Fuecu Nesciu 28

 

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U N A B U O N A PA S Q UA DI GRAZIA, GENEROSITÀ E PROSSIMITÀ Carissimi parrocchiani, abbiamo iniziato la santa quaresima con l’invito del nostro Papa Francesco: “in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione… dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor8,9).” La provocazione per la comunità di Corinto, dell’apostolo Paolo, lo diventa anche per “noi cristiani che siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle”. Dove ancora una volta Papa Francesco ci spronava a capire che: “la miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale.” Penso che a queste miserie umane possiamo trovare una risposta nel brano evangelico di Matteo, in questo anno liturgico, della notte di Pasqua: “voi non abbiate paura!.. È risorto..”, ricorda l’angelo alle donne. Questa affermazione ci fa toccare con mano il meraviglioso amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità. È grazia, perché dona a questo gruppo di donne addolorate e sconfortate, che vanno a visitare la tomba, la certezza della realizzazione del progetto salvifico del Padre in cui la Parola Promessa si realizza, non delude a differenza di quella umana. È generosità, perché ricorda ancora alle donne: “So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui.”; è l’offerta definitiva che il Padre dona all’intera umanità, unica grande novità della storia, dove si smette definitivamente di fare offerte alle divinità e idolatrie varie, perché è Dio che si offre definitivamente per noi. È prossimità, perché come è avvenuto al gruppo di donne: “abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande” trovano il risorto che si rende visibile sul loro cammino: “Gesù venne loro incontro”. La risurrezione non ci lascia orfani e soli ma ci fa sentire la presenza di un Dio che ci assicura una fraternità e una visibilità, ci viene incontro, se abbiamo il coraggio di ritornare all’origine della nostra fede, il battesimo di conversione: “annunciate ai miei fratelli che vado in Galilea la mi vedranno.” Carissimi, penso che il migliore augurio che quest’anno possiamo scambiarci sia proprio quello di far nostra l’esperienza di queste donne che hanno sperimentato e incarnato nella loro vita queste tre parole: grazia, generosità, prossimità dell’amore di Dio che “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”. Auguri a tutti per una Santa Pasqua! Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Aprile 2014 In questo numero: Santi pontefici Un anno papa Francesco Varie 22 28

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SANTI PONTEFICI La contestuale canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II è motivo di profonda gioia per gli innumerevoli fedeli che in tutto il mondo non hanno mai dimenticato questi due grandi pontefici degli ultimi decenni. La santificazione di un pontefice, piuttosto frequente in riferimento ai più immediati successori di San Pietro, è divenuta nel corso dei secoli un evento raro e straordinario nella vita della Chiesa Cattolica, per una serie di svariate ragioni di ordine spirituale, teologico e anche politico. E’, infatti, indubbio che la maggior parte degli uomini fin’ora chiamati al Soglio di Pietro e non assurti alla gloria degli altari siano stati validi e coerenti testimoni della fede con la loro vita personale e l’attività pastorale, pur nei differenti contesti peculiari alle diverse epoche storiche. La canonizzazione, il cui procedimento e i cui presupposti sono minuziosamente disciplinati in ambito ecclesiastico, è un passaggio nello stesso tempo esaltante e delicato, destinato ad incidere significativamente sulla comunità dei fedeli, anche in rapporto al mondo laico. È, quindi, comprensibile che la Chiesa, giustamente ed opportunamente rigorosa e cauta nel riconoscere ad una figura umana un tale sommo stato di grazia, assuma un atteggiamento di ancora maggiore prudenza allorquando ne venga ritenuto meritevole un Vicario di Cristo, anche per prevenire il sempre incombente pericolo di indebita strumentalizzazione del canonizzato per finalità estranee al genuino ambito religioso. In occasione della precedente ultima santificazione di un Papa, ossia quella di Pio X Giuseppe Sarto (eletto nel 1903 e scomparso nel 1914), avvenuta nel 