Fuecu Nesciu 32

 

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SENTIAMOCI ATTRATTI DAL RISORTO Carissimi, anche quest’anno siamo giunti a Pasqua. Abbiamo percorso il cammino quaresimale che come parrocchia ci eravamo prefissato e che Papa Francesco definiva: “tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli”. Soprattutto però è un “tempo di grazia”. Si, con la Pasqua noi entriamo in questo tempo e mistero di grazia che il buon Dio ha preparato per ognuno di noi, partendo da quel giorno primo della settimana, dopo il sabato, in cui il giovane messaggero vestito di luce, parlando alle donne impaurite che cercano il corpo di Gesù nella tomba diceva : “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui” (Mc_16,6). Noi siamo chiamati a cercare non più un cadavere, per questo ci rallegriamo, perché Cristo non è rimasto nel sepolcro, il suo corpo non ha visto la corruzione ma appartiene al mondo dei viventi e non dei morti. Ma in che cosa consiste “la risurrezione”? Che cosa significa per noi? Per il mondo e la storia di oggi? Ci facciamo aiutare da Papa Benedetto XVI che in una sua omelia attestava: “non è il miracolo di un cadavere rianimato, se soltanto un qualcuno una volta fosse stato rianimato…. Ma la risurrezione di Cristo, è di più, è una cosa diversa. Essa è, se possiamo una volta usare il linguaggio della teoria dell’evoluzione, la più grande “mutazione”, il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia”. Per questo, continua il sommo pontefice: “La risurrezione fu come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che sciolse l’intreccio fino ad allora indissolubile del “muori e divieni”. Essa inaugurò una nuova dimensione dell’essere, della vita, nella quale, in modo trasformato, è stata integrata anche la materia e attraverso la quale emerge un mondo nuovo”. Carissimi, questa nuova dimensione dell’essere, dove è stata integrata la materia, ci proietta verso un mondo nuovo: “è risorto, non è qui”, nel ricercare il Cristo non in un passato indifferente, ma nell’oggi della nostra storia mediante la fede e il Battesimo trasformandoci in una nuova vita. San Paolo ci può aiutare moltissimo con la sua testimonianza nel comprendere tale mistero che integra la materia per un mondo nuovo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20) in cui diviene chiaro l‘obiettivo del nostro essere cristiani oggi. Pertanto voglio concludere con le suggestive parole del pensiero di papa Benedetto XVI, nel definire l’essere cristiani oggi, e con le quali vi porgo il mio augurio pasquale: “la grande esplosione della risurrezione ci ha afferrati nel Battesimo per attrarci. Così siamo associati ad una nuova dimensione della vita nella quale, in mezzo alle tribolazioni del nostro tempo, siamo già in qualche modo introdotti. Vivere la propria vita come un continuo entrare in questo spazio aperto: è questo il significato dell’essere battezzato, dell’essere cristiano.” Buona Pasqua! Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Aprile 2015 In questo numero: Messaggio papa Francesco L’ulivo Attività Varie 5 32 Don Michele

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Messaggio di Papa Francesco per la XXX Giornata mondiale della Gioventù «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» distrutto o deturpato. Questo succede quando nelle nostre (Mt 5, 8) è il tema della XXX Giornata mondiale della relazioni subentra la strumentalizzazione del prossimo Gioventù che è stata celebrata nella Domenica delle per i propri fini egoistici, talvolta come puro oggetto di Palme a livello diocesano, tappa del cammino verso piacere. Il cuore rimane ferito e triste in seguito a queste l’incontro internazionale del luglio 2016 a Cracovia. esperienze negative. Vi prego: non abbiate paura di Un cammino, quello verso Cracovia, che ha come guida un amore vero, quello che ci insegna Gesù e che san il “discorso della montagna” di Gesù dove, osserva il Paolo delinea così: «La carità è magnanima, benevola Papa, nove volte compare la parola beati cioè felici. E è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia dalla comune ricerca della felicità, parte la riflessione di d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio Papa Francesco, un desiderio irreprimibile di pienezza interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, deposto