Fuecu Nesciu 31

 

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" PERIODICO "

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L A S C I A M O LO R I S C A L DA R E DA L L A T E N E R E Z Z A D I D I O Carissimi parrocchiani siamo giunti al Santo Natale e vorrei che la vostra attenzione si soffermasse, come ho fatto io, su questo versetto del Vangelo di Luca che ascolteremo il giorno di Natale: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” Lc2,7. Mi vengono i brividi nel rileggerlo e proporlo alla vostra attenzione, perché in esso troviamo: amore, tenerezza, premura, di una giovane madre alle sue prime armi: “diede alla luce il suo figlio primogenito”. Maria non aveva esperienze precedenti. È vero che la troviamo da Elisabetta ad aiutarla, ma ora tocca a lei per giunta durante un viaggio, ”mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto”, affrontare la nascita di Gesù che: “ avvolse in fasce e lo depose” in un luogo poco idoneo per un nascituro, ma che poteva fare? Non aveva alternative: “perché non c’era posto per loro nell’albergo.” Dal primo momento in cui Dio viene in questo mondo non si riesce a trovare un posto, non dico degno di un Dio, ma almeno di un uomo, “non c’era posto per loro”. L‘indifferenza di ieri si ripete ancora oggi, non c’è posto per Dio nella nostra vita, nelle nostre scelte e ancor meno nelle nostre relazioni, caratterizzate da un individualismo egocentrico, che ormai quotidianamente è alla ribalta della cronaca nera, che ci pone davanti tanto orrore, principalmente nell’interno della famiglia. Dopo duemila anni abbondanti, l’amore, la tenerezza, la premura di questa giovane madre, la costringono a deporre in una mangiatoia il suo primogenito. Carissimi, mettiamoci dinanzi al presepe e come ci ricorda Papa Francesco con queste parole, viviamo questo Natale in un modo speciale e nuovo: «Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite, le carezze di Dio ci danno pace e forza. Dio è grande nell’amore. Dio è pace: chiediamogli che ci aiuti a costruirla ogni giorno, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nazioni, nel mondo intero. Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio». Buon Natale a tutti! Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Dicembre 2014 In questo numero: Avvento Natale Benigni Varie 25 31

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AVVENTO Aspettare ... Non è una parola attraente. E se stessi aspettando ... qualcosa che può cambiare la tua vita? Che faresti? Renderesti la tua vita caotica? Ti faresti prendere ... dalla frenesia ... di 1000 altre distrazioni? facendo di tutto fuorché, FERMARTI e ASPETTARE? Ogni anno abbiamo l’opportunità di far entrare nella nostra vita un cambiamento radicale ma il più delle volte la perdiamo presi dall’ansia di preparare tante cose ... tante cose ... ma non la cosa più importante: il nostro cuore. QUESTO È IL SENSO DELL’AVVENTO, FERMARSI per preparare il nostro cuore ad accogliere Gesù nella nostra vita Più pienamente di prima AVVENTO PRENDI TEMPO RALLENTA APRITI “ASPETTANDO IL NATALE” Per la preparazione alla nascita di Gesù, abbiamo accettato ben volentieri l’itinerario propostoci dalla nostra amica parrocchiana Sr Mariangela Tassielli cogliendo quello che é l’obiettivo principale e cioè scoprire Gesù come la realizzazione di tutte le promesse fatte da Dio all’umanità. Abbiamo dedicato gli ultimi quattro incontri di catechesi interamente all’ ALBERO DELLA VITA, alla sua conoscenza, non solo del bene e del male ma alla possibilità che Dio ci offre di scegliere con tutta la libertà. 1° settimana: SVEGLIA RAGAZZI!!!! NON DORMITE,ASCOLTATE, QUALCOSA DI STRAODINARIO STA PER ACCADERE. Adamo ed Eva ci riportano in quel giardino preparato da Dio e affidato alle mani dell’uomo,perché in quel giardino è ancora possibile,per ogni persona, incontrare Dio. SIAMO PRONTI A CONNETTERCI CON LUI???? DIO È ON LINE!!!!!!!!!! 2° SETTIMANA: comprendere ciò che distrugge la vita di cui l’albero è simbolo, non solo le promesse di Dio non realizzate, ma la LIBERTÀ di ogni persona, mal gestita. DIO, IO TI BLOCCO!!!!!!!!! 