1954 ad opera di Pio XII, taluni rilevarono polemicamente come la Chiesa Cattolica avesse assurto a modello di fede un Pontefice che, all’inizio del Novecento, si era distinto nella severa condanna del modernismo e di ogni prospettiva di rinnovamento pastorale della Fuecu nesciu 28 pg 2 dottrina e del magistero, nonché di impegno diretto dei credenti nella vita pubblica. In realtà, la canonizzazione del pontefice veneto non fu affatto legata alle suddette prese di posizione conservatrici, sancite nell’enciclica Pascendi del 1907. Pio X, primo papa dopo molti secoli proveniente da ambiente popolare (il padre era un semplice messo comunale), fu da subito oggetto di profonda devozione anche per il suo approccio semplice ed umile nei confronti dei fedeli e per la sua sensibilità sociale, nel solco tracciato dall’Enciclica Rerum Novarum, che lo portarono a prese di posizione indubbiamente innovative ed avanzate anche in tale campo pastorale (da ricordare la sua personale approvazione dell’operato del Vescovo di Bergamo Mons. Radini Tedeschi e dell’allora segretario Angelo Roncalli, futuro Giovanni XXIII, in appoggio alle lotte operaie per migliori condizioni di lavoro). Sul piano prettamente teologico, Pio X rinnovò profondamente il catechismo e promosse un più frequente accostamento dei fedeli, anche dei bambini, al Sacramento dell’Eucaristia, segnando un passaggio decisivo nella realizzazione di una partecipazione più intensa dei fedeli ai doni della fede, in un’epoca già segnata da un’aggressiva secolarizzazione. La canonizzazione di Pio X ebbe tra i suoi presupposti fondamentali proprio il connotato popolare della sua persona, che lo fece sempre sentire molto vicino ai comuni credenti, come un modello di semplice e coerente sequela di Cristo. E non a caso le doti umane di Angelo Roncalli, eletto pontefice nel 1958 col nome di Giovanni XXIII, richiamarono alla memoria di molti proprio la figura di San Pio X e la ancora viva suggestione della sua bonarietà popolare. Il ricordo di Papa Giovanni è ancora largamente presente nel mondo intero, e non solo tra i credenti. La forza dirompente della sua semplicità e la profonda bontà d’animo, unite al sentito desiderio di rendere la Chiesa una casa accogliente ed amorevole per tutti gli uomini, soprattutto i più deboli

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e quelli apparentemente più lontani dalla prospettiva della fede, consentirono all’umile figlio di poveri contadini bergamaschi, apparentemente destinato ad un papato di transizione (durato meno di cinque anni), di rinnovare profondamente le strutture ecclesiali e il magistero, soprattutto con la profetica intuizione della convocazione del Concilio Vaticano II, i cui frutti hanno consentito al cattolicesimo di raccogliere e vincere la potente sfida materialistica del mondo secolarizzato. Alla figura di Giovanni XXIII si è, infine, richiamato anche nel nome pontificale l’indimenticato ed indimenticabile prelato polacco Karol Woytila, Giovanni Paolo II, primo Papa non italiano dopo oltre quattro secoli, la cui permanenza sul soglio di Pietro, protrattasi per oltre ventisei anni, ha segnato una tappa fondamentale nella storia della Chiesa, consolidando in via definitiva ed irreversibile il ruolo prioritario del cattolicesimo nella vita della comunità mondiale. Le numerose autorevoli encicliche, studiate ed apprezzate anche all’esterno della Chiesa, il ruolo attivo per la promozione della pace e della giustizia nei rapporti tra i popoli, gli innumerevoli viaggi pastorali in ogni parte del globo, la amorevole forza dimostrata nel vivere in prima persona ripetute gravi esperienze di sofferenza fisica, la predilezione per il contatto diretto con la comunità dei fedeli non schermato dai filtri protocollari, hanno reso Giovanni Paolo II un vero padre per tante persone di tutte le età. L’esortazione “Santo subito!” innalzatasi spontaneamente dal popolo dei fedeli al momento della sua scomparsa nell’aprile 2005 ha espresso con corale concordia una convinta e consapevole devozione, che ha solo anticipato di qualche anno un riconoscimento di grazia unanimemente sentito in tutta Chiesa. Con questi due nuovi santi, la fede cattolica arricchisce ulteriormente il suo patrimonio storico e spirituale, proseguendo con incrollabile determinazione la sua