da Dio nel cuore di ogni persona e descritto nei non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. primi capitoli della Genesi come “comunione perfetta Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13, 4-8). con Dio, con gli altri, con la natura, con se stessi”. «Cercate il mio volto!» invita il Signore, ma Scrive il Santo Padre: “E così, in Cristo, cari giovani, si trova il pieno compimento dei vostri sogni come fare? Francesco indica tre strade: prima di tutto la di bontà e felicità. Lui solo può soddisfare le vostre preghiera. E scrive: “Per questo vi domando: voi pregate? attese tante volte deluse dalle false promesse mondane. Sapete che potete parlare con Gesù, con il Padre, con lo Spirito Santo, come si parla con un Come disse San Giovanni amico?”. E poi la lettura quotidiana Paolo II: «è Lui la bellezza del Vangelo e l’amore ai fratelli, che tanto vi attrae; è Lui che specialmente quelli più dimenticati. vi provoca con quella sete di In questo modo diventerà possibile radicalità che non vi permette “riconoscere la sua presenza nella di adattarvi al compromesso; vostra storia” e scoprire il progetto è Lui che vi spinge a deporre d’amore di Dio su ciascuno. le maschere che rendono “Interrogatevi con animo puro e non falsa la vita; è Lui che vi abbiate paura di quello che Dio vi legge nel cuore le decisioni chiede! A partire dal vostro ‘sì’ alla più vere che altri vorrebbero chiamata del Signore diventerete soffocare. È Gesù che suscita nuovi semi di speranza nella Chiesa in voi il desiderio di fare e nella società. Non dimenticate: la della vostra vita qualcosa di grande», parole che, l’allora Papa Giovanni Paolo II, volontà di Dio è la nostra felicità”! sofferente e ormai quasi incapace di camminare, disse Il messaggio si conclude con un pensiero di durante l’emozionate veglia di preghiera a Tor Vergata gratitudine a san Giovanni Paolo II che quasi 30 anni fa il 19 agosto 2000, indelebile esperienza nella vita di chi istituì nella Chiesa le Giornate Mondiali della Gioventù, partecipò alla Giornata Mondiale della Gioventù durante “un’iniziativa provvidenziale e profetica” e un il grande Giubileo. ringraziamento “al Signore per i preziosi frutti che essa “In che consiste dunque la felicità che scaturisce ha portato nella vita di tanti giovani in tutto il pianeta! da un cuore puro?”, scrive Papa Francesco, “a partire Il Santo Pontefice, Patrono delle GMG, interceda per dall’elenco dei mali che rendono l’uomo impuro, il nostro pellegrinaggio verso la sua Cracovia. E lo enumerati da Gesù, vediamo che la questione tocca sguardo materno della Beata Vergine Maria, la piena di soprattutto il campo delle nostre relazioni. Ognuno di grazia, tutta bella e tutta pura, ci accompagni in questo noi deve imparare a discernere ciò che può “inquinare” cammino”. Ringraziamo il Signore che anche nella il suo cuore, formarsi una coscienza retta e sensibile, nostra parrocchia, grazie all’attenzione che il nostro capace di «discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, parroco don Michele sta riservando al mondo giovanile, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). Se è necessaria una si sia creato un movimento di giovani che, oltre ad essersi sana attenzione per la custodia del creato, per la purezza resi disponibili nel servizio per la nostra comunità, dell’aria, dell’acqua e del cibo, tanto più dobbiamo stanno vivendo un cammino di fede. Che il Signore li custodire la purezza di ciò che abbiamo di più prezioso: aiuti a crescere sempre di più nella loro fede e che renda, i nostri cuori e le nostre relazioni. Questa “ecologia sempre più, gli adulti della nostra comunità, testimoni umana” ci aiuterà a respirare l’aria pura che proviene tangibili e modelli di fede per i più giovani. Ci mettiamo così in cammino verso l’incontro mondiale dei giovani dalle cose belle, dall’amore vero, dalla santità”. Il periodo della giovinezza è quello in cui a Cracovia nel 2016 e verso il Sinodo diocesano dei sboccia la grande ricchezza affettiva presente nei vostri Giovani che ha indetto il nostro Arcivescovo Domenico, cuori, il desiderio profondo di un amore vero, bello e il quale, sin dal suo arrivo a guida pastorale della nostra grande. Quanta forza c’è in questa capacità di amare ed diocesi, ha dimostrato di avere a cuore. Gabriella Licheri essere amati! Non permettete che Fuecu nesciu 32 pg 2 questo valore prezioso sia falsato, “BEATI I PURI DI CUORE, PERCHÉ VEDRANNO DIO”