3° settimana:scoprire come, grazie ai si coraggiosi di chi crede in Dio e costruisce con lui una relazione vera, può accadere l’incredibile: il deserto fiorisce e dalla morte nasce la vita. LA FORZA RIVOLUZIONARIA DI UN SI!!!!!!!!!!! 4° settimana: crescere nella consapevolezza che gesù è un dono fatto da Dio alla nostra vita: un dono che chiede di essere accolto e donato. NASCE PER NOI!!!!!!!!!! LE MELE CHE SULL’ALBERO DELLA VITA HANNO IL NOME DI OGNIUNO DI NOI, RAPPRESENTANO I DONI CHE RICEVUTI E ACCOLTI DIVENTANO TANTI, TANTISSIMI CUORI DA DONARE INSIEME ALLA PAROLA DEL VANGELO A TUTTE LE FAMIGLIE DELLA NOSTRA COMUNITÀ. TANTI AUGURI DAI RAGAZZI DELL’OTTAVO CORSO Fuecu nesciu 31 pg 2

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PENSIERI IN LIBERTÀ San Bernardino Realino 21/12 Natale 2014 Siamo due ragazze, che come altri della parrocchia a Maggio riceveranno (Don Michele permettendo) il sacramento della cresima. Ogni sabato Don Michele, aiutato da un'altrettanto preparata Sig.ra Mirella, incontra noi cresimandi per insegnarci il Miracolo di seguire Gesù. Perché Gesù per noi non è un fratello, nè un amico, nè un padre; Gesù è qualcosa che è difficile definire a parole, lui è molto di più di un semplice blocco di fogli scritti ad inchiostro ma è un continuo insegnamento che ci dà la chiave per aprire il nostro cuore e vivere al meglio la nostra vita. Anche lo Spirito Santo, in noi visto semplicemente come forza, coraggio e amore, è qualcosa che và al di là del materiale, fuori dalla nostra mentalità. Lo Spirito Santo è come la musica: quante volte sentiamo una canzone che ci piace particolarmente e dopo un po’ ci accorgiamo che continuiamo a sentirla, anche se non suona più. Ci entra in testa e non và più via, ci fà canticchiare, sorridere, saltellare. A lungo andare, però, ci stanchiamo di sentirla e cerchiamo di mandarla via, ma lei continua a tamburellare nella nostra testa. Sempre più forte e decisa, finché non scompare, lasciando dietro di se un vuoto che può essere ricolmato solo dal suo ritorno. Ed è proprio in questo modo che lo Spirito Santo entra in noi ogni domenica. Anche attraverso le canzoni che cantiamo, guidati da un bravissima insegnante, la Sig.a Lucianna, e accomagnati dal pianista Stefano e da suo fratello Carlo. Cantare nel coro è un'esperienza che unisce un'attività gradevole, come il canto, alla Fede e all'amore verso Dio; maggiore è la passione con cui si canta, maggiore è la vicinanza al Signore. Perché cantare non vuol dire far uscire aria a caso ma far entrare dentro di se le parole, riscaldare il proprio cuore e tirare fuori emozioni che non riusciresti ad esprimere in altro modo. Questo percorso che stiamo affrontando ci dà ogni giorno qualcosa in più su cui riflettere e una risposta a domande che ci poniamo da tempo, alle quali solo ora sappiamo dare una risposta. Poiché non è qualcosa di obbligatorio senza il quale non si può vivere, perché senza Dio si può vivere; tutto stà nel come si vive: dove c'è Dio regnano l'amore, la gioia e la speranza, dove invece non c'è tutto si trasforma in una distesa desolata dai colori sbiadiditi dall'odio e dall'egoismo. Questo pensiero non è solo nostro ma rappresenta quello di tutti i ragazzi che si stanno veramente impegnando a perseguire il cammino di conoscenza di Gesù. Cordiali Saluti Agnese e Laura Le “pari opportunità": diritto inviolabile o vittoria femminista? Da anni si tratta il tema delle cosiddette "pari opportunità", ovvero della rappresentanza egualmente ripartita tra uomini e donne che secondo alcuni si dovrebbe verificare in Parlamento e negli altri organismi legislativi di ogni livello. Ad esempio, uno degli ultimi provvedimenti è stato quello di obbligare gli elettori che esprimono due preferenze a indicare il nome di un uomo e di