festa! Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Luglio 2015 In questo numero: 2 33 Enciclica Prima Comunione Riforma scuola Varie

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LAUDATO SI’: l’attesa enciclica di Papa Francesco È il titolo della seconda attesissima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata il 18 giugno scorso. Dopo l’Enciclica Lumen fidei, dedicata alla fede cristiana e alla testimonianza dei cristiani nel mondo, il Santo Padre adesso compie, come lui stesso sostiene, «una riflessione insieme gioiosa e drammatica» sull’ambiente e sulla ecologia. E lo fa riprendendo nel titolo le parole italiane del volgare umbro del XIII secolo di quello che è noto come il Cantico delle Creature o anche Cantico di Frate Sole, il testo poetico più antico della letteratura italiana, il capolavoro composto da San Francesco d’Assisi nel 1224, rendendo così ancora più evidente il filo conduttore che lega Papa Bergoglio al grande santo Patrono d’Italia. L’Enciclica Laudato sì raccoglie in duecento pagine il pensiero del Pontefice sulla responsabilità morale degli uomini nella difesa dell’ambiente. Si tratta di “comandamenti verdi”, come sono stati definiti, destinati ad influenzare milioni di persone nel mondo. Si compone di un’introduzione, sei capitoli e due preghiere conclusive. L’introduzione apre con le parole che cantava San Francesco d’Assisi «Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba», una sorella terra che protesta per il male che le provochiamo, afferma il Papa, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che fossimo suoi propietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. Ricordando i vari Papi che nella storia della Chiesa hanno rivolto un interesse per questa tematica, ultimi in ordine cronologico Giovanni Paolo II, che invitò ad una conversione ecologica globale, e Papa Benedetto XVI, che rinnovò l’invito ad eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, Papa Francesco ci esorta a prendere San Francesco come esempio di eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità, rivolgendo il suo appello per la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune, che comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile ed integrale, perchè sappiamo che le cose possono cambiare. «I giovani esigono un cambiamento, afferma il Papa, essi si domandano com’è possibile che si pretenda un futuro migliore Fuecu nesciu 33 pg 2 senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi». Rivolge, pertanto, un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Nel primo capitolo intitolato “Quello che sta accadendo alla nostra casa”, si affrontano i vari aspetti dell’attuale crisi ecologica: i mutamenti climatici, la questione dell’acqua, la tutela della biodiversità, perché ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, il debito ecologico esistente, soprattutto del Nord nei confronti del Sud del mondo. Papa Francesco si mostra profondamente colpito dalla «debolezza delle reazioni» di fronte ai drammi di tante persone e popolazioni. Nonostante non manchino esempi positivi, segnala «un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità». Mancano una cultura adeguata e la disponibilità a cambiare stili di vita, produzione e consumo, mentre urge «creare un sistema normativo che [...] assicuri la protezione degli ecosistemi». Nel secondo capitolo “Il Vangelo della creazione”, per affrontare le problematiche illustrate nel capitolo precedente, Papa Francesco rilegge i racconti della Bibbia, offre una visione complessiva che viene dalla tradizione ebraicocristiana e articola la «tremenda responsabilità» dell’essere umano nei confronti del creato, l’intimo legame tra tutte le creature e il fatto che «l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti». Il terzo capitolo “La radice umana della crisi ecologica”presenta un’analisi della situazione attuale, «in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde», in un dialogo con la filosofia e le scienze umane. Nel quarto capitolo troviamo il cuore della proposta dell’Enciclica che è l’ecologia integrale, intesa come nuovo paradigma di giustizia; un’ecologia «che integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda». Infatti, non possiamo «considerare la natura come qualcosa separato da noi o come una mera cornice della nostra vita». Questo vale per quanto viviamo nei diversi campi: nell’economia e nella politica, nelle diverse culture, in particolar modo in quelle più minacciate, e persino in ogni momento della nostra vita quotidiana. Il quinto capitolo affronta la domanda su che cosa possiamo e dobbiamo fare. Le analisi non possono bastare: ci vogliono proposte «di dialogo e di azione