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“PRENDI LA TUA CROCE E SEGUIMI” «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9, 23). La sofferenza, il dolore e la solitudine in cui Gesù ha vissuto gli ultimi momenti della sua vita, sono in tutto e per tutto simili a quelli di ogni uomo e di ogni donna: è lì che si rivela la Sua umanità, è lì che possiamo vederlo simile a noi, debole e sofferente. La famiglia non è risparmiata nel portare quotidianamente la croce, lo spettro della sofferenza, presto o tardi, bussa alle nostre case. La croce è dura ed è pesante, è una prova difficile da accettare e per alcuni diventa anche motivo di ribellione. Il Verbo, cioè il Figlio di Dio, facendosi carne, si è fatto anche dolore e si è scontrato con esso, con una partecipazione infinita. San Giovanni Paolo II, che ha conosciuto bene la sofferenza, affermava che il dolore ha una funzione salvifica, perché apre dentro di noi spazi, profondità nell’animo, con la capacità di accogliere Dio e i fratelli. Questa apertura, anche se dolorosa e lacerante, ma pur sempre esaltante e partecipante, è la nostra salvezza. Nella Christifideles Laici leggiamo come la sofferenza abbia un significato positivo per l’uomo e per la società, perchè chiamata a partecipare alla sofferenza salvifica di Cristo e alla gioia del Risorto, è pertanto una forza di santificazione e di edificazione della Chiesa, a tal punto che tutto questo diventa credibile attrtaverso la testimonianza della vita. Naturalmente ciò che ha valore non è la malattia o il dolore, ma il modo con cui viene affrontato e vissuto, è l’amore che dà valore alla vita in ogni momento di sofferenza. È l’amore che, alimentato dalla fede, ispira i molti gesti di pazienza e di conforto per rigenerare la speranza. La croce mette a dura prova la fede, pertanto ogni uomo abbracciando la propria croce diventa strumento di redenzione e di salvezza “prendi la tua croce e seguimi”, dice Gesù. Accogliamo con fede l’invito del Signore, per rispondere ogni giorno ed in ogni situazione con il nostro “SI”, lasciarlo libero di agire in noi in modo che la croce di ognuno di noi possa esere portata con un peso più leggero, perché unendola alla croce di Cristo ci mettiamo alla Sua sequela, compiendo la Sua volontà, come Lui ha compiuto la volontà del Padre. Concetta Baglivo L’altare della reposizione Fuecu nesciu 32 pg 3

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TRA IL DIRE E IL FARE Siamo appena entrati nel mese di Aprile. Purtroppo dal precedente numero del nostro giornalino, uscito il giorno di Natale, di eventi spiacevoli , per non dire terribili, ne sono accaduti: l’attentato alla sede del giornale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi, la reiterata emergenza clandestini a Lampedusa, l’attacco terroristico al museo del Bardo a Tunisi, la tragedia aerea della Germanwings, Regione Puglia e Commissione ambiente dell’UE che decidono di abbattere migliaia di ulivi, causa contagio Xylella, il Volo che vince Sanremo poi non è di certo una bella notizia (lo so, la battuta è un po’ scontata, ma per me è stato un dramma anche quello). La lista potrebbe continuare, ma l’avvenimento su cui vorrei soffermarmi è il primo che ho citato. E a tal proposito, vorrei analizzare non tanto ciò che è accaduto il 7 gennaio 2015 e i possibili motivi per i quali quel giorno sono state uccise 12 persone e ferite 11, ma ciò che è avvenuto dopo, la reazione della gente comune e della politica e, in particolare, alcune dichiarazioni interessanti. Fin dal primo momento si sono creati due schieramenti: da un lato, coloro che senza troppe remore hanno affermato o semplicemente pensato “Se la sono cercata!”, dall’altro coloro (soprattutto politici) che hanno innalzato altrettanto superficialmente le vittime a eroi della libertà di pensiero e di stampa, ergendosi a loro volta a paladini dell’informazione libera. È proprio da questi ultimi che vorrei iniziare, per sottolineare la loro infinita ipocrisia, nonché leggerezza di giudizio e faccia tosta. Ecco allora alcune dichiarazioni che ho trovato particolarmente significative. Eviterò di fare dei nomi per non urtare la sensibilità di alcuni convinti elettori degli