missione di salvezza nel mondo contemporaneo e collocando tra le proprie figure di riferimento due pontefici che hanno guidato la Chiesa con la forza dell’amore e la vera umiltà dei servi di Cristo. Giorgio Serafino UN ANNO CON PAPA FRANCESCO La data dell’11 febbraio 2013 rimarrà nella storia per una notizia che nessuno si sarebbe mai aspettato: il Papa Benedetto XVI si dimette comunicando la sua decisione parlando in latino davanti ai cardinali durante il Concistoro in Vaticano per la canonizzazione dei circa 800 martiri di Otranto. Tale avvenimento è stato da tutti considerato come un segnale che doveva rappresentare l’apertura ad una stagione di rinnovamento della Chiesa che doveva partire proprio dalla ricerca di un nuovo Pontefice. L’attesa dura solo un mese e la sera del 13 marzo 2013 il Papa venuto “dalla fine del mondo” si presenta ai fedeli affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro salutandoli nella maniera più semplice. “ Fratelli e sorelle, buonasera”. Il carisma di Papa Bergoglio è subito evidente fin dalle prime parole ed il nome Francesco scelto dal successore di Benedetto XVI sembra quasi voler annunciare l’inizio di una nuova era. Ciò che è successo nei giorni successivi ha stravolto il protocollo e le abitudini secolari della curia: abbiamo visto il Pontefice prendere il pulmino insieme agli altri Vescovi per girare in Vaticano o utilizzare una anonima Ford Focus non blindata per gli spostamenti al posto delle berline di ordinanza lasciate a riposare nelle rimesse vaticane. Come non ricordare le telefonate a sorpresa che Papa Francesco effettua per portare una parola di conforto a qualche fratello che soffre o semplicemente per salutare facendo in tal modo sentire sempre viva la sua presenza anche con l’utilizzo della tecnologia. Per questa sua particolare attenzione ai fedeli e per la volontà di avere sempre un contatto diretto specialmente con i bambini ai quali distribuisce carezze e baci, Papa Francesco è stato denominato il “ Papa della gente”. Tali comportamenti non devono però essere considerati come un gesto di rottura con il passato, come spiega il segretario di stato Pietro Parolin, ma “scelte che corrispondono a ciò che lui effettivamente è” poiché ciò che interessa a Papa Francesco è spingere verso “la conversione dei cuori” anche e soprattutto con l’esempio, senza “imporre né perseguire atteggiamenti demagogici o pauperismi di facciata ma rendere un messaggio credibile a partire dal proprio comportamento personale”. È ormai passato un anno ed è lo stesso Papa Francesco a raccontarsi in un’intervista concessa al Direttore del Corriere della Sera proprio in occasione del suo primo anno di Pontificato : “Il Papa non va dipinto come superman o una specie di star perché è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti, una persona normale”. Ed ancora “ Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie”. Massimo Di Chiara Fuecu nesciu 28 pg 3

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LA PRIMAVERA La primavera è una stagione intermedia, dolce ma anche capricciosa, bella anche se talvolta volubile, imprevedibile, con i suoi giorni di pioggia alternati ad azzurre schiarite, con il vento improvviso, i temporali e le nuvole scure a solcare il cielo nei momenti più impensati. Fra tutte le stagioni la primavera è quella che normalmente si abbina con la rinascita: col mandorlo e il pesco che tornano a germogliare, con la terra che torna a ricoprirsi di fiori di campo, col giorno che ci regala più luce e più sole, che solitamente l’accompagna. In primavera è sotteso il preludio di un desiderio: “Chi non aspira alle gioie dell’amore e a grandi cose quando nell’occhio del cielo e nel seno della terra ritorna la primavera?”