una donna. Sinceramente, secondo me ogni legge "egualitaria" andrebbe cancellata, non per sancire la superiorità degli uomini, ma proprio per il motivo opposto. Se non ci fossero leggi di questo genere ogni candidato dovrebbe impegnarsi di più per essere eletto, e un maggiore impegno porta vantaggi nell'amministrazione. Inoltre, i provvedimenti a favore delle pari opportunità comportano paradossalmente una sorta di discriminazione. Il sesso di una persona è, per lo Stato italiano, un connotato saliente al pari dello stato civile e del colore di occhi, pelle e capelli. Allora si dovrebbero forse obbligare gli italiani ad accettare organi legislativi composti in parti uguali da single, fidanzati, sposati, divorziati, separati e vedovi? O peggio a esprimere preferenze obbligatoriamente per un biondo, un castano, un rosso e un moro? È mio parere che tali provvedimenti rendano meno efficienti gli organi di rappresentanza perché, se per assurdo tutte le donne fossero inadatte alla politica, con questi provvedimenti avremmo una metà del Parlamento inefficiente o anche dannosa. Fortunatamente non è così, ma un giorno (che mi auguro non arrivi mai) potrebbe accadere. I sostenitori delle pari opportunità affermano che i decreti per affermarle sono l'unico modo per rendere applicato l'articolo 3 della Costituzione, che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini. Secondo me, al contrario, in tal modo si realizza l'esatto opposto, in quanto ogni cittadino dovrebbe avere la stessa identica possibilità di ricoprire incarichi pubblici, indipendentemente da sesso, etnia di appartenenza, religione e opinioni. Paradossalmente, a rigor di logica sono proprio le donne a essere svantaggiate da questi provvedimenti, in quanto sesso maggioritario in Italia, tuttavia la propaganda femminista incita le donne a chiedere diritti sempre maggiori. Purtroppo non hanno tutti i torti, poiché molti uomini si ritengono superiori alle donne e pretendono (per esempio) maggiori paghe rispetto ai colleghi dell'altro sesso, però (come dimostra il precedente del proibizionismo statunitense) non sempre l'imposizione porta gli effetti sperati. Se le leggi sulle pari opportunità rimanessero in vigore, i maschilisti rimarrebbero tali. Servirebbe una educazione alla convivenza per cambiare la loro opinione. Fino a quando non si realizzerà questa condizione parte della popolazione rimarrà scontenta se non vengono abolite le pari opportunità e, come dimostrano le rivolte degli scorsi anni nel mondo arabo, la folla ha un grande potere. Le pari opportunità sono un errore, e mi auguro che siano abolite. Ne va di mezzo il bene non solo delle donne, ma del paese intero. Carlo Simone Fuecu nesciu 31 pg 3

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I COMANDAMENTI DI BENIGNI Nella sua ultima recente performance televisiva Roberto Benigni ha segnato un’ulteriore significativa tappa nella storia dello spettacolo italiano, tenendo incollati allo schermo milioni di spettatori con la sua personale riflessione esegetica sui dieci comandamenti. L’attore e regista toscano, pluripremiato e protagonista di una carriera oramai quasi quarantennale, ha affrontato una prova non meno rischiosa e impegnativa della precedente esperienza sulla Divina Commedia dantesca, dedicando due prime serate ad argomenti strettamente riguardanti il vivere quotidiano e i valori fondanti della comunità umana, che apparentemente sarebbero difficilmente adattabili ai tradizionali canoni dello spettacolo televisivo e popolare. Sul piano strettamente intellettuale e mediatico, è indubbia l’ottima riuscita dell’operazione condotta dall’attore toscano, che ha consolidato la sua immagine di divulgatore e stimolatore culturale, capace di avvicinare il grande pubblico televisivo anche alle grandi tematiche del pensiero umano e dell’identità civile (da ricordare anche la sua eccezionale trasmissione sull’Inno di Mameli). Benigni ha sviscerato con profondità