stessi che magari leggeranno questo articolo e soprattutto perché non mi interessa affatto denigrare nessun movimento politico, che al suo interno ha certamente rappresentanti più dignitosi, ma chi volesse può tranquillamente reperire tutto il materiale su Internet (youtube, ilfattoquotidiano.it, Espresso. repubblica.it e huffingtonpost.it sono i siti che ho consultato). • “Come editore voglio diventare licenziataria di Charlie Hebdo per poter ampliare quello che fanno, bisogna salvare l’informazione. (…)Dopo un attentato dobbiamo moltiplicare la satira”. Il politico in questione è lo stesso che il 20 gennaio 2011, nel talk politico Annozero (rai2), lasciò lo studio in preda all’indignazione dopo una vignetta di Vauro incentrata sul tema della pedofilia nel clero, al tempo particolarmente vivo nell’opinione pubblica, e raffigurante anche Benedetto XVI. Capirete come in questo caso sia quasi pari a zero il livello di credibilità di un politico, che se rilascia simili dichiarazioni è probabilmente perché non ha mai letto quella rivista satirica, spesso anche crudele nel portare avanti la sua arte e la sua critica. Vauro al confronto è un agnellino indifeso. • “L’occidente se ne accorge ancora una volta troppo tardi, quando dovremmo essere più implacabili sempre e stroncare sul nascere ogni germe di fanatismo integralista. Basta ai barconi carichi di clandestini ma anche di predicatori dell’odio. Non possiamo rinunciare alla democrazia e alla libertà di espressione come di satira”. Ecco. Il politico in questione tiene talmente tanto alla libertà di espressione che, qualche mese fa, si è sentito libero di insultare una ragazzina di 13 anni che su twitter difendeva il suo idolo Fedez da un attacco dello stesso, che lo definiva “coso dipinto” (alludendo ai molti tatuaggi del rapper), affermando: “Meno droga, più dieta, messa male” (la ragazza soffriva di obesità). E non contento ha poi aggiunto, dopo un botta e risposta con l’artista: “Mi ha offeso, sono io che querelo lei”. Ma i predicatori dell’odio sono gli altri. Giusto. Il meglio però viene alla fine. • “Siamo tutti francesi. Oggi piange tutta l’Europa, tutto il mondo libero. Tentare di colpire il simbolo della libertà è un gesto di orrore senza fine. (…) È stato colpito il simbolo della libertà e per questo dobbiamo muoverci dal torpore e combattere una battaglia per la libertà in ogni sede”. Forse le sedi di cui parlava non includevano quella della conferenza stampa indetta da questo politico, in seguito agli atti vandalici compiuti da alcuni tifosi dopo la partita di Europa league Roma – Feyenoord nel centro della capitale. Infatti alla domanda di un giornalista riguardante l’attribuzione delle responsabilità dell’accaduto e la gestione della sicurezza, la risposta è stata la seguente: “Rispetto a Roma – Feyenoord ho parlato ieri in una trasmissione. Non trovo motivi di novità per tornare sul punto”. Allorché il giornalista che, ahimè, proprio non aveva avuto tempo di guardare la diretta di tale trasmissione (Quinta colonna, rete4), insiste nel porre la domanda, ma la risposta è un secco: “Ho già risposto”. Evidentemente il politico pensava di essere in tribunale, sotto processo, altrimenti non si sarebbe appellato alla facoltà di non rispondere. Tutto questo è per dire che molte dichiarazioni, anche quelle qui riportate, possono essere più Fuecu nesciu 32 pg 4

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o meno condivisibili se lette autonomamente, ma perdono tutta la loro efficacia e credibilità quando a parlare sono i fatti e i comportamenti. E quando una strage così vile viene strumentalizzata a proprio favore per fare propaganda elettorale. Per concludere, vorrei dire a tutti coloro che fanno parte del primo schieramento, quelli che hanno pensato o detto che in fondo l’attentato alla rivista parigina era stato provocato dalla rivista stessa, con la sua verve critica nei confronti dei sistemi politico, economico e, non sia mai, quello religioso: il terrorismo non è razionale; il fanatismo religioso è pericoloso e imprevedibile; la satira per quanto crudele possa essere non esaurisce mai il suo fine nell’insulto o nelle accuse gratuite; una satira buona non è possibile, perché è per definizione una presa in giro (poi certamente può piacere o no), scorretta; la libertà non è libertà se si pone