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che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale», e «che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando». Per Papa Francesco è imprescindibile che la costruzione di cammini concreti non venga affrontata in modo ideologico, superficiale o riduzionista. Per questo è indispensabile il dialogo, termine presente nel titolo di ogni sezione di questo capitolo: «Ci sono discussioni, su questioni relative all’ambiente, nelle quali è difficile raggiungere un consenso. La Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune». Su questa base Papa Francesco non teme di formulare un giudizio severo sulle dinamiche internazionali recenti: «i Vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci». L’ultimo capitolo “Educazione e spiritualità ecologica” va al cuore della conversione ecologica a cui l’Enciclica invita. Sono coinvolti tutti gli ambiti educativi, in primis «la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi». La partenza è «puntare su un altro stile di vita», che apre anche la possibilità di «esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale». È ciò che accade quando le scelte dei consumatori riescono a «modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione». Non si può sottovalutare l’importanza di percorsi di educazione ambientale capaci di incidere su gesti e abitudini quotidiane, dalla riduzione del consumo di acqua, alla raccolta differenziata dei rifiuti fino a «spegnere le luci inutili». Papa Francesco, a conclusione, ci propone due preghiere, una che possiamo condividere tutti quanti crediamo in un Dio creatore onnipotente, e un’altra affinchè noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone. Gabriella Licheri L’ORA DELLA PROVA Quando gli avvenimenti della vita mettono a dura prova la tua capacità di sopportazione, sei tentata di isolarti dal resto del mondo, chiuderti in te stessa dove sono annidate le tue sofferenze. Quando si è angosciati ed afflitti si ha bisogno di ben altro che di parole come: “sentite condoglianze” o “coraggio, vedrai che passerà”, “sii forte, non ti arrendere, vedrai che ce la farai” seppure manifestino calorosa vicinanza. I convenevoli non possono lenire il nostro dolore quando è profondo. Desideriamo rimanere soli col nostro dolore, nel nostro deserto. Come fece Gesù che, sospinto dallo Spirito, rimase solo, nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Qui Gesù visse l’esperienza della prova. Senza fuga. È Lui la nostra roccia, che non ha ceduto a Satana; in lui troviamo la nostra consolazione e la nostra speranza:” stava con le fiere e gli angeli lo servivano”, è l’esito della lotta contro Satana, sconfitto. La sofferenza, la solitudine mette in pericolo la nostra libertà e consegna a Satana la nostra vita A me, messa a dura prova da dolorosi avvenimenti, è stato chiesto di entrare nel deserto e rimanerci per un tempo imprecisato. Ad aiutarmi ad uscire dalla mia solitudine è stato un libro: “Muta il mio dolore in danza” di Henri Nouwen che una cara amica mi ha regalato quando è venuta a farmi visita. Il libro invita a leggere la sofferenza e il dolore in opportunità di crescita. Mi ha fatto capire che la guarigione ha inizio quando sottraiamo la nostra sofferenza al suo diabolico isolamento; che guarire e danzare cominciano quando accettiamo, per amore di Cristo, la sofferenza e le tribolazioni. Soffrire ci avvilisce; ci rammenta con straordinaria efficacia la nostra piccolezza. Ma è proprio qui, in questo nostro strazio, o avvilimento, o disagio, che il Danzatore ci invita a rialzarci e a muovere i primi passi. Perché è nella nostra sofferenza, e non a prescindere da essa, che Gesù penetra nel nostro sconforto, ci prende per mano, ci rialza dolcemente