e rispetto i contenuti intrinseci di ognuno dei precetti consegnati a Mosè sul Monte Sinai, non mancando di farcire il suo discorso con pungenti e garbate frecciate umoristiche a taluni fenomeni di contemporanea degenerazione del costume sociopolitico, riaffermando l’inossidabile forza etico-morale dei valori basilari che i dieci comandamenti intendono difendere e promuovere nei cuori e nelle menti di ciascun essere vivente. Sul piano più propriamente spirituale la performance di Benigni, ferma restandone l’incontestabile validità artistica, induce a riflettere sul ruolo e sul significato che i valori religiosi possono ancora avere nella società di oggi, specie se opportunamente veicolati con un calibrato utilizzo dei mass media. In realtà, è indubbio che Benigni non ha inteso né realizzare un programma di sensibilizzazione religiosa né promuovere un nuovo rapporto dell’uomo con la trascendenza, pur attenendosi scrupolosamente alla contestualizzazione biblica in cui hanno avuto origine i dieci comandamenti. L’attore toscano ha inserito i precetti delle tavole in un’ottica puramente terrena e quali fonti di ispirazione per migliorare la vita quotidiana, evitando tra l’altro accuratamente le tematiche più scomode e controverse legate al comandamento non uccidere (aborto e eutanasia) e sorvolando con leggiadra superficialità sui valori della castità, della morale sessuale e della fedeltà coniugale, oggi più che mai impopolari agli occhi della società materialista, ma certamente indispensabili per un prevenire ulteriori deleterie degenerazioni nel costume sociale. Pur con questi limiti non secondari la performance di Benigni, che ha opportunamente evidenziato l’importanza prioritaria del comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo dato da Gesù Cristo a completamento degli altri dieci nell’ottica salvifica, ci ha ricordato l’incommensurabile tesoro spirituale della tradizione giudaico-cristiana, di una tale bellezza intrinseca da ispirare anche momenti di intenso spettacolo mediatico di rilevante portata culturale. Giorgio Serafino Fuecu nesciu 31 pg 4

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AUTOCRITICA Avviso importante: questo non è un semplice ar colo di opinione, ma di cri ca. Cri ca nei confron dei cri ci in par colare. Per cui chi ri ene di appartenere a questa “categoria” è libero di non con nuare nella le ura o se prosegue, non si senta offeso. Dunque, la ques one ha a che fare con un programma televisivo, che certamente mol avranno visto o di cui avrete sen to parlare. Si tra a dei “10 comandamen ” di Roberto Benigni. Non sto qui a ribadire la s ma e l’ammirazione per un a ore e regista italiano, che ha vinto ben 3 Oscar, ha dato vita a film divenu veri e propri cult (Johnny Stecchino per dirne uno) e ha avuto il grande privilegio di lavorare con Massimo Troisi; né ho intenzione di entrare nella discussione sulla riuscita o meno dello show, preme endo che il Benigni che declama e spiega Dante è molto molto più interessante e brillante del Benigni che in alcuni passaggi della trasmissione assomigliava più a un predicatore che non ad un esegeta. No. Non è questa la cosa più importante. Quello che mi ha molto colpito, nega vamente, anzi mi ha infas dito è sen re o leggere dei commen a dir poco superficiali (“Agghiaccianti!” direbbe Antonio Conte) del po: “Doveva arrivare Benigni per far conoscere i 10 comandamen ?”, “Noi ca olici avremmo già dovuto conoscerli prima!”, “Se ne parla solo adesso!”, “Tu ne parlano ul mamente … ma perché solo ora?”. Scusate, ma a quelli che la pensano in questo modo mi viene da dire solo una cosa: e allora? Il problema quale sarebbe? 