(F. Horderlin). La primavera ha le giuste qualità per farsi vivere e assaporare appieno. Da perfetta protagonista si pone al centro della nostra attenzione, e la natura nel suo silenzio riesce sempre e comunque a parlare, a trasmettere parti di sé, a sprigionare quelle emozioni che sono vive, vere. È il periodo dell’anno in cui tutto prende vita, ogni cosa esce dal letargo dell’inverno: nei campi si ara la terra che accoglierà le sementi; i giardini e le aiuole vengono sistemate; nelle case fervono le pulizie; e poi il cambio dei vestiti, le prime passeggiate al mare definiscono i primi timidi approcci con una nuova stagione che volente o nolente, ci coglie sempre impreparati, come in ritardo. C’è anche chi si mette ad allenarsi di buona lena per sfoggiare, in spiaggia, un fisico asciutto. La primavera viene dopo l’inverno, quando L’IMMACULATA Si bbenuta e nu ma truatu, a dire ca t’aggiu ista nascere, l’artista t’ha fatta cchiù bbeddrha te quantu te pensava ieu. Lu visu ca t’ha fattu ete comu quando uei cu ne tici parole de speranza e osce ni imu besegnu. Quando nu giurnu egniu cu te fazzu visita, effondi gli effetti te lu core miu e cu timida confidenza te esprimu le mie miserie, fiduciosu te lu sguardu tou chinu te bontà Aiutame Maria Immaculata!!! Geraldo Aprile Fuecu nesciu 28 pg 4 sembra che la natura dorma il sonno di chi non voglia svegliarsi. Le gelate, la scarsità di pioggia o le piogge abbondanti non hanno arrecato al creato la perdita della memoria. Nonostante gli ultimi colpi di coda, l’inverno non ha vinto e anche le rondini sono tornate, hanno ritrovato la strada di casa; gli alberi sono tornati a fiorire; le margherite sono tornate a colorare i prati che brulicano di animaletti laboriosi. La primavera è il sinonimo della bellezza e forse per questo han familiarizzato meglio con lei i pittori, i poeti, i musicisti, gli artisti in genere, più che i manovali; gli uomini estrosi più che gli abitudinari. Della primavera si parla poi anche volentieri in maniera simbolica: la primavera dello spirito, la primavera delle idee, la primavera della vita, la primavera di una squadra, la primavera della storia, la primavera di un amore. Si parla anche di primavera della Chiesa da quando Francesco, l’ultimo arrivato, ha sparso nell’aria il profumo di Vangelo. Non a caso la Pasqua accade in primavera. La Risurrezione di nostro Signore è carica di tante belle promesse per tutti coloro che credono in Lui. L’evento pasquale ci invita ad uscire piano piano dal nostro letargo e, come fanno gli alberi in questa stagione, ci permette di fiorire forti, belli, luminosi, anticipo di copiosi raccolti. A volte ci è chiesto di cedere le armi e lasciare morire qualcosa di noi, per poter diventare persone nuove, risorte. Per aprire il sipario sulla vita vera. Mirella Spedito

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RACCONTO PASQUALE La storia di Lazzaro attualizzata Era un periodo di autunno, ma imprevedibilmente sulla montagna si abbatté un maltempo veramente imprevisto, come non accadeva da chissà quanti decenni, per cui accadde che un gruppo di turisti, uomini e donne, con guida alpina al seguito, rimasero bloccati in un rifugio d’alta quota. Uno dei turisti, Marcello, benché giovane, ebbe un attacco di panico: aveva un carattere sensibile e venne sopraffatto dalla paura di non poter tornare a valle; la faccenda si complicò fino ad un vero e proprio attacco di cuore. Venne attivato il soccorso alpino, via radio, ma le condizioni del percorso via terra erano impossibili e la persistenza di vento forte e neve rendeva insicuro anche l’intervento dell’elicottero. Tramite i contatti radio si potevano solo registrare le notizie sulle condizioni di salute del malcapitato. Dopo giorni di indecisione uno dei medici del pronto intervento prende la decisione avventata di avventurarsi a piedi sulle pendici del monte per raggiungere il rifugio. Al suo seguito si offrono altri tre: un esperto di montagna, un infermiere, un guidatore di gatto delle nevi. L’ascesa fu molto difficile e passarono giorni prima che potessero raggiungere il rifugio. Giunsero essi stessi stremati dalla fatica e, quel che è peggio, il povero turista era ormai dato per morto; come se non bastasse la compagna di Marcello affrontò i soccorritori sfogandosi per i molti giorni di ritardo trascorsi in attesa che qualcuno giungesse a salvargli la vita. “Se foste giunti in tempo mio marito non sarebbe morto” – concluse con un grido che invocava anche rispetto per l’epilogo della loro vicenda. Le parole forti di Eva generarono in tutti i presenti una forte emozione e piansero. Il medico, consapevole dello sforzo compiuto per raggiungere il rifugio, si sentì una nullità, si sentì come svuotato di ogni sua utilità, gli strumenti che aveva con sé non servivano più, solo le mani sentiva che gli rimanevano ancora utili. Raccolse tutte le sue forze interiori