e ci invita alla danza. E noi possiamo pregare con il salmo 30,11: “ Tu hai mutato il mio dolore in danza” perché al centro del nostro dolore scopriamo la grazia di Dio. E danzando ci rendiamo conto che non siamo inchiodati al piccolo luogo del nostro dolore ma che possiamo oltrepassarlo. Guarire è lasciare che lo Spirito Santo ci chiami a danzare, a credere nuovamente, anche tra le lacrime, che Dio orchestrerà e guiderà la nostra vita. La croce, simbolo fondamentale della nostra fede, ci invita a vedere la grazia là dove c’è il dolore, la risurrezione là dove c’è la morte. Il nuovo inizio che segue ogni fallimento, ogni morte, ogni malattia, può diventare un’intensa esperienza di Dio. Un po’ alla volta nascerà un’ immagine di Dio che trasforma la caduta in un nuovo inizio. Dio è colui che fa tutto nuovo: “ Ecco io faccio nuove tutte le cose”. In Isaia troviamo due versetti meravigliosi:” Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò riposo (Mt 11,28). Se Gesù ci rivolge questo invito, vuol dire che Egli è disposto ad ascoltarci. Per quanto grande sia il nostro dolore se ci avviciniamo a Gesù così come siamo, deboli, avviliti, disperati, Egli ci accoglierà. Ci aprirà le braccia della grazia e dell’amore e saremo rafforzati e resi capaci, un po’ alla volta, di accettare e di superare il nostro dolore. Mirella Spedito Fuecu nesciu 33 pg 3

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PRIMA CONFESSIONE Le mie impressioni sono iniziate quando sono entrato in chiesa. I miei genitori mi facevano emozionare ed è stata una grande esperienza. Vorrei ripeterla di nuovo per accusare tuƫ gli altri peccaƟ. Mirko Colonna Quando sono arrivata in chiesa mi sono senƟta molto nervosa. Quando mi sono dovuta confessare ero sempre nervosa perché non conoscevo il prete, poi ho cominciato a calmarmi e a conoscerlo meglio. Si chiama don Riccardo e mi sono confessata, poi la mamma mi ha faƩo indossare la vesƟna del BaƩesimo. Dopo siamo andaƟ a casa ridendo e scherzando, dopo è arrivata un mucchio di rosƟcceria e dopo la buonissima torta e c’era scriƩo “Buona Prima Confessione MarƟna”. Insomma è stato bellissimo. MarƟna BuƩazzo Quando sono andata dal sacerdote ero emozionata, quando mi ha chiesto quali peccati avevo fatto io balbettavo. Invece quando mi ha benedeƩo io senƟvo dentro di me uno spirito nuovo, uno spirito puro. Mi ha chiesto l’aƩo di dolore, dopo averglielo deƩo il sacerdote dice di recitare due Ave Maria, vado a posto, do un bacio a mamma e papà. La mamma mi appoggia la vestaglia sulla spalla e io recito due Ave Maria. Veronica Simini Quando sono entrata in chiesa ho iniziato a tremare perché ero molto emozionata e quando era il mio turno ero molto agitata. Poi il prete era molto bravo e simpaƟco, per questo la mia Prima Confessione è stata bellissima. Dalila Ingrosso Quando sono entrato mi sono emozionato perché era la mia Prima Confessione. Quando sono andato per primo dal sacerdote “don Giovanni” mi sono emozionato. Mi sono diverƟto tanto. Davide Colizzi peccaƟ. Quando sono andata all’altare mi sono emozionata, però ho avuto un momento importante: dire tuƫ i miei Francesca Giannone Dopo che mi sono faƩo la confessione ero andato al mio posto e mi è venuto mal di testa. Poi quando abbiamo cantato ci hanno faƩo le foto e sembravamo delle supestar. Simone Totaro Quando sono arrivata in chiesa ero molto agitata. Poi entrando mi sono accorta che era come parlare di Gesù. Durante la messa seguivo aƩentamente perché ero una dei bambini che doveva leggere una piccola frase. Successivamente ho ripetuto tuƩo ciò che dovevo dire al sacerdote e dopo un paio di bambini sono andata a confessarmi. Dopo siamo andaƟ tuƫ nel salone della parrocchia e abbiamo festeggiato. È stato emozionante ma divertente. MarƟna MargioƩa La mia Prima Confessione è stata bella anche se avevo un po’ di febbre, quando abbiamo iniziato mi stavano venendo i brividi. Quando toccava a me mi vergognavo un po’, ma è stato molto bello. Alla fine mi ha deƩo di dire l’aƩo di dolore. ArrivaƟ a casa ho aperto i regali che mi hanno dato per la confessione e il compleanno, insomma questa confessione è stata bellissima. Giordano Nuzzo Prima di iniziare la messa della confessione ho ripetuto i peccaƟ vicino a