10 milioni di persone hanno seguito entrambe le serate della messa in onda, ascoltando un argomento così “difficile” e complesso anche per il cris ano più avveduto, per di più in un momento così vicino al Natale; si dice che il papa in persona abbia telefonato a Benigni per congratularsi con lui e noi stiamo qui a lamentarci di queste sciocchezze? Perché ad un tra o non va più bene parlare delle Sacre Scritture e diffondere il messaggio di Dio, quando questo fino a ieri era quasi lo slogan preferito di mol ecclesias ci. Non va bene perché non doveva essere realizzato in tv, perché il condu ore è stato profumatamente pagato oppure perché quel condu ore era la persona sbagliata? Ammesso e non concesso che l’argomento era arduo da affrontare, da quando in qua parlare delle Tavole della Legge è proibito ad un laico. E poi non vi scandalizzate per il compenso, che sicuramente è esagerato visto la crisi economica, ma pensiamo che mol altri condu ori sono sta retribui di una cifra iden ca affrontando spe acoli molto più frivoli, con ascol più bassi e spese esagerate rispe o alle entrate dell’azienda. Ripeto: queste sono solo sciocchezze, prese di posizione a priori che non tengono conto delle cose davvero significa ve: dopo un periodo in cui abbiamo assistito ad un allontanamento del popolo dalla religione e dalla Chiesa, in parte recuperato grazie alla figura rivoluzionaria di papa Francesco, il fa o che così tante persone abbiano scelto di seguire il programma di Benigni sui 10 comandamen dovrebbe solo far gioire. Machiavelli insegna che il fine gius fica i mezzi dopotu o. Che importa se il desiderio primario dei telespe atori è stato ascoltare Benigni, più che l’esegesi della Legge, il contenitore più che il contenuto! Alla fine il desiderio si è evoluto ed è diventato un dato di fa o: 10 milioni di persone, torno a dire, hanno ascoltato un discorso su valori e principi assolu e universali, che accomunano tu gli uomini. E poi andrebbero apprezza maggiormente quei programmi che magari solo lontanamente si propongono di essere di qualità e tra are temi fondamentali per l’esistenza, anziché occuparsi di cronaca nera, rosa, bianca, gialla, blu e l’intera gamma di colori. Liberi altrimen di applaudire alla pseudoinformazione di alcuni contenitori televisivi (vedasi la vicenda “D’Urso” a Pomeriggio5, i vari talk poli ci e non, cer telegiornali, le ricostruzioni di Quarto grado, roba da far impallidire persino i plas ci di Vespa) e liberi di con nuare a seguire soap e fic on davvero improbabili, che qualcuno ri ene essere addiri ura credibili. Insomma liberi di fare qualunque cosa; magari anche un po’ di autocri ca. È un invito a tu : dopotu o fare autocri ca è un po’ come fare un esame di coscienza, per rimanere in tema. Con la speranza che tutti ci sentiamo più autocritici e meno sicuri delle nostre certezze e posizioni (a volte il dubbio è salutare!) vi auguro un felice Natale. Agnese Centonze Fuecu nesciu 316 pg 5

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IL CALCIO MALATO 26 Ottobre 2014, pomeriggio inoltrato. Campionato di seconda categoria provinciale, stadio di Cavallino, la partita si gioca tra i padroni di casa e la squadra del Cutrofiano. La situazione è sul 2 a 1 per il Cavallino quando, a pochi minuti dalla fine, l'arbitro, un ragazzo l7enne, fischia un calcio di rigore a favore degli ospiti. Non fa neanche in tempo a finire di fischiare che viene circondato dai calciatori del Cavallino e colpito a pugni da uno di loro. L'arbitro fischia la fine della gara, ma viene raggiunto da un tifoso che riprende l'aggressione con calci e pugni. Finalmente l'arbitro riesce a rifugiarsi nel proprio spogliatoio e a chiamare i soccorsi. Se la caverà con una prognosi di pochi giorni. Ma c'è dell'altro: pochi minuti dopo la fine della vicenda, il presidente del Cavallino rilascia una dichiarazione a un giornalista sostenendo che "due o tre schiaffi sono stati pochi, avrebbero dovuto tirargliene di più e più forti: l'arbitro ha sbagliato e doveva essere punito. Quanto a me, se mi fosse capitato tra le mani l'avrei ammazzato". Il mondo nel quale ci troviamo oggi ci mette di fronte anche a queste brutalità. Il calcio ormai non è più quello che dovrebbe essere, cioè un divertimento, un