nell’estremo tentativo di riportare in vita Marcello, appellandosi all’unica ed incerta evidenza possibile che il freddo estremo avesse potuto ritardare, se non proprio fermare, il processo di morte del corpo. Quel che fece era contro le speranze e le aspettative di tutti: taluni deridevano, altri diffidavano etichettandolo come un opportunista con l’intento di mascherare il ritardo dei soccorsi e giustificarsi al magistrato una volta che fossero state fatte indagini sulle cause di morte e valutate le inadempienze della macchina dei soccorsi. Avvenne che l’opera strenua del medico fu premiata dalla ricomparsa progressiva e sicura dei segni di ripresa vitale del malcapitato. Una volta che le condizioni di salute di Marcello vennero ristabilite, anche la tempesta di vento e di neve era passata. Tornarono tutti a valle con i propri piedi ringraziando il medico per ciò che aveva compiuto; ma lui sapeva nel profondo del proprio animo di averlo chiesto a Gesù. by saper ERAVAMO POVERI E LO SIAMO ANCORA DI PIÙ La fine della seconda guerra mondiale lasciava un’Italia distrutta e in ginocchio: città rase al suolo, una fame da fare invidia al terzo mondo, però tanta voglia di ricominciare. Si legge che nel giro di dieci anni le banche e la posta traboccavano di soldi accumulati grazie ai piccoli risparmiatori. Così il nostro paese si trovò a far parte del mondo industrializzato. Mi domando come sia stato possibile tutto questo? Io credo che i fattori siano tanti: prima lo stile di vita, si risparmiava su tutto per far aumentare i piccoli risparmi fatti di sacrifici, ci si sapeva accontentare del poco a iniziare dal cibo (pane e pomodoro) per finire al vestiario, un abito durava per tutta una generazione, tutto veniva recuperato e si riciclava. Noi saremo capaci d’apprendere la lezione che ci viene dai nostri antenati? Come rimettersi in cammino, da dove ripartire per un recupero sociale? Certamente non giova né nostalgia né tanto meno archeologia dei ricordi. Ma il problema è un altro. Si vede in questi ultimi mesi il Presidente della Repubblica che ha cercato di far capire a tutti che dobbiamo sacrificarci non facendo il proprio interesse ma quello del paese; dobbiamo rimboccarci le maniche tutti compresi noi stessi, compresi i furbetti che non rilasciano lo scontrino fiscale, quelli che passano col semaforo rosso, il vigile che attraversa l’incrocio fuori dalle strisce pedonali per andare al bar non curandosi di ordinare il traffico cittadino, quelli che portano i cani a passeggio sporcando le vie della città e tanti altri.... Così non andremo da nessuna parte...Forza, se troveremo il senso della responsabilità smarrito e sepolto sotto la superficialità di chi dice che la colpa è sempre dell’altro. Forza Dio, dacci una mano!!! Geraldo Aprile Fuecu nesciu 286 pg 5

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SPAZIO GIOVANI UN MUSEO SPECIALE Gli stereotipi in Italia la fanno da padrona anche nel mondo della musica, anzi non solo nel nostro paese per dir la verità. Così negli ultimi anni dilaga la moda delle boy – band e dei cantanti adolescenti usciti dai talent. Che si chiamino Justin Bieber o One direction poco importa. Basta che siano giovanissimi e di bell’aspetto e il “resto” (la musica, cioè il tutto) non conta. Un modello mai svanito poi è quello della cantante avvenente che per sfondare deve necessariamente vestire in un certo modo, un tantino vistoso, e oltre a cantare deve obbligatoriamente cimentarsi in balletti provocanti, spesso poco probabili e totalmente lontani dal senso della canzone. Ma forse uno degli stereotipi più frequentati nel mondo musicale nostrano, ma non solo, è un altro. Il rapper con la catena d’oro al collo, il cappello in testa, i pantaloni a vita bassissima e inevitabilmente tatuato, che si vende al mercato discografico senza tante remore fa un po’ rimpiangere i tempi in cui la musica rap in Italia era ancora poco conosciuta, di nicchia, è vero, ma forse più profonda e sentita. Per fortuna le eccezioni vengono sempre in aiuto quando serve, soprattutto nei tempi bui. Ed ecco allora che, tra i tanti nomi sfornati recentemente dallo scenario musicale hip-hop ma non solo, uno si distingue da tutti. È ormai giunto al suo sesto album. È originario di Molfetta (e si ostina a rimanerci, ormai quarantenne), voleva