mia nonna. Dopo che mi sono confessato mi sono senƟto più tranquillo e puro. Thomas Liccardi Quest’impressione è stata bella perché mio padre e mia madre erano molto emozionaƟ come lo ero io. Era stato bellissimo come Dio quando creò la Terra, io ero emozionata come lui. Maria Rita Iurlano Quando sono andata in chiesa ero molto preoccupata perché non avevo faƩo le prove, perché dovevo andare alla confessione di mio cugino. Io quando sono andata dal prete don Giovanni ero supermega Ɵmida perché non era il prete che conoscevo da sempre, avevo paura che fosse severo ma questa impresasi è rivelata fantasƟca come il prete. Giulia Sindaco *** Questi erano i pensieri, le impressioni e le emozioni che alcuni bambini hanno provato il giorno della loro Prima Confessione, domenica 12 aprile, dedicata alla DIVINA MISERICORDIA. Quando si riceve per la prima volta un sacramento si è sempre emozionati e tesi, ma in quest’anno particolare, come si è potuto capire da quello che hanno scritto i bambini, la mancanza di don Michele è stata per loro (e anche per noi catechiste) molto sentita. A tal proposito, vogliamo ringraziare chi ha reso possibile questa celebrazione: don Riccardo e don Giovanni, che hanno saputo mettere a loro agio e rasserenare i bambini. Annalaura Ginepra Fuecu nesciu 33 pg 4

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L’INCONTRO CON GESÙ NEL SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA Il 24 maggio 2015, domenica di Pentecoste, diciotto bambini della nostra comunità parrocchiale, che quest’anno hanno frequentato il quarto corso del cammino di fede di iniziazione cristiana, si sono accostati all’altare per ricevere per la prima volta il Corpo e il Sangue di Gesù, attraverso il sacramento dell’Eucarestia. La prima Comunione è un sacramento atteso sia dai bambini, che ne sono i protagonisti, pieni di stupore per l’incontro personale con l’amico Gesù; sia dai genitori, consapevoli dell’importanza del sacramento; sia, infine, dal sacerdote, dai catechisti e dalla comunità, che ne fanno da accompagnatori. Cos’è la Comunione? Innanzitutto è un sacramento, è l’incontro con Gesù nel pane e nel vino, Corpo e Sangue versato per noi, è quel sacramento che dovrebbe rivoluzionare la nostra vita, le nostre giornate, quel sacramento che ci rende cristiani nuovi, che ci permette di entrare in chiesa per amare Dio e uscire per amare gli uomini. La preparazione immediata al sacramento, con la presenza di Don Michele, ha condotto i bambini all’approfondimento dei contenuti di fede e alla consapevolezza che Gesù si è fatto cibo per ognuno di noi, proprio per farci sentire la Sua vicinanza e il Suo amore. La preparazione al sacramento è una componente fondamentale, la chiave perchè la Prima Comunione non sia la fine di una tappa cristiana, ma l’inizio di una nuova. La celebrazione eucaristica della Prima Comunione, che ha visto questi nostri diciotto bambini accostarsi all’altare per ricevere Gesù, è stata emozionante per tutti, vissuta in raccoglimento, silenzio e preghiera anche dalle tante persone presenti, e allietata dai bellissimi canti del nostro coro parrocchiale. Alla fine della celebrazione, dopo una preghiera di ringraziamento letta da una bambina a nome di tutti, i bambini, tutti insieme, hanno ringraziato Gesù eseguendo il canto: “Resta con noi Signore”, invitandoLo a rimanere sempre in loro e con loro, perché sia guida e luce nel cammino della loro vita. Concetta Licheri Seguono le riflessioni e i pensieri di alcuni bambini: − Il giorno della mia Prima Comunione mi sono emozionata tantissimo, perchè finalmente ho ricevuto il Corpo di Gesù. Martina Guido − Nel giorno della mia Prima Comunione mi sono sentito molto emozionato. Quando ho accolto Gesù nel mio cuore ero molto felice perchè aspettavo questo momento da tanto tempo. Mariano Mangiullo − Il giorno della Prima Comunione è stato bellissimo, un incontro perticolare con Dio e Gesù...dove ti sentivi più vicina a Lui e al Suo amore. Martina Ria − Il giorno della Prima Comunione è stato molto emozionante perché ho ricevuto Gesù che rimarrà per sempre nel mio cuore. Gabriele De Mitri La mia Prima Comunione è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Il mio primo incontro con Gesù mi ha riempito il cuore di gioia. Scoppiettavo di felicità, ma ero carica di tensione, tanto da piangere senza un apparente motivo. Gesù ti voglio bene. Rita Patarnello Il giorno della mia Prima Comunione ero molto emozionata e avevo paura di sbagliare tutto, ma quando ho ricevuto il corpo di Cristo, mi sentivo felice, perché finalmente avevo avuto il mio primo incontro personale con Gesù. Noemi Petrolla Fuecu nesciu 336 pg 5