modo per stare insieme e condividere una passione. L'unica cosa che conta è il risultato, e anche se l'arbitro, pur in buona fede, si frappone tra una squadra e la vittoria, qualsiasi mezzo è lecito per raggiungere l'obiettivo. Infatti sono ancora in pochi coloro che hanno capito che così come un calciatore sbaglia un passaggio, o un tiro, o un contrasto, la stessa cosa vale per gli arbitri, che non sempre (a causa di un posizionamento poco felice rispetto all'azione, distrazioni o piccoli fraintendimenti che portano a compiere scelte sbagliate) possono prendere la decisione giusta. A questo va aggiunto che la pressione che subiscono gli ufficiali di gara ai giorni nostri porta inevitabilmente ad errori evitabili. Io ho la fortuna di frequentare la sezione AIA (Associazione Italiana Arbitri) di Lecce e questo mi ha permesso di cominciare a vedere le cose da un altro punto di vista. Infatti se prima maledicevo gli arbitri quando sbagliavano, adesso cerco di capire perché commettono gli errori e cosa li ha portati a prendere la decisione sbagliata. Secondo me per impedire che certe cose accadano di nuovo bisognerebbe cominciare a schierarsi a favore degli arbitri, perché non va dimenticato che senza di loro il calcio non esiste. A chi non è mai capitato di sbagliare? Tutti sbagliano, e anche gli arbitri non sono da meno. Ma allora perché i nostri errori devono essere sempre trascurati e minimizzati e i loro esaltati e maledetti? Una soluzione che potrebbe adottare l'AIA, non solo a Lecce ma anche su scala nazionale, potrebbe essere quella di uno sciopero generale. Agli arbitri non costerebbe niente farlo, perché l'unica liquidità che ricevono da questa attività non è altro che un rimborso spese. Questo forse potrebbe servire a far riflettere un po' calciatori e tifosi... Stefano Simone LE EMOZIONI DEI CHIERICHETTI Il periodo che precede la festa del Natale è sempre stato un periodo magico, pieno di attesa e di speranza che sembra sempre tanto lontano e che poi arriva e passa in un batter d’occhio. È bello vedere come tutti si organizzano e aspettano con ansia questi giorni nella nostra parrocchia. Io servo messa la domenica da un po’ di tempo oramai e, ovviamente, i giorni delle vigilie, sia di pasqua, sia di natale, sono sempre una nuova scoperta. È proprio bello stare ancora più vicini al Signore nel momento della sua nascita e lodarlo sempre per tutto ciò che fa per noi quotidianamente perché credo che il Natale serva proprio a questo;serve a ringraziarlo e a scusarci con lui. Spero che quest’anno, oltre ad avere questo scopo, ci aiuti anche a portare più gioia nelle famiglie come ci diceva il tema che ci ha accompagnato nel periodo dell’avvento. E con questo … Tanti auguri di buon Natale a tutti! Ida Mangiullo A me piace molto fare la chierichetta, quando sto sull’altare mi sento emozionatissima. Mi è venuto questo desiderio quando ho visto che il Signore mi ha dato il coraggio di fare quest’esperienza; soprattutto in questo periodo che c’è un’atmosfera magica. Vi auguro a tutti un felice e sereno Natale! Giorgia Striani Ho iniziato a fare la chierichetta dopo la mia prima Comunione, anche se avrei voluto iniziare già da prima. È passato già un anno e mezzo! Servire il sacerdote durante la messa richiede molta attenzione: io ho imparato man mano e credo che dovrò imparare ancora molte cose. Quando sono sull’altare mi sembra di servire Gesù e mi sento ancora più vicina a Lui. Auguro a Don Michele, al diacono, ai chierichetti e a tutta la mia comunità parrocchiale un felice natale e un sereno 2015! Miriam Lezzi Fuecu nesciu 31 pg 6