dei confini, soprattutto se così indefiniti; la MORTE di 12 persone non può passare in secondo piano così come l’abominio compiuto dai due attentatori, al di là dei motivi e delle cause; e poi sarebbe bello che tutti noi mettessimo la stessa attenzione e determinazione nel dare giudizi anche nel difendere la nostra libertà e il nostro diritto di ricevere un’informazione corretta e nel compiere il nostro dovere di non accontentarci di una dichiarazione alla tv o ai giornali di un politico qualunque, non credendoci a priori, ma a posteriori, perché tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare della coerenza. Agnese Centonze LA CROCE SUPREMO ATTO D’AMORE «Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto. Così fan tutti, tutti. I cristiani invece stanno vicino a Dio nella sua sofferenza» (Bonhoeffer). Infatti se noi crediamo che Cristo è in ogni uomo, allora riusciamo a sentire che Cristo è in agonia fino alla fine dei tempi. Contemporanea a me è la croce, partecipe della eterna passione di Dio e dell’uomo, voglio abitare la croce, le infinite croci del mondo. «Salva te stesso, allora crederemo». Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Gesù, no. Solo un Dio non scende dal legno, solo il nostro Dio. Sale sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui e come lui. Perché l’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi è di essere con l’amato. Solo la croce toglie ogni dubbio, Dio diviene l’amante. L’ha capito per primo un estraneo, un soldato esperto di morte. È un pagano ad esprimere il primo atto di fede cristiano: costui era figlio di Dio. Che cosa ha visto in quella morte? Non un miracolo, non la risurrezione. Ha visto il capovolgimento del mondo, dove la vittoria era sempre del più forte, del più armato, del più spietato. Ha visto il supremo potere di Dio, che è un disarmato amore; che è quello di dare la vita anche a chi ti dà la morte; E noi qui disorientati, dapprima, ma poi stupiti, perché, come le donne, come il centurione, sentiamo che nella Croce c’è attrazione, c’è seduzione e bellezza. La nostra fede poggia sulla cosa più bella del mondo: un atto d’amore perfetto. La croce è l’immagine più pura, più alta, più bella che Dio ha dato di se stesso. Da allora, «per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» (K. Rahner). Guardando nella nostra cappella, il Cristo sofferente, spogliato del legno della croce, mi sono soffermato a pensare tante volte, a quanto sia stato grande il Suo soffrire per gli altri, per noi. Il suo sguardo con gli occhi morenti, le sue piaghe, il corpo percosso, rivelano che tutto ciò è stato fatto per i nostri peccati. Guardando poi, nella nostra chiesa, il Cristo, maestoso al centro dell’altare, ci mostra le ferite e il costato e, come Tommaso, ci invita a mettere il dito nelle piaghe e a scorgere nella sofferenza la certezza dell’amore indissolubile di Dio, fattosi uomo per la nostra salvezza e ci svela attraverso il dolore che non c’è vita senza la morte, non c’è Resurrezione senza Croce, quella Croce in cui prende posto la regalità di Dio. Geraldo Aprile Fuecu nesciu 326 pg 5

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SALVIAMO GLI ULIVI DEL SALENTO Fin dai tempi antichi l’ulivo è considerato simbolo di pace e già nella mitologia greca si racconta che la dea Atena lo offrì agli ateniesi in segno di pace dopo aver sconfitto Poseidone. L’ulivo inoltre compare in molti racconti biblici. Per esempio lo troviamo tra il becco della colomba che ritornò da Noè dopo il diluvio universale e nell’Orto del Getsemani dove Gesù si recò a pregare la notte del suo arresto. Ramoscelli di ulivo li troviamo anche tra le mani della folla festante che osannava Gesù al momento del suo ingresso nella città di Gerusalemme pochi giorni prima che fosse Crocefisso. L’ulivo dunque, oltre a essere simbolo di pace, assume un ruolo fondamentale nel periodo pasquale poiché ricorda l’ingresso di Cristo a Gerusalemme. Questo evento viene ricordato e celebrato durante la Domenica delle Palme. In tale occasione ai fedeli vengono distribuiti ramoscelli di ulivo come simbolo di pace in ricordo di quell’episodio biblico. È tradizione che, il giorno di Pasqua, la tavola imbandita venga benedetta proprio con questi ramoscelli di ulivo. Nella festa cristiana delle Palme, celebrata una settimana prima