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ANIME NERE tormenti, con le loro convinzioni, i loro “valori”, le loro tradizioni: fa davvero riflettere la scena in cui Luigi, tornato nel suo paese natale, afferra una delle capre del fratello e la uccide per mangiarla insieme alla famiglia. Perché la ‘ndrangheta di questo è composta. Famiglie. Non è il caso di rivelare il finale, che, come è facile prevedere, non sarà lieto. Ma tutta l’oscurità che pervade le scene, i volti, gli sguardi, gli oggetti emerge nel più giovane di tutti, Leo. Ragazzo senza speranza, senza scopo (se non quello di far parte degli affari di famiglia). Il primo a volersi vendicare, quando uno dei suoi cari verrà ucciso dal clan avversario, per pareggiare i conti. Un essere predestinato dal fato a compiere in questo modo la sua vita. Non può fare altrimenti. Come non possono fare diversamente gli altri personaggi. Nascere in un paese sperduto dell’Aspromonte, far parte sin dalla nascita degli ingranaggi di una famiglia malavitosa, può forse lasciare scampo? E veniamo, a tal proposito, al messaggio che il lavoro di Munzi vuole trasmettere. 1. Parlare di ‘ndrangheta’ e in genere di mafia nel cinema o nella letteratura, non solo si può, ma si deve. E a maggior ragione in questo caso. Tanta attenzione è stata rivolta dall’informazione e dall’opinione pubblica a Cosa Nostra o alla Camorra, ma pochissima al fenomeno criminale calabrese, che non appartiene più solo alla Calabria, ma a molte regioni del Nord Italia e del mondo. 2. Affrontare vicende e personaggi negativi, nel cinema o nei romanzi, forse è rischioso, perché il male esercita sempre grande fascino (come non ricordare le polemiche contro il film di Michele Placido, Vallanzasca) e può mitizzarlo. Ma occorre parlare del male, rappresentarlo, perché esiste. E solo così lo si può conoscere e abbattere adeguatamente. 3. Il manicheismo è roba d’altri tempi. Nessuna barriera netta divide il bene dal male. In ognuno di noi esistono sia luce che tenebre. E a volte occorre essere fortunati, nascere in una società normale, in una famiglia normale, per imparare a dirigere rettamente il nostro comportamento. Non si nasce cattivi o buoni, lo si diventa. Anime nere è un film che merita di essere visto. È stato acquistato e verrà distribuito in tutto il mondo, pluripremiato ai David (e tra poco si svolgeranno i Nastri d’argento). E pensare che è stato portato avanti con fatica, le riprese interrotte due volte per mancanza di fondi. In Italia, sull’onda del successo ottenuto il 12 giugno, è stato da poco redistribuito nelle sale. Sono piccoli gioielli come questo che rendono grande il nostro cinema e sarebbe bello che si investisse di più nella produzione e distribuzione di questi, soprattutto nel periodo estivo, notoriamente più piatto per le uscite in sala, piuttosto che nei grandi kolossal americani. Sì, perché se il cinema italiano avesse gli stessi mezzi che ha Hollywood, potrebbe fare davvero un salto di qualità e tornare a essere protagonista assoluto. E comunque, sono assolutamente convinta che, anche con le loro risorse, gli americani un film di questo genere non avrebbero saputo farlo. Agnese Centonze Lo scorso 12 giugno si è tenuta la cerimonia di consegna dei David di Donatello, ovviamente in seconda serata su RAI 1 e ovviamente passata pressoché inosservata. Tanti i film in concorso, da “Il giovane favoloso” di Mario Martone (protagonista l’immenso Elio Germano, vincitore nella categoria del miglior attore protagonista) a “Mia madre” di Nanni Moretti, presentato anche al festival di Cannes. E poi “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi, “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo e, infine, il vincitore indiscusso: “Anime nere” di Francesco Munzi, il quale, dopo il boom di nomination (16), ha ottenuto ben 