fare il “fumettaro” come afferma lui stesso e rappresenta un punto fermo nella scena cantautorale italiana, sempre nuovo, originale, geniale. E in effetti la definizione di cantautore probabilmente è la più adatta. Perché il grande Caparezza non si limita mai a rappare su di una base fortemente ritmica e cadenzata, magari un po’ ripetitiva. No, le sue sono canzoni vere, con contenuti veri, sempre attenti al reale, con una capacità di introspezione davvero inusuale e soprattutto con un’abilità incredibile di giocare con le parole a proprio piacimento, dando sempre vita a sotto-letture e metafore ardite, ma sempre efficaci, che lasciano a bocca aperta. È passato non poco tempo dall’album “Verità supposte”(2003), quello di Fuori dal tunnel per capirci. Nel 2006 è la volta di “Habemus Capa”, nel 2008 di “Le dimensioni del mio caos” (un “fonoromanzo” secondo una definizione dell’artista stesso) e infine nel 2012 “Il sogno eretico”, diventato disco di platino. Ma veniamo al 2014. Il 22 aprile uscirà il nuovo album, anticipato dai singoli “Cover” e “Non me lo posso permettere”, già successi in rete, intitolato “Museica”. Un titolo, un programma. Infatti vuole rappresentare un museo, il museo del Capa, il suo sesto album, ispirato al mondo dell’arte. Ogni brano prende spunto da un’opera pittorica, che “diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste una traccia che possa rappresentare l’intero disco perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica quest’album, più che ascoltato, va visitato”, è quanto affermato dal cantautore pugliese. Ecco la tracklist di quello che si annuncia come il lavoro più interessante dell’anno: 1 . C a n z o n e a l l ’ e n t r a t a 2 . Av r a i r a g i o n e t u ( r i t r a t t o ) 3 . M i c a v a n G o g h 4 . N o n m e lo posso permettere 5. Figli d’arte 6. Comunque Dada 7. Giotto beat 8. Cover 9. China Town 10. Canzone a metà 11. Teste di Modì 12. Argenti vive 13. Compro horror 14. Kitaro 15. Troppo politico 16. Sfogati 17. Fai da tela (feat. Diego Perrone) 18. E’ tardi (feat. Michael Franti) 19. Canzone all’uscita Agnese Centonze L’altare della Reposizione Fuecu nesciu 28 pg 6

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EMOZIONI La mia Prima Confessione Domenica 6 Aprile è stata una giornata molto bella perché ho fatto la prima confessione. La settimana prima del sacramento ci siamo preparati con Don Michele e la mia catechista, parlando e imparando un po’ di più sulla vita del nostro caro Gesù. Per esempio, abbiamo parlato dei dieci comandamenti, delle regole che ci ha dato Dio per essere più buoni e generosi con tutti. Quando è arrivato quel pomeriggio, giunto all’altare, ero emozionatissimo, ma quando abbiamo finito eravamo tutti più tranquilli. Successivamente siamo andati nel salone parrocchiale per festeggiare mangiando e stando un po’ insieme; e qui ci siamo scatenati! Ora che so che Gesù è con me, mi sento molto più libero e non pieno di piccoli peccati. Mariano Mangiullo Pasqua 2014 Come legno acceso riluce di fiamma, così l’anima nel crogiolo delle tentazioni, mentre intorno si sparge l’odore acre di metallo fuso, pronto alla colata nella forma. Vorrei un’anima nuova, rifusa e ritemprata nel bagno ristoratore. Vorrei una croce grande quanto un grattacielo da piantare ai piedi di quel sepolcro vuoto ed accanto quel crogiolo svuotato, abbandonato, che conteneva gli scarti, gli scarti dell’anima mia. Risurrezione! by saper Fuecu nesciu 28 pg 7

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ATTIVITÀ LABORFANTASY C O L L A b O R I A M O Grazie a tutte le mamme che numerose hanno aiutato il “Laborfantasy” Grazie a tutti i bambini, che hanno partecipato con solidarietà all’iniziativa “Sosteniamo la Bimbulanzia” (del Vito Fazzi di Lecce). E infine grazie di cuore a Don Michele, che ci ha sostenuti con pazienza e ha reso tutto ciò possibile. Daniela e Claudia Buona Pasqua! Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com La redazione di Fuecu Nesciu augura a tutti Orario delle Sante Messe dal 1 Maggio Domenica Giorni feriali ore 8,30 - 10,30 - 19,30 ore 19,30 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 28 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE MARTEDI ORE 18,00 Composizione Giovanni Contino

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