della Pasqua, l’ulivo rappresenta Cristo stesso che, con il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per tutta l’umanità. Ma c’è un altro motivo per cui l’ulivo è una pianta sacra. Dal suo frutto, le olive, viene ricavato l’olio. L’olio d’oliva è il Crisma usato nelle liturgie cristiane dal Battesimo all’Estrema Unzione, dalla Cresima alla Consacrazione dei nuovi sacerdoti. Infine Cristo, in greco, significa “unto”. Per noi salentini quest’anno il ramoscello d’ulivo assume un ulteriore valore simbolico per la presenza nel nostro territorio di una malattia, la xylella, che aggredisce gli alberi di ulivo facendoli morire. L’ulivo è da sempre simbolo della nostra terra e purtroppo esiste la possibilità che questa malattia possa cancellare secoli della nostra storia e distruggere il lavoro di tanti agricoltori. La Xylella è un batterio parassita che, a detta degli studiosi, non si era mai presentato in Europa e soprattutto non aveva mai attaccato l’ulivo. Il batterio, inoculato da una cicala, agisce sull’albero bloccando il passaggio della linfa che alimenta la pianta, e da qui il disseccamento. Purtroppo sono passati molti mesi da quando si è scoperta questa malattia che silenziosamente sta decimando i nostri alberi di ulivo, mesi nei quali si è fatto poco o nulla per cercare Fuecu nesciu 32 pg 6 di fronteggiare il problema che è venuto alla ribalta in tutta la sua drammaticità solo grazie ad alcuni servizi giornalistici ed all’impegno di famosi personaggi della nostra terra che hanno deciso di usare la loro notorietà per sostenere tutti coloro che vivono un clima di terrore e incertezza determinato dalla Xylella che sta causando la distruzione non solo degli ulivi, simboli forti anche per la cristianità, ma anche del territorio e della sua salubrità. Non è certo questo il luogo per approfondire le possibili cause che hanno favorito l’ingresso nel nostro Salento di questa malattia. C’è chi parla di un disegno studiato a tavolino contro il Mare del Salento, chi dice di aver visto elicotteri spargere chissacosa per uccidere gli alberi, chi afferna che il batterio è stato volutamente introdotto nel nostro territorio da soggetti che evidentemente avevano interesse a veder seccare i nostri ulivi magari per vendere nuove piante geneticamente modificate e resistenti a tutti i parassiti. Il tempo forse ci dirà se si tratta solo di fantasiose ipotesi o se c’è qualcosa di vero. In questo momento l’unica cosa vera è che la Xylella sta facendo morire gli ulivi e tanti altri ne moriranno se nessuno interverrà. La cosa drammatica è che con gli alberi stanno rischiando di morire decine di aziende agricole da sempre orgoglio del nostro “Made in Salento” Per non diffondere ulteriormente il batterio della xylella, che proprio nel periodo pasquale schiude le uova, in un primo momento si era deciso che nel Salento sarebbe stata una Domenica delle Palme senza ramoscelli di ulivo. È stato il capo della Protezione Civile in persona a dare il definitivo via libera al piano antiXylella che prevede l’abbattimento degli alberi infetti per cercare di abbassare la popolazione dell’insetto vettore e la distruzione in loco degli alberi tagliati. Per fortuna all’ultimo momento un non meglio identificato Comitato tecnico scientifico ha predisposto una deroga per poter celebrare la Domenica delle Palme con lo scambio dei tradizionali ramoscelli d’ulivo. Quest’anno anche il Santo Padre dovrà fare a meno dei ramoscelli d’ulivo salentini. Fino allo scorso anno, infatti, gli ulivi del Salento sono stati tra i protagonisti della benedizione pasquale in Vaticano. Tutti insieme cerchiamo di salvare gli ulivi del salento che rappresentano un pezzo della nostra storia e della nostra identità. Massimo Di Chiara