9 riconoscimenti. Vorrei soffermarmi proprio su quest’ultimo, sia perché con le sue vicende di produzione esemplifica meglio di altri la situazione del nostro cinema, sia perché il tema trattato, e soprattutto il modo in cui è stato trattato, lo rendono diverso dagli altri film sulla criminalità organizzata. Anime nere è infatti un film che parla di ‘ndrangheta. Alla sceneggiatura ha contribuito Gioacchino Criaco, autore del libro da cui è stato tratto il film. Un film nero, come i suoi protagonisti (interpretati dai bravissimi Peppino Mazzotta, Marco Leonardi e Fabrizio Ferracane) e come il finale, davvero degno di una tragedia di Euripide. È la storia di tre fratelli, Rocco, Luigi e Luciano, coinvolti nella malavita dell’Aspromonte. Luigi è un trafficante internazionale di droga, Rocco vive a Milano con la moglie e la figlia e, pur non accettando lo stile di vita del fratello, è imprenditore grazie al denaro illecito. Luciano, il fratello maggiore, allevatore di capre, si illude di poter vivere nella sua terra. Ma il vero artefice della trama, colui che mette in moto la vicenda, è il giovane figlio di Luciano, Leo, che sparando alcuni colpi di fucile sulla saracinesca di un bar protetto da un clan mafioso, scatena una guerra tra la sua famiglia e un clan della ‘ndrangheta. Una guerra a senso unico quasi (chi ha visto o vedrà il film lo capirà). Una vicenda come altre forse. Ma solo in apparenza. Questa non è la storia del Padrino o di Scarface, grandissimi capolavori del cinema, ma parecchio romanzati e poco verosimili nel ricostruire la fisionomia del fenomeno mafioso. Non è neppure Il capo dei capi, che rende quasi eroica (seppur in negativo) la figura di Totò Riina. Non è infine un film d’azione, come tanti che raccontano la criminalità organizzata. È piuttosto tragedia classica,a tutti gli effetti, con tutti gli elementi che la caratterizzano. Protagonista non è tanto l’azione esteriore, quanto quella interiore. Certi sguardi, certi silenzi prolungati, agghiaccianti, che dicono tutto. E poi tragici Fuecu nesciu 33 pg 6 sono i personaggi, con i loro

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LA RIFORMA DELLA SCUOLA: UNA STORIA INFINITA Il governo italiano è attualmente impegnato nell’ennesimo tentativo di varare un’organica riforma della scuola, volta a rendere questo fondamentale comparto della società idoneo a svolgere la sua funzione educativa e formativa in modi e forme adeguati alle esigenze della vita contemporanea. Questa importante e delicata questione sociale si trascina oramai da oltre venti anni e costituisce un tradizionale banco di prova della capacità di ogni maggioranza politica in carica di incidere con durevole efficacia su uno dei gangli vitali della Nazione, inevitabilmente fonte di contrasti accesi tra differenti visioni culturali nonché di perenne scontro polemico tra forze contrapposte, all’interno e all’esterno del mondo della scuola. Non a caso, l’ultima organica e globale riforma delle nostre strutture scolastiche risale alla legge Gentile del 1923, varata dal governo dittatoriale fascista non sottoposto alle pressioni di alcuna opposizione democratica o sindacale e quindi in grado di imporre unilateralmente al paese la propria visione ideologica di questo problema. Questo intervento di portata storica, pur contenendo non trascurabili elementi di positiva novità derivanti da evolute concezioni pedagogiche, aveva introdotto una scuola fondamentalmente di tipo classista, rigidamente impostata secondo una ferrea separazione tra studi superiori umanisticoscientifici, predisposti per la formazione delle future classi dirigenti provenienti tendenzialmente dai ceti più abbienti, e studi tecnico-professionali, aperti a tutte le altre fasce sociali, ma con limitazioni ed inibizioni per l’accesso all’università. Questo modello organizzativo, perfettamente funzionale alle esigenze politiche del regime fascista, rimase sostanzialmente intatto, salvo periodiche limitate modifiche nei programmi di studio, fino al 1963, allorquando fu introdotta una prima modernizzazione in senso chiaramente democratico con la previsione della scuola media unificata e dell’obbligo scolastico fino al quattordicesimo anno. Dopo questa parziale, ma sia pur