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INTORNO AL NATALE NATALE Lo spirito del Natale vive racchiuso in piccole scatole, colorate dalle nostre speranze e desideri, dai nostri affanni e promesse, che abbiamo coltivato per un anno intero. Ogni anno, quelle scatole, ricoperte di ricordi freschi ed antichi, vengono poste sotto l’albero della Fede e riaperte allo scoccare della mezzanotte del giorno in cui Gesù porta la Luce nel mondo. È proprio da quella Luce che nasce l’incanto che cresce nei cuori di tutti, avvolgendoci nel suo splerndore, rinnovato ed animato dallo spirito che esiste in ciascuno di noi. D. C. È Natale È un Natale d’amore quando nel cuore albeggia la pace. È un Natale d’amore quando la luce illumina la mente. È un Natale d’amore quando un fiore con la mano si tende. Sarà sempre un Natale d’amore quando il vento soffierà aliti di speranza, quando la neve cadrà calda su una terra bianca, quando il pane sfamerà ogni bocca del mondo. Marianna Greco Il Natale Il Natale è un giorno per ringraziare: chi dà e non chiede nulla in cambio, chi parla ma non sa parlare, chi aiuta tutte le persone a sorridere, chi gioca e si diverte, chi si alza invece di dormire, chi si sa aprire agli altri, chi pensa non solo a se stesso, chi apre il cuore al mondo Il Natale è una festa speciale per tutti, grandi e piccoli, femmine e maschi. Il Natale siamo noi!!! Marianna Greco DEDICATO A ... Dedicato agli amici e alle persone speciali che tutti i giorni riempiono la nostra vita ... Buone feste a chi ... lavora molto ma si diverte anche di più ... a chi va di fretta, ma non si arrabbia nel traffico... a chi spegne la televisione... per fare due chiacchiere ... a chi si fa in quattro per aiutare gli amici ... a chi sa essere felice per quello che ha ... a chi arriva in ritardo, ma non cerca scuse ... a chi ama dormire, ma si sveglia sempre di buon umore ... a chi ha pensieri da uomo, con l’entusiasmo di un bambino ... a chi vede nero, soltanto quando è buio ... a chi saluta ancora con un Bacio ... a chi non ha bisogno della Ferrari per andare a 300 all’ora ... a chi non deve vincere alla lotteria, per sentirsi fortunato ... a chi cade, ma si rialza più forte che mai ... a chi sa che dietro ogni nuvole c’è sempre il Sole ... a chi ama senza aspettarsi niente in cambio ... a chi aspetta il Natale per essere migliore. Che queste feste portino a te e ai tuoi cari tanta serenità, BUON NATALE E FELICE ANNO 2015 Fuecu nesciu 31 pg 7

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ATTIVITÀ GIOCARE significa EDUCARE             Con l’inizio di quest’anno catechistico noi ragazzi del gruppo animatori, con il supporto di Gabriella e Don Michele, abbiamo deciso di organizzare un momento di gioco e di svago ogni domenica dopo la Santa Messa delle 10:30 in cui i bambini possono divertirsi e socializzare. Ci riuniamo ogni mercoledì sera per pianificare i giochi e intraprendere un cammino formativo. Il nostro obiettivo è far divertire e far esprimere i bambini attraverso la fantasia, la creatività e l’allegria. Non vogliamo solo intrattenerli, ma anche trasmettere i valori del buon cristiano attraverso il gioco, motivandoli a partecipare alla messa. Durante l’animazione, infatti, i bambini imparano a collaborare sviluppando così un sano spirito competitivo. Durante il mese di dicembre abbiamo sospeso questa attività per dedicarci alla preparazione del recital natalizio, “Buon Natale Bambini”. In sole tre settimane siamo riusciti, insieme a Gabriella e a Marinella, a mettere in scena questa rappresentazione che ha visto partecipe i bambini di tutti i corsi del catechismo. Il recital era improntato sui sani valori della famiglia e sul vero significato del Natale. Noi animatori siamo stati coinvolti a pieno dall’entusiasmo manifestato dai bambini e questo ci incoraggia a continuare questa nostra “avventura”. Con questo il gruppo animatori vi augura buone feste e felice anno nuovo!!! Gli animatori Buon Natale e Felice anno nuovo Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe Domenica giorni feriali ore 8,30 - 10,30 - 18,30 ore 18,30 Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 31 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE MARTEDI ORE 19,00 Composizione Giovanni Contino

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