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UN’EMOZIONE “GIGANTE” Quest’anno i bambini del Laborfantasy hanno voluto rappresentare una fiaba di Oscar Wilde intitolata “Il Gigante egoista”. Un’esperienza sicuramente da ripetere. Il 22 marzo,il giorno della mia recita,ho sen to una grande emozione,poi quando è arrivato il momento di dire la mia ba uta mi sono sen ta emozionata e contenta,perché tutti mi stavano ascoltando. Io e i miei compagni (della recita) abbiamo sbagliato molto alle prove,ma come dice il proverbio: “sbagliando si impara”.Quando ho sen to tu quelli applausi e quando era il momento di cantare,Mariano ha de o “sono resuscitato”.Tu noi ci siamo messi a ridere e poi abbiamo cantato “Acqua siamo noi” ,insomma la recita è stata bellissima. Dalila Ingrosso Per me la parte più emozionante è stata quando il Gigante ha abbracciato Gesù,e quella più divertente quando noi bambini abbiamo giocato con il Gigante,ma ci è servito anche a socializzare con i bambini che neppure conoscevamo. Benede a Lezzi A me è piaciuto quando siamo entra nel giardino a fare il girotondo ed è stato emozionante aspettare amici e parenti che sono venuti a vedermi. Asia Campa Partecipare a questa rappresentazione è stato bello,soprattutto per il ruolo che ho interpretato:Gesù.Mi ha insegnato che nella vita si può sbagliare,ma si deve rimediare sopra u o per il bene degli altri. Miriam Lezzi Per me recitare per “Il Gigante egoista” è stato molto emozionante perché mi ha fa o capire quanto è importante essere buoni e disponibili verso il prossimo. Mar na Guido Mi è piaciuto tanto partecipare alla preparazione della recita perché sono stato con i miei amici,perché dopo le prove c’era il momento dei giochi. Mi è dispiaciuto mancare la sera dello spe acolo per colpa della febbre perché ci tenevo tanto. Non vedo l’ora di preparare un’altra recita. Davide Joshua Colizzi Partecipare a “Il Gigante egoista” è stata una bellissima esperienza.Ci siamo diver molto a stare insieme ed è stato molto interessante organizzare l’intera rappresentazione!E poi è stato un bel modo per rifle ere sull’importanza della generosità: infa quando riusciamo a vincere il nostro egoismo (come il Gigante) aprendoci al prossimo,siamo i primi a essere più felici! Buona Pasqua a tu ! Ludovica Mirarco Per me questo spettacolo ha avuto un significato davvero importante,era un momento di impegno e concentrazione ma anche un momento per stare tu insieme. Dopo tante prove e tan sbagli alla fine ce l’abbiamo fa a,sono contenta di me stessa. Giorgia Striani Sono Chiara, ho 14 anni e quest’anno ho avuto l’opportunità di provare una nuova esperienza. Il mio ruolo era quello dell’ “Albero di Primavera”. Noi ragazzi ci siamo cimenta a scrivere il copione e a decorare la scena sempre con l’aiuto di Claudia, Daniela e Barbara. Chiara Greco Dopo tan lavore , quest’anno noi bambini del laborfantasy, abbiamo voluto cimentarci in una nuova esperienza:quella del teatro. È stato molto interessante vedere come una piccola idea sia potuta diventare una grande emozione! Siamo riusci a creare anche tu a la scenografia, il che non è stato affa o facile, ma con tanto impegno e con l’aiuto di molte mamme è venuto fuori un lavoro eccezionale. Il risultato dello spe acolo, poi, insieme a tu e le congratulazioni, hanno compensato tu i sacrifici durante le prove, sicuramente, è un’ esperienza da ripetere. Ida Mangiullo La recita del ‘Gigante Egoista’ mi ha fa o rifle ere sul non essere egois con gli altri. Mariano Mangiullo La cosa che mi è piaciuta di più del laboratorio Laborfantasy, è lo stare insieme, il correggersi gli errori a vicenda, senza essere dei professionis , e il creare i ves in modo naturale. E stato bellissimo stare insieme e dopo tante e tante prove siamo riusciti,tutti insieme, a creare una bellissima rappresentazione. Grazie! Chiara Mascialino Ciao a tu , mi chiamo Angelamaria , ho 10 anni e frequento la quinta elementare. Ho vissuto un’esperienza molto entusiasmante… da circa cinque mesi io, insieme ad altri compagni di “avventura” abbiamo preparato una rappresentazione teatrale in tolata “Il Gigante Egoista” ; il mio ruolo era la “neve”… Mi sono diver ta veramente tanto insieme alle signore “assisten ” che ci hanno seguito con molta pazienza. Spero vivamente che questa esperienza si ripeta al più presto,un saluto a tu i parrocchiani da Angelamaria. Angelamaria D’Amato Fuecu nesciu 32 pg 7

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ATTIVITÀ Il Gigante egoista C O L L A b O R I A M O La redazione di Fuecu Nesciu augura Buona Pasqua! Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe dal 1° Maggio Domenica Giorni feriali ore 8,30 - 10,30 - 19,30 ore 19,30 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 32 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE MARTEDI ORE 19,00 da Maggio ore 18,00 Composizione Giovanni Contino

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