significativa riforma, la scuola italiana fu interessata da interventi normativi riguardanti più il rapporto con la società, soprattutto con l’introduzione della partecipazione democratica e l’istituzione delle rappresentanze di istituto da parte dei decreti delegati del 1974, che aprivano le aule ad un ruolo più attivo degli studenti e delle famiglie nella gestione del momento formativo. Infine, negli anni novanta la scuola italiana è stata profondamente ristrutturata, sia pure sempre con modifiche episodiche e settoriali e non inserite in un’organica iniziativa di riforma, in diversi ambiti formativi ed amministrativi, superando comunque il modello gerarchico-burocratico alla base della riforma Gentile in favore di concezioni più moderne e tendenzialmente più adeguate alle esigenze di una società tecnologicamente avanzata ed ispirata a principi di democrazia ed uguaglianza. Nonostante questi ripetuti tentativi di razionale trasformazione in adeguamento all’evoluzione della società e malgrado l’encomiabile quotidiano sforzo di molti operatori (dirigenti, docenti e personale di supporto) di svolgere al meglio con coscienza e professionalità il loro ruolo in un contesto degradato di prolungata crisi morale ed economica, la scuola italiana è tutt’ora una grande malata, bisognosa di interventi di rivitalizzazione che ne rilancino il ruolo di principale agenzia educativa e la fondamentale funzione di promozione sociale. In questa ottica, ferma restando l’opportunità che le relative leggi di riforma vengano varate con il più ampio consenso democratico possibile e la collaborazione fattiva delle categorie interessate, è indubbia la necessità prioritaria di una rispettosa valorizzazione del ruolo dei docenti, con l’equilibrata introduzione di calibrate valutazioni di rendimento tecnico, il superamento definitivo del precariato e la disciplina di un corretto reciproco rapporto con la dirigenza di istituto. Inoltre, appare non più rinviabile la rimodulazione dei vari percorsi formativi con l’accurata interazione tra materie umanistiche legate alla nostra imprescindibile ed illustre tradizione culturale e le discipline linguistiche e tecnologiche, indispensabili per la preparazione professionale di futuri cittadini idonei ad operare validamente nel contesto europeo internazionale. Alla base di questa epocale sfida politica, essenziale e decisiva per la stessa sopravvivenza della stessa identità civile e culturale della nostra Nazione, si pone comunque il ruolo prioritario da riconoscere alla scuola pubblica, secondo lo spirito della Carta Costituzionale, con adeguata previsione dei mezzi e delle risorse economiche indispensabili per assicurare la serena, efficace e continua esplicazione della sua funzione sociale. Giorgio Serafino Fuecu nesciu 33 pg 7

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ATTIVITÀ Cari parrocchiani,come ogni anno si avvicina la festa Patronale della nostra comunità B U O N E V A C A N Z E Prova dopo prova, incertezza dopo incertezza, siamo riuscite a creare un fattivo rapporto di collaborazione tra noi. Cantare insieme è un momento di ritrovo per ringraziare il Signore per la nostra crescita come gruppo e come comunità La cosa più bella per noi coriste e per il maestro è sapere che non siamo “sole “, cantare e sentire un’unica voce che all’unisono trasmette al Signore ciò che vogliamo offrire a Lui con tutto il cuore è una sensazione meravigliosa.... “Chi canta prega due volte” diceva Sant’Agostino e questo ci rende doppiamente orgogliose di quello che facciamo o meglio ancora riusciamo a fare. Non “siamo soli” e tanto per restare in tema “Gustate e vedete com’è buono il Signore” Egli non ci lascia mai da soli ha sempre per noi “Un’ala di riserva” se siamo tristi ci rialza e ci fa volare “Su ali d’aquila” e “Come rugiada di fuoco” riempie e riscalda le nostre vite. Buona festa di S. Bernardino a tutti Oriana Bruno BUO BU ONA NA FE F ES S TA Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe Domenica giorni feriali ore 8,30 - 19,30 ore 19,30 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 33 pg 8 Si cercano persone per il coro e per altre attività parrocchiali Composizione Giovanni Contino

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